venerdì 28 aprile 2023

Firenze: Palazzo Pitti celebra Eleonora di Toledo, 100 opere in mostra. Dipinti, arazzi, abiti, gioielli, raccontano la corte dei Medici

Oltre 100 opere tra dipinti, disegni, arazzi, abiti, gioielli, pietre preziose per raccontare la vita, la personalità e l'impegno culturale di Eleonora di Toledo, moglie di Cosimo de' Medici.

L'esposizione è visibile dal 7 febbraio al 14 maggio negli spazi del Tesoro dei Granduchi al piano terreno di Palazzo Pitti.

'Eleonora di Toledo e l'invenzione della corte dei Medici a Firenze', è il titolo della mostra suddivisa in sette sezioni. 

Il primo capitolo racconta l'infanzia di Eleonora a Napoli all'inizio del Cinquecento e propone, tra le varie opere, il ritratto di Pedro de Toledo come cavaliere dell'ordine di Santiago, di Tiziano Vecellio. 

Segue la sezione dedicata all'arrivo a Firenze come moglie di Cosimo e quella sugli undici figli della coppia che accoglie il ritratto di Eleonora di Toledo con il figlio Giovanni di Agnolo Bronzino. 

L'esposizione si sofferma poi sull'interesse di Eleonora per l'arte e in particolare per i lavori prodotti dall'Arazzeria medicea: in mostra l'arazzo della bottega di Nicolas Karcher, tessuto da un cartone di Francesco Salviati, Compianto sul Cristo morto. Altre sezioni raccontano della sua influenza sulla trasformazione della moda a Firenze e l'amore per i giardini. L'opera più importante tra le committenze della duchessa fu proprio il Giardino di Boboli. L'ultimo capitolo della mostra è dedicato alla fortuna postuma di Eleonora e al suo lascito culturale: sono qui esposti ritratti come quello attribuito ad Alessandro Allori. 

"Com'è ben noto - ha detto il direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt - la storia dei Medici a Firenze finì con una grande donna, Anna Maria Luisa de' Medici, che il 31 ottobre 1737 firmò il Patto di Famiglia, affinché i tesori artistici e culturali della dinastia non fossero venduti e dispersi nel mondo ma rimanessero in città e in Toscana. Non meno importante fu la sovrana che nel Cinquecento gettò le basi del principato, Eleonora di Toledo, il cui impegno ancor oggi determina il volto di Firenze". (ANSA). 

fonte: Redazione ANSA  www.ansa.it  ANSA RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA - Tutti i diritti riservati

Teatro > Morto Renzo Giacchieri, la nota di cordoglio di Fondazione Arena

Cecilia Gasdia, per tutti i lavoratori e gli artisti della Fondazione Arena di Verona, esprime il più profondo cordoglio per la scomparsa improvvisa di Renzo Giacchieri, docente, regista e Sovrintendente areniano.

Nato a Roma nel 1939 e formatosi culturalmente e professionalmente nella capitale, Renzo Giacchieri ha dedicato tutta la sua vita al teatro e alla musica, arti culminanti nell’Opera, sua vocazione. Impiegato presso la Rai dal 1960 per trent’anni, dal 1979 ne ha diretto la programmazione di musica e teatro di Rai 3. Nello stesso periodo è stato per alcuni anni docente presso il Conservatorio di Santa Cecilia a Roma e, dagli anni ’80, ha intensificato l’attività come regista d’opera, alternandola a diversi incarichi dirigenziali cui è chiamato presso le più importanti istituzioni italiane: Direttore del Festival Puccini di Torre del Lago, Sovrintendente al Teatro di San Carlo di Napoli, Presidente dell’Ente Teatrale Italiano, Commissario Straordinario al Carlo Felice di Genova, Presidente del Conservatorio Dall’Abaco di Verona.

