La Cassazione dice no alla sterilizzazione forzata per la rettificazione degli atti di stato civile delle persone transessuali
(Copia pdf della sentenza n.15138/2015 LINK:
http://www.retelenford.it/images/Cass_Civ_15138-15.pdf)
Con una decisione storica la prima sezione della Corte di cassazione (sentenza n. 15138/2015) ha deciso che per ottenere la rettificazione degli atti anagrafici non è obbligatorio l'intervento di adeguamento degli organi riproduttivi.
Il ricorso è stato presentato dagli avvocati e le avvocate di Rete Lenford - Avvocatura per i diritti LGBTI (Avvocati Bilotta e Genova), insieme con l'avvvocata Gracis, da tempo a fianco delle persone transessuali che hanno subito danni nell’ambito di interventi di rettificazione chirurgica del sesso. L'impegno degli avvocati e delle avvocate di Rete Lenford, come pure di singoli avvocati e avvocate con cui l'Associazione collabora, mettendo a loro disposizione il bagaglio di conoscenze che in questi anni ha accumulato, testimonia la funzione sociale che l’avvocatura svolge per l'avanzamento dei diritti nel nostro Paese.
Nel caso deciso dalla Cassazione, l'assistita, una persona trans di 45 anni aveva già ottenuto nel 1999 una sentenza che l'autorizzava all'intervento chirurgico. Ciononostante aveva rinunciato alla demolizione/ricostruzione chirurgica dei propri caratteri primari, avendo raggiunto nel tempo un equilibrio psico-fisico e che da 25 anni vive ed è socialmente riconosciuta come donna. Sia il tribunale di Piacenza che la corte d'appello di Bologna, a cui la stessa si era rivolta per ottenere la rettificazione dello stato civile pure in assenza dell'intervento chirurgico, avevano respinto la richiesta aderendo a quella giurisprudenza di merito, sino ad oggi prevalente, che subordinava la modificazione degli atti anagrafici all’effettiva e concreta esecuzione del trattamento chirurgico sui caratteri sessuali primari (organi genitali).
La cassazione sostiene che “La percezione di una disforia di genere (secondo la denominazione attuale del D.S.M. V, il manuale statistico diagnostico delle malattie mentali) determina l’esigenza di un percorso soggettivo di riconoscimento di questo primario profilo dell’identità personale né breve né privo d’interventi modificativi delle caratteristiche somatiche ed ormonali originarie. Il profilo diacronico e dinamico ne costituisce una caratteristica ineludibile e la conclusione del processo di ricongiungimento tra ‘soma e psiche’ non può, attualmente, essere stabilito in via predeterminata e generale soltanto mediante il verificarsi della condizione dell’intervento chirurgico”.
E ancora: “il desiderio di realizzare la coincidenza tra soma e psiche è, anche in mancanza dell’intervento di demolizione chirurgica, il risultato di un’elaborazione sofferta e personale della propria identità di genere realizzata con il sostegno di trattamenti medici e psicologici corrispondenti ai diversi profili di personalità e di condizione individuale. Il momento conclusivo non può che essere profondamente influenzato dalle caratteristiche individuali. Non può in conclusione che essere il frutto di un processo di autodeterminazione verso l’obiettivo del mutamento di sesso, realizzato mediante i trattamenti medici e psicologici necessari, ancorché da sottoporsi a rigoroso controllo giudiziario. La complessità del percorso, in quanto sostenuto da una pluralità di presidi medici (terapie ormonali trattamenti estetici) e psicologici mette ulteriormente in luce l’appartenenza del diritto in questione al nucleo costitutivo dello sviluppo della personalità individuale e sociale, in modo da consentire un adeguato bilanciamento con l’interesse pubblico alla certezza delle relazioni giuridiche che costituisce il limite coerentemente indicato dal nostro ordinamento al suo riconoscimento”.
Secondo la Cassazione, in conclusione: “L’interesse pubblico alla definizione certa dei generi, anche considerando le implicazioni che ne possono conseguire in ordine alle relazioni familiari e filiali, non richiede il sacrificio del diritto alla conservazione della propria integrità psico fisica sotto lo specifico profilo dell’obbligo dell’intervento chirurgico inteso come segmento non eludibile dell’avvicinamento del some alla psiche. L’acquisizione di una nuova identità di genere può essere il frutto di un processo individuale che non ne postula la necessità, purché la serietà ed univocità del percorso scelto e la compiutezza dell’approdo finale sia accertata, ove necessario, mediante rigoroso accertamenti tecnici in sede giudiziale”.
La presidente dell'Associazione avv. Maria Grazia Sangalli esprime la propria soddisfazione per l'esito del procedimento "che ha finalmente chiarito che l'intervento chirurgico di riassegnazione – quando non è frutto di una scelta personale - è uno strumento lesivo dell’integrità fisica e della dignità umana. In molti casi, le terapie ormonali e gli interventi sui caratteri sessuali secondari garantiscono alla persona di raggiungere il proprio equilibrio e fissare la propria identità di genere a prescindere dalla modificazione chirurgica dei caratteri sessuali primari, che comporta interventi dolorosi, invasivi e con conseguenze negative in un’alta percentuale di casi”.
fonte: http://www.retelenford.it/854-la-cassazione-dice-no-alla-sterilizzazione-forzata-per-la-rettificazione-degli-atti-di-stato-civile-delle-persone-transessuali.html
Questo Blog è un aggregatore di notizie, nasce nel 2010, per info e news dall'Italia e dal mondo, per la Danza, Teatro, Cinema, Fashion, Tecnologia, Musica, Fotografia, Libri, Eventi d'Arte, Sport, Diritti civili e molto altro. Ogni articolo riporterà SEMPRE la fonte delle news nel rispetto degli autori e del copyright. Le rubriche "Ritratto d'artista" e "Recensioni" sono scritte e curate da ©Lisa Del Greco Sorrentino, professional dancer e autrice di questo blog
giovedì 23 luglio 2015
mercoledì 22 luglio 2015
Lgbt: A Londra in mostra il lusso di Chanel alla Saatchi Gallery dal 13 ottobre al 1 novembre 2015
In autunno alla Saatchi Gallery “Mademoiselle Privé” per un viaggio nella creatività della maison
Sulla porta d’ingresso dell’atelier di Gabrielle Chanel, in rue Cambon, a Parigi, troneggiano due parole: Mademoiselle Privé.
Da questo spazio di creazione intima è nata una collezione fuori dal tempo. Intarsi in madreperla, ricami preziosi, smalto Grand Feu per una linea di orologi che raccolgono tutti i “Metiers d’Art” della Maison Chanel.
Ma Mademoiselle Privé sarà anche il titolo di una mostra che si terrà in autunno a Londra (13/10-1/11) alla Saatchi Gallery sull’Haute Couture di Chanel. Un viaggio incantato attraverso la creatività della maison che dal secolo scorso rappresenta l’essenza del lusso francese nel mondo.In mostra una selezione di capi Haute Couture di Chanel, una riedizione della celebrata High Jewellery Collection «Bijoux de Diamants», creata nel 1932 da Coco e uno spazio dedicato all’iconico profumo Chanel N.5.
Una full immersion nelle origini delle creazioni di Chanel, che cattura la personalità carismatica e lo spirito irriverente di Mademoiselle Coco e del suo successore alla direzione artistica della maison Karl Lagerfeld. Installata su tre piani della galleria, la mostra punterà agli elementi iconici della griffe fondata da Gabrielle Chanel e reinventata da Karl Lagerfeld, custode dei codici estetici della maison.
fonte: http://www.lastampa.it
Sulla porta d’ingresso dell’atelier di Gabrielle Chanel, in rue Cambon, a Parigi, troneggiano due parole: Mademoiselle Privé.
Da questo spazio di creazione intima è nata una collezione fuori dal tempo. Intarsi in madreperla, ricami preziosi, smalto Grand Feu per una linea di orologi che raccolgono tutti i “Metiers d’Art” della Maison Chanel.
Ma Mademoiselle Privé sarà anche il titolo di una mostra che si terrà in autunno a Londra (13/10-1/11) alla Saatchi Gallery sull’Haute Couture di Chanel. Un viaggio incantato attraverso la creatività della maison che dal secolo scorso rappresenta l’essenza del lusso francese nel mondo.In mostra una selezione di capi Haute Couture di Chanel, una riedizione della celebrata High Jewellery Collection «Bijoux de Diamants», creata nel 1932 da Coco e uno spazio dedicato all’iconico profumo Chanel N.5.
Una full immersion nelle origini delle creazioni di Chanel, che cattura la personalità carismatica e lo spirito irriverente di Mademoiselle Coco e del suo successore alla direzione artistica della maison Karl Lagerfeld. Installata su tre piani della galleria, la mostra punterà agli elementi iconici della griffe fondata da Gabrielle Chanel e reinventata da Karl Lagerfeld, custode dei codici estetici della maison.
fonte: http://www.lastampa.it
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"RITRATTO D'ARTISTA" In esclusiva per LISADELGRECO > FASHION DESIGNER: INTERVISTA A MICHELE CHIOCCIOLINI
RITRATTO D'ARTISTA è uno spazio dedicato a persone del mondo dell'Arte, dello Spettacolo e del Fashion Style.
Come i lettori ormai sapranno, in questa rubrica spesso saranno artisti con cui ho avuto il piacere di lavorare, o comunque di aver conosciuto personalmente, come nel caso dell'Artista che vi presento oggi.
Michele Chiocciolini, (a sinistra in una foto di Laura Anichini) giovane fashion designer nasce a Firenze. Il suo amore per la bellezza e la ricerca di un linguaggio contemporaneo lo hanno portato a sviluppare uno spirito poliedrico e colto.
Mentre porta avanti gli studi in Architettura, inizia a fare le prime esperienze come fashion designer,assecondando l’esigenza di una più libera e totale creatività.
Il giovane designer fiorentino ha debuttato nel Luglio 2011, con un fashion show che si è tenuto nello storico Atelier di Roberto Cavalli a Firenze.
Questa prima collezione è nata dalla volontà di trasferire sugli abiti gli sviluppi pittorici della sua creatività e di trasmettere l’idea della ruvidezza che gli era stata suscitata dalle campagne fiorentine. Abiti-Giacca ispirati ai costumi della campagna e all’eleganza nobile Toscana.
In foto a sinistra l'abito in seta della prima collezione Michele Chiocciolini "Arte Indossata" quadri stampati su tessuti pregiati. Photo di Matteo Trentanove (clicca per ingrandire)
Nell’Atelier Chiocciolini, fondato nel 2012 a Firenze, in Via Del Fico 3R non esiste soltanto la moda e non si parla soltanto di questa.
Qui avviene magicamente una ricerca di costume e si sviluppano connessioni complementari che ne fanno un centro di idee e collaborazioni.
A destra l'Atelier Chiocciolini
(Photo www.pinterest.com/chryspap/unusualflorence clicca per ingrandire)
Le sue collezioni uomo donna e accessori dimostrano una grande interscambiabilità di generi, e al tempo stesso conservano una precisa identità.
A sinistra Photo Angelo Trani (clicca per ingrandire)
Particolare attenzione merita la linea di Clutch ideate dal designer ed ispirate ad immagini Pop, che ne trasfiguarano il significato.
Forte è la volontà del designer di rievocare le forme architettoniche.
Questa attitudine è visibile nei suoi disegni, che nascono da linee nette e geometriche dove tuttavia non restano estranee la morbidezza e la fluidità.
Gesti mentali flessibili, emozioni tramutate in oggetti, sogni in materia. Risultati di un grande lavoro e di uno studio complesso dove la ricerca della bellezza futura, si fonda sulla consapevolezza di quella passata.
La ricerca porta Michele Chiocciolini alla creazione di una linea di clutch da uomo diventate oggi il suo punto di forza.
Si tratta di clutch in pelle interamente made in Italy, tagliate e cucite a mano da sapienti mani artigiane di uno dei più antichi laboratori fiorentini.
A destra Photo Niccolò Brogelli per Florence Foto Factory (clicca per ingrandire)
Le clutch sono ispirate ad immagini pop che hanno accompagnato da sempre l’immaginario di Michele Chiocciolini, immagini che rimandano agli anni ’80: i graffiti, New York, Madonna, Prince, Keith Haring…
La qualità nell’uso dei materiali e nella manifattura rimanda sicuramente alla tradizione dei più abili pellettieri fiorentini, i disegni rendono le borse al tempo stesso contemporanee, pratiche ed eleganti.
Le immagini stilizzate trasfigurano il significato originale, la volontà è quella di rievocare forme architettoniche, e ciò è chiaramente visibile nei disegni che prendono vita da linee nette e geometriche dove tuttavia non restano estranee la morbidezza e la fluidità.
Nasce così la dog clucth, che si evolve in seguito nella star clutch e nella palm clutch, ormai definibili come carryover del brand. In occasione di Pitti Uomo 87 Michele Chiocciolini ha aperto le porte del suo atelier fiorentino per presentare l’ultima evoluzione, la Golden Crowns Clutch Capsule Collection.
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IN ESCLUSIVA PER IL NOSTRO BLOG Lisa Del Greco ha intervistato Michele Chiocciolini
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Ciao Michele, quindi nel 2011 è stato lanciato il brand che porta il tuo nome, che percorso è stato arrivare fin qui?
Esatto, il brand Michele Chiocciolini nasce nel 2011 con una sfilata svoltasi nel primo atelier fiorentino di Roberto Cavalli.
Ricordo ancora con entusiasmo la serata con una passerella illuminata da 1000 luci, che costeggiava la vasca del giardino della villa ottocentesca.
Un'emozione unica, lì ho percepito realmente che la passione per la moda stava diventando un lavoro.
Da quel momento la strada come designer è stata un percorso caratterizzato da sfide lavorative sempre più ardue ma anche stimolanti.I progetti e le collaborazioni si sono moltiplicate. In un solo anno è nata la mia prima capsule collection di clutch bags tra cui il carry over del mio brand la dog clutch. (Photo clutch twitter.com/chiocciolini clicca per ingrandire)
Quale è il processo creativo che si cela dietro ad ogni tua creazione?
Quando progetto devo essere in un luogo estraneo dalla mia routine lavorativa....non riesco ad avere uno studio fisso come luogo creativo piuttosto un atelier studio-contenitore,dove poter ricavare più angoli dediti alla creatività.
In genere mi immergo in un mondo immaginario fatto di ciò di cui ho bisogno in quel momento...bisogno come necessità personale.
Tutto fa parte di quel mondo: musica, arte, disegno, stoffe, storia...ispirazioni di ogni genere vanno a costruire una idea. Questa idea cerco di farla divenire un abito o disegno da utilizzare per la stampa delle mie stoffe.
Michele Chiocciolini fotografato da Laura Anichini (clicca per ingrandire)
Ti ricordi il primo abito che hai creato? e per chi?
Il primo abito disegnato su commissione lo realizzai per una mia amica, Guendalina Canessa, un macramè giallo limone che lasciava intravedere una magnifica silhouette
in modo molto sensuale .
Cosa ti ha dato in termini di visibilità partecipare e vincere il reality televisivo "Fashion Style"?
Fashion style è stata una esperienza lavorativa arrivata in un momento giusto della mia carriera. Parteciparvi ha espanso di gran lunga la visibilità e conoscenza del mio brand.
Molte le opportunità lavorative, straordinaria l'esperienza del mio abito per Alessia Marcuzzi.
Unica l'occasione per rapportarmi con un mezzo di comunicazione che non avevo mai considerato:la televisione. È stato divertente ed entusiasmante...lo rifarei. (foto www.tvblog.it/clicca per ingrandire)
Quali difficoltà hanno i giovani stilisti nel farsi conoscere?
Le difficoltà sono molte,rendere il tuo prodotto riconoscibile e credibile sul mercato non è sicuramente cosa semplice. l'idea deve essere buona, il prodotto valido,di bella fattura, hand Made in Italy e deve avere carattere. Quello che credo io: e che si debba vedere l'amore con cui è stato creato...Quello che spero comunichino le mie creazioni.
Quali sono le tue fonti di ispirazione?
La musica ,l'arte,i viaggi, l'architettura,il cinema, la lettura,le persone. Queste sono le mie più grandi fonti di ispirazione. Come designer la poesia di Antonio Marras e l'immensità di Yves Saint Laurent.
Come descriveresti il tuo stile?
Il mio stile è eclettico, spazia nei miei 1000 interessi, principalmente caratterizzato da tagli geometrici alle volte evidenziati da stoffe ferme come il "canvas" alle volte meno percepibili poiché celati dall'utilizzo di stoffe più romantiche come il macramè. Photo Angelo Trani (clicca per ingrandire)
Cosa vuoi che emerga nelle tue collezioni?
Contemporaneità e poesia. Questa per rendere l'idea deve essere breve
Quale sarebbe la testimonial ideale per il tuo brand?
Per l'uomo David Bowie per la donna adoro Tilda Swinton,due mondi simili.
Qual è la donna a cui ti rivolgi?
Una new yorker (o comunque una donna di una grande città/metropoli) che non rinunci all'eleganza anche nella frenesia dei ritmi urbani.
Il successo professionale del quale vai più fiero ?
Sicuramente la mia linea di borse che hanno come ispirazione le mie grafiche con disegni stilizzati del mio mondo a pastelli ed in particolare la "Dog Clutch".
Quali sono i tuoi obbiettivi futuri professionalmente parlando?
Molti Lisa, per scaramanzia non li elencherò tutti, ti confido solo che mi piacerebbe che il mio nome riportasse immediatamente alla moda e a Firenze, la mia città è la mia più grande ispirazione insieme al mio paese di origine Castagno d'Andrea e al mio ormai buon ritiro a Marciana Marina all'Elba. Photo Niccolò Brogelli per Florence Foto Factory (clicca per ingrandire)
PER INFO
Atelier Michele Chiocciolini
Via Del Fico 3R Piazza Santa Croce - Firenze
www.michelechiocciolini.it info@michelechiocciolini.it
PAGINA FB: Atelier Michele Chiocciolini Via Del Fico 3R
TWITTER: https://twitter.com/chiocciolini
Photo Margherita Cialdi per Florence Foto Factory (clicca per ingrandire)
Fonte: Intervista di Lisa del Greco per http://lisadelgreco.blogspot.com/ © Riproduzione riservata
Esclusiva per NEWS DAL MONDO LGBT E NON SOLO © Riproduzione riservata
Come i lettori ormai sapranno, in questa rubrica spesso saranno artisti con cui ho avuto il piacere di lavorare, o comunque di aver conosciuto personalmente, come nel caso dell'Artista che vi presento oggi.
Michele Chiocciolini, (a sinistra in una foto di Laura Anichini) giovane fashion designer nasce a Firenze. Il suo amore per la bellezza e la ricerca di un linguaggio contemporaneo lo hanno portato a sviluppare uno spirito poliedrico e colto.
Mentre porta avanti gli studi in Architettura, inizia a fare le prime esperienze come fashion designer,assecondando l’esigenza di una più libera e totale creatività.
Il giovane designer fiorentino ha debuttato nel Luglio 2011, con un fashion show che si è tenuto nello storico Atelier di Roberto Cavalli a Firenze.
Questa prima collezione è nata dalla volontà di trasferire sugli abiti gli sviluppi pittorici della sua creatività e di trasmettere l’idea della ruvidezza che gli era stata suscitata dalle campagne fiorentine. Abiti-Giacca ispirati ai costumi della campagna e all’eleganza nobile Toscana.
