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venerdì 1 maggio 2026

Libri: "È sempre Parigi. Guida illustrata agli indirizzi più autentici divisa per arrondissement." Ediz. a colori di Marin Montagut

«Appena arrivato a Parigi, mi son messo a caccia dei suoi tesori nascosti. Aprivo porte di botteghe discrete, varcavo passaggi e cortili appartati, incontravo artigiani, antiquari, pasticcieri… 

I luoghi che trovate in questa guida hanno almeno tren’anni, a volte secoli. Ho voluto condividerli per raccontare una città diversa, più intima, una Parigi oltre le epoche e il tumulto del mondo.» 

Arrondissement per arrondissement, Marin Montagut ci scorta in un viaggio fra i luoghi più autentici della Ville Lumière. I giocattoli di Au Nain Bleu, le carte da lettere di L’Écritoire, il Museo della Magia, le lampade di Lumière de L’œil… 

Oltre 470 indirizzi che stupiranno anche i viaggiatori più esperti, fra botteghe, caffè, mercatini, musei, giardini, cabaret..

Marin Montagut è un rinomato illustratore, designer e creatore francese, noto per il suo stile poetico e nostalgico che celebra l'artigianato parigino. Fondatore di una boutique-atelier a Parigi, crea oggetti decorativi unici, acquerelli e guide di viaggio, ispirati al fascino della Parigi del 1900 e alle Wunderkammer

Artista Versatile: Oltre al design, è autore, regista e assistente decoratore.Stile e Ispirazione: Il suo lavoro è un mix di artigianato, storie antiche e uno stile parigino sognante. Produce oggetti in porcellana, vetro e aquarelle personalizzate.La Boutique: Ha un negozio iconico al 48 di Rue Madame a Parigi, descritto come una bottega delle meraviglie.Editoria: È autore di libri illustrati come Sotto i tetti di Parigi e Ricordi di Parigi.Formazione: Ha studiato al Saint Martins College of Art and Design di Londra. 

fonte: www.lafeltrinelli.it     www.ippocampoedizioni.it 

martedì 31 marzo 2026

Musica - Celine Dion è tornata, nuovi concerti e l’annuncio: “Ora sto bene”

Nell’autunno del 2021 Celine Dion ha annullato una serie di show che avrebbe dovuto tenere al Resort World Theatre di Las Vegas e due anni dopo ha cancellato definitivamente anche il suo Courage World Tour. La cantante canadese ha annunciato al suo pubblico di soffrire della sindrome della persona rigida e nel corso degli anni amici e parenti hanno aggiornato sulle drammatiche condizioni della star

Dopo un lungo silenzio, l’artista è riapparsa in pubblico il 26 luglio 2024, in occasione della cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici di Parigi 2024, incantando il pubblico con uno dei brani più iconici di Edith Piaf, L’Hymne à l’Amour. E proprio da Parigi adesso ripartirà la carriera di Celine Dion, che ha scelto la capitale francese per il suo tanto atteso comeback.

L’annuncio di Celine Dion: “Adesso sto bene, la mia salute è ottima”.

Ieri era il compleanno di Celine Dion, che ha compiuto 58 anni, ma il regalo lo ha fatto lei a noi, rivelando di stare finalmente bene: “Nella mia carriera ho registrato tantissimi auguri di compleanno. Ma per la prima volta, ne registrerò uno per il mio compleanno. Ma volevo dirvi che sto benissimo. La mia salute è ottima, mi sento bene, mi sento forte, canto molto, ballo anche un po’. Ma ho qualcosa di molto importante da dirvi“.

 Un ringraziamento speciale è andato ai fan, che l’hanno sempre supportata in questo periodo difficile, dove è dovuta stare lontana dalle scene a causa dei suoi seri problemi di salute: “Negli ultimi anni, non c’è stato un solo giorno in cui non abbia sentito le vostre preghiere, il vostro sostegno e, naturalmente, il vostro amore. Anche nei momenti più difficili, voi eravate lì. Mi avete aiutato in modi inspiegabili e mi sento davvero fortunata a poter contare sul vostro supporto. Mi mancate tantissimo“.

Infine la leggenda della musica ha annunciato il suo ritorno sul palco. Da settembre infatti, canterà in una serie di concerti a Parigi: “Quest’anno riceverò il regalo più bello della mia vita. A partire da questo autunno, a settembre, avrò la possibilità di venire a trovarvi e cantare di nuovo per voi a Parigi. Sono felicissima. Mi sento benissimo, forte, super emozionata, ovviamente anche un po’ nervosa, certo, ma soprattutto, sono immensamente grata a tutti voi. Non vedo l’ora di rivedervi. Bene, buon compleanno a me stessa. Vi voglio bene e spero di vedervi presto. Un bacione. Ciao, ciao. A presto“.


 

Dopo l’annuncio sui social, c’è stato anche un omaggio alla Torre Eiffel, con un bellissimo gioco di luci e la musica della star.

Le date dei concerti a Parigi.

Quella di Celine Dion è una vera e propria residenza (come quella di Adele a Monaco), infatti tra settembre e ottobre si esibirà in dieci date a Parigi. Il luogo scelto per questo grande ritorno è la Paris La Défense Arena, inaugurata nel 2017 e che può ospitare oltre 32.000 spettatori.

Gli spettacoli sono previsti per il 12, 16, 19, 23, 26 e 30 settembre e poi il 3, 7, 10 e 14 ottobre 2026. I biglietti saranno in vendita su TicketMaster, la prevendita aprirà martedì 7 aprile 2026.

fonte: articolo di Anthony Festa per www.biccy.it 

martedì 24 marzo 2026

Paris - Exposition en cours - La mode du 18e siècle. Un héritage fantasmé. Du 14.03 au 12.07.2026

Le Palais Galliera dévoile l’exposition La mode du 18e siècle. Un héritage fantasmé qui présente les caractéristiques de la mode féminine au siècle des Lumières et ses nombreuses réinterprétations à travers l’histoire de la mode jusqu’à aujourd’hui. Souvent perçu comme un siècle lointain, voire poussiéreux, le 18e siècle constitue pourtant une étape majeure dans l’évolution des apparences féminines qui influencent encore à ce jour le monde de la mode et la culture populaire.

Marqué par une effervescence créative sans précédent, le 18e siècle se distingue par la diversité des silhouettes, la richesse des étoffes et l’exubérance des parures ainsi que des coiffures. Il signe également la fin d’un modèle vestimentaire féminin hérité des siècles précédents, ouvrant la voie à une nouvelle conception du corps et de l’apparence.

Dès le Second Empire, la mode féminine puise largement dans l’esthétique du siècle des Lumières, qui devient une source d’inspiration majeure. Dans un contexte de bouleversements politiques et sociaux, le 18e siècle apparaît comme un monde d’élégance et un paradis perdu qui suscitent une forte nostalgie.

Après la Seconde Guerre mondiale, la couture française, en recherche de légitimation pour s’imposer sur le marché international, se tourne à nouveau vers les savoir-faire du luxe développés au 18e siècle. La diffusion massive des images par la presse, le cinéma et les arts du divertissement transforme cet héritage en un code visuel immédiatement identifiable par la culture populaire.

Progressivement, la mode du 18e siècle n’est plus uniquement une référence historique mais devient une esthétique à part entière. L’exposition propose ainsi une réflexion sur la manière dont la mode et la mémoire collective façonnent, transforment et projettent ce passé pour en faire un récit esthétique, culturel et symbolique encore vivant. Sans cesse réinventé et idéalisé, le 18e siècle rentre en résonance avec les aspirations de chaque époque. Aujourd’hui, cette esthétique flirte avec les univers kitsch, camp et queer.

