lunedì 19 luglio 2021

Arte: Marina Abramović, trovate muri da attraversare


Marina Abramović, trovate muri da attraversareRIPRODUZIONE RISERVATA
 Roma: Artista al MAXXI, arte è ossigeno società, ora è tempo di agire.

 "Voglio dire ai giovani artisti di non preoccuparsi delle opinioni altrui e di seguire il proprio cuore: fatevi sorprendere dal mondo e trovate muri da attraversare": è un invito all'azione e a un'arte necessariamente 'militante' quello che Marina  Abramović ha rivolto ieri sera al pubblico del MAXXI di Roma, nel corso di una conversazione con il direttore artistico del museo Hou Hanru. 

 In un completo scuro sobrio ma con qualche trasparenza, appassionata, ironica e carismatica, l'artista è salita sul palcoscenico estivo del museo per raccontarsi di fronte a una platea composta per lo più da giovani, nell'ambito di un evento sold out organizzato in occasione della mostra "Più grande di me.

Voci eroiche dalla ex-Jugoslavia" allestita fino al 12 settembre, in cui è presente la sua celebre opera "Rhythm 0" del 1974. "L'arte deve essere ossigeno per la società, deve porre le giuste domande, non essere un bene di consumo. Abbiamo tutti delle responsabilità, ora è tempo di agire", ha detto l'artista, dopo essere stata accolta e introdotta dalla presidente della Fondazione MAXXI, Giovanna Melandri. "Ognuno ha la propria storia e più si va in profondità dentro se stessi e più arriva il messaggio. Per produrre cambiamenti dentro le persone c'è bisogno di grandi tragedie. La pandemia è stata una catastrofe che ha colpito tutti e ha prodotto un impatto forte a livello di coscienza del pianeta. Abbiamo compreso quanto siamo fragili e mortali e quanto siamo incapaci di resistere alla sofferenza".

Tanti i temi affrontati nel corso della serata, a cominciare dal rapporto privilegiato con il nostro Paese, "conosciuto a 14 anni con mia madre che mi ha portato a Venezia: io che venivo dal comunismo, di fronte a tanta bellezza mi sono messa a piangere", ha detto l'artista serba naturalizzata statunitense, che nel 2023 presenterà la mostra personale "After Life" alla Royal Academy e sarà la prima artista donna nei 250 anni di storia dell'Istituzione a occupare l'intero spazio della galleria con il suo lavoro. 

"Ma l'Italia è stata fondamentale anche per dare slancio alla mia carriera: a Milano ho fatto la mia prima mostra internazionale. Ero così arrabbiata per il modo in cui la performance era recepita, come se fosse qualcosa di stupido e ridicolo, soprattutto nel mio Paese. Volevo dimostrare che era altro e, dopo 50 anni nella performance art, ora posso dire anche io quello che affermava Gandhi: prima mi hanno ignorato, poi mi hanno deriso, poi mi hanno combattuto ma alla fine ho vinto". 

E sempre all'Italia è legata l'opera "Rhythm 0" esposta al MAXXI (nella mostra 100 opere di 60 artisti originari dei diversi paesi della ex Jugoslavia, che rileggono la storia balcanica attraverso i gesti di eroi quotidiani), una delle sue performance più estreme, presentata a Napoli, nel 1974, nello Studio Morra: "Con quella performance ho capito che il pubblico può ucciderti. All'epoca ero molto radicale, pronta addirittura a morire", ha spiegato l'artista premiata con il Leone d'Oro alla Biennale di Venezia nel 1997. 

"Il concept di Rhythm 0 era semplice: non dovevo fare niente, solo essere presente nello spazio. Avevo scritto su un foglio che ero un oggetto e volevo vedere fino a che punto si sarebbe spinto il pubblico in un tempo di 6 ore. Su un tavolo c'erano 72 oggetti, di piacere e di dolore: una rosa, una piuma, un pezzo di pane accanto a coltelli, catene, forbici e una pistola con un proiettile. A poco a poco c'è stata una escalation di eventi, fino ad arrivare ad atteggiamenti aggressivi e intimidatori. Io non dovevo reagire, ero concentrata al 100%: ero diventata la proiezione di 3 immagini, madre, Madonna e prostituta. Di notte, quando la performance è finita, tutti scapparono via senza avere il coraggio di guardarmi negli occhi".

