lunedì 26 dicembre 2022

«Sei davvero tu?»: così Netflix prepara la fine delle password condivise nel 2023

Il colosso dello streaming pronto alla stretta. Tre ipotesi allo studio

Il colosso della fiction Netflix prepara i suoi utenti a dire addio alle password in condivisione. 

Nel 2023 gli abbonati americani riceveranno un codice sul proprio cellulare per attivare il servizio

Poi toccherà agli europei, ai sudamericani e agli asiatici. «Interrompiamo questo programma Netflix per assicurarci che sia davvero tu quello che lo sta guardando», è il testo ipotetico riportato oggi da Repubblica

La sostanza però non cambia: attualmente l’azienda leader dello streaming legale prevede la possibilità di vedere programmi da diversi dispositivi. Che però in teoria dovrebbero trovarsi tutti nella stessa abitazione. Dal 2023 cambierà tutto. 

Con tre ipotesi:

  • l’invio sul cellulare dell’abbonato di un codice di identificazione ogni volta che accede al servizio: in questo caso l’utente avrebbe una quindicina di minuti di tempo per confermarlo, altrimenti verrebbe sloggato;
  • il pagamento di una quota addizionale per permettere l’utilizzo condiviso;
  • il permesso di condividere la password soltanto con altre due persone.

L’azienda non ha ancora deciso quale strada seguire, ma quella più probabile sembra la prima. Anche se secondo gli analisti il blocco della password potrebbe costare 720 milioni di dollari in meno in abbonamenti. 

fonte: di Redazione  www.open.online

Cinema: Borghi e Marinelli, la nostra amicizia regalo di vita. Le otto montagne dal 22 dicembre con 400 copie 'sfida' Avatar

Il gioco di parole viene facile: per sfidare Avatar - La via dell'acqua, appena uscito e già record al box office con 10 milioni e mezzo in cinque giorni, non basta una ma ci si prova con LE OTTO MONTAGNE.

Il film passato in concorso a Cannes (da dove è uscito con il premio della giuria), diretto dalla coppia Felix van Groeningen e Charlotte Vandermeersch, "è stato gelosamente custodito per Natale", ha detto Massimiliano Orfei, ad Vision, "convinti che sia la controprogrammazione giusta per Avatar, per noi è un vero gioiello e infatti lo lanciamo come film delle feste in oltre 400 sale".

Dal 22 dicembre Luca Marinelli e Alessandro Borghi saranno sul grande schermo in questa che è soprattutto una storia di amicizia alla prova della vita e del tempo. "La stessa che da 7 anni ci lega profondamente, da quel Non essere cattivo di Claudio Caligari - ha ricordato Borghi - che è il mio personale spartiacque sul mestiere di attore. Da allora con Luca non ci siamo più lasciati, un legame che va oltre la frequentazione che per motivi di lavoro può essere rara, che è affetto, empatia, ironia, assenza di giudizio. Ritrovarci a lavorare insieme è stato il più grande regalo". 

Dello stesso avviso Marinelli, anche lui ha parlato di regalo, "vita e lavoro si sommano e ritrovarsi è stato un dono". La coppia dovrebbe/potrebbe essere attrattiva per il pubblico: "Questo è un film che non puoi vedere su un tablet, è un film da vedere in sala, in una esperienza sociale che è reale condivisione", ha aggiunto Marinelli. Borghi è un fanatico della sala, "anche il mio tempo libero privato è andare al cinema, sono affamato e spero che anche il pubblico torni a diventarlo". 

La base di Le otto montagne è letteraria, il romanzo premio Strega 2017 di Paolo Cognetti (Einaudi), ma l'esperienza è reale. "Il segreto di questo film - ha proseguito Borghi - è che in quei posti in vetta abbiamo girato per davvero, non abbiamo dovuto simulare le emozioni, ma siamo stati investiti da quelle emozioni. Sono esperienze produttive sempre più rare al cinema e ancora di più nelle serie tv, in Italia ma anche all'estero. Ti ritrovi a immaginare Los Angeles a Torpignattara perché tanto il blue screen e altri trucchi ti aiuteranno, tutto è simulazione, tutto è immaginazione, invece noi tra quelle montagne ci abbiamo vissuto per davvero, immersi in quella natura potente che ci ha cambiati". 

Per due anni i registi, con la guida di Cognetti, hanno vissuto in Valle d'Aosta, a 2mila metri e più e li hanno fatto le riprese costruendo una vera casa in cima, cuore della storia, ora rimasta e dove per sempre si potrà andare. Un'esperienza nell'esperienza che ha aiutato i protagonisti e il resto del cast - Filippo Timi, Elena Lietti ed Elisabetta Mazzullo - "a camminare insieme in alto su per i bricchi", lasciando da parte, come ha sottolineato lo scrittore, "quell'ego grande di cui è pieno il mondo del cinema". La storia è essenziale e per questo anche autentica, profonda, ancestrale. 

