lunedì 23 febbraio 2026

Libri: "Come un miraggio" di Banana Yoshimoto

Uscito subito dopo il successo mondiale di Kitchen e pubblicato oggi per la prima volta in Italia, Come un miraggio riprende la tradizione degli shōjo manga, i fumetti per ragazze con cui Banana Yoshimoto è cresciuta e che per primi hanno ispirato la sua scrittura. Storie dove amore e dolore convivono e in cui a emergere nitido è, nelle parole dell’autrice, “lo scintillio dell’essere giovani e l’inquietudine di una età in cui non si sa niente di ciò che porterà il domani”.

«Se dovessi paragonare l’amore a qualcosa, sarebbe al fondo del mare. Seduta sulla distesa di sabbia, cullata dalla corrente, guardo incantata l’azzurro del cielo lontano che traspare attraverso l’acqua limpida. Inutile chiudere gli occhi, fuggire, tentare di andare da tutt’altra parte: la mia mente ritorna sempre lì.»

«Nel 1988 con Kitchen in Giappone s'impose una voce giovane e nuova. Che nello stesso anno pubblicò un dittico di storie sui sentimenti e sui legami fragili del quale arriva in Italia la prima versione in una lingua straniera.» - Marco Del Corona, La Lettura

«Centoventi pagine che scorrono come l'acqua, disseminate più di sensazioni che di eventi.» - Marina Leonardini, Tuttolibri

«In questi racconti pieni di magico candore e stupore, in cui sembra sempre che stia per avvenire qualcosa di soprannaturale, il vero protagonista è il cuore umano, che sempre e comunque arriverà a stupirci». - Il Messaggero

«La sua lingua infatti restituisce infatti tutta la delicatezza emotiva già presente in Kitchen, quel magma emozionale situato nello spazio del miraggio, per sua natura mutevole e incerto, che traduce lo spaesamento di una generazione in cui futuro è segnato dall'assenza di promesse». - Paola Scrolavezza, Il Manifesto


Toriumi Ningyo ha il nome di un uccello marino, vive sola con la madre e ha un padre che aleggia su di lei come un temporale. Quando incontra il giovane Arashi, un innamoramento fragile – il primo – prende forma. Solo curare la madre le farà capire che a volte l’amore è come il mare, limpido e terribile, e che crescere significa accettarne la profondità. Nel secondo breve romanzo che compone il libro, Santuario, a incontrarsi di notte su una spiaggia sono altre due vite ferite: quella di Tomoaki, segnato da un lutto che non riesce a superare, e quella di Kaoru, che ha perso tutto ciò che amava. Il loro legame diventerà insieme conforto e rivelazione – la possibilità, fragile ma reale, che la tenerezza salvi. 

fonte: www.ibs.it 

Libri: "La disobbediente" di Mavie Da Ponte

La disobbediente è la storia di una millennial che rifiuta la maternità biologica ma si ritrova a fare i conti con altre maternità, altri amori, altri percorsi di crescita: infatti essere madre, a volte, significa uscire da se stessi e imparare a dire «noi».

«Figli non ne avevo; l’ho sempre saputo che sarebbe andata così. Ecco perché mi trovavo a casa di Anna, e non a casa mia; ecco perché stavo per trasferirmi altrove, ecco perché non c’erano luoghi che potessi considerare casa. O almeno non più. Avevo trentacinque anni ed ero sola. È la sorte che spetta a quelle come me. Ero una disobbediente: la solitudine me l’ero meritata.»

Monda l’ha sempre saputo: non vuole figli. Non ne avrà, il suo corpo disobbediente non si presterà al dovere sociale né all’istinto animale della riproduzione, e la sua vita non si adatterà a una tacita norma che, da sempre, vede nelle donne creature nate solo per metterne al mondo altre. All’inizio del romanzo, Monda ha trentacinque anni. 