In foto a sinistra l'abito in seta della prima collezione Michele Chiocciolini "Arte Indossata" quadri stampati su tessuti pregiati. Photo di Matteo Trentanove (clicca per ingrandire)
Nell’Atelier Chiocciolini, fondato nel 2012 a Firenze, in Via Del Fico 3R non esiste soltanto la moda e non si parla soltanto di questa.
Qui avviene magicamente una ricerca di costume e si sviluppano connessioni complementari che ne fanno un centro di idee e collaborazioni.
A destra l'Atelier Chiocciolini
(Photo www.pinterest.com/chryspap/unusualflorence clicca per ingrandire)
Le sue collezioni uomo donna e accessori dimostrano una grande interscambiabilità di generi, e al tempo stesso conservano una precisa identità.
A sinistra Photo Angelo Trani (clicca per ingrandire)
Particolare attenzione merita la linea di Clutch ideate dal designer ed ispirate ad immagini Pop, che ne trasfiguarano il significato.
Forte è la volontà del designer di rievocare le forme architettoniche.
Questa attitudine è visibile nei suoi disegni, che nascono da linee nette e geometriche dove tuttavia non restano estranee la morbidezza e la fluidità.
Gesti mentali flessibili, emozioni tramutate in oggetti, sogni in materia. Risultati di un grande lavoro e di uno studio complesso dove la ricerca della bellezza futura, si fonda sulla consapevolezza di quella passata.
La ricerca porta Michele Chiocciolini alla creazione di una linea di clutch da uomo diventate oggi il suo punto di forza.
Si tratta di clutch in pelle interamente made in Italy, tagliate e cucite a mano da sapienti mani artigiane di uno dei più antichi laboratori fiorentini.
A destra Photo Niccolò Brogelli per Florence Foto Factory (clicca per ingrandire)
Le clutch sono ispirate ad immagini pop che hanno accompagnato da sempre l’immaginario di Michele Chiocciolini, immagini che rimandano agli anni ’80: i graffiti, New York, Madonna, Prince, Keith Haring…
La qualità nell’uso dei materiali e nella manifattura rimanda sicuramente alla tradizione dei più abili pellettieri fiorentini, i disegni rendono le borse al tempo stesso contemporanee, pratiche ed eleganti.
Le immagini stilizzate trasfigurano il significato originale, la volontà è quella di rievocare forme architettoniche, e ciò è chiaramente visibile nei disegni che prendono vita da linee nette e geometriche dove tuttavia non restano estranee la morbidezza e la fluidità.
Nasce così la dog clucth, che si evolve in seguito nella star clutch e nella palm clutch, ormai definibili come carryover del brand. In occasione di Pitti Uomo 87 Michele Chiocciolini ha aperto le porte del suo atelier fiorentino per presentare l’ultima evoluzione, la Golden Crowns Clutch Capsule Collection.
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IN ESCLUSIVA PER IL NOSTRO BLOG Lisa Del Greco ha intervistato Michele Chiocciolini
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Ciao Michele, quindi nel 2011 è stato lanciato il brand che porta il tuo nome, che percorso è stato arrivare fin qui?
Esatto, il brand Michele Chiocciolini nasce nel 2011 con una sfilata svoltasi nel primo atelier fiorentino di Roberto Cavalli.
Ricordo ancora con entusiasmo la serata con una passerella illuminata da 1000 luci, che costeggiava la vasca del giardino della villa ottocentesca.
Un'emozione unica, lì ho percepito realmente che la passione per la moda stava diventando un lavoro.
Da quel momento la strada come designer è stata un percorso caratterizzato da sfide lavorative sempre più ardue ma anche stimolanti.I progetti e le collaborazioni si sono moltiplicate. In un solo anno è nata la mia prima capsule collection di clutch bags tra cui il carry over del mio brand la dog clutch. (Photo clutch twitter.com/chiocciolini clicca per ingrandire)
Quando progetto devo essere in un luogo estraneo dalla mia routine lavorativa....non riesco ad avere uno studio fisso come luogo creativo piuttosto un atelier studio-contenitore,dove poter ricavare più angoli dediti alla creatività.
In genere mi immergo in un mondo immaginario fatto di ciò di cui ho bisogno in quel momento...bisogno come necessità personale.
Tutto fa parte di quel mondo: musica, arte, disegno, stoffe, storia...ispirazioni di ogni genere vanno a costruire una idea. Questa idea cerco di farla divenire un abito o disegno da utilizzare per la stampa delle mie stoffe.
Michele Chiocciolini fotografato da Laura Anichini (clicca per ingrandire)
Ti ricordi il primo abito che hai creato? e per chi?
Il primo abito disegnato su commissione lo realizzai per una mia amica, Guendalina Canessa, un macramè giallo limone che lasciava intravedere una magnifica silhouette
in modo molto sensuale .
Cosa ti ha dato in termini di visibilità partecipare e vincere il reality televisivo "Fashion Style"?
Fashion style è stata una esperienza lavorativa arrivata in un momento giusto della mia carriera. Parteciparvi ha espanso di gran lunga la visibilità e conoscenza del mio brand.
Molte le opportunità lavorative, straordinaria l'esperienza del mio abito per Alessia Marcuzzi.
Unica l'occasione per rapportarmi con un mezzo di comunicazione che non avevo mai considerato:la televisione. È stato divertente ed entusiasmante...lo rifarei. (foto www.tvblog.it/clicca per ingrandire)
Quali difficoltà hanno i giovani stilisti nel farsi conoscere?
Le difficoltà sono molte,rendere il tuo prodotto riconoscibile e credibile sul mercato non è sicuramente cosa semplice. l'idea deve essere buona, il prodotto valido,di bella fattura, hand Made in Italy e deve avere carattere. Quello che credo io: e che si debba vedere l'amore con cui è stato creato...Quello che spero comunichino le mie creazioni.
Quali sono le tue fonti di ispirazione?
La musica ,l'arte,i viaggi, l'architettura,il cinema, la lettura,le persone. Queste sono le mie più grandi fonti di ispirazione. Come designer la poesia di Antonio Marras e l'immensità di Yves Saint Laurent.
Come descriveresti il tuo stile?
Il mio stile è eclettico, spazia nei miei 1000 interessi, principalmente caratterizzato da tagli geometrici alle volte evidenziati da stoffe ferme come il "canvas" alle volte meno percepibili poiché celati dall'utilizzo di stoffe più romantiche come il macramè. Photo Angelo Trani (clicca per ingrandire)
Cosa vuoi che emerga nelle tue collezioni?
Contemporaneità e poesia. Questa per rendere l'idea deve essere breve
Quale sarebbe la testimonial ideale per il tuo brand?
Per l'uomo David Bowie per la donna adoro Tilda Swinton,due mondi simili.
Qual è la donna a cui ti rivolgi?
Una new yorker (o comunque una donna di una grande città/metropoli) che non rinunci all'eleganza anche nella frenesia dei ritmi urbani.
Il successo professionale del quale vai più fiero ?
Sicuramente la mia linea di borse che hanno come ispirazione le mie grafiche con disegni stilizzati del mio mondo a pastelli ed in particolare la "Dog Clutch".
Quali sono i tuoi obbiettivi futuri professionalmente parlando?
Molti Lisa, per scaramanzia non li elencherò tutti, ti confido solo che mi piacerebbe che il mio nome riportasse immediatamente alla moda e a Firenze, la mia città è la mia più grande ispirazione insieme al mio paese di origine Castagno d'Andrea e al mio ormai buon ritiro a Marciana Marina all'Elba. Photo Niccolò Brogelli per Florence Foto Factory (clicca per ingrandire)
PER INFO
Atelier Michele Chiocciolini
Via Del Fico 3R Piazza Santa Croce - Firenze
www.michelechiocciolini.it info@michelechiocciolini.it
PAGINA FB: Atelier Michele Chiocciolini Via Del Fico 3R
TWITTER: https://twitter.com/chiocciolini
Photo Margherita Cialdi per Florence Foto Factory (clicca per ingrandire)
Fonte: Intervista di Lisa del Greco per http://lisadelgreco.blogspot.com/ © Riproduzione riservata
Esclusiva per NEWS DAL MONDO LGBT E NON SOLO © Riproduzione riservata
lunedì 20 luglio 2015
Lgbt, i Festival in Europa ad agosto
Alla scoperta dei principali festival LGBT del Vecchio Continente.
Dopo la sentenza storica degli Stati Uniti che lo scorso giugno la Corte Suprema ha reso legali i matrimoni gay, la comunità Lgbt internazionale ha nuovamente alzato la testa per ottenere gli stessi diritti degli States in ogni parte del mondo.
Nel frattempo, tra una mobilitazione e una petizione, tra un pride e una manifestazione, c'è anche tempo per divertirsi e rinfrescarsi in quella che è l'estate più rovente dal 2003.
Ecco allora alcuni Festival Lgbt, aperti a tutti, in cui il divertimento è all'ordine del giorno. Scopriamo i principali del Vecchio Continente.
Brighton Pride: http://www.brighton-pride.org/
Il Brighton Pride è uno dei più importanti tra i festival etero-friendly in Europa che si tiene l'1 e il 2 agosto. Punto di riferimento della comunità in Europa, qui si svolge il Pride più importante del nostro continente, che ogni anno attira migliaia di visitatori non solo gay. Si parte con la Parade al mattino, che culmina a Preston Park per l’evento centrale. Nel frattempo, djs set, balli per strada e mercatini. Attenzione: la parata è gratis mentre per il party si paga un biglietto di 25 euro.
Circuit Festival: http://www.circuitfestival.net/2015/es/main
A Barcellona c'è il Circuit Festival, dal 5 al 16 agosto. Nato nel 2008 è diventato subito tra gli appuntamenti più ricercati perchè è un festival dinamico e divertente, aperto ad ogni orientamento sessuale.
Il festival consiste in una serie di feste in piscina no stop con djs set di fama internazionale; il tutto si conclude il 16 agosto con un mega evento allestito in un water park. L'ingresso al festival è di circa 350 euro, che permette di accedere a tutte le iniziative.
XLSior: https://www.facebook.com/XLSIOR.Mykonos
Il Festival XLSior si tiene sulla splendida isola di Mykonos, in Grecia, dal 19 al 23 agosto. E' uno degli eventi gay più esclusivi al mondo che si svolge in una location mozzafiato. Un evento aperto a tutti, ottimo per sostenere la Grecia in questo momento economico difficile inoltre. Tante le serate in programma per questa edizione 2015, e, anche se, visti i frequenti sold-out, è difficile trovare i biglietti per l’intera rassegna, si può tentare di acquistare i singoli eventi.
fonte: Di Angela Iannone http://www.travelblog.it/
Dopo la sentenza storica degli Stati Uniti che lo scorso giugno la Corte Suprema ha reso legali i matrimoni gay, la comunità Lgbt internazionale ha nuovamente alzato la testa per ottenere gli stessi diritti degli States in ogni parte del mondo.
Nel frattempo, tra una mobilitazione e una petizione, tra un pride e una manifestazione, c'è anche tempo per divertirsi e rinfrescarsi in quella che è l'estate più rovente dal 2003.
Ecco allora alcuni Festival Lgbt, aperti a tutti, in cui il divertimento è all'ordine del giorno. Scopriamo i principali del Vecchio Continente.
Brighton Pride: http://www.brighton-pride.org/
Il Brighton Pride è uno dei più importanti tra i festival etero-friendly in Europa che si tiene l'1 e il 2 agosto. Punto di riferimento della comunità in Europa, qui si svolge il Pride più importante del nostro continente, che ogni anno attira migliaia di visitatori non solo gay. Si parte con la Parade al mattino, che culmina a Preston Park per l’evento centrale. Nel frattempo, djs set, balli per strada e mercatini. Attenzione: la parata è gratis mentre per il party si paga un biglietto di 25 euro.
Circuit Festival: http://www.circuitfestival.net/2015/es/main
A Barcellona c'è il Circuit Festival, dal 5 al 16 agosto. Nato nel 2008 è diventato subito tra gli appuntamenti più ricercati perchè è un festival dinamico e divertente, aperto ad ogni orientamento sessuale.
Il festival consiste in una serie di feste in piscina no stop con djs set di fama internazionale; il tutto si conclude il 16 agosto con un mega evento allestito in un water park. L'ingresso al festival è di circa 350 euro, che permette di accedere a tutte le iniziative.
XLSior: https://www.facebook.com/XLSIOR.Mykonos
Il Festival XLSior si tiene sulla splendida isola di Mykonos, in Grecia, dal 19 al 23 agosto. E' uno degli eventi gay più esclusivi al mondo che si svolge in una location mozzafiato. Un evento aperto a tutti, ottimo per sostenere la Grecia in questo momento economico difficile inoltre. Tante le serate in programma per questa edizione 2015, e, anche se, visti i frequenti sold-out, è difficile trovare i biglietti per l’intera rassegna, si può tentare di acquistare i singoli eventi.
fonte: Di Angela Iannone http://www.travelblog.it/
Lgbt: Vogue celebra la bellezza senza tempo: a luglio è Timeless Issue
Il mensile Condé Nast questo mese arriva in edicola con un numero speciale, The Timeless Issue, dedicato alla bellezza femminile senza tempo. Protagoniste, donne tra loro diverse raccontate attraverso l’obbiettivo del celebre Steven Meisel
Dopo il numero speciale sulla Cina, Vogue Italia torna in edicola a luglio con The Timeless Issue, dedicato alla bellezza femminile in qualsiasi stagione della vita.
Protagoniste sono donne giovani, giovanissime e meno giovani, perché l’età anagrafica non conta e perché non c’è un tempo per un certo tipo di bellezza.
Contano la personalità, le scelte e i traguardi raggiunti o quelli ancora da tagliare.
Steven Meisel, uno dei più grandi fotografi internazionali e contributor di “Vogue” Italia, ha ritratto con il suo sguardo unico e inconfondibile 17 donne dai background e dalle esperienze più diverse. Tra loro, Mariel Hemingway e Stockard Channing, Bambi e Anna Cleveland, Jan de Villeneuve, Verde Visconti,Kaia Gerber…
In questo numero di Vogue Italia, anche un portfolio con foto di Bruce Weber: dieci ritratti di donne che il fotografo ha realizzato nel corso della sua carriera, icone globali come Vanessa Redgrave e China Machado, negli anni 50 prima modella non caucasica fotografata su un magazine americano; come Marianne Faithfull, Alba Clemente e le attiviste per i diritti umani Edie Windsor e Marleine Bastien.
Donne dalla vita piena, felici di crearsi in ogni momento una personale bellezza, alle quali il passare del tempo non ha in alcun modo intaccato fascino e personalità. Vere ambasciatrici di quella bellezza appunto “senza tempo”. Inoltre, a proposito di vite vissute, The Timeless Issue ospita un portrait a tutto tondo di Deeda Blair, figura unica di filantropa e fundraiser, moglie dell’ambasciatore William McCormick Blair Jr. e amica dei Kennedy.
Competente di haute couture come di biotecnologie, il suo stile è leggendario, come pure il suo impegno sul fronte della ricerca scientifica. In The Timeless Issue ampio spazio è dedicato anche al tema Beauty: come prendersi cura di sé nelle diverse fasi della vita, dalla prevenzione, alla salvaguardia della bellezza, alla strategie anti-age.
fonte: http://www.gqitalia.it/
Dopo il numero speciale sulla Cina, Vogue Italia torna in edicola a luglio con The Timeless Issue, dedicato alla bellezza femminile in qualsiasi stagione della vita.
Protagoniste sono donne giovani, giovanissime e meno giovani, perché l’età anagrafica non conta e perché non c’è un tempo per un certo tipo di bellezza.
Contano la personalità, le scelte e i traguardi raggiunti o quelli ancora da tagliare.
Steven Meisel, uno dei più grandi fotografi internazionali e contributor di “Vogue” Italia, ha ritratto con il suo sguardo unico e inconfondibile 17 donne dai background e dalle esperienze più diverse. Tra loro, Mariel Hemingway e Stockard Channing, Bambi e Anna Cleveland, Jan de Villeneuve, Verde Visconti,Kaia Gerber…
In questo numero di Vogue Italia, anche un portfolio con foto di Bruce Weber: dieci ritratti di donne che il fotografo ha realizzato nel corso della sua carriera, icone globali come Vanessa Redgrave e China Machado, negli anni 50 prima modella non caucasica fotografata su un magazine americano; come Marianne Faithfull, Alba Clemente e le attiviste per i diritti umani Edie Windsor e Marleine Bastien.
Donne dalla vita piena, felici di crearsi in ogni momento una personale bellezza, alle quali il passare del tempo non ha in alcun modo intaccato fascino e personalità. Vere ambasciatrici di quella bellezza appunto “senza tempo”. Inoltre, a proposito di vite vissute, The Timeless Issue ospita un portrait a tutto tondo di Deeda Blair, figura unica di filantropa e fundraiser, moglie dell’ambasciatore William McCormick Blair Jr. e amica dei Kennedy.
Competente di haute couture come di biotecnologie, il suo stile è leggendario, come pure il suo impegno sul fronte della ricerca scientifica. In The Timeless Issue ampio spazio è dedicato anche al tema Beauty: come prendersi cura di sé nelle diverse fasi della vita, dalla prevenzione, alla salvaguardia della bellezza, alla strategie anti-age.
fonte: http://www.gqitalia.it/
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Lgbt: Due film di Marco Simon Puccioni all'Arena di Piazza Vittorio a Roma, giovedì 23 luglio alle 21.15
Giovedì 23 luglio 2015, nello splendido scenario dell'Arena di Piazza Vittorio nei giardini Nicola Calipari a Roma, si svolgerà la proiezione del documentario “Prima di Tutto” del regista Marco Simon Puccioni.
Un lungo ed emozionante viaggio vissuto in prima persona, che ha portato Marco e il suo compagno Giampietro a diventare padri in California per poi vivere in Italia come famiglia omogenitoriale. L'evento sarà arricchito da alcuni piccoli "extra" girati da Puccioni per le Famiglie Arcobaleno.
In sala saranno presenti il regista Marco Simon Puccioni, il produttore Giampietro Preziosa, il presidente di SEL Nichi Vendola, la consigliera comunale Imma Battaglia e la presidente dell'associazione Famiglie Arcobaleno Giuseppina La Delfa.
Al termine del documentario è previsto un dibattito con il regista Marco Simon Puccioni e il produttore Giampietro Preziosa.
A seguire, alle 22.30 verrà inoltre proiettato il film “Come il Vento”, del regista Marco Simon Puccioni, ispirato alla vita di Armida Miserere, interpretata da Valeria Golino e con Filippo Timi. Il prezzo del biglietto è di 5 euro.
Il documentario “Prima di Tutto” e il film “Come il Vento” sono prodotti da INTHELFILM società di produzione di Marco Simon Puccioni e Giampietro Preziosa che quest’anno compie vent’anni e ha in cantiere nuovi progetti per il cinema e la televisione.
fonte: http://www.cinemaitaliano.info
Un lungo ed emozionante viaggio vissuto in prima persona, che ha portato Marco e il suo compagno Giampietro a diventare padri in California per poi vivere in Italia come famiglia omogenitoriale. L'evento sarà arricchito da alcuni piccoli "extra" girati da Puccioni per le Famiglie Arcobaleno.
