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domenica 23 febbraio 2025

Milano: dal 21 febbraio al 2 marzo, in occasione della Fashion Week, Palazzo Morando ospita la mostra “Balenciaga | Shoes from Spain Tribute”.

L’innovazione: valori che hanno definito BALENCIAGA e che, ancora oggi, ispirano il settore a livello internazionale.

Per la prima volta, l'Italia ospita una mostra monografica dedicata al genio di Cristóbal Balenciaga.

Il progetto, promosso dalla Federazione delle Industrie Calzaturiere Spagnole (FICE) e curato da Javier Echeverría Sola, consentirà di ammirare l’opera del maestro couturier attraverso gli occhi di oggi, con uno sguardo rivolto al futuro.

La mostra presenterà al pubblico una selezione di abiti tra i più rappresentativi provenienti da collezioni museali e private. A questi sono abbinate una serie di calzature realizzate appositamente da venticinque aziende calzaturiere spagnole.

L’eleganza, la raffinatezza e l’atemporalità proprie delle creazioni di Cristóbal Balenciaga arrivano a Milano, in occasione della sua prima mostra monografica in Italia.

Promosso dalla Federazione delle Industrie Calzaturiere Spagnole e curato da Javier Echeverría Sola, ‘Cristóbal Balenciaga| Shoes from Spain Tribute’ è un progetto che permette di ammirare la creatività del couturier attraverso gli occhi di oggi, con uno sguardo rivolto al futuro.

I principali musei e selezionate collezioni private spagnole offrono per l’occasione i loro capi più prestigiosi, per ricordare che Cristóbal Balenciaga è “il Maestro di tutti noi”: un aspetto fondamentale nella diffusione della sua opera, come da sempre sostiene Sonsoles Diez de Rivera, alla quale questa esposizione deve molto.

La mostra presenta una selezione curata delle creazioni più rappresentative e atemporali di Cristóbal Balenciaga, mostrandole come se fossero indossate oggi. Un omaggio reso possibile grazie alle venticinque aziende calzaturiere spagnole che hanno creato le scarpe che accompagnano i pezzi di Cristóbal Balenciaga.

Questo dialogo tra le creazioni del couturier e le calzature esalta l’artigianalità, l’eccellenza del “fatto a mano” e l’innovazione: valori che hanno definito BALENCIAGA e che, ancora oggi, ispirano il settore a livello internazionale.

Cristóbal Balenciaga
Getaria, 1895 – Jávea, 1972
“Un couturier deve essere un architetto per la forma, un pittore per il colore, un musicista per l’armonia e un filosofo per la misura”

Tutte le info >> QUI

La mostra info  >> QUI 

Ingresso gratuito senza prenotazione.

Venerdì 21 febbraio, giorno di apertura, la mostra sarà visitabile dal pubblico a partire dalle ore 12.00.

Eccezioni all’orario di apertura:

24 febbraio 10:00 – 14:00 (ultimo ingresso ore 13.30)

27 febbraio 10:00 – 19:00 (ultimo ingresso ore 18.30)

Per maggiori informazioni visitate il sito dedicato.


mercoledì 12 febbraio 2025

Francesca Ragazzi, il sogno di Vogue Italia in un libro. La direttrice parla del volume fotografico tratto dal magazine

- RIPRODUZIONE RISERVATA
Francesca Ragazzi, head of editorial content di Vogue Italia, per noi direttrice del prestigioso magazine edito da Condé Nast, annuncia in un'intervista con l'ANSA l'arrivo di un libro fotografico, intitolato "Il sogno", che celebra la storia della testata italiana.

Un volume che va ad aggiungersi alle mostre celebrative sui primi 60 anni che Vogue Italia ha già presentato a Milano e a Roma.

Il libro, in uscita il 7 febbraio, contiene le immagini più iconiche del magazine dal 1988 a oggi, un omaggio alla fotografia di moda e alla visione creativa e audace di Vogue Italia, attraverso oltre 150 scatti, firmati da artisti come Steven Meisel, Peter Lindbergh, Steven Klein e molti altri. Ma anche i testi inediti di Francesca Ragazzi, Anna Wintour, Hamish Bowles, Edward Enninful, sull'eredità di Vogue Italia e l'impatto della leadership visionaria di Franca Sozzani.  

"C'è una cosa - spiega Francesca Ragazzi - che nessuna rivoluzione digitale può rubare all'essere umano: l'emozione che si prova nel vivere, toccare con sguardo e con mano un'immagine.  

Il profumo della carta, il fruscio delle pagine che sussurrano storie, il tocco dei grandi fotografi che hanno plasmato oltre sessant'anni di storia della moda, della fotografia di moda e della società all'interno di Vogue Italia". "Vogue un tempo era solo cartaceo - prosegue - e si rivolgeva a un pubblico limitato. Ora ci sono tanti contenitori grazie al digitale e un pubblico più vasto. Non vedo negatività nel digitale - ribadisce- che è un modo di fruire diverso dal cartaceo. Con questo libro abbiamo creato invece un oggetto che può diventare un testo di studio, di approfondimento, che allarga la platea.  

Questo libro, che può essere il primo di una serie, s'intitola "Il sogno", perché è ciò che Vogue Italia ha cercato di stimolare nel pubblico nei suoi primi 60 anni".  

"Nel libro celebriamo il passato - conclude - ma bisogna poter traghettare Vogue verso il futuro. Pensiamo di conquistare un nuovo pubblico con incontri ravvicinati, come abbiamo fatto a Roma e a Milano. Poi nel futuro di Vogue vedo una grande diversificazione. Condé Nast ha appena acquistato Vogue Arabia ed è importante per uno scambio, per una visione globale".  

fonte: Redazione ANSA  www.ansa.it  RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA - Tutti i diritti riservati   

lunedì 30 dicembre 2024

Firenze: alla Manifattura Tabacchi la mostra | The Rainbow Over Florence. Fino al 2 febbraio 2025

Mostra | The Rainbow Over Florence

La mostra è visitabile fino a domenica 2 febbraio dal martedì al venerdì dalle 14.00 alle 19.00; sabato e domenica dalle 10.00 alle 19.00.
Rimarrà chiusa nei giorni 25, 26, 31 dicembre e 1 gennaio

Giovedì 5 dicembre alle 18.30 si terrà l’opening di The Rainbow Over Florence, personale fotografica di Piero Percoco, curata da C41 e allestita negli spazi dell’edificio 11.

Si potrebbe partire dall’osservazione di ciò che ci circonda per stimolare la curiosità e rendersi conto che in realtà non sappiamo molto del mondo, nella semplicità della vita quotidiana, nonostante l’immancabile progresso tecnologico che ci porta a credere di sapere tutto. Pensiamo di conoscere il cielo, ad esempio, perché, fin da bambini, ci hanno insegnato qualcosa sul sistema solare, le galassie, i buchi neri, gli astronauti.

Sappiamo che esiste la Via Lattea ma la maggior parte di noi non l’ha mai vista. Così anche le nuvole hanno nomi precisi, sono oggetto di studio e osservazione, sono state classificate dagli scienziati e la natura ha le sue regole definite, pur essendo estremamente libera e in continuo adattamento in risposta ai cambiamenti imposti dall’essere umano.

The Rainbow Over Florence, personale del fotografo Piero Percoco, è un’esplorazione del panorama socio-naturale che caratterizza la sua ricerca, un invito a mettere in discussione ciò che pensiamo di conoscere e a ritrovare la meraviglia nell’ordinario, nel paesaggio più familiare come nel cielo più colorato e straordinario.

Nuvole e messaggi criptici, ragnatele cosmiche, la natura e l’essere umano: un mash-up in cui l’ordinario e lo straordinario si fondono e si rispecchiano nella metafora dell’arcobaleno, un fenomeno sottovalutato, mondano
e mistico. Info QUI

Piero Percoco (Bari, 1987) è un fotografo, autore di “Prism Interiors”, pubblicato nel 2018 da Skinnerboox, interamente disegnato ed editato da Jason Fulford e di “The Rainbow Is Underestimated”, un romanzo di formazione visiva che raccoglie oltre 100 delle sue fotografie più rappresentative.
I suoi lavori sono stati esposti in gallerie e festival italiani e internazionali, come Duesseldorf Photo Weekend, SP4 Gallery Treviso, Leica Store Milano, e sono stati pubblicati tra gli altri su “The New Yorker”, “Guggenheim Venezia”, “New York Times”, “Rolling Stones” e “The British Journal of Photography” e molti altri.

fonte: www.manifatturatabacchi.com

lunedì 9 dicembre 2024

Moda > Moschino: la visione irriverente di un genio creativo al centro di una mostra a Milano

Franco Moschino Io non sono una sarta © 2024 Stefano Pandini “Iconoclasta”
MILANO – Una figura che ha saputo riscrivere le regole della moda con ironia tagliente e un’immaginazione sconfinata: Franco Moschino è al centro di una mostra che ne esplora l’eredità artistica e culturale. FRANCO MOSCHINO. IL GENIO VISIONARIO, aperta dal 22 novembre al 19 dicembre 2024 presso MyOwnGallery di Superstudio, porta alla luce un ritratto sfaccettato di uno stilista che continua ancora a ispirare.

