sabato 16 maggio 2020

Teatro > Festival Arena 2021: Aida in forma di Concerto, a VERONA nel 2021

Il 98° Arena di Verona Opera Festival, posticipato a causa del Coronavirus, inizierà il 19 giugno 2021 con l’«Aida» in forma di concerto, omaggio per il 150° della prima rappresentazione dell’opera al Cairo.



Così afferma in conferenza stampa la sovrintendente della Fondazione Arena di Verona, Cecilia Gasdia. Gasdia ribadisce inoltre che era prevista una nuova produzione di "Aida", ma, considerato che la stagione del 2020 è diventata quella del 2021, verrà riproposta la regia di Franco Zeffirelli, e la nuova produzione slitterà al 2022.

"Aida in forma di concerto" avrà un cast eccezionale e sarà proposta per due serate». Nel frattempo, arrivano sempre maggiori conferme sulla massima capienza per le serate di agosto 2020: 3.000 spettatori». La distanza interpersonale di un metro, fanno sapere da fondazione, sarà fatta rispettare sia sulle gradinate, sia nelle fasi di accesso.
fonte: Filippo Avesani  www.veronaeconomia.it

Libri > Ferzan Ozpetek: «Vi racconto il mio ultimo romanzo» Passato e presente, lettere lontane e segreti con un finale a sorpresa. In uscita a maggio

«Cara Adele, ho tanto cercato il mio posto nel mondo, ed era dentro di me: proprio qui dove mi batte il cuore, dove fluisce il mio sangue, dove respiro, piango e rido restando viva. Il mio destino sono io».


Lettere spedite da lontano a una sorella amata, il serrato andirivieni tra passato e presente, tra ricordi, passioni e segreti di ieri e oggi, con un finale a sorpresa che rimette in discussione l’intera storia. È presente tutto l’impianto narrativo di Ferzan Ozpetek in Come un respiro, suo ultimo lavoro editoriale, in libreria dal 12 maggio.


Da leggere tutto d’un fiato e riconoscere, fin dalle prime pagine, i cardini del regista e scrittore turco: gli hamam di Istanbul, le domeniche in una casa romana intorno a un tavolo, gli amori celati, la nostalgia di certi incontri e quelle boccate di profonda libertà da mangiare a tutti i costi e descritte al femminile.


Ferzan, quale respiro lascia al lettore il tuo romanzo?
Guardo spesso la mia casa di Roma, dove vivo da 41 anni, chiedendomi chi ci avrà vissuto prima di me, che cosa può essere accaduto in queste stanze, quali destini si sono intrecciati qui. Ecco, ho voluto darmi una risposta, immaginandolo. Questo libro è nato dal concetto di casa che custodisce.

Chi sono Elsa e Adele, le due protagoniste?
Due sorelle tra le quali c’è un legame molto forte. Mi sono ispirato, per carattere, atteggiamenti e atmosfera a mia nonna e sua sorella. Anche lei fumava sigarette con una lunga bacchetta infilata al dito come un anello. Un oggetto che custodisco ancora e che si ritrova anche nei film Bagno turco e Harem Suare.

Stiamo vivendo una pandemia, uno dei momenti più difficili per l’Italia e il mondo intero. Che cosa ci resterà di tutto questo?
Sarà importante dire: «Ricordi quei giorni?». Nei momenti di sconforto, che spesso ho, penso alle tre persone importanti che ho perso di recente. Mi mancano le loro telefonate, la loro presenza. Mi consolo sapendo che non stanno vivendo questo incubo. Ci rimarrà addosso, in maniera forte, la sensazione di quanto sia importante la fisicità dell’amore, gli abbracci ora negati, e tutte quelle grandi piccole cose che davamo per scontate, come la libertà. Il coronavirus sta facendo danni enormi, semina morte ma ci rende consapevoli di quanto siamo tutti ugualmente fragili, ricchi, poveri, famosi e sconosciuti. Esattamente come davanti alla morte.

Come trascorri le giornate in questo periodo di isolamento?
Spesso guardo fuori dalla finestra. Ho un supermarket davanti, mi fisso sulla fila lunga e quando finisce scendo a fare una piccolissima spesa. Leggo molto, ho ripreso i classici russi per esempio che consiglio, guardo serie tv e film, parlo al telefono, bevo tanto caffè. Non siamo in trincea, siamo in casa, nei nostri salotti: rilassiamoci, riflettiamo, coltiviamo idee. Le case nascondono, come nel mio libro.
fonte: di  Sandra Gesualdi   www.fsnews.it

Per il New York Times l'Italia tra i 10 paesi più sicuri per vacanze post Covid-19

Oltre all'Italia, i paese consigliati per una vacanza "Covid free" sono Australia e Nuova Zelanda, Grecia, Puerto Rico, Islanda, Messico, Francia, Singapore e Hawaii.
L'Italia è tra le dieci destinazioni da scegliere per le vacanze "post Covid". A suggerirlo è il New York Times che designa il Belpaese, con in testa la Costiera Amalfitana (in foto), tra le località che non hanno risentito dei contagi da coronavirus.


L'articolo pubblicato l'8 maggio scorso e intitolato "The First Signs of Travel's Return?", il celebre quotidiano americano per ogni meta proposta, immagina le presunte date di fine lockdown, tracciando la mappa delle possibili riaperture, con le restrizioni anti-contagio in vigore e quelle previste nei mesi a venire, indicando anche le possibili difficoltà che i turisti potranno incontrare.

I voli internazionali di piacere sono ancora proibiti, scrive l'autrice, Lauren Sloss, ma l'idea di aprirsi ai viaggiatori si sta diffondendo e alcuni paesi sono sul punto di compiere passi concreti. In Italia, si legge, «mentre il paese inizia con cautela a riaprire, i funzionari del turismo insistono sul fatto che il turismo ricomincerà quest'anno. A seguito delle recenti aperture limitate di alcune strutture (bar e ristoranti), sono previste ulteriori aperture per il 18 maggio, vale a dire ulteriori negozi, musei e biblioteche, e il 1° giugno, quando i bar e i ristoranti potranno riaprire per il servizio di ristorazione, se i tassi di contagio continuano a rilento».

Tra le difficoltà principali della nostra Nazione è evidenziata «la necessità di bilanciare le considerazioni sulla salute e una disperata necessità di rilanciare l'economia». Infatti, si legge, «l'economia italiana già sofferente ha subìto un colpo enorme dopo quasi due mesi di chiusura e un calo del 95% del turismo».
Oltre all'Italia, i paese consigliati per una vacanza "Covid free" sono Australia e Nuova Zelanda, Grecia, Puerto Rico, Islanda, Messico, Francia, Singapore e Hawaii.
fonte: www.ilvescovado.it

Addio a Aimee Stephens l'attivista che per prima ha portato i diritti transgender alla Corte Suprema USA - Ma il suo caso potrebbe ancora fare la storia

Aveva 59 anni e soffriva di insufficienza renale, ma questo non le aveva impedito di continuare fino all'ultimo la sua lotta per i diritti delle persone transgender. Aimee Stephens è morta ieri nella sua casa in Michigan, ma il suo caso tuttora pendente davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti potrebbe ancora fare la storia e portare a una importantissima vittoria per i diritti LGBTQA+. In foto: Aimee Stephens alla Corte Suprema
SAUL LOEB+Getty Images

Stephens, infatti, è la prima persona transgender ad essere stata ascoltata dalla Corte Suprema per un caso sui i diritti civili e in gioco c'è una decisione fondamentale: se la legge federale che vieta la discriminazione sul lavoro si applichi o meno ai dipendenti transessuali. "Aimee non ha deciso di essere un'eroina e una pioniera, ma di fatto lo è stata", ha dichiarato l'ACLU in un tweet dopo la notizia della morte. "Tutti abbiamo un debito di gratitudine per il suo impegno per la giustizia e per la sua dedizione alla comunità trans".

