SION - Il Vallese conta ormai un'emittente radiofonica "gay e lesbica": da questa settimana, Vibration Gayradio propone musica, interviste e dibattiti su internet 24 ore su 24, sette giorni su sette.
In gestazione per tre anni, il progetto è stato riattivato in vista della Gay Pride romanda che si svolgerà a Sion il prossimo 13 giugno.
IL SITO DELLA RADIO:
http://vibrationgayradio.ch/
Attualmente, il contenuto dell'emittente è composto al 90% da brani musicali, ma i servizi, i dibattiti e le interviste occuperanno progressivamente sempre più spazio, indica oggi all'ats Jonathan Ruppen, il direttore della radio locale Vibration 108, da cui è partita l'iniziativa. I programmi si rivolgono alle lesbiche, ai gay, bisessuali e transgender (LGBT), ma pure all'intera popolazione "in uno spirito di scambio e di mutua comprensione", sottolinea l'emittente in un comunicato odierno.
Vibration Gayradio "accompagnerà" lo svolgimento della prossima Gay Pride a Sion, la seconda che avrà per teatro il Cantone. La prima edizione, svoltasi nel 2001, aveva suscitato una grossa polemica, "ma da allora le cose sono cambiate", rileva Jonathan Ruppen in riferimento al messaggio lanciato lunedì scorso sulle onde della RTS dal nuovo vescovo di Sion, Mons. Jean-Marie Lovey: "ogni persona, poco importa il suo orientamento, ha diritto al massimo rispetto".
Rallegrandosi per la nascita della nuova emittente, l'organizzazione gay svizzera Pink Cross sottolinea che essa è l'unica del genere nella Svizzera romanda.
Nella Svizzera tedesca, GayRadio emette ogni domenica.
fonte Ats http://www.tio.ch/
Questo Blog è un aggregatore di notizie, nasce nel 2010, per info e news dall'Italia e dal mondo, per la Danza, Teatro, Cinema, Fashion, Tecnologia, Musica, Fotografia, Libri, Eventi d'Arte, Sport, Diritti civili e molto altro. Ogni articolo riporterà SEMPRE la fonte delle news nel rispetto degli autori e del copyright. Le rubriche "Ritratto d'artista" e "Recensioni" sono scritte e curate da ©Lisa Del Greco Sorrentino, professional dancer e autrice di questo blog
giovedì 29 gennaio 2015
Lgbt: Roma approva il registro delle unioni civili: da ieri la capitale è una città più giusta
«La statua di Giulio Cesare sembrava che annuisse» mi sussurra Vladimir Luxuria al telefono, mentre conversiamo sull’approvazione del registro delle unioni civili a Roma, il 28 gennaio, all’indomani della Giornata della Memoria.
«D’altronde anche lui era uno di noi…» e mi sembra di vederla sorridere, con quel suo solito modo di fare, un po’ malizioso e delicato al momento stesso. L’ex deputata di Rifondazione e storica attivista per i diritti civili delle persone LGBT ha voluto esserci, nell’aula consiliare, a portare il suo sostegno al provvedimento voluto dal sindaco, Ignazio Marino.
«Ero stata lì anche la sera prima» dice ancora «ma qualcuno deve aver scambiato l’aula per uno stadio. Ho visto militanti di estrema destra strumentalizzare la religione solo per giustificare la loro omofobia. Fomentati, per altro, dai consiglieri dell’opposizione. Una scena brutta, scomposta e offensiva. Per questa ragione ho sentito la necessità di essere presente anche nel giorno della votazione». Vladimir Luxuria non nasconde l’entusiasmo: «dopo tante sconfitte e delusioni, oggi è il giorno della vittoria». E – ci tiene a dirlo – non è un “trionfo gay”, non solo, ma anche il successo «della civiltà, dell’inclusione. È l’affermazione di una città “civile”, prima ancora del registro delle unioni civili».
In effetti sembrano passati secoli da quando Walter Veltroni, allora sindaco, fece naufragare un precedente analogo tentativo, portando il suo partito a non approvare la proposta di legge popolare e facendo convergere i suoi voti con quelli della destra di Storace, allora all’opposizione. E non nascondono la felicità e l’ottimismo neppure le associazioni LGBT, presenti anch’esse in Campidoglio.
«Oggi il Sindaco Ignazio Marino, insieme alle forze politiche della maggioranza capitolina e con il Movimento Cinque Stelle, mantengono l’impegno preso con la città tutta, in modo solenne e pubblico, proprio in occasione dello scorso pride.
È un momento storico per la Capitale, che per anni è stata incapace di legiferare in questa direzione», dichiara Andrea Maccarrone, presidente del Circolo Mario Mieli e rappresentante del Coordinamento Roma Pride, i cui attivisti e le cui attiviste hanno sostenuto, con la loro presenza, dentro e fuori l’aula, la scelta di Marino. «È segnale molto importante non solo per Roma, ma per l’Italia tutta. È un evento che il governo non può più ignorare» dice ancora Maccarrone, nel comunicato stampa diramato dalla sua associazione.
Dello stesso avviso anche l’ex vincitrice dell’Isola dei famosi, che aggiunge: «In parlamento c’è una maggioranza possibile su questo tema, fatta da Pd, Sel e l’ala laica di Scelta Civica.
Insieme al movimento di Grillo, naturalmente. Se Renzi vuole approvare davvero le unioni civili alla tedesca deve rivolgersi alla stessa maggioranza che ieri c’è stata in aula consiliare. Se vuole, lo può fare».
Una legge, ricorda Luxuria, che se approvata così com’è stata realizzata, analoga al matrimonio e con la stepchild adoption, può essere un buon punto di partenza per arrivare alle nozze egualitarie: «Non dobbiamo dimenticare qual è il nostro obiettivo finale. Se dipendesse da me, tuttavia, non me la sentirei di respingere una buona legge sulle civil partnership. Una legge, ovviamente, senza sconti e annacquamenti di sorta».
Certo, la strada è ancora lunga e pare che l’agenda parlamentare sia fitta di impegni e scadenze che sembrano allungare i tempi per un’ulteriore conquista di eguaglianza. Ma “la Vladi” si dichiara ottimista. E poi, ripensando alla bellezza della giornata di ieri, gelida e dal cielo azzurrissimo, sorride di nuovo, a distanza, sempre con quel fare un po’ irriverente: «L’altra sera, tra i vari cartelli degli integralisti, ce ne era uno che mi ha colpito: “maschio e femmina Dio li creò”. All’inizio pensavo si riferissero a me, poi ho capito che non riguardavano maschile e femminile in un’unica persona…» sorrido anch’io, stavolta.
Poi, a telefono spento, mi lascio avvolgere dalla sera e da una strana sensazione di tepore, nonostante questo gelido inverno. Sarà la prospettiva di vivere, proprio da ieri – all’indomani del giorno che ricorda di cosa è capace la follia umana quando crea cittadinanze privilegiate e umanità da discriminare – in un luogo che si avvicina un po’ di più all’idea che hanno le persone di buona volontà riguardo a democrazia, giustizia e futuro.
fonte di Dario Accolla http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/01/29/roma-approva-il-registro-delle-unioni-civili-da-ieri-la-capitale-e-una-citta-piu-giusta/1379655/
«D’altronde anche lui era uno di noi…» e mi sembra di vederla sorridere, con quel suo solito modo di fare, un po’ malizioso e delicato al momento stesso. L’ex deputata di Rifondazione e storica attivista per i diritti civili delle persone LGBT ha voluto esserci, nell’aula consiliare, a portare il suo sostegno al provvedimento voluto dal sindaco, Ignazio Marino.
«Ero stata lì anche la sera prima» dice ancora «ma qualcuno deve aver scambiato l’aula per uno stadio. Ho visto militanti di estrema destra strumentalizzare la religione solo per giustificare la loro omofobia. Fomentati, per altro, dai consiglieri dell’opposizione. Una scena brutta, scomposta e offensiva. Per questa ragione ho sentito la necessità di essere presente anche nel giorno della votazione». Vladimir Luxuria non nasconde l’entusiasmo: «dopo tante sconfitte e delusioni, oggi è il giorno della vittoria». E – ci tiene a dirlo – non è un “trionfo gay”, non solo, ma anche il successo «della civiltà, dell’inclusione. È l’affermazione di una città “civile”, prima ancora del registro delle unioni civili».
In effetti sembrano passati secoli da quando Walter Veltroni, allora sindaco, fece naufragare un precedente analogo tentativo, portando il suo partito a non approvare la proposta di legge popolare e facendo convergere i suoi voti con quelli della destra di Storace, allora all’opposizione. E non nascondono la felicità e l’ottimismo neppure le associazioni LGBT, presenti anch’esse in Campidoglio.
«Oggi il Sindaco Ignazio Marino, insieme alle forze politiche della maggioranza capitolina e con il Movimento Cinque Stelle, mantengono l’impegno preso con la città tutta, in modo solenne e pubblico, proprio in occasione dello scorso pride.
È un momento storico per la Capitale, che per anni è stata incapace di legiferare in questa direzione», dichiara Andrea Maccarrone, presidente del Circolo Mario Mieli e rappresentante del Coordinamento Roma Pride, i cui attivisti e le cui attiviste hanno sostenuto, con la loro presenza, dentro e fuori l’aula, la scelta di Marino. «È segnale molto importante non solo per Roma, ma per l’Italia tutta. È un evento che il governo non può più ignorare» dice ancora Maccarrone, nel comunicato stampa diramato dalla sua associazione.
Dello stesso avviso anche l’ex vincitrice dell’Isola dei famosi, che aggiunge: «In parlamento c’è una maggioranza possibile su questo tema, fatta da Pd, Sel e l’ala laica di Scelta Civica.
Insieme al movimento di Grillo, naturalmente. Se Renzi vuole approvare davvero le unioni civili alla tedesca deve rivolgersi alla stessa maggioranza che ieri c’è stata in aula consiliare. Se vuole, lo può fare».
Una legge, ricorda Luxuria, che se approvata così com’è stata realizzata, analoga al matrimonio e con la stepchild adoption, può essere un buon punto di partenza per arrivare alle nozze egualitarie: «Non dobbiamo dimenticare qual è il nostro obiettivo finale. Se dipendesse da me, tuttavia, non me la sentirei di respingere una buona legge sulle civil partnership. Una legge, ovviamente, senza sconti e annacquamenti di sorta».
Certo, la strada è ancora lunga e pare che l’agenda parlamentare sia fitta di impegni e scadenze che sembrano allungare i tempi per un’ulteriore conquista di eguaglianza. Ma “la Vladi” si dichiara ottimista. E poi, ripensando alla bellezza della giornata di ieri, gelida e dal cielo azzurrissimo, sorride di nuovo, a distanza, sempre con quel fare un po’ irriverente: «L’altra sera, tra i vari cartelli degli integralisti, ce ne era uno che mi ha colpito: “maschio e femmina Dio li creò”. All’inizio pensavo si riferissero a me, poi ho capito che non riguardavano maschile e femminile in un’unica persona…» sorrido anch’io, stavolta.
Poi, a telefono spento, mi lascio avvolgere dalla sera e da una strana sensazione di tepore, nonostante questo gelido inverno. Sarà la prospettiva di vivere, proprio da ieri – all’indomani del giorno che ricorda di cosa è capace la follia umana quando crea cittadinanze privilegiate e umanità da discriminare – in un luogo che si avvicina un po’ di più all’idea che hanno le persone di buona volontà riguardo a democrazia, giustizia e futuro.
fonte di Dario Accolla http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/01/29/roma-approva-il-registro-delle-unioni-civili-da-ieri-la-capitale-e-una-citta-piu-giusta/1379655/
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Lgbt: L'Expo dei diritti: se ne parla a “Oltre le Differenze” nella puntata del 30 gennaio ospiti Rita De Santis e Davide Romandini del progetto Agape
Nella puntata di venerdì 30 gennaio alle 21 ospiti Rita De Santis e Davide Romandini del progetto Agape
“Nutrire il pianeta... anche di diritti” - della partecipazione di AGEDO e altre associazioni LGBT all'Expo 2015 di Milano si parlerà nella puntata di “Oltre le Differenze”, il format radiofonico di informazione sul mondo gay, lesbico, bisex, transessuale e queer, di venerdì 30 gennaio in programma dalle 21 su Antenna Radio Esse (FM 91.25, 93.20, 93.50, 99.10 o diretta online dal sito www.antennaradioesse.it) e in replica sabato 31 dalle ore 15 circa.
Con Rita De Santis, ex-presidente di Agedo, l'associazione di genitori, amici e parenti degli omosessuali, parleremo della partecipazione di alcune associazioni LGBT all'Expo 2015 con il progetto “parole prigioniere”, il cui intento è quello di dimostrare che si può “nutrire il pianeta” [slogan dell' Expo di Milano] anche con i diritti.
Conosceremo meglio anche il progetto AGAPE: 4 giovanissimi ragazzi che ogni mese realizzano e pubblicano un video con l'intento di supportare tutti coloro che soffrono a causa di bullismo o razzismo, Davide Romandini spiegherà come sono nati il video contro l'omofobia, quello su un ragazzo disabile e quello in favore delle ragazze in sovrappeso.
Immancabile la rassegna stampa sulle notizie LGBT, anche quelle da “passare oltre” e la rubrica Rainbow Life Style con i consigli su libri, film, curiosità e appuntamenti a tema da non perdere. Sul blog www.oltreledifferenze.wordpress.com è possibile riascoltare tutte le puntate già andate in onda, mentre per interagire con la redazione del programma e restare sempre informati è attiva la pagina fan su Facebook “Oltre le Differenze”.
fonte redazione Oltre le Differenze
“Nutrire il pianeta... anche di diritti” - della partecipazione di AGEDO e altre associazioni LGBT all'Expo 2015 di Milano si parlerà nella puntata di “Oltre le Differenze”, il format radiofonico di informazione sul mondo gay, lesbico, bisex, transessuale e queer, di venerdì 30 gennaio in programma dalle 21 su Antenna Radio Esse (FM 91.25, 93.20, 93.50, 99.10 o diretta online dal sito www.antennaradioesse.it) e in replica sabato 31 dalle ore 15 circa.
Con Rita De Santis, ex-presidente di Agedo, l'associazione di genitori, amici e parenti degli omosessuali, parleremo della partecipazione di alcune associazioni LGBT all'Expo 2015 con il progetto “parole prigioniere”, il cui intento è quello di dimostrare che si può “nutrire il pianeta” [slogan dell' Expo di Milano] anche con i diritti.
Conosceremo meglio anche il progetto AGAPE: 4 giovanissimi ragazzi che ogni mese realizzano e pubblicano un video con l'intento di supportare tutti coloro che soffrono a causa di bullismo o razzismo, Davide Romandini spiegherà come sono nati il video contro l'omofobia, quello su un ragazzo disabile e quello in favore delle ragazze in sovrappeso.
Immancabile la rassegna stampa sulle notizie LGBT, anche quelle da “passare oltre” e la rubrica Rainbow Life Style con i consigli su libri, film, curiosità e appuntamenti a tema da non perdere. Sul blog www.oltreledifferenze.wordpress.com è possibile riascoltare tutte le puntate già andate in onda, mentre per interagire con la redazione del programma e restare sempre informati è attiva la pagina fan su Facebook “Oltre le Differenze”.
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mercoledì 28 gennaio 2015
Lgbt Roma: Cinema e Moda "Omaggio a Piero Tosi" al Maxxi oggi mercoledì 28 gennaio ore 21
Incontro con Piero Tosi e proiezione di "L’abito e il volto" di Francesco Costabile
Auditorium – ingresso libero
Tre appuntamenti con film e incontri per raccontare la relazione travolgente tra moda e grande schermo a cura di Mario Sesti
È il primo costumista in tutta la storia del cinema a essersi aggiudicato un Oscar alla carriera ed è l’autore di costumi più influente nel cinema italiano tra gli anni ’40 e ’70. Sta ai costumi come Fellini o Visconti stavano al cinema.
Piero Tosi (in foto) al lavoro sul set L’abito e il volto (41’), il documentario di Francesco Costabile introduce l’incontro con Tosi in una serata che rende omaggio alle mani e agli occhi che hanno curato abiti, costumi e parvenze del miglior cinema italiano di sempre. Interviene Piero Tosi costumista
PER MAGGIORI INFO:
http://www.fondazionemaxxi.it/2015/01/14/cinema-e-moda-tosi/#.VMdTUJOFYOQ.facebook
FONTE http://www.fondazionemaxxi.it
Auditorium – ingresso libero
Tre appuntamenti con film e incontri per raccontare la relazione travolgente tra moda e grande schermo a cura di Mario Sesti
È il primo costumista in tutta la storia del cinema a essersi aggiudicato un Oscar alla carriera ed è l’autore di costumi più influente nel cinema italiano tra gli anni ’40 e ’70. Sta ai costumi come Fellini o Visconti stavano al cinema.
Piero Tosi (in foto) al lavoro sul set L’abito e il volto (41’), il documentario di Francesco Costabile introduce l’incontro con Tosi in una serata che rende omaggio alle mani e agli occhi che hanno curato abiti, costumi e parvenze del miglior cinema italiano di sempre. Interviene Piero Tosi costumista
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Lgbt: Il trans spagnolo Diego Neria Lejarraga e la fidanzata in udienza privata con papa Francesco
Veniva definito 'figlia del diavolo' dal parroco della sua città in Spagna. Apertura del Vaticano per i matrimoni LGBT?
Sabato 24 gennaio un uomo transgender spagnolo ha avuto un'udienza privata con papa Francesco in Vaticano. Il giornale spagnolo Hoy ha riferito che Diego Neria Lejarraga, nato femmina e trasformato in seguito in maschio, con la fidanzata che vuole sposare, hanno avuto un'udienza privata con il pontefice presso la sua residenza ufficiale.
Neria detta Francis aveva scritto una lettera in cui raccontava di voler frequentare la chiesa nella città spagnola di Plasencia, ma era stato respinto dal parroco e veniva da lui definito come "la figlia del diavolo".
Papa Francesco chiamò per la prima volta Neria alla vigilia di Natale, dopo aver ricevuto la sua lettera. In un'intervista l'uomo ex donna ha detto "dopo averlo ascoltato in molte occasioni, ho capito che avrebbe potuto comprendermi".
In molti affermano che questo è il momento più moderato del Vaticano riguardo i diritti del matrimonio per coppie dello stesso sesso da quando Francesco salì al soglio pontificio.
Quando era ancora arcivescovo di Buenos Aires, Francesco nel 2013 aveva detto ai giornalisti che gli facevano domande sull'omosessualità, che gay e lesbiche non devono essere giudicati o emarginati.
Una rivista gesuita italiana, pochi mesi dopo aveva pubblicato un'intervista col pontefice argentino durante la quale aveva affermato che la Chiesa era cresciuta ossessionata da matrimonio, aborto e contraccezione. Inoltre lo scorso novembre aveva tolto alcuni poteri ad un cardinale americano, che criticava apertamente il diritto al matrimonio per le coppie dello stesso sesso, e l'aborto.
