sabato 21 febbraio 2015

Lgbt Teatro: "DIVA" l'amore va in scena in musical. A Milano dal 26 febbraio poi Torino dal 17 marzo

Al Teatro della Luna di Milano dal 26 febbraio - e poi a Torino dal 17 marzo - va in scena una commedia musicale "non convenzionale" con Lorenza Mario, Max Cavallari e Francesco Capodacqua

Madri, figli, uomini, donne, transgender, omosessuali, felici o disincantati: sono loro gli imprevedibili protagonisti dell’inedita commedia musicale DIVA, l’amore va in scena, scritta e diretta da Renato Giordano, che debutta in prima assoluta giovedì 26 febbraio al Teatro della Luna di Milano con Lorenza Mario e Max Cavallari e con Francesco Capodacqua, con canzoni originali di Vincenzo Incenzo.

DIVA, commedia musicale inconsueta per il pubblico italiano, narra le vicende della famiglia decisamente “allargata” e sessualmente libera che popola uno dei locali più famosi e ambigui della capitale.

La protagonista Annabel interpreta la star e l’anima del DIVA e ne incarna tutte le complessità. L’amico di una vita, René, gay sui generis, è il suo compagno di avventure che la sostiene con ironia e affetto nelle difficoltà di una vita fuori dagli schemi.
Alessio è il bel giovane che vuole cambiare vita per fuggire da un percorso già tracciato.
Il cast conta complessivamente sedici artisti in scena.

Oltre all’Amore che è il motivo centrale dello show, si afferma un’idea di Libertà, di rottura degli schemi tradizionali e dei ruoli prefissati.
I brani musicali sono il fil rouge che dà voce ai sentimenti dei personaggi, ai loro tormenti. Il compositore ha creato per quest’opera musiche e testi che esplorano tutti i generi, con riferimenti agli anni ’50 e ’70 ma anche alle tendenze contemporanee come il rap e la house music. I testi delle canzoni sono romantici e popolari ma si aprono anche alla denuncia, toccando temi delicati come l’adozione e l’identità di genere.

Le coreografie sono curate da Stefano Bontempi
con un gruppo di sette ballerini.
Lo show sarà in scena al Teatro della Luna fino all’8 marzo. Successivamente farà tappa al Teatro Alfieri di Torino dal 17 al 22 marzo.
Per maggiori informazioni
Sito ufficiale: divailmusical.it
Pagina Facebook: https://www.facebook.com/diva.lamorevainscena
fonte da Roberto Mazzone http://www.teatro.it/rubriche/musical/diva_l_amore_va_in_scena_in_musical_42890

Lgbt Napoli: “DiverCity”, i primi risultati in un convegno a Palazzo San Giacomo martedì 24

Si svolgerà martedì 24 febbraio a Palazzo San Giacomo a Napoli il Convegno “Napoli DiverCity: una rete per imparare a riconoscere le differenze.

Le pari opportunità delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali”
in cui saranno presentati i primi risultati di Napoli DiverCity con testimonianze degli operatori e dei cittadini che hanno fruito dei numerosi servizi del progetto: più di mille e trecento tra docenti, studenti ed operatori pubblici formati contro le discriminazioni, più di cento accessi allo sportello che ha trattato casi i più vari, più di sessanta operatori impegnati tra professionisti, docenti, personale qualificato e numerosi volontari.

Nel corso del convegno saranno illustrati il protocollo d’intesa tra il Comune di Napoli e la Human Rights Commission della Città di San Francisco e quello con il Comune di Torino, sede della segreteria della rete READY (Rete Nazionale delle Pubbliche Amministrazioni Anti Discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere) per favorire le azioni per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere.

Saranno presenti insieme al sindaco Luigi de Magistris e a rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico e della società civile, il presidente della regione Campania Stefano Caldoro, il rettore dell’Università Federico II Gaetano Manfredi, il direttore dell’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) Marco De Giorgi.

“Un evento importante - afferma Simona Marino, delegata alle Pari Opportunità del Comune di Napoli - che manifesta ancora una volta l’impegno significativo di questa amministrazione per l’affermazione di diritti negati e per l’attenzione ad individuare buone prassi per prevenire ogni forma di violenza e educare al rispetto e alla dignità di ciascuno/a”

“Napoli DiverCity è stato realizzato grazie alla preziosa esperienza di rete tra istituzioni ed enti sul territorio - dichiara Paolo Valerio, direttore del Centro Sinapsi, ente capofila della ATI che ha realizzato il progetto - il progetto ha contribuito a portare informazione sulle questioni relative all’orientamento sessuale ed all’identità di genere in ampie fasce della popolazione in cui è solo l’ignoranza a creare pregiudizi e discriminazioni”

Appuntamento dalle ore 9.00 in Sala Giunta. Palazzo San Giacomo si trova in piazza Municipio a Napoli.

fonte http://www.napoligaypress.it/?p=8316

giovedì 19 febbraio 2015

Lgbt Stati Uniti: Jenner, un esempio per i transgender. Bruce, ieri campione olimpico e oggi donna felice

“Sapevo di essere donna dall’età di cinque anni” è questa la dichiarazione che Bruce Jenner, campione olimpico, ha rilasciato ai tabloid. In foto Bruce Jenner ieri.

Un vero e proprio eroe nazionale che all’età di 28 anni divenne campione di decathlon, stabilendone il con record del mondo. Un fascio di muscoli, una perfetta macchina da medaglie d’oro. Petto e gambe pelose, mascella squadrata, il Big Jim che ogni donna anela tra le sue braccia. Ora, a 65 anni, la sua trasformazione è stupefacente: capelli lunghi, unghie smaltate, rossetto e porta anche il reggiseno. Jenner non è il primo super atleta a cambiare sesso.

La trans più famosa nel mondo dello sport è Renée Richards che, nata come Richard Raskind, nel’ 75 cambiò sesso, e lottando, riuscì a giocare nel circuito femminile pro di tennis. Molti la ricorderanno come l’allenatrice di Martina Mavratilova. C’è anche Mianne Bagger campione di golf danese che dal 1998 gioca come donna e Heidi Krieger, oro olimpico nel peso per la Repubblica Democratica Tedesca del 1986, che oggi si chiama Andreas.
Essere dei modelli, essere famosi, certamente non aiuta a prendere consapevolezza della propria natura e soprattutto ad iniziare un processo di trasformazione del proprio corpo. Botox, cure ormonali, laser facciale sono queste le traforazioni esteriori che Jenner ha messo in pratica per cambiare il suo aspetto.

Ma l’ex campione non vuole, affatto, rinunciare al suo amore per le donne. Lui che è stato un uomo molto uomo: tre mogli, la seconda era l’ex fidanzata di Elvis Presley e sei figli, continua ad amare le donne e è con loro vuole relazionarsi, intimamente.
Può un uomo che decide di diventare donna amare comunque una donna? Oddio, ma allora è una lesbica? Ma no, che dici, se era un uomo continua ad essere una coppia etero? Etichette, targhette che la gente comune preferisce attaccare per avere sicurezza e certezze.

In foto Bruce Jenner oggi.
Il vero noto della discussione sta nella natura di ogni essere umano. Avere un corpo che non corrisponde alla propria identità è questo che Jenner rivendica:” L’unica cosa diversa è che realizzo ora che non mi sono mai ritrovato nelle fattezze di uomo.
Ho sempre sentito che ero nato nel corpo sbagliato”. Cambia la scatola, l’involucro, ma l’anima, l’amore l’essenza, rimane la stessa. Bruce Jenner che ha amato a 28 anni è lo stesso di oggi, ma ora vuole farlo con un corpo diverso.
Lui e la sua famiglia sono stati anche protagonisti di un reality molto popolare negli Stati Uniti Up with the Kardashians, di cui il presidente Obama era fan.
Le sue trasformazioni durante gli anni sono state oggetto di gossip e battute e questo certo non ha aiutato Jenner nel suo percorso verso la realizzazione delle sua vera identità sessuale.
Ora le cose sembrano cambiate. Jenner dopo aver rilasciato una lunga intervista a Diane Sawyer della rete ABC racconta la sua storia senza vergogna ed inibizioni. Oltre ad un modello di forza ed energia Jenner rappresenterà un modello del possibile cambiamento in modo da sentirsi in armonia con la propria identità sessuale.
fonte http://www.viterbopost.it/2015/02/jenner-un-esempio-per-i-transgender/

mercoledì 18 febbraio 2015

Lgbt: A Torino la mostra su Tamara De Lempicka a Palazzo Chiablese dal 19 marzo al 30 agosto 2015

Cento capolavori raccontano la grande ritrattista dell'Art Déco. Una mostra dedicata a Tamara De Lempicka è in arrivo a Torino, a Palazzo Chiablese, dal 19 marzo al 30 agosto 2015.

Un centinaio di opere, suddivise in diverse sezioni tematiche, raccontano il percorso artistico e la vita di una delle pittrici più trasgressive e controverse del secolo scorso, le cui opere sono diventate delle icone riconosciute ormai in tutto il mondo. L’esposizione, promossa dal comune di Torino, in collaborazione con Gruppo 24 Ore e Arthemisia Group, è a cura di Gioia Mori ed accoglie, oltre ai capolavori più celebri dell’artista polacca, anche alcuni filmati d’epoca, la ricostruzione della mostra di New York nel ’33 e diversi scatti di Brassai.

Tamara De Lempicka, (in)discussa esponente dell’Art Déco del Ventesimo secolo, arriva dunque a Torino che, dal 19 marzo al 30 agosto 2015, ne ospiterà, a Palazzo Chiablese, i capolavori più famosi. Un’esposizione che, ancor prima di cominciare, ha suscitato non poche polemiche vista la vicinanza con il Duomo della città dove, nello stesso periodo, sarà esposta la Sacra Sindone – fino al settembre scorso, infatti, non era certo che la mostra si realizzasse anche perché, stando a quanto affermato dalla Curia, le sale di Palazzo Chiablese sarebbero dovute servire ‘per permettere ai pellegrini di confessarsi prima di visitare il Sacro Lino‘. Per questo motivo la stessa Curia aveva chiesto, senza successo – e da qui le polemiche – di trasferire la mostra nelle sale della Gam. La querelle sembra ora essersi risolta e la personale dedicata a Tamara De Lempicka si svolgerà, come da programma, nelle sale di Palazzo Chiablese.

