mercoledì 23 aprile 2014

Lgbt: Norvegia, campagna choc contro la violenza sulle donne

In Norvegia una campagna choc contro la violenza sulle donne sta popolando a tal punto da essere utilizzata anche all’estero. Vediamo di cosa si tratta

In Norvegia, una campagna choc contro la violenza sulle donne sta spopolando a tal punto da essere utilizzata anche all’estero. Due foto quelle della campagna.

La prima, mostra una coppia durante il giorno del matrimonio. I ragazzi sono sorridenti e felici e sembrano amarsi. Hanno coronato il loro sogno e li aspetta una lunga vita insieme, tra gioie e dolori, ma sempre in coppia.

Tuttavia, questa è solo una visione parziale di ciò che li aspetta. Infatti, la campagna choc sta tutta nella seconda foto. L’immagine cambia di prospettiva e mostra i due neosposini da dietro (in foto). Qui si può notare come l’uomo trattenga per il braccio – pieno di lividi – la neo sposina. Se in apparenza è un matrimonio felice, cambiando prospettiva si nota come la violenza domestica abbia convinto la donna a una vita fatta di sottomissioni.

Questa l’idea di una campagna contro la violenza sulle donne attuata in Norvegia. L’effetto fa riflettere e fa capire come è spesso inutile soffermarsi sulla superficie delle cose.

La speranza è che faccia riflettere anche gli uomini che sono soliti alzare le mani contro i più deboli, in questo caso le donne, e a far trovare il coraggio necessario a cambiare verso nella vita di tutte quelle ragazze che ormai si sono assuefatti ai soprusi.

È questa la nuova campagna choc contro la violenza sulle donne lanciata in Norvegia, Paese nel quale circa 1,3 milioni di donne, ogni anno, subisce violenza domestica.

In pratica, una su quattro. Ma è inutile sottolineare che stiamo parlando di un problema globale. Si spera di sensibilizzare al tema e come sempre si fa in questi casi il metodo utilizzato è quello della provocazione. L’immagine stimola le emozioni più di molte parole ed è inutile sottolineare come questa campagna sia perfettamente riuscita. Le foto stanno facendo il giro del web e quindi del mondo.
fonte http://www.ultimenotizieflash.com Scritto da Francesco Crudo

giovedì 17 aprile 2014

A Milano per Expo 2015 la mappa turistica Lgbt

Il Comune meneghino ha affidato l'incarico della sua realizzazione ad Alessio Virgili, presidente Aitgl Associazione Italiana Turismo Gay and Lesbian

A Milano arriva per Expo 2015 la Mappa Turistica Lgbt ed è Alessio Virgili, ambasciatore Iglta in Italia, che è stato incaricato di stilarla. Ad affidargli l’incarico lo stesso Comune di Milano, riponendo in lui la fiducia necessaria in base alla sua esperienza, che lo ha portato a divenire ambasciatore italiano Iglta (Interational Gay and Lesbian Travel Association) e presidente Aitgl (Associazione Italiana Turismo Gay and Lesbian).

“Il mio compito è quello di incontrare le imprese del turismo, del ricettivo, e le attività commerciali dedite all’accoglienza per comprendere il loro interesse verso il mercato gay friendly” spiega Alessio Virgili. “Oltre a questa attività di monitoraggio, vi è un’attività di formazione orientata a questo segmento di mercato”.

L’attività di formazione e monitoraggio viene coadiuvata da Mus, rappresentata da Valerio Agate nel gruppo Sonders & Beach, il quale si occupa in modo specifico di soluzioni marketing per il mercato gay. In contemporanea Sonders & Beach ha appena messo online un nuovo sito per i visitatori Lgbt di Milano.

Si chiama MiTown, the other side of Milano (www.mitown.it). Una guida al turismo Lgbt dentro Milano con offerte e prodotti esperienziali e tematici: eventi sportivi, giornate benessere, tour notturni, concerti, teatro, degustazioni di cibo o vino, shopping. Oltre al settore propriamente turistico sono stati selezionati molti ristoranti con particolare attenzione al tema Food che sarà centrale in vista dell’Expo 2015.

L’attività di formazione e comunicazione di Sonders & Beach, oltre che su Milano prosegue in tutta Italia dove il tour operator affiliato al gruppo Quiiky ha appena concluso le prime due tappe (Milano e Roma) di un tour formativo incentrato sul marketing, rivolto alle agenzie di viaggi. Seguiranno nei prossimi appuntamenti, Firenze, Bologna, Catania e Palermo.
PER MAGGIORI INFO:
http://immagini.guidaviaggi.it/ETG_ROMA_2014.pdf

fonte http://m.guidaviaggi.it

Lgbt Arte: La mostra di Warhol a Napoli: anche il Vesuvio è pop, dal 18 aprile al 20 luglio

Al Pan di Napoli, dal 18 aprile al 20 luglio in mostra la pop art di Andy Warhol tra Vesuvius e Napoliroid.
E per i primi tre giorni di apertura l’ingresso è gratuito.

A via dei Mille, il Pan – Palazzo delle Arti di Napoli – racconta il legame di Andy Warhol con la città partenopea nella ricca mostra di Palazzo Roccella in programma dal 18 aprile al 20 luglio.

Dalla metà degli anni ’70, ormai già noto internazionalmente, Warhol soggiornò diverse volte in Italia; più volte ancora a Napoli. Ruolo fondamentale a riguardo fu quello di Lucio Amelio, gallerista, mecenate, animatore della vita artistica partenopea tra gli anni ’60 e i ’90. Tramite Amelio, Warhol conobbe Napoli e se ne innamorò:

“Amo Napoli perché mi ricorda New York, specialmente per i tanti travestiti e per i rifiuti per strada. Come New York è una città che cade a pezzi, e nonostante tutto la gente è felice come a New York. Quello che preferisco di più a Napoli è visitare tutte le vecchie famiglie nei loro vecchi palazzi che sembrano stare in piedi tenuti insieme da una corda, dando quasi impressione di voler cadere in mare da un momento all’altro. A Napoli c’è anche il pesce migliore, la migliore pastasciutta ed il vino migliore. Cos’altro potrei aggiungere?” (Andy Warhol sul Mattino del 1 aprile 1980).

La mostra del Pan celebra questo amore e celebra l’arte di Warhol. Si intitola Andy Warhol: Vetrine, non solo per ricordare che gli esordi dell’artista lo videro lavorare come vetrinista, ma anche per sottolineare il “credo” warholiano, tutto incentrato sull’atto del vedere, del farsi vedere, del diventare famosi, del mettersi in mostra, in vetrina appunto. Così, l’esposizione è allestita in sezioni-vetrina e presenta circa 180 opere.

Immancabili le Campbell’s soup, le “scatole-scultura”, così come le Marilyn e la serie delle Drag Queen Paintings con i travestiti di New York. Abitano le sale del Pan anche i ritratti pop dei personaggi più in vista della Napoli degli anni ’70 e ’80, come Graziella Lonardi Buontempo, Ernesto Esposito, Salvatore Pica e naturalmente Joseph Beuys, l’artista che, pur agli antipodi di Warhol per carattere e per poetica, creò col maestro pop un dialogo incredibilmente fecondo che ebbe come terreno di incontro proprio la città di Napoli.

La serie delle Napoliroid, le polaroid con le vedute partenopee, ben dimostra da un lato il fascino che il capoluogo esercitò sul newyorkese, dall’altro come l’artista riuscisse a rendere pop tutto quello che toccava. Nelle sue mani anche il vulcano campano diventa icona pop, quando l’immagine più classica dell’iconografia tradizionale locale viene replicata in colori diversi, nella sgargiante ed esplosiva serie di Vesuvius: “Per me l’eruzione è un’immagine sconvolgente, un avvenimento straordinario ed anche un grande pezzo di scultura”, dichiarò Warhol.

In mostra un’altra potentissima opera strettamente e tragicamente legata a Napoli: Fate presto, il trittico che riproduce in formato gigante la prima pagina del Mattino del 26 novembre 1980; tre giorni prima, il 23 novembre, il terremoto aveva sconvolto e distrutto l’Irpinia e con quel titolo, drammatico, doloroso, ulteriormente allarmante, il giornale napoletano sollecitava i soccorsi. Andy Warhol alza i toni, trasforma la frase in un grido.

Nel contatto con Napoli, la freddezza, l’impassibilità, la superficialità dell’arte warholiana sembrano ribollire ed esplodere come il suo Vesuvius: l’ombra della morte, l’idea di effimero, la consapevolezza della distruzione, in Warhol c’erano sempre state; eppure a Napoli una certa sensibilità sembra farsi più profonda, quasi poetica.

Il curatore dell’esposizione al Pan, Achille Bonito Oliva – che Warhol lo ha conosciuto e frequentato – ha presentato in anteprima la mostra alla stampa ed ha parlato ai nostri microfoni.

Notizia che ha reso il pubblico ancor più trepidante, durante i primi tre giorni di apertura, dal 18 al 20 aprile, Andy Warhol: Vetrine sarà visitabile gratuitamente, come indicato sul sito www.mostrawarholnapoli.it.
fonte http://www.fanpage.it di Gabriella Valente

Lgbt Radio: Il web e i social media sono omofobi? Se ne parla a Oltre le Differenze con Francesca Vecchioni

Venerdì 18 aprile alle 21 nel format radiofonico sul mondo LGBTQI di Antenna Radio Esse tornano anche le "pillole di cultura pop in salsa lesbica"

La rete internet è ricca di informazioni sul mondo lgbt ma anche di stranezze, castronerie e siti bizzarri. Di quale sia il sentiment del web su omosessualità si parlerà nella puntata di “Oltre le Differenze”, il format radiofonico interamente dedicato al mondo gay, lesbico, bisex, transessuale e queer condotto da Natascia Maesi e Oriana Bottini, che andrà in onda venerdì 18 aprile alle 21 su Antenna Radio Esse (FM 91.25, 93.20, 93.50, 99.10 o diretta online dal sito www.antennaradioesse.it).

Dopo la consueta rassegna stampa delle principali notizie sul mondo lgbt, una carrellata dei siti che in modo ironico e bizzarro raccontano il mondo queer, ma anche di tutte le castronerie e le false informazioni che vengono diffuse sul web, apriranno la riflessione su quale sia l'atteggiamento della rete rispetto a omosessualità e famiglie omogenitoriali.

