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domenica 1 febbraio 2026

Libri: "Cara Istanbul" di Serra Yilmaz

«Chissà se è la sorte di chi nasce in una città come Istanbul quella di sentirsi a casa in due luoghi diversi. Chissà se è stata la mia città a ispirarmi questa via. O forse doveva solo capitare così nel mio destino. Lo chiederò la prossima volta in cui mi leggeranno i tarocchi. O magari la risposta spunterà fuori dai fondi del mio prossimo caffè.»

«In queste pagine ho ritrovato la Istanbul di un tempo, la nostra meglio gioventù.» - Ferzan Özpetek

Come si racconta la città dell'infanzia, soprattutto quando quella città è Istanbul, luogo leggendario e carico di storia? Serra Yilmaz sceglie di farlo affiancando, come in un album di ricordi, i quartieri, le strade, le case in cui ha vissuto, quando Istanbul già enorme aveva solo un milione di abitanti, e non venti come oggi. 

Leggendo queste pagine sembra di ascoltare una voce che, accanto alla stufa di maiolica in un inverno rigido o affacciata in una calda serata a una terrazza sul Bosforo, ricostruisce e fa rivivere le voci e gli odori di un angolo di mondo che come pochi altri è stato travolto e mutato dal progresso e dal turismo. La voce, inconfondibile, è quella di Serra, attrice turca tra le più celebri, amatissima dal pubblico italiano, che l'ha conosciuta sul grande schermo nei film di Ferzan Özpetek. 

In questa sorta di «autobiografia attraverso persone, case e quartieri» scopriamo così le lunghe estati dalla nonna nella sponda asiatica della città, tra spiagge e giardini; il rapporto coi genitori, le amicizie e gli amori di gioventù, le prime esperienze di lavoro, l'emergere della passio- ne per la Francia, per l'Italia, per il teatro, e ancora le partenze e i ritorni da un luogo «il cui ricordo è inscindibile dalla possibilità di qualunque racconto». 

Il tutto ben condito da un'ironia caustica, da aneddoti picareschi, anelli smarriti e ritrovati, donne senza ombelico, da una certa superstizione levantina contro il malocchio, da un ritmo magmatico e incalzante e, perché no, da qualche ricetta tipica (la cucina è per Serra una passione antica...). 

Serra Yilmaz - Dopo aver studiato psicologia in Francia, entra in una piccola compagnia teatrale turca e inizia la sua esperienza teatrale. Al cinema esordisce nel 1983 con il regista turco Atif Yilmaz, ma il film che l'ha davvero lanciata in Turchia è stato Motherland Hotel di Omer Kavur, in concorso al Festival di Venezia nel 1987. 

Dal 1988 al 2004 fa parte della compagnia del Teatro della Città di Istanbul. Icona del regista turco Ferzan Özpetek, è stata nel cast di tutti i suoi più importanti film. Nel 1006 è stata l'interprete ufficiale durante la visita del papaBenedetto XVI in Turchia. Non ha mai interrotto però la sua attività teatrale infatti fa parte della compagnia che ha messo in scena "L'ultimo harem"  con la regia di Angelo Savelli al teatro di Rifredi a Firenze che è in cartellone dal 2005. 

fonte: www.ibs.it 

sabato 5 febbraio 2022

News Serie TV > Le Fate ignoranti: Il primo trailer e la data della serie basata sul film di Ferzan Özpetek

Tra i protagonisti del drama romantico, in arrivo su Disney+, ci sono Luca Argentero, Cristiana Capotondi ed Eduardo Scarpetta.

Disney+ ha pensato bene di sfruttare le pause pubblicitarie di Sanremo 2022 per introdurre al grande pubblico una delle sue novità più attese, Le Fate ignoranti, la serie originale basata sull'omonimo film di successo di Ferzan Özpetek. Proprio il regista turco ha guidato il progetto che in 8 episodi racconterà una storia che ricalca quella del film ma ha nuovi protagonisti (tra cui Luca Argentero, Cristiana Capotondi ed Eduardo Scarpetta). 

