Dal 22 al 25 maggio a Bologna la settima edizione del festival di cinema trans Divergenti
Si svolgerà al cinema Lumiere di Bologna da giovedì 22 a domenica 25 maggio 2014 la settima edizione di Divergenti, l’unico festival cinematografico in Italia, e uno dei pochi in tutto il mondo, interamente dedicato alla narrazione e rappresentazione dell’esperienza transessuale e transgender.
Il festival, organizzato dal M.I.T., Movimento Identità Transessuale, con la direzione artistica di Luki Massa e Porpora Marcasciano, seleziona e propone le migliori produzioni narrative e documentaristiche internazionali, allo scopo di diffondere una maggiore conoscenza dell’esperienza transessuale e stimolare un cambiamento culturale diffuso che contrasti gli stereotipi e i pregiudizi verso le persone trans.
Le persone trans vivono in un corpo sbagliato o in un mondo sbagliato? Per tentare di rispondere a questo annoso quesito, Divergenti proporrà 4 giorni di programmazione cinematografica internazionale, seminari, dibattiti, presentazione di libri.
La settima edizione di Divergenti sarà dedicata al tema del transito e al complesso intreccio tra percorso medico ed esperienza reale.
A/TRAVERSAMENTI... verso la felicità, oltre il bisturi i sogni, le storie, l’amore è il titolo di questa edizione, che interroga la relazione tra la sala operatoria e la vita con tutti i suoi risvolti: un percorso, a volte baratro altre ponte, che nella vita delle persone trans rischia di restare frammentato, scisso, senza un senso vero, ma che, se intrecciato a una forte coscienza di sé, permette alle persone di dirsi soggetti attori della propria vita.
Nel 2014 inoltre il Mit prosegue e rafforza la collaborazione con Arcigay Napoli per la realizzazione della edizione partenopea del festival di cinema trans: dal 2 al 6 giugno presso l’Institut Français de Naples "Le Grenoble" Consolato di Francia si svolgerà infatti Divergenti Speciale Napoli, una finestra sul Mediterraneo con una selezione di programmi e contenuti del festival bolognese.
Il programma sarà disponibile a breve sul sito del M.I.T. http://www.mit-italia.it/.
fonte www.mit-italia.it
Questo Blog è un aggregatore di notizie, nasce nel 2010, per info e news dall'Italia e dal mondo, per la Danza, Teatro, Cinema, Fashion, Tecnologia, Musica, Fotografia, Libri, Eventi d'Arte, Sport, Diritti civili e molto altro. Ogni articolo riporterà SEMPRE la fonte delle news nel rispetto degli autori e del copyright. Le rubriche "Ritratto d'artista" e "Recensioni" sono scritte e curate da ©Lisa Del Greco Sorrentino, professional dancer e autrice di questo blog
sabato 15 marzo 2014
Lgbt: Omofobia, il tempo dei buoni propositi è scaduto
E' stata licenziata alla Camera lo scorso settembre con un sub-emendamento - proposto dall'on. Gitti e approvato dalla Maggioranza - che introduceva una formulazione di fatto incostituzionale, consentendo a organizzazioni di natura politica, sindacale, culturale, sanitaria, di istruzione, di religione o di culto di continuare a discriminare senza conseguenza alcuna.
Il tutto stravolgendo il senso della Legge Mancino e trasformando il provvedimento in una sterile discussione sulla libertà di opinione anti-gay.
Sto parlando della legge contro l'omofobia: si era partiti dalla piena estensione della Legge Mancino ai reati d'odio contro le persone LGBT e alla fine si è arrivati a introdurre una postilla che rischia di aggravare violenze e discriminazioni ai danni di cittadini sempre più considerati di serie B. Per questo il Senato deve calendarizzarla al più presto e ridiscuterla, con il chiaro impegno del Partito Democratico a stralciare quell'emendamento-vergogna.
