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lunedì 6 aprile 2026

Comune di Genova - Diritti, presentato oggi l’ufficio LGBTQIA+ per il contrasto alle discriminazioni e il sostegno dell’inclusività

Tra i compiti del nuovo ufficio la costruzione di un dialogo costruttivo con le realtà del territorio. Prevista l’attivazione di un tavolo permanente sui diritti. 

Irene Moretti

È stato presentato oggi, alla presenza della sindaca di Genova, Silvia Salis, dell’assessora alle Pari opportunità, Rita Bruzzone e dell’avvocata Ilaria Gibelli, il nuovo ufficio LGBTQIA+ del Comune di Genova.

L’ufficio avrà il compito di orientamento, coordinamento e indirizzo delle politiche pubbliche della città sulle tematiche LGBTQIA+, oltre a svolgere attività di formazione e superamento degli stereotipi sul territorio in sinergia con tutti i Municipi, e alle poli mission orientate al contrasto delle discriminazioni e al sostegno della pluralità delle soggettività LGBTQIA+, nel senso più ampio del termine. Obiettivi che porterà avanti attraverso azioni concrete, costruendo un nuovo patto di cittadinanza basato su valori, sull’autodeterminazione e sull’equità sociale. Attraverso una struttura organizzata e operativa, il progetto pone al centro il pieno riconoscimento, la visibilità e la cittadinanza attiva della pluralità delle soggettività.

L’Ufficio si pone l’obiettivo di essere uno strumento e un collettore di bisogni, e non uno sportello o un erogatore di servizi che sono già in essere sul territorio grazie alle associazioni che si occupano delle persone LGBTQIA+.

«Con l’istituzione dell’Ufficio LGBTQIA+ il Comune di Genova sceglie di fare della tutela dei diritti, del contrasto a ogni discriminazione e della costruzione di una città più inclusiva un impegno strutturale - dichiara la sindaca di Genova, Silvia Salis - uno strumento operativo che nasce per ascoltare, coordinare, formare e mettere in relazione il Comune con le associazioni, i Municipi e tutte le realtà che sul territorio lavorano ogni giorno su questi temi. Il nostro obiettivo è rendere Genova una città in cui ogni persona possa sentirsi riconosciuta, rispettata e libera di vivere la propria identità. I diritti devono tradursi in atti concreti, in politiche pubbliche, in attenzione nei servizi e nella capacità delle istituzioni di esserci davvero. È questo il senso del lavoro che abbiamo scelto di portare avanti».

«L’Ufficio LGBTQIA+ rappresenta un vanto per questa amministrazione, perché per la prima volta nella storia della città l’amministrazione comunale ha deciso di farsi carico delle istanze e delle problematiche che la comunità LGBTQIA+, e non solo, vive ogni giorno sulla propria pelle - afferma l’assessora alle Pari opportunità e al Personale Rita Bruzzone - questo ufficio sarà uno strumento prezioso per ascoltare la voce fino a questo momento ignorata, in città e tra le mura di Tursi, un collettore di bisogni e un punto nevralgico dal quale partiranno iniziative, incontri, collaborazioni e formazione».

«Con l’apertura dell’Ufficio LGBTQIA+, Genova compie un passo decisivo verso la cultura dei diritti. Per la prima volta, le politiche comunali, sia interne che esterne, adottano una lente che supera l'approccio eteronormato, includendo finalmente ogni orientamento sessuale e identità di genere - spiega l’avvocata Ilaria Gibelli -. Il lavoro da fare è immenso: nessuna amministrazione precedente si era mai impegnata concretamente in politiche di valorizzazione delle diverse soggettività, formazione e raccolta dati sulla comunità. È fondamentale precisare che l'Ufficio non è uno sportello di servizi alle singole e ai singoli, ruolo che le associazioni del territorio svolgono egregiamente da anni, spesso su base volontaria. Il nostro obiettivo è essere uno strumento istituzionale per rendere la città un luogo sicuro e accessibile, eliminando ogni forma di discriminazione, a partire da quella burocratica. Stiamo lavorando in sinergia con quasi tutti gli assessorati per intercettare bandi nazionali ed europei: la questione LGBTQIA+ è trasversale e tocca ogni ambito della nostra vita quotidiana».

Tra le priorità del nuovo ufficio LGBTQIA+ spicca il rilancio di un dialogo strutturato e costruttivo con associazioni, movimenti e soggetti attivi sul territorio per la tutela dei diritti, con lo scopo di favorire una collaborazione sempre più virtuosa tra associazioni e società civile.

Il Comune di Genova ha inoltre riattivato l’adesione e la partecipazione alla Rete Re.A.DY, Rete italiana delle Regioni, Province Autonome ed Enti Locali impegnati a prevenire, contrastare e superare le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere, anche in chiave intersezionale con gli altri fattori di discriminazione (sesso, disabilità, origine etnica, orientamento religioso, età) riconosciuti dalla Costituzione, dal diritto comunitario e internazionale.

E proprio con Rete Re.A.DY, l’ufficio LGBTQIA+ organizzerà, il 16 maggio, un convegno in occasione della Giornata internazionale contro l’omolesbobitransfobia, istituita nel 2004, scegliendo come data simbolica quella in cui l’Organizzazione mondiale della sanità ha rimosso l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali: il 17 maggio 1990.

Il lavoro dell’ufficio LGBTQIA+ prevede altresì l’attivazione di un tavolo permanente sui diritti, nel quale saranno coinvolti tutti i soggetti locali impegnati nella tutela dei diritti delle persone di genere femminile e delle persone LGBTQIA+.

Partiranno inoltre percorsi di formazione per il personale comunale e in particolare il personale delle scuole, dei servizi sociali e della Polizia Locale, su violenza di genere e discriminazioni legate all’orientamento sessuale, identità di genere e/o espressione di genere, al fine di migliorare l’accoglienza e il supporto alle vittime.

L’Ufficio sta lavorando in sinergia con tutti gli assessorati impegnandosi nella ricerca e nella partecipazione a bandi anche europei. Si stanno mettendo in piedi progetti con l'Unar (Ufficio nazionale Antidiscriminazioni Razziali) attraverso la partecipazione a bandi, e progetti per ottenere risorse per la formazione sulla tematica LGBTQIA+, in collaborazione con le associazioni presenti sul territorio.

Sarà inoltre promossa e sostenuta l’apertura di strutture dedicate, quali una Casa di accoglienza per i/le giovani LGBTQIA+ e centri antiviolenza inclusivi di tutte le soggettività, attraverso la ricerca di fondi a mezzo bandi finalizzati alla istituzione di questi centri per la popolazione LGBTQIA+ più fragile.

L’ufficio sta già lavorando all’introduzione dell’identità Alias per il personale comunale e delle aziende paracomunali: con identità Alias si intende un protocollo amministrativo che possa consentire alle persone in transizione di genere o che non si identificano con il sesso assegnato alla nascita di poter utilizzare un nome d’elezione e un genere diverso da quello legale nei contesti interni all’ente.

Tra i progetti in cantiere la collaborazione con l'assessorato all’Urbanistica per la creazione dell'Atlante di Genere per la città di Genova, e la creazione di un festival musicale per valorizzare gli/le artisti LGBTQIA+,

Il contatto dell'ufficio è la mail: ufficiolgbtqia@comune.genova.it

fonte: https://smart.comune.genova.it 

venerdì 25 marzo 2022

Istat: Discriminazioni lavorative nei confronti delle persone LGBT+ (in unione civile o già in unione) - Anni 2020-2021

Comunicato Stampa: Istat e UNAR presentano i principali risultati della rilevazione condotta nel 2020-2021 sulle discriminazioni lavorative nei confronti delle persone LGBT+ rivolta alle persone in unione civile o che si sono unite civilmente in passato (ma che non lo sono più per scioglimento dell’unione civile o per decesso del partner).

