mercoledì 16 marzo 2022

Danza: Guerra Ucraina, la prima ballerina Olga Smirnova lascia il Bolshoi e la Russia

L'artista, che si era schierata apertamente contro il conflitto, è entrata nel Balletto nazionale olandese insieme al collega Victor Caixeta del Mariinskij Ballet. Una decisione che arriva dopo la scelta del primo ballerino Jacopo Tissi, che ha lasciato momentaneamente la compagnia moscovita, e del direttore Tugan Sokhiev. Foto pagina Facebook

Dopo le dimissioni del direttore Tugan Sokhiev e la decisione del primo ballerino Jacopo Tissi di lasciare il Bolshoi, anche la prima ballerina Olga Smirnova dice addio al teatro moscovita per entrare nel Balletto nazionale olandese. Smirnova si era apertamente schierata contro la guerra in Ucraina: “Non posso non dire che con ogni fibra della mia anima sono contro la guerra - aveva detto la prima ballerina, come riportato anche dal celebre coreografo russo Alexei Ratmansky - Non avrei mai pensato di vergognarmi della Russia, sono sempre stata orgogliosa dei talentuosi russi, dei nostri successi culturali, sportivi. Ma ora è stata tracciata una linea prima e dopo”

“Impossibile continuare a lavorare in Russia”

“Diamo il benvenuto alla prima ballerina Olga Smirnova del Russian Bolshoi Ballet e al solista Victor Caixeta del Mariinskij di San Pietroburgo nella nostra compagnia con effetto immediato - si legge in un post del Balletto nazionale olandese - Non è stato possibile per entrambi i ballerini continuare a lavorare in Russia a causa della guerra in Ucraina, motivo per cui entrambi hanno deciso di unirsi al Dutch National Ballet. Li accogliamo entrambi a braccia aperte. OIga danzerà il suo primo ruolo con la nostra compagnia nel balletto classico Raymonda (date da annunciare) che vedrà anche la partecipazione di Victor”. "Smirnova è stata esplicita nella sua recente denuncia dell'invasione russa dell'Ucraina che rende insopportabile per lei continuare a lavorare nel suo Paese", ha aggiunto il Balletto nazionale olandese.
 

Olga Smirnova è attesa anche al Teatro alla Scala nel gala che si terrà il prossimo 9 aprile in ricordo di Carla Fracci.

L’addio di Jacopo Tissi e Tugan Sokhiev

 Il 7 marzo era stato Jacopo Tissi, nominato primo ballerino lo scorso dicembre, ad annunciare via Instagram al corpo di ballo più famoso al mondo di lasciare "almeno per il momento". "Nessuna guerra può essere giustificata. Mai. E io sarò sempre contro ogni tipo di violenza. Sono scioccato da questa situazione che ci ha colpito da un giorno all'altro e, onestamente, per il momento, mi ritrovo impossibilitato a continuare la mia carriera a Mosca". 

Il giorno prima Tugan Sokhiev, direttore russo del Bolshoi di Mosca e dell'Orchestra nazionale del Capitole a Tolosa, ha scelto di dimettersi da entrambe le cariche, una "scelta obbligata ma impossibile" fra i suoi musicisti russi e quelli francesi. Sottoposto a diverse pressioni e invitato a esprimersi sul conflitto, Sokhiev ha diffuso un comunicato, riportandone parte del testo in un post su Facebook e premettendo di essere "contrario a tutti i conflitti, sotto qualsiasi forma". Ha definito "scioccante e offensivo che alcune persone rimettano in discussione il mio desiderio di pace e pensino che io, in quanto musicista, possa parlare di altro che non sia la pace sul nostro pianeta". "Noi musicisti, siamo qui per ricordare attraverso la musica di Shostakovich gli orrori della guerra. Noi musicisti siamo gli ambasciatori della pace. Invece di utilizzarci, noi e la nostra musica, per unire le nazioni e i popoli, veniamo divisi e ostracizzati".

fonte: https://tg24.sky.it

Danza> Guerra Russia-Ucraina, la lettera di Baryshnikov: "Gli ucraini lottano per tutti noi"

Mikhail Baryshnikov. Fabien Clairefond
 Il ballerino e coreografo, leggenda della danza, ha scritto in una lettera a Le Figaro che non riesce a comprendere come le persone possano fidarsi di Putin né come si sia arrivati a questo conflitto. "Non varrei molto come combattente ma, quando gli ucraini avranno vinto, per me sarà un onore andare a ringraziarli per come hanno combattuto"

 In una lettera esclusiva a Le Figaro, la leggenda della danza Michail Baryshnikov è tornato a schierarsi contro l'invasione russa dell'Ucraina. "Fin dall’inizio ho provato uno sgomento enorme e la certezza che sarebbe stato un conflitto sanguinoso e tremendo", ha scritto il ballerino e coreografo, che nacque in Lettonia quando faceva parte dell'Urss, aggiungendo di non riuscire a spiegarsi come si sia arrivati a questo punto. "Non varrei molto come combattente ma, quando gli ucraini avranno vinto, per me sarà un onore andare a ringraziarli per come hanno combattuto. In verità, non si stanno battendo soltanto per loro: si stanno battendo per noi tutti, che crediamo nelle società libere e aperte" (UCRAINA: GLI AGGIORNAMENTI - LO SPECIALE).