In sala saranno presenti il regista Marco Simon Puccioni, il produttore Giampietro Preziosa, il presidente di SEL Nichi Vendola, la consigliera comunale Imma Battaglia e la presidente dell'associazione Famiglie Arcobaleno Giuseppina La Delfa.
Al termine del documentario è previsto un dibattito con il regista Marco Simon Puccioni e il produttore Giampietro Preziosa.
A seguire, alle 22.30 verrà inoltre proiettato il film “Come il Vento”, del regista Marco Simon Puccioni, ispirato alla vita di Armida Miserere, interpretata da Valeria Golino e con Filippo Timi. Il prezzo del biglietto è di 5 euro.
Il documentario “Prima di Tutto” e il film “Come il Vento” sono prodotti da INTHELFILM società di produzione di Marco Simon Puccioni e Giampietro Preziosa che quest’anno compie vent’anni e ha in cantiere nuovi progetti per il cinema e la televisione.
fonte: http://www.cinemaitaliano.info
martedì 14 luglio 2015
Lgbt: "ILIADE - LE LACRIME DI ACHILLE" del Regista Matteo Tarasco, in prima nazionale il 16 luglio al teatro Romano di Sutri
Sequel ideale dell’esperienza di Eneide – Ciascuno patisce la propria ombra, che ha raggiunto le 100 repliche in un anno in tutta Italia, Iliade – Le Lacrime di Achille intende indagare la figura dell’eroe e delle vicende della guerra di Troia, adottando il punto di vista di tre figure femminili fondamentali nella storia dell’eroe, la schiava Briseide, la madre divina Teti e la guerriera Pentesilea.
In assenza dell’eroe le donne che lo hanno amato ne raccontano la storia creando una ideale achilleide, una indagine intima sul dolore e alla fragilità dell'eroe.
(In foto il regista Matteo Tarasco)
Lo spettacolo è il secondo capitolo della Trilogia del Mito al Femminile che vedrà la messa in scena dell’Odissea nel 2016.
Uno sguardo storico
Una fulgida oscurità ammanta l’epopea della guerra di Troia: oscure sono le trame della storia, fulgido il mito.
La vicenda è assai nota: si narra che una donna, Elena – moglie di Menelao, re di Sparta – sia stata rapita da Paride, figlio di Priamo, re di Troia. Per riportare a casa Elena si scatena una guerra lunga e feroce. Ma è concepibile combattere una guerra per una donna rapita, che in realtà si era lasciata rapire, o meglio, era fuggita con il proprio rapitore? È concepibile radunare un esercito di centomila uomini per assediare una città, che per quanto fosse la città più grande, più ricca, più famosa del mondo, aveva pur sempre un diametro di trecento metri? Ed è concepibile che questa guerra d’assedio duri dieci anni? Uno storico che volesse far luce sul mito potrebbe parlare di un embargo commerciale ai danni delle città greche, della chiusura dello stretto dei Dardanelli da parte delle autorità troiane, di una situazione politico-economica di forte squilibrio, di flussi migratori che attraversano l’Egeo verso oriente, insomma di una delicata congiuntura internazionale. Il lontano passato si rispecchia quindi nel presente, e le parole dello storico, potrebbero essere quelle dell’odierno inviato di guerra.
L’Eroismo e il dolore
L’Iliade di Omero narra quarantanove giorni nel corso del decimo anno di guerra, ma il racconto del grande oratore greco termina prima della fine della guerra.
Potremmo definire l’Iliade, il romanzo di Achille, perché il poeta sceglie di raccontare le vicende dell’ultimo anno della lunga guerra a partire dall’ira dell’eroe che determina una congiuntura di eventi tragici concatenati. L’ira funesta genera le lacrime di Achille, le prime di una lunga serie di pianti e lamentazioni che costellano l’epopea, perché nell’Iliade, non soltanto le donne Troiane piangono, ma anche e soprattutto i grandi eroi.
Il nostro progetto di messa in scena vuole addentrarsi nel linguaggio del dolore, per riscoprirne un nuovo valore semantico e ridisegnare l’ideologia della virilità, che, nell’epopea, si completa e acquista valore soltanto quando si appropria del modello femminile. Nell’Iliade si assiste costantemente al contrasto tra le bufere del dolore maschile e la lenta perdita di sostanza che consuma la vita nel rituale della lamentazione femminile.
Se il dolore delle donne esautora la forza vitale, il dolore dell’eroe ne esalta l’energia e l’ardore guerriero, perché per Omero, lacrime e gloria, sofferenza ed eroismo sono strettamente connessi Le lacrime degli eroi non sono segno di debolezza ma ostentazione di forza e di vitalità, perché gli uomini valorosi sono sempre inclini alle lacrime.
Le nostre fonti
Abbiamo scelto di trasfondere sul palcoscenico queste suggestioni utilizzando il punto di vista femminile delle donne che hanno amato o sono state amate da Achille nel corso della guerra: la schiava Briseide, personaggio enigmatico ma fondamentale, alla cui vicenda Omero dedica circa metà dell’Iliade, pur facendola parlare raramente, ma che molto parlerà nella famosa lettera che le fa scrivere Ovidio nelle Eroidi e della quale conosceremo meglio le intime sorti nel romanzo contemporaneo di Coleen McCollough, Il Canto di Troia; la madre divina Teti, che sin dall’inizio del poema consola l’eroe che lei considera ancora fanciullo, il tramite tra il mondo terreno e l’Olimpo, colei che consapevole del tragico destino di Achille cerca di raccoglierne le lacrime e la cui storia si ritrova in Biblioteca di Apollodoro e in Miti di Igino; l’amazzone Pentesilea, donna guerriera ed esotica che fronteggia da pari il condottiero Achille, generando in lui stupore e ammirazione, una sorta di doppelganger dell’eroe, un Achille femmina, che ha affascinato la letteratura europea del diciottesimo secolo e trovando in Heinrich Von Kleist primo altissimo compimento, mai nessuno infatti prima del grande poeta tedesco aveva narrato la storia della Regina delle Amazzoni.
Il nostro progetto racconta l’assenza dell’eroe, tema che abbiamo già affrontato in Eneide - (Ciascuno patisce la propria ombra), consapevoli che la modernità è orfana di eroi e modelli virili, scegliamo di indagare il punto di vista femminile sul mito, ricreando un’ideale achilleide, che vuole essere una indagine intima sul dolore e alla fragilità dell'eroe.
Le istanze del nostro progetto
Il nostro progetto racconta l’assenza dell’eroe, tema che abbiamo già affrontato in Eneide - (Ciascuno patisce la propria ombra), consapevoli che la modernità è orfana di eroi e modelli virili, scegliamo di indagare il punto di vista femminile sul mito, ricreando un’ideale achilleide, che vuole essere una indagine intima sul dolore e alla fragilità dell'eroe.
Mettere in scena Iliade – Le Lacrime di Achille oggi significa essere appassionati, e folli, significa ricordare che le parole bruciano, che le parole si fanno carne mentre noi parliamo e quindi anche parlare, anche raccontare una storia, è un gesto fisico e corporale.
Oggi sembra che la lingua abbia perduto la sua Physis, la lingua oggi non è più del cuore, come diceva Paracelso, ma della mente, di Nuos. Per questo è necessario fare teatro oggi, ovunque e comunque, per non far soccombere la parola nelle paralizzanti spire dell’ossessione comunicativa, per non stritolare la parola nell’angoscia semantica della comunicazione che molto dice e poco esprime. Fare teatro oggi ci ricorda che il valore della parola si riconosce nel silenzio dell’ascolto.
MATTEO TARASCO
Informazioni
Arte e Spettacolo Domovoj
In collaborazione con TEATRI DI PIETRA presenta
I L I A D E LE LACRIME DI ACHILLE Da Omero, Ovidio, Kleist - Uno spettacolo di Matteo Tarasco
Drammaturgia e Regia MATTEO TARASCO
Con ELENA AIMONE, ROSY BONFIGLIO, GIULIA SANTILLI
Spazio scenico MATTEO TARASCO
Costumi CHIARA AVERSANO - Assistente alla Regia KATIA DI CARLO
Fotografie di Scena PINO LEPERA - Organizzazione MARILIA CHIMENTI
Fonte: http://laplatea.it/
In assenza dell’eroe le donne che lo hanno amato ne raccontano la storia creando una ideale achilleide, una indagine intima sul dolore e alla fragilità dell'eroe.
(In foto il regista Matteo Tarasco)
Lo spettacolo è il secondo capitolo della Trilogia del Mito al Femminile che vedrà la messa in scena dell’Odissea nel 2016.
Uno sguardo storico
Una fulgida oscurità ammanta l’epopea della guerra di Troia: oscure sono le trame della storia, fulgido il mito.
La vicenda è assai nota: si narra che una donna, Elena – moglie di Menelao, re di Sparta – sia stata rapita da Paride, figlio di Priamo, re di Troia. Per riportare a casa Elena si scatena una guerra lunga e feroce. Ma è concepibile combattere una guerra per una donna rapita, che in realtà si era lasciata rapire, o meglio, era fuggita con il proprio rapitore? È concepibile radunare un esercito di centomila uomini per assediare una città, che per quanto fosse la città più grande, più ricca, più famosa del mondo, aveva pur sempre un diametro di trecento metri? Ed è concepibile che questa guerra d’assedio duri dieci anni? Uno storico che volesse far luce sul mito potrebbe parlare di un embargo commerciale ai danni delle città greche, della chiusura dello stretto dei Dardanelli da parte delle autorità troiane, di una situazione politico-economica di forte squilibrio, di flussi migratori che attraversano l’Egeo verso oriente, insomma di una delicata congiuntura internazionale. Il lontano passato si rispecchia quindi nel presente, e le parole dello storico, potrebbero essere quelle dell’odierno inviato di guerra.
L’Eroismo e il dolore
L’Iliade di Omero narra quarantanove giorni nel corso del decimo anno di guerra, ma il racconto del grande oratore greco termina prima della fine della guerra.
Potremmo definire l’Iliade, il romanzo di Achille, perché il poeta sceglie di raccontare le vicende dell’ultimo anno della lunga guerra a partire dall’ira dell’eroe che determina una congiuntura di eventi tragici concatenati. L’ira funesta genera le lacrime di Achille, le prime di una lunga serie di pianti e lamentazioni che costellano l’epopea, perché nell’Iliade, non soltanto le donne Troiane piangono, ma anche e soprattutto i grandi eroi.
Il nostro progetto di messa in scena vuole addentrarsi nel linguaggio del dolore, per riscoprirne un nuovo valore semantico e ridisegnare l’ideologia della virilità, che, nell’epopea, si completa e acquista valore soltanto quando si appropria del modello femminile. Nell’Iliade si assiste costantemente al contrasto tra le bufere del dolore maschile e la lenta perdita di sostanza che consuma la vita nel rituale della lamentazione femminile.
Se il dolore delle donne esautora la forza vitale, il dolore dell’eroe ne esalta l’energia e l’ardore guerriero, perché per Omero, lacrime e gloria, sofferenza ed eroismo sono strettamente connessi Le lacrime degli eroi non sono segno di debolezza ma ostentazione di forza e di vitalità, perché gli uomini valorosi sono sempre inclini alle lacrime.
Le nostre fonti
Abbiamo scelto di trasfondere sul palcoscenico queste suggestioni utilizzando il punto di vista femminile delle donne che hanno amato o sono state amate da Achille nel corso della guerra: la schiava Briseide, personaggio enigmatico ma fondamentale, alla cui vicenda Omero dedica circa metà dell’Iliade, pur facendola parlare raramente, ma che molto parlerà nella famosa lettera che le fa scrivere Ovidio nelle Eroidi e della quale conosceremo meglio le intime sorti nel romanzo contemporaneo di Coleen McCollough, Il Canto di Troia; la madre divina Teti, che sin dall’inizio del poema consola l’eroe che lei considera ancora fanciullo, il tramite tra il mondo terreno e l’Olimpo, colei che consapevole del tragico destino di Achille cerca di raccoglierne le lacrime e la cui storia si ritrova in Biblioteca di Apollodoro e in Miti di Igino; l’amazzone Pentesilea, donna guerriera ed esotica che fronteggia da pari il condottiero Achille, generando in lui stupore e ammirazione, una sorta di doppelganger dell’eroe, un Achille femmina, che ha affascinato la letteratura europea del diciottesimo secolo e trovando in Heinrich Von Kleist primo altissimo compimento, mai nessuno infatti prima del grande poeta tedesco aveva narrato la storia della Regina delle Amazzoni.
Il nostro progetto racconta l’assenza dell’eroe, tema che abbiamo già affrontato in Eneide - (Ciascuno patisce la propria ombra), consapevoli che la modernità è orfana di eroi e modelli virili, scegliamo di indagare il punto di vista femminile sul mito, ricreando un’ideale achilleide, che vuole essere una indagine intima sul dolore e alla fragilità dell'eroe.
Le istanze del nostro progetto
Il nostro progetto racconta l’assenza dell’eroe, tema che abbiamo già affrontato in Eneide - (Ciascuno patisce la propria ombra), consapevoli che la modernità è orfana di eroi e modelli virili, scegliamo di indagare il punto di vista femminile sul mito, ricreando un’ideale achilleide, che vuole essere una indagine intima sul dolore e alla fragilità dell'eroe.
Mettere in scena Iliade – Le Lacrime di Achille oggi significa essere appassionati, e folli, significa ricordare che le parole bruciano, che le parole si fanno carne mentre noi parliamo e quindi anche parlare, anche raccontare una storia, è un gesto fisico e corporale.
Oggi sembra che la lingua abbia perduto la sua Physis, la lingua oggi non è più del cuore, come diceva Paracelso, ma della mente, di Nuos. Per questo è necessario fare teatro oggi, ovunque e comunque, per non far soccombere la parola nelle paralizzanti spire dell’ossessione comunicativa, per non stritolare la parola nell’angoscia semantica della comunicazione che molto dice e poco esprime. Fare teatro oggi ci ricorda che il valore della parola si riconosce nel silenzio dell’ascolto.
MATTEO TARASCO
Informazioni
Arte e Spettacolo Domovoj
In collaborazione con TEATRI DI PIETRA presenta
I L I A D E LE LACRIME DI ACHILLE Da Omero, Ovidio, Kleist - Uno spettacolo di Matteo Tarasco
Drammaturgia e Regia MATTEO TARASCO
Con ELENA AIMONE, ROSY BONFIGLIO, GIULIA SANTILLI
Spazio scenico MATTEO TARASCO
Costumi CHIARA AVERSANO - Assistente alla Regia KATIA DI CARLO
Fotografie di Scena PINO LEPERA - Organizzazione MARILIA CHIMENTI
Fonte: http://laplatea.it/
venerdì 10 luglio 2015
Lgbt: Sul lungomare di Pescara il flash mob di Dejavù contro l'omofobia, il progetto guidato da Michael Iurino
Il progetto, guidato da Michael Iurino, organizza serate lgbt, ma ha un ruolo attivo nella promozione di eventi contro l'intolleranza di genere. "Con le Arcigay provinciali vorremmo organizzare - spiega - il primo pride dell'Adriatico"
Lustrini, paillettes e musica ad alto volume per combattere l’omofobia. È il flash mob messo in scena venerdì sera (3 luglio) sul lungomare di Pescara, a pochi metri dalla nave di Cascella, dallo staff di Dejavu friendly.
Tre drag queen e una vocal performer sono scese in strada per la prima volta in Abruzzo cantando e danzando destando la curiosità e l’interesse di decine di persone, con l’unico obiettivo di portare arte, ironia, gioia e un messaggio chiarissimo: no all’omofobia. L’obiettivo, a giudicare dalla folla di curiosi, immortalati anche nel video pubblicato su You Tube, è riuscito.
Il flash mob è servito anche a pubblicizzare la serata lgbt di sabato scorso al lido Palm Beach, sul lungomare Matteotti, organizzata sempre da Dejavu Friendly. Il progetto, guidato da Michael Iurino, fa da filo conduttore ad una serie di serate pescaresi, con l’obiettivo di far divertire omosessuali ed etero, proponendo musica commerciale ed edm, animazione con drag queen, ballerine, giochi di fuoco, giocolieri. Ma, soprattuto, mira a portare avanti un messaggio positivo contro i pregiudizi
“Organizzo questo genere di eventi da 2 anni – spiega Iurino, 23 anni – e partecipano con entusiasmo non solo persone lgbt, ma anche chiunque voglia vedere un grande spettacolo che raramente si trova nei locali abruzzesi. Con le nostre serate promuoviamo la lotta contro il pregiudizio e a favore della convivenza pacifica fra tutti i sessi, tanto che, insieme alle Arcigay provinciali d’Abruzzo, vorremmo organizzare, per la prossima estate, il pride dell’Adriatico”.“
fonte: Francesca Rapposelli per http://www.ilpescara.it/
Lustrini, paillettes e musica ad alto volume per combattere l’omofobia. È il flash mob messo in scena venerdì sera (3 luglio) sul lungomare di Pescara, a pochi metri dalla nave di Cascella, dallo staff di Dejavu friendly.
Tre drag queen e una vocal performer sono scese in strada per la prima volta in Abruzzo cantando e danzando destando la curiosità e l’interesse di decine di persone, con l’unico obiettivo di portare arte, ironia, gioia e un messaggio chiarissimo: no all’omofobia. L’obiettivo, a giudicare dalla folla di curiosi, immortalati anche nel video pubblicato su You Tube, è riuscito.
Il flash mob è servito anche a pubblicizzare la serata lgbt di sabato scorso al lido Palm Beach, sul lungomare Matteotti, organizzata sempre da Dejavu Friendly. Il progetto, guidato da Michael Iurino, fa da filo conduttore ad una serie di serate pescaresi, con l’obiettivo di far divertire omosessuali ed etero, proponendo musica commerciale ed edm, animazione con drag queen, ballerine, giochi di fuoco, giocolieri. Ma, soprattuto, mira a portare avanti un messaggio positivo contro i pregiudizi
“Organizzo questo genere di eventi da 2 anni – spiega Iurino, 23 anni – e partecipano con entusiasmo non solo persone lgbt, ma anche chiunque voglia vedere un grande spettacolo che raramente si trova nei locali abruzzesi. Con le nostre serate promuoviamo la lotta contro il pregiudizio e a favore della convivenza pacifica fra tutti i sessi, tanto che, insieme alle Arcigay provinciali d’Abruzzo, vorremmo organizzare, per la prossima estate, il pride dell’Adriatico”.“
fonte: Francesca Rapposelli per http://www.ilpescara.it/
Lgbt: Bacio gay in copertina su Sportweek: è la prima volta in Italia per un giornale sportivo
"Chi ha paura di un bacio?" sarà il titolo della cover dell'allegato della Gazzetta dello Sport. I protagonisti sono due rugbisti della squadra Libera Rugby, compagni anche nella vita
Con l’hashtag #liberitutti Sportweek entra nella storia: per la prima volta, nel numero che troverete in edicola sabato, vedremo un bacio gay tra due rugbisti.
I protagonisti sono due giocatori della squadra amatoriale romana Libera Rugby, Stefano e Giacomo, non solo compagni di squadra, ma anche compagni di vita.
