domenica 17 gennaio 2021

Nasce "Teatro Delivery" spettacoli "da asporto" nei cortili milanesi

Un progetto di resistenza culturale
che riavvicina il teatro al suo pubblico

In tempi di pandemia, l’industria della cultura e dello spettacolo ha dovuto fare i conti con una crisi che sembra non trovare soluzioni. A dare una mano, ci hanno pensato Marica Mastromarino e Roberta Paolini, responsabili del progetto di resistenza culturale “Teatro Delivery”.

L’idea è semplice quanto geniale: se lo spettatore non può recarsi a teatro, sarà il teatro a recarsi da lui e, per di più, on demand.

L’iniziativa, nata a Milano lo scorso dicembre, prevede un “menù” in cui sono elencati diversi spettacoli. Si possono ordinare alcune cantiche dell’Inferno dantesco oppure il “Mistero Buffo” di Dario Fo; si può scegliere tra il riadattamento de La Locandiera di Goldoni o, addirittura, proporre un testo a proprio piacimento. Come in un normale delivery, una volta fatto l’ordine (per un minimo di 20 euro) verrà allestito uno spettacolo in uno spazio aperto: nei giardini pubblici, nei cortili dei condomini, negli atri o in qualsiasi luogo in cui sia possibile realizzare una performance in totale sicurezza per attori e spettatori.

Marica Mastromarino si è diplomata al Piccolo Teatro nel 2017, Roberta Paolini è un’attrice comica e di prosa. Si sono conosciute all’interno della “Brigata Franca Rame” durante il primo lockdown dove, come volontarie, distribuivano pacchi alimentari alle famiglie in difficoltà. In quel periodo hanno iniziato ad organizzare piccoli spettacoli negli stessi cortili in cui operava la brigata, insieme con i colleghi Eugenio Fea, Emanuele Turetta e Rossella Guidotti. Successivamente, sposano l’idea dell’attore leccese Ippolito Chiarello, da dieci anni attivo in Italia con il suo progetto “Barbonaggio Teatrale”, e creano un’USCA “Unità Speciali di Continuità Artistica” fondando il Teatro Delivery.

Molto critiche sulla prolungata chiusura dei teatri, le due attrici si augurano che l’iniziativa possa prendere piede anche in altre città.

fonte: di     www.lumsanews.it

Libri: "The greatest secret" di Rhonda Byrne

The Secret ci ha insegnato a realizzare i nostri desideri.
The Greatest Secret ci libera da una vita di paura e sofferenza per regalarci gioia e felicità.

Pubblicato nel 2006, The Secret, il libro d’esordio di Rhonda Byrne, è stato un fenomeno globale, un’opera fondamentale che ha aiutato i lettori a scoprire i poteri inespressi che si trovano dentro ciascuno di noi e a utilizzarli in ogni ambito della vita. Ma il viaggio di Rhonda non era ancora finito, perché qualcosa dentro di lei le diceva che c’era altro da scoprire, un segreto più grande e universale.
Ed è stata proprio la sua instancabile ricerca, durata 14 anni, a permetterle di trovare la verità contenuta in queste pagine.

Con un enorme balzo in avanti The Greatest Secret condurrà il lettore oltre il mondo materiale e in un reame spirituale, dove tutto è possibile. Gli insegnamenti contenuti in queste pagine svelano pratiche accessibili che possono essere subito utilizzate e profonde rivelazioni che dissolveranno paure e incertezze, ansie e dolore. Arricchito dalle parole illuminanti dei più grandi maestri spirituali del passato e del presente, The Greatest Secret è un capolavoro che indica ai lettori di tutto il mondo la strada per non soffrire più e avere una vita piena di gioia.

Nel momento in cui lo scopri, la libertà è tua.

Non abbiamo visto la verità per centinaia di anni perché non abbiamo guardato quello che avevamo davanti agli occhi. Ci siamo lasciati distrarre dai nostri problemi, dai drammi della nostra vita, dagli eventi esterni, e ci è sfuggita la più grande scoperta che potevamo fare e che era proprio davanti a noi. Una scoperta che può farci smettere di soffrire e ottenere gioia e felicità durature.

Ogni domanda avrà una risposta, ogni desiderio sarà esaudito. Non dovrai più avere paura, non dovrai più soffrire. Questa è la più grande rivelazione della tua vita. Questo è il tuo destino.

fonte: www.amazon.it

Su Sky Arte un documentario che racconta la vita della first lady Kennedy

Jackie Kennedy Onassis era la donna più famosa al mondo, incredibilmente affascinante e universalmente ammirata. Eppure era anche complessa, stratificata ed estremamente discreta, caratteristiche che l’hanno resa infinitamente affascinante ed enigmatica. 

I am Jackie O è il documentario incredibilmente avvincente in onda da venerdì 15 gennaio alle 21.15 su Sky Arte (canali 120 e 400 di Sky). Il film offre un’esplorazione definitiva della sua vita, da leggendaria first lady a vedova e icona della moda. Con incredibili filmati d’archivio e interviste, lo sguardo intimo su Jackie farà scoprire una donna accattivante che ha incantato il mondo rimanendo saldamente al controllo della propria storia.

