Visualizzazione post con etichetta icone del cinema. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta icone del cinema. Mostra tutti i post

lunedì 12 gennaio 2026

Teatro Augusteo e NMAO presentano “Celebrando Sophia Loren” con il tenore Pasquale Esposito e un’orchestra condotta dal M° Carlo Ponti

Napoli: Teatro Augusteo e NMAO presentano “Celebrando Sophia Loren” con il tenore PASQUALE ESPOSITO e un’orchestra condotta dal M.° CARLO PONTI. 

Sabato 21 febbraio 2026 ore 21
CELEBRANDO SOPHIA LOREN
E con tanti ospiti speciali. 
 

Biglietti al botteghino Augusteo, presso le rivendite autorizzate e online su Ticketone e Bigliettoveloce
 

Cinema - Audrey Hepburn, arriva “Dinner With Audrey”: il film che racconta la nascita di un mito

La pellicola, intitolata “Dinner With Audrey”, è diretta dal regista Abe Sylvia, noto per la sensibilità con cui racconta figure iconiche e complesse.

A interpretare Audrey Hepburn sarà la talentuosa attrice neozelandese Thomasin McKenzie, mentre Ansel Elgort darà volto e presenza scenica al giovane e geniale Givenchy. Il film si concentra sul momento esatto in cui tutto ha avuto inizio: il 1953, quando una Audrey poco più che ventenne, fresca del successo di Vacanze Romane, si presenta nella maison di Hubert de Givenchy con un desiderio chiarissimo. Vuole che sia proprio lui a disegnare il suo guardaroba per il film “Sabrina”.

È un incontro destinato a cambiare il cinema, la moda e il concetto stesso di eleganza. Da quel momento nasce una collaborazione intensa, raffinata, quasi alchemica: lo stilista, anni dopo, descriverà il loro rapporto come “una sorta di matrimonio”. Un legame fatto di stima profonda, intuizioni condivise e un’eleganza diventata leggenda.

Eleganza eterna, emozioni moderne

Mentre un’icona della musica racconta senza filtri le sue vicissitudini sentimentali tra match internazionali e chat un po’ troppo intense, Dinner With Audrey ci ricorda che i rapporti più profondi – creativi o affettivi – spesso nascono da un incontro inatteso, da una richiesta audace, da un’intesa immediata.

Che si tratti di un colpo di fulmine su un’app di incontri o dell’inizio di un sodalizio artistico che farà la storia, la verità è sempre la stessa: certe connessioni, quando arrivano, lasciano un segno indelebile.

E forse è proprio questo che, oggi come allora, tutti cerchiamo.

fonte: www.spyit.it 

lunedì 18 novembre 2024

Cinema: Rimini ricorda l'antidivo Marcello Mastroianni nel centenario della nascita

Il Fellini Museum di Rimini celebra il centenario della nascita di Mastroianni con una serie di eventi speciali e una mostra fotografica inaugurata in concomitanza con l'anniversario della scomparsa di Federico Fellini. L'iniziativa offre l'opportunità di ripercorrere la carriera di un'icona del cinema italiano nel mondo.

Lo scorso 26 settembre Marcello Mastroianni avrebbe compiuto cento anni: il celebre attore, morto ventotto anni fa a Parigi, ha segnato con la sua presenza scenica l’epoca d’oro del nostro cinema, diventando in breve tempo uno dei volti più rappresentativi dell’italianità nel mondo.

Proprio in questi giorni al Palazzo del Fulgor di Rimini, sede del Fellini Museum, si tiene la mostra fotografica Semplicemente Marcello. Il cinema, il fascino, lo stile di un antidivo di successo, che ripercorre la favolosa carriera di Mastroianni attraverso 120 immagini.

Raccogliendo scatti dal dietro le quinte dei suoi film più celebri e fotografie affascinanti catturate nei momenti di vita privata dell’attore, l’esposizione curata da Laura Delli Colli consente al pubblico di scoprire, fino al 20 gennaio, i lati più intimi e autentici di Mastroianni, offrendo un ritratto umano e semplice dell’attore, distante dall'immagine patinata del grande divo.

UNA MOSTRA FOTOGRAFICA RACCONTA MARCELLO MASTROIANNI

L'esposizione è suddivisa in cinque sezioni dedicate al talento poliedrico dell'attore, alla sua versatilità e al suo innegabile fascino: tutti elementi che lo hanno reso un'icona del cinema italiano e internazionale. Dagli scatti più iconici, realizzati per le copertine di riviste di tutto il mondo, alle foto “rubate” nei momenti di pausa sul set, fra una scena e l’altra, la rassegna contribuisce a definire meglio l’immagine di un attore che rifiutava l’etichetta di affascinante seduttore.

La mostra è stata inaugurata al Palazzo del Fulgor lo scorso 31 ottobre, una data speciale per la storia del cinema italiano: cade infatti in quel giorno l’anniversario della scomparsa di Federico Fellini, uno dei registi più importanti di tutti i tempi.

Allestita in uno spazio espositivo così simbolicamente rilevante come quella del museo dedicato al maestro riminese, la mostra fotografica su Mastroianni consente al pubblico di approfondire il rapporto tra due grandi artisti del cinema italiano, protagonisti di un sodalizio umano e cinematografico che ha regalato al mondo capolavori assoluti come Ginger e Fred, La città delle donne, Otto e mezzo e La dolce vita.

FELLINI E MASTROIANNI: RIMINI CELEBRA DUE GIGANTI DEL CINEMA ITALIANO

La giornata inaugurale dell’esposizione è stata arricchita da un incontro speciale, dedicato al ricordo di Mastroianni e al suo rapporto con registi del calibro di Fellini ed Ettore Scola, nonché dalla proiezione del documentario Ciao Marcello. Mastroianni l’antidivo, diretto da Fabrizio Corallo e scritto con Silvia Scola, che racconta la vita e la carriera del grande attore attraverso interviste inedite, clip tratte dai suoi film e documenti d'archivio.

Promossa dal Fellini Museum nell'ambito del festival I luoghi dell'anima, sostenuto dall’Associazione Tonino Guerra, la mostra fotografica dedicata a Marcello Mastroianni rende omaggio a uno degli attori più iconici del cinema italiano, il cui lascito artistico resta ineguagliabile a distanza di un secolo dalla sua nascita.

[Immagine in apertura: Lo straniero. Foto di Frontoni - Copy Centro sperimentale di cinematografia]

fonte: https://arte.sky.it/

lunedì 8 luglio 2024

Venezia: Biennale Teatro 2024 | Willem Dafoe è il nuovo Direttore artistico del Settore Teatro

La nomina è stata deliberata dal CdA della Biennale presieduto da Pietrangelo Buttafuoco per gli anni 2025 e 2026. 

Willem Dafoe è il nuovo Direttore artistico del settore Teatro della Biennale di Venezia per il biennio 2025-2026. La nomina è stata deliberata dal Consiglio di Amministrazione della Biennale presieduto da Pietrangelo Buttafuoco

“È un onore poter annunciare la nomina di Willem Dafoe a Direttore della Biennale Teatro – dichiara Pietrangelo Buttafuoco. Il teatro è di fatto la casa originale della sua luminosa carriera. Tra i fondatori del leggendario Wooster Group nel 1977, nel perfetto controllo del suo corpo scenico ci sono sempre state la disciplina, la conoscenza, la passione e la profonda consapevolezza del teatro. Non vedo l’ora, come tutti, di poter essere spettatore del Festival che costruirà da Direttore Artistico e - dalla sua cattedra di assoluto maestro - vedere crescere nell’arte, le ragazze e i ragazzi del College di teatro”.

“Sono stato prima sorpreso e poi felice di ricevere l’invito di Pietrangelo Buttafuoco come Direttore del Festival Internazionale del Teatro della Biennale di Venezia 2025-2026 – dichiara Willem Dafoe. Sono consapevole di essere noto come attore di cinema ma io sono nato in teatro, il teatro mi ha formato e mi ha scosso. Sono un animale da palcoscenico. Sono un attore. Il teatro mi ha educato all’arte e alla vita. Ho lavorato con il Wooster Group per ventisette anni, ho collaborato con grandi registi da Richard Foreman a Bob Wilson. La direzione del mio programma Teatro sarà tracciata dalla mia formazione personale. Una sorta di esplorazione dell’essenza del corpo”.