L’allestimento della mostra trasforma lo spazio espositivo in un percorso visivo e narrativo oltre i confini della moda. Curata da Giuseppe Mastromatteo e Pierpaolo Pitacco, la mostra presenta pannelli fotografici tratti dall’archivio di Stefano Pandini, video interviste con protagonisti della cultura pop degli anni ’80 e ’90, e pezzi originali che appartenevano a Moschino.

L’obiettivo non è semplicemente raccontare uno stilista, ma rivelare il suo pensiero: un ribelle creativo che ha usato l’ironia come strumento di critica sociale, sfidando convenzioni e stereotipi attraverso un linguaggio visivo tra moda, pubblicità e arte.

Il linguaggio dissacrante di Moschino: una rivoluzione senza tempo

Noto per aver trasformato ogni capo e ogni messaggio pubblicitario in un atto di sfida, Franco Moschino ha reso la moda un mezzo di espressione politica e culturale

 Le sue creazioni giocavano con i simboli del potere, con la frivolezza della società consumistica e persino con la struttura stessa del fashion system. 

Il suo approccio, radicale e dissacrante, si traduceva in campagne pubblicitarie che oggi sono considerate veri e propri manifesti di rottura.

La mostra evidenzia questo spirito attraverso un dialogo tra immagini, video e opere originali. Ogni pezzo rivela l’essenza anticonformista di Moschino, capace di unire l’ironia più graffiante a un’incredibile raffinatezza sartoriale.

Moschino e la sua eredità

In collaborazione con l’Istituto Marangoni, gli studenti di moda più promettenti hanno reinterpretato lo stile Moschino, dando vita a creazioni che attualizzano il suo linguaggio provocatorio. Questi lavori dialogano con le opere originali, dimostrando come l’approccio del designer continui a essere un punto di riferimento per chi vuole innovare senza compromessi.

La mostra si lega anche a un importante progetto charity. I visitatori avranno la possibilità di acquistare fotografie e un libro dedicato, il cui ricavato sarà devoluto all’Hospice di Abbiategrasso, sostenuto dalla Fondazione Moschino. Questo gesto sottolinea un altro aspetto del designer: un uomo capace di combinare la leggerezza creativa con un profondo senso di responsabilità sociale.

Moschino, l’uomo dietro il mito

In un momento storico in cui l’industria della moda tende sempre più a standardizzare l’estetica e i messaggi, Franco Moschino rimane una figura fuori dal tempo. La mostra consente di riflettere su quanto sia ancora attuale il suo approccio alla creatività: coraggioso, dissacrante e, soprattutto, libero.

Vademecum

FRANCO MOSCHINO. IL GENIO VISIONARIO

22 Novembre – 19 Dicembre 2024

MyOwnGallery, Superstudio, Milano

fonte: Autore: Redazione  https://artemagazine.it

venerdì 17 maggio 2024

Fotografia > A Roma la mostra "Vincent Peters.Timeless Time" a Palazzo Bonaparte, dal 16 maggio al 25 agosto 2024

Sulla mostra

Approda a Roma la mostra Vincent Peters. Timeless Time, con la sua ricca selezione di scatti in bianco e nero realizzati nell’arco di venti anni dal grande fotografo tedesco. Dopo l’ottimo riscontro ottenuto nelle precedenti tappe, a Milano e Bologna, l'esposizione visitabile nelle sale di Palazzo Bonaparte dal 16 maggio al 25 agosto 2024 offre l’opportunità di esplorare le luci e le ombre che delineano con precisione i soggetti ritratti da uno dei più influenti fotografi contemporanei.

GLI SCATTI DI VINCENT PETERS IN MOSTRA A ROMA

Nato in Germania nel 1969 e impegnato nel campo della fotografia di moda fin dagli anni Novanta, Vincent Peters ha conquistato nel corso degli anni lo scettro di "fotografo delle celebrità", immortalando i volti più iconici dello star system contemporaneo. La lunga galleria di ritratti in bianco e nero, realizzati da Vincent Peters fra il 2001 e il 2021 e ora esposti nella mostra romana, è suddivisa in sezioni tematiche che mettono in risalto la capacità del fotografo di catturare l'intima bellezza dei suoi soggetti. A emergere, di conseguenza, è il lato più umano e nascosto di divi del calibro di Charlize Theron, Vincent Cassel, David Beckham, John Malkovich e Monica Bellucci. Grazie all’incredibile attenzione posta ai più minimi dettagli in termini di illuminazione, costume e posa, Peters invita i visitatori ad esplorare la fotografia come arte narrativa, celebrando la luce come elemento emotivo cardinale delle emozioni di chi osserva.

LA FOTOGRAFIA SECONDO VINCENT PETERS

Organizzata da Arthemisia e curata da Maria Vittoria Baravelli, la retrospettiva Vincent Peters. Timeless Time a Palazzo Bonaparte si presenta come un’occasione unica per conoscere la potenza espressiva senza tempo degli scatti in bianco e nero dell'autore. Parallelamente incoraggia a riflettere sul valore delle emozioni viste attraverso l'obiettivo di un maestro della fotografia contemporanea.

[Immagine in apertura: Vincent Peters, Monica Bellucci, Biarritz, 2006 © Vincent Peters]

fonte: https://arte.sky.it/

lunedì 15 gennaio 2024

Mostre: a Firenze "Beauty and Desire" fino al 14 febbraio il Museo Novecento rende omaggio a Robert Mapplethorpe

Fino al 14 febbraio il Museo Novecento rende omaggio a uno dei più grandi esponenti della fotografia del Novecento, Robert Mapplethorpe

Robert Mapplethorpe (New York, 1946 – Boston, 1989), raccontato tramite un raffronto inedito con gli scatti di Wilhelm von Gloeden (Wismar, 1856 – Taormina, 1931) e alcune immagini dei Fratelli Alinari: un confronto evocativo e a tratti puntuale, che rivela il ricorrere di temi comuni; motivi che attraversano il tempo e giungono fino a noi, ponendosi come spunti di riflessione sull’attualità e su come arte, morale e spiritualità cambino e si evolvano nella loro reciproca relazione.

La mostra, organizzata a quarant’anni di distanza dall’esposizione del Palazzo delle Cento Finestre che fece conoscere a Firenze l’opera del fotografo statunitense, mette in luce il legame di Robert Mapplethorpe con la classicità, nonché il suo approccio scultoreo al mezzo fotografico. Il profondo interesse per l’antico, la passione per i maestri che lo hanno preceduto e l’attenta comprensione della statuaria (in particolare dell’opera di Michelangelo) sono delle costanti nella ricerca dell’artista.

Appassionato collezionista di fotografie, Mapplethorpe conosce l’opera del barone Wilhelm von Gloeden, con la quale ha forse la possibilità di confrontarsi ampiamente anche agli inizi degli anni Ottanta, grazie ai contatti con il gallerista Lucio Amelio e a un soggiorno a Napoli, durante il quale si misura inoltre con la potenza disarmante delle rovine. Von Gloeden, tra i pionieri della staged photography, celebra nelle sue composizioni un ideale richiamo al passato, concepito quale inesauribile bacino di soggetti e suggestioni: un segno stilistico unico, che lo rende ancora oggi un’icona e costituisce un suggestivo riferimento per Mapplethorpe.

Le fotografie di Mapplethorpe e von Gloeden, pur traendo ispirazione dai canoni della classicità, sembrano condurre lungo traiettorie estetiche non scontate e a tratti perturbanti, sollevando e risolvendo interrogativi sul tema del corpo e della sessualità la cui eco risuona, a tratti immutata, nella cultura visiva contemporanea, dove la censura e il giudizio morale sono sempre pronti a mettere sotto accusa la bellezza e il desiderio.

Museo Novecento  www.museonovecento.it   info@musefirenze.it

Lunedì-Domenica 11:00 - 20:00 Giovedì Chiuso

fonte: https://cultura.comune.fi.it

lunedì 27 novembre 2023

Firenze: Alphonse Mucha. La seduzione dell’Art Nouveau, al Museo degli Innocenti, fino al 7 aprile 2024

Dal 27 ottobre 2023 al 7 aprile 2024 il Museo degli Innocenti accoglierà la prima mostra a Firenze dedicata ad Alphonse Mucha, il più importante artista ceco, padre dell’Art Nouveau e creatore di immagini iconiche.

