lunedì 3 agosto 2026

Gabriele Muccino firma la serie su Gucci per Sky. La storia basata sul libro della figlia, dopo il film di Scott

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(di Marisa Alagia) Cominceranno a primavera 2026 le riprese di quella che si preannuncia come una delle serie originali Sky più attese, dedicata a Maurizio Gucci, l'imprenditore ucciso nel 1995, basata sul libro scritto dalla figlia Allegra, Gucci-Fine dei giochi.

Sei episodi prodotti da Sky Studios e Lucky Red e diretti da Gabriele Muccino, annunciati durante il lancio dei palinsesti della piattaforma televisiva a Milano, presenti il regista e l'autrice.

    "Ho iniziato a scrivere il libro approfittando del periodo del Covid e devo dire che il motore è stato mio marito che mi ha spronato a scrivere la verità", ha spiegato Allegra Gucci. 

 "La verità, ripeto, perché soprattutto con House of Gucci io sono rimasta molto delusa - ha aggiunto riferendosi al film di Ridley Scott con Lady Gaga - si è persa l'occasione di raccontare un'importante storia, una storia vera potente. La verità è molto meglio della finzione che è stata raccontata". 

"Io ho vissuto dei momenti molto intensi - ha continuato -. Nel raccontarli mi sono basata solo ed esclusivamente sui fatti per poter lasciare come una sorta di testamento di verità per le future generazioni, ma soprattutto per i miei figli". 

"E' una vicenda complessissima che parte lontano nel tempo, ma che che noi raccontiamo dal punto di vista di Allegra - ha detto Muccino -. E' stata la bussola per una vicenda così ampia, piena di conflitti, di sgomitate fortissime tra tanti membri della famiglia, conflitti che fanno implodere padri, i figli che poi si vendicano, madri che non riescono sopportare". 

Proprio la madre, l'ex moglie di Gucci Patrizia Reggiani, condannata a 26 anni di reclusione per l'omicidio dell'imprenditore, sarà 'il contrappunto di Allegra con la sua verità che alla fine diventerà una sola verità'. "Questa è una storia che ha tanto dolore, ma anche tanto glamour tanti soldi, tanto potere che poi è il motivo per cui l'aggregazione familiare arriva a cannibalizzarsi - ha concluso il regista -. E' la fine di un impero, di un matrimonio anche di molto altro e i Gucci hanno sempre fatto tutto il massimo, sono cresciuti al massimo della loro possibilità e dell'umana possibilità e sono caduti anche altrettanto al massimo". 

Il cast sarà interamente italiano e molto interesse l'annuncio della serie sta suscitando anche all'estero. 

fonte: di Marisa Alagia  www.ansa.it  RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA - Tutti i diritti riservati   

Cinema: Karla Sofia Gascon, 'sogno di fare la cattiva in un film di James Bond'. Dopo la tempesta Emilia Perez l'attrice in un western spagnolo e un thriller argentino

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L'immagine delle montagne russe si accosta bene a Karla Sofia Gascon.

L'attrice spagnola nel giro di alcuni mesi nel 2024 è passata dalla standing ovation del festival di Cannes per il narcomusical Emilia Perez di Jacques Audiard, con annessa ubriacatura da successo, alla candidatura agli Oscar come migliore attrice protagonista, per altro la prima transgender della storia, e da favorita per la vittoria è stata catapultata giù per una vicenda di pregressi tweet razzisti che non le sono stati perdonati e anzi l'hanno costretta a tornare nell'ombra. Di Alessandra Magliaro

Ora quel periodo, che l'ha fatta conoscere, è alle spalle: ha girato con Carlo Verdone Scuola di seduzione in Italia, è la pistolera cattiva del western al femminile Trinity (o Trinidad) diretto da Laura Alvea e José Ortuño con Gabriela Andrada e Paz Vega ancora inedito ed è appena tornata dal set in Argentina di Las Malas, adattamento cinematografico dell'omonimo romanzo di Camila Sosa Villada con la regia del premio Oscar Armando Bó, anche qui in un ruolo 'negativo'. 

Gascon era un popolare attore di serie tv e commedie in Spagna fino al cambio di sesso alcuni anni fa, l'etichetta di attrice transgender la sente ancora? "Si, sono sempre sempre etichettata, il che è negativo per un'attrice e positivo perché sai di essere comunque un simbolo per le persone transgender e LGBT e puoi influenzare, il cinema stesso può aiutare a cambiare la cultura. Bisogna ricordarsi sempre che sono le persone maggiormente discriminate al mondo, in tutti i sensi, dalle religioni, dai governi, a quanto pare è la peggiore umanità, quasi che non meriti di vivere", risponde in un'intervista all'ANSA al Marateale 2026 in cui è stata premiata nell'ambito del festival diretto da Nicola Timpone ed ha fatto parte della giuria di Young Blood, tenendo anche una affollata masterclass ai giovani talenti. 

La scintilla per la recitazione quando è arrivata? "A me a 16 anni ma non c'è un'età, per me è una specie di chiamata, la scelta di sperimentare di vivere altre vite dentro me. Io la darei come materia scolastica obbligatoria, farebbe benissimo. 

Recitare è lasciare entrare dentro di te una persona diversa.
    Infatti quando termina un set, almeno per me, bisogna fare un esorcismo: 'esci da questo corpo'. Ho cominciato facendo la comparsa, ho fatto mille e mille film e ho imparato tantissimo, imitare gli attori è stata la mia scuola". 

Come ha mantenuto il suo centro in mezzo a quella tempesta degli Oscar che avrebbero depresso chiunque? "Parto dal presupposto che il lavoro viene giudicato sempre. Devi sapere chi sei tu, qual è la verità e a quel punto nessuno ti muovere dal tuo centro. Questa carriera è una maratona non una gara dei 100 metri". 

I ruoli che le offrono sono spesso da 'villain' da personaggio cattivo della storia, si è chiesta perché? "Personaggi come Emilia Perez sono regali, ruoli complessi. 

Ricevo molte proposte, spesso legate al mondo transgender, io le valuto tutte, per me i ruoli devono avere anima, vita e verità a prescindere da cosa raccontano. E poi provo a sceglierli lontanissimi da me, perché più mi sono distanti più mi sento libera, che è il motivo per cui faccio questo lavoro oltre che per amore, altrimenti non può durare tutta la vita. Poi tornando al villain mi vedono anche così, che poi io in verità sono buonissima, la più buona del mondo, non a livello di Santa Teresa di Calcutta ma comunque lo sono, ma certo al cinema sono una noia, molto meglio divertirsi a fare la pistolera come in Trinidad o la capa delle prostitute trans in Las Malas". 

Qual è la parte che sogna arrivi? "Adorerei D'Artagnan e mi piacerebbe tantissimo fare la cattivissima in un film di James Bond. Spero di arrivarci".  

fonte: di Alessandra Magliaro  www.ansa.it  RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA - Tutti i diritti riservati   

La Biennale di Venezia: 17.000 presenze alla Biennale Danza 2026. Sir Wayne McGregor confermato Direttore artistico del settore Danza per il biennio 2027-2028.

Biennale Danza 2026

Si conclude domani, sabato 1 agosto, il 20. Festival Internazionale di Danza Contemporanea della Biennale di Venezia, registrando 17.000 presenze e sale piene al 90%.

Sir Wayne McGregor è stato confermato nell’incarico di Direttore artistico del settore Danza per il successivo biennio 2027-2028 dal CdA della Biennale di Venezia, presieduto da Pietrangelo Buttafuoco.

Il programma della Biennale Danza ideato da Wayne McGregor si conclude sabato 1 agosto con il profetico What is War di Wen Hui ed Eiko Otake, grandi artiste da Cina e Giappone attive sulla scena internazionale, presentato in prima italiana al Teatro Piccolo Arsenale (ore 18.00), e con la prima mondiale al Teatro Malibran (ore 21.00) di Scirocco (Death in Venice; Bridge of Sighs), un omaggio alla città lagunare firmato da John Neumeier, Imre e Marne van Opstal, Rainer Behr, Omar Román de Jesús, Javier de Frutos, interprete la WINNDance, neonata compagnia di Stoccarda al suo debutto internazionale.

Dichiarazioni

“La riconferma di Sir Wayne McGregor alla direzione artistica del Settore Danza – afferma Pietrangelo Buttafuoco - rappresenta un segnale di continuità nella volontà di eccellenza della Biennale. La sua visione ha profondamente ampliato i confini del linguaggio coreografico, valorizzando sia i grandi protagonisti internazionali sia l’attenzione per le nuove generazioni attraverso Biennale College. Nel rafforzare il profilo internazionale e il prestigio del Settore, Sir Wayne McGregor continuerà per i prossimi due anni a fare di Venezia un laboratorio privilegiato a cui guardare per scorgere il futuro della danza contemporanea”.