“Chi ha paura di un bacio?” sarà il titolo della copertina dell’allegato della Gazzetta dello Sport. Sul sito della squadra si legge: “Libera Rugby Club è la prima squadra maschile di rugby gay-friendly in Italia. L’obiettivo di Libera è promuovere la diffusione del gioco del rugby nella comunità LGBT, fornendo un ambiente sociale e sportivo dove tutti si sentono accettati e rispettati indipendentemente dal loro orientamento sessuale, contribuendo in tal modo a combattere l’omofobia nel mondo dello sport”.
Un messaggio forte in un mondo, quello sportivo, pieno di tabù. Per la prima volta in Italia un giornale sportivo pubblica un bacio gay sulla sua copertina, iniziativa commentata positivamente dal portavoce del Gay Center Fabrizio Marrazzo: “Si tratta di una scelta rivoluzionaria per lo sport italiano e di grande importanza per il messaggio che vuole veicolare, quello di abbattere i pregiudizi anche nello sport e tramite lo sport”.
Nel 2013 GQ tedesco aveva lanciato l’hashtag #Mundpropaganda mettendo in copertina un bacio omosessuale e facendo una campagna di sensibilizzazione sull’omofobia chiedendo a 13 celebrità maschili tedesche di baciarsi. “L’intolleranza a cui sono sottoposti gli omosessuali è troppa – ha detto il capo redattore della rivista – Con #Mundpropaganda ci vogliamo battere per una società più libera e rispettosa”.
fonte: di Elisa D'Ospina per http://www.ilfattoquotidiano.it/
Con l’hashtag #liberitutti Sportweek entra nella storia: per la prima volta, nel numero che troverete in edicola sabato, vedremo un bacio gay tra due rugbisti.
I protagonisti sono due giocatori della squadra amatoriale romana Libera Rugby, Stefano e Giacomo, non solo compagni di squadra, ma anche compagni di vita.
“Chi ha paura di un bacio?” sarà il titolo della copertina dell’allegato della Gazzetta dello Sport. Sul sito della squadra si legge: “Libera Rugby Club è la prima squadra maschile di rugby gay-friendly in Italia. L’obiettivo di Libera è promuovere la diffusione del gioco del rugby nella comunità LGBT, fornendo un ambiente sociale e sportivo dove tutti si sentono accettati e rispettati indipendentemente dal loro orientamento sessuale, contribuendo in tal modo a combattere l’omofobia nel mondo dello sport”.
Un messaggio forte in un mondo, quello sportivo, pieno di tabù. Per la prima volta in Italia un giornale sportivo pubblica un bacio gay sulla sua copertina, iniziativa commentata positivamente dal portavoce del Gay Center Fabrizio Marrazzo: “Si tratta di una scelta rivoluzionaria per lo sport italiano e di grande importanza per il messaggio che vuole veicolare, quello di abbattere i pregiudizi anche nello sport e tramite lo sport”.
Nel 2013 GQ tedesco aveva lanciato l’hashtag #Mundpropaganda mettendo in copertina un bacio omosessuale e facendo una campagna di sensibilizzazione sull’omofobia chiedendo a 13 celebrità maschili tedesche di baciarsi. “L’intolleranza a cui sono sottoposti gli omosessuali è troppa – ha detto il capo redattore della rivista – Con #Mundpropaganda ci vogliamo battere per una società più libera e rispettosa”.
fonte: di Elisa D'Ospina per http://www.ilfattoquotidiano.it/
A Roma "MARINA ABRAMOVIĆ-THE ARTIST IS PRESENT" alla Casa Internazionale Delle Donne, lunedì 13 luglio ore 21
MARINA ABRAMOVIĆ: "THE ARTIST IS PRESENT"
Casa Internazionale Delle Donne-via San francesco di Sales 1/a Roma
Seducente, senza paura, oltraggiosa, Marina Abramović ha stravolto il significato della parola ARTE in quasi 40 anni di attività. Usando il proprio corpo come medium fino a farlo diventare l’Opera d’Arte stessa e spingendosi oltre i propri limiti fisici e mentali, Marina ha creato performance che sfidano, scioccano ed emozionano profondamente.
Il film documentario MARINA ABRAMOVIĆ-THE ARTIST IS PRESENT ci fornisce l’occasione preziosa di un accesso totale al mondo di Marina, seguendola nella preparazione del momento più importante della sua vita come artista, l’inaugurazione della retrospettiva che l’ha celebrata nel 2010 al MoMA - Museum of Modern Art - di New York, luogo eletto forse anche per mettere a tacere l’assillante brusio che aveva sempre accompagnato il suo lavoro: “Ma questa è arte?
La proiezione speciale si inserisce in una settimana che vedrà protagonista Marina Abramović a Milano con il suo nuovo inedito lavoro “The Abramović Method” pensato per il Padiglione d’Arte Contemporanea. Una serie di living installation che il pubblico, guidato e motivato dall'artista, sarà invitato a percorrere e sperimentare. In mostra per la prima volta anche la monumentale installazione della performance del MoMA ricostruita nel film, insieme ad opere recenti collegate alla tematica del nuovo lavoro.
Il film comincia con Marina che allestisce la performance. La vediamo spostarsi nel museo, consultare curatori, galleristi e designer, scherzare e affascinare chiunque incroci il suo cammino. Klaus Biesenbach, curatore del MoMA e vecchio amico di Marina, afferma: “Marina non sta mai non eseguendo una performance.”
L’allestimento della retrospettiva e l’esibizione quotidiana, durata tre mesi, sono la colonna narrativa di MARINA ABRAMOVIĆ THE ARTIST IS PRESENT.
L’esibizione, appositamente intitolata “L’artista è presente”, sarà la performance solista più lunga della carriera della Abramović, nonché l’impresa più faticosa che abbia mai sostenuto, sia fisicamente che emotivamente.
Quando l’aveva concepita si era immaginata subito quello che avrebbe rappresentato per lei perché solo nel pensarla “ le provocava la nausea”.
Le persone che hanno partecipato sono state 1400: alcune per pochi minuti, altri anche per un giorno intero. Non sono mancate le celebrità, come Marisa Tomei, Isabella Rossellini, Lou Reed, Rufus Wainwright.
La performance diventa la vita, e la vita diventa arte, i confini sono permeabili. Un principio reso vivido dal film che scava indietro nel tempo per esplorare la genesi di “The Artist is Present”, dall’iniziale carriera solista fino alla relazione/collaborazione, durata dodici anni, con Ulay, una figura nevralgica per Marina. Dalla storia del loro rapporto e del loro riavvicinamento emotivamente intensissimo, nel periodo precedente la retrospettiva del MoMA, emerge di lei una figura parallela, una diapositiva in carne ed ossa dell’artista/icona: una donna guidata dalla passione, esasperatamente divorata dalle contraddizioni, con un bisogno disperato di essere ammirata.
Il critico d’arte Arthur Danto sottolinea come “The Artist is Present” rappresenti un’esperienza completamente nuova nella storia dell’arte. “La gente rimane di fronte a gran parte dei capolavori per trenta secondi. Monna Lisa? trenta secondi. Ma qui la gente viene e si siede per tutto il giorno”.
Un ipnotizzante viaggio cinematografico nel mondo di un’artista radicale che non traccia distinzioni tra vita e arte. In occasione della sua nuova mostra al PAC di Milano dal 21 marzo, GA&A e Feltrinelli presentano il film rivelazione della Berlinale: ritratto intimo di una donna incredibilmente magnetica e infinitamente intrigante acclamata tra le artiste più significative dei nostri tempi.
Una produzione Show of Force per HBO, in coproduzione con AVRO Television e in collaborazione con GA&A Productions
Distribuito in Italia da GA&A Productions e Feltrinelli Real Cinema
Presentato al Sundance Film Festival 2012 - US Documentary Category
PANORAMA AUDIENCE AWORD - 62 Berlinale 2012
Il trailer del film è visionabile al link:
https://www.youtube.com/watch?v=aBROmNaRE3k&feature=em-share_video_user
fonte: https://www.facebook.com/events/978484882203073/
Casa Internazionale Delle Donne-via San francesco di Sales 1/a Roma
Seducente, senza paura, oltraggiosa, Marina Abramović ha stravolto il significato della parola ARTE in quasi 40 anni di attività. Usando il proprio corpo come medium fino a farlo diventare l’Opera d’Arte stessa e spingendosi oltre i propri limiti fisici e mentali, Marina ha creato performance che sfidano, scioccano ed emozionano profondamente.
Il film documentario MARINA ABRAMOVIĆ-THE ARTIST IS PRESENT ci fornisce l’occasione preziosa di un accesso totale al mondo di Marina, seguendola nella preparazione del momento più importante della sua vita come artista, l’inaugurazione della retrospettiva che l’ha celebrata nel 2010 al MoMA - Museum of Modern Art - di New York, luogo eletto forse anche per mettere a tacere l’assillante brusio che aveva sempre accompagnato il suo lavoro: “Ma questa è arte?
La proiezione speciale si inserisce in una settimana che vedrà protagonista Marina Abramović a Milano con il suo nuovo inedito lavoro “The Abramović Method” pensato per il Padiglione d’Arte Contemporanea. Una serie di living installation che il pubblico, guidato e motivato dall'artista, sarà invitato a percorrere e sperimentare. In mostra per la prima volta anche la monumentale installazione della performance del MoMA ricostruita nel film, insieme ad opere recenti collegate alla tematica del nuovo lavoro.
Il film comincia con Marina che allestisce la performance. La vediamo spostarsi nel museo, consultare curatori, galleristi e designer, scherzare e affascinare chiunque incroci il suo cammino. Klaus Biesenbach, curatore del MoMA e vecchio amico di Marina, afferma: “Marina non sta mai non eseguendo una performance.”
L’allestimento della retrospettiva e l’esibizione quotidiana, durata tre mesi, sono la colonna narrativa di MARINA ABRAMOVIĆ THE ARTIST IS PRESENT.
L’esibizione, appositamente intitolata “L’artista è presente”, sarà la performance solista più lunga della carriera della Abramović, nonché l’impresa più faticosa che abbia mai sostenuto, sia fisicamente che emotivamente.
Quando l’aveva concepita si era immaginata subito quello che avrebbe rappresentato per lei perché solo nel pensarla “ le provocava la nausea”.
Le persone che hanno partecipato sono state 1400: alcune per pochi minuti, altri anche per un giorno intero. Non sono mancate le celebrità, come Marisa Tomei, Isabella Rossellini, Lou Reed, Rufus Wainwright.
La performance diventa la vita, e la vita diventa arte, i confini sono permeabili. Un principio reso vivido dal film che scava indietro nel tempo per esplorare la genesi di “The Artist is Present”, dall’iniziale carriera solista fino alla relazione/collaborazione, durata dodici anni, con Ulay, una figura nevralgica per Marina. Dalla storia del loro rapporto e del loro riavvicinamento emotivamente intensissimo, nel periodo precedente la retrospettiva del MoMA, emerge di lei una figura parallela, una diapositiva in carne ed ossa dell’artista/icona: una donna guidata dalla passione, esasperatamente divorata dalle contraddizioni, con un bisogno disperato di essere ammirata.
Il critico d’arte Arthur Danto sottolinea come “The Artist is Present” rappresenti un’esperienza completamente nuova nella storia dell’arte. “La gente rimane di fronte a gran parte dei capolavori per trenta secondi. Monna Lisa? trenta secondi. Ma qui la gente viene e si siede per tutto il giorno”.
Un ipnotizzante viaggio cinematografico nel mondo di un’artista radicale che non traccia distinzioni tra vita e arte. In occasione della sua nuova mostra al PAC di Milano dal 21 marzo, GA&A e Feltrinelli presentano il film rivelazione della Berlinale: ritratto intimo di una donna incredibilmente magnetica e infinitamente intrigante acclamata tra le artiste più significative dei nostri tempi.
Una produzione Show of Force per HBO, in coproduzione con AVRO Television e in collaborazione con GA&A Productions
Distribuito in Italia da GA&A Productions e Feltrinelli Real Cinema
Presentato al Sundance Film Festival 2012 - US Documentary Category
PANORAMA AUDIENCE AWORD - 62 Berlinale 2012
Il trailer del film è visionabile al link:
https://www.youtube.com/watch?v=aBROmNaRE3k&feature=em-share_video_user
fonte: https://www.facebook.com/events/978484882203073/
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martedì 7 luglio 2015
Lgbt: Il 18 luglio sul palco «Un ragazzo di nome Giulia» di Saverio Aversa, nei Giardini della Filarmonica a Roma
Avevamo già avuto occasione di intervistare e conoscere Saverio Aversa con “L’enigma di un amore”, “in memoria di Karl Heinrich Ulrichs, pioniere del movimento omosessuale” e che aveva debuttato alla rassegna lgbt Illecite//Visioni a Milano, nel 2013.
Sabato 18 luglio alle 21 debutterà “Un ragazzo di nome Giulia”, testo scritto e spettacolo diretto da Saverio Aversa, nei Giardini della Filarmonica a Roma. “Con “Un ragazzo di nome Giulia” – ci racconta Saverio – continuo ad occuparmi di persone lgbt e dei pregiudizi nei loro confronti, della battaglia, oggi più che mai attuale nel nostro Paese, per il riconoscimento dei diritti ancora negati”. Abbiamo intervistato Saverio, che ci ha presentato il lavoro e anticipato un’opera a cui sta lavorando.
Saverio, ho già avuto occasione di di intervistarti per lo spettacolo “L’Enigma dell’Amore” che ha debuttato a Milano nel 2013, per la rassegna lgbt Illecite//Visioni. Oggi stai per andare in scena con un altro testo tuo, “Un ragazzo di nome Giulia”, che sabato 18 luglio alle 21 sarà sul palco de “I solisti del teatro” nei Giardini della Filarmonica a Roma. Ce ne puoi parlare?
Il testo nasce da una storia vera, il racconto di un ragazzo che conobbi durante un dibattito politico quando ero dirigente nazionale di Rifondazione, responsabile diritti civili. Scrissi un racconto dal titolo “Un ragazzo di nome Giulia”, parafrasando il romanzo di Milena Milani “La ragazza di nome Giulio”. È la storia di una persona ftom, female to male, che viene raccontata dall’attore Pino Censi. Su facebook c’è la pagina “unragazzodinomegiulia” e in rete il blog. E’ un atto unico accompagnato dal sassofono di Carmen Falato, concertista e cantante di esperienza.
Puoi darci qualche dettaglio in più?
Il protagonista è nato in un corpo che non riconosce e vengono raccontate le difficoltà vissute fin da bambino, in quel corpo imberbe unisex e che comincia a cambiare nella pubertà. Giulia è forte ma la sua consapevolezza si costruisce superando una serie di ostacoli e fra questi l’anoressia e la bulimia. Non voglio raccontare oltre ma vorrei sottolineare che va in scena una sorta di dialogo fra attore e musicista, fra la voce umana e il suono del sassofono.
Perché hai scelto di unire musica e voce?
La scelta di unire musica e voce parte dal testo che riferisce anche la storia di Billy Tipton, pianista e cantante swing degli anni 50 e 60, morto nel 1989, sposato cinque volte e con tre figli adottivi. Il medico che ne accertò il decesso dovette constatare che il suo corpo era biologicamente femminile ma che aveva vissuto come un uomo. Un gruppo di sassofoniste americane ha scelto di fargli omaggio chiamandosi “Billy Tipton Memorial Saxophone Quartet”.
Come hai costruito “Un ragazzo di nome Giulia” con l’attore Pino Censi?
L’impegno maggiore è stato cucire addosso, come un vestito, il testo sull’attore, sulla sua fisicità e sulla sua recitazione. Siamo stati facilitati dal rapporto di amicizia fra noi due e da precedenti collaborazioni. Censi è entrato giovanissimo all’Accademia nazionale “Silvio D’amico” e ha lavorato con una decina di registi importanti. Da tanto tempo volevamo fare uno spettacolo insieme e questa è stata l’occasione giusta. Vorremmo portare lo spettacolo in giro per l’Italia e anche a Milano naturalmente.
Quali sono le differenze di produzione e sceniche con il primo spettacolo?
Contrariamente a “L’Enigma dell’amore”, questo nuovo spettacolo è quasi “tascabile”, può avere varie versioni adattabili agli spazi e alle varie necessità: lo realizzeremo sempre con le musiche dal vivo ma spesso saranno registrate. La produzione ricade unicamente sulle mie spalle anche se è realizzata insieme ad un’associazione teatrale. Vorrei promuovere lo spettacolo nelle sedi di associazioni lgbt, nei centri autogestiti, in piccoli teatri, negli appartamenti, ricordando Nino Gennaro che faceva spettacoli nelle strade, nei cortili, negli scantinati con Teatro Madre: andava dappertutto con la sua arte. Sono consapevole che è una bella sfida da portare avanti in un panorama desolante. Le sovvenzioni pubbliche agli eventi culturali subiscono continui tagli e, per esempio, quest’anno la rassegna romana “Garofano verde” rischia di non essere realizzata dopo ventuno anni.
Questo nuovo impegno ti vede oltre che come autore anche come regista. Potresti dirci i passaggi di un’evoluzione e di un cambiamento, che c’è stato, nel tema e nei protagonisti tra i due spettacoli?
Sono al mio secondo testo di teatro, il primo è stato “L’Enigma dell’Amore “, in memoria di Karl Heinrich Ulrichs, pioniere del movimento omosessuale. Con “Un ragazzo di nome Giulia” continuo ad occuparmi di persone lgbt e dei pregiudizi nei loro confronti, della battaglia, oggi più che mai attuale nel nostro Paese, per il riconoscimento dei diritti ancora negati.
Ci sono altri progetti in sospeso a cui stai lavorando?
Un altro mio amico attore mi ha chiesto di fare qualcosa insieme, qualcosa di adatto a lui, e ho pensato ad un romanzo da adattare drammaturgicamente, “Signori” di Warwick Collins, ambientato negli anni ottanta in un bagno pubblico a Londra, dove si entrava con un penny, in cui si accostano l’omosessualità e il sesso al capitalismo.
fonte: By Alessandro Rizzo http://www.pianetagay.com/18-luglio-ragazzo-nome-giulia-aversa/
Sabato 18 luglio alle 21 debutterà “Un ragazzo di nome Giulia”, testo scritto e spettacolo diretto da Saverio Aversa, nei Giardini della Filarmonica a Roma. “Con “Un ragazzo di nome Giulia” – ci racconta Saverio – continuo ad occuparmi di persone lgbt e dei pregiudizi nei loro confronti, della battaglia, oggi più che mai attuale nel nostro Paese, per il riconoscimento dei diritti ancora negati”. Abbiamo intervistato Saverio, che ci ha presentato il lavoro e anticipato un’opera a cui sta lavorando.
Saverio, ho già avuto occasione di di intervistarti per lo spettacolo “L’Enigma dell’Amore” che ha debuttato a Milano nel 2013, per la rassegna lgbt Illecite//Visioni. Oggi stai per andare in scena con un altro testo tuo, “Un ragazzo di nome Giulia”, che sabato 18 luglio alle 21 sarà sul palco de “I solisti del teatro” nei Giardini della Filarmonica a Roma. Ce ne puoi parlare?