Sono oltre 20 mila, pari al 95,2% del totale, le persone in unione civile o già in unione che vivono in Italia e dichiarano un orientamento omosessuale o bisessuale. Per il restante 4,8%, lo 0,2% dichiara un orientamento asessuale, l’1,3% un altro orientamento, la quota restante preferisce non rispondere.

Tra quanti dichiarano un orientamento omosessuale o bisessuale e sono occupate o ex-occupate, il 26% dichiara che il proprio orientamento ha rappresentato uno svantaggio nel corso della propria vita lavorativa in almeno uno dei tre ambiti considerati (carriera e crescita professionale, riconoscimento e apprezzamento, reddito e retribuzione).

La stragrande maggioranza delle persone omosessuali o bisessuali (in unione civile o già in unione), occupate attualmente o in passato, dichiara che il proprio orientamento sessuale è o era noto almeno a una parte delle persone del proprio ambiente lavorativo (92,5%), con un’incidenza minore tra le persone bisessuali (l’86,2%).

Tuttavia, il 40,3% riferisce, in relazione all’attuale (per gli occupati) o ultimo lavoro svolto (per gli ex-occupati), di aver evitato di parlare della vita privata per tenere nascosto il proprio orientamento sessuale (41,5% tra le donne, 39,7% tra gli uomini). Una persona su cinque afferma di aver evitato di frequentare persone dell’ambiente lavorativo nel tempo libero per non rischiare di rivelare il proprio orientamento sessuale.

Circa sei persone su dieci hanno sperimentato almeno una micro-aggressione, tra quelle rilevate, nell’attuale (per gli occupati) o ultimo lavoro svolto (per gli ex-occupati). Per micro-aggressione si intendono brevi interscambi ripetuti che inviano messaggi denigratori ad alcuni individui in quanto facenti parte di un gruppo, insulti sottili diretti alle persone spesso in modo automatico o inconscio. La più diffusa è “aver sentito qualcuno definire una persona come frocio o usare in modo dispregiativo le espressioni lesbica, è da gay o simili”.

Relativamente alle discriminazioni subite e ascrivibili a una pluralità di caratteristiche (es. origini straniere, condizione di salute, convinzioni religiose o idee politiche, genere, orientamento sessuale etc.), una persona su tre, tra le persone omosessuali e bisessuali in unione civile o già in unione che vivono in Italia, dichiara di aver subito almeno un evento di discriminazione mentre cercava lavoro. Circa una persona su cinque, occupata o ex-occupata in Italia, afferma di aver vissuto almeno un evento di clima ostile o aggressione nel proprio ambiente di lavoro. Con riferimento ai soli dipendenti o ex-dipendenti, il 34,5% riferisce di aver subito almeno un evento di discriminazione, tra quelli rilevati, durante lo svolgimento del proprio lavoro (attuale per i dipendenti, ultimo lavoro svolto per gli ex-dipendenti).

La percentuale di coloro che dichiarano di aver subito, nell’ambito dell’attuale o ultimo lavoro un’aggressione fisica, non necessariamente ricondotta dal rispondente a motivi legati all’orientamento sessuale, da persone dell’ambiente lavorativo è dell’1,1% sul totale degli occupati o ex-occupati.

Quasi una persona omosessuale o bisessuale su due (46,9%) dichiara di aver subito almeno un evento di discriminazione a scuola/università.

Passando ad altri ambiti di vita il 38,2% delle persone in unione civile o già in unione che si sono definiti omosessuali o bisessuali e che vivono abitualmente in Italia, dichiara di aver subito, per motivi legati al proprio orientamento sessuale, almeno un episodio di discriminazione in altri contesti di vita (ricerca casa, rapporti di vicinato, fruizione servizi socio-sanitari, uffici pubblici uffici pubblici, mezzi di trasporto negozi o altri locali).

Oltre il 68,2% ha dichiarato che è capitato di evitare di tenere per mano in pubblico un partner dello stesso sesso per paura di essere aggredito, minacciato o molestato. Il 52,7% di esprimere il proprio orientamento sessuale per paura di essere aggredito, minacciato o molestato.

Con riferimento agli ultimi tre anni, l’incidenza di chi ha affermato di aver subito minacce, per motivi legati all’orientamento sessuale, escludendo episodi avvenuti in ambito lavorativo, è pari al 3,9%; le aggressioni di tipo violento vengono segnalate invece dal 3,1%. Le offese legate all’orientamento sessuale ricevute via web sono riportate dal 13% delle persone omosessuali e bisessuali in unione civile o già in unione che vivono in Italia.

 Tag: diritti, disuguaglianza, genere, inserimento lavorativo, lavoro, occupazione, rilevazione, società

fonte: Comunicato stampa  www.istat.it

lunedì 26 gennaio 2015

Diritti Lgbt, Italia maglia nera in Europa: sanzioni record da Strasburgo

La Corte ha stabilito che il nostro Paese deve versare indennizzi per 120 milioni di euro a causa delle violazioni dei diritti dei propri cittadini. Si tratta della cifra più alta mai pagata da uno dei 47 stati membri del Consiglio d’Europa

Sui diritti l’Italia è fanalino di coda in Europa: maglia nera nel 2012 per entità di violazioni dei diritti dei propri cittadini riscontrate dalla Corte di Strasburgo. Il nostro Paese è infatti stato condannato a versare indennizzi per 120 milioni di euro, la cifra più alta mai pagata da uno dei 47 stati membri del Consiglio d’Europa. Inoltre resta, sempre nel 2012, il paese col più alto numero di sentenze emesse dalla Corte di Strasburgo e non ancora eseguite: ben 2569, contro le 1780 della Turchia e le 1087 della Russia che seguono in graduatoria. A causa dei giudizi inapplicati, poi, l’Italia è in testa ai paesi “sorvegliati speciali” dal Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa.

Secondo i rilevamenti dell’associazione Ilga Europe (http://www.ilga-europe.org/) il Regno Unito risulta il paese in cui la popolazione Lgbt viene più rispettata, col 77% di atteggiamenti non discriminanti, mentre l’Italia è tra le ultime classificate, con un 19% che la vede al livello di Bulgaria, Bosnia, Turchia, Lituania e Lettonia. Nel 2010 la Consulta ha emanato una sentenza (numero 138) che esclude l’incostituzionalità delle norme che impediscono il matrimonio a persone dello stesso sesso, ma affermando che l’unione omosessuale ha il diritto al “riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri” secondo quanto sancito dall’articolo 2 della Carta, esortando perciò il parlamento a “individuare le forme di garanzia e di riconoscimento per le unioni suddette”. Il che significa che se le camere non legiferano, le coppie omosessuali potranno rivolgersi ai giudici ordinari per rivendicare un trattamento omogeneo con le coppie eterosessuali sposate.

Dalla Consulta si attende inoltre un pronunciamento in merito all’incostituzionalità del “divorzio automatico” previsto nel caso in cui uno dei coniugi cambi sesso. D’altronde la Cassazione si è già espressa con una sentenza in cui afferma che un matrimonio contratto all’estero non può produrre effetti in Italia perché manca una disciplina sulle coppie omosessuali, ma i coniugi, “quali titolari del diritto alla vita familiare” garantito dalla Convenzione europea dei diritti umani, possono rivolgersi “ai giudici comuni per far valere il diritto a un trattamento omogeneo”. E i fronti sono molti: dalla tutela giuridica per i figli nati con la procreazione assistita fino ai matrimoni contratti all’estero.
fonte http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/22/diritti-lgbt-italia-maglia-nera-in-europa-sanzioni-record-dalla-corte-di-strasburgo/633782/ di Cosimo Rossi

mercoledì 11 giugno 2014

Lgbt: Mentre l’Italia si interroga sul “divorzio imposto”, la Danimarca è il primo Paese europeo a permettere il cambio di genere senza diagnosi clinica

Oggi il Parlamento danese ha approvato una legge che rimuove vari ostacoli al riconoscimento legale del genere divenendo il primo Paese europeo dove la diagnosi di «Disturbo dell’identità di genere» o altro esame psicologico è necessario per poter scegliere il proprio genere.


