lunedì 23 febbraio 2026

Libri: "Come un miraggio" di Banana Yoshimoto

Uscito subito dopo il successo mondiale di Kitchen e pubblicato oggi per la prima volta in Italia, Come un miraggio riprende la tradizione degli shōjo manga, i fumetti per ragazze con cui Banana Yoshimoto è cresciuta e che per primi hanno ispirato la sua scrittura. Storie dove amore e dolore convivono e in cui a emergere nitido è, nelle parole dell’autrice, “lo scintillio dell’essere giovani e l’inquietudine di una età in cui non si sa niente di ciò che porterà il domani”.

«Se dovessi paragonare l’amore a qualcosa, sarebbe al fondo del mare. Seduta sulla distesa di sabbia, cullata dalla corrente, guardo incantata l’azzurro del cielo lontano che traspare attraverso l’acqua limpida. Inutile chiudere gli occhi, fuggire, tentare di andare da tutt’altra parte: la mia mente ritorna sempre lì.»

«Nel 1988 con Kitchen in Giappone s'impose una voce giovane e nuova. Che nello stesso anno pubblicò un dittico di storie sui sentimenti e sui legami fragili del quale arriva in Italia la prima versione in una lingua straniera.» - Marco Del Corona, La Lettura

«Centoventi pagine che scorrono come l'acqua, disseminate più di sensazioni che di eventi.» - Marina Leonardini, Tuttolibri

«In questi racconti pieni di magico candore e stupore, in cui sembra sempre che stia per avvenire qualcosa di soprannaturale, il vero protagonista è il cuore umano, che sempre e comunque arriverà a stupirci». - Il Messaggero

«La sua lingua infatti restituisce infatti tutta la delicatezza emotiva già presente in Kitchen, quel magma emozionale situato nello spazio del miraggio, per sua natura mutevole e incerto, che traduce lo spaesamento di una generazione in cui futuro è segnato dall'assenza di promesse». - Paola Scrolavezza, Il Manifesto


Toriumi Ningyo ha il nome di un uccello marino, vive sola con la madre e ha un padre che aleggia su di lei come un temporale. Quando incontra il giovane Arashi, un innamoramento fragile – il primo – prende forma. Solo curare la madre le farà capire che a volte l’amore è come il mare, limpido e terribile, e che crescere significa accettarne la profondità. Nel secondo breve romanzo che compone il libro, Santuario, a incontrarsi di notte su una spiaggia sono altre due vite ferite: quella di Tomoaki, segnato da un lutto che non riesce a superare, e quella di Kaoru, che ha perso tutto ciò che amava. Il loro legame diventerà insieme conforto e rivelazione – la possibilità, fragile ma reale, che la tenerezza salvi. 

fonte: www.ibs.it 

Libri: "La disobbediente" di Mavie Da Ponte

La disobbediente è la storia di una millennial che rifiuta la maternità biologica ma si ritrova a fare i conti con altre maternità, altri amori, altri percorsi di crescita: infatti essere madre, a volte, significa uscire da se stessi e imparare a dire «noi».

«Figli non ne avevo; l’ho sempre saputo che sarebbe andata così. Ecco perché mi trovavo a casa di Anna, e non a casa mia; ecco perché stavo per trasferirmi altrove, ecco perché non c’erano luoghi che potessi considerare casa. O almeno non più. Avevo trentacinque anni ed ero sola. È la sorte che spetta a quelle come me. Ero una disobbediente: la solitudine me l’ero meritata.»

Monda l’ha sempre saputo: non vuole figli. Non ne avrà, il suo corpo disobbediente non si presterà al dovere sociale né all’istinto animale della riproduzione, e la sua vita non si adatterà a una tacita norma che, da sempre, vede nelle donne creature nate solo per metterne al mondo altre. All’inizio del romanzo, Monda ha trentacinque anni. 

Alle spalle una formazione accademica che ha promesso molto e non ha mantenuto nulla, un fidanzato che ama, sembrava aver accettato la sua decisione, ma adesso non è più così sicuro. Nel momento in cui Monda sta per cedere alle pressioni di lui, la sua natura ribelle riaffiora e s’impone, prepotente e vitale, e le fa cambiare strada. 

Perché forse si nasce disobbedienti, ma bisogna esercitarsi, e Monda ha cominciato molto presto: per la storia famigliare, i vuoti affettivi, gli abbandoni che l’hanno costruita, per il suo carattere riottoso e per il suo desiderio di esistere in prima persona, di dire «io» senza paura, di farsi riconoscere in quanto Monda, in quanto donna, in quanto essere umano capace di decidere, di amare e scegliere. 

fonte: www.ibs.it 

A Palazzo Strozzi: "Rothko a Firenze"

Dal 14 marzo al 23 agosto 2026, Palazzo Strozzi presenta un’imperdibile mostra dedicata al grande maestro dell’arte americana Mark Rothko attraverso una selezione straordinaria di opere, tra cui grandi dipinti mai esposti in Italia, provenienti da prestigiose collezioni private e musei internazionali come il MoMA e il Metropolitan Museum di New York, la Tate di Londra, il Centre Pompidou di Parigi e la National Gallery of Art di Washington.

A cura di Christopher Rothko ed Elena Geuna, il percorso espositivo esplora l’evoluzione dell’arte di Rothko, dalle prime opere figurative, in dialogo con l’Espressionismo e il Surrealismo, alle celebri tele astratte degli anni Cinquanta e Sessanta, approfondendo anche la sua connessione con la tradizione artistica italiana. La mostra rende omaggio a una figura centrale della storia dell’arte moderna, che con le sue opere crea spazi in cui il colore e la luce invitano alla meditazione e all’introspezione, in una tensione costante tra astrazione e spiritualità.

Da Palazzo Strozzi il progetto si estende poi alla città di Firenze, coinvolgendo due luoghi particolarmente cari all’artista in due sezioni satellite: il Museo di San Marco, con opere in dialogo con gli affreschi di Beato Angelico, e il Vestibolo della Biblioteca Medicea Laurenziana progettato da Michelangelo.

La mostra Rothko a Firenze è promossa e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi, Firenze, con la collaborazione del Museo di San Marco (Ministero della Cultura – Direzione regionale Musei nazionali Toscana) e della Biblioteca Medicea Laurenziana.
Sostenitori pubblici Fondazione Palazzo Strozzi: Comune di Firenze, Regione Toscana, Città Metropolitana di Firenze, Camera di Commercio di Firenze.
Sostenitori privati Fondazione Palazzo Strozzi: Fondazione CR Firenze, Intesa Sanpaolo, Fondazione Hillary Merkus Recordati, Comitato dei Partner di Palazzo Strozzi.

In copertina: Mark Rothko, No. 3 / No. 13, 1949, New York, MoMA-The Museum of Modern Art, Bequest of Mrs. Mark Rothko through The Mark Rothko Foundation, Inc. 428.1981, Photo credits: Digital image, The Museum of Modern Art, New York/Scala, Firenze © 1998 by Kate Rothko Prizel and Christopher Rothko / Artists Rights Society (ARS), New York / SIAE, Roma

fonte: www.palazostrozzi.org  

Libri: "Her Majesty. A photographic history 1926-2022" Ediz. inglese, francese e tedesca, di Christopher Warwick, Reuel Golden

La vita pubblica e privata della più grande regina della storia.

Nata nel 1926, sposatasi nel 1947 e incoronata regina nel 1953, Elisabetta II assolve ai suoi compiti di sovrana da oltre sessant’anni. Taschen celebra la sua straordinaria storia con una nuova edizione di Her Majesty, una raccolta di fotografie che raccontano la sua vita pubblica e privata. 

Traboccante di storia, tradizione, glamour e cultura, il libro ripercorre i primi anni di Sua Maestà fino ai viaggi di stato e alle cerimonie più recenti. Ne racconta il compimento della maggiore età durante la Seconda guerrra mondiale, il matrimonio, la maternità e l’incoronazione, gli incontri con icone del tempo quali i Beatles, Marilyn Monroe e JFK e i numerosi viaggi internazionali. 