Come dicevamo, le opere saranno esposte secondo un percorso suddiviso in sezioni, ognuna delle quali dedicata ad un diverso aspetto dello stile e del linguaggio pittorico dell’artista: la prima, I mondi di Tamara, sull’esperienza vissuta tra Europa e Stati Uniti; la seconda sul primo genere a cui si dedicò, ossia la Natura Morta; la terza sull’(insospettabile) interesse – vista la ‘trasgressione’ delle sue opere – per la pittura devozionale, e la quarta dedicata al genere che le procurò maggiore successo, la ritrattistica.
A tal proposito, la mostra punterà l’attenzione su tre aspetti particolari: i ritratti dedicati alle amazones (ossia le amiche più vicine all’artista), quelli dedicati ad Ira Perrot ed i ritratti dedicati ai bambini, in particolare alla figlia Kizette.
Altre due sezioni, infine, racconteranno il tema del nudo ed il continuo rapporto che la pittrice aveva con il mondo della moda. Come già detto, la mostra sarà arricchita da una serie di disegni e di fotografie di Albin-Guillot e Brassai che, a confronto con le opere in mostra, illustreranno la ricerca della pittrice sul concetto di illuminazione che rende i suoi quadri molto simili a scorci da studio fotografico.

Moderna e glamour, Tamara De Lempicka affascina per la forte carica di sensualità che emanano i suoi dipinti: ‘morbidezza’ delle linee e colori caldi e decisi, conferiscono ai suoi soggetti, in particolare quelli femminili, un fascino trasgressivo e fuori dagli schemi.
Nata nella Varsavia zarista di fine Ottocento, inizia il suo brillante percorso artistico nella Parigi ‘ruggente’ degli anni Venti diventandone non solo pittrice di successo ma anche icona (artistica) bella e disinibita. La sua pittura, visiva, sensuale e a tratti scandalosa, denuncia in realtà il malessere dell’uomo e il disagio della società moderna, quella, cioè, che prelude all’imminente tragedia della guerra.

La mostra in programma a Torino, dunque, racconta la vita e la carriera di una delle artiste più brillanti del XX secolo, che vale la pena di conoscere poiché le sue opere testimoniano la modernità con un linguaggio artistico nuovo, originale e dal fascino indiscutibile.
fonte: Di Caterina Padula http://www.nanopress.it/cultura/2015/02/17/mostra-tamara-de-lempicka-a-torino-a-palazzo-chiablese-dal-19-marzo-al-30-agosto-2015/54077/

sabato 14 febbraio 2015

Lgbt: Oggi 14 febbraio "PIAZZATE D'AMORE" La lista delle 33 città che copriranno tutto il paese per dire all'Italia intera ‪#‎LoStessoSi‬

Il 14 febbraio è una festa che sembra non piacere a nessuno.
Quella che “la fanno solo per vendere i cioccolatini”.
Quella che ti dicono “ma mica davvero la festeggi?” o forse a dirlo sei proprio tu.
Quella che sempre tu, quando poi sei innamorato, non lo dici ma vorresti festeggiarla, cioccolatini inclusi. Quella che se la festeggi, comunque un po’ te ne vergogni, perché “è una cosa così banale”.

Ecco no. Quest’anno nessuna vergogna: a San Valentino, in ben 33 città italiane, migliaia di persone di ogni orientamento sessuale, con la mente aperta e un cuore uguale al tuo, scenderanno in piazza per dire a tutti che ogni amore merita gli stessi identici diritti e che non ci sarà vera uguaglianza fino a quando ogni coppia non potrà pronunciare #LoStessoSì.

Un evento straordinario, perché un giorno o l’altro celebrare il proprio amore possa essere una cosa banale, davvero per tutti.
33 piazze,nello stesso giorno,con lo stesso cuore,per gridare al mondo #LoStessoSì.


CondividiLove aderisce alle Piazzate d’Amore.
Esserci o meno, non è affatto banale. Scendi in piazza anche tu per difendere l'amore in ogni forma.
Allora… tu che fai a San Valentino?

PIAZZATE D'AMORE TUTTI GLI APPUNTAMENTI
e questa è lista completa delle città in cui OGGI faremo le nostre PIAZZATE D'AMORE, 33 eventi che copriranno tutto il paese per dire all'Italia intera ‪#‎LoStessoSi‬

CITTÁ LUOGO ORARIO
Torino Piazza Palazzo di Città 15.00, Genova Largo Eros Lanfranco 15.30,
Milano Piazza della Scala 15.00/16.30, Pavia CarnevALL - Piazzetta Azzani 15.00
Cremona Piazza Stradivari 16.30, Verona Ponte Castel Vecchio 15.30
Vicenza Piazza Castello 15.55, Padova Piazzetta della Garzeria 11.00
Trieste Piazza Unità 14.00, Bologna Palazzo d'Accursio - Piazza Maggiore 13.30
Bologna2 Piazza Verdi 11.00, Ravenna Piazza del Popolo 11.00
Parma Piazza Garibaldi 15.00, Pistoia Piazza Duomo 18.00
Empoli Piazza Farinata degli Uberti 16.00, Firenze Piazza Salvemini 13.50
Cecina (LI)Corso G. Matteotti 16.00, Livorno Mercato Centrale 12.30
Pesaro Piazza del Popolo 17.00, Assisi (Perugia) Piazza del Comune 16.00
Pescara Piazza Italia 18.30, Roma Campo de' Fiori 15.00
Viterbo Piazza del Comune 15.30, Napoli Largo Berlinguer, Via Diaz 18.00
Potenza Piazza M.Pagano 19.00, Foggia Corso Vittorio Emanuele - Isola pedonale 17.30
Taranto Piazza Immacolata 18.00/22.00, LeccePiazza Sant'Oronzo 18.00
Reggio Calabria Corso Garibaldi - Teatro Cilea 17.30, Messina Piazza Duomo 16.00
Catania Piazza Università 18.30, Palermo Via Ruggero Settimo 17.30, Cagliari Piazza Yenne 17.00
fonte fb: Piazzate d’Amore #LoStessoSì - CONDIVIDILOVE

venerdì 13 febbraio 2015

Lgbt: “Transformation” Il diritto di essere diversi, della fotografa Francesca Galliani dal 14 febbraio alla Galleria d'Arte Maggiore di Bologna

D.it ha intervistato Francesca Galliani, giovane fotografa italiana trapiantata a New York, autrice della famosa campagna pubblicitaria “Blue”, esposta alla Triennale di Milano.
L'occasione è il lancio della sua nuova mostra “Transformation” in cui l'artista ha dedicato una serie di scatti a donne e uomini transgender. L'obiettivo è alzare il velo su una realtà ancora poco trattata e sui diritti delle persone che non si sentono racchiuse dentro lo "stereotipo di genere"

Candy Darling, musa transgender di Andy Warhol, disse: “Devi sempre essere te stesso a qualunque costo. È la più alta forma di moralità”.

Parole che ben rappresentano lo spirito di Transgender, serie di scatti che la fotografa Francesca Galliani, nata in Italia ma formatasi e trasferitasi dall'età di 19 anni negli Stati Uniti (sua la creazione di “Blue”, la campagna pubblicitaria di Levi’s di grande successo esposta alla Triennale di Milano), ha dedicato a tutte le persone che non si sentono racchiuse dentro lo "stereotipo di genere" normalmente identificato come maschile e femminile.

L'obiettivo è alzare il velo su una realtà ancora poco trattata: sono infatti passati molti anni dalla rivolta di Stonewall del 1969, che ha spianato la via ai diritti gay negli Stati Uniti.
Ma la strada da percorrere è ancora lunga, considerato che i transgender sono ancora oggi oggetto di discriminazioni e di soprusi. Un fil rouge, quello della trasformazione, che caratterizza tutta la mostra nella quale si inseriscono gli scatti intitolata appunto “Transformation”, la cui inaugurazione è prevista per domani 14 febbraio presso la Galleria d'Arte Maggiore di Bologna.
Le abbiamo fatto qualche domanda.Intervista di Sibilla Di Palma

Puoi raccontarci la serie Transgender? Da cosa nasce e qual è stato il motivo che ti ha spinta a focalizzarti proprio su questo tema?
“Ho iniziato a fotografare i transgender negli anni Novanta con lo scopo di mostrare la loro bellezza, il loro potere e la loro dignità. Lo stigma che la società ha contro la loro natura ha motivato il mio desiderio di fotografarli. In seguito ho però smesso e un paio di anni fa mi è capitato di andare a una veglia di una ragazza transgender che era stata ammazzata a botte ad Harlem da un uomo che aveva tentato di approcciarla e aveva scoperto la sua identità. Questo avvenimento mi ha profondamente toccata e ha acceso in me la necessità di tornare a fotografarli per sviluppare un progetto sui diritti umani. La mia intenzione è andare oltre l’accettazione di chi è 'diverso', celebrando la diversità, perché è una questione di diritti umani: il diritto di essere veramente se stessi”.

Dall'epoca di Stonewall, nel 1969, è passato molto tempo. A che punto siamo?

“In quel periodo era illegale essere transgender e omosessuali. Oggi sono stati acquisiti diversi diritti in tanti paesi e negli Stati Uniti il matrimonio gay è legale in 36 stati. Anche se i soprusi e le discriminazioni sono ancora molti. Basti pensare che nel 2012 gli omicidi di persone transgender sono cresciuti del 13% rispetto al 2011. E ancora oggi capita che una donna transgender vada al pronto soccorso dopo essere stata violentata e picchiata e non venga curata. La società è insomma ancora molto ostile”.

Nelle tue foto vengono ritratte in molti casi donne che hanno scelto di diventare uomini. Come mai? “Quando si pensa ai transgender vengono in mente soprattutto uomini che hanno scelto di diventare donne, io invece volevo dare voce anche al caso inverso, di cui non si parla quasi mai. La mia idea è comunque quella di fotografare una vasta gamma di uomini e di donne transgender che si esprimono in modi diversi”.

L'attenzione per il sociale è sempre molto forte nelle tue opere: pensi che l'arte abbia la capacità di cambiare in meglio le cose?
“Sì, certo. Per capire il suo potenziale rivoluzionario basta guardare alla Golden Age in cui i monarchi la usavano per affermare il proprio potere o a dittature come il nazismo che hanno cercato di distruggerla proprio perchè consapevoli della sua importanza”.

Come hai scelto le persone che sono ritratte nelle foto?
“Ho usato il passaparola, non le conoscevo, e in alcuni casi sono stati incontri casuali”.