Alle spalle una formazione accademica che ha promesso molto e non ha mantenuto nulla, un fidanzato che ama, sembrava aver accettato la sua decisione, ma adesso non è più così sicuro. Nel momento in cui Monda sta per cedere alle pressioni di lui, la sua natura ribelle riaffiora e s’impone, prepotente e vitale, e le fa cambiare strada. 

Perché forse si nasce disobbedienti, ma bisogna esercitarsi, e Monda ha cominciato molto presto: per la storia famigliare, i vuoti affettivi, gli abbandoni che l’hanno costruita, per il suo carattere riottoso e per il suo desiderio di esistere in prima persona, di dire «io» senza paura, di farsi riconoscere in quanto Monda, in quanto donna, in quanto essere umano capace di decidere, di amare e scegliere. 

fonte: www.ibs.it 

A Palazzo Strozzi: "Rothko a Firenze"

Dal 14 marzo al 23 agosto 2026, Palazzo Strozzi presenta un’imperdibile mostra dedicata al grande maestro dell’arte americana Mark Rothko attraverso una selezione straordinaria di opere, tra cui grandi dipinti mai esposti in Italia, provenienti da prestigiose collezioni private e musei internazionali come il MoMA e il Metropolitan Museum di New York, la Tate di Londra, il Centre Pompidou di Parigi e la National Gallery of Art di Washington.

A cura di Christopher Rothko ed Elena Geuna, il percorso espositivo esplora l’evoluzione dell’arte di Rothko, dalle prime opere figurative, in dialogo con l’Espressionismo e il Surrealismo, alle celebri tele astratte degli anni Cinquanta e Sessanta, approfondendo anche la sua connessione con la tradizione artistica italiana. La mostra rende omaggio a una figura centrale della storia dell’arte moderna, che con le sue opere crea spazi in cui il colore e la luce invitano alla meditazione e all’introspezione, in una tensione costante tra astrazione e spiritualità.

Da Palazzo Strozzi il progetto si estende poi alla città di Firenze, coinvolgendo due luoghi particolarmente cari all’artista in due sezioni satellite: il Museo di San Marco, con opere in dialogo con gli affreschi di Beato Angelico, e il Vestibolo della Biblioteca Medicea Laurenziana progettato da Michelangelo.

La mostra Rothko a Firenze è promossa e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi, Firenze, con la collaborazione del Museo di San Marco (Ministero della Cultura – Direzione regionale Musei nazionali Toscana) e della Biblioteca Medicea Laurenziana.
Sostenitori pubblici Fondazione Palazzo Strozzi: Comune di Firenze, Regione Toscana, Città Metropolitana di Firenze, Camera di Commercio di Firenze.
Sostenitori privati Fondazione Palazzo Strozzi: Fondazione CR Firenze, Intesa Sanpaolo, Fondazione Hillary Merkus Recordati, Comitato dei Partner di Palazzo Strozzi.

In copertina: Mark Rothko, No. 3 / No. 13, 1949, New York, MoMA-The Museum of Modern Art, Bequest of Mrs. Mark Rothko through The Mark Rothko Foundation, Inc. 428.1981, Photo credits: Digital image, The Museum of Modern Art, New York/Scala, Firenze © 1998 by Kate Rothko Prizel and Christopher Rothko / Artists Rights Society (ARS), New York / SIAE, Roma

fonte: www.palazostrozzi.org  

Libri: "Her Majesty. A photographic history 1926-2022" Ediz. inglese, francese e tedesca, di Christopher Warwick, Reuel Golden

La vita pubblica e privata della più grande regina della storia.

Nata nel 1926, sposatasi nel 1947 e incoronata regina nel 1953, Elisabetta II assolve ai suoi compiti di sovrana da oltre sessant’anni. Taschen celebra la sua straordinaria storia con una nuova edizione di Her Majesty, una raccolta di fotografie che raccontano la sua vita pubblica e privata. 

