lunedì 17 settembre 2018

Lgbt. A 25 anni dalla scomparsa il cinema omaggia Nureyev. Sarà nelle sale solo il 29 e 30 ottobre

Sarà nelle sale solo il 29 e 30 ottobre il commovente film evento dedicato a Nureyev, l’uomo che ha saputo rivoluzionare il concetto di danza, trasformandosi in un’icona della cultura pop del tempo

 A 25 anni dalla morte, arriva nelle sale solo il 29 e il 30 ottobre (elenco a breve su www.nexodigital.it) un film evento sorprendente e commovente dedicato al più grande ballerino di tutti i tempi: Rudolf Nureyev (Irkutsk, 1938 – Parigi, 1993).

In Nureyev i registi candidati al BAFTA, Jacqui e David Morris, ripercorrono la vita straordinaria dell’uomo che ha trasformato il mondo della danza diventando un’icona della cultura pop del tempo.
Il film evento racconta la vita dell’artista: dalle umili origini alla relazione con l’amata compagna di ballo, Margot Fonteyn, la più famosa Prima Ballerina del Royal Ballet, dal suo rapporto con i Kennedy alle celebri feste con Liza Minnelli allo Studio 54 di New York. 

Sino ad arrivare, naturalmente, alla rocambolesca fuga in Occidente, evento che ha scioccato il mondo intero trovando spazio ed eco sui media di tutto il mondo. 
In un’epoca in cui la guerra fredda tra Russia e Occidente imperversava, Nureyev si è così trasformato in un fenomeno culturale globale.

Unendo filmati mai visti prima, la colonna sonora originale del pluripremiato compositore Alex Baranowski e una serie affascinante di esclusivi tableaux di danza moderna diretti da Russell Maliphant del Royal Ballett, Nureyev propone un’esperienza cinematografica diversa da qualunque altro film biografico mai realizzato prima sull’artista, chiamato dagli amici più cari ma anche da moltissimi dei suoi fan con il soprannome di “Rudy”.

Sostenuto dalla Rudolf Nureyev Foundation e dal GAY PRIDE Worldwide, Nureyev è distribuito al cinema in esclusiva da Nexo Digital con i media partner Radio DEEJAY, Sky ClassicaHD, MYmovies.it, Danza&Danza, Sipario.
Fonte: 

Lgbt: Film "Sulla mia pelle" La recitazione di Alessandro Borghi

Un corpo e un letto. Nient’altro. Un corpo rannicchiato, devastato, tumefatto, profanato. I muri spogli di una cella. Sbarre pesanti, colori lividi. E un corpo: corpo che soffre, corpo che rantola, corpo che muore. Sulla mia pelle – il film di Alessio Cremonini ispirato alla tragica vicenda di Stefano Cucchi, il giovane romano arrestato per detenzione e spaccio di stupefacenti e deceduto in carcere, in circostanze ancora non del tutto chiare, nell’ottobre del 2009 – è prima di tutto questo: un’asciutta e dolente ricognizione sul mistero e lo strazio di un corpo che muore.

Come già Michael Fassbender in Hunger (2008) di Steve McQueen, Alessandro Borghi fa del suo corpo scarnificato e ulcerato lo strumento espressivo attraverso cui il cinema si fa mondo, storia, tragedia, emozione. Un dimagrimento forzato che lo porta a perdere una ventina di chili in poche settimane. Un lavoro mimetico quasi da Actor’s Studio che lo immerge a poco a poco nella postura, nei tic, nella lingua e nelle ossessioni della persona “vera” a cui deve ridare vita. Ma poi, soprattutto, un corpo a corpo con sè stesso per entrare davvero nella testa e nella psiche di un trentenne arrestato dai carabinieri una sera d’autunno e ferocemente stritolato dai gangli kafkiani di un sistema giudiziario attraversato da una vena incomprensibile di violenza sorda e cieca.

Alessandro Borghi cuce Cucchi sulla sua pelle. Se lo tatua addosso. Si taglia i capelli come li portava lui. Fa un lavoro incredibile sulla lingua che a poco a poco si spappola e si spegne: da metà film in poi, sdraiato sulla branda della sua cella, su un tavolaccio o su una barella, rannicchiato in posizione fetale, atterrito da chiunque gli si avvicini, Borghi/Cucchi non parla più: sibila, mugola, biascica, rantola, mormora. 

Deriva del linguaggio, naufragio del senso. Solo con un altro detenuto recluso nella cella di fronte Stefano riesce a dialogare. Ma noi questo interlocutore non lo vediamo mai. Forse non esiste. Forse è solo il parto dell’immaginazione di un uomo solo, umiliato, pestato, che non riesce più a muoversi, a pisciare, a parlare, e che sente incredulo e attonito l’appressarsi della morte. Ed è proprio questo che colpisce e graffia e commuove nel film di Cremonini: non la denuncia (che non c’è…), non il calvario (nella storia di Cucchi non c’è alcuna redenzione, nulla di cristologico), non la lotta (Cucchi non è il Bobby Sands di Michael Fassbender che sceglie deliberatamente di morire).

A colpire, e a colpire duro, è piuttosto l’ammutolita messinscena della morte che arriva. La rappresentazione di un corpo che sente, che oscuramente avverte l’avvicinarsi della morte. Immobile, livido, tumefatto, Borghi trasforma la sua faccia in una maschera/smorfia che ricorda certi volti espressionisticamente devastati dell’arte contemporanea: ma più Giacometti che Munch, perché Stefano/Borghi non urla, non protesta. Rifiuta le cure. Sente i suoi occhi incrostati ridursi a fessure. Sente di perdere i contatti col mondo. Sente la vita che va via. E lui non reagisce. Lascia che le cose accadano. Lascia che la morte arrivi, fatale.  

È questo che sconvolge. Questo che fa di Sulla mia pelle un film che va ben oltre il caso di cronaca che lo ha ispirato: il fatto che racconta e mette in scena un silente e devastante appressamento della morte.
Tutto il resto passa in secondo piano: le polemiche, le discussioni sulla veridicità e attendibilità della ricostruzione, le battaglie sulle modalità di distribuzione del film. Questioni serie, certo. Ma a condizione che non offuschino la cosa più importante: la sobrietà, il rigore, la misura della messinscena di Alessio Cremonini (avete notato la forza del pianosequenza di tre minuti e mezzo nella scena dell’arresto?) e l’intensità commovente dell’interpretazione di Alessandro Borghi. Che ci fa vedere sul suo corpo, come poche altre volte abbiamo visto al cinema, il mistero irresolubile del vivere e del morire.
fonte:  Articolo di Gianni Canova per https://welovecinema.it

Lgbt: Segnate questa data: 6 ottobre 2018. Perché? ce lo spiega Lia Courrier

Quando meno te lo aspetti l’umanità ti sorprende.

Proprio quando pensi che tutto stia scivolando giù nell’abisso, come in un girone dantesco, ecco che accade qualcosa che riaccende la fiamma della speranza in fondo al cuore e alleggerisce l’anima.

Anche se siamo tutti ben consapevoli di quanto realizzare un cambiamento sia difficile, e spesso non avviene del tutto o nel modo sperato, l’energia di una motivazione e di una azione condivisa è sempre una forza potente a cui è difficile resistere.

Per il 6 di Ottobre dell’anno corrente è stata indetta una Manifestazione unitaria del settore Cultura, che raccoglie molte maestranze e categorie di settore: dai professionisti dei Beni Cuturali agli operatori, dai professionisti del cinema a quelli dello spettacolo dal vivo.

Come recita il Manifesto dell’evento, pubblicato su un sito creato per l’occasione (www.manifestazionecultura.it/manifesto), la cultura è l’unica attività a non aver minimamente sentito la crisi che ha messo a tappeto l’economia dell’intero paese, anzi, ha manifestato una controtendenza, con entrate che sono addirittura aumentate in termini di profitto e di utenza. Purtroppo lo Stato sembra non essere interessato a questo dato, evidentemente non vede nella cultura un mercato da cui ripartire, investendo e sostenendo anche chi in questi anni ha portato avanti i propri progetti in mezzo a mille difficoltà.

Abbiamo invece assistito, negli ultimi decenni, ad un progressivo taglio delle risorse, ad un ostentato disinteresse, tanto che molti talenti si sono visti costretti a costruirsi una carriera all’estero, perché qui non si fa altro che studiare per poi non riuscire a trovare occupazione con regole contrattuali e fiscali o un adeguato trattamento economico.
Proprio per questo è stata indetta la manifestazione che intende attirare l’attenzione delle istituzioni e allo stesso tempo fare delle richieste, chiare e definite, che sono riportate su questo Manifesto, che ha tutta l’aria di una dichiarazione d’intenti a lunga gittata nel tempo.