Note biografiche

Attore dalla vocazione sperimentale e dalle scelte eterodosse, Willem Dafoe (Appleton – Usa, 1955) ha iniziato il suo percorso artistico fin dai tempi universitari a Milwaukee, dove a 19 anni entra a far parte del Theatre X (1975-1977), una delle prime formazioni di ricerca negli Usa influenzata dal Living e da Grotowski, con cui è in scena in Insulti al pubblico di Peter Handke e in molti dei testi del regista e direttore artistico John Schneider. Anche in Europa, dove si trova nel ‘76, è al leggendario Mickery Theatre di Amsterdam, perno della scena alternativa internazionale, che calca il palcoscenico in Folter Follies, opera del fondatore, attore, regista, drammaturgo, produttore e artista visivo Ritsaert ten Cate. 

È a New York che inizia la sua più importante formazione teatrale, dove è cofondatore - insieme alla regista Elizabeth LeCompte e agli attori Ron Vawter, Kate Valk, Jim Clayburgh, Peyton Smith – di The Wooster Group, con cui calcherà le scene per oltre vent’anni (1977-2003) partecipando a molte delle produzioni, caratterizzate da un singolare intreccio di linguaggi e di testi – dai classici alla controcultura americana, da Flaubert a Lenny Bruce - che ne fanno il fulcro della scena underground newyorchese degli anni ’80 attivando collaborazioni con numerosi artisti - Ken Kobland, Jim Strahs, Richard Foreman, Trisha Brown, John Lurie, Bruce Odland, Steve Buscemi, Jennifer Tipton, Frances McDormand, Hans Peter Kuhn, Amir ElSaffar.

Accanto al Wooster Group, Willem Dafoe collabora con registi che hanno segnato con il loro immaginario la scena internazionale. Richard Foreman, drammaturgo, regista e teorico della ricerca, noto anche alle scene europee e fondatore di un teatro “ontologico-isterico”, lo chiamerà per Miss Universal Happiness (1985) e The Idiot Savant (2009). Robert Wilson lo vorrà per The Life and Death of Marina Abramovic (2011) e, insieme a Mikhail Baryshnikov, in The Old Woman, dai racconti del poeta russo Daniil Kharms (2013). Infine per Romeo Castellucci Willem Dafoe sarà interprete de Il velo nero del pastore, dall’enigmatico racconto di Hawthorne (2016). Nel 2016 ha partecipato alla Biennale Teatro nella sezione masterclass con un laboratorio dedicato all’attore.

Nella sua carriera di attore cinematografico ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali ed è stato candidato a quattro Premi Oscar (l’ultima volta nel 2019 per Van Gogh - Sulla soglia dell'eternità - At Eternity's Gate di Julian Schnabel, per il quale ha vinto nel 2018 la Coppa Volpi alla Mostra del Cinema di Venezia), e a quattro Golden Globe (l’ultima volta nel 2024 per Poor Things (Povere creature!, film Leone d’Oro alla Mostra di Venezia). Quest’anno sarà nel cast del film di apertura dell’81. Mostra (28 agosto-7 settembre): Beetlejuice Beetlejuice di Tim Burton.

Biennale Teatro

La Biennale Teatro nasce come settore autonomo della Biennale di Venezia nel 1934, dopo Arte (1895), Musica (1930), Cinema (1932) ed è diretto da importanti personalità del mondo della cultura e dello spettacolo – come Renato Simoni, Luca Ronconi, Franco Quadri, Carmelo Bene, Lluís Pasqual. 

Dal 1998, per Decreto Ministeriale, il settore Teatro è programmato annualmente insieme agli altri settori delle arti dal vivo (Musica e Danza). Da allora si sono succeduti alla guida della Biennale Teatro: Giorgio Barberio Corsetti (1998-2002), Peter Sellars (2003), Massimo Castri (2004), Romeo Castellucci (2005), Maurizio Scaparro (2006-2009), Álex Rigola (2010-2016), Antonio Latella (2017-2020), Stefano Ricci e Gianni Forte (2021-2024).

fonte: www.labiennale.org

sabato 29 giugno 2024

Biennale Cinema: Sigourney Weaver Leone d’Oro alla carriera

Il riconoscimento all’attrice statunitense verrà consegnato nel corso dell’81. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica (28 agosto > 7 settembre).

Leone d’oro alla carriera

È stato attribuito all’iconica attrice americana Sigourney Weaver (Alien, Ghostbusters, Gorilla nella nebbia, Avatar, Il maestro giardiniere) il Leone d’Oro alla carriera della 81. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia (28 agosto – 7 settembre 2024).

La decisione è stata presa dal Cda della Biennale, presieduto da Pietrangelo Buttafuoco, che ha fatto propria la proposta del Direttore della Mostra, Alberto Barbera.

Il programma dell’81. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia verrà annunciato il 23 luglio p.v.

“Sono davvero onorata di ricevere il Leone d’Oro alla carriera dalla Biennale di Venezia – ha dichiarato Sigourney Weaver nell'accettare la proposta –. Questo premio è un privilegio che condivido con tutti i registi e collaboratori con cui ho lavorato nel corso degli anni. Accetto con orgoglio questo riconoscimento, che celebra anche tutti coloro che hanno contribuito a dare vita a questi film”.

Il Direttore Alberto Barbera ha dichiarato: “Ha poche rivali un’attrice del calibro di Sigourney Weaver. Forte di un’importante formazione teatrale, ha conquistato il grande pubblico cinematografico con Alien, di Ridley Scott, diventando in breve una figura emblematica degli anni '80, nel corso dei quali ha coniato l’immagine di un’eroina senza precedenti per il genere d'azione, capace di reggere vittoriosamente il confronto con i modelli maschili che fino a quel momento avevano dominato nel cinema epico e avventuroso. 

Non contenta di aver aperto la strada a numerose altre epigone, l’attrice ha proseguito nella ricerca incessante di una propria identità costantemente rimessa in discussione, attraverso scelte che spaziano dal film di genere alla commedia, dal cinema d’autore a quello per bambini, sfuggendo alle etichette che l’avrebbero voluta confinata all’icona vittoriosa del periodo reaganiano. 

Nel ruolo di autentica collaboratrice piuttosto che di semplice strumento plasmabile dalle mani di un regista, ha contribuito al successo dei film di James Cameron, Paul Schrader, Peter Weir, Michael Apted, Roman Polanski, Ivan Reitman, Mike Nichols, Ang Lee e molti altri, riuscendo ogni volta a imprimere alla propria carismatica presenza il segno indelebile di una figura complessa, talvolta contradditoria, sempre autentica. Dotata di un grande temperamento, capace di muoversi con delicatezza ma senza fragilità, ha imposto un’immagine di donna sicura e determinata, dinamica e tenace, non senza lasciar trapelare, con sfumature sempre diverse, una sensibilità femminile di intenso magnetismo.

Il Leone d’Oro alla carriera è il doveroso riconoscimento a una star che ha saputo costruire ponti fra il cinema d’autore più sofisticato e i film che dialogano con il pubblico in forma schietta e originale, senza mai rinunciare a essere se stessa”.

fonte: www.labiennale.org

lunedì 6 maggio 2024

Rai Storia > documentari d'autore: "Io sono Ingrid" sull'iconica attrice svedese Ingrid Bergman, l'attrice nel racconto dei figli e nei filmati amatoriali

Un documentario sull'iconica attrice svedese Ingrid Bergman, realizzato grazie all'archivio di famiglia messo a disposizione dalla figlia Isabella Rossellini.

Fascino. In una parola Isabella Rossellini riassume sua madre e il fratello Roberto aggiunge: “Ha avuto per tutta la vita un coraggio silenzioso nel fare scelte difficili e cambiare sempre”. Perché Ingrid Bergman non vuole radici, vuole essere libera: “È come se dentro di me abbia sempre vissuto un uccello migratore. Ho visto tante cose ma non sono mai abbastanza”. 

La timida ragazza di Stoccolma non ha mai avuto intenzione di restare in Svezia. Prima Hollywood, poi l’Italia, Parigi e infine Londra: “Non chiedo molto, voglio tutto”. I quattro figli Pia Lindström e Roberto, Isabella e Ingrid Rossellini ripercorrono la sua vita nel documentario di Stig Björkman “Io sono Ingrid”, in onda sabato 27 aprile alle 22.20 su Rai Storia.

