È stata una grande festa, un momento con cui ricordare alle istituzioni che esistono varie forme di famiglie e che tutte meritano pari digita.
Così la società civile ha risposto al convegno della Regione Lombardia che, confermando ogni ipotesi, era incentrato su una redefinizione della famiglia in un ottica di esclusione di tutto ciò che rientra nella loro visione di "famiglia tradizionale".
Si è iniziato con un minuto di silenzio per tutte le vittime di omofobia e transofobia, proseguendo poi con canti, risate e riflessioni. Insomma, un clima di festa che poco ricorda i toni da guerra civile utilizzati dagli organizzazioni del convegno che hanno persino blindato mezza città per essere certi che nessuno potesse avvicinarsi a loro.
Ma in fondo forse nessuno ne avrebbe avuto motivo, dato che nella contrapposizione fra una piazza che rivendica uguali diritti ed un palazzo che propone privilegi per i presenti, non è difficile presumere a chi darà ragione la storia. Ancor più se si considera come decine di realtà multiculturali si siano riunite sotto un'unica rivendicazione (non solo realtà lgbt, ma anche la Chiesa Pastafariana, Emergency, Uaar, la Casa delle donne maltrattate, la Cgil e tanti altri) a fronteggiare un'ideologia portata avanti da un singolo gruppo molto omogeneo e poco aperto a chi la pensa diversamente.
«In Danimarca festeggiano i 25 anni dichiarato di una legge sulle unioni civili, qui stiamo ancora a parlare se l'omosessualità è una malattia» ha commentato il portavoce dei Sentinelli, Luca Paladini.
Dal palco ha preso parola anche l'assessore del Comune di Milano alle Politiche sociali, Pierfrancesco Majorino, che ringraziato gli organizzatori per aver «permesso di dimostrare che questa non è la città che considera i cittadini omosessuali dei soggetti deboli da proteggere, tutelare, emarginare o ghettizzare».
Tra i personaggi più coreografici, invece, non può non essere menzionato l'ormai celebre Nazista dell'Illinois che nell'occasione si è trasformato in un più attuale "Leghista dell'Illinois".
Durante il suo intervento ha ricordato Leelah Alcorn, la transessuale uccisa dagli stessi pregiudizi che la regione stava propagandando proprio in quel momento, così come ha ricordato come sia un dato di fatto che alcune persone preferiscano il panettone ed il pandoro (ma nessuno dei due è un malato da doversi sottoporre alle fantomatiche terapie riparative promosse dagli ospiti di Maroni).
Fonte: http://gayburg.blogspot.com/2015/01/milano-in-migliaia-in-piazza-per.html#ixzz3PAkQtvlG
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domenica 18 gennaio 2015
lunedì 16 dicembre 2013
Lgbt: “Emergenza omofobia”? I (pochi) studi esistenti dimostrano che è più una “sensazione”. Ecco tutti i dati
Persino l’Avvocatura per i diritti Lgbt deve ammettere: «Esistono pochissimi dati sulla discriminazione Lgbt». L’intolleranza? Per i militanti gay è «fondata non sull’odio ma sull’adesione al modello familiare eterosessuale»
La legge sull’omofobia, dopo l’approvazione alla Camera, sta procedendo nel suo iter al Senato, ma a tappe forzate e per giunta senza che il governo abbia presentato i dati promessi e necessari per giustificare la procedura d’urgenza.
Il tutto si sta svolgendo frettolosamente e senza discussioni. Nonostante la mancanza di informazioni, infatti, il termine per presentare gli emendamenti è stato fissato al 20 dicembre.
ACCUSE GENERICHE.
La norma prevede fra le pene addirittura il carcere, un misura estrema per combattere un reato di opinione che secondo i sostenitori del ddl rappresenterebbe ormai una vera e propria emergenza in Italia.
A provare però che non esiste alcun allarme reale è un documento dell’Avvocatura per i diritti Lgbt, associazione di avvocati che si occupano della tutela giudiziaria delle persone con tendenze omosessuali.
Nel report, intitolato Realizzazione di uno studio volto all’identificazione, analisi e al trasferimento di buone prassi in materia di non discriminazione nello specifico ambito dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere (2007-2013), si accusano gli italiani di omofobia solo per il fatto che hanno ancora un giudizio negativo su matrimonio gay e adozione per le coppie omosessuali.
Non ci sono invece dati precisi su episodi di violenza o discriminazioni di altro tipo. Invece vi si può leggere quanto segue: «Si può dunque sostenere che l’intolleranza nei confronti delle persone con impulsi omosessuali e bisessuali sembrerebbe nella maggior parte della popolazione fondata non su un immotivato odio omofobico, ma sull’adesione al preciso modello familiare di tipo nucleare eterosessuale».
Secondo l’Avvocatura Lgbt dunque basta “aderire” a un modello familiare eterosessuale per essere considerati intolleranti? E di conseguenza, una volta in vigore la legge sull’omofobia, basterà esprimere contrarietà alle nozze o alle adozioni gay per ricadere nella fattispecie di reato per cui è previsto il carcere?
«NON CI SONO RICERCHE».
Nonostante nel documento non compaiano denunce circostanziate di minacce, derisioni o calunnie, né rilevazioni numeriche sulla casistica di questi fenomeni, il 50 per cento degli intervistati si dice comunque convinto che bisogna fare di più contro l’omofobia.
Diverso il caso delle discriminazioni nei confronti dei transessuali: qui dei dati ci sono, si parla di numerosi episodi di violenza fisica (subiti dal 24 per cento degli intervistati) e molestie (18 per cento), ma è lo stesso rapporto a specificare che il 62 per cento del campione è composto da soggetti legati alla prostituzione, una categoria di per sé a rischio di violenza.
L’Avvocatura Lgbt, infatti, prosegue affermando che «esistono pochissimi dati sulla discriminazione delle persone Lgbt» e «ad oggi sono state condotte pochissime ricerche scientifiche, specificamente mirate a valutare e misurare questo fenomeno».
I SUICIDI.
Un altro argomento generalmente utilizzato a riprova dell’esistenza di una “emergenza omofobia” è il tasso di suicidi, più alto nella popolazione con tendenze omosessuali che nella restante. Sono diverse le ricerche condotto in tutto il mondo che confermano quest’ultima tendenza.
Relativamente all’Italia, in Omosessuali moderni. Gay e lesbiche in Italia, scritto da Marzio Barbagli e Asher Colombo per il Mulino, si legge che un terzo dei gay e un quarto delle lesbiche hanno pensato almeno una volta di togliersi la vita. E nel 6 per cento dei casi ci hanno anche provato.
La colpa – si sente ripetere – è della società omofobica che non accetta l’omosessualità. Ma anche questa affermazione non è suffragata da dati certi, e anzi, le poche informazioni a disposizione spesso la smentiscono.
NEI PAESI “GAY FRIENDLY”.
Alcune ricerche svolte nei paesi cosiddetti “gay friendly” dimostrano infatti che la sofferenza di chi ha impulsi omosessuali non è correlabile all’omofobia. Ad esempio in Danimarca, dove le unioni gay sono legali dal 1990, è emerso che da allora fino al 2001 il tasso di suicidi tra le coppie di uomini era otto volte superiore a quello registrato per gli uomini uniti a donne.
Lo studio The association between relationship markers of sexual orientation and suicide: Denmark, 1990-2001, condotto da ricercatori dell’Università di Oxford, riporta inoltre un tasso di suicidi più alto tra gli uomini uniti civilmente ad altri uomini, rispetto al resto della popolazione con tendenze omosessuali.
Un’altra ricerca, Marriage, cohabitation and mortality in Denmark: national cohort study of 6.5 million persons followed for up to three decades,1982-2011, pubblicata nel 2009 sulla rivista scientifica Social Psychiatry and Psychiatric Epidemiology ed estesa a un campione di ben 6,5 milioni di persone, lungo un arco di tempo di 29 anni, dimostra lo stesso: il tasso di suicidi fra gli uomini sposati con altri uomini è quattro volte maggiore di quello fra uomini sposati con donne.