Tra i promotori dell’evento ci sono sindacati, associazioni, fondazioni, una lunga lista di organismi e associazioni di portata nazionale, che potete vedere sul sito alla pagina dedicata (www.manifestazionecultura.it/chi-siamo): non si tratta di un evento locale, ma di qualcosa di grande e di sorprendente. Non credo sarà facile cambiare la tendenza, così diffusa nella politica nostrana, di considerare la cultura solo come qualcosa da tirare in ballo solo quando si tratta di lustrarsi la reputazione cole eccellenze internazionali, oppure come qualcosa che riguarda artisti deceduti da almeno duecento anni, ma trovo interessante che un movimento simile abbia finalmente deciso di emergere.
Che finalmente ci si voglia unire per chiedere ad alta voce di non essere più trasparenti, di essere considerati parte di questa economia, di questa società, della cultura di un Paese che ha una storia unica e un patrimonio artistico di inestimabile valore, talmente vasto da non riempire solo i musei italiani ma le sale di mezzo mondo.

Il settore della danza, da sempre considerata un po’ la cenerentola delle arti, con una percentuale ridicola del FUS ad essa dedicata, è forse quello che in questi ultimi anni ha visto il periodo più buio, con la chiusura di molti corpi di ballo e l’assenza di una programmazione seria e continuativa nei cartelloni, se si escludono le rassegne gli eventi speciali a cura delle poche reti che riescono a far circuitale gli spettacoli (ad esempio Aldes o Anticorpi). Per il resto è il deserto dei tartari, un vuoto non solo nelle stagioni teatrali, ma anche nella cultura dei programmatori e dei direttori artistici, che spesso operano le scelte pensando solo al botteghino.

Una delle richieste contenute nel manifesto è proprio riportare le Fondazioni Lirico- Sinfoniche ad Enti Statali, perché questo esperimento, durato anche relativamente poco, si è dimostrato fallimentare in molti casi. Certo non sempre a causa delle inadeguate erogazioni, bisogna proprio dirlo, ma anche per mala gestione, poca trasparenza, scarsa lungimiranza nella stesura dei progetti e nel rilancio di una cultura musicale e teatrale che a volte appare un po’ polverosa e anacronistica, rispetto a ciò che sta accadendo nel resto del mondo.

Da tutta Italia si stanno muovendo le organizzazioni per permettere ai manifestanti di raggiungere Roma il 6 ottobre. Tutti sono i benvenuti, ovviamente, non solo i diretti interessati, perché della cultura beneficiano soprattutto i cittadini, oltre chi si occupa di promuoverla e produrla.
Citerò in conclusione la frase che chiude il Manifesto, con la speranza che finalmente la cultura possa occupare una posizione centrale nel rilancio economico di questo Paese in ginocchio.

Un patrimonio, il nostro, che affascina i cittadini di tutto il mondo che ogni anno viaggiano per assaporare la fragranza e la bellezza dei nostri musei, delle nostre città, del nostro teatro.
Sarebbe proprio qualcosa di cui andare fieri.
  
“Il 6 Ottobre la Cultura italiana si muove, unita: smettetela di mentirci, smettetela di sfruttarci, e lo vedrete, vi #RilanciamoIlPaese.
Il 6 Ottobre 2018, una Manifestazione unitaria nazionale per la Cultura e il Lavoro. E da lì non si torna indietro
Vi aspettiamo in piazza. Non serve a noi, serve al Paese.”
fonte: Lia Courrier per www.dancehallnews.it/

Lgbt: Florence Queer Festival 16° edizione per il festival di cultura queer della Toscana. Dal 2 al 7 ottobre al Cinema La Compagnia di Firenze

Firenze:  Programma chiuso per l’edizione 2018, la numero sedici, del Florence Queer Festival, che aprirà al pubblico il 2 ottobre: una settimana di eventi, incontri, proiezioni, presentazioni.
Diretto da Bruno Casini e Roberta Vannucci, organizzato dall’associazione Ireos - Centro Servizi Autogestiti per la Comunità Queer di Firenze, in collaborazione con Arcilesbica Firenze e Music Pool, con il contributo della Regione Toscana, quest’anno presenterà al pubblico un ricco programma di film, la nutrita selezione dei Video Queer in concorso, ospiti speciali come il regista Gustavo Sanchez o la cantante Adele Bertei.
Tra le numerose collaborazioni anche quella con il Festival dei Diritti promosso dal Comune di Firenze, con una doppia proiezione in anteprima. Subito in apertura, a ingresso gratuito ed alla presenza dell’assessore Sara Funaro, Rafiki (martedì 2 ottobre, ore 17, Cinema La Compagnia) di Wanuri Kahiu primo film keniota a raggiungere Cannes (in selezione per Un Certain Regard), storia di una amicizia che diventa amore, in un paese dove si è costretti a scegliere tra felicità e sicurezza. Altra anteprima assoluta quella de Il calciatore invisibile di Matteo Tortora (venerdì 5 ottobre, ore 21,30, Cinema La Compagnia), documentario italiano che parla di omosessualità nel mondo del calcio, argomento da sempre tabù, presentato al pubblico dal regista, dai giocatori della squadra “Revolution Team” assieme agli assessori Assessori Sara Funaro e Andrea Vannucci Comune di Firenze.
Per quanto riguarda gli ospiti, la serata di apertura, alle 21, vedrà l’omaggio a Chavela Vargas, celebrità messicana degli anni Sessanta, della cantautrice fiorentina Letizia Fuochi, prima di lasciare le luci della proiezione alla prima italiana di 1985 del regista statunitense Yen Tan (martedì 2 ottobre, ore 21,30, Cinema La Compagnia). Saranno numerosi gli appuntamenti musicali per il Florence Queer Festival che presenterà in anteprima il video clip L’attraverso con Alia, seguito da un assaggio musicale live con Martina Agnoletti e Erika Giansanti del nuovo album Giraffe (sabato 6 ottobre, ore 21, Cinema La Compagnia). Poi, ancora, il videoclip, Cambiare idea, dei Mondo Candido (mercoledì 3 ottobre, ore 17,45, Cinema La Compagnia), le voci del Choreos, coro Lgbtq* di Ireos (mercoledì 3 ottobre, ore 21, Cinema La Compagnia) e la performance live di Adele Bertei (giovedì 4 ottobre, ore 21, Cinema La Compagnia).
Grandi protagonisti anche i libri: sette presentazioni QueerBook, quattro durante il Festival (3/5/6/7 ottobre, ingresso gratuito, Cinema la Compagnia, ore 19,30) ed altre tre, sempre nel mese di ottobre, tra la sede Ireos e la libreria Il Libraccio. Tra gli autori presenti al Festival Luca Baldoni, Vanessa West, Francesco Gnerre, Matteo B. Bianchi.
Tornano poi i QueerFocus, appuntamenti di approfondimento culturale organizzati al mattino, a ingresso libero (5/6/7 ottobre, ore 11, Cinema La Compagnia): Giacomo Aloigi, assieme a Stefano Mascalchi, cercherà di farci entrare nelle dinamiche culturali di quella Firenze anni Ottanta di cui fu protagonista Pier Vittorio Tondelli, Riccardo Ventrella omaggerà Mina, mentre la squadra di Luca Locati Luciani, Andrea Meroni, Willy Vaira e Giovanni Ciacci ci condurrà alla scoperta delle mille vite della scrittrice, artista, giornalista, pittrice, attrice Giò Stajano scomparsa nel 2011.
Tra gli appuntamenti ad ingresso gratuito da non perdere anche due mostre, entrambe al Cinema La Compagnia. La prima è una “fotografica” di Pia Ranzato, che ha ricucito assieme, dal suo archivio personale, immagini di chi ha amato e vissuto la vita affermando la propria libertà al di fuori degli schemi sociali (Viva la Libbbertà, 2-7 ottobre, Cinema La Compagnia; dal 9 ottobre al 10 novembre a Ireos, via dei Serragli 1). La seconda è Una rivoluzione da sfogliare. Pagine di editoria periodica LGBTQ+ a cura di Luca Locati Luciani, dedicata a Robi Rapp, e realizzata in collaborazione con "Handkerchief Magazine" e Alessio Ponzo.
Ma torniamo ai film: lo spettacolo di apertura arriva dagli Stati Uniti (1985, Yen Tan, 2/10 ore 21,30, replica 2/10 ore 15,30) e ripone l’accento sui periodi bui dell’ondata di Aids, come l’altra anteprima vincitrice del Panorama Audience Award al 66°-Festival Internazionale di Berlino, Who’s gonna love me now (mercoledì 3 ottobre, ore 22), la chiusura è affidata allo spagnolo Gustavo Sanchez ed alla sua coraggiosa opera prima, I hate New York (domenica 7 ottobre, ore 21,30, Cinema La Compagnia) che fa emergere quattro storie di passione e attivismo dalla scena underground della New York più affascinante. Sanchez sarà in sala per la proiezione che sarà preceduta dal talk show condotto da Anna Meacci, attrice fiorentina che ha portato alla ribalta “La Romanina”, spettacolo dedicato a Romina Cecconi.
Proseguendo il nostro viaggio in questa settimana full immersion emergono titoli come Queerama (sabato 6 ottobre, ore 15,30), un vero e proprio “succo di archivio” sull’attivismo gay realizzato grazie all’immenso materiale video del BFI.  Si vola nella Milano da bere con Killer Plastic - Tu ti faresti entrare? (mercoledì 3 ottobre, ore 15,30) di Stefano Pistolini. Cuore della narrazione la discoteca più famosa di Milano che dopo 30 anni di gloria ha chiuso i battenti. Riflessione sui punti di vista nella narrazione sociale con Dykes, camera, azione! (sabato 6 ottobre, ore 18,30) di Caroline Berler, tra gli ospiti di questa sedicesima edizione, che ci racconta del lavoro fatto, nel corso dei decenni, da registe come Barbara Hammer, Su Friedrich, Rose Troche, Cheryl Dunye, Yoruba Richen, Desiree Akhavan, Vicky Du. 
Il Festival ha scelto di portare a Firenze anche il primo film queer ambientato in Finlandia. Realizzato da Mikko Makela, A moment in the Reed (sabato 6 ottobre ore 23), ci restituisce una fotografia inedita del Paese scandinavo, toccando il tema dell’omofobia e della migrazione forzata dalla Siria. Ancora una riflessione su quanto l’Aids abbia privato il mondo di incredibili artisti è il medio metraggio uscito quest’anno Unstoppable Feat: The Dances of Ed Mock (domenica 7 ottobre, ore 18,30). Ed Mock, coreografo e ballerino geniale, morto di aids nel 1986: il film di Brontez Purnell narra di lui e dell’avanguardia sperimentale che ha rappresentato. Mock è passato anche da Firenze nell’ormai lontano 1980 ospite dell’Humor Side, oggi Teatro di Rifredi con un tour per il quale, nel nord Italia, fu arrestato per atti osceni durante una sua performance.
Ultimo titolo che vi segnaliamo è l’anteprima assoluta di Alfredo D’Aloisio, in arte (e in politica) Cohen di Enrico Salvatori e Andrea Meroni che saranno in sala domenica 7 ottobre alle 17,30 per presentare il loro documentario dedicato alle molteplici vite di Alfredo “Cohen” D’Aloisio: professore di lettere con l’ambizione del teatro educativo, pioniere del movimento LGBT, cabarettista e cantautore dichiaratamente gay, attore abruzzese che tenta di trasformare il proprio dialetto in lingua. Un mosaico restituito da testimonianze e materiali audiovisivi rari.

