Invece di fare esami, gli studenti fanno parkour, vanno a caccia di cibo e cantano canzoni medievali.
L'attrice e divinità aliena Tilda Swinton è la co-fondatrice di una scuola fantastica in Scozia, dove non ci sono esami e gli studenti passano più tempo possibile lontano dai banchi, cercando del cibo, cantando in gruppi e svolgendo attività manuali.
"Non ci sono voti, non ci sono verifiche… è incredibilmente basata sull'arte, sulla pratica," ha detto Tilda Swinton al Guardian, spiegando che "Per esempio, possono affinare la loro arte costruendo una canoa canadese, o facendo un coltello, o caramellando le cipolle."
Il preside Krzysztof Zajaczkowski - o Krzys per i suoi studenti, non si usa Signore, o Signor Zajaczkowski - dice, sul sito della scuola: "Il nostro sistema educativo è diventato, in gran parte, arido emozionalmente e a livello pratico, con l'idea quasi ossessiva di far avanzare rapidamente i bambini con l'alfabetizzazione e la capacità di calcolo, fatti e cifre a discapito delle capacità infinitamente più ampie dei bambini."
Per alimentare queste capacità, ogni giornata scolastica inizia cantando e facendo movimento, c'è tempo per i progetti personali e buona parte del venerdì è dedicata ad avventure all'esterno, sul bellissimo paesaggio marittimo della Moray Coastline scozzese.
Swinton manda i suoi bambini, Xavier e Honor, in questa scuola e spiega che, "Il progetto scolastico di Honor è danza interpretativa," aggiungendo che, "non ha mai fatto danza in tutta la sua vita. Sarà molto interessante." Dove ci possiamo iscrivere?
fonte: https://i-d.vice.com/it/Foto Alessio Costantino
Questo blog è un aggregatore di notizie, nasce per info e news dall'Italia e dal mondo, per la Danza, Teatro, Cinema, Fashion, Tecnologia, Musica, Fotografia, Libri, Eventi d'Arte, Sport, Diritti civili e molto altro. Ogni articolo riporterà SEMPRE la fonte delle news nel rispetto degli autori e del copyright. Le rubriche "Ritratto d'artista" e "Recensioni" sono scritte e curate da ©Lisa Del Greco Sorrentino, professional dancer e autrice di questo blog
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sabato 20 giugno 2015
sabato 31 maggio 2014
Lgbt Francia: A Nantes studenti al liceo con la gonna per la parità di genere e contro il sessismo
La parità di genere inizia tra i banchi di scuola.
Qui siamo in un liceo di Nantes, dove gli studenti per un giorno hanno deciso di indossare la gonna per andare a scuola.
In gonna contro le discriminazioni e il sessismo: l'iniziativa, che ha coinvolto ventisette licei della circoscrizione di Nantes, nella Francia occidentale.
Al liceo Clemenceau erano quasi un centinaio, gli studenti maschi in gonna: alcuni indossavano un kilt, altri si erano fatti prestare l'indumento dalla madre o dalla sorella:
"Mi sono detto che mettere una gonna non mi costa niente, e se può servire per una buona causa sono contento".
Un gesto eclatante di lotta al sessismo e ai pregiudizi:"Come uomo trovo assurdo poter guadagnare più di una donna facendo lo stesso lavoro - dice Pierre - Penso sia uno degli esempi più citati ma è anche uno dei più evidenti, è ridicolo. Per me è importante che le donne abbiano gli stessi diritti degli uomini e che abbiano in futuro le stesse cose che ho io"
"In questo modo possiamo dimostrare che possono indossare ciò che vogliono ssenza che la gente dica 'sta indossando la gonna la classifico in una certa categoria di donne' - dice Cyril - è un buon modo per dire che ora puoi indossare ciò che vuoi senza essere giudicato".
