lunedì 1 giugno 2026

Libri: "Non so come è successo" di Ilenia Pastorelli

Non so come è successo è un romanzo di formazione sincero e intenso, in cui si alternano forza e vulnerabilità, leggerezza e profondità, buio e luce. Una storia d'amore, di perdita e di crescita, che parla a chi non ha paura di guardarsi dentro, a chi è disposto a smarrirsi per potersi ritrovare.

Se hai solo undici anni quando le tue certezze cominciano a frantumarsi, a una a una, c'è poco che tu possa fare. 

Anita lo scopre in quell'estate, per sempre indelebile nella sua memoria, trascorsa come al solito al campeggio affacciato sulle coste laziali. È la scoperta dell'amore, e delle sue conseguenze, ad aprirle gli occhi. 

Come un sasso in uno specchio d'acqua, il cambiamento genera nella sua vita cerchi che si propagano al di fuori del suo controllo, anno dopo anno. 

Sugli adulti non si può contare perché sono alle prese con le loro battaglie invisibili, le amicizie che sembravano indissolubili possono finire in un attimo , perfino la scuola di danza non è un luogo sicuro, e ciò che più ci attrae più ci può ferire. 

E allora, tanto vale abbandonarsi alla corrente e lasciare che una catena di singoli eventi casuali ti porti a vivere esperienze che non avevi nemmeno cercato: Anita si ritrova catapultata nel mondo surreale della tv, un universo dove tutto è un gioco, compresi i sentimenti. 

Affrontando una fama inaspettata e una crisi personale, una disillusa Anita sente il desiderio di sparire e ritirarsi su un'isola, lontana da tutto e tutti… Ma non è quella la fine del suo viaggio: rimettendo insieme i cocci, emergerà una giovane donna pronta a tornare a Roma, riprendere in mano la sua vita e abbracciare il suo talento. Perché non si è mai arrivati, non c'è un traguardo, non c'è un attracco finale che ti mette al riparo nella tempesta della vita. Puoi soltanto imparare a navigare. 

fonte: www.ibs.it 

Libri: "Gli anni in bianco e nero" di Francesca Giannone

Dall'autrice di La Portalettere e Domani, domani 

 

«Ho sentito dire che ogni storia è il racconto di qualcuno che arriva in un posto o di qualcuno che se ne allontana. Non so se è vero, o perlomeno se lo è sempre. Ho la sensazione che certi racconti comincino e finiscano con chi resta. Tutti gli avvenimenti che mi hanno portato qui, ora, al binario numero tre, narrano di una storia iniziata con quattro ragazze che erano sempre state lì, in un mondo in bianco e nero.»

Nella sartoria della famiglia Elia, il tempo scorre al ritmo lento dell'ago e del filo, scandito dai divieti del padre, che teme la libertà delle figlie perché, nel Salento degli anni '60, come nel resto d'Italia, le donne devono restare al loro posto. Eppure, in quelle quattro ragazze, qualcosa preme per uscire: la musica ribelle di Giovanna, i romanzi di Jane Austen in cui Ada si rifugia, la volontà di Maria di non accontentarsi e, soprattutto, la sete di immagini di Mimì, la più giovane, che, dalla cabina di proiezione del Cinema Apollo, mentre vede i film di Fellini e Visconti, scopre che la realtà può essere montata diversamente. E decide che sarà lei a tenere la macchina da presa. 

Così, mentre tutt'intorno si accendono le lotte operaie e le occupazioni studentesche e si formano i primi gruppi femministi, dentro casa Elia si combatte una rivoluzione silenziosa per riuscire a chiamare per nome il desiderio e la violenza, il diritto al lavoro e quello al piacere. E Mimì filma tutto. Non cerca la bellezza, cerca la verità: riprende le sorelle che danno vita a un'impresa quasi impossibile, gli sguardi e i gesti impercettibili ma rivelatori, un matrimonio «normale» eppure pieno di incertezze. Con forbici e determinazione, realizza un film che nessuno le ha chiesto di girare. Perché raccontare è resistere. Perché raccontando si può cambiare la vita, la propria ma anche quella degli altri. Perché tutti noi abbiamo vissuto anni in bianco e nero con la speranza di farli diventare un film a colori. 

fonte: www.ibs.it 

Regione Lombardia - De Sarno porta al Pac 'Eravamo notte, ora siamo giorno' per il Pride Month. 'Parlare di attivismo è importante, ma è necessario creare contesti reali'

Anche il Padiglione d'Arte contemporanea di Milano partecipa al Milano Pride 2026 con 'Eravamo notte, ora siamo giorno', un progetto espositivo dell'artista e fotografa Ambrosia Fortuna, a cura di Sabato De Sarno, che sarà aperto dal 13 al 15 giugno. 

La mostra raccoglie una serie di fotografie e video, realizzati nell'arco di oltre dieci anni tra Milano e Napoli, legati alla scena queer e drag italiana. 

 

Il progetto prende forma a partire dall'esperienza diretta dell'artista napoletana, arrivata a Milano all'età di 21 anni entrando a far parte della vita culturale e notturna della città.

Fotografie e riprese video restituiscono frammenti di quotidianità — preparazioni, camerini, attese, momenti domestici, confessioni, amicizie — raccontando la dimensione umana e affettiva di una comunità che trova nello spazio notturno un luogo di espressione, trasformazione e libertà.

Nel percorso espositivo il tempo diventa elemento centrale: i corpi cambiano, le identità si trasformano, le relazioni si ridefiniscono. 

"La mostra non interpreta. E espone" spiega De Sarno. "Per il secondo anno - racconta l'ex braccio destro di Pier Paolo Piccioli da Valentino e poi ex stilista di Gucci - collaboro con Orgoglio Porta Venezia Milano, un progetto con cui condivido profondamente valori di libertà, inclusione e valorizzazione della diversità. Oggi più che mai è importante continuare a creare occasioni di dialogo, presenza e partecipazione, dando voce a esperienze e punti di vista differenti".

"Attraverso questa mostra, il mio intento è costruire un luogo aperto, in cui identità ed esperienze possano incontrarsi, riconoscersi e dialogare. Parlare di attivismo è importante, ma oggi è necessario soprattutto creare contesti reali: luoghi, connessioni e conversazioni capaci di mettere in relazione mondi diversi. Credo profondamente - conclude - nel valore di uno spazio culturale accessibile a tutti, dove le persone possano sentirsi accolte, rappresentate e parte di una comunità." 

La mostra è promossa dal Comune di Milano - Cultura e prodotta dal Padiglione d'Arte contemporanea con Wunderplace Studio, in collaborazione con Orgoglio Porta Venezia Milano e il supporto di Levi's, che attraverso questo progetto rinnova il proprio storico impegno a sostegno della comunità Lgbtqia+ ed è accompagnata da un catalogo edito da Silvana Editoriale. 

fonte: Redazione ANSA    www.ansa.it  RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA - Tutti i diritti riservati