Del resto già nel 1978 i ricercatori Alan P. Bell e Martin S. Weinberg dimostrarono che la causa principale del suicidio delle persone con impulsi omosessuali derivava da rotture, litigi e relazioni problematiche con il compagno/a, non dai presunti pregiudizi della società.
Nel loro libro, Homosexualities: A study of diversity among men and women, sono gli stessi gay intervistati a spiegarlo.
fonte http://www.tempi.it di Benedetta Frigerio
http://www.tempi.it/emergenza-omofobia-i-pochi-studi-esistenti-dimostrano-che-e-piu-una-sensazione-ecco-tutti-i-dati#.Uq71lSfyCSo
La legge sull’omofobia, dopo l’approvazione alla Camera, sta procedendo nel suo iter al Senato, ma a tappe forzate e per giunta senza che il governo abbia presentato i dati promessi e necessari per giustificare la procedura d’urgenza.
Il tutto si sta svolgendo frettolosamente e senza discussioni. Nonostante la mancanza di informazioni, infatti, il termine per presentare gli emendamenti è stato fissato al 20 dicembre.
ACCUSE GENERICHE.
La norma prevede fra le pene addirittura il carcere, un misura estrema per combattere un reato di opinione che secondo i sostenitori del ddl rappresenterebbe ormai una vera e propria emergenza in Italia.
A provare però che non esiste alcun allarme reale è un documento dell’Avvocatura per i diritti Lgbt, associazione di avvocati che si occupano della tutela giudiziaria delle persone con tendenze omosessuali.
Nel report, intitolato Realizzazione di uno studio volto all’identificazione, analisi e al trasferimento di buone prassi in materia di non discriminazione nello specifico ambito dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere (2007-2013), si accusano gli italiani di omofobia solo per il fatto che hanno ancora un giudizio negativo su matrimonio gay e adozione per le coppie omosessuali.
Non ci sono invece dati precisi su episodi di violenza o discriminazioni di altro tipo. Invece vi si può leggere quanto segue: «Si può dunque sostenere che l’intolleranza nei confronti delle persone con impulsi omosessuali e bisessuali sembrerebbe nella maggior parte della popolazione fondata non su un immotivato odio omofobico, ma sull’adesione al preciso modello familiare di tipo nucleare eterosessuale».
Secondo l’Avvocatura Lgbt dunque basta “aderire” a un modello familiare eterosessuale per essere considerati intolleranti? E di conseguenza, una volta in vigore la legge sull’omofobia, basterà esprimere contrarietà alle nozze o alle adozioni gay per ricadere nella fattispecie di reato per cui è previsto il carcere?
«NON CI SONO RICERCHE».
Nonostante nel documento non compaiano denunce circostanziate di minacce, derisioni o calunnie, né rilevazioni numeriche sulla casistica di questi fenomeni, il 50 per cento degli intervistati si dice comunque convinto che bisogna fare di più contro l’omofobia.
Diverso il caso delle discriminazioni nei confronti dei transessuali: qui dei dati ci sono, si parla di numerosi episodi di violenza fisica (subiti dal 24 per cento degli intervistati) e molestie (18 per cento), ma è lo stesso rapporto a specificare che il 62 per cento del campione è composto da soggetti legati alla prostituzione, una categoria di per sé a rischio di violenza.
L’Avvocatura Lgbt, infatti, prosegue affermando che «esistono pochissimi dati sulla discriminazione delle persone Lgbt» e «ad oggi sono state condotte pochissime ricerche scientifiche, specificamente mirate a valutare e misurare questo fenomeno».
I SUICIDI.
Un altro argomento generalmente utilizzato a riprova dell’esistenza di una “emergenza omofobia” è il tasso di suicidi, più alto nella popolazione con tendenze omosessuali che nella restante. Sono diverse le ricerche condotto in tutto il mondo che confermano quest’ultima tendenza.
Relativamente all’Italia, in Omosessuali moderni. Gay e lesbiche in Italia, scritto da Marzio Barbagli e Asher Colombo per il Mulino, si legge che un terzo dei gay e un quarto delle lesbiche hanno pensato almeno una volta di togliersi la vita. E nel 6 per cento dei casi ci hanno anche provato.
La colpa – si sente ripetere – è della società omofobica che non accetta l’omosessualità. Ma anche questa affermazione non è suffragata da dati certi, e anzi, le poche informazioni a disposizione spesso la smentiscono.
NEI PAESI “GAY FRIENDLY”.
Alcune ricerche svolte nei paesi cosiddetti “gay friendly” dimostrano infatti che la sofferenza di chi ha impulsi omosessuali non è correlabile all’omofobia. Ad esempio in Danimarca, dove le unioni gay sono legali dal 1990, è emerso che da allora fino al 2001 il tasso di suicidi tra le coppie di uomini era otto volte superiore a quello registrato per gli uomini uniti a donne.
Lo studio The association between relationship markers of sexual orientation and suicide: Denmark, 1990-2001, condotto da ricercatori dell’Università di Oxford, riporta inoltre un tasso di suicidi più alto tra gli uomini uniti civilmente ad altri uomini, rispetto al resto della popolazione con tendenze omosessuali.
Un’altra ricerca, Marriage, cohabitation and mortality in Denmark: national cohort study of 6.5 million persons followed for up to three decades,1982-2011, pubblicata nel 2009 sulla rivista scientifica Social Psychiatry and Psychiatric Epidemiology ed estesa a un campione di ben 6,5 milioni di persone, lungo un arco di tempo di 29 anni, dimostra lo stesso: il tasso di suicidi fra gli uomini sposati con altri uomini è quattro volte maggiore di quello fra uomini sposati con donne.
Del resto già nel 1978 i ricercatori Alan P. Bell e Martin S. Weinberg dimostrarono che la causa principale del suicidio delle persone con impulsi omosessuali derivava da rotture, litigi e relazioni problematiche con il compagno/a, non dai presunti pregiudizi della società.
Nel loro libro, Homosexualities: A study of diversity among men and women, sono gli stessi gay intervistati a spiegarlo.
fonte http://www.tempi.it di Benedetta Frigerio
http://www.tempi.it/emergenza-omofobia-i-pochi-studi-esistenti-dimostrano-che-e-piu-una-sensazione-ecco-tutti-i-dati#.Uq71lSfyCSo
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martedì 9 aprile 2013
Lgbt: La battutona omofoba di Storace sulla Concia...e sulla Bonino
(clicca su e ingrandisci)Repubblica segnala questa simpatica battuta omofoba di Francesco Storace su Twitter
- ‘Al Quirinale voglio Emma Bonino,non ho dubbi. Sto facendo palesemente la campagna per lei’, aveva detto Paola Concia del Pd nel corso di ‘Shampoo’, la Rubrica di Tgcom24 condotta da Massimiliano Lenzi e Luigi Galluzzo.
fonte http://www.giornalettismo.com
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venerdì 22 marzo 2013
Lgbt: Il delirio dello scienziato grillino: "Chi si vaccina diventerà gay, bevete l'urina e vi salverete"

Balle a 5 stelle, Gian Paolo Vanoli fa parte del MeetUp di Segrate.
Ha un chiodo fisso: "abolire i vaccini perchè favoriscono l'omosessualità".
Le sue teorie vuole trasformarle in legge
Delirio omofobo del guru grillino: "Se ti vaccini diventi omosessuale Bevete l'urina, così vi salverete"
"Se assumi un vaccino diventi gay". E' questa in sostanza la tesi di Gian Paolo Vanoli.
Lui è un grillino.
E sul meetup di Segrate si definisce così: "Giornalista investigativo (Albo speciale), specializzato da 40 anni in Sanita' Consulente in Scienza della Nutrizione e Medicina Naturale".
Insomma è una delle voci scientifiche del Movimento Cinque Stelle Lombardia.
La sua battaglia è una sola: abolire le vaccinazioni obbligatorie.
Secondo Vanoli i vaccini, quelli tradizionali che vengono somministrati ad ogni bambino in tenera età sarebbero dannosi.
