lunedì 4 maggio 2026

Libri: "Cambiocampo. È iniziata un’altra epoca del tennis" di Giri Nathan

Tra i migliori libri del 2025 secondo il New Yorker

Cambiocampo mescola i generi della telecronaca e del romanzo, per raccontare una nuova era del tennis, imperdibile sia per i meno esperti che per gli appassionati.

Un giorno di settembre del 2022 Giri Nathan prende una decisione sbagliata. Ha passato dieci giorni afosi in tribuna stampa a guardare partite su partite degli US Open di tennis per poi scriverne tutta la sera, è sfinito, e così prende la metropolitana per Brooklyn prima del solito e va a vedersi un quarto di finale a casa, in tv. 

«E fu così che riuscii a perdermi la partita tra Carlos Alcaraz e Jannik Sinner, e con lei la chance di intravedere un futuro straordinario. Guardai gli scambi iniziali in metro, in streaming sullo smartphone, sapendo dentro di me di aver fatto un grave sbaglio». Inizia con questo rimpianto il racconto della trasformazione del tennis di questi anni. 

Per più di due decenni Federer, Nadal e Djokovic avevano dominato il tennis maschile, ed era difficile immaginare che cosa sarebbe successo quando si fossero ritirati, magari un futuro nuovo per tutti i tennisti che ne erano stati schiacciati. Invece, la scena se la sono presa due ventenni, spartendosi tutti gli Slam del 2024 e del 2025 e creando un nuovo tennis fatto del loro gioco, della loro rivalità e del loro essere opposti e complementari. 

Una nuova storia è iniziata e dopo quel giorno Nathan l’ha seguita tutta, partita per partita, mescolando i generi della telecronaca e del romanzo, in un racconto che fa venir voglia di cercare i video di quelle scene, di quegli scambi, di quelle vittorie e di quelle sconfitte. Descrivendo i caratteri dei comprimari e aggiungendo spiegazioni chiare di pratiche e consuetudini del grande tennis, illuminanti sia per i meno esperti che per gli appassionati. 

fonte: www.lafeltrinelli.it 

Film: Amanda Lear e Carmen Russo ne ‘La sobrietà’. Due volti iconici degli anni '80 nel lavoro grottesco di Carlo Fenizi, che vede coinvolti anche Antonia San Juan, Michele Venitucci, Eva Basteiro-Bertolí e Francesco Zenzola

La sobrietà è il nuovo lavoro di Carlo Fenizi, regista, sceneggiatore e docente, con un film corale e visionario che mescola commedia nera, mockumentary e atmosfere grottesche. Prodotto e distribuito da Tejo s.r.l.s., realtà indipendente fondata dallo stesso Fenizi insieme a Raffaele Notaro, il film esce su Prime Video il 27 aprile.

Nel cast Michele Venitucci, Eva Basteiro-Bertolí e Francesco Zenzola, affiancati da un gruppo eterogeneo di interpreti e da tre presenze di forte richiamo: Amanda Lear, Carmen Russo e Antonia San Juan. Al centro della storia c’è Rodrigo, regista visionario reduce da una delusione professionale, che incontra Kimba, enigmatica e controversa actor coach. Figura carismatica e manipolatoria, Kimba ha sviluppato un metodo tutto suo con cui dirige un gruppo di attrici disposte a tutto pur di affermarsi nel mondo del cinema.

Quando Rodrigo viene coinvolto per filmare le sue lezioni, decide, insieme allo sceneggiatore Cornelio, di trasformare quell’esperienza in un documentario con l’obiettivo di far emergere la verità sul “Metodo Kimba”. Tra testimonianze, ricostruzioni e materiali eterogenei, la narrazione si sviluppa in un intreccio di piani temporali e punti di vista, coinvolgendo una galleria di personaggi che comprende ex attrici, influencer, produttori e figure ai limiti del surreale. Con l’avvicinarsi di uno scandalo e di una possibile rivolta interna, la vicenda assume progressivamente toni più oscuri, mettendo in discussione il confine tra realtà e finzione.

Tra i volti più noti del film, Amanda Lear interpreta Suor Maria Loreta, madre superiora e guida spirituale legata alla figura di Kimba. Artista poliedrica tra musica, televisione e arti visive, Lear porta sullo schermo un personaggio che si inserisce nel mosaico narrativo con un’aura enigmatica. Carmen Russo è invece Italia Martinelli, produttrice potente e spietata, figura chiave nel passato del protagonista Rodrigo. Icona dello spettacolo tra cinema e televisione, Russo segna con questo ruolo il suo ritorno sul grande schermo.

Accanto a loro, Antonia San Juan veste i panni di Corazón Aguilar, ex attrice misteriosa, mentre Eva Basteiro-Bertolí è la protagonista Kimba, fulcro dell’intero sistema narrativo. “La sobrietà di sobrio non ha nulla – dichiara Fenizi – è un film metacinematografico che nasce dall’esigenza di raccontare in modo iperbolico alcune dinamiche del mondo del cinema che ho osservato e vissuto in prima persona”. Il regista sottolinea come il progetto sia evoluto da una struttura inizialmente più tradizionale verso una forma più libera e frammentata: “La narrazione ha preso una piega indomita che ha virato verso l’impostazione del mockumentary. Da una parte è una storia sulla manipolazione e la fragilità, dall’altra esplora il rapporto tra finto realismo e fantasia”.

“Il titolo contraddice completamente ciò che si vede – aggiunge – il mio gusto si muove verso l’insolito e il grottesco, che considero una delle espressioni più autentiche dell’essere umano”. Il film si configura come un’opera corale, costruita su una forte frammentazione narrativa e su un’estetica dichiaratamente artificiale, che rifiuta il naturalismo per privilegiare un linguaggio espressivo più libero. “La sobrietà è un film molto personale, una dichiarazione d’intenti “, conclude Fenizi, evidenziando la natura indipendente del progetto, realizzato grazie alla collaborazione e al coinvolgimento diretto di tutti i partecipanti.

La colonna sonora riflette la varietà stilistica del film, con contributi della stessa Eva Basteiro-Bertolí, dell’artista brasiliana Bartira, del musicista Gianluca Bergomi e del gruppo Terranima, in un mix che spazia tra elettronica, sperimentazione e musica popolare. Nei titoli di coda, una frase sintetizza il senso del progetto: “La sobrietà è un film realizzato grazie alla volontà, la passione, la fiducia, la disponibilità e l’amicizia di tutti coloro che vi hanno partecipato”.

Un’affermazione che richiama la natura indipendente dell’opera e il percorso produttivo che ne ha accompagnato la realizzazione.

fonte: articolo di  Andrea Guglielmino    https://cinecittanews.it 

Libri: "Il tempo del la la la" di Luciana Littizzetto

Con questo suo primo romanzo, Luciana Littizzetto ci racconta un tempo, nella vita di ogni donna, friabile e vivo, e lo attraversa con leggerezza e ironia: una storia luminosa in cui è facile riconoscersi, capace di farci sorridere e, insieme, di muovere con intelligenza e grazia le nostre emozioni.

«È il tempo delle queenager, un po’ queen e un po’ teenager: una categoria che sta prendendo forma, viva, scintillante e piena di una consapevolezza nuova.» - Luciana Littizzetto

Tre donne, un baretto di fiducia e una chat che non conosce tregua. Ogni settimana, tra caffè con acqua calda a parte e confidenze, Lola, Maura e Ida tornano lì, come se fosse il modo più semplice di non perdersi. Lola sta per compiere sessant'anni e si sente sbiadire, incastrata tra un passato che non ha ancora smesso di fare male e un presente che sembra aver perso colore. 

Maura fa i conti con un matrimonio che si trascina per abitudine più che per slancio e con quei sogni che, negli anni, ha dovuto mettere da parte. Ida, invece, con il suo mix di ottimismo e spregiudicatezza, non chiede il permesso a nessuno: vive, sbaglia, ricomincia. Ad accomunarle, un'inquietudine sottile: la sensazione che i giochi non siano ancora fatti, che sogni e desideri possano ancora trovare spazio. 

Ma come? Forse, a volte, basta soltanto avere fiducia e imparare a lasciarsi trovare dalle cose belle. E così, dentro quel tempo sospeso, qualcosa comincia a muoversi nei modi più imprevedibili: un incontro inatteso, una possibilità che si affaccia insperata, il passato che torna a bussare aprendo a un futuro ancora tutto da immaginare. 

