Lei si chiama Raffi Freedman-Gurspan ed è la prima transessuale ad entrare a far parte dello staff della Casa Bianca: a comunicare la decisione è stata Valerie Jarrett, una delle collaboratrici più strette di Obama, che ha spiegato come l'impegno della Gurspan a favore degli omosessuali statunitensi rispecchi in pieno i valori e le battaglie del Presidente.
Non si tratta dunque solo di una scelta dettata dalle competenze della donna, bensì di una decisione dal forte impatto politico e dalla portata storica arrivata dopo le dure critiche indirizzate a Obama, accusato di aver riservato poca attenzione alla comunità LGBT.
Due mesi fa, durante il Gay Pride, Barack Obama aveva seccamente replicato alle contestazioni da parte di un'attivista omosessuale che gli rimproverava una scarsa cura per i diritti dei trans. In realtà il Presidente aveva già mosso significativi passi in tal senso, soprattutto esprimendosi più volte contro la discriminazione dei dipendenti governativi transgender spingendo anche per consentire a personale militare di potersi liberamente dichiarare transgender nello svolgimento del proprio servizio.
Il suo arrivo nella squadra – ha aggiunto Valerie Jarrett – “dimostra il tipo di leadership che questa amministrazione persegue”. La Gurspan, che aveva avuto importanti incarichi nel Centro Nazionale per l’uguaglianza transgender e razziale (NCTE), verrà impiegata nel reclutamento del personale.
La sua nomina è solo l'ultima di una serie di provvedimenti adottati per promuovere l’uguaglianza LGBT, tra cui l’ordine esecutivo che impedisce agli appaltatori federali di discriminare i dipendenti LGBT
fonte: di Davide Falcioni http://www.fanpage.it/
Questo Blog è un aggregatore di notizie, nasce nel 2010, per info e news dall'Italia e dal mondo, per la Danza, Teatro, Cinema, Fashion, Tecnologia, Musica, Fotografia, Libri, Eventi d'Arte, Sport, Diritti civili e molto altro. Ogni articolo riporterà SEMPRE la fonte delle news nel rispetto degli autori e del copyright. Le rubriche "Ritratto d'artista" e "Recensioni" sono scritte e curate da ©Lisa Del Greco Sorrentino, professional dancer e autrice di questo blog
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mercoledì 19 agosto 2015
lunedì 7 aprile 2014
Lgbt Napoli: Trans ricoverata nel reparto maschile, parlano Daniela Falanga e Rosa le trans che l’hanno accudita
Ai nostri microfoni la testimonianza di Daniela e Rosa, le due trans che si stanno prendendo cura di Maria (nome di fantasia), la trans ricoverata per un ictus in un reparto maschile
Ricoverata e denudata in un reparto maschile, senza alcun riguardo per la sua dignità né per la sua identità sessuale, soltanto perché questa non corrisponde al nome che era scritto sulla sua carta di identità.
È la triste avventura di una donna transessuale, che noi abbiamo deciso di chiamare Maria, per non aggiungere al sopruso subito l’onta ulteriore di essere identificata con uno spersonalizzante “la trans”.
Nome e genitali corrispondono al sesso maschile: ma basta questo a stabilire l’identità di una persona?
Una definizione generica, forse troppo, riduttiva, addirittura offensiva: come se l’identità di una persona potesse essere ricondotta a una sola parola, una sigla, un’etichetta vuota. O, peggio, a un nome.
Perché è questo che è accaduto quando la paziente è arrivata al San Giovanni Bosco per un ictus: leggendo il nome maschile scritto sulla sua carta di identità, corrispondente di fatto ai genitali di Maria, il personale dell’ospedale l’ha ricoverata in una stanza condivisa insieme a 4 uomini.
Lì Maria è stata spogliata senza riguardo, per essere lavata e svolgere le quotidiane abluzioni. Per fortuna con lei c’erano Daniela e Rosa, due transessuali che, venute a conoscenza del fatto, sono corse in ospedale per prestarle assistenza.
Ai nostri microfoni il loro racconto.
La testimonianza di Daniela e Rosa, le trans che hanno assistito Maria:
“Abbiamo dovuto prendere una coperta per improvvisare un paravento a una persona che è stata denudata davanti a quattro uomini, e senza alcuna premura. Una cosa che mi ha fatto sentire offesa, frustrata, ferita nella mia dignità“ racconta Daniela Falanga, delegata alle politiche trans per Arcigay Napoli.
Immediatamente Daniela e Rosa hanno discusso la questione con i responsabili della struttura ospedaliera, trovando insieme a loro un compromesso: “Fortunatamente tutti i responsabili della struttura sono stati molto comprensivi, e hanno cercato di venirci incontro come potevano” spiega Daniela.
Maria non sarà spostata in un reparto femminile, dove comunque la vista del suo corpo nudo potrebbe provocare imbarazzo nelle altre pazienti, così come accade per lei nel reparto maschile, ma durante le operazioni di pulizia sarà montato un paravento che la proteggerà dagli sguardi indiscreti, tutelando la sua intimità e rispettando la sua privacy.
In Italia non esiste ancora una legge per l’accoglienza ospedaliera delle persone transessuali
Tutto questo perché, come spiega ai nostri microfoni Antonello Sannino, presidente Arcigay Napoli, non esiste ancora una legge nazionale che stabilisca le buone pratiche che il personale medico e assistenziale deve adottare nei confronti delle persone transessuali. Uomini e donne a cui è negato molto spesso qualunque riconoscimento e diritto a una vita normale, come quella di tutti gli altri.
“La violenza sia fisica che verbale, purtroppo, ancora oggi, è all’ordine del giorno” spiega Daniela. “Io sono stata fortunata, perché nel mio percorso per diventare donna ho avuto vicino mia madre, che a un certo punto mi ha capita e ha cercato di aiutarmi”.