I vaccini fanno male
"Una delle cose peggiori che puoi fare al sistema immunitario è vaccinare un bambino. I vaccini stroncano la formazione del sistema immunitario", spiega il guru scientifico intervistato da Vice.com.
E' talmente convinto delle sue tesi che sta mobilitando i grillini lombardi per far diventare legge l'abolizone della vaccinazione: "Al Movimento 5 Stelle interessano le mie idee.
Sono un attivista e mi sto attivando proprio per cambiare queste cose attraverso il Meetup Lombardia 5 Stelle.
Se va lì trova tutto il mio lavoro in questo senso.
Porto sempre informazioni e idee per permettere a tutti una scelta consapevole e bandire così la piaga dei vaccini".
"Tutti gay"
Nonostante le sue idee non abbiano un riscontro scentifico, Velardi tenta comunque di spiegare perchè è così dannoso fare un vaccino e soprattutto il legame con l'omosessualità: "Quando il vaccino viene introdotto nel bambino, questo poi cresce e cerca di trovare una propria personalità, e se questa viene inibita dal mercurio o dalle sostanze vaccinali che si introducono nel cervello diventa gay.
Il problema lo sentiremo soprattutto nelle prossime generazioni, perché quando abbiamo un omosessuale che genera una figliolanza questi si porteranno dietro il DNA dell’ammalamento del genitore.
Perché l’omosessualità è una malattia, anche se l’OMS ha deciso che non lo è. Chissenefrega!
La realtà è che è così.
Ogni vaccinazione produce omosessualità, perché impedisce la formazione della personalità. È una microforma di autismo, se vogliamo.
Lei vedrà quanti omosessuali ci saranno nelle prossime generazioni, sarà un disastro".
Dunque prepariamoci ad un futuro pieno di omosessuali.
Bevete l'urina
Ma Vanoli suggerisce anche come salvarsi: "Per curarsi serve l’urinoterapia.
Per quattro anni ho bevuto la mia urina.
Non la prima della giornata, la seconda. Un bicchiere, ogni dì.
E posso dire che alla mia età—ho 72 anni—è stata davvero una terapia eccezionale.
A mia moglie sono tornate pure le mestruazioni a settant'anni.
L’ho insegnata a dieci, forse ventimila persone.
È una cosa che circola sull’onda del popolo, come la chiamo io.
Ho ricevuto tantissime testimonianze e ringraziamenti".
Ecco chi c'è dietro i Cinque Stelle. Giudicate voi.
FONTE http://www.liberoquotidiano.it/news/1208843/Il-delirio-dello-scienziato-grillino--Chi-si-vaccina-diventer%C3%A0-gay--bevete-l-urina-e-vi-salverete--.html
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giovedì 28 febbraio 2013
Lgbt L'Aquila: Prime grane per la Blundo, neo senatrice del Movimento 5 Stelle, l'Arcigay l'accusa di omofobia

L'AQUILA "All’indomani dell’intervista tenutasi presso il programma radiofonico di Rai 2 Un giorno da pecora, apprendiamo delle dichiarazioni espresse dalla neo senatrice del Movimento 5 Stelle, Enza Blundo (in foto), pregne di concetti omofobi e contrari ai diritti della nostra comunità Lesbiche Gay Bisessuali e Transgender (LGBT) per i quali ci battiamo da anni".
Così l'Arcygay Massimo Consoli dell'Aquila, che in una nota se la prende con l'aquilana Blundo appena eletta senatrice nelle file del Movimento di Beppe Grillo.
"A quanto ci risulta - si legge nella nota - la senatrice Blundo avrebbe detto di essere contraria al matrimonio egualitario, alle adozioni da parte di coppie omosessuali e alla inseminazione artificiale per le coppie lesbiche. Ci auguriamo tuttavia che tali dichiarazioni non siano supportate in alcun modo dagli ideali del Movimento stesso e che la senatrice sia incappata in uno scivolone solo grazie alla inesperienza in merito a determinati argomenti".
"L’Arcigay Massimo Consoli di L’Aquila pretende dalla senatrice Blundo il ritiro immediato di tali dichiarazioni - conclude la nota - e la esorta a chiedere scusa a tutta la comunità Lgbt".
CHE COSA HA DETTO LA BLUNDO
È favorevole ai matrimoni omosessuale? Questa la domanda dei conduttori della trasmissione radiofonica Rai che ha provocato la risposta della Blundo e le polemiche.
“Noi siamo contrari alle adozioni e alla procreazione, per il resto si può ragionare - ha detto la neo senatrice - Personalmente sono favorevole, perché ritengo sia giusto rispettare il proprio modo di vedere la vita e l'amore”.
LA REPLICA: "STRAVOLTI MIEI SILENZI E COLPA DELLA CONCIA"
“Alcuni miei silenzi fisiologici durante la messa in onda sono stati stravolti totalmente dall’abile regia e dall’intervento fervente e rancoroso di Paola Concia”.
Arrivano le giustificazioni (e le scuse) della neo senatrice dei grillini Enza Blundo sul caso sollevato dall’Arcigay dell’Aquila dopo l’intervista al programma radiofonico Un giorno da pecora, in cui interpellata sui matrimoni omosessuali aveva dichiarato: “Siamo contrari alle adozioni e alla procreazione, per il resto si può ragionare”.
In una lettera all’associazione Lgbt “Consoli” del capoluogo, l’esponente 5 stelle spiega la sua posizione e promette appoggio dai banchi di palazzo Madama.
LA LETTERA COMPLETA
Cari amici di Arcigay,
sono terribilmente dispiaciuta per quanto emerso ieri dall’intervista rilasciata ai microfoni di “Un giorno da pecora”: è una chiara strumentalizzazione perpetrata nei miei confronti da chi mal sopporta il “mio” risultato che mi piace pensare sia più che altro il “nostro”.
Rendo noto (anche se in campagna elettorale ho evitato di dirlo) che ho firmato con chiarezza l’impegno chiesto a noi ex candidati dalla vostra struttura nazionale (La campagna “Tempo Scaduto”), al fine di supportare una proposta di legge contro l’omofobia e a favore del matrimonio egualitario e dei suoi diritti correlati (come del resto lo stesso Beppe Grillo ha indicato più volte).
A livello locale inoltre ho sempre risposto di buon grado a tutti i vostri inviti: la firma del documento a favore del registro per le unioni civili durante le elezioni amministrative (che con il mio gruppo ho continuato a monitorare pur non essendo stata eletta in Comune) , la partecipazione al “Festival dei diritti e delle civiltà” a settembre, e così via.
La cosa che mi duole di fronte a queste dichiarazioni è il fatto che alcuni miei silenzi fisiologici durante la messa in onda di ieri, siano stati stravolti totalmente dall’abile regia, dall’intervento fervente e rancoroso di Paola Concia che non mi ha permesso di esprimermi e dal contesto stesso (musiche di sottofondo che mi interrompevano, microfoni improvvisamente “muti”).
È fuori discussione che io sia a favore dei vostri diritti uguali e pari. In Senato avrete il mio appoggio sicuro per le vostre battaglie e ogni eventuale tentennamento o abbaglio dettato dall’inesperienza da parte mia, sono certa, sarà corretto e notificato dal mio gruppo, composto da molti giovani che vivono queste realtà direttamente o indirettamente sulla loro pelle e proprio per questo molto più acuti di noi “grandi” talvolta troppo abitudinari nei modi di pensare.
Rinnovo il mio saluto pronta a ogni apertura e confronto con il vostro gruppo e voglio essere sicura che questi malintesi non fermeranno la nostra battaglia universale per il riconoscimento dei diritti.
fonte http://www.abruzzoweb.it/contenuti/laquila-prime-grane-per-la-blundo-larcigay-accusa-di-omofobia/510409-4/
giovedì 21 febbraio 2013
Lgbt Elezioni Politiche: Lo spot omofobo di Fratelli d'Italia: ''Non votate con il culo''

I candidati alle politiche di Fratelli d'Italia in Veneto postano un video su youtube che rivede l'esibizione sanremese della coppia omosessuale Stefano e Federico.
