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lunedì 29 giugno 2026

Mostre: "Moda in luce 1955-1975. Roma fra glamour e innovazione industriale" ai Musei Capitolini Centrale Montemartini

Viaggio dentro un mito: quando Roma divenne capitale mondiale della moda. In 150 fotografie, filmati e abiti originali, un’esplosione di creatività che ancora oggi influenza il pianeta.

La mostra fotografica, multimediale e di capolavori sartoriali Moda in Luce 1955-1975 – Roma fra glamour e innovazione industriale fa rivivere una stagione di esplosione di idee, nomi, marchi, creatività, industria, un portato di beni materiali e immateriali, un “big bang” dell’immaginario della moda che riverbera ancora oggi il suo successo, il fascino, la magia delle sue forme. L’iniziativa, organizzata da Archivio Luce Cinecittà con il Ministero della Cultura, e curata da Fabiana Giacomotti, è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Servizi museali: Zètema Progetto Cultura.

La mostra rappresenta il “secondo capitolo” dell’esposizione Moda in Luce 1925–1955. Alle origini del Made in Italy, ospitata presso il Museo della Moda e del Costume di Palazzo Pitti a Firenze. La mostra romana, interamente nuova per opere, allestimento e temi, prosegue il racconto di un mito, nel passaggio alla sua consacrazione ed esplosione.

IL CONTESTO

All’inizio degli anni Cinquanta l’Italia sta cambiando alla velocità della luce e sta entrando nel boom e nella modernità. Corre su nuove infrastrutture, autostrade, mezzi. Su professioni nuove, e nuovi abiti sociali. Due campi in particolare segnano visibilmente questo sisma storico: la moda e il cinema. Roma ne è il grande vivace contenitore e contenuto.

A Roma si trova Cinecittà, la città del cinema che, dopo l’epocale rivoluzione del Neorealismo italiano, si sta trasformando nella “Hollywood sul Tevere”: la città dove le major statunitensi e lo star system trovano la sede distaccata del sogno americano. Il risultato è prorompente: quella italiana diventerà la cinematografia con il maggior numero di premi Oscar vinti, dopo gli Stati Uniti.

Nella moda avviene qualcosa di analogo. Un mondo di sartorie, di piccole botteghe, di atelier, che ha studiato alla scuola di Parigi e sui tavoli di ricamo e libri d’arte italiana, si trova proiettato sulla vetta di passerelle, riviste e clienti del mondo, in America, Europa, Russia, Giappone. L’haute couture dagli anni Cinquanta, e fino a noi, deve conoscere tra le sue lingue quella del Made in Italy.

Da Roma, l’Italia riesce in due miracoli inattesi: dimostra che a Cinecittà si possono fare film come in America e che l’haute couture può sfilare per via Veneto. È un viaggio lungo, che l’esposizione alla Centrale Montemartini mostra al vivo. 

LA MOSTRA

Protagonista di Moda in Luce 1955-1975 – Roma fra glamour e innovazione industriale è il patrimonio di memoria, fotografie, filmati dell’Archivio storico Luce. Fondamento della conoscenza del XX secolo italiano ed europeo, bene tutelato dell’Unesco, l’Archivio Luce rappresenta una ricchissima fonte di testimonianze sulla moda e lo spettacolo. Il Luce immortala la moda nel momento in cui Roma ne diventa riferimento, tra gli anni Cinquanta e la metà dei Settanta. Una stagione straordinaria in cui la sinergia tra moda, cinema, industria e creatività ha permesso all'Italia di esercitare un profondo influsso culturale a livello internazionale, ridefinendo i canoni del gusto e dello stile.

Il percorso espositivo immerge i visitatori dentro 150 fotografie d’epoca, per la gran parte del Luce, cinque postazioni video con filmati spesso rari e fino a oggi non disponibili al pubblico, oggetti, documenti, tessuti e 27 abiti originali, e nella maggior parte inediti, creati da nomi leggendari come Valentino Garavani, Karl Lagerfeld per Fendi, Federico Forquet, Sorelle Fontana, Giovanna Caracciolo-Carosa, Simonetta Visconti, Irene Galitzine, Fernanda Gattinoni e ancora Roberto Capucci, Maria Antonelli, Patrick de Barentzen, Renato Balestra, André Laug, Emilio Federico Schuberth, Gabriellasport, Antonio De Luca, Angelo Litrico, Domenico e Agostino Caraceni, Pino Lancetti, Laura Biagiotti.