Sullo sfondo di una Torino vibrante che si fa complice silenziosa, Lola, Maura e Ida si trovano così davanti a ciò che sono state e a quello che potrebbero ancora essere, in equilibrio tra rimpianti e slanci, paure e improvvise aperture, mentre riaffiora, forte, la sensazione di essere vive. Con questo suo primo romanzo, Luciana Littizzetto ci racconta un tempo, nella vita di ogni donna, friabile e vivo, e lo attraversa con leggerezza e ironia: una storia luminosa in cui è facile riconoscersi, capace di farci sorridere e, insieme, di muovere con intelligenza e grazia le nostre emozioni. 

fonte: www.lafeltrinelli.it 

Gli Slipknot irrompono nel nuovo spot di Gucci (e c'è anche Mina) Il tocco di Demna nello short film diretto da Jonathan Glazer per la collezione 'Generation Gucci'. E nella soudtrack spunta inoltre Aznavour

Un frame dello spot di 'Gucci Generation' diretto da Jonathan Glazer (YouTube)
Gli Slipknot in una pubblicità di Gucci? Qualcuno potrebbe storcere il naso. Ma solo nel caso in cui non conosca Demna. Il designer georgiano, oggi alla guida della maison fiorentina, porta nel nuovo short film del brand ‘Generation Gucci’ un immaginario fortemente ancorato alla musica alternativa. Del resto, la sua passione per il metal è ben nota e attraversa da anni il suo immaginario creativo. 

Nel cortometraggio di un minuto e quarantacinque secondi diretto da Jonathan Glazer, la formazione metal americana irrompe con uno dei brani più amati dal pubblico ‘(sic)’, dando un twist deciso alla narrazione. La scena si apre con un fischio: è la supermodella Mariacarla Boscono, che attira l’attenzione e poi, uno dopo l’altro, i protagonisti dello spot sbucano da un hotel a due piani. Viene inquadrata la luna, con la voce di Mina in sottofondo e all’improvviso parte la doppia cassa di ‘(sic)’, tra le tracce più iconiche e rappresentative della band dell'Iowa, tratta dall'album di debutto omonimo della band, 'Slipknot', del 1999. 

L’auto decappottabile, con a bordo dei modelli, sembra fluttuare nel cielo a tutta velocità per poi 'atterrare' davanti a un muro. Il cortometraggio si chiude con il gruppo riunito, pronto per una serata fuori. L'aspetto più riuscito non è solo utilizzare un brano dirompente come ‘(sic)’ in uno spot di un brand di lusso come Gucci ma accostarlo a due scelte musicali lontane per epoca e registro: ‘Un bacio è troppo poco’ di Mina e ‘Hier Encore’ di Charles Aznavour, che chiude il ceerchio. Per Demna, in ogni caso, nulla di nuovo sotto al sole. Durante i 10 anni alla guida di Balenciaga, le incursioni nell'heavy metal sono state frequenti: dalla collaborazione con i Rammstein nel 2021, a quella con il lettering di band metal stampate su t-shirt, felpe e pantaloni, fino alla collezione haute couture con i Cradle Of Filth e alle contaminazioni portate avanti precedentemente con Vetements insieme al fratello Guram Gvasalia. 

Anche fuori dalla passerella, nessuno si è stupito nel vedere Demna indossare una felpa degli Slipknot all’after party della sua prima collezione per Gucci, nel febbraio scorso. Anche il legame del designer georgiano con Mina non è nuovo. Nel 2024 aveva reso omaggio alla Tigre di Cremona con 'Balenciaga Music Mina', una capsule collection dedicata alla cantante, accompagnata da una playlist curatoriale di 50 brani scelti personalmente da Mina. Un progetto che suonava come una vera dichiarazione d’amore artistica e che confermava ancora una volta come, per Demna, la musica, dal metal più estremo alla grande tradizione della canzone italiana, sia parte integrante della propria creatività. 

Sui social, intanto, lo stupore è generale. C’è chi commenta ironicamente: "Slipknot e Gucci nella stessa frase: ora penso di aver davvero visto tutto". Qualcun altro ammette di aver cliccato sul video convinto fosse uno scherzo. E poi c’è chi la prende con entusiasmo assoluto: "Se è un sogno, non svegliatemi". (di Federica Mochi) 

fonte: Redazione Adnkronos   www.adnkronos.com 

Libri: "Io sono Adele" di Csaba dalla Zorza

Io sono Adele è il racconto intimo di una donna che sfida continuamente se stessa, alla ricerca dell’unico coraggio che non ha mai avuto: essere felice. Sapendo che per farlo dovrà infrangere le sue stesse regole.

«Trasformare l’ordinario in straordinario. È questa l’arte della gente comune.»

Adele Casagrande ha sessant’anni, un passato di cui non vuole parlare e un lavoro tutto nuovo. Si è trasferita da Milano in Provenza, a Villeneuve-lès-Avignon, come governante in una casa privata. Qui si trova da sola a ricucire i pezzi di una famiglia che non è la sua, ma anche a fare i conti con i motivi che l’hanno spinta a tagliare di netto con la vita precedente, mentre tutti vorrebbero sapere ciò che lei protegge con il silenzio.

Csaba dalla Zorza, con passo certo e delicato, rivela poco alla volta la parte privata della vita di una donna che, vista da fuori, sembra avere tutto. 

La separazione dei genitori, la volontà di costruirsi un’indipendenza economica, la maternità e la fatica di conciliare famiglia e lavoro, il dolore per un matrimonio finito e il peso di un segreto che non vuole svelare.

Cosa succede, quando capisci che l’unica cosa che ti manca ti è stata negata dal tuo stesso senso del dovere? Come si affronta la necessità di essere amata in quella fase della vita che tutti pensano coincida con il tramonto?

Csaba dalla Zorza è l’autrice italiana che ha fatto della buona tavola e delle buone maniere uno stile che oggi è fonte di ispirazione per moltissime persone.
Amata dal suo pubblico, che la segue quotidianamente sia in televisione che sulle piattaforme digitali, è considerata una vera autorità nell’ambito del savoir vivre contemporaneo.
Nella sua carriera ha pubblicato 23 libri di cucina e lifestyle, da molti dei quali sono state tratte serie TV omonime per Food Network. Dal 2018 conduce il programma cult Cortesie per gli Ospiti su Real Time e dal 2025 è direttore della testata foster magazine. “La governante” è il suo primo romanzo.

fonte: www.lafeltrinelli.it 

Moda - A Palazzo Gucci di Firenze la prima mostra firmata da Demna. Percorso esplora archivio e legame con la sua città, c'è anche la 'stanza della verità'

ANSA - RIPRODUZIONE RISERVATA 
Si chiama Gucci Storia la nuova mostra allestita a Palazzo Gucci di Firenze, in piazza della Signoria.

Un percorso che, seguendo la visione del nuovo direttore artistico Demna, reinterpreta la storia del marchio e il legame con la sua città d'origine.

Nelle varie sale si alternano arazzi che valorizzano la tradizione artigianale fiorentina, oggetti provenienti dagli archivi, l'innovazione sartoriale degli ultimi anni e installazioni interattive. 

La mostra è allestita al primo e secondo piano del Palazzo della Mercanzia, edificio risalente al 1337 situato nel cuore di Florence che negli anni ha sempre ospitato le mostre della casa di moda. Al piano terra resta invariato lo spazio per la boutique e la Gucci Osteria da Massimo Bottura. 

Il percorso della mostra prende il via con una galleria di ritratti, con pareti rivestite in tessuto che incorniciano le immagini della collezione di Demna 'La Famiglia'. scattate da Catherine Opie. 

Seguono sale dedicate all'archivio, con pezzi come borse da tennis, kit da barba e foulard e altri modelli iconici come le borse Jackie o Bamboo. La rassegna esplora poi il rapporto tra Gucci e il cinema, con filmati e video di collezioni, mentre la sala Generation Gucci è pensata come un laboratorio con le immagini della campagna pubblicitaria scattata da Demna per raccontare l'omonima collezione. 