La stessa fortuna non è toccata invece a Rosa, che è stata cacciata di casa dai suoi genitori all’età di 16 anni, così come è successo anche a Maria, che anche oggi, nel letto di un ospedale, si trova costretta a pagare un prezzo ingiusto per la sua “diversità”.
Un paravento per proteggerla da sguardi indiscreti: questo l’unico compromesso possibile
“Per ora Maria rimarrà nella stanza in cui si trova ora, anche perché gli altri pazienti ricoverati si sono dimostrati molto disponibili e comprensivi nei suoi confronti” spiega Daniela.
“Ma” prosegue, “trovo incredibile e assurdo che in un luogo in cui bisognerebbe aiutare le persone, come un ospedale, accadano ancora queste cose, e che non ci sia uno spazio in cui accogliere i pazienti transessuali rispettando la loro privacy e le loro esigenze”.
“È una battaglia che tutti noi dobbiamo combattere, insieme, per ottenere dei risultati, come sta avvenendo in altri paesi del mondo, dove effettivamente esistono o sono in fase di elaborazione delle leggi specifiche che garantiscono il rispetto dei diritti delle persone transessuali” conclude Sannino.
Purtroppo, a oggi, la strada per l’integrazione sembra essere ancora lunga e irta di ostacoli. Come dimostra l’ “incidente” di cui Maria è diventata, suo malgrado, vittima e protagonista.
fonte http://www.roadtvitalia.it di Giuliana Gugliotti
Ricoverata e denudata in un reparto maschile, senza alcun riguardo per la sua dignità né per la sua identità sessuale, soltanto perché questa non corrisponde al nome che era scritto sulla sua carta di identità.
È la triste avventura di una donna transessuale, che noi abbiamo deciso di chiamare Maria, per non aggiungere al sopruso subito l’onta ulteriore di essere identificata con uno spersonalizzante “la trans”.
Nome e genitali corrispondono al sesso maschile: ma basta questo a stabilire l’identità di una persona?
Una definizione generica, forse troppo, riduttiva, addirittura offensiva: come se l’identità di una persona potesse essere ricondotta a una sola parola, una sigla, un’etichetta vuota. O, peggio, a un nome.
Perché è questo che è accaduto quando la paziente è arrivata al San Giovanni Bosco per un ictus: leggendo il nome maschile scritto sulla sua carta di identità, corrispondente di fatto ai genitali di Maria, il personale dell’ospedale l’ha ricoverata in una stanza condivisa insieme a 4 uomini.
Lì Maria è stata spogliata senza riguardo, per essere lavata e svolgere le quotidiane abluzioni. Per fortuna con lei c’erano Daniela e Rosa, due transessuali che, venute a conoscenza del fatto, sono corse in ospedale per prestarle assistenza.
Ai nostri microfoni il loro racconto.
La testimonianza di Daniela e Rosa, le trans che hanno assistito Maria:
“Abbiamo dovuto prendere una coperta per improvvisare un paravento a una persona che è stata denudata davanti a quattro uomini, e senza alcuna premura. Una cosa che mi ha fatto sentire offesa, frustrata, ferita nella mia dignità“ racconta Daniela Falanga, delegata alle politiche trans per Arcigay Napoli.
Immediatamente Daniela e Rosa hanno discusso la questione con i responsabili della struttura ospedaliera, trovando insieme a loro un compromesso: “Fortunatamente tutti i responsabili della struttura sono stati molto comprensivi, e hanno cercato di venirci incontro come potevano” spiega Daniela.
Maria non sarà spostata in un reparto femminile, dove comunque la vista del suo corpo nudo potrebbe provocare imbarazzo nelle altre pazienti, così come accade per lei nel reparto maschile, ma durante le operazioni di pulizia sarà montato un paravento che la proteggerà dagli sguardi indiscreti, tutelando la sua intimità e rispettando la sua privacy.
In Italia non esiste ancora una legge per l’accoglienza ospedaliera delle persone transessuali
Tutto questo perché, come spiega ai nostri microfoni Antonello Sannino, presidente Arcigay Napoli, non esiste ancora una legge nazionale che stabilisca le buone pratiche che il personale medico e assistenziale deve adottare nei confronti delle persone transessuali. Uomini e donne a cui è negato molto spesso qualunque riconoscimento e diritto a una vita normale, come quella di tutti gli altri.
“La violenza sia fisica che verbale, purtroppo, ancora oggi, è all’ordine del giorno” spiega Daniela. “Io sono stata fortunata, perché nel mio percorso per diventare donna ho avuto vicino mia madre, che a un certo punto mi ha capita e ha cercato di aiutarmi”.
La stessa fortuna non è toccata invece a Rosa, che è stata cacciata di casa dai suoi genitori all’età di 16 anni, così come è successo anche a Maria, che anche oggi, nel letto di un ospedale, si trova costretta a pagare un prezzo ingiusto per la sua “diversità”.
Un paravento per proteggerla da sguardi indiscreti: questo l’unico compromesso possibile
“Per ora Maria rimarrà nella stanza in cui si trova ora, anche perché gli altri pazienti ricoverati si sono dimostrati molto disponibili e comprensivi nei suoi confronti” spiega Daniela.
“Ma” prosegue, “trovo incredibile e assurdo che in un luogo in cui bisognerebbe aiutare le persone, come un ospedale, accadano ancora queste cose, e che non ci sia uno spazio in cui accogliere i pazienti transessuali rispettando la loro privacy e le loro esigenze”.
“È una battaglia che tutti noi dobbiamo combattere, insieme, per ottenere dei risultati, come sta avvenendo in altri paesi del mondo, dove effettivamente esistono o sono in fase di elaborazione delle leggi specifiche che garantiscono il rispetto dei diritti delle persone transessuali” conclude Sannino.