“Sono onorato di continuare a ricoprire il ruolo di Direttore della Biennale Danza per altri due mandati – dichiara Wayne McGregor. È stato un privilegio lavorare al fianco di artisti, pubblico e collaboratori eccezionali, esplorando la danza come potente forza di innovazione, immaginazione e connessione. Sono profondamente grato al Presidente Pietrangelo Buttafuoco e all’intero, straordinario team della Biennale di Venezia per la fiducia che continuano a riporre in me. Insieme continueremo ad ampliare le possibilità della coreografia, a sostenere voci nuove e audaci, a interrogare i nostri archivi come preziosi luoghi di produzione di conoscenza innovativa e a creare uno spazio in cui possano fiorire la curiosità artistica, la sperimentazione e l’eccellenza. Non vedo l’ora di portare avanti ciò che abbiamo iniziato e di plasmare il prossimo capitolo della Biennale Danza con ambizione, apertura e ottimismo”.

Sir Wayne McGregor -
nota biografica

Sir Wayne McGregor è Direttore artistico del settore Danza della Biennale di Venezia dal 2021. Nel 2011 è stato insignito del titolo di Commendatore dell’Ordine dell’Impero Britannico (CBE) per i servizi resi alla danza; nel 2021 del Premio alla carriera al Prix de Lausanne; nel 2023 ha ricevuto una laurea honoris causa dal Royal College of Art di Londra e nel 2024 gli è stato conferito il titolo di Sir, primo coreografo contemporaneo, dopo i due grandi padri del balletto classico Frederick Ashton e Kenneth McMillan, a ricevere il riconoscimento per meriti nel campo della danza. Fa parte del Circle of Cultural Fellows del King’s College di Londra e nel 2017 è stato insignito della Fellowship onoraria della British Science Association. 

Dal 2006 McGregor è coreografo residente del Royal Ballet, il primo proveniente dalla danza contemporanea a essere invitato a ricoprire questo ruolo. Il suo lavoro è commissionato ed è nei repertori delle più importanti compagnie di danza del mondo. McGregor è richiesto come coreografo per il teatro (Old Vic, National Theatre, Royal Court, Donmar), l’opera (La Scala/Royal Opera, ENO, Dutch National Opera), il cinema (Harry Potter e il calice di fuoco, The Legend of Tarzan, Fantastic Beasts and Where To Find Them, Fantastic Beasts: The Crimes of Grindelwald, Sing, Mary Queen of Scots, The Outrun), video musicali (Radiohead, Thom Yorke, The Chemical Brothers), concerti (il rivoluzionario ABBA Voyage).

Ringraziamenti

Si ringraziano il Ministero della Cultura per il suo importante contributo e la Regione del Veneto per il sostegno accordato al settore Danza della Biennale di Venezia.

Media partner della Biennale Danza è la Rai. Attraverso i suoi canali informativi e Rai cultura - in particolare il canale Rai 5 e Radio3 – ha proposto e proporrà al pubblico i momenti salienti del festival.

fonte: www.labiennale.org 

Biotech > Cambia il libro della vita, è sottolineato e con pagine piegate. Racconta come il Dna si ripiega nello spazio e cambia nel tempo

Il nuovo atlante della vita si basa sull 'analisi di oltre 86.000 cellule di 16 tessuti umani (fonte: Amy Cao, Salk Senior Illustrator) - RIPRODUZIONE RISERVATA
Il libro della vita non è più un testo lineare da leggere una lettera dopo l'altra: finalmente contiene sottolineature, annotazioni e 'orecchie' alle pagine che permettono di interpretare meglio i geni scritti nel Dna umano. Di Elisa Buson

A rendere possibile questo nuovo livello di lettura è il primo atlante del corpo umano che mappa, cellula per cellula, sia il ripiegamento tridimensionale del Dna che le sue modifiche chimiche indotte dall'ambiente (epigenetiche) .

Basato sull'analisi di oltre 86.000 cellule di 16 tessuti umani, è stato realizzato dai ricercatori del Salk Institute in California, che rendono questa risorsa disponibile gratuitamente online, anche per l'addestramento dei modelli di intelligenza artificiale usati per prevedere l'impatto delle varianti genetiche sulla salute. Il risultato del loro lavoro è pubblicato sulla rivista Science.

La rivista pubblica insieme a Science Advances anche altri otto articoli sempre frutto del programma 4D Nucleome (NIH 4DN) del National Institutes of Health, che mira a comprendere come il genoma sia organizzato nello spazio e nel tempo per regolare l'espressione genica in condizioni di salute e malattia. "Questi studi mostrano quanto rapidamente questa disciplina sia maturata: dalla singola cellula oggi si arriva a mappare l'architettura del genoma nel cervello che invecchia, nell'Alzheimer, nel cuore, nel sistema immunitario", commenta il genetista Giuseppe Novelli dell'Università di Roma Tor Vergata. Le modificazioni chimiche e i ripiegamenti strutturali del Dna sono i due principali livelli di regolazione epigenetica che permettono di accendere e spegnere i geni secondo schemi specifici plasmando l'identità delle cellule. Entrambi i meccanismi influenzano l'espressione genica, ma finora non erano mai stati studiati simultaneamente in singole cellule dell'intero corpo umano.

Le informazioni ottenute grazie a questo nuovo studio aiutano a capire come agiscono le varianti genetiche che aumentano il rischio di specifiche malattie, in quale tipo di cellule entrano in azione e quali geni influenzano. "Per la medicina è un passaggio cruciale", sottolinea Novelli. Collegando i ripiegamenti strutturali del Dna alle varianti genetiche di rischio, "si passa dal dire 'questa variante è associata alla malattia' a dire 'questa variante agisce in questa cellula, attraverso questo contatto fisico tra regioni del Dna'. È la risoluzione di cui la medicina di precisione ha bisogno".

Lo studio ha anche evidenziato che, in alcune cellule, i cambiamenti tridimensionali del Dna e le modificazioni chimiche non vanno di pari passo: si è infatti osservato che la riorganizzazione tridimensionale del Dna cambia per prima, mentre le modifiche chimiche (prodotte dal cosiddetto processo di 'metilazione') seguono a ruota. Ciò suggerisce che diverse caratteristiche epigenetiche si aggiornano su scale temporali differenti durante le transizioni di stato cellulare: questa scoperta potrebbe ridefinire il modo in cui vengono definiti i tipi cellulari nei tessuti adulti e come viene tracciata la transizione delle cellule da una condizione normale a una di malattia.

fonte: Di Elisa Buson   www.ansa.it  RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA - Tutti i diritti riservati   

mercoledì 15 luglio 2026

Moda: Gianni Versace, una retrospettiva a Parigi a 30 anni dalla morte. 450 capi e accessori, dal 5 giugno al 6 settembre nel Musée Maillol

ANSA RIPRODUZIONE RISERVATA
(di Patrizia Vacalebri) Nell'anno in cui Gianni Versace avrebbe comoiuto 80 anni (il 2 dicembre) e in vista del 30/o anniversario della scomparsa (15 luglio 1997), Parigi dedica una grande mostra alla figura iconica e visionaria della moda che ha lasciato il segno nella sua epoca con un'estetica audace in cui glamour, sensualità e opulenza barocca convergono.

Dal 5 giugno e per tutta l'estate il Musée Maillol ospiterà la prima grande retrospettiva francese dedicata allo stilista dal 1986. Esposti quasi 450 pezzi: creazioni originali e silhouette, accessori, bozzetti, oggetti decorativi, fotografie, video e rare interviste in grado di offrire una panoramica completa dell'opera di Gianni Versace.

In una scenografia pop, curata da Nathalie Crinière, la mostra ripercorre un'intera carriera dedicata alla creazione e svela le molteplici ispirazioni che hanno plasmato l'universo Versace: gli esordi nella sartoria di famiglia in Calabria, l'iconografia della religione cattolica, l'ispirazione della statuaria greca, l'opera italiana e il suo fascino per il Barocco e le sue opulente stampe. 

Già acclamata a Londra, Berlino e Malaga, così come in diverse altre città europee, la mostra trova ora naturalmente la sua collocazione a Parigi, dove la moda si afferma come un linguaggio artistico e culturale. La mostra è una produzione Dreamrealizer, non è collegata né associata alla società Gianni Versace S.r.l. o alla famiglia Versace. Curatori della mostra sono Saskia Lubnow e Karl von der Ahé. 