"Siamo all'omofobia elettorale. Il video non solo è di cattivo gusto, ma è chiaramente offensivo verso i gay" dichiara Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center.
"Adesso vedremo cosa avrà da dire Giorgia Meloni, se questa è la linea politica e di comunicazione che Fratelli d'Italia vuole adottare nei confronti degli omosessuali.
L'omofobia è una brutta malattia, farla entrare in parlamento è ancora peggio" conclude. A stretto giro arrivano le scuse della fondatrice del movimento: "A nome di Fratelli d'Italia chiedo scusa per il video-parodia, di pessimo gusto, realizzato in maniera autonoma da alcuni esponenti padovani e solidarizzo con le persone e le associazioni che si sono sentite offese. Ribadiamo la nostra ferma condanna per ogni specie di omofobia"
fonte http://video.repubblica.it
martedì 12 febbraio 2013
Lgbt Politica: Pier Ferdinando Casini: «Il matrimonio è solo tra uomo e donna». E poi tira in ballo la pedofilia...
Pier Ferdinando Casini, ai microfoni di Rtl 102,5, è tornato a ribadire il suo «No» ai matrimoni gay.
Iniziando a parlare delle proprie amicizie (in quello che sembra divenuto ormai un cliché, in cui basta vantare amicizie gay per poter scagliare anatemi sulla comunità omosessuale), ha affermato: «Ho tantissimi amici gay, rispetto molto le opzioni sessuali di ciascuno, non mi permetto di dare giudizi, ma ritengo che il matrimonio sia tra uomo e donna e che qualsiasi omologazione tra il matrimonio gay e il matrimonio per come io lo intendo, e per come lo si intende comunemente, è una cosa profondamente sbagliata».
Poi, in quello che curiosamente appare quasi un riassunto del contestatissimo documento
(http://gayburg.blogspot.it/2013/01/il-prof-di-religione-agli-studenti.html) distribuito agli studenti da un professore di religione di Venezia, ha aggiunto: «Non è detto che l'Europa sia sempre e comunque da imitare. Ad esempio, alcuni Paesi del Nord Europa hanno legalizzato dei movimenti che facevano anche apologia della pedofilia: non credo che per questo l'Europa sia un esempio da imitare.
Detto questo, sulla concessione dei diritti, sulle coppie di fatto, problemi ereditari, di assistenza sanitaria, certamente, però poi stop: il matrimonio è tra uomo e donna».
Di fonte a quelle parole, Flavio Romani di Arcigay ha tuonato: «Arcigay esprime sdegno per le gravissime parole di Pier Ferdinando Casini che mettono in discussione la bontà delle leggi sul matrimonio gay in via di approvazione in tutta Europa, accampando pretestuosi paralleli con la pedofilia.
Casini usa giochetti argomentativi già percorsi in passato dalla gerarchia cattolica che credevamo scomparsi dopo gli scandali che l'hanno coinvolta direttamente proprio su questo fronte.
Avvicinare l'omosessualità alla pedofilia, oltre ad essere assurdo, è offensivo per gli affetti di migliaia di persone che, oltre a non vedersi riconosciute nella legge con il matrimonio civile, sono gravemente dileggiate ad un politico che si dice moderato. Omosessualità e pedofilia non hanno nulla da spartire, Casini lo sa benissimo ma ugualmente svende la vita e la dignità di milioni di persone con argomentazioni che grondano ignoranza e disprezzo, e che non gli faranno guadagnare nessun tipo di consenso».
Critiche sono giunte anche dal Gay Center che, attraverso il portavoce Fabrizio Marrazzo, ha aggiunto:
«Il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini oggi tira in ballo l'Europa pedofila per giustificare il suo no ai matrimoni gay.
Che c'entra la pedofilia con le unioni gay? Casini forse non sa più come argomentare il suo no ai matrimoni gay, su cui tutta Europa sta legiferando. Vorremmo ricordare a Casini, anche, che la pedofilia è fenomeno principalmente eterosessuale. Casini non sa di cosa parla. E tira fuori uno dei tanti luoghi comuni allarmistici».
Per Grillini, infine, «Casini è ossessionato dai matrimoni gay, non fa che parlare di questo, forse se li sogna anche la notte. Sarà che i sondaggi lo danno a numeri da prefisso telefonico e che non ha più nulla da dire su tutto il resto. Sta di fatto che stavolta ha esagerato tirando in ballo presunte leggi pro pedofilia che sarebbero state approvate in Europa: di grazia dove? E da chi? Naturalmente non è vero nulla».
FONTE http://gayburg.blogspot.it/2013/02/pier-ferdinando-casini-il-matrimonio-e.html
Iniziando a parlare delle proprie amicizie (in quello che sembra divenuto ormai un cliché, in cui basta vantare amicizie gay per poter scagliare anatemi sulla comunità omosessuale), ha affermato: «Ho tantissimi amici gay, rispetto molto le opzioni sessuali di ciascuno, non mi permetto di dare giudizi, ma ritengo che il matrimonio sia tra uomo e donna e che qualsiasi omologazione tra il matrimonio gay e il matrimonio per come io lo intendo, e per come lo si intende comunemente, è una cosa profondamente sbagliata».
Poi, in quello che curiosamente appare quasi un riassunto del contestatissimo documento
(http://gayburg.blogspot.it/2013/01/il-prof-di-religione-agli-studenti.html) distribuito agli studenti da un professore di religione di Venezia, ha aggiunto: «Non è detto che l'Europa sia sempre e comunque da imitare. Ad esempio, alcuni Paesi del Nord Europa hanno legalizzato dei movimenti che facevano anche apologia della pedofilia: non credo che per questo l'Europa sia un esempio da imitare.
Detto questo, sulla concessione dei diritti, sulle coppie di fatto, problemi ereditari, di assistenza sanitaria, certamente, però poi stop: il matrimonio è tra uomo e donna».
Di fonte a quelle parole, Flavio Romani di Arcigay ha tuonato: «Arcigay esprime sdegno per le gravissime parole di Pier Ferdinando Casini che mettono in discussione la bontà delle leggi sul matrimonio gay in via di approvazione in tutta Europa, accampando pretestuosi paralleli con la pedofilia.
Casini usa giochetti argomentativi già percorsi in passato dalla gerarchia cattolica che credevamo scomparsi dopo gli scandali che l'hanno coinvolta direttamente proprio su questo fronte.
Avvicinare l'omosessualità alla pedofilia, oltre ad essere assurdo, è offensivo per gli affetti di migliaia di persone che, oltre a non vedersi riconosciute nella legge con il matrimonio civile, sono gravemente dileggiate ad un politico che si dice moderato. Omosessualità e pedofilia non hanno nulla da spartire, Casini lo sa benissimo ma ugualmente svende la vita e la dignità di milioni di persone con argomentazioni che grondano ignoranza e disprezzo, e che non gli faranno guadagnare nessun tipo di consenso».
Critiche sono giunte anche dal Gay Center che, attraverso il portavoce Fabrizio Marrazzo, ha aggiunto:
«Il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini oggi tira in ballo l'Europa pedofila per giustificare il suo no ai matrimoni gay.
Che c'entra la pedofilia con le unioni gay? Casini forse non sa più come argomentare il suo no ai matrimoni gay, su cui tutta Europa sta legiferando. Vorremmo ricordare a Casini, anche, che la pedofilia è fenomeno principalmente eterosessuale. Casini non sa di cosa parla. E tira fuori uno dei tanti luoghi comuni allarmistici».
Per Grillini, infine, «Casini è ossessionato dai matrimoni gay, non fa che parlare di questo, forse se li sogna anche la notte. Sarà che i sondaggi lo danno a numeri da prefisso telefonico e che non ha più nulla da dire su tutto il resto. Sta di fatto che stavolta ha esagerato tirando in ballo presunte leggi pro pedofilia che sarebbero state approvate in Europa: di grazia dove? E da chi? Naturalmente non è vero nulla».