Purtroppo, a oggi, la strada per l’integrazione sembra essere ancora lunga e irta di ostacoli. Come dimostra l’ “incidente” di cui Maria è diventata, suo malgrado, vittima e protagonista.
fonte http://www.roadtvitalia.it di Giuliana Gugliotti
mercoledì 26 marzo 2014
Lgbt: Come Rispettare una Persona Transgender spiegato in 9 passaggi
Se hai recentemente appreso di conoscere una persona transgender, è probabile che tu non sia in grado di comprendere appieno la sua identità ed è possibile che tu non sappia come agire senza offenderla e senza ferire i suoi sentimenti.
Il termine transgenere o transgender, in questo articolo, viene inteso come: persona che non si identifica con il sesso di nascita.
Vi sono transgender in tutto il mondo (negli Stati Uniti, in Messico, in India) e hanno un riconoscimento specifico in molteplici culture (come presso i Nativi Americani o i Thai). Per queste persone non è sempre facile spiegare la propria situazione nelle società in cui vivono. Con questo articolo ti aiutiamo a capire e a rispettare una persona che sfida le tue idee di identità sesussale non rientrando nelle categorie di "maschi" e "femmine".
1- Rispetta la sua identità di genere.
Pensa alle persone transgender in base all'identità che hanno scelto e dirigiti loro con il nome che preferiscono (non importa l'apparenza fisica). Fai eccezione solo se vi sono altri presenti ai quali il tuo amico transgenere non abbia confessato la cosa o qualora te lo chieda. Chiedigli quando e come puoi trattarlo nel pieno rispetto del sesso a cui sente di appartenere.
2- Fai attenzione quando ti riferisci al passato.
Quando parli al passato, fai attenzione a non usare frasi come "Quando appartenevi all'altro genere" o "sei nato uomo/donna", perchè le persone transgenere sentono di essere da sempre del sesso che rappresentano attualmente, anche se furono obbligati a occultarlo per svariate ragioni. Chiedi come gli/le piacerebbe che parlassi di lui/lei al passato. Una soluzione è evitare riferimenti al sesso quando parli di avvenimenti passati, usando piuttosto frasi come "durante la tua infanzia" o "quando andavi alle medie" ecc. Se devi, in specifico, riferirti al cambio di identità sessuale utilizza frasi come: "prima che cambiassi al tuo vero genere" oppure "prima di iniziare la trasformazione".
3- Usa un linguaggio adatto al genere scelto.
Chiedi che pronome preferisce. Per esempio, qualcuno che si identifica come donna può preferire l'utilizzo di parole e pronomi femminili, come lei, sua, attrice, cameriera, ecc. Al contrario, se si identifica in un uomo, usa: lui, suo, ecc. Alcune persone transgenere hanno cominciato a utilizzare pronomi neutri, ma si tratta comunque di preferenze personali.
Il tuo amico Gianni si è appena dichiarato e ora vorrebbe essere chiamato Maria. Quindi non dirai più "questo è il mio amico Gianni, che ho conosciuto alle elementari". Dirai invece "è la mia amica Maria, la conosco dalle elementari". Qualunque disagio mettilo da parte, per rimanere amici devi rispettare i desideri di Maria e dirigerti a lei per ciò che è ora, non a ciò che tu pensavi fosse. Del resto una persona transgender resta, comunque, la persona che conoscevi, solo che ora la conosci meglio.
4- Non aver paura di fare domande.
Non aspettarti, però, che una persona transgender debba essere il tuo educatore. È tua la responsabilità di informarti. Inoltre, se vedi che la persona con cui parli non si sente a suo agio rispondendo alle tue domande, non continuare e non forzare. Infine, le domande relazionate con i genitali, le operazioni, e il nome precedente, dovrai farle solo se è necessario per dare qualche tipo di assistenza medica, se hai una relazione sessuale o se ti occorre il nome antico per qualche motivo legale o amministrativo.
5- Rispetta la sua privacy.
Non divulgare la sua identità sessuale senza permesso. Dire in giro di essere transgender è una decisione difficile, da non prendere alla leggera. Rivelarla senza permesso è un tradimento e potrebbe minare la relazione tra voi. Può anche mettere a rischio la persona transessuale, potrebbe perdere molto o anche trovarsi in pericolo. Questa persona deciderà a chi dirlo, se dirlo, e quando sarà il momento di dirlo. Questo consiglio è valido nel caso in cui la persona non abbia ancora svelato la sua situazione o qualora non sia fisicamente palese. Molti di coloro che ancora vivono nei parametri del sesso col quale nacquero, non vogliono che si sappia nulla fino all'ultimazione della transizione.
6- Non pensare di sapere come si possa sentire.
Vi sono molte diverse forme per esprimere l'identità di genere. L'idea che si sentano "intrappolati in un corpo da uomo/donna", che le donne siano super femminili e gli uomini supermascolini, e la credenza che prenderanno ormoni e faranno operazioni chirurgiche, sono tutti stereotipi che si applicano ad alcuni ma non a tutti. Lasciati guidare da ciò che la persona ti dice sulla sua situazione, ascolta senza pregiudizi. Non imporre teorie che hai preso a prestito dal sapere comune e non presupporre che l'identità sessuale derivi da un trauma o dal desiderio di rifuggire dal proprio corpo.
7- Comincia a riconoscere le differenze tra "identità di genere" e "sessualità".
Non presupporre che il genere sia relazionato con la sessualità, non è così. Vi sono persone transgender eterosessuali, omosessuali, lesbiche o bisessuali. Se la persona ti confessa anche il suo orientamento sessuale, utilizza i suoi stessi termini.
8- Non fare differenze.
Mentre a volte le persone transgenere possono apprezzare un po' di attenzione extra, non amano essere sempre al centro dell'attenzione. Una volta che sei informato, non strafare. Le persone transgender hanno la stessa personalità che avevano prima di dichiararsi. Trattale come faresti con chiunque altro.
9- Coloro che hanno iniziato a manifestarsi in un genere diverso da quello di nascita, solitamente passano per cambi di vita enormi.