Alphonse Mucha nasce a Ivancice, nella Repubblica Ceca, nel 1860.
Fervente patriota e sostenitore della libertà politica dei popoli slavi, si dedica all’arte e nel 1887 si trasferisce a Parigi dove affina le sue arti e incontra la donna che cambierà per sempre la sua vita, Sarah Bernhardt, l’attrice più bella e famosa dell’epoca, che affida a Mucha la sua immagine rendendolo popolarissimo.  

Nasce il mito delle “donne di Mucha”, e le aziende se lo contendono per reclamizzare i propri prodotti, dando vita alle intramontabili campagne pubblicitarie come quella del cioccolato Nestlé, dello champagne Moët & Chandon, e ancora delle sigarette, della birra, dei biscotti e dei profumi.
Mucha però non dimentica l’impegno patriottico e sociale. Nel 1910 torna a Praga e si dedica per quasi venti anni a quello che è considerato il suo più grande capolavoro, l’Epopea slava, opera colossale composta da venti enormi tele in cui racconta i principali avvenimenti della storia slava.
Mucha morirà a Praga nel 1939.

Tra fine ottocento e inizio novecento Parigi era considerata il centro del mondo dell’arte. È la cosiddetta Belle Époque, c’è un grande entusiasmo, e Alphonse Mucha, anche grazie all’incontro con Sara Bernhardt, diventa il più famoso e conteso artista dell’epoca.  Le sue opere, le sue illustrazioni, i poster teatrali e la nascente pubblicità sono accessibili a tutti.  Nasce con lui una nuova forma di comunicazione: la bellezza di fanciulle in fiore, ritratte in una commistione unica tra sacro e profano, voluttuose e seducenti figure, rappresentate con uno stile compositivo unico, sono diventate caratteristiche del famoso “stile Mucha”.
Le sue immagini diventano subito famose in tutto il mondo, il suo stile è il più imitato, la potente bellezza delle sue donne entra nell’immaginario collettivo di tutti.

È a questo grande artista che Arthemisia e il Museo degli Innocenti dedicano la prossima grande mostra fiorentina.
Con il patrocinio del Comune di Firenze e dell’Ambasciata della Repubblica Ceca, la mostra è organizzata in collaborazione con la Fondazione Mucha e In Your Event by Cristoforo ed è curata da Tomoko Sato con la collaborazione di Francesca Villanti.

La mostra vede come sponsor Generali Valore Culturapartner Mercato Centrale FirenzeI GigliSamsonite e Unicoop Firenzemobility partner Frecciarossa Treno Ufficialemedia partner QN La Nazioneeducational partner Laba technical support Mucha Trail e Prague City Tourism

INFORMAZIONI

fonte: www.museodeglinnocenti.it

lunedì 21 novembre 2022

Fotografi > David LaChapelle torna a Milano: "Con la mia arte voglio toccare le persone"

www.deodato.com
Per mesi protagonista della personale al Mudec, David LaChapelle torna a Milano con la mostra ‘Poems and Fever’. Per un mese a partire dal 17 novembre la Galleria Deodato Arte ospita una selezione dei suoi scatti inconfondibili, curata da Gianni Mercurio.

GUARDA L'INTERVISTA > QUI

“Sono interessato alla comunicazione, al raccontare storie, soprattutto a connettermi con le altre persone. Non considero l’opera finita fino a quando lo spettatore non si connette con l’immagine e comprende la storia che tento di raccontare. Cerco di fare fotografie che siano comprensibili. Non mi interessa l’astrattismo, ma storie che si possano comprendere facilmente. E’ proprio questa connessione che mi interessa di più.”

A parlare è David LaChapelle, uno dei più famosi e discussi fotografi al mondo. Lo abbiamo incontrato in occasione della presentazione della mostra alla Galleria Deodato Arte di Milano.

Una selezione di oltre ventisei pezzi significativi di vari periodi dell'opera dell'artista, quadri figurativi, nature morte ritratti, oltre alle più recenti fotografie ispirate alla fede dell'artista.

Fotografie che dialogano con la pittura, soprattutto con il Rinascimento.

“Sono sempre stato impressionato da Michelangelo, fin da quando ero bambino e molto prima di visitare la Cappella Sistina”, ci racconta David LaChapelle durante la nostra intervista.

“Amo il Rinascimento, soprattutto Michelangelo, da prima di diventare un fotografo. Ho sempre avuto l’ossessione di riprodurre la scena della Cappella Sistina e quando sono stato invitato a visitarla, senza folla con il museo chiuso, ho provato qualcosa di magico.”

Temi differenti ma un unico obiettivo, connettersi con le persone

Dai ritratti di Britney Spears, Leonardo Di Caprio e David Hockney realizzati attraverso un approccio ironico, alle opere piiù spirituali in cui pittura e fotografia si mescolano insieme, fino alle più recenti, quelle in cui protagonista è la natura incontaminata

La sua fotografia è difficile da etichettare in un genere, difficile da definire. Ma lessi una volta una definizione che mi è sembrò azzeccata e vorrei sapere se si trova d’accordo: “La fotografia di David LaChapelle è la vivisezione del presente per suggerire il futuro:’

"Sì, è fantasia, è spiritualità, è umorismo, sono lacrime. E’ un mondo di realtà ma anche un mondo di possibilità, di sogni."

Nelle sue opere più recenti è predominante il dialogo con la natura.

"La natura è religione, la natura è la cattedrale di Dio. Quando voglio incontrare Dio, io cerco la solitudine.

Le sue fotografie hanno ritratto negli anni temi differenti, ma in tutte c'è una sorta di fragilità umana. E’ però anche vero che alla fine quello che emerge è la fiducia nel futuro.

"Lo spero. Qui è dove entra in gioco la responsabilità dell’artista. Voglio portare ottimismo e speranza, voglio lasciare alle persone che guardano la mia opera una buona sensazione, voglio toccarle."

E’ influenzato oggi da quello che sta succedendo nel mondo? Dalla situazione internazionale?

"Molto. Viviamo in un momento storico particolare, un momento che non abbiamo mai vissuto. Siamo sull’orlo del precipizio. Si parla di bomba atomica, di terza guerra mondiale; il cambiamento climatico sta conducendo gli esseri umani all’estinzione e nessuno ha mai pensato che avrebbe potuto succedere così velocemente. Sono tempi molto complicati, pesanti. Le nuove fotografie che sto facendo sono molto più responsabili, voglio portare amore, vita."

fonte: di Nicoletta Di Feo https://tg24.sky.it/spettacolo

venerdì 26 agosto 2022

Cagliari: "Corto Maltese verso nuove rotte" la mostra di Hugo Pratt

Mostra di Hugo Pratt a cura di Patrizia Zanotti, direttrice di CONG e responsabile dell’opera editoriale di Pratt 06 agosto 2022 – 04 dicembre 2022

Mostra organizzata da: Comune di Cagliari – Assessorato Cultura e Spettacolo – Musei Civici di Cagliari
in collaborazione con CMS Cultura, con il sostegno della Fondazione di Sardegna e la collaborazione della Marina Militare

 

La mostra

Il Palazzo di Città a Cagliari ospita dal 6 agosto al 4 dicembre, la mostra Corto Maltese Verso nuove rotte. Il pubblico potrà ammirare oltre 200 opere originali: acquerelli, disegni, tavole rarissime e un’originale multivisione ripercorreranno i viaggi del celebre avventuriero Corto Maltese, personaggio nato dal genio internazionalmente riconosciuto di Hugo Pratt.

Correva il 1967 quando Corto Maltese fece la sua comparsa nelle edicole italiane tra le pagine della rivista Sgt. Kirk con l’inizio della saga Una ballata del mare salato. Da quel momento il personaggio si è rapidamente affermato nell’immaginario collettivo come l’anti-eroe romantico per eccellenza, avventuriero gentiluomo e lupo di mare. 

La cornice di Cagliari e dell’Isola è il porto perfetto per impostare la rotta immaginaria di avventure nautiche verso i mari del Sud, passando per l’Africa, fino alla frontiera nord-americana. Nei mondi liquidi di Corto Maltese c’è tutto l’immaginario prattiano, fatto di ribelli e rivoluzionari, donne seducenti, deserti africani e praterie americane, ricco dei riferimenti letterari che hanno fatto parte della sua formazione come Kenneth Roberts, Fenimore Cooper e James Olivier Curwood. 

La mostra si propone di ripercorrere il Novecento vissuto da Pratt e dal suo alter ego Corto in varie sezioni espositive, accompagnate da uno spettacolo in graphic animation per immergersi nelle storie dell’avventuriero più amato. Tra queste, I Mari del Sud, sezione concentrata sui viaggi per mare dell’avventuriero e l’Africa, luogo dove Pratt trascorse l’adolescenza. I paesaggi, le tradizioni e la cultura africana daranno lo spunto al grande fumettista per lavori iconici come i quattro episodi de Le Etiopiche; Le Donne, sognate o realmente incontrate, personaggi mitici della letteratura o della storia come la pittrice Tamara de Lempicka, l’attrice Louise Brooks, la matematica Ipazia, da Pratt omaggiate in magnifici acquerelli. 