Qui vedete il primo teaser trailer che svela anche la data di uscita in streaming, il 13 aprile >> VIDEO

Le Fate ignoranti: La trama della serie tv

Come il film, la serie - scritta dallo stesso Özpetek, Gianni Romoli, Carlotta Corradi e Massimo Bacchini - partirà dal racconto di un tradimento per esplorare una commovente storia amicizia e inaspettate relazioni interpersonali. Stando alla sinossi diffusa da Disney+, "quando Massimo (Luca Argentero) il marito di Antonia (Cristiana Capotondi), viene ucciso in un incidente d'auto, la donna scopre che suo marito aveva una relazione omosessuale con un uomo di nome Michele (Eduardo Scarpetta). Antonia, devastata dalla notizia, si ritroverà a stringere un'amicizia inaspettata e commovente con Michele e la sua cerchia di amici eccentrici". Il regista, in occasione dell'annuncio ufficiale del nuovo progetto lo scorso anno, aveva promesso che avrebbe "spiazzato" anche il pubblico che aveva già visto il film, quindi aspettiamoci qualche punto di rottura dal materiale di partenza. La serie è diretta dallo stesso Ozpetek e da Gianluca Mazzella, suo collaboratore da oltre vent’anni.

Il cast

Come la maggior parte delle opere di Özpetek, anche questa serie avrà un cast corale guidato dai già citati Luca Argentero, Cristiana Capotondi ed Eduardo Scarpetta. Tornerà inoltre Serra Yilmaz, storico volto dei film di Özpetek, e accanto a lei ci saranno tra gli altri Carla Signoris, Deniz Burak, Paola Minaccioni, Ambra Angiolini, Anna Ferzetti, Edoardo Purgatori, Filippo Scicchitano e ancora Lilith Primavera, Edoardo Siravo, Samuel Garofalo, Maria Teresa Baluyot, Patrizia Loreti, Giulia Greco e Mimma Lovoi. Per le descrizioni dettagliate dei personaggi vi rimandiamo al nostro articolo sul cast e i personaggi de Le Fate ignoranti.

fonte: di

giovedì 24 marzo 2016

Lgbt:: "Sei la mia vita" il libro di Ferzan Ozpetek

“Sei la mia vita. Così mi avevi scritto, ricordi?”

Comincia tutto con questa frase. La magia, l’incanto, l’amore. Ferzan Ozpetek in questo libro ripercorre i suoi anni romani, lo fa con una leggerezza che non è superficialità ma intensità.
Gioca con le luci, il tavolo, la cucina, le sedie. Il senso della famiglia è accogliere e lui nella sua Estate romana si sente accolto e a suo modo apre, spalanca la porta agli amici.
La libertà lo renderà ancora di più abitante di un mondo che vuole scoprire. Si sente parte di una generazione spensierata, non c’erano censure o limiti. Nessuno dei protagonisti del libro immaginava che quel loro senso di volare si poteva infrangere in un qualunque modo.


I baci sono lunghi, notturni. Gli amici entrano ed escono dalla porta. Vera. È stata la prima ad arrivare. Una trans estrosa, il corpo tozzo e muscoloso e un miniabito che l’avvolgeva. Vera era al centro di un palcoscenico invisibile ma che tutte le sere veniva allestito. La sua vita era a cavallo tra due realtà che la rendeva unica. Vera.

Valerio, destinato a restare. Con una profonda prima persona Valerio diventa il fulcro da dove partire. Sono i rami e radici di un albero che ha voglia solo di spalancare finestre. E mentre la città, Roma è rumorosa, il loro appartamento sembra essere immerso in qualcosa che nel cinema è quasi finzione. Surreale realtà.

“E’ solo quando riesci a mettere radici in un luogo che puoi davvero andare lontano. Perché sapere da dove vieni ti aiuta a tenere a mente chi sei, ovunque ti trovi.”

L’amore è dipinto come un battito d’ali di farfalle che si libera nell’aria ma anche che rimane dentro due anime leggiadre. Una reazione a catena che da amore porta solo altro amore. Ci troviamo di fronte a due persone gay eppure quello che l’amore traduce è lo steso sentimento potente che accumuna tutti. E’ speciale, mai banale.

“La vita mi ha insegnato che non sempre desideriamo davvero ciò che crediamo di volere.”


A volte è il caso a determinare un evento e sulla casualità giochi, bari, rimetti carte che potevi nascondere ma quando la vita sorprende non puoi che riprenderti. Reinventarti. E la fama di un regista si incontra con la vita vera. Rimane fermo sui suoi amori, amici. Rimane timoroso. La paura che ti impedisce di pensare a qualsiasi cosa.