Chi non indossava la gonna ha comunque attaccato sui vestiti un adesivo con la scritta "Quel che solleva la sottana", dal titolo di un libro della sociologa Christine Bard proprio sulla relazione tra abbigliamento e rapporto uomo-donna"Quello a cui stiamo assistendo - constata questo attivista - è il fiorire di un movimento che non è stato manipolato ma che nasce da una riflessione sulla società che vogliono e come possono ottenerla".In Francia la "giornata della gonna" non è una novità, se ne organizzano dal 2010.
Ciò nonostante quest'anno le proteste dei movimenti contro i matrimoni-gay si sono fatte particolarmente sentire. Non abbastanza, però, da scoraggiare questi uomini del domani.
fonte http://youmedia.fanpage.it/video https://www.youtube.com/
Qui siamo in un liceo di Nantes, dove gli studenti per un giorno hanno deciso di indossare la gonna per andare a scuola.
In gonna contro le discriminazioni e il sessismo: l'iniziativa, che ha coinvolto ventisette licei della circoscrizione di Nantes, nella Francia occidentale.
Al liceo Clemenceau erano quasi un centinaio, gli studenti maschi in gonna: alcuni indossavano un kilt, altri si erano fatti prestare l'indumento dalla madre o dalla sorella:
"Mi sono detto che mettere una gonna non mi costa niente, e se può servire per una buona causa sono contento".
Un gesto eclatante di lotta al sessismo e ai pregiudizi:"Come uomo trovo assurdo poter guadagnare più di una donna facendo lo stesso lavoro - dice Pierre - Penso sia uno degli esempi più citati ma è anche uno dei più evidenti, è ridicolo. Per me è importante che le donne abbiano gli stessi diritti degli uomini e che abbiano in futuro le stesse cose che ho io"
"In questo modo possiamo dimostrare che possono indossare ciò che vogliono ssenza che la gente dica 'sta indossando la gonna la classifico in una certa categoria di donne' - dice Cyril - è un buon modo per dire che ora puoi indossare ciò che vuoi senza essere giudicato".
Chi non indossava la gonna ha comunque attaccato sui vestiti un adesivo con la scritta "Quel che solleva la sottana", dal titolo di un libro della sociologa Christine Bard proprio sulla relazione tra abbigliamento e rapporto uomo-donna"Quello a cui stiamo assistendo - constata questo attivista - è il fiorire di un movimento che non è stato manipolato ma che nasce da una riflessione sulla società che vogliono e come possono ottenerla".In Francia la "giornata della gonna" non è una novità, se ne organizzano dal 2010.
Ciò nonostante quest'anno le proteste dei movimenti contro i matrimoni-gay si sono fatte particolarmente sentire. Non abbastanza, però, da scoraggiare questi uomini del domani.
fonte http://youmedia.fanpage.it/video https://www.youtube.com/
venerdì 27 luglio 2012
UK, insegnante premiata per il suo progetto pro-LGBT
Elly Barnes, insegnante di musica apertamente lesbica, è stata elogiata nel corso di una cerimonia di premiazione annuale organizzata dalla Times Educational Supplement per il suo lavoro di informazione sui temi LGBT all’interno delle scuole inglesi.
Il riconoscimento attribuito alla donna è avvenuto sotto la categoria di Inspirational teacher of the year e viene assegnato ogni anno a coloro che si impegnano nell’istruzione degli studenti e dello staff scolastico sulle questioni legate alla comunità lesbica, gay, bisessuale e transessuale.
La strategia di Barnes ha avuto un tale successo da essere diffusa in diverse scuole del Regno Unito attraverso un programma chiamato ‘Educate and Celebrate – How to make their school LGBT friendly‘. L’insegnante è inoltre esponente di SchoolsOUT, organizzazione impegnata in una campagna informativa per rendere più sicura la vita scolastica degli studenti LGBT.