Rispetto alla persona che conosci: pazienza, comprensione e desiderio di parlare dei problemi che sta affrontando con questi cambiamenti, sono ingredienti essenziali per aiutarla in questo momento difficile. È meglio fare domande aperte, permettendo così alla persona di condividere ciò che desidera. Per esempio potresti dirle: "come sta andando?", "Ti vedo stanco/a, vuoi parlarne?", "ti vedo felice, è successo qualcosa di positivo?", "Come posso aiutarti durante questi cambiamenti?", "Sono tutt'orecchi, nel caso volessi parlare".
Consigli:
->Non tutte le persone transgender desiderano fare un'operazione genitale ricostruttiva. Non presupporre che sia appopriato chiedere i suoi progetti su una chirurgia, una terapia ormonale o altre opzioni mediche. Non dedurre nemmeno che vi sia un unico percorso per la transizione (per essere una persona transgender non è necessario sottoporsi a interventi).
->Se non hai una stretta e intima relazione, può essere maleducato chiedere il "vero" nome o quello di nascita. Spesso le persone transgenere considerano il nome scelto, e che le rappresenta, il loro vero nome e vogliono essere pensate con quel nome.
->Chiedere dei genitali e del modo di fare sesso, non è appopriato almeno quanto non lo è chiederlo a un cisgender (un cisgender ha un corpo e una identità alla nascita che rappresentano naturalmente il genere percepito).
->Molti ritengono che la parola "transgender" o "transgenere" sia un aggettivo, e una parola descrittiva, non un nome o un verbo. Altri ritengono il contrario. Comunque, così come non chiameresti una persona anziana "vecchio", o "invecchiato", è inappropriato chiamare una persona transgender "transgender", senza aggiungere "persona", "donna", "uomo", o qualunque sostantivo appropriato. Potrebbe essere considerata un'offesa e un atteggiamento disumanizzante.
->Dal punto di vista medico, questa condizione venne denominata Disordine dell'Identità Sessuale, ma questa definizione è stata particolarmente contestata. Molti ritengono che il problema risieda nel rifiuto della società di riconoscere le variazioni di sesso e di genere presenti in natura (compreso il genere umano). Altre criticano questa definizione in quanto tenderebbe a rendere patologica la condizione della comunità transgender, implicando che essere transgenere significhi avere un disordine dell'identità. In questo momento il termine più accettato dai medici è Disforia di Genere.
->Se per sbaglio ti confondi e dici "lui" o "lei" quando avresti dovuto dire l'opposto, non chiedere scusa eccessivamente, solo correggiti e continua con quello che stavi dicendo.
->Alcune persone ritengono che la sola "cura" sia correggere l'apparenza fisica (con chirurgia e/o ormoni) così da accordare l'identità mentale con quella apparente. Queste persone ritengono che vi sia un problema fisico, non mentale. Alcune prove mediche e varie autorità confermano l'efficacia di questi trattamenti. Alcune persone ritengono che il vero problema risieda nella aspettative sociali e nei limiti dell'uomo e della donna e vedono la necessità di riflettere un'accettazione più ampia dell'espressione di genere maschile e femminile.
->Alcune persone transgender si trovano a proprio agio rispondendo a domande, altre no. Se fosse il secondo caso, lascia perdere. Se senti l'esigenza di saperne di più, fai una ricerca o utilizza i siti indicati a seguire
->Siti web com My True Gender, PlanetOut o MySpace hanno gruppi transgender o altre sezioni dedicate; entra, parla con le persone, imparerai qualcosa in più.
Avvertenze:
>Evita l'uso di termini transfobici come "travestiti". Queste parole sono maleducate, disumanizzanti
>Non fare comparazioni chiamando le persone non transgender "vere" o "normali". Ciò che rende un uomo un "vero" uomo - e lo stesso dicasi di una donna - è il modo in cui si identifica, non una classificazione stereotipata del corpo. Un uomo transgenere non è meno uomo di un cisgender, e lo stesso dicasi di una donna.
>Non dire Mai a una persona transgenere che le persone non capiranno o che non la ameranno a causa della sua identità. Fa male e non è vero. Molte persone transgender sono capite, accettate e amate.
>Anche qualora tu avessi obiezioni rispetto all'identità di una persona transgenere, devi sempre rispettare la persona e non desiderare mai di umiliarla pubblicamente. Imbarazzare e umiliare non è positivo nè per te nè per lei. E per la persona transgenere può perfino costituire un rischio.
>Devi essere prudente nel riferirti all'identità sessuale come a una "scelta". La disforia di genere non lo è. Alcune persone transgenere descrivono la loro identità come scelta, altre no. Per alcuni la "scelta" è cambiare o no il proprio corpo per adeguarlo all'identità percepita. Trova un modo per rispettare l'identità della persona.
>"Intersessuale" è un termine generico utilizzato per una gamma di condizioni nelle quali una persona è nata con un sistema riproduttivo o sessuale che non si adegua alla definizione tipica di maschile o femminile. Alcune persone intersessuali sono transgenere, ma i due termini non indicano la stessa cosa e non devono essere confusi.
fonte http://it.wikihow.com/Rispettare-una-Persona-Transgender Modificato da WikiHow tradurre, Amalucelli, Ciccio Veronese
Il termine transgenere o transgender, in questo articolo, viene inteso come: persona che non si identifica con il sesso di nascita.
Vi sono transgender in tutto il mondo (negli Stati Uniti, in Messico, in India) e hanno un riconoscimento specifico in molteplici culture (come presso i Nativi Americani o i Thai). Per queste persone non è sempre facile spiegare la propria situazione nelle società in cui vivono. Con questo articolo ti aiutiamo a capire e a rispettare una persona che sfida le tue idee di identità sesussale non rientrando nelle categorie di "maschi" e "femmine".
1- Rispetta la sua identità di genere.