Divenuta un'icona per la sua capacità di esplorare i propri limiti fisici e mentali, Marina Abramović non smette di sperimentare: ulteriore prova è l'ultimo lavoro, "7 Deaths of Maria Callas", dedicato alla grande cantante ("il mio lavoro mi ha salvato, il suo no, perché la Callas è morta di crepacuore per il suo amore per Onassis", ha detto), che presto sarà in tournée e a maggio sarà presentato al San Carlo di Napoli, del quale ieri sera ha presentato un breve estratto. 

"Non amo lavorare nello studio, le idee vengono dalla vita. Per conoscere i miei limiti fisici, concentrarmi e meditare ho viaggiato tanto" ha proseguito. "Mi piacciono luoghi senza elettricità e senza coca cola: per questo sono andata dagli aborigeni australiani e ho studiato la cultura tibetana. Nella performance l'arte è immateriale, non si appende al muro: ha a che vedere con l'esperienza, con uno scambio di energia". L'impegno ora è tutto rivolto ai giovani, con l'attività del MAI (Marina Abramović Institute), una piattaforma per il lavoro immateriale e di lunga durata: "Il mio lavoro è il pubblico stesso, l'Istituto nasce per preservare l'arte performativa e insegnare ai giovani artisti come realizzarla".

Non è mancato nel corso della serata il ricordo di Ulay, l'artista scomparso nel 2020 con il quale Abramović ha condiviso lunghi anni di vita e lavoro: "Ci siamo lasciati sulla Muraglia Cinese dopo aver percorso oltre 2000 km: è stata una separazione dura, siamo finiti anche in tribunale, ma perdonarlo è stata una benedizione. Quando nel 2010 si è seduto davanti a me al MOMA la mia vita mi è passata davanti e io ho deciso di toccargli le mani", ha detto ricordando l'esperienza radicale di "The Artist is Present" al museo newyorchese, nella quale per 7 ore rimase seduta al cospetto di una sedia vuota, aspettando che si sedesse il pubblico.

fonte: Di Marzia Apice www.ansa.it RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA 

UK: Liz Truss urged ‘do better’ on LGBT+ rights by Trades Union Congress and its 5 million members


Liz Truss arriving at Downing Street in March 2020 (Wiktor Szymanowicz/NurPhoto/Getty)
 The UK’s top trade unions are calling on Liz Truss for an “urgent reset” in her approach to LGBT+ rights after the government’s decision to disband its LGBT Advisory Panel.

 

The Trades Union Congress (TUC) and general secretaries of more than 39 British trade unions, who collectively represent more than five million union members, forcefully condemned Truss’ equalities office for its “inaction” on tackling discrimination and harassment faced by LGBT+ people.

In an open letter on Monday (19 July), the unions urge the equalities minister to back an inclusive culture that “supports LGBT+ people’s safety and dignity”, saying: “The UK can do better.”

Their calls for action follow the collapse of the government’s LGBT Advisory Panel after several members resigned accusing the Conservatives of creating a “hostile environment” for LGBT+ people in the UK.

“We call for the recruitment of a new LGBT Advisory Panel, with a clear mandate and trade union representation,” reads the letter, shared with i.

“We add our voices to those calling for an immediate ban on all forms of conversion therapy, and for a simplified, free, statutory gender-recognition process, based on self-declaration.

“We look to the Government not only to promote equality and eliminate discrimination against LGBT+ people but also to take a principled lead in building an inclusive culture in words and deeds that supports LGBT+ people’s safety, dignity and equality so that LGBT+ people can thrive and live authentically.

“The UK can do better. Let’s lead the world in LGBT+ equality once again.”

Truss’ repeated attacks have ‘dismayed’ many in the LGBT+ community

Truss told MPs that the LGBT Advisory Panel was disbanded after a “fundamental disagreement” over members’ support for gender recognition law reforms.

The Conservatives have now scrapped all plans to reform the “dehumanising” gender recognition process, despite polling persistently proving that the majority of the British public supports it.

Earlier this year Truss indicated the government may be dropping its long-promised LGBT Action Plan, saying that delivering on the progressive pledges laid out in 2018 was no longer a “priority”. She’s also urged all government departments to pull out of a major Stonewall employment scheme promoting LGBT+ inclusion.

Truss drew further ire when the government’s Equality and Human Rights Commission controversially backed the appeal of Maya Forstater, a woman who tried to convince an employment tribunal that her anti-trans views should be a protected “philosophical belief”. A judge has since ruled that Forstater’s “gender critical” opinions are protected in law.

Union leaders, including Unite’s Len McCluskey and NEU’s Mary Bousted, told i these moves have “dismayed” many in the LGBT+ community and sent out a worrying message to wider society.