In queste pagine visitiamo gli sbalorditivi palazzi reali e ci lasciamo coinvolgere nella celebrazione di matrimoni reali e giubilei. Ammiriamo l’eleganza dei ritratti ufficiali, e la tenerezza e lo humour che pervadono i momenti informali. Al contempo vetrina per alcuni dei più osannati fotografi al mondo e omaggio a Sua altezza reale, Her Majesty include il lavoro di celebrità del calibro di Cecil Beaton, Studio Lisa, Dorothy Wilding, Karsh, Lord Snowdon, David Bailey, Patrick Lichfield, Wolfgang Tillmans, Rankin e Annie Leibovitz. 

fonte: www.lafeltrinelli.it 

Bologna: Arriva la quinta edizione di Visioni in Transito

Siamo giunti alla quinta edizione di Visioni in Transito, il laboratorio gratuito condotto da Luca Nieri, che unisce il cinema ai temi delle migrazioni e delle soggettività LGBTQIA+.

Promosso da Arca di Noè, partner del Consorzio l’Arcolaio, il laboratorio si inserisce nell’ambito progetto SAI in collaborazione con ASP Città di Bologna

 Nel corso delle passate edizioni sono state tante le associazioni con cui abbiamo collaborato per la realizzazione di Visioni in Transito: Cassero LGBTQIA+, Il Grande Colibrì, MIT- Movimento Identità Trans, Omphalos Perugia, Associazione Luki Massa e DIS_Donne In Strada. L’obiettivo è sempre stato quello di stimolare dialogo e inclusione su migrazioni e diversità LGBTQIA+.

Visioni in Transito: uno spazio di confronto

Visioni in Transito propone un ciclo di tre incontri online in cui il cinema diventa strumento di dialogo. Alle persone partecipanti verrà inviato gratuitamente, ogni 15 giorni, un link per vedere (e rivedere quanto volete) comodamente da casa, un film a tema soggettività LGBTQIA+ migranti. Poi nelle date previste, ci incontreremo per confrontarci sul film visto.

Condotte da Luca Nieri, attivista ed esperto di cinema, le persone partecipanti saranno guidate nell’analisi delle tematiche legate alle migrazioni e alle soggettività LGBTQIA+, esplorando anche gli aspetti tecnici dei film, andando oltre la semplice esperienza di un cineforum. Questo approccio mira a stimolare un dialogo sia sull’estetica cinematografica sia sui temi trattati, promuovendo lo scambio di idee e la condivisione.

Come racconta Luca Nieri:

Visioni in Transito unisce tecnica ed emozione, creando una comunità accogliente in cui nessuno si sente giudicato.

Anche quest’anno gli incontri saranno raccontati tramite le illustrazioni di Lavinia Cultrera e i podcast realizzati con Radio Città Fujiko, disponibili su Spotify.

Quest’anno sarà l’associazione DIS_Donne In Strada ad accompagnare Arca di Noè e Luca Nieri negli incontri previsti dal laboratorio.

I tre incontri di Visioni in Transito

  • Martedì 17 marzo, ore 20.30 – 22.45. In questo prima incontro l’orario di inizio è anticipato per riservare i primi minuti alla presentazione del laboratorio.
  • Martedì 31 marzo, ore 20.45 – 22.45
  • Martedì 14 aprile, ore 20.45 – 22.45

La partecipazione è gratuita iscrivendosi a al form qui sotto entro il 6 marzo. Affrettatevi, i posti sono limitati!

Infine ci teniamo a ringraziare Sub-ti e Sub-ti Access per averci concesso gratuitamente i sottotitoli di uno dei film in programma.

Per informazioni: valentina.tiecco@arcacoop.com

fonte: www.arcacoop.com 

Books - "Karl Lagerfeld: A Life in Houses" by Patrick Mauriès and Marie Kalt

The first publication dedicated to Karl Lagerfeld's glamorous homes, known for their eclectic interiors, ranging from the Art Deco to the ultramodern. 

While Karl Lagerfeld was famous for being at the very centre of the fashion industry for over half a century, he was equally opinionated when it came to interiors, which acted as a private creative outlet alongside his fashion designs. 

Following an overview by Patrick Mauriès, each house is introduced by a short text by Marie Kalt unveiling its history and identifying key designers and pieces. The homes are documented by date, beginning with rare photography of Lagerfeld’s early addresses in the 1960s and 1970s, through to his final house purchase in 2009. 

From the elegant Art-Deco inspired apartment in Saint-Sulpice, Paris, to the incredibly ornate 18th-century mansion, Hôtel Pozzo di Borgo (his muse and collaborator Amanda Harlech described Lagerfeld as having ‘a Versailles complex’) – Lagerfeld’s houses reveal he was a collector of a Renaissance scale, and showed spectacular range in his decorating styles. 

Lagerfeld would balance the old with the new, humorously describing the minimalist decor of his 200-year old apartment in Quai Voltaire, Paris as ‘like floating in your own spaceship over a very civilised past’, and moved from one atmosphere to the next, leaving a Memphis-designed apartment in Monte Carlo for a Grand-Tour themed Roman pied-à-terre, followed by bucolic French country houses and even a majestic Nordic villa in his native Hamburg. 

Presented in a large, elegant format, Karl Lagerfeld: A Life in Houses will be a rich source of inspiration for those interested in interior design, and will appeal to fans of the decorative arts and the fashion designer himself. 

source: www.ibs.it 

Libri: "Kitchen" di Banana Yoshimoto

In un crescendo tragicomico di ambiguità, Banana Yoshimoto affronta il tema della solitudine giovanile, rivelandoci un Giappone sconosciuto e inaspettato.

Tra sogni a occhi aperti e famiglie che si reinventano tra i fornelli, un romanzo sulla solitudine e sulla gioia di condividere. “Non c’è posto al mondo che io ami più della cucina.” Così comincia il romanzo con cui Banana Yoshimoto conquista i lettori di tutto il mondo. 

È la storia di Mikage, che dopo la morte della nonna adorata si ritrova sola al mondo e si perde a fantasticare su quello strano luogo di passaggio, di preparazione, che sono le cucine. Che siano nuovissime e luccicanti o vecchie e vissute, iniziano a riempire i sogni della protagonista, in cui rappresentano il calore di una famiglia sempre desiderata e mai avuta. 

Così, quando viene invitata a pranzo dall’amico Yūichi, Mikage inizia a pensare che quella famiglia potrebbe diventare la sua, almeno nell’immaginazione. E visto che di fantasia si tratta, che male c’è se il padre di Yūichi si trasforma per lei nella madre? In un crescendo tragicomico di ambiguità, Banana Yoshimoto affronta il tema della solitudine giovanile, rivelandoci un Giappone 

Banana Yoshimoto è un'autrice giapponese. Suo padre Ryumey Yoshimoto è un celebre poeta scrittore e critico di formazione marxista, autore, tra l’altro, di un saggio sulla figlia. Scrive sin da piccola, e nei primi anni delle elementari è decisa a diventare scrittrice. In alcune interviste ha dichiarato che a spingerla in questa direzione potrebbe essere stato, più che l'esempio del padre, quello della sorella Sawako, di sette anni più grande, che eccelleva nel disegno. Sarebbe stata la creatività di Sawako (in seguito diventata disegnatrice di manga con lo pseudonimo di Ha-runo Yoiko) a stimolarla a cercare una propria strada.Negli anni dell'infanzia legge molti manga. Ama in particolare quelli di Fujiko Fujio, Doraemon ("il mio primo amore")...  

fonte: www.lafeltrinelli.it  

lunedì 9 febbraio 2026

Exhibitions - Queen Elizabeth II: Her Life in Style: The King’s Gallery, Buckingham Palace. Next event 10 Apr 2026

Scopri lo stile straordinario del monarca britannico più longevo attraverso l'abbigliamento indossato in tutti i dieci decenni della sua vita - dalla nascita all'età adulta, dalla principessa alla regina, e dallo stile fuori servizio alla vestizione per la scena globale per le occasioni importanti nella storia della Gran Bretagna.
 
In foto:  La regina Elisabetta II indossa un abito blu a gonna crinolina e giacca bolero abbinata per il matrimonio di sua sorella, la principessa Margaret, nel 1960. © Cecil Beaton / Victoria and Albert Museum, Londra

Con circa 200 articoli, molti in mostra per la prima volta, questa è la più grande e completa mostra della moda della regina mai montata.

