sabato 26 dicembre 2009

Iniziative I City AngelsI City Angels


Omofobia, a Milano i City Angels accompagneranno a casa i gay
La Repubblica - Milano, dic 2009


Il servizio affiancherà quello già attivato per le donne. "Ogni giorno almeno tre-quattro ci chiamano per essere accompagnate e il numero è raddoppiato dopo l'ultima violenza al quartiere Isola", spiega il fondatore Mario Furlan
I City AngelsI City Angels, volontari di strada attivi da 15 anni, hanno organizzato a Milano un servizio per accompagnare e proteggere gli omosessuali che si sentono in pericolo. "Dopo l'ultima aggressione omofoba abbiamo accolto la richiesta di Felix Cossolo, storico esponente della comunità gay milanese - ha spiegato il fondatore dei City Angels, Mario Furlan - Chi teme di essere aggredito o di fare una brutta esperienza, potrà chiamare in orario d'ufficio la nostra sede e prenotare un accompagnamento per le ore serali. Lo porteremo a casa o dove vorrà, in tutta la città, a piedi, con i mezzi pubblici o con i nostri"."Questa iniziativa è la conferma che i City Angels sono dalla parte dei più deboli e contro ogni forma di razzismo, come l'omofobia - ha detto Furlan - Il servizio è già attivo da qualche tempo a Roma. A Milano si affianca a quello per le donne, che da maggio scorso si avvale di due auto in collaborazione con il Comune. Ogni giorno almeno tre-quattro donne ci chiamano per essere accompagnate e il numero è raddoppiato dopo l'ultima violenza al quartiere Isola". I City Angels, secondo i dati forniti, sono un centinaio a Milano e circa 500 in Italia.
Pubblicato da notiziegay.it