Proprio Verona è stata città adottiva e seconda patria per Renzo Giacchieri, come regista e come dirigente: nel 1981 esordisce in Arena curando la messa in scena di Nabucco (protagonisti Bruson, Dimitrova, Petkov) e tornando nel 1982 per Macbeth; con i complessi areniani realizza la storica produzione en plen air di Aida a Luxor per poi tornare in anfiteatro per l’inaugurazione del Festival 1992 con Don Carlo (seconda e ultima volta del titolo in Arena) con scene di Dante Ferretti e costumi di Gabriella Pescucci. Dal 1982 al 1986 è stato Sovrintendente dell’Ente Lirico Arena di Verona succedendo a Carlo Alberto Cappelli; viene nuovamente nominato nello stesso ruolo dal 1998 al 2002 nell’Ente appena diventato l’attuale Fondazione Arena di Verona.

Verdi e Puccini sono stati gli autori della vita di Renzo Giacchieri, che però vantava una conoscenza enciclopedica e un repertorio sterminato, guide fondamentali delle sue proposte artistiche come Sovrintendente. Diversi i riconoscimenti ottenuti per la sua attività, tra cui i premi Illica, Truffaut, Una vita per la musica. Solo negli ultimi anni ha firmato regie a Caracalla, Trieste, Genova, Salerno, Catania, Torre del Lago, Salisburgo, Siviglia, Tel Aviv, Avenches, Tokyo, San Pietroburgo; ha infine inaugurato la Stagione Lirica 2020 al Teatro Filarmonico con Lucia di Lammermoor di Donizetti, a quarant’anni esatti dal suo esordio sul palcoscenico veronese con la regia della rara Turandot di Busoni.

«A nome di tutti i lavoratori della Fondazione Arena e degli artisti ad essa legati, desidero esprimere il più profondo cordoglio per l’inaspettata scomparsa di Renzo Giacchieri – dichiara il Sovrintendente Cecilia Gasdia. – Al dolore della notizia si aggiunge il mio sgomento personale: solo pochi giorni fa nulla la lasciava presagire. Come molti altri professionisti oggi in carriera, devo moltissimo all’incontro fortunato con la sua persona, estremamente discreta e riservata, eppure attentissima, esigente e arguta. Lui c’è sempre stato, da quel Concorso Callas che fortissimamente volle nel 1980 e che fu per me l’inizio: la sua vicinanza e i suoi consigli vigili sono sempre stati fondamentali, fino alle nostre più recenti collaborazioni in Fondazione. Se ne è andato un uomo di teatro d’altri tempi, un regista di scuola tradizionale ma mai ignaro dei progressi nel mondo dello spettacolo, un uomo di cultura a tutto tondo, di competenza, misura e polso eccezionali. Alle sue nipoti e alle loro famiglie vanno le nostre più sentite condoglianze».

fonte: Di Cronaca di Verona    www.cronacadiverona.com

lunedì 24 aprile 2023

Libri: "Carlo III. Il destino della corona" di Antonio Caprarica

Che tipo di re sarà Carlo? Camilla riuscirà a scrollarsi di dosso il fantasma di Diana? Qual è, oggi, il destino della monarchia?


Principe ribelle. Principe laureato. Principe impiccione. Il povero Carlo . Nel corso dei decenni di attesa che l'hanno reso anche l'«erede dei record», Carlo è stato chiamato in molti modi. Amato e odiato da stampa e sudditi a fasi alterne, tra picchi di straordinaria popolarità e abissi di ostilità e discredito, non si può certo dire che il suo percorso da principe a re sia stato lineare e privo di ostacoli. 

Dall'infanzia, bambino e poi adolescente timido e insicuro, bullizzato dal padre e trascurato dalla madre, alla giovinezza in giro per il mondo in cerca di se stesso, al matrimonio forzato con Diana e l'amore eterno e impossibile con Camilla - in uno dei triangoli amorosi più chiacchierati di sempre - fino alla tragedia che ha gettato l'ombra immortale di Lady Di sulla royal family e segnato per sempre la vita di Carlo e di William e Harry. 