Accanto a abbigliamento, gioielli, cappelli, scarpe e accessori, esplora schizzi di design mai visti prima, campioni di tessuto e corrispondenza scritta a mano che rivelano il processo dietro le quinte di vestire la donna più famosa del mondo e hanno fatto nuova luce sullo stretto coinvolgimento della regina nella creazione del suo guardaroba. >>  More Info 

Next event: 10 Apr 2026
Daily (10 Apr 2026 - 18 Oct 2026) BOOK NOW


I punti salienti includono il suo abito da damigella d'onore, l'abito da sposa, l'abito da incoronazione e l'ensemble indossato per il matrimonio della principessa Margaret.

"Nell'anno in cui avrebbe compiuto 100 anni, questa mostra sarà una celebrazione dello stile unicamente britannico della regina Elisabetta e della sua duratura eredità di moda."

Caroline de Guitaut, curatrice della mostra e geometra delle opere d’arte del re

Regina Elisabetta II: moda e stile

Scopri l’archivio moda della regina Elisabetta II con il nostro libro. Disponibile per l'acquisto dal 26 marzo 2026.  Sfoglia il nostro negozio

fonte: www.rct.uk 

Teatro - Centinaia di posti di lavoro per l'Arena di Verona Opera Festival 2026

Lavoratori Fondazione Arena
Fondazione Arena, con l’Opera Festival, genera per l’economia italiana 2 miliardi di euro di indotto. E centinaia di posti di lavoro. Prima di ogni estate, si aprono nuove possibilità per artisti, tecnici, impiegati, ma anche per studenti, persone senza occupazione o per chi è alla ricerca di un lavoro stagionale.  

In vista del 103° Opera Festival, che inaugurerà il prossimo 12 giugno, Fondazione Arena di Verona è alla ricerca di diverse figure professionali per rendere possibile il più grande Festival d’opera al mondo. Tre mesi di spettacolo dal vivo con oltre 1.200 persone impegnate in scena e dietro le quinte. Un’esperienza professionale unica.

Già aperta la raccolta di candidature per le comparse, che daranno vita alla nuova produzione de La Traviata, a La Bohème, a due diverse produzioni di Aida, firmate rispettivamente da Stefano Poda -anche autore del recente Nabucco- e da Franco Zeffirelli -di cui sarà proposta la Turandot da fiaba.

Si cercano persone residenti o domiciliate nel veronese, nate tra il 1968 e il 1978 oppure tra il 1986 e il 2008. Per scoprire termini e requisiti, è possibile scaricare il bando completo e candidarsi sul sito web www.arena.it/lavora-con-noi/ricerca-personale/. Le domande dovranno essere inviate entro e non oltre il 12 febbraio.

Fino al 25 marzo, inoltre, è possibile candidarsi come personale di biglietteria, sala, sorveglianza e annunciatori.

Allo stesso link è possibile partecipare agli altri bandi aperti per posizioni e incarichi artistici, tecnici e amministrativi, sia a tempo determinato che indeterminato. Sempre aperta, inoltre, la possibilità di inviare candidature spontanee.

fonte: Telenuovo di Redazione https://tgverona.telenuovo.it 

lunedì 2 febbraio 2026

Danza: al Teatro Celebrazioni di Bologna "Gisellə" di Nyko Piscopo, Cornelia Dance Company. Venerdì 27 febbraio 2026

Una produzione Cornelia Dance Company e Scenario Pubblico – Centro di Rilevante Interesse Nazionale per la danza
coreografia Nyko Piscopo
sound design e musiche originali Luca Canciello
scenografia Paola Castrignanò
costume design Daria D’Ambrosio
costume design (video) Pina Raiano
video Artist Andrea de Simone aka Desi
danzatori Mimmina Ciccarelli, Nicolas Grimaldi Capitello, Leopoldo Guadagno, Eleonora Greco, Raffaele Guarino, Francesco Russo, Sara Ofelia Sonderegger, Matilde Valente
danzatori (video) Marina Iorio, Giuseppe Li Santi, Samantha Marenzena, Rita Pujia, Chiara Saracco
supporto ATERBALLETTO – Fondazione

Un vero e proprio omaggio al balletto romantico, ma con una lettura completamente nuova.  

Nyko Piscopo reinterpreta Gisellə per parlare di Amore Eterno, superando confini di genere e pregiudizi. Le musiche originali di Luca Canciello e il lavoro dei danzatori della Compagnia Cornelia creano un’atmosfera che va oltre il classico, ma che ne mantiene tutta la potenza emotiva: sono interpreti di un capolavoro intramontabile che trova una dimensione contemporanea grazie al linguaggio elegante e fisico del coreografo.

Cornelia è una compagnia di danza contemporanea fondata nel 2019 a Napoli da Nyko Piscopo, Nicolas Grimaldi Capitello, Eleonora Greco, Leopoldo Guadagno e Francesco Russo. Dall’anno 2021 è sostenuta dal MIC come organismo di Produzione Danza under 35 e dal 2023 sostenuta dalla Regione Campania come Operatore dello Spettacolo.

Atre Info QUI  

Biglietteria:
Via Saragozza 234
40135 - Bologna
Infoline: 051 4399123
info@teatrocelebrazioni.it
 

fonte: https://teatrocelebrazioni.it 

Libri: "Il diavolo in tasca. Genitori e figli prigionieri del telefonino" di Carlo Verdelli

Un magistrale reportage narrativo, in forma di pamphlet, che lancia un grido d’allarme sulla dipendenza da cellulare e sulle conseguenze del capitalismo digitale.

Una dodicenne partecipa a una sfida lanciata sui social, va a scuola con una borraccia piena di vodka e finisce in coma etilico. Un bambino, scrollando TikTok, si imbatte in un gioco che consiste nel prendere più pastiglie di paracetamolo possibile e finisce in ospedale. 

La maestra di una scuola elementare muore in un incidente stradale causato dall’autista del pullman su cui viaggiava: l’uomo, invece di guardare la strada, digitava sul cellulare. Attraverso storie come queste a tratti scioccanti, Carlo Verdelli racconta una rivoluzione, quella dei telefonini e delle loro applicazioni, che sta modificando nel profondo tanto gli adolescenti quanto gli adulti. 

E della cui pericolosa enormità – anche per le ingerenze della tecnologia nella politica – nessuno sembra volersi occupare. «La realtà è che il cellulare inteso come smartphone è un carcere senza sbarre e noi ci siamo dentro. Prendere consapevolezza che il problema esiste è già un buon punto di partenza». 

Carlo Verdelli è stato il primo direttore editoriale per l'offerta informativa nella storia della Rai. È direttore di "Repubblica". È stato vicedirettore di "Epoca" e del "Corriere della Sera", ha diretto "Sette", "Vanity Fair", e la "Gazzetta dello Sport". Ha pubblicato I sogni belli non si ricordano (Garzanti, 2014) e Roma non perdona come la politica si è ripresa la Rai (Feltrinelli 2019). Fonte immagine: sito editore Feltrinelli. 

fonte: www.ibs.it 

Milano: Palazzo Reale e Museo del Novecento "Metafisica / Metafisiche" dal 28 gennaio al 21 giugno 2026

Palazzo Reale e Museo del Novecento dal 28 gennaio al 21 giugno 2026. Gallerie d’Italia dal 28 gennaio al 6 aprile. Grande Brera-Palazzo Citterio dal 6 febbraio al 5 aprile

Avviso ai visitatori
Per motivi istituzionali mercoledì 4 febbraio le mostre di Palazzo Reale apriranno alle ore 11.00 anziché alle ore 10.00. Giovedì 5 febbraio saranno chiuse le mostre "Metafisica/Metafisiche"e "I Macchiaioli". Resterà aperta al pubblico la mostra "Robert Mapplethorpe". Venerdì 6 febbraio saranno chiuse le mostre "Metafisica/Metafisiche"; "I Macchiaioli" e "Robert Mapplethorpe".  

Una grande mostra e tre “capitoli espositivi” in tre grandi musei milanesi, un programma multidisciplinare di iniziative per la città: Metafisica/Metafisiche è il progetto a cura di Vincenzo Trione, che mette in dialogo i maestri della Metafisica con gli “eredi” internazionali e con gli “allievi” del XX e XXI secolo.

