"Gay help line": l'85% dei minori LGBTQIA subisce violenza. Raddoppiate le richieste dal Sud Italia, ad oggi sono oltre il 40%
I dati raccolti da Gay Help Line 800 713 713 e da chat Speakly.org hanno
raggiunto oltre i 400mila contatti in 20 anni, 20mila solo nell'ultimo
anno.
Arrivano da tutta Italia e confermano una situazione drammatica:
l'85% delle persone minorenni subisce almeno una forma di violenza e il
40% tra gli under 26 fa esperienza di maltrattamenti dopo il coming out.
"Nel corso dei 20 anni di servizio abbiamo visto un aumento delle
chiamate dal Sud Italia che è passato da circa il 20% ad oltre il 40%:
questo dato evidenzia quanto al Sud, nel quadro complessivo della
situazione lavorativa ed economica, le persone LGBTQAI+ abbiano maggiore
difficoltà a trovare occupazione. In un mercato del lavoro già molto
ristretto vengono escluse, oltre a subire la mancanza di servizi
dedicati in alcune aree" affermano gli attivisti, spiegando che
"dall'analisi dei dati dei 20 anni di attività del contact center,
emerge che dal 2006 al 2019 i fenomeni discriminatori in famiglia, a
scuola e nella società sono stati in costante diminuzione, ma sono
tornati ad aumentare dopo la pandemia, tornando quasi ai livelli dei
primi anni ed in alcuni casi superandoli.
Questo dato conferma quanto
sia ancora necessario un presidio di ascolto e tutela come Gay Help
Line, soprattutto per le nuove generazioni: tale rappresentazione
casistica è dovuta ad un cambiamento sociale, che dopo la pandemia ha
reso per molti le situazioni lavorative e sociali più difficili,
comportando un aumento degli episodi discriminatori". Le persone
migranti che hanno fatto accesso al servizio dal 2020 ad oggi sono
passate dal 2-3% al 35%: un incremento dovuto alle evoluzioni normative,
che hanno reso la richiesta di asilo la sola possibilità per le persone
LGBTQIA+ di ottenere protezione per orientamento sessuale ed identità
di genere. Una rivelazione di sé che in passato le persone affrontavano
con maggiore timore, per evitare di dichiararsi alle istituzioni in
conseguenza delle esperienze persecutorie vissute nei propri Paesi di
origine. Nel 2025 poi le violenze e discriminazioni hanno avuto un
impatto sociale rilevante: quasi 1 persona su 2 (49,72%) dichiara di
aver subito almeno una forma di violenza, dato questo in forte crescita
dal 2020 ad oggi.
Le persone giovani restano tra le più colpite: tra i
minorenni l'85% subisce almeno una forma di violenza e il 40% tra gli
under 26 sperimenta maltrattamenti dopo il coming out, con effetti
negativi su isolamento e benessere psicologico. I maltrattamenti post
coming out sono la forma più diffusa (18,51%) e avvengono
prevalentemente in ambito familiare. Il bullismo scolastico riguarda il
2,76% del totale dei contatti. La discriminazione in ambito lavorativo è
la categoria più rappresentata (64,1%), con il 33,87% di casi legati
all'orientamento sessuale e l'11,29% motivati dall'identità di genere.
Particolarmente grave è il dato del 14,52% relativo alla discriminazione
sanitaria: più di un caso su sette tra quelli emersi riguarda infatti
l'accesso ai servizi sanitari e il diritto alla prevenzione.
Il
linguaggio d'odio si conferma una componente strutturale della violenza:
Il 38,95% delle persone ha subito violenza verbale
omolesbobitransfobica. Su questo totale si registrano insulti omofobi
nel 53,9% degli episodi rilevati e transfobici nel 23,4%, a cui si
aggiunge il misgendering al 20,6%. Le persone transgender e gender
diverse rappresentano oltre il 30% delle persone utenti, confermando una
forte esposizione a vulnerabilità e discriminazioni. "Quest'anno
celebriamo i 20 anni di servizio e ricordiamo che nel 2011 il servizio
Gay Help Line è stato inserito nel Libro Bianco del Ministero delle Pari
Opportunità e, nel corso del tempo ha instaurato collaborazioni anche
con il Ministero dell'Istruzione.
Il servizio è stato sostenuto dalla
Regione Lazio, dal Comune di Roma, ente altri sostenitori pubblici e
privati che hanno consentito la continuità delle attività fino ad oggi"
proseguono gli attivisti, ricordando che "tra i casi che abbiamo
trattato non possiamo dimenticare quello di Andrea Spezzacatena nel
2012, diventato noto alle cronache come 'il ragazzo dai pantaloni rosa'.
Proprio grazie all'ascolto dei compagni di scuola che chiamarono Gay
Help Line per raccontare l'omofobia che Andrea subiva, fu segnalata la
pagina Facebook alla madre, che poté così comprendere quanto il figlio
stesse soffrendo, e all'OSCAD, l'Osservatorio del Ministero dell'Interno
contro le discriminazioni. Quella storia è stata recentemente portata
al cinema con l'omonimo film. Tutto questo - concludono - è stato
possibile grazie ai partner che ancora oggi ci sostengono, ma
soprattutto grazie al lavoro quotidiano di migliaia di volontari che in
questi vent'anni hanno reso Gay Help Line un presidio essenziale contro
l'omotransfobia e un punto di riferimento per chi cerca ascolto,
protezione e diritti.
fonte: www.rainews.it