lunedì 2 marzo 2026

Mostre: a Roma 140 scatti ripercorrono la carriera di Doisneau

Il grande fotografo Robert Doisneau sarà protagonista della più grande retrospettiva mai dedicatagli in Italia, al Museo del Genio di Roma. I 140 scatti in mostra raccontano la Parigi più autentica, tra poesia e vita quotidiana.

Con il suo bianco e nero delicato e ironico, Robert Doisneau ha saputo trasformare la quotidianità in un racconto universale, restituendo poesia e dignità ai gesti più semplici. 

Maestro indiscusso della fotografia del Novecento e narratore silenzioso dell’anima urbana, l'autore parigino sarà protagonista della più grande retrospettiva mai dedicatagli in Italia, ospitata al Museo del Genio di Roma dal 5 marzo al 19 luglio.

La mostra accompagnerà il pubblico in un viaggio nella Parigi più autentica e vissuta: operai all’uscita dalle fabbriche, bambini intenti a giocare sui marciapiedi, coppie innamorate nei bistrot o agli angoli delle strade, frammenti di vita quotidiana trasformati in immagini senza tempo.

ROBERT DOISNEAU IN MOSTRA A ROMA

In mostra anche Le Baiser de l’Hôtel de Ville, lo scatto del 1950 diventato icona globale dell’amore e della libertà. Ma l’esposizione va ben oltre quella fotografia entrata nella storia: più di 140 opere accompagnano il visitatore lungo tutta la carriera dell’autore, dagli anni Trenta alle immagini più mature. Emergono così personaggi eccentrici, portinai curiosi, studenti distratti, cani improbabili e scene di strada cariche di umorismo e tenerezza. Fotografie come Un chien à roulettes, La concierge aux lunettes e L’information scolaire rivelano la straordinaria capacità di Doisneau di cogliere l’attimo prima che svanisca.

LA VITA DI ROBERT DOISNEAU

Prima di diventare il poeta visivo della Parigi del dopoguerra, Doisneau attraversò un percorso umano e professionale tutt’altro che lineare. Nato nel 1912 a Gentilly, nella periferia sud della capitale francese, rimase presto orfano e crebbe in un ambiente severo che contribuì a sviluppare in lui uno sguardo attento agli ultimi e agli invisibili. Studiò incisione litografica all’École Estienne, ma fu la fotografia a conquistarlo definitivamente negli anni Trenta, quando iniziò a lavorare come fotografo industriale per la Renault. Licenziato per la sua cronica impuntualità, trasformò quell’episodio in un’opportunità, dedicandosi alla strada e alla vita reale. Durante la Seconda guerra mondiale partecipò alla Resistenza falsificando documenti, esperienza che rafforzò il suo legame con la gente comune. Nel dopoguerra collaborò con importanti riviste come Vogue e Life, mantenendo però sempre uno stile libero, empatico e profondamente umano.

[Immagine in apertura: Robert Doisneau, Le baiser de l’Hôtel de Ville, 1950. Stampa fine art su carta ai sali d’argento da negativi originali, 50x40 cm © Atelier Robert Doisneau]

fonte: https://arte.sky.it 

Moda: Il PhotoVogue Festival approda alla Biblioteca Nazionale Braidense. Decima edizione del primo festival di fotografia di moda consapevole

Per la prima volta ospitato negli spazi della Biblioteca Nazionale Braidense, torna a Milano per la sua decima edizione il PhotoVogue Festival, in programma dall'1 al 4 marzo. 

Il tema scelto per l'edizione 2026 del primo festival di fotografia di moda consapevole, che unisce etica ed estetica - Women by Women - celebra i molteplici modi in cui le donne esprimono, rappresentano e immaginano se stesse, evidenziando come conquiste sociali un tempo sicure oggi possano essere minacciate.

"In un momento in cui i diritti e l'identità delle donne sono sempre più contestati - sottolinea Alessia Glaviano, Head of Global PhotoVogue and Festival Director - questa edizione di PhotoVogue Festival afferma la visione femminile come una forza potente, a sé stante, plurale, dinamica e libera di plasmare la propria narrativa".

    Il Festival è organizzato in collaborazione con la Pinacoteca di Brera e la Biblioteca Nazionale Braidense ed è patrocinato dalla Camera Nazionale della Moda Italiana.

fonte: Redazione ANSA  www.ansa.it   RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA - Tutti i diritti riservati    

Sky Arte: "Gian Paolo Barbieri: L'uomo e la bellezza" La storia del fotografo Gian Paolo Barbieri

La parabola biografica di uno dei grandi maestri della fotografia italiana è al centro del documentario Gian Paolo Barbieri. L'uomo e la bellezza, che delinea in modo autentico e diretto i sessant’anni di una carriera straordinaria, tra moda, teatro e cinema. In onda – in prima visione – su Sky Arte, il biopic raccoglie immagini e testimonianze di stilisti, modelle, critici d’arte e, soprattutto, dello stesso Barbieri, per tratteggiare un percorso artistico unico nel suo genere.

Attraverso il suo obiettivo, Barbieri riesce a catturare l'essenza dei suoi soggetti e, dimostrando una grande familiarità con i tessuti e gli abiti, sfrutta questa affinità per ridefinire l'immagine della moda con i suoi scatti. 

Il documentario diretto da Emiliano Scatarzi esplora l'influenza di Barbieri sulla moda e sull'arte contemporanea, evidenziando come il fotografo milanese abbia saputo integrarsi nel processo creativo del mondo del fashion, fino a collaborare con Valentino, Versace e Armani e molti altri stilisti di primissimo piano.