Palazzo Reale vengono presentate circa 400 opere tra dipinti, sculture, fotografie, disegni, oggetti di design oltre a plastici e modelli architettonici, illustrazioni, fumetti, riviste, video, vinili con prestiti nazionali e internazionali provenienti da più di 150 istituzioni tra pubbliche e private, gallerie, archivi e prestigiose collezioni private. Dai protagonisti del gruppo storico nato a Ferrara nel 1917 – Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, Carlo Carrà, Filippo de Pisis, Giorgio Morandi –, agli artisti che, in Europa e in America, hanno assorbito atmosfere e soluzioni del movimento, fino agli echi contemporanei con lavori di diversi autori che si sono ispirati alla poetica Metafisica nel campo dell’arte ma anche della fotografia, dell’architettura, del cinema, del teatro, del design, della moda, della letteratura, del graphic novel e della musica.

Al Museo del Novecento la mostra Milano Metafisica, dedicata al rapporto tra la Metafisica e Milano, presenta una selezione di 50 opere tra disegni, maquette, abiti, materiali d’archivio e fotografie, testimonia l’attività di de Chirico, Savinio e Carrà in città e la loro collaborazione con alcune delle più importanti istituzioni artistiche e culturali milanesi, insieme a dieci disegni di Mimmo Paladino realizzati in omaggio al romanzo “Ascolto il tuo cuore, città” di Alberto Savinio.

Da Piazza Duomo a Brera sono 2.000 passi d’arte: il percorso che prende avvio il 28 gennaio 2026 con Metafisica/Metafisiche nelle sale di Palazzo Reale, tocca, oltre al Museo del Novecento, Gallerie d’Italia, e termina a Palazzo Citterio. 

Gallerie d’Italia, museo di Intesa Sanpaolo in Piazza Scala, in dialogo con le opere in caveau, ospita un omaggio a Morandi attraverso le fotografie di Gianni Berengo Gardin dedicate all’atelier bolognese del pittore.

La Grande Brera ospita a Palazzo Citterio un inedito omaggio di William Kentridge a Giorgio Morandi. Declinando il progetto curatoriale di Metafisica/Metafisiche, l’installazione di Kentridge mette in luce l’eredità formale e concettuale di Morandi e recupera una pratica espressiva che fa del tempo, della memoria e del ritmo una materia visiva.

Il progetto, promosso dal Ministero della Cultura e dal Comune di Milano, è prodotto da Palazzo Reale, Museo del Novecento, Grande Brera-Palazzo Citterio e Gallerie d’Italia, con la casa editrice Electa e rientra nel programma culturale dei Giochi Olimpici invernali di Milano Cortina 2026. Si avvale della collaborazione scientifica della Fondazione Giorgio e Isa de Chirico e del Museo Morandi e della partecipazione dell’Archivio Alberto Savinio e dell’Archivio Carlo Carrà.

Il catalogo della mostra e le pubblicazioni dell’intero programma sono edite da Electa, con l’intento anche di riscoprire il patrimonio della città oltre l’effimero.

Altre INFO  

photo: (dettaglio di) Carlo Carrà, Madre e figlio, 1917 Milano, Pinacoteca di Brera - Palazzo Citterio ©Pinacoteca di Brera, Milano – MiC © Carlo Carrà, by SIAE 2026

fonte: www.palazzorealemilano.it  

domenica 1 febbraio 2026

Libri: "Cara Istanbul" di Serra Yilmaz

«Chissà se è la sorte di chi nasce in una città come Istanbul quella di sentirsi a casa in due luoghi diversi. Chissà se è stata la mia città a ispirarmi questa via. O forse doveva solo capitare così nel mio destino. Lo chiederò la prossima volta in cui mi leggeranno i tarocchi. O magari la risposta spunterà fuori dai fondi del mio prossimo caffè.»

«In queste pagine ho ritrovato la Istanbul di un tempo, la nostra meglio gioventù.» - Ferzan Özpetek

Come si racconta la città dell'infanzia, soprattutto quando quella città è Istanbul, luogo leggendario e carico di storia? Serra Yilmaz sceglie di farlo affiancando, come in un album di ricordi, i quartieri, le strade, le case in cui ha vissuto, quando Istanbul già enorme aveva solo un milione di abitanti, e non venti come oggi. 

Leggendo queste pagine sembra di ascoltare una voce che, accanto alla stufa di maiolica in un inverno rigido o affacciata in una calda serata a una terrazza sul Bosforo, ricostruisce e fa rivivere le voci e gli odori di un angolo di mondo che come pochi altri è stato travolto e mutato dal progresso e dal turismo. La voce, inconfondibile, è quella di Serra, attrice turca tra le più celebri, amatissima dal pubblico italiano, che l'ha conosciuta sul grande schermo nei film di Ferzan Özpetek. 

In questa sorta di «autobiografia attraverso persone, case e quartieri» scopriamo così le lunghe estati dalla nonna nella sponda asiatica della città, tra spiagge e giardini; il rapporto coi genitori, le amicizie e gli amori di gioventù, le prime esperienze di lavoro, l'emergere della passio- ne per la Francia, per l'Italia, per il teatro, e ancora le partenze e i ritorni da un luogo «il cui ricordo è inscindibile dalla possibilità di qualunque racconto». 

Il tutto ben condito da un'ironia caustica, da aneddoti picareschi, anelli smarriti e ritrovati, donne senza ombelico, da una certa superstizione levantina contro il malocchio, da un ritmo magmatico e incalzante e, perché no, da qualche ricetta tipica (la cucina è per Serra una passione antica...). 

Serra Yilmaz - Dopo aver studiato psicologia in Francia, entra in una piccola compagnia teatrale turca e inizia la sua esperienza teatrale. Al cinema esordisce nel 1983 con il regista turco Atif Yilmaz, ma il film che l'ha davvero lanciata in Turchia è stato Motherland Hotel di Omer Kavur, in concorso al Festival di Venezia nel 1987. 

Dal 1988 al 2004 fa parte della compagnia del Teatro della Città di Istanbul. Icona del regista turco Ferzan Özpetek, è stata nel cast di tutti i suoi più importanti film. Nel 1006 è stata l'interprete ufficiale durante la visita del papaBenedetto XVI in Turchia. Non ha mai interrotto però la sua attività teatrale infatti fa parte della compagnia che ha messo in scena "L'ultimo harem"  con la regia di Angelo Savelli al teatro di Rifredi a Firenze che è in cartellone dal 2005. 

fonte: www.ibs.it 

Prosa: al Teatro Franco Parenti di Milano "I corpi che non avremo" regia di Andrea Piazza. Dal 3 al 14 Febbraio 2026

©Alessandro Villa
I corpi che non avremo di Francesco Toscani
regia Andrea Piazza
con Fabrizio Calfapietra, Simone Tudda

scene Alice Vanini
costumi Michele Corizzato
video Daniele Zen
movimenti Simone Tudda
organizzazione Arianna Soffiati

produzione Ensemble Teatro

Con il sostegno del MiC Ministero della Cultura e di SIAE,
nell’ambito del programma “Per Chi Crea”

"Spogliati, guardati allo specchio. Difficile, vero? A volte impossibile. Eppure non c’è nulla di più naturale del nostro corpo nudo."  

In un’epoca in cui le immagini di fisici perfetti dominano gli schermi che ci circondano, Andrea Piazza porta in scena un’indagine artistica sul nostro rapporto con il corpo e la sua rappresentazione.

Mattia ha trent’anni, è perennemente al cellulare e scorre incessantemente i social, attratto e ipnotizzato da figure seminude. Imprigionato nella gabbia della propria insoddisfazione, esce sempre meno, terrorizzato dall’idea di un contatto reale. Il sesso lo spaventa: i corpi sono goffi, sudati, sporchi. Online invece appaiono perfetti, il piacere sembra facile, pulito e soddisfacente.

Attraverso confessioni intime, frammenti diaristici e lampi di slam poetry, seguiamo l’evoluzione del suo legame con se stesso e con gli altri: dalla vergogna infantile alle relazioni mancate, fino all’abisso dell’ossessione. Le immagini diventano visioni, epifanie, spiragli di un altrove che seduce e inghiotte.