Non sarà più necessario nessun intervento medico né tantomeno la sterilizzazione chirurgica per vedersi riconosciuto legalmente il proprio genere di appartenenza.

Le nuove regole entreranno in vigore il primo settembre 2014. Da quel momento la persona interessata sarà l’unica a dover decidere: si dovrà fare una prima domanda che dovrà essere confermata dopo 6 mesi. Punto.

In Italia la legge 164/82 lascia un certo margine di interpretazione, poiché non specifica se la rettifica del sesso debba riguardare i tratti sessuali primari o anche quelli secondari e se il solo trattamento farmacologico sia sufficiente a garantire il cambio di sesso o se piuttosto sia necessario l’intervento chirurgico.

Tuttavia, la pratica comune consiste nel considerare la rimozione delle gonadi come il requisito fondamentale per riconoscere il cambio di sesso, anche se alcune sentenze hanno permesso di modificare l’indicazione del sesso sui documenti di identità anche a delle persone transessuali che non si erano sottoposte ad alcun intervento chirurgico.

Questa situazione si traduce nella difficoltà da parte delle persone transgender di trovare un’occupazione, di accendere un mutuo e nel verificarsi di frequenti violazioni della privacy ogniqualvolta, ad esempio, la persona transgender si ritrova a dover esibire in pubblico il documento di identità, i cui dati sul genere non corrispondono all’aspetto fisico del/la transgender in questione.

La legge 164/82, inoltre, prevedrebbe lo scioglimento automatico del matrimonio in caso di mutamento di sesso di uno dei coniugi, previsione passata ieri al vaglio della Corte Costituzionale (si attende di conoscere l’esito dell’udienza pubblica) per sospetta illegittimità costituzionale poiché, ha detto la Corte di Cassazione che ha eccepito la costituzionalità della legge, configurerebbe «una compressione del tutto sproporzionata dei diritti della persona legati alla sfera relazionale intersoggettiva, mediante un’ingerenza statuale diretta».

Yuri Guaiana, segretario dell’Associazione Radicale Certi Diritti, dichiara: «mentre si attende di conoscere l’esito dell’udienza pubblica alla Corte Costituzionale sull’obbligo di divorzio in caso di mutamento di sesso di uno dei coniugi, la Danimarca rimuove tutti gli ostacoli al riconoscimento legale del genere.
Quasi 8.000 persone hanno firmato una petizione per chiedere la calendarizzazione di una proposta di legge che rimuova i dubbi interpretativi che gravano sulla legge 164/82 e ristabilisca i diritti umani e la dignità delle persone transessuali.
La Corte Costituzionale renderà presto note le sue decisioni, ma le cittadine e i cittadini italiani trans non possono aspettare in eterno per vedere riconosciuti i propri diritti umani, anche il Parlamento deve prendersi le sue responsabilità in fretta.
I tempi della politica devono rispettare quelli degli individui che nascono, vivono e muoiono senza diritti. Questa dev’essere la generazione che vede riconosciuti i propri diritti umani fondamentali, anche in Italia!».
Comunicato stampa dell’Associazione Radicale Certi Diritti
fonte http://www.certidiritti.org/

venerdì 13 settembre 2013

La comunità LGBT si mobilita contro il convegno «di stampo omofobo» di Verona

(circolopink.it)

Le organizzazioni LGBT veronesi protestano contro “La teoria del gender: per l’uomo o contro l’uomo?”, il convegno organizzato da Famiglia domani, Medv (Movimento europeo difesa della vita) e il Centro Culturale Nicolò Stenone, che si terrà a Verona il prossimo 21 settembre, con il patrocinio del Comune di Verona e della Provincia.

Circolo Pink GLBTE Verona, Arcigay Pianeta Urano Verona, Milk center Verona, Gruppo Lieviti – Bisessuali, pansessuali e queer, Arcilesbica Verona, Sportello Migranti LGBT Verona hanno invitato “i cittadini e le cittadine a protestare contro questo ennesimo evento di chiaro stampo fascista“ e hanno annunciato la loro presenza durante la giornata del convegno, con previo avviso alla questura che si terrà un presidio davanti al Palazzo della Gran Guardia di Verona.

A fronte dell’attività del Parlamento, che a breve discuterà la legge contro l’omofobia, gli organizzatori del convegno ritengono “importante approfondire l’ideologia che è dietro a queste campagne tese a sovvertire l’ordine naturale e cristiano.”

In seguito ai saluti istituzionali del sindaco Flavio Tosi, del Presidente della Provincia di Verona, Giovanni Miozzi, e del vescovo Zenti, nel corso dell’incontro interverranno diversi docenti, alcuni di essi noti per dichiarazioni infelici riguardo alle tematiche LGBT e del genere.

Saranno presenti Roberto De Mattei, docente di Storia della Chiesa, noto per le interpretazioni delle catastrofi naturali, che in alcuni casi possono essere “castighi divini”; Chiara Atzori, medico in Malattie Infettive, la quale sostiene che la “normalizzazione” dell’omosessualità sia devastante in ambito sanitario e incrementi “i comportamenti cosiddetti esplorativi”, ma che ci sia la possibilità di “cambiare”; così come Mario Palmaro, il quale ritiene che l’omosessualità sia una condizione patologica.

Il deputato Alessandro Zan (Sel), attivista per i diritti della comunità LGBT, ha dichiarato che «La politica e le istituzioni non possono sostenere manifestazioni che incitano alla discriminazione e all’omofobia […] Proprio ora che il Parlamento si appresta a votare una legge contro l’omofobia», nonostante sia legittimo «il diritto di ognuno a riunirsi».

Giovanna Bassan, presidente Arcigay Verona, ha dichiarato a Il Referendum che è «inammissibile che le istituzioni veronesi promuovano un evento di stampo omofobo. Chi ha reso possibile questa conferenza è senza pudore; ma che dire delle istituzioni che siglano l’evento e accorrono per portare i loro saluti?».

E’ tanta l’indignazione in una città dove le organizzazioni per la promozione dei diritti LGBT si muovono da diversi anni per combattere la minaccia dell’omofobia.
fonte http://ilreferendum.it/di Leonardo Sartori Segui su Twitter: @sartori_91
http://ilreferendum.it/2013/09/12/la-comunita-lgbt-si-mobilita-contro-il-convegno-di-stampo-omofobo-di-verona/

sabato 12 gennaio 2013

Lgbt: Famiglie gay, la Cassazione: "Nessun pregiudizio verso i figli delle coppie omosessuali". Arcigay: "Sentenza storica"

La Cassazione apre ai figli nelle coppie gay, mettendo nero su bianco che non è altro che un "mero pregiudizio" sostenere che "sia dannoso per l'equilibrato sviluppo del bambino il fatto di vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale".

In particolare, la Prima sezione civile :
http://www.cortedicassazione.it/(sentenza 601) si è espressa affrontando il caso scatenato da una causa di affidamento tra un padre di religione islamica, E.T. S., che aveva avuto un figlio con una donna italiana I.B., residente a Brescia, e che successivamente era andata a convivere con la compagna.

L'uomo, in Cassazione, ha contestato l'esclusivo affidamento del figlio accordato alla madre dalla Corte d'appello di Brescia (26 luglio 2011), sulla base del fatto che il bimbo era inserito in una famiglia gay per cui avrebero potuto esserci "ripercussioni negative sul bambino".