Il Florence Queer Festival è organizzato dall'associazione Ireos - Centro Servizi Autogestiti per la Comunità Queer di Firenze, in collaborazione con Arcilesbica Firenze e Music Pool, con il contributo della Regione Toscana.
Infoline:  Ireos: 055 216907 MusicPool: 055 240397     info@florencequeerfestival.it
Tutte le proiezioni sono vietate ai minori di 18 anni.
fonte: Ufficio Stampa Florence Queer Festival

mercoledì 5 settembre 2018

Lgbt: Il film "Girl" nei cinema da giovedì 27 settembre

Nata nel corpo di uomo, Lara è una ragazza di quindici anni che sogna di diventare ballerina. Il film è stato premiato al Festival di Cannes.

Lara ha quindici anni e un sogno, diventare una ballerina professionista. Ci prova ogni giorno Lara, alla sbarra, in sala, davanti allo specchio, nascondendo al mondo il suo segreto. Lara vuole danzare come una ragazza ma è nata ragazzo e deve fare i conti con un corpo che non ama, trasfigurandolo attraverso la danza e trasformandolo con gli ormoni.

Seguita da un padre amorevole e un’équipe di medici che l’accompagnano psicologicamente nel passaggio di genere, insegue sulle punte il giorno dell’emancipazione da un corpo che odia fino a spezzarlo.
Opera prima di Lukas Dhont, Girl è un crudo racconto di formazione che “mescola i sogni con gli ormoni”.
Come nella celebre canzone di Fabrizio De André (“Princesa”), come nella camera di Lara, ansiosa di diventare donna. Ma per quello ci vuole pazienza, le dice il padre in una delle repliche più belle del film di Lukas Dhont, che indaga l’attesa di una riattribuzione sessuale e sonda i movimenti intimi di un’adolescente irriducibile alla mercé della natura che sul suo conto si è davvero sbagliata.

E allora Lara la combatte coi mezzi che ha e con la pratica di una disciplina che può essere più tiranna del destino. Lara danza e impone al corpo un esercizio estenuante perché assomigli presto all’idea più vicina che ha di sé.

Coming of age che volge in coming of self, Girl è un film sull’impazienza della giovinezza, sulla sofferenza del corpo e sul percorso di un’anima per diventare se stessa. Nelle lunghe e straordinarie sequenze di danza, la protagonista prova con tenacia e altrettanto dolore a riprendere possesso del suo corpo, a domarlo, a correggerlo, a piegarlo alla sua volontà. Un corpo a misura del suo desiderio. Un corpo che chiede spazio a quel padre presente e accogliente che impara con lei a lasciarla andare, che si aggrappa emozionato gli ultimi bagliori della sua infanzia.
La metafora della danza, immediata e cinematografica, evoca dietro alle partiture coreografiche tutta la violenza di una società (e di una disciplina) che fa del canone classico la forma unica di bellezza.

Frontale ma pieno di pudore, Girl mostra cosa significa concretamente abitare un corpo altro. Le manifestazioni maschili di quel corpo sono insopportabili alla protagonista, che si scoccia il sesso tra le gambe quando danza e si piaga i piedi sulle punte. L’autolesionismo dei ballerini è un tema sovente abusato al cinema ma in Girl eccede l’aspetto psicologico e si fa condizione indispensabile della metamorfosi di Lara. Lei non ha scelto di soffrire ma deve andare fino in fondo alla sofferenza.

A interpretare Lara è Victor Polster, ballerino dell’accademia di Anversa e vera e propria epifania. Toccata dalla grazia e incalzata dalla macchina da presa, l’androginia esplicita del suo volto illumina il ritratto ‘incarnato’ di un adolescente transgender.
Fonte:  Recensione di Marzia Gandolfi per www.mymovies.it/

Lglbt: Firenze_a Palazzo Strozzi, Marina Abramović con "The Cleaner"

Organizzata da: Fondazione Palazzo Strozzi
A cura di: Arturo Galansino, Fondazione Palazzo Strozzi, Lena Essling, Moderna Museet, con Tine Colstrup, Louisiana Museum of Modern Art, e Susanne Kleine, Bundeskunsthalle Bonn

Dal 21 settembre 2018 al 20 gennaio 2019 Palazzo Strozzi ospita una grande mostra dedicata a Marina Abramović, una delle personalità più celebri e controverse dell’arte contemporanea, che con le sue opere ha rivoluzionato l’idea di performance mettendo alla prova il proprio corpo, i suoi limiti e le sue potenzialità di espressione.

L’evento si pone come una straordinaria retrospettiva che riunirà oltre 100 opere offrendo una panoramica sui lavori più famosi della sua carriera, dagli anni Settanta agli anni Duemila, attraverso video, fotografie, dipinti, oggetti, installazioni e la riesecuzione dal vivo di sue celebri performance attraverso un gruppo di performer specificatamente formati e selezionati in occasione della mostra.

L’esposizione nasce dalla collaborazione diretta con l’artista nella volontà di proseguire – dopo Ai Weiwei e Bill Viola – la serie di mostre che hanno portato a esporre a Palazzo Strozzi i maggiori rappresentanti dell’arte contemporanea. Il palazzo verrà nuovamente utilizzato come luogo espositivo unitario, permettendo a Marina Abramović di confrontarsi per la prima volta con un’architettura rinascimentale e in cui verrà sottolineato lo stretto rapporto che ha avuto e continua ad avere con l’Italia.