FONTE http://gayburg.blogspot.it/2013/02/pier-ferdinando-casini-il-matrimonio-e.html
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sabato 26 gennaio 2013
Lgbt: Russia, Putin vara la legge anti-gay: "Sarà vietato persino parlarne" La Duma approva il divieto di propaganda
Arrestati i manifestanti che protestavano davanti al Parlamento.
Ma un sondaggio rivela che i due terzi dei russi sono d'accordo.
E l'opposizione tace.
MOSCA
Rappresentano da sempre la più fragile, la meno amata, delle tante opposizioni al governo di Vladimir Putin.
Adesso gli omosessuali di Russia stanno per essere definitivamente emarginati per colpa dell'ennesima legge dal gusto sovietico.
Con una maggioranza pressoché assoluta il Parlamento russo ha approvato ieri l'estensione a tutto il territorio nazionale di una legge già in vigore a livello regionale a San Pietroburgo, Kaliningrad ed altre grandi città russe: il divieto di propaganda omosessuale.
Da ora in poi sarà dunque reato parlare in pubblico dei diritti, degli amori e delle speranze dei cittadini gay.
La definizione, strategicamente un po' vaga, di "propaganda" darà al giudice la possibilità di punire con pesanti multe (fino a 15mila euro) artisti, attori ma anche comuni cittadini colti ad esprimere un'opinione in pubblico sulla situazione degli omosessuali.
Ma soprattutto mettere al bando o vietare preventivamente eventi, manifestazioni, concerti, che possano essere ritenuti a rischio di "propaganda gay".
Non siamo al famigerato articolo 121, imposto da Stalin nel '34 e abolito solamente nel '93, che prevedeva cinque anni di carcere per il reato di omosessualità ma l'evocazione del passato è evidente e pesante.
E tanti anni di omofobia di Stato hanno comunque lasciato un segno. Pochissimi contestatori ieri davanti alla Duma.
Solo un gruppetto di giovanissimi iscritti al semiclandestino movimento Russian Lgbt Network, l'unica cellula di attivisti Lgbt (Lesbiche, gay, bisessuali e transessuali) in tutto il paese, che da anni lotta inutilmente per rivendicare spazi e diritti.
Nell'indifferenza dei moscoviti e dei tanti movimenti di contestazione hanno sfidato le truppe speciali che facevano da guardia al Parlamento, provando a baciarsi in pubblico e a gridare qualche slogan.
E' bastato un solo furgone per portare in cella i trenta ragazzi catturati dopo qualche ben assestato colpo di manganello.
Mentre salivano sul cellulare hanno preso qualche calcio e qualche sputo anche dai soliti estremisti della Chiesa ortodossa, sempre in piazza in occasioni come queste. Gli stessi che esultavano davanti al tribunale per la condanna delle Pussy Riot.
In aula intanto si poteva ascoltare una raffica di pareri e di pregiudizi che sono purtroppo largamente diffusi nell'opinione pubblica. "Siamo in Russia, non a Sodoma e Gomorra", diceva uno particolarmente esaltato.
"Non è una legge contro gli omosessuali - spiegava in vena di giustificazioni - quanto una via per proteggere la nostra gioventù i cui valori sono minacciati da certi discorsi, certe immagini scandalose".
E i giornali più allineati riportavano con evidenza i risultati dell'istituto di sondaggi più serio del Paese, la Levada Center: quasi il 65 percento dei russi è d'accordo con la decisione del Parlamento.
E c'è di peggio: due terzi della popolazione ritiene che l'omosessualità sia una malattia e condivide la recente decisione dell'esercito russo di radiare ogni "sospetto omosessuale" dal servizio militare.
La mancanza di solidarietà nei confronti dei giovani malmenati e arrestati del resto parla da sola.
Il blogger anti corruzione Aleksej Navalnyj, ritenuto uno dei più coraggiosi oppositori del Cremlino e che attacca ogni giorno qualunque decisione del Parlamento, preferiva rimanere in silenzio.
Solo la scrittrice Ljudmilla Ulitskaja, accettava di mettere tra virgolette una dichiarazione contro "una legge medievale che gioca sull'ignoranza di una popolazione ancora dominata da pregiudizi e da retoriche machiste".
Anche Vladimir Putin tace. Sull'omosessualità ha sempre evitato di esprimere pareri ma ha sempre precisato: "La Russia ha un problema demografico, io ho il dovere di occuparmi dei diritti delle coppie che generano prole".
fonte http://m.repubblica.it/mobile dal nostro corrispondente NICOLA LOMBARDOZZI
Ma un sondaggio rivela che i due terzi dei russi sono d'accordo.
E l'opposizione tace.
MOSCA
Rappresentano da sempre la più fragile, la meno amata, delle tante opposizioni al governo di Vladimir Putin.
Adesso gli omosessuali di Russia stanno per essere definitivamente emarginati per colpa dell'ennesima legge dal gusto sovietico.
Con una maggioranza pressoché assoluta il Parlamento russo ha approvato ieri l'estensione a tutto il territorio nazionale di una legge già in vigore a livello regionale a San Pietroburgo, Kaliningrad ed altre grandi città russe: il divieto di propaganda omosessuale.
Da ora in poi sarà dunque reato parlare in pubblico dei diritti, degli amori e delle speranze dei cittadini gay.
La definizione, strategicamente un po' vaga, di "propaganda" darà al giudice la possibilità di punire con pesanti multe (fino a 15mila euro) artisti, attori ma anche comuni cittadini colti ad esprimere un'opinione in pubblico sulla situazione degli omosessuali.
Ma soprattutto mettere al bando o vietare preventivamente eventi, manifestazioni, concerti, che possano essere ritenuti a rischio di "propaganda gay".
Non siamo al famigerato articolo 121, imposto da Stalin nel '34 e abolito solamente nel '93, che prevedeva cinque anni di carcere per il reato di omosessualità ma l'evocazione del passato è evidente e pesante.
E tanti anni di omofobia di Stato hanno comunque lasciato un segno. Pochissimi contestatori ieri davanti alla Duma.
Solo un gruppetto di giovanissimi iscritti al semiclandestino movimento Russian Lgbt Network, l'unica cellula di attivisti Lgbt (Lesbiche, gay, bisessuali e transessuali) in tutto il paese, che da anni lotta inutilmente per rivendicare spazi e diritti.
Nell'indifferenza dei moscoviti e dei tanti movimenti di contestazione hanno sfidato le truppe speciali che facevano da guardia al Parlamento, provando a baciarsi in pubblico e a gridare qualche slogan.
E' bastato un solo furgone per portare in cella i trenta ragazzi catturati dopo qualche ben assestato colpo di manganello.
Mentre salivano sul cellulare hanno preso qualche calcio e qualche sputo anche dai soliti estremisti della Chiesa ortodossa, sempre in piazza in occasioni come queste. Gli stessi che esultavano davanti al tribunale per la condanna delle Pussy Riot.
In aula intanto si poteva ascoltare una raffica di pareri e di pregiudizi che sono purtroppo largamente diffusi nell'opinione pubblica. "Siamo in Russia, non a Sodoma e Gomorra", diceva uno particolarmente esaltato.
"Non è una legge contro gli omosessuali - spiegava in vena di giustificazioni - quanto una via per proteggere la nostra gioventù i cui valori sono minacciati da certi discorsi, certe immagini scandalose".
E i giornali più allineati riportavano con evidenza i risultati dell'istituto di sondaggi più serio del Paese, la Levada Center: quasi il 65 percento dei russi è d'accordo con la decisione del Parlamento.
E c'è di peggio: due terzi della popolazione ritiene che l'omosessualità sia una malattia e condivide la recente decisione dell'esercito russo di radiare ogni "sospetto omosessuale" dal servizio militare.
La mancanza di solidarietà nei confronti dei giovani malmenati e arrestati del resto parla da sola.
Il blogger anti corruzione Aleksej Navalnyj, ritenuto uno dei più coraggiosi oppositori del Cremlino e che attacca ogni giorno qualunque decisione del Parlamento, preferiva rimanere in silenzio.