“Una paura che vedi guardandoti allo specchio, ma che riconosci anche sul volto dei tuoi amici più cari, tanto da diventare uno stato d’animo collettivo.”

E poi arriva l’Aids. Un mostro che miete vittime, fa perdere l’amore, i cari, spegne le vite. Sergio e Adriano. La mancanza, il coraggio di essere se stessi. Il destino che si diverte a creare ostacoli ma che poi è solo una palestra d’allenamento. E il ricordo di quando ha girato il film d’esordio. Quel destino poi che ha tifato solo per lui.

“Perché ogni film è una storia d’amore che finisce.”


Le emozioni sono quelle che rimangono nel cuore della gente. E le emozioni sono i luoghi cari che si scontrano con la malattia di Valerio. Il rifugiarsi per destreggiarsi con l’impotenza. “Sei la mia vita”, gli aveva scritto una sera e il libro a suo modo si chiude.

“Ogni volta che cerco di salire la china, che mi sforzo di vedere le cose in un’ottica migliore, che inizio ad illudermi che, per incanto, forse ce l’abbiamo fatta, ecco che affondo di nuovo nelle sabbie mobili di una realtà che non potrà mai cambiare.”


Per ricordare. Per vivere ogni istante come fosse l’ultimo. Per amare come se non ci fosse un domani. La verità è che non esiste amore senza follia.
fonte: Scritto da Samantha Terrasi http://www.ilcaffevitruviano.it

venerdì 22 maggio 2015

Lgbt: Al Salone del Libro 2015 con "Sei la mia vita" Ferzan Özpetek, si è messo a nudo

Sorprende per la sua incredibile capacità di provare dei sentimenti profondi, tanto profondi quanto semplici. E perchè non ha paura di raccontarli, di mettersi a nudo. Parla della sua vita, una vita di chi ama, senza fare tanti giri di parole, ricordando amici, aneddoti, delusioni e amori.

Il regista di diversi film emozionanti e di successo tra i quali “Le fate ignoranti, “La finestra di fronte” e “Saturno contro”, incanta il pubblico dei 600 fortunati che sono riusciti ad entrare nella sala gialla del Salone del libro di Torino. In troppi invece sono rimasti fuori, nonostante una lunga coda di fronte al cartello con la scritta “Incontro con Fernan Ozpetek in occasione della pubblicazione di Sei la mia vita”.

”Una cosa che mi commuove molto, che mi fa effetto – racconta Ferzan Ozpetek - è la condivisione; non quanto vendi, non quanto incassano i miei film, non sono importanti queste cose ... la cosa più importante è la condivisione che ho con delle persone. Per me, quando incontro qualcuno che mi dice “Ho visto il suo film, ho provato questa cosa” c'è uno scambio di emozioni e di pensieri che mi piace troppo, nel senso che mi sento meno solo. Non c'è il regista, non c'è lo scrittore, ma c'è una persona che condivide le sue emozioni con gli altri che la pensano come lui. Questa è la cosa più bella che posso fare nella vita e che mi piace davvero molto.”

Il libro è stato presentato il 17 maggio, alla rassegna letteraria torinese. La narrazione del romanzo autobiografico di “quel” diciottenne, che arriva dalla Turchia nella Roma degli anni 70 con il sogno del cinema, prosegue a ruota libera con le letture di Carolina Crescentini e con gli interventi mai banali di Elena Masuelli.

I ricordi dei primi approcci nel mondo dei film, con un regista che lo chiamava “Verza” e con il compito di portare i caffè dal bar al set, oppure di accendere e spegnere le luci di sala durante le riprese, con le dita che tremavano per il terrore di sbagliare a premere il tasto al momento giusto. La nostalgia per chi non c'è più, ”non cancello il suo numero sul telefonino, lo lascio lì e ogni tanto incontro quel suo numero e mi viene la tentazione di chiamare, perchè le persone vivono con noi con le emozioni che hanno provocato in noi e le portiamo sempre dentro” .

I personaggi che abitavano nel suo palazzo, come la Signora Vera che faceva la vita ed era un trans, il legame di affetto e di stima reciproca che li univa, le estati romane in una città che si svuotava nel mese di agosto, il vicino che si chiudeva in casa per 15 giorni e raccontava di essere andato in vacanza, le cene a casa di amici dove l'unico e solito piatto era una spaghettata, la confusione di identità che gli mette l'ansia: ”Io sono assolutamente per le cose multietniche, per il miscuglio di culture, tutto questo va benissimo, però non sopporto un posto dove Pizza e Kebab sono insieme!”