I numerosi scatti e il materiale d’archivio contribuiscono a rendere Gian Paolo Barbieri. L'uomo e la bellezza la perfetta testimonianza di un innato talento di questo grande fotografo: il saper cogliere la bellezza e inserirla in un contesto ricco di significati, sempre al fine di ispirare le generazioni di fotografi presenti e future.

fonte: https://arte.sky.it 

Libri: "Le simmetrie nascoste. Perché la fisica è alle radici dell'intelligenza artificiale di oggi e di domani" di Giorgio Parisi

I sistemi semplici si somigliano tutti, ogni sistema complesso è complesso a modo suo. Così, parafrasando l'incipit di "Anna Karenina", Giorgio Parisi - premio Nobel per la Fisica nel 2021 proprio «per contributi rivoluzionari alla teoria dei sistemi complessi» - introduce la sua visione della complessità, che non è una nuova scienza, ma «un modo nuovo e diverso di guardare la natura».

In questo libro, Parisi mostra il cammino che, a partire dalla nascita della fisica statistica nell'Ottocento, e dunque dall'introduzione della probabilità nelle leggi fisiche, ha condotto allo studio e alla descrizione matematica dei «comportamenti collettivi emergenti», quelli cioè che compaiono solo se il numero di agenti coinvolti (elettroni, molecole, neuroni, individui...) è elevato, e quindi non è possibile capirli guardando al comportamento dei singoli elementi. 

È l'ambito di fenomeni come la magnetizzazione dei vetri di spin, leghe metalliche composte per esempio da una piccola percentuale di ferro diluita in oro. Le scoperte di Parisi in un campo così lontano dall'esperienza comune non solo gli hanno fatto vincere il Nobel, ma hanno condotto allo sviluppo di tecniche fondamentali nel mondo di oggi, per l'ottimizzazione delle risorse, per la gestione delle reti, e soprattutto nell'intelligenza artificiale, dalle prime reti neurali ai Large Language Models e oltre, a cui sono dedicati gli ultimi capitoli del libro. 

Il racconto di Parisi è una dichiarazione di fiducia nella scienza pura, guidata dalla pura curiosità: è giusto, è bello affrontare problemi scientifici per il gusto di farlo, non per le presunte ricadute pratiche (che magari ci saranno lo stesso, per le vie più impreviste). Ma la sua fiducia non è cieca: le pagine finali esaminano i tanti rischi dell'intelligenza artificiale, a partire da quello, molto concreto, del monopolio, e indicano alcune possibili vie per una scienza e una tecnologia al servizio dell'umanità. 

Giorgio Parisi, premio Nobel per la fisica 2021, è un fisico e accademico italiano, attivo in fisica teorica, soprattutto nel campo della fisica statistica e in teoria dei campi.
Nato a Roma, si è laureato in fisica nel 1970 all'Università La Sapienza, sotto la guida di Nicola Cabibbo, con una tesi sul bosone di Higgs. È stato ricercatore del CNR e dell'Istituto nazionale di fisica nucleare (INFN); ha lavorato presso la Columbia University (1973-74), l'Institut des Hautes Études Scientifiques (1976-77) e l'École Normale Superieure di Parigi (1977-78). 

fonte: www.ibs.it 

Libri: "Inside out. La mia storia" di Demi Moore

"La mia storia è soltanto mia; sono l'unica che ne ha vissuto ogni istante, e ho deciso di rivendicare il diritto di raccontarla alle mie condizioni." Negli anni Ottanta e Novanta, Demi Moore si trova all'apice di una carriera straordinaria: è protagonista di film di enorme successo e delle copertine delle riviste più vendute, e sulla bocca di tutti ci sono i suoi cachet milionari e la sua vita privata. 

Ma dietro all'immagine patinata della star, si nasconde una donna in lotta con i fantasmi del passato (un'infanzia vagabonda in balia di genitori inadeguati, una madre alcolizzata, la violenza subita da ragazzina) e del presente (la dipendenza prima dalla droga e poi dall'alcool, il rapporto complicato con il proprio corpo). 

Oggi una delle star più amate di Hollywood ha deciso di affrontarli uno per uno in un racconto onesto e senza censure: quello di una vita da romanzo, segnata da grandi successi e profondissimi baratri. La vicenda di una donna che ha imparato faticosamente ad accettare le proprie debolezze per diventare finalmente padrona della propria storia. Che in un certo senso appartiene anche a ciascuno di noi: perché "tutti noi soffriamo, tutti noi trionfiamo e tutti noi possiamo scegliere che valore dare sia alle vittorie sia alle sconfitte". 


Demi Moore,
nome d'arte di Demetria Gene Guynes, attrice statunitense. Infanzia e adolescenza turbolente, prima della liberazione da droga e alcol, lanciata dal successo internazionale Ghost - Fantasma (1990) di J. Zucker e da una serie di servizi fotografici per riviste maschili, diviene un'icona sexy degli anni '90. Interprete di non eccelse capacità attoriali, sposata dal 1987 al 2000 con l'attore B. Willis, sceglie con furbizia ruoli che esaltano la sua bellezza: da Proposta indecente (1993) di A. Lyne, in cui è una moglie innamorata ma pronta all'avventura extraconiugale attratta dall'odore dei soldi, a Rivelazioni (1994, dal romanzo di M. Crichton) di B. Levinson, film in cui, grazie alla sua interpretazione nel ruolo di una capoufficio senza scrupoli, si rovesciano i canoni narrativi delle molestie sessuali nel mondo del lavoro. Nel 1996 suscitano un grande battage pubblicitario le sue svestizioni in Striptease, mediocre film di A. Bergman, e nel 2000 è in Passion of Mind di A. Berliner. In Bobby (2006) di E. Estevez risalta la sua interpretazione di una cantante alcolizzata.

fonte: www.lafeltrinelli.it