Pensa alle persone transgender in base all'identità che hanno scelto e dirigiti loro con il nome che preferiscono (non importa l'apparenza fisica). Fai eccezione solo se vi sono altri presenti ai quali il tuo amico transgenere non abbia confessato la cosa o qualora te lo chieda. Chiedigli quando e come puoi trattarlo nel pieno rispetto del sesso a cui sente di appartenere.
2- Fai attenzione quando ti riferisci al passato.
Quando parli al passato, fai attenzione a non usare frasi come "Quando appartenevi all'altro genere" o "sei nato uomo/donna", perchè le persone transgenere sentono di essere da sempre del sesso che rappresentano attualmente, anche se furono obbligati a occultarlo per svariate ragioni. Chiedi come gli/le piacerebbe che parlassi di lui/lei al passato. Una soluzione è evitare riferimenti al sesso quando parli di avvenimenti passati, usando piuttosto frasi come "durante la tua infanzia" o "quando andavi alle medie" ecc. Se devi, in specifico, riferirti al cambio di identità sessuale utilizza frasi come: "prima che cambiassi al tuo vero genere" oppure "prima di iniziare la trasformazione".
3- Usa un linguaggio adatto al genere scelto.
Chiedi che pronome preferisce. Per esempio, qualcuno che si identifica come donna può preferire l'utilizzo di parole e pronomi femminili, come lei, sua, attrice, cameriera, ecc. Al contrario, se si identifica in un uomo, usa: lui, suo, ecc. Alcune persone transgenere hanno cominciato a utilizzare pronomi neutri, ma si tratta comunque di preferenze personali.
Il tuo amico Gianni si è appena dichiarato e ora vorrebbe essere chiamato Maria. Quindi non dirai più "questo è il mio amico Gianni, che ho conosciuto alle elementari". Dirai invece "è la mia amica Maria, la conosco dalle elementari". Qualunque disagio mettilo da parte, per rimanere amici devi rispettare i desideri di Maria e dirigerti a lei per ciò che è ora, non a ciò che tu pensavi fosse. Del resto una persona transgender resta, comunque, la persona che conoscevi, solo che ora la conosci meglio.
4- Non aver paura di fare domande.
Non aspettarti, però, che una persona transgender debba essere il tuo educatore. È tua la responsabilità di informarti. Inoltre, se vedi che la persona con cui parli non si sente a suo agio rispondendo alle tue domande, non continuare e non forzare. Infine, le domande relazionate con i genitali, le operazioni, e il nome precedente, dovrai farle solo se è necessario per dare qualche tipo di assistenza medica, se hai una relazione sessuale o se ti occorre il nome antico per qualche motivo legale o amministrativo.
5- Rispetta la sua privacy.
Non divulgare la sua identità sessuale senza permesso. Dire in giro di essere transgender è una decisione difficile, da non prendere alla leggera. Rivelarla senza permesso è un tradimento e potrebbe minare la relazione tra voi. Può anche mettere a rischio la persona transessuale, potrebbe perdere molto o anche trovarsi in pericolo. Questa persona deciderà a chi dirlo, se dirlo, e quando sarà il momento di dirlo. Questo consiglio è valido nel caso in cui la persona non abbia ancora svelato la sua situazione o qualora non sia fisicamente palese. Molti di coloro che ancora vivono nei parametri del sesso col quale nacquero, non vogliono che si sappia nulla fino all'ultimazione della transizione.
6- Non pensare di sapere come si possa sentire.
Vi sono molte diverse forme per esprimere l'identità di genere. L'idea che si sentano "intrappolati in un corpo da uomo/donna", che le donne siano super femminili e gli uomini supermascolini, e la credenza che prenderanno ormoni e faranno operazioni chirurgiche, sono tutti stereotipi che si applicano ad alcuni ma non a tutti. Lasciati guidare da ciò che la persona ti dice sulla sua situazione, ascolta senza pregiudizi. Non imporre teorie che hai preso a prestito dal sapere comune e non presupporre che l'identità sessuale derivi da un trauma o dal desiderio di rifuggire dal proprio corpo.
7- Comincia a riconoscere le differenze tra "identità di genere" e "sessualità".
Non presupporre che il genere sia relazionato con la sessualità, non è così. Vi sono persone transgender eterosessuali, omosessuali, lesbiche o bisessuali. Se la persona ti confessa anche il suo orientamento sessuale, utilizza i suoi stessi termini.
8- Non fare differenze.
Mentre a volte le persone transgenere possono apprezzare un po' di attenzione extra, non amano essere sempre al centro dell'attenzione. Una volta che sei informato, non strafare. Le persone transgender hanno la stessa personalità che avevano prima di dichiararsi. Trattale come faresti con chiunque altro.
9- Coloro che hanno iniziato a manifestarsi in un genere diverso da quello di nascita, solitamente passano per cambi di vita enormi.
Rispetto alla persona che conosci: pazienza, comprensione e desiderio di parlare dei problemi che sta affrontando con questi cambiamenti, sono ingredienti essenziali per aiutarla in questo momento difficile. È meglio fare domande aperte, permettendo così alla persona di condividere ciò che desidera. Per esempio potresti dirle: "come sta andando?", "Ti vedo stanco/a, vuoi parlarne?", "ti vedo felice, è successo qualcosa di positivo?", "Come posso aiutarti durante questi cambiamenti?", "Sono tutt'orecchi, nel caso volessi parlare".
Consigli:
->Non tutte le persone transgender desiderano fare un'operazione genitale ricostruttiva. Non presupporre che sia appopriato chiedere i suoi progetti su una chirurgia, una terapia ormonale o altre opzioni mediche. Non dedurre nemmeno che vi sia un unico percorso per la transizione (per essere una persona transgender non è necessario sottoporsi a interventi).
->Se non hai una stretta e intima relazione, può essere maleducato chiedere il "vero" nome o quello di nascita. Spesso le persone transgenere considerano il nome scelto, e che le rappresenta, il loro vero nome e vogliono essere pensate con quel nome.