A suffragio di questa tesi, la difesa dell'uomo ha citato l'art.29 della Costituzione(http://www.governo.it/governo/costituzione/1_titolo2.html)
sui 'diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.

La Cassazione ha respinto il ricorso dell'uomo e ha evidenziato che alla base delle lamentele "non sono poste certezze scientifiche o dati di esperienza, bensì il mero pregiudizio che sia dannoso per l'equilibrato sviluppo del bambino il fatto di vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale".

In questo modo, annota ancora la Prima sezione civile presieduta da Maria Gabriella Luccioli, "si dà per scontato ciò che invece è da dimostrare, ossia la dannosità di quel contesto familiare per il bambino, che comunque correttamente la Corte d'appello ha preteso fosse specificamente argomentata".

Il Tribunale per i minorenni di Brescia aveva già disposto l'affidamento esclusivo del figlio minorenne alla madre con incarico ai servizi sociali di regolamentare gli incontri del minore con il padre, da tenersi "con cadenza almeno quindicinale". Dalla sentenza si evince ancora che la donna, ex tossicodipendente, ha imbastito una relazione sentimentale e convive con una ex educatrice della comunità di recupero in cui era stata ospitata.

L'uomo, inoltre, ha chiesto di tener presente la sua educazione culturale e religiosa di fede musulmana, che non ammette figli educati da coppie omosessuali. Anche a questo proposito la Cassazione è in disaccordo e replica all'uomo di non aver fornito "alcuna specificazione delle ripercussioni negative, sul piano educativo e della crescita del bambino, dell'ambiente familiare in cui il minore vive presso la madre". Così la protesta dell'uomo è stata interamente rigettata.

Reazioni. E subito è arrivato il plauso alla sentenza da parte di Paola Concia, deputata del Pd.

"La Cassazione giustamente afferma che non ci sono certezze scientifiche a questi preconcetti - dice - In realtà, ci sono tanti studi provenienti anche da Oltreoceano che dimostrano come l'orientamento sessuale all'interno di una coppia non condiziona in alcun modo la crescita di un bambino che ha necessità di amore e affetto".

Paola Concia ricorda che il centrosinistra ha inserito nel suo programma "il riconoscimento dell'omogenitorialità".

Quanto alla posizione contraria della Chiesa, Paola Concia dice: "la Chiesa rappresenta uno scoglio?
Può essere sconfitto da una politica autorevole".
L'esponente del Pd fa una ulteriore annotazione evidenziando come "la Prima sezione civile della Cassazione si dimostra ancora una volta una sezione all'avanguardia. Si sa che le sentenze fanno giurisprudenza.
In questo caso è stato applicato il buon senso".

"Questa valutazione - dice Ivan Scalfarotto, vicepresidente dell'Assemblea Nazionale Pd e candidato nelle liste per la Camera - arricchisce l'oramai ricco corredo di pronunce di diversi tribunali e giudici a favore del riconoscimento dei diritti civili includendo, oltre alla tutela dei diritti delle coppie, anche quella importantissima dei bambini che in famiglie omogenitoriali vivono e costruiscono i propri riferimenti e la propria affettività.
Da oggi tutti coloro che continuano a opporsi al riconoscimento dei diritti per le persone gay e lesbiche e per i loro figli dovranno fare i conti con questa sentenza che chiarisce come i loro pregiudizi non abbiano nessuna valenza o riscontro scientifico".

"Ancora una volta, un tribunale italiano da ragione alla famiglia composta da persone dello stesso sesso. Non solo, negli anni scorsi, la Corte Costituzionale e la Corte di Cassazione hanno dichiarato il matrimonio omosessuale perfettamente compatibile con la nostra Costituzione:
(http://www.agoravox.it/Matrimoni-gay-cosa-dice-la.html), ora la Corte di Cassazione ribadisce quello che ripetevamo da tempo e cioè che un bambino cresce in una famiglia di mamma e mamma o di papà e papà esattamente allo stesso modo di un bambino che cresce in una famiglia uomo-donna - dice Flavio Romani, presidente Arcigay.

E’ l’amore che cresce un figlio o una figlia, non l’orientamento sessuale dei genitori. Quello di oggi è un pronunciamento istituzionale storico che da un assist formidabile alla futura maggioranza per legiferare finalmente per il matrimonio tra persone dello stesso sesso e la piena uguaglianza delle famiglie.

Ricordiamo che già oggi in Italia esistono migliaia di figli e figlie di coppie omosessuali che sono discriminati per legge:(http://www.famigliearcobaleno.org/)
è un orrore sociale e legislativo che va rapidamente superato.

I partiti politici prendano finalmente atto di questa sentenza e adeguino i loro programmi e le loro prospettive ad una realtà che oramai non può essere lasciata senza tutele e normative.

Basta quindi con la corsa ai distinguo e alle mezze misure sui diritti civili e la dignità delle persone, l’uguaglianza sostanziale che i tribunali e la società già ci riconoscono, e che solo la politica si ostina a voler ignorare, va riconosciuta per Legge".

Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia, fa notare che "la decisione giunge dopo almeno due decenni di sentenze favorevoli emesse in diversi Tribunali che si sono dovuti pronunciare nel merito di dispute tra genitori per l'affidamento dei figli e dove uno dei due avesse iniziato una convivenza con un compagno dello stesso sesso.
Insomma esiste ormai una giurisprudenza consolidata, cui semplicemente la Cassazione ha ribadito la fondatezza.
Rimane del tutto irrisolto, in assenza di una legge, il vero problema della tutela dei bambini delle famiglie omosessuali, che hanno utilizzato tecniche di fecondazione assistita all'estero, e di cui il genitore non biologico è per il nostro Paese un perfetto estraneo.
E' su questo che la politica deve urgentemente intervenire, proprio per tutelare il diritto dei bambini a una solidità giuridica delle figure genitoriali".

"La Cassazione torna a far felici le famiglie gay e lesbiche spazzando via le odiose ed intollerabili menzogne di quanti continuano ad usare impropriamente la Costituzione per negare i diritti alle coppie formate da persone dello stesso sesso - fa notare il circolo di cultura omosessuale, Mario Mieli -

La sentenza storica non potrà essere ignorata o mistificata e seppellisce in un colpo solo l’ignoranza della politica d’accatto che ripete strumentalmente falsità sulle famiglie omogenitoriali e, pur dicendo di voler tutelare l’infanzia, negli anni passati non si è minimamente spesa per garantire il benessere e la felicità dei figli di gay e lesbiche nati da precedenti relazioni eterosessuali che rimangono ancora oggi vittime di un colpevole vuoto legislativo".

"I pregiudizi in questo senso vengono abrogati con una sentenza. Più difficile è abolirli politicamente”, dichiara il portavoce del Gay Center, Fabrizio Marrazzo.

Contro.
Arriva dal centrodestra la reazione più dura nei confronti della corte suprema. Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl al Senato, parla di una "sentenza pericolosa", che "apre ai figli nelle coppie gay, sostituendosi al legislatore giacché nel nostro paese non è possibile dare in affido un bambino a coppie dello stesso orientamento sessuale".

'I giudici della Suprema Corte non solo non hanno tenuto in alcun conto gli studi medico-scientifici che dimostrano i danni psicologici riportati da bambini cresciuti da coppie omosessuali, ma hanno violato la stessa Costituzione che riconosce nella famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna la societa' naturale nella quale crescere i figli", aggiunge Gasparri.

Ma da un altro esponente Pdl, Giancarlo Galan, arriva una valutazione opposta: "E' un passo avanti, lo Stato laico deve ascoltare i cittadini, nessun altro".