La vicenda giudiziale in questione comincia nel 2013 quando Stephens scrive una lettera ai suoi colleghi della RG and GR Harris Funeral Home, l'impresa funebre dove lavora. "Quello che devo dirvi è molto difficile per me e sto usando tutto il coraggio che riesco a trovare. Mi sono sentita imprigionata in un corpo che non corrisponde alla mia mente, e questo mi ha causato grande disperazione e solitudine. Tornerò a lavorare come il mio vero io, Aimee Australia Stephens, in abiti da lavoro adeguati". Stephens prende quindi la decisione di cominciare a vivere a tutti gli effetti come donna prima di effettuare la transizione, ma due settimane dopo riceve una lettera di licenziamento. Il motivo? Proprio il fatto che da quel momento "si sarebbe vestita da donna pur essendo un uomo". Inizia così la battaglia legale di Aimee che fa causa al suo datore di lavoro per essere stata licenziata sulla base del suo status di transgender.

Nel 2018 arriva la prima vittoria: la Corte d'Appello degli Stati Uniti si pronuncia contro i proprietari di pompe funebri, sostenendo che le persone LGBTQ sono protette ai sensi del Titolo VII del Civil Rights Act del 1964, per il quale i datori di lavoro non possono licenziare, rifiutare di assumere o altrimenti penalizzare le persone sulla base del loro sesso. A questo punto, però, si apre una questione ben più complessa che coinvolge direttamente l'intero mondo LGBTQA+: il Civil Act riguarda effettivamente anche l'orientamento sessuale e lo status di persona transgender?

Per rispondere a questa domanda, il caso di Aimee arriva davanti alla Corte Suprema (Stephens è stata sentita a Washington in ottobre, ndr) che a breve sarà chiamata a rispondere sul punto. Neanche a dirlo la posta in gioco è altissima. Nonostante alcuni recenti passi avanti, come spiega il New York Times, la discriminazione sul lavoro nei confronti dei dipendenti omosessuali e transgender è infatti ancora legale in gran parte della nazione e questa decisione potrebbe invece cambiare (finalmente) le cose. Se la Corte dovesse decidere che il titolo VII della legge sui diritti civili, si applica anche alla comunità LGBTQA+, allora milioni di lavoratori potrebbero davvero ottenere la tutela lavorativa che meritano. Clicca QUI per Ajplus instagram

La vittoria, però, è tutt'altro che scontata specie dal momento che la Corte Suprema è attualmente composta da 5 giudici conservatori e 4 liberali. Le variabili, d'altro canto, sono moltissime: non resta che aspettare il verdetto e sperare in una svolta a favore dei diritti civili. Aimee, purtroppo, non vedrà l'esito della battaglia a cui ha dedicato la vita, ma il suo spirito e la sua forza non potranno essere dimenticati. "Sono ottimista e credo in quello che sto facendo" ha dichiarato in un'intervista a The Detroit News. "Siamo tutti umani e tutti meritiamo gli stessi diritti di base. Non stiamo chiedendo niente di speciale, solo di essere trattati come le altre persone".

Cinema > Tom Cruise vuole girare solo a Venezia: "I miei soldi per aiutarla a riprendersi"

L'attore americano ha rifiutato di continuare le riprese di «Mission: Impossible 7» in un altro luogo.
foto da Pinterest: Tom Cruise in Mission Impossible.

Non vuole girare da un’altra parte, vuole essere certo che i suoi milioni arrivino in una delle aree più colpite dal Covid-19: a Venezia, per la precisione, “per aiutarla a riprendersi”.

Sarebbe questo il desiderio di Tom Cruise: secondo il “The Sun”, l’attore americano Tom Cruise sarebbe pronto a tornare il prima possibile in laguna nei panni dell’agente Ethan Hunt di «Mission: Impossible 7».

Le riprese erano previste per fine febbraio e si sono interrotte causa coronavirus. Il film sarebbe dovuto arrivare nelle sale il 23 luglio. Il set si snodava nel centro storico: dalla terrazza dell’hotel Gritti al Conservatorio Benedetto Marcello fino a scene in Piazza San Marco e inseguimenti lungo Canal Grande. Le riprese, poi, sarebbero continuate in altri luoghi in Italia, spostandosi per un mese a Roma.

“Si era tentato di trovare una location alternativa, ma non ne ha voluto sapere – continua la fonte – L’Italia sta iniziando ad allentare le misure del lockdown, sono in corso le prime discussioni per capire come far riprendere le riprese”.
fonte: www.huffingtonpost.it

venerdì 15 maggio 2020

Lgbt: Il 17 maggio è la Giornata internazionale contro l'omofobia

L'evento ideato da Louis-Georges Tin vuole sensibilizzare anche sui temi della bifobia e la transfobia. 
 
Tanti gli appuntamenti in programma nel mondo e in Italia

 

Il 17 maggio si celebra in tutto il mondo la Giornata internazionale contro l'omofobia, la bifobia e la transfobia. L'evento, noto con l'acronimo IDAHOBIT (International Day Against Homophobia, Biphobia and Transphobia), è stata pensata da Louis-Georges Tin, curatore del "Dictionnaire de l'homophobie" per sensibilizzare l'attenzione di politici, opinion leader, movimenti sociali, pubblico e media sulle violenze e le discriminazioni subite dagli appartenenti alla comunità LGBTI in tutto il mondo.

 

La Giornata Internazionale contro l'omofobia

La Giornata viene celebrata in oltre 130 paesi nel mondo. Anche quest'anno il programma pubblicato dalla piattaforma organizzatrice prevede migliaia di mobilitazioni, sit-in e incontri con l'obiettivo di sensibilizzare l'opinione pubblica sul riconoscimento e la difesa dei diritti umani, indipendentemente dall'orientamento sessuale, identità o espressione di genere.

 

Il riconoscimento dell'Unione Europea

Sostenuta dalla piattaforma "Day against homophobia", la Giornata si caratterizza per il fatto di non essere una campagna centralizzata, ma un momento di riflessione e partecipazione aperto a tutti. La data del 17 maggio è stata scelta per commemorare la decisione adottata nel 1990 dall'Organizzazione Mondiale della Sanità di rimuovere l'omosessualità dalla lista delle psicopatologie. Dall'anno della sua istituzione, l'evento ha ricevuto il riconoscimento ufficiale di diversi Stati e istituzioni internazionali come l'Unione Europea che dal 2007 appoggia l'evento sul suo territorio. Di quell'anno è la famosa "Risoluzione del Parlamento europeo sull'omofobia in Europa" che, all'articolo 8, ribadisce espressamente l'invito "a tutti gli Stati membri a proporre leggi che superino le discriminazioni subite da coppie dello stesso sesso e chiede alla Commissione di presentare proposte per garantire che il principio del riconoscimento reciproco sia applicato anche in questo settore al fine di garantire la libertà di circolazione per tutte le persone nell'Unione europea senza discriminazioni".

 

Le iniziative 2019 in Italia

Per l'edizione 2019, Arcigay ha lanciato la campagna social "Non restare indifferente, combatti l’omobitransfobia". "Dai luoghi di lavoro alla scuola, dal supermercato alla famiglia, milioni di persone vedono episodi di discriminazione o ascoltano discorsi carichi di offese e disprezzo, talvolta mascherati da battute o scherzo, ma non per questo meno dolorosi per coloro che li subiscono". L'associazione invita gli utenti a inquadrare la propria foto profilo Facebook nella cornice “IO NON RESTO INDIFFERENTE. Combatto l’omofobia, la bifobia, la transfobia”.
Sarebbe "un segnale forte e visibile del tuo impegno contro le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere".

Manifestazioni e iniziative sono state promosse in molte città italiane.
Il Comune di Bologna realizzerà nella mattinata del 17 maggio un flashmob in Piazza Maggiore, dal tema “Un segno contro l’omotransfobia". Torino ospiterà una celebrazione istituzionale nella Sala Rossa di Palazzo Civico e promuoverà un flashmob in piazza Palazzo di Città.