Il tempo dei buoni propositi ormai è scaduto e c'è bisogno di fatti concreti, non di compromessi con chi continua a maltrattare l'uguaglianza e la non discriminazione. Matteo Renzi e il suo Governo si sono forse dimenticati dei diritti delle persone LGBT? Voglio augurarmi che il premier non faccia passare questa legislatura mettendo al centro solo riforme costituzionali, dimenticandosi di una fetta importante di cittadini costretti ogni giorno a fare i conti con atteggiamenti degradanti solo per il fatto di essere diversi.
Si sta continuando a rinviare la discussione per trovare un accordo politico dentro le larghe intese: in un'altra Italia diritti fondamentali come quello alla non discriminazione sarebbero già patrimonio del nostro ordinamento, assieme al matrimonio egualitario, al riconoscimento dell'omogenitorialità, al cambiamento dei dati anagrafici per le persone transessuali senza il bisogno di interventi chirurgici. E, invece, siamo condannati all'oblio da una classe politica che, rispetto a questi temi, si gira dall'altra parte da anni.
Vorrei ricordare al Governo e al Parlamento che i diritti non sono un'opinione, ma un baluardo contro aberranti discriminazioni che da troppo tempo, ormai, macchiano la dignità del nostro Paese e ci rendono tra gli ultimi in Europa in tema di diritti civili.
Renzi rappresenta davvero il cambiamento? Allora lui e il suo partito lo dimostrino, cominciando dal mettere sullo stesso piano le discriminazioni verso le minoranze religiose, razziali o per orientamento sessuale e identità di genere.
Compiendo, insomma, un primo passo dovuto per una vera democrazia, senza compromessi.
Alessandro Zan Attivista per i diritti delle persone LGBT, deputato di Sel
fonte http://www.huffingtonpost.it
Il tutto stravolgendo il senso della Legge Mancino e trasformando il provvedimento in una sterile discussione sulla libertà di opinione anti-gay.
Sto parlando della legge contro l'omofobia: si era partiti dalla piena estensione della Legge Mancino ai reati d'odio contro le persone LGBT e alla fine si è arrivati a introdurre una postilla che rischia di aggravare violenze e discriminazioni ai danni di cittadini sempre più considerati di serie B. Per questo il Senato deve calendarizzarla al più presto e ridiscuterla, con il chiaro impegno del Partito Democratico a stralciare quell'emendamento-vergogna.
Il tempo dei buoni propositi ormai è scaduto e c'è bisogno di fatti concreti, non di compromessi con chi continua a maltrattare l'uguaglianza e la non discriminazione. Matteo Renzi e il suo Governo si sono forse dimenticati dei diritti delle persone LGBT? Voglio augurarmi che il premier non faccia passare questa legislatura mettendo al centro solo riforme costituzionali, dimenticandosi di una fetta importante di cittadini costretti ogni giorno a fare i conti con atteggiamenti degradanti solo per il fatto di essere diversi.
Si sta continuando a rinviare la discussione per trovare un accordo politico dentro le larghe intese: in un'altra Italia diritti fondamentali come quello alla non discriminazione sarebbero già patrimonio del nostro ordinamento, assieme al matrimonio egualitario, al riconoscimento dell'omogenitorialità, al cambiamento dei dati anagrafici per le persone transessuali senza il bisogno di interventi chirurgici. E, invece, siamo condannati all'oblio da una classe politica che, rispetto a questi temi, si gira dall'altra parte da anni.
Vorrei ricordare al Governo e al Parlamento che i diritti non sono un'opinione, ma un baluardo contro aberranti discriminazioni che da troppo tempo, ormai, macchiano la dignità del nostro Paese e ci rendono tra gli ultimi in Europa in tema di diritti civili.
Renzi rappresenta davvero il cambiamento? Allora lui e il suo partito lo dimostrino, cominciando dal mettere sullo stesso piano le discriminazioni verso le minoranze religiose, razziali o per orientamento sessuale e identità di genere.
Compiendo, insomma, un primo passo dovuto per una vera democrazia, senza compromessi.
Alessandro Zan Attivista per i diritti delle persone LGBT, deputato di Sel
fonte http://www.huffingtonpost.it
Lgbt Bergamo: Convegno "Le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale nell’ambito giuslavoristico." il 21 marzo
Strumenti processuali e profili giurisdizionali.
