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sabato 28 novembre 2020

Cori Amenta umiliata durante i controlli in aeroporto a Catania perché trans: la denuncia social

La fashion stylist Cori Amenta ha denunciato sul suo profilo Instagram un caso di transfobia accadutole pochi giorni fa all’aeroporto di Catania. 

La donna era di ritorno dalla Sicilia verso Milano, città in cui risiede attualmente. 

Non volendo avere a che fare con nessuno, anche per via di un lutto subito, la designer aveva deciso di facilitare le operazioni di controllo levando ogni indumento e accessorio che avrebbe potuto far suonare il metal detector. IL VIDEO >> QUI

A causa di un anello dimenticato, però, l’apparecchiatura ha dato l’allarme e la donna, accortasi immediatamente del problema, ha detto a chi si occupava del controllo che lo avrebbe levato subito. La guardia, accortasi della voce profonda di Amenta, avrebbe subito voluto avvisare con aria divertita i colleghi di trovarsi di fronte a una donna trans. «Vieni qua subito! Ci sono calamari, ci sta il signor calamaro!», avrebbe urlato l’addeto a controlli.

«Per chi non lo sapesse o non è siciliano – rivela Cori – Calamaru, puppu, serve il prezzemolo, porta il limone, sono tutte espressioni che si sottintendono un’unica vera offesa: “fr**io”». Un’umiliazione pubblica, soprattutto tenendo conto dei numerosi catanesi in fila per i controlli dietro la donna.

Dopo aver risposto a tono e allontanatasi per procedere per l’imbarco, la stilista ha notato, però, che le risatine da parte delle guardie continuavano. Volendo denunciare il grave atto di discriminazione ha prontamente preso il cellulare con l’intenzione di chiedere i dati dei suoi schernitori. Al rifiuto di dare le proprie generalità da parte di questi, la donna si è rivolta alla Polizia per chiedere aiuto.

«Quello che è accaduto dopo, non me lo sarei mai aspettato – racconta – In cinque mi hanno accerchiato, intimandomi a lasciar perdere e minacciandomi di farmi perdere l’aereo se non l’avessi fatto. Hanno anche detto che avrei fatto molto, molto bene ad andarmene».

«Per lo Stato Italiano io sono una donna a tutti gli effetti, anche sui documenti – continua – Vivo da dieci anni con il mio compagno, non ho mai dato fastidio a nessuno. Trovo assurdo dover fare questi video. In un momento in cui si contesta che ci possa essere o meno una legge contro l’omotransfobia e le discriminazioni, io mi chiedo: se chi mi dovrebbe proteggere è il primo che mi insulta urlando in un aeroporto, di chi dovrei fidarmi?».

«Mi sento di dire che da tutta la vita mi ritrovo attaccata solo perché trans, e prima gay. La mia vera bellezza sta nel sentirmi libera di vivere come ritengo giusto e NESSUNO può permettersi di tapparmi le ali – confida Cori a NEG Zone – È assurdo che adesso si stia ancora a subire angherie immotivate, dettate solo da ignorante indifferenza». Fiduciosa del fatto che la giustizia farà il suo corso, Cori Amenta chiede che la sua storia abbia una risonanza, affinché si scardini «questo atteggiamento maschilista, così cattivo, così piccolo».

fonte:     www.neg.zone

giovedì 10 settembre 2020

Libri: Donnafugata, il romanzo in cui la Sicilia diventa il centro del mondo

Nella storia del potente e infelice barone Corrado Arezzo viene ricostruita una complessa vicenda della società post-unitaria. Accade vicino a Ragusa, perché è nell’isola che la storia dell’Italia intera è stata concepita e poi incubata

“Donnafugata”, ultimo romanzo di Costanza DiQuattro, narra le vicende di Corrado Arezzo, barone per caso, ricco per uno strano scherzo del destino, raffinato intellettuale per sua volontà, potente per capacità personali e censo, uomo infelice per colpa del destino.

Il testo ha l’impianto del romanzo storico, tuttavia l’introduzione di capitoli in forma diaristica ed epistolare gli conferiscono un carattere di originale bizzarria.

Il primo capitolo è datato 23 aprile 1895, e l’ultimo 27 dicembre 1895, ma le vicende abbracciano circa un terzo di secolo, va da sé che fabula e intreccio non coincidono.