Le statistiche mostrano che all’interno delle scuole in cui si svolgono programmi gay-friendly il bullismo si riduce in modo significativo.
fonte http://aftersantana.altervista.org/
Il riconoscimento attribuito alla donna è avvenuto sotto la categoria di Inspirational teacher of the year e viene assegnato ogni anno a coloro che si impegnano nell’istruzione degli studenti e dello staff scolastico sulle questioni legate alla comunità lesbica, gay, bisessuale e transessuale.
La strategia di Barnes ha avuto un tale successo da essere diffusa in diverse scuole del Regno Unito attraverso un programma chiamato ‘Educate and Celebrate – How to make their school LGBT friendly‘. L’insegnante è inoltre esponente di SchoolsOUT, organizzazione impegnata in una campagna informativa per rendere più sicura la vita scolastica degli studenti LGBT.
Le statistiche mostrano che all’interno delle scuole in cui si svolgono programmi gay-friendly il bullismo si riduce in modo significativo.
fonte http://aftersantana.altervista.org/
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lunedì 2 luglio 2012
Lgbt: A Buenos Aires "Mocha Celis" una scuola per trans, e per tutte le persone che hanno abbandonato gli studi a causa di discriminazione o di altri problemi
In Argentina, primo Paese latinoamericano che ha riconosciuto il matrimonio gay (con i voti dei parlamentari cattolici), e che consente di cambiare nome e sesso sui documenti con una semplice procedura amministrativa, ha aperto la prima scuola per trans.
Gli insegnamenti sono specifici: in biologia, per esempio, ci si concentra sul sistema ormonale, l’utilizzo di ormoni sintetici, l’ermafroditismo…
BUENOS AIRES
È un edificio anonimo accanto alla stazione ferroviaria di avenida Lacroze, a Buenos Aires.
Ma all’entrata, un cartello colorato testimonia la volontà di essere visibili e di farsi trovare.
È il bachillerato popular (scuola superiore per adulti che hanno abbandonato precedentemente gli studi) Mocha Celis, rivolto in particolare a transessuali, transgender, travestiti, ma aperto a tutte le persone che, dopo i 16 anni, vogliono recuperare gli anni scolastici persi e ottenere un titolo di studio valido per l’iscrizione all’università. La frequenza è totalmente gratuita.
Succede in Argentina, primo Paese latinoamericano che ha riconosciuto il matrimonio tra coppie dello stesso sesso, grazie a una legge approvata anche con i voti di parlamentari cattolici («Si trattava solo di porre fine a vecchie ingiustizie verso coppie che oggi sono garantite dalla legge in tutti i loro diritti e di garantire il pieno diritto al rispetto della scelta sessuale di ogni persona, non solo a livello informale, in penombra, ma nella piena luce pubblica», ha dichiarato a questo proposito la presidente del Senato Beatriz Rojkés de Alperovich). Succede in un Paese che – poche settimane fa – ha approvato una nuova legge sull’identità di genere che consente di cambiare nome e indicazione del sesso, all’anagrafe e sui documenti, con una semplice procedura amministrativa, senza bisogno del decreto di un giudice.
«L’idea di questo bachillerato è nata vari mesi fa», spiega David Cáceres Bergonzi, professore di matematica che, come tutti gli altri colleghi, collabora gratuitamente. «Abbiamo ottenuto l’approvazione del ministero dell’Educazione e siamo partiti con questo primo anno di corso. La scuola è intitolata a un’attivista per i diritti dei trans, uccisa dalla polizia, che era analfabeta. Ci siamo chiesti quali risultati avrebbe potuto raggiungere se avesse ricevuto un’educazione. Anche se il nostro progetto è indipendente dall’approvazione della legge sull’identità di genere, lavoriamo per darle contenuti, per far sì che i diritti siano reali e non solo sulla carta».
L’insegnamento delle varie materie è orientato a tematiche trans. In biologia, per esempio, ci si concentra sul sistema ormonale, l’utilizzo di ormoni sintetici, l’ermafroditismo.