Però all'inizio di questo mese i difensori dei diritti LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, transgender) hanno criticato il pontefice riguardo i commenti fatti durante il suo viaggio nelle Filippine che sembravano suggerire che il matrimonio omosessuale fosse una minaccia alla famiglia. C'è da dire anche che Francesco nel 2010 in Argentina descrisse il matrimonio tra persone dello stesso sesso come "il lavoro del diavolo" poco prima che la presidentessa Cristina Fernández de Kirchner firmasse la legge relativa.
José María Núñez Blanco, presidente della Fundación Triángulo, un gruppo di difesa spagnolo dei diritti LGBT nonostante abbia criticato le posizioni del Vaticano su questioni specifiche, ha descritto l'incontro con Neria come "una buona notizia". "È assolutamente assurdo che ad un credente venga impedito di vivere le proprie convinzioni religiose", ha detto Núñez. "Alcuni proclamano la religione come amore e si dedicano a diffondere odio. Speriamo che la Chiesa cattolica cessi di essere una macchina di odio e sofferenza per il bene dei credenti e dei non credenti. "
Marianne Duddy-Burke, direttore esecutivo di Dignity USA, un gruppo per i cattolici LGBT, ha osservato sul Washington Blade di domenica che molti alti funzionari cattolici in Europa hanno "parlato molto duramente" contro le persone trans. Duddy-Burke ha tuttavia descritto l'incontro di Francesco con Neria come "un evento molto significativo."
fonte http://it.blastingnews.com /di Stefano Innocenti
Sabato 24 gennaio un uomo transgender spagnolo ha avuto un'udienza privata con papa Francesco in Vaticano. Il giornale spagnolo Hoy ha riferito che Diego Neria Lejarraga, nato femmina e trasformato in seguito in maschio, con la fidanzata che vuole sposare, hanno avuto un'udienza privata con il pontefice presso la sua residenza ufficiale.
Neria detta Francis aveva scritto una lettera in cui raccontava di voler frequentare la chiesa nella città spagnola di Plasencia, ma era stato respinto dal parroco e veniva da lui definito come "la figlia del diavolo".
Papa Francesco chiamò per la prima volta Neria alla vigilia di Natale, dopo aver ricevuto la sua lettera. In un'intervista l'uomo ex donna ha detto "dopo averlo ascoltato in molte occasioni, ho capito che avrebbe potuto comprendermi".
In molti affermano che questo è il momento più moderato del Vaticano riguardo i diritti del matrimonio per coppie dello stesso sesso da quando Francesco salì al soglio pontificio.
Quando era ancora arcivescovo di Buenos Aires, Francesco nel 2013 aveva detto ai giornalisti che gli facevano domande sull'omosessualità, che gay e lesbiche non devono essere giudicati o emarginati.
Una rivista gesuita italiana, pochi mesi dopo aveva pubblicato un'intervista col pontefice argentino durante la quale aveva affermato che la Chiesa era cresciuta ossessionata da matrimonio, aborto e contraccezione. Inoltre lo scorso novembre aveva tolto alcuni poteri ad un cardinale americano, che criticava apertamente il diritto al matrimonio per le coppie dello stesso sesso, e l'aborto.
Però all'inizio di questo mese i difensori dei diritti LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, transgender) hanno criticato il pontefice riguardo i commenti fatti durante il suo viaggio nelle Filippine che sembravano suggerire che il matrimonio omosessuale fosse una minaccia alla famiglia. C'è da dire anche che Francesco nel 2010 in Argentina descrisse il matrimonio tra persone dello stesso sesso come "il lavoro del diavolo" poco prima che la presidentessa Cristina Fernández de Kirchner firmasse la legge relativa.
José María Núñez Blanco, presidente della Fundación Triángulo, un gruppo di difesa spagnolo dei diritti LGBT nonostante abbia criticato le posizioni del Vaticano su questioni specifiche, ha descritto l'incontro con Neria come "una buona notizia". "È assolutamente assurdo che ad un credente venga impedito di vivere le proprie convinzioni religiose", ha detto Núñez. "Alcuni proclamano la religione come amore e si dedicano a diffondere odio. Speriamo che la Chiesa cattolica cessi di essere una macchina di odio e sofferenza per il bene dei credenti e dei non credenti. "
Marianne Duddy-Burke, direttore esecutivo di Dignity USA, un gruppo per i cattolici LGBT, ha osservato sul Washington Blade di domenica che molti alti funzionari cattolici in Europa hanno "parlato molto duramente" contro le persone trans. Duddy-Burke ha tuttavia descritto l'incontro di Francesco con Neria come "un evento molto significativo."
fonte http://it.blastingnews.com /di Stefano Innocenti
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martedì 27 gennaio 2015
Lgbt: Giornata della Memoria 2015, I Simpson ad Auschwitz con Anna Frank per il progetto "Never Again"
I Simpson deportati ad Auschwitz insieme ad Anna Frank: questo è il progetto Never Again dell’artista AleXsandro Palombo, un modo particolare di commemorare gli orrori dell’Olocausto nella Giornata della Memoria
In occasione del settantesimo anniversario della liberazione del campo di concentramento nazista di Auschwitz, il designer sopra le righe AleXsandro Palombo ha voluto ricordare il massacro dell’Olocausto in una maniera del tutto originale. Il progetto del visionario artista è Never Again e ha “deportato” la famiglia più amata dei cartoni animati nel tanto temuto campo di prigionia tedesco.
I Simpson sbarcano ad Auschwitz, insieme alla versione cartoon di Anna Frank, personaggio simbolo della Shoah: Marge, Homer, Bart, Lisa e Maggie indossano il pigiama a righe e si intravedono dietro al filo spinto, magrissimi, affamati, con gli sguardi spenti e persi nel vuoto.
“Bisogna educare e raccontare alle nuove generazioni quello che è accaduto e bisogna farlo senza filtri. Solo la coscienza dell’orrore di quel periodo può creare degli anticorpi per evitare che l’antisemitismo possa dilagare nuovamente. E’ un opera di sensibilizzazione, una condanna alle intolleranze, un pugno alla disumanità”, queste le parole dell’autore, noto per le sue immagini forti e spesso provocatorie.
fonte http://urbanpost.it/giornata-della-memoria-2015-simpson-ad-auschwitz-con-anna-frank/ da Chiara Mazzetti
In occasione del settantesimo anniversario della liberazione del campo di concentramento nazista di Auschwitz, il designer sopra le righe AleXsandro Palombo ha voluto ricordare il massacro dell’Olocausto in una maniera del tutto originale. Il progetto del visionario artista è Never Again e ha “deportato” la famiglia più amata dei cartoni animati nel tanto temuto campo di prigionia tedesco.
I Simpson sbarcano ad Auschwitz, insieme alla versione cartoon di Anna Frank, personaggio simbolo della Shoah: Marge, Homer, Bart, Lisa e Maggie indossano il pigiama a righe e si intravedono dietro al filo spinto, magrissimi, affamati, con gli sguardi spenti e persi nel vuoto.
“Bisogna educare e raccontare alle nuove generazioni quello che è accaduto e bisogna farlo senza filtri. Solo la coscienza dell’orrore di quel periodo può creare degli anticorpi per evitare che l’antisemitismo possa dilagare nuovamente. E’ un opera di sensibilizzazione, una condanna alle intolleranze, un pugno alla disumanità”, queste le parole dell’autore, noto per le sue immagini forti e spesso provocatorie.
fonte http://urbanpost.it/giornata-della-memoria-2015-simpson-ad-auschwitz-con-anna-frank/ da Chiara Mazzetti
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Lgbt: Eventi in programma per la Giornata della Memoria 2015
Si celebra oggi la Giornata della Memoria, la ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio di ogni anno come commemorazione delle vittime dell'Olocausto.
A Bologna (ore 21.00) il Cassero presenterà presso la propria sede la pubblicazione "Segni Indelebili", dedicata all'omocausto e stampata in 250 copie che saranno donate a biblioteche comunali, provinciali e scolastiche del territorio bolognese.
A Roma il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli partecipa alla fiaccolata in commemorazione degli stermini di rom, omosessualie disabili che si terrà alle 18 in piazza dell'Esquilino.
A Pescara, alle ore 18 presso la sala convegni del Museo Vittoria Colonna, verrà proiettato il film "Il Rosa Nudo" del regista Giovanni Coda. Il medesimo film è stato selezionato anche dall'associazione LeA-Liberamente e Apertamente che provvederà ad una proiezione con ingresso libero a Soleto (LE) (ore 20 in via Risorgimento).
A Pistoia il sindaco Samuele Bertinelli e il presidente nazionale di Arcigay inaugureranno un Monumento in Memoria dell'Omocausto (ore 15:30 in Piazza San Francesco).
A Taranto il cantiere Maggese sopietrà alle 18 la performance dell'attore Luigi Pignatelli dal titolo "Storia di un bottoncino dipinto di blu" a cui seguirà l'esibizione dei musicisti de Il Circo della Magna Grecia e il recital "175", scritto ed interpretato dagli allievi dei laboratori tenuti da Pignatelli.
Sino al 31 gennaio presso nel chiostro della biblioteca civica del Comune di Pordenone sarà possibile visitare la mostra fotografico-documentaria "Omocausto, lo sterminio dimenticato degli omosessuali" organizzata da Arcigay Friuli.
Fonte: http://gayburg.blogspot.com/2015/01/eventi-in-programma-per-la-giornata.html#ixzz3Q13qvZZU
A Bologna (ore 21.00) il Cassero presenterà presso la propria sede la pubblicazione "Segni Indelebili", dedicata all'omocausto e stampata in 250 copie che saranno donate a biblioteche comunali, provinciali e scolastiche del territorio bolognese.
A Roma il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli partecipa alla fiaccolata in commemorazione degli stermini di rom, omosessualie disabili che si terrà alle 18 in piazza dell'Esquilino.
A Pescara, alle ore 18 presso la sala convegni del Museo Vittoria Colonna, verrà proiettato il film "Il Rosa Nudo" del regista Giovanni Coda. Il medesimo film è stato selezionato anche dall'associazione LeA-Liberamente e Apertamente che provvederà ad una proiezione con ingresso libero a Soleto (LE) (ore 20 in via Risorgimento).
A Pistoia il sindaco Samuele Bertinelli e il presidente nazionale di Arcigay inaugureranno un Monumento in Memoria dell'Omocausto (ore 15:30 in Piazza San Francesco).
A Taranto il cantiere Maggese sopietrà alle 18 la performance dell'attore Luigi Pignatelli dal titolo "Storia di un bottoncino dipinto di blu" a cui seguirà l'esibizione dei musicisti de Il Circo della Magna Grecia e il recital "175", scritto ed interpretato dagli allievi dei laboratori tenuti da Pignatelli.
Sino al 31 gennaio presso nel chiostro della biblioteca civica del Comune di Pordenone sarà possibile visitare la mostra fotografico-documentaria "Omocausto, lo sterminio dimenticato degli omosessuali" organizzata da Arcigay Friuli.
Fonte: http://gayburg.blogspot.com/2015/01/eventi-in-programma-per-la-giornata.html#ixzz3Q13qvZZU
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lunedì 26 gennaio 2015
Lgbt USA: Discorso sullo stato dell'Unione. Per la prima volta bisex e transessuali sono stati espressamente menzionati
Per la prima volta nella storia degli Stati Uniti d'Ametica, le persone transgender e bisessuali sono state espressamente citate nel discorso sullo stato dell'Unione pronunciato dal presidente Barak Obama.
L'occasione è stata il suo supporto al matrimonio egualitario:
«Ecco perché difendiamo la libertà di parola -ha detto- difendiamo i prigionieri politici e condanniamo la persecuzione delle donne o delle minoranze religiose o delle persone che sono gay, lesbiche, bisessuali o transgender. Le facciamo non solo perché sono giuste, ma perché ci fanno stare più al sicuro. Ho visto una cosa come il matrimonio gay passare da essere un tema controverso a ciò che ci fa diventare parte di una storia di libertà nel nostro paese, un diritto civile diventato legale in stati che sette americani si dieci chiamano casa».
Non è la prima volta che il presidente statunitense ha sfruttato quell'occasione per un'apertura alla comunità lgbt. Nel 2010 promise che il Don't Ask Don't Tell sarebbe staro rimosso. E così fu.
Fonte: http://gayburg.blogspot.com/2015/01/discorso-sullo-stato-dellunione-per-la.html#ixzz3PvhYtlA5
L'occasione è stata il suo supporto al matrimonio egualitario:
«Ecco perché difendiamo la libertà di parola -ha detto- difendiamo i prigionieri politici e condanniamo la persecuzione delle donne o delle minoranze religiose o delle persone che sono gay, lesbiche, bisessuali o transgender. Le facciamo non solo perché sono giuste, ma perché ci fanno stare più al sicuro. Ho visto una cosa come il matrimonio gay passare da essere un tema controverso a ciò che ci fa diventare parte di una storia di libertà nel nostro paese, un diritto civile diventato legale in stati che sette americani si dieci chiamano casa».
Non è la prima volta che il presidente statunitense ha sfruttato quell'occasione per un'apertura alla comunità lgbt. Nel 2010 promise che il Don't Ask Don't Tell sarebbe staro rimosso. E così fu.
Fonte: http://gayburg.blogspot.com/2015/01/discorso-sullo-stato-dellunione-per-la.html#ixzz3PvhYtlA5
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Diritti Lgbt, Italia maglia nera in Europa: sanzioni record da Strasburgo
La Corte ha stabilito che il nostro Paese deve versare indennizzi per 120 milioni di euro a causa delle violazioni dei diritti dei propri cittadini. Si tratta della cifra più alta mai pagata da uno dei 47 stati membri del Consiglio d’Europa
Sui diritti l’Italia è fanalino di coda in Europa: maglia nera nel 2012 per entità di violazioni dei diritti dei propri cittadini riscontrate dalla Corte di Strasburgo. Il nostro Paese è infatti stato condannato a versare indennizzi per 120 milioni di euro, la cifra più alta mai pagata da uno dei 47 stati membri del Consiglio d’Europa. Inoltre resta, sempre nel 2012, il paese col più alto numero di sentenze emesse dalla Corte di Strasburgo e non ancora eseguite: ben 2569, contro le 1780 della Turchia e le 1087 della Russia che seguono in graduatoria. A causa dei giudizi inapplicati, poi, l’Italia è in testa ai paesi “sorvegliati speciali” dal Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa.
Secondo i rilevamenti dell’associazione Ilga Europe (http://www.ilga-europe.org/) il Regno Unito risulta il paese in cui la popolazione Lgbt viene più rispettata, col 77% di atteggiamenti non discriminanti, mentre l’Italia è tra le ultime classificate, con un 19% che la vede al livello di Bulgaria, Bosnia, Turchia, Lituania e Lettonia. Nel 2010 la Consulta ha emanato una sentenza (numero 138) che esclude l’incostituzionalità delle norme che impediscono il matrimonio a persone dello stesso sesso, ma affermando che l’unione omosessuale ha il diritto al “riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri” secondo quanto sancito dall’articolo 2 della Carta, esortando perciò il parlamento a “individuare le forme di garanzia e di riconoscimento per le unioni suddette”. Il che significa che se le camere non legiferano, le coppie omosessuali potranno rivolgersi ai giudici ordinari per rivendicare un trattamento omogeneo con le coppie eterosessuali sposate.
Dalla Consulta si attende inoltre un pronunciamento in merito all’incostituzionalità del “divorzio automatico” previsto nel caso in cui uno dei coniugi cambi sesso. D’altronde la Cassazione si è già espressa con una sentenza in cui afferma che un matrimonio contratto all’estero non può produrre effetti in Italia perché manca una disciplina sulle coppie omosessuali, ma i coniugi, “quali titolari del diritto alla vita familiare” garantito dalla Convenzione europea dei diritti umani, possono rivolgersi “ai giudici comuni per far valere il diritto a un trattamento omogeneo”. E i fronti sono molti: dalla tutela giuridica per i figli nati con la procreazione assistita fino ai matrimoni contratti all’estero.
fonte http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/22/diritti-lgbt-italia-maglia-nera-in-europa-sanzioni-record-dalla-corte-di-strasburgo/633782/ di Cosimo Rossi
Sui diritti l’Italia è fanalino di coda in Europa: maglia nera nel 2012 per entità di violazioni dei diritti dei propri cittadini riscontrate dalla Corte di Strasburgo. Il nostro Paese è infatti stato condannato a versare indennizzi per 120 milioni di euro, la cifra più alta mai pagata da uno dei 47 stati membri del Consiglio d’Europa. Inoltre resta, sempre nel 2012, il paese col più alto numero di sentenze emesse dalla Corte di Strasburgo e non ancora eseguite: ben 2569, contro le 1780 della Turchia e le 1087 della Russia che seguono in graduatoria. A causa dei giudizi inapplicati, poi, l’Italia è in testa ai paesi “sorvegliati speciali” dal Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa.
Secondo i rilevamenti dell’associazione Ilga Europe (http://www.ilga-europe.org/) il Regno Unito risulta il paese in cui la popolazione Lgbt viene più rispettata, col 77% di atteggiamenti non discriminanti, mentre l’Italia è tra le ultime classificate, con un 19% che la vede al livello di Bulgaria, Bosnia, Turchia, Lituania e Lettonia. Nel 2010 la Consulta ha emanato una sentenza (numero 138) che esclude l’incostituzionalità delle norme che impediscono il matrimonio a persone dello stesso sesso, ma affermando che l’unione omosessuale ha il diritto al “riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri” secondo quanto sancito dall’articolo 2 della Carta, esortando perciò il parlamento a “individuare le forme di garanzia e di riconoscimento per le unioni suddette”. Il che significa che se le camere non legiferano, le coppie omosessuali potranno rivolgersi ai giudici ordinari per rivendicare un trattamento omogeneo con le coppie eterosessuali sposate.