Cinema Dorian Gray


Se il "ritratto" in pellicola non fa giustizia a Dorian Gray
Il Secolo d'Italia

di Domenico Naso

Giù le mani da Dorian Gray. Verrebbe da urlarlo con quanto fiato in gola abbiamo, dopo aver visto l'ennesima trasposizione cinematografica del capolavoro di Oscar Wilde. La storia, scritta nel 1890 e pubblicata l'anno dopo, è un inno, controverso e ambiguo, alla vita sregolata, alla bellezza come motore dell'esistenza e passepartout ai piaceri della carne e dello spirito. È la storia di un giovane bello e affascinante, iniziato all'estetismo integralista da Henry Wotton, quello che oggi definiremmo un "cattivo maestro". Dorian non invecchia, a differenza di un suo ritratto dipinto da un amico artista, e conduce una vita al limite, abbandonandosi a ogni trasgressione, al sesso estremo e sadomaso, alla promiscuità e alle esperienze omosessuali, usando il proprio aspetto come "arma di distruzione di massa" tra la società benpensante e un po' ottusa della Londra vittoriana. Ma i rimorsi, e come potrebbe essere altrimenti, riaffiorano e spingono il giovane Gray a distruggere il dipinto e dunque anche se stesso, offrendo a chi troverà il cadavere la vista di un uomo improvvisamente avvizzito e distrutto dai vizi, vecchio e spento, distante dall'immagine gagliarda che aveva regalato al mondo.Paradigma del libertinismo decadente, il libro di Wilde ha rappresentato per intere generazioni una guida, un vero e proprio "bignami" del "fa' ciò che vuoi". Proprio per l'incredibile notorietà dell'opera letteraria, il film di Oliver Parker (regista che si era già misurato con l'universo wildiano in L'importanza di chiamarsi Ernesto e Un marito ideale) era molto atteso da pubblico e critica. Ci si aspettava molto, meglio chiarirlo subito. Ma Parker ha trasformato la vicenda del giovane londinese in un mix malriuscito tra un horror di serie B e l'ennesima riproposizione dicotomica tra dottor Jekyll e mister Hyde. Manca, nel film, tutto l'afflato libertino tipico di Wilde, l'eterno dissidio tra voglia di vivere all'estremo e sensi di colpa, l'effetto cloroformizzante del piacere fine a se stesso, che in fondo serviva a Gray come antidoto alla triste solitudine di una vita vuota. E poi Ben Barnes, il giovane attore protagonista già visto nel secondo capitolo della saga di Narnia, sarà anche bello, ma ha a sua disposizione, al massimo, due o tre espressioni facciali. Troppo poco per chi doveva interpretare uno dei personaggi più sfaccettati, maledetti ed estremi della storia della letteratura mondiale. Per fortuna c'è Colin Firth, perfetto nel ruolo di Henry Wotton, a risollevare le sorti di una pellicola francamente deludente, poco aderente allo spirito originale dell'opera. Uno spirito ambivalente, volutamente ambiguo per insinuarsi senza troppi traumi nella società inglese dell'epoca. Se da un lato, infatti, Wilde regala ai lettori un vero e proprio manifesto dell'edonismo estetico di chiaro stampo decadente, dall'altro inserisce elementi morali e addirittura moralisti, ricalcando in questo senso la storia di Faust. Il patto con l'eternità è frutto della corruzione morale dei salotti vittoriani, del principio secondo cui la bellezza è una chiave che apre tutte le porte. Ma da Oscar Wilde non arrivano sermoni, prediche e condanne morali. Nella prefazione all'opera, vero e proprio manifesto dell'estetismo, lo scrittore inglese definisce a modo suo, e in maniera netta, il rapporto che deve esserci tra etica e arte: «L'artista non ha convinzioni etiche. Una convinzione etica in un artista è un imperdonabile manierismo di stile». Punto e a capo, dunque. Alla ricerca del piacere, di quell'edonismo che in Wilde non è mai stato pura ricerca di attimi di godimento ma mappa del tesoro da seguire per tutta l'esistenza. È marchio a fuoco sulla carne viva, è scelta di vita e di arte.È Lord Wotton, nel libro così come nel film, a farsi portavoce di queste istanze, con frasi e battute che sono rimaste nel linguaggio comune. «Per tornare alla gioventù non c'è che da ripeterne le follie», sentenzia il cattivo maestro. E il giovane Gray lo prende in parola, va addirittura oltre, fino al punto che lo stesso Wotton si rende conto che la misura è colma. C'è pentimento e rimorso, dunque, in entrambi i personaggi principali. Ma non si confonda questo artificio narrativo venato di moralismo con l'abiura di Wilde dei principi tipici del decadentismo. L'esteta, anche se conscio dei suoi "errori", non può rinnegare il piacere e il culto della bellezza. Ne segue il sentiero tumultuoso, pur sapendo che lo porterà inevitabilmente all'autodistruzione. È la vita di corsa, breve ma intensa, tipica di una certa cultura decadente e ultralibertaria. È la vita dei divi del rock o dei miti di Hollywood. Dorian Gray non è altro che Marylin Monroe, James Dean, Jim Morrison, Jimi Hendrix o Kurt Cobain tanto per citarne alcuni. È la bellezza che si fa arte e attraverso l'arte si consuma. In poco tempo, ovviamente, perché la sua intensità è tale da non aver bisogno di arrivare alla vecchiaia. Nel film di Parker, però, tutto questo non c'è. Ecco perché non può piacere a chi ha sempre visto in Oscar Wilde il cantore di questo modo di vivere. Si è preferito confezionare un prodotto cinematografico che potesse accontentare il pubblico, più che la critica. Scelta lecita, per carità, dettata dalle regole dello showbiz e che probabilmente pagherà in termini di riscontro. Ma quando si mette mano a un'opera come Il ritratto di Dorian Gray non si può prescindere dalle atmosfere, dal messaggio, dallo sfondo, dal turbinio di sensazioni carnali, umane, troppo umane.Al centro di tutto c'è la giovinezza, motore del piacere. E vogliamo chiudere proprio con un inno alla giovinezza e al carpe diem, un brano del libro originale che meglio di qualsiasi film ne descrive lo spirito più intimo: «Quando la giovinezza se ne sarà andata - si legge nelle pagine - la sua bellezza la seguirà e improvvisamente si renderà conto che non ci saranno più trionfi per lei, oppure dovrà accontentarsi di quei mediocri trionfi che il ricordo del passato renderà più amari di sconfitte. Ogni mese che passa la avvicina a qualcosa di tremendo. Il tempo è geloso di lei e combatte contro i suoi gigli e le sue rose. Il suo colorito si spegnerà, le guance si incaveranno, gli occhi perderanno luminosità. Soffrirà, orrendamente... Ah! Approfitti della giovinezza finché la possiede. Non sprechi l'oro dei suoi giorni ascoltando gente noiosa, cercando di migliorare un fallimento senza speranza o gettando la sua vita agli ignoranti, alla gente mediocre, ai malvagi. Questi sono gli obbiettivi malsani, i falsi ideali della nostra società. Deve vivere! Vivere la sua vita meravigliosa che è in lei! Non lasci perdere nulla! Cerchi sempre sensazioni nuove. Non abbia paura di nulla».Inutile a nostro avviso aggiungere altro. Questo è Il ritratto di Dorian Gray, questo è Oscar Wilde e questa è la sua poetica "immortale". Qualcuno, per favore, lo spieghi (o lo ricordi) anche ai registi di Hollywood.
Pubblicato da notiziegay.it

