Andrà in scena dal 10 al 17 febbraio, al Teatrino di Corte di Palazzo Reale di Napoli, Otello, un capolavoro della danza riletto in chiave contemporanea da Fabrizio Monteverde, tra i più apprezzati coreografi contemporanei italiani, sulle note appassionate di Antonín Dvořák.
Protagonista il Corpo di ballo del Teatro San Carlo di Napoli, ospiti d’eccezione il virtuoso danzatore cubano Josè Perez nel ruolo di Otello e l’eterea Anbeta Toromani in quello di Desdemona. Il primo ballerino ospite Alessandro Macario interpreterà Iago.
Considerato un maestro del dance-drama post romantico, Monteverde rivisita conformemente alla propria poetica il testo shakespeariano, lavorando soprattutto sugli snodi psicologici che determinano le dinamiche dei rapporti tra i personaggi.
Il triangolo Otello-Desdemona-Cassio diventa tale grazie agli intrighi di Iago, ma ancor di più a causa delle maschere che ognuno dei protagonisti indossa, e per via del “non detto” con cui la ragione continuamente combatte il sentimento, più o meno consapevolmente.
L’essere outsider di Otello è in parte neutralizzato dall’ambientazione scelta dal coreografo: una banchina di un porto di mare, una zona franca per antonomasia in cui, nel continuo via vai dei viaggiatori, lo straniero Otello appare meno “diverso”. Il mare inoltre non è relegato a mero sfondo ma diventa simbolo di quelle ondate di passione dalla tempestosa ingovernabilità che agitano l’essere umano.
È la passione, infatti, il tratto caratterizzante di tutti i personaggi, quella passione che ha come fulcro Otello che gioca il ruolo di capo sui “suoi” soldati, Cassio e Iago, i quali fanno di tutto per primeggiare ai suoi occhi, in un sodalizio che va oltre la militanza.
Anche la figura di Desdemona è diversa dall’originale shakespeariano: non più creatura angelicata ma una donna volitiva che intende esercitare sul compagno una forte seduzione, pur andando incontro alla morte nel finale, così come vuole la tragedia.
INFO
Ticket office: (+39) 0817972331 – 412 - biglietteria@teatrosancarlo.it - www.teatrosancarlo.it
fonte: di Lorena Coppola www.giornaledelladanza.com-Foto © Ravenart Studio
Questo Blog è un aggregatore di notizie, nasce nel 2010, per info e news dall'Italia e dal mondo, per la Danza, Teatro, Cinema, Fashion, Tecnologia, Musica, Fotografia, Libri, Eventi d'Arte, Sport, Diritti civili e molto altro. Ogni articolo riporterà SEMPRE la fonte delle news nel rispetto degli autori e del copyright. Le rubriche "Ritratto d'artista" e "Recensioni" sono scritte e curate da ©Lisa Del Greco Sorrentino, professional dancer e autrice di questo blog
martedì 10 febbraio 2015
lunedì 9 febbraio 2015
Lgbt: Fotografia - A Verona la campagna web per salvare gli Scavi Scaligeri
L’iniziativa parte da Verona Fotografia. E farà parlare.
La posta in gioco potrebbe essere infatti nientemeno che il futuro del Centro Internazionale di Fotografia degli Scavi Scaligera, realtà ormai nota, per qualità e successo delle mostre, a livello mondiale.
In molti paventano infatti che i non semplici lavori di restauro resisi necessari preludano a una chiusura dello spazio espositivo. «Scriviamo per segnalare un’iniziativa che coinvolge la città di Verona si legge in un comunicato dell’associazione culturale, poiché in questi giorni si parla della possibilità di chiusura del Centro da sempre polo culturale nazionale per la divulgazione problemi di bilancio e scelte politiche potrebbero nei prossimi mesi spegnere questa luce culturale».
«Come Associazione Culturale della città abbiamo lanciato un’iniziativa per sensibilizzare la cittadinanza e quanti amano la fotografia chiedendo di inviarci una fotografia con l'ormai classico # (hashtag) declinato per l’iniziativa: #scaviaperti.
Uniamo anche il link la pagina di Facebook che abbiamo creato dove raccogliamo le fotografie dei sostenitori dell’iniziativa:
https://www.facebook.com/gliscaviscaligeridevonorimanereaperti?ref=hl
Il reale destino del Centro per ora appare ancora incerto. Ma non è detto che lo si dava attendere senza neppure fare un «clic».
fonte http://www.larena.it
La posta in gioco potrebbe essere infatti nientemeno che il futuro del Centro Internazionale di Fotografia degli Scavi Scaligera, realtà ormai nota, per qualità e successo delle mostre, a livello mondiale.
In molti paventano infatti che i non semplici lavori di restauro resisi necessari preludano a una chiusura dello spazio espositivo. «Scriviamo per segnalare un’iniziativa che coinvolge la città di Verona si legge in un comunicato dell’associazione culturale, poiché in questi giorni si parla della possibilità di chiusura del Centro da sempre polo culturale nazionale per la divulgazione problemi di bilancio e scelte politiche potrebbero nei prossimi mesi spegnere questa luce culturale».
«Come Associazione Culturale della città abbiamo lanciato un’iniziativa per sensibilizzare la cittadinanza e quanti amano la fotografia chiedendo di inviarci una fotografia con l'ormai classico # (hashtag) declinato per l’iniziativa: #scaviaperti.
Uniamo anche il link la pagina di Facebook che abbiamo creato dove raccogliamo le fotografie dei sostenitori dell’iniziativa:
https://www.facebook.com/gliscaviscaligeridevonorimanereaperti?ref=hl
Il reale destino del Centro per ora appare ancora incerto. Ma non è detto che lo si dava attendere senza neppure fare un «clic».
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Lgbt Napoli: Percorsi d’Amore per San Valentino
Sabato 14 febbraio alle ore 18.00, in contemporanea con altre città italiane, nell’ambito della campagna EXPO Your Love si terrà il flash mob “Piazzate d’amore”: l’appuntamento a Napoli è a Largo Berlinguer (uscita stazione Metrò linea 1 Toledo, in caso di pioggia al centro della Galleria Umberto I).
Il Comune di Napoli insieme alle associazioni, collettivi e gruppi lgbt della Campania, ha organizzato per il 14 febbraio, nell’ambito della Notte degli innamorati di San Valentino, la visita guidata “Percorsi d’Amore - da Castel Nuovo a Castel dell’Ovo”.
L’evento consiste in una speciale visita guidata per festeggiare con tutti i cittadini il giorno dedicato a tutte le coppie con tappa finale al Castel dell’Ovo sull’isolotto di Megaride, dove sorse il nucleo originario dell’odierna città di Napoli, che aveva il nome di Parthenope, dal mito greco della Sirena intorno alla quale sono sorte diverse leggende, alcune delle quali legate proprio al tema dell’amore.
Il percorso comincerà con la visita al Maschio Angioino in cui si farà anche riferimento alla storia d’amore tra il re Alfonso d’Aragona e la sua amante Lucrezia D’Alagno; si proseguirà poi verso la Galleria Umberto I, via Toledo con i quartieri spagnoli per poi approdare in piazza Plebiscito e poi, per via Santa Lucia, si arriverà al Borgo Marinari.
Appuntamento sabato alle ore 19.00 presso il Maschio Angioino. Inizio visita ore 19.15. Numero partecipanti: max 30 persone. Contributo organizzativo a persona e coppia: 5 euro.
Per info e prenotazioni:
335 67 95 493 | 328 89 31 640 | alessia.zorzenon@gmail.com | gigiove@libero.it
Le associazioni che promuovono l’iniziativa: Arcigay Napoli, Arcilesbica Napoli, Arcigay Salerno, ATN - Associazione Trans Napoli, Famiglie Arcobaleno, Associazione Sportiva Dilettantistica Pochos, Coordinamento Arcigay Campania, Coordinamento Campania Rainbow, Rain Associazione LGBT casertana, Laboratorio Universitario d’integrazione, Vesuvio Rainbow – Torre Annunziata, Caos – collettivo antifascista omosessuale Caserta, Wand – collettivo LGBT Benevento, Belive yourself – collettivo LGBT Avellino, I’m Gay Any Problems ? – collettivo LGBT Napoli, Fondazione GIC – Genere Identità Cultura, Osservatorio LGBT – Dipartimento di Scienze Sociali Università Federico II. Con il Patrocinio morale della Consulta per le Pari Opportunità della II Municipalità di Napoli.
fonte http://www.napoligaypress.it/?p=8290
Il Comune di Napoli insieme alle associazioni, collettivi e gruppi lgbt della Campania, ha organizzato per il 14 febbraio, nell’ambito della Notte degli innamorati di San Valentino, la visita guidata “Percorsi d’Amore - da Castel Nuovo a Castel dell’Ovo”.
L’evento consiste in una speciale visita guidata per festeggiare con tutti i cittadini il giorno dedicato a tutte le coppie con tappa finale al Castel dell’Ovo sull’isolotto di Megaride, dove sorse il nucleo originario dell’odierna città di Napoli, che aveva il nome di Parthenope, dal mito greco della Sirena intorno alla quale sono sorte diverse leggende, alcune delle quali legate proprio al tema dell’amore.
Il percorso comincerà con la visita al Maschio Angioino in cui si farà anche riferimento alla storia d’amore tra il re Alfonso d’Aragona e la sua amante Lucrezia D’Alagno; si proseguirà poi verso la Galleria Umberto I, via Toledo con i quartieri spagnoli per poi approdare in piazza Plebiscito e poi, per via Santa Lucia, si arriverà al Borgo Marinari.
Appuntamento sabato alle ore 19.00 presso il Maschio Angioino. Inizio visita ore 19.15. Numero partecipanti: max 30 persone. Contributo organizzativo a persona e coppia: 5 euro.
Per info e prenotazioni:
335 67 95 493 | 328 89 31 640 | alessia.zorzenon@gmail.com | gigiove@libero.it
Le associazioni che promuovono l’iniziativa: Arcigay Napoli, Arcilesbica Napoli, Arcigay Salerno, ATN - Associazione Trans Napoli, Famiglie Arcobaleno, Associazione Sportiva Dilettantistica Pochos, Coordinamento Arcigay Campania, Coordinamento Campania Rainbow, Rain Associazione LGBT casertana, Laboratorio Universitario d’integrazione, Vesuvio Rainbow – Torre Annunziata, Caos – collettivo antifascista omosessuale Caserta, Wand – collettivo LGBT Benevento, Belive yourself – collettivo LGBT Avellino, I’m Gay Any Problems ? – collettivo LGBT Napoli, Fondazione GIC – Genere Identità Cultura, Osservatorio LGBT – Dipartimento di Scienze Sociali Università Federico II. Con il Patrocinio morale della Consulta per le Pari Opportunità della II Municipalità di Napoli.
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Lgbt: "Transparent" la serie Amazon che ha rivoluzionato la tv. Amore, sesso e accettazione: "La salvezza del movimento trans"
"Non esiste dio, regole, giudizi morali, tranne quelli che accetti o che crei per te stesso. E quando è finita è finita, c'è una sola vita: perché non essere felici finché si è qui?".
È una delle scene più memorabili di una delle serie più belle che la televisione americana ha saputo produrre: Six Feet Under. C'è la vita, la morte, l'amore e il suo contrario, e pure oltre, tutto in trenta secondi.
Da quell'avventura targata Hbo e capitanata da Alan Ball, papà di American beauty, è uscita un'autrice dal talento feroce: Jill Soloway. A molti il suo nome non dice nulla ma il suo curriculum parla per lei: dopo la saga della famiglia Fisher, è stata autrice per Dirty Sexy Money e Grey's Anatomy, poi executive producer per il sottovalutato United States of Tara.
Oggi, alla soglia dei cinquanta, Soloway arriva con un progetto tutto suo, ovviamente una serie televisiva. Si intitola Transparent, in Italia se ne parla ancora poco ma negli Stati Uniti è stata accolto come, né più e né meno, una rivoluzione. Andiamo per ordine: si tratta del primo telefilm prodotto e realizzato da Amazon, quindi non fatto per la tv, sulla linea tracciata da Netflix.
E se due indizi non vi bastano per fare una prova, ecco la terza: Hbo ha deciso di lanciarsi nel meraviglioso mondo dello streaming. Il futuro è già arrivato, niente più attese settimanali, i telefilm si scaricano e si guardano quando si vuole, dove si vuole.
Ma la vera rivoluzione di Transparent sta nella vicenda che racconta, nelle storie della famiglia Pfefferman, una famiglia difficile, umana troppo umana, ripresa nella sua lotta quotidiana per l'amore, l'accettazione e la consapevolezza. I tre fratelli Shelley, Josh e Ali sono persone sole ed egoiste, incapaci di vivere una vita soddisfacente e di crescere, confusi dalle loro esistenze agiate da figli dell'occidente più evoluto. C'è mamma Sarah, una signora intelligente e logorroica che vent'anni fa ha lasciato papà.
Ecco papà Mort, l'occhio del ciclone attorno alla quale si muove tutta la vicenda. Mort è stato uno stimato professore di letteratura, un padre amorevole seppure spesso assente. Mort da sempre si sente donna, ma solo alla soglia dei settant'anni trova il coraggio (o quasi) di rivelarsi ai propri figli, di presentare loro Maura.
La donna che ha fatto finire il matrimonio con Sarah, il tradimento per niente fisico che non c'è modo di perdonare. Insomma la trama del telefilm che ha fatto innamorare la critica e il pubbico (lo show è stato rinnovato per la seconda stagione), che ha fatto dire al Boston Globe che "c'è bisogno di parlarne" e chiedere al New York Times se non sia "la salvezza del movimento trans", è semplice semplice: Maura inizia la sua nuova vita alla luce del sole.
Ed è proprio questo il punto: in Transparent c'è la vita così com'è, talmente semplice da sembrare quasi incredibile, roba da creare cortocircuiti al limite del ricovero in spettatori abituati a vivere le scelte vitali degli essere umani solo se presentati come macchiette da avanspettacolo.
Qui si parla di identità, certo si parla di sesso, e se ne vede anche molto, ma bisogna sforzarsi di guardare la luna, evitando di stuzzicarsi col dito.
Essere più del corpo che ci è stato dato, smontare tutte le convinzioni che si hanno non per ricostruirne altre ma per rendersi conto che la realtà è fluida, e dietro l'angolo non si nasconde proprio un bel niente. perché di angoli bui non ce ne sono. Transparent è amore, affetto, accettazione dell’altro. Quello che vediamo è un microcosmo che ricorda il "Di cosa parliamo quando parliamo d'amore" di Raymond Carver, rivisitato da una mano più affettuosa, più complice, meno gelida e, ovviamente, più contemporanea.
Nota biografica: il padre della stessa ideatrice di Transparent si dichiarò transgender. E una battuta da ricordare della moglie divorziata dell’anziano protagonista trans che gli dice, con tenerezza “e così il nostro è stato un matrimonio gay, prima che diventasse di moda”. E i due si abbracciano, scoppiando a ridere.
Quindi guardate Transparent, non aspettatevi che qualche network ve lo faccia vedere. Perché abbiamo veramente bisogno di parlare dei Pfefferman.
fonte di Gianluca Ciucci http://www.huffingtonpost.it/2014/10/20/transparent-serie-amazon_n_6013894.html
È una delle scene più memorabili di una delle serie più belle che la televisione americana ha saputo produrre: Six Feet Under. C'è la vita, la morte, l'amore e il suo contrario, e pure oltre, tutto in trenta secondi.
Da quell'avventura targata Hbo e capitanata da Alan Ball, papà di American beauty, è uscita un'autrice dal talento feroce: Jill Soloway. A molti il suo nome non dice nulla ma il suo curriculum parla per lei: dopo la saga della famiglia Fisher, è stata autrice per Dirty Sexy Money e Grey's Anatomy, poi executive producer per il sottovalutato United States of Tara.
Oggi, alla soglia dei cinquanta, Soloway arriva con un progetto tutto suo, ovviamente una serie televisiva. Si intitola Transparent, in Italia se ne parla ancora poco ma negli Stati Uniti è stata accolto come, né più e né meno, una rivoluzione. Andiamo per ordine: si tratta del primo telefilm prodotto e realizzato da Amazon, quindi non fatto per la tv, sulla linea tracciata da Netflix.
E se due indizi non vi bastano per fare una prova, ecco la terza: Hbo ha deciso di lanciarsi nel meraviglioso mondo dello streaming. Il futuro è già arrivato, niente più attese settimanali, i telefilm si scaricano e si guardano quando si vuole, dove si vuole.
Ma la vera rivoluzione di Transparent sta nella vicenda che racconta, nelle storie della famiglia Pfefferman, una famiglia difficile, umana troppo umana, ripresa nella sua lotta quotidiana per l'amore, l'accettazione e la consapevolezza. I tre fratelli Shelley, Josh e Ali sono persone sole ed egoiste, incapaci di vivere una vita soddisfacente e di crescere, confusi dalle loro esistenze agiate da figli dell'occidente più evoluto. C'è mamma Sarah, una signora intelligente e logorroica che vent'anni fa ha lasciato papà.
Ecco papà Mort, l'occhio del ciclone attorno alla quale si muove tutta la vicenda. Mort è stato uno stimato professore di letteratura, un padre amorevole seppure spesso assente. Mort da sempre si sente donna, ma solo alla soglia dei settant'anni trova il coraggio (o quasi) di rivelarsi ai propri figli, di presentare loro Maura.
La donna che ha fatto finire il matrimonio con Sarah, il tradimento per niente fisico che non c'è modo di perdonare. Insomma la trama del telefilm che ha fatto innamorare la critica e il pubbico (lo show è stato rinnovato per la seconda stagione), che ha fatto dire al Boston Globe che "c'è bisogno di parlarne" e chiedere al New York Times se non sia "la salvezza del movimento trans", è semplice semplice: Maura inizia la sua nuova vita alla luce del sole.
Ed è proprio questo il punto: in Transparent c'è la vita così com'è, talmente semplice da sembrare quasi incredibile, roba da creare cortocircuiti al limite del ricovero in spettatori abituati a vivere le scelte vitali degli essere umani solo se presentati come macchiette da avanspettacolo.
Qui si parla di identità, certo si parla di sesso, e se ne vede anche molto, ma bisogna sforzarsi di guardare la luna, evitando di stuzzicarsi col dito.
Essere più del corpo che ci è stato dato, smontare tutte le convinzioni che si hanno non per ricostruirne altre ma per rendersi conto che la realtà è fluida, e dietro l'angolo non si nasconde proprio un bel niente. perché di angoli bui non ce ne sono. Transparent è amore, affetto, accettazione dell’altro. Quello che vediamo è un microcosmo che ricorda il "Di cosa parliamo quando parliamo d'amore" di Raymond Carver, rivisitato da una mano più affettuosa, più complice, meno gelida e, ovviamente, più contemporanea.
Nota biografica: il padre della stessa ideatrice di Transparent si dichiarò transgender. E una battuta da ricordare della moglie divorziata dell’anziano protagonista trans che gli dice, con tenerezza “e così il nostro è stato un matrimonio gay, prima che diventasse di moda”. E i due si abbracciano, scoppiando a ridere.