Un’esperienza mistica e pericolosa, sospesa tra desiderio e annullamento. 

 

Info >> QUI 

fonte: https://teatrofrancoparenti.it 

Mostre: al Palazzo Reale di Milano "ROBERT MAPPLETHORPE. Le forme del desiderio" dal 29 gennaio al 17 maggio 2026

Dal 29 gennaio al 17 maggio 2026 la mostra Robert Mapplethorpe. Le forme del desiderio arriva a Milano con un’ampia e inedita selezione delle opere più iconiche, potenti e audaci che riassume e celebra la carriera del fotografo statunitense.

Avviso ai visitatori
Mercoledì 4 febbraio le mostre di Palazzo Reale apriranno alle ore 11.00 anziché alle ore 10.00 per motivi istituzionali. 

La mostra Robert Mapplethorpe. Le forme del desiderio arriva a Milano con un’ampia e inedita selezione delle opere più iconiche, potenti e anticonformiste del fotografo statunitense, tra i più originali, raffinati e controversi artisti del XX secolo.

L’esposizione sarà allestita nelle sale di Palazzo Reale dal 29 gennaio al 17 maggio 2026 e rientra nel programma culturale dei Giochi Olimpici invernali di Milano Cortina 2026.

La retrospettiva, curata da Denis Curti, è il secondo atto di una più ampia trilogia, che ha avuto inizio a Venezia ne Le Stanze della Fotografia e proseguirà poi a Roma. Ogni evento esplora un percorso di studio e ricerca volto ad approfondire un differente aspetto della figura di Mapplethorpe.

A Milano il curatore accompagna il pubblico in un viaggio nella ricerca estetica del fotografo, tra i suoi nudi sensuali che si distinguono per la perfezione formale, una mimesi greca olimpica, in cui risaltano muscolatura e tensione fisica.

Accompagnano la mostra il podcast - disponibile dal 21 ottobre su Spotify, Apple Music e sulle principali piattaforme - Mapplethorpe Unframed, scritto e condotto da Nicolas Ballario e il catalogo pubblicato da Marsilio Arte, che indaga la vasta produzione e l’evoluzione del linguaggio di Mapplethorpe attraverso 257 opere.

Alcune immagini di questa mostra comprendono tematiche di nudo esplicito. Vi invitiamo a considerare questo aspetto prima della visita.

Una mostra promossa da Comune di Milano-Cultura prodotta da Palazzo Reale e Marsilio Arte in collaborazione con la Fondazione Robert Mapplethorpe di New York

A cura di Denis Curti

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fonte e Info: www.palazzorealemilano.it 

Tornano i Rainbow Awards, il 2 febbraio al Teatro Brancaccio di Roma

Promosso da Gaycs con il patrocinio di AiCS: tra i premiati della quarta edizione Luciana Littizzetto, Francesca Fagnani, Big MamaMalika Ayane. Presentano Chiara Francini e Alessio Marzilli

Con il patrocinio e contributo di Roma Capitale, con il patrocinio della Città Metropolitana di Roma Capitale, e la partnership di AiCS Direzione nazionale, i Rainbow Awards tornano a illuminare la Capitale con una serata speciale dedicata alla cultura, ai diritti e alle alleanze della comunità LGBTQIA+. La quarta edizione dell’evento si terrà il 2 febbraio 2026 nello storico Teatro Brancaccio di Roma, segnando un nuovo e importante traguardo nel percorso di crescita del premio.

Divenuti in appena quattro anni un simbolo di impegno civile, culturale e sociale, i Rainbow Awards sono un premio internazionale che rende omaggio a personalità della politica, della cultura, dello spettacolo, dello sport e dell’associazionismo che nel corso dell’ultimo anno si sono distinte nella difesa e nella promozione dei diritti LGBTQIA+. Un progetto nato dal basso e diventato oggi uno degli appuntamenti più rilevanti del panorama culturale e civile della Capitale.

A raccontarne il senso profondo è Adriano Bartolucci Proietti, presidente di GAYCS e coordinatore Eventi del Dipartimento Lgbt di AiCS nonché fondatore dei Rainbow Awards«Arrivare al Teatro Brancaccio rappresenta molto più di un cambio di sede: è il segno concreto della crescita dei Rainbow Awards e della loro piena maturità. Portare il tema dei diritti LGBTQIA+ su un palcoscenico così prestigioso significa renderlo sempre più visibile, autorevole e trasversale. I Rainbow Awards sono una finestra aperta sul mondo come dovrebbe essere: inclusivo, plurale, capace di trasformare le differenze in valore per le generazioni future».

Premiati della quarta edizione: un parterre d’eccezione

Anche quest’anno i Rainbow Awards celebrano figure e realtà che hanno saputo lasciare un segno concreto nel dibattito pubblico e culturale:

Premio alla Carriera: Luciana Littizzetto

Premio Personaggio Televisivo: Francesca Fagnani

Premio Musica: Big Mama

Premio Programma TV: “Casa a Prima Vista”

Premio Politica Internazionale: Sindaco di Budapest Gergely Karácsony

Premio Politica italiana: Maria Elena Boschi

Premio Serie TV Giovani: “Mare Fuori – Alessandro Orrei

Premio Serie TV Daily: “Il Paradiso delle Signore – Filippo Scarafia e Piero Cardano

Premio Teatro: “Brokeback Mountain – Filippo Contri, Edoardo Purgatori, Malika Ayane, Giancarlo Nicoletti

Premio Letteratura: Teresa Ciabatti

Premio Piattaforma: “Hype” serie tv su RaiPlay

Premio Social: Minerva Salute

Premio Giornalismo: Alessia Arcolaci e Giovanni Tizian – inchiesta “Riparati” per il quotidiano Domani

Premio Reality: “The Traitors Italia – Commare e Giofrè

Premio challenge 2016-2026: “Un bacio” di Ivan Cotroneo/”Un medico in famiglia”

Premio Coreografia: Carlos DIAZ GANDIA

Premio Associazioni: Fondazione Villa Maraini

Premio Performance – Drag Queen: Sypario, Lina Galore, Nehellenia, Petite Noire, Farida Kant, La Diamond, Melissa Bianchini

Premio Sport: Roman Volley

Premio comedy: Marcello Cesena e Simona Garbarino per “Sensualità a corte”

Premio Gay.it

Menzioni Speciali 2026

Menzione Musica: Viscardi (X Factor) e Klem

Menzione Politica LGBTQIA+: Priscilla

Menzione Associazionismo: Interpride 2027 Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli; 40 anni Arcigay

Menzione Politica Locale: Municipio XI – Presidente Gianluca Lanzi; Comune di Genova – Assessora alle Pari Opportunità Rita Bruzzone

Menzione Cinema: Una storia vera – Giulio Guerrisi, Mariano Lamberti

A fare gli onori di casa, come sempre, il sindaco di Roma, Roberto Gualteri.

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Segui il premio su Instagram: @rainbowawardsofficial 

fonte: www.aics.it 

lunedì 26 gennaio 2026

Musical: al Teatro Verdi di Firenze "Tootsie" con Paolo Conticini, il 7 e 8 febbraio 2026

Divertente, romantico e con una irresistibile vena dissacrante che fa sorridere ma anche riflettere, il musical firmato da Massimo Romeo Piparo è tratto dal film con Dustin Hoffman (1982 – regia Sidney Pollack). 

Con il suo ritmo serrato e una musica coinvolgente, Tootsie è una commedia brillante e piena di colpi di scena, che si prende gioco del mondo dello showbusiness con le sue dinamiche distorte,  in cui merito e scorciatoia spesso si confondono. In scena Paolo Conticini, già protagonista di successi come Mamma Mia! e The Full Monty, e Mauro Casciari.

Tootsie racconta la storia di Michael Dorsey (Paolo Conticini), un bravo attore con un particolare talento… quello di non riuscire a mantenere un lavoro! Avvilito e disoccupato, Michael decide di fare un ultimo, disperato tentativo per realizzare i suoi sogni: si presenta a un provino per un Musical su Giulietta e Romeo travestito da attrice con il nome di Dorothy Michaels e, dopo un’ottima performance, lo vince. In una fulminea ascesa verso la celebrità di Broadway, Michael (travestito da Dorothy) diventa presto un’attrice amatissima dal pubblico. 