Riche de plus de soixante-dix silhouettes, accompagnées d’accessoires de mode, de textiles, d’arts graphiques et de photographies, l’exposition met en avant des chefs-d’œuvre comme le corset de la reine Marie-Antoinette, exceptionnellement présenté au public en raison de sa grande fragilité. Le parcours confronte des silhouettes du 18e siècle avec celles des siècles suivants, dont des tenues iconiques de la création contemporaine des collections de Chanel, Christian Dior, Louis Vuitton, Christian Lacroix, Vivienne Westwood, Dries van Noten… À travers trois siècles de création, le Palais Galliera révèle à quel point la mode du 18e siècle a été réinterprétée, entre héritage historique, fantasmes esthétiques et liberté créative.

Commissariat

Commissariat général

Émilie Hammen, directrice du Palais Galliera

Commissariat scientifique

Pascale Gorguet-Ballesteros, conservatrice générale du patrimoine, responsable des collections vêtements XVIIe-XVIIIesiècles et poupées, assistée d'Alice Freudiger

More INFO 

source:  www.palaisgalliera.paris.fr 

lunedì 29 luglio 2024

Il marchio d'oro di Louis Vuitton sui Giochi. Dagli occhiali alle valigie il brand del lusso agguanta le Olimpiadi

PARIGI 2024 RIPRODUZIONE RISERVATA © ANSA/EPA
LVMH, la Maison del lusso francese marchio mondiale assoluto e "main sponsor" delle Olimpiadi francesi.

Il celeberrimo marchio LV che spopola nel pianeta su borse, abiti, gioielli e profumi, è stato più volte inquadrato dall'alto nel vastissimo "batiment Louis Vuitton" durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi il 26 luglio.

Occhiali da sole per Mick Jagger, per il sempre abbronzato Tom Cruise, per Elon Musk, per Pharrell Williams e tanti altri tutti griffati. E non solo  gli abiti Dior (uno dei marchi del gruppo)  sono stati parte della coreografia , e poi ancora le valigie degli atleti e tanto altro. Qualcuno insinua, "tutto". 

D'altra parte, si sta parlando del principale gruppo francese, che controlla due terzi del lusso mondiale.
    E il capo di questo impero, Bernard Arnault, non è uno dei tanti miliardari al mondo. 

E' semplicemente il più ricco di tutti, secondo "Forbes", che nel 2024 gli ha valutato il patrimonio in 226,5 miliardi di dollari. 

La "storia d'amore" fra le Olimpiadi e il gruppo di cui fanno parte i creatori di moda che hanno firmato gli abiti di Lady Gaga, Céline Dion e della altre star che ieri sera si sono esibite sulla Senna, è nata nel dicembre 2017 a Lima, il giorno che Parigi si aggiudicò le Olimpiadi 2024 alle quali Roma aveva ritirato la candidatura l'anno precedente. Al Comitato organizzatore, per chiudere il bilancio preventivo, servivano circa 4 miliardi, serviva un "main sponsor", soprattutto dopo il ritiro di Total in seguito alle polemiche per una sponsorizzazione in contrasto con le promesse di Olimpiadi "verdi". Ci si rivolse allora quasi naturalmente verso LVMH, che oltre a essere il leader mondiale del lusso viene unanimemente ritenuto anche l'alfiere dell'"arte di vivere" alla francese. 

Le Monde ricorda che nel 2019 il gruppo fu prontissimo a promettere 200 milioni per la ricostruzione di Notre-Dame dopo l'incendio ed aumentare così il suo prestigio e la sua reputazione. "Dei giochi - confida al quotidiano francese il primogenito dei 5 figli di Arnault, Antoine - ne abbiamo parlato in famiglia. E abbiamo deciso di andare avanti". Con il presidente del Cio, Thomas Bach, con quello del Comitato organizzatore, si susseguirono gli incontri, nei quali Arnault volle appurare fino in fondo quali fossero le idee artistiche e di sviluppo dell'immagine dei Giochi di Parigi. Nel 2023, la Corte dei Conti stabilì, in omaggio al principio dichiarato degli organizzatori - "le Olimpiadi con i soldi dei privati" - che LVMH sarebbe stato sponsor "di prima fila". Centocinquanta milioni sul tavolo e partecipazione ai Giochi di LVMH con i suoi prodotti "top", e - a grappolo - di tutti quelli del gruppo, Dior, Chaumet, Berluti, Moet & Chandon. 

Da allora, le Olimpiadi di Parigi sono anche un po' i Giochi di Vuitton: la fiaccola, nel suo periplo in Francia, ha seguito una sorta di percorso dei possedimenti del grande "patron", prima nelle vigne di Saint-Emilion e del Chateau du Cheval Blanc, proprietà del gruppo; poi sulla Manica, è passata davanti alla Villa Rosa di Christian Dior, quindi davanti ai vigneti Moet & Chandon di Epernay, nella Marna. Allo sbarco della fiaccola a Parigi, la "cannonata" pubblicitaria del presidente del Comitato organizzatore, Estanguet, che in diretta tv planetaria ha estratto la fiaccola di Parigi 2024 da una grossa valigia Louis Vuitton con il logo in prima fila, sullo sfondo dell'Arco di Trionfo. 

fonte: ©Ansa Redazione ANSA  www.ansa.it  RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA - Tutti i diritti riservati   

lunedì 11 settembre 2023

Moda > Addio a Marc Bohan, per trent'anni stilista di Dior

PARIGI. Dal 1961 al 1989 alla direzione artistica della maison francese 

Lo stilista Marc Bohan, che fu direttore artistico di Dior per circa trent'anni, dal 1961 al 1989, è morto mercoledì all'età di 97 anni: è quanto annunciato oggi dalla celebre maison del lusso francese di proprietà del gruppo Lvmh. 

Nato a Parigi il 22 agosto 1926, Bohan contribuì alla crescita di Dior con nuovi marchi: Miss Dior, Baby Dior e Dior Monsieur.

Poco noto dal grande pubblico, la sua direzione venne parzialmente eclissata da quella dei successori, Gianfranco Ferré e John Galliano.

fonte: di Redazione ANSA www.ansa.it  RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA - Tutti i diritti riservati

martedì 20 giugno 2023

Mostre: a Parigi l'omaggio a Claudia Cardinale, l’Indomabile

Torna a tingersi di colori romani l’estate parigina. La seconda edizione di Dolcevita-sur-Seine, la festa del gemellaggio Paris+Roma, si svolgerà dall'8 al 12 luglio all'aperto, sul LungoSenna, davanti all’Ile Saint-Louis, e nelle sale partner del Paris Cinéma Club nel quartiere latino. Negli stessi giorni, con Nouvelle Vague sul Tevere Parigi dà appuntamento ai romani in alcuni luoghi magici della Città Eterna: la Casa del Cinema, nel verde di Villa Borghese, in collaborazione con la Fondazione Cinema per Roma.

Dolcevita-sur-Seine e Nouvelle Vague sul Tevere sono festival gemellati, con una programmazione speculare e collegamenti in streaming che connettono i palcoscenici parigini e romani, i loro ospiti e il loro pubblico. Questa seconda edizione ha già un volto, quello di Claudia Cardinale. L'associazione Palatine, organizzatrice del festival Paris+Roma, è orgogliosa di presentare il grande omaggio di Cinecittà alla più francese delle attrici italiane.