Il testo nasce da una storia vera, il racconto di un ragazzo che conobbi durante un dibattito politico quando ero dirigente nazionale di Rifondazione, responsabile diritti civili. Scrissi un racconto dal titolo “Un ragazzo di nome Giulia”, parafrasando il romanzo di Milena Milani “La ragazza di nome Giulio”. È la storia di una persona ftom, female to male, che viene raccontata dall’attore Pino Censi. Su facebook c’è la pagina “unragazzodinomegiulia” e in rete il blog. E’ un atto unico accompagnato dal sassofono di Carmen Falato, concertista e cantante di esperienza.
Puoi darci qualche dettaglio in più?
Il protagonista è nato in un corpo che non riconosce e vengono raccontate le difficoltà vissute fin da bambino, in quel corpo imberbe unisex e che comincia a cambiare nella pubertà. Giulia è forte ma la sua consapevolezza si costruisce superando una serie di ostacoli e fra questi l’anoressia e la bulimia. Non voglio raccontare oltre ma vorrei sottolineare che va in scena una sorta di dialogo fra attore e musicista, fra la voce umana e il suono del sassofono.
Perché hai scelto di unire musica e voce?
La scelta di unire musica e voce parte dal testo che riferisce anche la storia di Billy Tipton, pianista e cantante swing degli anni 50 e 60, morto nel 1989, sposato cinque volte e con tre figli adottivi. Il medico che ne accertò il decesso dovette constatare che il suo corpo era biologicamente femminile ma che aveva vissuto come un uomo. Un gruppo di sassofoniste americane ha scelto di fargli omaggio chiamandosi “Billy Tipton Memorial Saxophone Quartet”.
Come hai costruito “Un ragazzo di nome Giulia” con l’attore Pino Censi?
L’impegno maggiore è stato cucire addosso, come un vestito, il testo sull’attore, sulla sua fisicità e sulla sua recitazione. Siamo stati facilitati dal rapporto di amicizia fra noi due e da precedenti collaborazioni. Censi è entrato giovanissimo all’Accademia nazionale “Silvio D’amico” e ha lavorato con una decina di registi importanti. Da tanto tempo volevamo fare uno spettacolo insieme e questa è stata l’occasione giusta. Vorremmo portare lo spettacolo in giro per l’Italia e anche a Milano naturalmente.
Quali sono le differenze di produzione e sceniche con il primo spettacolo?
Contrariamente a “L’Enigma dell’amore”, questo nuovo spettacolo è quasi “tascabile”, può avere varie versioni adattabili agli spazi e alle varie necessità: lo realizzeremo sempre con le musiche dal vivo ma spesso saranno registrate. La produzione ricade unicamente sulle mie spalle anche se è realizzata insieme ad un’associazione teatrale. Vorrei promuovere lo spettacolo nelle sedi di associazioni lgbt, nei centri autogestiti, in piccoli teatri, negli appartamenti, ricordando Nino Gennaro che faceva spettacoli nelle strade, nei cortili, negli scantinati con Teatro Madre: andava dappertutto con la sua arte. Sono consapevole che è una bella sfida da portare avanti in un panorama desolante. Le sovvenzioni pubbliche agli eventi culturali subiscono continui tagli e, per esempio, quest’anno la rassegna romana “Garofano verde” rischia di non essere realizzata dopo ventuno anni.
Questo nuovo impegno ti vede oltre che come autore anche come regista. Potresti dirci i passaggi di un’evoluzione e di un cambiamento, che c’è stato, nel tema e nei protagonisti tra i due spettacoli?
Sono al mio secondo testo di teatro, il primo è stato “L’Enigma dell’Amore “, in memoria di Karl Heinrich Ulrichs, pioniere del movimento omosessuale. Con “Un ragazzo di nome Giulia” continuo ad occuparmi di persone lgbt e dei pregiudizi nei loro confronti, della battaglia, oggi più che mai attuale nel nostro Paese, per il riconoscimento dei diritti ancora negati.
Ci sono altri progetti in sospeso a cui stai lavorando?
Un altro mio amico attore mi ha chiesto di fare qualcosa insieme, qualcosa di adatto a lui, e ho pensato ad un romanzo da adattare drammaturgicamente, “Signori” di Warwick Collins, ambientato negli anni ottanta in un bagno pubblico a Londra, dove si entrava con un penny, in cui si accostano l’omosessualità e il sesso al capitalismo.
fonte: By Alessandro Rizzo http://www.pianetagay.com/18-luglio-ragazzo-nome-giulia-aversa/
Lgbt: Ricordando Frida Kahlo
Breve storia della pittrice messicana Frida Kahlo, nata il 6 luglio 1907 e scomparsa nel 1954 dopo anni turbolenti all'insegna di un'arte moderna e fortemente personale. Photo Credit: Nickolas Muray Photo Archives.
Il 6 luglio del 1907 nasceva a Coyoacan, in Messico, Magdalena Carmen Frieda Kahlo y Calderon, meglio nota con il nome di Frida Kahlo. Figlia di un fotografo di origini ebraico-ungheresi e di una benestante donna messicana, Frida Kahlo era affetta da spina bifida, una malformazione della spina dorsale, che fu inizialmente scambiata per poliomelite.
Fin da giovane, nonostante la malattia, Frida Kahlo mostrò un notevole talento artistico oltre che una personalità molto forte e indipendente. Nonostante gli interessi artistici, Frida Kahlo inizialmente si preparò allo studio della medicina presso la Escuela Nacional, dove si legò ai Cachucas, un gruppo di studenti di orientamento socialista, vicini al rivoluzionario messicano José Vasconcelos.
Non a caso, Frida Kahlo amava dire di essere nata nel 1910 proprio per mostrare di essere nata lo stesso anno in cui in Messico scoppiò la rivoluzione che portò a una nuova costituzione nel Paese. Nel 1925 Frida Kahlo fu vittima di un grave incidente. L'autobus su cui viaggiava si scontrò con un tram: l'artista riportò numerose fratture, tre le quali una alla colonna vertebrale, e si frantumò il collo.
In seguito al grave incidente, Frida Kahlo subì ben 32 operazioni e fu costretta per molto tempo a rimanere in casa, dove si chiuse in una forte solitudine. In questo periodo lesse numerosi libri, soprattutto sul movimento comunista, e realizzò diversi autoritratti, utilizzando uno stile decisamente moderno per l'epoca.
Quando poté nuovamente camminare, Frida Kahlo decise di trovare nella pittura un modo per contribuire finanziariamente alla vita della sua famiglia: per questa ragione decise di mostrare i suoi dipinti a Diego Rivera, il principale pittore messicano del tempo. Quest'ultimo fu molto colpito dalle opere di Frida Kahlo e dalla loro modernità. I due si sposarono nel 1929.
Nello stesso periodo, Frida Kahlo si inserì profondamente nella vita politica e culturale messicana e divenne una militante del Partito comunista messicano. Dopo aver passato alcuni anni della sua vita negli Stati Uniti, dove Diego Rivera doveva dipingere alcuni importanti affreschi, Frida Kahlo rimase incinta ma, vista l'inadeguatezza del proprio fisico, subì un aborto spontaneo. Questo fatto la turbò molto e per questo decise di tornare in Messico.
Nel 1939 divorziò da Diego Rivera dopo che quest'ultimo l'aveva tradita con la sorella Cristina Kahlo. Nel 1940, tuttavia, i due tornarono insieme nuovamente. Per quanto la sua grande storia d'amore fu quella con Diego Rivera, Frida Kahlo ebbe numerosi amanti di entrambi i sessi, tra cui il rivoluzionario russo Lev Trockij e il poeta francese Andrè Breton.
Il 13 luglio del 1954 Frida Kahlo morì di embolia polmonare dopo che, pochi anni prima, le era stata amputata una gamba a causa di una gangrena. Lo stile artistico di Frida Kahlo fu diversamente moderno per l'epoca in cui viveva e al tempo stesso molto personale, permeato in molti casi dagli episodi drammatici che aveva vissuto in prima persona.
fonte: http://www.thepostinternazionale.it/mondo/messico/frida-kahlo-storia
Il 6 luglio del 1907 nasceva a Coyoacan, in Messico, Magdalena Carmen Frieda Kahlo y Calderon, meglio nota con il nome di Frida Kahlo. Figlia di un fotografo di origini ebraico-ungheresi e di una benestante donna messicana, Frida Kahlo era affetta da spina bifida, una malformazione della spina dorsale, che fu inizialmente scambiata per poliomelite.
Fin da giovane, nonostante la malattia, Frida Kahlo mostrò un notevole talento artistico oltre che una personalità molto forte e indipendente. Nonostante gli interessi artistici, Frida Kahlo inizialmente si preparò allo studio della medicina presso la Escuela Nacional, dove si legò ai Cachucas, un gruppo di studenti di orientamento socialista, vicini al rivoluzionario messicano José Vasconcelos.
Non a caso, Frida Kahlo amava dire di essere nata nel 1910 proprio per mostrare di essere nata lo stesso anno in cui in Messico scoppiò la rivoluzione che portò a una nuova costituzione nel Paese. Nel 1925 Frida Kahlo fu vittima di un grave incidente. L'autobus su cui viaggiava si scontrò con un tram: l'artista riportò numerose fratture, tre le quali una alla colonna vertebrale, e si frantumò il collo.
In seguito al grave incidente, Frida Kahlo subì ben 32 operazioni e fu costretta per molto tempo a rimanere in casa, dove si chiuse in una forte solitudine. In questo periodo lesse numerosi libri, soprattutto sul movimento comunista, e realizzò diversi autoritratti, utilizzando uno stile decisamente moderno per l'epoca.
Quando poté nuovamente camminare, Frida Kahlo decise di trovare nella pittura un modo per contribuire finanziariamente alla vita della sua famiglia: per questa ragione decise di mostrare i suoi dipinti a Diego Rivera, il principale pittore messicano del tempo. Quest'ultimo fu molto colpito dalle opere di Frida Kahlo e dalla loro modernità. I due si sposarono nel 1929.
Nello stesso periodo, Frida Kahlo si inserì profondamente nella vita politica e culturale messicana e divenne una militante del Partito comunista messicano. Dopo aver passato alcuni anni della sua vita negli Stati Uniti, dove Diego Rivera doveva dipingere alcuni importanti affreschi, Frida Kahlo rimase incinta ma, vista l'inadeguatezza del proprio fisico, subì un aborto spontaneo. Questo fatto la turbò molto e per questo decise di tornare in Messico.
Nel 1939 divorziò da Diego Rivera dopo che quest'ultimo l'aveva tradita con la sorella Cristina Kahlo. Nel 1940, tuttavia, i due tornarono insieme nuovamente. Per quanto la sua grande storia d'amore fu quella con Diego Rivera, Frida Kahlo ebbe numerosi amanti di entrambi i sessi, tra cui il rivoluzionario russo Lev Trockij e il poeta francese Andrè Breton.
Il 13 luglio del 1954 Frida Kahlo morì di embolia polmonare dopo che, pochi anni prima, le era stata amputata una gamba a causa di una gangrena. Lo stile artistico di Frida Kahlo fu diversamente moderno per l'epoca in cui viveva e al tempo stesso molto personale, permeato in molti casi dagli episodi drammatici che aveva vissuto in prima persona.
fonte: http://www.thepostinternazionale.it/mondo/messico/frida-kahlo-storia
Lgbt: Una danzatrice nella storia: Misty Copeland è Prima Ballerina all’American Ballet Theater
Una notizia nell’aria da giorni ma confermata soltanto martedì 30 giugno: Misty Copeland, 32 anni, è Prima Ballerina all’American Ballet Theater di New York, la prima di colore nei 75 anni di vita dell’ABT.
Una nomina che fa storia. Negli Stati Uniti ma soprattutto nel mondo della danza internazionale.
Un sogno iniziato 14 anni fa, quando per la prima volta ha varcato la soglia dell’Abt. Promossa ‘Solista’ solo otto anni fa, anche in quel caso passando alla storia come una delle più giovani ballerine della compagnia ad avere tale ruolo.
Alta poco meno di un metro e 60, la Copeland, originaria di Kansas City in Missouri, è considerata quasi un prodigio vista la tarda età in cui ha iniziato con la danza. Il primo tutu a 13 anni. A 15, però, le prime offerte professionali. Ma la fama della Copeland, che ha appena finito con il Lago dei Cigni al Metropolitan Opera, va ben oltre la danza ed in poco tempo è diventata un’icona della pop culture, conquistandosi copertine di giornali e campagne pubblicitarie. L’anno scorso la sua campagna per Under Armour è diventata immediatamente virale su YouTube. Quest’anno il Time le ha dedicato la copertina e il suo profilo Instagram ha oltre mezzo milioni di seguaci.
La candidatura a Prima Ballerina della Copeland nell’ABT è stata di particolare interesse pubblico visto anche il dibattito razziale che ultimamente tiene particolarmente banco negli Stati Uniti. Raramente le danzatrici afro-americane arrivano a posizioni di alto livello nelle compagnie d’élite e, ancora come scrive il New York Times, se la compagnia non avesse promosso la Copeland avrebbe corso il rischio di continuare a perpetuare le disparità a cui vanno incontro le ballerine di colore, spesso sottorappresentate a certi livelli.
La stessa Misty ha più volte sollevato l’argomento, anche nel suo libro ‘Life in Motion: An Unlikely Ballerina’, in cui ha scritto: “Il mio timore è che potrebbero passare altri vent’anni prima che ci sia un’altra ballerina di colore nella posizione che ho in una compagnia di balletto d’élite”. “Se non divento Prima Ballerina – ha affermato – la gente si sentirà come tradita da me”.
Prima di Misty, la storia di ballerini o ballerine di colore ad alti livelli è fatta di rari esempi. Oltre 50 anni fa è stato pioniere Arthur Mitchell, che nel 1962 infranse le barriere razziali del New York City Ballet diventando Primo Ballerino. Ed è passata una generazione da quando, nel 1990, Lauren Anderson è diventata la prima afro americana Prima Ballerina dello Houston Ballet.
Dicono “The best is yet to come”…ma in questo caso, ci auguriamo che “The best is yet …to stay”.
fonte: http://giornaledelladanza.com
Una nomina che fa storia. Negli Stati Uniti ma soprattutto nel mondo della danza internazionale.
Un sogno iniziato 14 anni fa, quando per la prima volta ha varcato la soglia dell’Abt. Promossa ‘Solista’ solo otto anni fa, anche in quel caso passando alla storia come una delle più giovani ballerine della compagnia ad avere tale ruolo.
Alta poco meno di un metro e 60, la Copeland, originaria di Kansas City in Missouri, è considerata quasi un prodigio vista la tarda età in cui ha iniziato con la danza. Il primo tutu a 13 anni. A 15, però, le prime offerte professionali. Ma la fama della Copeland, che ha appena finito con il Lago dei Cigni al Metropolitan Opera, va ben oltre la danza ed in poco tempo è diventata un’icona della pop culture, conquistandosi copertine di giornali e campagne pubblicitarie. L’anno scorso la sua campagna per Under Armour è diventata immediatamente virale su YouTube. Quest’anno il Time le ha dedicato la copertina e il suo profilo Instagram ha oltre mezzo milioni di seguaci.
La candidatura a Prima Ballerina della Copeland nell’ABT è stata di particolare interesse pubblico visto anche il dibattito razziale che ultimamente tiene particolarmente banco negli Stati Uniti. Raramente le danzatrici afro-americane arrivano a posizioni di alto livello nelle compagnie d’élite e, ancora come scrive il New York Times, se la compagnia non avesse promosso la Copeland avrebbe corso il rischio di continuare a perpetuare le disparità a cui vanno incontro le ballerine di colore, spesso sottorappresentate a certi livelli.
La stessa Misty ha più volte sollevato l’argomento, anche nel suo libro ‘Life in Motion: An Unlikely Ballerina’, in cui ha scritto: “Il mio timore è che potrebbero passare altri vent’anni prima che ci sia un’altra ballerina di colore nella posizione che ho in una compagnia di balletto d’élite”. “Se non divento Prima Ballerina – ha affermato – la gente si sentirà come tradita da me”.
Prima di Misty, la storia di ballerini o ballerine di colore ad alti livelli è fatta di rari esempi. Oltre 50 anni fa è stato pioniere Arthur Mitchell, che nel 1962 infranse le barriere razziali del New York City Ballet diventando Primo Ballerino. Ed è passata una generazione da quando, nel 1990, Lauren Anderson è diventata la prima afro americana Prima Ballerina dello Houston Ballet.
Dicono “The best is yet to come”…ma in questo caso, ci auguriamo che “The best is yet …to stay”.
fonte: http://giornaledelladanza.com
martedì 30 giugno 2015
Lgbt: "Eleganza Naturale" Il 2 luglio la Lectio Magistralis di Gian Paolo Barbieri alla Triennale di Milano
Triennale di Milano - viale Alemagna 6, Milano
GIOVEDÌ 2 LUGLIO 2015, ore 19.00
Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti.
Diretta streaming: http://www.afipinternational.com/
Le Lectio Magistralis sono organizzate dall’AFIP International - Associazione Fotografi Italiani Professionisti in collaborazione con CNA Professioni
Dalla moda all’attualità. E ritorno. Gian Paolo Barbieri (Milano, 1938), tra i più importanti maestri italiani dell’immagine, si mette a nudo. Ripercorrendo la sua straordinaria carriera in dialogo con Maurizio Rebuzzini, nel corso di un nuovo appuntamento con le Lectio Magistralis promosse da AFIP International – Associazione Fotografi Italiani Professionisti, in programma alla Triennale di Milano giovedì 2 luglio, alle ore 19.
“Missione della Fotografia è quella di spiegare l’Uomo all’Uomo”: questo secondo Rebuzzini il credo di Barbieri, tra i primi professionisti che hanno scelto di dedicarsi in modo così profondo alla sfera del fashion e del lifestyle, contribuendo in modo decisivo a consacrare su scala internazionale il concetto di made in Italy. Come testimonia il successo iconografico del celeberrimo ritratto di una Benedetta Barzini appena ventenne, affidato alla copertina del primo leggendario numero di Vogue Italia; e come confermano le premiate campagne per Valentino, Gianfranco Ferré, Dolce&Gabbana, Giorgio Armani, Gianni Versace.
A partire dagli Anni Novanta Barbieri cambia nettamente registro, proponendo un’inedita serie di reportage di viaggio da paradisi tropicali (Seychelles, Madagascar, Tahiti, Polinesia): quadratura del cerchio per un artista che ha sempre seguito il sogno di una bellezza totale.
Le Lectio Magistralis di AFIP International, tutte a ingresso gratuito (fino a esaurimento posti), si chiuderanno giovedì 16 luglio con Giovanni Gastel e Giuseppe Di Piazza (tema dell’incontro: La rinascita della fotografia).
Tutte le Lectio magistralis verranno trasmesse in diretta streaming all’indirizzo
http://www.afipinternational.com/
L’iniziativa Lectio magistralis di fotografia e dintorni è promossa da AFIP International e CNA Professioni, realizzata in collaborazione con La Triennale di Milano, il Maxxi - Museo Nazionale delle Arti del XII secolo di Roma, GRIN (Gruppo Redattori Iconografici Nazionale), Milano Photofestival e con il contributo di Epson, Canon, Nikon.
Oltre a ciò, l’attività dell’AFIP International si concretizza con una serie di eventi, quali conferenze, mostre e un blog (http://afiponline.blogspot.it/) dove verranno segnalati gli eventi più interessanti e saranno discussi i temi e gli argomenti legati alla fotografia e alla professione.