Nel tempo, il principe si è trovato, suo malgrado, ad affrontare molte sfide: la gestione di una famiglia a dir poco disfunzionale, l'educazione dei figli, il duro attacco del secondogenito e della moglie Meghan a una monarchia già indebolita dagli scandali e poi dalla morte di Elisabetta, pilastro che l'ha tenuta in piedi per settant'anni. 

Pagina dopo pagina, Antonio Caprarica ci mostra un sovrano a due facce: il culto del passato e la lungimiranza sull'ambiente, una vita tra i lussi e l'attenzione ai più deboli, la determinazione di un uomo che, in barba a chi lo considera amletico e inconcludente, ha ottenuto il lieto fine salendo al trono al fianco della donna che ha sempre voluto come sua regina. 

Antonio Caprarica è giornalista e scrittore. Dopo la laurea in Filosofia alla Sapienza di Roma con Lucio Colletti, ha iniziato la carriera giornalistica a «L'Unità» ed è stato in seguito condirettore di «Paese Sera». Tra il 1988 e il 1993 è stato corrispondente del Tg1 dal Medio Oriente. Dal 1993 al 2006 è stato a capo dell'ufficio di Corrispondenza della Rai prima a Mosca, poi a Londra e infine a Parigi. Dopo tre anni a Roma come direttore di Radio Uno e dei Giornali Radio Rai, è tornato a lavorare nella sua amata Londra. Con Sperling & Kupfer ha pubblicato molti titoli, tra i quali ricordiamo Dio ci salvi dagli inglesi... o no!? (2006), che ha ottenuto il Premio Gaeta per la letteratura di viaggio, La ragazza dei passi perduti (2006); Com'è dolce Parigi... o no!? (2007); Gli italiani la sanno lunga... o no!? (2008); Papaveri & papere. Breve storia universale delle gaffes dei potenti (2009); I Granduchi di Soldonia (2009); C'era una volta in Italia. In viaggio fra patrioti, briganti e principesse nei giorni dell'Unità (2010); Oro, argento e birra. Le Olimpiadi di Londra (2012); La classe non è acqua (2012); Ci vorrebbe una Thatcher (2012); Il romanzo dei Windsor. Amori, intrighi e tradimenti in trecento anni di favola reale (2013) e  Il romanzo di Londra. Storie, segreti e misfatti di una capitale leggendaria (2014). Vincitore di numerosi premi di giornalismo tra i più prestigiosi (Ischia, Fregene, Val di Sole), collabora con vari quotidiani e periodici.

fonte: www.lafeltrinelli.it

L'arte di Francesco Vezzoli al Palazzo delle Esposizioni a Roma.Vita Dulcis, le opere contemporanee ridanno vita al passato

ROMA - E' il Palazzo delle Esposizioni di via Nazionale a Roma a ospitare dal 22 aprile al 27 agosto "Vita Dulcis, paura e desiderio nell'Impero Romano", la mostra di Francesco Vezzoli, presentata alle Terme di Diocleziano del Museo Nazionale Romano. Curata dall'artista e da Stéphane Verger, direttore del Museo Nazionale Romano, e promossa dal ministero della Cultura, l'esposizione raccoglie in sette sale, ognuna dedicata a un aspetto peculiare della storia dell'Impero Romano, le opere di Vezzoli, artista capace di mettere in dialogo l'arte antica con le simbologie di oggi in un percorso che accosta arte contemporanea, archeologia e cinema.

Da sempre l'artista rivolge il suo interesse al passato, connettendolo al presente in un gioco di riferimenti e mescolanze tra cultura pop, fugace ed emotiva, e cultura classica, eterna e solenne. La mostra, pensata e autoprodotta per il Palazzo delle Esposizioni, unisce l'arte contemporanea con la storia romana attraverso le opere provenienti dalle sedi del Museo Nazionale Romano e in particolare dai depositi, ricchi di opere artistiche. 

