venerdì 4 settembre 2026

Libri: "Andare per grand hotel" di Stefano Pivato

I Grand Hotel, simbolo della vacanza altolocata di fine secolo, imitano le abitazioni della migliore aristocrazia europea, all'insegna del lusso, dello sfarzo e della grandiosità. 

All'apice del loro fulgore fra la seconda metà dell'Ottocento e la Belle Époque, per declinare poi alla vigilia della prima guerra mondiale, essi rappresentano quello che i castelli hanno significato per la nobiltà medievale: una ribalta in cui inscenare il proprio scintillante stile di vita. 

L'itinerario si snoda, da nord a sud, non solo nello spazio di quel lusso italiano, ma anche nel tempo: dai primi edifici tardo ottocenteschi sulla costa ligure fino agli anni '60. Senza scordarsi, con gustosi interludi, di renderli vividi nel loro sgranarsi quotidiano e di restituirci quelle atmosfere, felpate e sensuali, con le memorie di scrittori e musicisti che vi hanno soggiornato. 

Storico e saggista, collaboratore di Rai Storia, Stefano Pivato ha dedicato vari libri al rapporto fra politica e immaginario. Fra i più recenti: I comunisti mangiano i bambini. Storia di una leggenda (2013); Favole e politica. Pinocchio, Cappuccetto rosso e la Guerra fredda (2015); con Marco Pivato, I comunisti sulla luna. L’ultimo mito della rivoluzione russa (2017) e Sia lodato Bartali. Il mito di un eroe del Novecento (2018). 

Fonte libro: www.ibs.it 

Moda - Diventa un museo la casa di Pierre Cardin a Venezia 350 opere tra cui 130 abiti da sfilata. Apre al pubblico il 12 settembre

(di Mauretta Capuano) Palazzo Bragadin, la residenza veneziana nel sestiere di Santa Croce dove Pierre Cardin negli anni Ottanta disegnava, progettava, diventa un museo che aprirà al pubblico il 12 settembre.

Saranno 130 gli abiti per sfilata esposti da tutte le collezioni, dal 1950 al 2020, oltre ad oggetti di design, mobili, lampade, accessori, cappelli, borsette, tra cui le famose "Sculture utilitarie" degli anni Settanta per un totale di 350 opere su una superficie di quasi 1000 metri quadri. 

Venezia è sembrato il luogo giusto al nipote Rodrigo Basilicati-Cardin, presidente della Maison Pierre Cardin fondata nel 1950, per creare la prima casa museo Pierre Cardin che si inaugura la sera del 3 settembre.

 "Mi piaceva l'idea di inaugurare il museo a Venezia. A Parigi mio zio si è fatto conoscere nel mondo, ma qui ci sono le sue origini, Venezia è internazionale come era lui. Mi piacerebbe creare dei concorsi, delle borse di studio e delle residenze, come faccio a Parigi con dei giovani da tutto il mondo che vengono ospitati per tre mesi. Venezia potrebbe essere un altro centro di richiamo, un po' come una villa Medici perché il palazzo si presta. Ho in programma di aprire anche un museo in Francia, ma non a Parigi, in Costa Azzurra", ha raccontato Rodrigo Basilicati alla visita in anteprima della Casa Museo veneziana a cui era presente anche il nuovo sindaco di Venezia, Simone Venturini e l'ambasciatrice di Francia in Italia, Anne-Marie Descotes. 

"Oggi Venezia possiamo definirla capitale vera della contemporaneità. La città che nei cliché del mondo è la più legata al passato, alla fragilità, alla contemplazione nostalgica è invece il luogo dove stanno avvenendo le più grandi trasformazioni culturali e l'inaugurazione di questa Casa Museo aggiunge ulteriore benzina a questo grande cambiamento in atto" ha sottolineato Venturini. "Pierre Cardin era un artista, una personalità al di là della moda, creativo, inventivo e penso che sarebbe molto felice di vedere come si sviluppa la città oggi e di sapere che c'è questo spazio. Penso che potremmo sviluppare qui progetti non solo nella moda con una grande apertura ai giovani", ha spiegato Anne-Marie Descotes. 

L'inaugurazione non avviene in un giorno a caso, ma 75 anni dopo il leggendario 'Ballo del Secolo' dato da Charles de Beistegui a Palazzo Labia per il quale il giovane Pierre Cardin aveva disegnato una trentina di costumi da cui è cominciata la sua fortuna. Un'atmosfera che la Maison farà rivivere in un evento unico in costume. Nato nel 1922 a Sant'Andrea di Barbarana, in provincia di Treviso, Pietro Costante Cardin si è trasferito con la famiglia in Francia a due anni, ma è sempre rimasto legato all'Italia. "Ho scelto questa data perché 75 anni fa Pierre Cardin fa ebbe l'occasione di realizzare i costumi per questo ballo e fu davvero il suo grande inizio dal punto di vista del lavoro ed economico. 