Traboccante di storia, tradizione, glamour e cultura, il libro ripercorre i primi anni di Sua Maestà fino ai viaggi di stato e alle cerimonie più recenti. Ne racconta il compimento della maggiore età durante la Seconda guerrra mondiale, il matrimonio, la maternità e l’incoronazione, gli incontri con icone del tempo quali i Beatles, Marilyn Monroe e JFK e i numerosi viaggi internazionali. 

In queste pagine visitiamo gli sbalorditivi palazzi reali e ci lasciamo coinvolgere nella celebrazione di matrimoni reali e giubilei. Ammiriamo l’eleganza dei ritratti ufficiali, e la tenerezza e lo humour che pervadono i momenti informali. Al contempo vetrina per alcuni dei più osannati fotografi al mondo e omaggio a Sua altezza reale, Her Majesty include il lavoro di celebrità del calibro di Cecil Beaton, Studio Lisa, Dorothy Wilding, Karsh, Lord Snowdon, David Bailey, Patrick Lichfield, Wolfgang Tillmans, Rankin e Annie Leibovitz. 

fonte: www.lafeltrinelli.it 

Bologna: Arriva la quinta edizione di Visioni in Transito

Siamo giunti alla quinta edizione di Visioni in Transito, il laboratorio gratuito condotto da Luca Nieri, che unisce il cinema ai temi delle migrazioni e delle soggettività LGBTQIA+.

Promosso da Arca di Noè, partner del Consorzio l’Arcolaio, il laboratorio si inserisce nell’ambito progetto SAI in collaborazione con ASP Città di Bologna

 Nel corso delle passate edizioni sono state tante le associazioni con cui abbiamo collaborato per la realizzazione di Visioni in Transito: Cassero LGBTQIA+, Il Grande Colibrì, MIT- Movimento Identità Trans, Omphalos Perugia, Associazione Luki Massa e DIS_Donne In Strada. L’obiettivo è sempre stato quello di stimolare dialogo e inclusione su migrazioni e diversità LGBTQIA+.

Visioni in Transito: uno spazio di confronto

Visioni in Transito propone un ciclo di tre incontri online in cui il cinema diventa strumento di dialogo. Alle persone partecipanti verrà inviato gratuitamente, ogni 15 giorni, un link per vedere (e rivedere quanto volete) comodamente da casa, un film a tema soggettività LGBTQIA+ migranti. Poi nelle date previste, ci incontreremo per confrontarci sul film visto.

Condotte da Luca Nieri, attivista ed esperto di cinema, le persone partecipanti saranno guidate nell’analisi delle tematiche legate alle migrazioni e alle soggettività LGBTQIA+, esplorando anche gli aspetti tecnici dei film, andando oltre la semplice esperienza di un cineforum. Questo approccio mira a stimolare un dialogo sia sull’estetica cinematografica sia sui temi trattati, promuovendo lo scambio di idee e la condivisione.

Come racconta Luca Nieri:

Visioni in Transito unisce tecnica ed emozione, creando una comunità accogliente in cui nessuno si sente giudicato.

Anche quest’anno gli incontri saranno raccontati tramite le illustrazioni di Lavinia Cultrera e i podcast realizzati con Radio Città Fujiko, disponibili su Spotify.

Quest’anno sarà l’associazione DIS_Donne In Strada ad accompagnare Arca di Noè e Luca Nieri negli incontri previsti dal laboratorio.

I tre incontri di Visioni in Transito

  • Martedì 17 marzo, ore 20.30 – 22.45. In questo prima incontro l’orario di inizio è anticipato per riservare i primi minuti alla presentazione del laboratorio.
  • Martedì 31 marzo, ore 20.45 – 22.45
  • Martedì 14 aprile, ore 20.45 – 22.45

La partecipazione è gratuita iscrivendosi a al form qui sotto entro il 6 marzo. Affrettatevi, i posti sono limitati!

Infine ci teniamo a ringraziare Sub-ti e Sub-ti Access per averci concesso gratuitamente i sottotitoli di uno dei film in programma.