E poi c'è spazio anche per l'amarezza, per una legislatura in Italia che ancora non riconosce i diritti civile delle coppie di fatto: “Io non vorrei sposarmi, però vorrei che ci fosse una legge che invece tuteli chi vuole farlo. Io che condivido con il mio compagno da 14 anni le cose bruttissime e le cose bellissime, la malattia, i giorni felici, i giorni infelici, mille tipi di sentimenti, se mi succedesse qualcosa in questo momento vanno a chiamare un mio parente, con il quale magari non ci ho mai parlato... ma perchè questo?”

Un applauso spontaneo e caloroso del pubblico, su queste parole, abbraccia Fernan Ozpetek, che aveva affermato solo poco prima: “L'amore è una forma di malattia mentale, deve essere così, non può essere una cosa logica. In amore ci vuole follia, non può essere una cosa che calcoli, l'amore deve bruciarti”.
fonte http://www.targatocn.it/scritto da Valter Castellino

lunedì 16 marzo 2015

Attrici: Lucrezia Valia, intervistata da Fabrizio Imas

Bella, alta, austera, misteriosa e risoluta. Questa è stata la mia prima impressione di Lucrezia Valia quando l'ho incontrata tempo fa. Sagittario ascendente Capricorno (l'esatto contrario di me). Qui in una foto di Gianluca Gabrielli

Una magnifica presenza su questa terra che ho avuto la fortuna di intervistare per voi.
Una vita trascorsa tra il lavoro di attrice, artista e vendeuse. Scelte difficili, per tante irraggiungibili, ma lei è la dimostrazione che con una buone dose di coraggio e dedizione si può fare.

Cosa ti ha spinto a trasferirti a Roma dalla Calabria?
Premetto che sono di Catanzaro Lido, un posto meraviglioso dove però ci si può sentire molto soli. Forse anche per una mancanza di cultura, non so, ma ho sentito il bisogno di andarmene. Non la mia diversità. Non la fuga dalla mia diversità. Non la paura di vivere liberamente al sud, dove tutt'ora le cose sono più difficili. 

Ero certa che ci fosse qualcosa di più da scoprire nella mia vita e se non fossi venuta Roma non avrei incontrato Ferzan, non avrei incontrato Milena Canonero e non avrei incontrato te.
Sono nata sognando di lavorare in una boutique.
A quei tempi ero un bambino e lo posso dire serenamente, mia madre mi chiamava Pinuccio, diminutivo di Giuseppe. La mia migliore amica aveva un negozio ed io passavo ore ed ore a guardare le vetrine senza mai stancarmi. Appena arrivata nella capitale son stata premiata dalla mia scelta venendo assunta nel negozio più bello ed avantgard dei primi anni novanta.

Sui documenti come sei?
Ho appena vinto una causa grazie agli avvocati di mia sorella e posso cambiare il mio nome di battesimo senza aver fatto l'intervento di riassegnazione di genere. Ho trovato un giudice donna molto intelligente tutto lì. Non sono la prima in Italia ma purtroppo siamo davvero poche, ci si può contare su due mani. Certo non è facile, bisogna dimostrare di avere una maturità psicologica e soprattutto una collocazione sociale sul piano lavorativo. Inoltre quando entri in hotel presentando un documento che non rispecchia le tue sembianze, crea ancora un po' di confusione. Mettiamo il caso che mi dovesse succedere qualcosa e mi ricoverano in ospedale...che fanno mi mettono nel reparto maschile? Potessi scegliere, andrei in quello trans/gay ma non c'è! Non vorrei mai essere ne' uomo ne' donna, sono orgogliosa di essere una transessuale.

Come sono stati il tuo e quello di Ferzan “[..] due destini che si uniscono [..]” ? (cit. Tiromancino)
E' stato proprio lui insieme a Serra (grande interprete di molti film di Ozpetek) il primo a dirmi : “niente succede per caso". Ero giovane ed inesperta e aggiungerei anche non all'altezza. In negozio da me venivano a comprare Pino Pellegrino (il più temuto tra i Casting Director) e Bruno Tarallo (Produttore) dicendomi: "sei così bella ed elegante che è un peccato che Ferzan stia cercando una smallappata” come si dice a Roma! Tutta la storia del condominio delle Fate Ignoranti è completamente autobiografica, ed il mio personaggio di Mara in realtà si chiamava Vera, una trans primo stampo: molto siliconata, molto tirata e anche grassa e decisamente anziana.