Dalla sua passione per la scrittura al rapporto con la famiglia, le due registe Anna Wallner e Tanya Maryniak ricostruiscono un ritratto inedito di una donna che, pur timida e riservata, è riuscita ad essere una presenza fondamentale per le persone a lei vicine.

Nel documentario trovano spazio capitoli anche su arredamento, cultura e moda. Il suo passaggio alla Casa Bianca ha infatti contribuito al rinnovamento, anche culturale, del Palazzo. I disagi, le amicizie, il rapporto con il padre ma anche la consapevolezza dei tradimenti del marito. Il film ripercorre tutte le tappe della sua vita, grazie a emozionanti interviste ed estratti delle sue lettere personali. 
 

Petizione: Riapriamo le scuole di danza per aiutare a monitorare e limitare i contagi tra i giovani

Gent.ssimo Presidente Mattarella, lo studio delle danza si svolge in giovane età e richiede disciplina, sacrifici, motivazioni e straordinario controllo del proprio corpo. 

 Le scuole di danza sono attività importantissime sul territorio per il bene fisico, psicologico, sociale e culturale dei nostri giovani e in moltissimi casi rappresentano l’unico avamposto culturale esistente al di fuori della scuola dell'obbligo, soprattutto in zone del nostro Paese con particolari difficoltà economiche o ad alto rischio criminalità. 

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Per ragioni amministrative e semplificazione fiscale, anni fa queste attività furono collegate al mondo dello sport nonostante fossero invece luoghi di formazione culturale, musicale ed artistica. Luoghi di formazione dove si insegna il rispetto degli altri, la disciplina del corpo, il rigore delle regole, indispensabili ad una crescita tecnica, artistica ed interpretativa. In alcuni casi sono addirittura luoghi di eccellenza riconosciuti a livello internazionale. Con la chiusura dello sport non professionistico per l’emergenza sanitaria, sono state chiuse anche le scuole di danza, inspiegabilmente e senza dati numerici di riferimento, ma solo per collegamento amministrativo, dunque di codice Ateco, indipendentemente dalla diversa attività ivi effettivamente svolta.

La riapertura delle scuole di danza rappresenterebbe invece uno straordinario contributo di monitoraggio per milioni di nostri ragazzi, dal momento che sarebbe loro rilevata la temperatura all’ingresso, sarebbero monitorati durante le lezioni che si svolgono sempre con distanziamento tra gli allievi (in altro modo non si possono svolgere le lezioni), troverebbero uno sfogo fisico e mentale (controllato, disciplinato e con mascherina) dopo le interminabili ore davanti al computer. Lo studio della danza si svolge inoltre per corsi rigorosamente chiusi, con ingressi scaglionati, ognuno ad un’orario preciso. Non esiste casualità di ingressi o mancanza di controllo nel mondo della formazione della danza, perchè sarebbe controproducente per il lavoro stesso. 

Sono purtroppo davanti ai nostri occhi le reazioni naturali e spontanee di ragazzi costretti per giorni e giorni davanti agli schermi dei computer, impossibilitati a qualsiasi tipo di attività fisica, culminanti come apprendiamo dai giornali in questi giorni, in maxi risse a Roma, a Gallarate, a Padova, a Lucca, a Parma. I numeri impressionanti di ragazzi, quasi tutti minorenni, che si danno appuntamento via social e si incontrano per scatenare risse, raccontano l’evidente stato di disagio psicologico dei nostri figli causati dalle regole per la limitazione dei contagi che li costringono in casa ormai da mesi.

La riapertura delle scuole di danza permetterebbe inoltre di segnalare qualsiasi eventuale caso di contagio, o anche semplicemente di temperatura superiore ai 37°  ed avvertire immediatamente le famiglie, cosa del tutto impossibile quando fiumi di ragazzi si riversano invece nel pomeriggio nei luoghi di ritrovo un po’ per gioco, un po’ per trasgressione, un po’ perchè non ce la fanno più a stare chiusi in casa. 

Le scuole di danza sul territorio italiano sono circa 25 mila ed il loro contributo al servizio della comunità è sempre stato apprezzato e supportato da milioni di genitori italiani, dal momento che in moltissimi casi la danza ha rappresentato una motivazione di vita per i loro figli, una passione sana e salutare, dunque una risorsa preziosa per il nostro Paese.

Siamo consapevoli che la Sua figura istituzionale non ha responsabilità di tali decisioni, ma siamo altresì convinti che il Suo impegno per il futuro delle giovani generazioni che non ha mai mancato di sottolineare, possa autorevolmente far verificare queste informazioni e condividerle, se lo riterrà opportuno, con coloro che hanno il dovere di occuparsi delle necessità e dei diritti dei ragazzi non ancora maggiorenni a cui, tranne rarissimi casi, nessuno sembra più dar voce in un momento per loro così difficile.

La ringrazio e Le auguro buon lavoro.

Luciano Mattia Cannito 

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P.S. Questa raccolta firme non ha finalità politiche, ma nasce dalla richiesta di aiuto da parte di migliaia di ragazzi che non hanno referenti istituzionali a cui rivolgersi.

fonte:  www.change.org