All'uscita, i visitatori ipossono leggere una lettera scritta da Demna in vista di Gucci Primavera, la sua sfilata di debutto per la maison. Al secondo piano si racconta la storia del prêt-à-porter Gucci con una serie di manichini sospesi, e infine c'è la ''Stanza della Verità''. Secondo la leggenda, negli anni '80, alcuni ospiti selezionati ricevevano per posta chiavi dorate che garantivano accesso a questo santuario nascosto sopra il negozio di New York: uno spazio accessibile solo su invito, per vedere opere rare e pezzi unici. La stanza nel museo fiorentino ricostruisce con precisione questo spazio. 

fonte: Redazione ANSA    www.ansa.it    RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA - Tutti i diritti riservati   

venerdì 1 maggio 2026

Danza, al Maggio Musicale di Firenze il 'David di Michelangelo'. Il 9 e 10 maggio, due giorni tra concorso internazionale, formazione e gala finale: 450 giovani danzatori e compagnie toscane sul palco

Il 9 e 10 maggio l’Auditorium Zubin Mehta del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino ospita il “David di Michelangelo – Premio Danza Città di Firenze”, iniziativa ideata e realizzata da OPES Italia APS.
L’evento rappresenta la fase conclusiva del progetto “Danzando con il Cuore in Tour 2026”, promosso da OPES Toscana e dal Comitato provinciale di Siena, articolato in sei rassegne coreografiche sul territorio regionale, con il coinvolgimento di oltre 50 scuole di danza e più di 800 giovani allievi. Il progetto si è sviluppato con l’obiettivo di valorizzare la formazione, il talento e la funzione educativa e sociale della danza.

L’organizzazione è curata da Stefano Rossi (responsabile organizzativo generale) e Massimo Carletti (direzione esecutiva), mentre la direzione artistica è affidata ad Adria Ferrali.

Il concorso internazionale si svolgerà nel pomeriggio di sabato 9 maggio e per l’intera giornata di domenica 10, con la partecipazione di oltre 35 scuole provenienti da Toscana, Campania, Friuli Venezia Giulia e Veneto, per un totale di circa 450 giovani danzatori. 

La giuria internazionale sarà composta da Alain Honorez, Peter Bo Bendixen, Emanuela Tagliavia, Francesco Annarumma e Patrizia Coletta.
Nel programma sono previste anche masterclass di danza classica e contemporanea con artisti di rilievo internazionale, tra cui Maria Kochetkova, Sebastian Kloborg e Matteo Miccini.
Accanto al concorso, il Gran Gala vedrà esibirsi per la prima volta insieme 14 compagnie di danza toscane accreditate presso la Regione Toscana e il MIC, affiancate da étoile e artisti ospiti. Il programma, curato da Adria Ferrali, fondatrice del DAP Festival, includerà anche coreografie in prima nazionale.

“Eventi come questo – ha dichiarato l’assessora allo sport Letizia Perini – rappresentano un esempio concreto di come lo sport e le attività artistiche possano diventare strumenti fondamentali di crescita personale. La danza, in particolare, unisce disciplina, espressione e lavoro di gruppo, offrendo ai giovani un percorso educativo che va oltre l’aspetto tecnico". Iniziative di questo tipo permettono inoltre di valorizzare il grande lavoro delle scuole di danza e delle realtà associative del territorio - ha aggiunto - che quotidianamente contribuiscono alla formazione di centinaia di ragazze e ragazzi. Allo stesso tempo, eventi di questo livello rafforzano l’identità culturale della città e ne confermano la capacità di attrarre progetti di qualità nazionale e internazionale". "Come amministrazione - ha concluso l'assessora Perini - riteniamo fondamentale sostenere percorsi che mettano al centro i giovani e la loro crescita, favorendo occasioni di confronto, partecipazione e scambio tra esperienze diverse. Firenze, anche attraverso appuntamenti come questo, continua a investire in una visione dello sport e della cultura come beni capaci di generare comunità”.

Durante la serata conclusiva saranno assegnati il “Premio Danza Città di Firenze – David di Michelangelo” e il “Premio OPES Italia APS – Città di Firenze”, destinati a personalità del mondo della danza, dello sport e del sociale.
A supporto della direzione artistica, Sara Tartaglia ha seguito il coordinamento generale del progetto, contribuendo alla gestione delle relazioni con giurati, masterclass, borse di studio e comunicazione.

fonte: www.comune.firenze.it 

Libri: "È sempre Parigi. Guida illustrata agli indirizzi più autentici divisa per arrondissement." Ediz. a colori di Marin Montagut

«Appena arrivato a Parigi, mi son messo a caccia dei suoi tesori nascosti. Aprivo porte di botteghe discrete, varcavo passaggi e cortili appartati, incontravo artigiani, antiquari, pasticcieri… 

I luoghi che trovate in questa guida hanno almeno tren’anni, a volte secoli. Ho voluto condividerli per raccontare una città diversa, più intima, una Parigi oltre le epoche e il tumulto del mondo.» 

Arrondissement per arrondissement, Marin Montagut ci scorta in un viaggio fra i luoghi più autentici della Ville Lumière. I giocattoli di Au Nain Bleu, le carte da lettere di L’Écritoire, il Museo della Magia, le lampade di Lumière de L’œil… 

Oltre 470 indirizzi che stupiranno anche i viaggiatori più esperti, fra botteghe, caffè, mercatini, musei, giardini, cabaret..

Marin Montagut è un rinomato illustratore, designer e creatore francese, noto per il suo stile poetico e nostalgico che celebra l'artigianato parigino. Fondatore di una boutique-atelier a Parigi, crea oggetti decorativi unici, acquerelli e guide di viaggio, ispirati al fascino della Parigi del 1900 e alle Wunderkammer

Artista Versatile: Oltre al design, è autore, regista e assistente decoratore.Stile e Ispirazione: Il suo lavoro è un mix di artigianato, storie antiche e uno stile parigino sognante. Produce oggetti in porcellana, vetro e aquarelle personalizzate.La Boutique: Ha un negozio iconico al 48 di Rue Madame a Parigi, descritto come una bottega delle meraviglie.Editoria: È autore di libri illustrati come Sotto i tetti di Parigi e Ricordi di Parigi.Formazione: Ha studiato al Saint Martins College of Art and Design di Londra. 

fonte: www.lafeltrinelli.it     www.ippocampoedizioni.it 

Cinema - Palazzo Esposizioni Roma "Desiderio Almodóvar" termina il 3 maggio 2026

Immagine: Marisa Paredes, Pedro Almodóvar and Miguel Bosé. Foto di César Urrutia © El Deseo
Desiderio Almodóvar a cura di
Marco Berti e Francesca Pappalardo, Palazzo Esposizioni Roma

Promossa da
Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e Azienda Speciale Palaexpo

Si ringraziano
CG Entertainment, Cineteca Lucana, Cineteca Milano, Eagle Pictures, Imago Company Srl, Park Circus, Warner Bros. Entertainment Italia

Pedro Almodóvar è scoppiato all’improvviso – parafrasando l’amata Mina – dentro al cuore del pubblico a partire dagli anni ’80, letteralmente esplodendo sulla scena cinematografica europea con una forza rivoluzionaria e trasgressiva mai viste prima nei temi e nelle forme della rappresentazione. Nella Spagna appena liberata dal giogo franchista, ha portato sullo schermo i fermenti della mitica movida madrilena, dando spazio a un magma umano che poteva finalmente germogliare incontrollato dal sottosuolo urbano, dopo decenni di oppressione: omosessuali, travestiti, tossici, punk, casalinghe masochiste, cantanti sadiche, suore feticiste, sessuomani e tanti altri personaggi che vivono fino all’estremo le proprie passioni, finalmente liberi. Così come le vivono i loro antagonisti negativi, quali i poliziotti stupratori, i mariti violenti o i matador assetati di sangue, portatori di una carica distruttiva e mortale conseguenza del passato autoritario, le cui forze continuano ad agire sotterraneamente come un trauma irrisolto. Tutti i personaggi di questo caravanserraglio caotico ed esilarante rincorrono come ipnotizzati le proprie ossessioni, riducendo al desiderio l’espressione della propria identità. 

"Il desiderio è qualcosa che non si può controllare, che non risponde a nessuna legge. Per me il desiderio è l'unica guida possibile, l'unico elemento che permette ai personaggi di essere liberi e di agire secondo la propria natura, al di là del bene e del male." Così dichiara il regista individuando nel desiderio il motore narrativo delle sue opere e la ragione di esistere dei suoi personaggi, soprattutto femminili, "sempre alla ricerca di qualcosa che non hanno. Il desiderio nasce da questa mancanza, da questo vuoto che cercano di colmare con la passione, anche quando questa è chiaramente autodistruttiva."