La retrospettiva di Cinecittà dedicata a “Claudia Cardinale, l'Indomabile” arriva in Francia, paese d’adozione dell’attrice, dopo essere stata presentata lo scorso gennaio al MoMA di New York e alla Casa del Cinema di Roma. Indomabile: uno dei tratti del carattere di Claudia Cardinale, nata a Tunisi nel 1928, e filo conduttore di tutte le sue scelte artistiche. Il programma della retrospettiva “Claudia Cardinale, l'Indomabile” comprende undici film, tra i più importanti, da riscoprire in versione restaurata 4K, e l'anteprima del cortometraggio “Un Cardinale Donna” di Manuel Maria Perrone, prodotto da Claudia Squitieri e girato nella casa dell'attrice vicino Parigi. 

L'omaggio inizierà il 6 luglio all'Istituto Italiano di Cultura, con la proiezione delle foto raccolte nel libro “Claudia Cardinale, l'Indomabile”, edizioni Electa-Cinecittà. I film della retrospettiva saranno presentati dall'8 al 12 luglio all'aperto, sul grande schermo di Dolcevita-sur-Seine, e nelle sale del quartiere latino Paris Cinéma Club, fino alla fine di luglio. 

In un'atmosfera festosa e aperta a tutti, la celebrazione del gemellaggio Paris+Roma mira a far rivivere al pubblico il rapporto speciale tra le due capitali e, più in generale tra Francia e Italia, e a promuovere la condivisione di questo patrimonio comune, in particolare cinematografico, con un programma a specchio (francese a Roma e italiano a Parigi) di alta qualità: film, mostre fotografiche, teatro, musica, incontri, webcam urbane. Il programma completo della festa Paris+Roma sarà presentato in una conferenza stampa a Parigi il 28 giugno.

Per informazioni e immagini: 

info@dolcevitasurseine.com
Contatti stampa e comunicazione: Livia Finocchi, tel. +393348576272 / Association Palatine, tel. +33609498173

fonte:  https://cinecitta.com

giovedì 17 novembre 2022

Paris: Théâtre des Bouffes du Nord "Misericordia" Texte et mise en scène Emma Dante

Autore: Christophe Raynaud de aLage Ringraziamenti: Christophe Raynaud
"Misericordia" Texte et mise en scène Emma Dante
Lumière Cristian Zucaro
Avec Italia Carroccio, Manuela Lo Sicco, Leonarda Saffi, Simone Zambelli

Théâtre des Bouffes du Nord,  37 bis Bd de la Chapelle, 75010 Paris, Francia

Du 23 au 30 novembre 2022
Du mardi au samedi à 20h
Le dimanche à 16h

Dans leur maison misérable qu'elles quittent chaque soir pour aller vendre leur corps, Bettina, Nuzza et Anna s'occupent d'Arturo, un enfant en situation de handicap qu'elles ont pris sous leurs ailes. C'est une vie difficile, où chaque geste du quotidien est un combat et où toutes passent des éclats de voix aux éclats de rires, de la tendresse à la rage et des travaux d'aiguille au trottoir. Pourtant si elles s'aiment et aiment Arturo, celui-ci grandit, et l'inconstante harmonie de leur déséquilibre ne semble plus suffire... Mêlant douceur et brutalité, humour et gravité, Emma Dante explore le thème de la maternité. L'histoire d'une famille indigente et atypique réunie autant par la misère que par un grand coeur : Misericordia. Sur un plateau presque nu, elle brosse un triple portrait de femmes dont les mots rudes répondent au mutisme d'Arturo, incarné sur scène par le danseur Simone Zambelli. Et offre ainsi un hommage aux femmes et aux mères. « Pour moi, ce sont trois Parques, trois êtres mythologiques qui parviennent à faire des miracles au moyen de l'amour et de la résistance ».

Spectacle en italien surtitré en français
Durée du spectacle : 1h

Contact presse 

MYRA / Rémi Fort et Lucie Martin
01 40 33 79 13 / myra@myra.fr / www.myra.fr


Texte et mise en scène Emma Dante
Lumière Cristian Zucaro
Assistant de production Daniela Gusmano
Diffusion Aldo Miguel Grompone
Surtitrage Franco Vena
Traduction en français pour le surtitrage Juliane Regler Avec Italia Carroccio, Manuela Lo Sicco, Leonarda Saffi, Simone Zambelli

source: www.bouffesdunord.com

mercoledì 9 febbraio 2022

Mostre > Yves Saint Laurent: sessant’anni di moda e di arte

Sarà la mostra “Yves Saint Laurent Aux Musées” dal 29 gennaio al 15 maggio del 2022, in sei diversi musei di Parigi, che celebrerà 60 anni di moda del marchio. L’evento espositivo vuole festeggiare il 60° anniversario dalla nascita della maison francese e il talento del suo fondatore. Il soprannominato “genio della moda” fonda nel 1961, all’età di 25 anni, insieme al suo compagno e socio Pierre Bergè, l’omonima casa di moda, ancora oggi tra le più importanti al mondo. Tema emergente dalla mostra è, l’influenza dell’arte nel lavoro creativo dell’illustre couturier. L’esposizione, a 13 anni dalla sua scomparsa, ne celebra l’incredibile lascito artistico.

Saint Laurent Aux Musées è il titolo della mostra che celebra 60 anni di moda firmati dal leggendario couturier.

Proprio il 29 gennaio 1962, Yves Saint Laurent porta in passerella nella Ville lumière la sua prima collezione e, per questo, il nome dell’exhibition non potrebbe essere più adatto. L’opera del fondatore della casa di moda, oggi guidata allo stile da Anthony Vaccarello e nel portfolio da Kering, è, all’interno della mostra, collegata a multiformi ambiti artistici.

I nomi dei musei, chiamati ad ospitare l’ambizioso progetto, comprendono il Museo d’Arte Moderna di Parigi,

il Louvre, il Picasso, il Museo Yves Saint Laurent, il Centro Pompidou e il Musée d’Orsay. Come un eterno spirito innovativo e avanguardista il Presidente della Fondazione Pierre Bergè-Yves Saint Laurent dipinge l’essenza sui generis di Yves. Spiega la definizione motivandola con la necessità, propria dello stilista, di guardare la moda da prospettive e in modalità sempre differenti. Yves proietta le sue creazione artistiche nel futuro e, allo stesso tempo, guarda il suo lavoro a ritroso nel tempo, al fine di renderlo, in ogni caso, rilevante.

 

Un’esistenza molto intensa, fatta di eccessi, invenzioni, provocazioni e intuizioni, è quella vissuta dal primo stilista celebrato al Costume Institute del Metropolitan Museum of Art.

“La moda non è arte, ma per fare vestiti bisogna essere artisti, io non sono un sarto, ma un fabbricante di felicità“

recita una celebre citazione del designer. Tra gli abiti in mostra, non puo’ mancare l’iconico tubino Mondrian che Yves realizza nel 1965. Viene esposto al centro Pompidou, abbinato al dipinto originale da cui l’abito eredita il nome.  Il couturier si ispira, infatti, per questo modello, all’arte del pittore olandese e alle sue famose geometrie colorate. Il connubio tra arte e moda prosegue al Musèe d’Orsay, in cui Le Dèjeuner sur L’herbe di Monet fa da cornice ad una creazione del 1986 dello stilista.

Il museo menzionato espone anche il legame che il couturier intesse ininterrottamente, durante la sua carriera, con la letteratura di Marcel Proust. 

Il Louvre, invece, immortala il rapporto che il designer, creatore dell’idea moderna di fascino glamour, coltiva con l’elemento dorato e la luce in generale. 

Un’apposita esposizione nella Galerie d’Apollon rappresenta la tematica attraverso un accostamento visivo dei capi ai gioielli della corona francese e alla preziosità delle collezioni permanenti.