Alla loro voce si mescolano i filmati amatoriali girati dall’attrice, le pagine dei suoi diari e le lettere alle amiche dall’archivio di famiglia: “Ho sempre conservato tutto. Ho riempito tante scatole e valigie, così i miei ricordi saranno sempre con me”, per lei, che perde precocemente gli affetti più cari, conservare tutti i ricordi è fondamentale, anche quando si trasferisce dall’altra parte del mondo. “Sono stata una bambina molto triste e molto sola. Credo di essere riuscita a salvarmi solo inventando personaggi con i quali potevo parlare. Così sono diventata attrice: senza saperlo, stavo recitando. Ero così felice di uscire dalla realtà”. 

Ingrid Bergman si considera una delle persone più timide al mondo, eppure ama la libertà che prova davanti alla cinepresa, sin da piccola, quando l’adorato padre – perso a 13 anni – la riprende.
Nutre da subito un interesse per la figura di Giovanna D’Arco, che da adulta interpreterà. “Come lei, è la povera ragazza di paese che farà cose meravigliose”, spiega Isabella. Da eroina di Casablanca a beniamina di Hollywood fino a diventare una grande diva internazionale da tre Oscar. 

Il matrimonio con Roberto Rossellini, scaturito da una lettera di Ingrid: “Voglio lavorare con Lei”, è uno scandalo che le costa il boicottaggio negli Stati Uniti. Alla sua primogenita Pia – in America con il padre – dirà del nuovo amore in una lettera: “Vorrei arrivare in volo fino a casa invece di dover scrivere. La nostra vita sta per cambiare”. E quando lei e Rossellini si lasciano, i figli rimangono da soli a Roma, nella “casa dei bambini”, mentre lei vive a Parigi e lavora perché: “Senza la recitazione smetterei di respirare”. 

Non più giovane dirà: “Voglio scoprire che cosa riesco a fare di interessante alla mia età. Non conta solo come appaio, ma anche come mi sento. Voglio continuare a recitare”. Poco prima della morte, riceve l’ultima candidatura per gli Academy Awards come miglior attrice con “Sonata d’autunno”, del suo connazionale Ingmar Bergman. “Non rimpiango nulla, se non le cose che non ho fatto” è il suo testamento morale.

fonte: Ufficio Stampa www.rai.it

lunedì 22 gennaio 2024

Spettacolo > La casa di Marilyn Monroe a Los Angeles non sarà demolita

©Getty
La villa di 270 metri quadri era stata acquistata da una società che aveva deciso di abbatterla. Ma una commissione della città di Los Angeles ha fermato il progetto proponendo che venga considerata patrimonio storico e culturale

La casa in cui visse e morì Marilyn Monroe è salva. Una commissione della città di Los Angeles ha votato contro la demolizione dello stabile di Brentwood che la diva di Hollywood acquistò a 36 anni e all’interno del quale fu trovato il suo corpo privo di vita poco dopo. La casa, rilevata da un nuovo proprietario, doveva essere abbattuta un anno fa, ma i lavori furono fermati per consentire la valutazione del Cultural Heritage Commission and City Council. Valutazione che ora è arrivata con un parere inequivocabile: quella costruzione deve restare in piedi, in memoria della straordinaria attrice che lo abitò.

Patrimonio storico e culturale di Los Angeles

A dare notizia della decisione presa dalla Commissione è il quotidiano Los Angeles Times, che spiega come i 5 membri del gruppo che ha esaminato la questione abbiano suggerito di considerarla patrimonio storico e culturale della città di Los Angeles, con buona pace di chi  nel 2017 aveva speso ben 7 milioni e 250 mila dollari celando la propria identità dietro la Glory of the Snow LLC, per poi rivenderla per 8 milioni e 350 mila dollari al Glory of the Snow Trust all’inizio del 2024.

UNA CASA DA 270 METRI QUADRI CON GIARDINO E PISCINA

Turisti e ammiratori potranno dunque continuare a visitare la casa da 270 metri quadri al 12305 Fifth Helena Drive durante i loro pellegrinaggi in memoria dell’attrice scomparsa giovanissima nel 1962. La casa è una villa costruita in stile coloniale, con giardino e piscina, grande ma non grandissima, lontana dagli standard delle ville dei divi di Hollywood di oggi. Fu l’unica casa acquistata indipendentemente da Marilyn Monroe.

fonte: https://tg24.sky.it

sabato 9 settembre 2023

Cinema > Un francobollo per la grande attrice Gina Lollobrigida

Nelle "eccellenze dello spettacolo". La morte lo scorso gennaio

Nella serie delle "eccellenze dello spettacolo" viene ad inserirsi dal 6 settembre un nuovo francobollo, dedicato alla grande attrice Gina Lollobrigida.

La vignetta riproduce un ritratto di Gina Lollobrigida in primo piano su una pellicola cinematografica; in alto, a destra, si staglia la firma dell'attrice, scomparsa nel gennaio scorso.

Nel bollettino illustrativo che accompagna l'emissione del valore postale, firmato dalla sen. Lucia Borgonzoni (sottosegretario alla cultura) e Chiara Sbarigia (presidente di Cinecittà), si legge: "Attrice simbolo del cinema italiano, Gina Lollobrigida ha avuto una carriera intensa, costellata di prestigiosi riconoscimenti: sette David di Donatello, un Golden Globe, due Nastri d'Argento e, nel 2018, la stella sulla Walk of Fame di Los Angeles. 

Diretta dai più grandi registi del suo tempo, raggiunse un tale successo da diventare per il pubblico internazionale la diva più rappresentativa del nostro cinema: la sua fama arrivò fino a Hollywood, dove lavorò accanto ai più famosi interpreti dello star system. 

Molti dei suoi film sono entrati nella storia del cinema: ogni ruolo ha contribuito a renderla una diva, ma fu la Bersagliera di 'Pane, amore e fantasia' a consacrarla come protagonista assoluta del neorealismo degli anni '50". Da ragazza aveva frequentato l'Accademia di Belle Arti di Roma e il suo "estro creativo - si legge ancora nel bollettino - non l'avrebbe mai abbandonata".  

fonte: di Redazione ANSA www.ansa.it  RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA - Tutti i diritti riservati

martedì 20 giugno 2023

Eventi : "I mondi di Gina Lollobrigida" una mostra a Roma

Con oltre 120 fotografie, la mostra I mondi di Gina, promossa dal Ministero della Cultura con Archivio Luce-Cinecittà, èdedicata a Gina Lollobrigida e alle mille arti della "diva eterna" che fu attrice, ma anche fotografa, disegnatrice, scultrice e persino cantante di grande talento.

Ideata e curata dal Sottosegretario del MIC, Lucia Borgonzoni, e dalla Presidente di Cinecittà, Chiara Sbarigia, 'I mondi di Gina' è un tributo all’eclettico talento di una delle più grandi attrici della storia del cinema italiano e internazionale.

La Mostra – realizzata dal Luce nelle sale di Palazzo Poli, che si affaccia sulla Fontana di Trevi  – è un viaggio affascinante che ripercorre la sua intera vita illustrata da foto provenienti dall’Archivio Luce-Cinecittà, dal Centro Sperimentale di Cinematografia e dal MuFoCo – Museo di Fotografia Contemporanea - e da altri archivi.

Rimarrà aperta al pubblico dal 9 giugno all’8 ottobre 2023 presso il Palazzo Poli-Istituto centrale per la grafica di Roma, in via Poli 54.

fonte: https://news.cinecitta.com

Mostre: a Parigi l'omaggio a Claudia Cardinale, l’Indomabile

Torna a tingersi di colori romani l’estate parigina. La seconda edizione di Dolcevita-sur-Seine, la festa del gemellaggio Paris+Roma, si svolgerà dall'8 al 12 luglio all'aperto, sul LungoSenna, davanti all’Ile Saint-Louis, e nelle sale partner del Paris Cinéma Club nel quartiere latino. Negli stessi giorni, con Nouvelle Vague sul Tevere Parigi dà appuntamento ai romani in alcuni luoghi magici della Città Eterna: la Casa del Cinema, nel verde di Villa Borghese, in collaborazione con la Fondazione Cinema per Roma.

Dolcevita-sur-Seine e Nouvelle Vague sul Tevere sono festival gemellati, con una programmazione speculare e collegamenti in streaming che connettono i palcoscenici parigini e romani, i loro ospiti e il loro pubblico. Questa seconda edizione ha già un volto, quello di Claudia Cardinale. L'associazione Palatine, organizzatrice del festival Paris+Roma, è orgogliosa di presentare il grande omaggio di Cinecittà alla più francese delle attrici italiane.