Il tema vero dell'esposizione è proprio il fatto di non sottolineare la cronologia. Ho voluto mettere insieme epoche diverse. Per lui gli abiti erano sculture", racconta all'ANSA Basilicati.
    L'esposizione, sotto la cura di Andrea Burroni, è un'immersione senza tempo nell'universo Pierre Cardin e nel suo sguardo sempre rivolto al futuro, dagli abiti space-age degli anni Sessanta a quelli iconici con colletto in metallo al bubble dress, alle giacche in vinyle argento fino ai cappotti con il colletto a passamontagna e a quello rosso plissé in panno di lana del 1952 con cui presero il via le prime licenze. 

L'archivio conta 30mila abiti in Maison, sono 2000 quelli usati per sfilata che saranno esposti a rotazione nella nuova Casa-Museo ogni anno, custoditi e restaurati con cura dalla signora Renee che ha cominciato a lavorare con Pierre Cardin quando aveva 14 anni e si definisce "la custode del tempio".     

Dal marzo 2023 la Maison fa ancora sfilate fashion week a Parigi. L'eredità che Pierre Cardin, morto nel 2020 a 98 anni, ha lasciato a Basilicati, il cui nonno materno era fratello dello stilista, "è la libertà - dice - di creare e non copiare gli altri". Una visione che Pierre Cardin riassumeva così: "Un vestito è come una casa, bisogna sentirsi a casa. Ogni modello che concepisco è una costruzione architettonica e scultorea; l'unica differenza è che le forme si muovono". 

Dal 13 settembre sarà possibile effettuare le prenotazioni attraverso il sito ufficiale pierrecardin.com. per visitare il museo. 

fonte: di Mauretta Capuano  Redazione ANSA    www.ansa.it  RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA - Tutti i diritti riservati   

George Clooney Leone d'Oro alla Carriera: 'Nessuno ride o piange in lingue diverse'. L'attore: "Ho avuto una serie di fortunati eventi, non si arriva da nessuna parte da soli"

Le immagini della standing ovation che il suo personaggio riceve nel film con cui era in gara al Lido l'anno scorso, Jay Kelly, si è fusa con quella che George Clooney ha ricevuto al Palazzo del Cinema dove stasera nella serata d'apertura della 83esima Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia ha ricevuto il Leone d'Oro alla Carriera dalle mani del presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco.
George Clooney

 

Un momento all'interno della cerimonia, condotta da Greta Scarano e da un emozionato Nicolas Maupas (che in un intervento, garbato, a due, hanno ricordato come il cinema si un gioco di squadra, da supportare e proteggere), nella quale l'attualità è entrata di striscio, con il ministro della Cultura Alessandro Giuli, che sfilando sul red carpet in smoking nero, ha reso omaggio con la pochette e una spilla ai colori della Palestina, e soprattutto grazie al discorso dell'attore e regista.

"Nessuno ride in una lingua diversa. Nessuno piange in una lingua diversa - ha detto Clooney -. I genitori si preoccupano allo stesso modo. I bambini sognano allo stesso modo. L'amore appare straordinariamente simile in ogni lingua, il che rende difficile credere che siamo così diversi come ci viene costantemente detto" ha sottolineato.

George Clooney e la moglie Amal

"Viviamo un'epoca in cui chi detiene il potere ci dice di temerci l'un l'altro, ma noi sappiamo bene che non funziona così, vero? Perché la storia ci insegna qualcosa. Le prime persone che gli autoritari cercano di mettere a tacere non sono i politici. Sono i giornalisti che fanno domande. Sono gli artisti che rifiutano le risposte semplici. Sono i registi, gli scrittori, gli attori e i musicisti che insistono sul fatto che qualcuno che non hai mai incontrato potrebbe meritare la tua empatia. Le storie sono sempre pericolose per chi spaccia paura". Certo "i film non fermano le guerre. Non riducono l'inflazione. Non spostano le elezioni, ma fanno qualcosa di straordinario. Ci ricordano che uno sconosciuto non è mai uno sconosciuto, e che potrebbe essere l'eroe della storia di qualcun altro". A introdurre la premiazione è stata l'amica Laura Dern in un delicato abito rosa. 

George Clooney

"Ci siamo conosciuti sul set di Grizzly 2. Un film incompiuto su un orso assassino. Ma in realtà, quel film si sarebbe rivelato il dono più prezioso della mia vita, perché mi ha regalato l'amico più incredibile che si possa desiderare" ha spiegato l'attrice, aggiungendo che Clooney "è un uomo di profonda umanità e integrità... un uomo che vive per il servizio e la verità, per raccontare storie che ci intrattengono e ci commuovono... per essere migliori, per desiderare la bontà in noi stessi, negli altri, storie che si concentrano sulla protezione delle nostre libertà e sulla responsabilizzazione degli altri... oh, e tutto questo mentre fa, come attore, scrittore, regista, produttore e attivista". Aggiungendo anche, in una gag con Clooney che, inquadrato, mentre era seduto in platea accanto alla moglie Amal, suggeriva indicando il numero 2, che "è stato per ben due volte eletto l'uomo più sexy del mondo".