"È nel mio lavoro che mi troverete": collocata sotto la scritta di questa citazione di Versace, la mostra esplora le molteplici ispirazioni che hanno plasmato l'universo dello stilista attraverso la presentazione di oltre 120 silhouette e manichini. Dal modernismo italiano ai riferimenti all'antichità della Magna Grecia, dallo splendore del Barocco alle influenze della Pop Art, la mostra rivela una moda nutrita di storia, arte e cultura popolare. Le creazioni dialogano con i mondi di Botticelli, Canova e Picasso, ma anche con l'energia grafica della Pop Art, incarnata da Andy Warhol, mentre artisti contemporanei come Julian Schnabel dimostrano il profondo legame dello stilista con la cultura visiva del suo tempo. 

L'esposizione esplora anche come questa estetica sia stata catturata da grandi fotografi di moda, tra cui Richard Avedon, Irving Penn, Helmut Newton, Patrick Demarchelier e Mario Testino, le cui fotografie hanno contribuito a diffondere l'immagine sensuale delle sue creazioni in tutto il mondo. La mostra mette inoltre in luce gli stretti legami tra Versace e le figure di spicco della cultura popolare, da icone della musica come Madonna, Elton John, George Michael, Grace Jones e Prince, a personalità del cinema e del palcoscenico internazionale come la Principessa Diana ed Elizabeth Hurley. Ricorda inoltre il ruolo fondamentale nel lanciare le prime top model, da Carla Bruni a Naomi Campbell, da Cindy Crawford a Claudia Schiffer, da Karen Mulder a Linda Evangelista. Video delle sfilate, servizi fotografici e riviste riportano in vita quel periodo. 

Dalle ispirazioni punk e degli anni '90 alle silhouette più minimaliste della fine della sua carriera, passando per l'energia solare di Miami e l'iconografia mediterranea delle sue stampe su seta, la mostra ripercorre l'evoluzione di uno stile audace che ha rinnovato il dialogo tra moda e arte. 

Per lo stilista nato in Calabria nel 1946, Parigi era la passerella del mondo. Alla fine degli anni '70, Gianni contribuì a spostare il centro di gravità della moda verso Milano, ma Parigi restava il palcoscenico storico dove le più grandi case di haute couture presentavano le loro collezioni. Così scelse Parigi per far sfilare la sua nuova linea di haute couture, "Atelier Versace", nel 1989. Da quel momento le sue sfilate al Ritz Hotel di Place Vendôme divennero leggendarie. Fino all'ultima apparizione, circondato dalle sue supermodelle, prima della sua tragica scomparsa a Miami nel 1997. 

fonte: Redazione ANSA    www.ansa.it  RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA - Tutti i diritti riservati        

lunedì 13 luglio 2026

Mostre: "Edward Hopper" al Palazzo Blu a Pisa, dal 14 Ottobre 2026 - 7 Marzo 2027

Dal 14 ottobre 2026 al 7 marzo 2027, Palazzo Blu presenta Edward Hopper, una grande mostra con oltre 150 opere dedicata a uno dei più importanti artisti americani del Novecento, che si articola in cinque sezioni che ripercorrono le principali fasi della vita e della carriera dell’artista.

Per quasi sessant’anni New York fu la casa di Edward Hopper, il luogo che più di ogni altro alimentò la sua ricerca artistica e divenne protagonista di molte delle sue opere più celebri. Tuttavia, la sua visione si formò anche attraverso viaggi, soggiorni e paesaggi che lo accompagnarono per tutta la vita: dalla scoperta di Parigi alle coste del New England, fino ai lunghi spostamenti attraverso gli Stati Uniti.

Attraverso dipinti, acquerelli, disegni, incisioni e materiali d’archivio, la mostra racconta l’intero percorso creativo dell’artista, mettendo in luce il ruolo fondamentale che i luoghi ebbero nella costruzione del suo immaginario. Città, paesaggi, architetture e persone diventano così le tappe di un viaggio che permette di comprendere come Hopper abbia sviluppato quello sguardo unico e inconfondibile che ancora oggi continua ad affascinare il pubblico.

L’esposizione è promossa dalla Fondazione Palazzo Blu, organizzata dal Whitney Museum of American Art di New York con MondoMostre, con il contributo di Fondazione Pisa.


Edward Hopper
Statue at Park Entrance / Statua all’ingresso del Parco, 1918–20
Olio su tela, 61,6 × 74,5 cm
Whitney Museum of American Art, New York; Josephine N. Hopper
Bequest / lascito di Josephine N. Hopper 70.1194
© Heirs of Josephine N. Hopper/SIAE

Edward Hopper
Soir Bleu / Sera Blu, 1914
Olio su tela, 91,8 × 182,7 cm
Whitney Museum of American Art, New York; Josephine N. Hopper Bequest / lascito di Josephine N. Hopper 70.1208
© Heirs of Josephine N. Hopper/SIAE

Edward Hopper
Queensborough Bridge / Ponte di Queensborough, 1913
Olio su tela, 65,7 × 96,8 cm Whitney Museum of American Art, New York; Josephine N. Hopper Bequest / lascito di Josephine N. Hopper 70.1184
© Heirs of Josephine N. Hopper/SIAE

Edward Hopper
Self-Portrait / Autoritratto, 1925–30
Olio su tela, 64,5 × 51,8 cm
Whitney Museum of American Art, New York; Josephine N. Hopper Bequest / lascito di Josephine N. Hopper 70.1165
© Heirs of Josephine N. Hopper/SIAE

fonte: https://palazzoblu.it 

Mostre: "After Un percorso di lavoro. Fendi / Karl Lagerfeld 1985" AFTER STEPS THROUGH WORK.

Dal 10 luglio al 25 ottobre 2026 la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea apre al pubblico After Un percorso di lavoro. Fendi / Karl Lagerfeld 1985, che ripropone la mostra inaugurata il 5 ottobre del 1985 nelle sale del museo, per celebrare i primi vent’anni della collaborazione tra FENDI e Karl Lagerfeld. Una collaborazione destinata a durare fino alla morte del designer, nel 2019. 

La mostra, realizzata da FENDI, che ha festeggiato 100 anni di storia, è ideata da Maria Grazia Chiuri e curata da Maria Luisa Frisa ed è stata inaugurata il 9 luglio in occasione della sfilata di Fendi Couture, che è stata ospitata nelle sale dedicate alle opere del ‘900 della GNAMC. 

La mostra odierna segue il più fedelmente possibile le orme dell’esposizione del 1985, nello stesso museo ma in spazi diversi. Concepita per illustrare i diversi passaggi che conducono dall’ideazione alla progettazione e alla produzione del capo, si articola nelle sezioni Tavolette, Caleidoscopio, Matrici Progettuali, Teatro, Pettine, Video, Schizzi e Computer attraverso una sequenza narrativa basata su quella studiata dallo stesso Lagerfeld quarant’anni fa. 

Riproporre una mostra che ha fatto epoca significa indagare la storia della moda e farla rivivere attraverso una ricontestualizzazione critica degli oggetti e dei disegni originali, cercando di utilizzare le strutture allestitive storiche e di sostituire solo gli oggetti mancanti con heritage reproductions. Chiude la mostra una selezione della vastissima rassegna stampa del 1985, che offre una preziosa occasione per riflettere sull’evoluzione della museologia della moda in Italia.

«Questa mostra è un tassello della storia del nostro Paese e di quella della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, che è stata pioniera nell’ospitare la moda, anticipando una visione curatoriale multidisciplinare, che oggi si rafforza anche con l’introduzione del design all’interno del museo», dichiara la direttrice Renata Cristina Mazzantini. «La creatività contemporanea, che spesso si fonda sulla cultura del progetto, tende ad assottigliare i confini tra le discipline e vive di contaminazioni. Questa mostra celebra la tradizione del “bello e ben fatto” che insieme danno vita a oggetti di straordinaria qualità.»

After Un percorso di lavoro. Fendi / Karl Lagerfeld 1985

A cura di Maria Luisa Frisa 

Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
Viale delle Belle Arti 131, Roma

Date: dal 10 luglio al 25 ottobre 2026
Orari: da martedì a domenica ore 9:00 – 19:00, lunedì chiuso

Biglietti: La mostra è inclusa nel biglietto d’ingresso alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea

fonte: https://gnamc.cultura.gov.it 

Libri: "Il negozio di kimono vintage" di Marie di Sanaka Hiiragi

Dopo il successo di Il magico studio fotografico di Hirasaka, un appassionante viaggio tra kimono e ricordi, dove ogni abito custodisce la memoria di chi lo ha indossato e diventa il filo prezioso che unisce vite lontane. Un kimono, mille storie che si intrecciano. Nel cuore del Giappone rurale, la boutique Gatto nero di Marie custodisce segreti, rinascite e nuovi legami.