 

L’idea di una coralità museale, che mescola più voci artistiche, crea uno storytelling encomiastico del patrimonio offerto dai maggiori musei parigini.

 

Tra le creazioni esposte, firmate Yves Saint Laurent, spicca sicuramente lo smoking femminile, capo dalla forte innovazione stilistica. Con esso la donna raggiunge, nel vestiario, la stessa credibilità dell’uomo.

“Chanel ha liberato le donne e io ho dato loro potere”,

afferma lo stesso couturier. Simbolo della rivoluzione sessuale degli anni ‘70, Yves sfida i codici di genere e forgia una nuova immagine di donna, libera, spavalda, sensuale e indipendente. Da consacrazione nell’Olimpo degli stilisti gli vale sicuramente l’invenzione del vestito a trapezio. Un abito privo di punto vita, dalle spalle strette e leggermente svasato che incarna una nuova bellezza, androgina e quasi, bambinesca, incarnata dalla modella Twiggy. Emerge il quadro di Yves Saint Laurent come un uomo profondamente in sintonia con i più importanti movimenti artistici del XX secolo, con un vis à vis con Pablo Picasso.

Nelle gallerie del Musée d’art moderne si può apprezzare un alternanza di ritmi e colori, luci e texture che mette in correlazione lo stilista con molteplici discipline artistiche e scuole di pensiero dell’epoca. 

L’intento della mostra, proposta come una sorta di arcipelago in cui muoversi il libertà, è, infatti, il superamento della conoscenza tradizionale dell’opera di Yves Saint Laurent. 

Un superamento possibile attraverso una nuova dimensione che lo raffigura in qualità di eclettico protagonista di innumerevoli affinità e insospettabili connessioni con il poliedrico mondo dell’arte.

Leggi anche –  Buon compleanno Yves Saint Laurent inimitabile genio della moda  

fonte > Scritto da:   www.lifeandpeople.it

lunedì 1 febbraio 2021

Parigi: Un nuovo museo per Pinault

Sotto una spettacolare cupola ottocentesca di ferro e vetro, il progetto di restauro firmato da Tadao Ando di un'architettura storica di Parigi. Ospiterà la collezione e il nuovo museo d’arte contemporanea voluto dal magnate del lusso

Era prevista per il 23 gennaio 2021 l’apertura della Bourse de Commerce-Pinault Collection di Parigi. L’inaugurazione è slittata a causa della pandemia ma è tutto pronto per l’apertura del nuovo museo d’arte contemporanea voluto dal magnate del lusso François Pinault. Dopo Palazzo Grassi e Punta della Dogana a Venezia, la Fondazione inaugura la sua prima sede parigina negli spazi che ospitarono due secoli fa il mercato del grano, poi riadattati a fine 800 in Borsa del Commercio.

 

Lo spazio è stato riconfigurato con l’inserimento di un cilindro, di 30 metri di diametro e 9 di altezza, che darà forma allo spazio espositivo. Un intervento realizzato in  in calcestruzzo omogeneo scelto dall’architetto perché «racchiude un enorme potenziale per costruire spazi nuovi, astratti e moderni, rispetto ai materiali tradizionali come la pietra o il marmo». Come soffitto, la spettacolare cupola ottocentesca di ferro e vetro.

Restaurato da Tadao Ando insieme a Pierre-Antoine Gatier e NeM Architectes, il museo esporrà oltre 5 mila opere tra dipinti, sculture, video, fotografie e installazioni all’interno di sette gallerie disposte attorno a un monumentale foyer cilindrico di cemento. «La mia speranza – spiega Ando – è che la stratificazione della rotonda e il cilindro possano dare luogo a una sequenza ancora più potente e creare un luogo vivace e appropriato per sostenere la città e la cultura per la prossima generazione».

dove: Bourse de Commerce-Pinault Collection, 2 rue de Viarmes, Parigi, tel. +33/0155046060
Bourse de Commerce 

fonte:

domenica 7 giugno 2020

Verona e Parigi alleate a supporto degli artisti, dal 15 al 21 giugno

L’unione fa la forza anche per sostenere gli artisti in crisi a causa del coronavirus.



Nell’Europa che torna progressivamente a vivere, un gruppo di galleristi ha scelto di federarsi per andare in soccorso degli artisti duramente colpiti dalla crisi.


L’iniziativa è inedita, è stata intitolata “Aiutiamo gli artisti”, e nasce da un’idea dei galleristi Hèlène de Franchis titolare di Studio la Città, a Verona, e Alessandro Pron della Galerie Italienne di Parigi, insieme con il critico d’arte Marco Menguzzo e il sostegno di Angelo Martini, direttore dell’omonima casa d’aste di Brescia, una delle zone più colpite dal Covid-19.

"Aiutiamo gli artisti - Vendita eccezionale a beneficio degli artisti e del mondo dell’arte" è stato concepito per fornire sostegno concreto a coloro che nell’ultimo periodo si sono resi protagonisti di slanci di solidarietà assolutamente lodevoli, magari mettendo a disposizione le loro opere per cause benefiche, ma che poi, troppo spesso, sono stati dimenticati.

Tra i protagonisti della vendita, in programma dal 15 al 21 giugno, Andreco, Miguel Chevalier, Anne Deguelle, Maurizio Donzelli, Arthur Duff, Herbert Hamak, Luigi Mainolfi, Donato Piccolo, Pietro Ruffo, Giacomo Segantin, Giorgia Severi, Tracey Snelling, Timothy Tompkins.
Tutti artisti cosiddetti giovani ma garantiti dalla galleria da cui vengono presentati, il che impedisce di avere nomi importanti al fianco di amatori, pittori della domenica al fianco di artisti consapevoli di essere all’interno del grande sistema dell’arte.

Altra particolarità: l’asta si svolgerà esclusivamente on-line sulla piattaforma www.martiniarte.it
Agli artisti andrà la parte del leone, con 70% dei proventi, il restante 20% andrà alle gallerie organizzatrici e il 10% alla casa d’aste. Ogni artista potrà proporre due opere di dimensioni contenute per un valore di mercato compreso tra i 2.000 e i 10.000 euro.
fonte:  www.larena.it

lunedì 11 maggio 2020

Parigi > Il direttore dell'Opéra: “La cultura è importante come la sanità ed è in crisi non per il Covid, ma per i tagli”


"La cultura è importante come la sanità" lo afferma il direttore dell’Opéra di Parigi, Stéphane Lissner. (in foto)

Il direttore dell’Opéra de Paris, Stéphane Lissner, ha le idee chiare su chi siano i responsabili dell’attuale crisi della cultura, e la pandemia di Covid-19 da coronavirus, secondo lui, c’entra poco: semmai, ha fatto da detonatore per una carica esplosiva di problemi che esistevano già da tempo. È quanto ha detto in un’intervista all’agenzia France Inter con i giornalisti Nicolas Demorand e Léa Salamé.

“L’attuale crisi”, sostiene Lissner, “ci rivela che la costante diminuzione dei fondi per la cultura che va avanti da venticinque anni ci ha portato a una situazione che il virus ha soltanto svelato”. Si tratta di tagli, ha proseguito Lissner, “che negli ultimi venticinque anni abbiamo visto sia da parte delle amministrazioni locali, sia da parte dello Stato. Le attuali restrizioni hanno fatto sì che sul tema ci si disimpegnasse gradualmente, perché la cultura non è una priorità, dato che non ci muoviamo in una logica di aumento della produttività”.