Il ruolo lo avevano già assegnato ad un altra persona, Francesca Vivaldi, una trans di Milano molto popolare all'epoca nel modo dello spettacolo. Aveva già fatto tutte le prove con gli altri attori, prova costumi e trucco, ma due giorni prima delle riprese non mi cade dalla bicicletta e si rompe una gamba! Non pensate che sia una fattucchiera! Assolutamento no! Era venerdì sera e l'indomani ci sarebbe stato il primo “Gay Pride” a Roma quello del 2000. 

Mi hanno chiamata ed il giorno successivo mi sarei dovuta presentare in Via Del Porto Fluviale per le riprese. Sono stata avvolta dalla confusione totale! Anche perché mi son detta se non vado a lavorare in negozio penseranno che voglio andare a fare la pazza al pride! Ho seguito l'istinto e sono andata da Ferzan. Catapultandomi in un mondo nuovo e bellissimo.(foto tratte dal film "Le fate ignoranti")

Che tipo di percorso è stato il tuo?
E' stato “sereno”, ma non sono mancati i momenti in cui mia madre si è disperata, perché fin da subito ho dichiarato la mia omosessualità senza indugi.
Ahime' i tempi non erano maturi e non avevo punti di riferimento in Calabria. Qui a Roma invece ho conosciuto una trans di Spoleto, di una bellezza sconvolgente, a cui devo molto... aveva il mio stesso nome si chiamava Lucrezia.
Ora non c'e più ma rimarrà sempre nel mio cuore. Credo che la bellezza esteriore debba rispecchiare la bellezza interiore e a bilanciare il tutto deve esserci una piccola dose di sofferenza .
Il mio è stato un percorso lunghissimo, ho avuto molti momenti difficili, ma ora parlando con te e' come se non me li ricordassi più, questo succede quando le energie positive superano quelle negative. Lo yoga è stato fondamentale per me.
Bisogna riconoscere l'utile e l'inutile, dare e avere senza mai sfruttare. Questo ho imparato dalla vita. Gli “incontri” sono alla base di tutto ciò che è successo fino ad oggi ma non sarebbero mai accaduti se non fossi stata quello che sono.

Sei un artista, ma sei stata anche molto concreta scegliendo un lavoro stabile come “vendeuse” in un negozio del centro di Roma. Quale di queste carriere ti gratifica di più?
Il sacro fuoco dell'arte vince sempre. Meglio una posa oggi che mille buste paga domani. Non lo dico per sputare nel piatto dove mangio, figuriamoci! Ma solo chi ha una una passione può capirmi.

Non si inventa nulla, e questo è un dato certo ad oggi, infatti la foto dello scandalo di Lea T. dove mostra i suoi genitali prima dell'intervento... mi sembra che tu la abbia interpretata per Panorama quasi vent'anni prima?
Mi è stato chiesto di fare questo scatto nel 98' circa, poco dopo lo spettacolo teatrale “ Le Bisce” di Adele Caprio, che abbiamo fatto al Colosseo. La foto si intitolava “il terzo sesso” di Pasquale Modica, subito censurata in Italia , ma uscita in Germania. (Peccato non possiate vedere la faccia di Lucrezia quando gliel'ho chiesto! “ E tu come fai a saperlo”?; ho i miei informatori top secret).

Secondo te perché molte trans scelgono la prostituzione?
La risposta è sempre solo una: i soldi facili piacciono a molte. Non a tutte. Se non semini è difficile raccogliere! Se ti chiudi in casa puoi fare 300 euro in in un'ora poi diventa dura accontentarsi di 1500 euro al mese... e questo se sei di un certo livello! Ci vuole sacrificio per buttarsi nel mondo normale. Mica tutte possiamo essere attrici o prime ballerine, ci sono tanti altri lavori.