Un kimono marrone con obi turchese e, ricamato all’interno, un piccolo rebus. Un altro, del raffinato tessuto kurumegasuri, ricevuto per posta da una mittente misteriosa. Al Gatto nero, il negozio di Marie, i kimono non sono semplici abiti, ma veri e propri scrigni di storie e segreti. 

Quando la vita a Tōkyō le crolla addosso, Namiko trova rifugio a Kotohira, nella vecchia casa della nonna. Qui scopre una boutique sospesa nel tempo, specializzata in kimono di seconda mano. 

A gestirla è una donna elegante e riservata, dalla bellezza quasi innaturale. Visita dopo visita, tra scaffali di stoffe antiche e presenze abituali, Namiko impara a padroneggiare l’arte di indossare un kimono nel modo tradizionale, di cucire e di rallentare il passo. Ogni incontro – le Tre Nonnine con i loro pettegolezzi venati di saggezza, la piccola ribelle Kazuna, il medico Segawa – le insegna qualcosa di nuovo su sé stessa e sugli altri. Ma la presenza più enigmatica resta quella di Kako, cliente storica di Marie che Namiko non incontra mai: chi è? E perché non si fa vedere? 

Sanaka Hiiragi è un'autrice giapponese. Cresciuta nella prefettura di Hyogo, vive a Tokyo. Si è laureata in Letteratura presso l’università femminile di Kobe e ha completato gli studi all’università Himeji Dokkyo. Dopo sette anni all’estero come insegnante di giapponese, nel 2013 ha esordito nella narrativa vincendo un premio letterario. È appassionata di fotografia, vecchie macchine fotografiche e kimono.
Tra i suoi titoli, Il magico studio fotografico di Hirasaka (Feltrinelli, 2023), Il negozio di kimono vintage di Marie (Feltrinelli, 2026).

fonte: www.lafeltrinelli.it 

Moda - La couture di Chiuri per Fendi nella Galleria d'Arte Moderna. Riproposta nella Gnamc anche mostra omaggio a Karl Lagerfeld

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L'alta moda di Maria Grazia Chiuri per Fendi debutta non a Parigi ma a Roma, nella sede della Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea (Gnamc), dov'è stata inaugurata anche la mostra "After - Un percorso di lavoro - Fendi/Karl Lagerfeld 1985", a cura di Maria Luisa Frisa, riproposta da Chiuri la stessa mostra che la Gnamc ospitò nel 1985. 

Quella esposizione celebrava i primi vent'anni della collaborazione tra Fendi e Lagerfeld, che dal 1965 durò fino alla morte del designer nel 2019.

L'esposizione, segnò anche la prima volta che un brand di pellicce entrava in un museo italiano. Cosa che destò anche polemiche. Stavolta la mostra, che resterà aperta al pubblico dal 10 luglio fino al 25 ottobre, ripercorre un percorso illustrato delle tappe che partono dall'idea tematica di una collezione, ai bozzetti, ai teli prova, fino alla realizzazione dei capi finiti: coloratissime ed elaborate pellicce d'archivio che si muovono scorrendo su binari rotanti, come in palcoscenico teatrale. 

"E' stato naturale sfilare a Roma con la mia prima collezione di alta moda per Fendi - chiarisce nella conferenza stampa di presentazione la direttrice creativa di Fendi - . Roma è la mia città. Stando lontana (ha diretto Dior dal 1016 al 2025 ndr) l'ho apprezzata di più. Certo la capitale ha una storia direi ingombrante, ma è qui trovo ispirazione ed è in questa città che ho fatto il mio apprendistato, proprio dalle Sorelle Fendi. Da loro ho imparato tutto, dal lavorare tutte le materie, pellicce, pelli, cachemire, seta, al riutilizzare gli scarti, ma soprattutto a sperimentare con grande libertà. Loro mi spronavano proprio in questo perché erano sempre proiettate nel futuro". 

E poi, sul tema delle pellicce, che anche la Camera Nazionale della Moda Italiana suggerisce di non portare in passerella alla fashion week, Chiuri tranquillizza: "Noi usiamo solo pellicce di magazzino, capi vecchi, scarti che rendiamo preziosi, leggeri, morbidi, sensuali, con le nostre lavorazioni". 

La collezione couture di Maria Grazia Chiuri per Fendi si interroga sul desiderio di cui sono impastati i nostri corpi. 

Chiuri parla di una collezione costruita puntando alla sensualità, all'erotismo, alla libertà. Emerge anche in passerella l'immagine di libertà innocente ed erotica, quella di una ragazza tedesca che attraversa la Roma della fine degli anni Settanta in quella archeologia dei fashion film che è Histoire d'eau (evocazione ironica di Histoire d'O, di Pauline Réage) di Jacques De Bascher, grande amore del Kaiser, commissionato dallo stesso Karl Lagerfeld per la sua prima collezione ready-to-wear da Fendi nel 1977. 

La collezione di Chiuri asseconda il corpo. Sono abiti che non costringono, ma si muovono, scivolano sul corpo, sono leggeri come quelli in chiffon a intarsi a righe nel bianco e nero. La forma kimono, "quella classica della maison Fendi" sottolinea Chiuri, per giacche, soprabiti, diventa dichiarazione di un modo di vestire fluido, in materie come il velluto, il grain de pudre. Come l'abito che scolpisce il corpo, senza usare il corsetto, solo attraverso l'uso del drappeggio. Chiuri fa dialogare i diversi atelier. Vengono costruiti una serie di pezzi agiti nella sottrazione: la pelliccia è una piuma: righe bianche e nere trattenute dal tulle. Una venere in pelliccia che avanza sensuale e divertita. Il tulle è struttura anche di mantelli, cappe tracciati da arabeschi che diventano, foglie, piume, fiori di pelle, di pelliccia, di tessuto. Sulle spalle degli uomini sono coperta, capanna, poncho. La pelle traccia anche labirinti sul bianco di un cappotto double in cachemire. 

Il parterre del fashion show è da urlo: Sarah Jessica Parker, Jessica Alba, l'attrice spagnola Victoria Luengo, il regista Rodrigo Sorogoyen, Monica Bellucci, Valeria Bruni Tedeschi, l'attore Luca Marinelli, i registi Valeria Golino, Alice Rohrwacher e Pietro Castellitto.  

fonte: Redazione ANSA    www.ansa.it  RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA - Tutti i diritti riservati       

Facebook e Instagram, l'Europa contro Meta: il design crea dipendenza. NEL MIRINO ANCHE IL "RABBIT HOLE"

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Il colosso rischia una multa fino a 12 miliardi di dollari anche per lo scroll infinito e l'autoplay dei video. Per Bruxelles servono pause efficaci e sistemi di raccomandazione meno invasivi

L'Unione Europea mette nel mirino Facebook e Instagram. La Commissione europea contesta a Meta in via preliminare la violazione della legge sui servizi digitali (Digital Services Act), ritenendo che il design delle due piattaforme social crei dipendenza. Lo scroll infinito, l'autoplay dei reel e video, le notifiche push e i sistemi di raccomandazione altamente personalizzati sono le caratteristiche contestate dall'esecutivo europeo perché favoriscono "un uso compulsivo delle piattaforme, con rischi per il benessere fisico e mentale degli utenti". I social network, così come sono ora,, creano una dipendenza grave paragonabile a quelle delle droghe pesanti, soprattutto per minori e persone vulnerabili.  

L'accusa della Commissione

I risultati fanno parte di un'indagine di lunga durata su Meta avviata nel maggio 2024 e contengono diversi elementi critici per il colosso tecnologico. Bruxelles ritiene che la società debba modificare il design di Instagram e Facebook, ad esempio disattivando tra le impostazione predefinita funzioni come l'autoplay e lo scroll infinito, introducendo pause efficaci per il tempo di utilizzo e rendendo i sistemi di raccomandazione meno orientati a massimizzare il coinvolgimento degli utenti.

Oltre alle accuse per il design delle due piattaforme prese in esame, Meta finisce nel mirino dei funzionari Ue anche per gli effetti del "rabbit hole", in cui un algoritmo propone ai giovani contenuti negativi, ad esempio immagini corporee irrealistiche o create con l'intelligenza artificiale e scene violente. In un altro punto dell'indagine, la Commissione sostiene che l'azienda abbia anche violato la legge Ue – e i propri termini e condizioni – non impedendo ai bambini sotto i 13 anni di utilizzare Facebook e Instagram.