->Chiedere dei genitali e del modo di fare sesso, non è appopriato almeno quanto non lo è chiederlo a un cisgender (un cisgender ha un corpo e una identità alla nascita che rappresentano naturalmente il genere percepito).
->Molti ritengono che la parola "transgender" o "transgenere" sia un aggettivo, e una parola descrittiva, non un nome o un verbo. Altri ritengono il contrario. Comunque, così come non chiameresti una persona anziana "vecchio", o "invecchiato", è inappropriato chiamare una persona transgender "transgender", senza aggiungere "persona", "donna", "uomo", o qualunque sostantivo appropriato. Potrebbe essere considerata un'offesa e un atteggiamento disumanizzante.
->Dal punto di vista medico, questa condizione venne denominata Disordine dell'Identità Sessuale, ma questa definizione è stata particolarmente contestata. Molti ritengono che il problema risieda nel rifiuto della società di riconoscere le variazioni di sesso e di genere presenti in natura (compreso il genere umano). Altre criticano questa definizione in quanto tenderebbe a rendere patologica la condizione della comunità transgender, implicando che essere transgenere significhi avere un disordine dell'identità. In questo momento il termine più accettato dai medici è Disforia di Genere.
->Se per sbaglio ti confondi e dici "lui" o "lei" quando avresti dovuto dire l'opposto, non chiedere scusa eccessivamente, solo correggiti e continua con quello che stavi dicendo.
->Alcune persone ritengono che la sola "cura" sia correggere l'apparenza fisica (con chirurgia e/o ormoni) così da accordare l'identità mentale con quella apparente. Queste persone ritengono che vi sia un problema fisico, non mentale. Alcune prove mediche e varie autorità confermano l'efficacia di questi trattamenti. Alcune persone ritengono che il vero problema risieda nella aspettative sociali e nei limiti dell'uomo e della donna e vedono la necessità di riflettere un'accettazione più ampia dell'espressione di genere maschile e femminile.
->Alcune persone transgender si trovano a proprio agio rispondendo a domande, altre no. Se fosse il secondo caso, lascia perdere. Se senti l'esigenza di saperne di più, fai una ricerca o utilizza i siti indicati a seguire
->Siti web com My True Gender, PlanetOut o MySpace hanno gruppi transgender o altre sezioni dedicate; entra, parla con le persone, imparerai qualcosa in più.
Avvertenze:
>Evita l'uso di termini transfobici come "travestiti". Queste parole sono maleducate, disumanizzanti
>Non fare comparazioni chiamando le persone non transgender "vere" o "normali". Ciò che rende un uomo un "vero" uomo - e lo stesso dicasi di una donna - è il modo in cui si identifica, non una classificazione stereotipata del corpo. Un uomo transgenere non è meno uomo di un cisgender, e lo stesso dicasi di una donna.
>Non dire Mai a una persona transgenere che le persone non capiranno o che non la ameranno a causa della sua identità. Fa male e non è vero. Molte persone transgender sono capite, accettate e amate.
>Anche qualora tu avessi obiezioni rispetto all'identità di una persona transgenere, devi sempre rispettare la persona e non desiderare mai di umiliarla pubblicamente. Imbarazzare e umiliare non è positivo nè per te nè per lei. E per la persona transgenere può perfino costituire un rischio.
>Devi essere prudente nel riferirti all'identità sessuale come a una "scelta". La disforia di genere non lo è. Alcune persone transgenere descrivono la loro identità come scelta, altre no. Per alcuni la "scelta" è cambiare o no il proprio corpo per adeguarlo all'identità percepita. Trova un modo per rispettare l'identità della persona.
>"Intersessuale" è un termine generico utilizzato per una gamma di condizioni nelle quali una persona è nata con un sistema riproduttivo o sessuale che non si adegua alla definizione tipica di maschile o femminile. Alcune persone intersessuali sono transgenere, ma i due termini non indicano la stessa cosa e non devono essere confusi.
fonte http://it.wikihow.com/Rispettare-una-Persona-Transgender Modificato da WikiHow tradurre, Amalucelli, Ciccio Veronese
mercoledì 29 maggio 2013
Lgbt: Bisturi per le persone trans: un ricatto europeo

Sono 29 i paesi europei in cui la sterilizzazione o la riassegnazione chirurgica del sesso (o entrambe) sono conditio sine qua non imposte ai transgender per essere regolarmente riconosciuti nel loro nuovo genere.
Una violenza che, secondo un rapporto del Consiglio d’Europa, va cancellata perchè rappresenta una violazione dei diritti umani.
Soprattutto per chi non è stat* ancora operat* e non ha alcun strumento legale, carta d’identità in primis, che riconosca il suo nuovo, vero sesso.
L’aspetto più grave è che, nonostante non se ne parli, il problema riguarda in varia misura la stragrande maggioranza dei paesi europei.
Da quelli più tolleranti, come Francia e Olanda a quelli più intransigenti come la Polonia. Fanno eccezione solo il Portogallo, la Spagna e il Regno Unito e, dal prossimo 1° luglio, anche la Svezia.
fonte http://www.west-info.eu/it/ di Ivano Abbadessa
martedì 26 febbraio 2013
Lgbt Napoli: Al via la prima edizione partenopea di "Diversitalavoro" il 28 febbraio presso l’Università degli Studi di Napoli Federico I

Per la prima volta il 28 Febbraio Diversitalavoro, dopo Milano e Roma, arriverà a Napoli.
Dalle 10 alle 16 presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II diplomati e laureati con disabilità, appartenenti alle categorie protette, di origine straniera e transgender incontreranno le aziende che offrono opportunità di lavoro.
Dalle 10.30 alle 13 tavola rotonda su inclusione e buone pratiche di inserimento lavorativo delle persone transgender
Il career forum dedicato alle persone con disabilità, appartenenti alle categorie protette, di origine straniera e transgender si terrà all’interno del complesso di Monte Sant’Angelo dell’Università Federico II di Napoli in Via Cinthia 26.