Il Festival MIX Milano di Cinema Gaylesbico e Queer Culture organizza una serata evento all’Anteo Palazzo del Cinema: ci sarà la presentazione della nuova edizione del festival e la proiezione del film vincitore dello scorso anno, Venus di Eisha Marjara. Il Comune di Varese ha deciso di patrocinare la giornata ed esporrà la bandiera arcobaleno a Palazzo Estense. A livello più istituzionale, prssso la Sala polifunzionale della Presidenza del Consiglio, alle 15, verranno presentati i risultati dell'indagine su Lgbt e le iniziative del governo in materia.
fonte:  https://tg24.sky.it

Lgbt: Il 17 maggio ricorre "Idahotb"

Giornata Internazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la transfobia e la bifobia promossa dalla rete Re.a.dy

 Come ogni 17 maggio, in occasione della Giornata Internazionale contro omo-, lesbo-, trans- e bifobia, la Re.a.dy - la Rete nazionale delle Pubbliche Amministrazioni contro le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere - organizza una campagna nazionale di sensibilizzazione e contrasto alle discriminazioni basate su genere e orientamento sessuale.

Quest’anno, nel rispetto delle disposizioni di legge dovute alla gestione dell’emergenza Covid19, l’azione decisa durante l’ultimo incontro nazionale “Le parole che includono” si sposta online e si arricchisce della collaborazione con Lovers Film Festival, diretto da Vladimir Luxuria e Museo Nazionale del Cinema di Torino.

Dalle 9 fino alle 24 del 17 maggio sarà possibile guardare gratuitamente sul sito di Lovers (https://www.loversff.com), e tramite i canali social del festival, film a tematica Lgbt; inoltre, testimonianze di molti personaggi del mondo della cultura, dello spettacolo e dell’attivismo che, attraverso dei video-contributi inediti, celebreranno l’amore in tutte le sue forme.

Nella stessa giornata, infine, è previsto il lancio del nuovo sito della Re.a.dy (www.reteready.org): uno strumento pensato per diffondere buone pratiche sviluppate dalle oltre 160 amministrazioni locali che fanno parte della rete e per informare chi volesse aderirvi. Al suo debutto anche il nuovo logo della rete, realizzato dalla Regione Toscana.
fonte: Città Metropolitana di Firenze met.provincia.fi.it

Addio a Ezio Bosso, il pianista che arrivava al cuore della gente

Il musicista Ezio Bosso si è spento a soli 48 anni nella sua casa di Bologna. Direttore d'orchestra, compositore e pianista aveva commosso il mondo quando alcuni anni fa aveva annunciato di essere malato di una patologia neurodegenerativa. 

Una malattia che lo aveva di fatto costretto a ritirarsi dalle scene nel settembre 2019 quando disse "non posso più suonare". Era nato a Torino il 13 settembre 1971.

I familiari e la sua famiglia professionale chiedono a tutti il massimo rispetto per la sua privacy in questo momento sommamente personale e intimo. Le esequie si svolgeranno in forma strettamente privata.

Musicista di straordinario talento, era stato scoperto dal grande pubblico nel 2016, quando Carlo Conti lo aveva invitato al Festival di Sanremo come ospite d'onore. L'esecuzione di "Following a Bird", una composizione inserita nell'album "The 12th Room", aveva colpito tutti e improvvisamente il nome di Bosso non era più riservato a una nicchia di culturi della musica colta. 

Innamoratosi della musica a soli 4 anni, Bosso aveva esordito come solista in Francia a soli 16 anni. Ma a cambiargli la vita fu l'ìncontro con il contrabbassista viennese Ludwig Streicher. Fu lui a consigliargli di studiare composizione e direzione d'orchestra all'Accademia di Vienna. Negli anni 90 Bosso divenne un musicista apprezzato a livello internazionale, con concerti in tutto il mondo: dalla Sydney Opera House alla Carnegie Hall passando per il teatro Regio di Torino e il Colòn di Buenos Aires. Ha diretto la London Symphony Orchestra, l'Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, quella del Comunale di Bologna, la Filamornica '900 e altre ancora, mentre tra il 2017 e il 2018 è stato direttore stabile del Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste.

Nel 2011  fu operato per un tumore al cervello e dopo quell'operazione gli venne diagnosticata una malattia neurodegenerativa incurabile che porta nel giro di poco alla compromissione delle funzioni vitali.

FRANCESCHINI: "ESEMPIO DI FORZA E SPERANZA" Anche il ministro per i Beni e le attività culturali, Dario Franceschini, ha voluto ricordare Ezio Bosso. "Un uomo profondo e generoso, un artista esplosivo capace di trasmettere la gioia di suonare e la passione per la musica - ha scritto -. Sono molto addolorato per la scomparsa di Ezio Bosso: è un triste giorno per la cultura italiana che perde un grande interprete e compositore, un uomo straordinario che ha fatto della sua vita un messaggio di speranza e di forza".
fonte:  www.tgcom24.mediaset.it - foto: Italy Photo Press

mercoledì 13 maggio 2020

Da giugno, con le dovute precauzioni, teatri e cinema potranno riaprire i battenti

Da giugno, con le dovute precauzioni, cinema e teatri potranno riaprire i battenti.
E’ l’ipotesi alla quale lavora il governo sulla base delle indicazioni del Comitato tecnico scientifico. Saranno attuati protocolli molto “rigidi e restrittivi” come quelli già previsti per le messe. In questo caso a essere disciplinate sarebbero la distanza tra gli spettatori e le modalità di ingresso, come pure le postazioni sul palcoscenico e dell’orchestra. Il Cts però ha frenato sull’apertura di sale da ballo, discoteche e locali “assimilati”.

Sulla data di riapertura, in realtà, non c’è ancora certezza e molto dipenderà dalla curva dei contagi: “Potrà essere fine maggio, inizio giugno o anche slittare a metà mese”, la linea dell’esecutivo.
Il 18 maggio potrebbero riaprire le palestre“Siamo pronti a ripartire: i circoli, le palestre, le società dilettantistiche. Il 18 maggio potrebbe essere il giorno giusto anche per lo sport di base”.

Lo ha annunciato Vito Cozzoli, il presidente di Sport e Salute, l’azienda che fa capo al ministero dell’Economia e che supporta il Coni per lo sviluppo delle attività sportive in Italia, “Per un po’ non sarà proprio lo sport che conosciamo: forse vedremo atleti piccoli e grandi mascherati, andranno rispettate alcune regole sul distanziamento, ci sarà il gel igienizzante all’ingresso dei campi, ma è il momento, in piena sicurezza, di tornare a giocare. Abbiamo inviato, con il governo, le linee guida al comitato tecnico scientifico. Aspettiamo un via libera nei prossimi giorni”, ha aggiunto Cozzoli.
fonte: Redazione www.giornaledelladanza.com

«The L Word: Generation Q»: l'attesissimo revival della serie cult arriva su Sky Atlantic Confidential

L'attesissimo revival di «The L Word» arriva l'11 maggio in prima serata su Sky Atlantic Confidential, il pop-up channel powered by Vanity Fair dedicato alle storie al femminile



Sono passati dieci anni, eppure la forza e la freschezza di The L Word non si sono affievolite di un grammo. In un momento storico in cui i revival e gli spin-off sono all’ordine del giorno si inserisce, per la gioia dei fan, anche The L Word: Generation Q, che riprende il discorso già inaugurato nel 2004 proprio da The L Word, la rivoluzionaria serie di Showtime che, senza filtri, ha affrontato per la prima volta le tematiche riguardanti la comunità LGBTQ+ dal punto di vista delle donne.


Nuove storie, quindi, ambientate ancora nella Los Angeles che aveva dato i natali alla serie originale.
E un nuovo titolo – Generation Q -, che si riferisce alla nuova generazione di personaggi queer che affiancheranno le storie protagoniste di The L Word: Bette (Jennifer Beals), Shane (Katherine Moennig) e Alice (Lesiha Hailey).  