Il desiderio è l’altra faccia del senso di vuoto, altro tema cardine delle sue opere sin dall’inizio. Il vuoto e la morte prendono via via sempre più spazio nei suoi film, fino a diventare centrali nei capolavori della maturità. Esaurita la necessità trasgressiva e grottesca dei primi film, nelle pellicole degli ultimi anni si addensano le nubi della perdita, incarnate dalle tante figure materne, archetipi di dolore e nostalgia. Ed è così che la lunga parabola creativa di questo grande maestro ribelle ci porta dall’energia provocatoria e libertaria riconquistata dopo la dittatura, fino alla lucida rappresentazione del dolore e della delusione esistenziale contemporanea, restituendoci un ritratto alternativo della cultura europea degli ultimi quarant’anni, dove il desiderio e la ricerca della felicità e della realizzazione personale finiscono per essere la condanna di un’umanità destinata all’auto annientamento.

Immagine: Marisa Paredes, Pedro Almodóvar and Miguel Bosé. Foto di César Urrutia © El Deseo

Informazioni
Ingresso libero fino a esaurimento posti con prenotazione consigliata
Sala Cinema - Palazzo Esposizioni Roma
Scalinata di via Milano 9a
 
Puoi prenotare sulla pagina di ogni film dalle ore 9:00 del giorno precedente fino a due ore prima della proiezione.
Quando hai prenotato sei pregato di arrivare 10 minuti prima dell'inizio, altrimenti il posto verrà assegnato al pubblico in attesa all’ingresso. Se non puoi venire ricordati di cancellare la prenotazione dalla tua area riservata sul sito, per permettere ad altri di partecipare.
Se i posti risultano esauriti online, puoi accedere alle proiezioni senza prenotazione in caso di posti resi disponibili da rinunce e cancellazioni, presentandoti entro l’orario di inizio del film.

fonte e Info: www.palazzoesposizioniroma.it 

Mostre: "ROMASUONA. La musica in Italia 1970-1979" A cura di Guido Bellachioma. Palazzo Esposizioni Roma, dal 1 maggio al 12 luglio 2026

L'allestimento della mostra,  foto di Alberto Novelli
"ROMASUONA La musica in Italia 1970-1979" 

A cura di Guido Bellachioma 
Con l'amichevole collaborazione di Pino Candido
Mostra promossa da Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e Azienda Speciale Palaexpo
Ideata, prodotta e organizzata da Azienda Speciale Palaexpo

ROMASUONA. La musica in Italia 1970–1979 è una mostra che ripercorre un decennio cruciale della storia italiana, attraverso la rivoluzione dei linguaggi musicali, che hanno dominato la scena pop, nazionale e internazionale.

Nell’arco di questo decennio, la musica ha saputo travalicare i propri canoni estetici per fondersi con la letteratura, le arti visive e il cinema, agendo come potente catalizzatore di identità collettive, in un’epoca segnata dall’espansione dell’industria discografica e dall’avvento pionieristico delle radio libere. In tale contesto, l’espressione musicale diventa il terreno su cui istanze politiche e sperimentazioni artistiche si intrecciano. Roma è al centro di questa metamorfosi, affiancata da realtà di pari rilievo quali Milano, Napoli e Bologna e da centri minori, ma non marginali, come Viterbo, Nettuno o Zerbo, in provincia di Pavia.

L'allestimento della mostra,  foto di Alberto Novelli
Il nucleo della mostra è costituito da un corpus di circa settecento scatti fotografici in larga parte inediti: dalle luci dei grandi palchi al silenzio dei backstage, le immagini narrano la creatività degli artisti in studio e durante le performance, come anche l'estetica spontanea delle piazze, cristallizzando l'anima di un'epoca attraverso l'obiettivo dei fotografi, vero motore della mostra. Attorno a questo ingente nucleo fotografico affiorano frammenti di un intero mondo musicale: manifesti, biglietti di concerti, riviste specializzate, fanzine, volantini, libri e copertine di vinili, strumenti musicali, apparecchiature di amplificazione.

Il progetto espositivo si apre idealmente in continuità con la retrospettiva dedicata a Mario Schifano, ospitata contemporaneamente al piano nobile di Palazzo Esposizioni, richiamando la celebre serata Grande angolo, sogni & stelle, organizzata dallo stesso Schifano al Piper Club di Roma il 28 dicembre 1967, in cui si esibiva il gruppo rock progressive Le Stelle di Mario Schifano. L’evento, documentato dalle fotografie di Patrizia Ruspoli — sigillo di un’epoca e preludio agli anni a venire — rappresenta una delle prime espressioni di spettacolo multimediale moderno, con artisti, musicisti, performer e poeti in scena tra luci stroboscopiche, proiezioni filmiche e dispositivi visivi, un fenomeno che può essere contestualizzato all’interno del più ampio effetto Piper di cui l’opera di Rä di Martino in mostra, 100 Piper. Breve storia del Piper di Torino (1966-1969) in 100 frammenti, rievoca le atmosfere attraverso una personale riattivazione di materiali di archivio.

L'allestimento della mostra,  foto di Alberto Novelli

La mostra si arricchisce inoltre del contributo di importanti fotografi del mondo della musica, tra cui Antonio Amato, Ennio Antonangeli, Giorgio Battaglia, Massimo Capodanno, Renzo Chiesa, Giovanni Coccia, Fabio D’Emilio, Armando Gallo, Massimo Lastri, Silvia Lelli, Roberto Masotti, Toni Occhiello, Patrizia Ruspoli, Piero Togni, Fabio Treves e Lino Vairetti.

ll percorso prosegue spostandosi sui luoghi della musica a Roma: Il Piper che negli anni Sessanta ospita i Pink Floyd psichedelici; nel decennio successivo accoglie rock progressivo e jazz elettrico con gruppi come Genesis, Soft Machine, Traffic e Van der Graaf Generator, insieme a protagonisti italiani come Banco del Mutuo Soccorso.

Tra il 1975 e il 1976 prendono vita esperienze formative oggi ancora attive: la Scuola Popolare di Musica Donna Olimpia, con sede nel complesso di case popolari descritto da Pier Paolo Pasolini in Ragazzi di vita (1955), la Scuola Popolare di Musica di Testaccio e il Saint Louis.

Ma la musica in Italia non si esaurisce a Roma: attraversa l’intero Paese. Festival, rassegne e circuiti alternativi favoriscono la circolazione di artisti e linguaggi, disegnando un paesaggio sonoro esteso in cui le distanze si accorciano, mentre le radio libere diffondono i suoni più innovativi, rendendo la musica accessibile ovunque. Musicisti e pubblico si incontrano così in contesti sempre nuovi: dalle metropoli alle periferie, il live resta il motore principale.

Questo scenario è rievocato nell’allestimento a cura del collettivo THREES, ideatori del festival internazionale di musica Terraforma, che restituisce la vitalità e la complessità di un decennio irripetibile anche attraverso un ricco insieme di materiali – fotografie e video, insieme a documenti e memorabilia – e una selezione di brani emblematici.

In questo contesto si affermano figure centrali e di riferimento come Fabrizio De André e Patti Smith, accanto alle traiettorie più sperimentali o laterali di John Cage, degli Area, di Gabriella Ferri, Robert Wyatt e Mia Martini. A questi si affiancano protagonisti imprescindibili della scena italiana e internazionale, da Francesco De Gregori, Lucio Dalla e Antonello Venditti a Rino Gaetano, Renato Zero, Lucio Battisti e Franco Battiato, insieme a icone globali come David Bowie, i Genesis, i Rolling Stones, i Led Zeppelin e Miles Davis, fino alle esperienze del progressive italiano con Premiata Forneria Marconi, Le Orme, Osanna e Rovescio della Medaglia, e a figure fondamentali per il rapporto tra musica e immaginario cinematografico come Ennio Morricone e i Goblin.

Tank Trip, Festival di Villa Pamphilj, Roma, 25-27 maggio 1972, © Giovanni Coccia
I festival e le piazze rappresentano l’apice di questa energia collettiva. Dal Festival di Palermo del 1970 al Pirmo Festival Internazionale dei Poeti del 1979 a Castelporziano, passando per Caracalla, Villa Pamphili e Parco Lambro, la musica si afferma come strumento di partecipazione e condivisione. Questi appuntamenti diventano spazi di libertà, socialità e impegno politico. >> l'articolo continua QUI 

fonte e info: www.palazzoesposizioniroma.it 

mercoledì 29 aprile 2026

Giornata Internazionale della Danza – 29 aprile 2026. Istituita dal Comitato dell’International Theatre - UNESCO. Il messaggio di Crystal Pite, coreografa canadese di fama internazionale

44° Giornata Internazionale della Danza – 29 aprile 2026. La Giornata Internazionale della Danza istituita nel 1982 dal Comitato di Danza dell’International Theatre - UNESCO anche quest’anno celebra la danza affidando il messaggio internazionale a Crystal Pite.