Corto Maltese Verso nuove rotte porta a Cagliari uno degli autori più amati di sempre in Italia e non solo, capace ancora di parlare a tutte le generazioni attraverso tematiche immortali: il viaggio e l’esplorazione di nuove frontiere, intese sia in senso fisico che metaforico, l’avventura e l’incontro con culture lontane, il rapporto con il mare e l’amore per la libertà.

Nell’esposizione cagliaritana infatti è possibile vedere un magnifico acquerello originale che rappresenta un guerriero Shardana. 

A corredo dell’esposizione sono previsti sino a dicembre numerosi appuntamenti ed eventi collaterali sul tema del fumetto e dell’illustrazione. Si va da un omaggio pittorico all’opera di Pratt, a mostre sul fumetto e documenti d’archivio, da concerti a presentazioni di libri, conferenze e un grande concorso di narrativa illustrata rivolta alle scuole.

In dialogo con la mostra del Palazzo di Città lo spazio espositivo del terminal partenze dell’aeroporto di Cagliari Elmas ospiterà un omaggio pittorico all’opera di Pratt dell’artista Bob Marongiu e una mostra intitolata Il cielo sopra Cagliari a cura del Centro Internazionale del Fumetto. 

Anche L’Archivio Storico, la Biblioteca di Studi Sardi e tutto il Sistema Bibliotecario comunale affiancano l’esposizione principale con una selezione bibliografica e documentaria, rappresentativa dell’intero patrimonio comunale. Nelle varie sedi del Sistema Bibliotecario verranno allestite vetrine bibliografiche con il materiale moderno, libri e fumetti, disponibile per il prestito a domicilio. La mostra documentaria e bibliografica, intitolata Angeli fra le nuvole, ospitata presso la MEM – Mediateca del Mediterraneo, è stata realizzata a cura del personale bibliotecario e archivistico in servizio presso il Comune. I temi portanti nella scelta dei materiali richiamano l’idea del viaggio e delle mete esotiche, della scoperta di mondi nuovi e sconosciuti, riprendendo sia le avventure leggendarie di Corto Maltese, sia la vita non meno romanzesca dello stesso Pratt. 

 Prenota ora una visita

fonte:  https://sistemamuseale.museicivicicagliari.it

domenica 12 giugno 2022

Danza: Il 23 giugno a Palazzo Bonaparte di Roma "Carolyn Carlson dialoga con Bill Viola"

Il 23 giugno la danza di Carolyn Carlson incontra la videoarte di Bill Viola. La “Poetessa della Danza”, la danzatrice e coreografa statunitense Carolyn Carlson torna a Roma dopo nove anni, con un evento speciale e site-specific nelle sale del primo piano di Palazzo Bonaparte che attualmente ospitano la mostra di uno dei più grandei videoartisti di tutti i tempi, Bill Viola.

Una performance unica e “itinerante” che Carolyn Carlson ha ideato intorno alla mostra di “Bill Viola. Icons of Light”, nelle sale di quella che fu la residenza ultima di “Madame Mère”.

Ad andare in scena sarà la performance dal titolo Carolyn Carlson – Bill Viola in tre repliche – il 23 giugno alle ore 19:30 – 20:30 – 21:30 – in cui la celebre coreografa, accompagnata dal gorgoglio che emerge dai video “acquatici” di Viola, condurrà gli spettatori di sala in sala, danzando tra le opere in mostra: uno scambio vicendevole tra le arti, un raffinato dialogo tra anima e movimento.

In un connubio quasi inevitabile, come Bill Viola, Carolyn Carlson unisce la dimensione spirituale orientale con quella occidentale e, di lei, si può dire che irradi la luce e l’energia del sole californiano che l’ha vista nascere, illuminando le tinte – prima di lei, spesso fosche – della danza moderna e arricchendole di quei contenuti filosofici che caratterizzano il pensare intellettuale della sua patria d’adozione. Come Viola, la sua arte è una continua sperimentazione e riflessione, un dialogare con lo spazio, un visionario percorso interiore attraverso emozioni.

Particolarmente sensibile agli influssi dell’arte visiva, non è un caso che la Carlson abbia scelto come ispirazione per questo suo nuovo lavoro le video-opere di Bill Viola, sospese nello spazio e atemporali; che in qualche maniera la riavvicinano all’elemento acqua che fu il leitmotiv della stagione veneziana in cui la Carlson guidò una sua propria compagnia di danzatori presso il Teatro La Fenice.

Sotto il coordinamento della sua storica collaboratrice e coreografa Simona Bucci, Carolyn Carlson – androgina e flessuosa come se gli anni la sfiorassero appena – si esibirà insieme a Sara Orselli, solista italiana della sua compagnia con sede a Parigi.

Le tre performance “Carolyn Carlson – Bill Viola” sono eventi unici per un massimo di trenta spettatori ciascuno.
La visita alla mostra di Bill Viola. Icons of Light è inclusa nel costo del biglietto.
Aperte le prevendite al link > https://carrello.ticket.it/prodotti.php?categoria=157

L’ARTISTA
Nata in California, Carolyn Carlson si definisce soprattutto una nomade.
Dalla Baia di San Francisco all’Università dello Utah, dalla compagnia di Alwin Nikolais a New York a quella di Anne Béranger in Francia; dall’Opera di Parigi al Teatrodanza La Fenice di Venezia, al Théâtre de la City di Helsinki, dal Ballet de l’Opéra de Bordeaux al Cartoucherie di Parigi, dalla Biennale di Venezia a Roubaix, Carolyn Carlson è una viaggiatrice instancabile, sempre alla ricerca di sviluppare e condividere il suo universo poetico.
Erede delle concezioni di movimento, della composizione e della pedagogia di Alwin Nikolais, è arrivata in Francia nel 1971. L’anno successivo ha firmato, con Rituel pour un rêve mort, un manifesto poetico che definisce un approccio al suo lavoro che non rinnega da allora: una danza sicuramente rivolta alla filosofia e alla spiritualità. Al termine “coreografia”, Carolyn Carlson preferisce quello di “poesia visiva” per designare il suo lavoro. Dare vita a opere che testimoniano il suo pensiero poetico, e una forma d’arte completa in cui il movimento occupa un posto privilegiato.

Per quattro decenni, la sua influenza e il suo successo sono stati considerevoli in molti paesi europei. Ha svolto un ruolo chiave nell’emergere della danza contemporanea francese e italiana con il GRTOP all’Opera di Parigi e il Teatrodanza alla Fenice. Ha realizzato più di cento pezzi, molti dei quali costituiscono pagine importanti della storia della danza: da Density 21.5 a L’anno del cavallo, da Blue Lady a Steppe, da Maa a Signes, da Writings on water a Inanna.
Nel 2006 il suo lavoro è stato incoronato dalla Biennale di Venezia con il primo Leone d’Oro mai assegnato a un coreografo.
È anche Comandante delle Arti e delle Lettere e Ufficiale della Legion d’Onore.

Fondatrice dell’Atelier de Paris, presso La Cartoucherie nel 1999, Carolyn Carlson con la sua Company è stata artista associata al Théâtre National de Chaillot dal 2014 al 2016. Nel 2017, parallelamente all’attività principale dell’azienda incentrata sulla divulgazione, stanno emergendo nuove forme di creazione: una mostra per musei e un lungometraggio danzato per il cinema. Nel 2019 ottiene la nazionalità francese e l’anno successivo viene eletta membro della sezione coreografia dell’Académie des Fine Arts.

La coreografa americana, naturalizzata francese, vive e lavora da molti anni oltralpe dove è, a ragione, considerata una delle figure più rappresentative della danza contemporanea, tant’è vero che dal 15 giugno potrà fregiarsi del titolo di Académicienne de France, essendo stata eletta alla prestigiosa istituzione. Sotto la “Coupole” dove in pompa magna si tengono le investiture, Carolyn Carlson andrà a occupare il quarto e ultimo posto della sezione coreografia, accanto a Thierry Malandain, Blanca Li e Angelin Preljocaj, e indosserà la sontuosa divisa ricamata – con tanto di spada cerimoniale – introdotta proprio dallo stesso Napoleone.
È sempre un avvenimento d’eccezione uno spettacolo della Carlson, personalità unica della modern dance – difficilmente paragonabile sia ai pionieri che l’hanno preceduta, sia a chi è venuto dopo – che usa la danza quale linguaggio visivo per tuffarsi nella psiche umana e portare in superficie la vera natura dell’essere.

Informazioni per partecipare:
- prenotazione obbligatoria su ticket.it;
- € 90.00 a persona;
- n.30 posti disponibili per ogni orario (fino ad esaurimento posti);
- orari di "Carolyn Carlson dialoga con Bill Viola" 19.30, 20.30, 21.30.