L’autrice ricorre all’analessi più volte; numerose le incursioni nel passato, per raccontare il furore risorgimentale del protagonista, le nobili frequentazioni e le discussioni appassionate con patrioti del calibro di Michele Amari; la cocente delusione per il fallimento dell’amministrazione sabauda e la vergogna per le false promesse di libertà e giustizia; la sensibilità artistica, che portò Corrado all’Internazionale di Dublino a rappresentare l’Italia; la sua audacia, il suo mecenatismo, prova ne sono le statuine del BonGiovanni Vaccaro, la Madonna del fiammingo Hans Memling, che acquistò per la sua casa e riportò affittando un vagone intero del treno, perché le opere d’arte non avessero a subire danni durante il trasporto. E poi l’atroce dolore per la perdita prematura della figlia, morta a Parigi in una sorta di esilio volontario, dopo aver consultato i luminari più accreditati.

Ogni capitolo funziona come un racconto di senso compiuto, e uno dietro l’altro ci regalano i particolari di una complessa vicenda, che solo in Sicilia avrebbe potuto accadere; perché è in questa terra che la storia dell’Italia intera è stata concepita e poi incubata.

Attorno al protagonista ruota un universo di personaggi dall’ingegno multiforme; i pensatori, ché fervida era la vita in quegli anni che precedettero e seguirono l’Unità d’Italia; un nugolo di serve devote, di mezzadri fedeli, prelati ossequiosi, operai laboriosi, che tenevano in piedi, robusta colonna vertebrale, la società produttiva del tempo.

L’autrice dà vita a un affresco colorito, descrivendo con dovizia di particolari le processioni, i pranzi succulenti; il mare che distanzia e separa, le case comode, eleganti, accoglienti; l’ombra e la luce di un barocco ancora lucido; la sofisticata Ragusa Ibla, con i suoi campanili e le palme che svettano contro un cielo indaco; il labirinto di Donnafugata, dove le due piccole nipoti si perdono, ma al tempo stesso dimorano al sicuro; e il labirinto della vita, nel quale il barone perde tutte le sue giovanili speranze, i propositi della maturità. Il severo castello, con le sue rose rosse e profumate, emblema di una carnalità trattenuta, che forse è la chiave di volta dell’amore eterno; infine la campagna dell’orto dei canonici, l’eremo solitario, privo di fronzoli, il rifugio di Corrado, che lì si concede finalmente il lusso della semplicità.

Vicissitudini di un’aristocrazia che abita una provincia lontana, ma che ben rappresenta, con le parentele diffuse in ogni angolo del pianeta, l’ombelico del mondo. Al profumo dell’inchiostro, a quello della carta, si somma la fragranza dei limoni, quelli che crescono nel giardino del castello; del gelsomino e del plumbago, che si arrampicano lungo i muri dorati di Ibla.

Lusso e ricchezza scorrono in ogni pagina come le immagini di un film; dagli eleganti e castigati vestiti della baronessa alle lisce sete dei divani, ai preziosi ricami delle tappezzerie, ai raffinati oggetti di arredo.

Storia d’amore il romanzo “Donnafugata”, dove l’amore pervade ogni relazione familiare, amichevole e professionale; e storia di coltello perché laddove la fedeltà è d’obbligo e la gratitudine scontata, cova il tradimento, l’inganno, la violenza.

Il gigantesco Corrado Arezzo torreggia tra le tante figure femminili, ma si fa piccolo accanto alla moglie che amò con passione e trasporto fisico. Le donne del romanzo, anche le più semplici, rivelano una psicologia complessa, che l’autrice tratteggia con delicatezza; e tutte vanno incontro a un destino doloroso, a riprova del fatto che i soldi non danno la felicità. Il barone stesso è un eroe tragico e moderno al tempo stesso; la sua vita pubblica fu costellata di successi, il suo privato fu un intreccio di sconfitte cocenti.

Il romanzo lascia nel lettore una impressione di bellezza e ingiustizia; ma anche la curiosità di sapere cosa ne sarà della progenie dello sfortunato Corrado, che tanto costruì nella sua vita non molto lunga e tanto perse in così breve tempo.

Dalla prefazione a “Donnafugata”, di Costanza DiQuattro, Baldini + Castoldi, 2020

fonte: di   www.linkiesta.it

martedì 3 febbraio 2015

Lgbt: «Il mio viaggio per raggiungere la vita» la storia di Gloria Gramaglia referente per la Sicilia dell’associazione ‘Libellula’

In foto Gloria Gramaglia con a sinistra il dottore Giuseppe Di Dedda a destra il dottore Garofalo Felice.
La disforia di genere è un travagliato percorso dell’anima e del corpo. Un viaggio per ‘raggiungere’ la vita”.