Solo la scrittrice Ljudmilla Ulitskaja, accettava di mettere tra virgolette una dichiarazione contro "una legge medievale che gioca sull'ignoranza di una popolazione ancora dominata da pregiudizi e da retoriche machiste".
Anche Vladimir Putin tace. Sull'omosessualità ha sempre evitato di esprimere pareri ma ha sempre precisato: "La Russia ha un problema demografico, io ho il dovere di occuparmi dei diritti delle coppie che generano prole".
fonte http://m.repubblica.it/mobile dal nostro corrispondente NICOLA LOMBARDOZZI
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venerdì 25 gennaio 2013
Lgbt: Il Parlamento russo approverà la legge sull'omosessualità
L'approvazione finale della legge che proibisce la propaganda dell'omosessualità, potrebbe avvenire alla fine della sessione primaverile, ma anche in autunno, ha comunicato il capo della commissione della Duma per le famiglie, donne e bambini Elena Misulina.
Secondo le parole di Misulina, per preparare il disegno della legge alla seconda lettura verrà creata un task-force dove entrano rappresentanti della comunità di gay.
E' più efficace portare la discussione della legge dalle strade al livello del Parlamento per progettare la versione moderna del documento che nello stesso tempo proteggeva i minori dalla propaganda dell'omosessualità, ha commentato il capo della commissione.
fonte http://italian.ruvr.ru/2013_01_25/Il-Parlamento-russo-approvera-la-legge-sullomosessualita/
Secondo le parole di Misulina, per preparare il disegno della legge alla seconda lettura verrà creata un task-force dove entrano rappresentanti della comunità di gay.
E' più efficace portare la discussione della legge dalle strade al livello del Parlamento per progettare la versione moderna del documento che nello stesso tempo proteggeva i minori dalla propaganda dell'omosessualità, ha commentato il capo della commissione.
fonte http://italian.ruvr.ru/2013_01_25/Il-Parlamento-russo-approvera-la-legge-sullomosessualita/
martedì 4 dicembre 2012
Lgbt Firenze: Consiglio comunale, Mario Razzanelli (Lega Nord) : "Alle Cascine la sera solo gay e putt..."
L'esponente della Lega parlando di tramvia si rivolge così all'assessore alla mobilità: "La fermata delle Cascine non serve a nessuno se non a chi ci lavora la sera. Mattei lo sa bene"
Giorno dopo il ballottaggio. Renzi ha perso e non si presenta in Consiglio comunale.
Qualcuno mormoreggia, forse a ragione.
Poi prende il via la seduta. Interrogazioni, mozioni d'ordine, l'ordinaria amministrazione.
La seduta va via liscia, fino a quando prende la parola l'assessore alla mobilità, Massimo Mattei.
Si parla di tramvia, della linea 2 e 3.
Perennemente in stallo, sommersa dall'incertezza. Mattei porta in fondo la sua relazione, non prima però di scontrarsi duramente con il consigliere della Lega Nord, Mario Razzanelli, l'uomo del referendum antitramvia.
"Con il referendum hai ottenuto percentuali da prefisso telefonico, 0,02", esclama a microfono acceso l'assessore. "Ti devi solo vergognare", gli urla ritto in piedi Razzanelli. Le voci si sovrappongono, Giani, il presidente dell'assemblea, cerca di riportare la calma. Due minuti di grida e poi tutto si quieta.
Finita? No, si tratta solo del primo tempo. Passano 5 minuti infatti e prende la parola Razzanelli. Un minuto, due, poi l'incidente diplomatico.
La tramvia, in sintesi, è un'opera inutile, come "la fermata delle Cascine non serve a nessuno se non a chi ci lavora la sera.
E questo Mattei lo sa bene". Parole equivoche, che mandano in bestia l'assessore che si alza e comincia ad urlare verso l'ufficio di presidenza.
Qualcuno ride, in molti si indignano.
Per trenta secondi regna il caos; Razzanelli però è deciso a spiegare il quiproquo. "Non avevo intenzione - continua l'esponente leghista - di fare alcun tipo di allusioni. Tutti sanno che alle Cascine, la sera, ci sono gay e putt...".
Nuovo boato di indignazione, Mattei si alza di nuovo. Giani si spazientisce con Razzanelli che riprende la parola per ribadire: "State fraintendendo". Finisce un quarto d'ora dopo con una stretta di mano; un po' freddina.
Al di là dei fraintendimenti, finisce una paginetta di bassissima democrazia popolare.
Dal ballottaggio ai "gay e putt..." biascicate in aula forse c'è di mezzo una sconfitta. Come detto sopra, 'Renzi ha perso e non si presenta in Consiglio comunale. Qualcuno mormoreggia, forse a ragione'. Forse no.
fonte http://www.firenzetoday.it di Diego Giorgi
Giorno dopo il ballottaggio. Renzi ha perso e non si presenta in Consiglio comunale.
Qualcuno mormoreggia, forse a ragione.
Poi prende il via la seduta. Interrogazioni, mozioni d'ordine, l'ordinaria amministrazione.
La seduta va via liscia, fino a quando prende la parola l'assessore alla mobilità, Massimo Mattei.
Si parla di tramvia, della linea 2 e 3.
Perennemente in stallo, sommersa dall'incertezza. Mattei porta in fondo la sua relazione, non prima però di scontrarsi duramente con il consigliere della Lega Nord, Mario Razzanelli, l'uomo del referendum antitramvia.
"Con il referendum hai ottenuto percentuali da prefisso telefonico, 0,02", esclama a microfono acceso l'assessore. "Ti devi solo vergognare", gli urla ritto in piedi Razzanelli. Le voci si sovrappongono, Giani, il presidente dell'assemblea, cerca di riportare la calma. Due minuti di grida e poi tutto si quieta.
Finita? No, si tratta solo del primo tempo. Passano 5 minuti infatti e prende la parola Razzanelli. Un minuto, due, poi l'incidente diplomatico.
La tramvia, in sintesi, è un'opera inutile, come "la fermata delle Cascine non serve a nessuno se non a chi ci lavora la sera.
E questo Mattei lo sa bene". Parole equivoche, che mandano in bestia l'assessore che si alza e comincia ad urlare verso l'ufficio di presidenza.
Qualcuno ride, in molti si indignano.
Per trenta secondi regna il caos; Razzanelli però è deciso a spiegare il quiproquo. "Non avevo intenzione - continua l'esponente leghista - di fare alcun tipo di allusioni. Tutti sanno che alle Cascine, la sera, ci sono gay e putt...".
Nuovo boato di indignazione, Mattei si alza di nuovo. Giani si spazientisce con Razzanelli che riprende la parola per ribadire: "State fraintendendo". Finisce un quarto d'ora dopo con una stretta di mano; un po' freddina.
Al di là dei fraintendimenti, finisce una paginetta di bassissima democrazia popolare.
Dal ballottaggio ai "gay e putt..." biascicate in aula forse c'è di mezzo una sconfitta. Come detto sopra, 'Renzi ha perso e non si presenta in Consiglio comunale. Qualcuno mormoreggia, forse a ragione'. Forse no.
fonte http://www.firenzetoday.it di Diego Giorgi
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giovedì 15 novembre 2012
Lgbt Omofobia: ‘Vendola viscido come la vaselina che usa” il tweet di Andrea di Pietro PDL, che scatena i commenti del web
Tweet assolutamente discutibile quello del Consigliere Comunale di Vigevano PDL che attacca gratuitamente Vendola, ricevendone l'indignazione del web.
Andrea Di Pietro, Consigliere Comunale di Vigevano appartenente al Popolo della Libertà, non risparmia le offese a Vendola, leader di Sinistra Ecologia e Libertà sul social Network Twitter.
Il consigliere del PdL si permette il lusso di accusare Vendola di essere viscido come la vasellina che usa. Offesa brutale, gratuita e ingiustificata che di certo più che denigrare il Governatore Pugliese denigra il consigliere DI Pietro che. palese, ha perso una buona occasione di rimanere in silenzio.