Per informazioni: valentina.tiecco@arcacoop.com

fonte: www.arcacoop.com 

Books - "Karl Lagerfeld: A Life in Houses" by Patrick Mauriès and Marie Kalt

The first publication dedicated to Karl Lagerfeld's glamorous homes, known for their eclectic interiors, ranging from the Art Deco to the ultramodern. 

While Karl Lagerfeld was famous for being at the very centre of the fashion industry for over half a century, he was equally opinionated when it came to interiors, which acted as a private creative outlet alongside his fashion designs. 

Following an overview by Patrick Mauriès, each house is introduced by a short text by Marie Kalt unveiling its history and identifying key designers and pieces. The homes are documented by date, beginning with rare photography of Lagerfeld’s early addresses in the 1960s and 1970s, through to his final house purchase in 2009. 

From the elegant Art-Deco inspired apartment in Saint-Sulpice, Paris, to the incredibly ornate 18th-century mansion, Hôtel Pozzo di Borgo (his muse and collaborator Amanda Harlech described Lagerfeld as having ‘a Versailles complex’) – Lagerfeld’s houses reveal he was a collector of a Renaissance scale, and showed spectacular range in his decorating styles. 

Lagerfeld would balance the old with the new, humorously describing the minimalist decor of his 200-year old apartment in Quai Voltaire, Paris as ‘like floating in your own spaceship over a very civilised past’, and moved from one atmosphere to the next, leaving a Memphis-designed apartment in Monte Carlo for a Grand-Tour themed Roman pied-à-terre, followed by bucolic French country houses and even a majestic Nordic villa in his native Hamburg. 

Presented in a large, elegant format, Karl Lagerfeld: A Life in Houses will be a rich source of inspiration for those interested in interior design, and will appeal to fans of the decorative arts and the fashion designer himself. 

source: www.ibs.it 

Libri: "Kitchen" di Banana Yoshimoto

In un crescendo tragicomico di ambiguità, Banana Yoshimoto affronta il tema della solitudine giovanile, rivelandoci un Giappone sconosciuto e inaspettato.

Tra sogni a occhi aperti e famiglie che si reinventano tra i fornelli, un romanzo sulla solitudine e sulla gioia di condividere. “Non c’è posto al mondo che io ami più della cucina.” Così comincia il romanzo con cui Banana Yoshimoto conquista i lettori di tutto il mondo. 

È la storia di Mikage, che dopo la morte della nonna adorata si ritrova sola al mondo e si perde a fantasticare su quello strano luogo di passaggio, di preparazione, che sono le cucine. Che siano nuovissime e luccicanti o vecchie e vissute, iniziano a riempire i sogni della protagonista, in cui rappresentano il calore di una famiglia sempre desiderata e mai avuta. 

Così, quando viene invitata a pranzo dall’amico Yūichi, Mikage inizia a pensare che quella famiglia potrebbe diventare la sua, almeno nell’immaginazione. E visto che di fantasia si tratta, che male c’è se il padre di Yūichi si trasforma per lei nella madre? In un crescendo tragicomico di ambiguità, Banana Yoshimoto affronta il tema della solitudine giovanile, rivelandoci un Giappone 

Banana Yoshimoto è un'autrice giapponese. Suo padre Ryumey Yoshimoto è un celebre poeta scrittore e critico di formazione marxista, autore, tra l’altro, di un saggio sulla figlia. Scrive sin da piccola, e nei primi anni delle elementari è decisa a diventare scrittrice. In alcune interviste ha dichiarato che a spingerla in questa direzione potrebbe essere stato, più che l'esempio del padre, quello della sorella Sawako, di sette anni più grande, che eccelleva nel disegno. Sarebbe stata la creatività di Sawako (in seguito diventata disegnatrice di manga con lo pseudonimo di Ha-runo Yoiko) a stimolarla a cercare una propria strada.Negli anni dell'infanzia legge molti manga. Ama in particolare quelli di Fujiko Fujio, Doraemon ("il mio primo amore")...  

fonte: www.lafeltrinelli.it