Contrario invece Massimo Polledri, esponente cattolico della Lega Nord, secondo il quale la sentenza è "un anticipo del governo Bersani".

"Non si può costruire una civiltà attraverso le sentenze dei Tribunali", è la reazione di sconcerto di monsignor Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina e presidente della Commissione Cei per il Laicato, che invita a considerare "i tanti studi fatti finora sulla famiglia".
fonte http://www.huffingtonpost.it Di Marco Pasqua

sabato 5 gennaio 2013

Lgbt Giamaica: Dove l'omosessualità è vietata. Il viaggio nell'emarginazione documentato da Matteo Armellini nel mini-doc "Boom Bye Bye"

Un viaggio nell'emarginazione giamaicana.
In "Boom Bye Bye", Matteo Armellini racconta il disagio degli omosessuali.
Con interviste a madri, donne e ragazzi, il fotografo ha realizzato un mini-doc di 10 minuti sui battyboys in patois, quelle vittime designate della cultura tutta al maschile che domina in Giamaica, sia musica e nel quotidiano.


Il lavoro, girato lo scorso maggio tra Kingston e Portantonio, ha vinto il Represent homophobia award, indetto da Arcigay e Universita' di Napoli Federico II.

Racconta Matteo Armellini:
"L'articolo 76 del codice penale giamaicano vieta e bandisce i rapporti tra uomini. La Giamaica, che supera di poco i 2 milioni di abitanti, non accetta l'omosessualità a nessun livello.
I gay non trovano comprensione, affetto e appoggio, spesso neanche in famiglia. Subiscono violenze e discriminazioni sessuali.
È un vero e proprio dramma che riguarda i ghetti e le scuole riservate alle elites."

fonte http://www.huffingtonpost.it Adele Sarno

venerdì 14 dicembre 2012

Lgbt: Il vicecapo della polizia Francesco Cirillo: «In polizia tutti benvenuti, anche i gay» e aggiunge «L'orientamento sessuale è una cosa irrilevante»

Il vicecapo della polizia Francesco Cirillo, ha fatto il punto della situazione sull'omosessualità all'interno delle forze dell'ordine.

«A nessun poliziotto viene mai chiesto l'orientamento sessuale nei concorsi di ammissione, non è rilevante. Questo significa che tutti sono benvenuti, anche i gay», ha detto in un'intervista all'Huffington Post.

«SÌ A NORME CONTRO L'OMOFOBIA».
«Un agente bravo», ha aggiunto, «fa bene il suo lavoro se è in grado di catturare i mafiosi, i ladri e coloro che vanno a spaccare cose nelle città.

Abbiamo fatto molto per aprirci alla società.
Per poter entrare in polizia la partecipazione ai concorsi non è condizionata in alcun modo dagli orientamenti del candidato, né si acquisiscono informazioni in merito».

Cirillo si è poi detto favorevole al fatto che «una norma contro l'omofobia entri nella legge Mancino in modo che le sanzioni previste per la discriminazione razziale, etnica e religiosa si applichino anche ad altre gravi forme di esclusione, compresa quella sessuale».
fonte http://www.lettera43.it/

martedì 8 marzo 2011

Lgbt cinema: Daniel Craig si traveste da 'biondona' per i 100 anni della Festa della Donna


Quando si dice trasformatsi da ‘James Bond a biondona’ ma in onore delle donne! E l’attore inglese Daniel Craig ha tolto un attimo i panni dell’agente 007, che presto tornerà ad interpretare sul grande schermo, e ha indossato quelli di una biondona tutta curve.

Scelta questa non per Carnevale ma per una lodevole iniziativa, festeggiare i 100 anni della ‘Giornata internazionale della Donna’ , e con un video realizzato per la campagna ‘We are equals’ ed evidenziare ancora una volta le discriminazioni e disuguaglianze alle quali le donne ogni giorno vengono sottomesse!

Messaggio reso possibile, oltre a questo ‘speciale travestimento’, anche alla voce fuori campo della collega di avventure cinematografiche Judi Denchche durante il breve cortometraggio spiega il mondo delle donne continuamente discriminato, e il tutto voluto dall’associazione ’Equals’ fondata da Annie Lennox proprio per questa storica ricorrenza! (dettagli, foto e video all’interno)

Queste alcuni stralci delle parole dell’attrice durante il video:

C’è la parità? Sebbene siamo nel 2011, gli uomini guadagnano più delle donne, hanno migliori prospettive di lavoro, hanno meno probabilità di essere vittime di molestie e avere un figlio per loro non rappresenta un ostacolo alla carriera.

….. Ti sei mai messo nei panni di una donna?

Le donne eseguono i due terzi del lavoro nel mondo, ma ricevono solo il 10% dei guadagni totali e possiedono appena l’un per cento delle proprietà; 70 milioni di bambine non hanno accesso all’istruzione di base e 60 milioni di ragazze sono abusate mentre vanno a scuola, e così via.

Nonostante i grandi progressi fatti nel campo dei diritti femminili, le statistiche mostrano che quando si tratta di bilanciare i poteri tra i sessi, l’uguaglianza è molto lontana dall’essere una realtà globale.
fonte gossippando.it

lunedì 18 ottobre 2010

Lgbt diritti e discriminazioni di genere, Parità uomo donna: Italia agli ultimi posti in Europa, al 74esimo posto su 134 Paesi


E’ stata diffusa proprio in questi giorni la classifica sul Gender Gap del World Economic Forum che misura il divario di genere in termini di pari opportunità. Al primo posto per quanto riguarda la parità tra uomo e donna si trovano l’Islanda e molti Paesi nordici, mentre l’Italia occupa gli ultimi in Europa e nella classifica globale si trova dietro molti Paesi in via di sviluppo. Ma scopriamo meglio questa inquietante classifica.

Il rapporto 2010 sul Gender Gap del World Economic Forum, colloca il nostro Paese al 74esimo posto nella classifica che misura il divario di opportunità tra uomini e donne in 134 nazioni.

Una classifica che ci vede dopo il Malawi, il Mozambico, il Botswana e il Ghana, ad un passo dall’Angola e dal Bangladesh, ma soprattutto che ci vuole come uno dei Paesi dell’Ue con il punteggio più basso, che oltretutto rispetto all’anno scorso e sceso maggiormente.

Il Global Gender Gap Report valuta i Paesi secondo criteri di distribuzione di risorse e opportunità tra uomini e donne, attraverso quattro elementi di indagine: partecipazione e opportunità economica delle donne, accesso all’educazione, differenze tra uomo e donna in termini di salute e di aspettative di vita, accesso femminile al potere politico.
fonte Ritana Schirinzi pourfemme.it, Via | repubblica

sabato 27 marzo 2010

Lgbt, Quotidiano Libero, 15mila euro al Pink per risarcimento


Verona. Il quotidiano Libero risarcisce il Circolo Pink con 15mila euro per un articolo giudicato dal gruppo diffamatorio in quanto si accostava il reato di pedofilia all’attività dell’associazione che da 25 anni si batte per i diritti di gay, lesbiche, transessuali e bisessuali. L’articolo pubblicato il 22 agosto del 2003, in occasione della manifestazione contro l’arrivo del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, era stato infatti il motivo della querela per diffamazione sporta dal presidente del Circolo Pink, Giovanni Zardini. Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Monza aveva accolto la denuncia, nel maggio del 2008, disponendo il rinvio a giudizio per la giornalista Cristiana Lodi e l’ex direttore responsabile di Libero, Alessandro Sallusti. Dopo sette anni, il Circolo e Libero sono giunti all’accordo: il quotidiano ha infatti versato 15mila euro all’associazione in cambio del ritiro della querela. È un accordo importante dal punto di vista economico», spiega Zardini, «perché questi soldi permettono alla nostra associazione di sopravvivere in una città come Verona, ma soprattutto dal punto di vista simbolico e politico. Nessuno potrà più permettersi di accostare impunemente le associazioni o le persone gay, lesbiche, transessuali e bisessuali all’odioso comportamento, che è anche un reato, denominato pedofilia»
Pubblicato da notiziegay.it

venerdì 19 marzo 2010

TURCHIA: "GAY È MALATTIA" DENUNCIATO MINISTRO


Aliye Kavaf, il ministro turco denunciato.