«Viviamo in una cultura che tende a patologizzare tutto ciò che si discosta dalla cosiddetta normalità», dice David. «Nascere con due sessi, per esempio, non è una patologia. È una condizione rara, ma che in natura esiste». Oltre alle materie classiche (lingua e letteratura, storia e geografia, matematica…) si studia la storia del movimento trans, diritti umani, cooperativismo, arte ed espressione corporea.
«L’idea non è costruire un nuovo ghetto, ma offrire pari opportunità», continua David. «A tutti piacerebbe che la scuola secondaria fosse inclusiva e accogliente per tutti e che non ci fosse bisogno di creare una struttura rivolta specificamente a persone trans o travesti. Ma sappiamo che non è così. Il nostro sogno è che tra qualche anno di una scuola come la nostra fosse più bisogno del nostro bachillerato. Nel frattempo offriamo la possibilità di studiare chi ha già vissuto una storia di abbandono scolastico – e non solo per questioni legate al genere sessuale – e rischierebbe di restare fuori da qualsiasi percorso educativo».
È la storia, ad esempio della trans Laura, 28 anni, della provincia di Corrientes, che ha lasciato l’istituto tecnico al terzo anno «perché non mi permettevano di entrare con abiti femminili. Vengo da una famiglia di politici, molto in vista, ho infranto tutte le regole della mia famiglia, ma alla fine sono stata accettata. Ora sono pronta a conquistare il mondo».
Arrivata a Buenos Aires per cercare lavoro, è stata indirizzata al Mocha Celis, dove sta recuperando gli anni scolastici perduti. «Questa scuola è una seconda casa, il ‘nostro’ posto. I professori sono attenti a noi, ai nostri progressi, ai nostri ritmi, ai nostri problemi. Con altre compagne stiamo formando una cooperativa per la produzione e la vendita di abiti.
Sto anche frequentando un corso per tecnico di radiologia e spero che questo diventi il mio lavoro futuro».
Sono le cinque del pomeriggio, i ragazzi e le ragazze del Mocha Celis finiscono le lezioni ed escono a gruppetti, come accade nelle scuole di tutto il mondo. «Non ci riferiamo a loro come alumnos e alumnas», dice David.
«Usiamo un termine generale e neutro: lxs alumnxs».
Ognuno, in quella x, ci metta ciò che crede.
fonte http://www.linkiesta.it/trans di Francesca Capelli
A margine di questo articolo il blog riporta un commento e replica dell'insegnante intervistato, che troverete allegato all'articolo originale leggibile a questo link:
http://www.linkiesta.it/trans
in quanto il titolo iniziale era:
"A Buenos Aires a scuola si studia da trans"
"Inviato da SirLOGOS il 1 luglio 2012 - 19:21
Cari lettori,
Il mio nome è A. David Caceres Bergonzi e io sono l'insegnante che è stato intervistato dal giornalista.
Volevo chiarire che il titolo non è corretto. Né Argentina né in alcun altro paese del mondo stanno studiando per essere trans. Trans è nato.
Come viene spiegato nell'articolo, la scuola è stata creata per i travestiti e altre persone che hanno abbandonato gli studi a causa di discriminazione o di altri problemi.
Spero che il nostro è un esempio di parità di diritti e che non c'è nessuno al mondo che ad essere negati i loro diritti a causa de i loro orientamento sessuale o altre questione.
Grazie."
Gli insegnamenti sono specifici: in biologia, per esempio, ci si concentra sul sistema ormonale, l’utilizzo di ormoni sintetici, l’ermafroditismo…
BUENOS AIRES
È un edificio anonimo accanto alla stazione ferroviaria di avenida Lacroze, a Buenos Aires.
Ma all’entrata, un cartello colorato testimonia la volontà di essere visibili e di farsi trovare.