Il testo della lettera

Baryshnikov ha iniziato la lettera ricordando che da quasi cinquanta anni non vive più in Russia, ovvero da quando si rifiutò di tornare nell'Urss a seguito di una trasferta lavorativa. "Ho trascorso tutti questi anni della mia vita in una società libera, ma sono cresciuto in Lettonia, figlio di un ufficiale russo di quella che ai tempi era l’Urss. La mia famiglia prese parte a un’occupazione. Nonostante ciò, perfino la Lettonia occupata era più aperta e più europea della Russia di allora", ha ricordato il ballerino naturalizzato statunitense. "Ho capito subito che questa offensiva dell’esercito russo sarebbe stata più destabilizzante dell’annessione della Crimea e dell’insurrezione separatista nella regione del Donbass", prosegue la lettera. "Gli ucraini sono sempre stati amici, vicini, membri di famiglia – e lo sono ancora. Il rapporto tra popolo russo e popolo ucraino è una relazione fluida tra lingue, culture e frontiere. I due Paesi sono straordinariamente intrecciati tra loro, ma nella consapevolezza e con l’apprezzamento di sottili differenze culturali".

L'accusa a Putin

La leggenda della danza ammette di non riuscire a capire cosa possa aver spinto la Russia a invadere il Paese né i motivi per cui "alcune persone possano fidarsi e seguire leader come Putin, nonostante i russi stessi abbiano sofferto, nel corso della storia, per la sottomissione a regimi brutali e oppressivi". "Penso che Putin abbia risonanza in coloro che hanno paura", riflette. "Presumo che ciò procuri loro una sensazione di sicurezza, proprio come le leadership autoritarie fanno credere ai loro popoli di proteggerli", prosegue, ricordando tuttavia che l'ignoranza della storia e il fervore nazionalista non sono un'esclusiva di Mosca ma hanno cambiato anche il Paese in cui lui vive: gli Stati Uniti.

La raccolta fondi per i profughi

Nella lettera Bayshnikov dice di non poter fare molto per influenzare la politica ma "il meno" che può fare è aiutare quanti più profughi possibile. Per questo, scrive di essere onorato del fatto che lo scrittore Boris Akunin e l’economista Sergueï Guriev lo abbiamo invitato a partecipare al lancio del fondo 'True Russia'. "Ignoro se i cittadini russi vedranno questo soccorso umanitario, ma la magia del cyberspazio rende tutto possibile. Devono sapere quello che Putin sta facendo in loro nome", scrive rimarcando che questa non è una guerra solo tra Kiev e Mosca, ma coinvolge tutti coloro che credono nelle società libere e aperte.

I precedenti

Baryshnikov si era già espresso contro l'invasione russa con un messaggio postato sui profili social del centro artistico che dirige a New York, dove vive da oltre 40 anni. "Gli artisti di ogni parte del mondo conoscono quanto la libertà politica, personale e artistica, sia essenziale per una società in salute e piena di vita. Questo è quello che il popolo ucraino vuole e che merita", si leggeva.

fonte:  https://tg24.sky.it foto via www.lefigaro.fr

Libri: "Le ragioni del dubbio. L'arte di usare le parole" di Vera Gheno

Viviamo in un mondo affollato di parole; vogliamo davvero impiegarle senza gustarcele? Non sarebbe piú soddisfacente pensare alla lingua come al territorio delle infinite possibilità?

«Per quanto complicato, per me un sistema in cui tutte le persone comunicano è preferibile a uno in cui la comunicazione è in mano a un'élite, un'aristocrazia del tutto aleatoria; comunica chi ha il potere, lo sappiamo. Dobbiamo imparare a usare la voce pubblica, non credo che sia un processo degenerativo, anzi sono convinta che ci troviamo in una fase di passaggio nella quale stiamo imparando a usare a nostra voce pubblica.» – Da un'intervista di Vera Gheno su Alias - Il Manifesto

Guardiamoci intorno: quante sono le persone che intervengono nelle discussioni senza alcuna competenza specifica pensando di averla? Quanti criticano gli esperti con un «Io non credo che sia così» dall'alto di incrollabili certezze? Ci siamo abituati un po' troppo a parlare e a scrivere senza fermarci prima un attimo a pensare, e rischiamo così di far sempre più danni. Perché le parole non sono mai solo parole, si portano dietro visioni differenti della realtà, tutte le nostre aspirazioni e le nostre certezze: ovvio che possano generare conflitti e fare male. Ma possono anche generare empatia e fare del bene, se impariamo a usarle meglio. 