La multa salata per Meta

Se le conclusioni saranno confermate, Meta rischia una multa fino al 6% del fatturato annuo mondiale. Considerando che i ricavi annuali del colosso superano la soglia dei 200 miliardi di dollari, la potenziale sanzione ammonterebbe a oltre 12 miliardi di dollari. L'azienda tecnologica può ora esaminare le prove raccolte dall'esecutivo europeo contro di lui e presentare la sua difesa. L'azienda, che si dichiara contraria ai risultati preliminari dell'indagine, ricorda di aver sviluppato nell'ultimo decennio "più di 50 strumenti e politiche pensati per proteggere" i giovani utenti per rendere le loro "esperienze sicure e adeguate all'età".

La risposta di Meta

"Non concordiamo con questi risultati preliminari che non tengono adeguatamente conto delle misure significative che abbiamo adottato per proteggere gli adolescenti", si legge nella nota di un portavoce Meta. "Da quando è stata avviata questa indagine abbiamo lanciato gli account per teenager che proteggono automaticamente i ragazzi e danno ai genitori il controllo consentendo di bloccare l'accesso a Instagram di notte e limitare il tempo di uso giornaliero a soli 15 minuti. Condividiamo l'impegno della Commissione Europea nel garantire ai ragazzi esperienze online sicure e positive e continueremo a collaborare con loro in modo costruttivo". 

fonte: www.tgcom24.mediaset.it 

Libri: "Tutte le volte che le donne hanno inventato qualcosa ma il merito se l'è preso un uomo" di Cathy La Torre

La storia delle donne dimenticate non è finita ma sta cambiando. E il cambiamento, quando arriva, è radicale.

Questo libro parla di donne che hanno cambiato il mondo. Sapete chi ha inventato il Monopoly? Una donna. Il tergicristallo? Una donna. La lavastoviglie? Il Bacio Perugina? I segnali di stop? Donne. Donne. Donne. Eppure i loro nomi non compaiono nei libri di scuola. 
 
In alcuni casi le loro scoperte sono state rubate dai colleghi. In altri sono state derise, ostacolate, impedite persino di brevettare. In altri ancora, cancellate del tutto. In inglese è bropriating, una tradizione così consolidata che abbiamo dovuto inventare una parola apposta per definire quando un uomo si prende il merito del lavoro di una donna. "Tutte le volte che le donne" è un viaggio lungo secoli che parte da una scoperta shock: le seghe non le hanno inventate gli uomini. 
 
E nemmeno la lavastoviglie o il sacchetto di carta. Oggetti di uso quotidiano di cui non sappiamo nulla. Men che meno della loro geniale autrice. Il mondo della fisica, della chimica, della medicina e dell'astronomia è sempre stato affollato da scienziate ma non ce lo hanno mai detto. Di cosa sono fatte le stelle? E la materia oscura? Chiedetelo a Cecilia Payne-Gaposchkin o Vera Rubin. 
 
Le donne hanno saputo ridisegnare i confini del possibile. Come Franca Viola, che con il suo no al matrimonio riparatore ha cambiato per sempre il diritto italiano, o Tarana Burke, che con due parole - me too - ha dato voce a tutte le donne violentate e umiliate. 
 
Ma in questo libro Cathy La Torre, avvocata e attivista, non racconta solo donne straordinarie. Racconta il mondo che le ha rese invisibili. Un mondo in cui ancora oggi una donna guadagna meno di un uomo a parità di lavoro e nessuno sembra trovarlo scandaloso. Un mondo in cui dodici milioni di bambine ogni anno vengono costrette a sposarsi anche negli Stati Uniti.

fonte e libro: www.lafeltrinelli.it 

Mostre: a Carrara "Le signore dell’arte. La parità del talento nell’arte italiana moderna" curata da Massimo Bertozzi

“Le signore dell’arte” a Carrara: oltre 130 opere a Palazzo Cucchiari per svelare la parità del talento. A cura di Massimo Bertozzi

Dopo le esposizioni dedicate al Mare, al Novecento a Carrara, alla Belle Epoque e al Gioco, per l’estate 2026 la Fondazione Giorgio Conti promuove a Palazzo Cucchiari di Carrara la mostra Le signore dell’arte. La parità del talento nell’arte italiana moderna che si apre sabato 27 giugno per poi proseguire fino a domenica 25 ottobre 2026.

Curata da Massimo Bertozzi, l’esposizione si preannuncia come una mostra rivelatrice di un luogo comune da superare, proponendo un interessante sguardo “di genere” sull’universo artistico a cavallo tra XIX e XX secolo.

In totale saranno in mostra 131 opere – tra dipinti e sculture – che portano la firma di ben 42 artiste, a cui si affiancano tre dipinti di Giacomo Balla e quattro opere di Felice Casorati.

La qualità delle opere presenti nelle eleganti sale di Palazzo Cucchiari è garantita da prestiti eccezionali provenienti dalle più importanti collezioni pubbliche italiane. Tra gli enti prestatori figurano infatti il Quirinale, la Camera dei deputati, la Banca d’Italia, le Gallerie degli Uffizi di Firenze, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, la Galleria Sabauda di Torino e il Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano.

Nelle intenzioni di Bertozzi vi è la volontà di richiamare l’attenzione dei visitatori sul “peso” dei rapporti familiari nella formazione e nell’affermazione delle artiste italiane. Un’analisi accurata a fronte del cambiamento della loro condizione sociale e artistica tra la metà dell’800 e la metà del ‘900, cento anni durante i quali i cambiamenti si rivelarono drastici.

Tutte queste opere contribuiranno a formare un percorso espositivo fondato sull’intreccio di molte storie, a cominciare dalle “pioniere” – vere protagoniste della mostra e qui definite le Signore dell’arte. Spesso ricordate solo come figlie, mogli o compagne di altri artisti, trovano qui spazio nella piena e libera esplicitazione del loro personale e innegabile talento.

Nella mostra saranno molti i focus dedicati ad alcune figure emblematiche. Tra queste Antonietta Raphael, moglie di Mario Mafai, prima pittrice e poi scultrice di respiro europeo che con Scipione fondò la Scuola romana. Di lei, che Cesare Brandi definì «l’unica scultrice italiana», si potrà ammirare Mario nello studio (Omaggio a Mafai) dipinta nel 1966.

Un altro dipinto da non perdere è l’Autoritratto del 1932 di Adriana Pincherle, proveniente dagli Uffizi. Moglie di Onofrio Martinelli e sorella di Alberto Moravia, si ispirò allo stile post-impressionista di Matisse, non abbandonandolo mai. Lontana dalla mondanità dei salotti romani, si trasferì a Firenze; in mostra, oltre all’autoritratto, si potrà ammirare anche il ritratto del marito.

Di tutt’altra natura artistica fu Leonor Fini, nata a Buenos Aires nel 1907: pittrice, scenografa, costumista, scrittrice e unica pittrice surrealista italiana. Rifiutando i canoni del Novecento italiano, si spostò a Parigi dove divenne una protagonista della seconda metà del secolo. Di questa eclettica e anticonformista artista vedremo il Ritratto del giovane scrittore André de Mandiargues, con il quale ebbe una relazione nel 1932.

In definitiva, quello confezionato dallo staff di Palazzo Cucchiari è un doveroso svelamento di un lato ancora poco noto della nostra storia dell’arte, che punta i riflettori non solo sull’estetica ma sulla fondamentale parità del talento nell’arte italiana moderna. 

fonte: www.mostralesignoredellarte.it 

lunedì 6 luglio 2026

Musica - Madonna elogia Raffaella Carrà: “Si è sempre spinta oltre, come piace a me”

Italians do it better non è solo uno slogan per la regina del pop, che negli anni ha sempre dimostrato il suo amore per l’Italia, non solo a parole, ma con i fatti, visitando le nostre città d’arte e trascorrendo i suoi compleanni nel Bel Paese. Per la Ciccone l’Italia è anche grande fonte di ispirazione e di recente ha svelato alcune icone che hanno alimentato la sua creatività e hanno influenzato in qualche modo la sua arte. Nella nuova intervista rilasciata a Vogue Italia, Madonna ha parlato di Raffaella Carrà, ma anche di alcuni tra i più grandi registi del nostro cinema, in particolare quelli del neorealismo. Di Anthony Festa

La popstar americana (che sta per rilasciare un nuovo album) ha rivelato di apprezzare i capolavori di Roberto Rossellini, Luchino Visconti, Michelangelo Antonioni, Pier Paolo Pasolini e “ovviamente quelli di Federico Fellini“. Madonna ha anche ammesso di amare la disco italiana degli anni Settanta, soprattutto quella di Raffaella Carrà: “Il modo in cui ballava e si vestiva, spingendosi sempre più in là, proprio come piace a me“.

È davvero bello quando un’icona riconosce l’impatto e la grandezza di un’altra leggenda del mondo dello spettacolo. Le parole della cantante di Material Girl sono l’ennesima prova che Raffaella ha lasciato il segno in tutto il mondo e di quanto anche all’estero la conoscessero e l’apprezzassero.