La retrospettiva di Cinecittà dedicata a “Claudia Cardinale, l'Indomabile” arriva in Francia, paese d’adozione dell’attrice, dopo essere stata presentata lo scorso gennaio al MoMA di New York e alla Casa del Cinema di Roma. Indomabile: uno dei tratti del carattere di Claudia Cardinale, nata a Tunisi nel 1928, e filo conduttore di tutte le sue scelte artistiche. Il programma della retrospettiva “Claudia Cardinale, l'Indomabile” comprende undici film, tra i più importanti, da riscoprire in versione restaurata 4K, e l'anteprima del cortometraggio “Un Cardinale Donna” di Manuel Maria Perrone, prodotto da Claudia Squitieri e girato nella casa dell'attrice vicino Parigi. 

L'omaggio inizierà il 6 luglio all'Istituto Italiano di Cultura, con la proiezione delle foto raccolte nel libro “Claudia Cardinale, l'Indomabile”, edizioni Electa-Cinecittà. I film della retrospettiva saranno presentati dall'8 al 12 luglio all'aperto, sul grande schermo di Dolcevita-sur-Seine, e nelle sale del quartiere latino Paris Cinéma Club, fino alla fine di luglio. 

In un'atmosfera festosa e aperta a tutti, la celebrazione del gemellaggio Paris+Roma mira a far rivivere al pubblico il rapporto speciale tra le due capitali e, più in generale tra Francia e Italia, e a promuovere la condivisione di questo patrimonio comune, in particolare cinematografico, con un programma a specchio (francese a Roma e italiano a Parigi) di alta qualità: film, mostre fotografiche, teatro, musica, incontri, webcam urbane. Il programma completo della festa Paris+Roma sarà presentato in una conferenza stampa a Parigi il 28 giugno.

Per informazioni e immagini: 

info@dolcevitasurseine.com
Contatti stampa e comunicazione: Livia Finocchi, tel. +393348576272 / Association Palatine, tel. +33609498173

fonte:  https://cinecitta.com

venerdì 16 settembre 2022

Cinema: a Firenze "Franco Zeffirelli, conformista ribelle" documentario scritto e diretto da Anselma Dell’Olio. Il 16 settembre alle 20.30

Venerdì 16 settembre alle 20.30 in Piazza Santo Spirito la proiezione in anteprima del documentario scritto e diretto da Anselma Dell’Olio

La serata evento aperta al pubblico è organizzata da Bang! associazione culturale in collaborazione con La Casa Rossa e RS Productions e dal Comune di Firenze.

Il documentario racconta i momenti decisivi, i punti di svolta e le montagne russe di una brillante, movimentata carriera internazionale e la rocambolesca esistenza di un grande artista italiano. Dalle sue origini come figlio di N.N. alla conquista di una grande fama internazionale come regista, art director, pittore, ideatore di cinema, teatro e opera lirica.

 

Attraverso interviste originali e d’epoca con alcune delle star più acclamate che l’hanno conosciuto, ammirato e amato e con familiari, amici e collaboratori più stretti, questo coinvolgente racconto rende giustizia alla persona e all’artista Franco Zeffirelli – non solo “il maestro” – in tutte le sue multiformi e anche opposte sfaccettature. 

Il suo carattere composito si manifesta nella sua vasta produzione artistica, ma anche nelle sue scelte politiche, nella sua spiritualità e nell’amore per il mistero, nelle amicizie e nelle leggendarie polemiche con critici avversari. 

Questo scontro offre un ritratto a tutto tondo, con alti e bassi continui, di un artista che ha promosso e onorato la cultura italiana, la più alta e la più popolare, nelle grandi capitali mondiali per molti decenni.

fonte: https://cultura.comune.fi.it

Un documentario per festeggiare Sophia Loren, il 20 settembre alle 21:25 su Rai Uno

La locandina del film documentario Sophia!
Un documentario inedito, scritto da Marco Spagnoli e da Simona Sparaco, dedicato alla diva delle dive, che tutto il mondo ci invidia ancora oggi: Sophia Loren.

La pellicola, dal titolo: “Sophia!”, andrà in onda Martedì 20 settembre, nel giorno del compleanno della Diva, alle 21:25 su Rai Uno. Il docu-film, diretto sempre da Spagnoli, che ci anticipa al riguardo: “E’ un viaggio alla scoperta del mito di un’attrice “unica”, fatto interamente da preziosi e talvolta, rari materiali d’archivio, commentati dalle parole della stessa Sophia Loren”. Un prodotto televisivo ma soprattutto, un dono prezioso per tutti noi – attenti e curiosi spettatori – arricchito dalle partecipazioni di alcune attrici, quali: Claudia Gerini, Matilde Gioli, Margareth Madè, Ludovica Nasti, Lina Sastri e Valeria Solarino che, in qualche modo sono “cresciute” con Sophia e che ne hanno saputo cogliere, con umiltà e professionalità, l’eredità artistica e in un certo senso “spirituale”, di questa grande attrice. 

Gentile Marco Spagnoli, è un onore averla di nuovo su “La Gazzetta dello Spettacolo”. “Sophia!” è Il docu-film dedicato alla straordinaria Sophia Loren, scritto sia da Lei che da Simona Sparaco, sempre per la Sua regia e prodotto da Marco Durante. Il documentario andrà in onda, in prima serata, il 20 settembre su RAIUNO proprio in occasione del compleanno dell’attrice. Che cosa può anticiparci su “Sophia!”? Che cosa scopriremo di questa diva, tuttora, amata in tutto il mondo?

Per la prima volta nella Storia del Cinema, un documentario racconta Sophia Loren così come non è mai successo prima. Né, forse, sarebbe potuto accadere, visto che la nostra produzione mette insieme con passione e cura alcuni archivi straordinari che mostrano un ritratto inedito e “sontuoso” dell’attrice nata a Pozzuoli. L’ultima grande Diva del nostro cinema, infatti, viene sublimata in oltre 80 anni di immagini che accompagnano la Loren a cavallo di epoche molto diverse, ma sempre trionfante, perfetta, straordinaria. E’ così che nel nostro film, Sophia Loren, viene raccontata dalle parole della stessa Loren, attraverso una selezione di tutti i materiali raccolti dagli anni Quaranta ad oggi negli archivi del La Presse, di Associated Press, di Istituto Luce – Cinecittà e della Rai Radiotelevisione Italiana. Un viaggio alla scoperta del mito di un’attrice “unica”, fatto interamente da preziosi e talvolta rari materiali d’archivio, commentati dalle parole della stessa Sophia Loren, in oltre mezzo secolo di interviste e testimonianze relative ai momenti più importanti della sua vita privata e della sua carriera. Dai tanti film, nei quali è stata diretta da un grande maestro come Vittorio De Sica alla vittoria dell’Oscar per l’interpretazione de “La Ciociara,” dalla nascita dei due figli (Carlo ed Edoardo), ai ricordi del lavoro con Marcello Mastroianni, dall’essere diretta da Charlie Chaplin al conseguimento dell’Oscar alla carriera.

Lina Sastri e Marco Spagnoli
Ci può spiegare, sia il ruolo che la scelta di queste attrici che hanno preso parte al documentario? Claudia Gerini, Matilde Gioli, Margareth Madè, Ludovica Nasti, Lina Sastri e Valeria Solarino.

“Sophia”! si avvale della testimonianza di una serie di attrici che oltre ad essere cresciute con Sophia Loren, ne raccontano e analizzano l’eredità artistica e – in un certo senso – spirituale. Il tutto avviene in un ‘non luogo’ come gli Studi di Cinecittà che della giovane Sophia furono, in un certo senso, la culla. E’ qui che la vediamo camminare con un abitino rosso, giovanissima, ignota e speranzosa, ed è ancora qui, oltre sessanta anni più tardi, in cui tante attrici riflettono su Sophia Loren, le sue qualità uniche e fuori dal tempo. Perché proprio queste attrici si capirà guardando il documentario.

Immaginiamo che la signora Loren, abbia avuto già modo di vedere il documentario. Ci può dire qual è stata la sua reazione?