They shared findings that show nearly two in five LGBT+ people have faced homophobia in the workplace, highlighting the concern many feel about returning to this toxic working culture after COVID restrictions lift on Monday.

“The government’s botched back-to-work guidance is going to place many frontline workers in a very difficult and vulnerable position,” said TUC general secretary Frances O-Grady.

“Take the issue of face coverings. Staff will be asked to recommend customers wear masks in shops and on public transport – but will no longer have the law to back them up.

“For those who have experienced aggression and harassment from customers in the past – as many LGBT workers have – that is a really worrying prospect.”

An Equality Hub spokesperson said: “We have already engaged widely with businesses to understand the experiences of LGBT employees, meeting representatives from over 150 organisations, including SME leaders from diverse sectors, and will shortly announce how we will further tackle workplace discrimination.

“The government remains committed to ensuring every workplace is an inclusive space where everyone has the opportunity to reach their full potential.”

source: Emma Powys Maurice    www.pinknews.co.uk

Cinema: Venezia78. 'Madres paralelas' il nuovo film di Almodovar aprirà la kermesse

Nel titolo sembra tornare quel racconto del "materno" caro al regista spagnolo.

Il tema sembra già contenuto nel titolo dove c'è di nuovo la suggestione del racconto "materno", di nuovo alla Mostra del cinema di Venezia. 'Madres paralelas' è la nuova pellicola di Pedro Almodóvar e aprirà la 78esima edizione della kermesse al Lido dall'1 all'11 settembre 2021. 

Il bellissimo "Tutto su mia madre" del 1999 non è mai stato spiritualmente lontano, in mezzo tra gli altri, il Leone alla carriera nel 2019 e l'anno scorso il 'The human voice', interessante documentario in lingua originale. Nel cast l'immancabile Penélope Cruz, insieme a Milena Smit, Israel Elejalde, Aitana Sánchez-Gijón, e con la partecipazione di Julieta Serrano e Rossy de Palma. Almodovar deve molto alla Mostra della laguna e in molti già attendono di rivederlo: "Nasco come regista proprio a Venezia nel 1983, ha dichiarato Pedro Almodóvar, nella sezione Mezzogiorno Mezzanotte. 

Trentotto anni dopo vengo chiamato a inaugurare la mostra. Non riesco ad esprimere la gioia, l'onore e quanto questo rappresenti per me senza cadere nell'autocompiacimento. Sono molto grato al festival per questo riconoscimento e spero di esserne all'altezza". Il direttore del Festival, Alberto Barbera, dichiara: "Sono grato a pedro Almodóvar per averci offerto il privilegio di aprire la mostra del cinema con il suo nuovo film, ritratto intenso e sensibile di due donne che si misurano con i temi di una maternità dai risvolti imprevedibili, della solidarietà femminile, di una sessualità vissuta in piena libertà e senza ipocrisie, sullo sfondo di una riflessione sulla necessità ineludibile della verità, da perseguire senza esitazioni. 

Un graditissimo ritorno a venezia in concorso per il nostro leone d'oro alla carriera nel 2019, a molti anni di distanza dal successo di donne sull'orlo di una crisi di nervi, che segnò la sua definitiva affermazione in ambito internazionale". Madres paralelas è prodotto da El Deseo e distribuito in italia da Warner bros. Pictures. Sarà proiettato mercoledì 1 settembre 2021 nella sala grande del Palazzo del cinema (Lido di Venezia), nella serata di apertura. La notizia è appena arrivata e già non vediamo l'ora di vederlo. 

fonte:   www.rainews.it

domenica 18 luglio 2021

Emmy Awards 2021: cinque serie Tv - tra quelle con più nomination - da rivedere adesso

Gli Oscar della TV 2021 si preparano ad entrare nella storia: gli ultimi dodici mesi, d’altronde, hanno vissuto una vera e propria impennata di qualità e quantità dei racconti seriali, soprattutto sulle piattaforme streaming. 

Gli Emmy Awards (con cerimonia il 19 settembre al Microsoft Theater di Los Angeles) promettono davvero scintille e la competizione sembra davvero agguerrita. 

In cima alla lista Sarà una stagione speciale quella dei premi alle serie Tv perché in lizza ci sono vere chicche e piccoli capolavori. Noi tra le candidature agli Emmy 2021 abbiamo scelto 5 fiction che - se per errore aveste perso - è il momento di recuperare subito dei nominati spiccano – a parimerito con 24 candidature – The Crown e The Mandalorian.