Quindi guardate Transparent, non aspettatevi che qualche network ve lo faccia vedere. Perché abbiamo veramente bisogno di parlare dei Pfefferman.
fonte di Gianluca Ciucci http://www.huffingtonpost.it/2014/10/20/transparent-serie-amazon_n_6013894.html
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Lgbt: Il ciclismo dice no all’omofobia
Il ciclismo professionistico dice no alle discriminazioni e all’omofobia: il team della MG KVIS Vega Norda è stato protagonista venerdì mattina al Colosseo di una significativa campagna di sensibilizzazione per educare alle differenze.
Tutto lo staff societario e tecnico si è radunato sotto l’Anfiteatro Flavio per le foto ufficiali della nuova maglia e della nuova bici Carrera SL 730 in vista dell’imminente stagione agonistica: nell’occasione il team del presidente Demetrio Iommi ha voluto aderire all’iniziativa promossa da ANDDOS.
“Lo sport come messaggero di valori per educare anche alle diversità nella società di oggi – sottolinea il team manager Angelo Baldini della MG KVIS Vega Norda – il ciclismo è una disciplina fatta di passione, sacrificio, abnegazione e vuole dare sempre più un’immagine trasparente di lealtà sportiva: per noi lo sport deve diventare uno spazio anche di socializzazione, di condivisione di valori, di accoglienza. Abbiamo nel nostro roster tanti giovani promesse che s’impegnano quotidianamente per essere un modello vincente anche al di fuori del contesto sportivo”.
“Ringraziamo la società della MG KVIS Vega Norda – rimarca il presidente nazionale Mario Marco Canale di ANDDOS – perché il loro sostegno in questa campagna di sensibilizzazione contro le discriminazioni, anche da orientamento sessuale, è fondamentale per trasmettere ai giovani i valori più autentici dello sport nella società civile, promuovendo l’accettazione e l’integrazione di tutti. Lo sport può essere, infatti, uno strumento valido per costruire una società più tollerante nei confronti del prossimo”.
All’evento hanno aderito anche i cicloamatori della ASD Nettuno Race: “Siamo onorati – ha dichiarato l’avvocato Romano Ruggeri – del gemellaggio con i professionisti della MG Kvis Vega, veri protagonisti delle due ruote su strada: insieme a loro anche noi diciamo no alle discriminazioni, perché nello sport possono convivere tutte le differenze”.
fonte Di Marco Tosarello http://www.anddos.org/il-ciclismo-dice-no-allomofobia/
Tutto lo staff societario e tecnico si è radunato sotto l’Anfiteatro Flavio per le foto ufficiali della nuova maglia e della nuova bici Carrera SL 730 in vista dell’imminente stagione agonistica: nell’occasione il team del presidente Demetrio Iommi ha voluto aderire all’iniziativa promossa da ANDDOS.
“Lo sport come messaggero di valori per educare anche alle diversità nella società di oggi – sottolinea il team manager Angelo Baldini della MG KVIS Vega Norda – il ciclismo è una disciplina fatta di passione, sacrificio, abnegazione e vuole dare sempre più un’immagine trasparente di lealtà sportiva: per noi lo sport deve diventare uno spazio anche di socializzazione, di condivisione di valori, di accoglienza. Abbiamo nel nostro roster tanti giovani promesse che s’impegnano quotidianamente per essere un modello vincente anche al di fuori del contesto sportivo”.
“Ringraziamo la società della MG KVIS Vega Norda – rimarca il presidente nazionale Mario Marco Canale di ANDDOS – perché il loro sostegno in questa campagna di sensibilizzazione contro le discriminazioni, anche da orientamento sessuale, è fondamentale per trasmettere ai giovani i valori più autentici dello sport nella società civile, promuovendo l’accettazione e l’integrazione di tutti. Lo sport può essere, infatti, uno strumento valido per costruire una società più tollerante nei confronti del prossimo”.
All’evento hanno aderito anche i cicloamatori della ASD Nettuno Race: “Siamo onorati – ha dichiarato l’avvocato Romano Ruggeri – del gemellaggio con i professionisti della MG Kvis Vega, veri protagonisti delle due ruote su strada: insieme a loro anche noi diciamo no alle discriminazioni, perché nello sport possono convivere tutte le differenze”.
fonte Di Marco Tosarello http://www.anddos.org/il-ciclismo-dice-no-allomofobia/
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sabato 7 febbraio 2015
Lgbt Moda: A Mantova la mostra evento "Nel segno di Ferrè" Domenica 8 Febbraio
Domenica 8 Febbraio alle 16.00 "Gianfranco Ferrè-INDAGINE SUL METEO CORPO"
A cura di Michele Venturini presso Aula Magna dell'Università in via Scarselllini 2.
Alle 18.30 "Ferrè - Abito come accento che esce dal corpo" si svolgerà presso l’area Bernardelli di corso Umberto I, 27 una mostra a cura di Michele Venturini, allestimento di Stefano Gozzoli, evento organizzata in collaborazione con la Fondazione Gianfranco Ferré.
Alle 20.15 cena a favore del FAI
Per l’occasione sarà possibile ammirare 40 fra i migliori capi del celebre stilista, le sue famose camicie, i gioielli e un filmato appositamente realizzato dalla Fondazione. Saranno presenti anche il fratello di Ferré con la moglie, il compagno e la dottoressa Rita Airaghi, direttore della Fondazione.
Si tratta di un’evento eccezionale per la città di Mantova, essendo la mostra un’anteprima di quella in programma presso Palazzo Reale a Milano, a partire dal mese di marzo.
La mostra sarà introdotta dalla presentazione del curatore Michele Venturini, autore di numerosi interventi sulla storia della moda e del costume, che si terrà alle 16 presso l’Aula Magna dell’Università in via Scarsellini 2.
A conclusione dell’evento, per chi fosse interessato, avrà luogo una cena in onore del maestro presso casa Butturi, in via Ardigò, nell’atmosfera intrigante e suggestiva di una chiesa sconsacrata; i fondi ricavati saranno interamente devoluti al FAI (Fondo Ambiente Italiano).
Un evento a cura di Bernardelli
Per saperne di più info@bernardellistores.it
fonte http://www.megliomantova.com/nel-segno-di-ferre/
A cura di Michele Venturini presso Aula Magna dell'Università in via Scarselllini 2.
Alle 18.30 "Ferrè - Abito come accento che esce dal corpo" si svolgerà presso l’area Bernardelli di corso Umberto I, 27 una mostra a cura di Michele Venturini, allestimento di Stefano Gozzoli, evento organizzata in collaborazione con la Fondazione Gianfranco Ferré.
Alle 20.15 cena a favore del FAI
Per l’occasione sarà possibile ammirare 40 fra i migliori capi del celebre stilista, le sue famose camicie, i gioielli e un filmato appositamente realizzato dalla Fondazione. Saranno presenti anche il fratello di Ferré con la moglie, il compagno e la dottoressa Rita Airaghi, direttore della Fondazione.
Si tratta di un’evento eccezionale per la città di Mantova, essendo la mostra un’anteprima di quella in programma presso Palazzo Reale a Milano, a partire dal mese di marzo.
La mostra sarà introdotta dalla presentazione del curatore Michele Venturini, autore di numerosi interventi sulla storia della moda e del costume, che si terrà alle 16 presso l’Aula Magna dell’Università in via Scarsellini 2.
A conclusione dell’evento, per chi fosse interessato, avrà luogo una cena in onore del maestro presso casa Butturi, in via Ardigò, nell’atmosfera intrigante e suggestiva di una chiesa sconsacrata; i fondi ricavati saranno interamente devoluti al FAI (Fondo Ambiente Italiano).
Un evento a cura di Bernardelli
Per saperne di più info@bernardellistores.it
fonte http://www.megliomantova.com/nel-segno-di-ferre/
Lgbt: Unioni civili, a Firenze nel nuovo registro possono iscriversi le persone dello stesso sesso sposate all’estero
Il sindaco Nardella: “Abbiamo scelto la strada del pragmatismo e della legalità. Manteniamo fede ad un impegno assunto senza inseguire azioni ‘manifesto’ ma badando alla concretezza”
Il via libera della giunta.
Le persone dello stesso sesso sposate all’estero già dai prossimi giorni potranno iscriversi nel nuovo registro comunale delle unioni civili: lo ha deciso la giunta nella seduta odierna.
La delibera approvata stamani riconosce la possibilità di iscrizione nel nuovo registro comunale a due persone dello stesso sesso che abbiano celebrato un matrimonio all’estero considerandosi così assolto il requisito temporale di un anno di coabitazione richiesto finora.
Nel vecchio registro delle unioni civili era vietata l’iscrizione alle persone dello stesso sesso sposate all’estero. L’iscrizione nel vecchio registro delle unioni civili infatti poteva essere chiesta solo in base a due criteri: da due persone non legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela, ma da vincoli affettivi, coabitanti da almeno un anno ed aventi residenza nel Comune di Firenze; e da due persone coabitanti da almeno un anno per motivi di reciproca assistenza morale e/o materiale ed aventi residenza nel Comune di Firenze.
Le persone dello stesso sesso sposate all’estero iscritte nel nuovo registro potranno richiedere che sia rilasciato loro su apposita modulistica un attestato di iscrizione al registro.
Tale attestato è idoneo all’attribuzione di benefici, opportunità amministrative e procedimentali in campo socio-sanitario, assistenziale, per inserimenti in graduatorie pubbliche di varia natura nel rispetto della normativa nazionale.
“Abbiamo scelto la strada del pragmatismo e della legalità - ha detto il sindaco Dario Nardella - e approvando la delibera abbiamo fatto in modo che le persone dello stesso sesso che si sposano all’estero possano iscriversi nel registro comunale delle unioni civili vedendosi così riconosciuti i benefici previsti dal regolamento comunale sulle unioni civili”.
“Nell’ambito delle nostre competenze e dei principi e delle regole fissate dalla legge statale - ha spiegato il sindaco - operiamo per promuovere pari opportunità alle unioni di fatto favorendone l’integrazione sociale”.
“Manteniamo così fede ad un impegno assunto senza inseguire azioni ‘manifesto’ ma badando di più alla concretezza e pensando così di imprimere un’accelerazione e uno stimolo al processo legislativo nazionale”.
Le iscrizioni avvengono solo sulla base di una domanda presentata congiuntamente dagli interessati all’ufficio comunale competente e corredata dalla documentazione relativa alla sussistenza dei requisiti necessari.
Il venir meno anche di uno solo dei requisiti produce la cancellazione d’ufficio dal registro.
La cancellazione può essere richiesta anche da uno e da entrambe le persone interessate. (fp)
fonte http://press.comune.fi.it
Il via libera della giunta.
Le persone dello stesso sesso sposate all’estero già dai prossimi giorni potranno iscriversi nel nuovo registro comunale delle unioni civili: lo ha deciso la giunta nella seduta odierna.
La delibera approvata stamani riconosce la possibilità di iscrizione nel nuovo registro comunale a due persone dello stesso sesso che abbiano celebrato un matrimonio all’estero considerandosi così assolto il requisito temporale di un anno di coabitazione richiesto finora.
Nel vecchio registro delle unioni civili era vietata l’iscrizione alle persone dello stesso sesso sposate all’estero. L’iscrizione nel vecchio registro delle unioni civili infatti poteva essere chiesta solo in base a due criteri: da due persone non legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela, ma da vincoli affettivi, coabitanti da almeno un anno ed aventi residenza nel Comune di Firenze; e da due persone coabitanti da almeno un anno per motivi di reciproca assistenza morale e/o materiale ed aventi residenza nel Comune di Firenze.
Le persone dello stesso sesso sposate all’estero iscritte nel nuovo registro potranno richiedere che sia rilasciato loro su apposita modulistica un attestato di iscrizione al registro.
Tale attestato è idoneo all’attribuzione di benefici, opportunità amministrative e procedimentali in campo socio-sanitario, assistenziale, per inserimenti in graduatorie pubbliche di varia natura nel rispetto della normativa nazionale.
“Abbiamo scelto la strada del pragmatismo e della legalità - ha detto il sindaco Dario Nardella - e approvando la delibera abbiamo fatto in modo che le persone dello stesso sesso che si sposano all’estero possano iscriversi nel registro comunale delle unioni civili vedendosi così riconosciuti i benefici previsti dal regolamento comunale sulle unioni civili”.
“Nell’ambito delle nostre competenze e dei principi e delle regole fissate dalla legge statale - ha spiegato il sindaco - operiamo per promuovere pari opportunità alle unioni di fatto favorendone l’integrazione sociale”.
“Manteniamo così fede ad un impegno assunto senza inseguire azioni ‘manifesto’ ma badando di più alla concretezza e pensando così di imprimere un’accelerazione e uno stimolo al processo legislativo nazionale”.
Le iscrizioni avvengono solo sulla base di una domanda presentata congiuntamente dagli interessati all’ufficio comunale competente e corredata dalla documentazione relativa alla sussistenza dei requisiti necessari.
Il venir meno anche di uno solo dei requisiti produce la cancellazione d’ufficio dal registro.
La cancellazione può essere richiesta anche da uno e da entrambe le persone interessate. (fp)
fonte http://press.comune.fi.it
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venerdì 6 febbraio 2015
Lgbt Libri: «Che te ne fai di un cielo senza stelle» di Alessio Poeta
Esce «Che te ne fai di un cielo senza stelle» di Alessio Poeta: romanzo avvincente, che vede una strutturazione basata su un gioco di metafore, da cui nasce il titolo, figlio letterario di un’epoca fatta di nuove tecnologie e di social network. cambiano lignuaggi e introspettiva descrizione degli aspetti psicologici dei personaggi.
Romanzo autobiografico? Alessio ci parla di una scrittura avvenuta in un momento difficile della sua vita e come Valerio, il protagonista del romanzo, sia stata la figura attraverso cui l’autore è riuscito a fare «esorcizzare» le sue paure e le sue insicurezze, uscendone «vincitore». Abbiamo intervistato Alessio.
Alessio Poeta: il tuo primo romanzo gay è uscito lo scorso 28 novembre. Che cosa ha significato lavorare a un testo a tematica, il lavoro di scrittura?
In verità non ho scritto il romanzo pensando ad una tematica ben precisa. Ho scritto, in un momento poco felice della mia vita, la storia di un ragazzo che aveva scoperto, grazie ai tanto amati social, il tradimento che avveniva quotidianamente dentro la casa che aveva comprato con il suo compagno. Forse il vero tema del libro è la “rinascita”. Spesso la fine di un amore si associa ad un lutto e questo libro può essere un ottimo elemento di distrazione.
Il titolo:«Che te ne fai di un cielo senza stelle». Quale è il rapporto con la storia narrata e quali le connessioni che si creano, il motivo della scelta del titolo?
Il titolo è nato così per caso, mentre scrivevo i dialoghi tra i protagonisti del romanzo. Ovviamente, è una metafora. Che te ne fai di un amore se poi è sbiadito? Che te ne fai di un amore se poi è spento? Valerio, il protagonista del romanzo, ha scelto di non accontentarsi più.
L’idea del libro da dove è venuta, come è nata?
Era finita da pochissimo la mia storia. Dovevo partire in vacanza ma oramai avevo perso tutto, biglietti aerei inclusi. Sono rimasto a Roma, da solo, con un caldo micidiale e con tanto tempo da perdere. Era da tempo che volevo misurarmi con un romanzo e se non fosse stata per quell’occasione chissà quando l’avrei fatto.
Parliamo del protagonista, Valerio Falabella: come è avvenuta la definizione del personaggio, il suo aspetto caratteriale, la costruzione del personaggio stesso?
Valerio ha molto di me. A lui ho fatto esorcizzare tutte le mie paure e le mie insicurezze. E ti dirò: ne è uscito vincitore.
Le nuove tecnologie, i network, la rete: come cambia il rapporto tra narrativa, intreccio e storia nella letteratura conte,portanza in cui non si può prescindere, sociologicamente e nel linguaggio, dall’esistenza di questi luoghi virtuali di incontro e di conoscenza?
I social, all’interno del romanzo, sono sempre presenti. Siamo tutti vittime della terza spunta di WhatsApp ed è proprio vero che oramai in amore non vince più chi fugge, ma chi resta online e non risponde. Nel libro ci si confronta su Grindr, su Badoo, su Facebook e sul significato dei “poke” che, ad oggi, nessuno ancora ha capito a cosa servono.
Il romanzo ha un lato autobiografico, o il reale e la vita sono presi come elementi basilari di definizione del libro e del suo contenuto?
Al protagonista ho regalato, per certi versi, la vita che vorrei. Abbiamo in comune giusto la fase di partenza che non è il tradimento, ma la fine di una convivenza. Di autobiografico c’è ben poco. Le biografie lasciamole alle varie Ripa di Meana.
Possiamo parlare di un romanzo di formazione?
Oddio non sono così presuntuoso da pensare di aver scritto un romanzo di formazione. Se per la Mazzucco a Roma è stata fatta una protesta per il mio potrebbe venire giù l’Italia intera.
Stai lavorando ad altri testi magari a tematica Lgbt?
Al momento no. Ho tante idee ma vediamo prima come va questo. Se mi ha letto solo mia madre, la mia vicina e il mio ex che senso ha continuare? (ride, ndr)
Cosa dobbiamo aspettarci dall’evoluzione della storia e del protagonista che vive all’interno di essa?
Valerio, dopo la fine della sua storia d’amore, rimette in discussione tutto: Roma, amici e anche il lavoro. Nella nuova città si confronta con il mondo della tv, della politica, della prostituzione e con una coinquilina molto particolare. E’ un libro veloce e leggero dove è davvero facile immedesimarsi nei vari protagonisti.
Intervista di Alessandro Rizzo
fonte http://www.pianetagay.com/cielo-senza-stelle-alessio-poeta/
Romanzo autobiografico? Alessio ci parla di una scrittura avvenuta in un momento difficile della sua vita e come Valerio, il protagonista del romanzo, sia stata la figura attraverso cui l’autore è riuscito a fare «esorcizzare» le sue paure e le sue insicurezze, uscendone «vincitore». Abbiamo intervistato Alessio.
Alessio Poeta: il tuo primo romanzo gay è uscito lo scorso 28 novembre. Che cosa ha significato lavorare a un testo a tematica, il lavoro di scrittura?
In verità non ho scritto il romanzo pensando ad una tematica ben precisa. Ho scritto, in un momento poco felice della mia vita, la storia di un ragazzo che aveva scoperto, grazie ai tanto amati social, il tradimento che avveniva quotidianamente dentro la casa che aveva comprato con il suo compagno. Forse il vero tema del libro è la “rinascita”. Spesso la fine di un amore si associa ad un lutto e questo libro può essere un ottimo elemento di distrazione.
Il titolo:«Che te ne fai di un cielo senza stelle». Quale è il rapporto con la storia narrata e quali le connessioni che si creano, il motivo della scelta del titolo?
Il titolo è nato così per caso, mentre scrivevo i dialoghi tra i protagonisti del romanzo. Ovviamente, è una metafora. Che te ne fai di un amore se poi è sbiadito? Che te ne fai di un amore se poi è spento? Valerio, il protagonista del romanzo, ha scelto di non accontentarsi più.
L’idea del libro da dove è venuta, come è nata?