Non passa molto tempo prima che il suo amico e coinquilino Jeff , sagace e navigato scrittore che per sopravvivere gestisce un ristorante, lo metta di fronte alla realtà facendogli realizzare che mantenere quel successo “di attrice” sarà molto più difficile di quanto si possa aspettare. 

La storia di Michael tocca temi importanti, come l’amore e il rapporto tra i sessi, l’identità e il ruolo della donna nella società, la genialità e il coraggio di rischiare per guadagnarsi un’opportunità per emergere, e offre l’occasione per riflettere su temi importanti, come l’amore e il rapporto tra i sessi, l’identità e il ruolo della donna nella società, la genialità e il coraggio di rischiare per guadagnarsi un’opportunità per emergere.

Celeberrima la frase finale che il camaleontico Dustin Hoffman rivolge alla sua amata nel disperato tentativo di “giustificare” il suo scambio di identità: Sono stato un uomo migliore da ‘donna’, di quanto lo sia stato da ‘uomo’.

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fonte: www.teatroverdifirenze.it 

Danza: i Momix con "BOTANICA SEASON 2" al Teatro Verdi di Firenze, dal 16 al 19 maggio

Fondata nel 1980, e conosciuta in tutto il mondo per i suoi spettacoli di eccezionale inventiva e bellezza, Momix è una compagnia di ballerini-illusionisti fondata e diretta da Moses Pendleton

Il visionario coreografo statunitense è capace di evocare un universo di immagini surreali facendo interagire corpi umani, costumi, attrezzi e giochi di luce.  

La Natura è da sempre ispiratrice di Pendleton; in una nuova veste, riprende e reinventa il suo acclamato capolavoro, Botanica, in un processo di evoluzione artistica che ne disvela nuove profondità, trasformandolo e conducendolo ad inedite e oniriche metamorfosi.

Attraverso il suo inconfondibile linguaggio visuale e coreografico, Momix ci trascina in un’immersione sensoriale e seducente che ci farà sentire minuscoli di fronte al vibrare delle vespe, alla sensualità delle calendule, all’imponenza dei rami protesi verso il cielo e all’energia vitale del sole. 

Lo spettacolo si arricchisce di inediti effetti tecnologici e immagini tridimensionali rendendolo un’esperienza totale che restituisce al pubblico l’armonia e la perfezione del ciclo vitale, instillando la consapevolezza che la custodia della bellezza e della meraviglia del nostro pianeta sia un compito che ci appartiene. Dal 16 al 19 maggio

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fonte: www.teatroverdifirenze.it 

Teatro - La Biennale di Venezia - Il Leone d’Oro alla carriera va alla regista Emma Dante; il Leone d’Argento al regista greco-albanese Mario Banushi.

Il Leone d’Oro alla carriera va alla regista Emma Dante; il Leone d’Argento al regista greco-albanese Mario Banushi.

È Emma Dante, la più celebrata regista italiana di teatro e d’opera, il Leone d’Oro alla carriera della Biennale Teatro 2026; al ventisettenne regista greco-albanese Mario Banushi, che da subito si è imposto sulla scena europea e internazionale, va il Leone d’Argento.

Lo ha stabilito il Consiglio di Amministrazione della Biennale di Venezia su proposta di Willem Dafoe, Direttore del settore Teatro. La cerimonia di premiazione avrà luogo nel corso del 54. Festival Internazionale del Teatro (7 > 21 giugno) nella Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian, sede della Biennale.

Emma Dante è un’artista, una donna che, partendo da Palermo, dal cuore della sua Palermo – recita la motivazione - ha saputo portare la Sicilia alla ribalta, innervando la grande lezione di Luigi Pirandello, Leonardo Sciascia, Andrea Camilleri, come pure di Ciprì e Maresco o Franco Scaldati, affrontando con coraggio non solo una ricerca linguistica unica, ma anche dando forza scenica a quei temi scomodi e dolorosi che da sempre sembrano connotare la sua terra. In questa ricerca, Emma Dante ha portato con sé, in un eterno e dolente confronto, il tema della famiglia, quello della morte e del compianto, del sogno e della fantasia, dell’amore e della violenza: elementi con cui ha impregnato la sua creatività e la sua idea di teatro, raggiungendo un linguaggio proprio e riconoscibile. Con ironia, empatia, affetto, Emma Dante ha evocato sul palco un teatro fatto di straordinaria semplicità e umanità, capace di guardare agli ultimi, ai dimenticati, ai reietti, a quelle marginalità umane e urbane che ha raccontato come pochi altri artisti”.

Nata nel 1967, diplomata all’Accademia Silvio d’Amico di Roma, dopo una bella carriera di interprete (anche a fianco di Valeria Moriconi), Emma Dante muove i primi passi come regista con la compagnia Sud Costa Occidentale fondata nel 1999 a Palermo, e si fa conosce agli albori di questo nuovo secolo.

Nel 2004 è alla Biennale Teatro con La scimia, memorabile lavoro tratto da Le due zittelle di Tommaso Landolfi, nella elaborazione scenica di Elena Stancanelli. Chiamata a lavorare nei maggiori teatri del mondo – dal Piccolo Teatro di Milano alla Cómedie Française di Parigi, dal Teatro alla Scala di Milano al Festival di Avignone, a La Colline Théâtre National, al San Carlo di Napoli, al Biondo di Palermo e molti altri – Emma Dante ha moltiplicato i suoi territori di ricerca, affrontando il cinema – il film Via Castellana Bandera presentato alla Mostra di Venezia nel 2013 – il romanzo, la fiaba per bambini.

Al 54. Festival Internazionale del Teatro (Venezia, 7 > 21 giugno) Emma Dante presenterà in prima assoluta I fantasmi di Basile. Dopo la trilogia che porta in scena La scortecata, Pupo di zucchero e Re Chicchinella, Emma Dante torna all’universo immaginifico e barocco dello scrittore napoletano Giambattista Basile.

“Con la sua narrazione quasi autobiografica, che attraversa le esperienze del lutto, del compianto, dell’assenza e delle tradizioni familiari, Mario Banushi – secondo la motivazione -si è rivelato grazie al suo linguaggio poetico, ellittico, fatto più di silenzi che non di parole, ma evocativo, dolorosamente comunicativo. La memoria, i rumori quotidiani, le piccole cose della vita sono i cardini attorno cui si celebrano cerimonie intime eppure condivise, universali. I ricordi, i sogni, la convivenza e la perdita si dipanano in sequenze di azioni solo apparentemente semplici, ma che – al contrario – tra radicale realismo e fughe prospettiche in dimensioni astratte, aprono a viaggi simbolici negli archetipi dell’essere umano. Il teatro di Banushi, così immediatamente intimista, radicato profondamente nella cultura balcanica, sa essere anche intelligentemente politico, aguzzo affondo nelle contraddizioni del nostro tempo”.

Cresciuto in Albania fino ai sei anni per poi tornare in Grecia, dove è nato nel 1998, Mario Banushi si diploma alla Scuola d’Arte Drammatica del Conservatorio di Atene. Il suo debutto alla regia avviene con Ragada, creato e presentato all’interno di un appartamento privato in tempi di pandemia. Il direttore del teatro Nazionale di Grecia, presente l’ultimo giorno dello spettacolo, lo invita poi a collaborare. Da qui nasce il suo lavoro successivo, Goodbye, Lindita. Programmato per tre settimane, resta in scena al Tetro Nazionale per tre anni, con grande consenso di critica e pubblico, per poi viaggiare in tutto il mondo. Lo stesso successo avrà il terzo capitolo della trilogia, Taverna Miresia, già applaudito nei maggiori festival del mondo.

Al 54. Festival Internazionale del Teatro Mario Banushi presenterà per la prima volta l’intera trilogia, che va sotto il titolo di Romance Familiare. Come ha dichiarato al New York Times Banushi: “Voglio creare un teatro che la gente senta, non un teatro che la gente capisca. Voglio che immaginiate le vostre storie, che vediate la vostra vita e che poi viviate con questo”.