Sabato 22 settembre alle ore 15.30 l’artista sarà protagonista dello speciale appuntamento già SOLD OUT organizzato dalla Fondazione Palazzo Strozzi presso il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino. In conversazione con Arturo Galansino, curatore della mostra e direttore generale della Fondazione Palazzo Strozzi, l’artista affronterà alcuni temi del suo percorso esistenziale e creativo, ripercorrendo le tappe della sua carriera dagli esordi in Serbia alle ultime grandi performance in tutto il mondo.

La mostra è organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi, prodotta da Moderna Museet, Stoccolma in collaborazione con Louisiana Museum of Modern Art, Humlebæk e Bundeskunsthalle, Bonn.
A cura di Arturo Galansino, Fondazione Palazzo Strozzi, Lena Essling, Moderna Museet, con Tine Colstrup, Louisiana Museum of Modern Art, e Susanne Kleine, Bundeskunsthalle Bonn.
fonte: https://www.palazzostrozzi.org

giovedì 5 aprile 2018

Lgbt: Film "Maria by Callas" Il ritratto sincero di una donna e di una diva, dal 16 al 18 aprile in sala.


 Un film evento da non perdere, nelle sale dal 16 al 18 aprile. Un omaggio che arriva a quarant’anni dalla scomparsa della voce più grande di sempre. Un’occasione unica per conoscere la Divina attraverso le sue parole, la sua arte e la sua vita. Maria by Callas di Tom Volf è tutto questo: il ritratto sincero e appassionato di una leggenda immortale.

Il regista Tom Volf ci dona una testimonianza sorprendente, fatta di video privati in Super 8 e 16mm, interviste dimenticate, registrazioni di esibizioni teatrali fatte dai fan della cantante e corrispondenza privata. Il tutto scandito elegantemente dal sapiente montaggio di Janice Jones, e una colonna sonora composta da registrazioni inedite, rimasterizzazioni di nastri donati da conoscenti della Callas e fanclub.

Un’incredibile raccolta di immagini tra foto e video, la maggior parte delle quali inedite o rarissime, rese per la prima volta a colori. Il risultato di anni di ricerca è un film intenso e prezioso che testimonia l’esistenza di una donna autentica, nascosta dietro l’imponente immagine della Divina Callas: Maria. Volf scava a fondo, alla ricerca della vera Maria, mostrandola sotto una luce diversa: non più una diva difficile ma una donna forte e incompresa in lotta con la sua stessa ingombrante icona. Lo fa dando vita e ai pensieri e alle parole della stessa Maria, la cui voce in Italia è affidata a un’attrice altrettanto straordinaria: Anna Bonaiuto.

Un talento sconfinato, una passione tenace, una voce diventata leggenda: Maria Callas ha rivoluzionato il mondo della lirica, imponendosi come artista e come icona e conquistando l’amore del pubblico. Se Thomas Mann ci insegna che l’Arte è vita su un gradino più alto, l’esistenza di Anna Maria Cecilia Sophia Kalogeropoulos ci dimostra quanto questa ascesa possa essere travagliata.
Fu sua madre la prima a vedere in lei un’innata predisposizione all’arte, scegliendo al  suo posto quello che è stato poi il suo destino. Un destino che si compirà di palco in palco, di personaggio in personaggio: Maria darà vita e anima (non semplicemente la voce) alle eroine del Melodramma, da Tosca a Violetta Valery a Lucia di Lammermoor, fino a Norma (e per molti è lei la più grande Norma mai esistita).
Come loro, anche Maria diventa un simbolo: è la Callas, la Divina, archetipo dell’Artista che si nutre di passioni travolgenti, che vive d’amore. Un mito su cui il sipario non si chiuderà mai.

Su di lei si è scritto e detto tutto, e il contrario di tutto: adesso è il momento di scoprire la versione di Maria, ricostruita attraverso le sue parole e i racconti storie più intimi dei tanti personaggi che hanno condiviso con lei un’epoca e un viaggio straordinari. Le luci della ribalta si accendono al cinema, con Maria By Callas, dal 16 al 18 aprile in sala.

TROVA LA TUA SALA CLICCANDO QUI
fonte:  https://www.mariacallasalcinema.it

Al 33° Lovers Film Festival – Torino LGBTQI. Rupert Everett con "THE HAPPY PRINCE"


RUPERT EVERETT ALL’ANTEPRIMA NAZIONALE

di
THE HAPPY PRINCE
L’ultimo ritratto di Oscar Wilde

di e con Rupert Everett

Torino, Cinema Massimo – Sala 1
10 aprile 2018 – 21.00

 (Biglietto unico di ingresso riservato ai maggiori di 18 anni: 3 euro)


Rupert Everett sarà a Torino il 10 aprile alle 21.00 al Cinema Massimo per lanteprima nazionale del film THE HAPPY PRINCE - L’ultimo ritratto di Oscar Wilde, di cui è interprete e regista, promossa dal 33° Lovers Film Festival – Torino LGBTQI Visions (Torino, 20/24 aprile 2018). La pellicola prodotta da Palomar e distribuita da Vision Distribution sarà nelle sale italiane dal 12 aprile 2018.
Biglietto unico di ingresso riservato ai maggiori di 18 anni a 3 euro.

La serata sarà introdotta dal saluto di Rupert Everett, del presidente del Museo Nazionale del Cinema, Laura Milani e del presidente e della direttrice del Lovers Film Festival, Giovanni Minerba e Irene Dionisio.
Il regista e attore britannico sarà protagonista di un dibattito dopo la proiezione.

IL FILM
Nella stanza di una modesta pensione di Parigi, Oscar Wilde (Rupert Everett) trascorre gli ultimi giorni della sua vita e come in un vivido sogno i ricordi del suo passato riaffiorano, trasportandolo in altre epoche e in altri luoghi. Non era lui un tempo l’uomo più famoso di Londra? L’artista idolatrato da quella società che l’ha poi crocifisso?   Oggi Wilde ripensa con malinconia alle passioni che l’hanno travolto e con tenerezza al suo incessante bisogno di amare incondizionatamente. Rivive la sua fatale relazione con Lord Alfred Douglas (Colin Morgan) e le sue fughe attraverso l’Europa, ma anche il grande rimorso nei confronti della moglie Constance (Emily Watson) per aver gettato lei e i loro figli nello scandalo dopo l’estrema condanna per la sua omosessualità. Ad accompagnarlo in questo ultimo viaggio solo l’amore e la dedizione di Robbie Ross (Edwin Thomas), che gli resta accanto fino alla fine nel vano tentativo di salvarlo da se stesso e l’ affetto del suo più caro amico Reggie Turner (Colin Firth). THE HAPPY PRINCE è un inedito ritratto del lato più intimo di un genio che visse e morì per amore.

IL CAST

Regia: RUPERT EVERETT
Sceneggiatura: RUPERT EVERETT

Con: RUPERT EVERETT nel ruolo di Oscar Wilde
COLIN FIRTH, EDWIN THOMAS, COLIN MORGAN, EMILY WATSON, TOM WILKINSOS, MIRANDA RICHARDSON, BEATRICE DALLE, JOHN STANDING

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Il Lovers Film Festival – LGBTQI Visions, che è giunto alla trentatreesima edizione e che nel 2018 si svolgerà a Torino dal 20 al 24 aprile, è amministrato dal 2005 dal Museo Nazionale del Cinema di Torino e si svolge con il contributo del MiBACT – Direzione generale Cinema, della Regione Piemonte e del Comune di Torino.
fonte: Ufficio stampa 33° Lovers Film Festival

mercoledì 14 marzo 2018

Lgbt: Fenomenologia delle migliori Sagre di Paese (e molto altro)

Le sagre, spesso nate o rinate negli anni ’90, sono feste di partito senza partito. Alle elezioni vincerebbe la Pro Loco.

Enrico Dal Buono è un millennial fatto e finito. Infatti è nato nel 1982 e ha le stimmate nevrotiche della sua generazione: ansie, impazienze, mania per le serie tv, ecc. Ma a tutto ciò aggiunge dei tratti da giovane anziano che ne fanno un curioso e puntiglioso e implacabile cronista dell’Italia padana. Di quell’Italia dalla quale è bello scappare almeno quanto ritornare, per immergersi, certe domeniche d’afa, nella Festa della Salama da sugo, del tortello di zucca, della braciola di castrato, del trattore cingolato e via dicendo tra le sagre di paese.