Cinema Cucinotta


sabato 26 dicembre 2009
La Cucinotta conquista Capri con l'amore tra donne

Ritira il premio assegnato al film "Viola di Mare", del quale è produttrice, e annuncia che il prossimo sarà sulle mamme assassine. In arrivo a "Capri, Hollywood" tra gli altri Mariah Carey, Michael Nymann, Samuel L. Jackson e Asia Argento

Maria Grazia Cucinotta sfida il maltempo per aprire la 14esima edizione di Capri, Hollywood e ritirare il premio come produttrice di Viola di mare, il film contro l'omofobia che ha vinto il Peace award nella giornata anteprima del festival: "Ci tenevo moltissimo a essere qui, le difficili condizioni climatiche non mi hanno fermata -racconta l'attrice- Credo nel messaggio di questo film, speravo che potesse darmi tante soddisfazioni e la speranza sta diventando realtà in Italia e non solo. E' vero parla di un amore omosessuale ma sopratutto di un amore sincero e seguendo la storia quasi ci si dimentica che si tratta di due donne". Dall'omosessualità alle mamme assassine: "Produrro' nel 2010 un film tratto da quattro storie vere, casi di cronaca che mi hanno molto colpita. Lo dirigerà Fabrizio Cattani". Il premio a Viola di mare è stato ritirato anche dalla regista Donatella Maiorca.Tra gli ospiti attesi sull'isola azzurra fino al 2 gennaio 2010 ci sono Mariah Carey, Julie Taymor, Terry Gilliam, gli italiani Marco Bellocchio (Premio Capri Maestro del cinema), Valerio Mieli, gli attori Samuel L. Jackson, Danny Glover, Angela Molina, Asia Argento, Lina Sastri, Massimo Ghini, i giovani divi Jesse Eisenberg, Imogen Poots, Shannon Kane, Francesco Scianna e per la musica Michael Nyman, il premio Oscar Eliott Goldenthal, Andrea Griminelli,, Federico Zampaglione. Chairman dell'evento è Lina Wertmuller affiancata da Grazia Bottiglieri, Marina Cicogna e Gianni Minervini, madrine Clotilde Courau e Eugenia Chernyshova. il 27 dicembre 2009 l'anteprima europea di Solitary man con Michael Douglas
Pubblicato da notiziegay.it

Diritti


Verona, no alle nozze lesbo. E il blog impazza L'Arena, 19 dic 09

C'è chi sostiene le donne che hanno scritto al sindaco di sposarle e chi invoca una nuova legge