Dalla Consulta si attende inoltre un pronunciamento in merito all’incostituzionalità del “divorzio automatico” previsto nel caso in cui uno dei coniugi cambi sesso. D’altronde la Cassazione si è già espressa con una sentenza in cui afferma che un matrimonio contratto all’estero non può produrre effetti in Italia perché manca una disciplina sulle coppie omosessuali, ma i coniugi, “quali titolari del diritto alla vita familiare” garantito dalla Convenzione europea dei diritti umani, possono rivolgersi “ai giudici comuni per far valere il diritto a un trattamento omogeneo”. E i fronti sono molti: dalla tutela giuridica per i figli nati con la procreazione assistita fino ai matrimoni contratti all’estero.
fonte http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/22/diritti-lgbt-italia-maglia-nera-in-europa-sanzioni-record-dalla-corte-di-strasburgo/633782/ di Cosimo Rossi
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Lgbt: A Firenze "La bastarda di Istanbul" con Serra Yilmaz al Teatro Rifredi dal 3 al 15 marzo
LA BASTARDA DI ISTANBUL
dall'omonimo romanzo di Elif Shafak
(traduzione di Laura Prandino - Ed. Rizzoli) riduzione e regia di Angelo Savelli
con Serra Yilmaz
Valentina Chico, Riccardo Naldini, Monica Bauco, Marcella Ermini, Fiorella Sciarretta,
Diletta Oculisti, Elisa Vitiello
video-scenogra e di Giuseppe Ragazzini
I diritti d’autore di Elif Shafak sono gestiti dall’agenzia Curtis Brown
Lo spettacolo
La giovane Asya è una bastarda. Nessuno nella sua casa di Istanbul - un gineceo popolato di mamme, zie e nonne - le sa dire o le vuol dire chi è suo padre. L'unico uomo di casa, lo zio Mustafa, è da tempo emigrato in America.
Rose è una donna americana sposata a un immigrato armeno discendente da una famiglia scampata all'eccidio del 1915. Una famiglia talmente invadente che Rose, pur avendo una figlia, divorzia e si risposa, per ripicca, con un turco: Mustafa.
Qualche tempo dopo Armanoush, la figlia di Rose, decide di andare di nascosto ad Istanbul, presso la famiglia del patrigno, per ritrovare le proprie radici armene. Frequentando la cugina Asya, la sua famiglia e i suoi amici, si accorge di non odiare affatto i turchi. Le due ragazze, divenute amiche, scoprono insieme il segreto che lega il passato delle loro famiglie e fanno i conti con la storia comune dei loro popoli.
Elif Shafak, indiscussa protagonista della letteratura turca, affronta con maestria e coraggio un tema ancora scottante per la coscienza del suo Paese: la rimozione di quegli eventi che esattamente cento anni fa aprirono l'annosa e irrisolta questione armena.
Angelo Savelli, grazie alla convinta adesione dell'autrice e contando sull'interpretazione, al tempo stesso ironica ed appassionata, di Serra Yilmaz, porta sulla scena questa meravigliosa saga inter-etnica, sperimentando una drammaturgia epica, dove i personaggi si raccontano in terza persona, e impaginandola nelle immaginifiche video-scenografie di Giuseppe Ragazzini.
INFO www.teatrodirifredi.it
fonte http://www.teatrodirifredi.it/it/stagione/spettacolo/la-bastarda-di-istanbul/
dall'omonimo romanzo di Elif Shafak
(traduzione di Laura Prandino - Ed. Rizzoli) riduzione e regia di Angelo Savelli
con Serra Yilmaz
Valentina Chico, Riccardo Naldini, Monica Bauco, Marcella Ermini, Fiorella Sciarretta,
Diletta Oculisti, Elisa Vitiello
video-scenogra e di Giuseppe Ragazzini
I diritti d’autore di Elif Shafak sono gestiti dall’agenzia Curtis Brown
Lo spettacolo
La giovane Asya è una bastarda. Nessuno nella sua casa di Istanbul - un gineceo popolato di mamme, zie e nonne - le sa dire o le vuol dire chi è suo padre. L'unico uomo di casa, lo zio Mustafa, è da tempo emigrato in America.
Rose è una donna americana sposata a un immigrato armeno discendente da una famiglia scampata all'eccidio del 1915. Una famiglia talmente invadente che Rose, pur avendo una figlia, divorzia e si risposa, per ripicca, con un turco: Mustafa.
Qualche tempo dopo Armanoush, la figlia di Rose, decide di andare di nascosto ad Istanbul, presso la famiglia del patrigno, per ritrovare le proprie radici armene. Frequentando la cugina Asya, la sua famiglia e i suoi amici, si accorge di non odiare affatto i turchi. Le due ragazze, divenute amiche, scoprono insieme il segreto che lega il passato delle loro famiglie e fanno i conti con la storia comune dei loro popoli.
Elif Shafak, indiscussa protagonista della letteratura turca, affronta con maestria e coraggio un tema ancora scottante per la coscienza del suo Paese: la rimozione di quegli eventi che esattamente cento anni fa aprirono l'annosa e irrisolta questione armena.
Angelo Savelli, grazie alla convinta adesione dell'autrice e contando sull'interpretazione, al tempo stesso ironica ed appassionata, di Serra Yilmaz, porta sulla scena questa meravigliosa saga inter-etnica, sperimentando una drammaturgia epica, dove i personaggi si raccontano in terza persona, e impaginandola nelle immaginifiche video-scenografie di Giuseppe Ragazzini.
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Lgbt: A Roma “I vestiti dei sogni” A Palazzo Braschi gli abiti del cinema fino al 22 marzo 2015
Promossa da Roma Capitale con la collaborazione di Zètema Progetto Cultura, il Museo di Roma di Palazzo Braschi ospita, fino al 22 marzo 2015, la mostra:
“I vestiti dei sogni. La scuola dei costumisti italiani per il cinema”.
Con un progetto di allestimento di luci affidato a Luca Bigazzi, uno tra i direttori fotografici più apprezzati nel panorama contemporaneo, e realizzato da Viabizzuno, “I vestiti dei sogni” raccoglie oltre cento abiti originali, decine di bozzetti e una sezione di accessori ed oggetti, tra cui spicca l’unicum della pressa che il gran maestro Danilo Donati, costruì per modellare i costumi del Satyricon di Federico Fellini.
Per la prima volta, Roma racconta la storia di tutti i costumisti e gli atelier che hanno reso grande il nostro paese, riunendoli in uno scrigno su piazza Navona: Palazzo Braschi, infatti, oltre ad essere la sontuosa cornice di questa mostra è anche stata la location d’eccezione per le riprese dell’ultimo capolavoro di Paolo Sorrentino, “La grande bellezza”, i cui costumi aprono l’esposizione.
La rassegna, è stata immaginata e creata attraverso un doppio percorso: da un lato, essa si sviluppa lungo l’arco cronologico di un secolo, le cui tappe sono segnate da costumisti quali Caramba, Vittorio Nino Novarese e Milena Canonero, per citarne alcuni; dall’altro lato,vi è una vera e propria ricerca del lavoro del costumista in capolavori della storia del cinema che, grazie ai loro abiti, sono impressi nella memoria di generazioni: ritroviamo le vesti sinuose e sensuali di Sofia Loren in “Matrimonio all’italiana” e gli abiti rigorosi ed eleganti de “Il gattopardo”, realizzati da Piero Tosi, ed ancora la giacca dal taglio tipico chapliniano di Danilo Donati, creata per un superbo Totò in “Uccellacci e uccellini”, fino ad arrivare a creazioni più recenti come le vesti ecclesiastiche di Lina Nerli Taviani per il film “Habemus Papam” di Nanni Moretti e, in anteprima, Massimo Cantini Parini per il prossimo film di Matteo Garrone.
E’ il racconto di un secolo di scuola italiana, una scuola per nulla arbitraria ma che affonda le sue radici in un’autentica trasmissione del sapere. “ Il racconto – spiega Gian Luca Farinelli, curatore della mostra e direttore della Cineteca di Bologna – si snoda nelle prime dieci sale ed ha il suo coronamento nel salone dedicato alla Sartoria Tirelli, che ha collaborato alla realizzazione di molti costumi premiati con l’Oscar, quali Il Casanova, L’età dell’innocenza e Marie Antoniette, ed a cui abbiamo dato carte blanche, per festeggiarne il cinquantenario”. Ed è proprio con gli splendidi costumi di Marie Antoniette, realizzati da Milena Canonero, che si chiude il percorso principale della mostra.
Madrina dell’evento è una radiosa Sandra Milo che , sempre sorridente, ci mostra gli straripanti costumi di “Giulietta degli spiriti”, creati da Piero Gherardi in chiave deliberatamente espressionista, che hanno dato un tocco quasi fummettistico ai personaggi del film di Fellini, rendendolo “un film da sfogliare più che da vedere”.
Una vera e propria testimonianza e una reale consapevolezza dell’ identità ed unicità culturale ed artistica del nostro paese. Il vestito è molto più di quello che appare: esso è una storia, la storia di un committente, di un luogo, di un contesto.
Da sempre considerato un indicatore socioculturale, la modalità espressiva di un’epoca, l’abito è un elemento fondamentale della nostra cultura. La sfida era anche quella di trovarne una chiave espositiva: i costumi sono creati per vivere indossati dagli interpreti durante il breve tempo delle riprese, e poi per sempre nelle immagini dei film.
Esibirli al di fuori di quel contesto avrebbe potuto trasformarli in fiori appassiti ma non è stato così: Luca Bigazzi, grazie anche all’aiuto dell’eccellente artigiano e sperimentatore Mario Nanni, ha trasformato dei semplici fari in luci magiche, velate naturalmente, che restituiscono alle stoffe ed ai colori che abbiamo visto sullo schermo una vita presente, nella quale abbiamo il privilegio di trovarci anche noi.
fonte http://www.avantionline.it/di Gioia Cherubini
“I vestiti dei sogni. La scuola dei costumisti italiani per il cinema”.
Con un progetto di allestimento di luci affidato a Luca Bigazzi, uno tra i direttori fotografici più apprezzati nel panorama contemporaneo, e realizzato da Viabizzuno, “I vestiti dei sogni” raccoglie oltre cento abiti originali, decine di bozzetti e una sezione di accessori ed oggetti, tra cui spicca l’unicum della pressa che il gran maestro Danilo Donati, costruì per modellare i costumi del Satyricon di Federico Fellini.
Per la prima volta, Roma racconta la storia di tutti i costumisti e gli atelier che hanno reso grande il nostro paese, riunendoli in uno scrigno su piazza Navona: Palazzo Braschi, infatti, oltre ad essere la sontuosa cornice di questa mostra è anche stata la location d’eccezione per le riprese dell’ultimo capolavoro di Paolo Sorrentino, “La grande bellezza”, i cui costumi aprono l’esposizione.
La rassegna, è stata immaginata e creata attraverso un doppio percorso: da un lato, essa si sviluppa lungo l’arco cronologico di un secolo, le cui tappe sono segnate da costumisti quali Caramba, Vittorio Nino Novarese e Milena Canonero, per citarne alcuni; dall’altro lato,vi è una vera e propria ricerca del lavoro del costumista in capolavori della storia del cinema che, grazie ai loro abiti, sono impressi nella memoria di generazioni: ritroviamo le vesti sinuose e sensuali di Sofia Loren in “Matrimonio all’italiana” e gli abiti rigorosi ed eleganti de “Il gattopardo”, realizzati da Piero Tosi, ed ancora la giacca dal taglio tipico chapliniano di Danilo Donati, creata per un superbo Totò in “Uccellacci e uccellini”, fino ad arrivare a creazioni più recenti come le vesti ecclesiastiche di Lina Nerli Taviani per il film “Habemus Papam” di Nanni Moretti e, in anteprima, Massimo Cantini Parini per il prossimo film di Matteo Garrone.
E’ il racconto di un secolo di scuola italiana, una scuola per nulla arbitraria ma che affonda le sue radici in un’autentica trasmissione del sapere. “ Il racconto – spiega Gian Luca Farinelli, curatore della mostra e direttore della Cineteca di Bologna – si snoda nelle prime dieci sale ed ha il suo coronamento nel salone dedicato alla Sartoria Tirelli, che ha collaborato alla realizzazione di molti costumi premiati con l’Oscar, quali Il Casanova, L’età dell’innocenza e Marie Antoniette, ed a cui abbiamo dato carte blanche, per festeggiarne il cinquantenario”. Ed è proprio con gli splendidi costumi di Marie Antoniette, realizzati da Milena Canonero, che si chiude il percorso principale della mostra.
Madrina dell’evento è una radiosa Sandra Milo che , sempre sorridente, ci mostra gli straripanti costumi di “Giulietta degli spiriti”, creati da Piero Gherardi in chiave deliberatamente espressionista, che hanno dato un tocco quasi fummettistico ai personaggi del film di Fellini, rendendolo “un film da sfogliare più che da vedere”.
Una vera e propria testimonianza e una reale consapevolezza dell’ identità ed unicità culturale ed artistica del nostro paese. Il vestito è molto più di quello che appare: esso è una storia, la storia di un committente, di un luogo, di un contesto.
Da sempre considerato un indicatore socioculturale, la modalità espressiva di un’epoca, l’abito è un elemento fondamentale della nostra cultura. La sfida era anche quella di trovarne una chiave espositiva: i costumi sono creati per vivere indossati dagli interpreti durante il breve tempo delle riprese, e poi per sempre nelle immagini dei film.
Esibirli al di fuori di quel contesto avrebbe potuto trasformarli in fiori appassiti ma non è stato così: Luca Bigazzi, grazie anche all’aiuto dell’eccellente artigiano e sperimentatore Mario Nanni, ha trasformato dei semplici fari in luci magiche, velate naturalmente, che restituiscono alle stoffe ed ai colori che abbiamo visto sullo schermo una vita presente, nella quale abbiamo il privilegio di trovarci anche noi.
fonte http://www.avantionline.it/di Gioia Cherubini
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martedì 20 gennaio 2015
Lgbt: A Roma da sabato Cinecittà apre al pubblico un nuovo e permanente percorso
Oltre 120 titoli di film che sono stati realizzati dal 1937 agli anni ‘90, otto nuovi ambienti dedicati ai periodi storici fondamentali del cinema italiano e internazionale a Cinecittà: è Girando Cinecittà, la nuova mostra ospitata negli storici studi di Cinecittà che racconta 70 anni di storia del cinema, dagli anni ’30 fino ai ’90, attraverso i generi più importanti e significativi che hanno lasciato un segno nell’immaginario collettivo: i grandi film delle origini, il drammatico periodo della guerra e del neorealismo che ne seguì, l’arrivo delle produzioni statunitensi e il fenomeno del divismo, fino ai spaghetti western.
Il nuovo percorso espositivo così diventa una mostra permanente che viene aperta al pubblico da sabato 24 gennaio.
Info: www.cinecittastudios.it
fonte http://insideart.eu
Il nuovo percorso espositivo così diventa una mostra permanente che viene aperta al pubblico da sabato 24 gennaio.
Info: www.cinecittastudios.it
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Lgbt Dublino: Il monologo della famosa drag queen irlandese Panti Bliss: «Ho 45 anni e non sopporterò ancora»
La miglior risposta alla disinformazione è la controinformazione. Ed è per questo che non potrebbe esserci miglior risposta al convegno omofobo organizzato da Regione Lombardia che il discorso pronunciato al TEDx di Dublino da Panti Bliss.
La celebre drag queen irlandese ha preso spunto da un dettaglio apparentemente insignificante che tanto insignificante poi non è: due gay non possono tenersi mano nella mano con spontaneità perché il loro primo pensiero sarà irrimediabilmente quello di valutare i rischi che il gesto comporterà.
Magari lo faranno, ma non sarà più lo stesso perché la naturalità e l'intimità del momento è già stato intaccato.
«È solo una piccola cosa -dice- ma ci sono un sacco di piccole cose che le persone lgbt devono sopportare e che alle altre persone sono risparmiate».
Da questa semplice considerazione avrà inizio un viaggio nel mondo dell'omofobia, un sentimento negato e spesso racchiuso dietro fantasiose scuse. Che si rivendichi di voler "difendere" la famiglia o che si prospetti la fine della società civile, i veri motivi sono spesso riconducibili ad un'immagine che è ben impressa nelle menti di chi non vuole accettare i gay.
L'intelligenza e la chiarezza dell'intervento è stato premiato da una standing ovation dell'intera sala, testimonianza di un monologo di una ventina di minuti che vale veramente la pena vedere e diffondere.
Fonte: http://gayburg.blogspot.com/
La celebre drag queen irlandese ha preso spunto da un dettaglio apparentemente insignificante che tanto insignificante poi non è: due gay non possono tenersi mano nella mano con spontaneità perché il loro primo pensiero sarà irrimediabilmente quello di valutare i rischi che il gesto comporterà.
Magari lo faranno, ma non sarà più lo stesso perché la naturalità e l'intimità del momento è già stato intaccato.
«È solo una piccola cosa -dice- ma ci sono un sacco di piccole cose che le persone lgbt devono sopportare e che alle altre persone sono risparmiate».
Da questa semplice considerazione avrà inizio un viaggio nel mondo dell'omofobia, un sentimento negato e spesso racchiuso dietro fantasiose scuse. Che si rivendichi di voler "difendere" la famiglia o che si prospetti la fine della società civile, i veri motivi sono spesso riconducibili ad un'immagine che è ben impressa nelle menti di chi non vuole accettare i gay.
L'intelligenza e la chiarezza dell'intervento è stato premiato da una standing ovation dell'intera sala, testimonianza di un monologo di una ventina di minuti che vale veramente la pena vedere e diffondere.
Fonte: http://gayburg.blogspot.com/
domenica 18 gennaio 2015
Lgbt: Rimini, oggi manifestazione contro l'omofobia: il cuoco partecipa con un messaggio
Domenica è il giorno della manifestazione di solidarietà (organizzata da Arcigay "Alan Turing" di Rimini con lo sportello "Nuovi diritti" della CGIL di Rimini) al cuoco vittima di omofobia.
Il cuoco ha contattato l'Arcigay e inviato un testo che verrà letto durante la manifestazione, alla quale inoltre hanno aderito l'On. Emma Petitti, assessore regionale alle pari opportunità, CGIL Rimini, UIL Rimini, Nadia Rossi (Consigliere regionale e ex assessore pari opp. comune di Rimini), Fabio Pazzaglia (Consigliere comunale di Rimini, promotore delibera su registro unioni civili), Federazione prov. Sinistra Ecologia e Libertà Rimini, UAAR Rimini, ANPI sez. Rimini, CSA Grotta Rossa Rimini, Carmelina Fierro (Consigliera di Parità della Provincia di Rimini), Comune di Santarcangelo di Romagna, Carlo Mazzocchi (Consigliere comunale di Rimini).
"In questi giorni di scontro su questi temi - scrive in una nota Marco Tonti Presidente Arcigay "Alan Turing" Rimini - con il convegno omofobo che si è tenuto sabato a Milano in cui il governatore della Lombardia Maroni ha definito le migliaia di contestatori "quattro pirla" e con il sindaco di Milano Pisapia indagato per non aver annullato le trascrizioni dei matrimoni gay, è importante che le istituzioni, l'informazione, la popolazione civile rilancino con forza queste battaglia di civiltà contro l'omofobia e per il rispetto di tutti i cittadini e di tutte le famiglie".
fonte http://www.altarimini.it/
Il cuoco ha contattato l'Arcigay e inviato un testo che verrà letto durante la manifestazione, alla quale inoltre hanno aderito l'On. Emma Petitti, assessore regionale alle pari opportunità, CGIL Rimini, UIL Rimini, Nadia Rossi (Consigliere regionale e ex assessore pari opp. comune di Rimini), Fabio Pazzaglia (Consigliere comunale di Rimini, promotore delibera su registro unioni civili), Federazione prov. Sinistra Ecologia e Libertà Rimini, UAAR Rimini, ANPI sez. Rimini, CSA Grotta Rossa Rimini, Carmelina Fierro (Consigliera di Parità della Provincia di Rimini), Comune di Santarcangelo di Romagna, Carlo Mazzocchi (Consigliere comunale di Rimini).