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fonte: www.labiennale.org 

Mostre: a Roma "Cartier e il Mito" ai Musei Capitolini, fino al 15 marzo 2026

"Cartier e il Mito" Musei Capitolini,
Palazzo Nuovo, Sale al primo piano
 
Fino al 15 marzo 2026 ai Musei Capitolini saranno esposte alcune delle creazioni più prestigiose della Maison Cartier, in un dialogo evocativo con le sculture antiche della collezione di Palazzo Nuovo 

In esposizione alcune delle creazioni più prestigiose della Maison Cartier, in un dialogo evocativo con le sculture antiche della collezione di Palazzo Nuovo

Questa è la prima volta che il Palazzo Nuovo ospita una mostra temporanea.

Le creazioni della Maison Cartier, per lo più provenienti dall’heritage Cartier Collection, sono in dialogo con le sculture in marmo della collezione del cardinale Alessandro Albani – nucleo originario della collezione museale di Palazzo Nuovo – e con una selezione di preziosi reperti antichi provenienti dalla Sovrintendenza Capitolina, da prestigiose istituzioni italiane e internazionali e da collezioni private.
Dalla metà del XIX secolo ad oggi, Cartier ha studiato, tratto ispirazione e reinterpretato il repertorio estetico e simbolico dell’antica Grecia e di Roma, trasformando motivi millenari in gioielli dal carattere unico e moderno.
Cartier e il mito ai Musei Capitolini è un viaggio affascinante alla scoperta dell’universo estetico e formale della Maison Cartier, in continuo dialogo con l’eccezionale collezione di sculture antiche dei Musei Capitolini. La mostra esplora il modo in cui l’antichità classica ha mutevolmente ispirato le sue creazioni più iconiche ricostruendo atmosfere intellettuali e culturali, ed evocando l’evoluzione dell’immaginario legato alla Grecia e a Roma nel corso dell’Ottocento e del Novecento.
Particolare attenzione è posta sul profondo legame tra Cartier e l’Italia, specialmente Roma. 

Le collezioni permanenti del Palazzo Nuovo in Campidoglio – l’originario Museo Capitolino istituito nel dicembre del 1733 da Clemente XII Corsini – si compongono in modo quasi esclusivo di sculture in marmo, in gran parte acquisite dalla collezione del cardinale Alessandro Albani. Molte di queste sculture antiche hanno costituito modelli imprescindibili per la formazione del linguaggio artistico europeo.

La mostra offre una prospettiva originale su un aspetto particolare e importante di questo tema: dell'uso del repertorio antico in gioielleria, dai “pastiches” dei grandi collezionisti e orafi del XIX secolo, come i Castellani a Roma, stile Neoclassico Garland, fino alle opere successive ispirate a Jean Cocteau nel secondo dopoguerra, arrivando infine alle creazioni odierne e a un nuovo approccio all’Antichità. L’esposizione mette in luce l’uso del repertorio classico greco-romano nelle creazioni Cartier e le trasformazioni della prima metà del Novecento, quando maturò una nuova concezione dell’antichità classica. Una sezione è dedicata alle tecniche e ai processi di lavorazione dei gioielli, con riferimenti all’età romana.

La mostra esplora inoltre le ispirazioni mitologiche che hanno nutrito l’immaginario Cartier dall’inizio del XX secolo, confrontando le creazioni della Maison con le antiche divinità di Palazzo Nuovo – Afrodite e Dioniso, Apollo ed Eracle, Zeus e Demetra – e invitando i visitatori a riscoprire all’interno della collezione permanente i modelli antichi che le hanno ispirate. 

A introdurre la mostra, una spettacolare scalinata cinematografica opera del Maestro Dante Ferretti, scenografo premio Oscar.
Dal labirinto verticale de Il nome della Rosa (1986) alle rovine nostalgiche del Grand Tour nella scenografia di Cenerentola (2015), il suo lavoro ci eleva verso un mondo di Antichi, eroi e dei, che permea il nostro modo di vedere e di vivere l’universo. Riferimenti malinconici all’antichità classica costellano l’atmosfera onirica e burlesca di Le avventure del barone di Munchausen di Terry Gilliam (1988). Con Pasolini, Ferretti fa rivivere la maga Medea sotto le sembianze di Maria Callas (1968), una delle donne più moderne della mitologia antica, che ci appare con un’imponente parure d’oro e ambra, degna della sua discendenza dal Sole.

La mostra, concepita come un’esperienza immersiva arricchita da elementi audiovisivi, si caratterizza per le installazioni olfattive create dalla profumiera della Maison Cartier, Mathilde Laurent, e per l’esposizione di pietre dure provenienti dall’atelier di glittica di Cartier che incarnano le divinità e i miti esposti. 

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fonte: www.museicapitolini.org 

Teatro alla Scala: "Gala Fracci" dal 31 gennaio al 3 febbraio

"Gala Fracci"  

Quinta edizione Direttore KEVIN RHODES

Primi ballerini, Solisti e Artisti del Corpo di Ballo del Teatro alla Scala
Artisti ospiti
Con la partecipazione degli allievi della Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala
Orchestra del Teatro alla Scala

In breve

Prosegue il tributo della Scala e dei suoi artisti a Carla Fracci che è stata e rimane una figura cardine della storia della danza, fonte di ispirazione per generazioni di giovani, non solo nel mondo del balletto. 

Il direttore Frédéric Olivieri porta avanti la tradizione istituita nel 2022 da Manuel Legris, per celebrare nel nome di questa grandissima stella la danza e il balletto. 

Sulla scia del tutto esaurito delle precedenti edizioni, l’appuntamento raddoppierà: saranno due le date nel 2026, anno che coincide con i 5 anni dalla scomparsa e con i 90 anni dalla nascita di Carla Fracci. Lo smisurato e ricchissimo repertorio dei suoi ruoli d’elezione e dei balletti da lei interpretati rivivrà con ospiti internazionali, con il Balletto della Scala al completo – étoile, primi ballerini, solisti e artisti del Corpo di Ballo – e con gli allievi della Scuola, presente e futuro della danza scaligera.

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fonte: www.milanoperlascala.it

lunedì 19 gennaio 2026

Moda - È morto lo stilista Valentino Garavani, l'ultimo imperatore della moda. Mercoledì e giovedì la camera ardente, venerdì i funerali a Roma

ANSA  - RIPRODUZIONE RISERVATA  
È morto a 93 anni lo stilista Valentino Garavani, gigante della moda.

Il mondo della moda piange il suo Ultimo Imperatore: protagonista dell'haute couture internazionale.

Il mondo glamour di Valentino Clemente Ludovico Garavani, alias Valentino, nato a Voghera, l'11 maggio 1932, scompare con lui, il creatore dell'omonimo marchio, che amava il lusso e Roma, dove aveva lasciato il cuore, pur scegliendo Parigi per sfilare. E a Roma si è spento oggi, nella serenità della sua residenza sull'Appia Antica, circondato dall'affetto dei suoi cari. La camera ardente sarà allestita mercoledì e giovedì, dalle 11 alle 18 in piazza Mignanelli, storica sede della maison; i funerali venerdì alle 11, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri. In piazza Mignanelli, appena dietro piazza di Spagna, Valentino aprì l'atelier nei primi anni Sessanta, il più frequentato dalle lady del jet set internazionale. 

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Un punto fermo almeno quello, rispetto ai passaggi di proprietà del marchio, venduto nel 1998 alla casa tedesca Hdp, rilevato nel 2002 dal Gruppo Marzotto, passato al fondo Permira e infine nel 2007, alla moglie dell'emiro del Qatar, la potente sceicca Sheikha Mozah. Ultimo passaggio di mano nel 2023 con il gruppo Kering che ha acquisito il 30% del capitale per 1,7 miliardi di euro, con l'opzione di raggiungere la totalità dell'acquisizione entro il 2029. Ed è sempre al civico 23 di piazza Mignanelli che Valentino e il suo socio Giancarlo Giammetti hanno aperto nel febbraio 2025 la Fondazione Garavani Giammetti, con lo scopo di ospitare mostre di arte e moda e dare sostegno alla formazione di giovani stilisti.