Note biografiche
Gianpaolo Barbieri (Milano, 1938). Si dedica giovanissimo, nella Milano del Dopoguerra, al teatro: approcciando da qui il mondo del cinema.
Ottiene una parte da comparsa nel Medea di Luchino Visconti, prima di lasciarsi affascinare dalle luci della “dolce vita” e trasferirsi a Roma.
È qui che muove i primi passi nel mondo della fotografia, proponendosi come ritrattista per aspiranti attori e attrici: un’attività che non passa inosservata e gli vale, dopo un breve ma intenso soggiorno parigino, la possibilità di tornare a Milano e avviare un proprio studio di fotografo di moda.
Debutta nel 1963 su “Novità”, la rivista che nel 1966 diventerà “Vogue Italia”.
Nel 1968 vince il Premio Biancamano come migliore fotografo italiano e il settimanale “Stern” lo inserisce tra i quattordici migliori fotografi di moda nel panorama internazionale.
Da questo momento comincia a collaborare con la Condè Nast, pubblicando dal 1973 anche su “Vogue Paris”, e arrivando a collaborare con le firme simbolo della moda italiana: Valentino, Versace, Ferré, Armani. Negli Anni Novanta comincia a lavorare anche sul reportage di viaggio, firmando una serie di lavori scelti da David Bailey per mostre al Victoria & Albert Museum di Londra e al Kunstforum a Vienna.
Maurizio Rebuzzini si occupa di fotografia per riviste di settore dal 1972. È editore e direttore di FOTOgraphia, mensile di riflessione fotografica (dal maggio 1994), e del connesso web-magazine www.FOTOgraphiaONLINE.it (dall’ottobre 2010). Docente a contratto di Storia della Fotografia alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Brescia, è curatore della sezione di storia degli apparecchi fotografici al Museo Nazionale Alinari della Fotografia di Firenze.
AFIP INTERNATIONAL - ASSOCIAZIONE FOTOGRAFI ITALIANI PROFESSIONISTI
Per informazioni: info@afipinternational.com
Sito internet: www.afipinternational.com
fonte: http://www.clponline.it/news/2-luglio-lectio-magistralis-di-gian-paolo-barbieri-e-maurizio-rebuzzini
GIOVEDÌ 2 LUGLIO 2015, ore 19.00
Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti.
Diretta streaming: http://www.afipinternational.com/
Le Lectio Magistralis sono organizzate dall’AFIP International - Associazione Fotografi Italiani Professionisti in collaborazione con CNA Professioni
Dalla moda all’attualità. E ritorno. Gian Paolo Barbieri (Milano, 1938), tra i più importanti maestri italiani dell’immagine, si mette a nudo. Ripercorrendo la sua straordinaria carriera in dialogo con Maurizio Rebuzzini, nel corso di un nuovo appuntamento con le Lectio Magistralis promosse da AFIP International – Associazione Fotografi Italiani Professionisti, in programma alla Triennale di Milano giovedì 2 luglio, alle ore 19.
“Missione della Fotografia è quella di spiegare l’Uomo all’Uomo”: questo secondo Rebuzzini il credo di Barbieri, tra i primi professionisti che hanno scelto di dedicarsi in modo così profondo alla sfera del fashion e del lifestyle, contribuendo in modo decisivo a consacrare su scala internazionale il concetto di made in Italy. Come testimonia il successo iconografico del celeberrimo ritratto di una Benedetta Barzini appena ventenne, affidato alla copertina del primo leggendario numero di Vogue Italia; e come confermano le premiate campagne per Valentino, Gianfranco Ferré, Dolce&Gabbana, Giorgio Armani, Gianni Versace.
A partire dagli Anni Novanta Barbieri cambia nettamente registro, proponendo un’inedita serie di reportage di viaggio da paradisi tropicali (Seychelles, Madagascar, Tahiti, Polinesia): quadratura del cerchio per un artista che ha sempre seguito il sogno di una bellezza totale.
Le Lectio Magistralis di AFIP International, tutte a ingresso gratuito (fino a esaurimento posti), si chiuderanno giovedì 16 luglio con Giovanni Gastel e Giuseppe Di Piazza (tema dell’incontro: La rinascita della fotografia).
Tutte le Lectio magistralis verranno trasmesse in diretta streaming all’indirizzo
http://www.afipinternational.com/
L’iniziativa Lectio magistralis di fotografia e dintorni è promossa da AFIP International e CNA Professioni, realizzata in collaborazione con La Triennale di Milano, il Maxxi - Museo Nazionale delle Arti del XII secolo di Roma, GRIN (Gruppo Redattori Iconografici Nazionale), Milano Photofestival e con il contributo di Epson, Canon, Nikon.
Oltre a ciò, l’attività dell’AFIP International si concretizza con una serie di eventi, quali conferenze, mostre e un blog (http://afiponline.blogspot.it/) dove verranno segnalati gli eventi più interessanti e saranno discussi i temi e gli argomenti legati alla fotografia e alla professione.
Note biografiche
Gianpaolo Barbieri (Milano, 1938). Si dedica giovanissimo, nella Milano del Dopoguerra, al teatro: approcciando da qui il mondo del cinema.
Ottiene una parte da comparsa nel Medea di Luchino Visconti, prima di lasciarsi affascinare dalle luci della “dolce vita” e trasferirsi a Roma.
È qui che muove i primi passi nel mondo della fotografia, proponendosi come ritrattista per aspiranti attori e attrici: un’attività che non passa inosservata e gli vale, dopo un breve ma intenso soggiorno parigino, la possibilità di tornare a Milano e avviare un proprio studio di fotografo di moda.
Debutta nel 1963 su “Novità”, la rivista che nel 1966 diventerà “Vogue Italia”.
Nel 1968 vince il Premio Biancamano come migliore fotografo italiano e il settimanale “Stern” lo inserisce tra i quattordici migliori fotografi di moda nel panorama internazionale.
Da questo momento comincia a collaborare con la Condè Nast, pubblicando dal 1973 anche su “Vogue Paris”, e arrivando a collaborare con le firme simbolo della moda italiana: Valentino, Versace, Ferré, Armani. Negli Anni Novanta comincia a lavorare anche sul reportage di viaggio, firmando una serie di lavori scelti da David Bailey per mostre al Victoria & Albert Museum di Londra e al Kunstforum a Vienna.
Maurizio Rebuzzini si occupa di fotografia per riviste di settore dal 1972. È editore e direttore di FOTOgraphia, mensile di riflessione fotografica (dal maggio 1994), e del connesso web-magazine www.FOTOgraphiaONLINE.it (dall’ottobre 2010). Docente a contratto di Storia della Fotografia alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Brescia, è curatore della sezione di storia degli apparecchi fotografici al Museo Nazionale Alinari della Fotografia di Firenze.
AFIP INTERNATIONAL - ASSOCIAZIONE FOTOGRAFI ITALIANI PROFESSIONISTI
Per informazioni: info@afipinternational.com
Sito internet: www.afipinternational.com
fonte: http://www.clponline.it/news/2-luglio-lectio-magistralis-di-gian-paolo-barbieri-e-maurizio-rebuzzini
Lgbt: il punk di Fabio Viale. L'artista, in mostra alla galleria Poggiali e Forconi a Pietrasanta, rivela uno dei volti contemporanei del marmo
Che cos’è il punk? «Il punk è uno spirito molto più ampio della musica grezza e semplice che solitamente si identifica con quella parola.
I Clash sono stati un gruppo di fusione, non una band di genere.
Abbiamo mischiato reggae, soul e rock and roll, tutte le musiche primitive, in qualcosa di più della somma dei singoli elementi.
Soprattutto in qualcosa di più del semplice punk di tre accordi» le parole di Joe Strummer, mitico frontman dell’iconico gruppo The Clash, sembrano trovare un certo riscontro nel nuovo progetto di Fabio Viale, Punk appunto, anche se ben sappiamo che stavolta si tratta di marmo, e non di note. Punk prende vita nelle sedi della galleria Poggiali e Forconi a Pietrasanta: ben 14 opere in mostra nell’ampio e maestoso complesso post-industriale dell’Ex Marmi, ”sintetizzate” poi nello spazio espositivo di via Garibaldi, che si focalizzano sulla reinterpretazione del più classico, puro ed aulico tra i materiali scultorei.
Ecco quindi che il marmo si finge ora fragile polistirolo in un teschio o in una madonna, caduchi simboli della vita e della religione, quasi in posizione ossimorica, ora legno povero in oggetti di uso comune: due cassette sovrapposte che formano un’immaginaria gabbia vuota, scarna, essenziale, proprio come il genere musicale sopracitato.
Il marmo di Viale si tinge poi di scuro, così pneumatici intrecciati o schiacciati s’impreziosiscono di borchie affilate come artigli, elementi di una sfrontata aggressività tipica dell’attitudine punk; o ancora un busto, blasonato simbolo della scultura, si sporca di china come vera carne, in tatuaggi che sono anch’essi simboli, che vestono adesso un pugno chiuso, adesso un braccio e un dito teso, segni di forza e fermezza.
È interessante osservare come opere diverse, accomunate da uno spirito scarno e brutale, siano, attraverso il virtuosismo tecnico dell’artista, al contempo morbide e sinuose, e mai completamente statiche: il movimento fissato in un pugno e in un dito teso, nel realismo delle vene di una mano, movimento in senso figurato in un teschio, come avanzare inesorabile del tempo, senechiano conto alla rovescia verso la morte.
Fino al 7 agosto
Galleria Poggiali e Forconi-Pietrasanta
Ex Marmi Complesso Post-industriale – via N. Sauro 52, Pietrasanta
ed in Via Garibaldi, 8 Pietrasanta
Info: www.poggialieforconi.it
fonte: Giuditta Elettra Lavinia Nidiaci http://insideart.eu
I Clash sono stati un gruppo di fusione, non una band di genere.
Abbiamo mischiato reggae, soul e rock and roll, tutte le musiche primitive, in qualcosa di più della somma dei singoli elementi.
Soprattutto in qualcosa di più del semplice punk di tre accordi» le parole di Joe Strummer, mitico frontman dell’iconico gruppo The Clash, sembrano trovare un certo riscontro nel nuovo progetto di Fabio Viale, Punk appunto, anche se ben sappiamo che stavolta si tratta di marmo, e non di note. Punk prende vita nelle sedi della galleria Poggiali e Forconi a Pietrasanta: ben 14 opere in mostra nell’ampio e maestoso complesso post-industriale dell’Ex Marmi, ”sintetizzate” poi nello spazio espositivo di via Garibaldi, che si focalizzano sulla reinterpretazione del più classico, puro ed aulico tra i materiali scultorei.
Ecco quindi che il marmo si finge ora fragile polistirolo in un teschio o in una madonna, caduchi simboli della vita e della religione, quasi in posizione ossimorica, ora legno povero in oggetti di uso comune: due cassette sovrapposte che formano un’immaginaria gabbia vuota, scarna, essenziale, proprio come il genere musicale sopracitato.
Il marmo di Viale si tinge poi di scuro, così pneumatici intrecciati o schiacciati s’impreziosiscono di borchie affilate come artigli, elementi di una sfrontata aggressività tipica dell’attitudine punk; o ancora un busto, blasonato simbolo della scultura, si sporca di china come vera carne, in tatuaggi che sono anch’essi simboli, che vestono adesso un pugno chiuso, adesso un braccio e un dito teso, segni di forza e fermezza.
È interessante osservare come opere diverse, accomunate da uno spirito scarno e brutale, siano, attraverso il virtuosismo tecnico dell’artista, al contempo morbide e sinuose, e mai completamente statiche: il movimento fissato in un pugno e in un dito teso, nel realismo delle vene di una mano, movimento in senso figurato in un teschio, come avanzare inesorabile del tempo, senechiano conto alla rovescia verso la morte.
Fino al 7 agosto
Galleria Poggiali e Forconi-Pietrasanta
Ex Marmi Complesso Post-industriale – via N. Sauro 52, Pietrasanta
ed in Via Garibaldi, 8 Pietrasanta
Info: www.poggialieforconi.it
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A Firenze "DON GIOVANNA" del regista Alessandro Riccio. Le ultime repliche a Villa Caruso Bellosguardo dal 1 al 3 luglio ore 21.15
PIU' DI 1.500 PERSONE HANNO GODUTO DI "DON GIOVANNA"!
Cosa nasconde il cuore di una seduttrice? Dove inizia il piacere e inizia la follia dell'amore? La leziosa e bellissima Giovanna dedica anima e corpo al piacere fisico e a riempire il suo amato libretto di nomi, racconti e misure...
Lo spettacolo estivo ideato e diretto da Alessandro Riccio stavolta porterà il pubblico a Villa Caruso Bellosguardo a Lastra a Signa per godere di un luogo meraviglioso facendosi raccontare un'altra storia dal poliedrico attore regista fiorentino.
Don Giovanna sarà la bellissima Giannina Raspini. Accanto a lei i bravissimi Claudia Borioni, Alberto Ceville, Davide Arena. E naturalemente ALESSANDRO RICCIO.
Costumi di Dagmar Elizabeth Mecca. Sarta Daniela Ortolani
Villa Caruso Bellosguardo
Via di Bellosguardo, 54, 50055 Lastra a Signa - 1/2/3 luglio ore 21.15
Info e prenotazioni per lo spettacolo: 331.85.09.280
(non si accettano prenotazioni via FB- no SMS)
Ingresso SPETTACOLO: 12 euro intero - 10 euro ridotto (over 65, gruppi sopra le 10 persone, iscritti alla mailing list di Tedavi '98 )
PER ISCRIVERSI ALLA NOSTRA MAILING LIST
Per ricevere informazioni sulla propria e-mail qualche giorno prima di ogni nostro evento scrivete a info@tedavi98.it con oggetto: ISCRIVIMI
Chi ha voglia di godersi la location potrà prendere parte a una fantastica cena buffet preparata dallo Chef Cinzia Lotti che vi delizierà con una vasta scelta di antipasti, tre primi, dolci di vario tipo, acqua, vino bianco e vino rosso. Il tutto senza limiti...........
Orario cena: 19:30 - Costo cena: 12,00 euro
Per prenotare la cena: 3395280478
fonte: https://www.facebook.com/media/set/?set=a.10207089247819753.1073741841.1537870505&type=3
Cosa nasconde il cuore di una seduttrice? Dove inizia il piacere e inizia la follia dell'amore? La leziosa e bellissima Giovanna dedica anima e corpo al piacere fisico e a riempire il suo amato libretto di nomi, racconti e misure...
Lo spettacolo estivo ideato e diretto da Alessandro Riccio stavolta porterà il pubblico a Villa Caruso Bellosguardo a Lastra a Signa per godere di un luogo meraviglioso facendosi raccontare un'altra storia dal poliedrico attore regista fiorentino.
Don Giovanna sarà la bellissima Giannina Raspini. Accanto a lei i bravissimi Claudia Borioni, Alberto Ceville, Davide Arena. E naturalemente ALESSANDRO RICCIO.
Costumi di Dagmar Elizabeth Mecca. Sarta Daniela Ortolani
Villa Caruso Bellosguardo
Via di Bellosguardo, 54, 50055 Lastra a Signa - 1/2/3 luglio ore 21.15
Info e prenotazioni per lo spettacolo: 331.85.09.280
(non si accettano prenotazioni via FB- no SMS)
Ingresso SPETTACOLO: 12 euro intero - 10 euro ridotto (over 65, gruppi sopra le 10 persone, iscritti alla mailing list di Tedavi '98 )
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Chi ha voglia di godersi la location potrà prendere parte a una fantastica cena buffet preparata dallo Chef Cinzia Lotti che vi delizierà con una vasta scelta di antipasti, tre primi, dolci di vario tipo, acqua, vino bianco e vino rosso. Il tutto senza limiti...........
Orario cena: 19:30 - Costo cena: 12,00 euro
Per prenotare la cena: 3395280478
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lunedì 29 giugno 2015
Cinema: Ralph Fiennes dirige un film su Rudolph Nureyev
Il film si concentrerà solo su alcuni periodi della vita della star della danza: l'inizio delle riprese è previsto nel 2016.
Ralph Fiennes dirigerà alla fine del 2016 un lungometraggio sulla vita di Rudolf Nureyev, il celebre ballerino scomparso nel 1993. La sceneggiatura, tratta dalla buografia scritta da Julie Kavanaghs, è stata affidata a David Hare, che ha già collaborato con l'attore e regista in "The Reader".
Il progetto non sarà un biopic nel senso stretto del termine: si concentrerà infatti su dei periodi determinati della vita di Nureyev, come la fuga in Occidente, nel 1961, quando chiese asilo politico alle autorità francesi all'aeroporto di Le Bourget a Parigi, nonostante i tentativi del Kgb per trattenerlo, e voltò per sempre le spalle alla compagnia del Kirov e all'Unione Sovietica.
Nureyev ebbe uno stretto rapporto con il mondo del cinema: Ken Russell lo volle ad esempio come protagonista del suo "Valentino" nel 1977, dove il danzatore russo interpretava proprio Rodolfo Valentino.
Non si sa ancora nulla del cast del film, ma Ralph Fiennes non sarà il protagonista. Per l'attore questo su Nureyev sarà il terzo film da regista dopo "Coriolanus" nel 2011 e "The Invisible woman" nel 2013.
fonte: http://www.globalist.it giornaledellospettacolo.globalist.it
Ralph Fiennes dirigerà alla fine del 2016 un lungometraggio sulla vita di Rudolf Nureyev, il celebre ballerino scomparso nel 1993. La sceneggiatura, tratta dalla buografia scritta da Julie Kavanaghs, è stata affidata a David Hare, che ha già collaborato con l'attore e regista in "The Reader".
Il progetto non sarà un biopic nel senso stretto del termine: si concentrerà infatti su dei periodi determinati della vita di Nureyev, come la fuga in Occidente, nel 1961, quando chiese asilo politico alle autorità francesi all'aeroporto di Le Bourget a Parigi, nonostante i tentativi del Kgb per trattenerlo, e voltò per sempre le spalle alla compagnia del Kirov e all'Unione Sovietica.
Nureyev ebbe uno stretto rapporto con il mondo del cinema: Ken Russell lo volle ad esempio come protagonista del suo "Valentino" nel 1977, dove il danzatore russo interpretava proprio Rodolfo Valentino.
Non si sa ancora nulla del cast del film, ma Ralph Fiennes non sarà il protagonista. Per l'attore questo su Nureyev sarà il terzo film da regista dopo "Coriolanus" nel 2011 e "The Invisible woman" nel 2013.
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Rudolph Nureyev
Lgbt: Chanel inaugura a Firenze la prima boutique beauty in Italia
I marchi celebri sono in grado di trasformare i propri negozi, in ambienti importanti, riservati e dedicati esclusivamente ad una cerchia di luoghi in grado di rappresentare in qualche modo, il nome stesso della maison.
Firenze, è tra le mete più amate non sono dai turisti stranieri, ma anche dagli italiani stessi. Una città incantevole, ricca di cultura, storia e raffinatezza a livello visivo, per questi motivi è stata scelta da Chanel per inaugurare una particolare boutique.
Si tratta del primo negozio italiano, interamente dedicato al settore “fragrance & beauty” della maison francese. La struttura prende sede in via dei Calzaiuoli 47/49r, in una zona interamente dedicata alla bellezza. Sarà possibile interagire con gli esperti make-up artist ed avere consigli utili sulla cura del proprio corpo. Un paradiso terrestre dedicato a tutte le donne, ma le sorprese di Chanel non si fermano qui!