L'associazione per i diritti degli omosessuali turca Lambda ha denunciato Aliye Kavaf, il ministro di Stato turco responsabile degli affari femminili e della famiglia, per aver dichiarato di ritenere che gli omosessuali sono dei malati che debbono essere curati. Lo riferisce oggi il quotidiano Hurriyet secondo cui nella denuncia presentata da Lambda alla Procura della Repubblica di Istanbul si ravvisano i reati di offesa, istigazione al crimine e all'odio, reati per i quali sono previste pene dai due ai cinque anni di carcere. Secondo Ruzgar Gokce, portavoce di Lambda, Kavaf - già al centro di recenti polemiche per sue controverse affermazioni sulla morale ed i valori della Turchia - «dovrebbe chiedere scusa alle lesbiche, ai gay, ai bisessuali, ai travestiti e ai transessuali di questo Paese per le sue affermazioni discriminatorie che trasformano gli omosessuali in bersagli». Dal canto suo, Firat Soyle, legale di Lambda, ha detto che la denuncia presentata dall'organizzazione è simbolica in quanto la ministra gode dell'immunità parlamentare e pertanto non può essere incriminata nè processata. A differenza di altri Paesi musulmani, l'omosessualità in Turchia non è considerata un reato, ma è comunque circondata da una diffusa riprovazione sociale con l'eccezione dei quartieri europei di Istanbul, dove esistono vari luoghi di ritrovo riservati ai gay, senza che ciò susciti scandalo. Non esistono comunque leggi per la protezione degli omosessuali dalla discriminazione e negli ultimi tempi si sono registrati numerosi «omicidi d'odio» (una dozzina solo l'anno scorso)soprattutto ai danni di travestiti e transessuali.
fonte leggonline

lunedì 8 marzo 2010

Pubbliche amministrazioni. Approvata legge contro le discriminazioni


L'articolo 21 del testo tutela le persone omosessuali nei luoghi di lavoro pubblici

Grazie a una nuova legge è vietato qualsiasi tipo di discriminazione nella Pubblica Amministrazione. L'articolo 21 del testo tutela le persone omosessuali nei luoghi di lavoro pubblici.

«È legge il collegato lavoro», lo rende noto l'avvocato di Rete Lenford Antonio Rotelli. «È introdotto presso le pubbliche amministrazioni il divieto di ogni forma di discriminazione, diretta e indiretta, relativa al genere, all’età, all’orientamento sessuale, alla razza, all’origine etnica, alla disabilità, alla religione o alla lingua, nell’accesso al lavoro, nel trattamento e nelle condizioni di lavoro, nella formazione professionale, nelle promozioni e nella sicurezza sul lavoro».
«Da quando entrerà in vigore con la pubblicazione in gazzetta ufficiale - spiega Rotelli -, si potrà far conto anche sull’articolo 21 di questa nuova legge per difendere le persone omosessuali dalla discriminazione nei luoghi di lavoro pubblici»
«Secondo il nuovo testo di legge le pubbliche amministrazioni devono garantire: "parità e pari opportunità tra uomini e donne, nonché l’assenza di ogni forma di discriminazione, anche in base all’orientamento sessuale del lavoratore, nell’accesso al lavoro, nel trattamento e nelle condizioni di lavoro, nella formazione professionale, nelle promozioni e nella sicurezza sul lavoro"»
Nella lettera c, sempre dell'articolo 21, viene introdotto presso le pubbliche amministrazioni «il "Comitato Unico di Garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni", che sostituisce, unificando le relative competenze, i Comitati per le Pari opportunità e i Comitati paritetici per il fenomeno del mobbing. »
«C'è delusione invece - conclude l'avvocato - per le modifiche che il testo della nuova legge apporta ai diritti dei lavoratori, soprattutto nell’ambito del diritto processuale del lavoro essendo stati introdotti criteri che rischiano di rendere difficile se non impossibile il ricorso al giudice –introducendo un arbitrato che può considerarsi obbligatorio-, ed essendo stati ridotti i tempi per agire in giudizio per diverse tipologie contrattuali. Infine, avendo introdotto quella brutta disposizione che consente di assolvere l’obbligo scolastico sostituendolo con l’apprendistato.»
fonte notiziegay

domenica 7 marzo 2010

Cinema. Hugh Jackman si batte per i diritti civili.


Il regista Lee Daniels candidato agli Oscar con ‘Precious’ ha rivelato alcuni giorni fa che Hugh Jackman reciterà nel suo prossimo progetto ‘Selma’: pellicola drammatica incentrata sulla nascita del Movimento per i Diritti Civili. La cittadina di Selma in Alabama è passata alla storia perchè qui ebbe luogo la famosa marcia con la quale prese il via il Movimento per i Diritti Civili. “E’ un momento storico estremamente importante che vide emergere il leader del Movimento Martin Luther King perciò voglio raccontarlo attraverso la marcia e le successive decisioni prese dal presidente Lyndon Johnson.

E’ anche un viaggio nel cambiamento della mentalità americana, di come un razzista affronta l’evoluzione sociale finendo per affiancare King nella sua lotta”. Daniels spera inoltre di poter dare il via alle riprese in maggio: “In questi giorni sto lavorando moltissimo. Devo finire al più presto la sceneggiatura e sto passando molto tempo a scrivere. Sento di essere stato completamente catturato da questo progetto” ha concluso il regista.
fonte gaynews24

giovedì 4 marzo 2010

Brasile: transessuali e transgender conquistano il diritto al nome sociale.



Brasile: transessuali e transgender conquistano il diritto al nome sociale.
Legge storica per le persone transessuali, il diritto di utilizzare un nome sociale, al posto di quello di battesimo, comincia a diventare realtà in Brasile. In meno di due anni, 12 degli Stati e dei comuni, hanno emesso norme che danno il diritto di essere trattati all'interno di enti pubblici, con il nome con cui si identificano nei loro rapporti personali. La più recente nella determinazione è stata la città di Joao Pessoa, Paraíba, che ha pubblicato il decreto. Per i movimenti glbt, il nome sociale rappresenta un importante passo avanti nella strada del progresso.

"Naturalmente accogliamo con gioia le ordinanze dei singoli stati. Ci dispiace, tuttavia, perchè ci si aspettava una legge federale in materia, cosi non avremmo bisogno di queste iniziative specifiche e localizzate, "critica Rafaelly Wiest, direttore dell'Associazione Nazionale di transessuali (Antra). Dei 12 stati della Federazione, in tre hanno garantito l'uso del nome solo nelle scuole. In nove, l'autorizzazione si applica a tutti i dipartimenti governativi. San Paolo ha proposto un ordinanza per affrontare la questione nell'ambito delle unità sanitarie, già confermata dal Ministero della Salute .
Il provvedimento giunge in un momento di crescente violenza contro gli omosessuali in Brasile. Il provvedimento è stato approvato dalla CEE (State Board of Education) martedì 23. La richiesta è stata presentata dalle ONG pro-vita LGBT in gennaio 2009. Dopo questo periodo di revisione, gli amministratori hanno deciso di garantire ai transessuali il diritto di essere chiamati con il nome femminile che adottano socialmente - non più con il certificato di nascita di sesso maschile. Il cambiamento avviene, infatti, quando viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, che dovrebbe avvenire questa settimana.
Il Relatore del processo CEE, Barbara Deodora ritiene che il rispetto per la diversità sessuale è un passo fondamentale per garantire l'inclusione dei transessuali nelle scuole. "L'omofobia priva il trans del diritto fondamentale all'istruzione e porta all'isolamento. Per essere riconosciuti con il nome di redditività sociale il diritto alla cittadinanza", ha detto.
Con la sua decisione, la denominazione sociale di transessuale deve essere inserita nei documenti interni, come i libri scolastici ed esami, con la sola eccezione di trascrizioni e diploma, che deve contenere il nome originale e un riferimento al nome sociale. Per richiedere una modifica, è sufficiente presentare la richiesta per iscritto. Se inferiore a 18 anni, la richiesta deve essere fatta da genitori o tutori.