Opere d’arte di grande valore storico ed estetico, provenienti dagli archivi delle maison, incluse Mantero Seta, Taroni e il gruppo Ermenegildo Zegna, sartorie cinematografiche storiche come Farani, musei quali il Boncompagni Ludovisi, da cui proviene anche un sontuoso completo da sera appartenuto a Franca Bettoja, che dialoga con capi coevi indossati da nomi quali Silvana Mangano, e ancora il CIAC-Centro internazionale Arti e Costume di Venezia. Rilevante il prestito della più importante collezione privata italiana, di proprietà di un protagonista del cinema italiano, Massimo Cantini Parrini, costumista di fama internazionale, più volte candidato al premio Oscar e vincitore di innumerevoli premi, che mostra l’estensione di un talento costruito sulla conoscenza profonda della storia dell’arte e del costume.

Organizzato nello stile e nei colori come un’elegante sartoria romana degli anni Cinquanta e Sessanta, il progetto dell’architetto Dario Dalla Lana si conclude in una sala-biblioteca che presenta una selezione di preziosi campionari tessili di proprietà degli archivi di Mantero Seta, Taroni e il gruppo Ermenegildo Zegna, oltre a volumi e riviste rare, di proprietà della curatrice, studiosa del costume e dell’editoria di moda dai suoi albori. Impreziosiscono il percorso inviti, memorabilia e un album amicorum, appartenuto ad Angelo Litrico, che include disegni e dediche dei più importanti sarti e artisti dell’epoca, da Emilio Pucci a Valentino e Novella Parigini.

Un viaggio multimediale e fisico nell’immaginario, tra storia, stile, costume, società e sogno, una macchina del tempo che ci trasporta nel mito: quando Roma e l’Italia hanno spiegato al mondo come vestire, e come vivere.

Le immagini raccontano sfilate, atelier, reportages, interviste, jet-set, lavoro e glamour, artigianato e arte. A fianco, il cinema che fa di Roma un tempio, e fornisce alla moda sogno e corpi. Quelli di: Sophia Loren, Audrey Hepburn, Liz Taylor, Lucia Bosè, Kirk Douglas, Charlton Heston, Sean Connery, Elsa Martinelli, Anita Ekberg, Anna Magnani, Ingrid Bergman, Gabriele Ferzetti, Rod Steiger.

Accompagna Moda in Luce 1955-1975. Roma fra glamour e innovazione industriale il catalogo, edito da Silvana Editoriale, a cura di Fabiana Giacomotti.

Informazioni

Luogo
Musei Capitolini Centrale Montemartini
Dal 26 giugno al 15 novembre 2026 dal martedì alla domenica 9.00-19.00

Ultimo ingresso un'ora prima della chiusura
Giorni di chiusura: lunedì

CONSULTA SEMPRE LA PAGINA AVVISI prima di programmare la tua visita al museo.

Biglietto d'ingresso

Biglietto di ingresso secondo la tariffazione vigente

Informazioni

Tel 060608 attivo tutti i giorni dalle ore 9.00 alle ore 19.00

Organizzazione di Cinecittà-Istituto Luce

Con il supporto di Zètema Progetto Cultura

lunedì 1 febbraio 2021

Arriva “Milano”: il successo della moda italiana raccontato dagli americani sbarcherà su Netflix

È un documentario dal budget milionario, girato in Italia e negli Stati Uniti, scritto dal giornalista Alan Friedman e diretto dal pluripremiato John Maggio, regista anche di 'The Italian Americans' nel 2015. Dovrebbe essere completato nel 2021 e venduto alla celebre piattaforma. Racconterà la straordinaria ascesa del fashion made in Italy

Tutti in piedi quando si parla di moda italiana. A cominciare dagli Stati Uniti. Una favola che da anni continua e non si è fermata nemmeno in tempi di pandemia. Come? Con un documentario dal budget milionario diretto da John Maggio, produttore, regista, sceneggiatore che nella sua carriera ha ricevuto riconoscimento importanti dagli Emmy Awards ai Writers Guild Award le cui radici sono state messe in rilievo, in particolare, nel 2015 con un altro documentario 'The Italian Americans'. 

Trasmesso negli USA sulla rete PBS 'The Italian Americans' racconta, dal profondo, l'esperienza di un gruppo di emigranti le cui qualità (che rappresentavano quelle più in generale degli italiani negli States) nel tempo hanno plasmato e anche sfidato l'America. Adesso John Maggio (che recentemente ha​ diretto 'The Perfetct​ Weapon' basato sul bestseller di David E. Sanger sull'ascesa del conflitto cibernetico) riprende il contatto con la sua terra d'origine, attraverso uno degli elementi di maggior spicco del made in Italy: la moda. 