Vera Gheno indaga i meccanismi della nostra meravigliosa lingua, e lo fa con la leggerezza calviniana di chi ammira il linguaggio senza peso perché conosce il peso del linguaggio. E in queste pagine, lievi ma dense, distilla un «metodo» per ricordarci la responsabilità che ognuno di noi ha in quanto parlante. Un metodo che si fonda innanzitutto sui dubbi, che ci devono sempre venire prima di esprimerci: potremmo, nella fretta, non aver compreso di cosa si sta davvero parlando, capita a tutti, anche ai più «intelligenti». Poi sulla riflessione, che deve accompagnarci ogni volta che formuliamo un concetto. E infine sul silenzio, perché talvolta può anche succedere, dopo aver dubitato e meditato, che si decida saggiamente di non avere nulla da dire.

fonte: www.ibs.it

Torino: Al 37° Lovers Film Festival, in anteprima nazionale "Calcinculo" di Chiara Bellosi

Appuntamento di avvicinamento al 37° LOVERS FILM FESTIVAL
"Calcinculo" di Chiara Bellosi
con Gaia Di Pietro, Andrea Carpenzano, Barbara Chichiarelli,Giandomenico Cupaiuolo, Francesca Antonelli, Claudia Salerno, e Alessio Praticò

Lunedì 21 marzo, alle 20,30, al Cinema Fratelli Marx (Corso Belgio, 53), come quarto appuntamento di avvicinamento alla trentasettesima edizione del Lovers Film Festival (26 aprile - 1° maggio 2022), sarà proiettato, in anteprima nazionale, Calcinculo di Chiara Bellosi, con Gaia Di Pietro, Andrea Carpenzano, Barbara Chichiarelli, Giandomenico Cupaiuolo, Francesca Antonelli, Claudia Salerno, e Alessio Praticò. La distribuzione italiana è di LUCE CINECITTÀ. Biglietti: 8 euro.

Alla proiezione sarà presente la regista Chiara Bellosi che dialogherà con lo staff artistico di Lovers.

IL FILM

Forse è vero che si cresce anche a calci in culo. Ed è vero che quando la giostra gira veloce ci sembra di volare e non vorremmo scendere mai. È questo che succede a Benedetta quando incontra Amanda e decide di seguirla nel suo mondo randagio. Calcinculo è una fiaba. Ovvero: del giocare con la realtà. Quando ero piccola mi raccontavano le storie e c’era una differenza tra fiaba e favola. Così per me la favola è sempre rimasta qualcosa di un po’ triste e asciutto e barboso, con la sua morale inesorabile in chiusura. La fiaba invece è come un universo che si espande e raccoglie tutto quello che trova per strada: oggetti insensati, personaggi strambi, posti pieni di fascino ma sempre un po’ inquietanti. La fiaba tiene tutto insieme e racconta, non spiega, no, non spiega proprio niente. È una scoperta continua e alla fine nessuno ti dice cosa hai scoperto, lo sai solo tu. Quando ho letto Calcinculo, il primo modo di vederlo è stato questo: una fiaba nera come il fitto della foresta, ma col sentiero seminato di paillettes” commenta la regista Chiara Bellosi.

LA REGISTA

Chiara Bellosi (1973) si diploma in drammaturgia alla Civica Scuola d'Arte Drammatica "Paolo Grassi" di Milano. Realizza un episodio all'interno del film corale Checosamanca prodotto da Carlo Cresto-Dina per Eskimosa e Rai Cinema. Partecipa al master "Filmmaker - Il documentario come sguardo" organizzato da IED-Venezia e lavora ad alcuni documentari Palazzo di Giustizia, il suo primo lungometraggio di finzione, è stato presentato nella sezione Generation 14+ di Berlinale 2020. Calcinculo è il suo secondo lungometraggio di finzione.

Il Lovers Film Festival è realizzato dal Museo Nazionale del Cinema di Torino e si svolge con il contributo del MiC, della Regione Piemonte e del Comune di Torino

fonte: ufficio stampa Lovers Film Festival www.loversff.com

martedì 15 marzo 2022

Danza > Teatro San Carlo – “I Maestri del XX secolo”: uno spettacolo splendido! di Elisabetta Testa

Alla bellezza abbagliante del Teatro San Carlo – “La prima impressione è di essere piovuti nel palazzo di un imperatore orientale…”scriveva Stendhal – alla consueta affettuosa accoglienza da parte del personale del lirico partenopeo, si è aggiunta la meraviglia di uno spettacolo di grande eleganza.