Fa discute la decisione di sindaco Flavio Tosi di negare il amtrimonio a due donne veronesi che gli hanno inviato una lettera chiedendogli di unirle in matrimonio. Il sindaco, precisando che per legge non potrebbe sancire quest’unione, ha risposto che anche lui, comunque, è contrario e non acconsentirebbe mai al matrimonio tra persone dello stesso sesso. Nel sito de L’Arena sono arrivati diversi commenti da parte dei lettori. Dice Silviadalma:«Può anche essere un segno di civiltà ammettere le unioni civili tra omosessuali, ma non é segno di civiltà da parte di questi fare polemica per l'obiezione di coscienza del sindaco Tosi». Un altro aggiunge.«Il rifiuto di Tosi a sposarle, anche in presenza di legge, è dovuto al fatto che le due donne hanno chiesto espressamente e per sfida che fosse Tosi in persona a sposarle. Lui può benissimo rifiutarsi». Un altro utente:«Il matrimonio civile, aldila' dei convincimenti personali, non è un suggello d'amore e affettivo ma piuttosto un'ufficializzazione di un'unione fra due cittadini italiani che per la legislazione attuale riveste un'importanza non del tutto trascurabile in certe situazioni. Ad esempio prendere delle decisioni sanitarie per il proprio partner in situazioni d'emergenza». Uno fa notare:« E da quando uno può imporre chi lo deve sposare? Basta l'ultimo dei consiglieri: andate in Spagna, lì non hanno problemi».Un utente commenta:«Non hanno scelto certo una piazza facile queste due donne. Già in Italia è difficile, poi a Verona, con un sindaco leghista... Ma ci vogliono sempre i precursori che aprono la strada al cambiamento. Un grande augurio a queste due donne di riuscire a coronare il loro sogno». E c’è chi afferma:«Convivo con la mia donna da 25 anni e non ho nessuna intenzione di giurarlo davanti a nessuno se non lei».Altro commento:«Cattolici quanto si vuole ma la questione non può essere ignorata. Almeno la cosa andrebbe un po’ disciplinata: Brunetta aveva proposto i DiDoRe (diritti, doveri, reciprocità) che erano comunque espressione di un Paese civile che vuole affrontare questo aspetto». Un altro: «Tosi può rifiutarsi di condividere il loro desiderio di unione civile ma come sindaco di una città italiana non può rifiutarsi. Quindi se una legge, speriamo presto, tutelerà le unioni civili di coppie omosessuali il sindaco non potrà esimersi dall'applicarla. Potrà dire che lo fa contro il suo personale convincimento ma come sindaco non potrà rifiutarsi di unire in matrimonio coppie omosessuali». Un altro:«Continuare a negare l'esistenza di coppie gay è come dire che il sole non esiste. Il sogno di una Verona civile che accoglie a braccia aperte chi ha una sessualità gay purtroppo è di là da venire almeno fino a quando Verona non cresce».
Pubblicato da notiziegay.it

venerdì 25 dicembre 2009

NATALE 2009


NATALE 2009
AUGURI !!!!! tanta serenita a tutti voi ed in particolare ai miei amici speciali, che mi sono vicini sempre e in ogni mio momento bello o brutto che sia.....GRAZIE DI CUORE A : Frankje Stefania Simone Sergio Silvia Vale Antony Luca Roby Pietro Massimo Virna Emiliana Francesco Pina etc etc... siete molti e molti ne avrò dimenticati sob! ma siete nei miei pensieri ...e inoltre la mia adorata famiglia che tanto mi ama....GRAZIE A TUTTI! Lisa

ABBI CURA DI TE ...

"Ogni volta in cui, crescendo, avrai voglia di cambiare le cose sbagliate in cose giuste, ricordati che la prima rivoluzione da fare è quella dentro se stessi, la prima e la più importante.

Lottare per un'idea senza avere un'idea di sé è una delle cose più pericolose che si possano fare.

Ogni volta che ti sentirai smarrita, confusa, pensa agli alberi, ricordati del loro modo di crescere.