George Clooney
Un tributo arricchito dai messaggi di amici e colleghi come Adam Sandler, Noah Baumbach, Alexander Payne, Steven Soderbergh e Brad Pitt. Ad applaudirlo in platea, fra gli altri, Bianca Balti, in un abito bianco rosato con sulle spalle un paio d'ali, il pilota Carlos Sainz, Werner Herzog, Jonathan Bailey, Nicholas Galitzine, Alessandra Ambrosio, Nina Dobrev. A concludere la serata, prima della proiezione del film d'apertura in concorso di quest'anno, Ink di Danny Boyle con Jack O' Connell, Guy Pearce e Claire Foy (arrivata in un elegante abito rosso), dedicato a un momento topico nella scalata mediatica di Rupert Murdoch, è stata la presidente della giuria che assegnerà il Leone d'oro Maggie Gyllenhaal: "Non sono una che crede che l'arte possa essere fatta solo su determinati argomenti e da determinate persone. Io voglio tutto - ha sottolineato, prima di dichiarare aperta la Mostra -. Voglio essere sconvolta, scossa, voglio che la mia mente cambi". 

Leggi anche >> Mostra del cinema di Venezia, Clooney: 'Usa guidati da persone incapaci, con il voto di midterm torni la normalità'. La star a Venezia per il Leone d'Oro alla Carriera 

fonte: Redazione ANSA    www.ansa.it  RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA - Tutti i diritti riservati 

giovedì 3 settembre 2026

Festival del Cinema Giapponese in Toscana 2026. Dal 3 al 6 settembre al Cinema Teatro La Compagnia di Firenze

Il Giappone come set cinematografico: narrazioni e territorio. Dopo il successo delle scorse edizioni, torna a Firenze il Festival del Cinema Giapponese in Toscana, la terza edizione sarà sempre a La Compagnia dal 3 al 6 settembre.

Il Festival del Cinema Giapponese in Toscana torna a Firenze per la sua terza edizione, inserendosi a pieno titolo nelle celebrazioni per i 160 anni di relazioni diplomatiche tra Italia e Giappone. Quattro giornate di proiezioni, dieci film i in lingua originale con sottotitoli in italiano e proiezioni in pellicola: un percorso attraverso narrazioni e territorio, esplorando il modo in cui il paesaggio giapponese diventa protagonista delle storie raccontate sullo schermo. Un programma che intreccia sguardi diversi, con protagonista sia il cinema del passato che opere contemporanee, passando per produzioni brevi e sperimentali, per raccontare il rapporto tra individui, comunità e ambiente in Giappone, tra tradizione e contemporaneità.

Il programma si arricchisce con una sezione dedicata ai cortometraggi diretti da giovani registi e tornano in sala anche le proiezioni in pellicola 16mm. La giornata di venerdì 4 settembre proporrà un percorso visivo unico con tre film storici, provenienti dall’archivio dell’Istituto di Cultura Giapponese di Roma. Una scelta mirata per sostenere l’importanza e la difficile conservazione dei formati tradizionali.


Il Festival del Cinema Giapponese in Toscana è un progetto di Terza Missione del Dipartimento DISU dell’Università per Stranieri di Siena, in collaborazione con l’Istituto Giapponese di Cultura – Roma, la Regione Toscana e Fondazione Sistema Toscana, con la direzione scientifica e organizzativa di Maria Gioia Vienna.


tutte le proiezioni sono a ingresso libero. >>  La Programmazione QUI 

fonte: www.cinemalacompagnia.it 

Libri: "Una libraia a Londra. Guida sentimentale di una città tra romanzi, parchi e panchine" di Ornella Tarantola e Paola De Carolis

Tutto inizia con una storia d’amore. Non quella perfetta, ma quella che resiste alle contraddizioni. 

Per oltre trent’anni, per gli italiani di Londra, l’Italian Bookshop è stato un’istituzione, è stato un punto di riferimento, è stato casa. Al centro di quel mondo c’era Ornella Tarantola, libraia per vocazione, capace di trasformare una libreria in un rifugio fatto di chiacchiere, vino, presentazioni e incontri che cambiavano la vita. 

Arrivata a Londra in un periodo difficile seguendo un’intuizione e un sogno, Ornella ha costruito con la città un legame profondo, attraversando entusiasmi, smarrimenti e la ferita della Brexit. Londra è stata libertà e prova di coraggio, casa e spaesamento: la panchina nascosta tra le rose di Regent’s Park, le colline selvagge di Hampstead Heath, la soglia luminosa di Cecil Court dove tutto è cominciato. 

A tre anni dalla chiusura della storica libreria – che, oltre agli scrittori, ha visto passare anche celebrità come Ezio Bosso, Simon Callow, Colin Firth, Gianni Morandi… –, Ornella dedica alla sua città d’adozione una guida sentimentale scritta assieme all’amica e giornalista Paola De Carolis: un viaggio personale tra parchi e panchine, passeggiate con attori squattrinati, piccoli musei, mercatini e charity shops, case celebri, pub, librerie e angoli nascosti sconosciuti ai più. 