Giornalista, professore di scrittura creativa alla Naba e per la Scuola Holden, è scrittore alfieriano nella disciplina. Uno di quelli che se si inchioda alla sedia per scrivere qualcosa non lo porterete a bere una birra manco se vi presentate in compagnia di Charles Bukowski, Bret Easton Ellis e Irvin Welsh, pronti per una sbronza.

Audace romanziere, con La Vita Nana (Baldini & Castoldi) ha bombardato diversi tabù. Ma è con questo breve saggio in libreria dall'8 marzo, La provincia è Sagra - resistenza culinaria di un mondo in disfatta (Historica, in libreria dall'8 marzo 2018), che offre una visuale quasi metafisica di quell’Italia dei comuni e delle fattorie saccheggiata da Farinetti e Slow food, ma dimenticata, con un po’ di snobismo, dalla smart community contemporanea. Il che però finisce per essere un bene: Uber, Amazon Prime, Airbnb qui sono forestieri. Scordateveli ed entrate in una balera sudata in pieno agosto, sfidate le zanzare-drone sotto le tensostrutture dove si respira grasso fritto, affinate la tecnica della posata di plastica e moderatevi nell’arbitrare l’entertainment locale. Se ne siete capaci.

O no, che ne dice professore?
Dico che l'esperienza più estrema è stata frequentare le sagre con i miei genitori. Mio papà che pretendeva di fare un critica musicale dei famigerati "duo" delle sagre (una donna che canta e un uomo che...vive), mia mamma che pretendeva di ballare il tango sulle note di Ivana Spagna.

La Sagra oggi si fa perché si deve fare o è un sabato del villaggio contemporaneo?
Con lo spegnersi delle ideologie novecentesche, con l'indebolirsi delle grandi feste di partito, le sagre sono diventate la principale occasione di ritrovo delle piccole comunità. Dall’epica all’ortica, il canto del cigno della provincia è un grande rutto. Le sagre, spesso nate o rinate negli anni Novanta, sono feste di partito senza partito. Alle elezioni vincerebbe la Pro Loco.

Se atterra un marziano nella Bassa a quale Sagra gli consiglia di non mancare mai, assolutamente?
Sagra della Vongola Verace di Goro. Hanno il padellone per vongole più grande del mondo, da fare invidia a un disco volante venusiano. Tiene sei quintali e settantacinque chili di molluschi. Aggiungono 30 litri di olio, 25 di vino bianco, 15 limoni, qualche badilata di prezzemolo e di peperoncino, poi rigirano e raspano le vongole col rastrello.

Che cosa non va oggi nelle sagre?
Vorrà dire chi non va. Non ci va chi ha voglia di postare e di postarsi su Instagram. Niente selfie, niente tag. Sono serate disconnesse della maggioranza rumorosa.

Durante le sagre si cucca ancora?
Eccome. Alla Sagra della Salama da Tai di Guarda Ferrarese, mentre il solito duo suonava Tozzi, il bullo del paese, sui sessanta, sradicava dalle sedie coetanee su coetanee e le faceva volteggiare, poi guardava di sbieco tutt’attorno per valutare l’effetto prodotto.

Quale potrebbe essere un modo geniale per svecchiare il concetto di sagra?
Secondo me la sagra non va svecchiata. Sono eventi fighi proprio perché sono le manifestazioni più sfigate e anacronistiche del mondo. Sta tutta qui la poesia. Già quelle dove prendevano l'ordine coi tablet mi indisponevano. Modernizzarle sarebbe come mettere il motore ai pedalò romagnoli.

Di che cosa parla la gente in fila per la salsiccia?
Più che parlare, c’è chi passa davanti facendo finta di niente. Chi gonfia il petto con aria minacciosa per inibire i furbetti. Nelle sagre dove ti servono a tavola, la gente è rilassata. In generale, quando si sta seduti a tavola, lo stomaco si decontrae, la nostra natura predatoria si appisola. Nelle sagre da posa eretta, il nostro organismo si prepara all’attacco. La competizione per il cibo, per il primo boccone della preda, torna manifesta (ciò vale anche per gli eventi alla moda delle grandi città, dove il cameriere, col suo vassoio, viene come smembrato da ogni parte da signore ingioiellate e fameliche). C’è chi si lamenta, chi contesta l’organizzazione gerarchica del branco.

Le sagre di paese muovono soldi?
Sono tutti volontari. La principale preoccupazione economica è quella di sostentare le squadre di calcio locali. “Più soldi mettiamo da parte, più aiutiamo la nostra squadra, l’Eridania, che è scesa dalla I alla III categoria" mi ha detto l'organizzatore della Sagra dello Storione di Ficarolo. "L’iscrizione al campionato costa comunque tre mila euro. Ogni volta che tracci le righe sono venti euro. Venticinque palloni che finiscono nel Po ogni due o tre rinvii. E vuoi non dare un rimborso mensile da ottanta euro ai ragazzi?”.

Qual è la caratteristica comune a tutte le sagre?
L'orgoglio per il piatto tipico del rispettivo paese. L'Italia è fatta così. Per mantenere un senso di comunità ci si stringe attorno alla minestra. Gli ingredienti cambiano di chilometro in chilometro. Lo statuto del partito è diventato una ricetta. Del tortellino, dello gnocco fritto, della rana con polenta. Resta il bisogno di sentirsi parte di qualcosa. Se non tutti votano, però tutti mangiano. Il populismo è sempre gastropopulismo. Al di là dell’ideologia, c’è lo stomaco. Noi siamo quelli che nella pasta ripiena mettono il prosciutto, voi ci mettete la goletta. L’Italia che lavora di ganasce.

Tra 50 anni esisteranno ancora le sagre?
Sì, ma forse saranno sagre del cous cous e del burrito.
fonte: Davide Burchiellaro per http://www.marieclaire.it -courtesy Historica

Lgbt: Street Art, nasce la prima mappa delle opere fiorentine

FIRENZE – Una mappa della street art fiorentina, che per la prima volta indichi i luoghi delle opere d’arte e gli studi degli artisti che operano a Firenze.

È il progetto che Fondazione Stensen, insieme a Gold, Graffiti a Domicilio, TheSign – Comics & Arts Academy Firenze e Street Levels Gallery, presenta martedì 13 alle 21.00 nella sede della fondazione in occasione dell’anteprima fiorentina di “Visages villages” il film di Agnès Varda e JR, che racconta il viaggio dello street artist e della regista attraverso la Francia per creare giganteschi ritratti in bianco e nero degli abitanti e ricoprire con essi i luoghi che quelle persone vivono.

Il film sarà in programmazione poi da giovedì 15, mentre la mappa è consultabile online dal fine settimana su www.firenzestreetart.com , e sarà distribuita in formato cartaceo la sera dell’anteprima.

La mappa includerà un’appendice dedicata ai 53 luoghi che il comune di Firenze ha destinato alla Street Art dall’estate del 2017.
fonte:  http://www.novaradio.info

Lgbt: "Vogliamo anche le rose" il fashion film di Marco Rambaldi con Valérie Taccarelli

Marco Rambaldi, giovane stilista bolognese, presenta la sua terza collezione con il cortometraggio "Vogliamo anche le rose"

 

 

 

Diretto da Mattia Colombo, il fashion film ha come protagonista Valérie Taccarelli (che ne è anche sceneggiatrice insieme ad Andrea Batilla), una delle prime transessuali italiane, attivista per i diritti LGBT. 

 

Il fashion film, che mostra la collezione autunno-inverno 2018, racconta attraverso le parole di Valérie Taccarelli l'importante passaggio generazionale e culturale tra i giovani rivoluzionari degli anni Settanta e i ragazzi di oggi. 

 

Un impegno civile che si riflette anche negli abiti, visti da Rambaldi come armi per le donne che da oggetto diventano soggetto attivo nella costruzione del proprio mondo. 

Clicca QUI per il video

fonte: https://d.repubblica.it/

Lgbt: LOVERS FILM FESTIVAL e SEEYOUSOUND lanciano MUSIC RIOT

La 33a edizione del Lovers Film FestivalTorino LGBTQI Visions, che si svolgerà a Torino dal 20 al 24 aprile, si preannuncia ricca di appuntamenti interdisciplinari tra arte, letteratura e musica per la cui realizzazione lo storico festival torinese può contare sulla partnership e sulla collaborazione di molte realtà fra cui SEEYOUSOUND International Music Film Festival, la rassegna di crescente successo la cui quarta edizione si è da poco conclusa sempre a Torino.