L’appuntamento è partito l’11 maggio alle 21.15 su Sky Atlantic e alle 22.15 su Sky Atlantic Confidential, il pop-up channel powered by Vanity Fair che dall’8 al 28 maggio occupa il canale 111 di Sky proponendo storie al femminile che hanno fatto la storia della televisione.

Otto episodi, quelli di Generation Q, che, oltre ad affrontare temi fondamentali come l’identità di genere, l’emancipazione femminile e la lotta per i diritti sociali e civili, si addentreranno nella storia di un gruppo di donne che, tra amore, sesso e carriera, cercheranno di trovare la propria dimensione per essere felici. Molte cose sono cambiate dall’ultima volta: Bette è in corsa per diventare il nuovo sindaco di Los Angeles, Shane fa ancora la parrucchiera e Alice è alle prese con il suo nuovo talk show.

Insieme a loro, ecco l’ingresso di nuovi personaggi che promettono subito di far breccia nel cuore dei fan: dalla coppia formata da Dani Núñez (Arienne Mandi), PR manager della campagna di Bette, e Sophie Suarez (Rosanny Zayas), uno dei TV producer dello show di Alice, a Micah Lee (Leo Sheng), un uomo transgender che lavora come professore, a Finley (Jacqueline Toboni), che proviene da una famiglia molto religiosa e che lavora per Alice.

Da quando The L Word ha fatto la sua comparsa in televisione, la sensibilità e l’attenzione verso la comunità LGBTQ+ si è rafforzata sempre di più traendo esempio proprio da un esperimento rivoluzionario come questo, il primo ad aver rappresentato in maniera inedita e sorprendente il mondo delle donne lesbiche di Los Angeles, impegnate a conciliare l’amore, il sesso e la dedizione al lavoro senza scivolare in facili stereotipi.

PER IL TRAILER CLICCA QUI

È anche per questo che, in occasione del lancio di The L Word: Generation Q su Sky Atlantic Confidential, tutte le sei stagioni di The L Word saranno disponibili per intero on demand su Sky e in streaming su Now Tv. Un modo per segnare la continuità tra ieri e oggi, nel solco del rispetto e della lotta per i diritti civili di cui Vanity Fair si è fatto portavoce in tutti questi anni.
fonte: di Mario Manca   www.vanityfair.it

Lgbt: La strategia vincente del Diversity & Inclusion, nel lavoro come nella vita quotidiana

Le persone trans* vivono in un Paese che dopo la legge del 1982 le ha completamente abbandonate, disinteressandosi delle discriminazioni multiple che affrontano ogni giorno, nel mondo dello sport, in quello scolastico ed universitario, nell’accesso al diritto costituzionale alla salute, nei vari ostacoli di burocrazia legati alla rettifica dei documenti e all’iter stesso della transizione.

Tenendo a mente che diritti sociali e civili non possono viaggiare divisi ma esistono in un rapporto continuo e necessariamente intrecciato, una delle situazioni in cui maggiormente possiamo toccare con mano il grado di discriminazione che attanaglia le persone trans è quella del lavoro.

La comunità LGBTQI+, insieme alle donne e alle persone disabili, rappresenta già di per sé una categoria fortemente penalizzata nel mondo del lavoro, come abbiamo già analizzato in maniera generale nel nostro speciale monografico del 1 Maggio nel pezzo “Lavoro, discriminazioni e nuovi orizzonti dopo l’emergenza”. All’interno della stessa comunità, le persone trans e intersex vivono una situazione ancora più svantaggiata che porta ad una vera e propria marginalizzazione sociale dovuta, spesso, anche ad una mancanza di sostegno familiare che comporta un abbandono non solo sociale, in assenza di adeguate politiche pubbliche, ma anche familiare ed affettivo.

Difatti, secondo l’indagine di Arcigay ‘Io Sono Io Lavoro’, “il 13% delle persone LGBTQI+ intervistate ha visto respingere la propria candidatura ad un posto di lavoro in ragione del proprio orientamento sessuale, valore che sale al 45% per le persone transessuali”.  Questo comporta un numero altissimo di persone che decidono di non dichiarare il proprio orientamento sessuale e la propria identità di genere sul posto di lavoro ma determina, allo stesso modo, una grande barriera che respinge già a monte l’ingresso nel mercato di lavoro sulla base di stereotipi e pregiudizi.

La principale causa di discriminazione per le persone trans risiede nella cultura diffusa e radicata nell’immaginario collettivo basata sul binarismo di genere e, quindi, sull’identità cisessuale fissata come regola esclusiva per “valutare” e “verificare” l’aderenza alle aspettative di genere. Tutto questo diventa ancora più accentuato se si considerano, come si diceva in precedenza, i tempi particolarmente lunghi per l’ottenimento dei documenti rettificati secondo l’identità di genere elettiva della persona trans. In questo modo la persona resta in un limbo che determina criticità evidenti per il pieno sviluppo personale ma anche professionale.

Eppure la diversità, in ogni aspetto della nostra vita, nelle relazioni umane come sui luoghi dedicati alla formazione o sul lavoro, rappresenta un elemento di innovazione e di arricchimento. Proprio per questo, anche di fronte ai numeri delle discriminazioni che si registrano, il tema delle strategie di Diversity & Inclusion (diversità e inclusione) è sempre più oggetto di un crescente interesse da parte delle organizzazioni del lavoro e delle grandi imprese.

Ma cosa si intende realmente per Diversity & Inclusion? 
Continua a leggere l'articolo cliccando  QUI
fonte: by     www.queermagazine.it

lunedì 11 maggio 2020

Parigi > Il direttore dell'Opéra: “La cultura è importante come la sanità ed è in crisi non per il Covid, ma per i tagli”


"La cultura è importante come la sanità" lo afferma il direttore dell’Opéra di Parigi, Stéphane Lissner. (in foto)

Il direttore dell’Opéra de Paris, Stéphane Lissner, ha le idee chiare su chi siano i responsabili dell’attuale crisi della cultura, e la pandemia di Covid-19 da coronavirus, secondo lui, c’entra poco: semmai, ha fatto da detonatore per una carica esplosiva di problemi che esistevano già da tempo. È quanto ha detto in un’intervista all’agenzia France Inter con i giornalisti Nicolas Demorand e Léa Salamé.

“L’attuale crisi”, sostiene Lissner, “ci rivela che la costante diminuzione dei fondi per la cultura che va avanti da venticinque anni ci ha portato a una situazione che il virus ha soltanto svelato”. Si tratta di tagli, ha proseguito Lissner, “che negli ultimi venticinque anni abbiamo visto sia da parte delle amministrazioni locali, sia da parte dello Stato. Le attuali restrizioni hanno fatto sì che sul tema ci si disimpegnasse gradualmente, perché la cultura non è una priorità, dato che non ci muoviamo in una logica di aumento della produttività”.

Lissner parla a nome di un settore, quello dello spettacolo dal vivo, che è forse il più colpito in assoluto dalla crisi, e i problemi si faranno sentire anche quando si riaprirà. “La diversità, l’innovazione, la creatività”, ha continuato, “saranno a poco a poco rimpiazzate da una sorta di globalizzazione, di mercificazione. Si può fare un paragone tra gli ospedali e il teatro dell’opera: i mezzi mancano sempre di più, e non ci sono politiche ben definite. C’è un legame tra i lavoratori precari e gli operatori sanitari, che sono poco pagati e si trovano anch’essi in una situazione di precariato”.