Lissner parla a nome di un settore, quello dello spettacolo dal vivo, che è forse il più colpito in assoluto dalla crisi, e i problemi si faranno sentire anche quando si riaprirà. “La diversità, l’innovazione, la creatività”, ha continuato, “saranno a poco a poco rimpiazzate da una sorta di globalizzazione, di mercificazione. Si può fare un paragone tra gli ospedali e il teatro dell’opera: i mezzi mancano sempre di più, e non ci sono politiche ben definite. C’è un legame tra i lavoratori precari e gli operatori sanitari, che sono poco pagati e si trovano anch’essi in una situazione di precariato”.

La ripresa, per il settore del teatro e della musica dal vivo, non sarà facile. Al momento si riflette sui protocolli di sicurezza, ma si tratta di misure che, secondo Lissner, sono impossibili da mettere in atto. “Impossibile far entrare in un teatro 2.700 persone facendo rispettare le sicurezze, impossibile distanziare l’orchestra, distanziare il coro. Aspetteremo un vaccino, una cura, o forse la scomparsa del virus: dobbiamo essere ottimisti”, ha detto il direttore dell’Opéra.
Quello che servirebbe, ha concluso Lissner, è “un progetto culturale ben definito, tra le regioni e lo Stato”, perché “la cultura è fondamentale, come la sanità: è un cemento sociale, e per i nostri responsabili politici è un dovere sostenerla”.
fonte: www.finestresullarte.info

venerdì 18 ottobre 2019

Arte: Da Banksy a Keith Haring, a Parigi apre il primo museo di street art che galleggia sulla Senna

Fluctuart, ovvero un museo galleggiante sulla Senna. Apre a Parigi una struttura unica al mondo nel suo genere, che fluttua sulle acque del fiume della Ville Lumière e offre un viaggio all’interno dell’arte urbana.

Un percorso da fare almeno una volta nella vita!



Qui, ancorato al porto del quartiere di Gros Caillou e ai piedi del Pont des Invalides, Fluctuart è una struttura di circa mille metri quadri in vetro su tre piani che accoglie spazi espositivi, una libreria e una grande terrazza per eventi.

Fluctuart è il primo centro di arte urbana galleggiante al mondo, un luogo unico, aperto a tutto il pubblico, curioso e appassionato, a disposizione di tutti gli attori della scena urbana: artisti, professionisti e istituzioni. Fluctuart apprezza tutte le tendenze dell’arte urbana, dai pionieri dell’arte di strada agli artisti contemporanei, e mette in evidenza in particolare pratiche emergenti e innovative”, si legge sul sito.

E, infatti, il nuovo museo sulla Senna ospita una collezione permanente dedicata ai grandi maestri della street art, come Banksy, Shepard Fairey, Vhils e Keith Haring, oltre a mostre temporanee di artisti emergenti e a laboratori w workshop.

In più, proiettori e installazioni di videomapping proiettano le opere più significative sul muricciolo e sulla banchina all’esterno.

L’originale museo si può visitare gratuitamente tutti i giorni da mezzogiorno a mezzanotte. Le fermate della metro utili sono: Invalides (linee 8 e 13); Champs-Élysées Clémenceau (linee 1 e 13) e Franklin D. Roosevelt (linee 1 e 9).
fonte:  Germana Carillo www.greenme.it

venerdì 11 ottobre 2013

Lgbt: Parigi capitale dei Gay Games 2018

Parigi designata città dei Gay Games 2018. Una vittoria attesa da 10 anni – afferma il sindaco Bertrand Delanoë-.

Istituita nel 1982 e tenutasi per la prima volta a San Francisco, la più grande manifestazione sportiva internazionale omosessuale si svolgerà nella romantica capitale europea, già avanti in materia di protezione dei diritti LGBT e pronta a ospitare più di 15.000 partecipanti dal 4 al 12 agosto 2018 presso il grande “Parvis de l’Hôtel de Ville”, un “villaggio” di 12000 mq . Senza alcuna discriminazione sessuale, razziale, religiosa.

La Cerimonia di apertura si terrà il giorno 2 agosto allo stadio Jean Bouin, inaugurato a marzo 2013, dove verrà inscenato uno spettacolo per presentare le bellezze di Parigi in un’ambientazione stile Belle Epoque.
Un’occasione per fermare l’omofobia e promuovere l’inclusione.
fonte http://www.west-info.eu/ di Annalisa Lista

venerdì 26 aprile 2013

Lgbt Haute Couture: Parigi "Elsa Schiaparelli" il primo omaggio è di Christian Lacroix



Christian Lacroix, foto courtesy Schiaparelli Press Office

In occasione della settimana di Haute Couture di Parigi, Christian Lacroix presenterà il suo tributo a Elsa Schiaparelli, tra pezzi unici e segni iconici

Sarà Christian Lacroix a far tornare in scena il mito di Elsa Schiaparelli; in occasione della prossima settimana dedicata all'Haute Couture di Parigi, il couturier presenterà una speciale collezione di quindici pezzi d'autore, in suo omaggio.

Segni iconici, lusso esclusivo e immagini senza tempo saranno infatti riuniti in un unico tributo, che avrà luogo proprio nello storico atelier, al numero 21 di Place Vendome.

Evento per il quale dovremo aspettare luglio, quando prenderà ufficialmente il via, con la collezione di Lacroix, una serie di appuntamenti in omaggio all'iconica stilista. Un incontro annuale, che vedrà maestri dello stile e artisti della scena contemporanea impegnati ad interpretare, ciascuno a modo suo, il mondo di Schiaparelli, diviso tra arte e couture.

In più, la Maison Schiaparelli pare, finalmente, apprestarsi a lanciare la tanto attesa collezione di pret-à-porter che, secondo indiscrezioni riportate da Wwd, dovrebbe essere affidata al talentuoso Marco Zanini, attualmente al timone artistico di Rochas, con in cv anche il rilancio di Halston.
fonte http://www.style.it/ di Alice Abbiadati/

martedì 9 aprile 2013

Lgbt Letteratura: Sylvia Beach, Parigi e Shakespeare and Company

(clicca su per ingrandire)
Sylvia Beach per esorcizzare la morte della compagna Adrienne, scrisse un bellissimo libro fitto di ricordi, di grandi incontri, di nomi e fatti degni di essere ricordati.
Sylvia Beach, Parigi e Shakespeare and Company

Nella Parigi tra le due guerre, la figura di Sylvia Beach fu una sorta di faro della letteratura inglese in terra francese.

Nella sua libreria Shakespeare and Company che l’americana aveva aperto nella capitale dopo essersi innamorata perdutamente di Adrienne Monnier, un famosa libraia parigina, si incontravano e tenevano banco con discussioni e vivacissime dissertazioni gli scrittori e gli intellettuali più importanti del periodo, da James Joyce (di cui la Beach pubblicò per prima l’Ulisse) a T.S Eliot.

Tutti nomi destinati a lasciare un segno non solo nella storia della letteratura in lingua inglese, ma in quella mondiale.

Dopo gli anni scintillanti, i mille incontri felici ed il successo del capolavoro di Joyce, arrivò anche un tempo immensamente buio, spaventosamente claustrofobico.

I tedeschi, ormai padroni assoluti della città, costrinsero infatti la Beach a chiudere la libreria. Una chiusura che si rivelò definitiva, nonostante Ernest Hemingway nel 1944 inscenò una liberazione simbolica della famosa libreria in rue de l’Odeon.

Lo spirito indomito di Sylvia Beach non si perse tuttavia d’animo e nel 1956, per esorcizzare, almeno in parte, la morte della compagna Adrienne, scrisse un bellissimo libro fitto di ricordi, di grandi incontri, di nomi e fatti davvero indimenticabili.
fonte http://www.queerblog.it da Giorgio

mercoledì 3 aprile 2013

Lgbt: In Francia manifestazioni sempre più violente contro le nozze gay


Si respira aria di guerriglia in Francia per via delle opposizioni sempre più violente al matrimonio gay.