E lo fa sfidando anche il COVID-19: infatti nonostante le purtroppo note restrizioni, il progetto è in produzione dallo scorso ottobre con il documentario girato a Milano principalmente, ma anche a New York e Los Angeles. Dovrebbe essere pronto per l'autunno dell'anno prossimo e ha già una destinazione praticamente sicura: sarà venduto a Netflix. 

Il documentario di John Maggio che per il titolo ha scelto il nome della città simbolo e capitale italiana della moda e della nostra industria più in generale, vuole raccontare l'ascesa​ per certi versi fulminea dell'Italia e del suo made in Italy più celebrato, sulla ribalta della moda di gran lusso e, al tempo stesso, vuole svelare anche i retroscena più intriganti che si celano dietro alle grandi dinastie del fashion nostrano. Il documentario è stato scritto e sviluppato da Alan Friedman, giornalista americano ormai stabilitosi da anni in Italia, conosciuto dal grande pubblico per le sue apparizioni continue nei talk-show italiani. 

E se di solito parla di politica, in Italia è stato coinvolto dal mondo del fashion​ attraverso iniziative portate avanti dalla Camera della Moda, compresa la prima settimana settimana digitale del Fashion Week, programmata lo scorso luglio: da lì i contatti con i nomi eccellenti da Armani a Ferré a Versace. Con le generazioni anche degli stilisti che si sono date il cambio, il documentario nel raccontare 'Milano' sotto l'angolo della moda, prendendo il via dai grandi primi protagonisti arriva fino a giorni nostri e dovrebbe, come ha sottolineato lo stesso Friedman avere "la collaborazione di molti degli stilisti più iconici" anche se non ne ha svelato i nomi. 

"Sono entusiasta - ha invece spiegato John Maggio - di poter affrontare la storia, dalle origini, della nascita di Milano come capitale della moda e la storia degli stilisti​ e visionari creativi italiani che hanno permesso che ciò accadesse". Armani, Versace, Ferré, Dolce Gabbana, Valentino, Gucci, Prada, Ferragamo, Trussardi, Missoni: l'elenco della moda italiana, Milano e dintorni, è lungo e prestigioso,​ può continuare con Max Mara, Fendi, Bottega Veneta, Diesel e non ci si ferma qui perchè il fashion del made in Italy è prestigioso e rappresenta ancora oggi per tanti aspetti uno status symbol in tutto il mondo. 

Vestire italiano, calzare scarpe italiane come indossarne le cravatte o avere al braccio le borse, rappresenta, nonostante gli anni che passano e la concorrenza e le mode che cambiano, una maniera unica di essere, sinonimo di gran lusso ed esclusività. "Ci sono stati tanti film che hanno toccato le singole case di moda - ha spiegato Friedman - mai uno che osservasse la straordinaria​ ascesa della moda italiana tra gli anni '70 e '80 e su come abbia influenzato lo stile di vita non solo americano, ma mondiale". Friedman, che ha già prodotto il documentario 'The Rise and Fall of Silvio Berlusconi', trasmesso su Netflix, ha voluto John Maggio alla regia per i suoi successi naturalmente "ci stuzzicava​ l'idea di avere un americano pluripremiato" ha detto, ma anche perchè​ non si trattava di un uomo dentro alla moda: "In questo modo - ha concluso - si può osservare meglio questo mondo in maniera oggettiva".​ ​

fonte: di SANDRA ECHENIQUE   www.genteditalia.org

mercoledì 14 marzo 2018

Lgbt: "Vogliamo anche le rose" il fashion film di Marco Rambaldi con Valérie Taccarelli

Marco Rambaldi, giovane stilista bolognese, presenta la sua terza collezione con il cortometraggio "Vogliamo anche le rose". 

 

 

 

Diretto da Mattia Colombo, il fashion film ha come protagonista Valérie Taccarelli (che ne è anche sceneggiatrice insieme ad Andrea Batilla), una delle prime transessuali italiane, attivista per i diritti LGBT. 

 

Il fashion film, che mostra la collezione autunno-inverno 2018, racconta attraverso le parole di Valérie Taccarelli l'importante passaggio generazionale e culturale tra i giovani rivoluzionari degli anni Settanta e i ragazzi di oggi. 

 

Un impegno civile che si riflette anche negli abiti, visti da Rambaldi come armi per le donne che da oggetto diventano soggetto attivo nella costruzione del proprio mondo. 