So che tieni molto alla forma fisica “ mens sana in corpore sano” e hai una passione per lo yoga vero?
Amore... adoro! Pratico Ashtanga yoga da dieci anni in un istituto di ricerca qui a Roma, sono stata due volte in India e potrei anche insegnarlo, ma ora mi diverto a praticarlo insieme a due mie amiche in palestra. Vale di più un grammo di pratica che un chilo di teoria.

Sei innamorata in questo momento?
Di me stessa, della mia vita, la mia famiglia e i miei amici si. Vedo amore dappertutto. Di un uomo no. E' troppo difficile per me. L' uomo si mette quasi sempre in gioco solo per sesso. Se mai mi scioglierò sarà per qualcosa di più. Credo che sarà difficile in questa vita. Forse dovrei andare all'estero?

C'è un'attrice in particolare che porti dentro di te come musa per la tua carriera artistica?
Senza dubbi Eva Robin's, solo lei che è anche una mia amica ed è una persona colta, istruita e molto sensibile. Ognuno di noi ha fatto delle cose di cui poi si è pentito. Ma ben vengano, siamo umani. Lei è strepitosa, una vera icona per me.

Pensi che sia più importante avere un buon insegnante di Yoga o un buon chirurgo plastico?
Questa è facile! Un buon insegnante di yoga! E soprattutto una buona base naturale. Adesso, non che io mi dia tutta quest'importanza, ma anche una bella statua viene da un ottimo blocco di marmo, e io ho un corpo che ricorda la Magna Grecia!

Cosa ne pensi di molte trans che cercano di nascondere la loro identità dietro a un dito per tutta la vita?
Perché ce ne sono ancora? Forse perché non si accettano e non si amano. Poi esiste anche quella sfumatura di transessualità che vuole veramente essere una donna, che vorrebbe essere una moglie, una mamma e che soffre molto il fatto di non esserlo. Non siamo tutte uguali.

Che ruolo ha la moda nella tua vita? Come scegli il tuo outfit la mattina?
La mattina vado in divisa a lavoro! Quando ero più giovane ho avuto un momento molto glamour, ho anche degli amici molto importanti nella moda, come Alessandro Michele (nuovo direttore creativo di Gucci). Ma alla soglia dei cinquant'anni ho capito che lo stile è qualcosa che ti crei tu mescolando un pezzo vintage, un pezzo firmato e un pezzo low cost che ti piace e basta.
Oggi scelgo uno stile che va per sottrazione. Così come faceva Coco Chanel.
Qui in una foto di Michele De Andreis

Vivi in uno dei quartieri più belli e incontaminati di Roma, come hai scelto di abitare al Pigneto?
Per caso. All'inizio io e Vladimir Luxuria eravamo gli unici artisti ad abitare qui e non ti dico quello che ci urlavano! Ora tutto e cambiato ed è una gara per gli attori venire a vivere qui.

La persona più importante della tua vita?
La mamma sicuramente. Quella che ho amato ed odiato di più. Quando verrà a mancare farò un balzo di maturità in avanti. Ti tranquillizzo, non sta male, ma tendo a sprecare il presente pensando al futuro. E' una donna molto sensibile e solitaria come me, ed io le somiglio molto, e forse è proprio questo che mi fa incazzare. Non mi ha mai fatto dei grandi complimenti, ma io la amo.

Chi ti ha fatto soffrire di più?
(Subito dice di non ricordare, ma questo succede a tutti, la mente tende a cancellare le cose che non gli piacciono... ma poi...) La scuola è il momento più difficile dell'adolescenza . I ragazzini sanno essere cattivi anche senza sapere di esserlo e mi sembra di sentire ancora quelle voci con l'accento spiccatamente calabrese che nei corridoi urlavano: frocio! Ricchione! Parli come una femmina! Mi vergognavo al pensiero che mio padre venisse a sapere che mi prendevano in giro. Il paradosso (se la ride) è che tutti quelli che mi offendevano ora mi seguono su facebook e instagram. Sono traumi che mi porterò sempre dietro.

Credi di avere più talento o fortuna?
Fortuna, non credo di avere molto talento.

Concludiamo con un tuo vizio e una tua virtù.
Dedizione ed umiltà sono le mie virtù. Unico vizio: il tabacco... ogni tanto una sigaretta… ma che ti devo dire mi chiamano “La Santa”!