Gloria Gramaglia è referente per la Sicilia dell’associazione "Libellula",volontaria presso la Clinica del Mediterraneo.

Lei, donna ex-transessuale, combatte tutti i giorni per sostenere chi decide di intraprendere il suo stesso iter, lungo minimo 5 anni, prima di raggiungere la tanto agognata meta: “Ossia - spiega Gloria - la libertà d’un viaggio che si chiama vita. Non a caso talune vittime di questa logorante e disumana attesa vengono trovate purtroppo suicide: un sogno che può diventare ergastolo tramutandosi in un tormentoso incubo finendo in tragedia.

“La Clinica del Mediterraneo ha effettuato gli interventi nel minore tempo possibile, evidenzia Gloria Gramaglia, l’attesa massima è stata di un mese evitando, a tanti pazienti meridionali, quei famosi viaggi della speranza”.
Gloria racconta le difficoltà di “mettere in armonia con l’anima la propria identità”. Un percorso iniziato all’età di 8 anni il suo, quando in collegio dalle suore cominciò a capire che imitava le ragazze e si innamorava dei ragazzini. Un conflitto interiore che sottolinea citando un aneddoto: “Visto il mio comportamento ‘femminile’ per punirmi le suore mi vestirono con un abitino rosa con le maniche a sbuffo.In me suscitarono però un misto di entusiasmo e di grande serena contentezza.

La prima persona a cui rivelai la mia vera identità fu mio padre- racconta Gloria - ricordo bene che gli dissi: ‘Papà io non guardo le donne come può guardarle un ragazzo”. Mio padre mi zittì dicendomi:
“Non preoccuparti, io ci sono’. Purtroppo mi lasciò poco tempo dopo, all’età di 14
anni. Poi andai via di casa, con molto dolore perché non volevo che mia mamma e i miei fratelli vedessero i miei ‘cambiamenti’.
Andai a Roma dove iniziai a combattere per la salva-guardia di chi come me reclamava i propri diritti.
Scoprii che con un’operazione si poteva cambiare sesso e nome. La manifestazione alla
quale partecipai era quella che poi fece approvare la legge 164/82”.
E’il momento in cui Gloria si sottopone alle cure ormonali, “naturalmente tutto sottobanco
- spiega - perché era impensabile che un endocrinologo ti aiutasse, con costi altissimi dato datoche i farmaci erano di contrabbando”. A seguire un percorso di cinque anni al San Camillo le permise di sottoporsi all’intervento “con un dispendio di energie e di denari non indifferente e devastante psicologicamente”.

Grazie a un foniatra di Torino, Gloria completò il suo ‘miracolo’ con la voce: “Il 3 ottobre del 2011 mi sottoposi ad un intervento alle corde vocali che mi ha dato tanta serenità e sicurezza.
"Oggi,in Sicilia e a Ragusa, mi occupo di aiutare le persone transgender nel percorso medico,chirurgico e legale evitando loro i viaggi della speranza”.

Dal 2011 Gloria fa parte anche del comitato scientifico dell’associazione National Organized Integration con la quale ha avvitato dei percorsi contro il razzismo, la discriminazione sociale e di genere. Non solo. Gloria è in prima linea contro la violenza di genere. Presente, con garbo e cortesia, ad ogni iniziativa utile a comunicare che lei ce l’ha fatta grazie alla forza interiore che riesce a trasmettere a chi la ascolta. Gloria parla agli studenti nelle scuole e ne rapisce l’attenzione raccontandosi e invogliandoli a essere se stessi sempre, ma senza mai calpestare i sentimenti degli altri.