Era finita da pochissimo la mia storia. Dovevo partire in vacanza ma oramai avevo perso tutto, biglietti aerei inclusi. Sono rimasto a Roma, da solo, con un caldo micidiale e con tanto tempo da perdere. Era da tempo che volevo misurarmi con un romanzo e se non fosse stata per quell’occasione chissà quando l’avrei fatto.
Parliamo del protagonista, Valerio Falabella: come è avvenuta la definizione del personaggio, il suo aspetto caratteriale, la costruzione del personaggio stesso?
Valerio ha molto di me. A lui ho fatto esorcizzare tutte le mie paure e le mie insicurezze. E ti dirò: ne è uscito vincitore.
Le nuove tecnologie, i network, la rete: come cambia il rapporto tra narrativa, intreccio e storia nella letteratura conte,portanza in cui non si può prescindere, sociologicamente e nel linguaggio, dall’esistenza di questi luoghi virtuali di incontro e di conoscenza?
I social, all’interno del romanzo, sono sempre presenti. Siamo tutti vittime della terza spunta di WhatsApp ed è proprio vero che oramai in amore non vince più chi fugge, ma chi resta online e non risponde. Nel libro ci si confronta su Grindr, su Badoo, su Facebook e sul significato dei “poke” che, ad oggi, nessuno ancora ha capito a cosa servono.
Il romanzo ha un lato autobiografico, o il reale e la vita sono presi come elementi basilari di definizione del libro e del suo contenuto?
Al protagonista ho regalato, per certi versi, la vita che vorrei. Abbiamo in comune giusto la fase di partenza che non è il tradimento, ma la fine di una convivenza. Di autobiografico c’è ben poco. Le biografie lasciamole alle varie Ripa di Meana.
Possiamo parlare di un romanzo di formazione?
Oddio non sono così presuntuoso da pensare di aver scritto un romanzo di formazione. Se per la Mazzucco a Roma è stata fatta una protesta per il mio potrebbe venire giù l’Italia intera.
Stai lavorando ad altri testi magari a tematica Lgbt?
Al momento no. Ho tante idee ma vediamo prima come va questo. Se mi ha letto solo mia madre, la mia vicina e il mio ex che senso ha continuare? (ride, ndr)
Cosa dobbiamo aspettarci dall’evoluzione della storia e del protagonista che vive all’interno di essa?
Valerio, dopo la fine della sua storia d’amore, rimette in discussione tutto: Roma, amici e anche il lavoro. Nella nuova città si confronta con il mondo della tv, della politica, della prostituzione e con una coinquilina molto particolare. E’ un libro veloce e leggero dove è davvero facile immedesimarsi nei vari protagonisti.
Intervista di Alessandro Rizzo
fonte http://www.pianetagay.com/cielo-senza-stelle-alessio-poeta/
Lgbt Torino: In Comune le persone transessuali avranno sul cartellino il nome corrispondente all’aspetto
La Città ha accolto la richiesta avanzata in novembre dalle associazioni glbt nella Giornata che ricorda le vittime della transfobia in Italia e nel mondo
Ancora un primato torinese sul fronte dei diritti: a seguito degli accordi presi in occasione della Trans Freedom March del 22 novembre scorso e dopo il convegno sulle prospettive di riforma della legge n. 164 del 1982 sul cambiamento di sesso, la Città di Torino ha introdotto per le persone transgender, dipendenti comunali, la possibilità di avere un tesserino identificativo consono al genere d’elezione.
In pratica, in tutti gli uffici comunali le persone in transizione potranno, d’ora in avanti, avere il nome corrispondente all’aspetto e vivere così la propria identità di genere anche sul luogo di lavoro.
«Non è solo una norma formale», sottolinea Christian Ballarin, responsabile di SpoT (Sportello Transgender). «Questa novità andrà a incidere sulla qualità della vita delle persone, non solo trans, perché un lavoratore sereno - prosegue Ballarin - offrirà un servizio migliore. Come già l’Università di Torino e altri atenei che hanno seguito l’esempio torinese, anche il Comune, grazie agli assessori Ilda Curti e Gianguido Passoni, ha deciso di offrire uno spazio di libertà e autodeterminazione».
Anche Alessandro Battaglia, coordinatore del Torino Pride glbt, ringrazia «la tenacia e la costanza dell’assessore Curti: questa novità rende la nostra Città ancora più attenta ed inclusiva per tutte e tutti. Si tratta di una decisione epocale anche se legata al solo luogo di lavoro in quanto la legge italiana, ad oggi, nonostante alcune recenti sentenze lascino intravedere la possibilità che le cose possano cambiare, non permette il cambio del nome prima degli interventi chirurgici».
fonte: di Maria Teresa Martinengo-http://www.lastampa.it/2015/02/05/cronaca/in-comune-le-persone-transessuali-avranno-sul-cartellino-il-nome-corrispondente-allaspetto-3iZlDYticfMTuXhHa2V05N/pagina.html
Ancora un primato torinese sul fronte dei diritti: a seguito degli accordi presi in occasione della Trans Freedom March del 22 novembre scorso e dopo il convegno sulle prospettive di riforma della legge n. 164 del 1982 sul cambiamento di sesso, la Città di Torino ha introdotto per le persone transgender, dipendenti comunali, la possibilità di avere un tesserino identificativo consono al genere d’elezione.
In pratica, in tutti gli uffici comunali le persone in transizione potranno, d’ora in avanti, avere il nome corrispondente all’aspetto e vivere così la propria identità di genere anche sul luogo di lavoro.
«Non è solo una norma formale», sottolinea Christian Ballarin, responsabile di SpoT (Sportello Transgender). «Questa novità andrà a incidere sulla qualità della vita delle persone, non solo trans, perché un lavoratore sereno - prosegue Ballarin - offrirà un servizio migliore. Come già l’Università di Torino e altri atenei che hanno seguito l’esempio torinese, anche il Comune, grazie agli assessori Ilda Curti e Gianguido Passoni, ha deciso di offrire uno spazio di libertà e autodeterminazione».
Anche Alessandro Battaglia, coordinatore del Torino Pride glbt, ringrazia «la tenacia e la costanza dell’assessore Curti: questa novità rende la nostra Città ancora più attenta ed inclusiva per tutte e tutti. Si tratta di una decisione epocale anche se legata al solo luogo di lavoro in quanto la legge italiana, ad oggi, nonostante alcune recenti sentenze lascino intravedere la possibilità che le cose possano cambiare, non permette il cambio del nome prima degli interventi chirurgici».
fonte: di Maria Teresa Martinengo-http://www.lastampa.it/2015/02/05/cronaca/in-comune-le-persone-transessuali-avranno-sul-cartellino-il-nome-corrispondente-allaspetto-3iZlDYticfMTuXhHa2V05N/pagina.html
Lgbt: Caro Presidente Mattarella chiamaci con i nomi che abbiamo, perché noi siamo una risorsa. Di Delia Vaccarello
Il discorso di insediamento del nuovo Presidente mi ha provocato brividi ed emozioni per il rispetto profondo che nutro nei confronti delle Istituzioni, ma non ha lenito una ferita aperta: dove sono, Presidente, i diritti da riconoscere e che vengono ancora negati a tanti cittadini sulla base del loro orientamento sessuale e della identità di genere?
Caro presidente, se dici la parola lesbica o la parola gay non solo domani migliaia di cittadini smetteranno di nascondersi, ma la società riconoscerà che gay, lesbiche, bisessuali e transgender sono una risorsa enorme per tutti.
Mattarella è palermitano come me, e il brivido nel vedere eletto Presidente un esponente della mia terra di origine ha rafforzato il sapore dolce amaro della mia partecipazione da cittadina all’importante ingresso del neo presidente al Quirinale.
Faccio una analisi lessicale, sapendo che i fatti verranno e che dei fatti parleremo. Ma oggi analizziamo le parole, che sono vita e danno vita, oppure la oscurano.
Mattarella ha parlato di famiglia al singolare citando “la famiglia” risorsa della società.” Ha scelto dunque di non riconoscere che un nucleo di due uomini e di due donne che si amano possa essere famiglia. Poi ha parlato delle donne, delle comunità straniere, dei disabili……… Non di gay, lesbiche, trans. Non ci ha ricordati anche se costituiamo una emergenza nel nostro Paese. E’ innegabile infatti: la mancanza dei diritti per le nostre unioni segnala che nel nostro paese c’è una lacuna nel riconoscimento dei diritti umani che ci confina agli ultimi posti in Europa.
Quando ha parlato della Resistenza mi sono ancora di più emozionata, in genere mi emoziono non solo per il significato storico della parola Resistenza, ma anche per ciò che ha voluto dire “fare resistenza” sia nella mia vita sia in quella di tanti gay, lesbiche trans. Questa volta, però, mi sono emozionata di più: fino al 31 luglio ho scritto sull’Unità, giornale fondato da Gramsci e diffuso in clandestinità. Un giornale che ha dato voce alla questione omosessuale con il coraggio di chi sa interpretare le emergenze del nostro tempo. Un giornale che oggi non è più in edicola.
E veniamo alla possibile citazione. Mattarella ha poi espresso l’intenzione di favorire il “pieno sviluppo dei diritti civili nella sfera sociale economica affettiva….” .
Ho ritenuto che noi fossimo inseriti nella espressione “diritti civili nella sfera affettiva”, ma la categoria è talmente ampia che il riferimento poteva essere ai diritti delle famiglie etero ricomposte, cioè ai diritti del secondo marito di una donna che ha avuto figli in un primo matrimonio. Diamo per buono che si riferisse a gay e lesbiche.
Allora va detto a gran voce che le nostre unioni non sono soltanto affettive, che è la sessualità a fare la differenza. La tradizione cattolica contempla l’amore tra una donna e una altra donna se resta solo nella sfera del sentimento e non diventa unione sessuale.
Dunque l’espressione puntuale sarebbe stata “diritti civili nella sfera sessuale e affettiva”.
Ancora, dopo questo passaggio, Mattarella ha parlato di Unione Europea.
E avrebbe potuto, proprio riferendosi alla Unione Europea e al Consiglio d’Europa, citare il grande lavoro fatto per il contrasto delle discriminazioni e per il riconoscimento dei diritti a gay lesbiche e trans non in quanto minoranza, ma in quanto cittadini che non godono del giusto riconoscimento sul piano delle leggi.
Nella giornata mondiale contro l’omofobia del 2013 Napolitano parlò di “orientamento sessuale” un termine diffuso in ambito europeo, disse, e che l’Europa come istituzione ha messo alla base della sua azione di contrasto delle discriminazioni e di sostegno al riconoscimento dei diritti.
Mattarella avrebbe potuto inserire in questo passaggio il riferimento ai “diritti civili nella sfera affetiva” e sarebbe stato più chiaro.
Attenzione: se scompare il nome scompare anche chi viene individuato attraverso quel nome, scompaiono i cittadini.
Altra l’ampiezza del discorso di Obama(http://www.anddos.org/lgbt-obama-ne-parla-alla-nazione/)nell‘ultimo “State of The Union speech”: “condanniamo la persecuzione delle donne, delle minoranze religiose, o delle persone gay, lesbiche, bisessuali e transgender”, ha detto il presidente degli Stati Uniti.
A confortare però l’apprensione scaturita da queste mie analisi è stata la presenza del cagnolino. Nell’atrio del quirinale c’era un cagnolino con un “vestitino” rosso che si è accucciato a pochi passi da Mattarella. Un ospite completamente inedito in un simile contesto istituzionale. Io so che chi ama gli animali, come dimostra un’ampia letteratura, sviluppa una grande sensibilità verso chi è debole o, nel nostro caso, povero di diritti. Me lo insegna tutti i giorni il rapporto che stringo con il mio cagnolino di nome Lacan.
E dunque rinnovo l’invito: Caro presidente parla di gay, lesbiche, bisessuali e transgender, perché noi siamo una grande risorsa per questo Paese e abbiamo un valore come tutti gli altri cittadini.
fonte http://www.anddos.org/caro-presidente-mattarella-chiamaci-con-i-nomi-che-abbiamo-perche-noi-siamo-una-risorsa/di Delia Vaccarello
Caro presidente, se dici la parola lesbica o la parola gay non solo domani migliaia di cittadini smetteranno di nascondersi, ma la società riconoscerà che gay, lesbiche, bisessuali e transgender sono una risorsa enorme per tutti.
Mattarella è palermitano come me, e il brivido nel vedere eletto Presidente un esponente della mia terra di origine ha rafforzato il sapore dolce amaro della mia partecipazione da cittadina all’importante ingresso del neo presidente al Quirinale.
Faccio una analisi lessicale, sapendo che i fatti verranno e che dei fatti parleremo. Ma oggi analizziamo le parole, che sono vita e danno vita, oppure la oscurano.
Mattarella ha parlato di famiglia al singolare citando “la famiglia” risorsa della società.” Ha scelto dunque di non riconoscere che un nucleo di due uomini e di due donne che si amano possa essere famiglia. Poi ha parlato delle donne, delle comunità straniere, dei disabili……… Non di gay, lesbiche, trans. Non ci ha ricordati anche se costituiamo una emergenza nel nostro Paese. E’ innegabile infatti: la mancanza dei diritti per le nostre unioni segnala che nel nostro paese c’è una lacuna nel riconoscimento dei diritti umani che ci confina agli ultimi posti in Europa.
Quando ha parlato della Resistenza mi sono ancora di più emozionata, in genere mi emoziono non solo per il significato storico della parola Resistenza, ma anche per ciò che ha voluto dire “fare resistenza” sia nella mia vita sia in quella di tanti gay, lesbiche trans. Questa volta, però, mi sono emozionata di più: fino al 31 luglio ho scritto sull’Unità, giornale fondato da Gramsci e diffuso in clandestinità. Un giornale che ha dato voce alla questione omosessuale con il coraggio di chi sa interpretare le emergenze del nostro tempo. Un giornale che oggi non è più in edicola.
E veniamo alla possibile citazione. Mattarella ha poi espresso l’intenzione di favorire il “pieno sviluppo dei diritti civili nella sfera sociale economica affettiva….” .
Ho ritenuto che noi fossimo inseriti nella espressione “diritti civili nella sfera affettiva”, ma la categoria è talmente ampia che il riferimento poteva essere ai diritti delle famiglie etero ricomposte, cioè ai diritti del secondo marito di una donna che ha avuto figli in un primo matrimonio. Diamo per buono che si riferisse a gay e lesbiche.
Allora va detto a gran voce che le nostre unioni non sono soltanto affettive, che è la sessualità a fare la differenza. La tradizione cattolica contempla l’amore tra una donna e una altra donna se resta solo nella sfera del sentimento e non diventa unione sessuale.
Dunque l’espressione puntuale sarebbe stata “diritti civili nella sfera sessuale e affettiva”.
Ancora, dopo questo passaggio, Mattarella ha parlato di Unione Europea.
E avrebbe potuto, proprio riferendosi alla Unione Europea e al Consiglio d’Europa, citare il grande lavoro fatto per il contrasto delle discriminazioni e per il riconoscimento dei diritti a gay lesbiche e trans non in quanto minoranza, ma in quanto cittadini che non godono del giusto riconoscimento sul piano delle leggi.
Nella giornata mondiale contro l’omofobia del 2013 Napolitano parlò di “orientamento sessuale” un termine diffuso in ambito europeo, disse, e che l’Europa come istituzione ha messo alla base della sua azione di contrasto delle discriminazioni e di sostegno al riconoscimento dei diritti.
Mattarella avrebbe potuto inserire in questo passaggio il riferimento ai “diritti civili nella sfera affetiva” e sarebbe stato più chiaro.
Attenzione: se scompare il nome scompare anche chi viene individuato attraverso quel nome, scompaiono i cittadini.
Altra l’ampiezza del discorso di Obama(http://www.anddos.org/lgbt-obama-ne-parla-alla-nazione/)nell‘ultimo “State of The Union speech”: “condanniamo la persecuzione delle donne, delle minoranze religiose, o delle persone gay, lesbiche, bisessuali e transgender”, ha detto il presidente degli Stati Uniti.
A confortare però l’apprensione scaturita da queste mie analisi è stata la presenza del cagnolino. Nell’atrio del quirinale c’era un cagnolino con un “vestitino” rosso che si è accucciato a pochi passi da Mattarella. Un ospite completamente inedito in un simile contesto istituzionale. Io so che chi ama gli animali, come dimostra un’ampia letteratura, sviluppa una grande sensibilità verso chi è debole o, nel nostro caso, povero di diritti. Me lo insegna tutti i giorni il rapporto che stringo con il mio cagnolino di nome Lacan.
E dunque rinnovo l’invito: Caro presidente parla di gay, lesbiche, bisessuali e transgender, perché noi siamo una grande risorsa per questo Paese e abbiamo un valore come tutti gli altri cittadini.
fonte http://www.anddos.org/caro-presidente-mattarella-chiamaci-con-i-nomi-che-abbiamo-perche-noi-siamo-una-risorsa/di Delia Vaccarello
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Lgbt Radio: Viaggio nella Candelora: tra leggenda e narrazione queer a “Oltre le Differenze”
Nella puntata di venerdì 6 febbraio alle 21 ospiti lo scrittore Dario Accolla, Donata Ferrante e Carlo Preziosi
La storia e il mito dei femminielli napoletani e la tradizione della Candelora saranno protagoniste della puntata di “Oltre le Differenze”, il format radiofonico di informazione sul mondo gay, lesbico, bisex, transessuale e queer, di venerdì 6 febbraio in programma dalle 21 su Antenna Radio Esse (FM 91.25, 93.20, 93.50, 99.10 o diretta online dal sito www.antennaradioesse.it) e in replica sabato 7 dalle ore 15 circa.
Donata Ferrante, referente dell'associazione I-Ken di Avellino, racconterà tutti gli eventi organizzati in occasione della Candelora 2015 e in particolare della tradizionale “juta dei femminielli”, il pellegrinaggio a piedi dei devoti verso il santuario di Montevergine, al quale partecipano moltissimi omosessuali e transessuali. Un excursus storico sulla Candelora e sulla rete di associazioni lgbt che da anni collabora al mantenimento di questa tradizione, modificandone inevitabilmente anche i significati simbolici, sarà a cura di Carlo Preziosi, autore di una tesi sull'argomento.
E infine, con lo scrittore Dario Accolla una riflessione su come la narrazione su femminielli, sulle persone transgender e in generale sul mondo queer sia cambiata negli anni.
Si chiude con la rubrica Rainbow Life Style con i consigli su libri, film, curiosità e appuntamenti a tema da non perdere. Sul blog www.oltreledifferenze.wordpress.com è possibile riascoltare tutte le puntate già andate in onda, mentre per interagire con la redazione del programma e restare sempre informati è attiva la pagina fan su Facebook “Oltre le Differenze”.
fonte redazione di "Oltre le Differenze"
La storia e il mito dei femminielli napoletani e la tradizione della Candelora saranno protagoniste della puntata di “Oltre le Differenze”, il format radiofonico di informazione sul mondo gay, lesbico, bisex, transessuale e queer, di venerdì 6 febbraio in programma dalle 21 su Antenna Radio Esse (FM 91.25, 93.20, 93.50, 99.10 o diretta online dal sito www.antennaradioesse.it) e in replica sabato 7 dalle ore 15 circa.