Un racconto che intreccia memoria e presente, curiosità e arte, buon cibo e consigli pratici, per conoscere la capitale britannica da vero insider. Per chi arriva per la prima volta e per chi vuole guardarla con occhi nuovi, queste pagine sono un invito a lasciarsi attraversare dall’energia contraddittoria e magnetica della capitale britannica. Perché certe città non si visitano soltanto: si capiscono attraverso i loro scrittori e si abitano. Dentro e fuori di sé. 

fonte: www.ibs.it 

mercoledì 2 settembre 2026

Parigi - Per il ventennale del film cult "Marie Antoinette" arriva la mostra a Versailles

Versailles celebra il film di Sofia Coppola “Marie Antoinette” a vent’anni dall’uscita. 

In mostra al Petit Trianon, dal 22 settembre al 24 gennaio 2027, costumi, mood board e scenografie racconteranno la genesi e l’eredità estetica della pellicola.

È il 2006 quando nelle sale di tutto il mondo arriva un film destinato a diventare rapidamente un cult: Marie Antoinette, il film con cui Sofia Coppola diede della regina di Francia un'interpretazione pop e malinconica. 

Vent’anni dopo, Versailles torna a confrontarsi con quella rilettura cinematografica ospitando dal 22 settembre 2026 al 24 gennaio 2027 al Petit Trianon una mostra realizzata in collaborazione con la regista statunitense. Un progetto alla genesi di quella fortunata pellicola, alle sue scelte estetiche e all’impatto culturale che continua a esercitare.

Girata in gran parte negli ambienti della reggia francese, la pellicola rompeva con il tradizionale biopic storico per raccontare non tanto una sovrana, quanto una giovane donna alle prese con solitudine, noia e pressione sociale. Colori pastello, musica contemporanea e una sensibilità quasi adolescenziale contribuirono a restituire una Marie Antoinette lontana dalla caricatura rivoluzionaria e più vicina ai temi ricorrenti del cinema di Coppola: identità, isolamento, ricerca di sé.

IL FILM SU MARIA ANTONIETTA DI SOFIA COPPOLA ISPIRA UNA MOSTRA A VERSAILLES

L’esposizione ricostruirà il processo creativo che portò alla nascita dell’universo visivo del film Marie Antoinette, mostrando documenti di lavoro, primi mood board, costumi, accessori, elementi scenografici e ambienti ricreati. Il percorso permetterà di osservare come Coppola abbia preferito reinterpretare il Settecento anziché ricostruirlo in modo filologico, immaginando Versailles non come semplice fondale monumentale. Nel film, infatti, la reggia perde in parte la sua carica di luogo solenne del potere per diventare uno spazio privato, sensoriale e femminile, segnato dal desiderio di evasione. La mostra approfondirà anche l’influenza esercitata dalla figura di Marie Antoinette oltre il cinema, dalla moda alla gastronomia fino all’estetica del lifestyle.

MARIE ANTOINETTE E IL PETIT TRIANON DI VERSAILLES

La scelta del Petit Trianon come sede della mostra aggiunge un ulteriore livello di significato. Costruito per Madame de Pompadour, abitato poi da Madame du Barry e infine divenuto il rifugio prediletto di Marie Antoinette, il piccolo château incarna il volto più intimo di Versailles: un luogo appartato, legato al gusto personale e alla possibilità di sottrarsi, almeno in parte, all’etichetta e allo sguardo della corte. Proprio per questo fu centrale anche nell’immaginario del film.

Durante la realizzazione di Marie Antoinette”, ha raccontato Sofia Coppola, “Versailles è stata molto più di una semplice location: è diventata parte del linguaggio e dell’atmosfera del film, quasi un personaggio a tutti gli effetti. Tornare vent’anni dopo per esplorare il processo creativo che ha dato vita al film e l’incredibile squadra di artigiani che vi ha lavorato, in questo stesso luogo, è un’esperienza inaspettatamente commovente”.

[Immagine in apertura: © Brigitte Lacombe] fonte: https://arte.sky.it 

Firenze: "Immersion" dal 10 al 19 settembre al Museo Marino Marini, un percorso immersivo che accompagna i visitatori dal primo laboratorio della famiglia Panerai fino al mare

Nel 2026, Panerai celebra il centenario della storica boutique di Piazza San Giovanni a Firenze con Immersion, una nuova mostra che propone un'esplorazione contemporanea dell'identità della Maison.

Ospitata dal 10 al 19 settembre presso il Museo Marino Marini, la mostra rappresenta un percorso immersivo che accompagna i visitatori dal primo laboratorio della famiglia Panerai fino al mare, invitandoli a scoprire la marca attraverso l’esperienza diretta delle condizioni e degli elementi che ne hanno storicamente plasmato l'identità, dalle origini fino a oggi: funzionalità, ricerca delle prestazioni e autentico spirito d’avventura.

A dieci anni dal grande successo della mostra Dive Into Time, allestita nel 2016 presso il Museo Marino Marini, Panerai torna nello storico museo fiorentino per offrire una nuova lettura del proprio straordinario passato. Celebre per il dialogo tra architettura storica ed espressione artistica contemporanea, il Museo Marino Marini ospiterà nuovamente la Maison nella sua cripta, cornice ideale per un viaggio attraverso il tempo e le profondità marine.