Avviso a tutti i visitatori:
in caso di annullamento della visita si procederà al rimborso dell'intero importo. 

fonte: www.arte.go.it   www.mostrepalazzobonaparte.it

venerdì 25 febbraio 2022

Arte: Le tre Pietà di Michelangelo esposte al Museo del Duomo di Firenze

FIRENZE – Saranno esposte per la prima volta, l’una accanto all’altra, nella sala della Tribuna di Michelangelo del Museo dell’Opera del Duomo di Firenze,  le tre Pietà di Michelangelo. L’originale della Pietà Bandini, di cui è da poco terminato il restauro, sarà affiancata dai calchi della Pietà Vaticana e della Pietà Rondanini provenienti dai Musei Vaticani. In foto: Michelangelo, Pietà Vaticana

L’esposizione aprirà al pubblico dal 24 febbraio, in occasione dell’incontro “Mediterraneo frontiera di pace 2022“, che vedrà riunirsi i vescovi e i sindaci del Mediterraneo a Firenze e a cui interverrà anche Papa Francesco. 

Si tratta di un progetto a cura di Barbara Jatta, direttore dei Musei Vaticani, Sergio Risaliti direttore del Museo Novecento Firenze, Claudio Salsi, direttore dell’Area Soprintendenza Castello, Musei Archeologici e Musei Storici e Timothy Verdon, direttore del Museo dell’Opera del Duomo a Firenze. 

Un’opportunità per studiare l’evoluzione dell’arte di Michelangelo

Le tre Pietà, collocate una vicina all’altra, offriranno l’opportunità di studiare l’evoluzione dell’arte di Michelangelo, nonché la sua maturazione spirituale, dalla prima giovinezza fino alla sua ultima stagione, quando, ormai vecchio, mise mano alla Pietà oggi a Firenze e poi alla Pietà Rondanini conservata a Milano. 

Un percorso lungo di più di cinquant’anni, dall’ambizione del giovane che scolpì il proprio nome sul petto della Madonna della versione vaticana, all’immedesimazione personale dell’anziano artista, che in quella del Museo dell’Opera raffigura se stesso nelle sembianze di Nicodemo, fino la Pietà Rondanini che è il risultato sublime di una profonda meditazione spirituale. 

Le tre Pietà 

La prima Pietà di Michelangelo, quella Vaticana, fu realizzata a ridosso del giubileo del 1500, quando il cardinale Jean Bilhères de Lagraulas commissionò al giovane Buonarroti “una Vergine Maria vestita con Cristo morto, nudo in braccio”.

Con la realizzazione della Pietà Vaticana (1498-1499), Michelangelo impressionò il suo tempo per la bellezza di quel Cristo nudo sorretto amorevolmente dalla Vergine, una giovanissima ragazza umile e casta, avvolta nei panneggi per cui Maria risulta al tempo stesso Madre e sposa. Tuttavia, quella giovinezza venne criticata dai più, parendo poco consona alla Madonna. 

Il capolavoro venne collocato nella cappella di Santa Petronilla poco prima del 1500, anno del giubileo. Successivamente fu spostata in San Pietro, e nel XVIII secolo fu esposta a destra della navata dove ancora oggi la si può ammirare. In questa Pietà Michelangelo è riuscito a rappresentare la divinità di Gesù calandola nel corpo di un uomo di 33 anni. Nel corpo intatto, senza segni di violenza subita, si legge già il risorto, colui che vince la morte.

La seconda Pietà (Bandini) venne scolpita da Michelangelo molti anni dopo rispetto a quella Vaticana. Durante questo periodo Roma era stata saccheggiata, La Repubblica di Firenze era crollata e i Medici erano rientrati in città. Michelangelo aveva lasciato Firenze nel 1534 e si era stabilito a Roma. Ormai anziano, l’artista è sempre più concentrato sul destino umano, sulla morte e resurrezione di Cristo e lavora spesso in preda a frequenti crisi depressive. Comincia a temere la propria morte, il giudizio divino. Fa voto di povertà. 

L’esecuzione della Pietà Bandini è lunga e difficile, la datazione controversa. L’inizio del lavoro si aggira attorno al 1547, ma Michelangelo non portò a termine l’opera. Prima di essere venduta nel 1561 a Francesco Bandini, la scultura fu conclusa in alcune parti da Tiberio Calcagni, principale assistente del Buonarroti. 

Nel 1553 Vasari, in visita allo studio dell’artista, ebbe l’impressione che Michelangelo esitasse a mostrargliela non terminata. Intorno al 1555, Michelangelo prese a martellate la statua rompendola in più punti. Ancora oggi si osservano, infatti, i segni di rottura sul gomito, sul petto, sulla spalla di Gesù e sulla mano di Maria. Alla morte dell’artista nel 1564 si pensò di utilizzare il gruppo per la sepoltura di Michelangelo a Firenze in Santa Croce. L’opera invece rimase nella villa dei Bandini a Montecavallo e solo nel 1674 venne acquistata da Cosimo III de’ Medici che la destinò ai sotterranei di San Lorenzo. Nel 1722 la Pietà fiorentina fu trasferita in Santa Maria del Fiore. Dal 1981 si trova nel Museo dell’Opera del Duomo

Michelangelo, Pietà Rondanini
La terza Pietà (Rondanini) venne progettata tra il 1552 e il 1553 e Michelangelo vi lavorò fino all’ultimo. L’opera venne rinvenuta nello studio di Michelangelo dopo la sua morte. Acquisita dai marchesi Rondanini nel 1744, la Pietà è arrivata a Milano nel Castello Sforzesco nel 1952. 

La Pietà Rondanini rappresenta l’esito finale di un lungo percorso di arte e di fede ed è da considerarsi una preghiera prima ancora che un’opera d’arte. O meglio la dimostrazione artistica del fatto che l’uomo di fede ha visto oltre le apparenze reali, che la mano non riesce a restituire quanto l’occhio interiore ha potuto contemplare. 

Gesù e Maria sembrano esseri fantasmatici, la pietra tende a farsi materia di luce. Cristo esausto sembra scivolare verso la tomba e con il figlio anche la Madre, la cui umanità è come interamente assorbita dal sentimento di amore. Un unico destino travolge miracolosamente madre e figlio in questa metamorfosi mistica, la stessa già provata al momento dell’annunciazione. I corpi sembrano distaccarsi dal suolo, e aggiungere assieme il Padre. 

Nel prossimo autunno i tre calchi in gesso delle Pietà originali saranno esposti a Milano nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale, in un nuovo allestimento appositamente progettato. 

La mostra, aperta la pubblico fino al 1 agosto 2022, è accompagnata da un catalogo realizzato da Silvana Editoriale con saggi e schede dei curatori e di altri autorevoli studiosi.

fonte: Autore: Redazione https://artemagazine.it

mercoledì 9 febbraio 2022

Mostre > Yves Saint Laurent: sessant’anni di moda e di arte

Sarà la mostra “Yves Saint Laurent Aux Musées” dal 29 gennaio al 15 maggio del 2022, in sei diversi musei di Parigi, che celebrerà 60 anni di moda del marchio. L’evento espositivo vuole festeggiare il 60° anniversario dalla nascita della maison francese e il talento del suo fondatore. Il soprannominato “genio della moda” fonda nel 1961, all’età di 25 anni, insieme al suo compagno e socio Pierre Bergè, l’omonima casa di moda, ancora oggi tra le più importanti al mondo. Tema emergente dalla mostra è, l’influenza dell’arte nel lavoro creativo dell’illustre couturier. L’esposizione, a 13 anni dalla sua scomparsa, ne celebra l’incredibile lascito artistico.

Saint Laurent Aux Musées è il titolo della mostra che celebra 60 anni di moda firmati dal leggendario couturier.

Proprio il 29 gennaio 1962, Yves Saint Laurent porta in passerella nella Ville lumière la sua prima collezione e, per questo, il nome dell’exhibition non potrebbe essere più adatto. L’opera del fondatore della casa di moda, oggi guidata allo stile da Anthony Vaccarello e nel portfolio da Kering, è, all’interno della mostra, collegata a multiformi ambiti artistici.

I nomi dei musei, chiamati ad ospitare l’ambizioso progetto, comprendono il Museo d’Arte Moderna di Parigi,

il Louvre, il Picasso, il Museo Yves Saint Laurent, il Centro Pompidou e il Musée d’Orsay. Come un eterno spirito innovativo e avanguardista il Presidente della Fondazione Pierre Bergè-Yves Saint Laurent dipinge l’essenza sui generis di Yves. Spiega la definizione motivandola con la necessità, propria dello stilista, di guardare la moda da prospettive e in modalità sempre differenti. Yves proietta le sue creazione artistiche nel futuro e, allo stesso tempo, guarda il suo lavoro a ritroso nel tempo, al fine di renderlo, in ogni caso, rilevante.