L’attacco razzista ed omofobo non ha lasciato in silenzio gli oppositori del PdL, che sul social Network hanno attaccato sia in toni civili che meno il giovane consigliere.
Alcuni hanno semplicemente scritto di vergognarsi, altri sono sfociati in insulti pesanti nei confronti del Vigevanese.
La guerra mediatica è poi continuata su facebook, dove il consigliere comunale ha cercato di scusarsi e di sdrammatizzare l’accaduto, come un bambino che lancia un sasso e poi cerca di discolparsi. Purtroppo anche su Facebook sono volate parole grosse, specialmente con la comunità gay che si è sentita colpita e chiamata in prima causa.
Di Pietro attacca a sua volta la comunità gay dicendo che non si possono sentire sempre sotto mira e che lui non aveva alcuna intenzione di offendere i gay, ma voleva solo fare una battuta al suo avversario polito Vendola.
Ma vediamo chi è il consigliere DI Pietro. Si tratta di un trentunenne di Vigevano, laureato in scienze giuridiche e di idee apertamente di destra. È stato infatti presidente di Azione Giovani, nel quale iniziò la sua carriera politica. Senza dubbio si tratta di un personaggio interessante, ma dalle prese di posizioni discutibili, s dichiara, infatti, apertamente a favore della pena di morte.
Le associazioni gay chiedono al comune le dimissioni del consigliere, cosa che sperano di ottenere anche intervenuto a corriere.it DI Pietro dichiara di non avere nessuna intenzione di dimettersi.
A questo punto tutto è nelle mani del presidente della Regione Puglia Vendola che ha tutto il diritto di denunciarlo.
FONTE http://www.befan.it/ di Giuseppe Genova
Andrea Di Pietro, Consigliere Comunale di Vigevano appartenente al Popolo della Libertà, non risparmia le offese a Vendola, leader di Sinistra Ecologia e Libertà sul social Network Twitter.
Il consigliere del PdL si permette il lusso di accusare Vendola di essere viscido come la vasellina che usa. Offesa brutale, gratuita e ingiustificata che di certo più che denigrare il Governatore Pugliese denigra il consigliere DI Pietro che. palese, ha perso una buona occasione di rimanere in silenzio.
L’attacco razzista ed omofobo non ha lasciato in silenzio gli oppositori del PdL, che sul social Network hanno attaccato sia in toni civili che meno il giovane consigliere.
Alcuni hanno semplicemente scritto di vergognarsi, altri sono sfociati in insulti pesanti nei confronti del Vigevanese.
La guerra mediatica è poi continuata su facebook, dove il consigliere comunale ha cercato di scusarsi e di sdrammatizzare l’accaduto, come un bambino che lancia un sasso e poi cerca di discolparsi. Purtroppo anche su Facebook sono volate parole grosse, specialmente con la comunità gay che si è sentita colpita e chiamata in prima causa.
Di Pietro attacca a sua volta la comunità gay dicendo che non si possono sentire sempre sotto mira e che lui non aveva alcuna intenzione di offendere i gay, ma voleva solo fare una battuta al suo avversario polito Vendola.
Ma vediamo chi è il consigliere DI Pietro. Si tratta di un trentunenne di Vigevano, laureato in scienze giuridiche e di idee apertamente di destra. È stato infatti presidente di Azione Giovani, nel quale iniziò la sua carriera politica. Senza dubbio si tratta di un personaggio interessante, ma dalle prese di posizioni discutibili, s dichiara, infatti, apertamente a favore della pena di morte.
Le associazioni gay chiedono al comune le dimissioni del consigliere, cosa che sperano di ottenere anche intervenuto a corriere.it DI Pietro dichiara di non avere nessuna intenzione di dimettersi.
A questo punto tutto è nelle mani del presidente della Regione Puglia Vendola che ha tutto il diritto di denunciarlo.
FONTE http://www.befan.it/ di Giuseppe Genova
martedì 23 ottobre 2012
Lgbt Kiev: «I gay distruggono la società». Passa la legge omofobica in Ucraina
Un bacio gay? Cinque anni di carcere. Succede, in Ucraina.
Propaganda omosessuale? Cinque anni di carcere!
Kiev, Progetto di legge 8711. Un nome che, nella maggior parte della burocrazia parlamentare e giuridica mondiale potrebbe essere assimilato ad uno dei tanti futuri articoli di qualche codice civile o penale, o una legge per chissà quale contributo statale. In Ucraina assume tuttavia un significato specifico, e particolarmente repressivo per le più normali e riconosciute tra le libertà: quella di espressione.
Tramite questo progetto, approvato in prima lettura a inizio mese e con un’amplia maggioranza dei membri del Parlamento (289 favorevoli, 161 tra contrari e astenuti), infatti, si andrà ad introdurre il reato di “propaganda omosessuale”, con pene detentive che potranno arrivare fino ai cinque anni di carcere, per il solo crimine di aver difeso, sostenuto o appoggiato la libertà di amare.
A titolo esemplificativo, si può sostenere che anche un discorso al bar, intorno a un tavolo, potrebbe essere censurato. Articoli giornalistici, manifestazioni di piazza, un bacio o una dimostrazione di affetto: tutto rischia di essere epurato, multato, vituperato, considerato alla stregua di un crimine.
repressione gay ucraina
I promotori e i firmatari di questa oscena limitazione dei diritti dei cittadini ucraini, i quali dopo anni di repressione comunista – Stalin arrivava ad internare gli omosessuali dei gulag, senza tanti fronzoli – sono forse abituati a veder schiacciate le più ovvie libertà personali, sostengono che l’omosessualità è un fenomeno criminale, un cancro per la società poiché produce ondate epidemiche di Aids, ma soprattutto mina alla stabilità della famiglia, che va difesa da ogni possibile calo demografico, che appunto avverrebbe se si sviluppasse la componente omosessuale della società.
I deliri parlamentari, tuttavia, sono purtroppo in buonissima compagnia: già lo scorso agosto un comitato scientifico cooptato dal governo di Kiev, in preda a un delirio inspiegabile, aveva portato allo stop di alcune trasmissioni televisive di larghissimo consumo internazionale, primi tra tutti I Simpson e SpongeBob, quest’ultimo bollato come “omosessuale, propedeutico alla distruzione della famiglia e alla diffusione di vari vizi, che spinge i bambini tra i 3 e i 5 anni a fare scherzi, ridere ad alta voce e ripetere frasi senza senso”. Già, in Ucraina è vietato anche essere bambini.
L’omofobia non è solo materia per il paese di Yulia Timoshenko, l’ex premier rinchiusa in carcere per contrastare l’occidentalizzazione del paese. In Serbia, altra nazione nel quale l’ascesa delle forze conservatrici e illiberali è da tempo oggetto di dure critiche da parte degli osservatori internazionali, e dell’Unione Europea in testa, ogni manifestazione dell’orgoglio omosessuale – il cosiddetto gay pride che ogni anno si svolge in molte città, Italia compresa – è stato ufficialmente vietato per ragioni di sicurezza, ufficiosamente per sostenere le azioni di gruppi ultra-nazionalisti legati all’estrema destra.
A nulla sono valse le parole levate in aula a Strasburgo dal relatore europeo per la Serbia, che si è detto rammaricato per la mancanza di libertà nel suo paese. Così è, se vi pare.
fonte http://www.wakeupnews.eu/ Post di Stefano Maria Meconi
Propaganda omosessuale? Cinque anni di carcere!
Kiev, Progetto di legge 8711. Un nome che, nella maggior parte della burocrazia parlamentare e giuridica mondiale potrebbe essere assimilato ad uno dei tanti futuri articoli di qualche codice civile o penale, o una legge per chissà quale contributo statale. In Ucraina assume tuttavia un significato specifico, e particolarmente repressivo per le più normali e riconosciute tra le libertà: quella di espressione.
Tramite questo progetto, approvato in prima lettura a inizio mese e con un’amplia maggioranza dei membri del Parlamento (289 favorevoli, 161 tra contrari e astenuti), infatti, si andrà ad introdurre il reato di “propaganda omosessuale”, con pene detentive che potranno arrivare fino ai cinque anni di carcere, per il solo crimine di aver difeso, sostenuto o appoggiato la libertà di amare.