La mostra accompagna i visitatori alla scoperta delle origini dell'attività della famiglia Panerai, destinata a creare una delle icone dell'orologeria del XXI secolo, e tratteggia un ritratto contemporaneo dello spirito del marchio. A partire dal 1860, proprio a Firenze, la famiglia Panerai sviluppò parallelamente due realtà destinate a segnare la storia della Maison: la boutique Orologeria Svizzera, punto di riferimento per la cultura orologiera cittadina, e la società G. Panerai & Figlio, specializzata nella realizzazione di strumenti professionali destinati alla Marina Militare Italiana.

Da Firenze e dalla storia della famiglia Panerai, il percorso conduce i visitatori nell'atmosfera di un laboratorio militare segreto, dove si consolidano le basi della competenza tecnica della Maison. Da qui l'esperienza si addentra nelle profondità marine, immergendo il visitatore in un ambiente fatto di pressione, oscurità, silenzio e pericolo di vita, una situazione nel quale il significato di uno strumento professionale si rivela in modo immediato e tangibile.

Nel capitolo conclusivo, Panerai accompagna il visitatore in un universo fatto di vento, acqua, tempo e orizzonte, dove convivono l'intensità della vela sportiva e il ritmo senza tempo della navigazione tradizionale. Strumenti nautici storici e cronografi contemporanei dialogano tra loro come espressioni della stessa volontà di affrontare il mare aperto: da un lato la ricerca della prestazione e della competizione, dall'altro il desiderio di esplorazione, memoria e navigazione d’altura.

Più che una mostra dedicata all'orologeria, Immersion offre un'opportunità unica per entrare in contatto con l'identità più autentica della Maison. Dalle profondità dell'oceano fino al Polo Nord, i visitatori vivranno un'autentica esperienza di esplorazione, scoprendo come le caratteristiche che definiscono i segnatempo Panerai - robustezza, luminescenza, lunga riserva di carica e impermeabilità - rappresentino ancora oggi elementi essenziali per affrontare e portare a termine ogni missione.

Immersion – Un'esplorazione contemporanea dell'identità di Panerai
Museo Marino Marini, Piazza San Pancrazio, Firenze, Italia
Date: aperta al pubblico dall'11 al 19 settembre 2026
Orari di apertura: dalle 10:00 alle 19:00, tutti i giorni, dall'11 al 19 settembre

Al link anteprima mostra e prenotate la vostra visita su https://www.panerai.com/_website_locale_/focus/immersion.html

AVAMPOSTI TeatroFestival 026. Dal 5 settembre al 5 dicembre 2026 il Teatro delle Donne ritorna a Firenze, Scandicci e Sesto Fiorentino con prime, anteprime, incontri ed eventi

Pluralità dei linguaggi e valorizzazione delle differenze, per un teatro che rappresenti la contemporaneità, con specifico riferimento al femminile.  

Prime nazionali e anteprime, ma anche sperimentazioni, incontri ed eventi per Scenari Contemporanei - AVAMPOSTI TeatroFestival 026, rassegna che, dal 5 settembre al 5 dicembre 2026, segna il ritorno del Teatro delle Donne, da oltre trent’anni centro di produzione drammaturgica e avamposto del teatro d’innovazione per autrici e autori contemporanei.

Si parte con una tre giorni en plein air:

  • Sabato 5 settembre, nel Cortile di Michelozzo di Palazzo Medici Riccardi, Lucia Lavia con "Voltati, parlami" di Alberto Moravia, intenso monologo sull'incomunicabilità e sulla dipendenza affettiva.
  • Domenica 6, nel Cortile di Villa Vogel, Daniela Giovanetti presenta “Andromaca - Il candore del cigno”, una rilettura del mito classico in chiave contemporanea.
  • Lunedì 7, sempre a Villa Vogel, Iaia Forte ci conduce tra le pieghe della vita della poetessa Patrizia Cavalli con “Vita meravigliosa”.

Da venerdì 11 a domenica 13 settembre la prima nazionale di “Parole al vento” di Silvia Nanni riapre le porte del Teatro Goldoni con un nuovo lavoro della drammaturga toscana: al centro una cabina telefonica. Il telefono del vento è un monumento situato nella cittadina di Ōtsuchi, in Giappone: una cabina telefonica non funzionante in cui i visitatori intrattengono idealmente conversazioni con i propri cari defunti. Una cabina telefonica che si trasforma in confessionale, rifugio e ultima occasione, attraverso le parole di Antonio Fazzini, Roberto Gioffré e Vania Rotondi.

“Euridice non si volta”, nel monologo di Angela Antonini, diventa esempio di disobbedienza femminile, grazie alla poesia di Carol Ann Duffy, tra autobiografia e mito. In prima nazionale da venerdì 18 a domenica 20 settembre sempre al Goldoni di Firenze

Dal 2 al 4 ottobre si rinnova la collaborazione con Intercity Festival, al Teatro della Limonaia di Sesto Fiorentino, dove va in scena la prima italiana di “Le mani” (Les mains) di Llàtzer Garcia, testo breve e intenso centrato sul linguaggio del corpo. Sul palco salgono Chiara Cappelli e Federico Serafini, regia di Angelo Castaldo.

Non poteva mancare “Una stanza tutta per sé” di Virginia Woolf, per riaffermare la necessità d’indipendenza da parte delle donne, dal 17 al 19 ottobre al Teatro Goldoni, con Elena Arvigo e Marta Comerio.