Puoi raccontarci la storia di qualcuno dei protagonisti?
“Tra le persone che ho ritratto c'è Mark, una bellissima donna che lavorava come modella, ma che si è sempre sentita un uomo. Dovendo reprimere la propria identità e trovandosi in un corpo non suo ha cominciato a utilizzare droghe e alcol fino a restare senza casa, senza lavoro e senza affetti. Così ha deciso di smettere e ha ricominciato a lavorare e a mettere da parte i soldi per cominciare la transizione. Una volta completato il percorso ha capito che alla base della sua dipendenza da alcol e droghe c'era l'identità di genere. Mentre Andrew è andato via di casa per cominciare la sua
transizione quando aveva poco più di 20 anni. Per qualche anno non ha più visto i suoi genitori che non accettavano la sua scelta. Negli scatti c'è anche Jane che veniva continuamente ridicolizzata per strada e non riusciva a trovare lavoro in quanto transgender e si è così ritrovata a prostituirsi, una realtà in cui incorrono tante donne trans. Per gli uomini trans è infatti più facile trovare un lavoro perché sembrano effettivamente maschi, mentre per queste ultime è più difficile perchè vengono riconosciute come tali”.

Dove sono state scattate le foto?
“Principalmente a New York. Altre, invece, a Los Angeles e a San Francisco dove c'è una grandissima comunità di donne che hanno scelto di diventare uomini”.

Spesso nelle tue immagini sono presenti anche elementi di pittura, di scrittura ed elementi di collage: perché questa commistione?
“Mi interessa il tema della manipolazione dell'immagine. Trovo che la tecnica mista, con l'aggiunta di parole, frasi, componenti grafici o schizzi di colore, rappresenti un elemento in più che dà ricchezza all'immagine. La parola, in particolare, quando la isoli dal suo contesto ti fa entrare in una sorta di stato meditativo e spesso mi piace inserire nelle fotografie anche i miei pensieri”.
FONTE http://d.repubblica.it/attualita/2015/02/13/news
/francesca_galliani_fotografia_diversita_transgender_mostra_triennale_milano-2478756/

Lgbt Sport: Su Rai1 "La freccia del Sud" finalmente a marzo la fiction su Pietro Mennea

Conto alla rovescia per La freccia del Sud, il film per la televisione in due puntate che Raiuno dovrebbe mandare in onda lunedì 23 e martedì 24 marzo in prima serata, e che racconta la straordinaria vita di Pietro Mennea.

Atleta simbolo del nostro paese, Mennea nel 1979 stupì il mondo con un record mondiale di 19″72 nei 200 metri piani, detenuto fino al 1996, e ancora oggi record europeo. Scomparso nel 2013, il velocista, dopo la carriera sportiva, si laureò per ben quattro volte, svolse attività politica e scrisse molti saggi di vari argomenti. Inoltre esercitò le professioni di avvocato e di commercialista.

Secondo Michele Riondino, che per interpretare il ruolo si è sottoposto a una faticosa preparazione fisica, quella di Mennea è stata un’esistenza fatta di sacrifici, ma anche di vere e proprio strategie.
E in questo personaggio l’attore tarantino classe 1979 si è sentito molto a suo agio, anche perché con il corridore originario di Barletta, condivide l’amore per la stessa terra: la Puglia.
E proprio la Puglia è stata teatro delle riprese, con set a cielo aperto tra Barletta, Bisceglie e Bari, che hanno coinvolto gli abitanti del posto.

Diretta da Ricky Tognazzi (che ne ha curato anche la sceneggiatura a quattro mano con la moglie Simona Izzo), la pellicola vede tra i protagonisti un cast di tutto rispetto composto in primis da Riondino, poi da Elena Radonicich, Gianmarco Tognazzi, Luca Barbareschi, Lunetta Savino, Alice Bellagamba, Nicole Grimaudo e Nicola Rignanese.

Il racconto, invece, prende il via dagli esordi di Mennea in viale Giannone, quando riusciva a superare sui 50 metri una Porsche color aragosta, fino agli ultimi anni di vita, trascorsi a Roma lavorando come avvocato e andando a Chieti e Pescara per insegnare Legislazione europea delle attività motorie e sportive presso le Università.
fonte http://velvetcinema.it/2015/02/12/la-freccia-del-sud-in-onda-a-marzo/

Lgbt: L'attrice Anna Foglietta ospite di “Oltre le Differenze” Oggi venerdì 13 febbraio alle 21

Nella puntata di Venerdì 13 febbraio alle 21 anche le “Piazzate d'Amore”, i Sentinelli di Milano e il nazista dell'Illinois


Dalle piazze per i diritti! Un approfondimento sui gruppi reali e virtuali nati spontaneamente in difesa dei diritti lgbtq nella puntata di “Oltre le Differenze”, il format radiofonico di informazione sul mondo gay, lesbico, bisex, transessuale e queer, in onda venerdì 13 febbraio dalle 21 su Antenna Radio Esse (FM 91.25, 93.20, 93.50, 99.10 o diretta online dal sito www.antennaradioesse.it) e in replica sabato 14 dalle ore 15 circa.

Ospite speciale della puntata sarà l'affermata attrice Anna Foglietta, in uscita il 19 febbraio con un nuovo film di Edoardo Leo “Noi e la Giulia”, candidata al David di Donatello con la escort in “Nessuno mi può giudicare” e che recentemente ha vestito i panni di ben tre personaggi lesbici o bisessuali (Tutta colpa di Freud, L'amore è imperfetto e la mini-serie Ragione di Stato), ruoli che hanno contribuito a migliorare l'immagine e la visibilità dell'omosessualità femminile.

Tema centrale della puntata la nascita e l'evoluzione del dibattito sui temi lgbtq nel web, con la nascita di tante pagine e gruppi spontanei, e nelle città con l’organizzazione di comitati e presidi che si battono per i diritti delle persone lgbt e si stanno moltiplicando un po’ ovunque in risposta alle Sentinelle in Piedi: conosceremo “Le Sentinelle di Milano” con il portavoce Luca Paladini e il provocatorio “nazista dell'Illinois” al secolo Giampietro Belotti che spiegherà gli obiettivi e le originali modalità della sua forma di protesta.

In chiusura la rubrica Rainbow Life Style con i consigli su libri, film, curiosità e appuntamenti a tema da non perdere. Sul blog www.oltreledifferenze.wordpress.com è possibile riascoltare tutte le puntate già andate in onda, mentre per interagire con la redazione del programma e restare sempre informati è attiva la pagina fan su Facebook “Oltre le Differenze”
fonte redazione di "Oltre le Differenze"

giovedì 12 febbraio 2015

Lgbt: Il Comune di Arezzo entra nella Rete Re.A.Dy e si impegna contro le discriminazioni

Soddisfazione di Arcigay Arezzo per l’adesione alla Rete Nazionale delle Pubbliche Amministrazioni Anti Discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere.


La Giunta Comunale di Arezzo aderisce a RE.A.DY., la Rete Nazionale delle Pubbliche Amministrazioni Anti Discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere, su iniziativa degli Assessori Magi e Romizi e su proposta del Comitato Arcigay Arezzo “Chimera Arcobaleno”, unendosi così ai comuni di Monte S. Savino, Capolona e Marciano della Chiana, alla provincia di Arezzo e alla consiglierà di Parità.

La Rete, nata nel 2006, ha come obiettivo principale quello di mettere in sinergia l’azione delle Pubbliche Amministrazioni per promuovere sul piano locale politiche che sappiano rispondere ai bisogni delle persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali, contribuendo a migliorarne la qualità della vita e creando un clima sociale di rispetto e di confronto libero da pregiudizi, in quanto in Italia omosessuali e transgender non godono ancora di un pieno e reale diritto di cittadinanza e spesso vivono situazioni di discriminazione nei diversi ambiti della vita familiare, sociale e lavorativa a causa del perdurare di una cultura condizionata da vecchi stereotipi.

«Accogliamo con soddisfazione la notizia di due nuovi comuni che si uniscono alla Rete, il capoluogo e Marciano della Chiana – dichiara Veronica Vasarri, presidente di Arcigay Arezzo – l’associazione è pronta a collaborare per suggerire e mettere in piedi iniziative di sensibilizzazione e momenti di formazione e ci aspettiamo che le amministrazioni adesso si impegnino concretamente con provvedimenti e azioni volti alla completa inclusione delle persone LGBT e all’eliminazione di tutti i pregiudizi legati al genere e all’orientamento affettivo. Si rinnova inoltre l’invito tutti gli altri Enti Locali della provincia di Arezzo ad aderire al gruppo di amministrazioni che intende sviluppare buone prassi e promuovere azioni e provvedimenti volti alla tutela di tutt* da qualsiasi discriminazione».
fonte http://www.arezzoweb.it

Lgbt Toscana: A Borgo San Lorenzo. Love is for everyone. Il 13 febbraio al progetto Kontatto per parlare di amore, relazioni, identità e conoscenza

L'incontro si terrà dalle 15:00 alle 17:00 di venerdì 13 Febbraio presso il Centro d'Incontro di Piazza Dante n°33 a Borgo San Lorenzo. La partecipazione è libera e gratuita

"Love is for everyone | L'amore è per tutti": è questo il titolo che il Progetto Kontatto ha scelto per l'incontro del 13 Febbraio sul tema dell'educazione sentimentale, dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere..

Temi complessi sui quali i ragazzi e le ragazze del progetto si sono spesso interrogati e sui quali si proverà a discutere con un approccio semplice, libero e diretto grazie alla preziosa collaborazione del Gruppo Giovani GLBTI* Firenze (GGG) e dell'Associazione Intersexioni.

L'idea è quella di provare a cercare insieme le definizioni di alcuni termini per rispondere alle domande che potranno nascere e costruire così uno spazio aperto; un momento di dialogo in cui ascoltare le esperienze dei ragazzi e delle ragazze del GGG e, per chi vorrà, raccontare le proprie.

L'idea di questo incontro nasce da un percorso sviluppato all'interno del Progetto Kontatto già con alcuni laboratori e incontri negli anni passati e si fonda sulla consapevolezza che, per un progetto che si occupa di giovani in età adolescenziale e post-adolescenziale, sia importante affrontare queste tematiche, così legate alla definizione della propria identità, creando spazi di dialogo per esplorare la realtà, combattere stereotipi e pregiudizi, offrire modelli positivi che aiutino i ragazzi e le ragazze ad accettare gli altri e sé stessi, ciascuno con la propria originalità.

L'incontro si terrà dalle 15:00 alle 17:00 di venerdì 13 Febbraio presso il Centro d'Incontro di Piazza Dante n°33 a Borgo San Lorenzo. La partecipazione è libera e gratuita.
Ricordiamo infine che il Progetto Kontatto è un’iniziativa dell’Assessorato alle Politiche Giovanili del Comune di Borgo San Lorenzo, promosso con la collaborazione della Società della Salute Mugello, realizzato grazie al supporto della Regione Toscana e della Provincia di Firenze, coordinato dalla Cooperativa Sociale Convoi.