"In questi giorni di scontro su questi temi - scrive in una nota Marco Tonti Presidente Arcigay "Alan Turing" Rimini - con il convegno omofobo che si è tenuto sabato a Milano in cui il governatore della Lombardia Maroni ha definito le migliaia di contestatori "quattro pirla" e con il sindaco di Milano Pisapia indagato per non aver annullato le trascrizioni dei matrimoni gay, è importante che le istituzioni, l'informazione, la popolazione civile rilancino con forza queste battaglia di civiltà contro l'omofobia e per il rispetto di tutti i cittadini e di tutte le famiglie".
fonte http://www.altarimini.it/
Lgbt: Milano, in migliaia in piazza per chiedere #ugualidiritti
È stata una grande festa, un momento con cui ricordare alle istituzioni che esistono varie forme di famiglie e che tutte meritano pari digita.
Così la società civile ha risposto al convegno della Regione Lombardia che, confermando ogni ipotesi, era incentrato su una redefinizione della famiglia in un ottica di esclusione di tutto ciò che rientra nella loro visione di "famiglia tradizionale".
Si è iniziato con un minuto di silenzio per tutte le vittime di omofobia e transofobia, proseguendo poi con canti, risate e riflessioni. Insomma, un clima di festa che poco ricorda i toni da guerra civile utilizzati dagli organizzazioni del convegno che hanno persino blindato mezza città per essere certi che nessuno potesse avvicinarsi a loro.
Ma in fondo forse nessuno ne avrebbe avuto motivo, dato che nella contrapposizione fra una piazza che rivendica uguali diritti ed un palazzo che propone privilegi per i presenti, non è difficile presumere a chi darà ragione la storia. Ancor più se si considera come decine di realtà multiculturali si siano riunite sotto un'unica rivendicazione (non solo realtà lgbt, ma anche la Chiesa Pastafariana, Emergency, Uaar, la Casa delle donne maltrattate, la Cgil e tanti altri) a fronteggiare un'ideologia portata avanti da un singolo gruppo molto omogeneo e poco aperto a chi la pensa diversamente.
«In Danimarca festeggiano i 25 anni dichiarato di una legge sulle unioni civili, qui stiamo ancora a parlare se l'omosessualità è una malattia» ha commentato il portavoce dei Sentinelli, Luca Paladini.
Dal palco ha preso parola anche l'assessore del Comune di Milano alle Politiche sociali, Pierfrancesco Majorino, che ringraziato gli organizzatori per aver «permesso di dimostrare che questa non è la città che considera i cittadini omosessuali dei soggetti deboli da proteggere, tutelare, emarginare o ghettizzare».
Tra i personaggi più coreografici, invece, non può non essere menzionato l'ormai celebre Nazista dell'Illinois che nell'occasione si è trasformato in un più attuale "Leghista dell'Illinois".
Durante il suo intervento ha ricordato Leelah Alcorn, la transessuale uccisa dagli stessi pregiudizi che la regione stava propagandando proprio in quel momento, così come ha ricordato come sia un dato di fatto che alcune persone preferiscano il panettone ed il pandoro (ma nessuno dei due è un malato da doversi sottoporre alle fantomatiche terapie riparative promosse dagli ospiti di Maroni).
Fonte: http://gayburg.blogspot.com/2015/01/milano-in-migliaia-in-piazza-per.html#ixzz3PAkQtvlG
Così la società civile ha risposto al convegno della Regione Lombardia che, confermando ogni ipotesi, era incentrato su una redefinizione della famiglia in un ottica di esclusione di tutto ciò che rientra nella loro visione di "famiglia tradizionale".
Si è iniziato con un minuto di silenzio per tutte le vittime di omofobia e transofobia, proseguendo poi con canti, risate e riflessioni. Insomma, un clima di festa che poco ricorda i toni da guerra civile utilizzati dagli organizzazioni del convegno che hanno persino blindato mezza città per essere certi che nessuno potesse avvicinarsi a loro.
Ma in fondo forse nessuno ne avrebbe avuto motivo, dato che nella contrapposizione fra una piazza che rivendica uguali diritti ed un palazzo che propone privilegi per i presenti, non è difficile presumere a chi darà ragione la storia. Ancor più se si considera come decine di realtà multiculturali si siano riunite sotto un'unica rivendicazione (non solo realtà lgbt, ma anche la Chiesa Pastafariana, Emergency, Uaar, la Casa delle donne maltrattate, la Cgil e tanti altri) a fronteggiare un'ideologia portata avanti da un singolo gruppo molto omogeneo e poco aperto a chi la pensa diversamente.
«In Danimarca festeggiano i 25 anni dichiarato di una legge sulle unioni civili, qui stiamo ancora a parlare se l'omosessualità è una malattia» ha commentato il portavoce dei Sentinelli, Luca Paladini.
Dal palco ha preso parola anche l'assessore del Comune di Milano alle Politiche sociali, Pierfrancesco Majorino, che ringraziato gli organizzatori per aver «permesso di dimostrare che questa non è la città che considera i cittadini omosessuali dei soggetti deboli da proteggere, tutelare, emarginare o ghettizzare».
Tra i personaggi più coreografici, invece, non può non essere menzionato l'ormai celebre Nazista dell'Illinois che nell'occasione si è trasformato in un più attuale "Leghista dell'Illinois".
Durante il suo intervento ha ricordato Leelah Alcorn, la transessuale uccisa dagli stessi pregiudizi che la regione stava propagandando proprio in quel momento, così come ha ricordato come sia un dato di fatto che alcune persone preferiscano il panettone ed il pandoro (ma nessuno dei due è un malato da doversi sottoporre alle fantomatiche terapie riparative promosse dagli ospiti di Maroni).
Fonte: http://gayburg.blogspot.com/2015/01/milano-in-migliaia-in-piazza-per.html#ixzz3PAkQtvlG
venerdì 16 gennaio 2015
Lgbt: Il film "Nobody Wants the Night" con Juliette Binoche apre il Festival di Berlino 2015
Un dramma ambientato in Groenlandia a inizio secolo scorso aprirà l'edizione 2015 del Festival Internazionale del Film di Berlino: si tratta del sesto film - guidato da un'ispirata Juliette Binoche di Isabel Coixet ad essere scelto da Berlinale
Nobody Wants the Night della regista spagnola Isabel Coixet inaugurerà l'edizione 2015 del Film Festival di Berlino.
A guidare il cast la sempreverde Juliette Binoche, che ha da poco terminato le riprese del film italiano di Piero Messina. La premiere del film avverrà la sera del 5 febbraio; l'attrice francese divide la scena con la giapponese Rinko Kikuchi e l'irlandese Gabriel Byrne.
Elle Driver si occuperà della distribuzione internazionale, mentre in Francia il film sarà gestito da Wild Bunch. L'avventura è ambientata in Groenlandia nel 1908 e tratta di donne coraggiose e uomini ambiziosi che rischiano tutto per l'amore e la gloria; le location sono Bulgaria, Norvegia e Spagna, con la Francia all'interno della co-produzione. Sei film della Coixet hanno già goduto della vetrina di Berlinale, tra i quali My Life Without Me nel 2003 e Elegy nel 2008.
Juliette Binoche ha le idee chiare anche sul cinema e sulla società americana: "A Hollywood i troppi soldi che girano creano negli attori una pressione che qui in Europa non c’è: ma mi sono adattata. Così come sono riuscita a conciliare il ruolo di attrice con quello di madre di due figli. Mi hanno seguito ovunque. Ma non ho mai pensato di trasferirmi stabilmente negli Stati Uniti.
Qualche giorno fa ho avuto una discussione con mia figlia a proposito di un telefilm che stava guardando. Le ho chiesto: “Ma non vedi come recitano male?”. E lei: “Sì, ma a me interessa la storia”. È questo che mi preoccupa di più: molte serie Tv propongono dei comportamenti stereotipati che però rischiano di essere presi a modello da chi le guarda".
Da poco l'attrice ha anche compiuto 50 anni, ma questo non la spaventa: "Se si vive pienamente la propria vita, non ha senso rimpiangere ciò che è stato. Quando ti rendi conto che non puoi controllare il tempo che passa, diventi libero e la libertà crea l’eternità. Recitare significa abbandonarsi totalmente: è come un salto nel vuoto e ogni volta bisogna ritrovare la vertigine. Noi attori siamo come medici dell’animo, perché diamo la possibilità alle persone di conoscersi più a fondo. I miei modelli sono Anna Magnani, Liv Ullmann e Gena Rowlands: sono un triangolo perfetto. Con le altre non c’è gara".
fonte http://farefilm.it/Autore Marco Rovaris
Nobody Wants the Night della regista spagnola Isabel Coixet inaugurerà l'edizione 2015 del Film Festival di Berlino.
A guidare il cast la sempreverde Juliette Binoche, che ha da poco terminato le riprese del film italiano di Piero Messina. La premiere del film avverrà la sera del 5 febbraio; l'attrice francese divide la scena con la giapponese Rinko Kikuchi e l'irlandese Gabriel Byrne.
Elle Driver si occuperà della distribuzione internazionale, mentre in Francia il film sarà gestito da Wild Bunch. L'avventura è ambientata in Groenlandia nel 1908 e tratta di donne coraggiose e uomini ambiziosi che rischiano tutto per l'amore e la gloria; le location sono Bulgaria, Norvegia e Spagna, con la Francia all'interno della co-produzione. Sei film della Coixet hanno già goduto della vetrina di Berlinale, tra i quali My Life Without Me nel 2003 e Elegy nel 2008.
Juliette Binoche ha le idee chiare anche sul cinema e sulla società americana: "A Hollywood i troppi soldi che girano creano negli attori una pressione che qui in Europa non c’è: ma mi sono adattata. Così come sono riuscita a conciliare il ruolo di attrice con quello di madre di due figli. Mi hanno seguito ovunque. Ma non ho mai pensato di trasferirmi stabilmente negli Stati Uniti.
Qualche giorno fa ho avuto una discussione con mia figlia a proposito di un telefilm che stava guardando. Le ho chiesto: “Ma non vedi come recitano male?”. E lei: “Sì, ma a me interessa la storia”. È questo che mi preoccupa di più: molte serie Tv propongono dei comportamenti stereotipati che però rischiano di essere presi a modello da chi le guarda".
Da poco l'attrice ha anche compiuto 50 anni, ma questo non la spaventa: "Se si vive pienamente la propria vita, non ha senso rimpiangere ciò che è stato. Quando ti rendi conto che non puoi controllare il tempo che passa, diventi libero e la libertà crea l’eternità. Recitare significa abbandonarsi totalmente: è come un salto nel vuoto e ogni volta bisogna ritrovare la vertigine. Noi attori siamo come medici dell’animo, perché diamo la possibilità alle persone di conoscersi più a fondo. I miei modelli sono Anna Magnani, Liv Ullmann e Gena Rowlands: sono un triangolo perfetto. Con le altre non c’è gara".
fonte http://farefilm.it/Autore Marco Rovaris
Lgbt: A Roma la commedia “Siamotuttigay” di Lucilla Lupaioli dal 22 gennaio al Teatro Ambra Garbatella
Va in scena a Roma dal 22 al 25 Gennaio e dal 29 al 1° Febbraio al Teatro Ambra Garbatella “Siamotuttigay”, irresistibile commedia scritta e diretta da Lucilla Lupaioli da un’idea di Marco Marciani.
Che succederebbe se il mondo fosse omosessuale e l’eterosessualità fosse un’anomalia? Se intorno a noi fossero tutti gay come faremmo capire a mamma e papà che ci sentiamo attratti da persone dal sesso opposto al nostro? È questa la difficile e paradossale situazione in cui si trovano i figli eterosessuali di Maggie, a cui da corpo e voce Alessandro Di Marco e di Tessy interpretata da Michela Fabrizi in un’immaginaria società rovesciata. Maggie e Tessy sono una coppia lesbica collaudatissima, in cui l’una è una famosa attrice di teatro, interpretata sulla scena da un attore en travestì, e l’altra è la sua fidata compagna e ufficio stampa.
È il giorno della prima, Maggie come sempre è tesa nel suo camerino e Tessy le sta accanto per rassicurarla. I loro figli: Willy, interpretato da Antonio De Stefano e Sheila da Giulia Paoletti non sanno come affrontare il difficilissimo coming out.
Decidono quindi di chiedere aiuto a Max, il macchinista nonché segreto amante di Sheila, interpretato da Claudio Renzetti, e a Lucy la sarta, segreta fidanzata di Willy a cui da il volto Martina Montini. I due figli, la cui eterosessualità viene tollerata solo perché ruotano nell’eccentrico mondo del teatro, Insieme ai loro “complici” troveranno il coraggio di affrontare le due madri e il camerino di Maggie diventa lo scenario di un rocambolesco ed esilarante tentativo di confessare la verità.
Il ritmo dello spettacolo, presentata con grande successo al Todi Festival 2013, segue quello della commedia degli equivoci: fraintendimenti, interruzioni, colpi di scena, rivelazioni improvvise ed happy end, ma rivedere questo schema classico alla luce del paradosso è davvero travolgente.
I luoghi comuni vengono ribaltati, le scene-tipo attraversate al contrario e quei due poveri ragazzi eterosessuali ci spingono a riflettere sulla convenzione della morale e sul concetto di diversità, ma anche e soprattutto sull’identità delle famiglie etero ed omosessuali.
Mai prima d’ora, infatti, ci erano state mostrate famiglie gay così conservatrici e tradizionali, protettive e affettuose ma fedeli a un ruolo educativo contro cui tutti – etero e omosessuali – ci siamo prima o poi ribellati.
“Siamotuttigay” è prodotto dall’Associazione Bluestocking, assistente alla regia è Armando Quaranta, responsabile delle luci è Giovanna Venzi, le scene e i costumi sono di Nicola Civinini.
fonte http://www.megamodo.com/
Che succederebbe se il mondo fosse omosessuale e l’eterosessualità fosse un’anomalia? Se intorno a noi fossero tutti gay come faremmo capire a mamma e papà che ci sentiamo attratti da persone dal sesso opposto al nostro? È questa la difficile e paradossale situazione in cui si trovano i figli eterosessuali di Maggie, a cui da corpo e voce Alessandro Di Marco e di Tessy interpretata da Michela Fabrizi in un’immaginaria società rovesciata. Maggie e Tessy sono una coppia lesbica collaudatissima, in cui l’una è una famosa attrice di teatro, interpretata sulla scena da un attore en travestì, e l’altra è la sua fidata compagna e ufficio stampa.
È il giorno della prima, Maggie come sempre è tesa nel suo camerino e Tessy le sta accanto per rassicurarla. I loro figli: Willy, interpretato da Antonio De Stefano e Sheila da Giulia Paoletti non sanno come affrontare il difficilissimo coming out.
Decidono quindi di chiedere aiuto a Max, il macchinista nonché segreto amante di Sheila, interpretato da Claudio Renzetti, e a Lucy la sarta, segreta fidanzata di Willy a cui da il volto Martina Montini. I due figli, la cui eterosessualità viene tollerata solo perché ruotano nell’eccentrico mondo del teatro, Insieme ai loro “complici” troveranno il coraggio di affrontare le due madri e il camerino di Maggie diventa lo scenario di un rocambolesco ed esilarante tentativo di confessare la verità.
Il ritmo dello spettacolo, presentata con grande successo al Todi Festival 2013, segue quello della commedia degli equivoci: fraintendimenti, interruzioni, colpi di scena, rivelazioni improvvise ed happy end, ma rivedere questo schema classico alla luce del paradosso è davvero travolgente.
I luoghi comuni vengono ribaltati, le scene-tipo attraversate al contrario e quei due poveri ragazzi eterosessuali ci spingono a riflettere sulla convenzione della morale e sul concetto di diversità, ma anche e soprattutto sull’identità delle famiglie etero ed omosessuali.
Mai prima d’ora, infatti, ci erano state mostrate famiglie gay così conservatrici e tradizionali, protettive e affettuose ma fedeli a un ruolo educativo contro cui tutti – etero e omosessuali – ci siamo prima o poi ribellati.
“Siamotuttigay” è prodotto dall’Associazione Bluestocking, assistente alla regia è Armando Quaranta, responsabile delle luci è Giovanna Venzi, le scene e i costumi sono di Nicola Civinini.
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Lgbt: Gli 007 inglesi al top delle politiche gay-friendly
Dopo decenni di paranoie sulla presenza di omosessuali nei propri ranghi l’MI5, l’agenzia per la sicurezza e il controspionaggio inglese, è entrata per la prima volta nella top 10 dei datori di lavoro più gay-friendly del Regno Unito.
L’intelligence interna di Sua Maestà, infatti, si è piazzata settima nella speciale classifica (http://www.stonewall.org.uk/at_work/stonewall_top_100_employers/default.asp) redatta annualmente dall’organizzazione Stonewall.
Questo traguardo arriva proprio nel 15° anniversario della revoca del divieto di reclutare persone omosessuali nell’esercito.
Non a caso al successo dell’MI5 si aggiunge il miglioramento delle politiche verso le persone LGBT in tutti e tre i rami delle Forze Armate della Gran Bretagna.
Per la prima volta, infatti, Esercito, Marina e Aeronautica entrano insieme nella top 100 dei posti di lavoro più aperti a lesbiche, gay e bisessuali. Piazzandosi rispettivamente al 46°, 56° e 91° posto.
Per le organizzazioni LGBT le Forze Armate britanniche hanno capito l’importanza di reclutare persone migliori per il lavoro da svolgere, indipendentemente dal loro orientamento sessuale.
fonte http://www.west-info.eu/it/di Ivano Abbadessa
L’intelligence interna di Sua Maestà, infatti, si è piazzata settima nella speciale classifica (http://www.stonewall.org.uk/at_work/stonewall_top_100_employers/default.asp) redatta annualmente dall’organizzazione Stonewall.
Questo traguardo arriva proprio nel 15° anniversario della revoca del divieto di reclutare persone omosessuali nell’esercito.
Non a caso al successo dell’MI5 si aggiunge il miglioramento delle politiche verso le persone LGBT in tutti e tre i rami delle Forze Armate della Gran Bretagna.
Per la prima volta, infatti, Esercito, Marina e Aeronautica entrano insieme nella top 100 dei posti di lavoro più aperti a lesbiche, gay e bisessuali. Piazzandosi rispettivamente al 46°, 56° e 91° posto.