Madonna e l’incontro con Raffaella Carrà.

Non solo la grande ammirazione e il rispetto che le ha dimostrato nell’intervista concessa a Vogue, Madonna qualche anno fa ha anche incontrato Raffaella Carrà, in occasione di un suo viaggio promozionale in Italia. Nel dicembre del 2000. Due mesi dopo l’uscita del suo disco Music, la Ciccone è volata in Europa per promuovere l’album e una volta arrivata nel nostro Paese ha scelto Carramba Che Fortuna. Quell’ospitata sembrava partita con il piede sbagliato per alcune spiacevoli vicende personali della cantante, ma la Carrà è riuscita a risolvere la situazione e alla fine tutto è andato per il verso giusto.

Nel 2021 l’autrice Rai Chiara Di Giambattista, ai microfoni di Radio Deejay ha raccontato i retroscena dell’incontro tra le due dive. La notte prima dell’esibizione a Carramba Che Sorpresa, la casa londinese di Madonna è stata svaligiata dai ladri e questo ha comprensibilmente scosso la star: “Era molto innervosita e al suo arrivo negli studi Rai chiese di non parlare con nessuno“.

Quando Raffaella ha saputo che la sua ospite non voleva incontrare e parlare con nessuno, ha preso la sua cartellina e si è diretta verso il camerino della regina del pop, che era sorvegliato da una delle sue guardie del corpo: “Nessuno sa cosa si dissero in quell’occasione Madonna e Raffaella Carrà“, ha detto Chiara Di Giambattista, ma di certo qualcosa di positivo è accaduto nel backstage di Carramba. Le due donne infatti, in onda hanno dimostrato una grande sintonia, una complicità autentica e Madonna è apparsa serena e anche meno austera e spigolosa rispetto a molte altre sue apparizioni pubbliche.

fonte: www.biccy.it   Di  Anthony Festa

Musica - Cinque anni senza Raffaella Carrà, l'omaggio in musica del coro Le Dolci Note

©Ansa
Per il quinto anniversario dalla scomparsa, la Fondazione a lei intitolata, voluta dal figlio adottivo dell'artista, Gian Luca Pelloni Bulzoni, ha voluto l'artista con un video musicale realizzato insieme al coro diretto da Alessandro Bellomaria Le Dolci Note. Il remix di Pedro ha già totalizzato 6 miliardi di visualizzazioni su TikTok

Domenica 5 luglio ricorre il quinto anniversario dalla scomparsa di Raffaella Carrà e la Fondazione a lei intitolata, voluta dal figlio adottivo dell'artista, Gian Luca Pelloni Bulzoni, ha voluto ricordarla con un video musicale realizzato insieme al coro diretto da Alessandro Bellomaria Le Dolci Note, tra le realtà patrocinate dalla Fondazione, situato a Torpignattara, uno dei quartieri periferici e non facili della Capitale. Infatti, tra gli obiettivi del coro, così come della Fondazione, c'è quello di educare attraverso la musica bambini e ragazzi a sani valori, creando un clima di amicizia e aiutandoli a crescere in un posto sicuro e accogliente. Nel video, il coro canta e si scatena ballando sulle note del brano Pedro, il cui remix ha totalizzato 6 miliardi di visualizzazioni su TikTok. E poi l'emozione di Assulajé, sigla del programma Rai Amore, con il quale la Carrà fece adottare a distanza 150mila bambini. 

La Fondazione Raffaella Carrà ETS

Principi etici, valori morali e solidarietà: su questi presupposti si basa l'attività della Fondazione Raffaella Carrà ETS, gli stessi che hanno contraddistinto la vita e la carriera dell'artista. Tra i progetti in fase di avviamento: Vox Animae, dedicato alla crescita dei giovani attraverso il canto corale (progetto in cui rientra il coro Le Dolci Note), imparando il valore dell'ascolto, della collaborazione, della disciplina e della condivisione. Primus Actus, dedicata ai giovani registi che si affacciano al mondo del cinema e della produzione audiovisiva. Freedom, programma dedicato a giovani che crescono in contesti con poche opportunità e pensato per offrire tempo, strumenti, esperienze e relazioni autentiche. Talentum, progetto dedicato alla valorizzazione dei giovani talenti nel campo della danza con borse di studio e percorsi di sostegno formativo. Inoltre, per celebrare la vita e la carriera di Raffaella, in autunno la Fondazione patrocinerà la mostra "Raffaella Carrà. Coraggio, stile di vita e libertà", promossa dal Ministero della Cultura e prodotta da Alessandro Nicosia con la sua società C.O.R., con la curatela di Barbara Giaquinto e Margherita Vasselli.

fonte: https://tg24.sky.it 

Cinema: George Clooney riceverà il Leone d'oro alla carriera alla Mostra del Cinema di Venezia

©Getty
L'attore, regista e produttore statunitense, sarà premiato durante l'83esima edizione che si terrà al Lido di Venezia dal 2 al 12 settembre. "Un onore immenso, probabilmente significa anche che sto invecchiando, ma va bene così" ha commentato

E' stato attribuito a George Clooney, attore, regista e produttore statunitense (Jay Kelly, Syriana, Good Night and Good Luck), il Leone d'oro alla carriera dell'83esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica della Biennale di Venezia. La decisione è stata presa dal Cda della Biennale, che ha fatto propria la proposta del Direttore artistico della Mostra, Alberto Barbera. George Clooney, nell'accettare, ha detto: "Ho vissuto tantissimi momenti straordinari a Venezia. La Mostra è senza dubbio il mio festival preferito, e ricevere il Leone d'Oro è un onore immenso. Probabilmente significa anche che sto invecchiando, ma va bene così". 

Le motivazioni della direzione

A proposito del riconoscimento, il direttore Alberto Barbera ha affermato: “Nella sua triplice veste di attore, regista e produttore, George Clooney è un artista completo e carismatico, appassionato e originale, avendo saputo trasformare una vocazione profonda in una delle parabole più luminose del cinema contemporaneo. Un avvio di carriera vissuta senza scorciatoie, grazie a piccole parti in telefilm e B-movie sino al grande successo ottenuto come protagonista della serie ER, hanno plasmato un attore capace di abitare lo schermo con una naturalezza disarmante, conferendogli il dono di far sembrare i suoi personaggi non solo credibili ma desiderabili, vicini e umani, grazie anche ad un fascino innegabile.

Ma quello di Clooney è un carisma costruito sulla credibilità, non sull'immagine, perché il suo lato seduttivo non è mai stato solo estetico. Perfetta combinazione di glamour da star di altri tempi, grande professionalismo e sensibilità moderna, l'attore ha attraversato i generi con versatilità: i film di guerra con Three Kings e Syriana, il thriller con Michael Clayton, la commedia con Ocean's Eleven e Fratello dove sei?, la fantascienza con Gravity e Solaris, la commedia con Paradiso amaro, Tra le nuvole e Jay Kelly. In ciascuno di questi film ha modulato il suo registro senza tradire se stesso. Così come nei film realizzati da regista, tra cui Confessioni di una mente pericolosa, Good Night and Good Luck, Le idi di marzo e Suburbicon, opere che riflettono anche l’impegno sociale e umanitario dell’autore”. 

fonte:  https://tg24.sky.it 

lunedì 29 giugno 2026

Libri: "Le non cose. Come abbiamo smesso di vivere il reale" di Byung-Chul Han

Abbiamo perso il contatto con il reale. È necessario tornare a rivolgere lo sguardo alle cose concrete, modeste e quotidiane. Le sole capaci di starci a cuore e stabilizzare la vita umana. 

Una massa di informazioni ci investe ogni giorno. Come ogni inondazione, anche questa agisce sulle nostre esistenze, spazza via confini, rimodella geografie. 

Ormai sono i dati e non piú le cose concrete a influenzare le nostre vite. Le non-cose stanno prendendo il sopravvento sul reale, sui fatti e la biologia. E cosí la realtà ci appare sempre piú sfuggente e confusa, piena di stimoli che non vanno oltre la superficie. 

Con la sua consueta lucidità e veemenza, Byung-chul Han, critico severo ma acuto della contemporaneità, ci offre una peculiare e sferzante riflessione sulla comunicazione, la Rete e il futuro che stiamo costruendo. 

«Byung-chul Han, con una prosa che colpisce per il nitore, affonda la lama del suo pensiero nella carne del contemporaneo» («la Repubblica»). «Byung-chul Han si fa entomologo e con perizia disseziona la nostra epoca» («tuttolibri - La Stampa»). 