La Signora Loren è stata informata durante tutta la produzione del lavoro che stavamo facendo, ma se io parlassi per lei mi arrogherei, di fatto, un diritto che non ho e dimostrerei di non avere capito il lavoro che io stesso ho fatto: non sarebbe elegante da parte mia dire quello che Sophia Loren pensa di questo film. Se la Signora Loren, un giorno, riterrà opportuno farlo sarà lei stessa a trovare il modo e il tempo per dirlo. Inoltre, dopo avere passato un anno con tutte le immagini e le storie di Sophia Loren, ho capito che questa Diva straordinaria ha fatto delle scelte uniche e straordinarie sempre in prima persona. Senza intermediari. Quindi ringrazio per la domanda, ma purtroppo, non posso essere io a dare la risposta, mancando così eventualmente di rispetto a Sophia Loren… Una cosa, però, vorrei aggiungerla: chi vedrà Sophia! scoprirà che bellezza, fascino, rigore, resilienza, senso della famiglia, lealtà, onore, disciplina costituiscono le dimensioni narrative di un racconto unico ed emozionante che ha al centro una grande Diva che ha saputo essere, prima di tutto, una grande donna, insuperata, insuperabile, diventata un’icona del cinema internazionale.

fonte: di 

venerdì 26 agosto 2022

Festival di Venezia 79, Franco Zeffirelli – Conformista Ribelle: trama e anticipazioni docufilm in Concorso in Venezia Classici

Tutto quello che c’è da sapere su “Franco Zeffirelli – Conformista Ribelle”, il docufilm in Concorso a Venezia 79 nella sezione Venezia Classici.

Franco Zeffirelli – Conformista Ribelle, nuovo docufilm di Anselma Dell’Olio sull’iconico regista italiano di classici intramontabili come La bisbetica domata (1967), Romeo e Giulietta (1968) e Un tè con Mussolini (1999), è stato selezionato in concorso alla 79. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nella sezione “Venezia Classici”

Trama e cast

“Franco Zeffirelli – Conformista ribelle” è un docufilm che racconterà i momenti decisivi, i punti di svolta, le montagne russe di una brillante, movimentata carriera internazionale e la rocambolesca esistenza umana di un grande artista italiano. Un grande protagonista oggetto di onori, osanna e critiche aspre ancora oggi.

Con i contributi di Giancarlo Antognoni, Adriana Asti, Urbano Barberini, Roberto Bolle, Fabio Canessa, Valerio Cappelli, Marina Cicogna, Sinéad Cusack, Caterina D’Amico, Tommaso D’Amico, Placido Domingo, Titti Foti, Raimonda Gaetani, Marco Gandini, Massimo Ghini, Giancarlo Giannini, Vittorio Grigolo, Jeremy Irons, Maurizio Millenotti, Andrea Minuz, Dario Nardella, Daniel Oren, Francesco Papa, Gianni Quaranta, Riccardo Tozzi, Luca Verdone, Alessio Vlad, Pippo Zeffirelli.

Curiosità

  • “Franco Zeffirelli – Conformista Ribelle” è scritto e diretto da Anselma Dell’Olio, già autrice di due celebri retrospettive su due grandi Maestri del passato: Fellini degli Spiriti su Federico Fellini e La Lucida Follia di Marco Ferreri che le è valso il David di Donatello per Miglior Documentario.
  • Franco Zeffirelli, scomparso a Roma il 15 giugno 2019, ha vinto 5 David di Donatello (incluso un David speciale alla carriera) e ricevuto due candidature all’Oscar al miglior regista nel 1969 per Romeo e Giulietta e alla miglior scenografia nel 1983 per La Traviata.
  • Il film è prodotto da Francesca Verdini con Pietro Peligra e realizzato con il patrocinio della Fondazione Zeffirelli Onlus. La Fondazione Franco Zeffirelli nasce a Firenze nel 2017 per volere del Maestro che ha voluto così donare alla sua ciEà e al mondo intero il patrimonio artistico realizzato in settanta anni di carriera e composto di bozze, storyboard, modellini, costumi, foto di scena e di set e installazioni multimediali. La Fondazione contiene al suo interno il museo, l’archivio e la biblioteca. Al suo interno svolge attività di formazione nel campo dei mes2eri dello spettacolo attraverso il Centro Internazionale per le arti dello Spettacolo.
  • “Franco Zeffirelli – Conformista Ribelle” è una produzione La Casa Rossa e RS Productions in collaborazione con RAI Cinema.
  • Note di produzione

    Bellissimo come una star di Hollywood, da origini come figlio di N. N. è salito alla fama planetaria come regista, art director, pittore, ideatore di cinema, teatro e opera lirica. Il progetto verrà impreziosito da interviste originali e d’epoca con le star più acclamate che l’hanno conosciuto, ammirato e amato, tra le quali Maria Callas, Elizabeth Taylor, Richard Burton, Anna Magnani, e con i familiari, amici e collaboratori più stretti. 

    Ci saranno clip dai suoi film e documentari, dalle sue opere liriche, e materiali di archivio, foto, disegni e molto altro, intesseranno un coinvolgente racconto che renderà giustizia alla persona e all’artista – non solo “il Maestro” – in tutte le sue multiformi e anche opposte sfaccettature. Il suo carattere dualistico si manifesta nella sua vasta produzione artistica, ma anche nelle sue scelte politiche, nella sua spiritualità e amore per il mistero, nelle amicizie e nelle leggendarie polemiche con critici avversari. Questo scontro di opposti offrirà un ritratto a tutto tondo, con alti e bassi continui, di un artista che ha promosso e onorato la cultura italiana più alta e più popolare nelle grandi capitali mondiali per molti decenni. Un grande protagonista oggetto di onori, osanna e critiche aspre ancora oggi. Tutto questo e molto altro è “Franco Zeffirelli – Conformista ribelle”.

    fonte: di Pietro Ferraro  www.cineblog.it

domenica 10 luglio 2022

Libri: "Audrey. Gli anni '60" di David Wills e Sthephen Schmidt, tradotto da I.Katerinov

L'attrice che negli anni '50 aveva conquistato il pubblico con la sua personalità irriverente e spontanea si trasforma nel decennio seguente in diva sofisticata e trend-setter inarrivabile. 

Gli anni '60 sono il momento di massimo splendore per Audrey, un decennio in cui il suo stile dal fascino essenziale e chic farà di lei un'icona dell'immaginario collettivo, nonché la star più imitata al mondo. 

Per questo volume, il curatore David Wills ha selezionato una delle raccolte di scatti più esclusivi della diva, con ritratti di fotografi del calibro di Richard Avedon, Bert Stern, Cecil Beaton, Douglas Kirkland, William Klein, Terry O'Neill, Bob Willoughby e molti altri. 

Fra le perle del libro, immagini rare ottenute dai negativi originali, scatti rubati sui set di Colazione da Tiffany, Sciarada, My Fair Lady, Come rubare un milione di dollari e vivere felici e immagini di photo session di moda, comparse prima d'ora soltanto su "Vogue". 

Le immagini, accompagnate da riflessioni e ricordi di amici, fotografi, stilisti, colleghi e da commenti della stessa Audrey, contribuiscono a comporre un ritratto a più voci della diva e offrono un toccante omaggio alla sua bellezza e al suo stile intramontabile. 

fonte: www.lafeltrinelli.it

lunedì 4 luglio 2022

Torino: Forever Marilyn, in Italia la mostra fotografica sulla diva. Con scatti di Sam Shaw, dal 2 luglio al 18 settembre a Stupinigi

(ANSA) - Arriva a Torino, dal 2 luglio al 18 settembre, alla Palazzina di caccia di Stupinigi, e per la prima volta in Italia, 'Forever Marilyn', la selezione più ampia mai esposta di fotografie realizzate da Sam Shaw a Marilyn Monroe, per commemorare i 60 anni della morte dell'attrice, diva tra le dive. Sono scatti sia in bianco e nero sia a colori, nel privato e nel backstage dei suoi film di maggior successo.

Ci sono anche fotografie iconiche tratte dai set come quello di 'Quando la moglie è in vacanza' in cui l'aria proveniente dalle grate della metropolitana di New York le solleva la gonna, mirabilia e oggetti di proprietà dell'attrice tra cui scarpe, abiti, biglietti di aereo, molti appartenenti a Ted Stampfer, il maggior collezionista al mondo di oggetti di e su Marilyn, acquistati alle aste, e co-curatore della mostra, prodotta e curata da Next Exhibition. 