E' l'amicizia tra due bambini d'estate, proseguita da adolescenti e poi da adulti, che legherà per sempre il montanaro Bruno (Alessandro Borghi) e il cittadino Pietro (Luca Marinelli) che su quelle vette va e viene cercando di trovare un posto nel mondo, sperimentando entrambi perdite e amore, sofferenza e gioia, pace uno, inquietudine l'altro. "Sono due personaggi - ha detto Felix van Groeningen - belli e puri, che si confrontano con tematiche importanti della vita, la bellezza qui è l'assenza di cinismo". 

Per Borghi e Marinelli ora c'è la serialità, entrambi con due personaggi reali. "Ho strappato al set questi giorni di lancio del film", ha detto Borghi che sta interpretando, per Netflix, Rocco Siffredi in SUPERSEX per la regia di Matteo Rovere, Francesco Carrozzini e Francesca Mazzoleni (produzione The Apartment e Groenlandia). In piena lavorazione a Cinecittà per Sky è M. IL FIGLIO DEL SECOLO, dal romanzo di Antonio Scurati, con Marinelli, esteticamente trasformato per interpretare Benito Mussolini. con la regia di Joe Wrigth (prodotto da Sky Studios e da Lorenzo Mieli per The Apartment in collaborazione con Pathe'). 

Le otto montagne è prodotto da Mario Gianani e Lorenzo Gangarossa per Wildside (Gruppo Fremantle), è una produzione Wildside, Rufus, Menuetto, Pyramide Productions, Vision Distribution, realizzata in collaborazione con Elastic, in collaborazione con Sky e in collaborazione con Prime Video.

fonte: di Alessandra Magliaro  www.ansa.it  ANSA RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

Mostre: Il 'Cavaliere' di Marino Marini nella Sala Leone X di Palazzo Vecchio a Firenze

Il 'Cavaliere' di Marino Marini arriva a Palazzo Vecchio, nella Sala Leone X, proprio dove fino a pochi mesi fa era allestita la scultura Il Guerriero con scudo di Henry Moore, al momento in restauro presso l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze

Due grandi artisti, un forte legame tra loro e con Palazzo Vecchio per un ideale dialogo artistico di grande impatto.  

L’iconografia fortemente declinata sui temi guerreschi, con raffigurazioni di cavalli, cavalieri, guerrieri, è stata la motivazione principale che ha portato a scegliere la Sala Leone X come sede dell’installazione.

Nel 1948 Marino Marini conosce Henry Moore, con il quale stringe un’amicizia molto importante per la sua produzione artistica. I due artisti, diversi per cultura e stile ma accomunati dalla ricerca e da una propria originale idea del fare scultura, si frequentarono e stimarono reciprocamente: nel 1962 Moore fu ritratto dallo stesso Marini.

Il prestito dell’opera fa parte del programma delle mostre e attività 2023 presentato dalla Fondazione Marini san Pancrazio che vede, fin da subito una collaborazione attiva con le altre istituzioni culturali ed enti museali per organizzare importanti iniziative di mediazione culturale ed eventi di grande attualità artistica.

Fonte: www.comune.fi.it (Ufficio Stampa)  https://portalegiovani.comune.fi.it

libri: "Il mio regalo inaspettato" di Felicia Kingsley

È la Vigilia di Natale e anche a Dunfermline, in Scozia, fervono gli ultimi preparativi. Per Freya, responsabile delle consegne per il sito di e-commerce Amazing, è stata la settimana più faticosa dell’anno, ma finalmente anche questa giornata di lavoro può dirsi conclusa e lei può sognare un bagno rilassante. 

Solo che, al momento di tirare giù la saracinesca del magazzino, Freya si accorge che uno dei carichi non è mai partito: i membri del suo staff hanno riempito per errore il baule di un furgone guasto. Come potrà giustificare il fatto che decine di persone in città non riceveranno in tempo i loro preziosi regali di Natale? Impossibile. 

Così Freya si mette subito all’opera, sposta i pacchi su un altro furgone e si improvvisa un Babbo Natale-corriere d’eccezione. E forse potrebbe anche farcela, se non fosse che, rimasta senza benzina in mezzo alla neve, è costretta a chiamare un Uber per portare a termine la sua missione. 