Byung-Chul Han, nato a Seul, è considerato uno dei più interessanti filosofi contemporanei. Nel 2025 ha ricevuto il prestigioso Premio Principessa delle Asturie per la Comunicazione e le Scienze Umane con questa motivazione: «La sua opera rivela una straordinaria capacità nel comunicare nuove idee in modo chiaro e diretto, fondendo armoniosamente le tradizioni filosofiche orientali e occidentali».

Già docente di Filosofia e Teoria dei Media presso la Staatliche Hochschule für Gastaltung di Karlsruhe, insegna ora Filosofia e Cultural Studies alla Universität der Künste di Berlino, ed è autore di saggi sulla globalizzazione e l’ipercultura. Per nottetempo ha pubblicato La società della stanchezza (2012), Eros in agonia (2013) La società della trasparenza (2014), Nello sciame. Visioni del digitale (2015), Psicopolitica. Il neoliberismo e le nuove tecniche del potere (2016), L'espulsione dell'altro (2017), Shanzhai. Pensiero cinese e decreazione (2025). Nel 2021ha pubblicato con Einaudi La società senza dolore.  

fonte: www.lafeltrinelli.it  

Libri: "Dizionario tecnico metodologico della danza classica" di Flavia Pappacena

Ideato da una delle principali autorità italiane e internazionali nel campo della ricerca coreutica, questo volume propone un innovativo e stimolante approccio metodologico alla tecnica della danza. 

Di ogni passo, infatti, il dizionario ricostruisce significato e struttura originaria, con una particolare attenzione anche ai profili linguistici ed etimologici. 

Ne osserva poi l’evoluzione tra Settecento, Ottocento e Novecento, e quindi ne mette a confronto, in termini di stile e dinamiche del movimento, le differenze tra le diverse scuole attive in Europa e in America. Nell’intento di offrire per ogni passo una sintesi organica e coerente, le voci sono calibrate di volta in volta per taglio ed estensione e, quando necessario, prevedono trattazioni più ampie e articolate. 

È il caso, soprattutto, di alcuni termini coniati all’epoca della Rivoluzione francese e in età napoleonica, quando la danza era profondamente influenzata dall’estetica neoclassica e partecipava alle spinte innovative che attraversavano tutte le arti. 

fonte: www.lafeltrinelli.it 

Mostre: "Moda in luce 1955-1975. Roma fra glamour e innovazione industriale" ai Musei Capitolini Centrale Montemartini

Viaggio dentro un mito: quando Roma divenne capitale mondiale della moda. In 150 fotografie, filmati e abiti originali, un’esplosione di creatività che ancora oggi influenza il pianeta.

La mostra fotografica, multimediale e di capolavori sartoriali Moda in Luce 1955-1975 – Roma fra glamour e innovazione industriale fa rivivere una stagione di esplosione di idee, nomi, marchi, creatività, industria, un portato di beni materiali e immateriali, un “big bang” dell’immaginario della moda che riverbera ancora oggi il suo successo, il fascino, la magia delle sue forme. L’iniziativa, organizzata da Archivio Luce Cinecittà con il Ministero della Cultura, e curata da Fabiana Giacomotti, è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Servizi museali: Zètema Progetto Cultura.

La mostra rappresenta il “secondo capitolo” dell’esposizione Moda in Luce 1925–1955. Alle origini del Made in Italy, ospitata presso il Museo della Moda e del Costume di Palazzo Pitti a Firenze. La mostra romana, interamente nuova per opere, allestimento e temi, prosegue il racconto di un mito, nel passaggio alla sua consacrazione ed esplosione.

IL CONTESTO

All’inizio degli anni Cinquanta l’Italia sta cambiando alla velocità della luce e sta entrando nel boom e nella modernità. Corre su nuove infrastrutture, autostrade, mezzi. Su professioni nuove, e nuovi abiti sociali. Due campi in particolare segnano visibilmente questo sisma storico: la moda e il cinema. Roma ne è il grande vivace contenitore e contenuto.

A Roma si trova Cinecittà, la città del cinema che, dopo l’epocale rivoluzione del Neorealismo italiano, si sta trasformando nella “Hollywood sul Tevere”: la città dove le major statunitensi e lo star system trovano la sede distaccata del sogno americano. Il risultato è prorompente: quella italiana diventerà la cinematografia con il maggior numero di premi Oscar vinti, dopo gli Stati Uniti.

Nella moda avviene qualcosa di analogo. Un mondo di sartorie, di piccole botteghe, di atelier, che ha studiato alla scuola di Parigi e sui tavoli di ricamo e libri d’arte italiana, si trova proiettato sulla vetta di passerelle, riviste e clienti del mondo, in America, Europa, Russia, Giappone. L’haute couture dagli anni Cinquanta, e fino a noi, deve conoscere tra le sue lingue quella del Made in Italy.

Da Roma, l’Italia riesce in due miracoli inattesi: dimostra che a Cinecittà si possono fare film come in America e che l’haute couture può sfilare per via Veneto. È un viaggio lungo, che l’esposizione alla Centrale Montemartini mostra al vivo. 

LA MOSTRA

Protagonista di Moda in Luce 1955-1975 – Roma fra glamour e innovazione industriale è il patrimonio di memoria, fotografie, filmati dell’Archivio storico Luce. Fondamento della conoscenza del XX secolo italiano ed europeo, bene tutelato dell’Unesco, l’Archivio Luce rappresenta una ricchissima fonte di testimonianze sulla moda e lo spettacolo. Il Luce immortala la moda nel momento in cui Roma ne diventa riferimento, tra gli anni Cinquanta e la metà dei Settanta. Una stagione straordinaria in cui la sinergia tra moda, cinema, industria e creatività ha permesso all'Italia di esercitare un profondo influsso culturale a livello internazionale, ridefinendo i canoni del gusto e dello stile.

Il percorso espositivo immerge i visitatori dentro 150 fotografie d’epoca, per la gran parte del Luce, cinque postazioni video con filmati spesso rari e fino a oggi non disponibili al pubblico, oggetti, documenti, tessuti e 27 abiti originali, e nella maggior parte inediti, creati da nomi leggendari come Valentino Garavani, Karl Lagerfeld per Fendi, Federico Forquet, Sorelle Fontana, Giovanna Caracciolo-Carosa, Simonetta Visconti, Irene Galitzine, Fernanda Gattinoni e ancora Roberto Capucci, Maria Antonelli, Patrick de Barentzen, Renato Balestra, André Laug, Emilio Federico Schuberth, Gabriellasport, Antonio De Luca, Angelo Litrico, Domenico e Agostino Caraceni, Pino Lancetti, Laura Biagiotti.

Opere d’arte di grande valore storico ed estetico, provenienti dagli archivi delle maison, incluse Mantero Seta, Taroni e il gruppo Ermenegildo Zegna, sartorie cinematografiche storiche come Farani, musei quali il Boncompagni Ludovisi, da cui proviene anche un sontuoso completo da sera appartenuto a Franca Bettoja, che dialoga con capi coevi indossati da nomi quali Silvana Mangano, e ancora il CIAC-Centro internazionale Arti e Costume di Venezia. Rilevante il prestito della più importante collezione privata italiana, di proprietà di un protagonista del cinema italiano, Massimo Cantini Parrini, costumista di fama internazionale, più volte candidato al premio Oscar e vincitore di innumerevoli premi, che mostra l’estensione di un talento costruito sulla conoscenza profonda della storia dell’arte e del costume.

Organizzato nello stile e nei colori come un’elegante sartoria romana degli anni Cinquanta e Sessanta, il progetto dell’architetto Dario Dalla Lana si conclude in una sala-biblioteca che presenta una selezione di preziosi campionari tessili di proprietà degli archivi di Mantero Seta, Taroni e il gruppo Ermenegildo Zegna, oltre a volumi e riviste rare, di proprietà della curatrice, studiosa del costume e dell’editoria di moda dai suoi albori. Impreziosiscono il percorso inviti, memorabilia e un album amicorum, appartenuto ad Angelo Litrico, che include disegni e dediche dei più importanti sarti e artisti dell’epoca, da Emilio Pucci a Valentino e Novella Parigini.

Un viaggio multimediale e fisico nell’immaginario, tra storia, stile, costume, società e sogno, una macchina del tempo che ci trasporta nel mito: quando Roma e l’Italia hanno spiegato al mondo come vestire, e come vivere.

Le immagini raccontano sfilate, atelier, reportages, interviste, jet-set, lavoro e glamour, artigianato e arte. A fianco, il cinema che fa di Roma un tempio, e fornisce alla moda sogno e corpi. Quelli di: Sophia Loren, Audrey Hepburn, Liz Taylor, Lucia Bosè, Kirk Douglas, Charlton Heston, Sean Connery, Elsa Martinelli, Anita Ekberg, Anna Magnani, Ingrid Bergman, Gabriele Ferzetti, Rod Steiger.