Il 14 e 15 novembre il Teatro dell’Elce porta al Goldoni “Little Boy”, nome in codice della bomba atomica lanciata su Hiroshima: in scena il carteggio tra il filosofo Gunter Anders e Claude Eatherly, il pilota americano che ha sganciato la bomba, poi ricoverato in un ospedale psichiatrico.

Due gli spettacoli nell’ambito della giornata internazionale contro la violenza sulle donne: il 20 novembre va in scena “Drago. Opera Finale” di Elena Miranda, con Gabriele Giaffreda nei panni dell’uomo maltrattante. Il 24 e 25 novembre Filippo Renda riprende “Il labirinto delle emozioni”, progetto sull’educazione sentimentale sostenuto da Fondazione CR Firenze e già presentato in alcune scuole.

Chiude il 5 dicembre “Leo - L’unica arte è un pugno” di Cubo Teatro, con Alberto Boubakar Malanchino. Frutto di più residenze artistiche (anche al Teatro Goldoni), lo spettacolo ripercorre glorie e umiliazioni del pugile italo-congolese Leone Jacovacci, tessendo un filo di speranza per le nuove generazioni.

Tutte le sere spazio libri a cura della Libreria Rinascita e brindisi con gli artisti al termine delle recite. Gli spettacoli si alternano a prove e laboratori in programma alla Limonaia di Villa Vogel, in collaborazione con il Quartiere 4. 

Da settembre riprendono le “Favole & merenda” alla Biblioteca Comunale di Scandicci (ingresso libero), con narrazioni di favole a cura di Angela Antonini. Al via a breve anche i seminari della Scuola Nazionale di Scrittura Teatrale.

Libri: "Love, mom. Vuoi sapere un segreto?" di Iliana Xander

Un romanzo magistrale, intenso e implacabile, un gioco di specchi in cui nulla è come sembra, una scrittura che, indagando tra le pieghe del mistero, esplora con coraggio il lato più oscuro del rapporto tra madre e figlia e scava nelle relazioni familiari e nei segreti che sempre nascondono.

«Fin dove ti spingeresti per la voglia di emergere? La risposta potrebbe non piacerti, specie se riguarda tua madre… Un libro semplicemente impossibile da mettere giù!» - Alessia Gazzola

«Un romanzo audace che porta il lettore sul confine labile tra fiducia e incredulità, e indaga l'extra-ordinario con un'ironia nera di fondo che stempera il dramma.» - Ilaria Tuti

«Iliana Xander (è uno pseudonimo) si è affermata con un thriller che non è soltanto metaletterario. Da madre e figlia: nasce un mistero dentro un mistero.» - Antonella Lattanzi, La Lettura


Mackenzie Casper non è stata una figlia felice. Eppure sua madre era Elizabeth Casper, una scrittrice capace di stregare milioni di lettori in tutto il mondo. Per la ragazza, tuttavia, Elizabeth era semplicemente una madre distante e fredda fino alla crudeltà. 

È per questo che Mackenzie accoglie la notizia della sua morte, avvenuta in circostanze non del tutto chiare, con un’indifferenza quasi priva di sensi di colpa. Per lei è morta un’estranea.Al funerale, Mackenzie sta per fuggire dagli sguardi invadenti e curiosi dei partecipanti quando trova sul sedile della sua auto una busta. L’intestazione recita «Dalla tua fan numero 1». 

Dentro la busta un foglio scritto nella grafia della madre: «Vuoi sapere un segreto?» e in calce la chiusa, sorprendente e dolorosa: «Love, Mom». Con amore, Mamma.Ma quale amore? E quale segreto?Da quel momento tutto cambia nella vita di Mackenzie: altre lettere arriveranno e nuovi tasselli si aggiungeranno a mostrare un passato che si rivela sempre più colmo di vuoti, di silenzi, di reticenze. 

E, appunto, di segreti. Chi era davvero sua madre? Chi sta cercando di farglielo scoprire? E chi vuole nasconderglielo a qualunque costo? Ma soprattutto chi è lei, per davvero? 

Iliana Xander è un'autrice di thriller psicologici. Scrive storie fin da quando era adolescente e ha pubblicato oltre venti romanzi di vari generi con diversi pseudonimi. Quando non scrive, viaggia per il mondo o si dedica a folli creazioni artistiche. Nel 2026 esce per Longanesi, Love, mom. Vuoi sapere un segreto?

fonte e libro: www.ibs.it  

Firenze - L’Archivio Storico del Comune celebra 50 anni a Palazzo Bastogi: porte aperte per le Domeniche Metropolitane tra teatro, mostre e memoria

A mezzo secolo dall'istituzione formale nella sede di via dell'Oriuolo, l'Archivio promuove visite teatralizzate straordinarie, una mostra documentaria e un video che ne ripercorrono la storia. Iniziative presentate stamani con l'assessore Bettarini

L’Archivio Storico del Comune di Firenze partecipa alle Domeniche Metropolitane offrendo ai cittadini un’occasione speciale per riscoprire il proprio patrimonio documentario e festeggiare un traguardo fondamentale: i 50 anni dalla sua istituzione formale nella sede di Palazzo Bastogi, in via dell’Oriuolo 33.