 

Un’esistenza molto intensa, fatta di eccessi, invenzioni, provocazioni e intuizioni, è quella vissuta dal primo stilista celebrato al Costume Institute del Metropolitan Museum of Art.

“La moda non è arte, ma per fare vestiti bisogna essere artisti, io non sono un sarto, ma un fabbricante di felicità“

recita una celebre citazione del designer. Tra gli abiti in mostra, non puo’ mancare l’iconico tubino Mondrian che Yves realizza nel 1965. Viene esposto al centro Pompidou, abbinato al dipinto originale da cui l’abito eredita il nome.  Il couturier si ispira, infatti, per questo modello, all’arte del pittore olandese e alle sue famose geometrie colorate. Il connubio tra arte e moda prosegue al Musèe d’Orsay, in cui Le Dèjeuner sur L’herbe di Monet fa da cornice ad una creazione del 1986 dello stilista.

Il museo menzionato espone anche il legame che il couturier intesse ininterrottamente, durante la sua carriera, con la letteratura di Marcel Proust. 

Il Louvre, invece, immortala il rapporto che il designer, creatore dell’idea moderna di fascino glamour, coltiva con l’elemento dorato e la luce in generale. 

Un’apposita esposizione nella Galerie d’Apollon rappresenta la tematica attraverso un accostamento visivo dei capi ai gioielli della corona francese e alla preziosità delle collezioni permanenti.

 

L’idea di una coralità museale, che mescola più voci artistiche, crea uno storytelling encomiastico del patrimonio offerto dai maggiori musei parigini.

 

Tra le creazioni esposte, firmate Yves Saint Laurent, spicca sicuramente lo smoking femminile, capo dalla forte innovazione stilistica. Con esso la donna raggiunge, nel vestiario, la stessa credibilità dell’uomo.

“Chanel ha liberato le donne e io ho dato loro potere”,

afferma lo stesso couturier. Simbolo della rivoluzione sessuale degli anni ‘70, Yves sfida i codici di genere e forgia una nuova immagine di donna, libera, spavalda, sensuale e indipendente. Da consacrazione nell’Olimpo degli stilisti gli vale sicuramente l’invenzione del vestito a trapezio. Un abito privo di punto vita, dalle spalle strette e leggermente svasato che incarna una nuova bellezza, androgina e quasi, bambinesca, incarnata dalla modella Twiggy. Emerge il quadro di Yves Saint Laurent come un uomo profondamente in sintonia con i più importanti movimenti artistici del XX secolo, con un vis à vis con Pablo Picasso.

Nelle gallerie del Musée d’art moderne si può apprezzare un alternanza di ritmi e colori, luci e texture che mette in correlazione lo stilista con molteplici discipline artistiche e scuole di pensiero dell’epoca. 

L’intento della mostra, proposta come una sorta di arcipelago in cui muoversi il libertà, è, infatti, il superamento della conoscenza tradizionale dell’opera di Yves Saint Laurent. 

Un superamento possibile attraverso una nuova dimensione che lo raffigura in qualità di eclettico protagonista di innumerevoli affinità e insospettabili connessioni con il poliedrico mondo dell’arte.

Leggi anche –  Buon compleanno Yves Saint Laurent inimitabile genio della moda  

fonte > Scritto da:   www.lifeandpeople.it

giovedì 3 febbraio 2022

Firenze: La mostra “Il Fiorentino. Il Gran Diamante di Toscana” a Palazzo Medici Riccardi, prorogata al 22 febbraio 2022

MARUCELLIANA DIAMANTE FIORENTINO
 E’ stata un piccolo successo, la mostra “Il Fiorentino. Il Gran Diamante di Toscana” in corso a Palazzo Medici Riccardi, e così invece di chiudere come previsto il 26 gennaio, sarà prorogata al 22 febbraio 2022.

 Dedicata ad uno dei più preziosi e rari gioielli dei Medici, il “Gran Diamante” del Granduca di Toscana, noto anche come “Il Fiorentino”, oggi perduto, l’esposizione si arricchisce di un nuovo e straordinario pezzo finora inedito: un calco in gesso della pietra preziosa rinvenuto nei depositi del Museo Archeologico Nazionale di Firenze (Direzione regionale musei della Toscana).

 Il calco, facente parte del Monetiere del Museo Archeologico, in cui nel 1895 confluirono la collezione numismatica e quella glittica provenienti dalle Gallerie degli Uffizi, è conservato in una piccola scatola in pelle da gioielliere. 

 Verosimilmente in gesso patinato, il calco del diamante è accompagnato da note manoscritte, una delle quali, sul coperchio del contenitore, identifica l’oggetto come impronta del Gran Diamante di Toscana, mentre la seconda, in un biglietto a parte, riporta il peso in carati, il valore in lire e la descrizione del colore della pietra.

Lo straordinario pezzo, ancora tutto da studiare e non precedentemente inventariato, si unirà alle altre opere esposte a partire da venerdì 28 gennaio 2022. La mostra, promossa dalla Città Metropolitana di Firenze, organizzata da MUS.E e curata da Carlo Francini e Valentina Zucchi, è la seconda esposizione del ciclo Cammei, una rassegna di piccole mostre, dai toni intimi ma di grande importanza, dedicata alla valorizzazione delle opere e delle storie legate a Palazzo Medici Riccardi.

“L’aver organizzato questa piccola mostra di ricerca, legata ad un oggetto così particolare e suggestivo – dichiarano Carlo Francini e Valentina Zucchi, curatori della mostra – ha dato la possibilità ai colleghi ricercatori di un’altra istituzione, in questo caso il Museo Archeologico Nazionale di Firenze, di ritrovare nei loro depositi questo calco straordinario e inedito de “Il Fiorentino”. È questo un aspetto estremamente importante, forse uno dei più importanti, per il nostro patrimonio culturale: produrre piccole mostre e lavorare sul patrimonio considerato minore crea spesso delle importanti connessioni, tra storie, oggetti, persone e istituzioni, connessioni che ridanno identità e dignità al nostro patrimonio”.

Il Fiorentino.Il Gran Diamante di Toscana.Palazzo Medici Riccardi
 “Il Fiorentino”, diamante di dimensioni eccezionali e di color giallo citrino era, nel XVII secolo, la seconda gemma al mondo, dopo quella appartenente all’imperatore Moghul. Acquistato nel 1601 da Ferdinando  I de’ Medici, fu lavorato per un lungo periodo dal tagliatore Pompeo Studendoli, artigiano veneziano residente a Firenze. 

 Il risultato fu uno splendido gioiello a forma di mandorla, con taglio a doppia rosa di nove lati e 127 faccette, che venne poi inserito entro una montatura a pendente altrettanto sfarzosa. Un manufatto prezioso, icona di lusso e di potere, che rimase nelle mani dei Medici fino al passaggio della Toscana ai Lorena, quando venne portato a Vienna, per poi svanire nel nulla durante la Prima Guerra Mondiale.

I documenti in mostra consentono di ripercorrere le vicende di questo straordinario gioiello, a partire dalle prime lettere in cui il diamante fu proposto al Granduca Francesco I nel giugno 1579 – “la più bella cosa che venisse d’Asia giamai”, si legge,  passando per l’inventario stilato nel 1621 alla morte di Cosimo II, acquirente della pietra e committente della sua lavorazione, fino all’Inventario delle Gioie dello Stato di Toscana che Anna Maria Luisa de’ Medici, Elettrice Palatina, fece compilare nel 1741, tutti quanti custoditi presso l’Archivio di Stato di Firenze. A questi si affiancano opere grafiche che denotano l’interesse e la meraviglia suscitate dal “Gran Diamante di Toscana”: fra queste un’incisione del XVII secolo custodita presso la Biblioteca Marucelliana; il libro Le six voyages de Jean Baptiste Tavernier (1676), in cui l’esploratore francese pubblicò un resoconto dei sei lunghi viaggi esotici compiuti nel corso della sua vita e dove non mancò di ricordare e riprodurre i più grandi e bei diamanti da lui visti in Europa e in Asia: al secondo posto, dopo il diamante del Gran Mogol, compare appunto il “diamant du Grand Duc de Toscane”, qui indicato di 139 carati e di color citrino, in prestito dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze; la tavola a stampa presente nei “Sunti del Tarpato” (1740), opera di Andrea da Verrazzano e unica raffigurazione attualmente nota del diamante in forma sia grezza sia sfaccettata – quindi desunta da un disegno di inizio Seicento, prima che la pietra venisse montata – custodita presso l’Accademia di scienze e lettere la Colombaria.