C’è molta preoccupazione nelle associazioni francesi di difesa dei diritti lgbt per la crescita dell’aggressività che sta montando in seno al movimento contro il matrimonio ugualitario.
Negli ultimi giorni ci sono stati diversi scontri di varia gravità che hanno visto protagonisti quanti si oppongono alla legge sul matrimonio per tutti.
Destinatari delle proteste sono stati Erwann Binet, relatore del progetto di legge, e la ministra della giustizia Christiane Taubira.

Nei giorni scorsi Erwann Binet, deputato socialista del dipartimento dell’Isère (regione del Rodano-Alpi) e relatore del ddl sulle nozze gay nell’Assemblea Nazionale, stava preparandosi per una conferenza sul matrimonio per tutti nell’Università di Versailles-Saint-Quentin-en-Yvelines.
Al momento della discussione, un gruppo di oppositori del progetto di legge ha fatto irruzione nell’aula con striscioni contro i diritti LGBT e al grido di “Fuori Binet!” e anche “Noi siamo il popolo!”.
Per via delle forti grida il dibattito non ha potuto avere luogo ed è dovuta intervenire la polizia per accompagnare il deputato in un luogo sicuro.

Binet ha spiegato che la conferenza era una delle tante che lui tiene nelle varie università, anche dinanzi a un pubblico che si oppone al disegno di legge, ma finora la discussione era rimasta sempre nell’ambito del rispetto reciproco e anche se in alcuni casi è diventata molto accesa, mai ha impedito il dibattito. Erwann Binet ha stigmatizzato il comportamento di quanti hanno fatto irruzione, qualificandoli come

persone che si sentono legittimate a decidere per gli altri quello che è bene e quello che non lo è.

In un secondo momento si è saputo che il gruppo di manifestati era coordinato da Mathieu Colombani, delegato locale del partito cristiano-democratico nonché responsabili delle manifestazioni di quanti si oppongono al matrimonio per tutti. La presente del partito, Christine Boutin, ha dichiarato di essere a conoscenza di tale irruzione, di essersi dissociata e di aver avvertito Binet, anche se poi ha chiosato:

Binet saprà così quello che succederà da ora in poi.

Non è questa la prima azione violenta degli oppositori delle nozze gay nei confronti di Binet: egli stesso ha detto di aver ricevuto lettere minatori, una minaccia di morte e due pacchi contentini escrementi.

Contestata la ministra della giustizia

Contestazioni ci sono state anche per la ministra della Giustizia, Christiane Taubira.
La ministra, infatti, si trovava in un teatro di Lione quando un gruppo di circa trecento manifestanti si sono riuniti all’esterno scandendo slogan come “Vattene Taubira” oppure “Tutti siamo figli di eterosessuali”.
I manifestanti hanno cercato di impedire il passaggio della macchina della ministra, tanto che è dovuta intervenire la polizia con il lancio di lacrimogeni.
Sono stati effettuati anche degli arresti.
L’atto è stato poi rivendicato via twitter da un gruppo che si è definito come “giovani nazionalisti”.
fonte http://www.queerblog.it/ Scritto da: Roberto Russo ©Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

lunedì 11 marzo 2013

Lgbt Cinema: Berlinale 2013 Recensione: "BAMBI" di Sébastien Lifshitz, vita di una transgender con qualche sorpresa (non è la solita storia trans)


Bambi (è la bionda al centro) con le colleghe del Carrousel, anni ’50.
(clicca per ingrandire)

Bambi, un documentario di Sébastien Lifshitz. Con Marie-Pierre Pruvot/Bambi.
Francia 2013. Presentato alla Berlinale nella sezione Panorama Dokumente.
Storia di Bambi, star tra anni ’50 e ’60 del cabaret parigino en travesti Le Carrousel. Nata come Jean Pierre nel 1935 nell’Algeria francese, diventata Bambi sul palcoscenico, quindi Marie-Pierre dopo il cambio di sesso.

Ora, a 77 anni e sempre smagliante, rievoca la sua storia.
La prima parte sembra un racconto gay di calvario, martirio e successivi riscatto e resurrezione come ne abbiamo visti e sentiti tanti.
Ma la seconda riserva parecchie sorprese interessanti.
Vincitore del Teddy Award alla Berlinale come migliore doc a tema omosessuale.

Vincitore, questo Bambi, del Teddy Award per il miglior documentario a tema gay, anzi LGBT (quello per il film di finzione è andato al polacco In the Name of), un premio che alla Berlinale conta parecchio, e che per la città di Berlino, una delle capitali omosessuali da sempre, conta ancora di più.

Un film di 60 minuti girato per la tv francese – è la lunghezza non oltrepassabile, sennò le televisioni non trasmettono, spiegava con pacatezza dopo la proiezione il regista Sébastien Lifshitz – dove la oggi 77enne e sempre molto bella Marie-Pierre Pruvot racconta se stessa e la sua storia di cambio di genere sessuale, da uomo a donna, in tempi in cui una simile mutazione era roba da pionieri, mica come adesso che la passa la mutua. Dunque, Jean-Pierre Pruvot nasce nel 1935 in una cittadina dell’Algeria ancora francese, francesissima.

Un bambino, solo che “mi piaceva ricamare, mi piacevano i bei vestiti femminili”, ricorda la Marie-Pierre Pruvot di oggi intervistata e ripresa da Lifshifz, grandi primi piani di una faccia senile ma ancora seducente, capelli bondi, nessuna traccia della remota mascolinità (come invece accade spesso ai transgender che, una volta adeguato il proprio corpo alla identità femminile che sentono propria, finiscono paradossalmente con il rivelare tratti duri, viriloidi, diventando donne piuttosto mascoline).
Naturalmente perplessità e anche riprovazione e rifiuto in famiglia e a scuola per quel bambino che sogna (e pensa) di essere una bambina.

Poi, nel 1953, la rivelazione, la folgorazione.
Ad Algeri arriva la troupe del Carrousel de Paris, cabaret di uomini in abiti e nudità femminili, e Jean-Pierre assistendovi da spettatore decide che sarà quella la sua strada.

Trasferimento a Parigi, quindi sul palcoscenico prima di Madame Arthur e poi del Carrousel, e Jean Pierre diventa Bambi, delicata creatura angelica assai femminile che con i suoi numeri di canto, ballo e spogliarello troverà molti estimatori.

Segue una carriera ultradecennale nel cabaret come specialissima showgirl, l’amore con un ragazzo di ottima famiglia che per lei sfida le convenzioni sociali, la vicinanza e l’amicizia con Coccinelle, mitica star del burlesque en travesti tra le prime a sperimentare le cure ormonali per accentuare e accelerare il suo processo di femminlizzazione, e tra le prime a sottoporsi (a Casablanca) all’intervento chirurgico di cambio di sesso.

Una leggenda, Coccinelle, che conquistò e scandalizzò stampa e pubblica opinione, divenne una star, fu inclusa da Alessandro Blasetti nel suo doc Europa di notte (film matrice di ogni successivo mondo-movie).

Bambi ne segue le orme, anche lei prende gli ormoni (“tutti mi sconsigliavano, ma io non mi spaventai”), anche lei, due anni dopo e dopo molte riflessioni, decide di sottoporsi all’intervento a Casablanca: “Il mio ragazzo era contrario, voleva che restassi com’ero”. Diventa donna, perderà il suo uomo.