L'ultima mostra quella inaugurata il 18 gennaio, Venus-Valentino visto dagli occhi dell'artista portoghese Joana Vasconcelos. Valentino non ha mai lasciato il suo lavoro di stilista. "Disegna abiti anche la notte" confidava nel 2007 Giancarlo Giammetti, suo socio ed ex compagno di vita. "Non mi piace la gente che ostenta i propri gusti sessuali. Inorridisco a vedere due uomini baciarsi in strada. Io e Giancarlo non ci siamo mai neppure sfiorati una mano in pubblico. E' una questione di stile", diceva. Il suo addio alla moda a Roma durò tre giorni. Fu una festa faraonica, l'evento più glamour mai progettato nel mondo della moda. Furono invitati principi, dive di Hollywood, principesse e capi di stato.

A Roma il 45/o di Valentino è ricordato ancora come tre giorni di feste sfarzose, comprensive di una retrospettiva di abiti d'archivio all'Ara Pacis, di una sfilata di alta moda nel complesso di S. Spirito in Sassia, di un galà tra le colonne del Tempio di Venere, mai concesso prima di allora, con il Colosseo sullo sfondo e il premio Oscar Dante Ferretti a curare la scenografia. Infine, di un galà con ballo e concerto live di Annie Lennox in una finta pagoda cinese nei toni oro, nero e rosso (il suo colore preferito, un incrocio fra carminio, porpora e cadmio) allestita nel Parco dei Daini, nel cuore nobile di Villa Borghese. Mille invitati vi ballarono fino all'alba. Valentino ballava circondato da Caroline di Monaco, Claudia Schiffer, Mick Jagger e altre celebrities.

Una festa kolossal, che gli fece meritare appieno il soprannome di 'Ultimo Imperatore' della moda. Stesso epiteto che diede in seguito il titolo al docu-film, The Last Emperor, diretto dal regista Matt Tyrnauer, pellicola sugli ultimi due anni di attività dello stilista, girata tra passerelle, backstage e interviste. "Sono sempre andato avanti per la mia strada. Mai seguito il minimalismo, il grunge, un'offesa alle donne vedere come le conciano" rispondeva a chi gli chiedeva di commentare le mode del momento. Lui le donne le voleva rendere eleganti e sempre perfette. Dopo un breve periodo di direzione della Valentino da parte di Alessandra Facchinetti, la maison è stata diretta dai due stilisti che avevano affiancato Valentino negli ultimi anni, Pierpaolo Piccioli, attuale direttore creativo, e Maria Grazia Chiuri, passata nel 2016 a dirigere come prima donna, la maison Christian Dior. Piccioli ha diretto la maison da solo dal 2016 al 2024.

Al couturier che ora disegna Balenciaga è subentrato subito Alessandro Michele che ancora è in carica. Il giovane Valentino aveva frequentato una Scuola di figurino a Milano e studiato francese alla Berlitz School. A Parigi aveva seguito un corso di stilismo all'École de La Chambre Syndicale de la Couture.

Negli anni Cinquanta aveva collaborato con la maison Jean Dessès e con l'atelier di Guy Laroche. Nel 1957 aveva fondato la Valentino assieme al padre. Ma gli alti costi di gestione avevano messo in crisi l'attività. Fu risolutivo l'ingresso in società di Giancarlo Giammetti, allora studente di architettura con cui Garavani avviò una nuova maison occupandosi solo dell'aspetto creativo e lasciando a lui quello finanziario.

Nel 1959 Valentino aprì il suo atelier a Roma in via dei Condotti e nel 1960 iniziò la collaborazione con Giammetti. Nel 1962 dopo il trionfo della sua prima collezione a Pitti Moda di Firenze, Valentino divenne uno dei più popolari couturiers del mondo. Nel 1967 presentò la prima collezione maschile. Nel 1968 iniziò ad usare come logo la lettera V e creò l'abito da sposa di Jacqueline Bouvier per le nozze con Onassis. Dagli anni Settanta aprì boutique nelle più importanti città del pianeta. Il profumo che porta il suo nome nacque nel 1991. Nel 1990 diede vita all'Associazione L.I.F.E, con Giammetti, a supporto della ricerca per l'Aids.

Meloni: 'Valentino simbolo eterno dell'alta moda italiana'

"Valentino, maestro indiscusso di stile ed eleganza e simbolo eterno dell'alta moda italiana. Oggi l'Italia perde una leggenda, ma la sua eredità continuerà a ispirare generazioni. Grazie di tutto". Lo scrive sui social la premier Giorgia Meloni.

"Maestro di eleganza, simbolo del genio italiano conosciuto in tutto il mondo. Il nostro Paese perde un protagonista assoluto dello stile e della creatività, inimitabile e insostituibile. Una preghiera". Lo scrive sui social il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini.

"Con Valentino Garavani l'Italia perde un protagonista assoluto della moda mondiale. Il suo talento ha portato il Made in Italy sulle passerelle internazionali, rendendolo simbolo di stile, creatività e prestigio. Un'eredità che resterà nella storia. Ci ha lasciato un'icona del Made in Italy, che ha reso il nostro Paese un'eccellenza mondiale e la cui visione e la creatività hanno illuminato le sfilate in tutte le città. Sentite condoglianze alla famiglia, ai suoi cari e a tutti i suoi collaboratori". Lo scrive su X il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani.

"Se ne va una vera leggenda, la storia del nostro stile e dell'eccellenza italiana che ha conquistato il mondo. Ciao Valentino". Così il presidente del M5S Giuseppe Conte.

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fonte: di PatriziVacalebri   www.ansa.it   RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA - Tutti i diritti riservati    

Libri: "In Inghilterra con Agatha Christie. Una vita da romanzo" di Melania Guarda Ceccoli


Questo libro racconta la donna dietro la leggenda, andando oltre l’immagine stereotipata della signora inglese dai modi austeri. 

Agatha fu molto di più: una viaggiatrice instancabile, una scrittrice geniale, una donna indipendente e appassionata, spesso in anticipo sui tempi. 

Attraverso ricordi autobiografici, episodi poco noti e itinerari nei luoghi a lei legati, il lettore scopre la sua infanzia felice nel Devon, i grandi amori, l’inattesa passione per l’archeologia, l’invenzione di personaggi iconici come Hercule Poirot e Miss Marple. 

Ma anche episodi affascinanti come il suo misterioso periodo di sparizione o le avventure in Oriente. Un ritratto intimo e coinvolgente che unisce biografia, letteratura e racconto di viaggio, per restituire la voce di una donna straordinaria che, pur rifuggendo la fama, ha conquistato generazioni con il suo talento unico per l’enigma. 

fonte: www.lafeltrinelli.it 

Libri: "L'ora dei predatori. Il nuovo potere mondiale visto da vicino" di Giuliano da Empoli

Sono politici spregiudicati, sono titani della tecnologia. Quasi ovunque hanno spazzato via la vecchia classe politica. Di fronte a loro le élite tradizionali, un tempo forti di regole e istituzioni, si ritrovano disorientate, incapaci di resistere. Non c’è dubbio, è suonata l’ora dei predatori.

«Giuliano da Empoli è il cronista dei nostri tempi difficili. L’ora dei predatori conquista come un romanzo o una tragedia greca».
Le Monde

Da New York al Medio Oriente, dal palazzo dell’Onu all’hotel Ritz-Carlton di Riyad, Giuliano da Empoli ci accompagna in una serie di incursioni in territori dove il potere è basato sulla spettacolarizzazione, sull’uso spregiudicato delle informazioni e sulla capacità di generare shock continui. 

I predatori hanno capito come sfruttare il nuovo ordine globale. 

E il caos è il loro ambiente naturale. Con il gusto sottile del polemista e la lucidità dell’antropologo, Giuliano da Empoli tratteggia un ritratto fulminante dei leader contemporanei, da Trump a Muhammad bin Salman, consegnandoci un’analisi che non lascia scampo.

«Oggi è scoccata l’ora dei predatori e ovunque le cose stanno evolvendo in modo tale che tutto ciò che deve essere deciso lo sarà con il fuoco e con la spada. Questo piccolo libro è il resoconto di quei fatti, scritto dal punto di vista di uno scriba azteco e alla sua maniera, per immagini, più che per concetti, nell’intento di cogliere il soffio di un mondo che sprofonda nell’abisso e la gelida morsa di un altro che prende il suo posto».

fonte: www.lafeltrinelli.it