Tutte le attività sono gratuite; è sufficiente iscriversi compilando la scheda che può essere ritirata dal lunedì al venerdì (15:30 – 18:30) presso il Centro d'Incontro di Piazza Dante a Borgo San Lorenzo, o inviare una mail a progettokontatto@gmail.com.
fonte Comune di Borgo San Lorenzo http://met.provincia.fi.it/news.aspx?n=189594

martedì 10 febbraio 2015

Lgbt: A Napoli “Otello” del coreografo Fabrizio Monteverde: la sottile linea di confine tra bene e male - dal 10 al 17 febbraio

Andrà in scena dal 10 al 17 febbraio, al Teatrino di Corte di Palazzo Reale di Napoli, Otello, un capolavoro della danza riletto in chiave contemporanea da Fabrizio Monteverde, tra i più apprezzati coreografi contemporanei italiani, sulle note appassionate di Antonín Dvořák.

Protagonista il Corpo di ballo del Teatro San Carlo di Napoli, ospiti d’eccezione il virtuoso danzatore cubano Josè Perez nel ruolo di Otello e l’eterea Anbeta Toromani in quello di Desdemona. Il primo ballerino ospite Alessandro Macario interpreterà Iago.

Considerato un maestro del dance-drama post romantico, Monteverde rivisita conformemente alla propria poetica il testo shakespeariano, lavorando soprattutto sugli snodi psicologici che determinano le dinamiche dei rapporti tra i personaggi.

Il triangolo Otello-Desdemona-Cassio diventa tale grazie agli intrighi di Iago, ma ancor di più a causa delle maschere che ognuno dei protagonisti indossa, e per via del “non detto” con cui la ragione continuamente combatte il sentimento, più o meno consapevolmente.

L’essere outsider di Otello è in parte neutralizzato dall’ambientazione scelta dal coreografo: una banchina di un porto di mare, una zona franca per antonomasia in cui, nel continuo via vai dei viaggiatori, lo straniero Otello appare meno “diverso”. Il mare inoltre non è relegato a mero sfondo ma diventa simbolo di quelle ondate di passione dalla tempestosa ingovernabilità che agitano l’essere umano.

È la passione, infatti, il tratto caratterizzante di tutti i personaggi, quella passione che ha come fulcro Otello che gioca il ruolo di capo sui “suoi” soldati, Cassio e Iago, i quali fanno di tutto per primeggiare ai suoi occhi, in un sodalizio che va oltre la militanza.
Anche la figura di Desdemona è diversa dall’originale shakespeariano: non più creatura angelicata ma una donna volitiva che intende esercitare sul compagno una forte seduzione, pur andando incontro alla morte nel finale, così come vuole la tragedia.

INFO
Ticket office: (+39) 0817972331 – 412 - biglietteria@teatrosancarlo.it - www.teatrosancarlo.it
fonte: di Lorena Coppola www.giornaledelladanza.com-Foto © Ravenart Studio

lunedì 9 febbraio 2015

Lgbt: Fotografia - A Verona la campagna web per salvare gli Scavi Scaligeri

L’iniziativa parte da Verona Fotografia. E farà parlare.
La posta in gioco potrebbe essere infatti nientemeno che il futuro del Centro Internazionale di Fotografia degli Scavi Scaligera, realtà ormai nota, per qualità e successo delle mostre, a livello mondiale.



In molti paventano infatti che i non semplici lavori di restauro resisi necessari preludano a una chiusura dello spazio espositivo. «Scriviamo per segnalare un’iniziativa che coinvolge la città di Verona si legge in un comunicato dell’associazione culturale, poiché in questi giorni si parla della possibilità di chiusura del Centro da sempre polo culturale nazionale per la divulgazione problemi di bilancio e scelte politiche potrebbero nei prossimi mesi spegnere questa luce culturale».

«Come Associazione Culturale della città abbiamo lanciato un’iniziativa per sensibilizzare la cittadinanza e quanti amano la fotografia chiedendo di inviarci una fotografia con l'ormai classico # (hashtag) declinato per l’iniziativa: #scaviaperti.

Uniamo anche il link la pagina di Facebook
che abbiamo creato dove raccogliamo le fotografie dei sostenitori dell’iniziativa:
https://www.facebook.com/gliscaviscaligeridevonorimanereaperti?ref=hl

Il reale destino del Centro per ora appare ancora incerto. Ma non è detto che lo si dava attendere senza neppure fare un «clic».
fonte http://www.larena.it

Lgbt Napoli: Percorsi d’Amore per San Valentino

Sabato 14 febbraio alle ore 18.00, in contemporanea con altre città italiane, nell’ambito della campagna EXPO Your Love si terrà il flash mob “Piazzate d’amore”: l’appuntamento a Napoli è a Largo Berlinguer (uscita stazione Metrò linea 1 Toledo, in caso di pioggia al centro della Galleria Umberto I).

Il Comune di Napoli insieme alle associazioni, collettivi e gruppi lgbt della Campania, ha organizzato per il 14 febbraio, nell’ambito della Notte degli innamorati di San Valentino, la visita guidata “Percorsi d’Amore - da Castel Nuovo a Castel dell’Ovo”.

L’evento consiste in una speciale visita guidata per festeggiare con tutti i cittadini il giorno dedicato a tutte le coppie con tappa finale al Castel dell’Ovo sull’isolotto di Megaride, dove sorse il nucleo originario dell’odierna città di Napoli, che aveva il nome di Parthenope, dal mito greco della Sirena intorno alla quale sono sorte diverse leggende, alcune delle quali legate proprio al tema dell’amore.

Il percorso comincerà con la visita al Maschio Angioino in cui si farà anche riferimento alla storia d’amore tra il re Alfonso d’Aragona e la sua amante Lucrezia D’Alagno; si proseguirà poi verso la Galleria Umberto I, via Toledo con i quartieri spagnoli per poi approdare in piazza Plebiscito e poi, per via Santa Lucia, si arriverà al Borgo Marinari.
Appuntamento sabato alle ore 19.00 presso il Maschio Angioino. Inizio visita ore 19.15. Numero partecipanti: max 30 persone. Contributo organizzativo a persona e coppia: 5 euro.

Per info e prenotazioni:
335 67 95 493 | 328 89 31 640 | alessia.zorzenon@gmail.com | gigiove@libero.it

Le associazioni che promuovono l’iniziativa: Arcigay Napoli, Arcilesbica Napoli, Arcigay Salerno, ATN - Associazione Trans Napoli, Famiglie Arcobaleno, Associazione Sportiva Dilettantistica Pochos, Coordinamento Arcigay Campania, Coordinamento Campania Rainbow, Rain Associazione LGBT casertana, Laboratorio Universitario d’integrazione, Vesuvio Rainbow – Torre Annunziata, Caos – collettivo antifascista omosessuale Caserta, Wand – collettivo LGBT Benevento, Belive yourself – collettivo LGBT Avellino, I’m Gay Any Problems ? – collettivo LGBT Napoli, Fondazione GIC – Genere Identità Cultura, Osservatorio LGBT – Dipartimento di Scienze Sociali Università Federico II. Con il Patrocinio morale della Consulta per le Pari Opportunità della II Municipalità di Napoli.
fonte http://www.napoligaypress.it/?p=8290

Lgbt: "Transparent" la serie Amazon che ha rivoluzionato la tv. Amore, sesso e accettazione: "La salvezza del movimento trans"

"Non esiste dio, regole, giudizi morali, tranne quelli che accetti o che crei per te stesso. E quando è finita è finita, c'è una sola vita: perché non essere felici finché si è qui?".
È una delle scene più memorabili di una delle serie più belle che la televisione americana ha saputo produrre: Six Feet Under. C'è la vita, la morte, l'amore e il suo contrario, e pure oltre, tutto in trenta secondi.

Da quell'avventura targata Hbo e capitanata da Alan Ball, papà di American beauty, è uscita un'autrice dal talento feroce: Jill Soloway. A molti il suo nome non dice nulla ma il suo curriculum parla per lei: dopo la saga della famiglia Fisher, è stata autrice per Dirty Sexy Money e Grey's Anatomy, poi executive producer per il sottovalutato United States of Tara.

Oggi, alla soglia dei cinquanta, Soloway arriva con un progetto tutto suo, ovviamente una serie televisiva. Si intitola Transparent, in Italia se ne parla ancora poco ma negli Stati Uniti è stata accolto come, né più e né meno, una rivoluzione. Andiamo per ordine: si tratta del primo telefilm prodotto e realizzato da Amazon, quindi non fatto per la tv, sulla linea tracciata da Netflix.
E se due indizi non vi bastano per fare una prova, ecco la terza: Hbo ha deciso di lanciarsi nel meraviglioso mondo dello streaming. Il futuro è già arrivato, niente più attese settimanali, i telefilm si scaricano e si guardano quando si vuole, dove si vuole.

Ma la vera rivoluzione di Transparent sta nella vicenda che racconta, nelle storie della famiglia Pfefferman, una famiglia difficile, umana troppo umana, ripresa nella sua lotta quotidiana per l'amore, l'accettazione e la consapevolezza. I tre fratelli Shelley, Josh e Ali sono persone sole ed egoiste, incapaci di vivere una vita soddisfacente e di crescere, confusi dalle loro esistenze agiate da figli dell'occidente più evoluto. C'è mamma Sarah, una signora intelligente e logorroica che vent'anni fa ha lasciato papà.

Ecco papà Mort, l'occhio del ciclone attorno alla quale si muove tutta la vicenda. Mort è stato uno stimato professore di letteratura, un padre amorevole seppure spesso assente. Mort da sempre si sente donna, ma solo alla soglia dei settant'anni trova il coraggio (o quasi) di rivelarsi ai propri figli, di presentare loro Maura.
La donna che ha fatto finire il matrimonio con Sarah, il tradimento per niente fisico che non c'è modo di perdonare. Insomma la trama del telefilm che ha fatto innamorare la critica e il pubbico (lo show è stato rinnovato per la seconda stagione), che ha fatto dire al Boston Globe che "c'è bisogno di parlarne" e chiedere al New York Times se non sia "la salvezza del movimento trans", è semplice semplice: Maura inizia la sua nuova vita alla luce del sole.

Ed è proprio questo il punto: in Transparent c'è la vita così com'è, talmente semplice da sembrare quasi incredibile, roba da creare cortocircuiti al limite del ricovero in spettatori abituati a vivere le scelte vitali degli essere umani solo se presentati come macchiette da avanspettacolo.
Qui si parla di identità, certo si parla di sesso, e se ne vede anche molto, ma bisogna sforzarsi di guardare la luna, evitando di stuzzicarsi col dito.
Essere più del corpo che ci è stato dato, smontare tutte le convinzioni che si hanno non per ricostruirne altre ma per rendersi conto che la realtà è fluida, e dietro l'angolo non si nasconde proprio un bel niente. perché di angoli bui non ce ne sono. Transparent è amore, affetto, accettazione dell’altro. Quello che vediamo è un microcosmo che ricorda il "Di cosa parliamo quando parliamo d'amore" di Raymond Carver, rivisitato da una mano più affettuosa, più complice, meno gelida e, ovviamente, più contemporanea.