Per le organizzazioni LGBT le Forze Armate britanniche hanno capito l’importanza di reclutare persone migliori per il lavoro da svolgere, indipendentemente dal loro orientamento sessuale.
fonte http://www.west-info.eu/it/di Ivano Abbadessa
Libri: "Resto Umano" di Anna Paola Lacatena, la storia vera di Miki un uomo che non si è mai sentito donna
Il libro è composto da due parti: la prima è la storia di vita di Miki, la seconda è un’appendice dove il lettore può trovare approfondimenti in merito alle tematiche trattate nella ricostruzione del protagonista.
Una storia vera intensa e lucida, raccontata con la serenità che caratterizza chi è sopravvissuto al peggio, corredata da una serie di riferimenti tecnici e informazioni più specifiche su tossicodipendenza, su transessualismo e sulle tematiche sociali trattate.
E’ soprattutto, un romanzo biografico in cui non c’è spazio per luoghi comuni, condanne, pregiudizi, patetismi e favole.
Michela, già da bambina, vive un dramma interiore al quale non sa dare un nome e che la porta presto a scegliere di vivere per e di strada, dove incontra compagnie pericolose, sostanze stupefacenti (l’eroina è la mia signora, il mio corpo il suo regno!), il carcere e infine la contrazione dell’AIDS. Le prime esperienze sentimentali e sessuali la inducono a respingere gli uomini e preferire le attenzioni delle donne, dapprima amiche poi qualcosa di più. Fino a quando le viene diagnosticato un carcinoma maligno all’utero curabile solo con la rimozione dell’organo: quasi una liberazione per Michela, che inizia così il suo percorso per diventare Miki e, forse, finalmente se stesso.
"Maschio o femmina alla nascita, tale devi rimanere per tutta la vita. Se questa cosa ti fa soffrire, al mondo non interessa. Vivitelo come vuoi, ma senza che quel dolore faccia troppo rumore."
Ricostruendo la storia di Miki, la Dott.ssa Lacatena ha narrato un’esistenza di grande vulnerabilità e sofferenza, troppo spesso ignorata dalla società, cercando di restituirle visibilità e valore. Dipendenza patologica, detenzione, AIDS e transessualismo sono entità di devianza, che non dispongono di validazioni e approvazioni sociali da parte della collettività.
Le società e le culture possiedono una propria configurazione di genere (maschio e femmina), e forniscono pertanto modelli di condotta sessuale specifici e definiti culturalmente. Il rapporto tra i sessi è, infatti, un principio imprescindibile nell’ambito dei processi sociali, configurandosi più precisamente come struttura sociale di genere, attraverso la quale vengono apprese norme e valori.
Il transessualismo si configura come un disturbo dell’identità di genere. Il Transessualismo (Benjamin, 1953) può essere definito come il desiderio di un cambiamento di sesso da riportare a un’identificazione completa con il genere opposto, negando e cercando di modificare il sesso biologico di origine. Esso è stato inserito nel DSM-IV e nell’ICD-10, nei disturbi di genere; nel DSM V invece è stato derubricato come disturbo mentale. Questa depatologizzazione del transessualismo ha acceso un dibattito, ancora in corso, che comprende numerosi piani di dialogo (socio-culturale, normativo, economico,…). L’approccio multidisciplinare appare imprescindibile al cospetto di un fenomeno che porta con sé implicazioni sociali, psicologiche, biologiche, giuridiche, quando non di tipo bio-etico.
La sfida attuale è di sottrarre una questione così complessa al quadro puramente ideologico.
fonte: www.stateofmind.it
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mercoledì 14 gennaio 2015
Lgbt: FIRMA LA PETIZIONE - No al logo EXPO 2015 per il convegno sulla terapia riparativa per "curare l'omosessualità".
Diretta a Presidente della "Commissione EXPO" del Comune di Milano Ruggero Gabbai
Questa petizione sarà consegnata a: Presidente della "Commissione EXPO" del Comune di Milano
Ruggero Gabbai
A Milano il 17 gennaio prossimo si terrà un convegno per propagandare l'a-scientifica terapia riparativa per "curare dell'omosessualità".
QUI IL LINK PER FIRMARE LA PETIZIONE
https://www.change.org/p/no-al-logo-expo-2015-per-il-convegno-sulla-terapia-riparativa-per-curare-l-omosessualit%C3%A0?utm_source=action_alert&utm_medium=email&utm_campaign=215906&alert_id=HyQYVrYxGz_1Y37I1bIaIJod2nA7fObN5X6D0WMI1c2iC8IOPfw9GM%3D
Perché l'Expo ha concesso l'uso del logo a un'organizzazione che ha organizzato un convegno che propugnerà le "teorie riparative" per la "cura" dell'omosessualità?
Il convegno, dal punto di vista scientifico e penale, propugnerebbe l'attuazione di un'attività che è definibile come CRIMINALE.
Fino a quanto in Italia gli omosessuali e i cittadini tutti devono essere "legalmente ostaggi" di un gruppo di pressione al quale non mi risultano appartenere personaggi di spicco nel campo dell'etologia, dell'antropologia, della storia, della medicina, della psichiatria, della psicologia, nella sessuologia, dell'arte, della letteratura, ma solo politici di basso profilo alla ricerca di facile consenso e notorietà, ottenuti tramite la propaganda di discriminazione sociale?
Che l'EXPO revochi la concessione del proprio logo per un convengo così indegno.
Grazie
L'associazione "Fondazione LUCIANO MASSIMO CONSOLI"
fonte https://www.change.org/
Questa petizione sarà consegnata a: Presidente della "Commissione EXPO" del Comune di Milano
Ruggero Gabbai
A Milano il 17 gennaio prossimo si terrà un convegno per propagandare l'a-scientifica terapia riparativa per "curare dell'omosessualità".
QUI IL LINK PER FIRMARE LA PETIZIONE
https://www.change.org/p/no-al-logo-expo-2015-per-il-convegno-sulla-terapia-riparativa-per-curare-l-omosessualit%C3%A0?utm_source=action_alert&utm_medium=email&utm_campaign=215906&alert_id=HyQYVrYxGz_1Y37I1bIaIJod2nA7fObN5X6D0WMI1c2iC8IOPfw9GM%3D
Perché l'Expo ha concesso l'uso del logo a un'organizzazione che ha organizzato un convegno che propugnerà le "teorie riparative" per la "cura" dell'omosessualità?
Il convegno, dal punto di vista scientifico e penale, propugnerebbe l'attuazione di un'attività che è definibile come CRIMINALE.
Fino a quanto in Italia gli omosessuali e i cittadini tutti devono essere "legalmente ostaggi" di un gruppo di pressione al quale non mi risultano appartenere personaggi di spicco nel campo dell'etologia, dell'antropologia, della storia, della medicina, della psichiatria, della psicologia, nella sessuologia, dell'arte, della letteratura, ma solo politici di basso profilo alla ricerca di facile consenso e notorietà, ottenuti tramite la propaganda di discriminazione sociale?
Che l'EXPO revochi la concessione del proprio logo per un convengo così indegno.
Grazie
L'associazione "Fondazione LUCIANO MASSIMO CONSOLI"
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Lgbt Trans: Il Mit ricorre alla Consulta contro la “sterilizzazione forzata”
Bologna, 13 gen. – Dopo la campagna “Un altro genere è possibile” il Mit (http://www.mit-italia.it/) ha deciso di portare alla Corte Costituzionale il ricorso contro l’obbligo dell’intervento chirurgico per le persone trans che desiderano cambiare il genere sulla carta d’identità.
Ad aprire la strada al ricorso, spiega Cathy La Torre avvocata e vicepresidente del Mit, è stata l’ordinanza 228/2014 del Tribunale di Trento che ha sollevato la questione di costituzionalità sull’obbligo dell’operazione chirurgica prevista dalla legge 164 del 1982 “in materia di rettificazione di attribuzione di sesso”. L’imposizione di un intervento chirurgico, dice l’ordinanza, potrebbe essere lesivo del diritto alla salute (“sia il trattamento ormonale sia la RCS, sono – notoriamente – molto rischiosi per la salute umana” si legge) e dello stesso diritto a scegliere la propria identità di genere, previsto dalla legge 164.
A QUESTO LINK LA REGISTRAZIONE DELL'INTERVISTA A Cathy La Torre - Vicepresidente Mit
http://www.radiocittadelcapo.it/archives/trans-mit-consulta-sterilizzazione-forzata-154566/
Il Mit ha quindi deciso di aderire a quella interpretazione del Tribunale di Trento raccontando le storie di persone trans che, avendo rifiutato l’operazione, si trovano spesso in situazioni difficili o imbarazzanti perché i documenti non rispecchiano il loro aspetto esteriore. I problemi possono accedere alle frontiere, in aeroporto, alla posta per il ritiro di una raccomandata, racconta Cathy La Torre.
I tempi in cui verrà analizzata la questione dipendono ora dalla Corte Costituzionale, ma La Torre è ottimista. La Consulta ha già dimostrato in passato di avere una certa sensibilità sul tema. C’è il precedente del caso Bernaroli, nel quale La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la norma che annulla le nozze se uno dei due coniugi cambia sesso.
fonte http://www.radiocittadelcapo.it di Damiana Aguiari/Immagine della campagna “Un altro genere è possibile“
Ad aprire la strada al ricorso, spiega Cathy La Torre avvocata e vicepresidente del Mit, è stata l’ordinanza 228/2014 del Tribunale di Trento che ha sollevato la questione di costituzionalità sull’obbligo dell’operazione chirurgica prevista dalla legge 164 del 1982 “in materia di rettificazione di attribuzione di sesso”. L’imposizione di un intervento chirurgico, dice l’ordinanza, potrebbe essere lesivo del diritto alla salute (“sia il trattamento ormonale sia la RCS, sono – notoriamente – molto rischiosi per la salute umana” si legge) e dello stesso diritto a scegliere la propria identità di genere, previsto dalla legge 164.
A QUESTO LINK LA REGISTRAZIONE DELL'INTERVISTA A Cathy La Torre - Vicepresidente Mit
http://www.radiocittadelcapo.it/archives/trans-mit-consulta-sterilizzazione-forzata-154566/
Il Mit ha quindi deciso di aderire a quella interpretazione del Tribunale di Trento raccontando le storie di persone trans che, avendo rifiutato l’operazione, si trovano spesso in situazioni difficili o imbarazzanti perché i documenti non rispecchiano il loro aspetto esteriore. I problemi possono accedere alle frontiere, in aeroporto, alla posta per il ritiro di una raccomandata, racconta Cathy La Torre.
I tempi in cui verrà analizzata la questione dipendono ora dalla Corte Costituzionale, ma La Torre è ottimista. La Consulta ha già dimostrato in passato di avere una certa sensibilità sul tema. C’è il precedente del caso Bernaroli, nel quale La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la norma che annulla le nozze se uno dei due coniugi cambia sesso.
fonte http://www.radiocittadelcapo.it di Damiana Aguiari/Immagine della campagna “Un altro genere è possibile“
mercoledì 24 dicembre 2014
Lgbt Eventi Roma: #RIGHTSADDICT SHOW Libertà di essere - Uno spettacolo di e con Fabio Morìci dal 27 al 29 dicembre
Con il sostegno dell'Assessorato alla Scuola, Infanzia, Giovani e Pari Opportunità di Roma Capitale e l'organizzazione dell'associazione I Mondi Diversi No Profit, l'autore e attore Fabio Morìci porta per la prima volta in scena il suo spettacolo "#RIGHTSADDICT SHOW – Libertà di essere", una suggestiva confluenza di parole, musica e danza per promuovere una cultura del rispetto, dell'inclusività e della parità a contrasto dell'omo-transfobia e delle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e l'identità di genere.
Lo spettacolo è una delle iniziative di sensibilizzazione promosse dall'Assessorato attraverso il Piano LGBT “Roma Capitale dei diritti” ed è collegato al progetto didattico "lecosecambiano@roma", di cui Fabio Morìci è testimonial.
Il concept dello spettacolo si fonda sui messaggi della videocampagna contro l'omofobia "#RightsAddict – Iniziativa etero per i diritti gay", ideata e condotta da Fabio Morìci per scardinare, con freschezza e ironia, i principali pregiudizi riguardo la sessualità e l'affettività e promuovere la piena parità di diritti per le persone omosessuali.
In seguito al notevole successo riscosso dalla campagna, i materiali che la compongono, tra
cui testi di approfondimento, articoli, vignette, poster e composizioni fotografiche per il web, sono confluiti in un eBook gratuito dal quale è stato tratto lo spettacolo "#RIGHTSADDICT SHOW – Libertà di essere", pronto a debuttare nei prestigiosi Teatri di Villa Torlonia e di Tor Bella Monaca che fanno parte della Casa dei Teatri e della Drammaturgia Contemporanea - struttura promossa dall’Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica – Dipartimento Cultura di Roma Capitale, gestita da Zètema Progetto Cultura con la direzione di Emanuela Giordano.
La chitarra di Enrico Olivanti si mescolerà alle parole di Fabio Morìci, mentre la danza avvolgerà la scena grazie alle coreografie di Vito Bortone e Antonio Di Vaio, il quale firma anche la regia. Il primo ballerino Vito Bortone,sarà sul palco assieme ai ballerini della Visual Arts Department Ballet Company.
Lo show sarà inoltre arricchito dall'amichevole partecipazione di ospiti speciali che interverranno in scena per incontrare Fabio Morìci e offrire il proprio punto di vista sul tema del rispetto e dei diritti delle persone LGBT.
La prima guest star ad aver aderito è Michela Andreozzi, attrice di cinema, teatro e TV, tra le protagoniste dell'ultima edizione di "Tale e Quale Show" su Rai Uno, che parteciperà al #RIGHTSADDICT SHOW sabato 27 dicembre, in occasione della prima.
Il giorno seguente, sarà la volta di Beatrice Dondi, giornalista de
L'Espresso e blogger de L'Huffington Post.
INFO: INGRESSO LIBERO FINO A ESAURIMENTO POSTI IN SALA
L’appuntamento è a Roma, in due teatri diversi: il 27e 28 dicembre al Teatro di Villa Torlonia
e il 29 e 30 dicembre al Teatro Tor Bella Monaca.
È pertanto consigliabile prenotare gratuitamente chiamando il numero 060608.
Info al pubblico 06.99336451 (lun-sab, ore 12-19) rightsaddictshow@imondidiversi.org
Info alla stampa 06.99336453 (lun-sab, ore 12-20) press_rightsaddctshow@imondidiversi.org
Web https://www.facebook.com/rightsaddict
fonte comunicato stampa Fabio Morici
Lo spettacolo è una delle iniziative di sensibilizzazione promosse dall'Assessorato attraverso il Piano LGBT “Roma Capitale dei diritti” ed è collegato al progetto didattico "lecosecambiano@roma", di cui Fabio Morìci è testimonial.
Il concept dello spettacolo si fonda sui messaggi della videocampagna contro l'omofobia "#RightsAddict – Iniziativa etero per i diritti gay", ideata e condotta da Fabio Morìci per scardinare, con freschezza e ironia, i principali pregiudizi riguardo la sessualità e l'affettività e promuovere la piena parità di diritti per le persone omosessuali.
In seguito al notevole successo riscosso dalla campagna, i materiali che la compongono, tra
cui testi di approfondimento, articoli, vignette, poster e composizioni fotografiche per il web, sono confluiti in un eBook gratuito dal quale è stato tratto lo spettacolo "#RIGHTSADDICT SHOW – Libertà di essere", pronto a debuttare nei prestigiosi Teatri di Villa Torlonia e di Tor Bella Monaca che fanno parte della Casa dei Teatri e della Drammaturgia Contemporanea - struttura promossa dall’Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica – Dipartimento Cultura di Roma Capitale, gestita da Zètema Progetto Cultura con la direzione di Emanuela Giordano.
La chitarra di Enrico Olivanti si mescolerà alle parole di Fabio Morìci, mentre la danza avvolgerà la scena grazie alle coreografie di Vito Bortone e Antonio Di Vaio, il quale firma anche la regia. Il primo ballerino Vito Bortone,sarà sul palco assieme ai ballerini della Visual Arts Department Ballet Company.
Lo show sarà inoltre arricchito dall'amichevole partecipazione di ospiti speciali che interverranno in scena per incontrare Fabio Morìci e offrire il proprio punto di vista sul tema del rispetto e dei diritti delle persone LGBT.
La prima guest star ad aver aderito è Michela Andreozzi, attrice di cinema, teatro e TV, tra le protagoniste dell'ultima edizione di "Tale e Quale Show" su Rai Uno, che parteciperà al #RIGHTSADDICT SHOW sabato 27 dicembre, in occasione della prima.
Il giorno seguente, sarà la volta di Beatrice Dondi, giornalista de
L'Espresso e blogger de L'Huffington Post.
INFO: INGRESSO LIBERO FINO A ESAURIMENTO POSTI IN SALA
L’appuntamento è a Roma, in due teatri diversi: il 27e 28 dicembre al Teatro di Villa Torlonia
e il 29 e 30 dicembre al Teatro Tor Bella Monaca.
È pertanto consigliabile prenotare gratuitamente chiamando il numero 060608.
Info al pubblico 06.99336451 (lun-sab, ore 12-19) rightsaddictshow@imondidiversi.org
Info alla stampa 06.99336453 (lun-sab, ore 12-20) press_rightsaddctshow@imondidiversi.org
Web https://www.facebook.com/rightsaddict
fonte comunicato stampa Fabio Morici
martedì 16 dicembre 2014
Lgbt: I ragazzi del Basket Bassano contro l'omofobia e tutte le diversità nel calendario 2015 fotografati da Luca Serradura
BASTA IL COLORE è un progetto della squadra di Basket di Bassano del Grappa, nato nel primo anniversario della morte del giovane Andrea, un ragazzo romano di 15 anni vittima di bullismo e omofobia perché indossava dei pantaloni rosa.
Hanno scelto di dare un esempio di impegno concreto affinché anche ognuno di noi impari ad essere più civile ed accogliente
“NON ESISTONO PERSONE DIVERSE, ESISTE SOLO UN MODO DIVERSO DI GUARDARLE.”
L’accettazione e la valorizzazione delle differenze dovrebbero diventare i principi fondamentali del vivere in società, perché la sconfitta dell’omofobia, della violenza e del bullismo passa attraverso un percorso culturale, nel quale le azioni simboliche rivestono un ruolo fondamentale.
BASTA IL COLORE si inserisce proprio in questo percorso, perciò gli atleti hanno deciso di uscire dal campo di gioco e di indossare una maglia di colore rosa, un simbolo semplice, ma anche chiaro ed esplicito che non ha bisogno di troppe spiegazioni per far arrivare il messaggio.
La direzione artistica del calendario 2015 è stata affidata al fotografo Luca Serradura: quest'anno i cestisti bassanesi sono stati ritratti in compagnia dei giocatori del Rugby Bassano: insieme hanno fatto squadra e hanno partecipato al progetto con l’entusiasmo e la passione che li contraddistingue da sempre.