Ora: fin qui il film, e il racconto di Marie-Pierre/Bambi, è interessante, ma assai convenzionale e prevedibile, seguendo il consolidato format narrativo di tanta letteratura e memorialistica omosessuale (e relativi dintorni): un ragazzo che si sente espropriato del proprio autentico sè, il rifiuto da parte dell’ambiente circostante e della famiglia, la ribellione, la fuga, la rinascita con la propria vera (o presunta tale) identità, l’affermazione di sè contro il mondo.
Quante ne abbiamo viste e sentite di storie così negli ultimi decenni?

Con la differenza, qui, che Marie-Pierre mostra una grande compostezza, una dosa di retorica inferiore a quella che ci viene solitamente somministrata in racconti autobiografici del genere, una proprietà di linguaggio di precisione chirurgica. Interessante è anche il suo ritorno in Algeria, un viaggio nella memoria, in cerca di luoghi e facce e segni e tracce del suo passato.
Ma la quasi ottantenne Marie-Pierre trova poco, solo muri scrostati, vaghe ombre.

L’Algeria di oggi, senza più nulla di francese e totalmente arabizzata e anche modernizzata, non ha più niente dei panorami umani e ambientali di allora.
Ma il film, e la storia di Bambi, decolla davvero nella seconda parte, quando si introducono almeno due elementi assai diversi dalla media delle biografie trasngender, scostamenti decisi rispetto al già visto e sentito.

Il primo: agli inizi degli anni Settanta Bambi, ormai diventata Marie-Pierre, si laurea alla Sorbona e poco dopo ottiene l’incarico di insegnante di francese in un liceo di Cherbourg.

Si sposterà poi in una scuola della banlieu parigina e per 29 anni sarà un’insegnante eccellente e assai stimata dagli allievi, dai colleghi, dai superiori.
Abbandona il nome Bambi, taglia con il suo passato di trans da cabaret, si rifà per così dire una nuova identità e una verginità sociale, e la sua massima paura è che un giorno o l’altro a scuola vengano a sapere di quello che era stata e del suo cambio di sesso.

Il secondo elemento è che, sul finire della sua stagione cabarettistica, Bambi incontra l’amore della sua vita, non un uomo come ci si aspetterebbe ma, sorprendentemente, una donna di nome Ute, con la quale si lancia in spettacoli di nudità e vago lesbismo in un teatrino che si chiama Elle et lui.

Dunque, ricapitoliamo: un uomo diventa donna (dopo ormoni e intervento chirurgico), per poi innamorarsi di un’altra donna e vivere un amore lesbico.

A me pare un’avventura esistenziale straordinaria, certo qualcosa che scombina non solo ogni pregiudizio antigay, ma perfino certo conformismo e certe convenzioni, convinzioni, ovvietà politicamente corrette.

Il bello di questo film, e della sua protagonista, è l’erraticità, il vagare tra gli scogli delle identità di genere senza trovare un approdo, e senza darci una soluzione, anzi suscitandoci e lasciandoci in preda a molti dubbi, come: ma valeva davvero la pena cambiar sesso? non è un paradosso che diventando donna Jean-Pierre ritrovi quel desiderio per una donna che da uomo non riusciva a provare?

Il film di Lifshitz non si fa molte domande e non si dà risposte, si limita a seguire il racconto di Jean (poi Marie)-Pierre, mostrandocene la straordinarietà senza mai entrare nei suoi vuoti, negli interstizi, nelle crepe. Molto resta all’oscuro.

Bambi ci dice poco o niente della guerra d’Algeria, della fuga (o della cacciata) dei francesi, della fine di quel suo mondo, e niente ci dice dei rapporti tra francesi e arabi, niente di cosa significase essere omosessuali a fronte della cultura islamica.

Così come non ci spiega come mai, una volta diventata rispettabile insegnante di liceo, abbia voluto nascondere il suo passato di trans da cabaret.
Paradossale: si cambia sesso per diventare se stessi e poterlo gridare al mondo, poi però lo si occulta, o si è costretti ad occultarlo.

Il meglio di questo film sta nelle molte questioni che apre e lascia aperte, nel suo andare parecchio oltre la usuale agiografia gay, entro la quale solo apparentemente si muove e resta.

La storia di Bambi, al suo primo livello così esemplare e edificante da sfiorare il santino della gaytudine, si rivela man mano assai più frastagliata, ambigua, complicata, ed è questo a rendercela tanto interessante.

Certe annotazioni della protagonista sono straordinarie, prima fra tutte il ricordo degli striscianti conflitti che dietro le quinte del Carrousel opponevano i travestiti e i transgender: “Quasi tutti erano solo travestiti, uomini che si vestivano da donna in scena, ma che non si sentivano donne.
Alcuni non erano nemmeno omosessuali, e non apprezzavano chi voleva cambiare sesso come Coccinelle e me”.


Certo è un bel casino, anche se ho l’impression che la gran parte del pubblico berlinese presente alla proiezione non si sia posta troppe domande, accontentandosi della superficie del film, del suo porsi come racconto e parabola del martitirio e del riscatto di un ragazzo che voleva essere una ragazza.

Una platea, almeno il giorno (sabato 17 febbraio) in cui c’ero io, a dominante composizione gay, che ha molto apprezzato e applaudito anche il corto proiettato prima di Bambi su una coppia lesbica cambogiana (e non sto scherzando: questa è la Berlinale, questa è Berlino, credo che solo qui ti possa capitare di vedere un corto su due lesbiche cambogiane).

Lei e lei che si conoscono ai tempi terribili dei khmer rossi, con la prima mandata a lavorare durissimamente nei campi, una storia che attraversa tutte le stazioni tipiche della sofferenza gay così come le abbiamo sentite raccontare mille volte.

Solo lo sfondo, l’esotica Cambogia. Certo niente a che fare con la complessità e la bella, felice ambiguità di Bambi.

Alla fine il regista Sébastien Lifshitfz ha annunciato una versione più lunga per il dvd, e vediamo se qualche zona oscura verrà illuminata.
Pochi giorni dopo Berlino Lifshitz ha vinto il César per il migliore documentario francese dell’anno con Les Invisibles, anche questo a tema gay, omosessuali che rievocano come si viveva da omosessuali entre les deux guerres.
L’avevano dato a Cannes in non ricordo più quale sezione, ma, ammetto, me l’ero perso.
fonte http://nuovocinemalocatelli.com da luigilocatelli
BAMBI - Entretien avec SEBASTIEN LIFSHITZ

mercoledì 23 gennaio 2013

Lgbt Fashion: La rivista francesce ELLE si schiera a favore del matrimonio ugualitario

La rivista francesce Elle si schiera a favore del matrimonio ugualitarioCon un titolo ben chiaro, Mariage pour toutes cioè Matrimonio per tutte, l’edizione francese della rivista Elle si è schierata nettamente a favore dell’uguaglianza nella battaglia che si sta tenendo in Francia per la legalizzazione del matrimonio ugualitario.

Insieme al messaggio di sostegno, la rivista Elle ha lanciato un numero speciale sulla cui copertina ci sono due donne in abiti nuziali che guardano versano chi legge (pubblico prettamente femminile ed è per questo che si parla di “matrimonio per tutte”).

Nell’editoriale della rivista di moda, la direttrice Valerie Toranina ha affermato che il sostengo di Elle al matrimonio è:
"Il senso logico della storia della nostra impresa, basata sui fondamenti attuali della libertà individuale e dell’uguaglianza di tutti dinanzi alla legge."

E, per fugare ogni dubbio, conclude:
"Al giorno d’oggi non c’è alcuna ragione perché, in nome dei valori, lo Stato neghi a due persone dello stesso sesso il diritto di unirsi."
Chapeau, madame Toranian!
fonte http://www.queerblog.it da Roberto Russo

venerdì 28 dicembre 2012

Lgbt Francia: «Onorevole Monsieur vive in un igloo?» E poi venne il discorso della Guardasigilli Christiane Taubira.