Accompagna Moda in Luce 1955-1975. Roma fra glamour e innovazione industriale il catalogo, edito da Silvana Editoriale, a cura di Fabiana Giacomotti.

Informazioni

Luogo
Musei Capitolini Centrale Montemartini
Dal 26 giugno al 15 novembre 2026 dal martedì alla domenica 9.00-19.00

Ultimo ingresso un'ora prima della chiusura
Giorni di chiusura: lunedì

CONSULTA SEMPRE LA PAGINA AVVISI prima di programmare la tua visita al museo.

Biglietto d'ingresso

Biglietto di ingresso secondo la tariffazione vigente

Informazioni

Tel 060608 attivo tutti i giorni dalle ore 9.00 alle ore 19.00

Organizzazione di Cinecittà-Istituto Luce

Con il supporto di Zètema Progetto Cultura

Japan moves towards nationwide LGBTQ+ education programme despite political tensions

Japanese Prime Minister Sanae Takaichi | Image: IMAGO / Kyodo News
Japan is preparing to introduce a nationwide education programme on sexual orientation and gender identity, aimed at addressing wid espread gaps in public understanding of LGBTQ+ issues.

The initiative has been approved by the ruling Liberal Democratic Party and is expected to receive final approval from the cabinet. It stems from a 2023 law designed to promote public awareness of diversity in sexual orientation and gender identity.

While full details have not yet been released, the programme is expected to require schools to provide information about LGBTQ+ people, alongside offering access to trained counsellors and social workers. Universities are also set to include education on gender and sexual diversity within training for future professionals, including those in healthcare and academia.

The development comes amid a complex political backdrop. Prime Minister Sanae Takaichi has previously voiced opposition to same-sex marriage, reflecting broader conservative views within the governing party. Japan currently has no nationwide anti-discrimination protections for LGBTQ+ people and remains the only G7 country without marriage equality.

Supporters argue that improving education could help shift public attitudes over time, although some LGBTQ+ voices have warned it may only represent an initial step. Young people in Japan are generally seen as more supportive of LGBTQ+ rights than older generations, which observers say may be influencing the government’s approach.

Experts suggest that increasing awareness and understanding could help reduce stigma, even as wider legal reforms remain uncertain.

Expanding LGBTQ+ education has the potential to challenge stigma and build long-term cultural change, especially in countries where legal protections and recognition remain limited.

source:  www.scenemag.co.uk 

lunedì 8 giugno 2026

Secret Florence 2026: performance site-specific a ingresso libero in luoghi inaspettati. Dalla musica alla danza, dal cinema alle arti performative

Dal 9 giugno al 1° luglio 2026 chiostri storici, cortili monumentali, cinema, spazi urbani e luoghi della memoria diventano scenari di esperienza e scoperta per l’undicesima edizione di Secret Florence, festival di punta dell’Estate Fiorentina, dedicato ai linguaggi contemporanei tra musica, danza e arti performative. 

Da Santa Maria Novella al Convento del Carmine, dal Cinema La Compagnia a Palazzo Neroni e Palazzo Marucelli – Fenzi, fino ai percorsi urbani di Firenze Ovest, il festival costruisce una geografia culturale diffusa, che invita il pubblico a vivere la città attraverso nuove forme di ascolto, visione e partecipazione.

Secret Florence concepisce ogni appuntamento in stretta relazione con il luogo che lo ospita, attivando spazi inconsueti o reinterpretando luoghi simbolici della città attraverso performance, concerti e proiezioni, grazie al coinvolgimento di cinque realtà di respiro internazionale attive nei linguaggi artistici contemporanei: Tempo Reale, capofila del progetto, in collaborazione con Fabbrica Europa, Lo schermo dell’arte, Musicus Concentus e Centro Nazionale di Produzione della Danza Cango/Firenze.

“Secret Florence rappresenta uno dei progetti più originali e identitari dell’Estate Fiorentina, capace di mettere in dialogo il contemporaneo con il patrimonio storico e urbano della nostra città - ha detto l'assessore alla cultura Giovanni Bettarini. - Anche quest’anno il festival trasforma Firenze in uno spazio aperto di sperimentazione, partecipazione e scoperta, valorizzando luoghi simbolici e aree meno convenzionali attraverso linguaggi artistici innovativi. È un’iniziativa che conferma la vocazione internazionale di Firenze e la capacità delle nostre istituzioni culturali di costruire reti, creare occasioni di accesso gratuito alla cultura e coinvolgere pubblici diversi. Dalla musica alla danza, dal cinema alle arti performative, Secret Florence invita cittadini e visitatori a vivere la città con uno sguardo nuovo, rendendo l’arte contemporanea uno strumento di relazione, inclusione e rigenerazione urbana”.

Inaugura questo viaggio aperto a tutti, martedì 9 giugno, alle ore 21.00, Lo Schermo dell’arte presentando al cinema La Compagnia il documentario Oltre il confine, Le immagini di Mimmo e Francesco Jodice, dedicato a Mimmo Jodice, grande maestro della fotografia italiana recentemente scomparso, in dialogo con il figlio Francesco Jodice. Il film, a partire da materiali d’archivio e conversazioni, costruisce un viaggio attraverso oltre cinquant’anni di fotografia, ma anche un passaggio di testimone tra due generazioni di sguardi.

Il paesaggio sonoro della zona Ovest della città diventa protagonista in Soundride | Firenze ovest. Un percorso interattivo in bicicletta, a cura di Tempo Reale, che conduce il pubblicoin modo partecipativo, alla scoperta del paesaggio sonoro urbano, tra ascolto, movimento e riflessione sul rapporto tra suono, ambiente e percezione quotidiana (14/6, ore 18.00, Partenza da Piazzale Vittorio Veneto)

Nella performance in prima assoluta, dal titolo Muta-Menti della cantante e cantautrice Elena Romano, studiata per il Chiostro del Convento del Carmine, e presentata da Musicus Concentus, il pubblico viene attratto quasi inconsciamente nel movimento della musica e coinvolto in un attraversamento fisico e interiore, dove l’ascolto si trasforma in esperienza. Accompagnata da Francesco D’Elia al violino e Francesca Fedi Perilli al violoncello, Elena Romano sviluppa un linguaggio sonoro che intreccia elettronica, suggestioni classiche, jazz e sensibilità pop, in un equilibrio dinamico tra antico e contemporaneo. (16/6, ore 19, massimo 200 posti).

Il dialogo tra corpo e architettura attraversa Palazzo Marucelli – Fenzi, edificio storico e sede universitaria, che diventa scenario del progetto coreografico di Virgilio Sieni con la collaborazione e interpretazione di Giulia Mureddu, Vanessa Mattei Scarpaccini, Beatrice Gatti, Maria Vittoria Feltre, Il sole sorgerà, ispirato al romanzo di Ernest Hemingway, in cui si racconta della vacanza di un gruppo di amici in Spagna. Qui un gruppo di amiche si ritrova per intrecciare i loro racconti fisici distribuendo le “macerie” del secolo al pari di una mappa emozionale che le orienta nel futuro.
La performance della Compagnia Virgilio Sieni è accompagnata dalle composizioni musicali di Ascari. (18/6, ore 18 e 19)

Fabbrica Europa presenta nel Complesso di Santa Maria Novella due performance che intrecciano culture differenti: La Prima Danza (ore 18:30, Cappellone degli Spagnoli), coreografia di Damiano Ottavio Bigi e Alessandra Paoletti (Italia) e The Butterfly Dream (ore 19:00, Chiostro Verde), coreografia di Ahn Aesoon (Corea). Architettura, affreschi e dimensione spirituale diventano parte integrante della creazione. La gestualità dei sei danzatori coreani, tra passato e presente, realtà e illusione, individuo e comunità, dà vita a un’esperienza sensibile in cui la danza ridefinisce il rapporto tra corpo e spazio, aprendo nuove prospettive tra tradizione e contemporaneità (23/6).

In chiusura nel Cortile di Palazzo Neroni, sede della Soprintendenza archivistica e bibliografica, una performance elettroacustica dal vivo rielabora materiali sonori d’archivio legati alle comunità migranti. In Live archive: Suoni Migranti a cura di Tempo Reale, i materiali d’archivio registrati, rielaborati dal sound design di Francesco Vogli, entrano in dialogo con l’intervento di Achille Succi al sassofono, improvvisatore di ambito jazz, chiamato ad agire in tempo reale sul tessuto sonoro elettroacustico (1/7, ore 17.30).

Tutti gli appuntamenti sono a ingresso gratuito.

Programma completo e informazioni su www.secretflorence.it 

fonte: https://portalegiovani.comune.fi.it