Fonte: Scritto da Fabrizio Imas per www.starssystem.it 

sabato 13 dicembre 2014

Attrici: “Io, la Fata Ignorante di Ferzan” intervista a Lucrezia Valia

“Molte transessuali preferiscono prostituirsi perché gli piacciono i soldi facili”.
Una dichiarazione forte quella di Lucrezia Valia, l’indimenticata Mara de Le Fate Ignoranti di Ferzan Ozpetek.

Oggi Lucrezia fa la vendeuse (addetta alle vendite in francese) in una boutique del centro a Roma e, alla vigilia del suo compleanno, si confessa senza paura a GAY.tv.


Sono passati quattordici anni dall’uscita de ‘Le Fate Ignoranti’. Cosa è rimasto in te di quella Mara li?
Mi è rimasto un bellissimo ricordo. E’ stata una delle più belle esperienze della mia vita che mi ha poi dato l’opportunità di ottenere il lavoro di vendeuse in un importante negozio di moda, dandomi anche quella stabilità lavorativa di cui sentivo il bisogno. L’incontro con Ferzan è stato importante sotto ogni punto di vista: umano e professionale.

Perché quel film resta il più amato dal mondo gay?
Le Fate Ignoranti è rimasto nei cuori di tante persone perché ha rappresentato, per coloro che si sentivano emarginati dalla società, il raggiungimento di una agognata “normalità”.
La normalità di una famiglia allargata a cui persino i cosiddetti “normali” volevano appartenere. Forse da allora è stato sdoganato un nuovo concetto di famiglia.
Parlo di famiglia non solo biologica, ma famiglia come scelta di persone che si sostengono e si comprendono senza giudicarsi.

Cosa è significato diventare una transessuale famosa in quegli anni?
Ad essere sincera non me ne sono neanche accorta del successo. Ho sempre continuato a vivere e a lavorare come vendeuse anche se mi arrivavano diverse proposte artistiche. Il ricordo più tenero erano i fiori e lettere che mi venivano recapitati da ragazzi e ragazze che mi ringraziavano per avergli dato la possibilità di fare coming out e di essere finalmente se stessi.

Non hai avuto paura che recitare il ruolo di una trans ti avrebbe etichettata per sempre?
E perché mai? Magari mi chiamassero per fare questi ruoli. Non ho mai avuto paura di rimanere intrappolata o etichettata nei ruoli di transessuale perché, prima di tutto, non mi vergogno di essere tale, anzi. Inoltre penso che recitare in tali ruoli sia utile per sdoganare la nostra figura nella società che ancora oggi fa molta fatica ad accettarci. Secondo me quello della transessualità rimane l’ultimo tabù del mondo occidentale.

Nel frattempo nel mondo transessuale è cambiato qualcosa?
Penso che non sia cambiato nulla o, forse, siamo un po’ regrediti culturalmente. Oggi è difficile trovare lavoro ed emergere come persone e finché le persone non ci accetteranno per quello che siamo, sarà difficile trovare anche l’Amore.

Tu sei anche una assistente alle vendite in una boutique in pieno centro a Roma. Come mai molte transessuali preferiscono il marciapiede?
Molte transessuali preferiscono prostituirsi perché gli piacciono i soldi facili. Lavorare costa fatica, coraggio, determinazione e dedizione. E’ anche vero che è molto difficile inserirsi nel mondo del lavoro se si è transessuali ma nulla è impossibile ed io ne sono la prova.

Come mai hai smesso di recitare?
A dire il vero non ho mai smesso di recitare. L’ultimo lavoro cinematografico è stato Magnifica Presenza di Ozpetek, in cui interpreto il personaggio di Lou. E’ stato un piccolo cameo ma molto importante per me.
In questo momento sto preparando un lavoro teatrale con la regista Adele Caprio con la quale avevo già fatto un importante ruolo in un adattamento de Le Serve di Genet. La Caprio ha scritto un testo al quale stiamo lavorando da ottobre, ispirandosi a La Voce Umana di Jean Cocteau, ritagliando il personaggio su di me. Contiamo di debuttare nel 2015.

Dove trovi la tua dimensione: in negozio o sul set?
Non si dice forse che la vita è un palcoscenico? Si possono avere tante dimensioni, in boutique come su un set. E in fondo anche in negozio è come essere su di un palcoscenico dove l’unica cosa che conta davvero è l’arte.

L’arte?
L’arte della comunicazione, ad esempio.