Nota biografica: il padre della stessa ideatrice di Transparent si dichiarò transgender. E una battuta da ricordare della moglie divorziata dell’anziano protagonista trans che gli dice, con tenerezza “e così il nostro è stato un matrimonio gay, prima che diventasse di moda”. E i due si abbracciano, scoppiando a ridere.

Quindi guardate Transparent, non aspettatevi che qualche network ve lo faccia vedere. Perché abbiamo veramente bisogno di parlare dei Pfefferman.
fonte di Gianluca Ciucci http://www.huffingtonpost.it/2014/10/20/transparent-serie-amazon_n_6013894.html

Lgbt: Il ciclismo dice no all’omofobia

Il ciclismo professionistico dice no alle discriminazioni e all’omofobia: il team della MG KVIS Vega Norda è stato protagonista venerdì mattina al Colosseo di una significativa campagna di sensibilizzazione per educare alle differenze.

Tutto lo staff societario e tecnico si è radunato sotto l’Anfiteatro Flavio per le foto ufficiali della nuova maglia e della nuova bici Carrera SL 730 in vista dell’imminente stagione agonistica: nell’occasione il team del presidente Demetrio Iommi ha voluto aderire all’iniziativa promossa da ANDDOS.

“Lo sport come messaggero di valori per educare anche alle diversità nella società di oggi – sottolinea il team manager Angelo Baldini della MG KVIS Vega Norda – il ciclismo è una disciplina fatta di passione, sacrificio, abnegazione e vuole dare sempre più un’immagine trasparente di lealtà sportiva: per noi lo sport deve diventare uno spazio anche di socializzazione, di condivisione di valori, di accoglienza. Abbiamo nel nostro roster tanti giovani promesse che s’impegnano quotidianamente per essere un modello vincente anche al di fuori del contesto sportivo”.

“Ringraziamo la società della MG KVIS Vega Norda – rimarca il presidente nazionale Mario Marco Canale di ANDDOS – perché il loro sostegno in questa campagna di sensibilizzazione contro le discriminazioni, anche da orientamento sessuale, è fondamentale per trasmettere ai giovani i valori più autentici dello sport nella società civile, promuovendo l’accettazione e l’integrazione di tutti. Lo sport può essere, infatti, uno strumento valido per costruire una società più tollerante nei confronti del prossimo”.

All’evento hanno aderito anche i cicloamatori della ASD Nettuno Race: “Siamo onorati – ha dichiarato l’avvocato Romano Ruggeri – del gemellaggio con i professionisti della MG Kvis Vega, veri protagonisti delle due ruote su strada: insieme a loro anche noi diciamo no alle discriminazioni, perché nello sport possono convivere tutte le differenze”.
fonte Di Marco Tosarello http://www.anddos.org/il-ciclismo-dice-no-allomofobia/

sabato 7 febbraio 2015

Lgbt Moda: A Mantova la mostra evento "Nel segno di Ferrè" Domenica 8 Febbraio

Domenica 8 Febbraio alle 16.00 "Gianfranco Ferrè-INDAGINE SUL METEO CORPO"
A cura di Michele Venturini presso Aula Magna dell'Università in via Scarselllini 2.

Alle 18.30 "Ferrè - Abito come accento che esce dal corpo" si svolgerà presso l’area Bernardelli di corso Umberto I, 27 una mostra a cura di Michele Venturini, allestimento di Stefano Gozzoli, evento organizzata in collaborazione con la Fondazione Gianfranco Ferré.
Alle 20.15 cena a favore del FAI

Per l’occasione sarà possibile ammirare 40 fra i migliori capi del celebre stilista, le sue famose camicie, i gioielli e un filmato appositamente realizzato dalla Fondazione. Saranno presenti anche il fratello di Ferré con la moglie, il compagno e la dottoressa Rita Airaghi, direttore della Fondazione.

Si tratta di un’evento eccezionale per la città di Mantova, essendo la mostra un’anteprima di quella in programma presso Palazzo Reale a Milano, a partire dal mese di marzo.

La mostra sarà introdotta dalla presentazione del curatore Michele Venturini, autore di numerosi interventi sulla storia della moda e del costume, che si terrà alle 16 presso l’Aula Magna dell’Università in via Scarsellini 2.

A conclusione dell’evento, per chi fosse interessato, avrà luogo una cena in onore del maestro presso casa Butturi, in via Ardigò, nell’atmosfera intrigante e suggestiva di una chiesa sconsacrata; i fondi ricavati saranno interamente devoluti al FAI (Fondo Ambiente Italiano).

Un evento a cura di Bernardelli
Per saperne di più info@bernardellistores.it
fonte http://www.megliomantova.com/nel-segno-di-ferre/

Lgbt: Unioni civili, a Firenze nel nuovo registro possono iscriversi le persone dello stesso sesso sposate all’estero

Il sindaco Nardella: “Abbiamo scelto la strada del pragmatismo e della legalità. Manteniamo fede ad un impegno assunto senza inseguire azioni ‘manifesto’ ma badando alla concretezza”
Il via libera della giunta.

Le persone dello stesso sesso sposate all’estero già dai prossimi giorni potranno iscriversi nel nuovo registro comunale delle unioni civili: lo ha deciso la giunta nella seduta odierna.
La delibera approvata stamani riconosce la possibilità di iscrizione nel nuovo registro comunale a due persone dello stesso sesso che abbiano celebrato un matrimonio all’estero considerandosi così assolto il requisito temporale di un anno di coabitazione richiesto finora.

Nel vecchio registro delle unioni civili era vietata l’iscrizione alle persone dello stesso sesso sposate all’estero. L’iscrizione nel vecchio registro delle unioni civili infatti poteva essere chiesta solo in base a due criteri: da due persone non legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela, ma da vincoli affettivi, coabitanti da almeno un anno ed aventi residenza nel Comune di Firenze; e da due persone coabitanti da almeno un anno per motivi di reciproca assistenza morale e/o materiale ed aventi residenza nel Comune di Firenze.

Le persone dello stesso sesso sposate all’estero iscritte nel nuovo registro potranno richiedere che sia rilasciato loro su apposita modulistica un attestato di iscrizione al registro.
Tale attestato è idoneo all’attribuzione di benefici, opportunità amministrative e procedimentali in campo socio-sanitario, assistenziale, per inserimenti in graduatorie pubbliche di varia natura nel rispetto della normativa nazionale.

“Abbiamo scelto la strada del pragmatismo e della legalità - ha detto il sindaco Dario Nardella - e approvando la delibera abbiamo fatto in modo che le persone dello stesso sesso che si sposano all’estero possano iscriversi nel registro comunale delle unioni civili vedendosi così riconosciuti i benefici previsti dal regolamento comunale sulle unioni civili”.
“Nell’ambito delle nostre competenze e dei principi e delle regole fissate dalla legge statale - ha spiegato il sindaco - operiamo per promuovere pari opportunità alle unioni di fatto favorendone l’integrazione sociale”.
“Manteniamo così fede ad un impegno assunto senza inseguire azioni ‘manifesto’ ma badando di più alla concretezza e pensando così di imprimere un’accelerazione e uno stimolo al processo legislativo nazionale”.

Le iscrizioni avvengono solo sulla base di una domanda presentata congiuntamente dagli interessati all’ufficio comunale competente e corredata dalla documentazione relativa alla sussistenza dei requisiti necessari.
Il venir meno anche di uno solo dei requisiti produce la cancellazione d’ufficio dal registro.
La cancellazione può essere richiesta anche da uno e da entrambe le persone interessate. (fp)
fonte http://press.comune.fi.it

venerdì 6 febbraio 2015

Lgbt Libri: «Che te ne fai di un cielo senza stelle» di Alessio Poeta

Esce «Che te ne fai di un cielo senza stelle» di Alessio Poeta: romanzo avvincente, che vede una strutturazione basata su un gioco di metafore, da cui nasce il titolo, figlio letterario di un’epoca fatta di nuove tecnologie e di social network. cambiano lignuaggi e introspettiva descrizione degli aspetti psicologici dei personaggi.
Romanzo autobiografico? Alessio ci parla di una scrittura avvenuta in un momento difficile della sua vita e come Valerio, il protagonista del romanzo, sia stata la figura attraverso cui l’autore è riuscito a fare «esorcizzare» le sue paure e le sue insicurezze, uscendone «vincitore». Abbiamo intervistato Alessio.

Alessio Poeta: il tuo primo romanzo gay è uscito lo scorso 28 novembre. Che cosa ha significato lavorare a un testo a tematica, il lavoro di scrittura?
In verità non ho scritto il romanzo pensando ad una tematica ben precisa. Ho scritto, in un momento poco felice della mia vita, la storia di un ragazzo che aveva scoperto, grazie ai tanto amati social, il tradimento che avveniva quotidianamente dentro la casa che aveva comprato con il suo compagno. Forse il vero tema del libro è la “rinascita”. Spesso la fine di un amore si associa ad un lutto e questo libro può essere un ottimo elemento di distrazione.

Il titolo:«Che te ne fai di un cielo senza stelle». Quale è il rapporto con la storia narrata e quali le connessioni che si creano, il motivo della scelta del titolo?
Il titolo è nato così per caso, mentre scrivevo i dialoghi tra i protagonisti del romanzo. Ovviamente, è una metafora. Che te ne fai di un amore se poi è sbiadito? Che te ne fai di un amore se poi è spento? Valerio, il protagonista del romanzo, ha scelto di non accontentarsi più.

L’idea del libro da dove è venuta, come è nata?
Era finita da pochissimo la mia storia. Dovevo partire in vacanza ma oramai avevo perso tutto, biglietti aerei inclusi. Sono rimasto a Roma, da solo, con un caldo micidiale e con tanto tempo da perdere. Era da tempo che volevo misurarmi con un romanzo e se non fosse stata per quell’occasione chissà quando l’avrei fatto.

Parliamo del protagonista, Valerio Falabella: come è avvenuta la definizione del personaggio, il suo aspetto caratteriale, la costruzione del personaggio stesso?

Valerio ha molto di me. A lui ho fatto esorcizzare tutte le mie paure e le mie insicurezze. E ti dirò: ne è uscito vincitore.