Non stupisce, d’altronde, che le maratone nerd imperversino, soprattutto con l’avvento di Disney+ e dell’universo Marvel inaugurato con WandaVision (23 nomination) e poi declinato con The Falcon and The Winter Soldier e Loki. Nessuna sorpresa per La regina di scacchi (18 nomination), autentico gioiellino, a differenza della comedy sportiva Ted Lasso (20 nomination), che ha già guadagnato un numero incredibile di riconoscimenti.

Per prepararsi alla serata, ecco cinque serie da rivedere e riscoprire:

Olivia Colman, La Regina Elisabetta in The Crown 
© Ollie Upton
UNO. THE CROWN 4 (Netflix)

 The Crown 4 che ha il numero maggiore di nomination dell’edizione 2021 (ventiquattro, per l’esattezza, in ex equo con The Mandalorian), vanta probabilmente un cast corale da record perché tutti i principali interpreti si sono guadagnati una candidatura. Giusto in tempo, è il caso di aggiungere, perché la quinta stagione, come da tradizione, cambia totalmente i volti degli attori. 

La produzione vuole infatti che incarnino al meglio la fase successiva della vita della Regina Elisabetta II e della sua famiglia. La sovrana stavolta è interpretata dal Premio Oscar Olivia Colman, in lizza per l’ambita statuetta contro la “nuora” e new entry Emma Corrin (Lady Diana, prima di riunirsi al “figlio” Josh O’Connor, anche lui nominato nella propria categoria, per Mothering Sunday (presentato dal promettente attore al Festival di Cannes 2021. In concorso anche il “marito” Filippo (Tobias Menzies), la “sorella” Margaret (Helena Bonham Carter), l’attuale “nuora” Camilla (Emerald Fennell) e il Primo Ministro Margaret Thatcher (Gillian Anderson).

L’atmosfera royal ricostruita nei minimi dettagli conquista non solo i fan degli intrighi di corte perché è un prodotto confezionato alla perfezione. 

Regé-Jean Page e Phoebe Dynevor in Bridgerton

© LIAM DANIEL/NETFLIX

 DUE. BRIDGERTON (Netflix)

 Bridgerton, tratto dai bestseller di Julia Quinn, conquista dodici nomination con la prima stagione (quattro sono già in produzione, più un prequel sulla Regina Charlotte.

Il merito va in gran parte all’ex sconosciuto e oggi super star Regè-Jean Page, già in lizza per il prossimo James Bond. Nella calzamaglia del duca di Hastings ha trasformato il classico dramma in costume in una sexy soap opera, come da tradizione della sua creatrice Shonda Rhimes (Grey’s Anatomy). 

Nel cuore di quest’impenitente libertino fa breccia Daphne (Phoebe Dynevor) la figlia maggiore del Visconte Bridgerton, uno degli uomini più illustri dell’aristocrazia britannica dell’Ottocento. Abiti da sogno (7500 in totale per dieci puntate, gioielli iconici e location mozzafiato, il tutto mescolato da relazioni proibite, piccanti e blasonate. È il classico guilty pleasure TV di cui non si può fare a meno.

 

TRE. THE HANDMAID’S TALE 4 (TIMVision)

Con 21 nomination, The Handmaid’s Tale 4 mette in scena la sua rivoluzione contro il regime dittatoriale di Gilead che riduce le donne a schiave sessuali. Tratto dal romanzo omonimo di Margaret Atwood, l’adattamento tv diventa autonoma fin dal secondo capitolo per poi arrivare al quarto generato dal caos. Quando June (Elisabeth Moss) scappa dalla schiavitù e dal ruolo d’ancella per approdare in Canada i suoi aguzzini la seguono, in uno strano gioco di alleanze. Nonostante la stagione giri un po’ a vuoto, l’impatto simbolico del racconto resta talmente potente e tristemente attuale da restare un cult.

 

QUATTRO. OMICIDIO A EASTtOWN (NOW)

La divina Kate Winslet si spoglia di ogni forma di vanità nella miniserie Omicidio a Easttown, dove interpreta un detective di un paesino sperduto nel cuore degli Stati Uniti. A dire la verità nei paraggi non succede mai niente di eclatante, almeno finché un’adolescente viene uccisa e la comunità inizia a guardare con sospetto chiunque possa essere lontanamente coinvolto nella vicenda. Mare ha famiglia numerosa e disfunzionale: l’ex marito sta per risposarsi, suo figlio si è ucciso e le ha lasciato la custodia di un bambino (la madre, interpretata da Sosie Bacon, figlia del divo di Footloose, è una tossica), l’altra figlia ha uno spirito ribelle mentre la mamma ha un caratterino a dir poco ingestibile. Alle beghe domestiche s’intrecciano i rapporti lavorativi a volte tesi e logoranti. Con 16 nomination all’attivo, resta un progetto fuoriclasse.