A rispondere al quesito sarà Francesca Vecchioni, fondatrice e presidente di Diversity, associazione che ha condotto una ricerca proprio su questo tema e secondo la quale la rete non sarebbe omofobica. Per completare i modi ironici con cui si racconta l'omosessualità, in questo caso femminile, torna la rubrica "pillole di cultura pop in salsa lesbica" a cura di Milena Cannavacciuolo, autrice del sito LezPop.

In chiusura spazio alle segnalazioni dello scaffale LGBT con libri, film e appuntamenti a tema. Per interagire con la redazione del programma: redazione.oltreledifferenze@gmail.com, oppure tramite la pagina fan su Facebook e il blog è www.oltreledifferenze.wordpress.com dove è possibile riascoltare tutte le puntate già andate in onda.
fonte redazione "Oltre le Differenze"

lunedì 7 aprile 2014

Lgbt: La Turchia muove altri passi gay-friendly

Quattro candidati alle elezioni locali del 30 marzo scorso in diversi comuni della Turchia hanno firmato un Protocollo Gay Friendly Municipale, preparato dalla SPOD (Social Policies, Gender Identity and Sexual Orientation Studies Association.

I quattro candidati, eletti, si sono impegnati a stringere in tempi celeri delle alleanze con le organizzazioni LGBT per combattere le discriminazioni.

La maggioranza dei turchi nasconde ancora il proprio orientamento sessuale.
Uno studio effettuato dall’Università di Ankara ha rivelato che la maggior parte degli uomini omosessuali crede che la religione vieti loro di vivere liberamente il proprio orientamento sessuale.
Il 44%, addirittura, vive nell’angoscia di essere punito dal cielo per la propria condizione di omosessuale.

L’omosessualità è legale in Turchia da moltissimi anni (sin da metà ’800, uno dei primi Paesi a muoversi in questa direzione), ma fino a poco tempo fa continuava a essere un tabù sociale. Ora la situazione sta cambiando: i giovani, soprattutto nelle grandi metropoli, sono sempre più “occidentalizzati” e Istanbul, che stando ai sondaggi arriverà nel 2016 a essere la città europea più visitata (superando nientemeno che Londra), non può certo farsi trovare impreparata.
fonte http://www.justnews.it/ da yuri benaglio

Lgbt Napoli: Trans ricoverata nel reparto maschile, parlano Daniela Falanga e Rosa le trans che l’hanno accudita

Ai nostri microfoni la testimonianza di Daniela e Rosa, le due trans che si stanno prendendo cura di Maria (nome di fantasia), la trans ricoverata per un ictus in un reparto maschile

Ricoverata e denudata in un reparto maschile, senza alcun riguardo per la sua dignità né per la sua identità sessuale, soltanto perché questa non corrisponde al nome che era scritto sulla sua carta di identità.

È la triste avventura di una donna transessuale, che noi abbiamo deciso di chiamare Maria, per non aggiungere al sopruso subito l’onta ulteriore di essere identificata con uno spersonalizzante “la trans”.
Nome e genitali corrispondono al sesso maschile: ma basta questo a stabilire l’identità di una persona?

Una definizione generica, forse troppo, riduttiva, addirittura offensiva: come se l’identità di una persona potesse essere ricondotta a una sola parola, una sigla, un’etichetta vuota. O, peggio, a un nome.

Perché è questo che è accaduto quando la paziente è arrivata al San Giovanni Bosco per un ictus: leggendo il nome maschile scritto sulla sua carta di identità, corrispondente di fatto ai genitali di Maria, il personale dell’ospedale l’ha ricoverata in una stanza condivisa insieme a 4 uomini.

Lì Maria è stata spogliata senza riguardo, per essere lavata e svolgere le quotidiane abluzioni. Per fortuna con lei c’erano Daniela e Rosa, due transessuali che, venute a conoscenza del fatto, sono corse in ospedale per prestarle assistenza.
Ai nostri microfoni il loro racconto.

La testimonianza di Daniela e Rosa, le trans che hanno assistito Maria:

“Abbiamo dovuto prendere una coperta per improvvisare un paravento a una persona che è stata denudata davanti a quattro uomini, e senza alcuna premura. Una cosa che mi ha fatto sentire offesa, frustrata, ferita nella mia dignità“ racconta Daniela Falanga, delegata alle politiche trans per Arcigay Napoli.
Immediatamente Daniela e Rosa hanno discusso la questione con i responsabili della struttura ospedaliera, trovando insieme a loro un compromesso: “Fortunatamente tutti i responsabili della struttura sono stati molto comprensivi, e hanno cercato di venirci incontro come potevano” spiega Daniela.

Maria non sarà spostata in un reparto femminile, dove comunque la vista del suo corpo nudo potrebbe provocare imbarazzo nelle altre pazienti, così come accade per lei nel reparto maschile, ma durante le operazioni di pulizia sarà montato un paravento che la proteggerà dagli sguardi indiscreti, tutelando la sua intimità e rispettando la sua privacy.
In Italia non esiste ancora una legge per l’accoglienza ospedaliera delle persone transessuali

Tutto questo perché, come spiega ai nostri microfoni Antonello Sannino, presidente Arcigay Napoli, non esiste ancora una legge nazionale che stabilisca le buone pratiche che il personale medico e assistenziale deve adottare nei confronti delle persone transessuali. Uomini e donne a cui è negato molto spesso qualunque riconoscimento e diritto a una vita normale, come quella di tutti gli altri.

“La violenza sia fisica che verbale, purtroppo, ancora oggi, è all’ordine del giorno” spiega Daniela. “Io sono stata fortunata, perché nel mio percorso per diventare donna ho avuto vicino mia madre, che a un certo punto mi ha capita e ha cercato di aiutarmi”.
La stessa fortuna non è toccata invece a Rosa, che è stata cacciata di casa dai suoi genitori all’età di 16 anni, così come è successo anche a Maria, che anche oggi, nel letto di un ospedale, si trova costretta a pagare un prezzo ingiusto per la sua “diversità”.

Un paravento per proteggerla da sguardi indiscreti: questo l’unico compromesso possibile

“Per ora Maria rimarrà nella stanza in cui si trova ora, anche perché gli altri pazienti ricoverati si sono dimostrati molto disponibili e comprensivi nei suoi confronti” spiega Daniela.
“Ma” prosegue, “trovo incredibile e assurdo che in un luogo in cui bisognerebbe aiutare le persone, come un ospedale, accadano ancora queste cose, e che non ci sia uno spazio in cui accogliere i pazienti transessuali rispettando la loro privacy e le loro esigenze”.

“È una battaglia che tutti noi dobbiamo combattere, insieme, per ottenere dei risultati, come sta avvenendo in altri paesi del mondo, dove effettivamente esistono o sono in fase di elaborazione delle leggi specifiche che garantiscono il rispetto dei diritti delle persone transessuali” conclude Sannino.
Purtroppo, a oggi, la strada per l’integrazione sembra essere ancora lunga e irta di ostacoli. Come dimostra l’ “incidente” di cui Maria è diventata, suo malgrado, vittima e protagonista.
fonte http://www.roadtvitalia.it di Giuliana Gugliotti

Lgbt: Il francobollo commemorativo per Harvey Milk sarà emesso a maggio negli USA

Il Servizio Postale statunitense ha deciso di celebrare la figura di Harvey Milk dedicandogli un francobollo.

È stato reso noto il disegno del francobollo commemorativo dedicato ad Harvey Milk che il Servizio Postale statunitense emetterà il prossimo mese di maggio.

Come sapete Harvey Milk è stato il primo politico apertamente gay eletto a un incarico pubblico di rilievo negli Stati Uniti d’America ed è noto per la sua lotta a favore dei diritti civili delle persone LGBT, impegno che l’ha portato a essere ucciso nel 1978.

La sua storia è stata portata al cinema dal film Milk di Gus Van Sant con Sean Penn, film che ha vinto due Oscar nel 2009 (Miglior attore protagonista a Sean Penn e Migliore sceneggiatura originale a Dustin Lance Black).

A ottobre scorso il Servizio Postale statunitense aveva comunicato che Harvey Milk sarebbe stata una delle figure omaggiate dall’emissione di francobolli “permanenti” (si tratta di un tipo di francobolli dedicate a figure di spicco e hanno la caratteristica di essere sempre validi, anche se dovessero cambiare le tariffe postali).

Se, dunque, si sapeva dell’emissione filatelica, ancora non era noto né il disegno né la data di emissione. Per quel che riguarda l’immagine, il francobollo riproduce una fotografia in bianco e nero di Harvey Milk sotto il suo nome, scritto in bianco, e con accanto i sei colori della bandiera rainbow in verticale, sul lato superiore sinistro.

Per quel che riguarda la data di emissione, il francobollo sarà messo in vendita a partire dal prossimo 22 maggio, l’Harvey Milk Day. Non si sa dove ci sarà la prima emissione: probabilmente sarà San Francisco in cui Harvey Milk svolse il suo servizio o forse nella capitale federale Washington DC.
fonte http://www.queerblog.it/Scritto da: Roberto Russo Via | Linns
©Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

Lgbt: #RightsAddict - Iniziativa etero per i diritti gay - Campagna per la sensibilizzazione dei veterosessuali Online il 4° episodio

Torna la graffiante ironia della serie #RightsAddict, con il quarto atteso capitolo, da oggi online.

Il quarto video sarà accompagnato nell'arco della settimana, da una serie di vignette dal titolo "#RightsAddict, un supereroe in difesa dei diritti". Il primo è Batman.


Negli ormai due mesi di campagna, i riscontri sono stati positivi, anche tra gli eterosessuali. Ma i veterosessuali più accaniti, hanno ribattuto alla campagna usando le stesse frasi che i video cercano di smontare.

“È un po' come parlare con i muri. Per questo, nel quarto video”, dice Fabio Morici “ho deciso di essere tremendamente didascalico, come se stessi spiegando le istruzioni di salvataggio sull'aeroplano.”

Il video cerca di chiarire, senza giri di parole, quali sarebbero le conseguenze sugli eterosessuali, dell'allargamento dei diritti agli omosessuali: “Semplice: non ci sarebbero conseguenze”. Ecco in sintesi il contenuto del messaggio.
Ma la campagna #RightsAddict ormai non è più solo sul web.
Fabio Morici ha infatti incontrato, il 4 aprile, le classi del Liceo Socrate di Roma, dove ha fatto da testimonial per il progetto “Le Cose Cambiano”.

Il primo di una serie di incontri: “È stato molto stimolante. Ho avuto la prova che i veicoli scelti per la campagna #RightsAddict, il web, la velocità, la sintesi, l'ironia, funzionano sui più giovani.
Il che è importantissimo, perché il miglior modo di combattere i pregiudizi sociali e fare in modo che smettano di replicarsi di generazione in generazione. Metterli in quarantena, insomma.”