Il ritratto di Maria Maddalena d’Austria, dipinto probabilmente da Domenico e Valore Casini e di proprietà delle Gallerie fiorentine, riprodotto eccezionalmente in mostra, offre l’occasione di ammirare l’elegantissima ghirlanda posta sul capo dell’Archiduchessa, ornata dal diamante nella sua altrettanto preziosa montatura, che negli inventari sarà descritta come “un sottile serpente tutto tempestato di piccoli Diamanti, il quale colle sue branche sostiene per aria il detto Diamante”. La mostra espone inoltre il ritratto di Cosimo II Medici, suo consorte, dipinto dagli stessi Domenico e Valore Casini a figura intera, in veste di damasco dorato e manto d’ermellino, scettro e corona granducale (inv. 3197-1890), da poco restaurato.

La mostra propone anche altre testimonianze documentarie del gioiello, tra disegni, inventari medicei e documenti d’archivio vari, per ricostruire la storia e le vicende, ma anche l’aspetto e le caratteristiche di una delle pietre più celebri al mondo, di cui si sono perse le tracce all’inizio del XX secolo. La mostra propone inoltre una straordinaria riproduzione del gioiello mediceo, realizzata in zirconia cubica dalla bottega artigiana orafa di Paolo Penko. Grazie ad una scrupolosa ricerca iconografica e sulle tecniche antiche, Penko ha ricreato, per la prima volta al mondo, la preziosa montatura serpentinata con cui Maria Maddalena d’Austria era solita sfoggiare il diamante. Il serpente è stato realizzato con la tecnica della fusione in osso di seppia, perfettamente modellato per accogliere la riproduzione del Fiorentino in zirconia cubica. La montatura è stata impreziosita con lo stesso numero di diamanti dell’originale, ben 182 pietre taglio antico a rosetta, incastonati con piccoli frammenti di foglia argentata.

Scarica qui la versione digitale del booklet dedicato alla mostra BOOKLET

fonte: www.palazzomediciriccardi.it

domenica 5 dicembre 2021

Milano: “TVBOY. La mostra” al Mudec – Museo delle Culture. Fino al 9 gennaio 2022

2 Mudec – Museo delle Culture
via Tortona 56, Milano, dicembre 2021 – 9 gennaio 2022
> Ingresso gratuito

Il suo nome d’arte è TVBOY.
Lo street artist Salvatore Benintende è a livello internazionale uno degli esponenti principali del movimento Street Art di matrice Neo Pop.

Le sue opere sono esposte in diversi Paesi, dalla strada alle mostre museali. Ora Mudec Photo lo ospita per la prima volta a Milano in una personale dell’artista che svela al visitatore l’occhio ironico e satirico ma sempre attento alla riflessione con cui TVBOY reinterpreta i vari trend seguiti dalla società moderna attraverso la sua street art.

TVBOY. La mostra” racconta – attraverso più di 70 tele – il percorso di questo giovane e prolifico artista, soffermandosi sulle sue principali tematiche: l’amore, il potere, gli eroi, l’arte. La mostra, prodotta da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE e promossa dal Comune di Milano-Cultura, è a cura dell’esperto di street art e giornalista Nicolas Ballario ed è realizzata in collaborazione con Studio TVBOY.

La collaborazione tra il Mudec e l’artista è stata – come spesso accade in questi casi con artisti ‘disruptive’ nei confronti della società e delle istituzioni – assolutamente casuale.

In occasione della mostra del Mudec dedicata a Banksy nel 2018 “A Visual Protest. The Art of Banksy” (21 novembre 2018 – 14 aprile 2019), TVBOY realizzò nottetempo un primo murale di protesta sul muro di cinta del museo, in via Tortona 56.

Il murale rappresenta (è ancora oggi visibile) uno street artist incappucciato, ritratto di spalle, che gioca sull’ambiguità Official/Un-official, riferendosi alla mostra non ufficiale di Banksy che si svolgeva all’interno delle sale del museo. Dallo “scontro” è nato un dialogo interessante, che al contrario ha visto lavorare il Museo delle Culture e TVBOY insieme, per un progetto molto ambizioso all’interno del distretto Tortona.

Il Comune di Milano e il Mudec colsero l’occasione spontanea invitando TVBOY a replicare l’opera durante una performance pubblica in Museo realizzando una serie di opere successivamente vendute, il cui ricavato finanziò il progetto “Un muro che unisce”, in collaborazione con Municipio 6.

INFO:  infoline 02 54917 (lun-ven 9.00-18.00)

ORARI: 2.12.2021 – 9.01.2022
Lunedì 14.30 – 19.30
Martedì – mercoledì – venerdì – domenica 9.30 – 19.30
Giovedì – sabato 9.30 – 22.30
ULTIMO INGRESSO UN’ORA PRIMA

Ingresso gratuito

A partire dal 6 dicembre, l’accesso alle mostre e agli spazi espositivi è consentito solo tramite esibizione del Green Pass rafforzato.corredato da un valido documento di identità per accedere al museo.
Le disposizioni non verranno applicate ai bambini di età inferiore ai 12 anni e ai soggetti con certificazione medica specifica.
Rimangono in vigore le prescrizioni di sicurezza anti-Covid: all’ingresso è necessaria la misurazione della temperatura al Termo-scanner, rimane in vigore l’obbligo di indossare la mascherina, rimane in vigore l’obbligo del distanziamento interpersonale di almeno 1 mt 
 
fonte:  www.mudec.it

mercoledì 3 giugno 2015

Lgbt: La bellezza del corpo, nelle foto di Howard Schatz - fino al 7 giugno, alla Triennale di Milano

Sino al 7 giugno, alla Triennale di Milano si celebra la bellezza e la potenza del corpo umano, negli scatti del fotografo americano Howard Schatz.

La bellezza, la perfezione e la potenza insite nel corpo umano sono in mostra alla Triennale di Milano, negli scatti di Howard Schatz. Sino al 7 giugno, la mostra Body Power attraversa ben 25 anni di attività del fotografo americano, in un evocativo allestimento curato da Peter Bottazzi. In mostra, ci sono 40 scatti in cui trionfano l’armonia e l’energia di corpi tanto perfetti da sembrare scolpiti nella pietra.

Le fotografie provengono da alcuni dei più noti progetti monografici di Howard Schatz: ci sono i danzatori di Dance, i pugili di At The Fight e Boxing; gli atleti di Athlete, i corpi di Human Body. Gli scatti sono in bianco e nero e allestiti in lightbox che, attraverso la retroilluminazione, sublimano i chiaroscuri di corpi umani disciplinati da anni di esercizio fisico.

La mostra è stata voluta dall’azienda internazionale Repower – attiva nel settore energetico – con cui Howard Schatz ha lavorato in precedenza, firmando lo spot e le immagini della loro campagna pubblicitaria. La collaborazione si è poi evoluta nella mostra Body Power, la prima italiana del fotografo americano.
Alla realizzazione di Body Power ha contribuito anche Sudest57, l’agenzia che rappresenta in Italia Howard Schatz. Biba Giacchetti, fondatrice dell’agenzia, è infatti la curatrice della mostra.

Howard Schatz è noto a livello internazionale per la sua ricerca attorno al corpo umano e per gli studi sulla luce e sulla cinetica in relazione ad esso. Ha lavorato con il New Yorker, il Time e Vogue. Della sua produzione, è celebre una versione subacquea e glamour dell’Ultima Cena di Leonardo, con modelle nei panni di Gesù e degli apostoli.
fonte http://arte.sky.it/

lunedì 26 gennaio 2015

Lgbt: A Roma “I vestiti dei sogni” A Palazzo Braschi gli abiti del cinema fino al 22 marzo 2015

Promossa da Roma Capitale con la collaborazione di Zètema Progetto Cultura, il Museo di Roma di Palazzo Braschi ospita, fino al 22 marzo 2015, la mostra:
“I vestiti dei sogni. La scuola dei costumisti italiani per il cinema”.

Con un progetto di allestimento di luci affidato a Luca Bigazzi, uno tra i direttori fotografici più apprezzati nel panorama contemporaneo, e realizzato da Viabizzuno, “I vestiti dei sogni” raccoglie oltre cento abiti originali, decine di bozzetti e una sezione di accessori ed oggetti, tra cui spicca l’unicum della pressa che il gran maestro Danilo Donati, costruì per modellare i costumi del Satyricon di Federico Fellini.

Per la prima volta, Roma racconta la storia di tutti i costumisti e gli atelier che hanno reso grande il nostro paese, riunendoli in uno scrigno su piazza Navona: Palazzo Braschi, infatti, oltre ad essere la sontuosa cornice di questa mostra è anche stata la location d’eccezione per le riprese dell’ultimo capolavoro di Paolo Sorrentino, “La grande bellezza”, i cui costumi aprono l’esposizione.