Tutto si aspetterebbe meno che di ritrovarsi davanti come autista la sua vecchia fiamma del liceo, Kyle, proprio colui che tredici anni prima l’aveva bidonata la sera prima del ballo. Poche storie, lui deve farsi perdonare e questa è l’occasione giusta, così partono insieme con l’obiettivo di consegnare tutti i regali entro lo scoccare della mezzanotte. Peccato che gli imprevisti non siano finiti…

La voce spumeggiante del romanzo italiano
Hanno scritto di lei:
«Un’autrice che sa far divertire.»
la Repubblica

«Uno spasso assicurato.»
Gioia

«Regina delle vendite come E. L. James e Anna Todd.»
Corriere della Sera

Felicia Kingsley. È nata nel 1987, vive in provincia di Modena e lavora  come architetto, professione che alterna alla scrittura. Ha esordito con il romanzo Matrimonio di convivenza, inizialmente autopubblicato, e poi riproposto da Newton Compton. La casa editrice ha pubblicato anche, Stronze si nasce (2020), Una Cenerentola a Manhattan (2020), La verità è che non ti odio abbastanza (2021), Bugiarde si diventa (2021), Due cuori in affitto (2022), Non è un paese per single (2022), Ti aspetto a Central Park (2022) e i romanzi brevi Il mio regalo inaspettato (2022) e Appuntamento in terrazzo (2022).  i cui proventi verranno devoluti all’Ospedale Policlinico di Modena.
Scrive sotto pseudonimo, «Felicia è un nome molto simile al mio vero, e mi ha sempre ispirato un buon auspicio, un augurio di felicità. Kingsley è un cognome che usavo spesso per i miei personaggi di fantasia quando scrivevo fanfiction, ai tempi delle superiori, e l'ho tenuto per affetto.»

fonte: www.amazon.it

Netflix fermerà la condivisione delle password già da inizio 2023

Netflix è pronto a fermare la pratica della condivisione delle password tra utenti esterni al nucleo familiare già da inizio 2023

Da inizio 2023 Netflix porrà un freno alla condivisione delle password

Sembra che il trend di condividere le password Netflix tra amici sia vicino alla sua fine, già dall’inizio del 2023. Il Wall Street Journal infatti riporta che il servizio streaming è pronto a fermare questa comune pratica, perché non valida e non proficua per l’azienda.

Già da mesi si parla dell’arrivo di questo stop della condivisione della password tra utenti non facenti parte dello stesso nucleo familiare. Ora Netflix sembra deciso a porre un freno a questa modalità di utilizzo della sua piattaforma, già dal prossimo anno.

Dal 2023 infatti Netflix fermerà la condivisione delle password, dato che si tratta di un problema che incide sul numero di abbonati e quindi sul guadagno dell’azienda. Infatti, usando un solo account in condivisione, risultano meno abbonati e soprattutto il prezzo dell’abbonamento si divide tra un gruppo di persone.

Per chi non lo sapesse, Netflix non condona giò questo comportamento. Infatti la possibilità di condivisione dell’accesso sarebbe unicamente disponibile per i componenti di un nucleo familiare. Finora però la Grande N ha chiuso un occhio, finché il mercato non è diventato saturo di competitor validi.

Dai primi test attuati in alcuni paesi dell’America Latina, si è scoperto che Netflix addebiterà circa 3 dollari in più a ogni membro non della famiglia. Infatti, il proprietario dell’account principale dovrà fornire un codice di verifica a chiunque al di fuori del nucleo familiare voglia accedere all’account. Netflix chiede ripetutamente il codice fino a quando, se non fornito, si dovrà pagare una tariffa mensile per aggiungere abbonati extra familiari.

Non sappiamo al momento se questo verrà applicato in definitiva in tutto il mondo. L’azienda però attuerà il suo regolamento, in realtà da sempre rimasto invariato, per evitare la condivisione delle password controllando indirizzi IP, ID dispositivo e attività dell’account.

Attualmente si stima infatti che sono 222 milioni gli utenti paganti che condividono password con altri 100 milioni di utenti. Sarà un duro colpo per chiunque ha un account condiviso con amici per smezzarsi la spesa, e non è chiaro se questo comporterà un aumento degli abbonamenti o un ritorno al mondo dello streaming illegale.

fonte: di  Martina Pedretti  www.pcprofessionale.it

Cinema: 7 donne e un mistero, la recensione del film in prima tv su Sky

Alessandro Genovesi realizza un remake del quasi omonimo film di François Ozon, tra indagini, risate e sorellanza. Un giallo natalizio tutto al femminile in onda in prima tv questa sera su Sky Cinema, in streaming su NOW e disponibile on demand

Non c’è bisogno di aver letto il celeberrimo libro Il cinema secondo Hitchcock di François Truffaut per sapere che cos’è un “whodunit”. Come è noto si tratta di genere letterario e poi cinematografico che in italiano tradurremo come “giallo classico”, in cui un detective, o sua figura vicaria, applica alle indagini per risolvere un caso di cronaca nera il metodo deduttivo. In altre parole, all’interno dei canoni di questo genere lo spettatore è messo in condizione di scoprire l’assassino grazie alla lunga serie di indizi che, nel corso del tempo, il protagonista gli svela. 