Per festeggiare l'anniversario, l'Archivio proporrà un originale percorso teatralizzato curato in collaborazione con la Fondazione MUS.E. Attraverso le figure del bibliotecario e archivista Giuseppe Conti, del Granduca Pietro Leopoldo e di Elisa Baciocchi, i visitatori saranno guidati alla scoperta dei tre principali fondi storici dell'Archivio (Comunità, Mairie e Comune di Firenze). La storia complessa dei documenti comunali – riuniti a Palazzo Bastogi nel 1976 a seguito dell'applicazione del DPR 1409/1963 – sarà inoltre raccontata in un video promozionale realizzato con l'Ufficio Comunicazione di Palazzo Vecchio.

Nelle sale espositive del piano terra sarà inoltre allestita una mostra speciale a cura del personale dell'Archivio, che esporrà alcuni dei documenti più rappresentativi conservati, compresi i fondi aggregati come quelli dedicati ai teatri cittadini, all'Ospedale San Giovanni di Dio e alle Scuole Leopoldine.

"L’Archivio Storico rappresenta la memoria viva di Firenze, un luogo straordinario in cui i documenti raccontano la grande e la piccola storia della nostra comunità" ha detto l'assessore alla cultura Giovanni Bettarini. "Festeggiare i cinquant'anni dalla sua sede a Palazzo Bastogi significa celebrare mezzo secolo di servizio pubblico gratuito, reso possibile da un costante investimento della nostra Amministrazione in personale qualificato, nella cura dell'immobile e nella tutela dei documenti garantita dal laboratorio di restauro interno. Oggi l'Archivio è un'eccellenza accessibile a tutti, sia in presenza sia grazie a un database online che conta oltre 270.000 record."

"Un evento di living history che restituisce agli occhi del pubblico i tratti di alcune figure chiave della storia della città e dei suoi archivi, dal Granduca Pietro Leopoldo a Elisa Baciocchi fino all'erudito Giuseppe Conti - ha spiegato Valentina Zucchi, responsabile della mediazione culturale di Fondazione MUS.E - Un percorso di teatro nel quale i personaggi si pongono in dialogo ideale con il ricco e prezioso corpus di documenti custoditi nell'antico Palazzo Bastogi, depositi della memoria civica dalla fine del Settecento in poi, quando nacque la Comunità di Firenze".

Informazioni e Calendario Events

  • Mostra documentaria: aperta dal 5 settembre al 4 ottobre (il martedì e il giovedì, oltre alle Domeniche Metropolitane).
  • Visite teatralizzate (Domeniche Metropolitane):6 settembre, 4 ottobre, 1° novembre e 6 dicembre (ore 15:00 e ore 17:00).
  • Anteprima straordinaria: Sabato 5 settembre alle ore 16:00.
  • Prenotazioni: L'ingresso ai percorsi teatralizzati è gratuito con prenotazione obbligatoria scrivendo a: prenotazioni.archiviostorico@comune.fi.it
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  • fonte (s.p)e info: www.comune.firenze.it 

Nasce Discover, primo Centro a Firenze e in Italia specializzato nella disconnessione guidata e nel contrasto all’uso improprio del digitale

Siglato l'accordo tra Asl, Comune di Firenze e ReteSviluppo

L’accordo di collaborazione è stato siglato questa mattina a Santa Maria Nuova dai tre attori del Centro “Discover-Fuori dal guscio”, primo presidio stabile a Firenze e primo centro specializzato in Italia, dedicato esclusivamente al tema della disconnessione, alla prevenzione dell‘abuso e dell’uso improprio del digitale e alla promozione di un uso consapevole, responsabile e creativo della tecnologia. 

 Con questo accordo il Direttore di Asl Toscana centro, Valerio Mari, l’Assessora alle politiche giovanili e allo sport del Comune di Firenze, Letizia Perini e la Presidente della Cooperativa Impresa Sociale, ReteSviluppo, Ester Macrì, si impegnano a dare una risposta territoriale condivisa a un fenomeno in forte crescita: l'uso precoce e incontrollato degli schermi che oggi colpisce ragazzi e ragazze e lascia le famiglie e le istituzioni scolastiche in un vuoto di risposte. Un fenomeno complesso, con risvolti sociali, culturali, educativi e familiari, non sempre né esclusivamente riconducibile a una vera e propria patologia. Il nome stesso, Discover, racchiude il senso della sfida: togliere la cover, il velo del digitale (dis-cover) per spingere i ragazzi a scoprire di nuovo il mondo reale, le relazioni e se stessi.

È un progetto pilota che prenderà l’avvio dopo l’estate per proseguire, in questa prima fase, fino a dicembre 2026. Il Centro sarà attivato a Firenze, presso la Biblioteca Chiarugi a San Salvi, e potrà accogliere giovani tra i 10 e i 25 anni. Lo spazio per questo progetto è messo a disposizione dall’Azienda Toscana centro con la possibilità di realizzare azioni anche in altri luoghi della città e dell’area metropolitana fiorentina. Il ruolo di facilitatore con le varie realtà del territorio spetterà invece, al Comune di Firenze, che favorirà l’attivazione di interventi nei luoghi diffusi della città, quali centri giovani, scuole, associazioni sportive, spazi civici, biblioteche, realtà educative e associative. 