Donata Ferrante, referente dell'associazione I-Ken di Avellino, racconterà tutti gli eventi organizzati in occasione della Candelora 2015 e in particolare della tradizionale “juta dei femminielli”, il pellegrinaggio a piedi dei devoti verso il santuario di Montevergine, al quale partecipano moltissimi omosessuali e transessuali. Un excursus storico sulla Candelora e sulla rete di associazioni lgbt che da anni collabora al mantenimento di questa tradizione, modificandone inevitabilmente anche i significati simbolici, sarà a cura di Carlo Preziosi, autore di una tesi sull'argomento.
E infine, con lo scrittore Dario Accolla una riflessione su come la narrazione su femminielli, sulle persone transgender e in generale sul mondo queer sia cambiata negli anni.
Si chiude con la rubrica Rainbow Life Style con i consigli su libri, film, curiosità e appuntamenti a tema da non perdere. Sul blog www.oltreledifferenze.wordpress.com è possibile riascoltare tutte le puntate già andate in onda, mentre per interagire con la redazione del programma e restare sempre informati è attiva la pagina fan su Facebook “Oltre le Differenze”.
fonte redazione di "Oltre le Differenze"
giovedì 5 febbraio 2015
Lgbt: A Firenze ritorna "Danzainfiera" dal 26 febbraio al 1 marzo alla Fortezza da Basso
Da dieci anni Danzainfiera è il più grande ed originale evento fieristico internazionale dedicato alla danza e al ballo. La manifestazione si è confermata l'evento di riferimento in termini di numero di espositori, visitatori e superficie. Questo appuntamento imperdibile dedicato a professionisti del settore, ballerini, scuole, compagnie di danza ed aziende si rinnova ogni anno a Firenze.
PER TUTTE LE INFO:
http://www.danzainfiera.it/danzainfiera.html
Cosa offre Danzainfiera?
• una panoramica sui nuovi trend del settore
• nuove opportunità di carriera e formazione ad ogni livello
• numerosi opinion leader dell’universo danza
• un contesto specializzato per la promozione e la crescita delle attività
Danzainfiera è una piattaforma unica nel suo genere, dove gli spazi espositivi e i luoghi di incontro si alternano ai palchi ed alle aule per accogliere una vastissima programmazione che abbraccia tutti gli stili di danza.
Cosa si trova a Danzainfiera?
• Stand dei migliori prodotti per la danza, lo sport e il benessere
• Aree dedicate a scuole, compagnie e associazioni
• Sfilate di presentazione nuove linee e collezioni, dalla dance fashion al settore tecnico
• Spettacoli, show ed esibizioni con grandi ballerini e compagnie nazionali e internazionali
• Lezioni aperte a tutti con importanti docenti
• Convegni, workshop e mostre per parlare e confrontarsi a 360°
• Incontri e talk show con personaggi famosi
• Gare e concorsi per vivere l'evento da protagonisti
• Audizioni per accedere a percorsi professionali
• Casting per lavorare nel settore danza
fonte http://www.danzainfiera.it/danzainfiera.html
PER TUTTE LE INFO:
http://www.danzainfiera.it/danzainfiera.html
Cosa offre Danzainfiera?
• una panoramica sui nuovi trend del settore
• nuove opportunità di carriera e formazione ad ogni livello
• numerosi opinion leader dell’universo danza
• un contesto specializzato per la promozione e la crescita delle attività
Danzainfiera è una piattaforma unica nel suo genere, dove gli spazi espositivi e i luoghi di incontro si alternano ai palchi ed alle aule per accogliere una vastissima programmazione che abbraccia tutti gli stili di danza.
Cosa si trova a Danzainfiera?
• Stand dei migliori prodotti per la danza, lo sport e il benessere
• Aree dedicate a scuole, compagnie e associazioni
• Sfilate di presentazione nuove linee e collezioni, dalla dance fashion al settore tecnico
• Spettacoli, show ed esibizioni con grandi ballerini e compagnie nazionali e internazionali
• Lezioni aperte a tutti con importanti docenti
• Convegni, workshop e mostre per parlare e confrontarsi a 360°
• Incontri e talk show con personaggi famosi
• Gare e concorsi per vivere l'evento da protagonisti
• Audizioni per accedere a percorsi professionali
• Casting per lavorare nel settore danza
fonte http://www.danzainfiera.it/danzainfiera.html
Lgbt Libri: "Il giorno più felice della mia vita" di Sebastiano Mauri
Italia e Grecia sono gli unici paesi a non aver ancora riconosciuto diritti alle coppie dello stesso sesso. Se volete capire il perchè e verificare che nei paesi in cui ciò è avvenuto non si siano manifestate distruzioni à la Sodoma e Gomorra, prendetevi due ore di tempo.
Troverete pagine esilaranti ma con un chiaro sentore di rabbia e amarezza. Un pamphlet dolceamaro che ha la serietà del saggio e la leggerezza dello scrittore acuto che non vuole persuadere ma illuminare, fare chiarezza.
Geniali le pagine sul concetto di natura legato all'unione omosessuale - un viaggio pieroangeliano tra lama, bonobo, cigni neri - e le citazioni - oggi perlomeno discutibili - dalla Bibbia per mettere in forse una lettura del testo sacro avulsa dal contesto socioculturale in cui è stato prodotto in materia "famiglia".
Vi confronterete con le posizioni di Mirtha Legrand, Alain Delon, dell'ex arcivescovo di Buenos Aires Antonio Quarracino e non saprete se ridere o piangere.
Sputeranno in faccia a qualcuno e farà male.
Non state a guardare come davanti a un episodio di Star Trek. Non si tratta di una galassia lontana, e non ci sono alieni in vista. Si parla dei vostri figli e delle vostre sorelle.
I diritti umani non si assegnano a rate o con riserve.
E "separato" non è "uguale". L'unione civile è l'apartheid.
In passato si chiedeva la mano della sposa al padre, oggi ci si propone all'interessata.
Io, invece, per sposarmi sono costretto a chiedere il permesso a sessanta milioni di italiani.
Considerate che lo abbia appena fatto.
Vi prego, prima di negarmelo, di ricordarvi che forse, un giorno, a chiedervelo non sarò io, ma una vostra figlia o un vostro nipote.
Il giorno più felice della mia vita non sarà quando e se mi sposerò, ma il giorno in cui mi permetterete finalmente di sognarlo.
L'unica cosa che mi chiedo è se un omofobo leggerà questo libro. Forse no, ma molto probabilmente - oh, magari mi sbaglio - non legge affatto, così, a naso.
fonte da Michael Archetti
http://confessionilibrarie.blogspot.it/2015/02/sebastiano-mauri-il-giorno-piu-felice.html?m=1
Troverete pagine esilaranti ma con un chiaro sentore di rabbia e amarezza. Un pamphlet dolceamaro che ha la serietà del saggio e la leggerezza dello scrittore acuto che non vuole persuadere ma illuminare, fare chiarezza.
Geniali le pagine sul concetto di natura legato all'unione omosessuale - un viaggio pieroangeliano tra lama, bonobo, cigni neri - e le citazioni - oggi perlomeno discutibili - dalla Bibbia per mettere in forse una lettura del testo sacro avulsa dal contesto socioculturale in cui è stato prodotto in materia "famiglia".
Vi confronterete con le posizioni di Mirtha Legrand, Alain Delon, dell'ex arcivescovo di Buenos Aires Antonio Quarracino e non saprete se ridere o piangere.
Sputeranno in faccia a qualcuno e farà male.
Non state a guardare come davanti a un episodio di Star Trek. Non si tratta di una galassia lontana, e non ci sono alieni in vista. Si parla dei vostri figli e delle vostre sorelle.
I diritti umani non si assegnano a rate o con riserve.
E "separato" non è "uguale". L'unione civile è l'apartheid.
In passato si chiedeva la mano della sposa al padre, oggi ci si propone all'interessata.
Io, invece, per sposarmi sono costretto a chiedere il permesso a sessanta milioni di italiani.
Considerate che lo abbia appena fatto.
Vi prego, prima di negarmelo, di ricordarvi che forse, un giorno, a chiedervelo non sarò io, ma una vostra figlia o un vostro nipote.
Il giorno più felice della mia vita non sarà quando e se mi sposerò, ma il giorno in cui mi permetterete finalmente di sognarlo.
L'unica cosa che mi chiedo è se un omofobo leggerà questo libro. Forse no, ma molto probabilmente - oh, magari mi sbaglio - non legge affatto, così, a naso.
fonte da Michael Archetti
http://confessionilibrarie.blogspot.it/2015/02/sebastiano-mauri-il-giorno-piu-felice.html?m=1
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Lgbt Verona: Unioni gay, il leghista Flavio Tosi apre ai registri per le coppie di fatto
Il Comune di Verona rilascerà un attestato "alle famiglie anagrafiche unite da vincolo affettivo" caratterizzate da una convivenza stabile e duratura. "Possibilità prevista già nell'89, ora verrà attuata", sottolinea il sindaco. Ora si attendono le reazioni nel partito
Dopo i sindaci delle più grandi città italiane, da Milano a Napoli, da Bologna a Torino, anche un primo cittadino della Lega Nord apre al riconoscimento delle coppie di fatto.
Il sindaco di Verona, Flavio Tosi, ha infatti annunciato che il suo comune consegnerà un attestato “alle famiglie anagrafiche unite da vincolo affettivo” caratterizzate da una convivenza stabile e duratura. È il primo sindaco del Carroccio a seguire l’esempio dei comuni di Roma, Milano e Torino, che hanno dato il via libera al riconoscimento delle unioni civili.
“Questa possibilità – ha ricordato il sindaco – era già prevista “da una legge del 1989″ che a Verona “sarà adesso attuata. Si tratta – ha spiegato – di un primo passo nel riconoscimento delle cosiddette coppie di fatto, date le mutate esigenze della società contemporanea e l’evidente discrasia tra realtà sociale e disciplina giuridica”. In altre occasioni, aveva ricordato che la questione investe migliaia di persone, che non si può far finta che non esistano.
“Nel giro di qualche settimana, il Comune – ha sottolineato – sarà in grado di rilasciare un attestato a tutte le coppie conviventi da almeno due anni per il riconoscimento di alcuni diritti, senza interferire con la vigente normativa in materia di anagrafe e di stato civile, con il diritto di famiglia e con altre leggi di tipo civilistico”.
Il documento, che sarà rilasciato dopo un anno di convivenza se uno dei due partner ha più di settanta anni o immediatamente nel caso di conviventi con figli in comune o di coppie che hanno già ottenuto un medesimo riconoscimento in un altro Comune, “permetterà ai conviventi di far valere i propri diritti, quale coppia, per ottenere informazioni sullo stato di salute del convivente, per l’assistenza in strutture sanitarie in caso di degenza o per l’accesso a documentazione presso le Pubbliche Amministrazioni“, ha aggiunto Tosi.
“L’attestato inoltre – ha continuato il segretario della Lega Nord Liga Veneta – permetterà di fruire di agevolazioni per i servizi rivolti a coppie, giovani, genitori e anziani, per lo sport e il tempo libero, e di aver accesso ai servizi sociali e ad attività di sostegno e aiuto nell’educazione”.
Tosi ha poi ricordato che a Verona da tempo “le coppie con figli, a prescindere dal fatto che siano o meno sposate, hanno pari diritti per l’accesso ai nidi, ai servizi per l’infanzia e per la richiesta di case popolari”. Proprio per quanto riguarda quest’ultimo punto una precisazione: “la normativa per l’assegnazione di alloggi popolari non verrà modificata per le coppie conviventi senza figli; sono così tante le richieste avanzate da famiglie con bambini che comunque le prime non entrerebbero in graduatoria”, ha concluso.
fonte di F. Q.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/02/04/unioni-gay-leghista-flavio-tosi-si-registri-per-coppie-fatto/1398315/
Dopo i sindaci delle più grandi città italiane, da Milano a Napoli, da Bologna a Torino, anche un primo cittadino della Lega Nord apre al riconoscimento delle coppie di fatto.
Il sindaco di Verona, Flavio Tosi, ha infatti annunciato che il suo comune consegnerà un attestato “alle famiglie anagrafiche unite da vincolo affettivo” caratterizzate da una convivenza stabile e duratura. È il primo sindaco del Carroccio a seguire l’esempio dei comuni di Roma, Milano e Torino, che hanno dato il via libera al riconoscimento delle unioni civili.
“Questa possibilità – ha ricordato il sindaco – era già prevista “da una legge del 1989″ che a Verona “sarà adesso attuata. Si tratta – ha spiegato – di un primo passo nel riconoscimento delle cosiddette coppie di fatto, date le mutate esigenze della società contemporanea e l’evidente discrasia tra realtà sociale e disciplina giuridica”. In altre occasioni, aveva ricordato che la questione investe migliaia di persone, che non si può far finta che non esistano.
“Nel giro di qualche settimana, il Comune – ha sottolineato – sarà in grado di rilasciare un attestato a tutte le coppie conviventi da almeno due anni per il riconoscimento di alcuni diritti, senza interferire con la vigente normativa in materia di anagrafe e di stato civile, con il diritto di famiglia e con altre leggi di tipo civilistico”.
Il documento, che sarà rilasciato dopo un anno di convivenza se uno dei due partner ha più di settanta anni o immediatamente nel caso di conviventi con figli in comune o di coppie che hanno già ottenuto un medesimo riconoscimento in un altro Comune, “permetterà ai conviventi di far valere i propri diritti, quale coppia, per ottenere informazioni sullo stato di salute del convivente, per l’assistenza in strutture sanitarie in caso di degenza o per l’accesso a documentazione presso le Pubbliche Amministrazioni“, ha aggiunto Tosi.
“L’attestato inoltre – ha continuato il segretario della Lega Nord Liga Veneta – permetterà di fruire di agevolazioni per i servizi rivolti a coppie, giovani, genitori e anziani, per lo sport e il tempo libero, e di aver accesso ai servizi sociali e ad attività di sostegno e aiuto nell’educazione”.
Tosi ha poi ricordato che a Verona da tempo “le coppie con figli, a prescindere dal fatto che siano o meno sposate, hanno pari diritti per l’accesso ai nidi, ai servizi per l’infanzia e per la richiesta di case popolari”. Proprio per quanto riguarda quest’ultimo punto una precisazione: “la normativa per l’assegnazione di alloggi popolari non verrà modificata per le coppie conviventi senza figli; sono così tante le richieste avanzate da famiglie con bambini che comunque le prime non entrerebbero in graduatoria”, ha concluso.
fonte di F. Q.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/02/04/unioni-gay-leghista-flavio-tosi-si-registri-per-coppie-fatto/1398315/
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martedì 3 febbraio 2015
Lgbt: "Avedon: Beyond Beauty" in mostra a Roma i ritratti di Richard Avedon.
Rigore, equilibrio ed eleganza rivoluzionarono la fotografia di moda
In foto Audrey Hepburn and Art Buchwald, with Simone D’Aillencourt, Frederick Eberstadt, Barbara Mullen, and Dr. Reginald Kernan, evening dresses by Balmain, Dior, and Patou, Maxim's Paris, August 1959 Photograph by Richard Avedon © The Richard Avedon Foundation
In abito lungo incede severa con passo regale. In mano ha un calice di vino, sul viso l’espressività drammatica di chi è abituato a calcare le scene. È l’ultimo giorno d’agosto a Venezia. Palazzo Volpi, tirato a lucido per il Gran Ballo di Valentino, anticipa il Festival del Cinema con il suo stuolo di ospiti in gran spolvero. Richard Avedon, con la sua macchina fotografica, è lì a carpire scampoli di mondanità. Madame Jacqueline Delubac , bellissima protagonista del sensuale cinema francese in bianco e nero, avanza austera, non lo vede. La vede lui con il suo obiettivo indiscreto. E scatta.
“Avedon: Beyond Beauty” in mostra a Roma alla Gagosian Gallery sottolinea la forza della rappresentazione creativa, e a volte scioccante, che Avedon faceva delle donne.
Dal 27 febbraio all’11 aprile i ritratti intimi e le celebri fotografie di moda realizzate per Harper’s Bazaar, Vogue, The New Yorker racconteranno la carriera di uno dei più influenti artisti del Novecento, insieme all’”Early Paris Fashion Portfolio”, undici immagini scattate dal celebre artista tra il 1947 e il 1957 “en plein air” per le strade di Parigi. C’è Marlene Dietrich al Ritz che si accende fascinosamente una sigaretta indossando un turbante di Dior, Dorian Leigh che si specchia nel camerino di Helena Rubenstein, una donna che salta su un ciottolato tenendo un ombrello e resta a mezz’aria.
Ma prima di approdare con obiettivo e rullini negli atelier di Gianni Versace, Calvin Klein e Christian Dior, prima di realizzare due edizioni del calendario Pirelli (nel 1995 e 1997), prima di esporre al MoMa di New York le istantanee del padre Jacob consumato dal cancro, Avedon (1923-2004) era solo un ragazzo con la voglia di partire.
Anni di foto-ritratti ai compagni di camerata durante la guerra lo iniziarono al culto dei volti e dello sguardo. Perfino la gavetta alla Marina Militare seminò qualcosa nel ragazzo che a 19 anni aveva lasciato gli studi in filosofia per andare sotto le armi. A segnare il suo destino di fotografo di moda di caratura internazionale fu però l’incontro con Alexey Brodovitch, direttore di Harper’s Bazaar a New York, rimasto affascinato da una sua foto scattata a due reclute gemelle durante il servizio militare: una a fuoco, l'altra sfuocata: “Se riesci a mettere la stessa intensità in una foto di moda, torna a farti vedere”, gli disse. Nel 1961 gli lasciò il suo posto alla guida della rivista.
Fin dalla metà degli anni 40, infatti, Avedon si distinse con un immaginario così peculiare e innovativo da sfidare i canoni della bellezza convenzionale. La linea d’ombra tra la giovinezza e la maturità professionale la superò con l’originalità in fotografia: rifiutando la staticità, l’immobilismo, il rigore delle forme, ritraeva modelle in movimento provocandole perché apparissero curiose, ribelli, esuberanti e sicure di sé. Le portava al luna park, al Cirque d’Hiver (“Dovima with Elephants, Evening Dress by Dior” del 1955), fra le suore e gli orfanelli di un collegio. Rifiutava gli schemi, le imposizioni estetiche, la rigidità.
A loro sostituiva ambientazioni e situazioni, perché i soggetti trovassero nello spazio-tempo la propria profondità. “Ho una grande fede nella superficie, quando è interessante, comporta in sé infinite tracce - diceva - Le mie fotografie non vogliono andare al di là della superficie. Sono piuttosto letture di ciò che sta sopra”. Quando Avedon decise che anche una gonna o un vestito avevano qualcosa da raccontare, la rivoluzione nella fotografia di moda si compì.
Se volete saperne di più, visitate il sito della Fondazione Avedon:
http://www.avedonfoundation.org/fashion/
fonte: scritto da Silvia De Santis, http://www.huffingtonpost.it/2015/01/31/avedon-beyond-beauty-in-m_n_6584424.html?ref=fbpd
In foto Audrey Hepburn and Art Buchwald, with Simone D’Aillencourt, Frederick Eberstadt, Barbara Mullen, and Dr. Reginald Kernan, evening dresses by Balmain, Dior, and Patou, Maxim's Paris, August 1959 Photograph by Richard Avedon © The Richard Avedon Foundation
In abito lungo incede severa con passo regale. In mano ha un calice di vino, sul viso l’espressività drammatica di chi è abituato a calcare le scene. È l’ultimo giorno d’agosto a Venezia. Palazzo Volpi, tirato a lucido per il Gran Ballo di Valentino, anticipa il Festival del Cinema con il suo stuolo di ospiti in gran spolvero. Richard Avedon, con la sua macchina fotografica, è lì a carpire scampoli di mondanità. Madame Jacqueline Delubac , bellissima protagonista del sensuale cinema francese in bianco e nero, avanza austera, non lo vede. La vede lui con il suo obiettivo indiscreto. E scatta.