Esempi paradigmatici sono i romanzi della serie su Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle o quelli scritti da Agatha Christie. Anche il cinema ha fornito una serie di esempi notevoli di questo genere da Assassinio sull'Orient Express al recente Cena con delitto - Knives Out e relativo sequel. Ma senza dimenticare la proto-serie tv La signora in giallo, con la compianta Angela Lansbury da poco scomparsa Il film che vi proponiamo oggi appartiene a questa categoria, ecco perché vi diremo pochissimo. Soltanto alcuni indizi

L'appuntamento con  7 DONNE E UN MISTERO,  su Sky Cinema Uno e in streaming su NOW e disponibile on demand.

7 donne è un mistero è il libero adattamento di un film francese girato giusto vent’anni fa da François Ozon, il quasi omonimo 8 donne e un mistero. E anche qui dobbiamo aprire una parentesi, perché la nazione transalpina sta dimostrando negli ultimi anni una vitalità produttiva strepitosa, tanto che i suoi titoli più notevoli vengono puntualmente rifatti altrove. La prova forse più magnifica è CODA - I segni del cuore di Sian Heder, remake de La famiglia Bélier che quest’anno si è aggiudicato ben tre Oscar, tra cui quello per il miglior film. Ma anche da noi gli esempi non mancano: un titolo per tutti: Il nome del figlio di Francesca Archibugi, rifacimento del film francese Cena tra amici, a sua volta tratto dalla pièce teatrale Le Prénom di Alexandre de La Patellière e Matthieu Delaporte.

È precisamente quel che accade qui, anche Ozon si era ispirato a un lavoro teatrale, Huit femmes di Robert Thomas, su cui il regista parigino ha sovrapposto la propria peculiare cifra stilistica, ivi incluse certe sprezzature sulfuree e amori saffici. Il lavoro di traduzione dal francese all’italiano da parte di Alessandro Genovesi ha previsto un’adesione ancora più precisa dell’originale al testo teatrale di partenza. E ciò forse si deve al fatto che, prima di mettersi dietro la macchina da presa, nel 2011 con La peggior settimana della mia vita, il regista milanese ha lavorato a lungo come drammaturgo con e per il meglio della scena teatrale meneghina: Luca Ronconi, Elio De Capitani e Carlo Cecchi. È proprio grazie a una pièce prodotta dal Teatro dell’Elfo, Happy Familiy, che Genovesi approda al cinema come sceneggiatore di Gabriele Salvatores, che nel 2010 ne cura l’adattamento cinematografico.

Si capisce allora la sua attrazione fatale per questo film che si presenta come un kammerspiel claustrofobico, un atto unico di 82’ minuti tutto racchiuso dentro una villa tempestata da una nevicata interminabile come nemmeno in The Hateful Eight. È lì che le sette donne del titolo ingaggiano una lotta fratricida al femminile sulle mortali spoglie del capofamiglia, Marcello, ucciso da una coltellata alla schiena. Un “carnage” polanskiano in chiave di commedia, nel quale la plural tenzone moltiplicata per sette diventa anche una prova d’attrice del meglio dello stardom tricolore. Nel ruolo della moglie della vittima troviamo una sofisticata Margherita Buy; le due figlie sono interpretate da Diana Del Bufalo, emigrata a Milano e Benedetta Porcaroli, che è il detective implicito. La domestica partenopea è Luisa Ranieri e l’amante charmante, Micaela Ramazzotti, che nel film si chiama Veronica forse proprio perché è truccata e pettinata come la celebre stella del noir della Hollywood della golden age, Veronica Lake. La zitella, ovviamente acida come un limone, è Sabrina Impacciatore e la nonna semialcolizzata e venale Ornella Vanoni, che è tornata a recitare proprio grazie a Genovesi con Ma che bella sorpresa del 2015.

Inutile aggiungere che la soluzione del delitto riserverà diverse sorprese, e un esito davvero impensabile, ma è tutta la vicenda ad essere punteggiata di svolte repentine della trama e di turning points dei singoli personaggi, con un finale all’insegna della sorellanza.

Produce Wildside di Mario Gianani, casa di produzione e distribuzione controllata da Fremantle, che nei dieci anni abbondanti della sua attività, da Boris - Il film a Siccità di Paolo Virzì, si sta ritagliando uno spazio interessante tra intrattenimento di qualità e cinema d’autore.

fonte: di Alessio Accardo https://tg24.sky.it/