A titolo esemplificativo, si può sostenere che anche un discorso al bar, intorno a un tavolo, potrebbe essere censurato. Articoli giornalistici, manifestazioni di piazza, un bacio o una dimostrazione di affetto: tutto rischia di essere epurato, multato, vituperato, considerato alla stregua di un crimine.
repressione gay ucraina
I promotori e i firmatari di questa oscena limitazione dei diritti dei cittadini ucraini, i quali dopo anni di repressione comunista – Stalin arrivava ad internare gli omosessuali dei gulag, senza tanti fronzoli – sono forse abituati a veder schiacciate le più ovvie libertà personali, sostengono che l’omosessualità è un fenomeno criminale, un cancro per la società poiché produce ondate epidemiche di Aids, ma soprattutto mina alla stabilità della famiglia, che va difesa da ogni possibile calo demografico, che appunto avverrebbe se si sviluppasse la componente omosessuale della società.
I deliri parlamentari, tuttavia, sono purtroppo in buonissima compagnia: già lo scorso agosto un comitato scientifico cooptato dal governo di Kiev, in preda a un delirio inspiegabile, aveva portato allo stop di alcune trasmissioni televisive di larghissimo consumo internazionale, primi tra tutti I Simpson e SpongeBob, quest’ultimo bollato come “omosessuale, propedeutico alla distruzione della famiglia e alla diffusione di vari vizi, che spinge i bambini tra i 3 e i 5 anni a fare scherzi, ridere ad alta voce e ripetere frasi senza senso”. Già, in Ucraina è vietato anche essere bambini.
L’omofobia non è solo materia per il paese di Yulia Timoshenko, l’ex premier rinchiusa in carcere per contrastare l’occidentalizzazione del paese. In Serbia, altra nazione nel quale l’ascesa delle forze conservatrici e illiberali è da tempo oggetto di dure critiche da parte degli osservatori internazionali, e dell’Unione Europea in testa, ogni manifestazione dell’orgoglio omosessuale – il cosiddetto gay pride che ogni anno si svolge in molte città, Italia compresa – è stato ufficialmente vietato per ragioni di sicurezza, ufficiosamente per sostenere le azioni di gruppi ultra-nazionalisti legati all’estrema destra.
A nulla sono valse le parole levate in aula a Strasburgo dal relatore europeo per la Serbia, che si è detto rammaricato per la mancanza di libertà nel suo paese. Così è, se vi pare.
fonte http://www.wakeupnews.eu/ Post di Stefano Maria Meconi
mercoledì 29 agosto 2012
Iva Zanicchi firma contro i matrimoni gay. Comunità Lgbt chiede revoca premio Pegaso
Alcuni parlamentari del PDL hanno redatto un documento a favore della famiglia cosiddetta tradizionale affermando la loro contrarietà ai matrimoni omosessuali
Evidentemente non hanno nulla di meglio di cui occuparsi tant’é che la notizia non era stata presa granché in considerazione dagli organi di stampa e dall’opinione pubblica (pubblicammo qui solo un commento dell’IDV).
Un po’ di eco si é avuta solo col Meeting di Rimini dove la corazzata CL, tra vari concetti filosofici di infinito, é riuscita a piazzare la solita teoria “antigay” del matrimonio omosessuale (ma anche della semplice unione civile) visto come un attacco alla famiglia.
Oggi arriva la notizia che anche la nota cantante e presentatrice tv Iva Zanicchi ha firmato la petizione del PDL. Il fatto, rivelato su Facebook da Aurelio Mancuso, presidente di Equality ed esponente del PD, ha suscitato sconcerto e delusione nel mondo gay, che evidentemente nutriva simpatie per l’artista emiliana.
Il documento in questione, spiega Mancuso, é omofobo e pieno di bugie. Arcigay assegnò nel 2010 alla Zanicchi il “Pegaso d’Oro” e ora Mancuso auspica che la nota associazione che si batte per i diritti delle persone LGBT, possa revocarglielo.
Tra i commenti della rete sono moltissimi gli attacchi a Iva Zanicchi per questo gesto, considerato contro la comunità gay e omofobo, ma c’é anche chi giustifica la cosa affermando che i personaggi dello spettacolo non sono dei politici e che, nel caso della Zanicchi, fu Arcigay a sbagliare ad assegnarle un premio in quanto l’artista non avrebbe mai detto nemmeno una parola in carriera a favore della comunità omosessuale.
Per la cronaca, il documento del PDL ha nel suo punto centrale l’affermazione “Non siamo disposti a svuotare l’istituzione del matrimonio, attribuendo a unioni affettive, anche omosessuali, un riconoscimento giuridico analogo a quello matrimoniale” ed é stato firmato da oltre 175 parlamentari, sia del PDL che “vicini”.
Tra questi, oltre alla contestata Zanicchi: Eugenia Roccella, Raffaele Calabrò, Alfredo Mantovano, Maurizio Gasparri, Maurizio Sacconi e Gaetano Quagliariello, Stefania Craxi, Valerio Carrara, Maria Giuseppa Castiglione, Roberto Centaro, Mario Ferrara, Alberto Filippi, Salvo Fleres, Roberto Marmo, Andrea Ronchi, Maurizio Saia, Giorgio Stracquadanio, Pasquale Viespoli, Riccardo Villari.
Fonte: L'altra Pagina via http://www.gaynews.it
Evidentemente non hanno nulla di meglio di cui occuparsi tant’é che la notizia non era stata presa granché in considerazione dagli organi di stampa e dall’opinione pubblica (pubblicammo qui solo un commento dell’IDV).
Un po’ di eco si é avuta solo col Meeting di Rimini dove la corazzata CL, tra vari concetti filosofici di infinito, é riuscita a piazzare la solita teoria “antigay” del matrimonio omosessuale (ma anche della semplice unione civile) visto come un attacco alla famiglia.
Oggi arriva la notizia che anche la nota cantante e presentatrice tv Iva Zanicchi ha firmato la petizione del PDL. Il fatto, rivelato su Facebook da Aurelio Mancuso, presidente di Equality ed esponente del PD, ha suscitato sconcerto e delusione nel mondo gay, che evidentemente nutriva simpatie per l’artista emiliana.
Il documento in questione, spiega Mancuso, é omofobo e pieno di bugie. Arcigay assegnò nel 2010 alla Zanicchi il “Pegaso d’Oro” e ora Mancuso auspica che la nota associazione che si batte per i diritti delle persone LGBT, possa revocarglielo.
Tra i commenti della rete sono moltissimi gli attacchi a Iva Zanicchi per questo gesto, considerato contro la comunità gay e omofobo, ma c’é anche chi giustifica la cosa affermando che i personaggi dello spettacolo non sono dei politici e che, nel caso della Zanicchi, fu Arcigay a sbagliare ad assegnarle un premio in quanto l’artista non avrebbe mai detto nemmeno una parola in carriera a favore della comunità omosessuale.
Per la cronaca, il documento del PDL ha nel suo punto centrale l’affermazione “Non siamo disposti a svuotare l’istituzione del matrimonio, attribuendo a unioni affettive, anche omosessuali, un riconoscimento giuridico analogo a quello matrimoniale” ed é stato firmato da oltre 175 parlamentari, sia del PDL che “vicini”.
Tra questi, oltre alla contestata Zanicchi: Eugenia Roccella, Raffaele Calabrò, Alfredo Mantovano, Maurizio Gasparri, Maurizio Sacconi e Gaetano Quagliariello, Stefania Craxi, Valerio Carrara, Maria Giuseppa Castiglione, Roberto Centaro, Mario Ferrara, Alberto Filippi, Salvo Fleres, Roberto Marmo, Andrea Ronchi, Maurizio Saia, Giorgio Stracquadanio, Pasquale Viespoli, Riccardo Villari.
Fonte: L'altra Pagina via http://www.gaynews.it
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