La ripresa, per il settore del teatro e della musica dal vivo, non sarà facile. Al momento si riflette sui protocolli di sicurezza, ma si tratta di misure che, secondo Lissner, sono impossibili da mettere in atto. “Impossibile far entrare in un teatro 2.700 persone facendo rispettare le sicurezze, impossibile distanziare l’orchestra, distanziare il coro. Aspetteremo un vaccino, una cura, o forse la scomparsa del virus: dobbiamo essere ottimisti”, ha detto il direttore dell’Opéra.
Quello che servirebbe, ha concluso Lissner, è “un progetto culturale ben definito, tra le regioni e lo Stato”, perché “la cultura è fondamentale, come la sanità: è un cemento sociale, e per i nostri responsabili politici è un dovere sostenerla”.
fonte: www.finestresullarte.info

Lirica > Opera di Roma: si riparte a Villa Borghese con Rigoletto diretto da Gatti. Regia di Michieletto

Finalmente una bella notizia: il Teatro dell’Opera di Roma è pronto a ripartire già quest’estate. Come affermato dal sovrintendente Carlo Fuortes in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, l’intenzione è di rialzare il sipario a luglio.

Tramontata l’idea di proporre, come ogni anno, il festival estivo nella suggestiva cornice delle Terme di Caracalla (dove sarebbe stato impossibile rispettare le norme anti-Covid), in accordo con il sindaco Virginia Raggi si è individuata una valida location alternativa per una rassegna all’aperto, la vasta area di Piazza di Siena all’interno del parco di Villa Borghese

Qui, infatti, sarebbe possibile evitare assembramenti, montare un impianto e una platea gradinata e, soprattutto, lavorare osservando quanto prescritto dal Comitato tecnico scientifico Covid-19, cioè accogliendo in spazi all’aperto fino a 1000 persone tra pubblico, artisti e maestranze. Gli spettatori non potranno stare in piedi e avranno posti a sedere preassegnati e inamovibili.

Il calendario estivo è ancora in via di definizione; Fuortes ha però preannunciato qualche anteprima. Si apre nel nome di Verdi, con un nuovo allestimento di Rigoletto dell’enfant terrible Damiano Michieletto, che già nel 2017 ha messo in scena quest’opera ad Amsterdam, ambientandola tra le bianche pareti di un angosciante manicomio. Per l’occasione, si esibirà un cast di gran livello e tutto italiano, con il Rigoletto di Luca Salsi, la Gilda di Rosa Feola e il Duca di Mantova di Vittorio Grigolo; sul podio, troveremo il Direttore musicale dell’Opera di Roma, Daniele Gatti, distintosi proprio al Teatro Costanzi per una lettura estremamente analitica, notturna e filologica del capolavoro verdiano, recensita da Connessi all’Opera alla prima del 2 dicembre 2018, serata inaugurale della stagione 2018/19. Questa di Michieletto sarà una produzione pensata appositamente per lo spazio di Piazza Siena, tenendo conto dei limiti dello spazio scenico e, naturalmente, compatibile con i vincoli anti-Covid.

Tra le altre anticipazioni, Il barbiere di Siviglia in forma di concerto; un balletto cult e iconico di Roland Petit del 1972, Pink Floyd Ballet, su musiche del celebre gruppo rock britannico e applaudito in Italia molteplici volte, anche a Caracalla nell’estate del 2015; concerti di musica sinfonica. 

Nel frattempo, con buonsenso il sovrintendente sta già guardando al futuro prossimo, più precisamente al titolo che, a fine novembre, dovrebbe inaugurare la stagione 2019/20 del teatro capitolino, La clemenza di Tito di Mozart, diretta da Daniele Gatti. Assieme al regista previsto per questa attesa première, il pluripremiato Mario Martone, stanno lavorando a un idea di allestimento che trasformi gli obblighi anti-contagio (quali il distanziamento tra i cantanti o il divieto di venire in contatto) in una nuova, creativa forma di rappresentazione. Che questo sia solo uno dei tanti, begli esempi di ripresa e di ripartenza di quello che è, o forse dovrebbe essere, il cuore pulsante del nostro paese: la cultura.
fonte:   Photo credit: Simone Ferraro www.connessiallopera.it

Libri: In uscita a maggio "Elisabetta II dalla A alla Z" di Lavinia Orefici

LA STORIA, LE CURIOSITÀ, GLI AFFETTI E I SEGRETI: TUTTO QUELLO CHE C'È DA SAPERE SULLA REGINA PIÙ LONGEVA (E PIÙ AMATA) DI SEMPRE.

A come Amore, Anna (la figlia), Ascot (con gli adorati cavalli). B come Balmoral (il castello preferito), Breakfast (un rito), Buck-ingham Palace. C come Carlo & Camilla, naturalmente, ma anche come Cappelli (leggendari e di tutte le fogge, un feticcio, per la regina), Commonwealth e Corona. Forse non bastano le lettere dell'alfabeto per raccontare la vita pubblica e privata della regina più longeva del mondo.

Classe 1926, Elisabetta II ha battuto molti record, con i suoi 68 anni sul trono (più della regina Vittoria!), durante i quali ha visto passare 7 papi e 14 primi ministri: da Winston Churchill, vincitore della Seconda guerra mondiale, a Boris Johnson, falco della Brexit, passando per la Lady di Ferro Margaret Thatcher.

Ha conosciuto l'adorazione dei sudditi e vissuto periodi di assoluta impopolarità, dopo la tragica morte di Diana. Ha superato le gaffe del marito Filippo e gli scandali che hanno coinvolto la Royal Family: dall'amore impossibile fra la sorella Margaret e il colonnello Townsend ai tradimenti vicendevoli fra Andrea e Sarah Ferguson, dal triangolo Carlo-Diana-Camilla alle clamorose scelte di Harry e Meghan, che oggi tengono banco sui tabloid. Anche grazie a lei, il futuro della Corona è saldo nelle mani di William e Kate.

Elisabetta, Lilibet per gli affetti più cari, non ha mai smesso di tenere le redini della famiglia e della monarchia inglese, sempre fedele ai suoi valori e alle sue tradizioni. Impone a tutta la corte una rigida e anacronistica etichetta eppure è un'icona mondiale, amata in ogni angolo del pianeta. In questo libro Lavinia Orefici raccoglie tutto, ma proprio tutto quel che si sa sull'ultima vera sovrana.

sabato 9 maggio 2020

La regina Elisabetta e il nuovo storico discorso: «Mai arrendersi, mai disperare»

The Queen è tornata a parlare alla Gran Bretagna, in era Coronavirus, nello stesso giorno in cui il padre Giorgio VI aveva annunciato la fine della seconda guerra mondiale: «Le nostre strade oggi non sono vuote, sono piene dell'amore che proviamo l'uno per l'altro»

Un mese dopo lo storico discorso in era coronavirus, solo il quarto in quasi 70 anni di regno, Elisabetta II torna a parlare e lo fa in un giorno ben preciso: l’8 maggio 2020, ben 75 anni dopo da quell’8 maggio del 1945 quando il padre, re Giorgio VI aveva annunciato alla radio la fine della seconda guerra mondiale. All’epoca Elisabetta aveva 19 anni, oggi ne ha 94 ed è una monarca esperta e navigata. Sa che deve esserci nei momenti più delicati per la sua nazione. Ora la Gran Bretagna è in lockdown, sta affrontando – come il resto del mondo – la pandemia.

La regina, che aveva 13 anni quando scoppiò la guerra nel 1939, fa sapere oggi: «Può sembrare difficile non poter celebrare questo anniversario speciale come vorremmo. Ma lo ricordiamo dalle nostre case, dalle nostre porte. Le nostre strade non sono vuote, sono piene dell’amore e della cura che proviamo l’uno per l’altro», ha continuato Elisabetta, facendo riferimento all’invito del governo britannico: restare a casa, stare lontani oggi per riabbraciarci presto.

«E quando guardo il nostro Paese», ha continuato, con la foto del padre Giorgio VI in primo piano sulla scrivania, «E vedo quello che siamo disposti a fare per proteggerci e sostenerci a vicenda, dico con orgoglio che siamo ancora una nazione che quei coraggiosi soldati, marinai e aviatori riconoscerebbero e ammirerebbero».