Dodici scatti che mettono in luce altrettante scene in cui potrete rivedere il fratello del vostro migliore amico, la vostra vicina di casa o il ragazzo che ogni sera porta a spasso il cane: persone che rifiutano l’etichetta che qualcun altro ha deciso di imporre loro e sono felici di essere ciò che sono: persone che danno spazio alla vita e che mettono il loro impegno in ogni cosa che fanno.
In una società come la nostra, costruita intorno all’apparenza, serve davvero molto coraggio per essere se stessi.
Non importa che tu sia una bella ragazza con i capelli biondi o un adolescente a cui piace studiare, non importa che tu sia un signora anziana, o una donna incinta, non importa nemmeno che la gente pensi che chi è affetto da sindrome di Down è limitato, o che fare le pulizie sia un lavoro umiliante, da perdenti.
Tutti rischiano di non essere accettati per come sono, ma la persona che deve imparare ad accettarsi sei TU, perché NON ESISTONO PERSONE DIVERSE, ESISTE SOLO UN MODO DIVERSO DI GUARDARLE.
Anche quest’anno l’intero ricavato dell’iniziativa sarà devoluto alla Fondazione Città della Speranza perché siamo certi che il modo migliore per aiutare se stessi sia aiutare gli altri.
I finanziamenti destinati ai progetti umanitari sono spesso scarsi e il nostro piccolo aiuto potrà essere importante per chi si trova in difficoltà.
Grazie per aiutarci ad aiutare.
Qui il link del Calendario:
http://www.bastailcolore.it/acquista.html
Qui il link Video del backstage:
https://www.youtube.com/watch?v=8wljypwtrPE#t=68
fonte www.youtube.com - www.bastailcolore.it
Hanno scelto di dare un esempio di impegno concreto affinché anche ognuno di noi impari ad essere più civile ed accogliente
“NON ESISTONO PERSONE DIVERSE, ESISTE SOLO UN MODO DIVERSO DI GUARDARLE.”
L’accettazione e la valorizzazione delle differenze dovrebbero diventare i principi fondamentali del vivere in società, perché la sconfitta dell’omofobia, della violenza e del bullismo passa attraverso un percorso culturale, nel quale le azioni simboliche rivestono un ruolo fondamentale.
BASTA IL COLORE si inserisce proprio in questo percorso, perciò gli atleti hanno deciso di uscire dal campo di gioco e di indossare una maglia di colore rosa, un simbolo semplice, ma anche chiaro ed esplicito che non ha bisogno di troppe spiegazioni per far arrivare il messaggio.
La direzione artistica del calendario 2015 è stata affidata al fotografo Luca Serradura: quest'anno i cestisti bassanesi sono stati ritratti in compagnia dei giocatori del Rugby Bassano: insieme hanno fatto squadra e hanno partecipato al progetto con l’entusiasmo e la passione che li contraddistingue da sempre.
Dodici scatti che mettono in luce altrettante scene in cui potrete rivedere il fratello del vostro migliore amico, la vostra vicina di casa o il ragazzo che ogni sera porta a spasso il cane: persone che rifiutano l’etichetta che qualcun altro ha deciso di imporre loro e sono felici di essere ciò che sono: persone che danno spazio alla vita e che mettono il loro impegno in ogni cosa che fanno.
In una società come la nostra, costruita intorno all’apparenza, serve davvero molto coraggio per essere se stessi.
Non importa che tu sia una bella ragazza con i capelli biondi o un adolescente a cui piace studiare, non importa che tu sia un signora anziana, o una donna incinta, non importa nemmeno che la gente pensi che chi è affetto da sindrome di Down è limitato, o che fare le pulizie sia un lavoro umiliante, da perdenti.
Tutti rischiano di non essere accettati per come sono, ma la persona che deve imparare ad accettarsi sei TU, perché NON ESISTONO PERSONE DIVERSE, ESISTE SOLO UN MODO DIVERSO DI GUARDARLE.
Anche quest’anno l’intero ricavato dell’iniziativa sarà devoluto alla Fondazione Città della Speranza perché siamo certi che il modo migliore per aiutare se stessi sia aiutare gli altri.
I finanziamenti destinati ai progetti umanitari sono spesso scarsi e il nostro piccolo aiuto potrà essere importante per chi si trova in difficoltà.
Grazie per aiutarci ad aiutare.
Qui il link del Calendario:
http://www.bastailcolore.it/acquista.html
Qui il link Video del backstage:
https://www.youtube.com/watch?v=8wljypwtrPE#t=68
fonte www.youtube.com - www.bastailcolore.it
sabato 13 dicembre 2014
Attrici: “Io, la Fata Ignorante di Ferzan” intervista a Lucrezia Valia
“Molte transessuali preferiscono prostituirsi perché gli piacciono i soldi facili”.
Una dichiarazione forte quella di Lucrezia Valia, l’indimenticata Mara de Le Fate Ignoranti di Ferzan Ozpetek.
Oggi Lucrezia fa la vendeuse (addetta alle vendite in francese) in una boutique del centro a Roma e, alla vigilia del suo compleanno, si confessa senza paura a GAY.tv.
Sono passati quattordici anni dall’uscita de ‘Le Fate Ignoranti’. Cosa è rimasto in te di quella Mara li?
Mi è rimasto un bellissimo ricordo. E’ stata una delle più belle esperienze della mia vita che mi ha poi dato l’opportunità di ottenere il lavoro di vendeuse in un importante negozio di moda, dandomi anche quella stabilità lavorativa di cui sentivo il bisogno. L’incontro con Ferzan è stato importante sotto ogni punto di vista: umano e professionale.
Perché quel film resta il più amato dal mondo gay?
Le Fate Ignoranti è rimasto nei cuori di tante persone perché ha rappresentato, per coloro che si sentivano emarginati dalla società, il raggiungimento di una agognata “normalità”.
La normalità di una famiglia allargata a cui persino i cosiddetti “normali” volevano appartenere. Forse da allora è stato sdoganato un nuovo concetto di famiglia.
Parlo di famiglia non solo biologica, ma famiglia come scelta di persone che si sostengono e si comprendono senza giudicarsi.
Cosa è significato diventare una transessuale famosa in quegli anni?
Ad essere sincera non me ne sono neanche accorta del successo. Ho sempre continuato a vivere e a lavorare come vendeuse anche se mi arrivavano diverse proposte artistiche. Il ricordo più tenero erano i fiori e lettere che mi venivano recapitati da ragazzi e ragazze che mi ringraziavano per avergli dato la possibilità di fare coming out e di essere finalmente se stessi.
Non hai avuto paura che recitare il ruolo di una trans ti avrebbe etichettata per sempre?
E perché mai? Magari mi chiamassero per fare questi ruoli. Non ho mai avuto paura di rimanere intrappolata o etichettata nei ruoli di transessuale perché, prima di tutto, non mi vergogno di essere tale, anzi. Inoltre penso che recitare in tali ruoli sia utile per sdoganare la nostra figura nella società che ancora oggi fa molta fatica ad accettarci. Secondo me quello della transessualità rimane l’ultimo tabù del mondo occidentale.
Nel frattempo nel mondo transessuale è cambiato qualcosa?
Penso che non sia cambiato nulla o, forse, siamo un po’ regrediti culturalmente. Oggi è difficile trovare lavoro ed emergere come persone e finché le persone non ci accetteranno per quello che siamo, sarà difficile trovare anche l’Amore.
Tu sei anche una assistente alle vendite in una boutique in pieno centro a Roma. Come mai molte transessuali preferiscono il marciapiede?
Molte transessuali preferiscono prostituirsi perché gli piacciono i soldi facili. Lavorare costa fatica, coraggio, determinazione e dedizione. E’ anche vero che è molto difficile inserirsi nel mondo del lavoro se si è transessuali ma nulla è impossibile ed io ne sono la prova.
Come mai hai smesso di recitare?
A dire il vero non ho mai smesso di recitare. L’ultimo lavoro cinematografico è stato Magnifica Presenza di Ozpetek, in cui interpreto il personaggio di Lou. E’ stato un piccolo cameo ma molto importante per me.
In questo momento sto preparando un lavoro teatrale con la regista Adele Caprio con la quale avevo già fatto un importante ruolo in un adattamento de Le Serve di Genet. La Caprio ha scritto un testo al quale stiamo lavorando da ottobre, ispirandosi a La Voce Umana di Jean Cocteau, ritagliando il personaggio su di me. Contiamo di debuttare nel 2015.
Dove trovi la tua dimensione: in negozio o sul set?
Non si dice forse che la vita è un palcoscenico? Si possono avere tante dimensioni, in boutique come su un set. E in fondo anche in negozio è come essere su di un palcoscenico dove l’unica cosa che conta davvero è l’arte.
L’arte?
L’arte della comunicazione, ad esempio.
Cosa hai pensato dopo aver visto Jared Leto nel ruolo di una trans in ‘Dallas Buyers Club’?
Quando ho visto Leto nel ruolo di una transessuale tossicodipendente, malata di HIV mi sono emozionata e anche commossa. Un ruolo che avrei voluto fare anche io. Comunque bellissima interpretazione se si pensa che è stata fatta da un eterosessuale.
Luxuria da Berlusconi ti è piaciuta?
Quando ho visto la foto sui social istintivamente ho scritto: “Come si cambia per non morire, come si cambia per ricominciare”. Però poi a pensarci bene sono arrivata alla conclusione che solo nell’ incontro si possono risolvere i problemi e che solo gli stupidi non cambiano idea. Insomma, vedremo. Vlady è una cara amica che stimo molto.
Hai visto Laverne Cox sulla copertina del Time?
Sì, è stata una forte emozione. Quella copertina ha sicuramente aiutato l’opinione pubblica a non giudicarci solo in modo negativo. Comunque anche io. negli anni ’90, feci una foto per un importante settimanale italiano intitolata “Il terzo sesso”, ma fu censurata. La foto uscì solamente in Germania. I tempi non erano ancora maturi.
Cosa pensi di quelle attrici che si mettono a nudo con la loro storia privata da Barbara D’Urso?
Penso che sia solo un modo per cercare notorietà. Allora mi dico: perché no? Ognuno è libero di decidere della propria vita, ma detesto darsi in pasto al voyeurismo del pubblico, sempre pronto a nutrirsi del dolore altrui ma mai pronto ad aprire la mente e ad accettare, con amore, la diversità.
fonte http://www.gay.tv/ intervista di Alessio Poeta
Una dichiarazione forte quella di Lucrezia Valia, l’indimenticata Mara de Le Fate Ignoranti di Ferzan Ozpetek.
Oggi Lucrezia fa la vendeuse (addetta alle vendite in francese) in una boutique del centro a Roma e, alla vigilia del suo compleanno, si confessa senza paura a GAY.tv.
Sono passati quattordici anni dall’uscita de ‘Le Fate Ignoranti’. Cosa è rimasto in te di quella Mara li?
Mi è rimasto un bellissimo ricordo. E’ stata una delle più belle esperienze della mia vita che mi ha poi dato l’opportunità di ottenere il lavoro di vendeuse in un importante negozio di moda, dandomi anche quella stabilità lavorativa di cui sentivo il bisogno. L’incontro con Ferzan è stato importante sotto ogni punto di vista: umano e professionale.
Perché quel film resta il più amato dal mondo gay?
Le Fate Ignoranti è rimasto nei cuori di tante persone perché ha rappresentato, per coloro che si sentivano emarginati dalla società, il raggiungimento di una agognata “normalità”.
La normalità di una famiglia allargata a cui persino i cosiddetti “normali” volevano appartenere. Forse da allora è stato sdoganato un nuovo concetto di famiglia.
Parlo di famiglia non solo biologica, ma famiglia come scelta di persone che si sostengono e si comprendono senza giudicarsi.
Cosa è significato diventare una transessuale famosa in quegli anni?
Ad essere sincera non me ne sono neanche accorta del successo. Ho sempre continuato a vivere e a lavorare come vendeuse anche se mi arrivavano diverse proposte artistiche. Il ricordo più tenero erano i fiori e lettere che mi venivano recapitati da ragazzi e ragazze che mi ringraziavano per avergli dato la possibilità di fare coming out e di essere finalmente se stessi.
Non hai avuto paura che recitare il ruolo di una trans ti avrebbe etichettata per sempre?
E perché mai? Magari mi chiamassero per fare questi ruoli. Non ho mai avuto paura di rimanere intrappolata o etichettata nei ruoli di transessuale perché, prima di tutto, non mi vergogno di essere tale, anzi. Inoltre penso che recitare in tali ruoli sia utile per sdoganare la nostra figura nella società che ancora oggi fa molta fatica ad accettarci. Secondo me quello della transessualità rimane l’ultimo tabù del mondo occidentale.
Nel frattempo nel mondo transessuale è cambiato qualcosa?
Penso che non sia cambiato nulla o, forse, siamo un po’ regrediti culturalmente. Oggi è difficile trovare lavoro ed emergere come persone e finché le persone non ci accetteranno per quello che siamo, sarà difficile trovare anche l’Amore.
Tu sei anche una assistente alle vendite in una boutique in pieno centro a Roma. Come mai molte transessuali preferiscono il marciapiede?
Molte transessuali preferiscono prostituirsi perché gli piacciono i soldi facili. Lavorare costa fatica, coraggio, determinazione e dedizione. E’ anche vero che è molto difficile inserirsi nel mondo del lavoro se si è transessuali ma nulla è impossibile ed io ne sono la prova.
Come mai hai smesso di recitare?
A dire il vero non ho mai smesso di recitare. L’ultimo lavoro cinematografico è stato Magnifica Presenza di Ozpetek, in cui interpreto il personaggio di Lou. E’ stato un piccolo cameo ma molto importante per me.
In questo momento sto preparando un lavoro teatrale con la regista Adele Caprio con la quale avevo già fatto un importante ruolo in un adattamento de Le Serve di Genet. La Caprio ha scritto un testo al quale stiamo lavorando da ottobre, ispirandosi a La Voce Umana di Jean Cocteau, ritagliando il personaggio su di me. Contiamo di debuttare nel 2015.
Dove trovi la tua dimensione: in negozio o sul set?
Non si dice forse che la vita è un palcoscenico? Si possono avere tante dimensioni, in boutique come su un set. E in fondo anche in negozio è come essere su di un palcoscenico dove l’unica cosa che conta davvero è l’arte.
L’arte?
L’arte della comunicazione, ad esempio.
Cosa hai pensato dopo aver visto Jared Leto nel ruolo di una trans in ‘Dallas Buyers Club’?
Quando ho visto Leto nel ruolo di una transessuale tossicodipendente, malata di HIV mi sono emozionata e anche commossa. Un ruolo che avrei voluto fare anche io. Comunque bellissima interpretazione se si pensa che è stata fatta da un eterosessuale.
Luxuria da Berlusconi ti è piaciuta?
Quando ho visto la foto sui social istintivamente ho scritto: “Come si cambia per non morire, come si cambia per ricominciare”. Però poi a pensarci bene sono arrivata alla conclusione che solo nell’ incontro si possono risolvere i problemi e che solo gli stupidi non cambiano idea. Insomma, vedremo. Vlady è una cara amica che stimo molto.
Hai visto Laverne Cox sulla copertina del Time?
Sì, è stata una forte emozione. Quella copertina ha sicuramente aiutato l’opinione pubblica a non giudicarci solo in modo negativo. Comunque anche io. negli anni ’90, feci una foto per un importante settimanale italiano intitolata “Il terzo sesso”, ma fu censurata. La foto uscì solamente in Germania. I tempi non erano ancora maturi.
Cosa pensi di quelle attrici che si mettono a nudo con la loro storia privata da Barbara D’Urso?
Penso che sia solo un modo per cercare notorietà. Allora mi dico: perché no? Ognuno è libero di decidere della propria vita, ma detesto darsi in pasto al voyeurismo del pubblico, sempre pronto a nutrirsi del dolore altrui ma mai pronto ad aprire la mente e ad accettare, con amore, la diversità.
fonte http://www.gay.tv/ intervista di Alessio Poeta
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lunedì 1 dicembre 2014
Lgbt: Oggi 1 dicembre giornata mondiale dedicata alla lotta contro l'Aids
Si celebra oggi, 1 dicembre, la giornata mondiale dedicata alla lotta contro l'Aids. Ecco i dati, gli obiettivi da raggiungere e le iniziative in corso
Si celebra oggi, 1 dicembre, la Giornata Mondiale dedicata alla lotta contro l'Aids, il virus che aggredisce il sistema immunitario e del quale attualmente ne soffrono 35 milioni di persone nel mondo, rappresentando ancora oggi un pericolo concreto per l'umanità.
Ogni anno si registrano in Italia 4 mila nuovi casi e, sempre secondo l'Istituto Superiore di sanità, sarebbero oltre mille i decessi, cifra che rappresenta il numero più alto nell'Europa occidentale.
I rapporti sessuali non protetti restano ancora oggi la prima causa della contrazione del virus dell'Hiv, che colpisce uomini e donne indistintamente, con una maggiore incidenza tra i primi. L'età media per le diagnosi è 39 anni per l'uomo e 36 per le donne. Il test dell'Hiv viene fatto, nel 41,9% dei casi, quando ci sono già sintomi del virus; di questo il 27,6% sceglie di farlo in seguito a un comportamento a rischio, mentre il 15% in casi di gravidanze e procreazione assistita. Nel 2013 le regioni con una maggiore incidenza sono state il Lazio, la Lombardia e il Piemonte, mentre il dato più basso appartiene alla Calabria.
Unaids, l’organizzazione Onu che si occupa di Aids ci conferma che purtroppo l'Aids non è solo una malattia del mondo occidentale: la zona più colpita al mondo è infatti l’Africa Subsahariana, che solo nello scorso anno ha registrato un milione e mezzo di nuovi casi di Hiv positivo, dei quali 240.000 sono bambini. Unaids si è posta l’obiettivo di avere 15 milioni di persone in terapia entro il 2015.
Lo slogan scelto per il 2014 è “Closing the gap in HIV prevention and treatment", ossia riduci la distanza fra prevenzione e trattamento dell'Aids. Entro il 2020 il ci si pone il seguente obiettivo, il traguardo 90-90-90: dare cioè, cure al 90% delle persone con HIV, permettere al 90% delle persone sieropositive di essere a conoscenza del proprio stato virale e azzerare la carica virale per il 90% delle persone in terapia.
Uno delle tante iniziative in onore della giornata è quella di Durex, il famoso marchio di profilattici che promuove l'iniziativa #1share1condom a favore dell’Associazione Italiana della Croce Rossa. È infatti con l’obiettivo di sostenere l’utilizzo del profilattico e una cultura preventiva contro le malattie sessualmente trasmissibili che il brand sceglie di promuovere l’iniziativa coinvolgendo chiunque intenda utilizzare il web per “condividere” il proprio sostegno nella lotta all’HIV: per ogni utente che pubblicherà su Facebook, Twitter e Instagram l’immagine scelta da Durex o semplicemente posterà l’hashtag #1share1condom, Durex Italia devolverà a Croce Rossa Italiana un profilattico per le attività che svolgeranno sul territorio in occasione della giornata mondiale contro l’AIDS 2014.