CINQUE. POSE (Netflix)

Uno dei progetti più strepitosi firmati da Ryan Murphy (papà di serie come Hollywood, e Ratched) si chiama Pose

Agli Emmy 2021 ha fatto la storia perché per la prima volta un’attrice transgender (la strepitosa MJ Rodriguez) riceve una categoria come miglior attrice protagonista. Per la cronaca, in lizza nella categoria maschile, una vera icona, Billy Porter, novella fata madrina del nuovo live action Cenerentola (dal 3 settembre su Amazon Prime Video). Questo spettacolare spaccato sulla comunità dei balli newyorkesi LGBT+ negli Anni Ottanta merita davvero un addio con i fiocchi.

fonte:   www.vogue.it

Serie Tv: Emmy Awards nomination, The Crown e The Mandalorian in testa. Candidati Grant e Winslet

Sono state annunciate le candidature di chi si sfiderà nella corsa per accaparrarsi i più importanti premi televisivi statunitensi. In testa ci sono The Crown, The Mandalorian, Ted Lasso e WandaVision. Hugh Grant e Kate Winslet sono candidati per Miglior attore e attrice in una miniserie, rispettivamente per The Undoing e Omicidio a Easttown. Ecco la lista completa delle principali nomination dell’edizione 2021 degli Emmy Awards, la cui premiazione si terrà il 19 settembre

Le nomination agli Emmy Awards 2021 sono state annunciate e per molti dei titoli e dei nomi di attori in lizza c'era da aspettarselo: Hugh Grant e Kate Winslet sono stati candidati per Miglior attore e attrice in una miniserie, rispettivamente per The Undoing e Omicidio a Easttown; il dramma storico The Crown targato Netflix e la seconda stagione di The Mandalorian di Disney+ si sono imposti, facendo un bell'asso piglia tutto di candidature (24 nomination a testa)...

Ma i titoli che più ci hanno appassionato in pandemia non si esauriscono qui: 23 nomination vanno a WandaVision della Marvel e 20 a Ted Lasso, la serie comedy a tema calcistico firmata Apple Tv+.
Anche Bridgerton, The Handmaid’s Tale e Pose si sono imposte, accaparrandosi non poche candidature.

La prima donna transgender a essere nominata in una categoria attoriale principale.  

Per quanto riguarda Pose, una delle protagoniste è la prima donna transgender a essere nominata in una categoria attoriale principale. Mj Rodriguez quindi gareggia assieme ad altre colleghe attrici per ricevere il riconoscimento alla Miglior attrice protagonista in una serie drammatica. 

La cerimonia di premiazione è prevista per il 19 settembre e a condurla ci sarà l’attore comico Cedric The Entertainer.

Ecco la lista delle principali nomination dell’edizione 2021 degli Emmy Awards:

Candidature dell’edizione 2021 degli Emmy Awards

Miglior serie drammatica

The Boys
Bridgerton
The Crown
The Handmaid’s Tale
Lovecraft Country
The Mandalorian
Pose
This Is Us

Miglior attrice protagonista in una serie drammatica

Uzo Aduba (In Treatment)
Olivia Colman (The Crown)
Emma Corrin (The Crown)
Elisabeth Moss (The Handmaid’s Tale)
Mj Rodriguez (Pose)
Jurnee Smollett (Lovecraft Country)

Miglior attore protagonista in una serie drammatica
Sterling K. Brown (This Is Us)
Jonathan Majors (Lovecraft Country)
Josh O’Connor (The Crown)
Rege-Jean Page (Bridgerton)
Billy Porter (Pose)
Matthew Rhys (Perry Mason)

Miglior serie comica
Black-ish
Cobra Kai
Emily in Paris
Hacks
The Flight Attendant
The Kominsky Method
Pen15
Ted Lasso

Migliore attrice protagonista in una serie comica
Aidy Bryant (Shrill)
Kaley Cuoco (The Flight Attendant)
Allison Janney (Mom)
Tracee Ellis Ross (black-ish)
Jean Smart (Hacks)