Il discorso della regina è stato registrato nel salotto bianco di Windsor la scorsa settimana. Nel castello poco fuori Londra, lei e il marito Filippo, 98 anni, sono ormai in isolamento da oltre un mese. Parlando dell’inizio della guerra, la regina, allora principessa, ha detto: «La prospettiva sembrava desolante, la fine lontanissima, il risultato incerto. Ma abbiamo continuato a credere che la causa fosse giusta – e questa convinzione, come ha notato mio padre, ci ha portato avanti. “Mai mollare, mai disperarsi”, era quello il messaggio del V-E Day.

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«Ricordo vividamente le scene esultanti a cui io e mia sorella abbiamo assistito con i nostri genitori e Winston Churchill dal balcone di Buckingham Palace», ha continuato la sovrana, «Il senso di gioia della gente che si radunava fuori e in tutto il Paese, anche se mentre si celebrava la vittoria in Europa, sapevamo che ci sarebbero stati ulteriori sacrifici. Molte persone hanno perso la vita in quel terribile conflitto. Hanno combattuto per poter vivere in pace, in patria e all’estero. Sono morti per la speranza di poter vivere come persone libere in un mondo di nazioni libere. Hanno rischiato tutto in modo che le nostre famiglie e i nostri quartieri potessero essere al sicuro. Dovremmo e li ricorderemo».

La pace in Europa, ha aggiunto, la regina da allora è stata mantenuta. E questo è il modo migliore per onorare tutti quelli che dal campo di battaglia non sono mai tornati. Oggi il nemico è invisibile, la lotta è contro un virus, ma il messaggio di Elisabetta II alla Gran Bretagna non cambia: «Mai mollare, mai disperarsi».
fonte: di Stefania Saltalamacchia  www.vanityfair.it

Teatro: Il nuovo festival areniano 2020 è una vittoria per Verona

Se è vero che non c’erano altre soluzioni per proporre le “solite” opere nel “solito” format, è da lodare la decisione di proporre un festival musicale totalmente nuovo in piena emergenza coronavirus.


Preso atto che molti teatri apriranno nel 2021, ben che vada, il nostro anfiteatro potrebbe essere la prima sfida della nuova stagione umana della musica classica, interrotta bruscamente per cause di forza maggiore. Ecco perchè il progetto che ha preso forza, il Festival d’estate - Nel cuore della musica è stato voluto e sostenuto anche da innumerevoli artisti che hanno voluto manifestare il loro amore per l’Arena di Verona nonché dare un messaggio all’intero mondo della musica.

Potremo bearci di vedere dal vivo una parata di stars internazionali della lirica che vede in prima linea, fra gli altri, i direttori Daniel Oren e Marco Armiliato, ed i cantanti Francesco Meli, Marcelo Álvarez, Leo Nucci, Plácido Domingo, Luca Salsi, Fabio Sartori, Yusif Eyvazov, Vittorio Grigolo, Anna Netrebko, Maria José Siri, Michele Pertusi, Marina Rebeka. 

Il cartellone definitivo dovrebbe prevedere una decina di spettacoli lirico-sinfonici collocati nei week-end di agosto e di settembre.

E, come se non bastasse, il 98° Festival non viene cancellato, bensì spostato al prossimo anno arricchiti di altri eventi imperdibili, tra cui Aida in forma di concerto, atto d’amore sacro per Verdi, festa per il 150° dell’opera e sobrietà impeccabile per rispetto di chi quest’anno ha e sta soffrendo, nonché una monumentale Messa da Requiem che a Verona non si sentiva da anni.

Questa volta Fondazione Arena si è mossa in anticipo e nel migliore dei modi possibili, anticipando altri grandi teatri di cui diventerà il modello per la “rifioritura” che il sovrintendente, Cecilia Gasdia, ha più volte sottolineato in conferenza stampa.
fonte: Filippo Avesani www.veronaeconomia.it

Cinema > David di Donatello 2020: il trionfo de «Il Traditore» in una cerimonia in smart working. Tutti i premi

Ad aggiudicarsi la 65esima edizione del premio è il film di Marco Bellocchio con ben sei riconoscimenti, incluso quello per il miglior attore protagonista a Pierfrancesco Favino. Ecco tutti i vincitori

 Il David di Donatello ai tempi dello smart working. Nessun red carpet, nessuna consegna e nessun abito lungo fatta eccezione per Roberto Benigni, l’unico che si video-collega con addosso lo smoking, e poche eccezioni come Luca Marinelli e Marco D’Amore, che optano per la cravatta.  

Gli Oscar del cinema italiano si adattano all’emergenza Covid-19 e vanno in onda rinunciando alla cerimonia in senso stretto, alla festa che sarebbe potuta essere. In uno studio spoglio, semideserto, Carlo Conti spiega che si tratta di un’edizione dei David «particolarissima» che, però, aveva senso non annullare (era stata già posticipata di un mese) per essere di «buon auspicio per riprendere la nostra normalità, andare al cinema e sognare».

 L’allegoria del Davide che lotta contro Golia, un tempo rappresentato dai colossi a stelle e strisce e oggi da un virus invisibile, è, dopotutto, perfetta per rappresentare il bisogno di tenere vivo il cinema che, al di là della chiusura forzata delle sale, resiste e «rende più lieve il nostro isolamento». L’Accademia del Cinema Italiano e Raiuno hanno, infatti, spinto affinché la cerimonia di assegnazione avesse comunque luogo, un simbolo di speranza e di ripartenza. Il caso, poi, ha voluto che a essere premiato fosse proprio un film prodotto anche da Rai Cinema: a trionfare ai 65esimi David di Donatello è, infatti, Il traditore di Marco Bellocchio.

Il biopic dedicato alla controversa figura di Tommaso Buscetta si porta a casa i premi più «pesanti» della serata: miglior film, miglior regia a Marco Bellocchio, miglior attore a Pierfrancesco Favino (è il suo primo David come protagonista), miglior attore non protagonista a Luigi Lo Cascio, migliore sceneggiatura originale e miglior montatore.
I David portati a casa da Il traditore sono 6. Lo segue a ruota Pinocchio, la versione del capolavoro di Carlo Collodi firmata da Matteo Garrone che conquista 5 premi spopolando nelle categorie tecniche, dagli effetti visivi ai costumi, dal trucco alla scenografia.

Nell’anno in cui il cinema italiano è costretto a fermarsi e a reinventarsi rimandando l’uscita di molti titoli in sala e rendendone disponibili altrettanti sulle piattaforme streaming a pagamento, i David non si fermano e regalano emozioni che, probabilmente, ricorderemo: dal bacio strappato da Anna Ferzetti al marito Pierfrancesco Favino in collegamento dalla sua casa di Roma all’abbraccio di Jasmine Trinca, miglior attrice protagonista per La Dea Fortuna, con la figlia Elsa; dal commosso omaggio a Franca Valeri, che non presenzia in video ma che, vicinissima ai 100 anni, conquista il primo David della sua carriera, al discorso di Roberto Benigni – che parla di «Covid di Donatello» e si rammarica che la sua categoria, quella di chi «abbraccia, tocca, accarezza e fa l’amore in scena», sia la più colpita – alla suoneria che Marco Bellocchio si dimentica di silenziare al momento della vittoria: «In tutta la mia carriera ho vinto 3 David, e ne ho presi 3 in una sola serata. Il mio film sono tante persone e ringrazio tutti coloro che mi hanno permesso di farlo: spero di continuare a fare film che mi entusiasmino». 

L’unica nota dolente della serata è, però, che tutte le maestranze tecniche, dagli scenografi ai montatori, dai truccatori ai direttori della fotografia, non abbiano potuto ringraziare in video per l’omaggio ricevuto. Un peccato: sarebbe stato il messaggio più forte per un cinema che riparte e che, soprattutto, ha bisogno di rimanere unito.