Ricordati che un albero con molta chioma e poche radici viene sradicato al primo colpo di vento, mentre in un albero con molte radici e poca chioma la linfa scorre a stento.

Radici e chioma devono crescere in egual misura, devi stare nelle cose e starci sopra, solo così potrai offrire ombra e riparo, solo così alla stagione giusta potrai coprirti di fiori e di frutti.

E quando poi davanti a te si apriranno tante strade e non saprai quale prendere, non imboccarne una a caso, ma siediti e aspetta.

Respira con la profondità fiduciosa con cui hai respirato il giorno in cui sei venuta al mondo, senza farti distrarre da nulla, aspetta e aspetta ancora. Stai ferma, in silenzio, e ascolta il tuo cuore.

Quando poi ti parla, alzati e va' dove lui ti porta..."

Susanna Tamaro

Coming out


Gareth Thomas, la Stella del Rugby Fa Coming Out

Il rugby probabilmente è uno degli sport che maggiormente attrae il pubblico gay perchè viene visto come uno degli ultimi baluardi dell' eterosessualità a tutti gli effetti: un'esposizione prolungata di testosterone quasi palpabile grazie ad un mucchio di bistecconi grossi e sudati pronti a tuffarsi nella mischia. Eppure anche nel mondo del rugby a quanto pare l'omosessualità è presente, nonostante la virilità e la durezza che rappresenta questo sport nel mondo, grazie ad una recente intervista di un personaggio di spicco di questa disciplina. Il suo nome è Gareth Thomas, si tratta addirittura dell'ex capitano della squadra gallese di rugby che ha rivelato ai media la sua omosessualità con un coming out in un articolo apparso su un recente numero del Daily Mail. Il campione non fa ovviamente altri nomi di illustri colleghi gay, e auspica di non essere ricordato d'ora in avanti soltanto come il gay che gioca a rugby, appellattivo che effettivamente sminuirebbe il grande valore sportivo del giocatore. Quello di Gareth Thomas è un lieto fine, avendo scelto il coming out come soluzione finale, ma la sua vita, come ha lui stesso ammesso è stata piena di dolore, così come lo è quella di molti uomini costretti a mentenere le apparenze a causa di una società che non ammetterebbe un orientamento sessuale come il suo, in relazione all'ambiente frequentato. Così dopo un matrimonio fallito alle spalle e un velo di ipocrisia sulla consapevolezza della sua omosessualità, ha ben pensato di uscire allo scoperto, dando il buon esempio a tutti quelli che ancora oggi mascherano i propri gusti sessuali alimentando falso gossip.
Pubblicato da Omoeros a 10.16 0 commenti Link a questo post

Reality


A Domenica Cinque, la mamma di Gabriele-Elettra del Grande Fratello 10. Dichiarazioni shock e confronto in diretta tra madre e figlio
9 voti ricevutiscritto da Emanuela LongoDomenica 13 Dicembre 2009
Ospiti della puntata pomeridiana di Domenica Cinque, intervistate dalla padrona di casa, Barbara D’Urso, la mamma, Patrizia e la sorella, Martina del transessuale Gabriele Belli, ex concorrente dell’attuale edizione del Grande Fratello ed ex Elettra.

Dichiarazioni shock, da parte della mamma di Gabriele, che si si rivolge al figlio chiamandolo ripetutamente Elettra, a dispetto di quanto non faccia Barbara. Tra le mani della donna, alcune lettere e tante parole di rabbia nei confronti di un figlio mai voluto e che, a detta sua, non ha fatto altro che far del male all’intera famiglia.

Elettra che frequenta tossicodipendenti. Elettra violenta nei confronti dell’amata nonna. Elettra la pecora nera della famiglia per sua volontà. Lo sgomento sul volto della presentatrice, nel corso della lettura di alcune lettere scritte dalla nonna ormai scomparsa e lette dalla madre, in cui Gabriele sembra tutt’altro che il ragazzo dal passato difficile e pieno di sofferenze. Nero su bianco, c’è la sofferenza che Elettra ha fatto vivere alla nonna, lasciata chiusa in bagno, spintonata per terra, nonostante la sua malattia.