«Cerchiamo talenti cui offrire pari opportunità nel mondo del lavoro» è il motto che anima il progetto nato nel 2007 e sostenuto da UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali), Fondazione Sodalitas, Synesis Career Service e Fondazione Adecco per le Pari Opportunità, che negli anni ha aiutato molte persone a trovare un impiego cercando di venire incontro alle esigenze di chi ha più difficoltà a trovare lavoro.
Dalle 10 alle 16, diplomati e laureati potranno incontrare le aziende che offrono opportunità di lavoro per le categorie considerate “svantaggiate”.
Hanno confermato l’adesione all’evento e saranno presenti con un loro stand: Accenture, Alitalia, Apple, BNL Gruppo BNP Paribas, Decathlon, Intesa Sanpaolo, Philip Morris.
Oltre all’area stand, dove i candidati potranno conoscere i responsabili delle risorse umane delle aziende presenti, sarà predisposta un’area dedicata ai manager delle aziende per i colloqui individuali.
Dalle 10.30 alle 13 nella Sala Rossa dell’Università si terrà la tavola rotonda dal titolo “Transitare al lavoro: inclusione e buone pratiche” dove si farà il punto sull’inserimento lavorativo delle persone Transgender.
Moderatore della tavola sarà Paolo Valerio, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Identità di Genere (I nomi dei partecipanti nella locandina in allegato).
Nei giorni precedenti l’evento, per dare l’opportunità ai candidati di prepararsi al meglio all’incontro con i responsabili delle risorse umane delle aziende, il team di Diversitalavoro ha organizzato alcuni seminari di preparazione a ingresso libero e gratuito che si terranno sempre nella stessa sede dell’Università di Napoli che ospiterà il career forum.
Questo il calendario dei seminari:
• 26 e 27 febbraio: Curriculum e colloquio di lavoro (14-15)
• 28 febbraio: Come redigere un curriculum vitae (14.30-15); Come affrontare un colloquio di lavoro (15.15-15.45)
Durante i pomeriggi del 26 e 27 e per tutta la giornata del 28 saranno allestiti dei CV Check Point tramite i quali sarà possibile controllare il proprio cv e migliorarlo. Per usufruire del servizio è consigliata la prenotazione alla reception di ingresso. Diversitalavoro è un evento a ingresso libero e gratuito. Si consiglia comunque la registrazione prima dell’evento sul sito www.diversitalavoro.it dove è possibile visionare le offerte di lavoro delle aziende che saranno presenti all’evento. La pagina verrà costantemente aggiornata fino al giorno dell’evento. Per tutte le informazioni, gli utenti possono cliccare sul sito www.diversitalavoro.it oppure scrivere un’e-mail a:info@diversitalavoro.it. Diversitalavoro è anche su Facebook all’indirizzo www.facebook.com/diversitalavo e su Twitter www.twitter.com/diversitalavoro. Per seguire tutti gli aggiornamenti, l’hashtag ufficiale è #diversitalavoro.
A PROPOSITO DI DIVERSITALAVORO
Diversitalavoro è il Career Forum che dal 2008 offre opportunità di lavoro di qualità a persone con disabilità, persone di origine straniera e persone transgender.
Più volte all’anno le aziende partecipanti al progetto hanno l’opportunità di incontrare i candidati selezionati in base ai profili richiesti.
I promotori dell’iniziativa sono, dal suo avvio, UNAR, Fondazione Sodalitas, Synesis Career Service e Fondazione Adecco per le Pari Opportunità.
Le 9 edizioni del progetto realizzare in questi anni tra Milano e Roma hanno permesso ad oltre 6.800 professionisti con disabilità e di origine straniera di candidarsi alle oltre 330 posizioni aperte presso 33 aziende. 1500 candidati sono stati quindi invitati ai eventi Career Forum DIVERSITALAVORO e hanno potuto sostenere colloqui individuali con le imprese interessate a valutarne un possibile inserimento professionale.
I NUMERI DI DIVERSITALAVORO
Nel 2012 chi ha partecipato a una edizione del Career Day lo ha fatto tendenzialmente per la prima volta (96%), traendone grande soddisfazione (88%).
Le 755 persone che hanno preso parte a Diversitalavoro nell'ultimo anno erano soprattutto laureate (67%) e laureande (8%) e prevalentemente con disabilità (69%); le persone di origine straniera intervenute sono state il 29,5%, mentre le persone transgender l'1,5%. 31 persone (il 4,1%) hanno trovato lavoro con un contratto di stage (32%), a tempo determinato (21%) e a tempo indeterminato (24%).
fonte http://vicoequenseonline.blogspot.it
Lgbt: A Salerno "Gender Diversity" Un ciclo di seminari al Campus di Fisciano a partire da oggi 26 febbraio

Si svolgerà a partire dal 26 febbraio presso il Campus di Fisciano (Sa) il ciclo di seminari “Gender diversity: culture e pratiche della sessualità tra storia, letteratura e scienze sociali” organizzato dall’Università degli Studi di Salerno - OGEPO (Osservatorio per la diffusione degli studi di Genere e la cultura delle Pari Opportunità).
Le lezioni, incentate sui sui modi con cui la sessualità assume significati diversi in diversi contesti storici e culturali, sono condotte da docenti di varie discipline (storia, sociologia, letteratura, psicologia) che prendono spunto dalla presentazione di un proprio libro o di un proprio studio e ne discutono con gli studenti La sessualità è un fenomeno che influenza alla base vari campi della vita sociale, dall’economia alla società civile, alle forme della famiglia.
Le implicazioni della sessualità sono pertanto analizzate in formazioni culturali di vario tipo, come la storia del corpo, l’immaginario politico dell’Italia contemporanea, le pratiche giuridiche e legislative, la creazione e il consumo di generi letterari, la teoria psicologica e sociologica.