Per finire, è stato annunciato anche un quinto episodio della serie. Ma ancora non ci sono anticipazioni né sulla data né sui contenuti.
fonte https://www.facebook.com/fabiomoricipublic

sabato 5 aprile 2014

Lgbt: Transessuali e ospedali, la vergogna dello Stato italiano che non riconosce il sesso di elezione della persona ricoverata

La notizia ci arriva da un comunicato congiunto di Arcigay Napoli e Salerno.
E riguarda il calvario che le persone transessuali subiscono quando vengono ricoverate in ospedale. La loro dignità è calpestata senza se e senza ma. Ecco quanto accaduto in un ospedale partenopeo qualche giorno fa.


“Una donna transessuale – si legge nel comunicato- è ricoverata per un ictus da diversi giorni presso l’Ospedale San Giovanni Bosco di Napoli, e come accade sempre in questi casi, è ricoverata in un reparto maschile. E’ lancinante lo sconcerto per il disorientamento che si legge negli occhi di questa persona, costretta, da norme che non riconoscono il suo corpo ma solo un nome su un documento non ancora “normalizzato”, a subire un sopruso di fronte al quale siamo impotenti.

Invochiamo il rispetto della dignità di questa persona, ed allo stesso tempo ci chiediamo se sia ancora possibile che si debba intervenire, ogni volta, confidando nel buon cuore e nella disponibilità del responsabile di reparto di turno.
Chiediamo che si intervenga affinchè sia regolamentato l’accesso alle strutture sanitarie pubbliche per le persone transessuali con documenti non ancora corrispondenti alla loro identità, attesa anche l’incredibile complessità delle procedure previste dalla legge vigente per la riattribuzione anagrafica. Sono procedure che prevedono tempi lunghissimi, un doppio procedimento giudiziario, e l’obbligo della sterilizzazione preventiva, con liste d’attesa oramai proibitive nei nostri ospedali.

Alcune amiche assistono la ricoverata, mettendo una coperta tra lei e gli uomini con cui condivide la stanza, mentre il personale sanitario la spoglia per le operazioni di pulizia.
Questo è rispetto? Al momento la paziente non è in grado di intendere e rispondere, nemmeno ha l’uso della parola. È sola da diversi giorni, abbandonata a se stessa in un reparto maschile Ancora solitudine e sofferenza.
Importante è averla trovata (D.L. Falanga). Manlio Converti ha segnalato un altro caso, quello di Claudia, ricoverata dopo essere stata aggredita in piena notte. Claudia è stata ricoverata in un reparto maschile, chiamata con nome maschile, trattata come se la sua persona non ci fosse.

“Quanti e quante di noi – sottolineano dall’Arcigay- trovandosi in ospedale, per emergenza o procedure legate alla transizione, si sono sentit* ferit* e pres* in giro, anche in quei reparti dove le persone transessuali ci sono ogni giorno?
Quanti uomini FtM, per affrontare l’isterectomia, si sono visti mettere in isolamento in una stanza di ginecologia e sono stati invitati a non vagare per i corridoi, essendo un reparto femminile che ospita un uomo?
Per l’organizzazione mondiale della sanità salute significa: stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia.
Lo stato ci nega i documenti. La sanità ci nega la dignità.
E’ ora di dire basta. Siamo persone, non oggetti in riparazione da tenere nascosti”.


Per dire basta a questo stato di cose Michela Angelini di Livorno ha lanciato in rete una petizione di firme per una proposta di legge da presentare al presidene del Senato Piero Grasso.

Eccone il contenuto:
Mi chiamo Michela e sono una donna nata maschio. Vivo come donna da ormai tre anni e ho una relazione stabile con un ragazzo che ha fatto il percorso inverso al mio (da donna a uomo) che è anche un ottimo genitore.

Abbiamo una vita tranquilla e felice, finché non abbiamo necessità di utilizzare i nostri dati anagrafici.In Italia, infatti, per cambiare l’indicazione di sesso e nome sui documenti viene richiesto un lungo e costoso iter medico e giuridico che può durare anche 6 anni e che troppo spesso viene concesso solo dopo l’avvenuta sterilizzazione chirurgica.
Durante questo periodo è inevitabile l’obbligo di convivere per anni con l’aspetto desiderato ma con documenti che non ci rappresentano più, con inevitabili problemi e continue violazioni della privacy.Io, come tante altre persone transessuali, non ho intenzione di subire mutilazioni genitali, perché sono in perfetta sintonia con il mio corpo attuale.
Io, come tante persone transessuali, sono stanca di perdere tempo, energie e soldi per colpa di una legge scritta 32 anni fa, che nessuno intende rinnovare.
In questi anni me ne sono capitate diverse, la più frequente è il dover spiegare perché sui documenti che mostro c’è un nome maschile quando pago con la carta di credito, quando ritiro le analisi, quando passo un check-in, quando mi intestano una fattura, ritiro un pacco o prelevo dei soldi allo sportello delle poste e, ovviamente, tutti i presenti ne vengono così a conoscenza.

Sono veterinaria, quanti clienti avrei timbrando ogni prescrizione e ogni fattura con un nome ed un codice fiscale maschili?
Quanti colloqui di lavoro sono stati bruciati dall’essere transessuale?
Qualche mese fa ho superato ben tre selezioni, con tanto di complimenti da parte dell’ultimo esaminatore.
Nessuno aveva pensato di chiedermi i documenti.
Quando sono stata obbligata a svelarmi come donna transessuale sono iniziate le scuse e il lavoro è andato a qualcun altro.
Quanto tutto questo incide sulla transfobia che porta l’Italia ad essere il primo paese in Europa per omicidi di persone transessuali?
Quanto tutto questo incide sui suicidi e sull’isolamento che quotidianamente avvengono nel nostro paese?
Per garantire dignità ed inserimento sociale alle persone transessuali e transgender e per vietare gli interventi mutilativi sui neonati nati intersessuali, chiedo alla Presidente della Camera Laura Boldrini e al Presidente del Senato Pietro Grasso che tale proposta venga celermente avviata all’iter di approvazione e convertita in legge.

Per firmare basta cliccare su questo link:
https://www.change.org/it/petizioni/per-l-approvazione-di-una-legge-che-tuteli-le-persone-transessuali
Noi di NEWS DAL MONDO LGBT abbiamo firmato!..Che tu sia etero gay o lesbica anche la tua firma è importante....
fonte http://www.unavoceperledonne.it By Viviana Pizzi

Lgbt Libri: "Appena il tempo di andar via" Il romanzo di Fabio Morici

E’ un romanzo pieno, un’opera in cui confluiscono molti elementi diversi, e così quello che in un qualsiasi altro libro creerebbe dissonanze, qui diventa armonia grazie ad uno stile leggero, fluido e al tempo stesso deciso e d’impatto.

E’ lo stile di Fabio Morìci a rendere tutto armonico e a far sì che elementi, apparentemente distanti tra loro, si sposino in modo naturale e spontaneo.

Eccellente la tecnica dell’autore nell’assemblare i pezzi, le varie sequenze, molto vicina nelle scelte e nei tagli a quella usata da un regista che si accinge a dirigere un film… di cui ha precedentemente scritto soggetto e sceneggiatura.

E così conclusa la lettura del romanzo si prova un senso di duplice soddisfazione: buona lettura e buona visione! L’intreccio dei destini di tre individui diversi e distanti tra loro, nei comportamenti, nei pensieri e nel bagaglio di esperienze, lo spuntare dal “dietro le quinte” del racconto di altre vite, appartenenti a vecchi e nuovi personaggi… ha richiamato alla mia memoria film di spessore come Babel e 21 grammi.

Nella scrittura di Fabio Morìci, in questo particolare contesto, incontriamo i tempi di un verbo che comunque vengano usati, mantengono la forza, la carica e la capacità di impatto propri del tempo presente.

In quest’opera non si incontrano solo esseri umani con personalità ben delineate, ma si intersecano le vite di questi personaggi e ciascuna di queste con la funzione di legare ancor più la trama, in alcuni passaggi, ed accentuare il mistero che aleggia…e altre volte, invece, intervengono per sciogliere nodi, offrire un diverso punto di osservazione, dando al lettore nuove visioni e nuove chiavi di lettura.

La voce narrante è quella di Seth, a lui è destinato il ruolo di colonna vertebrale della narrazione ma non sempre il ruolo di protagonista principale. Spesso, infatti, Duncan, incontrato per caso, ruba a Seth la scena, lasciandogli il ruolo di spalla degli eventi normali e paranormali che investono questo personaggio carismatico, il tutto a favore dell’azione scenica e della narrazione.

Duncan è un concentrato di carisma che seduce, potere di attrazione incredibile, inquietante ed affascinante nella stessa misura e come sostiene in un passo lo stesso Seth “potenza fisica e psichica inestimabile”, in lui sembra insediarsi la rappresentazione di un leader. E fin dalle prime pagine Seth ne resta ammaliato al punto da non riuscire a scegliere liberamente cosa fare o non fare, ma a seguirlo senza farsi domande.

Seth e Duncan, affiancati l’uno all’altro, si prestano alla trama in maniera splendida perché, come avviene per i complementari, si completano e presi insieme riescono a valorizzare e sottolineare la sorprendente varietà di pensiero e di comportamento della natura umana. Fabio Morìci, per ottenere questo risultato ha sicuramente sfruttato la sua predisposizione innata nell’osservazione dell’esterno, la sua capacità di introspezione ed analisi del sé.

Il personaggio di Lana, che si unisce al viaggio dei due improvvisati amici, è il personaggio femminile che maggiormente domina la scena, anche se altre donne si muovono sul fondo del racconto riemergendo dal passato o riaffacciandosi nel futuro. E’ una figura anarchica in senso lato, non sottostà a regole morali, a tabù, a convenzioni e al precostituito e al “già deciso”: libera e istintiva in ogni situazione, vive la vita per come viene, senza pensarci troppo, senza pensarci su. E forse è proprio per questo che l’autore gli affida uno dei tanti momenti più carichi di pathos e successivamente momenti di intensa riflessione attraverso cui crescere e confrontarsi.