La Giornata Internazionale della Danza, istituita nel 1982 dal Comitato di Danza dell’International Theatre UNESCO celebra la danza, il suo valore e la sua importanza come forma d’arte e come elemento fondamentale per la conoscenza e per la crescita degli uomini, delle donne e dei popoli.

 

Quest’anno il messaggio alla comunità artistica internazionale è stato affidato a Crystal Pite, coreografa canadese di fama internazionale che, nella sua lunga carriera, ha fatto parte della compagnia del Ballet British Columbia, del Ballett Frankfurt di William Forsytheed ed  ha creato opere per compagnie come il Royal Ballet, il Nederlands Dans Theater, il Balletto dell’Opéra di Parigi e il National Ballet del Canada.

Il suo messaggio sottolinea il ruolo della danza come strumento di unione e pace

“Nella danza e nel fare danza troviamo la prova che l’umanità è qualcosa di più del nostro ultimo, straziante fallimento globale. Se prestiamo attenzione, la danza ci donerà un barlume momentaneo dell’anima.”

Il messaggio, tradotto in molte lingue a cura dei numerosi Centri nazionali dell’International Theatre Institute, viene letto nei teatri, nelle scuole, nelle biblioteche, nei luoghi di cultura e di aggregazione in tutto il mondo. 

MESSAGGIO DI CRYSTAL PITE

Biografia di Crystal Pite

fonte: https://spettacolo.cultura.gov.it 

lunedì 27 aprile 2026

Serie TV - 'In Utero', nuova serie con Sergio Castellitto, creata da Margaret Mazzantini. Dall'8 maggio su Hbo Max, diretta da Maria Sole Tognazzi

Arriva in esclusiva su Hbo Max da venerdì 8 maggio 'In utero', la nuova serie creata da Margaret Mazzantini, diretta da Maria Sole Tognazzi, che firma anche la direzione artistica, e Nicola Sorcinelli, alla regia degli ultimi 4 episodi, con protagonisti Sergio Castellitto, Alessio Fiorenza, Maria Pia Calzone e Thony. 

In otto episodi, in onda il venerdì, la serie, ambientata a Barcellona, ci porta in una clinica per la fertilità dove si intrecciano destini e scelte che cambiano la vita. 

Nel cast d'eccezione: Camille Dugay, Michela De Rossi, Valentina Romani, Andrea Lattanzi, Ivana Lotito, Marianna Fontana, Romana Maggiora Vergano, Maya Sansa, Donatella Finocchiaro, Fabrizio Ferracane, Fabrizio Falco, Denise Capezza, Francesco Colella, Sara Drago, Enrico Borello, Daniele Parisi e Astrid Casali. 

Il ginecologo Ruggero (Castellitto), fondatore della clinica di fecondazione assistita 'Creatividad' e il talentuoso biologo Angelo (Fiorenza), giovane uomo trans, si confrontano ogni giorno con le complesse vicende umane dei pazienti insieme alla loro storia clinica.

Persone di differente orientamento sessuale e romantico, in coppia o single, che attraverso il proprio desiderio di genitorialità portano punti di vista inediti e conflitti profondi mai esplorati.

Accanto a loro Teresa (Maria Pia Calzone), amministratrice brillante e fondatrice insieme al marito della clinica, e Dora (Thony), la nuova patient assistant. 

Storie di speranza, attesa, coraggio e vulnerabilità raccontano i diversi percorsi delle persone che arrivano alla clinica con lo stesso desiderio, quello di avere un figlio. A seconda dei casi si devono confrontare con scelte difficili, limiti biologici, paure profonde e domande senza risposte.     

Prodotta da Cattleya - parte di Itv Studios - in associazione con Paramount Television International Studios, 'In utero' vede Margaret Mazzantini anche co-autrice con Enrico Audenino e Teresa Gelli del soggetto di serie. 

fonte: Redazione ANSA   www.ansa.it   RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA - Tutti i diritti riservati   

Rai Uno - Per celebrare la Giornata Internazionale della Danza "Siamo Danza" con Eleonora Abbagnato. Mercoledì 29 aprile alle ore 21.45


In occasione della Giornata Internazionale della Danza, mercoledì 29 aprile in prima serata su Rai1, Rai Cultura dedica una serata-evento da Palermo per celebrare l’arte del movimento come linguaggio universale, capace di unire epoche, culture e generazioni. 

Sotto la direzione artistica di Eleonora Abbagnato, "Siamo Danza" porta in scena un racconto corale che attraversa la tradizione classica e le espressioni contemporanee, intrecciando grandi repertori e nuove creazioni. L’idea centrale è che la danza non è qualcosa che si fa, ma qualcosa che si è. Un linguaggio invisibile che attraversa il corpo e diventa emozione, racconto, identità. 

Ad accompagnare i telespettatori un narratore d’eccezione, Giuseppe Fiorello, affiancato da Anna Ferzetti (candidata ai David di Donatello come Migliore attrice protagonista) e Noemi, oltre a ospiti come Fiorella Mannoia, Giuliano Sangiorgi, Raf, Dardust e la partecipazione straordinaria di Claudio Baglioni. 

Le incursioni ironiche sono affidate a Corrado Nuzzo e Maria Di Biase, coppia nella vita e sulla scena, che danno la loro personale visione del mondo della danza. Non mancano esibizioni di danza inedite, come quella con Nikita Perotti, vincitore dell’ultima edizione di "Ballando con le stelle", e un sorprendente Tango con Samuel Peron.

Tanti gli artisti del mondo della danza, sia dall’Italia che dall’estero, presenti: Alice Mariani (Prima Ballerina del Teatro Alla Scala di Milano), Salvatore Manzo (Etoile del Teatro di San Carlo di Napoli), Michele Satriano (Primo Ballerino del Teatro Dell’Opera di Roma) e il Corpo Di Ballo del  Teatro Dell’Opera di Roma, Alessandro Casà e Martina Pasinotti (Tersicorei del Teatro Massimo di Palermo) e il Corpo Di Ballo del Teatro Massimo di Palermo,  Gareth Haw (Lead Principal dell’English National Ballet di Londra), Paul Mark (Etoile dell’Opéra National di Parigi),  Madeline Woo (Principal del San Francisco Ballet), Giorgi Potskhishvili (Principal del Dutch National Ballet di Amsterdam), Friedemann Vogel (Principal del Balletto di Stoccarda), Andrea Sarri (Primo Ballerino dell’Opéra National di Parigi), i coreografi e danzatori Sasha Riva e Simone Repele e tanti altri.

"Siamo Danza" è un programma di Rai Cultura prodotto da FRIENDSTV in collaborazione con Ministero della Cultura, Ministero del Turismo, Enit spa, Città di Palermo, Città Metropolitana di Palermo, Fondazione Teatro Massimo di Palermo, SIAE. 
Scritto da Rossella Rizzi, Federico Baccomo, Simone Di Rosa, light designer Marco Lucarelli e produzione esecutiva Orazio Caratozzolo e Annalisa Leo. 

Per la ripresa televisiva direttore della fotografia Francesco Falcone, edizione Marco Giovannetti e Ivo Semeraro, aiuto regia Stefania Viero, consulente musicale Amilda Bonfanti, direttore di produzione Pino Aprea, collaborazione editoriale e artistica di Nicola Pardini, a cura di Giulia Morelli e produzione esecutiva Serena Semprini. La regia è di Fabrizio Guttuso Alaimo.

fonte: Ufficio Stampa Rai  www.rai.it 

Libri: "Cambiocampo. È iniziata un’altra epoca del tennis" di Giri Nathan

Tra i migliori libri del 2025 secondo il New Yorker

Cambiocampo mescola i generi della telecronaca e del romanzo, per raccontare una nuova era del tennis, imperdibile sia per i meno esperti che per gli appassionati.

Un giorno di settembre del 2022 Giri Nathan prende una decisione sbagliata. Ha passato dieci giorni afosi in tribuna stampa a guardare partite su partite degli US Open di tennis per poi scriverne tutta la sera, è sfinito, e così prende la metropolitana per Brooklyn prima del solito e va a vedersi un quarto di finale a casa, in tv. «E fu così che riuscii a perdermi la partita tra Carlos Alcaraz e Jannik Sinner, e con lei la chance di intravedere un futuro straordinario. 