“Guardate ragazzi prendete un foglio di carta bianco - esordisce Gloria creando subito un feeling
con la platea - Ecco, adesso fate come me: accartocciatelo e stropicciatelo. Fatto? Bene,adesso provate a farlo tornare come era prima. Impossibile. Questo è ciò che succede a un cuore ferito.
Il male che gli fate si può ripianare, ma nulla potrà mai cancellare i segni di ferite così profonde”.
Il pensiero va subito alle pieghe del cuore di Gloria, ma lei sorride, parla, si commuove e commuove soprattutto quando ricorda le persone che le sono state accanto: «Ricordatevi, prima di offendere qualcuno, di questo foglio bianco stropicciato» ricorda. E l’applauso che la saluta, è un abbraccio.
Fonte: Articolo di VALENTINA MACI pubblicato su LA SICILIA di LUNEDÌ 30 GIUGNO 2014

martedì 11 febbraio 2014

Lgbt: La Regione Sicilia e le persone intersex/dsd

Comunicato stampa dell'Associazione Radicale Certi Diritti e del collettivo Intersexioni


Dopo il caso del bimb* nat* a Gela con un certo grado di atipicità genitale, l'Associazione Radicale Certi Diritti e il collettivo Intersexioni hanno scritto una lettera aperta al presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta, che si è espresso con sensibilità e apertura sulla vicenda, per chiedergli che la Sicilia diventi un esempio di buone prassi sulla questione intersex/dsd per tutta l'Italia.

Le richieste avanzate vanno dall'emanazione di un decreto o legge regionale che vieti il ricorso a trattamenti medico-farmacologici non necessari o trattamenti chirurgici cosmetici e non vitali su genitali sani solo perché atipici al monitoraggio del fenomeno, dalla creazione di centri qualificati all'interno delle strutture sanitarie per la tutela della salute e del benessere delle persone intersex/dsd e dei loro familiari all'organizzazione di corsi di aggiornamento e formazione.

Yuri Guaiana, segretario dell'Associazione Radicale Certi Diritti, dichiara: «Il diritto del bambino all'integrità fisica è un diritto umano fondamentale riconosciuto dalle Nazioni Unite, dall'Unione Europea e dal Consiglio d'Europa, ma che troppo spesso viene violato, in Italia, ai danni dei bambini intersex/dsd. È ora che la politica se ne occupi in maniera seria sollevando il velo di silenzio che copre questa realtà. La sensibilità dimostrata dal Presidente Crocetta, fa ben sperare che la Sicilia possa diventare un esempio di buone prassi per tutta l'Italia».

Michela Balocchi
, ricercatrice e tra le fondatrici di intersexioni, dichiara: «mi auguro che anche attraverso queste comunicazioni pubbliche i genitori del neonato, così come qualsiasi altro genitore che si trovi in una situazione simile, possano avere accesso a fonti d'informazione alternative e non si sentano costretti a prendere decisioni affrettate, come interventi irreversibili e potenzialmente dannosi per la salute psico-fisica del bimbo, e che sappiano che ci sono gruppi di volontari/e, attiviste/i, associazioni di pazienti ed ex pazienti, persone adulte intersex/dsd con cui possono parlare e confrontarsi, pronte ad accoglierli e a condividere esperienze senza pressioni».
fonte http://www.certidiritti.it

martedì 30 ottobre 2012

Lgbt: Rosario Crocetta, gay dichiarato, è presidente della regione Sicilia

Non era mai accaduto nella storia di questo Paese, il primo sindaco gay d’Italia, Rosario Crocetta, è ora il primo presidente gay dichiarato della regione Sicilia.

Come lui solo Nichi Vendola, “Fidanzato con la Puglia”.

Nel profondo Sud, in un’isola ad alto tasso di maschilismo, da sempre arroccata nel mito del machismo, già superbamente smascherato da autori come Vitaliano Brancati, dove il codice mafioso detta le sue regole, Crocetta arriva a varcare la soglia di palazzo dei Normanni.

Astensionismo e polemiche a non finire, sfiducia ormai totale nella politica, alleanze discutibili, ma Crocetta da Gela, città dove e nato e che ha amministrato, arriva a Palermo.
Malgrado manchi nel puzzle, una tessera importante di elettorato, un 53% che non manca di far riflettere.

Nato per caso… un errore biologico… un bambino tremendamente serio… un ragazzo per bene… come si definirà lui stesso ai microfoni di Bresciattiva.it, quel ragazzo di cultura raffinata, figlio di operai, che non ha bisogno di conseguire la laurea per imparare a parlare arabo, francese e inglese, che scrive poesie e debutta in un collana di autori scelti da un poeta omosessuale autorevole e noto come Dario Bellezza.
Un ragazzo che si dichiara omosessuale e cattolico e ogni domenica potete trovare a messa. “Nella mia vita la fede conta tantissimo”, dirà a Lorenzo Baldo di Antimafia Duemila.