Retesviluppo dalla cui esperienza decennale nelle scuole e sul territorio nasce l’idea del Centro con il sostegno e supporto di Kinoa Innovation Studio, gestirà lo spazio con un’équipe di dipendenti, collaboratori e volontari adeguatamente formati sui temi della prevenzione dei comportamenti digitali problematici, dell’educazione all’uso responsabile della tecnologia, della media education. Tutto ciò, vale la pena sottolinearlo, si realizza proprio mentre, a livello europeo, è particolarmente attuale il dibattito sulle misure volte a ridurre le dipendenze e i rischi connessi all'uso delle piattaforme digitali.

“Le tecnologie digitali fanno parte della vita quotidiana dei ragazzi e delle ragazze e rappresentano una straordinaria opportunità - spiega l’assessora alle Politiche Giovanili Letizia Perini - Proprio per questo abbiamo il dovere di accompagnarli a un utilizzo sempre più consapevole, aiutandoli a trovare un equilibrio tra il tempo trascorso online e quello vissuto nelle relazioni, nello sport, nella cultura e nelle esperienze condivise. Quando l’uso di smartphone, social network e videogiochi diventa eccessivo, infatti, può avere ricadute sul benessere psicofisico dei più giovani, sottraendo tempo alla concentrazione, alla creatività, alle relazioni e alle esperienze che sono fondamentali per una crescita sana ed equilibrata. Discover nasce con questo obiettivo: offrire ai giovani uno spazio in cui riscoprire il piacere di stare insieme, confrontarsi, giocare, sperimentare e costruire legami autentici anche lontano dagli schermi. Ma è anche un luogo che mette a disposizione di genitori ed educatori strumenti, occasioni di confronto e percorsi per accompagnare ragazze e ragazzi in un rapporto più sano ed equilibrato con le tecnologie. È un investimento sul loro benessere e sulla qualità della vita di comunità, perché crediamo che educare a un uso equilibrato del digitale – conclude - significhi anche restituire valore al tempo condiviso, all’incontro e alla partecipazione. Vogliamo offrire ai ragazzi e alle ragazze tante buone ragioni per scegliere anche il tempo offline: il tempo dell’incontro, dello sport, della cultura, delle amicizie e di tutto quello che nasce quando ci si guarda negli occhi invece che attraverso uno schermo”.

“Era un Centro necessario – sottolinea il Direttore di Asl Toscana centro Valerio Mari - che mancava sul nostro territorio e che impegna tutti noi, soggetti firmatari, a mantenere viva la condivisione di strategie e progettualità. Un valore aggiunto fondamentale è la possibilità di integrare le attività di prevenzione con un costante raccordo ai servizi competenti. Tutto questo in una prospettiva di responsabilizzazione, ben lontana da logiche di proibizione o di semplice divieto”.

Il Centro Discover nasce come spazio educativo e preventivo e non come servizio clinico specialistico. Tuttavia, qualora emergessero casi di ritiro sociale, isolamento, disagio psicologico o altre situazioni complesse, l’Azienda sanitaria potrà favorire il coordinamento con i servizi territoriali e specialistici, ponendo particolare attenzione ai casi che necessitano di valutazione e accompagnamento da parte dei servizi di cura. 

“Non proporremo semplici divieti – afferma la Presidente di ReteSviluppo, Ester Macrì - ma un approccio innovativo basato su due pilastri: la disconnessione guidata e la promozione di un uso consapevole della tecnologia, per trasformare i giovani da consumatori passivi a protagonisti attivi del loro tempo. Il Centro Discover intende essere un punto di raccordo aperto al territorio, per analizzare il fenomeno, attivare interventi e laboratori pratici e formare la comunità educante, ricostruendo quel tessuto sociale che l'isolamento digitale rischia di sfilacciare”.

Nel Centro saranno praticate attività di orientamento e mediazione rivolte ad adolescenti, giovani, genitori e nuclei familiari, attraverso uno sportello specialistico di ascolto. Ma anche percorsi laboratoriali di media education, comunicazione digitale e creatività tecnologica. Le attività dedicate alla disconnessione consapevole e alla valorizzazione della socialità analogica, si realizzeranno attraverso giochi da tavolo, attività cooperative, laboratori manuali, esperienze di gruppo. Ci saranno anche attività sportive all’aperto per favorire il benessere psicologico, la cura del corpo, la socializzazione e il riequilibrio tra tempo online e tempo offline. Uno spazio sarà riservato anche a genitori, neogenitori, docenti, educatori, allenatori e adulti di riferimento, con incontri formativi e informativi sui temi dell’uso precoce dei dispositivi digitali, dello sharenting, del cosiddetto “baby-sitting digitale”. Si parlerà quindi della gestione delle regole familiari per la costruzione di un rapporto equilibrato con le tecnologie fin dalla prima infanzia (per info: centrodiscover.it e info@centrodiscover.it).

fonte e Info: www.comune.firenze.it