Ecco tutti i vincitori dei David di Donatello 2020:
Miglior film
Il traditore di Marco Bellocchio
Miglior regista
Marco Bellocchio, Il traditore
Migliore attore protagonista
Pierfrancesco Favino, Il traditore
Migliore attrice protagonista
Jasmine Trinca, La dea fortuna 
Migliore attrice non protagonista
Valeria Golino, 5 è il numero perfetto
Migliore attore non protagonista
Luigi Lo Cascio, Il traditore 
Migliore sceneggiatura originale
Marco Bellocchio – Ludovica Rampoldi – Valia Santella – Francesco Piccolo, Il traditore
Migliore sceneggiatura non originale
Maurizio Braucci – Pietro Marcello, Martin Eden 
Miglior produttore
Groenlandia – Rai Cinema – Gapbusters – Roman Citizen – Con Rai Cinema, Il primo re
Migliore canzone originale
La Dea Fortuna (“Che Vita Meravigliosa”)
Migliore musicista 
L’orchestra Di Piazza Vittorio – Il Flauto Magico Di Piazza Vittorio
Miglior regista esordiente 
Phaim Bhuiyan, Bangla
Migliore autore della fotografia 
Il primo re
Miglior scenografia
Dimitri Capuani, Pinocchio
Miglior costumista
Massimo Cantini Parrini, Pinocchio
Miglior truccatore
Dalia Colli – Mark Coulier (Trucco Prostetico), Pinocchio 
Miglior acconciatore
Francesco Pegoretti, Pinocchio
Miglior montatore
Francesca Calvelli, Il traditore
Miglior suono
Il primo re
Migliori effetti speciali visivi
Theo Demeris – Rodolfo Migliari, Pinocchio
Miglior documentario di lungometraggio
Selfie di Agostino Ferrente Citizen
David giovani
Mio fratello rincorre i dinosauri
fonte: di Mario Manca   www.vanityfair.it

La nuova opera di Banksy dedicata agli infermieri, eroi contro il coronavirus

Ecco l'ultimo lavoro dell'artista di cui non conosciamo l'identità. Illustrazione: Banksy Instagram

Batman e l’Uomo Ragno per il momento si facciano da parte. Gli eroi di oggi hanno sì il mantello, ma soprattutto la mascherina, occhi grandi e una croce rossa disegnata sulla divisa. Sono le infermiere e gli infermieri impegnati nella lotta quotidiana contro il coronavirus. Parola di Banksy, che agli operatori sanitari ha dedicato la sua ultima opera, Game Changer.

Il più noto artista di street art (controverso, tagliente, geniale e misterioso, dato che non si conosce la sua identità) ha pubblicato sul suo account Instagram il disegno di un bimbo che gioca con il pupazzo di una infermiera, con tanto di mantello, facendola volare proprio come un super eroe. Batman e Spider-Man possono solo osservare la scena, forse un po’ accigliati, dato che sono stati relegati in un cestino della spazzatura. Si facciano da parte, per adesso: ora è il momento della Super Nurse.

L’omaggio a chi lavora nella sanità non è il primo lavoro di Banksy creato durante la pandemia di Covid-19. A metà aprile, sempre attraverso Instagram, l’artista aveva pubblicato una divertente serie di foto sotto la didascalia “My wife hates when i work from home”, mia moglie odia quando lavoro da casa. Nelle immagini, infatti, il bagno di Banksy (o quello che supponiamo lo sia) si era trasformato nel set per murales popolati da topi, uno dei simboli del lavoro dell’artista.
fonte: di Federica Maccotta    www.wired.it

venerdì 8 maggio 2020

Grande successo per Lovers on line, la mini maratona di film italiani a tematica LGBTQI

Si è concluso Lovers On Line, la mini-maratona di film italiani a tematica LGBTQI messi a disposizione a titolo gratuito dal Lovers Film Festival. Un’opportunità per il pubblico della storica manifestazione cinematografica torinese (che avrebbe dovuto svolgersi negli stessi giorni dell’evento) per riscoprire o apprezzare per la prima volta titoli molto diversi fra loro ma tutti all’insegna dell’arcobaleno.


In cinque giorni Lovers On Line ha messo a disposizione 17 pellicole tra lungometraggi, cortometraggi e documentari per un totale di 18.114 visualizzazioni.

La direttrice Vladimir Luxuria è molto felice per “un risultato al di sopra di ogni aspettativa, considerato che è stato raggiunto in soli cinque giorni”.
Abbiamo deciso di comunicare il dato complessivo di visualizzazioni, e non per singoli titoli o categorie, al di fuori di una logica competitiva e intendendo questa iniziativa nella sua interezza. Sempre con il cliccattissimo hashtag #cimanteniamoinlinea: simbolo di un pubblico che ama il cinema e il nostro festival – prosegue Luxuria. Ringrazio un pubblico, più che virtuale, virtuoso, che ci ha dimostrato vicinanza e supporto scegliendo di vedere o rivedere lavori già proiettati o già disponibili in rete. Un segnale che consideriamo di incoraggiamento non solo per il Lovers Film Festival, ma anche per il cinema e l’inarrestabile voglia di emozionarci e crescere attraverso la cultura che purtroppo resta ancora in fase 1. Un grazie in particolare anche a tutti i registi che hanno risposto alla nostra richiesta con entusiasmo e collaborazione e al comitato artistico da me diretto – composto da Angelo Acerbi, Elsi Perino e Alessandro Uccelli – che ha gestito e seguito la realizzazione di questa piccola festa del cinema italiano”.

Questo risultato è molto importante in un momento difficile come questo, con le sale cinematografiche chiuse e l’impossibilità di fare un festival in maniera tradizionale – sottolinea Domenico De Gaetano, direttore del Museo Nazionale del Cinema. Il mio augurio è che si possa tornare presto alla normalità, seppure con delle delimitazioni”.
fonte: ufficio stampa  Lovers Film Festival

Lgbt: Germania, approvata la legge che vieta la "conversione" degli omosessuali

Niente più esorcismi, elettroshok e stregonerie. Nel Paese si registrano ancora circa 1000-2000 casi di cure "anti-omosex" all'anno. Sanzioni fino a 30 mila euro e un anno di carcere per chi viola la nuova norma
 
BERLINO - Niente più esorcismi, indottrinamenti o "terapie della luce". Niente stregonerie, né elettroshock. La Germania ha approvato una legge che vieta ogni forma di conversione di persone lgbtqi, insomma qualsiasi forma di imposizione coatta di un orientamento sessuale. La sanzione per questo tipo di 'cure' barbariche, può raggiungere i 30 mila euro e un anno di carcere. In foto: Jens Spahn, 39 anni, ministro della Salute tedesco (ansa)  

Purtroppo, come attesta la Fondazione Magnus Hirschfeld, in Germania si registrano ancora circa 1000-2000 casi di cure 'anti-omosex' all'anno, e spesso le vittime ne ricavano danni psicologici e sviluppano tendenze suicide. Peraltro non c'è alcuna evidenza scientifica sull'efficacia delle 'terapie' di conversione, al di là di ogni considerazione sulla palese violazione della libertà sessuale sancita dalla Costituzione.

L'impulso a vietare queste pratiche primitive che avvengono per lo più in comunità fortemente religiose è venuto dal ministro della Sanità, Jens Spahn (Cdu), gay dichiarato. "L'omosessualità non è una malattia, e il termine terapia è fuorviante", ha scandito ieri davanti al Bundestag, durante la discussione sulla legge. Che ha registrato comunque l'astensione dei Verdi, della Linke e della Fdp che avrebbero voluto un testo più coraggioso. La legge limita il divieto di conversione alle persone sotto i 18 anni: secondo i tre partiti si tratta di una soglia troppo bassa.
fonte: www.repubblica.it  

Cinema: Vogue, copertina da record per Judi Dench. L'attrice britannica conquista la cover della rivista di moda a 85 anni

A 85 anni Judi Dench ha battuto un altro record: è la donna più anziana mai ritratta sulla copertina di Vogue. L'attrice apparirà sul numero di giugno della versione britannica della famosa rivista e dopo quasi 60 anni nel mondo dello spettacolo ha giurato che non smetterà mai. 
 