La crescita della violenza

Il provvedimento giunge in un momento di crescente violenza contro gli omosessuali . Secondo un sondaggio del Gruppo Gay di Bahia, Alagoas guida la classifica di omicidi nel mese di gennaio, registrando cinque dei 13 decessi nel paese nei primi mesi del 2010. Lo scorso anno, lo Stato ha registrato 12 delitti, diventando - in proporzione - tra i cinque paesi più violenti.
Per il direttore della ONG Pro-Life LGBT, Dino Alves, la modifica può contribuire a ridurre i decessi delle transessuali e dell'esclusione sociale. "Perché non hanno accesso al mercato del lavoro? Per la mancanza di qualifiche, che dipende dell'istruzione. Cioè, [con questa misura] riduce le persone vulnerabili", ha detto.
"Ho 26 anni e non ho completato le scuole superiori, prima a causa del pregiudizio, le umiliazioni che passavo. Ho finito per rinunciare alle lezioni ", dice Bianca. "Ora, sono riuscita, dopo molte discussioni, a convincere a chiamarmi Bianca."Si ricorda che per diversi anni, ha lasciato la scuola per sfuggire agli scherzi dei compagni di classe e anche dagli insegnanti. È interessante notare che, il fatto che ha segnato di più è venuto da un omosessuale: "Ho avuto un insegnante che, pur essendo gay, non ha accettato di chiamarmi per il nome che ho adottato. Pregiudizi da parte degli omosessuali " ha detto.

Per Ludymilla Anderson Santiago, transessuale sottoposta a trattamento ormonale , l'ordinanza del DF è ancora ben lunga dal soddisfare le esigenze delle transessuali. "Gli adolescenti sotto i 16 anni devono essere presenti con i loro genitori. Io, per esempio, non avrei avuto il sostegno di mia madre al momento della mia adolescenza. Ma quando avevo l'età di 14 anni, ero già chiamata come Ludymilla per le mie amicizie più strette, ho sempre voluto essere Ludymilla per tutti ", dice la pubblicitaria di 27 anni, che collabora con le Associazione dei Support Center for Living per transessuali e transgender del Distretto Federale e dintorni (Anav-Trans).
Tuttavia, per le restrizioni da parte della mia famiglia e della società in relazione alla sua transessualità, ho adottato il nome già quando ero al college. "Oggi, per evitare la frustrazione, scrivo Ludymilla anche sul curriculum professionale. Aggiungo il genere transessuale ", dice lei. Per lei, la maggior parte delle trans che ora vive nella prostituzione è per colpa della totale mancanza di opportunità. "Ecco perché le iniziative di inclusione sono interessanti, per vedere queste persone nelle scuole, negli uffici governativi, che vivono come persone normali", ha detto.

A differenza della denominazione sociale - quello con il quale il transessuale o trasgender si presentata nella sua vita giornaliera - il Registro civile, che sono documenti ufficiali, di solito sono cambiati dopo l'intervento chirurgico. "Ad eccezione di un caso in cui la persona in coda per fare l'operazione, non siamo a conoscenza di qualcuno che sia riuscito a modificare i documenti senza subire un intervento chirurgico. Invece, ci sono casi in cui, anche dopo la procedura chirurgica, all'individuo viene negato il cambio di documenti, spiega Rafaelly Wiest, direttore di Antra. C'è un ricorso di incostituzionalità alla Corte Suprema, che intende espandere le condizioni per il cambiamento del nome nei documenti ufficiali.
fonte:http://www.agenciaaids.com.br/site/noticia.asp?id=14216

Foggia Il vescovo 'benedice' le nozze lesbo


Il matrimonio simbolico fra due lesbiche celebrato dal sindaco di Torino ha sollevato reazioni contrastanti. C'è stato il plauso del Pd ma anche la forte condanna da parte di Pdl e Forza Nuova.
Il fatto è stato commentato anche dal monsignor Giuseppe Casale, vescovo emerito di Foggia, che ha dichiarato all'Adnkronos ha dichiarato: «Nei confronti di queste persone che vivono l'omosessualità non bisogna lanciare anatemi. Che vivano la loro vita di relazione nel migliore dei modi possibili».
Un pensiero, quest'ultimo, in controtendenza rispetto ad altri pareri espressi da esponenti della Chiesa nelle scorse settimane nei confronti dell'omosessualità e delle unioni fra persone dello stesso sesso (basti pensare alle dichiarazioni del vescovo di Senigallia, dell'ex vescovo di Pistoia e dell vescovo di Grosseto).
Il religioso ha motivato le sue parole sostenendo che «noi non possiamo interpretare il pensiero di Dio sul tema». Per quanto riguarda il futuro, Casale ha dichiarato: «Bisogna seriamente riflettere perché questo è un campo aperto, insidioso. Non mettiamo cancelli di chiusura e per l'avvenire teniamo conto dell'evoluzione della sessualità e del modo di interpretarla e viverla. Non si può ignorare l'evoluzione che la società ha avuto. Perciò dico a questa coppia di vivere la loro vita di relazione nel migliore dei modi possibili».
fonte: gayburg

martedì 2 marzo 2010

Sportello Migranti e Rifugiati LGBT



Sportello Migranti e Rifugiati LGBT
Si sta formando a Verona un gruppo di persone che vuole accogliere i gay, le lesbiche, le/i transessuali migranti di Verona e provincia, fornendo loro assistenza se decidono di chiedere asilo o lo status di rifugiato in Italia, tramite uno sportello di ascolto, informazione e sostegno.

Sono molte le persone migranti gay lesbiche e trans in fuga dal loro paese, perseguitati in quanto omosessuali o transessuali. Molti di questi Paesi hanno leggi che puniscono l’omosessualità e la transessualità con il carcere e in alcuni casi anche con la pena di morte: il recente caso ugandese è solo uno tra i più eclatanti.

Lo sportello migranti GLBT Verona vuole offrire questo servizio, gratuito, per aiutare tutte le persone migranti in difficoltà o che non sono in grado di avviare le pratiche per la richiesta di asilo, e riprende un'analoga esperienza già attiva a Milano e resa possibile anche grazie ai risultati del progetto nazionale di Arcigay "IO - Immigrazione e Omosessualità".

Il gruppo propone a tutte le persone che volessero collaborare un corso di formazione per meglio essere preparate e preparati alle richieste che arriveranno.

Il corso non è specifico per gay lesbiche e trans ma è aperto a tutte e tutti ritengano di avere sensibilità adeguate a gestire questa specifica tematica.

IL CORSO DI FORMAZIONE

Gli incontri di formazione si svolgeranno dalle 20.30 alle 22.30 presso l'Arci di Verona qui sotto i temi affrontati e le date:

1) 18 marzo: Introduzione, cenni generali sulla disciplina dell’ingresso e soggiorno in Italia dei cittadini immigrati - relatori Giorgio e Simone.

2) 1 aprile: Concetti: il rifugiato, la protezione internazionale, sussidiaria e umanitaria ecc. - relatori Simone e/o altri avvocati ASGI.