E non poteva essere diversamente visto che i ‘Maestri del XX secolo’ sono due coreografi geniali, che hanno segnato in maniera indelebile la storia della danza: George Balanchine e Kenneth MacMillan. In scena due dei loro capolavori più celebri: “Concerto” di MacMillan sulla musica di Dmitrij Šostakovič e “Tema e Variazioni” di Balanchine su quella di Pëtr Il’ič Čajkovskij. Un incontro tra titani.

MacMillan è autore sorprendente che passa dalla narrazione (un balletto fra tutti: “Romeo e Giulietta”) all’astrazione. “Concerto”, rimontato con estrema cura da Julie Lincoln – ballerina e poi assistente del coreografo scozzese, con il valido aiuto di Robert Tewsley, già bellissimo danceur noble – è una visualizzazione perfetta dei tre movimenti racchiusi nel ‘Secondo Concerto per pianoforte e orchestra’ del compositore sovietico. Nessuna storia da raccontare ma una musica che non lascia indifferenti su cui aderisce in modo indicibile la coreografia, forte e delicata, allegra e ironica, poetica e atemporale.

La scena vuota nella quale si inseriscono i giochi di luce disegnati da John B. Read, ha esaltato la bravura dei danzatori, in un ottimo lavoro di insieme nelle simmetrie asimmetriche di una bizzarra ed efficace disposizione scenica. Claudia D’Antonio e Salvatore Manzo hanno brillato con la qualità di linee e di tecnica, ma anche con lo spirito giusto nella piacevolezza apparentemente leggera di danzare sequenze molto difficili. Il lunghissimo, meraviglioso e poetico passo due del secondo movimento è un piedistallo definitivo per Luisa Ieluzzi (nella foto di Luciano Romano con Stanislao Capissi), punta di diamante della compagnia del Teatro San Carlo, che sfodera contemporaneamente bellezza mozzafiato, linee infinite, altissimo livello tecnico, qualità di movimento, musicalità, grazia naturale e maturità artistica. Una ballerina splendida che ha saputo costruire basi solidissime per poi spiccare il volo. Accanto a lei Stanislao Capissi, in ottima forma fisica alla quale si aggiunge una profonda emotività.

Che la musica sia l’elemento fondante di una visione creativa comune ai due Maestri non è una novità.

Tutta l’estetica di ‘Mister B’, creatore dello stile neoclassico, è basata sulle sue parole: “Vedere la musica e ascoltare la danza”. Uomo colto, affascinante, grande esperto di musica e amante del rigore formale, Balanchine è stato definito, non a caso,’ l’architetto della danza’ per la maestria con la quale crea ogni singolo passo rendendo visibile ogni singola nota dello spartito musicale, con un immenso lavoro del disegno coreografico. Padrone assoluto dell’intero vocabolario della danza classica con un occhio già ai primi elementi della modern dance – dall’off balance a qualche primo e timido passaggio en dedans, alle linee allungate all’infinito e tanto altro – la tecnica di Balanchine è veramente impervia, difficile e velocissima con rapidi cambi di direzione e frasi coreografiche che sono un punto di arrivo per qualunque interprete, ma regala allo spettatore una forte emozione. Debutto indimenticabile (e molto atteso) “Tema e Variazioni” è stato rimontato da Sandra Jennings (anche lei ballerina e assistente che come Julie Lincoln ha il compito di seguire la preparazione dello spettacolo dalle rispettive istituzioni depositarie dei diritti di entrambi i maestri), dunque nel lavoro proposto al Teatro San Carlo c’è un impegno impeccabile di tutta la compagnia. George Balanchine crea bellezza, armonia, simmetria, qualità. E tutto questo esalta la figura del danzatore, che a sua volta amplifica la creazione artistica. Qua e là qualche elemento fuori ruolo e purtroppo anche il protagonista Luis David Valle Ponce, primo ballerino dell’Opéra di Nizza – nato e cresciuto a Cuba, dove ha studiato nella prestigiosa scuola di Alicia Alonso – seppur bravo tecnicamente, con batterie veloci e salti repentini, non ha un certo tipo di fisicità balanchiniana. Accanto a lui, Anna Chiara Amirante avrebbe potuto esaltare maggiormente le sue belle potenzialità, in un balletto che dovrebbe sprigionare esattezza esasperata nei più piccoli dettagli. Un plauso sperticato va all’energia e all’entusiasmo di tutta la compagnia diretta con forza da Clotilde Vayer che ha dato la possibilità al pubblico napoletano di approfondire la conoscenza di due grandi ‘maestri assoluti’.

Calorosi e lunghissimi applausi a scena aperta hanno accolto tutti gli artisti, con il direttore d’orchestra Hilari García e la ‘storica’ costumista del teatro San Carlo Giusi Giustino.

Elisabetta Testa

fonte: Elisabetta Testa  www.elisabettatesta.it