La casa di moda, ha infatti creato appositamente per l’occasione, una collezione make-up dal nome Chanel loves Firenze. I colori rispettano le tradizioni della città, giocando con sfumature rosse e viola. Saranno inoltre disponibili, una serie di esperienze sensoriali, tematiche speciali, prodotti del mercato estero, la sezione dedicata ai libri del brand, iPad per scoprire le novità e molto altro ancora.
fonte: http://www.sfilate.it/Nancy Malfa
Firenze, è tra le mete più amate non sono dai turisti stranieri, ma anche dagli italiani stessi. Una città incantevole, ricca di cultura, storia e raffinatezza a livello visivo, per questi motivi è stata scelta da Chanel per inaugurare una particolare boutique.
Si tratta del primo negozio italiano, interamente dedicato al settore “fragrance & beauty” della maison francese. La struttura prende sede in via dei Calzaiuoli 47/49r, in una zona interamente dedicata alla bellezza. Sarà possibile interagire con gli esperti make-up artist ed avere consigli utili sulla cura del proprio corpo. Un paradiso terrestre dedicato a tutte le donne, ma le sorprese di Chanel non si fermano qui!
La casa di moda, ha infatti creato appositamente per l’occasione, una collezione make-up dal nome Chanel loves Firenze. I colori rispettano le tradizioni della città, giocando con sfumature rosse e viola. Saranno inoltre disponibili, una serie di esperienze sensoriali, tematiche speciali, prodotti del mercato estero, la sezione dedicata ai libri del brand, iPad per scoprire le novità e molto altro ancora.
fonte: http://www.sfilate.it/Nancy Malfa
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Drusilla Foer: Una donna a pezzi
"Sono Drusilla Foer, una donna a pezzi. Non parlo del mio aspetto fisico, fortunatamente per essere una vecchia sono piuttosto in ordine.
Mi riferisco a ciò che mi compone, le mie attitudini, i miei interessi, le mie ostilità, le mie passioni.
Non sono stata mai un tipo lineare, bensì emotivamente piastrellata da parti dissonanti tra loro.
Da piccola mi appassionavo con la cuoca di mamma in cucina, per poi correre entusiasta e scoprire i segreti dei motori in officina… con l’autista di papà.
Non era un tentativo di equidistanza genitoriale, piuttosto un’irrequetezza tematica che tutt’ora mi consuma e vitalizza allo stesso tempo.
E il riferimento, da anziana stronza, al servizio in casa si riferisce a un periodo privilegiato della mia vita, brevissimo quanto remoto.
Si, sono frammentata ma, tutto sommato, assemblata. Da pezzi che sono tenuti insieme da una feroce curiosità.
Piastrellerò le pareti di questo spazio a mia disposizione con le mie (personalissime) convinzioni
La mia preferita è che ogni convinzione possa essere scalzata. E sostituita.
Auspico che in questo siate collaborativi.
Spero che questa anziana signora patchwork vi piaccia.
Perché lei spesso, si detesta.
A presto."
Informazioni sull’autore: Drusilla Foer
Nasce a Siena e a due anni si trasferisce a cuba dove vive fino ai 19 anni. Si trasferisce a Chicago successivamente a Bruxelles, Parigi e New York dove apre un negozio di abiti usati che diventa col tempo un vivo salotto culturale artistico e dove conosce le più importanti personalità dell’ambiente artistico newyorkese. Alla fine degli anni novanta torna in Italia a Firenze dove attualmente risiede.
Ha partecipato a “Magnifica Presenza” di Ferzan Özpetek, è apparsa in “The show must go off” con Serena Dandini, è presente in radio con Davide Drago ne “l’ora del Dragone” trasmissione sulla musica indipendente, come opinionista, Musa di grandi fotografi, icona webb con “ventiminutidilei”, ha collaborato con Anlaids per venti di sensibilizzazione sul tema HIV, tra cui una rilettura di Cenerentola al Conservatorio di Bologna.
Brevi episodi video su repubblica.it e sporadiche esperienze canore documentate su youtube.
In preparazione un apparizione live per un concerto pianoforte e voce.
Irriverente, antiborghese, libera, diretta scrive di costume, moda, politica società.
fonte : www.wordsinfreedom.com
Mi riferisco a ciò che mi compone, le mie attitudini, i miei interessi, le mie ostilità, le mie passioni.
Non sono stata mai un tipo lineare, bensì emotivamente piastrellata da parti dissonanti tra loro.
Da piccola mi appassionavo con la cuoca di mamma in cucina, per poi correre entusiasta e scoprire i segreti dei motori in officina… con l’autista di papà.
Non era un tentativo di equidistanza genitoriale, piuttosto un’irrequetezza tematica che tutt’ora mi consuma e vitalizza allo stesso tempo.
E il riferimento, da anziana stronza, al servizio in casa si riferisce a un periodo privilegiato della mia vita, brevissimo quanto remoto.
Si, sono frammentata ma, tutto sommato, assemblata. Da pezzi che sono tenuti insieme da una feroce curiosità.
Piastrellerò le pareti di questo spazio a mia disposizione con le mie (personalissime) convinzioni
La mia preferita è che ogni convinzione possa essere scalzata. E sostituita.
Auspico che in questo siate collaborativi.
Spero che questa anziana signora patchwork vi piaccia.
Perché lei spesso, si detesta.
A presto."
Informazioni sull’autore: Drusilla Foer
Nasce a Siena e a due anni si trasferisce a cuba dove vive fino ai 19 anni. Si trasferisce a Chicago successivamente a Bruxelles, Parigi e New York dove apre un negozio di abiti usati che diventa col tempo un vivo salotto culturale artistico e dove conosce le più importanti personalità dell’ambiente artistico newyorkese. Alla fine degli anni novanta torna in Italia a Firenze dove attualmente risiede.
Ha partecipato a “Magnifica Presenza” di Ferzan Özpetek, è apparsa in “The show must go off” con Serena Dandini, è presente in radio con Davide Drago ne “l’ora del Dragone” trasmissione sulla musica indipendente, come opinionista, Musa di grandi fotografi, icona webb con “ventiminutidilei”, ha collaborato con Anlaids per venti di sensibilizzazione sul tema HIV, tra cui una rilettura di Cenerentola al Conservatorio di Bologna.
Brevi episodi video su repubblica.it e sporadiche esperienze canore documentate su youtube.
In preparazione un apparizione live per un concerto pianoforte e voce.
Irriverente, antiborghese, libera, diretta scrive di costume, moda, politica società.
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martedì 23 giugno 2015
Lgbt: Al MA-EC di Milano "LOVVISM. L'amore va di moda" di Angelo Cruciani. Dal 2 al 31 luglio 2015
In foto "United States of Love" di Angelo Cruciani, vernici su tela cm 100x150
A seguito di un intenso periodo di ricerca rivolto al simbolo dell'amore Angelo Cruciani espone presso il MA-EC - Milan Art & Events Center, prima Galleria Cinese in Italia per l'arte contemporanea, dal 2 al 31 luglio la mostra inserita negli eventi di Expo in città "LOVVISM. L'amore va di moda", un percorso che smembra e riassembla l'energia cosmica di un sentimento divino.
I lavori esposti offrono un messaggio che utilizza svariati stili e tecniche: dalla pittura ad olio agli inchiostri, dai quadri timbrici all'utilizzo dei capi di abbigliamento, dall'installazione alla street art.
Si tratta di opere pregne di simboli che interagiscono con il cuore: numeri, denaro, lettere, geometrie; contrasti che generano nuovi punti di vista e ampliano l'orizzonte interpretativo, come si osserva in Love Town, Rules of love e Money of love. Accanto ad esse si ammirano diverse bandiere, realizzate con la tecnica del dripping, fra cui quelle di America, Cina, Israele dove le stelle sono sostituite dai cuori al fine di diffondere un messaggio d'amore.
Sono inoltre presenti una decina di capi d'abbigliamento maschili, pezzi unici correlati alla performance di Cruciani per Pitti di gennaio 2015: divise di soldati dal taglio austero, ma cosparse di piccoli cuori.
Per concretizzare azioni collettive, concettuali ed estetiche in immagini l'artista ha collaborato con il fotografo Manuel Scrima, con il quale ha realizzato sei opere esposte in mostra. Il lavoro svolto a quattro mani ha permesso di oltrepassare le iconografie canoniche e di rielaborarle dando loro un nuovo significato.
Con l'esposizione "LOVVISM. L'amore va di moda" Angelo Cruciani si relaziona con il pubblico facendo ordine nel periodo in cui si era immerso in una spiritualità indipendente dalle religioni.
Nelle esposizioni precedenti l'artista aveva concentrato la sua attenzione sul rapporto sociale con la figura di Cristo, opere di denuncia etico morale fino ad arrivare all'ultima esposizione Apokalypse del 2010 che ha segnato la chiusura di un periodo espressivamente inquieto. Nel 2012 ha inizio una nuova visione artistica: l'esplorazione del simbolo dell'amore come energia comunicativa, da cui nascono spontaneamente installazioni, street art, flash mob, performance, moda, dipinti. Questa mostra è il segno di un momento di transizione in cui Cruciani attinge alla fonte delle soluzioni ritrovate nell'Amore, dove l'interesse è rivolto alla comunicazione del messaggio mentre la tecnica e il linguaggio passano in secondo piano.
Afferma l'artista: "le mie opere non sono dipinte con amore ma 'con' l'amore. Mi chiedo spesso: se l'amore fosse la regola e sostituisse le paure del nostro ego, come sarebbe la nostra vita oggi? Il cuore per me è l'essenza su cui costruisco l'immagine, è la possibilità dell'invisibile di diventare materia. Il simbolo diventa matrice, pixel che costruisce l'estetica; e il timbro rimane l'elemento trasversale che accomuna tra di loro gli elaborati".
Per Cruciani l'Amore resta vivo in una realtà sempre più virtuale dove è in atto una prepotente invasione mediatica, segnale di un indispensabile collettivo bisogno di dolcezza e umanizzazione.
L'artista cerca una forte connessione con il cosmo tramite la pratica del silenzio nella consapevolezza che conduce alla purezza dell'amore.
Angelo Cruciani nasce a Urbino e vive dal 1999 tra Europa e Asia. Fin da piccolo è affascinato da due mondi diversi: arte e moda. Nel 1997 si trasferisce a Roma dove inizia a lavorare come stilista, collaborando come creativo con molte aziende tra le quali: Energie, Phard, Miss Sixty, Piero Guidi, Refrigiwear, Murphy & Nye. Successivamente si dedica a collezioni più personali tra le quali Misael e la francese Beauvillon, di cui attualmente è direttore creativo.
Il suo percorso artistico nasce dalla street art nel 2006, anno in cui realizza il progetto dal titolo "Street Jesus", raffigurante l'immagine di Gesù Cristo, viene esposto in 33 sedi in Europa, Stati Uniti e Cina. L'interesse verso il mondo dell'arte lo porta a creare numerose opere e a realizzare mostre personali e collettive in Italia e all'estero.
A Milano, nel 2007 la mostra "Save Your Angel" è seguita da Vittorio Sgarbi, Philippe Daverio e Tinto Brass.
Nel 2010, la sua esposizione "Apokalypse" viene patrocinata da Amnesty International per l'umanesimo della sua arte.
"LOVVISM. L'amore va di moda" al MA-EC - Milan Art & Events Center
Telefono per informazioni: +39 02 39831335
E-Mail info: staff@wepresentart.com - Sito ufficiale: http://www.angelocruciani.com/
fonte: http://www.arte.it/
A seguito di un intenso periodo di ricerca rivolto al simbolo dell'amore Angelo Cruciani espone presso il MA-EC - Milan Art & Events Center, prima Galleria Cinese in Italia per l'arte contemporanea, dal 2 al 31 luglio la mostra inserita negli eventi di Expo in città "LOVVISM. L'amore va di moda", un percorso che smembra e riassembla l'energia cosmica di un sentimento divino.
I lavori esposti offrono un messaggio che utilizza svariati stili e tecniche: dalla pittura ad olio agli inchiostri, dai quadri timbrici all'utilizzo dei capi di abbigliamento, dall'installazione alla street art.
Si tratta di opere pregne di simboli che interagiscono con il cuore: numeri, denaro, lettere, geometrie; contrasti che generano nuovi punti di vista e ampliano l'orizzonte interpretativo, come si osserva in Love Town, Rules of love e Money of love. Accanto ad esse si ammirano diverse bandiere, realizzate con la tecnica del dripping, fra cui quelle di America, Cina, Israele dove le stelle sono sostituite dai cuori al fine di diffondere un messaggio d'amore.
Sono inoltre presenti una decina di capi d'abbigliamento maschili, pezzi unici correlati alla performance di Cruciani per Pitti di gennaio 2015: divise di soldati dal taglio austero, ma cosparse di piccoli cuori.
Per concretizzare azioni collettive, concettuali ed estetiche in immagini l'artista ha collaborato con il fotografo Manuel Scrima, con il quale ha realizzato sei opere esposte in mostra. Il lavoro svolto a quattro mani ha permesso di oltrepassare le iconografie canoniche e di rielaborarle dando loro un nuovo significato.
Con l'esposizione "LOVVISM. L'amore va di moda" Angelo Cruciani si relaziona con il pubblico facendo ordine nel periodo in cui si era immerso in una spiritualità indipendente dalle religioni.
Nelle esposizioni precedenti l'artista aveva concentrato la sua attenzione sul rapporto sociale con la figura di Cristo, opere di denuncia etico morale fino ad arrivare all'ultima esposizione Apokalypse del 2010 che ha segnato la chiusura di un periodo espressivamente inquieto. Nel 2012 ha inizio una nuova visione artistica: l'esplorazione del simbolo dell'amore come energia comunicativa, da cui nascono spontaneamente installazioni, street art, flash mob, performance, moda, dipinti. Questa mostra è il segno di un momento di transizione in cui Cruciani attinge alla fonte delle soluzioni ritrovate nell'Amore, dove l'interesse è rivolto alla comunicazione del messaggio mentre la tecnica e il linguaggio passano in secondo piano.
Afferma l'artista: "le mie opere non sono dipinte con amore ma 'con' l'amore. Mi chiedo spesso: se l'amore fosse la regola e sostituisse le paure del nostro ego, come sarebbe la nostra vita oggi? Il cuore per me è l'essenza su cui costruisco l'immagine, è la possibilità dell'invisibile di diventare materia. Il simbolo diventa matrice, pixel che costruisce l'estetica; e il timbro rimane l'elemento trasversale che accomuna tra di loro gli elaborati".
Per Cruciani l'Amore resta vivo in una realtà sempre più virtuale dove è in atto una prepotente invasione mediatica, segnale di un indispensabile collettivo bisogno di dolcezza e umanizzazione.
L'artista cerca una forte connessione con il cosmo tramite la pratica del silenzio nella consapevolezza che conduce alla purezza dell'amore.
Angelo Cruciani nasce a Urbino e vive dal 1999 tra Europa e Asia. Fin da piccolo è affascinato da due mondi diversi: arte e moda. Nel 1997 si trasferisce a Roma dove inizia a lavorare come stilista, collaborando come creativo con molte aziende tra le quali: Energie, Phard, Miss Sixty, Piero Guidi, Refrigiwear, Murphy & Nye. Successivamente si dedica a collezioni più personali tra le quali Misael e la francese Beauvillon, di cui attualmente è direttore creativo.
Il suo percorso artistico nasce dalla street art nel 2006, anno in cui realizza il progetto dal titolo "Street Jesus", raffigurante l'immagine di Gesù Cristo, viene esposto in 33 sedi in Europa, Stati Uniti e Cina. L'interesse verso il mondo dell'arte lo porta a creare numerose opere e a realizzare mostre personali e collettive in Italia e all'estero.
A Milano, nel 2007 la mostra "Save Your Angel" è seguita da Vittorio Sgarbi, Philippe Daverio e Tinto Brass.
Nel 2010, la sua esposizione "Apokalypse" viene patrocinata da Amnesty International per l'umanesimo della sua arte.
"LOVVISM. L'amore va di moda" al MA-EC - Milan Art & Events Center
Telefono per informazioni: +39 02 39831335
E-Mail info: staff@wepresentart.com - Sito ufficiale: http://www.angelocruciani.com/
fonte: http://www.arte.it/
lunedì 22 giugno 2015
Lgbt: Lorenzo Baglioni si esibirà a Le Murate Caffè Letterario con lo spettacolo “SELFIE!” a Firenze martedì 23 giugno alle ore 21.30
Attore e autore comico fiorentino, Lorenzo Baglioni lavora come attore teatrale presso il Teatro Stabile di Innovazione di Rifredi, presso la casa di produzione Tedavì 98, e la compagnia Magnoprog.
Nel 2013 esce il suo primo film da protagonista, "Sta Per Piovere", scritto e diretto dal regista Haider Rashid.
Nel Marzo 2014 debutta il suo primo spettacolo originale, "La Grammatica della Fantasia", scritto insieme al fratello Michele Baglioni, e dedicato a Gianni Rodari, in cui Lorenzo è in scena con Maria Paola Sacchetti, per la regia di Riccardo Giannini (prod. Magnoprog).
Nel Febbraio 2015 debutta il suo primo spettacolo di stand-up comedy, "SELFIE", anch'esso scritto col fratello Michele. Nella sua ricerca sull'arte della stand-up comedy guarda alla produzione di comedians come Louis CK, Ricky Gervais, Bill Hicks, George Carlin, Jerry Seinfeld, Roberto Benigni, Daniele Luttazzi, e tanti altri.
Nel maggio del 2015 spopola sul Web grazie al video “Le ragazze dei locali”,(il video a questo link: https://www.youtube.com/watch?v=eObphB_xQkQ) moderno riadattamento del celebre stornello fiorentino di Narciso Parigi e Riccardo Marasco, ripercorrendo i locali più noti della città e il tipo “abituale” di frequentatori.
Attualmente lavora, sempre affiancato dal fratello, alla stesura di nuovo materiale comico, unendo la stand-up comedy più tradizionale a canzoni e musiche originali, e partecipa, fra le altre cose, alle serate organizzate dallo Zelig Lab di Livorno.
Martedì 23 giugno alle ore 21.30 Lorenzo Baglioni si esibirà nella piazzetta de Le Murate Caffè Letterario in Piazza delle Murate a Firenze con lo spettacolo “SELFIE!” a ingresso gratuito.
Sul palco ci saranno anche Michele Baglioni – Basso, Pietro Guarracino – Chitarre, Lorenzo Furferi – Pianole, Marco Sax Caponi – Sax, Emanuele Bonechi – Batteria.
fonte: http://www.firenzetoday.it
Nel 2013 esce il suo primo film da protagonista, "Sta Per Piovere", scritto e diretto dal regista Haider Rashid.
Nel Marzo 2014 debutta il suo primo spettacolo originale, "La Grammatica della Fantasia", scritto insieme al fratello Michele Baglioni, e dedicato a Gianni Rodari, in cui Lorenzo è in scena con Maria Paola Sacchetti, per la regia di Riccardo Giannini (prod. Magnoprog).