3) 15 aprile: Procedure: la richiesta di protezione internazionale. Domanda, procedura avanti alla commissione territoriale, ricorso giurisdizionale avverso le decisioni della commissione. Conseguenze della presentazione della domanda e del rigetto - relatori Simone e/o altri avvocati ASGI.

4) 29 aprile: Preparazione e presentazione della domanda; come accogliere il/la migrante e come condurre l’intervista - relatori Giorgio e Simone.

5) 6 maggio: Panoramica sulla legislazione dei paesi che discriminano le persone omosessuali/transessuali - relatori Simone e/o altri avvocati ASGI ed e/o eventualmente Gabriella dello sportello migranti lgt milanese.

I partecipanti allo Sportello Migranti GLBT VERONA: Circolo Pink Verona - Arcigay Verona - Arcilesbica Verona - ASGI - Arci Verona - Il Germoglio - Coordinamento Migranti Verona - Singole e singoli

Info: 346.9790553 (Arcigay); 349.3134852 (Arcilesbica)
fonte: arcigayverona

INCLUDIAMO LE PERSONE LGBT NEL CENSIMENTO 2011



Comunicato Stampa Arcigay -

Le associazioni lesbiche, gay, bisessuali e trans chiedono un incontro al Presidente dell’ISTAT per trovare forme di visibilità alle famiglie lgbt

Le associazioni lesbiche, gay, bisessuali e trans italiane hanno inviato oggi una lettera al Presidente dell’ISTAT, Enrico Giovannini, per richiedere un incontro utile a individuare strumenti di inclusione dei temi lgbt e a rappresentare correttamente la realtà delle convivenze affettive nell’ambito del censimento generale della popolazione del prossimo anno.

“Il censimento 2011 dovrà fornire la fotografia di una realtà sociale in profonda trasformazione, che vede da anni una crescente presenza di convivenze affettive sia eterosessuali che omosessuali” – dichiarano i rappresentanti delle 12 associazioni – “Riteniamo che la conoscenza di queste realtà, cosí come della realtà di tutte le persone lgbt, sia oggi imprescindibile per la programmazione di qualsiasi intervento socio-economico a sostegno della popolazione.”

Nel precedente censimento 2001 si è persa questa occasione. Nell’incontro la comunità lgbt vorrebbe rendere presente all’ISTAT la possibilità di inserire una o più apposite domande nel questionario relativamente all’evidenza nella popolazione italiana dei diversi orientamenti sessuali, delle differenti identità di genere e della crescita dei nuovi nuclei familiari non riconosciuti dall’istituzione del matrimonio, che in Italia è riservato solo alle coppie eterosessuali.

“Il censimento rappresenta una preziosa opportunità, utile per dare una fotografia quanto più completa possibile del contesto sociale in cui viviamo.” – dichiara Paolo Patanè, presidente nazionale Arcigay – “è una irrinunciabile occasione di visibilità rispetto alle caratteristiche demografiche e socioeconomiche che appartengono alla popolazione lgbt, producendo informazioni utili ad orientare le politiche sociali e economiche, a livello nazionale, regionale e sovranazionale.”

Le associazioni firmatarie della lettera sono: Arcigay, ArciLesbica, Famiglie Arcobaleno, Agedo, Rete Lenford, MIT, Trans Genere, Certi Diritti, GayLib Circolo Mario Mieli Roma, Dì Gay Project Roma, I-Ken Napoli

Matteo Ricci
Ufficio Stampa Arcigay
348.6839779
ufficiostampa@arcigay.it

lunedì 1 marzo 2010

9° INCONTRO GRUPPO GIOVANI: DIRITTI LGBT NEL MONDO, LEGISLAZIONI A CONFRONTO


Questo sabato 27 Febbraio, si èsvolto il nono incontro del gruppo giovani incentrato sul tema dei diritti lgbt nel mondo, legislazioni a confronto, per avere un’ampia panoramica sulle possibilità che il diritto pubblico e privato nel mondo offre a coppie omosessuali per tutelare le proprie relazioni. Affronteremo il tema insieme all’Avvocato Massimo Dotto che si occupa anche delle consulenze legali per Dì Gay Project.sede Dì Gay Project, Via Costantino 82

Abbiamo pensato al tema dei diritti lgbt poiché il quadro è estremamente ampio e complesso quanto importante da comprendere per salvaguardare le nostre relazioni presenti e future. Se non cambia la legge, non cambiano neppure la mentalità delle persone, la cultura ed il modo di guardare gli omosessuali. La legge dovrebbe eliminare ogni forma di discriminazioni e rispettare l’identità di ciascuno ed i progetti di vita di ognuno senza precluderne possibilità e realizzazioni.
Purtroppo in Italia scontiamo un grave ritardo nel legiferare a favore delle coppie omosessuali, cosa che in altri paesi europei è già ampliamento avvenuto, il dato più allarmante è che paesi paragonabili all’Italia per sviluppo culturale e sociale hanno saputo adeguarsi al nuovo sentimento collettivo formulando normative capaci di tutelare, più o meno ampliamente, i diritti di singoli individui, di coppie e famiglie omosessuali.
Oltre l’Europa c’è anche da ricordare che pochi paesi hanno legalizzato le unioni omosessuali in alcuni vige addirittura la pena di morte o pene corporali per “atti omosessuali”

Con l’avvocato Dotto affronteremo tutti questi aspetti, il confronto con paesi europei ed extraeuropei, quale esempio che strada l’Italia dovrebbe seguire e nell’immediato cosa propone il diritto privato per tutelarsi in assenza di leggi nazionali.
fonte: digayproject

LESBICHE, GAY, BISESSUALI E TRANSESSUALI: NUOVI DIRITTI IN UNA SOCIETÀ CHE CAMBIA


LESBICHE, GAY, BISESSUALI E TRANSESSUALI: NUOVI DIRITTI IN UNA SOCIETÀ CHE CAMBIA

L’orientamento sessuale e l’identità di genere fanno difficoltà a trovare nel nostro Paese un’adeguata protezione giuridica, nonostante costituiscano entrambi fattori facilmente esposti al rischio di discriminazione.
Le ragioni di tale situazione sono molteplici e si fondano innanzitutto sulla mancanza di conoscenza del fenomeno da parte soprattutto degli operatori della giustizia e degli amministratori pubblici.
L'effetto di tale situazione è l'impossibilità di godimento da parte di una parte dei cittadini italiani di diritti fondamentali afferenti alla persona di rilevanza costituzionale quali il diritto al lavoro, il diritto a costituire una famiglia. Rimangono poi del tutto calpestati sia il principio di uguaglianza sia quello al rispetto della dignità umana.

L'Europa continua a sollecitare il nostro Parlamento affinchè la situazione cambi e venga finalmente assicurata la parità nel godimento dei diritti fondamentali alle persone omosessuali e transessuali.
Sull'attuale situazione normativa, nonchè sui temi della famiglia, dell'uguaglianza e della dignità si confronteranno le associazioni LGBT in un incontro coordinato dagli avvocati dell'associazione Avvocatura per i diritti LGBT - Rete Lenford.

Partecipano l’avv. Antonio Rotelli, Presidente della Rete Lenford, l’ avv. Francesco Bilotta (Docente Università di Udine ) e l’avv. Alexander Schuster (università di Udine, Avv. Foro Trento), prof. Andrea Pugiotto (Università di Ferrara), prof Luigi Pannarale (Università di Bari), Imma Battaglia (Presidente DGay Project), Titti De Simone, Paolo Patanè (Presidente Nazionale Arcigay), Arcigay Bari, Rosa di Gerico, KèBari, Agedo Puglia, Arcilesbica Bari.
L’incontrò si aprirà con i saluti del Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola.
fonte digayproject