L’impegno sociale di Durex nel sostenere la diffusione di una cultura sessuale capace di generare una vita di coppia sana e responsabile si concretizza durante tutto l’anno nel progetto Safebook by Durex, che anche grazie al coinvolgimento di Croce Rossa Italiana, si pone l’obiettivo di parlare alle nuove generazioni. Il brand coinvolge oltre 12.000 istituti tra scuole medie inferiori, rivolgendosi alle classi medie e superiori, di tutta Italia per promuovere tra i più giovani una corretta educazione all’affettività e alla sessualità.
fonte http://www.alfemminile.com di Valentina Grassini
Si celebra oggi, 1 dicembre, la Giornata Mondiale dedicata alla lotta contro l'Aids, il virus che aggredisce il sistema immunitario e del quale attualmente ne soffrono 35 milioni di persone nel mondo, rappresentando ancora oggi un pericolo concreto per l'umanità.
Ogni anno si registrano in Italia 4 mila nuovi casi e, sempre secondo l'Istituto Superiore di sanità, sarebbero oltre mille i decessi, cifra che rappresenta il numero più alto nell'Europa occidentale.
I rapporti sessuali non protetti restano ancora oggi la prima causa della contrazione del virus dell'Hiv, che colpisce uomini e donne indistintamente, con una maggiore incidenza tra i primi. L'età media per le diagnosi è 39 anni per l'uomo e 36 per le donne. Il test dell'Hiv viene fatto, nel 41,9% dei casi, quando ci sono già sintomi del virus; di questo il 27,6% sceglie di farlo in seguito a un comportamento a rischio, mentre il 15% in casi di gravidanze e procreazione assistita. Nel 2013 le regioni con una maggiore incidenza sono state il Lazio, la Lombardia e il Piemonte, mentre il dato più basso appartiene alla Calabria.
Unaids, l’organizzazione Onu che si occupa di Aids ci conferma che purtroppo l'Aids non è solo una malattia del mondo occidentale: la zona più colpita al mondo è infatti l’Africa Subsahariana, che solo nello scorso anno ha registrato un milione e mezzo di nuovi casi di Hiv positivo, dei quali 240.000 sono bambini. Unaids si è posta l’obiettivo di avere 15 milioni di persone in terapia entro il 2015.
Lo slogan scelto per il 2014 è “Closing the gap in HIV prevention and treatment", ossia riduci la distanza fra prevenzione e trattamento dell'Aids. Entro il 2020 il ci si pone il seguente obiettivo, il traguardo 90-90-90: dare cioè, cure al 90% delle persone con HIV, permettere al 90% delle persone sieropositive di essere a conoscenza del proprio stato virale e azzerare la carica virale per il 90% delle persone in terapia.
Uno delle tante iniziative in onore della giornata è quella di Durex, il famoso marchio di profilattici che promuove l'iniziativa #1share1condom a favore dell’Associazione Italiana della Croce Rossa. È infatti con l’obiettivo di sostenere l’utilizzo del profilattico e una cultura preventiva contro le malattie sessualmente trasmissibili che il brand sceglie di promuovere l’iniziativa coinvolgendo chiunque intenda utilizzare il web per “condividere” il proprio sostegno nella lotta all’HIV: per ogni utente che pubblicherà su Facebook, Twitter e Instagram l’immagine scelta da Durex o semplicemente posterà l’hashtag #1share1condom, Durex Italia devolverà a Croce Rossa Italiana un profilattico per le attività che svolgeranno sul territorio in occasione della giornata mondiale contro l’AIDS 2014.
L’impegno sociale di Durex nel sostenere la diffusione di una cultura sessuale capace di generare una vita di coppia sana e responsabile si concretizza durante tutto l’anno nel progetto Safebook by Durex, che anche grazie al coinvolgimento di Croce Rossa Italiana, si pone l’obiettivo di parlare alle nuove generazioni. Il brand coinvolge oltre 12.000 istituti tra scuole medie inferiori, rivolgendosi alle classi medie e superiori, di tutta Italia per promuovere tra i più giovani una corretta educazione all’affettività e alla sessualità.
fonte http://www.alfemminile.com di Valentina Grassini
venerdì 28 novembre 2014
Lgbt Radio: HIV emergenza che non riguarda solo gli uomini gay
Nella puntata di “Oltre le Differenze” di venerdì 28 novembre si parla di prevenzione, salute delle donne e delle persone trans
Donne e uomini, etero o omosessuali, il rischio di contrarre HIV o altre malattie sessualmente trasmissibili riguarda tutt*, siamo davvero informati e preparati su come evitare il contagio? Alle porte della Giornata Mondiale contro l'AIDS “Oltre le Differenze”, il format radiofonico di informazione sul mondo gay, lesbico, bisex, transessuale e queer, condotto da Natascia Maesi e Oriana Bottini, cercherà di dare informazioni e risposte a questa domanda nella puntata di venerdì 28 novembre alle 21 su Antenna Radio Esse (FM 91.25, 93.20, 93.50, 99.10 o diretta online dal sito www.antennaradioesse.it) e in replica sabato 29 dalle ore 15.
Nel mondo l'epidemia di AIDS causa ancora oltre 1,6 milioni di vittime l'anno, in Italia le persone sieropositive possono gestire e trattare quella che può esser ormai considerata una malattia cronaca ma l'attenzione alla prevenzione non deve abbassarsi perché aumenta il numero dei nuovi contagi.
Con l'intervista a Valeria Roberto, referente del progetto benessere de Il Cassero Arcigay Bologna, sarà dedicata un'attenzione particolare alla salute delle donne e agli strumenti di protezione che anche le lesbiche possono e devono utilizzare, sui quale c' ancora poca conoscenza e qualche tabù culturale: le parole chiave sono prevenzione e sesso sicuro.
Torna poi la rubrica Trans-Corsi a cura di Giuliano Foca con il quale faremo un salto nel mondo Transgender, conoscendo anche i progetti messi in campo dalle associazioni a favore della salute delle persone transessuali.
Gran finale con i consigli su libri, cinema, curiosità ed eventi lgbt nella rubrica Rainbow Life Style. E' sempre possibile interagire con la redazione del programma attraverso la pagina fan su Facebook, mentre sul blog www.oltreledifferenze.wordpress.com, sono archiviate tutte le puntate già andate in onda.
fonte redazione di "Oltre le Differenze"
Donne e uomini, etero o omosessuali, il rischio di contrarre HIV o altre malattie sessualmente trasmissibili riguarda tutt*, siamo davvero informati e preparati su come evitare il contagio? Alle porte della Giornata Mondiale contro l'AIDS “Oltre le Differenze”, il format radiofonico di informazione sul mondo gay, lesbico, bisex, transessuale e queer, condotto da Natascia Maesi e Oriana Bottini, cercherà di dare informazioni e risposte a questa domanda nella puntata di venerdì 28 novembre alle 21 su Antenna Radio Esse (FM 91.25, 93.20, 93.50, 99.10 o diretta online dal sito www.antennaradioesse.it) e in replica sabato 29 dalle ore 15.
Nel mondo l'epidemia di AIDS causa ancora oltre 1,6 milioni di vittime l'anno, in Italia le persone sieropositive possono gestire e trattare quella che può esser ormai considerata una malattia cronaca ma l'attenzione alla prevenzione non deve abbassarsi perché aumenta il numero dei nuovi contagi.
Con l'intervista a Valeria Roberto, referente del progetto benessere de Il Cassero Arcigay Bologna, sarà dedicata un'attenzione particolare alla salute delle donne e agli strumenti di protezione che anche le lesbiche possono e devono utilizzare, sui quale c' ancora poca conoscenza e qualche tabù culturale: le parole chiave sono prevenzione e sesso sicuro.
Torna poi la rubrica Trans-Corsi a cura di Giuliano Foca con il quale faremo un salto nel mondo Transgender, conoscendo anche i progetti messi in campo dalle associazioni a favore della salute delle persone transessuali.
Gran finale con i consigli su libri, cinema, curiosità ed eventi lgbt nella rubrica Rainbow Life Style. E' sempre possibile interagire con la redazione del programma attraverso la pagina fan su Facebook, mentre sul blog www.oltreledifferenze.wordpress.com, sono archiviate tutte le puntate già andate in onda.
fonte redazione di "Oltre le Differenze"
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mercoledì 26 novembre 2014
Lgbt: Furia omofoba a Napoli: aggredita una coppia gay
Un bacio ed un abbraccio scatenano la violenza: giovane curato con punti di sutura.
Prima insultati e poi aggrediti a pugni in faccia.
Per un bacio. È successo ieri sera a Napoli, in piazza Dante dove una coppia di ragazzi gay sono passati dallo scambiarsi un bacio e un abbraccio in un momento di affetto, a subire l'ennesimo attacco di violenza omofoba.
Secondo quanto riporta la stampa locale, un testimone, chiamato in aiuto dai due giovani, ha raccontato che l'aggressore avrebbe dapprima insultato i due e poi si sarebbe scagliato contro di loro colpendone uno a pugni, infastidito dal loro bacio.
I soccorsi
Il ragazzo, con il volto tumefatto, è riuscito a chiedere aiuto da un passante che ha cercato di placare l'ira dell'aggressore. Ma poco prima che arrivassero i soccorsi, l'uomo si è dileguato. La vittima stata
trasportata all'ospedale Vecchio Pellegrino dove è stato curato con due punti di sutura al labbro. Il consigliere della II Municipalità Pino De Stasio si è detto sconvolto per l'accaduto ed ha dichiarato al Mattino che i due ragazzi che hanno subito l'aggressione sarebbero intenzionati a denunciare l'accaduto alle forze dell'ordine. "Sono sconvolto per questo atto omofobo avvenuto a ridosso della giornata contro il femminicidio - ha dichiarato il consigliere che ha anche la delega alle Pari Opportunità - e ciò conferma che a Napoli bisogna fare ancora tanti passi avanti e bisogna ancora lottare per una cultura che contempli i diritti Lgbt".
Le associazioni
"Quello che è successo decreta il fallimento delle strategie napoletane - commenta Carlo Cremona, presidente de I-Ken -. Chi ha indicato quella piazza come un luogo friendly, in cui le persone gay, lesbiche e trans possono sentirsi al sicuro, deve assumersene la responsabilità.
In quella piazza non c'è integrazione e le cronache riportano troppo spesso di episodi di omofobia accaduti in quel chilometro quadrato. Questo è un comune in cui si sono stanziati 290 mila euro per i diritto degli animali e zero per quelli delle persone lgbt".
"Non mi stupisco dei pugni. Napoli non è la città dell'integrazione che si racconta - continua -.
Non c'è una strategia, un percorso culturale e tutto è affidato al volontariato delle associazioni.
Un progetto per le scuole che doveva essere triennale e che include anche le questioni contro l'omofobia, è stato ridotto a trimestrale".
"Non voglio che trapeli la cultura del nascondersi - conclude - abbiamo bisogno di visibilità, ma dobbiamo sapere che questa comporta dei rischi.
Noi apriremo un centro anti violenza in un bene confiscato alla camorra, grazie a fondi stanziati dal ministero della Gioventù, ma è urgente che il sindaco convochi un tavolo sulla sicurezza e l'ordine pubblico ed è importante che si denuncino fatti del genere alle autorità competenti".
fonte http://www.gay.it/
Prima insultati e poi aggrediti a pugni in faccia.
Per un bacio. È successo ieri sera a Napoli, in piazza Dante dove una coppia di ragazzi gay sono passati dallo scambiarsi un bacio e un abbraccio in un momento di affetto, a subire l'ennesimo attacco di violenza omofoba.
Secondo quanto riporta la stampa locale, un testimone, chiamato in aiuto dai due giovani, ha raccontato che l'aggressore avrebbe dapprima insultato i due e poi si sarebbe scagliato contro di loro colpendone uno a pugni, infastidito dal loro bacio.
I soccorsi
Il ragazzo, con il volto tumefatto, è riuscito a chiedere aiuto da un passante che ha cercato di placare l'ira dell'aggressore. Ma poco prima che arrivassero i soccorsi, l'uomo si è dileguato. La vittima stata
trasportata all'ospedale Vecchio Pellegrino dove è stato curato con due punti di sutura al labbro. Il consigliere della II Municipalità Pino De Stasio si è detto sconvolto per l'accaduto ed ha dichiarato al Mattino che i due ragazzi che hanno subito l'aggressione sarebbero intenzionati a denunciare l'accaduto alle forze dell'ordine. "Sono sconvolto per questo atto omofobo avvenuto a ridosso della giornata contro il femminicidio - ha dichiarato il consigliere che ha anche la delega alle Pari Opportunità - e ciò conferma che a Napoli bisogna fare ancora tanti passi avanti e bisogna ancora lottare per una cultura che contempli i diritti Lgbt".
Le associazioni
"Quello che è successo decreta il fallimento delle strategie napoletane - commenta Carlo Cremona, presidente de I-Ken -. Chi ha indicato quella piazza come un luogo friendly, in cui le persone gay, lesbiche e trans possono sentirsi al sicuro, deve assumersene la responsabilità.
In quella piazza non c'è integrazione e le cronache riportano troppo spesso di episodi di omofobia accaduti in quel chilometro quadrato. Questo è un comune in cui si sono stanziati 290 mila euro per i diritto degli animali e zero per quelli delle persone lgbt".
"Non mi stupisco dei pugni. Napoli non è la città dell'integrazione che si racconta - continua -.
Non c'è una strategia, un percorso culturale e tutto è affidato al volontariato delle associazioni.
Un progetto per le scuole che doveva essere triennale e che include anche le questioni contro l'omofobia, è stato ridotto a trimestrale".
"Non voglio che trapeli la cultura del nascondersi - conclude - abbiamo bisogno di visibilità, ma dobbiamo sapere che questa comporta dei rischi.
Noi apriremo un centro anti violenza in un bene confiscato alla camorra, grazie a fondi stanziati dal ministero della Gioventù, ma è urgente che il sindaco convochi un tavolo sulla sicurezza e l'ordine pubblico ed è importante che si denuncino fatti del genere alle autorità competenti".
fonte http://www.gay.it/
Lgbt: In Russia la statua di Steve Jobs rimossa per il coming out di Tim Cook
I russi sembrano non avere preso bene il recente coming out di Tim Cook e pare ne abbia fatto le spese l'installazione in memoria di Steve Jobs.
La Russia è stata spesso al centro delle cronache nell’ultimo periodo per le sue prese di posizione e per la sua legislazione contraria ai diritti delle persone lgbt.
A quanto pare anche il recente coming out dell’attuale CEO di Apple, Tim Cook, non è stato recepito molto bene a mosca.
Questo iPhone gigante, che potete vedere nelle foto, era stato installato dalla società in omaggio a Steve Jobs dopo la sua scomparsa.
Ebbene seguito alle dichiarazioni di Tim Cook la società ha pensato di rimuovere l’installazione.
Prima di tutto perchè disapprovano il comportamento di una società che spia i propri utenti e passa le informazioni ai servizi di sicurezza statunitesni. E in secondo luogo per rispettare “la legge federale russa a protezione dei bambini da qualsiasi contenuto che neghi i valori tradizionali della famiglia.”
Resta da capire per quale motivo un’installazione dedicata a Jobs costituirebbe anche indirettemente una propaganda anti-famiglia…
fonte http://www.gizmodo.it/via Gizmodo.fr
La Russia è stata spesso al centro delle cronache nell’ultimo periodo per le sue prese di posizione e per la sua legislazione contraria ai diritti delle persone lgbt.
A quanto pare anche il recente coming out dell’attuale CEO di Apple, Tim Cook, non è stato recepito molto bene a mosca.
Questo iPhone gigante, che potete vedere nelle foto, era stato installato dalla società in omaggio a Steve Jobs dopo la sua scomparsa.
Ebbene seguito alle dichiarazioni di Tim Cook la società ha pensato di rimuovere l’installazione.
Prima di tutto perchè disapprovano il comportamento di una società che spia i propri utenti e passa le informazioni ai servizi di sicurezza statunitesni. E in secondo luogo per rispettare “la legge federale russa a protezione dei bambini da qualsiasi contenuto che neghi i valori tradizionali della famiglia.”
Resta da capire per quale motivo un’installazione dedicata a Jobs costituirebbe anche indirettemente una propaganda anti-famiglia…
fonte http://www.gizmodo.it/via Gizmodo.fr
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martedì 25 novembre 2014
Lgbt: 1522 il numero verde antiviolenza e stalking 24h su 24h - Mai più violenze sulle donne, 25 novembre giornata mondiale di sensibilizzazione
Il 25 novembre è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne, un fenomeno sociale che in questi ultimi tempi ha toccato livelli patologici.
Pochi dati del “bollettino di guerra”: una donna su tre viene uccisa dopo aver scelto di lasciare il proprio partner.
Ma il segnale nuovo del rapporto della banca dati Eures è il forte aumento dei matricidi, compiuti “anche per effetto del perdurare della crisi”, ovvero per ragioni di denaro o per un’esasperazione dei rapporti in seguito a convivenze imposte da necessità. Sono infatti 23 le madri uccise nell’ultimo anno, pari al 18,9% dei femminicidi familiari. Dando uno sguardo generale al fenomeno, sono stati 179 i femminicidi nel 2013, rispetto alle 157 vittime del 2012, l’anno scorso le donne uccise sono aumentate del 14%.
Un anno nero, con la più elevata percentuale di donne tra le vittime di omicidio mai registrata in Italia, in pratica una ogni due giorni. In 7 casi su 10 i femminicidi si sono consumati all’interno del contesto familiare, una costante nell’interno periodo tra il 2000 e il 2013 (70,5%).
“Inadeguata – secondo Eures – la risposta istituzionale alla richiesta d’aiuto delle donne “, visto che nel 2013 più della metà delle future vittime (il 51,9%) aveva segnalato o denunciato le violenze subite. Per dieci anni quasi la metà dei femminicidi è avvenuta al nord.
Ma dal 2013 c’è stata un’inversione di tendenza e il meridione ha visto una crescita del 27% degli omicidi di donne (75 casi), mentre al centro Italia le vittime sono raddoppiare, dalle 22 del 2012 a 44 dello scorso anno. Il nord, dove nel 2013 sono state uccide 60 donne, rimane il territorio dove si verificano più omicidi in famiglia, 8 su 10.
La maglia nera spetta al Lazio e alla Campania, con 20 vittime ciascuno; solo a Roma sono state 11. Ma è l’Umbria a registrare l’indice più alto di mortalità con 12,9 femminicidi per milione di donne residenti. Resta la mano del partner quella dietro il 66% degli omicidi di donne. Dal 2000 sono 333 le compagne o mogli uccise perché “colpevoli di decidere“, come le definisce il dossier, ovvero le donne che avevano scelto di lasciare il loro compagno ma non sono riuscite a scappare in tempo dalla furia del partner.