Nel Febbraio 2015 debutta il suo primo spettacolo di stand-up comedy, "SELFIE", anch'esso scritto col fratello Michele. Nella sua ricerca sull'arte della stand-up comedy guarda alla produzione di comedians come Louis CK, Ricky Gervais, Bill Hicks, George Carlin, Jerry Seinfeld, Roberto Benigni, Daniele Luttazzi, e tanti altri.
Nel maggio del 2015 spopola sul Web grazie al video “Le ragazze dei locali”,(il video a questo link: https://www.youtube.com/watch?v=eObphB_xQkQ) moderno riadattamento del celebre stornello fiorentino di Narciso Parigi e Riccardo Marasco, ripercorrendo i locali più noti della città e il tipo “abituale” di frequentatori.
Attualmente lavora, sempre affiancato dal fratello, alla stesura di nuovo materiale comico, unendo la stand-up comedy più tradizionale a canzoni e musiche originali, e partecipa, fra le altre cose, alle serate organizzate dallo Zelig Lab di Livorno.
Martedì 23 giugno alle ore 21.30 Lorenzo Baglioni si esibirà nella piazzetta de Le Murate Caffè Letterario in Piazza delle Murate a Firenze con lo spettacolo “SELFIE!” a ingresso gratuito.
Sul palco ci saranno anche Michele Baglioni – Basso, Pietro Guarracino – Chitarre, Lorenzo Furferi – Pianole, Marco Sax Caponi – Sax, Emanuele Bonechi – Batteria.
fonte: http://www.firenzetoday.it
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sabato 20 giugno 2015
Lgbt: Tilda Swinton dirige una fantastica scuola bohemian in scozia
Invece di fare esami, gli studenti fanno parkour, vanno a caccia di cibo e cantano canzoni medievali.
L'attrice e divinità aliena Tilda Swinton è la co-fondatrice di una scuola fantastica in Scozia, dove non ci sono esami e gli studenti passano più tempo possibile lontano dai banchi, cercando del cibo, cantando in gruppi e svolgendo attività manuali.
"Non ci sono voti, non ci sono verifiche… è incredibilmente basata sull'arte, sulla pratica," ha detto Tilda Swinton al Guardian, spiegando che "Per esempio, possono affinare la loro arte costruendo una canoa canadese, o facendo un coltello, o caramellando le cipolle."
Il preside Krzysztof Zajaczkowski - o Krzys per i suoi studenti, non si usa Signore, o Signor Zajaczkowski - dice, sul sito della scuola: "Il nostro sistema educativo è diventato, in gran parte, arido emozionalmente e a livello pratico, con l'idea quasi ossessiva di far avanzare rapidamente i bambini con l'alfabetizzazione e la capacità di calcolo, fatti e cifre a discapito delle capacità infinitamente più ampie dei bambini."
Per alimentare queste capacità, ogni giornata scolastica inizia cantando e facendo movimento, c'è tempo per i progetti personali e buona parte del venerdì è dedicata ad avventure all'esterno, sul bellissimo paesaggio marittimo della Moray Coastline scozzese.
Swinton manda i suoi bambini, Xavier e Honor, in questa scuola e spiega che, "Il progetto scolastico di Honor è danza interpretativa," aggiungendo che, "non ha mai fatto danza in tutta la sua vita. Sarà molto interessante." Dove ci possiamo iscrivere?
fonte: https://i-d.vice.com/it/Foto Alessio Costantino
L'attrice e divinità aliena Tilda Swinton è la co-fondatrice di una scuola fantastica in Scozia, dove non ci sono esami e gli studenti passano più tempo possibile lontano dai banchi, cercando del cibo, cantando in gruppi e svolgendo attività manuali.
"Non ci sono voti, non ci sono verifiche… è incredibilmente basata sull'arte, sulla pratica," ha detto Tilda Swinton al Guardian, spiegando che "Per esempio, possono affinare la loro arte costruendo una canoa canadese, o facendo un coltello, o caramellando le cipolle."
Il preside Krzysztof Zajaczkowski - o Krzys per i suoi studenti, non si usa Signore, o Signor Zajaczkowski - dice, sul sito della scuola: "Il nostro sistema educativo è diventato, in gran parte, arido emozionalmente e a livello pratico, con l'idea quasi ossessiva di far avanzare rapidamente i bambini con l'alfabetizzazione e la capacità di calcolo, fatti e cifre a discapito delle capacità infinitamente più ampie dei bambini."
Per alimentare queste capacità, ogni giornata scolastica inizia cantando e facendo movimento, c'è tempo per i progetti personali e buona parte del venerdì è dedicata ad avventure all'esterno, sul bellissimo paesaggio marittimo della Moray Coastline scozzese.
Swinton manda i suoi bambini, Xavier e Honor, in questa scuola e spiega che, "Il progetto scolastico di Honor è danza interpretativa," aggiungendo che, "non ha mai fatto danza in tutta la sua vita. Sarà molto interessante." Dove ci possiamo iscrivere?
fonte: https://i-d.vice.com/it/Foto Alessio Costantino
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Lgbt: "Padova Pride Village", il regista Daniele Sartori apre la rassegna cinematografica
Sabato 20 giugno, tornano al Padova Pride Village, gli appuntamenti con il “Cinevillage”, rassegna cinematografica organizzata in collaborazione con il Queer Lion Award di Daniel N. Casagrande.
Alla presenza del regista Daniele Sartori e del critico cinematografico Vincenzo Patanè, verranno proiettati i cortometraggi “L’appuntamento”, “Doris Ortiz” e “Contatto forzato”. Alla serata interverrà anche Maurizio Agosti, in arte Principe Maurice con una performance per introdurre il teaser di “Principe Maurice” tributo ai Maestri Klaus Nomi e Lindsay Kemp.
Si confermano anche nell’edizione 2015 gli appuntamenti con il “Cinevillage”, la rassegna cinematografica LGBTQ, del Padova Pride Village, festival di musica, cultura e divertimento che dal 19 giugno al 6 settembre animerà l’estate padovana con concerti, musica, spettacoli teatrali, proiezioni cinematografiche, presentazioni di libri, talk show e dibattiti su temi di attualità.
Organizzato in collaborazione con il Queer Lion Award di Daniel N. Casagrande, premio collaterale della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il “Cinevillage” proporrà ogni sabato sera il meglio della produzione cinematografica italiana e internazionale legato alle tematiche della queer colture. Il programma della rassegna è disponibile al link www.padovapridevillage.it
Protagonista del primo appuntamento del Cinevillage, sabato 20 giugno, sarà il regista veneziano Daniele Sartori, fondatore del progetto Lost In Vauxhall per la produzione di videoclip e short film, autore degli spot del Queer Lion Award, cui partecipa come giurato. In giuria per Short in Venice, partecipa come giurato a numerosi altri concorsi. Parallelamente cura eventi e mostre di videoarte. Ha inoltre creato gli effetti speciali dell’opera “Un ballo in maschera” diretta da Ivan Stefanutti.
Alla presenza dello stesso regista e del critico cinematografico Vincenzo Patanè, sabato verranno proiettati i cortometraggi “L’appuntamento” (Italia 2010 – 15’), “Doris Ortiz” (Italia 2012 – 20’) e “Contatto forzato” (Italia 2014 – 20’). Alla serata interverrà anche Maurizio Agosti, in arte Principe Maurice con una performance per introdurre il teaser di “Principe Maurice” tributo ai Maestri Klaus Nomi e Lindsay Kemp.
Premiato al Festival Omovies di Napoli come Miglior corto, Miglior attore, Miglior sceneggiatura e Miglior fotografia, Premio Mediateca S. Sofia, nonché Premio Festival dei Diritti Umani di Napoli, “L’appuntamento”, girato a Venezia nella splendida cornice di Palazzo Papadopoli, vede protagonista Francesco, reso fragile dalla scoperta del tradimento della fidanzata, e ossessionato dalla curiosità di incontrare il suo rivale. L’opera, spiega il regista «è una storia sui confini labili ed ambigui dell’emotività. Racconta di sentimenti forti ma sfumati facilmente confondibili tra loro. Talvolta ciò che ferisce può diventare desiderabile ed affascinante. Il film parla di un pensiero, identico nella mente e nel cuore di due persone distinte che, pur non conoscendosi, entrano in relazione al di là degli orientamenti sessuali».
Metafora sperimentale manga sull’omofobia e personale omaggio del regista ai b-movie splatter anni ’80 è il cortometraggio “Doris Ortiz” (Italia 2012 – 20’), che al Padova Village verrà presentato in versione non censurata. Nella notte la città è sconvolta dalla scia di sangue che il Ministro, all’inseguimento di due clown surreali, lascia dietro di sé. Il politico ha perso ogni contatto con la realtà e la sua corsa delirante terminerà in una zona industriale semideserta dove la pregiudicata Doris Ortiz gestisce un piccolo bar. La donna s’innamorerà fatalmente di lui. All’alba una telecamera di sicurezza svelerà alla Nazione l’epilogo della folle vicenda.
Direttamente dal Torino Gay & Lesbian Film Festival di quest’anno arriva l’opera “Contatto forzato” (Italia 2014 – 20’), interamente girato al Forte Carpenedo di Mestre e ambientato alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Al Centro di riconoscimento dei prigionieri di guerra, il tenente Antonio Graziani è accusato ingiustamente d’aver ordinato la morte di dieci civili. Può scagionarlo solo il tedesco Detlef Hagermann, catturato con Graziani dai partigiani nei giorni della strage, ma una promessa segreta da mantenere gli impedisce fino all’ultimo di raccontare la verità.
INFORMAZIONI:
sito ufficiale: http://www.padovapridevillage.it/
Biglietto di ingresso al Padova Pride Village
Ingresso gratuito dalle 20.00 alle 21.00
Euro 6 dalle 21.00 alle 23.30
Euro 15 (con 1 free drink in omaggio) dalle 23.30 alle 4.00
fonte: http://www.imbucatospeciale.it
Alla presenza del regista Daniele Sartori e del critico cinematografico Vincenzo Patanè, verranno proiettati i cortometraggi “L’appuntamento”, “Doris Ortiz” e “Contatto forzato”. Alla serata interverrà anche Maurizio Agosti, in arte Principe Maurice con una performance per introdurre il teaser di “Principe Maurice” tributo ai Maestri Klaus Nomi e Lindsay Kemp.
Si confermano anche nell’edizione 2015 gli appuntamenti con il “Cinevillage”, la rassegna cinematografica LGBTQ, del Padova Pride Village, festival di musica, cultura e divertimento che dal 19 giugno al 6 settembre animerà l’estate padovana con concerti, musica, spettacoli teatrali, proiezioni cinematografiche, presentazioni di libri, talk show e dibattiti su temi di attualità.
Organizzato in collaborazione con il Queer Lion Award di Daniel N. Casagrande, premio collaterale della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il “Cinevillage” proporrà ogni sabato sera il meglio della produzione cinematografica italiana e internazionale legato alle tematiche della queer colture. Il programma della rassegna è disponibile al link www.padovapridevillage.it
Protagonista del primo appuntamento del Cinevillage, sabato 20 giugno, sarà il regista veneziano Daniele Sartori, fondatore del progetto Lost In Vauxhall per la produzione di videoclip e short film, autore degli spot del Queer Lion Award, cui partecipa come giurato. In giuria per Short in Venice, partecipa come giurato a numerosi altri concorsi. Parallelamente cura eventi e mostre di videoarte. Ha inoltre creato gli effetti speciali dell’opera “Un ballo in maschera” diretta da Ivan Stefanutti.
Alla presenza dello stesso regista e del critico cinematografico Vincenzo Patanè, sabato verranno proiettati i cortometraggi “L’appuntamento” (Italia 2010 – 15’), “Doris Ortiz” (Italia 2012 – 20’) e “Contatto forzato” (Italia 2014 – 20’). Alla serata interverrà anche Maurizio Agosti, in arte Principe Maurice con una performance per introdurre il teaser di “Principe Maurice” tributo ai Maestri Klaus Nomi e Lindsay Kemp.
Premiato al Festival Omovies di Napoli come Miglior corto, Miglior attore, Miglior sceneggiatura e Miglior fotografia, Premio Mediateca S. Sofia, nonché Premio Festival dei Diritti Umani di Napoli, “L’appuntamento”, girato a Venezia nella splendida cornice di Palazzo Papadopoli, vede protagonista Francesco, reso fragile dalla scoperta del tradimento della fidanzata, e ossessionato dalla curiosità di incontrare il suo rivale. L’opera, spiega il regista «è una storia sui confini labili ed ambigui dell’emotività. Racconta di sentimenti forti ma sfumati facilmente confondibili tra loro. Talvolta ciò che ferisce può diventare desiderabile ed affascinante. Il film parla di un pensiero, identico nella mente e nel cuore di due persone distinte che, pur non conoscendosi, entrano in relazione al di là degli orientamenti sessuali».
Metafora sperimentale manga sull’omofobia e personale omaggio del regista ai b-movie splatter anni ’80 è il cortometraggio “Doris Ortiz” (Italia 2012 – 20’), che al Padova Village verrà presentato in versione non censurata. Nella notte la città è sconvolta dalla scia di sangue che il Ministro, all’inseguimento di due clown surreali, lascia dietro di sé. Il politico ha perso ogni contatto con la realtà e la sua corsa delirante terminerà in una zona industriale semideserta dove la pregiudicata Doris Ortiz gestisce un piccolo bar. La donna s’innamorerà fatalmente di lui. All’alba una telecamera di sicurezza svelerà alla Nazione l’epilogo della folle vicenda.
Direttamente dal Torino Gay & Lesbian Film Festival di quest’anno arriva l’opera “Contatto forzato” (Italia 2014 – 20’), interamente girato al Forte Carpenedo di Mestre e ambientato alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Al Centro di riconoscimento dei prigionieri di guerra, il tenente Antonio Graziani è accusato ingiustamente d’aver ordinato la morte di dieci civili. Può scagionarlo solo il tedesco Detlef Hagermann, catturato con Graziani dai partigiani nei giorni della strage, ma una promessa segreta da mantenere gli impedisce fino all’ultimo di raccontare la verità.
INFORMAZIONI:
sito ufficiale: http://www.padovapridevillage.it/
Biglietto di ingresso al Padova Pride Village
Ingresso gratuito dalle 20.00 alle 21.00
Euro 6 dalle 21.00 alle 23.30
Euro 15 (con 1 free drink in omaggio) dalle 23.30 alle 4.00
fonte: http://www.imbucatospeciale.it
giovedì 18 giugno 2015
Lgbt: 54 spettacoli con 6 titoli d’Opera: inaugurato il 93° Festival lirico dell'Arena di Verona
Il Nabucco darà il via alla stagione areniana venerdì 19 giugno e verrà poi riproposto per 14 serate secondo la regia ideata nel 1991 da Gianfranco de Bosio e le scene di Rinaldo Olivieri
E’ stato presentato il 93° Festival lirico dell’Arena di Verona, che sarà inaugurato venerdì 19 giugno con l’opera verdiana “Nabucco”, proposta per 14 serate secondo la regia ideata nel 1991 da Gianfranco de Bosio e le scene di Rinaldo Olivieri.
Fino al 6 settembre, 54 appuntamenti con 6 titoli d’Opera e 3 serate d’eccezione: Nabucco con primo spettacolo il 19 giugno, Aida il 20 giugno, Tosca il 26 giugno, Don Giovanni il 4 luglio, il Barbiere di Siviglia il 1 agosto, Romeo et Juliette l’8 agosto; il 22 luglio l’appuntamento è con lo spettacolo di ballo “Roberto Bolle and Friends”; il 24 luglio “Carmen gala Concert”, serata dedicata alle pagine più celebri ed amate di Carmen di Georges Bizet; infine, il 25 agosto la serata è dedicata ai Carmina Burana di Carl Orff.
“Un’edizione importante – ha sottolineato il Sindaco Flavio Tosi – che, nell’anno di Expo Milano 2015, sta già riscontrando l’interesse del pubblico, con un forte risultato in termini di prenotazioni e vendita di biglietti”.
In merito alla situazione gestionale della Fondazione Arena, il Sindaco Tosi ha ricordato “il non facile contesto economico attraversato, risultato di una stagione lirica 2014 fortemente penalizzata dalla pioggia e dai tagli immotivati ai trasferimenti effettuati dallo Stato.
Nonostante questo, grazie allo sforzo sostenuto da Fondazione ed il supporto riconosciuto da tutti gli enti ed istituzioni coinvolte, è stato possibile riportare tranquillità e continuità ad una attività artistico-culturale fondamentale per la città, che ogni anno porta a Verona oltre 500 milioni di indotto”.
Alla presentazione del Festival lirico sono intervenuti il Sovrintendente Francesco Girondini, il direttore artistico della Fondazione Arena Paolo Gavazzeni con il consigliere di amministrazione Sergio Cinquetti, il regista Gianfranco de Bosio, il direttore d’orchestra Riccardo Frizza, il soprano Martina Serafin, il baritono Luca Salsi e la responsabile Group Giving, Events&Art Management di Unicredit Carla Mainoldi.
fonte: http://www.veronasera.it - Foto Ennevi
E’ stato presentato il 93° Festival lirico dell’Arena di Verona, che sarà inaugurato venerdì 19 giugno con l’opera verdiana “Nabucco”, proposta per 14 serate secondo la regia ideata nel 1991 da Gianfranco de Bosio e le scene di Rinaldo Olivieri.
Fino al 6 settembre, 54 appuntamenti con 6 titoli d’Opera e 3 serate d’eccezione: Nabucco con primo spettacolo il 19 giugno, Aida il 20 giugno, Tosca il 26 giugno, Don Giovanni il 4 luglio, il Barbiere di Siviglia il 1 agosto, Romeo et Juliette l’8 agosto; il 22 luglio l’appuntamento è con lo spettacolo di ballo “Roberto Bolle and Friends”; il 24 luglio “Carmen gala Concert”, serata dedicata alle pagine più celebri ed amate di Carmen di Georges Bizet; infine, il 25 agosto la serata è dedicata ai Carmina Burana di Carl Orff.
“Un’edizione importante – ha sottolineato il Sindaco Flavio Tosi – che, nell’anno di Expo Milano 2015, sta già riscontrando l’interesse del pubblico, con un forte risultato in termini di prenotazioni e vendita di biglietti”.
In merito alla situazione gestionale della Fondazione Arena, il Sindaco Tosi ha ricordato “il non facile contesto economico attraversato, risultato di una stagione lirica 2014 fortemente penalizzata dalla pioggia e dai tagli immotivati ai trasferimenti effettuati dallo Stato.
Nonostante questo, grazie allo sforzo sostenuto da Fondazione ed il supporto riconosciuto da tutti gli enti ed istituzioni coinvolte, è stato possibile riportare tranquillità e continuità ad una attività artistico-culturale fondamentale per la città, che ogni anno porta a Verona oltre 500 milioni di indotto”.
Alla presentazione del Festival lirico sono intervenuti il Sovrintendente Francesco Girondini, il direttore artistico della Fondazione Arena Paolo Gavazzeni con il consigliere di amministrazione Sergio Cinquetti, il regista Gianfranco de Bosio, il direttore d’orchestra Riccardo Frizza, il soprano Martina Serafin, il baritono Luca Salsi e la responsabile Group Giving, Events&Art Management di Unicredit Carla Mainoldi.
fonte: http://www.veronasera.it - Foto Ennevi
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