Il ciclo di incontri, aperto a un’ampia partecipazione, è rivolto a studenti e studentesse del corso di Storia della cultura in età contemporanea (Facoltà di Lingue), e ai dottorandi in Italianistica tra ambiti storico-geografici e interferenze disciplinari.
Su richiesta sarà rilasciato dall’OGEPO un attestato di frequenza.
E’ organizzato in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione, il Dipartimento di Scienze Umane Filosofiche e della Formazione, il Dipartimento di Studi Umanistici DIPSUM - Dottorato in Italianistica in collaborazione e SIS (Società Italiana delle Storiche)
Le lezioni si svolgeranno dalle ore 14.30 alle ore 17.00 nell’aula 11 della Facoltà di Lingue presso il Campus di Fisciano (SA).
Il primo degli incontri avrà come tema “L’invenzione della virilità nella storia d’Italia”. (relatore: prof. Alessandro Bellassai, Università di Bologna; Coordinatrice: prof.ssa Maria Rosaria Pelizzari; Discussant: prof.ssa Maria Teresa Chialant).
Seguiranno, a cadenza settimanale, gli altri incontri “Genere, identità e orientamento sessuale: la costruzione sociologica della popolazione lgbt” (martedì 5 marzo); “Gli spazi del margine: gli studi LGBT tra movimenti e mondo accademico” (martedì 12 marzo); “Sesso e genere: uno sguardo tra storia e nuove prospettive” (martedì 19 marzo).
Segreteria organizzativa: Maria Antonietta Selvaggio (coordinatrice), Aniello Califano (OGEPO), Clotilde Cicatiello (OGEPO), Susy D’Arienzo (OGEPO), Giuseppe Masullo (OGEPO), Francesco Napoli (OGEPO), Lucia Tortora (OGEPO), Paolo Fusco (DISPAC), Davide Garofalo (DSPSC), Maurizio Nobili (DIPSUM), Alfonso Sessa (UGSIBA)
Comitato scientifico: Adalgiso Amendola (DSPSC), Natale Ammaturo (Dir. DISUFF), Isabelle Chabot (Presidente SIS), Annibale Elia (Dir. DSPSC), Isabella Innamorati (DISPAC), Vitulia Ivone (DipScienzGiur), Rosa Grillo (DIPSUM), Mauro Menichetti (Dir. DISPAC), Sebastiano Martelli (Dir. DIPSUM), Maria Rosaria Pelizzari (OGEPO-SIS), Antonella Piazza (DIPSUM), Eleonora Rao (DIPSUM), Maria Antonietta Selvaggio (DISUFF).
fonte http://www.napoligaypress.it/
sabato 12 gennaio 2013
Lgbt: Milano "Diversitalavoro" le principali novità saranno illustrate in conferenza stampa il 15 gennaio prossimo
Il 15 gennaio prossimo, alle ore 10,30, nella Sala Meregalli di Assolombarda
(Via Pantano 9) si terrà un incontro riservato alla stampa durante il quale verranno presentate le principali novità di Diversitalavoro, il progetto promosso dal 2008 da Fondazione Sodalitas insieme con UNAR, Synesis Career Service e Fondazione Adecco per le Pari Opportunità per offrire opportunità di lavoro di qualità a persone con disabilità, persone di origine straniera e persone transgender.
In apertura l’UNAR presenterà in anteprima una proiezione dei dati 2012 sulla discriminazione nei contesti di lavoro in Italia.
Nel corso dell’incontro verrà inoltre consegnato il Diversity Inclusion Award alle aziende che nel 2012 hanno inserito professionisti incontrati grazie al Career Day.
http://www.diversitalavoro.it/
PROGRAMMA
La discriminazione nei contesti di lavoro in Italia: i primi dati 2012 Marco Buemi, UNAR Diversitalavoro: i numeri del progetto, il calendario 2013 con la 1° edizione a Napoli Paolo Beretta, Synesis Career Service Paolo Valerio, Dirigente Area Funzionale di Psicologia Azienda Universitaria Policlinico Federico II Educare le imprese alle pari opportunità: un percorso formativo gratuito Claudio Soldà, Segretario Generale Fondazione Adecco per le Pari Opportunità Il Diversity & Inclusion Award 2013 Riconoscimento alle aziende che hanno applicato concretamente politiche di pari opportunità nell’ultimo anno, inserendo nel proprio organico persone incontrate attraverso Diversitalavoro.
fonte http://www.agoramagazine.it
(Via Pantano 9) si terrà un incontro riservato alla stampa durante il quale verranno presentate le principali novità di Diversitalavoro, il progetto promosso dal 2008 da Fondazione Sodalitas insieme con UNAR, Synesis Career Service e Fondazione Adecco per le Pari Opportunità per offrire opportunità di lavoro di qualità a persone con disabilità, persone di origine straniera e persone transgender.
In apertura l’UNAR presenterà in anteprima una proiezione dei dati 2012 sulla discriminazione nei contesti di lavoro in Italia.
Nel corso dell’incontro verrà inoltre consegnato il Diversity Inclusion Award alle aziende che nel 2012 hanno inserito professionisti incontrati grazie al Career Day.
http://www.diversitalavoro.it/
PROGRAMMA
La discriminazione nei contesti di lavoro in Italia: i primi dati 2012 Marco Buemi, UNAR Diversitalavoro: i numeri del progetto, il calendario 2013 con la 1° edizione a Napoli Paolo Beretta, Synesis Career Service Paolo Valerio, Dirigente Area Funzionale di Psicologia Azienda Universitaria Policlinico Federico II Educare le imprese alle pari opportunità: un percorso formativo gratuito Claudio Soldà, Segretario Generale Fondazione Adecco per le Pari Opportunità Il Diversity & Inclusion Award 2013 Riconoscimento alle aziende che hanno applicato concretamente politiche di pari opportunità nell’ultimo anno, inserendo nel proprio organico persone incontrate attraverso Diversitalavoro.
fonte http://www.agoramagazine.it
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