Non potrei chiudere l’analisi di APPENA IL TEMPO DI ANDAR VIA senza menzionare l’abilità di Morìci nell’ottenere il superamento dello spazio reale a favore del fantastico, il sorpasso del normale a favore del paranormale, senza far sentire la distanza tra le diverse dimensioni. Così il lettore si trova davanti a fatti assolutamente verosimili, ancorati solidamente a terra, e comuni all’esperienza umana e, un attimo dopo, si trova a sconfinare in una dimensione fantastica, ma senza strappi, senza buchi dimensionali. Tutto questo è possibile grazie alla sapienza dell’autore di guardare la realtà oggettiva in modo soggettivo, di estrapolarla dal contesto che l’ha generata dandole la possibilità di volare alto e nel saper dosare il ritmo dell’alternarsi di reale e fantastico, di normale e paranormale.

APPENA IL TEMPO DI ANDAR VIA è un’opera curata in ogni suo dettaglio capace di catturare l’attenzione del lettore, dalla prima all’ultima pagina… chi si accinge a leggerlo fin dalle prime pagine si accorge che è un romanzo fatto di colpi di scena, in sequenze imprevedibili, che si succederanno… e che apriranno altre scene, altri viaggi, altre esplorazioni… insomma un romanzo che potrebbe superare anche la stessa parola fine.
fonte http://paolathinkntellgraffiti.wordpress.com di Paola Tinchitella

mercoledì 2 aprile 2014

Roma: Mariela Castro, oggi a Montecitorio sui temi dei diritti LGBT

Mariela Castro, figlia del presidente cubano Raul, divenuta ormai una vera e propria icona nel mondo dei diritti civili, parteciperà oggi alle 14:00 a un’audizione sui temi dei diritti LGBT presso il Comitato Permanente dei Diritti Umani della Camera dei Deputati, sotto invito dei deputati della Commissione Affari esteri del MoVimento 5 Stelle.

Mariela Castro – annunciano i deputati M5S – terrà il suo intervento al fianco regista italiano Gianni Torres, con il quale ha collaborato per la realizzazione del documentario “Unique”, in anteprima mondiale proprio in Italia in occasione dell’apertura del Bifest di Bari.

La delegazione cubana invitata sarà composta, oltre che dalla stessa Castro, anche dall’ambasciatrice di Cuba in Italia Milagros Carina Soto Aguero e dal Console Roger Lopez Garcia.

Mariela Castro, protagonista di uno dei 5 episodi del documentario Unique, ha nella sua vita condotto numerose battaglie nell’isola caraibica, sia in qualità di parlamentare che di direttrice del Centro di Educazione Sessuale a L’Avana.

La Castro è infatti riuscita a far abrogare leggi omofobiche, garantire ogni trattamento sanitario gratuito, modificare l’approccio del corpo docente e degli studenti verso le persone LGBT nelle scuole e ha permesso la piena integrazione sociale in un’isola dal passato fortemente machista.
fonte http://www.agenparl.it/

Lgbt: Il 4 maggio a Firenze la festa delle famiglie, di tutte le famiglie

Le organizzazioni familiari LGBT di tutto il mondo uniranno le forze, per la terza volta, per aumentare la visibilità internazionale delle famiglie di ogni tipo.
Firene rappresenterà l'Italia

Una giornata per festeggiare le famiglie di tutti i tipi, da quelle tradizionali a quelle composte da due persone dello stesso sesso, magari con i loro figli: è la Festa delle famiglie, che si celebrerà domenica 4 maggio, a Firenze.

Un'idea nata nel 2009, spiega l'associazione di genitori omosessuali Famiglie Arcobaleno, "dalla voglia di pensare ad una festa dove tutti si sentano inclusi.
Un momento di aggregazione tra tutte le persone che si riconoscono in un'idea di societa' fondata sul dialogo, sullo scambio, sul rispetto di tutte le differenze. Una giornata per festeggiare le famiglie con giochi, fiabe, musica e teatro e far divertire insieme bimbe e bimbi".

Dal 2013 la Festa delle famiglie è stata inserita nelle celebrazioni dell'Ifed (International Family Equality Day), la Giornata Internazionale per l'Uguaglianza tra le Famiglie che si festeggia in contemporanea in decine di paesi in tutto il mondo.

Quest'anno in Italia l'appuntamento è di quelli speciali: per la prima volta infatti la Festa si terrà in un'unica città, a Firenze. "Abbiamo sentito la necessità di riunirci per un grande evento nazionale visibile - spiegano - per mettere in campo nuove energie positive e nuova grinta e prepararci a un'altra stagione di impegno per il riconoscimento di tutele e diritti per i nostri figli e per noi papà e mamme".

Alla festa aderiscono organizzazioni come Legambiente, Amnesty, il Coordinamento genitori democratici. "Mai come in questi ultimi tempi in Italia, fanalino di coda per i diritti lgbt, si sente l'esigenza di mostrare le nostre famiglie, in un momento in cui gli attacchi si sono fatti più sistematici e intimidatori.

Si pensi al caso del consigliere comunale di Trento che ha proposto di schedare tutte le famiglie con almeno un genitore omosessuale e segnalarle ai servizi sociali, fino a chiedere l'allontanamento dei bambini e l'affidamento a famiglie 'tradizionali" concludono".
fonte http://iltirreno.gelocal.it/ VIDEO: Le famiglie arcobaleno

Lgbt: Maria Laura Annibali è la nuova presidente dell'Associazione Di'Gay Project

Maria Laura Annibali è la nuova presidente dell'Associazione Di'Gay Project: una signora che, sotto i suoi mille cappelli, nasconde idee, grinta e spirito indomabile

Il consiglio direttivo dell'Associazione Di'Gay Project (DGP) ha nominato all'unanimità come nuovo presidente Maria Laura Annibali e come vicepresidente Danilo Martarelli.
La presidente uscente, Imma Battaglia, continuerà il suo meritorio ed insostituibile lavoro nell'Associazione in qualità di presidente onorario.

Garante della Consulta femminile per le Pari Opportunità della Regione Lazio, per Arcidonna Onlus, storico membro del direttivo DGP, Maria Laura Annibali si distingue per la poliedricità delle sue attività, con particolare vocazione per il mondo del sociale e della cultura.

E' promotrice e responsabile DGP per l'iniziativa Microcredito della Regione Lazio - che nasce con l'obiettivo di combattere la povertà e l'esclusione sociale attraverso la concessione di piccoli prestiti alle persone che hanno difficoltà ad ottenere credito con il sistema tradizionale - e responsabile del Gruppo di Autocoscienza e del laboratorio teatrale di DGP. E' autrice di due film-documentari ("L'Altra Altra Metà del Cielo" e "L'Altra Altra Metà del Cielo... continua") e dei saggi omonimi editi da Edizioni Libreria Croce.

'Sono onorata per questo nuovo incarico che è un po' il coronamento di tanti anni di dedizione all'Associazione DGP e alla causa dei diritti lgbt - dichiara la neopresidente - e il fatto di succedere ad una leader come Imma Battaglia mi rende particolarmente orgogliosa.
Lavorerò per tenere alto l'impegno che da sempre l'Associazione porta avanti per realizzare attività, campagne, progetti di volontariato in difesa dei diritti umani, contro ogni forma di discriminazione.
Soprattutto farò in modo che la mia sensibilità per il sociale possa trovare nuove forme di espressione a servizio delle persone, in un momento così difficile per il Paese, in cui la solidarietà e la passione possono davvero fare la differenza'.
fonte http://www.digayproject.org

lunedì 31 marzo 2014

Lgbt Palermo: Al Teatro Biondo la nuova edizione del "SICILIA QUEER FILMFEST" in scena dal 5 all’11 giugno

Presentata la quarta edizione del Sicilia Queer Filmfest, il festival cinematografico e non solo che, da anni, offre al pubblico siciliano incontri e punti di vista di fortissima attualità e interesse.


Presentazione, al Teatro Biondo Stabile di Palermo della quarta edizione del SiciliaQueer Filmfest, il festival cinematografico diretto, come quello dello scorso anno, da Andrea Inzerillo (direttore artistico) e Tatiana Lo Iacono (direzione organizzativa) e che sarà in scena dal 5 all’11 giugno a Palermo.

La sede scelta per il Festival 2014 è quella dei locali del cinema De Seta ai Cantieri Culturali alla Zisa, potenziale centro nevralgico della città nonché ideale luogo di cultura. Ma un altro e nuovo luogo sarà anche protagonista del festival: il Teatro Biondo, adottato – in una prospettiva ribaltata – dal SQFF nel mese di maggio, per un Maggio Queer, all’insegna di incontri e iniziative inerenti al tema delle famiglie omogenitoriali.

Il programma del Maggio Queer prevede quattro importanti appuntamenti: il laboratorio teatrale A fondo (del costo di 50 euro), dal 13 al 25 maggio, a cura di Giovanni Lo Monaco e condotto da Enrico Roccaforte; la celebrazione della giornata mondiale per la lotta contro l’omofobia, il 17 maggio, attraverso proiezioni mattutine per le scuole, una tavola rotonda pomeridiana con le Famiglie Arcobaleno e in serata lo spettacolo Ballarini di Emma Dante; lo spettacolo You know..di Dio e del sesso il 30 e 31 maggio; infine, serata inaugurale del SQFF il 4 giugno.

Il Teatro Biondo, così come i Cantieri Culturali alla Zisa, può divenire un autentico e concreto luogo dell’identità culturale, attraverso l’apertura dei propri spazi non solo ai fedeli abbonati, ma a un pubblico ancora più ampio e variegato.

Il percorso del SQFF prenderà il via con la proiezione in anteprima regionale del film Il tocco del peccato, del regista cinese Jia Zhang-Ke la sera del 5 aprile (ore 21:00), in versione originale con sottotitoli. A maggio seguirà un’altra anteprima straniera (al momento sono al vaglio circa quattro proposte).

Il nuovo trailer della quarta edizione porta la prestigiosa firma del regista Paul Vecchiali. Nuovo anche il sito web, realizzato da Antonio Mirabella e Leonardo Durante. Non mancheranno, inoltre, ospiti illustri come il regista Alain Guiraudie, che sarà a Palermo per l’intera durata del Filmfest, che gli dedicherà una retrospettiva; lo scrittore Walter Siti e gli autori teatrali Stefano Ricci e Gianni Forte.

Partner, anche quest’anno, del SQFF l’Università degli Studi di Palermo, impegnata nella realizzazione della Prospettiva Queer: un ciclo di seminari sulle diverse forme di discriminazione, accompagnati dalla visione guidata di film; il tema sarà quello del tabù.

L’Università palermitana è, inoltre, partner anche della seconda edizione della Summer School, differenze e identità plurali, in collaborazione col Sicilia Queer e Sole Luna Festival, e dedicata quest’anno al tema “corpi, linguaggi, culture”. Il programma della Summer School, che si snoderà dal 3 all’8 giugno nei locali dell’ex convento di Sant’Antonino, si intreccerà, quindi, a doppio filo alla programmazione del Filmfest.