“Avedon: Beyond Beauty” in mostra a Roma alla Gagosian Gallery sottolinea la forza della rappresentazione creativa, e a volte scioccante, che Avedon faceva delle donne.
Dal 27 febbraio all’11 aprile i ritratti intimi e le celebri fotografie di moda realizzate per Harper’s Bazaar, Vogue, The New Yorker racconteranno la carriera di uno dei più influenti artisti del Novecento, insieme all’”Early Paris Fashion Portfolio”, undici immagini scattate dal celebre artista tra il 1947 e il 1957 “en plein air” per le strade di Parigi. C’è Marlene Dietrich al Ritz che si accende fascinosamente una sigaretta indossando un turbante di Dior, Dorian Leigh che si specchia nel camerino di Helena Rubenstein, una donna che salta su un ciottolato tenendo un ombrello e resta a mezz’aria.
Ma prima di approdare con obiettivo e rullini negli atelier di Gianni Versace, Calvin Klein e Christian Dior, prima di realizzare due edizioni del calendario Pirelli (nel 1995 e 1997), prima di esporre al MoMa di New York le istantanee del padre Jacob consumato dal cancro, Avedon (1923-2004) era solo un ragazzo con la voglia di partire.
Anni di foto-ritratti ai compagni di camerata durante la guerra lo iniziarono al culto dei volti e dello sguardo. Perfino la gavetta alla Marina Militare seminò qualcosa nel ragazzo che a 19 anni aveva lasciato gli studi in filosofia per andare sotto le armi. A segnare il suo destino di fotografo di moda di caratura internazionale fu però l’incontro con Alexey Brodovitch, direttore di Harper’s Bazaar a New York, rimasto affascinato da una sua foto scattata a due reclute gemelle durante il servizio militare: una a fuoco, l'altra sfuocata: “Se riesci a mettere la stessa intensità in una foto di moda, torna a farti vedere”, gli disse. Nel 1961 gli lasciò il suo posto alla guida della rivista.
Fin dalla metà degli anni 40, infatti, Avedon si distinse con un immaginario così peculiare e innovativo da sfidare i canoni della bellezza convenzionale. La linea d’ombra tra la giovinezza e la maturità professionale la superò con l’originalità in fotografia: rifiutando la staticità, l’immobilismo, il rigore delle forme, ritraeva modelle in movimento provocandole perché apparissero curiose, ribelli, esuberanti e sicure di sé. Le portava al luna park, al Cirque d’Hiver (“Dovima with Elephants, Evening Dress by Dior” del 1955), fra le suore e gli orfanelli di un collegio. Rifiutava gli schemi, le imposizioni estetiche, la rigidità.
A loro sostituiva ambientazioni e situazioni, perché i soggetti trovassero nello spazio-tempo la propria profondità. “Ho una grande fede nella superficie, quando è interessante, comporta in sé infinite tracce - diceva - Le mie fotografie non vogliono andare al di là della superficie. Sono piuttosto letture di ciò che sta sopra”. Quando Avedon decise che anche una gonna o un vestito avevano qualcosa da raccontare, la rivoluzione nella fotografia di moda si compì.
Se volete saperne di più, visitate il sito della Fondazione Avedon:
http://www.avedonfoundation.org/fashion/
fonte: scritto da Silvia De Santis, http://www.huffingtonpost.it/2015/01/31/avedon-beyond-beauty-in-m_n_6584424.html?ref=fbpd
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Lgbt: «Il mio viaggio per raggiungere la vita» la storia di Gloria Gramaglia referente per la Sicilia dell’associazione ‘Libellula’
In foto Gloria Gramaglia con a sinistra il dottore Giuseppe Di Dedda a destra il dottore Garofalo Felice.
La disforia di genere è un travagliato percorso dell’anima e del corpo. Un viaggio per ‘raggiungere’ la vita”.
Gloria Gramaglia è referente per la Sicilia dell’associazione "Libellula",volontaria presso la Clinica del Mediterraneo.
Lei, donna ex-transessuale, combatte tutti i giorni per sostenere chi decide di intraprendere il suo stesso iter, lungo minimo 5 anni, prima di raggiungere la tanto agognata meta: “Ossia - spiega Gloria - la libertà d’un viaggio che si chiama vita. Non a caso talune vittime di questa logorante e disumana attesa vengono trovate purtroppo suicide: un sogno che può diventare ergastolo tramutandosi in un tormentoso incubo finendo in tragedia.
“La Clinica del Mediterraneo ha effettuato gli interventi nel minore tempo possibile, evidenzia Gloria Gramaglia, l’attesa massima è stata di un mese evitando, a tanti pazienti meridionali, quei famosi viaggi della speranza”.
Gloria racconta le difficoltà di “mettere in armonia con l’anima la propria identità”. Un percorso iniziato all’età di 8 anni il suo, quando in collegio dalle suore cominciò a capire che imitava le ragazze e si innamorava dei ragazzini. Un conflitto interiore che sottolinea citando un aneddoto: “Visto il mio comportamento ‘femminile’ per punirmi le suore mi vestirono con un abitino rosa con le maniche a sbuffo.In me suscitarono però un misto di entusiasmo e di grande serena contentezza.
La prima persona a cui rivelai la mia vera identità fu mio padre- racconta Gloria - ricordo bene che gli dissi: ‘Papà io non guardo le donne come può guardarle un ragazzo”. Mio padre mi zittì dicendomi:
“Non preoccuparti, io ci sono’. Purtroppo mi lasciò poco tempo dopo, all’età di 14
anni. Poi andai via di casa, con molto dolore perché non volevo che mia mamma e i miei fratelli vedessero i miei ‘cambiamenti’.
Andai a Roma dove iniziai a combattere per la salva-guardia di chi come me reclamava i propri diritti.
Scoprii che con un’operazione si poteva cambiare sesso e nome. La manifestazione alla
quale partecipai era quella che poi fece approvare la legge 164/82”.
E’il momento in cui Gloria si sottopone alle cure ormonali, “naturalmente tutto sottobanco
- spiega - perché era impensabile che un endocrinologo ti aiutasse, con costi altissimi dato datoche i farmaci erano di contrabbando”. A seguire un percorso di cinque anni al San Camillo le permise di sottoporsi all’intervento “con un dispendio di energie e di denari non indifferente e devastante psicologicamente”.
Grazie a un foniatra di Torino, Gloria completò il suo ‘miracolo’ con la voce: “Il 3 ottobre del 2011 mi sottoposi ad un intervento alle corde vocali che mi ha dato tanta serenità e sicurezza.
"Oggi,in Sicilia e a Ragusa, mi occupo di aiutare le persone transgender nel percorso medico,chirurgico e legale evitando loro i viaggi della speranza”.
Dal 2011 Gloria fa parte anche del comitato scientifico dell’associazione National Organized Integration con la quale ha avvitato dei percorsi contro il razzismo, la discriminazione sociale e di genere. Non solo. Gloria è in prima linea contro la violenza di genere. Presente, con garbo e cortesia, ad ogni iniziativa utile a comunicare che lei ce l’ha fatta grazie alla forza interiore che riesce a trasmettere a chi la ascolta. Gloria parla agli studenti nelle scuole e ne rapisce l’attenzione raccontandosi e invogliandoli a essere se stessi sempre, ma senza mai calpestare i sentimenti degli altri.
“Guardate ragazzi prendete un foglio di carta bianco - esordisce Gloria creando subito un feeling
con la platea - Ecco, adesso fate come me: accartocciatelo e stropicciatelo. Fatto? Bene,adesso provate a farlo tornare come era prima. Impossibile. Questo è ciò che succede a un cuore ferito.
Il male che gli fate si può ripianare, ma nulla potrà mai cancellare i segni di ferite così profonde”.
Il pensiero va subito alle pieghe del cuore di Gloria, ma lei sorride, parla, si commuove e commuove soprattutto quando ricorda le persone che le sono state accanto: «Ricordatevi, prima di offendere qualcuno, di questo foglio bianco stropicciato» ricorda. E l’applauso che la saluta, è un abbraccio.
Fonte: Articolo di VALENTINA MACI pubblicato su LA SICILIA di LUNEDÌ 30 GIUGNO 2014
La disforia di genere è un travagliato percorso dell’anima e del corpo. Un viaggio per ‘raggiungere’ la vita”.
Gloria Gramaglia è referente per la Sicilia dell’associazione "Libellula",volontaria presso la Clinica del Mediterraneo.
Lei, donna ex-transessuale, combatte tutti i giorni per sostenere chi decide di intraprendere il suo stesso iter, lungo minimo 5 anni, prima di raggiungere la tanto agognata meta: “Ossia - spiega Gloria - la libertà d’un viaggio che si chiama vita. Non a caso talune vittime di questa logorante e disumana attesa vengono trovate purtroppo suicide: un sogno che può diventare ergastolo tramutandosi in un tormentoso incubo finendo in tragedia.
“La Clinica del Mediterraneo ha effettuato gli interventi nel minore tempo possibile, evidenzia Gloria Gramaglia, l’attesa massima è stata di un mese evitando, a tanti pazienti meridionali, quei famosi viaggi della speranza”.
Gloria racconta le difficoltà di “mettere in armonia con l’anima la propria identità”. Un percorso iniziato all’età di 8 anni il suo, quando in collegio dalle suore cominciò a capire che imitava le ragazze e si innamorava dei ragazzini. Un conflitto interiore che sottolinea citando un aneddoto: “Visto il mio comportamento ‘femminile’ per punirmi le suore mi vestirono con un abitino rosa con le maniche a sbuffo.In me suscitarono però un misto di entusiasmo e di grande serena contentezza.
La prima persona a cui rivelai la mia vera identità fu mio padre- racconta Gloria - ricordo bene che gli dissi: ‘Papà io non guardo le donne come può guardarle un ragazzo”. Mio padre mi zittì dicendomi:
“Non preoccuparti, io ci sono’. Purtroppo mi lasciò poco tempo dopo, all’età di 14
anni. Poi andai via di casa, con molto dolore perché non volevo che mia mamma e i miei fratelli vedessero i miei ‘cambiamenti’.
Andai a Roma dove iniziai a combattere per la salva-guardia di chi come me reclamava i propri diritti.
Scoprii che con un’operazione si poteva cambiare sesso e nome. La manifestazione alla
quale partecipai era quella che poi fece approvare la legge 164/82”.
E’il momento in cui Gloria si sottopone alle cure ormonali, “naturalmente tutto sottobanco
- spiega - perché era impensabile che un endocrinologo ti aiutasse, con costi altissimi dato datoche i farmaci erano di contrabbando”. A seguire un percorso di cinque anni al San Camillo le permise di sottoporsi all’intervento “con un dispendio di energie e di denari non indifferente e devastante psicologicamente”.
Grazie a un foniatra di Torino, Gloria completò il suo ‘miracolo’ con la voce: “Il 3 ottobre del 2011 mi sottoposi ad un intervento alle corde vocali che mi ha dato tanta serenità e sicurezza.
"Oggi,in Sicilia e a Ragusa, mi occupo di aiutare le persone transgender nel percorso medico,chirurgico e legale evitando loro i viaggi della speranza”.
Dal 2011 Gloria fa parte anche del comitato scientifico dell’associazione National Organized Integration con la quale ha avvitato dei percorsi contro il razzismo, la discriminazione sociale e di genere. Non solo. Gloria è in prima linea contro la violenza di genere. Presente, con garbo e cortesia, ad ogni iniziativa utile a comunicare che lei ce l’ha fatta grazie alla forza interiore che riesce a trasmettere a chi la ascolta. Gloria parla agli studenti nelle scuole e ne rapisce l’attenzione raccontandosi e invogliandoli a essere se stessi sempre, ma senza mai calpestare i sentimenti degli altri.
“Guardate ragazzi prendete un foglio di carta bianco - esordisce Gloria creando subito un feeling
con la platea - Ecco, adesso fate come me: accartocciatelo e stropicciatelo. Fatto? Bene,adesso provate a farlo tornare come era prima. Impossibile. Questo è ciò che succede a un cuore ferito.
Il male che gli fate si può ripianare, ma nulla potrà mai cancellare i segni di ferite così profonde”.
Il pensiero va subito alle pieghe del cuore di Gloria, ma lei sorride, parla, si commuove e commuove soprattutto quando ricorda le persone che le sono state accanto: «Ricordatevi, prima di offendere qualcuno, di questo foglio bianco stropicciato» ricorda. E l’applauso che la saluta, è un abbraccio.
Fonte: Articolo di VALENTINA MACI pubblicato su LA SICILIA di LUNEDÌ 30 GIUGNO 2014
venerdì 30 gennaio 2015
Lgbt: Firma questa petizione sarà consegnata al Presidente degli Stati Uniti - Enact Leelah's Law to Ban Transgender Conversion Therapy
Transgender Human Rights Institute
On Sunday, December 27, 2014, Leelah Alcorn a 17 year old transgender youth wrote a suicide note, posted it on Tumblr and then walked out to a highway and out in front of a semi-truck tragically ending her life. In her last post, Leelah explained how her parents had forced her to attend conversion therapy, pulled her out of school and isolated her in an attempt to change her gender identity. One of the last things Leelah wrote is as follows:
"My death needs to be counted in the number of transgender people who commit suicide this year. I want someone to look at that number and say “that’s fucked up” and fix it. Fix society. Please.“ -Leelah Alcorn
A QUESTO LINK PUOI FIRMARE E FAR FIRMARE QUESTA PETIZIONE:
https://www.change.org/p/president-of-the-united-states-enact-leelah-s-law-to-ban-transgender-conversion-therapy
In the pursuit of honoring Leelah's last request we the petitioners call upon the President of the United State- Barack Obama, and the Leadership of the House and Senate to immediately seek a pathway for banning the practice known as 'transgender conversion therapy'. We ask that you name the bill in memory of Leelah as the Leelah's Alcorn Law and protect the lives of transgender youth.
'Conversion therapies' have been documented to cause great harms and in this case, Leelah's death. Therapists that engage in the attempt to brainwash or reverse any childs gender identity are seriously unethical and legislation is needed to end such practices immediately. Transgender youth have one of the highest suicide rates in the nation. We must not allow therapists to increase those rates with therapy methodologies that have been demonstrated in harming trasngender youth.
All major psychological associations speak to the heart of harms that can happen to transgender youth when attempting to discriminate and change their gender identity.
From the American Association of Pediatrics
“According to the study, "Characteristics of Children and Adolescents with Gender Identity Disorder Referred to a Pediatric Medical Center," in the March 2012 Pediatrics (published online Feb. 20), gender-dysphoric children who do not receive medical treatment or counseling for GID can be at high-risk for certain behavioral and emotional problems, including psychiatric diagnoses. Of 97 patients younger than 21 years who met the criteria for GID, 44 percent had a prior history of psychiatric symptoms, 37 percent were taking psychotropic medications, and 21.6 percent had a history of self-mutilation and suicide attempts.”
From the American Psychological Association:
“APA calls upon psychologists in their professional roles to provide appropriate, nondiscriminatory treatment to transgender and gender variant individuals and encourages psychologists to take a leadership role in working against discrimination towards transgender and gender variant individuals.”
From the National Association of Social Workers:
“People seek mental health services for many reasons. Accordingly, it is fair to assert that lesbians and gay men seek therapy for the same reasons that heterosexual people do. However, the increase in media campaigns, often coupled with coercive messages from family and community members, has created an environment in which lesbians and gay men often are pressured to seek reparative or conversion therapies, which cannot and will not change sexual orientation. Aligned with the American Psychological Association’s (1997) position, NCLGB believes that such treatment potentially can lead to severe emotional damage. “
From the American Counseling Association:
Standard A.1.a. ("Primary Responsibility"), states that "the primary responsibility of counselors is to respect the dignity and to promote the welfare of clients." Referring a client to a counselor who engages in a treatment modality not endorsed by the profession and that may, in fact, cause harm does not promote the welfare of clients and is a dubious position ethically. This position is supported by Standard A.4.a. ("Avoiding Harm"), which says, "Counselors act to avoid harming their clients, trainees and research participants and to minimize or to remedy unavoidable or unanticipated harm."
Please consider sharing and signing this petition. Together we can make the world a safer place for transgender youth everywhere.
A QUESTO LINK PUOI FIRMARE E FAR FIRMARE QUESTA PETIZIONE:
https://www.change.org/p/president-of-the-united-states-enact-leelah-s-law-to-ban-transgender-conversion-therapy
FONTE https://www.change.org/
On Sunday, December 27, 2014, Leelah Alcorn a 17 year old transgender youth wrote a suicide note, posted it on Tumblr and then walked out to a highway and out in front of a semi-truck tragically ending her life. In her last post, Leelah explained how her parents had forced her to attend conversion therapy, pulled her out of school and isolated her in an attempt to change her gender identity. One of the last things Leelah wrote is as follows:
"My death needs to be counted in the number of transgender people who commit suicide this year. I want someone to look at that number and say “that’s fucked up” and fix it. Fix society. Please.“ -Leelah Alcorn
A QUESTO LINK PUOI FIRMARE E FAR FIRMARE QUESTA PETIZIONE:
https://www.change.org/p/president-of-the-united-states-enact-leelah-s-law-to-ban-transgender-conversion-therapy
In the pursuit of honoring Leelah's last request we the petitioners call upon the President of the United State- Barack Obama, and the Leadership of the House and Senate to immediately seek a pathway for banning the practice known as 'transgender conversion therapy'. We ask that you name the bill in memory of Leelah as the Leelah's Alcorn Law and protect the lives of transgender youth.
'Conversion therapies' have been documented to cause great harms and in this case, Leelah's death. Therapists that engage in the attempt to brainwash or reverse any childs gender identity are seriously unethical and legislation is needed to end such practices immediately. Transgender youth have one of the highest suicide rates in the nation. We must not allow therapists to increase those rates with therapy methodologies that have been demonstrated in harming trasngender youth.
All major psychological associations speak to the heart of harms that can happen to transgender youth when attempting to discriminate and change their gender identity.
From the American Association of Pediatrics
“According to the study, "Characteristics of Children and Adolescents with Gender Identity Disorder Referred to a Pediatric Medical Center," in the March 2012 Pediatrics (published online Feb. 20), gender-dysphoric children who do not receive medical treatment or counseling for GID can be at high-risk for certain behavioral and emotional problems, including psychiatric diagnoses. Of 97 patients younger than 21 years who met the criteria for GID, 44 percent had a prior history of psychiatric symptoms, 37 percent were taking psychotropic medications, and 21.6 percent had a history of self-mutilation and suicide attempts.”
From the American Psychological Association:
“APA calls upon psychologists in their professional roles to provide appropriate, nondiscriminatory treatment to transgender and gender variant individuals and encourages psychologists to take a leadership role in working against discrimination towards transgender and gender variant individuals.”