Ma il segnale nuovo che il report collega alla crisi economica è il forte aumento dei matricidi, spesso compiuti per ragioni di denaro. Le madri uccise nell’ultimo anno corrispondono al 18,9% dei femminicidi familiari.
Tante le iniziative ovunque programmate per tentare di arginare il nefando fenomeno, e, perché no, cercare di difendersi , in pratica fare aprire gli occhi, ai soggetti passivi e alle vittime protagoniste dei tragici accadimenti: in diverse località si organizzano addirittura dei “corsi” ad hoc rivolti alle donne ed anche agli uomini di ogni età, corsi programmati per insegnare cosa fare e come agire di fronte a un’aggressione, una rapina o un tentativo di violenza, situazioni queste che, purtroppo, stanno diventando sempre più frequenti nelle nostre città.
Il proposito di queste “istruzioni per l’uso” è quello di perseguire due obiettivi due obiettivi, l’uno è far sì che i partecipanti vincano la paura e l’insicurezza, tenendo le emozioni sotto controllo, l’altro è insegnare a difendersi, sfruttando i punti deboli dell’avversario e applicando alcune tecniche in uso nelle cosiddette arti marziali.
E cosi si imparano tecniche di divincolata e di percossa, facili da apprendere e applicabili in moltissime situazioni, che non si basano sull’utilizzo della forza ma sulla cinetica corporea e sull’applicazione di leggi fisiche di leve e proiezioni. In pratica si procede con la simulazione di situazioni reali, privilegiando un insegnamento “personalizzato” che consente di acquisire una preparazione efficace da utilizzare alla bisogna.
Il 25 novembre dunque si celebra la giornata dedicata alla “ violenza sulle donne” istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dal 1999 per sensibilizzare i Governi e l’opinione pubblica sul tema dei maltrattamenti femminili. La data del 25 novembre è stata scelta per ricordare il brutale assassinio del 1960 delle tre sorelle Mirabal da parte del regime di Rafael Leònidas Trujillo, sanguinario dittatore della Repubblica Dominicana per oltre 30 anni.
Una breve riflessione sul tema: violentate e picchiate, in Italia una donna su tre tra i 16 e 20 anni è stata vittima nella sua vita di aggressioni maschili, aggressioni che spesso finiscono tragicamente con la soppressione della donna, tragici eventi che si consumano quasi sempre nell’ambito familiare. Stando ai dati Istat sono oltre sette milioni le donne che hanno subito violenza e dato ancor più allarmante: in media 100 italiane vengono uccise dal proprio partner o dall’ex, il 10% degli omicidi è stato preceduto da stalking. Sempre secondo i dati in possesso lo stalking è senza dubbio in crescita anche se le denunce rappresentano solo una piccola parte degli episodi, almeno fino ad ieri, ma oggi la donna è diventata più matura e consapevole e le denunce sono in aumento.
Tra gli obiettivi della Giornata sono il riconoscimento a livello internazionale, regionale e locale della violenza di genere come violazione dei diritti umani; il rafforzamento delle attività a livello locale e internazionale contro questo tipo di violenza; la creazione di spazi internazionali di discussione per l’adozione di strategie condivise ed efficaci in materia; dimostrazioni di solidarietà con le vittime di queste violenze in tutto il mondo; il ricorso a governi affinché adottino provvedimenti concreti per l’eliminazione di questo tipo di violenze.
fonte http://www.insiemeragusa.it/Silvio Biazzo
Pochi dati del “bollettino di guerra”: una donna su tre viene uccisa dopo aver scelto di lasciare il proprio partner.
Ma il segnale nuovo del rapporto della banca dati Eures è il forte aumento dei matricidi, compiuti “anche per effetto del perdurare della crisi”, ovvero per ragioni di denaro o per un’esasperazione dei rapporti in seguito a convivenze imposte da necessità. Sono infatti 23 le madri uccise nell’ultimo anno, pari al 18,9% dei femminicidi familiari. Dando uno sguardo generale al fenomeno, sono stati 179 i femminicidi nel 2013, rispetto alle 157 vittime del 2012, l’anno scorso le donne uccise sono aumentate del 14%.
Un anno nero, con la più elevata percentuale di donne tra le vittime di omicidio mai registrata in Italia, in pratica una ogni due giorni. In 7 casi su 10 i femminicidi si sono consumati all’interno del contesto familiare, una costante nell’interno periodo tra il 2000 e il 2013 (70,5%).
“Inadeguata – secondo Eures – la risposta istituzionale alla richiesta d’aiuto delle donne “, visto che nel 2013 più della metà delle future vittime (il 51,9%) aveva segnalato o denunciato le violenze subite. Per dieci anni quasi la metà dei femminicidi è avvenuta al nord.
Ma dal 2013 c’è stata un’inversione di tendenza e il meridione ha visto una crescita del 27% degli omicidi di donne (75 casi), mentre al centro Italia le vittime sono raddoppiare, dalle 22 del 2012 a 44 dello scorso anno. Il nord, dove nel 2013 sono state uccide 60 donne, rimane il territorio dove si verificano più omicidi in famiglia, 8 su 10.
La maglia nera spetta al Lazio e alla Campania, con 20 vittime ciascuno; solo a Roma sono state 11. Ma è l’Umbria a registrare l’indice più alto di mortalità con 12,9 femminicidi per milione di donne residenti. Resta la mano del partner quella dietro il 66% degli omicidi di donne. Dal 2000 sono 333 le compagne o mogli uccise perché “colpevoli di decidere“, come le definisce il dossier, ovvero le donne che avevano scelto di lasciare il loro compagno ma non sono riuscite a scappare in tempo dalla furia del partner.
Ma il segnale nuovo che il report collega alla crisi economica è il forte aumento dei matricidi, spesso compiuti per ragioni di denaro. Le madri uccise nell’ultimo anno corrispondono al 18,9% dei femminicidi familiari.
Tante le iniziative ovunque programmate per tentare di arginare il nefando fenomeno, e, perché no, cercare di difendersi , in pratica fare aprire gli occhi, ai soggetti passivi e alle vittime protagoniste dei tragici accadimenti: in diverse località si organizzano addirittura dei “corsi” ad hoc rivolti alle donne ed anche agli uomini di ogni età, corsi programmati per insegnare cosa fare e come agire di fronte a un’aggressione, una rapina o un tentativo di violenza, situazioni queste che, purtroppo, stanno diventando sempre più frequenti nelle nostre città.
Il proposito di queste “istruzioni per l’uso” è quello di perseguire due obiettivi due obiettivi, l’uno è far sì che i partecipanti vincano la paura e l’insicurezza, tenendo le emozioni sotto controllo, l’altro è insegnare a difendersi, sfruttando i punti deboli dell’avversario e applicando alcune tecniche in uso nelle cosiddette arti marziali.
E cosi si imparano tecniche di divincolata e di percossa, facili da apprendere e applicabili in moltissime situazioni, che non si basano sull’utilizzo della forza ma sulla cinetica corporea e sull’applicazione di leggi fisiche di leve e proiezioni. In pratica si procede con la simulazione di situazioni reali, privilegiando un insegnamento “personalizzato” che consente di acquisire una preparazione efficace da utilizzare alla bisogna.
Il 25 novembre dunque si celebra la giornata dedicata alla “ violenza sulle donne” istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dal 1999 per sensibilizzare i Governi e l’opinione pubblica sul tema dei maltrattamenti femminili. La data del 25 novembre è stata scelta per ricordare il brutale assassinio del 1960 delle tre sorelle Mirabal da parte del regime di Rafael Leònidas Trujillo, sanguinario dittatore della Repubblica Dominicana per oltre 30 anni.
Una breve riflessione sul tema: violentate e picchiate, in Italia una donna su tre tra i 16 e 20 anni è stata vittima nella sua vita di aggressioni maschili, aggressioni che spesso finiscono tragicamente con la soppressione della donna, tragici eventi che si consumano quasi sempre nell’ambito familiare. Stando ai dati Istat sono oltre sette milioni le donne che hanno subito violenza e dato ancor più allarmante: in media 100 italiane vengono uccise dal proprio partner o dall’ex, il 10% degli omicidi è stato preceduto da stalking. Sempre secondo i dati in possesso lo stalking è senza dubbio in crescita anche se le denunce rappresentano solo una piccola parte degli episodi, almeno fino ad ieri, ma oggi la donna è diventata più matura e consapevole e le denunce sono in aumento.
Tra gli obiettivi della Giornata sono il riconoscimento a livello internazionale, regionale e locale della violenza di genere come violazione dei diritti umani; il rafforzamento delle attività a livello locale e internazionale contro questo tipo di violenza; la creazione di spazi internazionali di discussione per l’adozione di strategie condivise ed efficaci in materia; dimostrazioni di solidarietà con le vittime di queste violenze in tutto il mondo; il ricorso a governi affinché adottino provvedimenti concreti per l’eliminazione di questo tipo di violenze.
fonte http://www.insiemeragusa.it/Silvio Biazzo
lunedì 24 novembre 2014
Lgbt Icone: “Queen Forever” il ritorno di Freddy Mercury a 23 anni dalla sua scomparsa
A 23 anni dalla morte di Freddy Mercury, la voce del cantante torna in nuovi brani inediti inclusi nella nuova raccolta "Queen Forever" che raccoglie alcuni grandi pezzi della band inglese, più delle chicche inedite per i fan, compreso il duetto tra Freddy e Michael Jackson.
L’ultimo album in studio dei Queen risale al 1995, era “Made In Heaven” e uscì a 4 anni, ormai, dalla morte di Freddy Mercury (24 novembre 1991), il quale, però, prima di morire registrò delle tracce vocale chiedendo alla band di lavorarci su, come poi avvenne. Per risalire, invece, all’ultimo album in cui Freddy era vivo bisogna tornare a “Innuendo”, del 1991, uno degli album della band ritenuti migliori, conquistando la prima posizione in Inghilterra e in molti paesi del mondo.
Freddy Mercury sapeva di essere malato già a fine degli anni ’80 e lo ammise alla band ma non al pubblico e ai giornalisti, ma nonostante ciò la stampa scandalistica cominciò a chiedersi i motivi di quell’aspetto dimesso nelle poche occasioni in cui Mercury appariva in pubblico.
La sua malattia rallentò anche i lavori dell’album che, però, resta una delle pietre miliari della band e della musica in generale. Da quel momento in poi, come sempre avviene per le grandi band, la discografia si è arricchita di raccolte, edizioni speciali, inediti cacciati dai cassetti, tribute album e tutto ciò che ne consegue. Un modo per mantenere viva la memoria del cantante, per far conoscere alle giovani generazioni l’opera di una delle band più influenti degli ultimi decenni, senza dimenticare i motivi economici, sempre presenti dietro questa scelta.
Il perché di “Queen Forever”
“Avevamo un po’ più materiale del previsto chiuso in un cassetto, quindi al momento stiamo lavorando su alcuni pezzi. Freddie suona fresco come ieri” aveva dichiarato Brian May in occasione della partenza del tour americano a inizio anno e l’attesa s’era fatta alta per questo ennesimo cofanetto che racchiude il meglio delle canzoni d’amore dei Queen.
“Queen Forever” è composto da un’edizione standard con un cd che contiene 20 tracce e una versione doppia con 36 tracce: grandi hit, brani classici del loro repertorio, e pezzi meno noti che May ha descritto come “cose a cui abbiamo lavorato insieme e che sono rappresentative della nostra crescita forse più delle grandi hit”.
Ci sono anche tre inediti a dare un di più a tutti i fan della band: “Let Me in Your Heart Again” tratto dalle sessioni di registrazioni di “The Works”, l’album del 1984, una nuova versione di “Love Kills”, brano incluso nel primo lavoro da solista di Mercury e rivisitato da Giorgio Moroder e quello che era uno dei pezzi più attesi, ovvero il duetto tra Freddy e Michael Jackson in “There Must Be More To Life Than This”, nato da una canzone scritta dal cantante inglese per le session di “Hot Space”, quando Mercury andò a trovare il King Of Pop senza, però, arrivare mai a una versione definitiva del pezzo che oggi è stata messa nelle mani del produttore William Orbit che l’ha prodotta e remixata utilizzando la backing track originale dei Queen e le voci dei due cantanti: “Conosco Roger [Taylor, ndr] da molti anni – ha detto Orbit -, e un giorno mi chiama al telefono per chiedermi se mi sarei imbarcato in una nuova avventura musicale.
Quando l’ho suonata per la prima volta nel mio studio, ho aperto un forziere di delizie fornite dai musicisti più grandi di sempre” per poi aggiungere: “Sentire la voce di Michael Jackson è stata un’emozione. Così vivida, così straordinaria, così toccante, è stato come averlo lì in studio dal vivo. E lavorare al mix di Freddie sul mio desk non ha fatto che aumentare la mia ammirazione per il suo talento. L’attitudine alla musica di tutti e quattro i Queen è fenomenale”.
“Let Me In Your Heart Again” per la ricerca sull’Aids
Ad aprire questo nuovo lavoro una vera e propria chicca, ovvero proprio “Let Me In Your Heart Again”, pezzo di Roger May a cui ha lavorato negli anni in cui scrissero alcuni dei brani storici della band, come “Radio Ga Ga” e “I Want To Break Free”, e mai portato a compimento, finché non ci hanno rimesso le mani lo stesso May e Taylor che lo hanno utilizzato anche come mezzo di raccolta fondi a favore della ricerca sull’Aids: “Sono passati 23 anni da quando abbiamo perso il nostro amato Freddie Mercury.
Da allora, sono stati fatti progressi enormi nella lotta all’AIDS, ma non possiamo cullarci sul fatto che esistono delle cure. Dobbiamo assicurarci che esse vengano fornite. Io e Roger siamo fieri di poter consegnare questa canzone riscoperta alla campagna (Coca-Cola) RED, nella speranza che la potente voce di Freddie possa ispirare il mondo, ancora una volta”.
ASCOLTALA A QUESTO LINK
https://www.youtube.com/watch?v=jA0OfvQQVx0
fonte http://music.fanpage.it
L’ultimo album in studio dei Queen risale al 1995, era “Made In Heaven” e uscì a 4 anni, ormai, dalla morte di Freddy Mercury (24 novembre 1991), il quale, però, prima di morire registrò delle tracce vocale chiedendo alla band di lavorarci su, come poi avvenne. Per risalire, invece, all’ultimo album in cui Freddy era vivo bisogna tornare a “Innuendo”, del 1991, uno degli album della band ritenuti migliori, conquistando la prima posizione in Inghilterra e in molti paesi del mondo.
Freddy Mercury sapeva di essere malato già a fine degli anni ’80 e lo ammise alla band ma non al pubblico e ai giornalisti, ma nonostante ciò la stampa scandalistica cominciò a chiedersi i motivi di quell’aspetto dimesso nelle poche occasioni in cui Mercury appariva in pubblico.
La sua malattia rallentò anche i lavori dell’album che, però, resta una delle pietre miliari della band e della musica in generale. Da quel momento in poi, come sempre avviene per le grandi band, la discografia si è arricchita di raccolte, edizioni speciali, inediti cacciati dai cassetti, tribute album e tutto ciò che ne consegue. Un modo per mantenere viva la memoria del cantante, per far conoscere alle giovani generazioni l’opera di una delle band più influenti degli ultimi decenni, senza dimenticare i motivi economici, sempre presenti dietro questa scelta.
Il perché di “Queen Forever”
“Avevamo un po’ più materiale del previsto chiuso in un cassetto, quindi al momento stiamo lavorando su alcuni pezzi. Freddie suona fresco come ieri” aveva dichiarato Brian May in occasione della partenza del tour americano a inizio anno e l’attesa s’era fatta alta per questo ennesimo cofanetto che racchiude il meglio delle canzoni d’amore dei Queen.
“Queen Forever” è composto da un’edizione standard con un cd che contiene 20 tracce e una versione doppia con 36 tracce: grandi hit, brani classici del loro repertorio, e pezzi meno noti che May ha descritto come “cose a cui abbiamo lavorato insieme e che sono rappresentative della nostra crescita forse più delle grandi hit”.
Ci sono anche tre inediti a dare un di più a tutti i fan della band: “Let Me in Your Heart Again” tratto dalle sessioni di registrazioni di “The Works”, l’album del 1984, una nuova versione di “Love Kills”, brano incluso nel primo lavoro da solista di Mercury e rivisitato da Giorgio Moroder e quello che era uno dei pezzi più attesi, ovvero il duetto tra Freddy e Michael Jackson in “There Must Be More To Life Than This”, nato da una canzone scritta dal cantante inglese per le session di “Hot Space”, quando Mercury andò a trovare il King Of Pop senza, però, arrivare mai a una versione definitiva del pezzo che oggi è stata messa nelle mani del produttore William Orbit che l’ha prodotta e remixata utilizzando la backing track originale dei Queen e le voci dei due cantanti: “Conosco Roger [Taylor, ndr] da molti anni – ha detto Orbit -, e un giorno mi chiama al telefono per chiedermi se mi sarei imbarcato in una nuova avventura musicale.
Quando l’ho suonata per la prima volta nel mio studio, ho aperto un forziere di delizie fornite dai musicisti più grandi di sempre” per poi aggiungere: “Sentire la voce di Michael Jackson è stata un’emozione. Così vivida, così straordinaria, così toccante, è stato come averlo lì in studio dal vivo. E lavorare al mix di Freddie sul mio desk non ha fatto che aumentare la mia ammirazione per il suo talento. L’attitudine alla musica di tutti e quattro i Queen è fenomenale”.
“Let Me In Your Heart Again” per la ricerca sull’Aids
Ad aprire questo nuovo lavoro una vera e propria chicca, ovvero proprio “Let Me In Your Heart Again”, pezzo di Roger May a cui ha lavorato negli anni in cui scrissero alcuni dei brani storici della band, come “Radio Ga Ga” e “I Want To Break Free”, e mai portato a compimento, finché non ci hanno rimesso le mani lo stesso May e Taylor che lo hanno utilizzato anche come mezzo di raccolta fondi a favore della ricerca sull’Aids: “Sono passati 23 anni da quando abbiamo perso il nostro amato Freddie Mercury.
Da allora, sono stati fatti progressi enormi nella lotta all’AIDS, ma non possiamo cullarci sul fatto che esistono delle cure. Dobbiamo assicurarci che esse vengano fornite. Io e Roger siamo fieri di poter consegnare questa canzone riscoperta alla campagna (Coca-Cola) RED, nella speranza che la potente voce di Freddie possa ispirare il mondo, ancora una volta”.
ASCOLTALA A QUESTO LINK
https://www.youtube.com/watch?v=jA0OfvQQVx0
fonte http://music.fanpage.it
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