Immancabile, infine, come gli altri anni il Queer Short, una selezione competitiva di cortometraggi di registi (o aspiranti tali) provenienti da tutto il mondo, legati alle tematiche sostenute dal Festival e dalla nostra città: tematiche lgbt, diritti della persona, discriminazioni, il tutto alla luce di una prospettiva rigorosamente queer.
fonte http://palermo24h.com/Scritto da Silvia Buffa

"Coming out" nuovo programma tv lgbt da giovedì 3 Aprile sul digitale terrestre

Che il coming out fosse un gesto assai difficile da compiere si sapeva. Ciò che non si sapeva ancora era quanto, per certe persone, questo possa risultare quasi impossibile.
E così viene in soccorso un nuovo programma televisivo.

Il titolo racconta già tutto: Coming out. E già questi, per molti, è un successo data la comune confusione fra i termini coming out e outing.
Ciò che ci aspetta sono le migliaia di storie di ragazzi e ragazze, donne e uomini che hanno deciso, una volta per tutte, di essere sè stessi.

Ecco allora che il giocoliere svela a sua mamma di non essere un manager. Questa è solo una delle stupefacenti vicende dei protagonisti che urlano SOS.

La mente che ha ideato il programma tv lgbt è Chiara Salvo, che si dichiara soddisfatta. Come biasimarla: Francia e Inghilterra sono già in coda per avere lo stesso tipo di conduzione televisva in versione nazionale.
A fare da spalla ai nostri piccoli eroi ci sarà lui, Marco Carta. E chi se no? Quindi, segnatevelo in agenda: Giovedì 3 Aprile. Canale 30 del Digitale Terrestre. Canale 12 di TivùSat.
fonte http://www.pianetagay.com/By Carlo Bartolini

Lgbt: Grande Fratello 2014, Vladimir Luxuria: "Basta con la puzza sotto il naso, partecipare al Gf non è disdicevole"

Le parole della showgirl, a poche ore dal suo debutto come opinionista nel reality di Canale 5

Da L’isola dei famosi al Grande Fratello. Anzi, per maggiore completezza: dal Parlamento al Gf, passando per L’isola, come se non vi fosse differenza.

Vladimir Luxuria questa sera debutta nel ruolo di opinionista nel reality di Canale 5, sostituendo gli evanescenti Manuela Arcuri e Cesare Cunaccia.

L’ex inviata di Nicola Savino ha rilasciato alcune dichiarazioni all’Ansa, per esempio rispondendo all’accusa spesso rivolta al Gf di essere una trasmissione diseducativa:
Io trovo più diseducative le risse in Parlamento o i cori razzisti negli stadi. Basta con questa puzza sotto il naso nei confronti delle trasmissioni meno impegnate. Poi esiste sempre il telecomando, c’è libertà di scelta.

La showgirl, da sempre in prima linea in difesa dei diritti dei gay e reduce dalla disavventura a Sochi, dove è stata fermata dalla polizia mentre sventolava la bandiera arcobaleno, ha spiegato perché ha accettato di fare l’opinionista da Alessia Marcuzzi:

La vita non è fatta solo di cose serie, c’è anche l’intrattenimento. Io non criticherei mai il politico che segue le partite di pallone e non credo affatto che partecipare al GF sia intellettualmente disdicevole.

La Luxuria non ha risparmiato critiche alla Rai, che due anni fa ha deciso di chiudere l’Isola dei famosi perché ritenuta inadatta al servizio pubblico - reality che potrebbe sbarcare a Mediaset nei prossimi mesi (con la conduzione della d’Urso?):

"L’ho trovata una scelta autolesionista. Voglio ricordare che nell’ultima edizione, quando io sono partita c’erano già i manifesti a lutto. Invece, i risultati sono stati molto buoni, la mia striscia pomeridiana è arrivata al 14% di share su Rai2."

Infine, il proposito di intenti. Che opinionista sarà Vladimir e come interagirà con i concorrenti?

"Sarò ironica, pungente, critica, tirerò fuori gli artigli.
Parlerò dei rapporti tra di loro, delle loro tresche, cercherò di far divertire. Secondo me quest’anno, a differenza degli scorsi anni quando erano un pò sguaiati, gli ospiti della casa sono troppo abbottonati.
C’è troppo self control. Li inviterò a lasciarsi andare.
Tutti abbiamo bisogno di lasciarsi andare un po’."

fonte http://www.tvblog.it/Scritto da: Massimo Galanto

giovedì 27 marzo 2014

Napoli: E' nato l’osservatorio vesuviano lgbt

Nasce Vesuvio Rainbow, l’osservatorio vesuviano lgbt, che si propone come una piattaforma progettuale ed informativa nel comprensorio vesuviano sui temi sociale e culturale riguardanti l’universo omosessuale e trans: un presidio territoriale per la piena integrazione delle persone gay, lesbiche e trans, di contrasto alla misoginia, alla violenza di genere e contro ogni tipo di discriminazione

L’osservatorio, nato da un rapporto di rete sinergico tra le Arcigay Napoli, Catena Rosa, Federconsumatori e Verso Sud, sarà presentato mercoledì 26 marzo nei giardini dell’associazione L’isola di Poppea a Torre Annunziata (Na): parteciperanno Christian Thimonier (Console di Francia), Luigi Amodio (Fondazione IDIS, Città della Scienza), Rosario Stornaiuolo (Federconsumatori Campania), Paolo Valerio (Centro Sinapsi, Onig); interventi artistici di Gea Martire, Ciro Cascina e Gerardo Amarante.

Gli obiettivi e i programmi dell’osservatorio si sintetizzano in 3 parole: cittadinanza (contrastare fenomeni di discriminazione, omofobia, transfobia ed esclusione sociale nelle scuole, nella pubblica amministrazione, nella sanità pubblica, sui luoghi di lavoro e nel mondo dello sport); culture (realizzare iniziative per far emergere e valorizzare la culture, l’identità e la tradizione secolare prodotte dalle comunità omosessuale e transessuale) e comunità (promuovere reti cittadine di servizi e gruppi locali per sostenere le istanze delle persone gay, lesbiche e trans).

L’associazione L’isola di Poppea si trova a Torre Annunziata (Na) in corso Umberto I 90.
fonte http://www.napoligaypress.it/

Lgbt Radio: Giochi di genere: una scelta dei/lle bambini/e o dei genitori? Se ne parla a Oltre le Differenze

Venerdì 28 marzo nuovo appuntamento con il format radiofonico sul mondo LGBTQI condotto da Natascia Maesi e Oriana Bottini

Azzurro per i maschietti e rosa per le femminucce. La differenziazione di genere nei giocattoli è giusta o contribuisce a creare stereotipi e possibili discriminazioni? Non sarebbe forse meglio lasciare bambini e bambine liberi e libere di esprimersi senza condizionamenti? Sarà questo l'approfondimento della puntata di “Oltre le Differenze”, il format radiofonico interamente dedicato al mondo gay, lesbico, bisex, transessuale e queer, che andrà in onda venerdì 28 marzo alle 21 su Antenna Radio Esse (FM 91.25, 93.20, 93.50, 99.10 o diretta online dal sito www.antennaradioesse.it).

Dopo un breve excursus delle ultime notizie in materia di diritti LGBT, in primis l'entrata del comune di Siena della rete RE.A.DY., sarà approfondito il tema della separazione di genere nei giocattoli insieme al presidente di Arcigay Pisa, esperto formatore sul tema, Giacomo Guccinelli che farà esempi concreti e spiegherà come la pubblicità e le scelte di marketing contribuiscono ad alimentare stereotipi legati al genere e ai ruoli di genere. Un approfondimento particolare sarà dedicato anche ai cartoni animati e alle maschere di carnevale, insieme a Giuliano Foca nella rubrica Trans-Corsi, per riflettere su come le animazioni Disney in particolare forniscono a* bambin* modelli standardizzati a cui assomigliare o ad esempio canoni di bellezza precisi, che creano stereotipi di genere.

In chiusura spazio alle segnalazioni di letture, film e appuntamenti a tema nello scaffale LGBT. Per interagire con la redazione del programma: telefono 366 2809050 o redazione.oltreledifferenze@gmail.com, è attiva una pagina fan su Facebook e il blog è www.oltreledifferenze.wordpress.com dove è possibile riascoltare tutte le puntate già andate in onda.
fonte redazione "Oltre le Differenze"

mercoledì 26 marzo 2014

Lgbt: La squadra di football americano italiana i "Lions Bergamo" contro omofobia

Lions Bergamo contro l’omofobia: il video per Le Cose Cambiano
Una squadra di football americano italiana che prende posizione contro l’omofobia.


E lo fa in modo deciso, ironico e sexy, con questo video, dove i Lions Bergamo si divertono a sfatare i luoghi comuni sulla virilità e a lanciarci un messaggio di sfida:

“Tra di noi c’è un gay, ma se provate a toccarlo, il cu*o ve lo facciamo tutti”.

Il video è stato realizzato dall’antropologo Federico De Musso con gli input di Carlo Gabardini (sì, quello de La Marmellata e La Nutella). E domenica 23 marzo, nella partita tra i Lions e i Warriors Bologna, è stato proprio Gabardini a dare il calcio d’inizio. Inoltre, ci sarà uno stand dove sarà possibile trovare informazioni sul progetto Le Cose Cambiano.

Un messaggio importante dal mondo dello sport. E tu, cosa aspetti a dire la tua?

Le Cose Cambiano è un progetto internazionale contro omofobia e bullismo, basta un video per cambiare le cose!
QUI PUOI INVIARE IL TUO VIDEO: http://lecosecambiano.org/caricavideo/
Fonte http://www.gay.tv/

Lgbt: Come Rispettare una Persona Transgender spiegato in 9 passaggi

Se hai recentemente appreso di conoscere una persona transgender, è probabile che tu non sia in grado di comprendere appieno la sua identità ed è possibile che tu non sappia come agire senza offenderla e senza ferire i suoi sentimenti.

Il termine transgenere o transgender, in questo articolo, viene inteso come: persona che non si identifica con il sesso di nascita.
Vi sono transgender in tutto il mondo (negli Stati Uniti, in Messico, in India) e hanno un riconoscimento specifico in molteplici culture (come presso i Nativi Americani o i Thai). Per queste persone non è sempre facile spiegare la propria situazione nelle società in cui vivono. Con questo articolo ti aiutiamo a capire e a rispettare una persona che sfida le tue idee di identità sesussale non rientrando nelle categorie di "maschi" e "femmine".