From the National Association of Social Workers:
“People seek mental health services for many reasons. Accordingly, it is fair to assert that lesbians and gay men seek therapy for the same reasons that heterosexual people do. However, the increase in media campaigns, often coupled with coercive messages from family and community members, has created an environment in which lesbians and gay men often are pressured to seek reparative or conversion therapies, which cannot and will not change sexual orientation. Aligned with the American Psychological Association’s (1997) position, NCLGB believes that such treatment potentially can lead to severe emotional damage. “
From the American Counseling Association:
Standard A.1.a. ("Primary Responsibility"), states that "the primary responsibility of counselors is to respect the dignity and to promote the welfare of clients." Referring a client to a counselor who engages in a treatment modality not endorsed by the profession and that may, in fact, cause harm does not promote the welfare of clients and is a dubious position ethically. This position is supported by Standard A.4.a. ("Avoiding Harm"), which says, "Counselors act to avoid harming their clients, trainees and research participants and to minimize or to remedy unavoidable or unanticipated harm."
Please consider sharing and signing this petition. Together we can make the world a safer place for transgender youth everywhere.
A QUESTO LINK PUOI FIRMARE E FAR FIRMARE QUESTA PETIZIONE:
https://www.change.org/p/president-of-the-united-states-enact-leelah-s-law-to-ban-transgender-conversion-therapy
FONTE https://www.change.org/
Lgbt: al Sundance Festival "Tangerine" il film del regista Sean Baker racconta le vite di due transgender interamente girato con iPhone 5S
Tangerine è un film presentato al Sundance Film Festival, il più importante festival del cinema indipendente USA, girato interamente con iPhone 5S. Le soluzioni e gli accessori impiegati per ottenere un prodotto professionale.
"Tangerine" ha debuttato al sundance film festival e racconta la vicenda di due transgender, alexandra e sin-dee, durante notte della vigilia di natale a los angeles. e' stato girato interamente con un iphone 5s, con un adattatore per lenti anamorfiche.
Molti film amatoriali sono stati girati con iPhone 5S, ma Tangerine è il primo film presente al Sundance Film Festival ad essere girato quasi interamente su un dispositivo Apple.
E’ stata una decisione che lo scrittore e regista indie Sean Baker ha adottato per mantenere ridotto il budget disponibile. Tangerine è stato girato in widescreen 2:35:1, e con una fluidità che non ci si aspetterebbe da un dispositivo portatile.
Eppure, nonostante l’uso di un iPhone 5S, Baker dice che lo smartphone della Mela è stato un “buon partner”. “E’ stato sorprendentemente facile” spiega Baker “Non abbiamo mai perso alcun filmato”. Baker ha utilizzato principalmente quattro accessori: in primo luogo, naturalmente, l’iPhone (Baker e il suo team ne hanno usati tre). In secondo luogo, una app da 8 dollari chiamata Filmic Pro che ha permesso ai realizzatori un maggiore controllo sul fuoco, apertura, e la temperatura del colore.
In terzo luogo, una Steadicam per riuscire a limitare il più possibile i tremolii evidenti nella fotocamera. Il tocco finale è stato un adattatore con un gruppo di lenti anamorfiche che si agganciano all’iPhone, prototipi di Moondog Labs, essenziali per rendere Tangerine simile ad un prodotto che sembra realizzato con un’attrezzatura tipica del grande schermo. Dopo aver ottenuto il girato, ecco arrivare alla post-produzione, dove è stata aggiunta una dominante arancione e la grana, per dare un look retro’ da pellicola. Alla fine il prodotto è risultato ottimo, considerando che è stato girato con un telefono da meno di 600 dollari; un’altra prova tangibile delle potenzialità della tecnologia Apple, se usata da mani esperte.
fonte http://www.macitynet.it/
"Tangerine" ha debuttato al sundance film festival e racconta la vicenda di due transgender, alexandra e sin-dee, durante notte della vigilia di natale a los angeles. e' stato girato interamente con un iphone 5s, con un adattatore per lenti anamorfiche.
Molti film amatoriali sono stati girati con iPhone 5S, ma Tangerine è il primo film presente al Sundance Film Festival ad essere girato quasi interamente su un dispositivo Apple.
E’ stata una decisione che lo scrittore e regista indie Sean Baker ha adottato per mantenere ridotto il budget disponibile. Tangerine è stato girato in widescreen 2:35:1, e con una fluidità che non ci si aspetterebbe da un dispositivo portatile.
Eppure, nonostante l’uso di un iPhone 5S, Baker dice che lo smartphone della Mela è stato un “buon partner”. “E’ stato sorprendentemente facile” spiega Baker “Non abbiamo mai perso alcun filmato”. Baker ha utilizzato principalmente quattro accessori: in primo luogo, naturalmente, l’iPhone (Baker e il suo team ne hanno usati tre). In secondo luogo, una app da 8 dollari chiamata Filmic Pro che ha permesso ai realizzatori un maggiore controllo sul fuoco, apertura, e la temperatura del colore.
In terzo luogo, una Steadicam per riuscire a limitare il più possibile i tremolii evidenti nella fotocamera. Il tocco finale è stato un adattatore con un gruppo di lenti anamorfiche che si agganciano all’iPhone, prototipi di Moondog Labs, essenziali per rendere Tangerine simile ad un prodotto che sembra realizzato con un’attrezzatura tipica del grande schermo. Dopo aver ottenuto il girato, ecco arrivare alla post-produzione, dove è stata aggiunta una dominante arancione e la grana, per dare un look retro’ da pellicola. Alla fine il prodotto è risultato ottimo, considerando che è stato girato con un telefono da meno di 600 dollari; un’altra prova tangibile delle potenzialità della tecnologia Apple, se usata da mani esperte.
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giovedì 29 gennaio 2015
Lgbt: In Sizzera è nata una radio gay e lesbica "Vibration Gayradio" ma soltanto in Internet
SION - Il Vallese conta ormai un'emittente radiofonica "gay e lesbica": da questa settimana, Vibration Gayradio propone musica, interviste e dibattiti su internet 24 ore su 24, sette giorni su sette.
In gestazione per tre anni, il progetto è stato riattivato in vista della Gay Pride romanda che si svolgerà a Sion il prossimo 13 giugno.
IL SITO DELLA RADIO:
http://vibrationgayradio.ch/
Attualmente, il contenuto dell'emittente è composto al 90% da brani musicali, ma i servizi, i dibattiti e le interviste occuperanno progressivamente sempre più spazio, indica oggi all'ats Jonathan Ruppen, il direttore della radio locale Vibration 108, da cui è partita l'iniziativa. I programmi si rivolgono alle lesbiche, ai gay, bisessuali e transgender (LGBT), ma pure all'intera popolazione "in uno spirito di scambio e di mutua comprensione", sottolinea l'emittente in un comunicato odierno.
Vibration Gayradio "accompagnerà" lo svolgimento della prossima Gay Pride a Sion, la seconda che avrà per teatro il Cantone. La prima edizione, svoltasi nel 2001, aveva suscitato una grossa polemica, "ma da allora le cose sono cambiate", rileva Jonathan Ruppen in riferimento al messaggio lanciato lunedì scorso sulle onde della RTS dal nuovo vescovo di Sion, Mons. Jean-Marie Lovey: "ogni persona, poco importa il suo orientamento, ha diritto al massimo rispetto".
Rallegrandosi per la nascita della nuova emittente, l'organizzazione gay svizzera Pink Cross sottolinea che essa è l'unica del genere nella Svizzera romanda.
Nella Svizzera tedesca, GayRadio emette ogni domenica.
fonte Ats http://www.tio.ch/
In gestazione per tre anni, il progetto è stato riattivato in vista della Gay Pride romanda che si svolgerà a Sion il prossimo 13 giugno.
IL SITO DELLA RADIO:
http://vibrationgayradio.ch/
Attualmente, il contenuto dell'emittente è composto al 90% da brani musicali, ma i servizi, i dibattiti e le interviste occuperanno progressivamente sempre più spazio, indica oggi all'ats Jonathan Ruppen, il direttore della radio locale Vibration 108, da cui è partita l'iniziativa. I programmi si rivolgono alle lesbiche, ai gay, bisessuali e transgender (LGBT), ma pure all'intera popolazione "in uno spirito di scambio e di mutua comprensione", sottolinea l'emittente in un comunicato odierno.
Vibration Gayradio "accompagnerà" lo svolgimento della prossima Gay Pride a Sion, la seconda che avrà per teatro il Cantone. La prima edizione, svoltasi nel 2001, aveva suscitato una grossa polemica, "ma da allora le cose sono cambiate", rileva Jonathan Ruppen in riferimento al messaggio lanciato lunedì scorso sulle onde della RTS dal nuovo vescovo di Sion, Mons. Jean-Marie Lovey: "ogni persona, poco importa il suo orientamento, ha diritto al massimo rispetto".
Rallegrandosi per la nascita della nuova emittente, l'organizzazione gay svizzera Pink Cross sottolinea che essa è l'unica del genere nella Svizzera romanda.
Nella Svizzera tedesca, GayRadio emette ogni domenica.
fonte Ats http://www.tio.ch/
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Lgbt: Roma approva il registro delle unioni civili: da ieri la capitale è una città più giusta
«La statua di Giulio Cesare sembrava che annuisse» mi sussurra Vladimir Luxuria al telefono, mentre conversiamo sull’approvazione del registro delle unioni civili a Roma, il 28 gennaio, all’indomani della Giornata della Memoria.
«D’altronde anche lui era uno di noi…» e mi sembra di vederla sorridere, con quel suo solito modo di fare, un po’ malizioso e delicato al momento stesso. L’ex deputata di Rifondazione e storica attivista per i diritti civili delle persone LGBT ha voluto esserci, nell’aula consiliare, a portare il suo sostegno al provvedimento voluto dal sindaco, Ignazio Marino.
«Ero stata lì anche la sera prima» dice ancora «ma qualcuno deve aver scambiato l’aula per uno stadio. Ho visto militanti di estrema destra strumentalizzare la religione solo per giustificare la loro omofobia. Fomentati, per altro, dai consiglieri dell’opposizione. Una scena brutta, scomposta e offensiva. Per questa ragione ho sentito la necessità di essere presente anche nel giorno della votazione». Vladimir Luxuria non nasconde l’entusiasmo: «dopo tante sconfitte e delusioni, oggi è il giorno della vittoria». E – ci tiene a dirlo – non è un “trionfo gay”, non solo, ma anche il successo «della civiltà, dell’inclusione. È l’affermazione di una città “civile”, prima ancora del registro delle unioni civili».
In effetti sembrano passati secoli da quando Walter Veltroni, allora sindaco, fece naufragare un precedente analogo tentativo, portando il suo partito a non approvare la proposta di legge popolare e facendo convergere i suoi voti con quelli della destra di Storace, allora all’opposizione. E non nascondono la felicità e l’ottimismo neppure le associazioni LGBT, presenti anch’esse in Campidoglio.
«Oggi il Sindaco Ignazio Marino, insieme alle forze politiche della maggioranza capitolina e con il Movimento Cinque Stelle, mantengono l’impegno preso con la città tutta, in modo solenne e pubblico, proprio in occasione dello scorso pride.
È un momento storico per la Capitale, che per anni è stata incapace di legiferare in questa direzione», dichiara Andrea Maccarrone, presidente del Circolo Mario Mieli e rappresentante del Coordinamento Roma Pride, i cui attivisti e le cui attiviste hanno sostenuto, con la loro presenza, dentro e fuori l’aula, la scelta di Marino. «È segnale molto importante non solo per Roma, ma per l’Italia tutta. È un evento che il governo non può più ignorare» dice ancora Maccarrone, nel comunicato stampa diramato dalla sua associazione.
Dello stesso avviso anche l’ex vincitrice dell’Isola dei famosi, che aggiunge: «In parlamento c’è una maggioranza possibile su questo tema, fatta da Pd, Sel e l’ala laica di Scelta Civica.
Insieme al movimento di Grillo, naturalmente. Se Renzi vuole approvare davvero le unioni civili alla tedesca deve rivolgersi alla stessa maggioranza che ieri c’è stata in aula consiliare. Se vuole, lo può fare».
Una legge, ricorda Luxuria, che se approvata così com’è stata realizzata, analoga al matrimonio e con la stepchild adoption, può essere un buon punto di partenza per arrivare alle nozze egualitarie: «Non dobbiamo dimenticare qual è il nostro obiettivo finale. Se dipendesse da me, tuttavia, non me la sentirei di respingere una buona legge sulle civil partnership. Una legge, ovviamente, senza sconti e annacquamenti di sorta».
Certo, la strada è ancora lunga e pare che l’agenda parlamentare sia fitta di impegni e scadenze che sembrano allungare i tempi per un’ulteriore conquista di eguaglianza. Ma “la Vladi” si dichiara ottimista. E poi, ripensando alla bellezza della giornata di ieri, gelida e dal cielo azzurrissimo, sorride di nuovo, a distanza, sempre con quel fare un po’ irriverente: «L’altra sera, tra i vari cartelli degli integralisti, ce ne era uno che mi ha colpito: “maschio e femmina Dio li creò”. All’inizio pensavo si riferissero a me, poi ho capito che non riguardavano maschile e femminile in un’unica persona…» sorrido anch’io, stavolta.
Poi, a telefono spento, mi lascio avvolgere dalla sera e da una strana sensazione di tepore, nonostante questo gelido inverno. Sarà la prospettiva di vivere, proprio da ieri – all’indomani del giorno che ricorda di cosa è capace la follia umana quando crea cittadinanze privilegiate e umanità da discriminare – in un luogo che si avvicina un po’ di più all’idea che hanno le persone di buona volontà riguardo a democrazia, giustizia e futuro.
fonte di Dario Accolla http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/01/29/roma-approva-il-registro-delle-unioni-civili-da-ieri-la-capitale-e-una-citta-piu-giusta/1379655/
«D’altronde anche lui era uno di noi…» e mi sembra di vederla sorridere, con quel suo solito modo di fare, un po’ malizioso e delicato al momento stesso. L’ex deputata di Rifondazione e storica attivista per i diritti civili delle persone LGBT ha voluto esserci, nell’aula consiliare, a portare il suo sostegno al provvedimento voluto dal sindaco, Ignazio Marino.
«Ero stata lì anche la sera prima» dice ancora «ma qualcuno deve aver scambiato l’aula per uno stadio. Ho visto militanti di estrema destra strumentalizzare la religione solo per giustificare la loro omofobia. Fomentati, per altro, dai consiglieri dell’opposizione. Una scena brutta, scomposta e offensiva. Per questa ragione ho sentito la necessità di essere presente anche nel giorno della votazione». Vladimir Luxuria non nasconde l’entusiasmo: «dopo tante sconfitte e delusioni, oggi è il giorno della vittoria». E – ci tiene a dirlo – non è un “trionfo gay”, non solo, ma anche il successo «della civiltà, dell’inclusione. È l’affermazione di una città “civile”, prima ancora del registro delle unioni civili».
In effetti sembrano passati secoli da quando Walter Veltroni, allora sindaco, fece naufragare un precedente analogo tentativo, portando il suo partito a non approvare la proposta di legge popolare e facendo convergere i suoi voti con quelli della destra di Storace, allora all’opposizione. E non nascondono la felicità e l’ottimismo neppure le associazioni LGBT, presenti anch’esse in Campidoglio.
«Oggi il Sindaco Ignazio Marino, insieme alle forze politiche della maggioranza capitolina e con il Movimento Cinque Stelle, mantengono l’impegno preso con la città tutta, in modo solenne e pubblico, proprio in occasione dello scorso pride.
È un momento storico per la Capitale, che per anni è stata incapace di legiferare in questa direzione», dichiara Andrea Maccarrone, presidente del Circolo Mario Mieli e rappresentante del Coordinamento Roma Pride, i cui attivisti e le cui attiviste hanno sostenuto, con la loro presenza, dentro e fuori l’aula, la scelta di Marino. «È segnale molto importante non solo per Roma, ma per l’Italia tutta. È un evento che il governo non può più ignorare» dice ancora Maccarrone, nel comunicato stampa diramato dalla sua associazione.
Dello stesso avviso anche l’ex vincitrice dell’Isola dei famosi, che aggiunge: «In parlamento c’è una maggioranza possibile su questo tema, fatta da Pd, Sel e l’ala laica di Scelta Civica.
Insieme al movimento di Grillo, naturalmente. Se Renzi vuole approvare davvero le unioni civili alla tedesca deve rivolgersi alla stessa maggioranza che ieri c’è stata in aula consiliare. Se vuole, lo può fare».
Una legge, ricorda Luxuria, che se approvata così com’è stata realizzata, analoga al matrimonio e con la stepchild adoption, può essere un buon punto di partenza per arrivare alle nozze egualitarie: «Non dobbiamo dimenticare qual è il nostro obiettivo finale. Se dipendesse da me, tuttavia, non me la sentirei di respingere una buona legge sulle civil partnership. Una legge, ovviamente, senza sconti e annacquamenti di sorta».
Certo, la strada è ancora lunga e pare che l’agenda parlamentare sia fitta di impegni e scadenze che sembrano allungare i tempi per un’ulteriore conquista di eguaglianza. Ma “la Vladi” si dichiara ottimista. E poi, ripensando alla bellezza della giornata di ieri, gelida e dal cielo azzurrissimo, sorride di nuovo, a distanza, sempre con quel fare un po’ irriverente: «L’altra sera, tra i vari cartelli degli integralisti, ce ne era uno che mi ha colpito: “maschio e femmina Dio li creò”. All’inizio pensavo si riferissero a me, poi ho capito che non riguardavano maschile e femminile in un’unica persona…» sorrido anch’io, stavolta.
Poi, a telefono spento, mi lascio avvolgere dalla sera e da una strana sensazione di tepore, nonostante questo gelido inverno. Sarà la prospettiva di vivere, proprio da ieri – all’indomani del giorno che ricorda di cosa è capace la follia umana quando crea cittadinanze privilegiate e umanità da discriminare – in un luogo che si avvicina un po’ di più all’idea che hanno le persone di buona volontà riguardo a democrazia, giustizia e futuro.
fonte di Dario Accolla http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/01/29/roma-approva-il-registro-delle-unioni-civili-da-ieri-la-capitale-e-una-citta-piu-giusta/1379655/
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Lgbt: L'Expo dei diritti: se ne parla a “Oltre le Differenze” nella puntata del 30 gennaio ospiti Rita De Santis e Davide Romandini del progetto Agape
Nella puntata di venerdì 30 gennaio alle 21 ospiti Rita De Santis e Davide Romandini del progetto Agape
“Nutrire il pianeta... anche di diritti” - della partecipazione di AGEDO e altre associazioni LGBT all'Expo 2015 di Milano si parlerà nella puntata di “Oltre le Differenze”, il format radiofonico di informazione sul mondo gay, lesbico, bisex, transessuale e queer, di venerdì 30 gennaio in programma dalle 21 su Antenna Radio Esse (FM 91.25, 93.20, 93.50, 99.10 o diretta online dal sito www.antennaradioesse.it) e in replica sabato 31 dalle ore 15 circa.