La rassegna, è stata immaginata e creata attraverso un doppio percorso: da un lato, essa si sviluppa lungo l’arco cronologico di un secolo, le cui tappe sono segnate da costumisti quali Caramba, Vittorio Nino Novarese e Milena Canonero, per citarne alcuni; dall’altro lato,vi è una vera e propria ricerca del lavoro del costumista in capolavori della storia del cinema che, grazie ai loro abiti, sono impressi nella memoria di generazioni: ritroviamo le vesti sinuose e sensuali di Sofia Loren in “Matrimonio all’italiana” e gli abiti rigorosi ed eleganti de “Il gattopardo”, realizzati da Piero Tosi, ed ancora la giacca dal taglio tipico chapliniano di Danilo Donati, creata per un superbo Totò in “Uccellacci e uccellini”, fino ad arrivare a creazioni più recenti come le vesti ecclesiastiche di Lina Nerli Taviani per il film “Habemus Papam” di Nanni Moretti e, in anteprima, Massimo Cantini Parini per il prossimo film di Matteo Garrone.

E’ il racconto di un secolo di scuola italiana, una scuola per nulla arbitraria ma che affonda le sue radici in un’autentica trasmissione del sapere. “ Il racconto – spiega Gian Luca Farinelli, curatore della mostra e direttore della Cineteca di Bologna – si snoda nelle prime dieci sale ed ha il suo coronamento nel salone dedicato alla Sartoria Tirelli, che ha collaborato alla realizzazione di molti costumi premiati con l’Oscar, quali Il Casanova, L’età dell’innocenza e Marie Antoniette, ed a cui abbiamo dato carte blanche, per festeggiarne il cinquantenario”. Ed è proprio con gli splendidi costumi di Marie Antoniette, realizzati da Milena Canonero, che si chiude il percorso principale della mostra.

Madrina dell’evento è una radiosa Sandra Milo che , sempre sorridente, ci mostra gli straripanti costumi di “Giulietta degli spiriti”, creati da Piero Gherardi in chiave deliberatamente espressionista, che hanno dato un tocco quasi fummettistico ai personaggi del film di Fellini, rendendolo “un film da sfogliare più che da vedere”.

Una vera e propria testimonianza e una reale consapevolezza dell’ identità ed unicità culturale ed artistica del nostro paese. Il vestito è molto più di quello che appare: esso è una storia, la storia di un committente, di un luogo, di un contesto.

Da sempre considerato un indicatore socioculturale, la modalità espressiva di un’epoca, l’abito è un elemento fondamentale della nostra cultura. La sfida era anche quella di trovarne una chiave espositiva: i costumi sono creati per vivere indossati dagli interpreti durante il breve tempo delle riprese, e poi per sempre nelle immagini dei film.
Esibirli al di fuori di quel contesto avrebbe potuto trasformarli in fiori appassiti ma non è stato così: Luca Bigazzi, grazie anche all’aiuto dell’eccellente artigiano e sperimentatore Mario Nanni, ha trasformato dei semplici fari in luci magiche, velate naturalmente, che restituiscono alle stoffe ed ai colori che abbiamo visto sullo schermo una vita presente, nella quale abbiamo il privilegio di trovarci anche noi.
fonte http://www.avantionline.it/di Gioia Cherubini

mercoledì 29 maggio 2013

Lgbt Arte: L’Ermitage di San Pietroburgo rende omaggio al pittore pratese Quinto Martini


Per la prima volta dopo 60 anni un artista toscano entra a far parte della collezione permanente dell'Ermitage di San Pietroburgo, universalmente riconosciuto come uno degli scrigni piu' preziosi dell'arte di tutti i tempi.

A riportare la Toscana come protagonista nel museo russo e' Quinto Martini (1908-1990), pittore, scultore, disegnatore e scrittore nato a Seano di Carmignano (Prato) e poi trasferitosi a Firenze.

L’artista - Cresciuto sotto l'ala protettrice di Ardengo Soffici, presente nelle piu' importanti rassegne artistiche della prima meta' del '900, poi quasi del tutto dimenticato dal mercato dell'arte e dalle grandi mostre nostrane, Martini entra nella collezione dell'Ermitage con cinque sculture scelte da Sergey Androsov, Direttore del Dipartimento di Arti Occidentali del museo.

Per celebrare questa importante acquisizione, l'Ermitage ha voluto dedicare a Quinto Martini anche una mostra temporanea (nella Sala Araba del Palazzo d'Inverno, da oggi al 30 giugno) che include altre otto sculture e due dipinti.
fonte http://www.sienalibri.it/

venerdì 24 maggio 2013

A Mestre "CANDIANI REMIX ART - EVENTO D'ARTE CONTEMPORANEA" Venerdì 14 giugno 2013 dalle ore 18 alle 24

Venerdì 14 giugno 2013, dalle ore 18 alle 24, il Centro Culturale Candiani di Mestre presenterà Remix-Art, evento d’arte contemporanea, a ingresso libero, organizzato in collaborazione con l’Associazione Culturale Mismomatic. (Clicca su foto per ingrandire)

L’arte visiva declinata nei linguaggi della pittura, scultura, fotografia, video, installazione e performance diverrà per una sera protagonista di un ricercato Gallery Party che già si preannuncia ricco di sorprese.

All’esposizione collettiva hanno aderito venticinque artisti emergenti che alla consolle virtuale del Candiani mixeranno idealmente tra loro opere di pittura, scultura, fotografia, videoarte e performance.

L’iniziativa, diretta dal Regista Daniele Sartori, da Cristina Morello, curata dall’artista Adolfina De Stefani e patrocinata dell’Assessorato alle Attività Culturali del Comune di Venezia, vuole essere occasione di promozione culturale in cui ridefinire il concetto di “Galleria d’Arte” che, per l’occasione, diverrà spazio dinamico rivolto non solo alla nicchia di estimatori appassionati, ma anche ai giovani che entrano in contatto per la prima volta con il mondo dell’arte.

L’evento avrà inizio alle ore 18
, nella sala seminariale al primo piano, con la presentazione a cura di Noemi Battistuzzo degli artisti invitati a esporre.

 

Alle 19.00 un brindisi inaugurale, offerto dalla cantina Bortolomiol di Valdobbiadene, aprirà ufficialmente la serata nella “Galleria del Contemporaneo” al secondo piano della Struttura.

Molto attesa alle ore 20 la performance di Principe Maurice che, in omaggio alla Pop-Art di Andy Warhol, condurrà un vero e proprio Laboratorio Sonoro dalle avanguardistiche sperimentazioni musicali. 

Gli interventi artistici si snoderanno poi, lungo i percorsi dell’ampio spazio espositivo, fino alle ore 24, momento in cui la performance “in progress” di Marianna Andrigo e Aldo Aliprandi chiuderà l’evento.
 

 

 

 

Questi i nomi degli artisti che remixeranno l’arte al “Candiani Remix-Art”:

Aldo Aliprandi (performance), 

Marianna Andrigo (performance),
Paola Baldari (fotografia), 

Luisa Bertoncello (pittura),
Alessandro Cardinale (installazione), 

Massimo Casagrande (videoarte),
Donato Ceron (performance), 

Christopher Cognonato (foto, installazione),
Carmela Corsitto (videoarte), 

DadaEnsamble (performance),
Adolfina De Stefani (pittura, installazione, performance),  

Elisabetta Di Sopra (videoarte), Anne Flore (pittura),
Daniele Giantomaso (fotografia), Cristina Gori (installazione),  

Fabiana Laurenzi (fotografia), Antonello Mantovani (pittura, installazione),
David Prando (fotografia, installazione, performance),

Carlo Pucci (video installazione), Elisa Rampon (performance),
Alessandro Riva (videoarte), Marco Rizzo (fotografia, video arte),
Daniele Sartori (videoarte), Shakinart (fotografia),

Lisa Del Greco Sorrentino (pittura).
Laboratorio sonoro a cura di Principe Maurice.


Programma:
Ore18.00: Sala seminariale (I° piano) “Incontro con gli Artisti”: presentazione a cura di Noemi Battistuzzo

Ore 19.00: Sala espositiva (II° piano) Remix-Art: inaugurazione
Ore 20.00: Laboratorio Sonoro e Performance di Principe Maurice

Ore 21.15: Performance DadaEnsemble
Ore 21.45/22.20: Performance “In Progress” Aldo Aliprandi & Marianna Andrigo

Ore 22.40: Performance “Gruppo Open” Adolfina De Stefani, Antonello Mantovani, Donato Ceron, Elisa Rampon

Ore 24.00: Conclusione Performance ”In Progress” Marianna Andrigo & Aldo Aliprandi. Chiusura evento

Come raggiungerci:
In treno: dalla stazione F.S. di Mestre prendere l'autobus Linea 2 (fermata sotto l'Hotel Plaza) scendere alla fermata ex Ospedale e percorrere via Antonio da Mestre fino a Piazzale Candiani

In auto: uscita Tangenziale Castellana, seguire indicazioni Park Candiani, prendere via Einaudi svoltare alla prima a destra fino a piazzale Candiani
Contatti: videoteca.candiani@comune.venezia.it | Info: 041.2386126