È il bachillerato popular (scuola superiore per adulti che hanno abbandonato precedentemente gli studi) Mocha Celis, rivolto in particolare a transessuali, transgender, travestiti, ma aperto a tutte le persone che, dopo i 16 anni, vogliono recuperare gli anni scolastici persi e ottenere un titolo di studio valido per l’iscrizione all’università. La frequenza è totalmente gratuita.
Succede in Argentina, primo Paese latinoamericano che ha riconosciuto il matrimonio tra coppie dello stesso sesso, grazie a una legge approvata anche con i voti di parlamentari cattolici («Si trattava solo di porre fine a vecchie ingiustizie verso coppie che oggi sono garantite dalla legge in tutti i loro diritti e di garantire il pieno diritto al rispetto della scelta sessuale di ogni persona, non solo a livello informale, in penombra, ma nella piena luce pubblica», ha dichiarato a questo proposito la presidente del Senato Beatriz Rojkés de Alperovich). Succede in un Paese che – poche settimane fa – ha approvato una nuova legge sull’identità di genere che consente di cambiare nome e indicazione del sesso, all’anagrafe e sui documenti, con una semplice procedura amministrativa, senza bisogno del decreto di un giudice.
«L’idea di questo bachillerato è nata vari mesi fa», spiega David Cáceres Bergonzi, professore di matematica che, come tutti gli altri colleghi, collabora gratuitamente. «Abbiamo ottenuto l’approvazione del ministero dell’Educazione e siamo partiti con questo primo anno di corso. La scuola è intitolata a un’attivista per i diritti dei trans, uccisa dalla polizia, che era analfabeta. Ci siamo chiesti quali risultati avrebbe potuto raggiungere se avesse ricevuto un’educazione. Anche se il nostro progetto è indipendente dall’approvazione della legge sull’identità di genere, lavoriamo per darle contenuti, per far sì che i diritti siano reali e non solo sulla carta».
L’insegnamento delle varie materie è orientato a tematiche trans. In biologia, per esempio, ci si concentra sul sistema ormonale, l’utilizzo di ormoni sintetici, l’ermafroditismo.
«Viviamo in una cultura che tende a patologizzare tutto ciò che si discosta dalla cosiddetta normalità», dice David. «Nascere con due sessi, per esempio, non è una patologia. È una condizione rara, ma che in natura esiste». Oltre alle materie classiche (lingua e letteratura, storia e geografia, matematica…) si studia la storia del movimento trans, diritti umani, cooperativismo, arte ed espressione corporea.
«L’idea non è costruire un nuovo ghetto, ma offrire pari opportunità», continua David. «A tutti piacerebbe che la scuola secondaria fosse inclusiva e accogliente per tutti e che non ci fosse bisogno di creare una struttura rivolta specificamente a persone trans o travesti. Ma sappiamo che non è così. Il nostro sogno è che tra qualche anno di una scuola come la nostra fosse più bisogno del nostro bachillerato. Nel frattempo offriamo la possibilità di studiare chi ha già vissuto una storia di abbandono scolastico – e non solo per questioni legate al genere sessuale – e rischierebbe di restare fuori da qualsiasi percorso educativo».
È la storia, ad esempio della trans Laura, 28 anni, della provincia di Corrientes, che ha lasciato l’istituto tecnico al terzo anno «perché non mi permettevano di entrare con abiti femminili. Vengo da una famiglia di politici, molto in vista, ho infranto tutte le regole della mia famiglia, ma alla fine sono stata accettata. Ora sono pronta a conquistare il mondo».
Arrivata a Buenos Aires per cercare lavoro, è stata indirizzata al Mocha Celis, dove sta recuperando gli anni scolastici perduti. «Questa scuola è una seconda casa, il ‘nostro’ posto. I professori sono attenti a noi, ai nostri progressi, ai nostri ritmi, ai nostri problemi. Con altre compagne stiamo formando una cooperativa per la produzione e la vendita di abiti.
Sto anche frequentando un corso per tecnico di radiologia e spero che questo diventi il mio lavoro futuro».