Con Rita De Santis, ex-presidente di Agedo, l'associazione di genitori, amici e parenti degli omosessuali, parleremo della partecipazione di alcune associazioni LGBT all'Expo 2015 con il progetto “parole prigioniere”, il cui intento è quello di dimostrare che si può “nutrire il pianeta” [slogan dell' Expo di Milano] anche con i diritti.
Conosceremo meglio anche il progetto AGAPE: 4 giovanissimi ragazzi che ogni mese realizzano e pubblicano un video con l'intento di supportare tutti coloro che soffrono a causa di bullismo o razzismo, Davide Romandini spiegherà come sono nati il video contro l'omofobia, quello su un ragazzo disabile e quello in favore delle ragazze in sovrappeso.
Immancabile la rassegna stampa sulle notizie LGBT, anche quelle da “passare oltre” e la rubrica Rainbow Life Style con i consigli su libri, film, curiosità e appuntamenti a tema da non perdere. Sul blog www.oltreledifferenze.wordpress.com è possibile riascoltare tutte le puntate già andate in onda, mentre per interagire con la redazione del programma e restare sempre informati è attiva la pagina fan su Facebook “Oltre le Differenze”.
fonte redazione Oltre le Differenze
“Nutrire il pianeta... anche di diritti” - della partecipazione di AGEDO e altre associazioni LGBT all'Expo 2015 di Milano si parlerà nella puntata di “Oltre le Differenze”, il format radiofonico di informazione sul mondo gay, lesbico, bisex, transessuale e queer, di venerdì 30 gennaio in programma dalle 21 su Antenna Radio Esse (FM 91.25, 93.20, 93.50, 99.10 o diretta online dal sito www.antennaradioesse.it) e in replica sabato 31 dalle ore 15 circa.
Con Rita De Santis, ex-presidente di Agedo, l'associazione di genitori, amici e parenti degli omosessuali, parleremo della partecipazione di alcune associazioni LGBT all'Expo 2015 con il progetto “parole prigioniere”, il cui intento è quello di dimostrare che si può “nutrire il pianeta” [slogan dell' Expo di Milano] anche con i diritti.
Conosceremo meglio anche il progetto AGAPE: 4 giovanissimi ragazzi che ogni mese realizzano e pubblicano un video con l'intento di supportare tutti coloro che soffrono a causa di bullismo o razzismo, Davide Romandini spiegherà come sono nati il video contro l'omofobia, quello su un ragazzo disabile e quello in favore delle ragazze in sovrappeso.
Immancabile la rassegna stampa sulle notizie LGBT, anche quelle da “passare oltre” e la rubrica Rainbow Life Style con i consigli su libri, film, curiosità e appuntamenti a tema da non perdere. Sul blog www.oltreledifferenze.wordpress.com è possibile riascoltare tutte le puntate già andate in onda, mentre per interagire con la redazione del programma e restare sempre informati è attiva la pagina fan su Facebook “Oltre le Differenze”.
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mercoledì 28 gennaio 2015
Lgbt Roma: Cinema e Moda "Omaggio a Piero Tosi" al Maxxi oggi mercoledì 28 gennaio ore 21
Incontro con Piero Tosi e proiezione di "L’abito e il volto" di Francesco Costabile
Auditorium – ingresso libero
Tre appuntamenti con film e incontri per raccontare la relazione travolgente tra moda e grande schermo a cura di Mario Sesti
È il primo costumista in tutta la storia del cinema a essersi aggiudicato un Oscar alla carriera ed è l’autore di costumi più influente nel cinema italiano tra gli anni ’40 e ’70. Sta ai costumi come Fellini o Visconti stavano al cinema.
Piero Tosi (in foto) al lavoro sul set L’abito e il volto (41’), il documentario di Francesco Costabile introduce l’incontro con Tosi in una serata che rende omaggio alle mani e agli occhi che hanno curato abiti, costumi e parvenze del miglior cinema italiano di sempre. Interviene Piero Tosi costumista
PER MAGGIORI INFO:
http://www.fondazionemaxxi.it/2015/01/14/cinema-e-moda-tosi/#.VMdTUJOFYOQ.facebook
FONTE http://www.fondazionemaxxi.it
Auditorium – ingresso libero
Tre appuntamenti con film e incontri per raccontare la relazione travolgente tra moda e grande schermo a cura di Mario Sesti
È il primo costumista in tutta la storia del cinema a essersi aggiudicato un Oscar alla carriera ed è l’autore di costumi più influente nel cinema italiano tra gli anni ’40 e ’70. Sta ai costumi come Fellini o Visconti stavano al cinema.
Piero Tosi (in foto) al lavoro sul set L’abito e il volto (41’), il documentario di Francesco Costabile introduce l’incontro con Tosi in una serata che rende omaggio alle mani e agli occhi che hanno curato abiti, costumi e parvenze del miglior cinema italiano di sempre. Interviene Piero Tosi costumista
PER MAGGIORI INFO:
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FONTE http://www.fondazionemaxxi.it
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Lgbt: Il trans spagnolo Diego Neria Lejarraga e la fidanzata in udienza privata con papa Francesco
Veniva definito 'figlia del diavolo' dal parroco della sua città in Spagna. Apertura del Vaticano per i matrimoni LGBT?
Sabato 24 gennaio un uomo transgender spagnolo ha avuto un'udienza privata con papa Francesco in Vaticano. Il giornale spagnolo Hoy ha riferito che Diego Neria Lejarraga, nato femmina e trasformato in seguito in maschio, con la fidanzata che vuole sposare, hanno avuto un'udienza privata con il pontefice presso la sua residenza ufficiale.
Neria detta Francis aveva scritto una lettera in cui raccontava di voler frequentare la chiesa nella città spagnola di Plasencia, ma era stato respinto dal parroco e veniva da lui definito come "la figlia del diavolo".
Papa Francesco chiamò per la prima volta Neria alla vigilia di Natale, dopo aver ricevuto la sua lettera. In un'intervista l'uomo ex donna ha detto "dopo averlo ascoltato in molte occasioni, ho capito che avrebbe potuto comprendermi".
In molti affermano che questo è il momento più moderato del Vaticano riguardo i diritti del matrimonio per coppie dello stesso sesso da quando Francesco salì al soglio pontificio.
Quando era ancora arcivescovo di Buenos Aires, Francesco nel 2013 aveva detto ai giornalisti che gli facevano domande sull'omosessualità, che gay e lesbiche non devono essere giudicati o emarginati.
Una rivista gesuita italiana, pochi mesi dopo aveva pubblicato un'intervista col pontefice argentino durante la quale aveva affermato che la Chiesa era cresciuta ossessionata da matrimonio, aborto e contraccezione. Inoltre lo scorso novembre aveva tolto alcuni poteri ad un cardinale americano, che criticava apertamente il diritto al matrimonio per le coppie dello stesso sesso, e l'aborto.
Però all'inizio di questo mese i difensori dei diritti LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, transgender) hanno criticato il pontefice riguardo i commenti fatti durante il suo viaggio nelle Filippine che sembravano suggerire che il matrimonio omosessuale fosse una minaccia alla famiglia. C'è da dire anche che Francesco nel 2010 in Argentina descrisse il matrimonio tra persone dello stesso sesso come "il lavoro del diavolo" poco prima che la presidentessa Cristina Fernández de Kirchner firmasse la legge relativa.
José María Núñez Blanco, presidente della Fundación Triángulo, un gruppo di difesa spagnolo dei diritti LGBT nonostante abbia criticato le posizioni del Vaticano su questioni specifiche, ha descritto l'incontro con Neria come "una buona notizia". "È assolutamente assurdo che ad un credente venga impedito di vivere le proprie convinzioni religiose", ha detto Núñez. "Alcuni proclamano la religione come amore e si dedicano a diffondere odio. Speriamo che la Chiesa cattolica cessi di essere una macchina di odio e sofferenza per il bene dei credenti e dei non credenti. "
Marianne Duddy-Burke, direttore esecutivo di Dignity USA, un gruppo per i cattolici LGBT, ha osservato sul Washington Blade di domenica che molti alti funzionari cattolici in Europa hanno "parlato molto duramente" contro le persone trans. Duddy-Burke ha tuttavia descritto l'incontro di Francesco con Neria come "un evento molto significativo."
fonte http://it.blastingnews.com /di Stefano Innocenti
Sabato 24 gennaio un uomo transgender spagnolo ha avuto un'udienza privata con papa Francesco in Vaticano. Il giornale spagnolo Hoy ha riferito che Diego Neria Lejarraga, nato femmina e trasformato in seguito in maschio, con la fidanzata che vuole sposare, hanno avuto un'udienza privata con il pontefice presso la sua residenza ufficiale.
Neria detta Francis aveva scritto una lettera in cui raccontava di voler frequentare la chiesa nella città spagnola di Plasencia, ma era stato respinto dal parroco e veniva da lui definito come "la figlia del diavolo".
Papa Francesco chiamò per la prima volta Neria alla vigilia di Natale, dopo aver ricevuto la sua lettera. In un'intervista l'uomo ex donna ha detto "dopo averlo ascoltato in molte occasioni, ho capito che avrebbe potuto comprendermi".
In molti affermano che questo è il momento più moderato del Vaticano riguardo i diritti del matrimonio per coppie dello stesso sesso da quando Francesco salì al soglio pontificio.
Quando era ancora arcivescovo di Buenos Aires, Francesco nel 2013 aveva detto ai giornalisti che gli facevano domande sull'omosessualità, che gay e lesbiche non devono essere giudicati o emarginati.
Una rivista gesuita italiana, pochi mesi dopo aveva pubblicato un'intervista col pontefice argentino durante la quale aveva affermato che la Chiesa era cresciuta ossessionata da matrimonio, aborto e contraccezione. Inoltre lo scorso novembre aveva tolto alcuni poteri ad un cardinale americano, che criticava apertamente il diritto al matrimonio per le coppie dello stesso sesso, e l'aborto.
Però all'inizio di questo mese i difensori dei diritti LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, transgender) hanno criticato il pontefice riguardo i commenti fatti durante il suo viaggio nelle Filippine che sembravano suggerire che il matrimonio omosessuale fosse una minaccia alla famiglia. C'è da dire anche che Francesco nel 2010 in Argentina descrisse il matrimonio tra persone dello stesso sesso come "il lavoro del diavolo" poco prima che la presidentessa Cristina Fernández de Kirchner firmasse la legge relativa.
José María Núñez Blanco, presidente della Fundación Triángulo, un gruppo di difesa spagnolo dei diritti LGBT nonostante abbia criticato le posizioni del Vaticano su questioni specifiche, ha descritto l'incontro con Neria come "una buona notizia". "È assolutamente assurdo che ad un credente venga impedito di vivere le proprie convinzioni religiose", ha detto Núñez. "Alcuni proclamano la religione come amore e si dedicano a diffondere odio. Speriamo che la Chiesa cattolica cessi di essere una macchina di odio e sofferenza per il bene dei credenti e dei non credenti. "
Marianne Duddy-Burke, direttore esecutivo di Dignity USA, un gruppo per i cattolici LGBT, ha osservato sul Washington Blade di domenica che molti alti funzionari cattolici in Europa hanno "parlato molto duramente" contro le persone trans. Duddy-Burke ha tuttavia descritto l'incontro di Francesco con Neria come "un evento molto significativo."
fonte http://it.blastingnews.com /di Stefano Innocenti
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martedì 27 gennaio 2015
Lgbt: Giornata della Memoria 2015, I Simpson ad Auschwitz con Anna Frank per il progetto "Never Again"
I Simpson deportati ad Auschwitz insieme ad Anna Frank: questo è il progetto Never Again dell’artista AleXsandro Palombo, un modo particolare di commemorare gli orrori dell’Olocausto nella Giornata della Memoria
In occasione del settantesimo anniversario della liberazione del campo di concentramento nazista di Auschwitz, il designer sopra le righe AleXsandro Palombo ha voluto ricordare il massacro dell’Olocausto in una maniera del tutto originale. Il progetto del visionario artista è Never Again e ha “deportato” la famiglia più amata dei cartoni animati nel tanto temuto campo di prigionia tedesco.
I Simpson sbarcano ad Auschwitz, insieme alla versione cartoon di Anna Frank, personaggio simbolo della Shoah: Marge, Homer, Bart, Lisa e Maggie indossano il pigiama a righe e si intravedono dietro al filo spinto, magrissimi, affamati, con gli sguardi spenti e persi nel vuoto.
“Bisogna educare e raccontare alle nuove generazioni quello che è accaduto e bisogna farlo senza filtri. Solo la coscienza dell’orrore di quel periodo può creare degli anticorpi per evitare che l’antisemitismo possa dilagare nuovamente. E’ un opera di sensibilizzazione, una condanna alle intolleranze, un pugno alla disumanità”, queste le parole dell’autore, noto per le sue immagini forti e spesso provocatorie.
fonte http://urbanpost.it/giornata-della-memoria-2015-simpson-ad-auschwitz-con-anna-frank/ da Chiara Mazzetti
In occasione del settantesimo anniversario della liberazione del campo di concentramento nazista di Auschwitz, il designer sopra le righe AleXsandro Palombo ha voluto ricordare il massacro dell’Olocausto in una maniera del tutto originale. Il progetto del visionario artista è Never Again e ha “deportato” la famiglia più amata dei cartoni animati nel tanto temuto campo di prigionia tedesco.
I Simpson sbarcano ad Auschwitz, insieme alla versione cartoon di Anna Frank, personaggio simbolo della Shoah: Marge, Homer, Bart, Lisa e Maggie indossano il pigiama a righe e si intravedono dietro al filo spinto, magrissimi, affamati, con gli sguardi spenti e persi nel vuoto.
“Bisogna educare e raccontare alle nuove generazioni quello che è accaduto e bisogna farlo senza filtri. Solo la coscienza dell’orrore di quel periodo può creare degli anticorpi per evitare che l’antisemitismo possa dilagare nuovamente. E’ un opera di sensibilizzazione, una condanna alle intolleranze, un pugno alla disumanità”, queste le parole dell’autore, noto per le sue immagini forti e spesso provocatorie.
fonte http://urbanpost.it/giornata-della-memoria-2015-simpson-ad-auschwitz-con-anna-frank/ da Chiara Mazzetti
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Lgbt: Eventi in programma per la Giornata della Memoria 2015
Si celebra oggi la Giornata della Memoria, la ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio di ogni anno come commemorazione delle vittime dell'Olocausto.
A Bologna (ore 21.00) il Cassero presenterà presso la propria sede la pubblicazione "Segni Indelebili", dedicata all'omocausto e stampata in 250 copie che saranno donate a biblioteche comunali, provinciali e scolastiche del territorio bolognese.
A Roma il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli partecipa alla fiaccolata in commemorazione degli stermini di rom, omosessualie disabili che si terrà alle 18 in piazza dell'Esquilino.
A Pescara, alle ore 18 presso la sala convegni del Museo Vittoria Colonna, verrà proiettato il film "Il Rosa Nudo" del regista Giovanni Coda. Il medesimo film è stato selezionato anche dall'associazione LeA-Liberamente e Apertamente che provvederà ad una proiezione con ingresso libero a Soleto (LE) (ore 20 in via Risorgimento).
A Pistoia il sindaco Samuele Bertinelli e il presidente nazionale di Arcigay inaugureranno un Monumento in Memoria dell'Omocausto (ore 15:30 in Piazza San Francesco).
A Taranto il cantiere Maggese sopietrà alle 18 la performance dell'attore Luigi Pignatelli dal titolo "Storia di un bottoncino dipinto di blu" a cui seguirà l'esibizione dei musicisti de Il Circo della Magna Grecia e il recital "175", scritto ed interpretato dagli allievi dei laboratori tenuti da Pignatelli.
Sino al 31 gennaio presso nel chiostro della biblioteca civica del Comune di Pordenone sarà possibile visitare la mostra fotografico-documentaria "Omocausto, lo sterminio dimenticato degli omosessuali" organizzata da Arcigay Friuli.
Fonte: http://gayburg.blogspot.com/2015/01/eventi-in-programma-per-la-giornata.html#ixzz3Q13qvZZU
A Bologna (ore 21.00) il Cassero presenterà presso la propria sede la pubblicazione "Segni Indelebili", dedicata all'omocausto e stampata in 250 copie che saranno donate a biblioteche comunali, provinciali e scolastiche del territorio bolognese.
A Roma il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli partecipa alla fiaccolata in commemorazione degli stermini di rom, omosessualie disabili che si terrà alle 18 in piazza dell'Esquilino.
A Pescara, alle ore 18 presso la sala convegni del Museo Vittoria Colonna, verrà proiettato il film "Il Rosa Nudo" del regista Giovanni Coda. Il medesimo film è stato selezionato anche dall'associazione LeA-Liberamente e Apertamente che provvederà ad una proiezione con ingresso libero a Soleto (LE) (ore 20 in via Risorgimento).
A Pistoia il sindaco Samuele Bertinelli e il presidente nazionale di Arcigay inaugureranno un Monumento in Memoria dell'Omocausto (ore 15:30 in Piazza San Francesco).
A Taranto il cantiere Maggese sopietrà alle 18 la performance dell'attore Luigi Pignatelli dal titolo "Storia di un bottoncino dipinto di blu" a cui seguirà l'esibizione dei musicisti de Il Circo della Magna Grecia e il recital "175", scritto ed interpretato dagli allievi dei laboratori tenuti da Pignatelli.
Sino al 31 gennaio presso nel chiostro della biblioteca civica del Comune di Pordenone sarà possibile visitare la mostra fotografico-documentaria "Omocausto, lo sterminio dimenticato degli omosessuali" organizzata da Arcigay Friuli.
Fonte: http://gayburg.blogspot.com/2015/01/eventi-in-programma-per-la-giornata.html#ixzz3Q13qvZZU
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lunedì 26 gennaio 2015
Lgbt USA: Discorso sullo stato dell'Unione. Per la prima volta bisex e transessuali sono stati espressamente menzionati
Per la prima volta nella storia degli Stati Uniti d'Ametica, le persone transgender e bisessuali sono state espressamente citate nel discorso sullo stato dell'Unione pronunciato dal presidente Barak Obama.
L'occasione è stata il suo supporto al matrimonio egualitario:
«Ecco perché difendiamo la libertà di parola -ha detto- difendiamo i prigionieri politici e condanniamo la persecuzione delle donne o delle minoranze religiose o delle persone che sono gay, lesbiche, bisessuali o transgender. Le facciamo non solo perché sono giuste, ma perché ci fanno stare più al sicuro. Ho visto una cosa come il matrimonio gay passare da essere un tema controverso a ciò che ci fa diventare parte di una storia di libertà nel nostro paese, un diritto civile diventato legale in stati che sette americani si dieci chiamano casa».
Non è la prima volta che il presidente statunitense ha sfruttato quell'occasione per un'apertura alla comunità lgbt. Nel 2010 promise che il Don't Ask Don't Tell sarebbe staro rimosso. E così fu.
Fonte: http://gayburg.blogspot.com/2015/01/discorso-sullo-stato-dellunione-per-la.html#ixzz3PvhYtlA5
L'occasione è stata il suo supporto al matrimonio egualitario:
«Ecco perché difendiamo la libertà di parola -ha detto- difendiamo i prigionieri politici e condanniamo la persecuzione delle donne o delle minoranze religiose o delle persone che sono gay, lesbiche, bisessuali o transgender. Le facciamo non solo perché sono giuste, ma perché ci fanno stare più al sicuro. Ho visto una cosa come il matrimonio gay passare da essere un tema controverso a ciò che ci fa diventare parte di una storia di libertà nel nostro paese, un diritto civile diventato legale in stati che sette americani si dieci chiamano casa».