Le nuove tecnologie, i network, la rete: come cambia il rapporto tra narrativa, intreccio e storia nella letteratura conte,portanza in cui non si può prescindere, sociologicamente e nel linguaggio, dall’esistenza di questi luoghi virtuali di incontro e di conoscenza?
I social, all’interno del romanzo, sono sempre presenti. Siamo tutti vittime della terza spunta di WhatsApp ed è proprio vero che oramai in amore non vince più chi fugge, ma chi resta online e non risponde. Nel libro ci si confronta su Grindr, su Badoo, su Facebook e sul significato dei “poke” che, ad oggi, nessuno ancora ha capito a cosa servono.

Il romanzo ha un lato autobiografico, o il reale e la vita sono presi come elementi basilari di definizione del libro e del suo contenuto?
Al protagonista ho regalato, per certi versi, la vita che vorrei. Abbiamo in comune giusto la fase di partenza che non è il tradimento, ma la fine di una convivenza. Di autobiografico c’è ben poco. Le biografie lasciamole alle varie Ripa di Meana.

Possiamo parlare di un romanzo di formazione?

Oddio non sono così presuntuoso da pensare di aver scritto un romanzo di formazione. Se per la Mazzucco a Roma è stata fatta una protesta per il mio potrebbe venire giù l’Italia intera.

Stai lavorando ad altri testi magari a tematica Lgbt?
Al momento no. Ho tante idee ma vediamo prima come va questo. Se mi ha letto solo mia madre, la mia vicina e il mio ex che senso ha continuare? (ride, ndr)

Cosa dobbiamo aspettarci dall’evoluzione della storia e del protagonista che vive all’interno di essa?
Valerio, dopo la fine della sua storia d’amore, rimette in discussione tutto: Roma, amici e anche il lavoro. Nella nuova città si confronta con il mondo della tv, della politica, della prostituzione e con una coinquilina molto particolare. E’ un libro veloce e leggero dove è davvero facile immedesimarsi nei vari protagonisti.
Intervista di Alessandro Rizzo
fonte http://www.pianetagay.com/cielo-senza-stelle-alessio-poeta/

Lgbt Torino: In Comune le persone transessuali avranno sul cartellino il nome corrispondente all’aspetto

La Città ha accolto la richiesta avanzata in novembre dalle associazioni glbt nella Giornata che ricorda le vittime della transfobia in Italia e nel mondo

Ancora un primato torinese sul fronte dei diritti: a seguito degli accordi presi in occasione della Trans Freedom March del 22 novembre scorso e dopo il convegno sulle prospettive di riforma della legge n. 164 del 1982 sul cambiamento di sesso, la Città di Torino ha introdotto per le persone transgender, dipendenti comunali, la possibilità di avere un tesserino identificativo consono al genere d’elezione.
In pratica, in tutti gli uffici comunali le persone in transizione potranno, d’ora in avanti, avere il nome corrispondente all’aspetto e vivere così la propria identità di genere anche sul luogo di lavoro.

«Non è solo una norma formale», sottolinea Christian Ballarin, responsabile di SpoT (Sportello Transgender). «Questa novità andrà a incidere sulla qualità della vita delle persone, non solo trans, perché un lavoratore sereno - prosegue Ballarin - offrirà un servizio migliore. Come già l’Università di Torino e altri atenei che hanno seguito l’esempio torinese, anche il Comune, grazie agli assessori Ilda Curti e Gianguido Passoni, ha deciso di offrire uno spazio di libertà e autodeterminazione».

Anche Alessandro Battaglia, coordinatore del Torino Pride glbt, ringrazia «la tenacia e la costanza dell’assessore Curti: questa novità rende la nostra Città ancora più attenta ed inclusiva per tutte e tutti. Si tratta di una decisione epocale anche se legata al solo luogo di lavoro in quanto la legge italiana, ad oggi, nonostante alcune recenti sentenze lascino intravedere la possibilità che le cose possano cambiare, non permette il cambio del nome prima degli interventi chirurgici».
fonte: di Maria Teresa Martinengo-http://www.lastampa.it/2015/02/05/cronaca/in-comune-le-persone-transessuali-avranno-sul-cartellino-il-nome-corrispondente-allaspetto-3iZlDYticfMTuXhHa2V05N/pagina.html

Lgbt: Caro Presidente Mattarella chiamaci con i nomi che abbiamo, perché noi siamo una risorsa. Di Delia Vaccarello

Il discorso di insediamento del nuovo Presidente mi ha provocato brividi ed emozioni per il rispetto profondo che nutro nei confronti delle Istituzioni, ma non ha lenito una ferita aperta: dove sono, Presidente, i diritti da riconoscere e che vengono ancora negati a tanti cittadini sulla base del loro orientamento sessuale e della identità di genere?
Caro presidente, se dici la parola lesbica o la parola gay non solo domani migliaia di cittadini smetteranno di nascondersi, ma la società riconoscerà che gay, lesbiche, bisessuali e transgender sono una risorsa enorme per tutti.

Mattarella è palermitano come me, e il brivido nel vedere eletto Presidente un esponente della mia terra di origine ha rafforzato il sapore dolce amaro della mia partecipazione da cittadina all’importante ingresso del neo presidente al Quirinale.

Faccio una analisi lessicale, sapendo che i fatti verranno e che dei fatti parleremo. Ma oggi analizziamo le parole, che sono vita e danno vita, oppure la oscurano.

Mattarella ha parlato di famiglia al singolare citando “la famiglia” risorsa della società.” Ha scelto dunque di non riconoscere che un nucleo di due uomini e di due donne che si amano possa essere famiglia. Poi ha parlato delle donne, delle comunità straniere, dei disabili……… Non di gay, lesbiche, trans. Non ci ha ricordati anche se costituiamo una emergenza nel nostro Paese. E’ innegabile infatti: la mancanza dei diritti per le nostre unioni segnala che nel nostro paese c’è una lacuna nel riconoscimento dei diritti umani che ci confina agli ultimi posti in Europa.

Quando ha parlato della Resistenza mi sono ancora di più emozionata, in genere mi emoziono non solo per il significato storico della parola Resistenza, ma anche per ciò che ha voluto dire “fare resistenza” sia nella mia vita sia in quella di tanti gay, lesbiche trans. Questa volta, però, mi sono emozionata di più: fino al 31 luglio ho scritto sull’Unità, giornale fondato da Gramsci e diffuso in clandestinità. Un giornale che ha dato voce alla questione omosessuale con il coraggio di chi sa interpretare le emergenze del nostro tempo. Un giornale che oggi non è più in edicola.

E veniamo alla possibile citazione. Mattarella ha poi espresso l’intenzione di favorire il “pieno sviluppo dei diritti civili nella sfera sociale economica affettiva….” .
Ho ritenuto che noi fossimo inseriti nella espressione “diritti civili nella sfera affettiva”, ma la categoria è talmente ampia che il riferimento poteva essere ai diritti delle famiglie etero ricomposte, cioè ai diritti del secondo marito di una donna che ha avuto figli in un primo matrimonio. Diamo per buono che si riferisse a gay e lesbiche.
Allora va detto a gran voce che le nostre unioni non sono soltanto affettive, che è la sessualità a fare la differenza. La tradizione cattolica contempla l’amore tra una donna e una altra donna se resta solo nella sfera del sentimento e non diventa unione sessuale.
Dunque l’espressione puntuale sarebbe stata “diritti civili nella sfera sessuale e affettiva”.
Ancora, dopo questo passaggio, Mattarella ha parlato di Unione Europea.
E avrebbe potuto, proprio riferendosi alla Unione Europea e al Consiglio d’Europa, citare il grande lavoro fatto per il contrasto delle discriminazioni e per il riconoscimento dei diritti a gay lesbiche e trans non in quanto minoranza, ma in quanto cittadini che non godono del giusto riconoscimento sul piano delle leggi.

Nella giornata mondiale contro l’omofobia del 2013 Napolitano parlò di “orientamento sessuale” un termine diffuso in ambito europeo, disse, e che l’Europa come istituzione ha messo alla base della sua azione di contrasto delle discriminazioni e di sostegno al riconoscimento dei diritti.

Mattarella avrebbe potuto inserire in questo passaggio il riferimento ai “diritti civili nella sfera affetiva” e sarebbe stato più chiaro.
Attenzione: se scompare il nome scompare anche chi viene individuato attraverso quel nome, scompaiono i cittadini.

Altra l’ampiezza del discorso di Obama(http://www.anddos.org/lgbt-obama-ne-parla-alla-nazione/)nell‘ultimo “State of The Union speech”: “condanniamo la persecuzione delle donne, delle minoranze religiose, o delle persone gay, lesbiche, bisessuali e transgender”, ha detto il presidente degli Stati Uniti.

A confortare però l’apprensione scaturita da queste mie analisi è stata la presenza del cagnolino. Nell’atrio del quirinale c’era un cagnolino con un “vestitino” rosso che si è accucciato a pochi passi da Mattarella. Un ospite completamente inedito in un simile contesto istituzionale. Io so che chi ama gli animali, come dimostra un’ampia letteratura, sviluppa una grande sensibilità verso chi è debole o, nel nostro caso, povero di diritti. Me lo insegna tutti i giorni il rapporto che stringo con il mio cagnolino di nome Lacan.

E dunque rinnovo l’invito: Caro presidente parla di gay, lesbiche, bisessuali e transgender, perché noi siamo una grande risorsa per questo Paese e abbiamo un valore come tutti gli altri cittadini.
fonte http://www.anddos.org/caro-presidente-mattarella-chiamaci-con-i-nomi-che-abbiamo-perche-noi-siamo-una-risorsa/di Delia Vaccarello

Lgbt Radio: Viaggio nella Candelora: tra leggenda e narrazione queer a “Oltre le Differenze”

Nella puntata di venerdì 6 febbraio alle 21 ospiti lo scrittore Dario Accolla, Donata Ferrante e Carlo Preziosi

La storia e il mito dei femminielli napoletani e la tradizione della Candelora saranno protagoniste della puntata di “Oltre le Differenze”, il format radiofonico di informazione sul mondo gay, lesbico, bisex, transessuale e queer, di venerdì 6 febbraio in programma dalle 21 su Antenna Radio Esse (FM 91.25, 93.20, 93.50, 99.10 o diretta online dal sito www.antennaradioesse.it) e in replica sabato 7 dalle ore 15 circa.

Donata Ferrante, referente dell'associazione I-Ken di Avellino, racconterà tutti gli eventi organizzati in occasione della Candelora 2015 e in particolare della tradizionale “juta dei femminielli”, il pellegrinaggio a piedi dei devoti verso il santuario di Montevergine, al quale partecipano moltissimi omosessuali e transessuali. Un excursus storico sulla Candelora e sulla rete di associazioni lgbt che da anni collabora al mantenimento di questa tradizione, modificandone inevitabilmente anche i significati simbolici, sarà a cura di Carlo Preziosi, autore di una tesi sull'argomento.