Una mostra 'intima' che da' la la possibilità allo spettatore di conoscere il lato più nascosto della Monroe, sempre sorridente, alla perenne ricerca della felicità, nonostante le ansie che si portava dietro dall'infanzia. Le immagini si alternano ad aforismi, dedicati all'universo femminile e al rapporto con la fama e la celebrità. Tema centrale il rapporto tra uomo e donna e la continua ricerca spasmodica dell'amore da parte della diva. con particolare riferimento alla sua relazione con Arthur Miller, drammaturgo e sceneggiatore statunitense e suo terzo marito. (ANSA).  

fonte: Redazione ANSA www.ansa.it  RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

domenica 19 giugno 2022

Cinema > Jean-Louis Trintignant, l'uomo e l'attore: un monumento all'arte della recitazione

Definire attore Jean-Louis Trintignant, scomparso il 17 giugno a 91 anni, sembra quasi riduttivo della sua interpretazione di un mestiere che ha praticato a 360 gradi, senza distinzioni. Ricordiamo qualcosa della sua carriera.

Ha avuto una vita lunga, Jean-Louis Trintignant, morto ieri venerdì 17 giugno all'età di 91 anni. Morto, come ha comunicato la famiglia, semplicemente di vecchiaia, non per il cancro alla prostata che aveva annunciato qualche anno fa, né per il diabete, o meglio, per un insieme di tutti questi acciacchi fatali ad una certa età, dopo una vita vissuta pienamente. Definire attore Jean-Louis Trintignant, discendente da una facoltosa famiglia con molti piloti automobilistici nei ranghi (tra cui il nonno e uno zio), e vittorioso pilota di rally anch'esso, sembra quasi riduttivo. Perché se c'è uno che ha interpretato quest'arte a 360 gradi è stato proprio lui, scegliendo i ruoli secondo l'interesse e la qualità dei personaggi, senza fare inutili e accademiche distinzioni tra film d'autore e genere. Quasi tutti i giornali italiani in queste ore titolano citando Il sorpasso, dove un giovane Trintignant (aveva 32 anni ma sembrava un ragazzino), col suo volto pulito e la sua ingenuità da ragazzo di provincia (quello che in fondo era, avendo dovuto cancellare per lavorare il suo accento provenziale) era la preda ideale della personalità esplosiva e distruttiva del Bruno di Vittorio Gassman. In quell'occasione, ironia della sorte, gli toccò sedere al posto del passeggero, e non mancò di raccontare, ridendo, che l'attore italiano era un pessimo guidatore. Ma una parte importante della carriera di Trintignant si svolse proprio in Italia, e noi vogliamo ricordare proprio i film che girò da noi, prima degli altri in Europa e con grandi registi, tra i tantissimi (146 secondo IMDB, ma vai a sapere) che ha interpretato.

Il Jean-Louis Trintignant italiano

Prima de Il sorpasso, nel 1959, debutta nel cinema italiano, sull'onda del grande successo di Piace a troppi, con Brigitte Bardot, in Estate violenta di Valerio Zurlini, regista che ha sempre amato gli attori francesi e con cui tornerà a lavorare, molti anni dopo, ne Il deserto dei Tartari. Si riunisce poi a Gassman un anno dopo Il sorpasso ne Il successo, altra pellicola sul boom economico, attribuita a Mario Morassi ma girata in gran parte ancora da Risi. Nel 1965 lavora con Gianni Puccini in Io uccido, tu uccidi, episodio del film La donna che viveva sola. Due anni dopo è protagonista di Col cuore in gola di Tinto Brass, un giallo che si avvale della collaborazione di Guido Crepax. Nel 1968 lavora con Gina Lollobrigida e (di nuovo) Ewa Aulin nel cult di Giulio Questi La morte ha fatto l'uovo. Nello stesso anno esce il capolavoro dello spaghetti western Il grande Silenzio, in cui Sergio Corbucci lo affianca a Klaus Kinski, in un film girato sulle nevi di Cortina, nel ruolo di un bounty killer muto. Un film nichilista, con la colonna sonora di Ennio Morricone, da recuperare assolutamente (se non l'avete visto, sta su Prime Video), adorato da registi come Alex Cox e Quentin Tarantino, che vi ha attinto in diverse scene, oltre che per l'ambientazione, di The Hateful Eight. A questa splendida prova seguono La matriarca, di Pasquale Festa Campanile, Metti, una sera a cena di Giuseppe Patroni Griffi e Così dolce... così perversa di Umberto Lenzi, prima di arrivare nel 1970 all'acclamato ruolo protagonista ne Il conformista di Bernardo Bertolucci, dall'omonimo romanzo di Alberto Moravia.

Nel primo giorno delle riprese, la sua bambina di 10 mesi, in albergo con lui e la moglie Nadine Marquand (attrice e regista che l'ha anche diretto), improvvisamente non respira più. Con la collaborazione dei romani (di cui Trintignant confesserà nell'occasione di aver scoperto la grande umanità), è una corsa disperata verso l'ospedale, ma la piccola non ce la fa. È il primo dei grandi dolori personali per l'uomo Jean-Louis, che nonostante questo riesce ad offrire a Bertolucci una splendida performance. Non è la prima volta che Trintignant, figlio di un partigiano e antifascista, interpreta in maniera convincente la frustrazione di un uomo che sta dalla parte sbagliata. Nel 1972 riceve un David di Donatello Speciale, purtroppo uno dei pochi riconoscimenti della sua carriera. Dopo qualche anno in cui torna al cinema e al teatro francesi, interpreta per Luigi Comencini La donna della domenica, dal romanzo di Fruttero e Lucentini, con Marcello Mastroianni. L'anno successivo, il 1976, torna a lavorare con Valerio Zurlini, che lo aveva diretto nel suo primo film italiano, ne Il deserto dei Tartari da Dino Buzzati, in un cast all star dove è il maggiore medico Rovine. Quattro anni dopo lavora con un altro grande regista italiano, Ettore Scola, in La terrazza, in cui lo affianca anche la giovane amatissima figlia Marie. Il suo ruolo è quello di Enrico, lo sceneggiatore in crisi d'idee e con un esaurimento nervoso. Col regista torna a lavorare tre anni dopo in Passione d'amore e nel 1982 in Il mondo nuovo. L'anno successivo è Dario, protagonista del film sul terrorismo Colpire al cuore, esordio di Gianni Amelio, suo addio al cinema italiano per tornare in Francia, dopo un'incursione americana in Sotto tiro di Roger Spottiswoode.

Jean-Louis Trintignant e i grandi del cinema mondiale

Come dicevamo all'inizio, sono innumerevoli le collaborazioni di Trintignant coi maggiori registi del cinema europeo e mondiale. Ricordiamo tra queste il sodalizio con Costa Gavras, per cui interpreta il giallo Vagone letto per assassini ed è protagonista dello splendido Z – L'orgia del potere, sulla dittatura dei colonnelli greci, Oscar come miglior film straniero e premio della Giuria a Cannes. Tra i registi francesi lavora con Roger Vadim nel citato Piace a troppi, Le relazioni pericolose e Il Castello in Svezia; e ancora con Jacques Demy, Henry-Georges Clouzot, René Clement, Alain Robbe-Grillet, Eric Rohmer (splendida la sua performance in La mia notte con Maud), Michel Deville, Claude Berri, François Truffaut (Finalmente domenica, capolavoro di entrambi), Régis Wagner, lo svizzero Alain Tanner, Enki Bilal, Bertrand Blier, Jacques Audiard e moltissimi altri. Importantissimo nella sua carriera Claude Lelouch, che gli affida uno dei suoi ruoli più popolari e amati in Un uomo, una donna, che vent'anni dopo riprenderà in Un uomo, una donna oggi e con cui lavora anche in La canaglia, Viva la vita, Tornare per rivivere. Con Lelouch è il suo ultimo film, del 2019, I migliori anni della nostra vita. Tra i suoi ruoli migliori con grandi registi, infine, impossibile non citare Amour di Michael Haneke e Tre colori: Film rosso di Krysztof Kieslowski.