Dame Judi Dench ha calcato per la prima volta un palcoscenico nel 1957 e il suo debutto cinematografico è stato nel 1964 con 'Il terzo segreto'. Il primo ruolo importante è in Camera con vista di James Ivory; dal 1995 interpreta M, il capo dell'MI6, in James Bond. Il riconoscimento della critica arriva nel 1997 con Mrs Brown dove interpreta la Regina Vittoria. La statuetta arriva l’anno dopo per l’interpretazione di un’altra regina: Elisabetta I d’Inghilterra in Shakespeare in Love. 
 
Nel discorso pronunciato al ritiro del premio si disse sbalordita di averlo ottenuto per un ruolo di appena otto minuti. Judy Dench è una di quelle attrici in grado di interpretare di tutto. Per Chocolat e Iris - Un amore vero ottiene due candidature. Negli ultimi anni è stata la madre del presidente Hoover in J.Edgar di Clint Eastwood, M in Skyfall, di Sam Mendes e Philomena, una madre alla ricerca disperata del figlio. 
 
Chiusa a casa nel Regno Unito a causa delle misure restrittive anti-coronavirus, l'attrice ha dichiarato di sentirsi "come tutti, questi tempi senza precedenti sono abbastanza difficili da comprendere". "La cosa buona è che ha reso le persone consapevoli della situazione degli altri che sono completamente soli. Se da questo emergerà una grande gentilezza, allora sarà un vantaggio", ha aggiunto. 
fonte:  www.rainews.it

Cinema: A Franca Valeri il Premio David Speciale 2020, in onda stasera su RaiUno alle 21.25

Nel corso della 65ª edizione dei premi, in onda su RaiUno alle 21.25 di venerdì 8 maggio, sarà celebrata (per la prima volta) la donna che, più di tutte, ha «rivoluzionato la comicità e l’immagine femminile dal secondo dopoguerra con ironia scorrettissima»

I David di Donatello, con la tradizionale cerimonia di assegnazione dei premi, sono stati posticipati. Pareva impossibile che, ai tempi del Coronavirus, con il divieto categorico a riunirsi in assembramenti, si potesse festeggiare il cinema italiano. Invece, la tecnologia è corsa in soccorso dell’evento.


I David, come capitato ad altre manifestazioni corali, abituate ad avere un proprio contrappunto televisivo, verranno trasmessi su RaiUno, alle 21.25 di stasera venerdì 8 maggio. In studio, vi sarà solo Carlo Conti ed altri, ospiti e attori, saranno chiamati a collegarsi da casa, con quel mezzo ormai rodato che è il computer.

A farla da padrona, dunque, nella serata più cara al cinema italiano, sarà l’innovazione che, però, nel suo dipanarsi, non dimenticherà di rendere il giusto omaggio alla tradizione. Franca Valeri, ormai prossima al centenario, sarà insignita del Premio David Speciale 2020. Ad annunciarlo, è stata Piera De Tassis, presidente e direttore artistico dell’Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello.

 

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«Franca Valeri è un’icona dello spettacolo e della cultura italiana, tra radio, cinema, teatro e tv, finora mai candidata o premiata al David», ha spiegato la De Tassis, «Eppure, con un lampo unico di creatività, è stata proprio lei ad aver letteralmente rivoluzionato la comicità e l’immagine femminile dal secondo dopoguerra con l’invenzione di personaggi simbolo come La Signorina Snob, la sora Cecioni, Cesira la manicure. L’ironia scorrettissima, il tratto rapido, il soprassalto linguistico e surreale sono i suoi strumenti per raccontare le tante identità femminili in mutazione», ha concluso la De Tassis, suggellando in poche parole una donna sovversiva, coraggiosa, un’avanguardista alla quale si deve (buona parte) del presente artistico femminile.
fonte: di Claudia Casiraghi  www.vanityfair.it

martedì 5 maggio 2020

Danza: Una giornata, online, dedicata a Pina Bausch

Un evento per omaggiare la grandissima Pina Bausch: venerdì 8 maggio alle 20.30, sulla piattaforma MYMOVIESLIVE, Bim, Romaeuropa e MYmovies andrà in scena un evento esclusivo , dedicato ad un’importantissima artista che ha segnato, per sempre, il mondo della danza. In questa occasione verrà diffuso in streaming gratuito un dibattito in diretta tra esperti di danza, cinema, danzatrici e coreografe, seguito dal film, candidato al Premio Oscar, Pina di Wim Wenders. 


Attraverso un incontro live e un film rimasto nella memoria per la sua straordinaria potenza visiva, gli appassionati di cinema e danza potranno così assistere a un evento unico, che a partire dallo stile performativo senza precedenti di Pina Bausch, a 80 anni dalla sua nascita, cerca di rintracciarne il lascito nelle più recenti generazioni, senza dimenticare lo sguardo di chi scopre per la prima volta il suo lavoro o di chi, con un approccio differente alle arti coreutiche, lo osserva da lontano. 

L’incontro vedrà, tra gli altri, la testimonianza di Monique Veaute Presidente della Fondazione Romaeuropa, la partecipazione di Francesca Pennini, coreografa della compagnia CollettivO CineticO e oggi una delle menti più creative della danza contemporanea italiana.

Per partecipare gratuitamente online alla visione collettiva del film in streaming sarà sufficiente collegarsi dal proprio computer, tablet o device all’indirizzo https://www.mymovies.it/film/2011/pina/live/ e prenotare uno dei posti disponibili nella sala web.

Pinaè un film per Pina Bausch di Wim Wenders. 

Pina, con il Tannztheater Wuppertal Pina Bausch, è il tributo di Wim Wenders all’arte unica e visionaria della grande coreografa tedesca, scomparsa nell’estate del 2009.  Il regista ci guida in un viaggio sensuale e di grande impatto visivo, seguendo gli artisti della leggendaria compagnia sulla scena e fuori, nella città di Wuppertal, il luogo che per 35 anni è stato la casa e il cuore della creatività di Pina Bausch. 
fonte: www.giornaledelladanza.com

Arena di Verona: Il Festival 2020 diventa 2021

Il Festival 2021 della Fondazione Arena di Verona presenterà le produzioni originalmente previste nel Festival 2020 con l’aggiunta di ulteriori eventi di altissima levatura.

Lo spostamento al 2021 del Festival stellare 2020, frutto di intensi anni  di lavoro, è stato per tutto il team areniano una sofferenza profonda, ma le prescrizioni normative, conseguenza delle evidenti condizioni sanitarie in Italia, non hanno lasciato altra possibilità se non quella di salvarla posizionandola nella sua sostanza nel 2021 che diventerà così, con l’aggiunta di altri eventi di grandissima caratura già programmati, un anno di straordinario livello, confermando Arena nel Pantheon dei migliori teatri del mondo.

Inoltre Fondazione Arena ha pensato in primis a tutelare tutti gli 80.000 spettatori affezionati che hanno già acquistato il biglietto per la Stagione 2020 e che fin da oggi potranno ottenere tutte le informazioni necessarie consultando il nostro sito internet www.arena.it o scrivendo all’indirizzo: ServizioClienti@geticket.it o telefonando allo 0458005151

Saranno possibili tre opzioni: spostare sin da subito il proprio biglietto sul titolo prescelto nel Festival 2021 o donare il proprio biglietto. A partire dal 15 giugno, secondo le regole che saranno stabilite dal Governo, sarà possibile richiedere un voucher per un importo pari a quello del biglietto in proprio possesso.

Dal 15 luglio invece sarà disponibile per tutti la vendita dei biglietti 2021. 
Le condizioni per i tour operator e per le agenzie di viaggio saranno comunicate direttamente ai partner del festival.
fonte:  www.arena.it