1- Rispetta la sua identità di genere.
Pensa alle persone transgender in base all'identità che hanno scelto e dirigiti loro con il nome che preferiscono (non importa l'apparenza fisica). Fai eccezione solo se vi sono altri presenti ai quali il tuo amico transgenere non abbia confessato la cosa o qualora te lo chieda. Chiedigli quando e come puoi trattarlo nel pieno rispetto del sesso a cui sente di appartenere.

2- Fai attenzione quando ti riferisci al passato.
Quando parli al passato, fai attenzione a non usare frasi come "Quando appartenevi all'altro genere" o "sei nato uomo/donna", perchè le persone transgenere sentono di essere da sempre del sesso che rappresentano attualmente, anche se furono obbligati a occultarlo per svariate ragioni. Chiedi come gli/le piacerebbe che parlassi di lui/lei al passato. Una soluzione è evitare riferimenti al sesso quando parli di avvenimenti passati, usando piuttosto frasi come "durante la tua infanzia" o "quando andavi alle medie" ecc. Se devi, in specifico, riferirti al cambio di identità sessuale utilizza frasi come: "prima che cambiassi al tuo vero genere" oppure "prima di iniziare la trasformazione".

3- Usa un linguaggio adatto al genere scelto.
Chiedi che pronome preferisce. Per esempio, qualcuno che si identifica come donna può preferire l'utilizzo di parole e pronomi femminili, come lei, sua, attrice, cameriera, ecc. Al contrario, se si identifica in un uomo, usa: lui, suo, ecc. Alcune persone transgenere hanno cominciato a utilizzare pronomi neutri, ma si tratta comunque di preferenze personali.

Il tuo amico Gianni si è appena dichiarato e ora vorrebbe essere chiamato Maria. Quindi non dirai più "questo è il mio amico Gianni, che ho conosciuto alle elementari". Dirai invece "è la mia amica Maria, la conosco dalle elementari". Qualunque disagio mettilo da parte, per rimanere amici devi rispettare i desideri di Maria e dirigerti a lei per ciò che è ora, non a ciò che tu pensavi fosse. Del resto una persona transgender resta, comunque, la persona che conoscevi, solo che ora la conosci meglio.

4- Non aver paura di fare domande.
Non aspettarti, però, che una persona transgender debba essere il tuo educatore. È tua la responsabilità di informarti. Inoltre, se vedi che la persona con cui parli non si sente a suo agio rispondendo alle tue domande, non continuare e non forzare. Infine, le domande relazionate con i genitali, le operazioni, e il nome precedente, dovrai farle solo se è necessario per dare qualche tipo di assistenza medica, se hai una relazione sessuale o se ti occorre il nome antico per qualche motivo legale o amministrativo.

5- Rispetta la sua privacy.
Non divulgare la sua identità sessuale senza permesso. Dire in giro di essere transgender è una decisione difficile, da non prendere alla leggera. Rivelarla senza permesso è un tradimento e potrebbe minare la relazione tra voi. Può anche mettere a rischio la persona transessuale, potrebbe perdere molto o anche trovarsi in pericolo. Questa persona deciderà a chi dirlo, se dirlo, e quando sarà il momento di dirlo. Questo consiglio è valido nel caso in cui la persona non abbia ancora svelato la sua situazione o qualora non sia fisicamente palese. Molti di coloro che ancora vivono nei parametri del sesso col quale nacquero, non vogliono che si sappia nulla fino all'ultimazione della transizione.

6- Non pensare di sapere come si possa sentire.
Vi sono molte diverse forme per esprimere l'identità di genere. L'idea che si sentano "intrappolati in un corpo da uomo/donna", che le donne siano super femminili e gli uomini supermascolini, e la credenza che prenderanno ormoni e faranno operazioni chirurgiche, sono tutti stereotipi che si applicano ad alcuni ma non a tutti. Lasciati guidare da ciò che la persona ti dice sulla sua situazione, ascolta senza pregiudizi. Non imporre teorie che hai preso a prestito dal sapere comune e non presupporre che l'identità sessuale derivi da un trauma o dal desiderio di rifuggire dal proprio corpo.

7- Comincia a riconoscere le differenze tra "identità di genere" e "sessualità".
Non presupporre che il genere sia relazionato con la sessualità, non è così. Vi sono persone transgender eterosessuali, omosessuali, lesbiche o bisessuali. Se la persona ti confessa anche il suo orientamento sessuale, utilizza i suoi stessi termini.

8- Non fare differenze.
Mentre a volte le persone transgenere possono apprezzare un po' di attenzione extra, non amano essere sempre al centro dell'attenzione. Una volta che sei informato, non strafare. Le persone transgender hanno la stessa personalità che avevano prima di dichiararsi. Trattale come faresti con chiunque altro.

9- Coloro che hanno iniziato a manifestarsi in un genere diverso da quello di nascita, solitamente passano per cambi di vita enormi.
Rispetto alla persona che conosci: pazienza, comprensione e desiderio di parlare dei problemi che sta affrontando con questi cambiamenti, sono ingredienti essenziali per aiutarla in questo momento difficile. È meglio fare domande aperte, permettendo così alla persona di condividere ciò che desidera. Per esempio potresti dirle: "come sta andando?", "Ti vedo stanco/a, vuoi parlarne?", "ti vedo felice, è successo qualcosa di positivo?", "Come posso aiutarti durante questi cambiamenti?", "Sono tutt'orecchi, nel caso volessi parlare".

Consigli:
->Non tutte le persone transgender desiderano fare un'operazione genitale ricostruttiva. Non presupporre che sia appopriato chiedere i suoi progetti su una chirurgia, una terapia ormonale o altre opzioni mediche. Non dedurre nemmeno che vi sia un unico percorso per la transizione (per essere una persona transgender non è necessario sottoporsi a interventi).

->Se non hai una stretta e intima relazione, può essere maleducato chiedere il "vero" nome o quello di nascita. Spesso le persone transgenere considerano il nome scelto, e che le rappresenta, il loro vero nome e vogliono essere pensate con quel nome.

->Chiedere dei genitali e del modo di fare sesso, non è appopriato almeno quanto non lo è chiederlo a un cisgender (un cisgender ha un corpo e una identità alla nascita che rappresentano naturalmente il genere percepito).

->Molti ritengono che la parola "transgender" o "transgenere" sia un aggettivo, e una parola descrittiva, non un nome o un verbo. Altri ritengono il contrario. Comunque, così come non chiameresti una persona anziana "vecchio", o "invecchiato", è inappropriato chiamare una persona transgender "transgender", senza aggiungere "persona", "donna", "uomo", o qualunque sostantivo appropriato. Potrebbe essere considerata un'offesa e un atteggiamento disumanizzante.

->Dal punto di vista medico, questa condizione venne denominata Disordine dell'Identità Sessuale, ma questa definizione è stata particolarmente contestata. Molti ritengono che il problema risieda nel rifiuto della società di riconoscere le variazioni di sesso e di genere presenti in natura (compreso il genere umano). Altre criticano questa definizione in quanto tenderebbe a rendere patologica la condizione della comunità transgender, implicando che essere transgenere significhi avere un disordine dell'identità. In questo momento il termine più accettato dai medici è Disforia di Genere.

->Se per sbaglio ti confondi e dici "lui" o "lei" quando avresti dovuto dire l'opposto, non chiedere scusa eccessivamente, solo correggiti e continua con quello che stavi dicendo.

->Alcune persone ritengono che la sola "cura" sia correggere l'apparenza fisica (con chirurgia e/o ormoni) così da accordare l'identità mentale con quella apparente. Queste persone ritengono che vi sia un problema fisico, non mentale. Alcune prove mediche e varie autorità confermano l'efficacia di questi trattamenti. Alcune persone ritengono che il vero problema risieda nella aspettative sociali e nei limiti dell'uomo e della donna e vedono la necessità di riflettere un'accettazione più ampia dell'espressione di genere maschile e femminile.

->Alcune persone transgender si trovano a proprio agio rispondendo a domande, altre no. Se fosse il secondo caso, lascia perdere. Se senti l'esigenza di saperne di più, fai una ricerca o utilizza i siti indicati a seguire

->Siti web com My True Gender, PlanetOut o MySpace hanno gruppi transgender o altre sezioni dedicate; entra, parla con le persone, imparerai qualcosa in più.


Avvertenze:
>Evita l'uso di termini transfobici come "travestiti". Queste parole sono maleducate, disumanizzanti

>Non fare comparazioni chiamando le persone non transgender "vere" o "normali". Ciò che rende un uomo un "vero" uomo - e lo stesso dicasi di una donna - è il modo in cui si identifica, non una classificazione stereotipata del corpo. Un uomo transgenere non è meno uomo di un cisgender, e lo stesso dicasi di una donna.

>Non dire Mai a una persona transgenere che le persone non capiranno o che non la ameranno a causa della sua identità. Fa male e non è vero. Molte persone transgender sono capite, accettate e amate.

>Anche qualora tu avessi obiezioni rispetto all'identità di una persona transgenere, devi sempre rispettare la persona e non desiderare mai di umiliarla pubblicamente. Imbarazzare e umiliare non è positivo nè per te nè per lei. E per la persona transgenere può perfino costituire un rischio.

>Devi essere prudente nel riferirti all'identità sessuale come a una "scelta". La disforia di genere non lo è. Alcune persone transgenere descrivono la loro identità come scelta, altre no. Per alcuni la "scelta" è cambiare o no il proprio corpo per adeguarlo all'identità percepita. Trova un modo per rispettare l'identità della persona.

>"Intersessuale" è un termine generico utilizzato per una gamma di condizioni nelle quali una persona è nata con un sistema riproduttivo o sessuale che non si adegua alla definizione tipica di maschile o femminile. Alcune persone intersessuali sono transgenere, ma i due termini non indicano la stessa cosa e non devono essere confusi.
fonte http://it.wikihow.com/Rispettare-una-Persona-Transgender Modificato da WikiHow tradurre, Amalucelli, Ciccio Veronese

Lgbt Omofobia: cosa pensa il governo dei questionari dell’Unar?

In Italia abbiamo un grosso problema, ed è l’omofobia diffusa.

Lo dicono i dati statistici raccolti qualche anno fa dall’Istat, e lo dice anche l’Ilga Europe, per voce del post di Jacopo Ottaviani di qualche mese fa, che pone l’Italia al 36mo posto nella classifica dei Paesi europei, con un indice di omofobia tra i peggiori del continente, con una performance che ci pone più vicino alla Russia che agli altri Paesi civili europei.