Non è la prima volta che il presidente statunitense ha sfruttato quell'occasione per un'apertura alla comunità lgbt. Nel 2010 promise che il Don't Ask Don't Tell sarebbe staro rimosso. E così fu.
Fonte: http://gayburg.blogspot.com/2015/01/discorso-sullo-stato-dellunione-per-la.html#ixzz3PvhYtlA5
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Diritti Lgbt, Italia maglia nera in Europa: sanzioni record da Strasburgo
La Corte ha stabilito che il nostro Paese deve versare indennizzi per 120 milioni di euro a causa delle violazioni dei diritti dei propri cittadini. Si tratta della cifra più alta mai pagata da uno dei 47 stati membri del Consiglio d’Europa
Sui diritti l’Italia è fanalino di coda in Europa: maglia nera nel 2012 per entità di violazioni dei diritti dei propri cittadini riscontrate dalla Corte di Strasburgo. Il nostro Paese è infatti stato condannato a versare indennizzi per 120 milioni di euro, la cifra più alta mai pagata da uno dei 47 stati membri del Consiglio d’Europa. Inoltre resta, sempre nel 2012, il paese col più alto numero di sentenze emesse dalla Corte di Strasburgo e non ancora eseguite: ben 2569, contro le 1780 della Turchia e le 1087 della Russia che seguono in graduatoria. A causa dei giudizi inapplicati, poi, l’Italia è in testa ai paesi “sorvegliati speciali” dal Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa.
Secondo i rilevamenti dell’associazione Ilga Europe (http://www.ilga-europe.org/) il Regno Unito risulta il paese in cui la popolazione Lgbt viene più rispettata, col 77% di atteggiamenti non discriminanti, mentre l’Italia è tra le ultime classificate, con un 19% che la vede al livello di Bulgaria, Bosnia, Turchia, Lituania e Lettonia. Nel 2010 la Consulta ha emanato una sentenza (numero 138) che esclude l’incostituzionalità delle norme che impediscono il matrimonio a persone dello stesso sesso, ma affermando che l’unione omosessuale ha il diritto al “riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri” secondo quanto sancito dall’articolo 2 della Carta, esortando perciò il parlamento a “individuare le forme di garanzia e di riconoscimento per le unioni suddette”. Il che significa che se le camere non legiferano, le coppie omosessuali potranno rivolgersi ai giudici ordinari per rivendicare un trattamento omogeneo con le coppie eterosessuali sposate.
Dalla Consulta si attende inoltre un pronunciamento in merito all’incostituzionalità del “divorzio automatico” previsto nel caso in cui uno dei coniugi cambi sesso. D’altronde la Cassazione si è già espressa con una sentenza in cui afferma che un matrimonio contratto all’estero non può produrre effetti in Italia perché manca una disciplina sulle coppie omosessuali, ma i coniugi, “quali titolari del diritto alla vita familiare” garantito dalla Convenzione europea dei diritti umani, possono rivolgersi “ai giudici comuni per far valere il diritto a un trattamento omogeneo”. E i fronti sono molti: dalla tutela giuridica per i figli nati con la procreazione assistita fino ai matrimoni contratti all’estero.
fonte http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/22/diritti-lgbt-italia-maglia-nera-in-europa-sanzioni-record-dalla-corte-di-strasburgo/633782/ di Cosimo Rossi
Sui diritti l’Italia è fanalino di coda in Europa: maglia nera nel 2012 per entità di violazioni dei diritti dei propri cittadini riscontrate dalla Corte di Strasburgo. Il nostro Paese è infatti stato condannato a versare indennizzi per 120 milioni di euro, la cifra più alta mai pagata da uno dei 47 stati membri del Consiglio d’Europa. Inoltre resta, sempre nel 2012, il paese col più alto numero di sentenze emesse dalla Corte di Strasburgo e non ancora eseguite: ben 2569, contro le 1780 della Turchia e le 1087 della Russia che seguono in graduatoria. A causa dei giudizi inapplicati, poi, l’Italia è in testa ai paesi “sorvegliati speciali” dal Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa.
Secondo i rilevamenti dell’associazione Ilga Europe (http://www.ilga-europe.org/) il Regno Unito risulta il paese in cui la popolazione Lgbt viene più rispettata, col 77% di atteggiamenti non discriminanti, mentre l’Italia è tra le ultime classificate, con un 19% che la vede al livello di Bulgaria, Bosnia, Turchia, Lituania e Lettonia. Nel 2010 la Consulta ha emanato una sentenza (numero 138) che esclude l’incostituzionalità delle norme che impediscono il matrimonio a persone dello stesso sesso, ma affermando che l’unione omosessuale ha il diritto al “riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri” secondo quanto sancito dall’articolo 2 della Carta, esortando perciò il parlamento a “individuare le forme di garanzia e di riconoscimento per le unioni suddette”. Il che significa che se le camere non legiferano, le coppie omosessuali potranno rivolgersi ai giudici ordinari per rivendicare un trattamento omogeneo con le coppie eterosessuali sposate.
Dalla Consulta si attende inoltre un pronunciamento in merito all’incostituzionalità del “divorzio automatico” previsto nel caso in cui uno dei coniugi cambi sesso. D’altronde la Cassazione si è già espressa con una sentenza in cui afferma che un matrimonio contratto all’estero non può produrre effetti in Italia perché manca una disciplina sulle coppie omosessuali, ma i coniugi, “quali titolari del diritto alla vita familiare” garantito dalla Convenzione europea dei diritti umani, possono rivolgersi “ai giudici comuni per far valere il diritto a un trattamento omogeneo”. E i fronti sono molti: dalla tutela giuridica per i figli nati con la procreazione assistita fino ai matrimoni contratti all’estero.
fonte http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/22/diritti-lgbt-italia-maglia-nera-in-europa-sanzioni-record-dalla-corte-di-strasburgo/633782/ di Cosimo Rossi
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Lgbt: A Firenze "La bastarda di Istanbul" con Serra Yilmaz al Teatro Rifredi dal 3 al 15 marzo
LA BASTARDA DI ISTANBUL
dall'omonimo romanzo di Elif Shafak
(traduzione di Laura Prandino - Ed. Rizzoli) riduzione e regia di Angelo Savelli
con Serra Yilmaz
Valentina Chico, Riccardo Naldini, Monica Bauco, Marcella Ermini, Fiorella Sciarretta,
Diletta Oculisti, Elisa Vitiello
video-scenogra e di Giuseppe Ragazzini
I diritti d’autore di Elif Shafak sono gestiti dall’agenzia Curtis Brown
Lo spettacolo
La giovane Asya è una bastarda. Nessuno nella sua casa di Istanbul - un gineceo popolato di mamme, zie e nonne - le sa dire o le vuol dire chi è suo padre. L'unico uomo di casa, lo zio Mustafa, è da tempo emigrato in America.
Rose è una donna americana sposata a un immigrato armeno discendente da una famiglia scampata all'eccidio del 1915. Una famiglia talmente invadente che Rose, pur avendo una figlia, divorzia e si risposa, per ripicca, con un turco: Mustafa.
Qualche tempo dopo Armanoush, la figlia di Rose, decide di andare di nascosto ad Istanbul, presso la famiglia del patrigno, per ritrovare le proprie radici armene. Frequentando la cugina Asya, la sua famiglia e i suoi amici, si accorge di non odiare affatto i turchi. Le due ragazze, divenute amiche, scoprono insieme il segreto che lega il passato delle loro famiglie e fanno i conti con la storia comune dei loro popoli.
Elif Shafak, indiscussa protagonista della letteratura turca, affronta con maestria e coraggio un tema ancora scottante per la coscienza del suo Paese: la rimozione di quegli eventi che esattamente cento anni fa aprirono l'annosa e irrisolta questione armena.
Angelo Savelli, grazie alla convinta adesione dell'autrice e contando sull'interpretazione, al tempo stesso ironica ed appassionata, di Serra Yilmaz, porta sulla scena questa meravigliosa saga inter-etnica, sperimentando una drammaturgia epica, dove i personaggi si raccontano in terza persona, e impaginandola nelle immaginifiche video-scenografie di Giuseppe Ragazzini.
INFO www.teatrodirifredi.it
fonte http://www.teatrodirifredi.it/it/stagione/spettacolo/la-bastarda-di-istanbul/
dall'omonimo romanzo di Elif Shafak
(traduzione di Laura Prandino - Ed. Rizzoli) riduzione e regia di Angelo Savelli
con Serra Yilmaz
Valentina Chico, Riccardo Naldini, Monica Bauco, Marcella Ermini, Fiorella Sciarretta,
Diletta Oculisti, Elisa Vitiello
video-scenogra e di Giuseppe Ragazzini
I diritti d’autore di Elif Shafak sono gestiti dall’agenzia Curtis Brown
Lo spettacolo
La giovane Asya è una bastarda. Nessuno nella sua casa di Istanbul - un gineceo popolato di mamme, zie e nonne - le sa dire o le vuol dire chi è suo padre. L'unico uomo di casa, lo zio Mustafa, è da tempo emigrato in America.
Rose è una donna americana sposata a un immigrato armeno discendente da una famiglia scampata all'eccidio del 1915. Una famiglia talmente invadente che Rose, pur avendo una figlia, divorzia e si risposa, per ripicca, con un turco: Mustafa.
Qualche tempo dopo Armanoush, la figlia di Rose, decide di andare di nascosto ad Istanbul, presso la famiglia del patrigno, per ritrovare le proprie radici armene. Frequentando la cugina Asya, la sua famiglia e i suoi amici, si accorge di non odiare affatto i turchi. Le due ragazze, divenute amiche, scoprono insieme il segreto che lega il passato delle loro famiglie e fanno i conti con la storia comune dei loro popoli.
Elif Shafak, indiscussa protagonista della letteratura turca, affronta con maestria e coraggio un tema ancora scottante per la coscienza del suo Paese: la rimozione di quegli eventi che esattamente cento anni fa aprirono l'annosa e irrisolta questione armena.
Angelo Savelli, grazie alla convinta adesione dell'autrice e contando sull'interpretazione, al tempo stesso ironica ed appassionata, di Serra Yilmaz, porta sulla scena questa meravigliosa saga inter-etnica, sperimentando una drammaturgia epica, dove i personaggi si raccontano in terza persona, e impaginandola nelle immaginifiche video-scenografie di Giuseppe Ragazzini.
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fonte http://www.teatrodirifredi.it/it/stagione/spettacolo/la-bastarda-di-istanbul/
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Lgbt: A Roma “I vestiti dei sogni” A Palazzo Braschi gli abiti del cinema fino al 22 marzo 2015
Promossa da Roma Capitale con la collaborazione di Zètema Progetto Cultura, il Museo di Roma di Palazzo Braschi ospita, fino al 22 marzo 2015, la mostra:
“I vestiti dei sogni. La scuola dei costumisti italiani per il cinema”.
Con un progetto di allestimento di luci affidato a Luca Bigazzi, uno tra i direttori fotografici più apprezzati nel panorama contemporaneo, e realizzato da Viabizzuno, “I vestiti dei sogni” raccoglie oltre cento abiti originali, decine di bozzetti e una sezione di accessori ed oggetti, tra cui spicca l’unicum della pressa che il gran maestro Danilo Donati, costruì per modellare i costumi del Satyricon di Federico Fellini.
Per la prima volta, Roma racconta la storia di tutti i costumisti e gli atelier che hanno reso grande il nostro paese, riunendoli in uno scrigno su piazza Navona: Palazzo Braschi, infatti, oltre ad essere la sontuosa cornice di questa mostra è anche stata la location d’eccezione per le riprese dell’ultimo capolavoro di Paolo Sorrentino, “La grande bellezza”, i cui costumi aprono l’esposizione.
La rassegna, è stata immaginata e creata attraverso un doppio percorso: da un lato, essa si sviluppa lungo l’arco cronologico di un secolo, le cui tappe sono segnate da costumisti quali Caramba, Vittorio Nino Novarese e Milena Canonero, per citarne alcuni; dall’altro lato,vi è una vera e propria ricerca del lavoro del costumista in capolavori della storia del cinema che, grazie ai loro abiti, sono impressi nella memoria di generazioni: ritroviamo le vesti sinuose e sensuali di Sofia Loren in “Matrimonio all’italiana” e gli abiti rigorosi ed eleganti de “Il gattopardo”, realizzati da Piero Tosi, ed ancora la giacca dal taglio tipico chapliniano di Danilo Donati, creata per un superbo Totò in “Uccellacci e uccellini”, fino ad arrivare a creazioni più recenti come le vesti ecclesiastiche di Lina Nerli Taviani per il film “Habemus Papam” di Nanni Moretti e, in anteprima, Massimo Cantini Parini per il prossimo film di Matteo Garrone.
E’ il racconto di un secolo di scuola italiana, una scuola per nulla arbitraria ma che affonda le sue radici in un’autentica trasmissione del sapere. “ Il racconto – spiega Gian Luca Farinelli, curatore della mostra e direttore della Cineteca di Bologna – si snoda nelle prime dieci sale ed ha il suo coronamento nel salone dedicato alla Sartoria Tirelli, che ha collaborato alla realizzazione di molti costumi premiati con l’Oscar, quali Il Casanova, L’età dell’innocenza e Marie Antoniette, ed a cui abbiamo dato carte blanche, per festeggiarne il cinquantenario”. Ed è proprio con gli splendidi costumi di Marie Antoniette, realizzati da Milena Canonero, che si chiude il percorso principale della mostra.
Madrina dell’evento è una radiosa Sandra Milo che , sempre sorridente, ci mostra gli straripanti costumi di “Giulietta degli spiriti”, creati da Piero Gherardi in chiave deliberatamente espressionista, che hanno dato un tocco quasi fummettistico ai personaggi del film di Fellini, rendendolo “un film da sfogliare più che da vedere”.
Una vera e propria testimonianza e una reale consapevolezza dell’ identità ed unicità culturale ed artistica del nostro paese. Il vestito è molto più di quello che appare: esso è una storia, la storia di un committente, di un luogo, di un contesto.
Da sempre considerato un indicatore socioculturale, la modalità espressiva di un’epoca, l’abito è un elemento fondamentale della nostra cultura. La sfida era anche quella di trovarne una chiave espositiva: i costumi sono creati per vivere indossati dagli interpreti durante il breve tempo delle riprese, e poi per sempre nelle immagini dei film.
Esibirli al di fuori di quel contesto avrebbe potuto trasformarli in fiori appassiti ma non è stato così: Luca Bigazzi, grazie anche all’aiuto dell’eccellente artigiano e sperimentatore Mario Nanni, ha trasformato dei semplici fari in luci magiche, velate naturalmente, che restituiscono alle stoffe ed ai colori che abbiamo visto sullo schermo una vita presente, nella quale abbiamo il privilegio di trovarci anche noi.
fonte http://www.avantionline.it/di Gioia Cherubini
“I vestiti dei sogni. La scuola dei costumisti italiani per il cinema”.
Con un progetto di allestimento di luci affidato a Luca Bigazzi, uno tra i direttori fotografici più apprezzati nel panorama contemporaneo, e realizzato da Viabizzuno, “I vestiti dei sogni” raccoglie oltre cento abiti originali, decine di bozzetti e una sezione di accessori ed oggetti, tra cui spicca l’unicum della pressa che il gran maestro Danilo Donati, costruì per modellare i costumi del Satyricon di Federico Fellini.
Per la prima volta, Roma racconta la storia di tutti i costumisti e gli atelier che hanno reso grande il nostro paese, riunendoli in uno scrigno su piazza Navona: Palazzo Braschi, infatti, oltre ad essere la sontuosa cornice di questa mostra è anche stata la location d’eccezione per le riprese dell’ultimo capolavoro di Paolo Sorrentino, “La grande bellezza”, i cui costumi aprono l’esposizione.
La rassegna, è stata immaginata e creata attraverso un doppio percorso: da un lato, essa si sviluppa lungo l’arco cronologico di un secolo, le cui tappe sono segnate da costumisti quali Caramba, Vittorio Nino Novarese e Milena Canonero, per citarne alcuni; dall’altro lato,vi è una vera e propria ricerca del lavoro del costumista in capolavori della storia del cinema che, grazie ai loro abiti, sono impressi nella memoria di generazioni: ritroviamo le vesti sinuose e sensuali di Sofia Loren in “Matrimonio all’italiana” e gli abiti rigorosi ed eleganti de “Il gattopardo”, realizzati da Piero Tosi, ed ancora la giacca dal taglio tipico chapliniano di Danilo Donati, creata per un superbo Totò in “Uccellacci e uccellini”, fino ad arrivare a creazioni più recenti come le vesti ecclesiastiche di Lina Nerli Taviani per il film “Habemus Papam” di Nanni Moretti e, in anteprima, Massimo Cantini Parini per il prossimo film di Matteo Garrone.
E’ il racconto di un secolo di scuola italiana, una scuola per nulla arbitraria ma che affonda le sue radici in un’autentica trasmissione del sapere. “ Il racconto – spiega Gian Luca Farinelli, curatore della mostra e direttore della Cineteca di Bologna – si snoda nelle prime dieci sale ed ha il suo coronamento nel salone dedicato alla Sartoria Tirelli, che ha collaborato alla realizzazione di molti costumi premiati con l’Oscar, quali Il Casanova, L’età dell’innocenza e Marie Antoniette, ed a cui abbiamo dato carte blanche, per festeggiarne il cinquantenario”. Ed è proprio con gli splendidi costumi di Marie Antoniette, realizzati da Milena Canonero, che si chiude il percorso principale della mostra.
Madrina dell’evento è una radiosa Sandra Milo che , sempre sorridente, ci mostra gli straripanti costumi di “Giulietta degli spiriti”, creati da Piero Gherardi in chiave deliberatamente espressionista, che hanno dato un tocco quasi fummettistico ai personaggi del film di Fellini, rendendolo “un film da sfogliare più che da vedere”.
Una vera e propria testimonianza e una reale consapevolezza dell’ identità ed unicità culturale ed artistica del nostro paese. Il vestito è molto più di quello che appare: esso è una storia, la storia di un committente, di un luogo, di un contesto.
Da sempre considerato un indicatore socioculturale, la modalità espressiva di un’epoca, l’abito è un elemento fondamentale della nostra cultura. La sfida era anche quella di trovarne una chiave espositiva: i costumi sono creati per vivere indossati dagli interpreti durante il breve tempo delle riprese, e poi per sempre nelle immagini dei film.
Esibirli al di fuori di quel contesto avrebbe potuto trasformarli in fiori appassiti ma non è stato così: Luca Bigazzi, grazie anche all’aiuto dell’eccellente artigiano e sperimentatore Mario Nanni, ha trasformato dei semplici fari in luci magiche, velate naturalmente, che restituiscono alle stoffe ed ai colori che abbiamo visto sullo schermo una vita presente, nella quale abbiamo il privilegio di trovarci anche noi.
fonte http://www.avantionline.it/di Gioia Cherubini
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