Sono le cinque del pomeriggio, i ragazzi e le ragazze del Mocha Celis finiscono le lezioni ed escono a gruppetti, come accade nelle scuole di tutto il mondo. «Non ci riferiamo a loro come alumnos e alumnas», dice David.
«Usiamo un termine generale e neutro: lxs alumnxs».
Ognuno, in quella x, ci metta ciò che crede.
fonte http://www.linkiesta.it/trans di Francesca Capelli
A margine di questo articolo il blog riporta un commento e replica dell'insegnante intervistato, che troverete allegato all'articolo originale leggibile a questo link:
http://www.linkiesta.it/trans
in quanto il titolo iniziale era:
"A Buenos Aires a scuola si studia da trans"
"Inviato da SirLOGOS il 1 luglio 2012 - 19:21
Cari lettori,
Il mio nome è A. David Caceres Bergonzi e io sono l'insegnante che è stato intervistato dal giornalista.
Volevo chiarire che il titolo non è corretto. Né Argentina né in alcun altro paese del mondo stanno studiando per essere trans. Trans è nato.
Come viene spiegato nell'articolo, la scuola è stata creata per i travestiti e altre persone che hanno abbandonato gli studi a causa di discriminazione o di altri problemi.
Spero che il nostro è un esempio di parità di diritti e che non c'è nessuno al mondo che ad essere negati i loro diritti a causa de i loro orientamento sessuale o altre questione.
Grazie."
sabato 22 ottobre 2011
Lgbt: Lotta a omofobia arriva a scuola, il liceo Socrate di Roma realizza un video

Il liceo Socrate di Roma realizza un video per chiamare gli altri istituti a partecipare al progetto per la lotta all'omofobia.
Il 74% dei gay a scuola racconta di aver subito episodi di bullismo
La lotta all'omofobia entra nelle scuole coinvolgendo più di 2000 studenti europei grazie al progetto "Niso", in collaborazione con la Provincia di Roma.
L'obiettivo, presentato oggi al Liceo Socrate, è realizzare una proposta politica e di comunicazione contro le discriminazioni verso le persone lesbiche, gay e trans.
Per farlo, quattro istituti romani (Aristotele, Cannizzaro, Giordano Bruno e Socrate) si daranno battaglia, a colpi di idee e trovate originali.
I migliori che saranno stati in grado di elaborare un progetto contro le discriminazioni arriveranno a Bruixelles, nel cuore delle istituzioni europee. Il Liceo Socrate, intanto, ha lanciato un video su Youtube da far girare per gli istituti e non solo.
I dati, del resto, parlano chiaro. Secondo un'indagine condotta su mille ragazze e ragazzi dai 13 ai 26 anni in tutta Italia diffusi oggi dal portavoce del Gay Center Fabrizio Marrazzo, nel corso della presentazione del progetto "Niso", proprio al liceo Socrate di Roma, "il 74% degli intervistati racconta di aver subito almeno un episodio di bullismo omofobico, di questi il 36% è avvenuto a scuola".
"Sempre stando alle cifre - ha spiegato Marrazzo -, il 45% dei ragazzi intervistati, racconta di non aver fatto coming out a scuola, mentre il 55% di averlo fatto solo con alcune persone (36%) o con tutti (19%)".
Alla domanda su quanti studenti gay ritengono che ci siano nella propria scuola, il 30% risponde nessuno, il 57% meno di uno, il 4% meno di dieci e il 3% meno di 20.
La percezione dei giovani mostra, inoltre, come il 48% ritenga che i gay siano accettati molto negativamente o negativamente nelle scuole. Solo per il 10% c'è un clima positivo per gli studenti omosessuali.
Il 9% degli studenti - ha concluso - ritiene che i giovani omosessuali trovino un contesto sociale gay friendly, mentre per il 55% la società è omofoba".
fonte http://www.gay.it/
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