Di fronte a questi dati, un governo che si rispetti dovrebbe correre ai ripari, a cominciare dalle scuole pubbliche, dove il problema del bullismo, come del resto in tutte le scuole, è pane quotidiano per studenti e docenti. Ci si aspetterebbe insomma che qualcuno introduca negli istituti scolastici degli strumenti per affrontare il tema, coinvolgendo appunto studenti e docenti.

A questo riguardo, attraverso una serie di atti normativi nei mesi passati il governo ha autorizzato l’Unar, l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, a realizzare azioni conformi a questa finalità.
Cosa che l’ente ha fatto diffondendo un questionario e una serie di proposte operative per combattere l’ostilità alla diversità che si nasconde tra le pieghe della scuola. Un’iniziativa, questa, che non viene da sola ma si accompagna a un monito del Consiglio d’Europa, che si augura che l’Italia prenda pronta ed efficace posizione sul problema del bullismo e più in generale dell’omofobia.

Tutto questo funziona, dunque? Abbiamo fatto contento il Consiglio d’Europa, preoccupato del nostro essere fuori da ogni standard minimo di protezione dei diritti delle persone omosessuali? Beh, non possiamo saperlo, visto che, come spiega bene questo post, l’Avvenire, Tempi e altri giornali non proprio gay-friendly, seguiti a ruota dai soliti esponenti politici di ogni fazione e livello, hanno scatenato contro l’Unar una vera e propria guerra mediatica, fatta addirittura di diffide legali firmate dall’associazione Giuristi per la Vita.

E ci mette di suo anche il Sottosegretario all’Istruzione Gabriele Toccafondi, che del tutto inopportunamente, in un’intervista, spara a zero sul progetto.

Viene da pensare che l’omofobia non sia un problema per questo governo, come non lo è stato effettivamente per i precedenti, che prima hanno delegato l’Unar a svolgere una funzione così importante, e poi l’hanno lasciato solo ad affrontare il fuoco incrociato delle critiche, feroci quanto ingiuste, dei neocon di casa nostra.

Peraltro, nessuna delle argomentazioni sollevate è degna del minimo pregio. Sinceramente, sentirsi dire da sedicenti cattolici che parlare di omosessualità nelle scuole lede il loro diritto a educare i loro figli fa quantomeno sorridere, dal momento che, se l’omofobia esiste ancora oggi in Italia come problema diffuso e se migliaia di adolescenti vivono ancora nel buio dell’incertezza, del silenzio e dello sgomento di sentirsi “diversi”, lo si deve proprio a un’educazione familiare che non ha saputo e non sa dare risposte concrete ai propri figli. Un’educazione familiare tutt’altro che cristiana, mi sento di poter dire.

Inoltre, nessun diritto costituzionale viene leso. I genitori possono sempre educare i loro figli dicendo che l’omosessualità è una malattia, che i gay sono dei pervertiti dai quali stare lontano, persino educarli a menare le mani, ma ciò che non possono fare è scaricarsi dalle loro responsabilità morali, giuridiche e politiche nei confronti di tutti i ragazzi gay e tutte le ragazze lesbiche che, nel pieno della loro infanzia e adolescenza, aspettano con ansia delle risposte. Qualcuno di loro, nell’attesa, decide di farla finita.

Qualcuno dovrebbe ricordare a questi signori catto-censuristi che la censura non è un diritto, e soprattutto non è una risposta. È silenzio, e il silenzio non allevia la sofferenza o i problemi sociali, ma li alimenta.

Che dire, infine, dei diritti degli studenti e delle studentesse di crescere in un ambiente sano, libero da istigazioni alla discriminazione, all’insulto e alla violenza? Sembriamo averlo dimenticato, ma anche i minori hanno dei diritti e, forse vale la pena di rammentarlo, sono persone dotate di sensibilità e cervello. Trattarli come dei minus habens è forse una delle cose che impedisce a questo Paese di crescere, civilmente ma soprattutto moralmente.

Ieri sera sono uscito con amico, qui negli Stati Uniti dove mi trovo per un soggiorno di studio. Parlavamo dell’Italia e lui se n’è uscito con una battuta: “Is Italy homophobic, isn’t it?” Ho fatto fatica, molta fatica, a contrastare con le parole questa sua impressione.

p.s.: mi ha fatto ridere a crepapelle leggere che Avvenire ha rimproverato al governo di aver speso dei soldi sul progetto dell’Unar, a suo dire 250mila euro. Loro, proprio loro, che ingoiano dal bilancio italiano milioni di euro e godono di privilegi inimmaginabili in una società che si rispetti. Già, proprio loro.
fonte http://www.ilfattoquotidiano.it/di Matteo Winkler
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/03/24/omofobia-cosa-pensa-il-governo-dei-questionari-dellunar/923903/

venerdì 21 marzo 2014

Lgbt: Al cinema "Yves Saint Laurent" il film sullo stilista francese. Diretto da Jalil Lespert, arriverà nelle sale italiane il 27 marzo

Yves Saint Laurent è il film sul celebre stilista francese morto nel 2008. Diretto da Jalil Lespert, è l'unico lungometraggio approvato da Pierre Bergé, ex compagno del celebre creatore di moda, al suo fianco per cinquant'anni.

Nei panni di Yves Saint Laurent c'è il ventiquattrenne Pierre Niney, a cui è affidato il compito di mostrare sul grande schermo come il giovane designer, nonostante le incertezze e le paure, sia riuscito a trasformare e innovare radicalmente il mondo della moda, diventando lui stesso un'icona del XX secolo.

Nel 1957 a Parigi, a soli 21 anni, Yves Saint Laurent (Niney) è chiamato a dirigere la grande casa di moda fondata da Christian Dior, da poco scomparso.

Da quel momento tutti gli occhi e riflettori sono puntati su di lui: il mondo del fashion è impaziente di scoprire il talento del promettente stilista.

Durante la presentazione della sua prima collezione Yves conosce Pierre Bergé (Guillaume Gallienne) che da quel momento diventerà suo compagno di vita e di affari.
A tre anni da quel magico incontro i due fondano insieme la Yves Saint Laurent Company, destinata a divenire uno dei marchi di moda più famosi.

Il film arriverà nelle sale italiane il 27 marzo distribuito da Lucky Red.
fonte http://cultura.panorama.it/di Simona Santoni
Yves Saint Laurent - Trailer Ufficiale Italiano:
https://www.youtube.com/watch?v=B4rbKq7yEv4#t=56

«Firenze» ancora protagonista con Dimitri Milopulos. Al Teatro della Limonaia di Sesto Fiorentino dal 22 al 30 marzo

FIRENZE – Torna in scena alla Limonaia di Sesto «Firenze» di Dimitri Milopulos, in versione riveduta e perfezionata rispetto alla scorsa stagione.

La leggenda, la città che tanto ha dato alla civiltà, all’arte, allo sviluppo, alla storia; la città che tutti amano anche solo perché esiste; la città magnete; la città che tutti sognano di vedere un giorno; la città “d’ingegni arditi”, il culto, il sogno, la “griffe”.

Una città che oggi sembra impigliata nel filo della sua storia, come se lei stessa l’avesse tessuto e ne fosse rimasta prigioniera, svanita nei fumi del tempo, tra meandri burocratici e strani e perversi intrighi che oggi diventano baratri non facili da colmare. Quale terribile presagio si prospetterebbe se alla città d’arte per eccellenza venisse a mancare l’arte?

Dimitri Milopulos, che ha esordito come scenografo, ha sempre coltivato una grande passione per le miniature e i modellini. Forse sono stati proprio questi la causa scatenante del suo svilupparsi come artista e del suo far teatro oggi. Così ha pensato una sorta di Firenze-“Metropolis”, in uno spettacolo scandito in tre tempi come il film: preludio, intermezzo e furioso.

A trent’anni dal suo arrivo in città, Milopulos le dedica uno spettacolo–performance tutto creato in scala, portando così in scena il suo bagaglio artistico, questa volta interamente rivolto alla città d’arte per eccellenza (la sua città), che farà rivivere in tutto il suo (non) splendore.

Dimitri Milopulos, non più solo scenografo ma drammaturgo, ancor oggi sviluppa ogni sua idea teatrale attraverso la creazione di elaborati modellini; a questi ultimi è stata dedicata nel 2007 una mostra per il 20° anniversario di «Intercity Festival», la prestigiosa rassegna annuale che lui stesso, con Barbara Nativi e altri collaboratori, ha creato, collaborando alla fondazione dello stesso Teatro della Limonaia che dirige dal 2005.


Teatro della Limonaia – via A. Gramsci 426 – Sesto Fiorentino
22 – 23 – 29 – 30 marzo 2014 ore 21
infoline 055 440852
fonte http://www.firenzepost.it/di Roberta Manetti

Torino LGBT Film Festival: omaggio a Jarman e Philip Seymour Hoffman

Previsto anche il focus 'Dalla Russia con amore'. La kermesse si svolgerà dal 30 aprile al 6 maggio 2014.

129 film provenienti da 40 nazioni diverse, questi i numeri della 29a edizione del Torino Gay & Lesbian Film Festival (TGLFF), in programma a Torino dal 30 aprile al 6 maggio 2014, a testimonianza della sempre maggiore internazionalità di questa kermesse cinematografica. Fra i paesi con il maggior numero di pellicole, gli Stati Uniti d'America con 27 film, seguiti da Francia (14), Spagna (13), Italia (11), Germania (8) e Svizzera (8).

Degna di nota è la presenza della Corea del Sud, presente con 7 pellicole, di cui quattro del regista LeeSong Hee-il, molto attento alle problematiche sociali del suo paese. Classe 1971, Lee Song Hee-il tra il 1995 e il 2000 ha diretto un buon numero di cortometraggi, affrontando sin da subito in maniera decisa i principali problemi sociali della Corea del Sud contemporanea.

Tra i lungometraggi successivi, è da ricordare No Regret (2006), una delle prime pellicole apertamente gay del cinema coreano. Fra i suoi film presenti al festival, è di particolare interesse il recentissimo Night Flight (2014), che sarà al centro di una serata dedicata al tema del bullismo.

Questo melò duro e violento, presentato all'ultimo Festival di Berlino, racconta le vicende di tre studenti sudcoreani in un crescendo di sopraffazioni e tensioni, fino alla resa dei conti con il passato e con le proprie identità.

Dalla Russia con amore è il titolo di un'intera sezione dedicata alla confederazione di stati dell'ex Unione Sovietica. Con questo omaggio, il TGLFF vuole porre l'attenzione e dare solidarietà a un momento sociale tutt'altro che facile, proponendo non solo film di finzione ma anche documentari a testimonianza e denuncia della situazione attuale della comunità LGBT in questo paese.