Dalla collaborazione è nato il nuovo format MUSIC RIOT. Un contest aperto a musicisti/compositori under quaranta che verranno selezionati per partecipare a un approfondimento sulla soundtrack cinematografica grazie a una masterclass di specializzazione con Teho Teardo: musicista, compositore e sound designer che ha lavorato, fra gli altri, con Paolo Sorrentino, Gabriele Salvatores, Andrea Molaioli e Guido Chiesa.
I quattro selezionati, a cui verrà chiesto di sonorizzare 4 cortometraggi queer scelti dai selezionatori di Lovers, verranno votati da una giuria musicale d'eccellenza composta da Max Viale (Gatto Ciliegia), Marco "Benz" Gentile (del gruppo Architorti, compositori e produttori musiche per Peter Greenaway)), Denis Longhi (direttore artistico di Jazz:Re:Found) e Paola Cuniberti (manager musicale e organizzatrice di eventi), coordinatrice di giuria.

Per partecipare alla call è necessario inviare la propria candidatura entro il prossimo 4 aprile all'indirizzo mail segreteria@loversff.com specificando nell'oggetto Music Riot. L'iscrizione è gratuita.

La masterclass si terrà a Torino l'11 e il 12 aprile e sarà preceduta da una fase di preparazione alla due-giorni di lavoro con Teho Teardo, che prevede una serie di letture ed esercizi assegnati dal tutor. La serata di esibizione dei finalisti con premiazione del vincitore si terrà, invece, domenica 22 aprile alle ore 22.00, durante il Festival, con il supporto di Compagnia dei Caraibi e Merula Strumenti Musicali.

Il vincitore del contest, si esibirà inoltre all'interno del Museo Nazionale del Cinema, sul palco dedicato agli eventi della mostra SoundFrames. Cinema e musica in mostra, in programmazione alla Mole Antonelliana fino al 7 gennaio 2019.
fonte:  Ufficio stampa 33° Lovers Film Festival

martedì 20 febbraio 2018

Lgbt: "MILAN EASTER POLE CAMP 2018" Con Riccardo Azzini e Tania Morin, dal 31 marzo al 1 aprile

Riccardo Azzini e Tania Morini, due performer d’eccellenza nel mondo della pole dance e della danza, vi intratterranno per due giorni con dei workshop unici, divertenti e innovativi.
 
 
Sabato 31 marzo e domenica 01 aprile 2018 potremo passare 2 giornate allenandoci insieme
 
 
A Rozzano presso l’associazione sportiva Live It Up asd, in uno spazio di 250 mq, 10 pali, 8 agganci per tessuto cerchio trapezio e corda aerea.

Due giorni all'insegna della Pole Dance, delle Tecniche Aeree e del divertimento.
Due insegnanti d'eccezione pronti a farvi lavorare .
Tania Morini e Riccardo Azzini.
Ma non mancheranno special guest.

I laboratori che verranno trattati:
- Laboratorio espressivo
- Contortion
- Pole Contemporary
- Pole Exotic
- Cerchio Aereo
- Tessuto Aereo
- Pole Double
- Acrobatica
- Trick statico e spin
 
 Per info: info@thepoleshow.it
Via Isonzo, 30, 20089 Rozzano
fonte: Lucia Balestreri Presidente Live it Up

Lovers Film Festival – Torino LGBTQI Vision. Anteprima nazionale "Puoi baciare lo sposo" di Alessandro Genovesi


 Diversity in collaborazione con Lovers Film Festival – Torino LGBTQI Visions presentano in Anteprima nazionale "Puoi baciare lo sposo" 

regia di Alessandro Genovesi (Italia, 2018, 90’)  Torino, Cinema Massimo – Sala 1 

27 febbraio 2018 – 21.00 Ingresso libero (fino ad esaurimento dei posti disponibili)

con DIEGO ABATANTUONO, MONICA GUERRITORE, SALVATORE ESPOSITO, CRISTIANO CACCAMO, DINO ABBRESCIA, DIANA DEL BUFALO, BEATRICE ARNERA, ROSARIA D’URSO con ANTONIO CATANIA e con la partecipazione di ENZO MICCIO

prodotto da MAURIZIO TOTTI e ALESSANDRO USAI
 



Diversity, l’associazione presieduta da Francesca Vecchioni che si impegna a valorizzare l’inclusione facendo cultura contro pregiudizi e discriminazioni e il Lovers Film Festival – Torino LGBTQI Visions, diretto da Irene Dionisio e presieduto da Giovanni Minerba, presentano in anteprima nazionale, il 27 febbraio alle 21.00 a Torino, al Cinema Massimo Sala 1, il film Puoi baciare lo sposo di Alessandro Genovesi
La pellicola sarà poi nelle sale dal 1 marzo 2018.

La proiezione sarà seguita da un dibattito a cui interverranno il regista Alessandro Genovesi; i protagonisti Cristiano Caccamo e Salvatore Esposito; la presidente di Diversity, Francesca Vecchioni e il presidente e la direttrice del Lovers Film Festival, Giovanni Minerba e Irene Dionisio.

“Puoi baciare lo sposo, come nella migliore tradizione della commedia italiana, racconta l’evoluzione della nostra società facendo ridere e, nello stesso tempo, riflettere. La sua forza ènel linguaggio, nella capacità di parlare a tutte e tutti, e questa è anche una grande responsabilità.” – afferma Francesca Vecchioni  – “Il cinema forma l’immaginario collettivo e la possibilità di sensibilizzare il grande pubblico su concetti così importanti è una grandissima occasione: per combattere i pregiudizi è fondamentale che i temi dell’inclusione e della diversità diventino mainstream.”
“Sono molto contenta che il Lovers Film Festival abbia potuto collaborare a questa anteprima” dichiara Irene Dionisio“perché credo sia particolarmente importante e non consueto che il regista, la produzione e il cast del film abbiano deciso di confrontarsi durante la lavorazione con un’associazione come Diversity che si batte da sempre per i diritti delle persone LGBTQI”.

IL FILM
Antonio (Cristiano Caccamo) ha finalmente trovato l’amore della sua vita, Paolo (Salvatore Esposito), con il quale convive felicemente a Berlino. Nell’entusiasmo di una tenera dichiarazione d’amore, Antonio chiede a Paolo di sposarlo ma ora viene il momento di affrontare le due famiglie. Decidono quindi di partire insieme per l’Italia, destinazione Civita di Bagnoregio, dove vivono i genitori di Antonio: la madre Anna (Monica Guerritore) e il padre Roberto (Diego Abatantuono), Sindaco progressista del paese che ha fatto dell’accoglienza e dell’integrazione i punti di forza della sua politica. Ai due innamorati si uniscono, per un viaggio pieno di rivelazioni e sorprese, la loro bizzarra amica Benedetta (Diana Del Bufalo) e il nuovo stressato coinquilino Donato (Dino Abbrescia). Anna accetta subito l’intenzione del figlio di unirsi civilmente a Paolo a patto che vengano rispettate tutte le tradizioni e alcune condizioni: alle nozze dovrà partecipare la futura suocera, bisognerà invitare tutto il paese, dell’organizzazione se ne dovrà occupare Enzo Miccio, wedding planner per eccellenza, e i ragazzi dovranno essere uniti in matrimonio dal marito, con tanto di fascia tricolore. La madre di Paolo, Vincenza (Rosaria D’Urso), parteciperà alle nozze?  Ma, soprattutto, Roberto sosterrà la scelta di suo figlio?

Il Lovers Film Festival – Torino LGBTQI Visions, che è giunto alla trentatreesima edizione e che nel 2018 si svolgerà a Torino dal 20 al 24 aprile, è amministrato dal 2005 dal Museo Nazionale del Cinema di Torino e si svolge con il patrocinio del MiBACT – Direzione generale Cinema, della Regione Piemonte e del Comune di Torino. 
fonte:  Ufficio stampa 33° Lovers Film Festival

lunedì 12 febbraio 2018

Lgbt: Undicesima edizione del Festival del cinema spagnolo.

È stata scelta l’immagine della celebre fotografa Isabel Muñoz (World Press Photo Award) per rappresentare l’undicesima edizione del Festival del cinema spagnolo che inaugurerà la nuova stagione a Roma presso il Cinema Farnese di Campo de Fiori dal 3 all’8 maggio 2018. 
Il Festival prosegue da maggio a dicembre in oltre 10 città italiane.