E infine, con lo scrittore Dario Accolla una riflessione su come la narrazione su femminielli, sulle persone transgender e in generale sul mondo queer sia cambiata negli anni.

Si chiude con la rubrica Rainbow Life Style con i consigli su libri, film, curiosità e appuntamenti a tema da non perdere. Sul blog www.oltreledifferenze.wordpress.com è possibile riascoltare tutte le puntate già andate in onda, mentre per interagire con la redazione del programma e restare sempre informati è attiva la pagina fan su Facebook “Oltre le Differenze”.
fonte redazione di "Oltre le Differenze"

giovedì 5 febbraio 2015

Lgbt: A Firenze ritorna "Danzainfiera" dal 26 febbraio al 1 marzo alla Fortezza da Basso

Da dieci anni Danzainfiera è il più grande ed originale evento fieristico internazionale dedicato alla danza e al ballo. La manifestazione si è confermata l'evento di riferimento in termini di numero di espositori, visitatori e superficie. Questo appuntamento imperdibile dedicato a professionisti del settore, ballerini, scuole, compagnie di danza ed aziende si rinnova ogni anno a Firenze.

PER TUTTE LE INFO:
http://www.danzainfiera.it/danzainfiera.html


Cosa offre Danzainfiera?
• una panoramica sui nuovi trend del settore
• nuove opportunità di carriera e formazione ad ogni livello
• numerosi opinion leader dell’universo danza
• un contesto specializzato per la promozione e la crescita delle attività

Danzainfiera è una piattaforma unica nel suo genere, dove gli spazi espositivi e i luoghi di incontro si alternano ai palchi ed alle aule per accogliere una vastissima programmazione che abbraccia tutti gli stili di danza.

Cosa si trova a Danzainfiera?
• Stand dei migliori prodotti per la danza, lo sport e il benessere
• Aree dedicate a scuole, compagnie e associazioni
• Sfilate di presentazione nuove linee e collezioni, dalla dance fashion al settore tecnico
• Spettacoli, show ed esibizioni con grandi ballerini e compagnie nazionali e internazionali
• Lezioni aperte a tutti con importanti docenti
• Convegni, workshop e mostre per parlare e confrontarsi a 360°
• Incontri e talk show con personaggi famosi
• Gare e concorsi per vivere l'evento da protagonisti
• Audizioni per accedere a percorsi professionali
• Casting per lavorare nel settore danza
fonte http://www.danzainfiera.it/danzainfiera.html

Lgbt Libri: "Il giorno più felice della mia vita" di Sebastiano Mauri

Italia e Grecia sono gli unici paesi a non aver ancora riconosciuto diritti alle coppie dello stesso sesso. Se volete capire il perchè e verificare che nei paesi in cui ciò è avvenuto non si siano manifestate distruzioni à la Sodoma e Gomorra, prendetevi due ore di tempo.

Troverete pagine esilaranti ma con un chiaro sentore di rabbia e amarezza. Un pamphlet dolceamaro che ha la serietà del saggio e la leggerezza dello scrittore acuto che non vuole persuadere ma illuminare, fare chiarezza.

Geniali le pagine sul concetto di natura legato all'unione omosessuale - un viaggio pieroangeliano tra lama, bonobo, cigni neri - e le citazioni - oggi perlomeno discutibili - dalla Bibbia per mettere in forse una lettura del testo sacro avulsa dal contesto socioculturale in cui è stato prodotto in materia "famiglia".
Vi confronterete con le posizioni di Mirtha Legrand, Alain Delon, dell'ex arcivescovo di Buenos Aires Antonio Quarracino e non saprete se ridere o piangere.
Sputeranno in faccia a qualcuno e farà male.

Non state a guardare come davanti a un episodio di Star Trek. Non si tratta di una galassia lontana, e non ci sono alieni in vista. Si parla dei vostri figli e delle vostre sorelle.
I diritti umani non si assegnano a rate o con riserve.
E "separato" non è "uguale". L'unione civile è l'apartheid.
In passato si chiedeva la mano della sposa al padre, oggi ci si propone all'interessata.
Io, invece, per sposarmi sono costretto a chiedere il permesso a sessanta milioni di italiani.
Considerate che lo abbia appena fatto.
Vi prego, prima di negarmelo, di ricordarvi che forse, un giorno, a chiedervelo non sarò io, ma una vostra figlia o un vostro nipote.
Il giorno più felice della mia vita non sarà quando e se mi sposerò, ma il giorno in cui mi permetterete finalmente di sognarlo.


L'unica cosa che mi chiedo è se un omofobo leggerà questo libro. Forse no, ma molto probabilmente - oh, magari mi sbaglio - non legge affatto, così, a naso.
fonte da Michael Archetti
http://confessionilibrarie.blogspot.it/2015/02/sebastiano-mauri-il-giorno-piu-felice.html?m=1

Lgbt Verona: Unioni gay, il leghista Flavio Tosi apre ai registri per le coppie di fatto

Il Comune di Verona rilascerà un attestato "alle famiglie anagrafiche unite da vincolo affettivo" caratterizzate da una convivenza stabile e duratura. "Possibilità prevista già nell'89, ora verrà attuata", sottolinea il sindaco. Ora si attendono le reazioni nel partito

Dopo i sindaci delle più grandi città italiane, da Milano a Napoli, da Bologna a Torino, anche un primo cittadino della Lega Nord apre al riconoscimento delle coppie di fatto.
Il sindaco di Verona, Flavio Tosi, ha infatti annunciato che il suo comune consegnerà un attestato “alle famiglie anagrafiche unite da vincolo affettivo” caratterizzate da una convivenza stabile e duratura. È il primo sindaco del Carroccio a seguire l’esempio dei comuni di Roma, Milano e Torino, che hanno dato il via libera al riconoscimento delle unioni civili.

“Questa possibilità – ha ricordato il sindaco – era già prevista “da una legge del 1989″ che a Verona “sarà adesso attuata. Si tratta – ha spiegato – di un primo passo nel riconoscimento delle cosiddette coppie di fatto, date le mutate esigenze della società contemporanea e l’evidente discrasia tra realtà sociale e disciplina giuridica”. In altre occasioni, aveva ricordato che la questione investe migliaia di persone, che non si può far finta che non esistano.
“Nel giro di qualche settimana, il Comune – ha sottolineato – sarà in grado di rilasciare un attestato a tutte le coppie conviventi da almeno due anni per il riconoscimento di alcuni diritti, senza interferire con la vigente normativa in materia di anagrafe e di stato civile, con il diritto di famiglia e con altre leggi di tipo civilistico”.

Il documento, che sarà rilasciato dopo un anno di convivenza se uno dei due partner ha più di settanta anni o immediatamente nel caso di conviventi con figli in comune o di coppie che hanno già ottenuto un medesimo riconoscimento in un altro Comune, “permetterà ai conviventi di far valere i propri diritti, quale coppia, per ottenere informazioni sullo stato di salute del convivente, per l’assistenza in strutture sanitarie in caso di degenza o per l’accesso a documentazione presso le Pubbliche Amministrazioni“, ha aggiunto Tosi.

“L’attestato inoltre – ha continuato il segretario della Lega Nord Liga Veneta – permetterà di fruire di agevolazioni per i servizi rivolti a coppie, giovani, genitori e anziani, per lo sport e il tempo libero, e di aver accesso ai servizi sociali e ad attività di sostegno e aiuto nell’educazione”.

Tosi ha poi ricordato che a Verona da tempo “le coppie con figli, a prescindere dal fatto che siano o meno sposate, hanno pari diritti per l’accesso ai nidi, ai servizi per l’infanzia e per la richiesta di case popolari”. Proprio per quanto riguarda quest’ultimo punto una precisazione: “la normativa per l’assegnazione di alloggi popolari non verrà modificata per le coppie conviventi senza figli; sono così tante le richieste avanzate da famiglie con bambini che comunque le prime non entrerebbero in graduatoria”, ha concluso.
fonte di F. Q.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/02/04/unioni-gay-leghista-flavio-tosi-si-registri-per-coppie-fatto/1398315/

martedì 3 febbraio 2015

Lgbt: "Avedon: Beyond Beauty" in mostra a Roma i ritratti di Richard Avedon.

Rigore, equilibrio ed eleganza rivoluzionarono la fotografia di moda
In foto Audrey Hepburn and Art Buchwald, with Simone D’Aillencourt, Frederick Eberstadt, Barbara Mullen, and Dr. Reginald Kernan, evening dresses by Balmain, Dior, and Patou, Maxim's Paris, August 1959 Photograph by Richard Avedon © The Richard Avedon Foundation

In abito lungo incede severa con passo regale. In mano ha un calice di vino, sul viso l’espressività drammatica di chi è abituato a calcare le scene. È l’ultimo giorno d’agosto a Venezia. Palazzo Volpi, tirato a lucido per il Gran Ballo di Valentino, anticipa il Festival del Cinema con il suo stuolo di ospiti in gran spolvero. Richard Avedon, con la sua macchina fotografica, è lì a carpire scampoli di mondanità. Madame Jacqueline Delubac , bellissima protagonista del sensuale cinema francese in bianco e nero, avanza austera, non lo vede. La vede lui con il suo obiettivo indiscreto. E scatta.

“Avedon: Beyond Beauty” in mostra a Roma alla Gagosian Gallery sottolinea la forza della rappresentazione creativa, e a volte scioccante, che Avedon faceva delle donne.
Dal 27 febbraio all’11 aprile i ritratti intimi e le celebri fotografie di moda realizzate per Harper’s Bazaar, Vogue, The New Yorker racconteranno la carriera di uno dei più influenti artisti del Novecento, insieme all’”Early Paris Fashion Portfolio”, undici immagini scattate dal celebre artista tra il 1947 e il 1957 “en plein air” per le strade di Parigi. C’è Marlene Dietrich al Ritz che si accende fascinosamente una sigaretta indossando un turbante di Dior, Dorian Leigh che si specchia nel camerino di Helena Rubenstein, una donna che salta su un ciottolato tenendo un ombrello e resta a mezz’aria.

Ma prima di approdare con obiettivo e rullini negli atelier di Gianni Versace, Calvin Klein e Christian Dior, prima di realizzare due edizioni del calendario Pirelli (nel 1995 e 1997), prima di esporre al MoMa di New York le istantanee del padre Jacob consumato dal cancro, Avedon (1923-2004) era solo un ragazzo con la voglia di partire.