I titoli in programma comprendono due lungometraggi, Sayat Nova (Il colore del melograno) di Sergej Parajanov - precursore della cinematografia gay in Russia già negli anni del regime, più volte arrestato - e Campaign of Hate: Russia and Gay Propaganda di Michael Lucas, e tre cortometraggi, The Beginning di Eleonora Zbanke, I Love Her di Darya Perelay e I've Only Just Begun di Elias Koskimes.

derek Jarman Tre gli omaggi che vedono protagoniste due diverse nazioni. Il Regno Unito, paese natale di Derek Jarman, del quale nel 2014 ricorre il ventennale della scomparsa e di cui sarà proposto Caravaggio (1986) in versione restaurata.

Toccherà poi agli Stati Uniti d'America. Sarà ricordato Philip Seymour Hoffman, recentemente scomparso, con la proiezione di Flawless - senza difetti (USA, 1999) diretto da Joel Schumacher, che lo vede accanto a un grandissimo Robert De Niro.

Il terzo omaggio, sempre statunitense, è per Lou Reed, a meno di un anno dalla scomparsa. Il suo storico concerto del 2006 a New York, nel corso del quale eseguì per la prima volta live i brani del suo celebratissimo album Berlin, è al centro di Lou Reed's Berlin (2007), diretto da Julian Schnabel.
fonte http://www.movieplayer.it notizia a cura di Fabio Fusco

lunedì 17 marzo 2014

Lgbt RightsAddict: Iniziativa etero per i diritti gay. “Reading #RightsAddict”

La campagna #RightsAddict continua proponendo nuove idee.

Dopo i primi 3 video della “Campagna per la sensibilizzazione dei veterosessuali”

(1°: http://youtu.be/YzjBIByhcCA -
2°: http://youtu.be/o_EIYyrHDvQ -
3°: http://youtu.be/GBv1E_Xg_8U),
e dopo la simbolica marcia del “Cake Pride”, l'“Iniziativa etero per i diritti gay”, condotta da Fabio Morici, si unisce all'importante progetto “Le Cose Cambiano”.

Le Cose Cambiano, affiliato italiano del progetto americano It Gets Better, è un progetto no profit di Isbn Edizioni - in collaborazione con il Corriere della Sera - che tramite le storie vuole contribuire a combattere tutti i tipi di bullismo e discriminazione.

Il sito www.lecosecambiano.org, raccoglie infatti le testimonianze video di chiunque voglia condividere la propria esperienza e raccontare come le cose sono cambiate per lui: i destinatari sono gli adolescenti e ai giovani LGBT che, in un momento critico come quello della scoperta della propria identità sessuale, si sentono soli, non compresi, discriminati.

Il 3 ottobre 2013 il sito è diventato un libro, “Le cose cambiano.
Storie di coming out, conflitti, amori e amicizie che salvano la vita”, (www.isbnedizioni.it/libro/293) e raccoglie i racconti e le testimonianze più belli provenienti dal progetto italiano e da quello americano.

Proprio dal libro parte la nuova avventura di Fabio Morici: realizzerà 3 video targati #RightsAddict nei quali leggerà 3 di queste testimonianze. I video verranno caricati sul canale youtube di “Le cose cambiano”. Si parte lunedì 17 marzo, con la videolettura del racconto “Sposi” di Federico Novaro.

Ecco il video: http://youtu.be/e3M76l3AVhA
(Molti ricorderanno Federico per il video realizzato insieme al fidanzato Stefano, nel quale raccontavano – con dei cartelli, senza parlare - la loro storia. Il video fu poi riprodotto dal vivo sul palco del Festival di San Remo 2013.)
Gli altri due “Reading #RightsAddict” usciranno nei successivi lunedì.

Chiusa la trilogia per “Le cose cambiano”, uscirà, come annunciato, il quarto capitolo dell'ironica serie “#RightsAddict - Campagna per la sensibilizzazione dei veterosessuali”, nel quale Morici cercherà di chiarire i principali dubbi, in materia di diritti LGTB, che sembrano tormentare i sonni dei veterosessuali.
fonte https://www.facebook.com/fabiomoricipublic

Lgbt Petizione: "Per garantire dignità e inserimento sociale alle persone transessuali e transgender." Sei etero? gay? lesbica? Anche la tua Firma è importante ..

Questa petizione sarà consegnata a:Presidente del Senato Pietro Grasso e a vari Deputati Senatori Capigruppo etc

Approvazione della proposta di legge "Modificazione dell’attribuzione di sesso" Atto Camera n.246, Atti Senato n.392 e n.405

Ad oggi la L. 164/82 impone il ricorso al giudice per poter cambiare l'indicazione di sesso e nome. Tale procedura, costringe le persone transessuali a convivere per anni con documenti di nascita ed una nuova identità cui essi non corrispondono più.

Ogni giorno, quando occorre mostrare un documento, siamo costrett* a dichiararci transessuali, ogni giorno quando mostriamo un documento siamo possibili vittime di transfobia: quando cerchiamo un lavoro, al pagamento con un pos, all'iscrizione in una palestra o ad un qualsiasi corso, ad un controllo di polizia, alla stipula di un contratto d'affitto, alla richiesta di una qualsiasi prestazione sanitaria, ad un controllo doganale.

Già nel 2003, 2006 e 2008 sono state avanzate proposte di legge per ovviare al disagio psicologico ed alla difficoltà di inserimento sociale e lavorativo che questa situazione comporta. Nessuna di queste è stata presa in considerazione dal parlamento.

L'80,3% degli italiani è consapevole che le persone transessuali sono vittime di discriminazione*. Nel 2013 l'Italia si è confermata al primo posto in Europa** per omicidi di persone transessuali vittime dell'odio transfobico.

Amnesty international, in accordo con il rapporto Lunacek, redatto dall'unione Europea chiede “una procedura veloce, accessibile e trasparente nel rispetto di ciò che la singola persona sente rispetto alla propria identità di genere, proteggendo il diritto alla riservatezza ed evitando d’imporre requisiti obbligatori che violino i diritti umani”***

Ad inizio legislatura è stata depositata una nuova proposta di legge, modificazione dell'attribuzione di sesso (Atto Camera n.246 Scalfarotto - PD, Atto Senato n.392 Airola - M5S Atto Senato n.405 - Lo Giudice - PD)**** che permetterebbe il cambio anagrafico semplice e rapida procedura amministrativa e senza obbligo di chirurgie genitali di riattribuzione o interventi mutilativi e sterilizzanti.

Chiediamo che nel più breve tempo possibile tale proposta venga avviata all'iter di approvazione e convertita in legge.

PER MAGGIORI INFO E FIRMARE LA PETIZIONE VAI AL LINK:
http://www.change.org/it/petizioni/per-l-approvazione-della-proposta-di-legge-modificazione-dell-attribuzione-di-sesso?share_id=kvqJwdNRAy&utm_campaign=autopublish&utm_medium=facebook&utm_source=share_petition&v&x=~open_graph_autopublish_experiment

Lgbt Danza: "Swan Lake reloaded" e il balletto diventa fetish, a Milano Teatro Arcimboldi dal 17 al 19 marzo

Il Lago dei cigni più dinamico, euforico e abbagliante finalmente per la prima volta in Italia.

Swan Lake reloaded, fin dal suo debutto a Stoccolma nel dicembre 2011, è diventato un fenomeno di straordinario successo sia per il pubblico che per la critica.

Grazie al perfetto e originale mash up di musica, danza e design, lo spettacolo continua a registrare sold-out nei principali teatri di tutta Europa (The Coliseum, Londra – Casino de Paris, Parigi – Admiralspalast, Berlino – Maaghalle, Zurigo, solo per citarne alcuni) e il 17 marzo 2014 debutta per la prima volta in Italia al Teatro degli Arcimboldi di Milano. Lo spettacolo è vietato agli under 12

SWAN LAKE, LA VERSIONE RELOADED DI RYDMAN
Ovvero: come da un negozio fetish di Londra si può trarre ispirazione per un’opera d’arte.

“Stavo dando un'occhiata a Camden Market e ho visto queste gonne di pelle nera con nappe intrecciate”, racconta Rydman. “La cosa strana è che mi hanno ricordato dei cigni scuri e ho pensato: e se i cigni ne Il lago dei cigni fossero prostitute drogate e il cattivo Rothbart il loro protettore? Ero totalmente rapito dall'idea che ho verificato subito su Google se qualcuno avesse già riflettuto su questa interpretazione”. Nessuno lo aveva fatto.

È così che nasce Swan lake reloaded, una riscrittura audace del più celebre tra i balletti classici di Čajkovskij, con la sua avventurosa unione tra street dance e danza classica.

È la versione de Il lago dei cigni che ognuno di noi può comprendere, perché “se tutti sanno cosa sta succedendo, allora si può ballare intono a quell’emozione”, continua Rydman. Non vi è dunque traccia di stregoneria o di eventi soprannaturali in questa interpretazione.

La storia è ambientata nel presente, con Rothbart, nientemeno che uno spacciatore tossicodipendente, che usa la droga per ottenere e esercitare potere intorno a sé.

I cigni sono prostitute in pellicce bianche, stivali di vernice e tacchi a spillo, soggiogate dal protettore/pusher Rothbart. Nella lotta tra bene e male il desiderio di droga e amore svolge un ruolo centrale. Riuscirà il vero amore a spezzare l’incantesimo come nella versione originale? Come finirà la storia questa volta?

ČAJKOVSKIJ A PASSO DI STREET DANCE
La commistione tra stili di danza apparentemente agli antipodi fra loro, street dance e danza classica, si ritrova anche nella scelta delle musiche.

Per questa produzione, infatti, Rydman ha utilizzato, insieme alle musiche originali di Čajkovskij, brani composti ad hoc da musicisti pop e rock svedesi e internazionali.

L’intuizione del coreografo svedese si è rivelata vincente. Rydman, membro e fondatore della compagnia svedese di danza Bounce, vede nel successo dello show la conferma che la street dance può finalmente essere considerata uno stile di danza a tutti gli effetti, in grado di attirare e soddisfare un pubblico sempre più vasto.

“Voglio creare il mio linguaggio, una danza contemporanea e urbana che possa fondersi perfettamente con alcuni riferimenti classici. Perché tutto è danza”.
PER INFO E BIGLIETTI:
http://teatroarcimboldi.it/event.php?id=455
fonte http://teatroarcimboldi.it/