Guardai gli scambi iniziali in metro, in streaming sullo smartphone, sapendo dentro di me di aver fatto un grave sbaglio». Inizia con questo rimpianto il racconto della trasformazione del tennis di questi anni. Per più di due decenni Federer, Nadal e Djokovic avevano dominato il tennis maschile, ed era difficile immaginare che cosa sarebbe successo quando si fossero ritirati, magari un futuro nuovo per tutti i tennisti che ne erano stati schiacciati. 

Invece, la scena se la sono presa due ventenni, spartendosi tutti gli Slam del 2024 e del 2025 e creando un nuovo tennis fatto del loro gioco, della loro rivalità e del loro essere opposti e complementari. Una nuova storia è iniziata e dopo quel giorno Nathan l’ha seguita tutta, partita per partita, mescolando i generi della telecronaca e del romanzo, in un racconto che fa venir voglia di cercare i video di quelle scene, di quegli scambi, di quelle vittorie e di quelle sconfitte. Descrivendo i caratteri dei comprimari e aggiungendo spiegazioni chiare di pratiche e consuetudini del grande tennis, illuminanti sia per i meno esperti che per gli appassionati. 

Giri Nathan è un giornalista sportivo statunitense. Scrive abitualmente per il sito Defector, di cui è stato cofondatore, ma suoi articoli sono stati pubblicati anche dal New York Magazine, dal Washington Post, dal Guardian, dal New York Times, dal National Geographic e dal New Yorker. 

La narrazione di Cambiocampo inizia da un momento preciso: la partita tra Sinner e Alcaraz ai quarti di finale maschili degli US Open del 2022, una partita così lunga e appassionante da far finire all’autore – letteralmente – l’inchiostro della penna. E da fargli capire che stava iniziando una nuova epoca del tennis: che ha deciso di raccontare con un libro. 

fonte: www.lafeltrinelli.it 

lunedì 20 aprile 2026

Danza: al Teatro San Carlo di Napoli "Soirée Balanchine" Coreografie di George Balanchine, Hans van Manen, Uwe Scholz

Copyright: © photo Luciano Romano
Soirée Balanchine

Coreografie di George Balanchine, Hans van Manen, Uwe Scholz

Direttore | Paul Connelly


SERENADE
Coreografie | George Balanchine
Riprese da Soimita Lupu
Musica di Pyotr I. Tchaikovsky


BLACK CAKE
Coreografie | Hans van Manen
Riprese da Feline van Dijken

Musiche di
Pyotr I. Tchaikovsky: Terzo movimento dalla Sinfonia n.6 “Patetica”
Leóš Janáček: Adagio
Igor Stravinsky: Scherzo à la Russe
Mascagni: Intermezzo da L’Amico Fritz
Massenet: Méditation dall’Opera Thaïs


SINFONIA N.7
Coreografie | Uwe Scholz
Riprese da Tatjana Thierbach ed Eleonora Demichelis Polian
Musica di Ludwig van Beethoven

Allestimento del Teatro di San Carlo

Orchestra, Étoiles, Solisti e Corpo di Ballo del Teatro di San Carlo
Direttore del Balletto | Renato Zanella

Teatro di San Carlo | BLU
martedì 28 aprile 2026, ore 20:00 – A – BLU – XII
mercoledì 29 aprile 2026, ore 20:00 – C/D – BLU – XII
giovedì 30 aprile 2026, ore 19:00 – B – BLU – XII
sabato 2 maggio 2026, ore 20:00 – F.A. – BLU – XII
domenica 3 maggio 2026, ore 17:00 – F – BLU – XII

Durata: 2 ore e 30 minuti circa, con due intervalli

INCONTRO AGLI SPECCHI
Salone degli Specchi del Teatro di San Carlo

Un’introduzione allo spettacolo Soirée Balanchine attraverso storia, musica, aneddoti, curiosità e qualche sorpresa, a cura del M° Renato Zanella, Direttore del Balletto, rivolta al pubblico del San Carlo.
Un modo per vivere la serata di danza più intensamente attraverso un incontro che inizierà puntualmente, nel Salone degli Specchi, 30 minuti prima di ogni spettacolo, accompagnato da una breve introduzione musicale.

L’ingresso agli incontri è riservato ai possessori di biglietto che parteciperanno, nella stessa data, allo spettacolo Soirée Balanchine.
Si comunica che il numero di posti a sedere è limitato.

Tasto >>  Acquista biglietti 

fonte e Informazioni: www.teatrosancarlo.it   Copyright: © photo Luciano Romano

Torino: "Regine in scena. L’arte del costume italiano tra cinema e teatro" in mostra abiti che hanno definito l'immagine delle regine nel cinema e nel teatro. La Venaria Reale

A cura di Massimo Cantini Parrini. La mostra è dedicata al tema della regalità come invenzione scenica, un linguaggio che attraversa secoli, generi e stili, costruendo figure capaci di imporsi nell’immaginario. Dal 17 aprile al 6 settembre 2026

Al centro della mostra è il costume di scena tra cinema e teatro, officine diverse della stessa meraviglia.

Il percorso espositivo permette di ammirare una selezione di trentuno abiti che nella storia del cinema e del teatro hanno saputo costruire l’immagine delle regine, spesso al di là della verità storica, come archetipo universale, regine del mito, della storia e della fantasia.

Il percorso narrativo della mostra si articola attorno a tre nuclei principalimito, storia, fantasia - che si intrecciano nella costruzione dell’immaginario scenico. 

Si incontreranno figure iconiche: storiche, come Marie Antoinette interpretata da Kirsten Dunst per la regia di Sofia Coppola (2006, costumi di Milena Canonero), regine mitologiche e leggendarie, come Medea interpretata da Maria Callas nel cinema di Pier Paolo Pasolini (1969, costumi di Piero Tosi) e, ancora, figure fantastiche nate dalla letteratura e dalla drammaturgia, come la Regina di Selvascura da Il racconto dei racconti di Matteo Garrone, interpretata da Salma Hayek (2015, costumi di Massimo Cantini Parrini).

Il viaggio proposto al visitatore attraversa cinema, teatro e opera lirica fino alle più recenti serie televisive, costruendo un dialogo continuo tra epoche, stili e linguaggi.

I costumi esposti sono firmati da grandi costumisti e artisti, realizzati da storiche sartorie italiane per diverse regie e celebri attrici. 
Le opere provengono da importanti sartorie, archivi e collezioni museali come le Gallerie degli Uffizi – Museo della Moda e del Costume di Firenze.

Gli abiti sono accompagnati da parrucche, gioielli e ornamenti provenienti da laboratori specializzati o realizzati appositamente su modelli originari.

La mostra si inserisce nel filone tematico espositivo della Reggia di Venaria dedicato alla moda e al costume. Ma il racconto della sovranità femminile è anche un modo per tornare alla nascita della Venaria Reale, alla metà del Seicento, in cui ebbero un ruolo centrale le duchesse Cristina di Francia e Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours.

Particolare attenzione è stata dedicata nella mostra al tema dell’accessibilità: il percorso infatti include pannelli visivo-tattili, audiodescrizioni, sottotitoli e traduzioni in LIS (Lingua dei Segni Italiana), oltre a testi in caratteri ad alta leggibilità.

In occasione della mostra, il Museo Nazionale del Cinema - in collaborazione con il Consorzio delle Residenze Reali Sabaude - propone al Cinema Massimo nel mese di giugno una rassegna che prevede la proiezione di quattro film che mostrano sul grande schermo alcuni dei costumi esposti nella mostra.

A cura di Massimo Cantini Parrini
con Clara Goria
Assistente alla curatela: Maria Elena Angei

Allestimento a cura di Paolo Bertoncini Sabatini
con la collaborazione di Emanuele Carrai e Andrea Crudeli
- Dedalo Builing Lab Firenze

Massimo Cantini Parrini è costumista di fama internazionale, due volte candidato all’Oscar, vincitore di molti premi, tra questi 6 David di Donatello come miglior costumista, di cui l’ultimo nel 2025 per il film Le déluge. Gli ultimi giorni di Maria Antonietta di Gianluca Jodice (2024), girato proprio alla Venaria Reale, nonchè 6 Nastri d’Argento e altri riconoscimenti nazionali e internazionali. Collabora con importanti registi italiani ed internazionali, firma i costumi per film, produzioni teatrali, mostre e grandi eventi internazionali come i costumi per la cerimonia inaugurale dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026.