Anni di foto-ritratti ai compagni di camerata durante la guerra lo iniziarono al culto dei volti e dello sguardo. Perfino la gavetta alla Marina Militare seminò qualcosa nel ragazzo che a 19 anni aveva lasciato gli studi in filosofia per andare sotto le armi. A segnare il suo destino di fotografo di moda di caratura internazionale fu però l’incontro con Alexey Brodovitch, direttore di Harper’s Bazaar a New York, rimasto affascinato da una sua foto scattata a due reclute gemelle durante il servizio militare: una a fuoco, l'altra sfuocata: “Se riesci a mettere la stessa intensità in una foto di moda, torna a farti vedere”, gli disse. Nel 1961 gli lasciò il suo posto alla guida della rivista.

Fin dalla metà degli anni 40, infatti, Avedon si distinse con un immaginario così peculiare e innovativo da sfidare i canoni della bellezza convenzionale. La linea d’ombra tra la giovinezza e la maturità professionale la superò con l’originalità in fotografia: rifiutando la staticità, l’immobilismo, il rigore delle forme, ritraeva modelle in movimento provocandole perché apparissero curiose, ribelli, esuberanti e sicure di sé. Le portava al luna park, al Cirque d’Hiver (“Dovima with Elephants, Evening Dress by Dior” del 1955), fra le suore e gli orfanelli di un collegio. Rifiutava gli schemi, le imposizioni estetiche, la rigidità.

A loro sostituiva ambientazioni e situazioni, perché i soggetti trovassero nello spazio-tempo la propria profondità. “Ho una grande fede nella superficie, quando è interessante, comporta in sé infinite tracce - diceva - Le mie fotografie non vogliono andare al di là della superficie. Sono piuttosto letture di ciò che sta sopra”. Quando Avedon decise che anche una gonna o un vestito avevano qualcosa da raccontare, la rivoluzione nella fotografia di moda si compì.

Se volete saperne di più, visitate il sito della Fondazione Avedon:
http://www.avedonfoundation.org/fashion/

fonte: scritto da Silvia De Santis, http://www.huffingtonpost.it/2015/01/31/avedon-beyond-beauty-in-m_n_6584424.html?ref=fbpd

Lgbt: «Il mio viaggio per raggiungere la vita» la storia di Gloria Gramaglia referente per la Sicilia dell’associazione ‘Libellula’

In foto Gloria Gramaglia con a sinistra il dottore Giuseppe Di Dedda a destra il dottore Garofalo Felice.
La disforia di genere è un travagliato percorso dell’anima e del corpo. Un viaggio per ‘raggiungere’ la vita”.

Gloria Gramaglia è referente per la Sicilia dell’associazione "Libellula",volontaria presso la Clinica del Mediterraneo.

Lei, donna ex-transessuale, combatte tutti i giorni per sostenere chi decide di intraprendere il suo stesso iter, lungo minimo 5 anni, prima di raggiungere la tanto agognata meta: “Ossia - spiega Gloria - la libertà d’un viaggio che si chiama vita. Non a caso talune vittime di questa logorante e disumana attesa vengono trovate purtroppo suicide: un sogno che può diventare ergastolo tramutandosi in un tormentoso incubo finendo in tragedia.

“La Clinica del Mediterraneo ha effettuato gli interventi nel minore tempo possibile, evidenzia Gloria Gramaglia, l’attesa massima è stata di un mese evitando, a tanti pazienti meridionali, quei famosi viaggi della speranza”.
Gloria racconta le difficoltà di “mettere in armonia con l’anima la propria identità”. Un percorso iniziato all’età di 8 anni il suo, quando in collegio dalle suore cominciò a capire che imitava le ragazze e si innamorava dei ragazzini. Un conflitto interiore che sottolinea citando un aneddoto: “Visto il mio comportamento ‘femminile’ per punirmi le suore mi vestirono con un abitino rosa con le maniche a sbuffo.In me suscitarono però un misto di entusiasmo e di grande serena contentezza.

La prima persona a cui rivelai la mia vera identità fu mio padre- racconta Gloria - ricordo bene che gli dissi: ‘Papà io non guardo le donne come può guardarle un ragazzo”. Mio padre mi zittì dicendomi:
“Non preoccuparti, io ci sono’. Purtroppo mi lasciò poco tempo dopo, all’età di 14
anni. Poi andai via di casa, con molto dolore perché non volevo che mia mamma e i miei fratelli vedessero i miei ‘cambiamenti’.
Andai a Roma dove iniziai a combattere per la salva-guardia di chi come me reclamava i propri diritti.
Scoprii che con un’operazione si poteva cambiare sesso e nome. La manifestazione alla
quale partecipai era quella che poi fece approvare la legge 164/82”.
E’il momento in cui Gloria si sottopone alle cure ormonali, “naturalmente tutto sottobanco
- spiega - perché era impensabile che un endocrinologo ti aiutasse, con costi altissimi dato datoche i farmaci erano di contrabbando”. A seguire un percorso di cinque anni al San Camillo le permise di sottoporsi all’intervento “con un dispendio di energie e di denari non indifferente e devastante psicologicamente”.

Grazie a un foniatra di Torino, Gloria completò il suo ‘miracolo’ con la voce: “Il 3 ottobre del 2011 mi sottoposi ad un intervento alle corde vocali che mi ha dato tanta serenità e sicurezza.
"Oggi,in Sicilia e a Ragusa, mi occupo di aiutare le persone transgender nel percorso medico,chirurgico e legale evitando loro i viaggi della speranza”.

Dal 2011 Gloria fa parte anche del comitato scientifico dell’associazione National Organized Integration con la quale ha avvitato dei percorsi contro il razzismo, la discriminazione sociale e di genere. Non solo. Gloria è in prima linea contro la violenza di genere. Presente, con garbo e cortesia, ad ogni iniziativa utile a comunicare che lei ce l’ha fatta grazie alla forza interiore che riesce a trasmettere a chi la ascolta. Gloria parla agli studenti nelle scuole e ne rapisce l’attenzione raccontandosi e invogliandoli a essere se stessi sempre, ma senza mai calpestare i sentimenti degli altri.

“Guardate ragazzi prendete un foglio di carta bianco - esordisce Gloria creando subito un feeling
con la platea - Ecco, adesso fate come me: accartocciatelo e stropicciatelo. Fatto? Bene,adesso provate a farlo tornare come era prima. Impossibile. Questo è ciò che succede a un cuore ferito.
Il male che gli fate si può ripianare, ma nulla potrà mai cancellare i segni di ferite così profonde”.
Il pensiero va subito alle pieghe del cuore di Gloria, ma lei sorride, parla, si commuove e commuove soprattutto quando ricorda le persone che le sono state accanto: «Ricordatevi, prima di offendere qualcuno, di questo foglio bianco stropicciato» ricorda. E l’applauso che la saluta, è un abbraccio.
Fonte: Articolo di VALENTINA MACI pubblicato su LA SICILIA di LUNEDÌ 30 GIUGNO 2014

venerdì 30 gennaio 2015

Lgbt: Firma questa petizione sarà consegnata al Presidente degli Stati Uniti - Enact Leelah's Law to Ban Transgender Conversion Therapy

Transgender Human Rights Institute
On Sunday, December 27, 2014, Leelah Alcorn a 17 year old transgender youth wrote a suicide note, posted it on Tumblr and then walked out to a highway and out in front of a semi-truck tragically ending her life. In her last post, Leelah explained how her parents had forced her to attend conversion therapy, pulled her out of school and isolated her in an attempt to change her gender identity. One of the last things Leelah wrote is as follows:

"My death needs to be counted in the number of transgender people who commit suicide this year. I want someone to look at that number and say “that’s fucked up” and fix it. Fix society. Please.“ -Leelah Alcorn

A QUESTO LINK PUOI FIRMARE E FAR FIRMARE QUESTA PETIZIONE:
https://www.change.org/p/president-of-the-united-states-enact-leelah-s-law-to-ban-transgender-conversion-therapy


In the pursuit of honoring Leelah's last request we the petitioners call upon the President of the United State- Barack Obama, and the Leadership of the House and Senate to immediately seek a pathway for banning the practice known as 'transgender conversion therapy'. We ask that you name the bill in memory of Leelah as the Leelah's Alcorn Law and protect the lives of transgender youth.

'Conversion therapies' have been documented to cause great harms and in this case, Leelah's death. Therapists that engage in the attempt to brainwash or reverse any childs gender identity are seriously unethical and legislation is needed to end such practices immediately. Transgender youth have one of the highest suicide rates in the nation. We must not allow therapists to increase those rates with therapy methodologies that have been demonstrated in harming trasngender youth.

All major psychological associations speak to the heart of harms that can happen to transgender youth when attempting to discriminate and change their gender identity.

From the American Association of Pediatrics
“According to the study, "Characteristics of Children and Adolescents with Gender Identity Disorder Referred to a Pediatric Medical Center," in the March 2012 Pediatrics (published online Feb. 20), gender-dysphoric children who do not receive medical treatment or counseling for GID can be at high-risk for certain behavioral and emotional problems, including psychiatric diagnoses. Of 97 patients younger than 21 years who met the criteria for GID, 44 percent had a prior history of psychiatric symptoms, 37 percent were taking psychotropic medications, and 21.6 percent had a history of self-mutilation and suicide attempts.”

From the American Psychological Association:
“APA calls upon psychologists in their professional roles to provide appropriate, nondiscriminatory treatment to transgender and gender variant individuals and encourages psychologists to take a leadership role in working against discrimination towards transgender and gender variant individuals.”

From the National Association of Social Workers:
“People seek mental health services for many reasons. Accordingly, it is fair to assert that lesbians and gay men seek therapy for the same reasons that heterosexual people do. However, the increase in media campaigns, often coupled with coercive messages from family and community members, has created an environment in which lesbians and gay men often are pressured to seek reparative or conversion therapies, which cannot and will not change sexual orientation. Aligned with the American Psychological Association’s (1997) position, NCLGB believes that such treatment potentially can lead to severe emotional damage. “

From the American Counseling Association:
Standard A.1.a. ("Primary Responsibility"), states that "the primary responsibility of counselors is to respect the dignity and to promote the welfare of clients." Referring a client to a counselor who engages in a treatment modality not endorsed by the profession and that may, in fact, cause harm does not promote the welfare of clients and is a dubious position ethically. This position is supported by Standard A.4.a. ("Avoiding Harm"), which says, "Counselors act to avoid harming their clients, trainees and research participants and to minimize or to remedy unavoidable or unanticipated harm."

Please consider sharing and signing this petition. Together we can make the world a safer place for transgender youth everywhere.
A QUESTO LINK PUOI FIRMARE E FAR FIRMARE QUESTA PETIZIONE:
https://www.change.org/p/president-of-the-united-states-enact-leelah-s-law-to-ban-transgender-conversion-therapy

FONTE https://www.change.org/