Da dietro le quinte, Gabriele chiede più volte di poter intervenire, scuotendo la testa ad ogni accusa.

Neppure il ragazzo, dopo aver deciso di confrontarsi con la madre, entrando in studio, si risparmia dal raccontare le sue crude verità relative alla nonna, dalla quale pare aver subito anche violenze fisiche nel corso della sua infanzia, ricordando come la donna fosse stata vittima dell’alcool e degli psicofarmaci che la facevano diventare un mostro nei suoi confronti. Donna dalla quale difendersi, esattamente come il resto di quella "famiglia" mai esistita.

Per la prima volta, dopo tre anni, Patrizia incontra non più Elettra ma Gabriele, una persona del tutto nuova, più consapevole del dolore vissuto sulla sua pelle, un uomo che da solo si è trovato a difendere Elettra da una famiglia che, come lui stesso afferma, lo ha "barattato" per metterlo al fianco della nonna.

Ci spiazza la freddezza della madre, contornata da un sorriso beffardo nei confronti della sofferenza che Gabriele con fatica ricorda e racconta. Così come ci spiazza il pudore con cui, ancora una volta, il ragazzo affronta probabilmente il suo più grande "nemico", senza rancore, senza rabbia, ma con tanta amarezza che salta all’occhio da ogni lineamento del suo volto.



Perchè lei, madre, sputtana suo figlio?

Si chiude con questa domanda, da parte di una Platinette visibilmente scossa ed intervenuta senza preavviso in studio.
Come darle torto? Come giustificare una donna e una madre che dà dello spacciatore, dell’assassino di sua nonna, ad un figlio, solo ora che Gabriele è venuto allo scoperto entrando nel grande fermento mediatico? Perchè non farlo prima in forma privata, nel corso dei 3 lunghi anni di assenza?
fonte: Emanuela Longo

giovedì 24 dicembre 2009

Emilia Romagna


L'EMILIA-ROMAGNA DA' DIGNITA' A TUTTE LE FAMIGLIE
L'assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna ha espresso ieri il suo assenso alla legge finanziaria regionale, che nell'articolo 48 ridefinisce l'erogazione dei servizi garantendo lo stesso accesso a coppie sposate e non, eterosessuali e omosessuali, nonché ai singoli individui."Dopo Toscana e Liguria, l'Emilia-Romagna è la terza Regione ad affermare un principio di uguaglianza di questo valore nell'offerta dei servizi di competenza regionali" - dichiara il Presidente Nazionale Arcigay Aurelio Mancuso - "Il Parlamento nazionale non può rimanere immobile di fronte a queste svolte che stanno cambiando il nostro Paese, regione dopo regione, ma dovrebbe cogliere il messaggio di dignità e laicità, dando tutele e pari diritti a tutte le persone LGBT italiane"."Il voto di Bologna arriva dopo il tentativo senza successo delle gerarchie cattoliche di precludere questo importante traguardo di civiltà e democrazia. Con questa legge il Presidente Errani e la maggioranza che governa la Regione hanno dato un segnale chiaro e forte di laicità e comprensione della realtà sociale di tutte le famiglie" – conclude Mancuso."Siamo particolarmente soddisfatti dell'importanza del terzo comma, che parifica nella fruizione dei servizi erogati dalla Regione i singoli, le famiglie e tutte le forme di convivenza" – aggiunge il coordinatore Arcigay Emilia-Romagna Flavio Romani - "Sono inoltre preziosi i richiami alle nozioni di discriminazione previste nelle normative europee, in particolar modo la 2006/54 CE che riguarda la parità fra i generi e definisce in modo chiaro e inequivocabile il divieto di discriminazione nei confronti delle persone transessuali. La nostra Regione dà l'esempio al Parlamento nazionale che aveva cancellato il rispetto e la tutela delle diverse identità di genere".
fonte: Pubblicato da SuperPop