Clicca QUI per il video

fonte: https://d.repubblica.it/

lunedì 1 giugno 2015

Lgbt: "Dior and I" il film sulla genesi della prima collezione Dior by Raf Simons finalmente nei cinema in Italia il 3 giugno

Presentato in anteprima mondiale al Tribeca Film Festival di New York nel 2014 - Dior & I nelle sale italiane il 3 giugno

"The new new look", così venne etichettata dalla stampa la prima collezione Dior immaginata dal designer belga Raf Simons, presentata con una sfilata straordinaria che ha scritto una pagina nella storia della moda come quel famoso 12 febbraio del 1947 quando sfilarono gli abiti fiore e le gonne a corolla sotto a strette giacchine chiamate Bar create da monsieur Christian Dior medesimo. Parallelismi tra due creatori, due mondi estetici, due epoche - e due sfilate - che palpitano nel film Dior and I, il docu-movie diretto da Frédéric Tcheng che descrive i dietro le quinte della prima stagione dell'era Dior by Raf Simons.
Presentato in anteprima mondiale al Tribeca Film Festival di New York nel 2014 - il film arriverà finalmente nelle sale italiane il 3 giugno. Si tratta di un documentario appassionante che ripercorre passo dopo passo la genesi della collezione Dior, dai primi incontri di Raf Simons con le première e le "petits mains" dell'atelier (così vengono chiamate le sarte nell'alta moda) fino ai baci e alle lacrime di gioia nel backstage subito dopo la fine dello show.

Per tutto il film Dior and I, infatti seguiamo (e inseguiamo) Raf Simons tra gallerie d'arte e viaggi in macchina (o in elicottero) tra Parigi, Granville (città natale di monsieur Dior) e Anversa (dove Raf abita e insegna alla leggendaria Royal Academy), fitting e prove delle "toile", i cartoni degli abiti d'alta sartoria realizzati in un'apposita batista di cotone, schizzo in 3D di quei sogni sartoriali che poi in tessuto diventeranno i veri vestiti.

Dior and I, infatti, ripercorrere le sette settimane che hanno segnato il debutto di Raf Simons alla direzione creativa della Maison Dior. “Grazie per avermi accolto nella vostra famiglia”, confida Raf alla fine del film e noi - guardando questo fashion film assolutamente da non perdere - ci commuoviamo come tutte le sarte e lavoranti che hanno lavorato fino all'ultimo per il successo della sfilata. Una collezione che aveva avuto una cornice d'eccezione: come location ecco un hotel particulier dalle pareti ricoperte di fiori veri davvero straordinario.

“si è trattato di un’esperienza fortemente emotiva, poiché mi sono rivisto in un periodo della mia vita dove ho provato moltissime emozioni diverse, tra cui anche la paura. è stato strano rivedersi in quelle situazioni” - ha dichiarato Raf Simons a proposito del documentario – “nel film c’è un forte senso di intimità, il quale credo sia anche presente nell’azienda di Dior. non appena ho varcato le porte di quest’edificio mi sono reso conto che si tratta di una grande famiglia”.
fonte: di Luca Lanzoni http://www.elle.it/Showbiz/Dior-and-I-film-Raf-Simons#7

mercoledì 28 gennaio 2015

Lgbt Roma: Cinema e Moda "Omaggio a Piero Tosi" al Maxxi oggi mercoledì 28 gennaio ore 21

Incontro con Piero Tosi e proiezione di "L’abito e il volto" di Francesco Costabile
Auditorium – ingresso libero


Tre appuntamenti con film e incontri per raccontare la relazione travolgente tra moda e grande schermo a cura di Mario Sesti



È il primo costumista in tutta la storia del cinema a essersi aggiudicato un Oscar alla carriera ed è l’autore di costumi più influente nel cinema italiano tra gli anni ’40 e ’70. Sta ai costumi come Fellini o Visconti stavano al cinema.

Piero Tosi (in foto) al lavoro sul set L’abito e il volto (41’), il documentario di Francesco Costabile introduce l’incontro con Tosi in una serata che rende omaggio alle mani e agli occhi che hanno curato abiti, costumi e parvenze del miglior cinema italiano di sempre. Interviene Piero Tosi costumista
PER MAGGIORI INFO:
http://www.fondazionemaxxi.it/2015/01/14/cinema-e-moda-tosi/#.VMdTUJOFYOQ.facebook

FONTE http://www.fondazionemaxxi.it