Jean-Louis Trintignant, una carriera impressionante ma poco riconosciuta e una vita funestata da tragedie

Ironico, colto, simpatico: così appare Trintignant nelle interviste. Nella sua carriera, trascorsa in gran parte anche sulle tavole del palcoscenico, è riuscito a fare mille cose ed ha avuto relativamente pochi riconoscimenti ufficiali: cinque nomination e un solo César, meritato ma tardivo, per Amour, per cui ha vinto anche l'European Film Award, e un Orso d'Argento a Berlino per la sua performance in L'uomo che mente di Alain Robbe-Grillet. Ma i grandi attori non sono definiti dai premi, bensì dalla qualità del lavoro che lasciano in eredità. In questa vita così lunga e così operosa, il dolore più terribile per lui, dopo la perdita della prima figlia neonata, è stato l'omicidio della figlia Marie Trintignant, a 41 anni madre di 4 figli, per mano del suo compagno di allora, Bertrand Cantat, nel 2003. Non solo le circostanze atroci di questo femminicidio, ma anche i soli 4 anni di carcere scontati dal cantante dei Noir Désir per aver ucciso di botte la figlia, lo avevano molto provato ed era tornato a parlarne, anche se non aveva mai fatto spettacolo di un dolore intimo così lacerante. Sembra che sia morto serenamente nella sua casa, accanto all'ultima moglie Marianne Hopfner, circondato dall'affetto del figlio Victor e dei nipoti. Speriamo almeno che abbia ricevuto in cambio di quel dolore la consapevolezza di essere amato e apprezzato da milioni di persone in tutto il mondo.

Qui puoi conoscere la carriera e le curiosità sulla vita privata di Jean-Louis Trintignant, leggere le notizie più recenti, trovare tutti i premi vinti e guardare le foto e i video. Schede di riferimento

fonte: di Daniela Catelli  www.comingsoon.it

giovedì 3 febbraio 2022

E' morta Monica Vitti, icona assoluta del cinema italiano del '900

La grande attrice aveva compiuto 90 anni il 3 novembre. Da anni si era ritirata a vita privata a causa di una malattia neurodegenerativa, venerdì la camera ardente in Campidoglio e sabato i funerali. Foto Ansa

E' morta Monica Vitti. La notizia è stata data dal compagno dell'attrice, Roberto Russo. Nata Maria Luisa Ceciarelli a Roma, il 3 novembre del 1931, aveva compiuto da qualche mese 90 anni. Attrice icona del cinema italiano, era assente dalle scene dal 2001, quando per l'ultima sua apparizione ufficiale fu ricevuta al Quirinale per i David di Donatello. Musa di Michelangelo Antonioni, regina della commedia all'italiana al fianco di Alberto Sordi. 

Venerdì 4 febbraio verrà allestita la camera ardente in Campidoglio, mentre sabato 5, alle 15:00, si terranno i funerali nella Chiesa degli artisti a Piazza del Popolo, a Roma.

L'attrice era affetta da una malattia neuro degenerativa simile all'Alzheimer, che l'ha isolata da tutti, protetta dal marito Roberto Russo. E proprio lui, che ha sempre combattuto le false notizie su di lei che popolavano la rete, ha dovuto dare oggi la triste notizia.>>  QUI

Scelse un nome d'arte con cui rimpiazzare il nomignolo di "Setti vistini" con cui la chiamavano amici e familiari per la sua capacità di cambiarsi in fretta e furia come un personaggio di Fregoli. Un cognome che le ricordasse la madre amatissima (Adele Vittiglia) e un nome che le "suonasse bene" e non andasse ancora di moda.

Il debutto al cinema nel '55 con un piccolo ruolo nell'"Adriana Lecouvreur" di Guido Salvini a fianco di mostri sacri come Valentina Cortese, Gabriele Ferzetti e Memo Benassi, ma 5 anni dopo si incarna nella silenziosa musa di Antonioni per il primo dei quattro film che vanno sotto il segno dell'"incomunicabilità": "L'avventura".

Nei successivi quattro anni diventerà una diva internazionale grazie a titoli indimenticabili come "La notte", "L'eclisse", "Deserto rosso", ma l'incontro con Antonioni data già dal 1957 quando presta la voce a Dorian Gray ne "Il grido". Tutti i grandi registi internazionali la vogliono anche perché oltre a un volto bellissimo e misterioso sfoggia una voce roca e pastosa che (proprio come Claudia Cardinale negli stessi anni) afferma una diversità dalla scuola tradizionale di dizione.

Negli stessi Anni 60 si è cimentata più volte con la tv ed ha avuto un riconoscimento speciale con la partecipazione alla tormentata giuria del festival di Cannes del 1968 quando si dimette dal suo ruolo in solidarietà ai contestatori della Nouvelle Vague. E' in questo momento che decide di dare un taglio alla sua immagine più consolidata e abbraccia l'idea della commedia grazie a Mario Monicelli che la vuole protagonista de "La ragazza con la pistola". Il successo è popolare.

Monica Vitti ha dominato nel cinema italiano degli Anni 70, permettendosi stravaganze di qualità (come nei ruoli cuciti sul suo fascino da Miklos Jacsò, Luis Bunuel, André Cayatte), lavorando coi grandi italiani (da Dino Risi a Ettore Scola, da Monicelli al Luigi Magni de "La Tosca"), affiancando Antonioni nella sperimentazione elettronica de "Il mistero di Oberwald"), trionfando in coppia con Alberto Sordi (specie grazie a "Polvere di stelle" diretto da Albertone), spingendo al debutto dietro la macchina da presa prima Carlo Di Palma (il grande direttore della fotografia che è diventato il suo compagno) e poi il fotografo Roberto Russo che con lei debutta da regista con "Flirt" che le fa vincere il premio come migliore attrice a Berlino nel 1983.

Memorabile il suo sodalizio con Michelangelo Antonioni negli Anni 60,  spettacolare la sua intesa con Alberto Sordi nel cuore della migliore stagione della commedia italiana.

Monica era l'incarnazione vivente dell'epoca d'oro del cinema italiano: bifronte come le grandi attrici: volto, voce, carisma che nessun'altra ha saputo ripetere.

Cresciuta in Sicilia prima della guerra a causa del lavoro del padre (ispettore al commercio), innamorata della recitazione fin dall'adolescenza (quando metteva in scena spettacolini casalinghi per distrarre i fratelli dagli orrori delle bombe negli ultimi anni di guerra), si era diploma nel 1953 all'Accademia d'arte drammatica sotto la guida di Silvio d'Amico e con un maestro-sodale d'eccezione come Sergio Tofano.

C'erano già tutti i segni della sua duttilità d'interprete: il primo la spinse in palcoscenico per affrontare grandi ruoli drammatici (Shakespeare, Moliére, "La nemica" di Nicodemi con cui conquista il pubblico), il secondo la portò a liberare la sua verve istrionica nella riuscita serie di commedie ispirate al personaggio del Signor Bonaventura, allora popolarissimo eroe dei fumetti.

Il Leone d'oro alla carriera, che nel 1995 le venne dato da Gillo Pontecorvo alla Mostra di Venezia, è uno dei maggiori riconoscimenti internazionali ricevuti, insieme ai 5 David, 12 Globi d'oro e i 3 Nastri d'argento guadagnati in patria.

Ha conquistato anche le platee televisive insieme a Mina ("Milleluci" nel '74 e "Domenica in" vent'anni dopo), scritto due libri autobiografici, firmato la sua unica regia ("Scandalo segreto") nel 1990, portato in teatro la grande commedia americana da "La strana coppia" a "Prima pagina". 

All'alba del nuovo secolo il vulcano si spegne, quasi inavvertitamente e solo la dedizione del marito Roberto Russo la protegge dalla curiosità morbosa dei paparazzi. Così oggi la possiamo vedere e ricordare, immortale, nella pienezza della sua arte e della sua vitalità : con quella risata calda, di gola, senza affettazione, che estrarrebbe dal cilindro vedendo le mille celebrazioni, mostre, omaggi a lei dedicati ancora nei mesi della fine del 2021in occasione dei suoi 90 anni.

fonte: https://www.tgcom24.mediaset.it

Movie: Monica Vitti, Italian Film Icon, Dies at 90

Monica Vitti at the Cannes Film Festival in 1992. Courtesy of Getty Images
Michelangelo Antonioni's 'L’Avventura' (1960) and 'La Notte' (1961) died after a long battle with Alzheimer's disease. 

Monica Vitti, an Italian cinema icon and muse to legendary director Michelangelo Antonioni, has died. She was 90.

Italian news agency ANSA reported the news on Wednesday, citing a Twitter post by the former mayor of Rome, Walter Veltroni. Agence France-Presse later reported that the Italian culture ministry has confirmed her death, calling her “an icon best known for her starring roles in films by Michelangelo Antonioni.”