Cosa hai pensato dopo aver visto Jared Leto nel ruolo di una trans in ‘Dallas Buyers Club’?
Quando ho visto Leto nel ruolo di una transessuale tossicodipendente, malata di HIV mi sono emozionata e anche commossa. Un ruolo che avrei voluto fare anche io. Comunque bellissima interpretazione se si pensa che è stata fatta da un eterosessuale.

Luxuria da Berlusconi ti è piaciuta?
Quando ho visto la foto sui social istintivamente ho scritto: “Come si cambia per non morire, come si cambia per ricominciare”. Però poi a pensarci bene sono arrivata alla conclusione che solo nell’ incontro si possono risolvere i problemi e che solo gli stupidi non cambiano idea. Insomma, vedremo. Vlady è una cara amica che stimo molto.

Hai visto Laverne Cox sulla copertina del Time?
Sì, è stata una forte emozione. Quella copertina ha sicuramente aiutato l’opinione pubblica a non giudicarci solo in modo negativo. Comunque anche io. negli anni ’90, feci una foto per un importante settimanale italiano intitolata “Il terzo sesso”, ma fu censurata. La foto uscì solamente in Germania. I tempi non erano ancora maturi.

Cosa pensi di quelle attrici che si mettono a nudo con la loro storia privata da Barbara D’Urso?
Penso che sia solo un modo per cercare notorietà. Allora mi dico: perché no? Ognuno è libero di decidere della propria vita, ma detesto darsi in pasto al voyeurismo del pubblico, sempre pronto a nutrirsi del dolore altrui ma mai pronto ad aprire la mente e ad accettare, con amore, la diversità.
fonte http://www.gay.tv/ intervista di Alessio Poeta

martedì 1 maggio 2012

Lgbt: Su Rai 1 il film "Mine vaganti" di Ferzan Özpetek in prima visione domani mercoledì 2 maggio alle 21.10

Titolo originale: Mine vaganti
Regia:Ferzan Özpetek
Interpreti:Riccardo Scamarcio,Alessandro Preziosi,Carolina Crescentini, Nicole Grimaudo, Elena Sofia Ricci, Daniele Pecci, Ennio Fantastichini, Lunetta Savino, Ilaria Occhini, Bianca Nappi.
Anno: Italia, 2010
Genere: commedia

Trama
La famiglia Cantone, proprietaria di un pastificio in Puglia, è in attesa per il ritorno da Roma del figlio Tommaso (Riccardo Scamarcio). La mamma Stefania (Lunetta Savino), il padre Vincenzo (Ennio Fantastichini), la zia Luciana (Elena Sofia Ricci), la nonna (Ilaria Occhini), la sorella Elena (Bianca Nappi) e l'amica d'infanzia Alba (Nicole Grimaudo) sono accomunati dal desiderio di rivedere Tommaso affiancare il fratello Antonio (Alessandro Preziosi) nella nuova gestione del pastificio di famiglia.

Tommaso naturalmente ha altre idee per la testa. Non mancheranno tuttavia colpi di scena che costringeranno Tommaso a rimanere a casa dei suoi genitori più a lungo di quando aveva previsto...

Note e curiosità
Il film “Mine vaganti”, scritto e diretto da Ferzan Özpetek e interpretato da un cast corale; ha ottenuto 13 candidature ai “David di Donatello 2010”, vincendo due statuette per i migliori interpreti non protagonisti (Ilaria Occhini e Ennio Fantastichini). Nello stesso anno ottiene il Premio Speciale della Giuria al “Tribeca Film Festival” . Ha inoltre vinto 5 “Nastri d'argento” e ottenuto una candidatura al Premio Europeo degli “European Film Awards”.

Il film affronta il tema della “famiglia” , raccontato attraverso le vicende di un clan familiare nel Salneto; utilizzando il genere della commedia. Il regista traccia il ritratto di una famiglia meridionale contemporanea, considerata come un nucleo di "mine vaganti", cercando di far cadere una serie di luoghi comuni molto radicati nella società italiana.

Il film è costato circa sette milioni di euro ed ha complessivamente incassato 8.300.656 €

Le musiche del film sono composte da Pasquale Catalano, già autore della colonna sonora de “Le conseguenze dell’amore” di Paolo Sorrentino.
Il trailer del film è accompagnato dal brano “50 mila” di Nina Zilli.
fonte http://www.rai1.rai.it/