E poi venne il discorso dell’Igloo. Dà sempre fastidio ammettere la superiorità dei francesi, quando i francesi sono superiori sul serio. Basta guardare il filmato esploso su alcuni siti d’oltralpe, poco più di quattro minuti, question time in parlamento.

Oggetto: matrimonio gay e via libera alle adozioni per coppie omosex, progetto di legge “rivoluzionario” presentato il 7 novembre scorso dal primo ministro socialista Jean-Marc Ayrault e dalla Guardasigilli Christiane Taubira.(in foto)

Da ormai più di due mesi in Francia il provvedimento scatena manifestazioni oceaniche pro e contro, interventi delle massime gerarchie ecclesiastiche, virulenti dibattiti mediatici.

Il confronto – in questo caso – si svolge in aula all’Assemblée nationale, dove il deputato conservatore dell’Ump Bernard Perrut (un Giovanardi in salsa béarnaise, se possibile ulteriormente intristito dalla mise nelle tonalità del marrone) dichiara a gran voce le sue perplessità davanti al premier e i ministri presenti.

«I francesi – dice – tengono molto alle libertà e all’uguaglianza dei diritti. Rispettano il diritto alla vita di ciascuno e non rifiutano le evoluzioni della nostra società. Ma i francesi si preoccupano o meglio rimangono sconvolti quando leggono sui giornali l’opinione di uno dei massimi difensori del matrimonio per tutti: “Affittare il proprio ventre per fare un bambino o affittare le proprie braccia per lavorare in fabbrica, qual è la differenza?”».

Perrut cita testualmente l’intervento di Pierre Bergé, presidente dell’associazione Sidaction che aveva affrontato sul Figaro gli aspetti più controversi della riforma. «Volete distruggere il matrimonio in quanto istituzione fondata sulla realtà biologica della differenza fra sessi, che permette la leggibilità della filiazione?» chiede il parlamentare di destra e la telecamera inquadra il disappunto di Najat Vallaud-Belkacem ministra 35enne dei diritti delle donne, origini marocchine, infanzia difficile, bellezza da film di Truffaut, portavoce e simbolo di tutto lo spettro valoriale hollandiano.

«Volete creare disuguaglianze fra bambini, far scomparire da tutti i codici, leggi e testi ufficiali le parole padre e madre? Volete spingervi fino alla mercificazione del corpo della donna?» incalza Perrut, e il controcampo si allarga a Dominique Bertinotti, elegantissima ministra cinquantenne della Famiglia.

Capelli corti, trucco leggero, foulard fucsia, pendenti giallo fluo. Smorfie e occhiatacce, tutto nei limiti del contegno francese, s’intende.

«L’essere umano, sì, proprio l’essere umano, cari colleghi deve entrare nella categoria dei beni di consumo commercializzabili? Questo non lo possiamo accettare» prosegue il deputato che si «accalora» a suo stesso dire, per «un progetto di legge colpevole di dividere il Paese».

Fischi dai banchi della maggioranza, i ministri socialisti parlottano fra loro. Entra in scena la tigre. Christiane Taubira, già deputata della Guiana, ora ministro della Giustizia.
Fisicamente è identica a Toni Morrison, solo con vent’anni di meno sul fisico e nei lineamenti.
Il look, quello è da trentenne. Jeans neri sugli stivali leggermente a punta, giacchetta rossa sgargiante e sciarpina etnica a righe.
Capelli tirati e raccolti in treccine.
Una furia. Comincia col fare notare che il suo governo si presta da mesi a pubblici confronti sullo stesso tema.

Confronti a cui tutti i ministri si presentano puntuali per trovarsi di fronte «banchi vuoti», con i deputati del centrodestra «presenti davvero raramente». Ma «questo – suggerisce – è un problema che l’opposizione dovrà affrontare al suo interno». Poi la precisazione. La telecamera inquadra la rabbia e l’orgoglio di questa signora socialista, nata significativamente a Caienna, spalleggiata dalle colleghe di governo Bertinotti e Vallaud-Belkacem, tanto etnicamente e culturalmente diverse quanto unite nella battaglia di civiltà.

«Onorevole Monsieur, non vorrà mica farci credere di essere vissuto in un igloo e di non essere a conoscenza della diversità fra famiglie in questo paese, che lei ignora completamente che ci sono famiglie omoparentali in questo paese, che non sa che c’è tanto amore nelle coppie eterosessuali quanto in quelle omosessuali, e che c’è altrettanto amore nei confronti di questi bambini, e che tutti questi bambini sono figli della Francia!».


Taubira parla a braccio, senza quasi prendere fiato.
Sembra un monologo di Whoopi Goldberg ne “Il colore viola”.


Non si può evitare di piangere. E tutti si sforzano di non farlo, a partire dai destrorsi compagni di Perrut che gli hanno evidentemente già voltato le spalle. Si legge nei loro sguardi.
«Allora sì, Onorevole Monsieur il governo presenta un testo di legge di grande progresso e grande generosità, di fratellanza e uguaglianza e noi garantiamo la sicurezza giuridica a tutti i figli della Francia e vi posso dire che ne sono particolarmente fiera».


Ovazione. Tripudio fra i banchi – questi pieni – di governo e maggioranza.

Il circuito chiuso parlamentare omette di inquadrare l’altrui desolazione. Allora eccolo, un esecutivo con 16 ministre donne (su 34 dicasteri), donne colorate e forti come cicloni che riuscirà nelle prossime settimane a imporre, nonostante i toni violenti del di- battito e un iter tortuoso, il matrimonio e le adozioni fra persone dello stesso sesso. Il tutto con un’estetica da film di Spielberg mentre da noi il respiro del dibattito sui nuovi diritti si strozza già in fase di primarie, con un look sterile da tg. Gelosi? Sì, molto.
fonte http://pubblicogiornale.it/mondo Stella Prudente

mercoledì 12 dicembre 2012

Arcigay scrive al movimento lgbt francese, che manifesterà a Parigi il 16 dicembre

Cari amici di “MAG jeunes LGBT”,il 16 dicembre prossimo sarete in piazza a Parigi, insieme a decine di associazioni francesi ed europee, per dire basta alla crociata omofoba che si sta abbattendo contro il matrimonio “pour tous” e cioè “per tutti”, senza distinzione di genere.

Manifesterete per difendere il valore dell’uguaglianza tra tutte le persone indipendentemente dall’orientamento sessuale. La stessa uguaglianza che è principio e valore della pacifica convivenza e che non può essere messa in discussione da precetti religiosi e morali.

Proprio per questo Arcigay si unisce alla vostra manifestazione sia per condannare l’omofobia che è un insulto alla democrazia e alla civiltà, sia per ribadire il nostro sì incondizionato al valore del matrimonio civile tra persone dello stesso sesso quale unica strada per garantire a tutti i cittadini vera e totale parità.

Come sapete in Italia non esiste nessuna legge che garantisca agli affetti di gay e lesbiche una qualsiasi regolamentazione giuridica, né esiste nessuna legge che ci tuteli dall’odio omo-transfobico. Saremo idealmente in piazza con voi a Parigi anche per questo: è una vergogna che in Italia, uno dei paesi che è stato promotore dell’Unione Europea, la discriminazione sia ancora di casa.

La vostra lotta è la nostra lotta, insieme riusciremo a portare nei nostri paesi la piena uguaglianza per le persone gay, lesbiche e trans.

fonte http://www.arcigay.it