La carica istituzionale, la prima da Sindaco, deve sudarsela fin da subito, durante una notte rocambolesca, quella dello spoglio dopo le votazioni, fra schede elettorali, contate e ricontate, grazie a un ricorso al TAR.

Prima di entrare in politica Rosario Crocetta ha lavorato all’Eni, il sogno di Mattei finito tra le macerie di Bascapè, e non ne fa mistero. Poi è finito dall’altra parte a lottare per l’ambiente (Gela come specchio dell’Italia, quella dei lavoratori che devono scegliere tra malattie mortali e stipendio) a cercare di aprire un canale di dialogo fra quelle raffinerie, con i compagni di lavoro, la fabbrica e l’ambiente, per salvaguardare salute e sostentamento di famiglie (di ottantamila gelesi, tremila lavorano all’Eni).

Ha raccontato a Enrico Fierro, dalle pagine de l’Unità hai tempi della sua elezione come sindaco:
La mia omosessualità è un valore per me e per la stragrande maggioranza dei cittadini di Gela, come si vede dal voto.
Quante sciocchezze da pessima commedia all’italiana si scrivono sulla Sicilia! L’ho detto, sono un uomo del dialogo.
E il paese arretra perché invece si sceglie lo scontro anche sui temi che attengono alla sfera individuale.
L’omosessualità, come l’eterosessualità, non è una scelta politica o ideologica, sono contro le biforcazioni nette.
Esiste l’orgoglio gay perché esiste l’omofobia, tra queste due posizioni io sono la sintesi.
Pasolini non ha mai sentito l’esigenza di dichiarare il suo orgoglio gay.
I miei cittadini sapevano e sanno tutto di me, delle mie scelte, e mi hanno votato. Gli anziani, le mamme.
Per strada mi chiamano Rosario, tutti tranne uno [l’ex presidente della Regione Sicilia, Salvatore Cuffaro, a cui chiese di essere chiamato Signor Sindaco, N.d.A.].


Da siciliana, da autrice, che ha seguito le vicende del Sindaco antimafia e gay, non mi resta che augurare buon lavoro al neopresidente.
La Sicilia è in momento difficile, come non accadeva da anni.
L’insediamento di Crocetta ha segnato certamente un cambio di costumi, di mentalità, profondo, per certi versi epocale, auspichiamo apporti differenze sostanziali anche nel governo regionale.
fonte http://www.queerblog.it da Daniela Gambino

lunedì 15 ottobre 2012

Lgbt: Discriminazioni sessuali sul lavoro in Sicilia? Una ricerca online, un questionario da compilare in modo anonimo

Si potrà rispondere online alla ricerca scientifica promossa da Stonewall “Indagine sulla percezione di discriminazioni sul posto di lavoro da parte di omosessuali della regione Sicilia” in maniera assolutamente anonima

Un’occasione concreta per fare il punto della situazione, attraverso dati e numeri reali che richiede la partecipazione di tutti, per tracciare un quadro più chiaro, negli ambiti professionali, e fornire tracce e risposte valide a domande inevase come:

Omosessuali e transessuali sono discriminati nel mercato nel lavoro? La situazione è uguale in tutti i settori? Come percepiscono di essere trattati sul lavoro? Sentono di potersi dichiarare? E di quanto supporto sociale sentono di poter contare da parte dei colleghi eterosessuali?

Come si legge nelle pagine del sito:
http://www.stonewall.it/2012/09/ricerca-scientifica-su-lavoro-e-discriminazioni-sessuali-in-italia/
l’associazione di volontariato che lancia l’iniziativa, la Stonewall:

opera contro le discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale e di genere, cercando di rimuovere tutti gli ostacoli di ordine socio-culturale che limitano la libertà di Gay, Lesbiche, Bisessuali e Transessuali. La pari dignità delle diversità sessuali costituisce, infatti, uno dei requisiti cardini di una società democratica e aperta alle complessità e al pluralismo.

Per rispondere sulla situazione siciliana basta collegarsi al link Ricerca scientifica sul lavoro e discriminazioni sessuali in Italia:
http://www.stonewall.it/2012/09/ricerca-scientifica-su-lavoro-e-discriminazioni-sessuali-in-italia/

E compilare, in maniera assolutamente anonima, il questionario, composto da dodici domande.


Il form, per essere completato, comporta un impiego di tempo di circa sette minuti. Per partecipare c’è tempo fino alla fine di dicembre 2012.
fonte http://www.queerblog.it da Daniela Gambino Foto | Stonewall