Biglietto per la mostra e biglietto Tutto in una Reggia.

fonte: https://lavenaria.it 

Libri: "Audrey. La biografia definitiva di Audrey Hepburn" di Sean Hepburn Ferrer e Wendy Holden

Audrey è il commovente ricordo di una madre scritto dal figlio, un emozionante tributo a una donna unica, simbolo di emancipazione femminile e resilienza. È un viaggio dietro la macchina da presa per scoprire una persona eccezionale, nelle parole di chi l'ha conosciuta e amata più di chiunque altro.

Storie inedite, fotografie esclusive, i ricordi commossi del figlio Sean: la biografia definitiva dell'attrice, dell'icona di stile, di una donna unica. Audrey Hepburn ha vissuto molte vite. 
 
È stata una bambina cresciuta durante la Seconda guerra mondiale, mentre collaborava con la resistenza olandese. È stata una delle più grandi star della storia del cinema, capace di conquistare i più importanti premi del mondo dello spettacolo e interpretando ruoli indimenticabili in film come Vacanze romane, Colazione da Tiffany e My Fair Lady . 
 
È stata un'icona di stile che ha reso il tubino nero il simbolo di eleganza che è ancora oggi. Ma forse il suo contributo più grande è stato quello di ambasciatrice umanitaria negli ultimi anni della sua vita, quando ha dimostrato che paura e trauma possono trasformarsi in gentilezza e arte. 
 
Per Sean Hepburn Ferrer, però, era anche sua madre. In questo libro, arricchito da fotografie mai viste prima e da numerosi contributi inediti, ne restituisce un ritratto sincero e intimo: racconta come una timida ragazza inglese sia diventata la star che ricordiamo, ma soprattutto la donna altruista che ha attinto alla propria esperienza di fame e sofferenza per battersi strenuamente a favore dei bambini nei Paesi devastati dalla guerra e dalle carestie. 
 

Libri: "Le dirimpettaie" di Serena Bortone

C'è stato un tempo in cui la vita delle donne era solo una conseguenza del marito che si sposava. Poi è arrivato il Sessantotto e la rivoluzione sessuale che ha ribaltato radicalmente questo copione per le più giovani. Mentre le donne già sposate, strette nelle loro esistenze ordinate, si sono trovate all'improvviso travolte da mille pensieri di libertà. 

Come tre valchirie danzanti, Tina, Gabriella e Maria compiono la loro metamorfosi personale in un condominio romano di Talenti. Tre vite che si incontrano sul pianerottolo e piano piano diventano indispensabili l'una per l'altra, legate da un'amicizia quotidiana, fatta di confidenze, silenzi e osservazioni reciproche. 

Cresciute in un mondo che assegna ruoli rigidi alle donne, le tre amiche affrontano matrimoni spesso più di convenienza che sentimentali, maternità vissute tra dovere e ambivalenza, desideri repressi, tradimenti e improvvise fughe. Intorno a loro si muove un Paese in trasformazione: il boom economico, la Dolce Vita, l'emancipazione femminile, il divorzio. In un arco temporale che si estende dagli anni Sessanta al Capodanno del nuovo millennio, Serena Bortone ci regala tre donne indimenticabili, imprigionate in una vita dove il "buon matrimonio" non corrisponde a felicità. Gabriella rimugina e trova nei suoi pensieri la forza di scrollarsi di dosso un matrimonio stanco. 

Maria sogna e ogni tanto sparisce. Tina scopre l'eros e decide di tenerselo stretto. A ogni costo. "Le dirimpettaie" è un romanzo corale, vorticoso, irresistibile. Una storia che parla di noi, delle nostre madri, e di tutto quello che ci portiamo ancora addosso quando proviamo a scegliere la nostra vita. 

Serena Bortone è una giornalista e autrice italiana. Ha iniziato a lavorare sotto la direzione di Angelo Guglielmi, ed è stata poi caporedattrice, inviata, autrice e conduttrice per diversi programmi della rete (da Ultimo Minuto a Mi manda Raitre, da Telecamere a Tatami) occupandosi di cronaca, costume, inchieste e soprattutto di politica. Nel 2007 ha guidato come responsabile comunicazione e ufficio stampa la campagna per le Primarie del Partito Democratico.
Nel 2020 debutta su Rai 1 con una nuova trasmissione, Oggi è un altro giorno.
Come autrice ha pubblicato nel 2010 Io non lavoro. Storie di italiani improduttivi e felici (Neri Pozza) e nel 2024 A te vicino così dolce (Rizzoli).

fonte: www.ibs.it  

Cinema: Jaafar Jackson, 'era scritto che interpretassi Michael'. Il nipote del re del pop in un backstage parla del biopic di Fuqua

ANSA  - RIPRODUZIONE RISERVATA
È uno dei film più attesi dell'anno: Michael, il biopic di Antoine Fuqua dedicato al re del pop in arrivo nelle sale dal 23 aprile distribuito da Universal, è già al centro dell'attenzione mediatica anche per la scelta del regista e del coproduttore Graham King (The departed, Bohemian Rhapsody), di affidare la parte del protagonista all'esordiente Jaafar Jackson, vero nipote 29enne della popstar, figlio del fratello di Michael, Jermaine Jackson. 

Un impegno di cui Jaafar parla in un video sul dietro le quinte del film, accompagnato dalle scene del biopic: "Non ho mai sognato di diventare un attore né ho mai pensato di interpretarlo (lo zio, ndr), ma sentivo che era scritto" spiega. 

Nel cast fra gli altri anche Colman Domingo nel ruolo del padre di Michael, Joe Jackson, Kat Graham nei panni di Diana Ross, Nia Long in quelli della madre della popstar, Katherine, Kendrick Sampson nella parte di Quincy Jones, Miles Teller in quella dell'avvocato John Branca e Juliano Krue Valdi per Michael da bambino. 

"La vita di Michael (morto nel 2009, ndr) è epica, quello per diventare il Re del Pop è stato un viaggio incredibile" osserva il regista Fuqua.

La sfida di confrontarsi con qualcuno "come Michael Jackson sembrava divertente, ma più il progetto diventava reale - spiega il coproduttore premio Oscar Graham King - più sentivo la pressione.

Mi chiedevo come si potesse scegliere qualcuno in grado di interpretarlo.... poi ho incontrato Jaafar Jackson". Il primo giorno di riprese "continuavo a chiedermi se Jaafar sarebbe stato realmente in grado, ma quando è iniziata la musica e lui ha fatto quelle prime mosse... ho pensato subito 'questo ragazzo è fenomenale. Ci siamo guardati con Graham come per dirci 'ma è fantastico".    

Per impersonare Michael, "ho dovuto davvero guadagnarmi il ruolo e dimostrare a tutti di poter essere lui - aggiunge Jaafar Jackson - In sostanza, ho dovuto scavare in profondità e trovare quell'autenticità". Per King la verità del ruolo "lui l'ha portata a un livello che nessuno di noi pensava potesse raggiungere". Secondo Fuqua "fa parte della magia di Jaafar: come Michael ha il desiderio di essere il migliore". Il nipote della popstar ha sentito "l'amore per Michael ogni giorno sul set, da parte della troupe e del cast. Tutti hanno messo il cuore e l'anima nel film". Si può vedere "quanto "Jaafar tenga a questo progetto - osserva infine Fuqua -. È ciò che lo rende così speciale. Riesce a tramettere perfettamente lo spirito di Michael e tutti sul set se ne sono resi conto".  

fonte: Redazione ANSA   www.ansa.it   RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA - Tutti i diritti riservati      

Firenze: presentazione del libro "Voglia di pici" di Marco Ginanneschi e Roberta Perugini, il 23 aprile presso Regione Toscana Palazzo Sacrati Strozzi

Giovedi 23 aprile alle 17.30 presso Regione Toscana Palazzo Sacrati Strozzi. Piazza Duomo 10 Firenze

Presentazione del libro
VOGLIA DI PICI
antropologia e pratica dell’appiciare in Toscana
Di Marco Ginanneschi e Roberta Perugini
Saluti di Eugenio Giani Presidente della Regione Toscana
Introduce Michele Rossi, direttore del Gabinetto Scientifico Letterario Virusseux
Modera Simona Bellocci, giornalista

VOGLIA DI PICI
Di Marco Ginanneschi e Roberta Perugini
Illustrato da Ginanneschi M. Data di Pubblicazione: novembre 2025

 In libreria un libro dedicato ai pici e alla tradizione tutta toscana di allungare fili di pasta fresca usando il palmo della mano. Si intitola "Voglia di Pici. Antropologia e pratica dell'appiciare in Toscana". Il libro, che, come scrive Paolo Ciampi nella sua introduzione, "è un piccolo grande libro". 