Miglior attore protagonista in una serie comica
Anthony Anderson (Black-ish)
Michael Douglas (The Kominsky Method)
William H. Macy (Shameless)
Jason Sudeikis (Ted Lasso)
Kenan Thompson (Kenan)

Miglior attore in una miniserie, serie antologica o film tv
Paul Bettany (WandaVision)
Hugh Grant (The Undoing)
Ewan McGregor (Halston)
Lin-Manuel Miranda (Hamilton)
Leslie Odom, Jr. (Hamilton)

Miglior attrice in una miniserie, serie antologica o film tv
Michaela Coel (I May Destroy You)
Cynthia Erivo (Genius: Aretha)
Elizabeth Olsen (WandaVision)
Anya Taylor-Joy (La regina di scacchi)
Kate Winslet (Omicidio a Easttown)

Miglior miniserie
I May Destroy You
Omicidio a Easttown
La regina di sacchi
The Underground Railroad
WandaVision

Miglior attore non protagonista in una serie drammatica
Giancarlo Esposito (The Mandalorian)
O-T Fagbenie (The Handmaid’s Tale)
John Lithgow (Perry Mason)
Tobias Menzies (The Crown)
Max Minghella (The Handmaid’s Tale)
Chris Sullivan (This Is Us)
Bradley Whitford (The Handmaid’s Tale)
Michael K. Williams (Lovecraft Country)

Miglior attrice non protagonista in una serie drammatica
Gillian Anderson (The Crown)
Helena Bonham Carter (The Crown)
Madeline Brewer (The Handmaid’s Tale)
Ann Dowd (The Handmaid’s Tale)
Aunjanue Ellis (Lovecraft Country)
Emerald Fennell (The Crown)
Yvonne Strahovski (The Handmaid’s Tale)
Samira Wiley (The Handmaid’s Tale)

Miglior attore non protagonista in una serie comica
Carl Clemons-Hopkins (Hacks)
Brett Goldstein (Ted Lasso)
Brendan Hunt (Ted Lasso)
Nick Mohammed (Ted Lasso)
Paul Reiser (The Kominsky Method)
Jeremy Swift (Ted Lasso)
Kenan Thompson (Saturday Night Live)
Bowen Yang (Saturday Night Live)

Miglior attrice non protagonista in una serie comica
Aidy Bryant (Saturday Night Live)
Hannah Einbinder (Hacks)
Kate McKinnon (Saturday Night Live)
Rosie Perez (The Flight Attendant)
Cecily Strong (Saturday Night Live)
Juno Temple (Ted Lasso)
Hannah Waddingham (Ted Lasso)

fonte: Camilla Sernagiotto https://tg24.sky.it/spettacolo

A Madrid, una piazza per Raffaella Carrà

La giunta comunale della Capitale spagnola ha deciso di intitolare una piazza alla nostra Raffa. 

E, in patria, non sono mancate le polemiche. «L’Italia perde ancora una volta l’occasione di omaggiare per prima la sua più grande artista», si è letto sul profilo Facebook della bionda

La notizia è stata data dal sito del quotidiano El Diario, per essere rilanciata poi sul profilo Facebook di Raffaella Carrà. «È ufficiale: fra i numeri civici 43 e 45 della calle Fuencarral di Madrid ci sarà una piazza col nome della grande Raffaella Carrà», si è letto online, dove un post dettagliato ha raccontato come la proposta sia stata approvata dalla giunta comunale di Madrid, dopo una votazione che ha messo d’accordo tutti i partiti ad eccezione di Vox. «Raffaella Carrà merita questo e altro.

Lei rappresenta un’icona di libertà per molte generazioni. La sua musica ha ispirato più generazioni. È stata una delle prime figure pubbliche a parlare di libertà sessuale ed è un punto di riferimento per la musica e la televisione, un’icona, per Madrid e per la Spagna intera. Merita questo riconoscimento, visto che è sempre stata molto legata a Madrid, città in cui diceva di sentirsi libera e dove si sentiva molto a suo agio a godersi la vita delle sue strade e delle sue piazze», ha riportato la pagina Facebook della bionda, citando le motivazioni addotte a sostegno della proposta.

Poi, con fare polemico, ha lanciato una frecciatina all’Italia, incapace – a dire di chi c’è dietro – di cogliere le occasioni. «L’Italia perde ancora una volta l’occasione di omaggiare per prima la sua più grande artista», ha chiuso il profilo Facebook, gestito dalla famiglia dell’artista scomparsa lo scorso 5 luglio.

fonte: di Claudia Casiraghi    www.vanityfair.it