"Vita dulcis inaugura il nuovo corso del Palazzo delle Esposizioni - ha dichiarato Marco Delogu, presidente di Azienda Speciale Palaexpo alla presentazione - e ne rilancia il ruolo come punto di riferimento per la produzione e ideazione di progetti espositivi inediti, volti a riportare Roma al centro della scena culturale internazionale del contemporaneo". "Grazie alla collaborazione con l'Azienda Speciale Palaexpo - ha commentato Stéphane Verger, direttore del Museo Nazionale Romano - il pubblico scoprirà, accanto ad alcuni dei capolavori noti del museo, molti oggetti poco conosciuti o addirittura mai visti, che abbiamo tirato fuori dagli ingenti depositi per l'occasione della mostra". 

I depositi "riscoperti" prendono un significato particolare proprio grazie alla visione artistica di Francesco Vezzoli, che proietta gli oggetti antichi in una prospettiva contemporanea: le opere e i reperti dell'arte classica romana rivivono in un percorso espositivo privo di quella "freddezza" di molte esposizioni museali, e che restituiscono al visitatore l'intensità vitale e l'umanità che questi reperti sanno suscitare, immergendoli in un allestimento scenografico suggestivo e inaspettato. In quest'esposizione Vezzoli reinterpreta alcune iconiche sculture romane, immerse in una dimensione installativa, suggestiva e teatrale, disegnata dall'artista Filippo Bisagni, ed esaltati da un gioco di luci e ombre, realizzato da Luca Bigazzi. (ANSA). 

fonte: di Ida Bini www.ansa.it  ANSA RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA - Tutti i diritti riservati

Eleonora Abbagnato Presidente di Giuria del Concorso Internazionale di Danza Spoleto

Si inizia a respirare aria di Danza a Spoleto,  la prima notizia è quella di annunciare Eleonora Abbagnato, étoile dell’Opera di Parigi, direttore del corpo di ballo e della scuola di ballo del Teatro dell’Opera di Roma,  come presidente della giuria del Concorso Internazionale di Danza di Spoleto, Direttore Artistico Irina Kashkova e Direttore organizzativo Paolo Boncompagni

Venerdì 28 aprile sarà presentata alla stampa la 31esima edizione dell’International Dance Competition ma, già da settimane, all’interno dei percorsi meccanizzati della città, sono stati istallati i pannelli che promuovono la manifestazione che si terrà al Teatro Gian Carlo Menotti dal 2 al 6 maggio.

A giudicare, personalità di spicco del mondo coreutico: Paola Jorio, Direttrice della Scuola del Balletto di Roma, Francesco Ventriglia, Direttore Artistico del Centro Coreografico di Sydney, Renato Zanella, Direttore Artistico del Balletto Nazionale Sloveno, Clotilde Vayer, Direttrice del Corpo di Ballo del Teatro San Carlo di Napoli, e Lukas Timulak, coreografo di fama internazionale. Per il Premio della Critica Sara Zuccari, giornalista, storica, critica di danza per Tgcom24 Mediaset e Direttrice del Giornale della Danza.

Come sempre una settimana intensa per i giovani danzatori che arriveranno da tutto il mondo per partecipare all’unico Concorso italiano riconosciuto a livello Internazionale e inserito nella rosa delle competizioni più blasonate dell’International Federation of Ballet Competition.

“Il prestigio del nostro concorso è dovuto anche alla commissione giudicatrice. Da sempre l’IDC Spoleto prevede una giuria internazionale – spiega il Direttore Artistico Irina Kashkova, con Presidente rigorosamente Italiano, che esaminerà i giovani danzatori secondo un programma di fasi eliminatorie, semifinali e finali per arrivare al momento della consegna dei premi e all’esibizione dei vincitori nel Gran Gala di chiusura del sabato.”

fonte:  Redazione https://giornaledelladanza.com