Piccolo nel formato ma non per il tema trattato: quello del recupero della tradizione di un grande prodotto agroalimentare toscano, sia in termini di valore culturale che di pratica culinaria e sociale. I pici come non li avete mai visti, dunque. I pici come portatori di significato per chi li fa e per i fortunati che possono mangiarli. I pici come anello di congiunzione tra il nostro passato e il nostro futuro, quello che possiamo tutti contribuire a creare ricominciando ad ... appiciare!

Un'originale esplorazione della dimensione sociale dei pici e del significato più profondo dell’appicciare; una guida pratica e ragionata ai gesti che portano a formare i pici (o lunghetti); più dodici ricette suddivise in tradizionali, innovative e “rivoluzionarie”. Da questa lettura si esce trasformati: i pici ne sono i grandi protagonisti, non semplici “fili di pasta”, ma cibo rituale e anello di congiunzione tra passato e futuro. 

Durante le Masterclass "Con le mani in pasta" che si sono tenute nel corso del 2025 a Firenze, tante persone non sono riuscite a partecipare ai seminari, a causa del pressoché immediato esaurimento dei posti disponibili. È venuta così l'idea, all'editore - I libri di Mompracem - e agli autori, Marco Ginanneschi e  Roberta Perugini, che si potesse scrivere un libro su questa esperienza, rendendola fruibile a tutti gli interessati, quasi a creare un movimento di massa intorno alla filosofia (e alla pratica) dell'appiciare.

È nato così "Voglia di pici": in parte saggio, in parte racconto, in parte libro di ricette. Ci siamo divertiti a scriverlo e questo è stato sicuramente l'inizio migliore. 

Gli autori:
Roberta Perugini, originaria di Castelmuzio (Trequanda SI), è stata direttrice della storica Libreria Bassi a Siena ed è attualmente Responsabile Eventi di Libraccio Firenze. Premio Fiesole per la diffusione del libro e della lettura sul territorio, per passione si definisce “piciologa”. Crede fermamente nella funzione sociale e solidale del cibo ed è impegnata nella riscoperta e nella valorizzazione dei cibi della tradizione toscana.

Marco Ginanneschi, senese, ha studiato a Siena dove si è laureato in Scienze Politiche nel 1990. Dottore di Ricerca, Accademico dei Georgofili, esperto di Prodotti Agroalimentari Tradizionali e di Indicazioni Geografiche, unisce alla professione di consulente un’intensa attività di ricerca indipendente su tutti gli aspetti relativi al significato culturale del cibo.

Per maggiori informazioni: https://www.regione.toscana.it 

fonte: https://portalegiovani.comune.fi.it 

lunedì 13 aprile 2026

A Firenze "SUPERFLEX. There Are Other Fish In The Sea" Cortile di Palazzo Strozzi, dal 14 aprile al 02 agosto 2026

La Fondazione Palazzo Strozzi e la Fondazione Hillary Merkus Recordati presentano There Are Other Fish In The Sea, una nuova installazione site-specific per il Cortile di Palazzo Strozzi realizzata da SUPERFLEX, collettivo danese riconosciuto a livello internazionale per opere e progetti che ripensano il ruolo dell’arte in relazione a dinamiche sociali, economiche e ambientali del nostro tempo. 

L’installazione è prodotta in collaborazione con Kunsthal Spritten (Aalborg, Danimarca), che ospiterà l’opera in una versione rinnovata in occasione della sua inaugurazione nel 2027. Installazione gratuita

È ora visibile nel Cortile di Palazzo Strozzi a Firenze “There Are Other Fish In The Sea”, la nuova installazione site-specific realizzata dal collettivo danese SUPERFLEX. Otto colonne in travertino rosa emergono da una grande superfice d'acqua che ricopre spazio. Le strutture sono state concepite come potenziali rifugi per creature del mare, prefigurando il futuro innalzamento del livello dei mari. 

Nel sessantesimo anniversario dell'alluvione di Firenze del 1966, l'installazione mette in discussione la centralità umana attraverso quella che il collettivo SUPERFLEX definisce un'architettura interspecie, tra esseri umani e forme di vita marine. 

A cura di Arturo Galansino, Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi, l’installazione instaura un dialogo suggestivo e inatteso con l’architettura rinascimentale del Cortile. 

Prefigurando un futuro in cui l’innalzamento del livello dei mari altererà irreversibilmente la vita dell’uomo, There Are Other Fish In The Sea (“Ci sono altri pesci nel mare”) propone un progetto di ”architettura interspecie” che invita i visitatori a immaginare nuove modalità di coesistenza tra esseri umani e non umani. Nel sessantesimo anniversario della devastante alluvione del 1966 a Firenze, il Cortile diventa il punto di partenza per promuovere un cambiamento di prospettiva nel nostro rapporto con l’ambiente, mettendo in discussione la tradizionale centralità attribuita all’essere umano.

Sviluppata appositamente per Palazzo Strozzi, l’installazione fa parte del programma Palazzo Strozzi Future Art sviluppato dalla Fondazione Palazzo Strozzi e dalla Fondazione Hillary Merkus Recordati, che promuove interventi di artisti contemporanei capaci di generare nuove prospettive tra passato e futuro.

SUPERFLEX

Fondato nel 1993 da Jakob Fenger (1968), Rasmus Rosengren Nielsen (1969) e Bjørnstjerne Christiansen (1969), SUPERFLEX è un collettivo artistico danese noto per aver lavorato con un’ampia varietà di collaboratori, dai giardinieri agli ingegneri fino al pubblico stesso. Confrontandosi con modelli alternativi di organizzazione sociale ed economica, le loro opere hanno assunto la forma di sistemi energetici, bevande, sculture, copie, sessioni di ipnosi, infrastrutture, dipinti, vivai, contratti e spazi pubblici.

Operando all’interno e all’esterno di spazi espositivi fisici, SUPERFLEX ha lavorato a installazioni e interventi in spazi pubblici come il pluripremiato Superkilen nel 2011, parco pubblico urbano situato nel quartiere di Nørrebro a Copenaghen. Secondo un’idea di lavoro che unisce sempre collaborazione e partecipazione, i progetti del collettivo vedono il coinvolgimento di comunità locali o di specialisti di diversi settori disciplinari, fino a includere altre specie. SUPERFLEX mira a sviluppare un nuovo concetto di urbanistica che include le prospettive di piante e animali, con l’obiettivo di orientare la società verso una convivenza interspecies. Nella loro ricerca, l’idea migliore potrebbe arrivare da un pesce.

SUPERFLEX ha presentato mostre personali in istituzioni come la Tate Modern di Londra, il Museo Jumex di Città del Messico, il Van Abbemuseum nei Paesi Bassi, il 21st Century Museum of Contemporary Art di Kanazawa, Giappone e Pista 500 della Pinacoteca Agnelli di Torino. Ha inoltre realizzato opere permanenti in spazi pubblici, tra cui Play Contract a Billund in Danimarca e One Two Three Swing! nella zona demilitarizzata tra Corea del Nord e Corea del Sud. SUPERFLEX ha inoltre partecipato a importanti eventi internazionali come la Biennale di Venezia, Desert X e le biennali di Gwangju, Istanbul e San Paolo. Opere di SUPERFLEX fanno parte delle collezioni di istituzioni internazionali come il Museum of Modern Art di New York, il Louisiana Museum of Contemporary Art in Danimarca e il Museum Boijmans Van Beuningen a Rotterdam.

Il progetto SUPERFLEX. There Are Other Fish In The Sea è promosso e organizzato da Fondazione Palazzo Strozzi e Fondazione Hillary Merkus Recordati, in collaborazione con Kunsthal Spritten, Aalborg, Danimarca. Special Partner: Fondazione Henraux.

Sostenitori pubblici Fondazione Palazzo Strozzi: Comune di Firenze, Regione Toscana, Città Metropolitana di Firenze, Camera di Commercio di Firenze.

Sostenitori privati Fondazione Palazzo Strozzi: Fondazione CR Firenze, Intesa Sanpaolo, Comitato dei Partner di Palazzo Strozzi.

fonte: www.palazzostrozzi.org  Crediti: “SUPERFLEX. There Are Other Fish In The Sea”, Palazzo Strozzi, Firenze, 2026. Photo: Ela Bialkowska, OKNO Studio