È pubblica l’immagine ufficiale dell’11a edizione del Festival del cinema spagnolo, opera della fotografa Isabel Muñoz. Nata a Barcellona nel 1951, la Muñoz è un’artista di fama internazionale. Le sue fotografie sviluppate utilizzando un processo meticoloso e artigianale, sono esposte nella Maison Européenne de la Photographie di Parigi, al New Museum of Contemporary Art a New York, al Contemporary Arts Museum di Houston o in collezioni private e mettono in evidenza il corpo umano, il rituale e la diversità culturale.
Premio World Press Photo nel 1999 e nel 2004, Premio PhotoEspaña nel 2009, Muñoz è stata premiata nel 2016 con il Premio Nazionale di Fotografia in Spagna; la giuria ha motivato la decisione sottolineando l’accostamento nella sua opera “dell’impegno sociale con la ricerca della bellezza”.
Dopo Roma, il Festival, organizzato da EXIT Media e dall’Ufficio Culturale dall’Ambascita di Spagna in Italia, e diretto da Federico Sartori e Iris Martin-Peralta, si trasforma in evento itinerante e si svolgerà durante l’anno nei seguenti appuntamenti:
VENEZIA Cinema Rossini 18 – 20 maggio
TREVISO Cinema Edera 21 – 24 maggio
TRENTO Cinema Astra 22 – 24 maggio
TRIESTE Cinema Ariston, fine maggio
PERUGIA Cinema PostModernissimo 30 maggio – 3 giugno
CAMPOBASSO Spazio Ex-Gil, inizio giugno
MILANO Anteo Palazzo del Cinema e Anteo CityLife, settembre – ottobre
ANCONA Cinema Italia ottobre
BOLOGNA Cinema Lumiere, ottobre – novembre
CAGLIARI Cinema Odissea, ottobre – novembre
BERGAMO Cinema Conca Verde, novembre e dicembre
REGGIO CALABRIA Cinema Aurora, dicembre
fonte: http://www.cinemaspagna.org

martedì 6 febbraio 2018

Lgbt: È morta la ballerina Elisabetta Terabust, direttrice onoraria dell'Opera di Roma

Aveva 71 anni. È stata prima ballerina dell'Opera di Roma e nel Ballet de Marseille diretto da Roland Petit. Ha scoperto Roberto Bolle

Non sono state tante, specie in passato, le protagoniste della danza italiana che hanno potuto vantare popolarità e autorevolezza anche all’estero, che abbiano conquistato un prestigio tale da rompere il muro della diffidenza che qui da noi ha da sempre il balletto e che hanno saputo guardare avanti, ai giovani, alle novità con passione e impegno. Insieme a Carla Fracci, Elisabetta Terabust è stata una delle più grandi étoile italiane ed è per questo che oggi il mondo della danza piange la sua morte, avvenuta oggi a 71 anni.

Bella, con un viso forte, i capelli corvini, temperamento pronunciato, da leader, Elisabetta Terabust una grande della danza: étoile dell'Opera di Roma, ha ballato con Rudolf Nureyev, musa di Roland Petit, direttrice del corpo di ballo del Teatro alla Scala, interprete delle più belle e celebri coreografie del balletto tra la fine degli anni Sessanta, gli anni Settanta e Ottanta.

Non solo: poche artiste come lei si sono impegnate per rinnovare il mondo della danza, svecchiarlo, renderlo meno burocratico, aprirlo a collaborazioni, dare prospettive nuove anche ai giovani danzatori. Non per niente fu la Terabust, quando era direttrice del Corpo di Ballo scaligero a nominare Roberto Bolle e Massimo Murru, all'epoca  giovanissimi, primi ballerini del Teatro alla Scala, aprendo loro la carriera che tutti conosciamo.

Diceva: “Lavoro, determinazione e umiltà: tutta la mia carriera è stata contraddistinta da questi elementi. Credo nell'impegno, il lavoro ripaga sempre… Ma il vero artista lo riconosci dalle emozioni che trasmette”.
Gran bella personalità Elisabetta Terabust, anche se non facile come dicevano di lei i collaboratori che l'amavano. Era nata a Varese nel '46 e si era formata alla Scuola di ballo della Scala. Presto era entrata a far parte del corpo di Ballo dove è nominata Prima Ballerina.

Ma subito con quel suo temperamento inquieto guarda e realizza collaborazioni con vari coreografi: il danese Erik Bruhn, Žarko Prebil, Aurel Milloss... Uno degli apici della sua carriera è quando nel 1973 danza come prima ballerina nel Ballet de Marseille diretto da Roland Petit, il coreografo che più ha inciso nella sua lunga carriera.

Il maestro francese crea apposta per lei Lo Schiaccianoci. Sempre insieme realizzeranno Le Loup, Carmen, Coppelia, Notre Dame de Paris. "Trovo che i suoi personaggi femminili siano complessi e nello stesso tempo affascinanti da interpretare, perché danno la possibilità di esprimere molteplici sfaccettature dell'animo umano. Ho avuto modo di danzare quasi tutti i suoi ruoli più importanti, lo ringrazio ancora e lo considero un genio", dirà in una intervista di Petit. Da Marsiglia Elisabetta si trasferisce a Londra con il London Festival Ballet dove fa suo il repertorio classico affrontare Il lago dei cigni a La Sylphide.

Ma tra le doti della Terabust c'è anche quello di essere stata una grande interprete di autori moderni Glen Tetley (Sphinx, Greening), Barry Moreland, John Cranko (Onegin).

Negli anni Ottanta torna in Italia e diventa étoile ospite dell’Aterballetto, diventandone un po' "l'immagine": con l'Ater sarà protagonista di molti lavori di Amedeo Amodio, di William Forsythe, di Alvin Ailey e di Balanchine.

Nel '90, quando ormai la carriera di étoile è nella fase calante, passa alla direzione artistica, che era sempre stato un suo pallino anche per i talento a organizzare, dirigere.

Dal 1990 al 1992 guida il Corpo di Ballo dell’Opera di Roma; dal 1993 al 1997 quello del Teatro alla Scala; dal 2000 al 2002 il MaggioDanza al Maggio Musicale Fiorentino; dal 2002 al 2006 il Corpo di Ballo al Teatro San Carlo di Napoli.

Nel 2007 torna di nuovo, alla direzione del Corpo di Ballo scaligero, ma i tempi sono cambiati e non è per lei un impegno né facile, né soddisfacente. Signorilmente anni dopo dirà solo che tra i problemi dei Corpi di Ballo c’è "il sistema burocratico, troppo spesso e troppo orientato ad obiettivi più economici che di qualità artistica".  


Tra i giovani talenti che nella sua lunga carriera ha contribuito a far emergere c'è la star Roberto Bolle:
"Grazie Elisabetta per tutto ciò che mi hai trasmesso e insegnato. Grazie per la tua passione e dedizione. Grazie x aver creduto in me fin dall'inizio e per avermi spinto a superare i miei limiti. Sarai per sempre nel mio cuore. #ElisabettaTerabust pic.twitter.com/Sabnck5lWq 
— Roberto Bolle (@RobertoBolle) 5 febbraio 2018
 
Gli ultimi anni li ha passati in relativo isolamento, facendosi vedere pubblicamente in occasione di qualche prima di danza o quando pochi anni fa, nel 2013, ha presentato il libro Elisabetta Terabust l'assillo della perfezione scritto dal danzatore e scrittore Emanuele Burrafato (per Gremese): un titolo che è quello della sua intera carriera, perché la cura della tecnica è stata una delle sue ossessioni, insieme alla passione. Fonte: Articolo di
ANNA BANDETTINI per http://www.repubblica.it/

La camera ardente sarà allestita mercoledì 7 febbraio dalle 9.30 alle 13.00 presso la Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma in Via Ozieri 8 (vicino a Piazza Lodi). I funerali si terranno, lo stesso giorno alle ore 14.30, presso la Basilica di Santa Maria in Montesanto, Piazza del Popolo 18 (nota come la Chiesa degli Artisti).

Lgbt: Venezia "Buon Compleanno Tintoretto!" La chiesa della Madonna dell'Orto

BUON COMPLEANNO TINTORETTO! : STORIE E PERCORSI IN ATTESA DELLA MOSTRA “TINTORETTO 500”.
 La Chiesa della Madonna dell’Orto e la casa del Tintoretto

Il 2018 sarà l’anno del Tintoretto. A 500 anni dalla sua nascita il grande artista veneziano verrà celebrato con due prestigiose mostre che si svolgeranno a Venezia e successivamente, nel 2019, a Washington.