Best known for her roles in the 1950s and 1960s, particularly Antonioni collaborations L’Avventura (1960) and La Notte (1961), Vitti died after a long battle with Alzheimer’s disease, Italian media reported Wednesday.

Italian director and politician Walter Veltroni confirmed her death via Twitter on behalf of Vitti’s longterm partner, Roberto Russo.

Veltroni tweeted: “Roberto Russo, her companion in these years, asks me to communicate that Monica Vitti is no more. I do so with great grief, affection, and nostalgia”.

Born Maria Luisa Ceciarelli in Rome in 1931, Vitti shot to international fame with her starring role in Antoninoni’s L’Avventura, playing a woman who starts up a relationship with the lover of her missing girlfriend. Her cool, detached performance wowed audiences and critics, and she became a muse for Antonioni, appearing in several of his films, including La Noche (1961) alongside Jeanne Moreau and Marcello Mastroianni, and Red Desert (1964) with Richard Harris.

Vitti appeared in several international productions, including James Bond spoof Modesty Blaise (1966) alongside Terence Stamp and Dirk Bogarde, and the comedy On My Way to the Crusades, I Met a Girl Who… (1967) with Tony Curtis.

Later, Vitti became the on-screen partner of great comic actor Alberto Sordi, making several films together, including Polvere di stelle (1973) and I Know That You Know That I Know (1982).

She won five David di Donatello Awards for Best Actress, Italy’s equivalent of the Oscar, as well as a career Golden Lion award at the Venice Film Festival in 1995. Her performance in L’Avventura secured her a BAFTA nomination for Best Foreign Actress in 1961.

Vitti had been absent from public life due to Alzheimer’s since 2001.

source: By Scott Roxborough, Georg Szalai  www.hollywoodreporter.com

martedì 7 settembre 2021

Cinema: È morto l'attore francese Jean-Paul Belmondo

Jean-Paul Belmondo a Cannes nel 2011 - ©Ansa
Aveva 88 anni. Nel 2001 era stato colpito da un ictus da cui si era lentamente ripreso. Nel 2011 aveva ricevuto la palma d'oro alla carriera a Cannes. Lascia in eredità interpretazioni indimenticabili, come quella in 'A bout de souffle' (Fino all'ultimo respiro) di Jean-Luc Godard

È morto l’attore francese Jean-Paul Belmondo, aveva 88 anni. Lo si è appreso dai suoi più stretti collaboratori. Nel 2001 era stato colpito da un ictus e per anni era scomparso da ogni apparizione pubblica. Poi si era ripreso e, nel 2011, aveva ricevuto la Palma d'oro alla carriera a Cannes. Belmondo è morto nella sua casa di Parigi, ha precisato il suo avvocato, Michel Godest, citato da France Presse. "Era molto affaticato da qualche tempo. Si è spento serenamente", ha aggiunto il legale.

Volto del cinema francese

Mostro sacro del cinema francese ed europeo, Belmondo ha girato 80 film. Lascia in eredità ruoli indimenticabili, come quello in 'A bout de souffle' (Fino all'ultimo respiro) di Jean-Luc Godard, o sorvolando il cielo di Venezia, appeso ad un elicottero, in 'Le Guignolo' (Il piccione di Piazza San Marco) di Georges Lautner. 

L'attore con Sophia Loren sul set de La Ciociara - ©Ansa
 Una carriera straordinaria

 Prima di essere catapultato al successo  da 'Fino all'ultimo respiro', l'attore aveva già interpretato 'Charlotte et son Jules' (1958), un cortometraggio sempre di  Godard, e 'A doppia mandata' (1959) di Chabrol. Ma è stato proprio in 'Fino all'ultimo respiro' che è nata l'immagine divistica di Belmondo: personaggio scanzonato, malvivente dilettante, simpaticamente truffatore. 

 Tra i suoi ruoli si ricorda poi quello    in 'Cartouche' (1962) di Phllippe de  Broca, dove interpretò una sorta di Robin Hood alla francese. Interpretò anche 'Il bandito delle 11 ' di Godard, 'Il ladro di Parigi' (1967) di Malle, 'La mia droga si chiama Julie' (1969) di Truffaut, 'Trappola per un lupo' (1972) di Chabrol e 'Stavisky' (1974) di Resnais. Fu anche al fianco di Sophia Loren in 'La ciociara' (1960).

Le reazioni, da Delon a Cardinale

Dopo la notizia della morte di Belmondo, Alain Delon si è detto "completamente annientato".  Mentre Claudia Cardinale ha spiegato: "Sono rimasta sola. Sono addoloratissima, per me è stato e rimarrà, come per tanti altri, l'immagine della vitalità. Nel mio cuore e nella mia memoria non cesserà mai di essere in movimento. Lui era il sorriso, la gioia di vivere, l'audacia e la semplicità". "Io ringrazio la vita - ha concluso - per aver unito i nostri percorsi. Il mio affetto più profondo va ai suoi familiari e in particolari ai suoi figli. Addio Jean-Paul".

L'omaggio di Macron: patrimonio nazionale

A ricordare Belmondo, anche il presidente francese Emmanuel Macron: "Resterà per sempre 'Le Magnifique' (Il Magnifico, ndr.) Jean-Paul Belmondo era un patrimonio nazionale, pieno di brio e risate, toni forti e fisico svelto, eroe sublime e figura famigliare, infaticabile temerario e mago delle parole. In lui, ci riunivamo tutti", ha scritto in un tweet d'omaggio

fonte: https://tg24.sky.it

mercoledì 12 maggio 2021

David di Donatello 2021 a Sophia Loren: “Sembra la prima volta”

L'attrice premio Oscar è stata premiata per la sua interpretazione nel film La vita davanti a sé del figlio Edoardo Ponti.

Settimo David di Donatello per il mito vivente Sophia Loren, uno dei simboli intramontabili del cinema italiano, che a 86 anni ha ritirato la statuetta per la migliore attrice protagonista per la sua interpretazione nel film La vita davanti a sé diretto dal figlio Edoardo Ponti

Standing ovation della platea e una grande commozione per l’attrice premio Oscar sorretta dal figlio e dal conduttore Carlo Conti – che nonostante le restrizioni anti Covid non ha resistito a baciarla – che prima di pronunciare il suo discorso di ringraziamento si è lasciata scappare con la sua solita spontaneità: “Madonna mia, aiutatemi!”.

Il discorso di Sophia Loren ai David di Donatello 2021

È difficile credere che la prima volta che ho ricevuto un David sia stato più di 60 anni fa, ma stasera sembra di nuovo la prima volta, vi ringrazio tanto per questo applauso meraviglioso, ma l’emozione è la stessa e anche di più, e la gioia è la stessa.  Condivido questo premio con tutto il cast e specialmente con il protagonista, un bambino meraviglioso, che si chiama Ibrahima, un giovane attore di grandissimo talento che in questo film è davvero magico. E infine ringrazio il mio regista, Edoardo, il suo cuore e la sua sensibilità hanno dato vita e anima a questo film e al mio personaggio. Per questo anche a mio figlio sono veramente molto grata perché è un uomo meraviglioso e ha fatto un film veramente molto bello. Forse sarà il mio ultimo film, questo non lo so, ma dopo tanti film ho ancora voglia di farne uno sempre bello, con una storia meravigliosa perché io senza il cinema non posso vivere assolutamente!”

Quel suo “forse sarà il mio ultimo film” nonostante l’inevitabilità della cosa vista l’età dell’attrice e la difficoltà che ha dimostrato ieri sera nel parlare e muoversi, ha colpito perché segna il tramontare di un’epoca che ha reso grande il cinema italiano, amato in tutto il mondo, acclamato per i grandi protagonisti che abbiamo avuto tra registi, attori e attrici. Sophia Loren è stata ed è una di loro e anche se questo David appare più come un nuovo omaggio alla sua carriera emoziona come sia riuscita nuovamente a regalare al pubblico dopo tanti anni un’interpretazione intensa e commovente, confermando, qualora ce ne fosse stato bisogno, il suo grande talento che il tempo non ha scalfito.

Come non ha scalfito la sua simpatia e autoironia con la quale ha voluto specificare perché non ha preso in mano il David: “Non posso prendere il premio qui perché se no cado io e il premio!”.

fonte: di Caterina Sabato  www.cinematographe.it