In attesa di poter ammirare questo grande evento espositivo, Venezia Arte, con le sue guide culturali, avrà il piacere di dedicare delle visite guidate agli ambienti culturali della città dove si conservano le significative numerose opere d’arte di Jacopo Robusti detto il Tintoretto, per conoscere i luoghi dove è vissuto, approfondire e mettere a confronto le tematiche dei suoi splendidi dipinti.

Le prime quattro visite proposte saranno le seguenti:
- 27 gennaio La Scuola Grande e la Chiesa di San Rocco
- 24 febbraio Le opere di Tintoretto nelle chiese di San Cassiano, Santa Maria Mater Domini e San Polo
- 31 marzo La Chiesa di San Giorgio Maggiore con salita al campanile
- 28 aprile La Chiesa della Madonna dell’Orto e la casa del Tintoretto

Dettagli per la visita del 28 aprile 2018 alla chiesa della Madonna dell’Orto e la casa del Tintoretto
Durata della visita: 2 ore
Luogo di incontro: 14:30 davanti l’ingresso della chiesa della Madonna dell’Orto
Numero massimo di partecipanti per ogni gruppo: 25 persone
Costo della visita : 12,00 euro a persona + 3,00 euro a persona per l’accesso alla chiesa
INFORMAZIONI PER PARTECIPARE ALLA VISITA
La prenotazione è obbligatoria.
I “partecipo all'evento” sulla pagina Facebook NON costituiscono una prenotazione.

Per completare la prenotazione visitate il nostro sito e riempite il modulo al link
http://www.venezia-arte.com/tintoretto/prenota-tintoretto/ : vi verranno comunicati i dettagli per il bonifico.
E’ richiesto il pagamento anticipato tramite bonifico bancario del costo della visita (12,00 euro)
il biglietto d’ingresso di 8 euro a persona sarà pagato il giorno della visita alla biglietteria
Una volta effettuato il bonifico riceverete la conferma definitiva con tutte le informazioni necessarie.
L’evento avrà luogo anche in caso di maltempo.
Venezia Arte si riserva di annullare l’evento nel caso non fosse raggiunto il numero minimo dei partecipanti
fonte:  http://evenice.it/

Lgbt: Daniele Cipriani Entertainment presenta CORSO di PERFEZIONAMENTO di COREOGRAFIA

Daniele Cipriani Entertainment presenta CORSO di PERFEZIONAMENTO di COREOGRAFIA per danzatori e coreografi con gli artisti del TANZTHEATER WUPPERTAL PINA BAUSCH 

Nel 2018, da febbraio ad aprile, torna il Corso di Perfezionamento di Coreografia (progetto nato nel 1998 da un'idea di Daniele Cipriani): il percorso, che si articola in cinque week-end per un totale di 50 ore di lezione, propone una selezione di discipline pratiche e teoriche per la formazione e il perfezionamento del ruolo di “compositore coreografico”.

 Il tema di questa edizione è il TANZTHEATER WUPPERTAL PINA BAUSCH: in programma all'interno delle lezioni del corso, INCONTRI, WORKSHOP e SEMINARI tenuti dai maestri del Tanztheater Wuppertal e condotti da LEONETTA BENTIVOGLIO, e un incontro con NINNI ROMEO dal titolo “Fotografare Pina”. MAESTRI: PAU ARAN GIMENO (10-11 Febbraio) DAMIANO OTTAVIO BIGI (24 e 25 febbraio) LUTZ FÖRSTER (24-25 Marzo) FRANKO SCHMIDT (24-25 Marzo) JORGE PUERTA ARMENTA (7-8 Aprile) JO ANN ENDICOTT (28-29 Aprile)

MATERIE: Tecnica, laboratorio coreografico, composizione, repertorio e storia del teatrodanza. Conferenze e Incontri: - Conversazione di Leonetta Bentivoglio con Jo Ann Endicott, autrice del libro "Con Pina Bausch" - "Fotografare Pina" di Ninni Romeo - "Premesse, storia e promesse del Tanztheater Wuppertal". Lezioni di Leonetta Bentivoglio con proiezione di filmati - Incontro con Lutz Förster, condotto da Leonetta Bentivoglio

PARTECIPAZIONE: - Il Corso (aperto a danzatori, coreografi e uditori) è a numero chiuso - Preselezione mediante curriculum - Al termine del Corso, verrà rilasciato un attestato di frequenza - Per gli uditori non è necessaria la preselezione per l'effettuazione dell'iscrizione.

Il Corso si terrà presso il Balletto di Roma - centro di danza | Via Aurelia, 477 Roma

INFORMAZIONI e ISCRIZIONI Tel. 06 93663062 |
e-mail: programmazione@danielecipriani.it   www.danielecipriani.it
fonte:  www.danielecipriani.it

giovedì 1 febbraio 2018

Lgbt libri: "L'aurora delle trans cattive" Storie, sguardi e vissuti della mia generazione transgender. Di Porpora Marcasciano

Abbracciando un periodo di circa quarant’anni e i suoi profondi cambiamenti socio-politici, Porpora traccia la propria genealogia trans aggiungendo tasselli essenziali alla ricostruzione storica di una cultura spesso relegata al margine. E lo fa da protagonista del percorso collettivo, ancora privo di una lettura condivisa, di chi si è posto consapevolmente nello spazio di confine tra i generi.

Con una scrittura “visiva” in grado di rendere in immagini ciò che ha visto e vissuto, Porpora ci accompagna in un mondo popolato di leggendarie trans che hanno dato vita, forma, scena e sceneggiatura a un’esperienza per molti versi più vicina alla dimensione spettacolare o performativa che a quella della vita reale, da cui erano del resto assolutamente escluse.

Vivere quella vita presupponeva avere muscoli, calli, scorza dura. L’assenza di riconoscimento e di diritti non poteva che favorire l’illegalità, e la prostituzione – fenomeno per molti aspetti con caratteristiche differenti da quelle odierne – diveniva l’asse portante dell’esistenza. Ma proprio questo percorso ha prodotto la capacità di parlare di sé in un tempo in cui esisteva solo lo sprezzante appellativo di “travestito” e nel vocabolario non c’erano ancora parole come transgender o gender variant. Gli aneddoti, i miti, le storie “scandalose” che Porpora racconta con il suo stile ironico e “favoloso”, si intrecciano con le riflessioni sulla presa di coscienza collettiva, sulla nascita del Mit (Movimento identità trans) e sulla conquista del riconoscimento giuridico con la legge 164 del 1982.

Porpora recupera l’epica trans delle origini per rivendicare il percorso straordinario di persone perseguitate, violentate, ferite nella loro dignità umana, che hanno avuto la forza di incrinare la narrazione dominante che fa della transessualità una dimensione patologica, raccontando un’esperienza di vita unica. Che rifugge anche i tentativi di normalizzazione dell’epoca postmoderna.
Se ti battezzano come disforica è chiaro che disforicamente ti costruisci, se ti definiscono patologica è chiaro che come malata ti muovi, se ti considerano criminale, depravata, degenerata non potevamo essere sante, tantomeno diventarlo, benché oggi tra molte consorelle l’aspirazione più diffusa sembra sia diventata quella di essere o sentirsi normali. «Io sono una persona normale», si precisa, ripetendolo affannosamente a un mondo la cui unica monolitica normalità resta esclusivamente la propria, ma sembra che tutto questo non sia chiaro. Proporrei di farcene una ragione, per vivere più tranquillamente senza affanni da perfezione. Essere non normali lo trovo più agibile, pratico, coerente se di coerenza si può parlare. Eviterei anche la parola diversi, perché essa presuppone l’altro da sé, quello non diverso, quindi uguale, quindi normale. Sarebbe come svilire, privare di senso le tantissime meravigliose creature che negli anni ho incontrato, svuotandole della loro splendente dignità.  Dall'8 febbraio 2018 in libreria.
 

Autrice: Porpora Marcasciano, presidente onorario Mit (Movimento identità trans), ha pubblicato per Alegre AntoloGaia. Vivere sognando e non sognare di vivere: i miei anni Settanta (2015). È autrice anche di Tra le rose e le viole – La storia e le storie di transessuali e travestiti (Manifestolibri, 2002) e di Favolose narranti. Storie di transessuali (Manifestolibri, 2008), e a curato insieme ad altri Elementi di critica trans (Manifestolibri, 2010).
fonte:  http://ilmegafonoquotidiano.it