Il tema delle discriminazioni in ambito giuslavoristico a causa dell’orientamento sessuale del lavoratore rappresenta una questione di stringente attualità.
A fronte di una disciplina legislativa che, a partire dall’anno 2003, ha introdotto un divieto esplicito di trattamenti differenziati e previsto sanzioni e regole processuali ad hoc, la realtà restituita dalle cronache mostra la persistenza di un considerevole numero di casi di discriminazioni nei luoghi di lavoro.
Tuttavia, a questi eventi non corrisponde, se non in rari casi, un seguito giudiziario, a differenza di quanto accade per altre condizioni ritenute dall’ordinamento a rischio di discriminazione (es. disabilità o origine etnica).
Gli studiosi che si sono occupati del tema hanno ricondotto questa anomalia del nostro sistema anche alla ridotta conoscenza, da parte degli operatori del diritto, del dato normativo e in particolare degli strumenti processuali introdotti in questo settore.
Simile aspetto rende fondamentale proporre una formazione ad hoc per avvocati che affronti il tema e illustri il quadro normativo, approfondendo altresì regole processuali e profili giurisdizionali.
Sulla scorta di queste considerazioni l’associazione Avvocatura per i Diritti LGBTI – Rete Lenford, in collaborazione con il Centro Studi Europeo sull’orientamento sessuale e l’identità di genere, ha organizzato il convegno “Le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale nell’ambito giuslavoristico: strumenti processuali e profili giurisdizionali”.
Il convegno intende proporre una riflessione che, partendo dall’approvazione del d. lgs. 216 del 2003 di recepimento della Direttiva dell’Unione europea nr. 78 del 2000 di introduzione di misure di contrasto alle discriminazioni in ambito lavorativo per questioni legate all’orientamento sessuale, approfondisca gli strumenti processuali e i più recenti profili giurisdizionali.
In particolare, verrà affrontata la questione della parziale inversione dell'onere della prova (che ha richiesto un secondo intervento del legislatore per adeguare la normativa interna alle prescrizioni della Direttiva, dopo l’apertura di un procedimento di infrazione della Commissione europea per non corretto recepimento) che talvolta, paradossalmente, ha un effetto deterrente nell’esigere una tutela contro le condotte discriminatorie.
Verrà inoltre affrontato il relativo procedimento sommario, mettendo in luce quali ne sono gli effetti positivi e negativi.
Da ultimo, ma non per ordine di importanza, verrà approfondito se e in quali termini è possibile utilizzare nelle argomentazioni la giurisprudenza riguardante gli altri fattori di discriminazione normati dal medesimo d. lgs. 216/2003 (disabilità, età, religione o convinzioni personali) o da altre normative antidiscriminatorie (razza e origine entica, di cui al d. lgs. 215/2003).
Programma:
Saluti: Avv. Ermanno Baldassarre, Presidente dell’Ordine degli avvocati di Bergamo
Avv. Antonella Rosso di San Secondo, Consigliera coordinatrice della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine degli avvocati di Bergamo
Relazioni:
Avv. Caterina Caput, Avvocata giuslavorista del Foro di Roma: La tutela contro le discriminazioni sul lavoro fondate sull’orientamento sessuale
Avv. Federico Ferraris, Avvocato del Foro di Milano, Dottore di Ricerca e Assegnista presso il dipartimento delle Scienze Giuridiche Nazionali e Internazionali dell’Università degli Studi di Milano Bicocca: Le questioni processuali, alla luce delle novelle recate dal d.lgs 150/2011
Dott.ssa Monica Bertoncini, Magistrato del Tribunale di Bergamo, Sezione Lavoro: La giurisprudenza in materia di discriminazioni sul lavoro: quali possibili estensioni all’orientamento sessualeù
Modera: Avv. Antonio Rotelli, Co-Presidente Avvocatura per i diritti LGBTI – Rete Lenford
Dibattito
Il convegno avrà luogo presso la sala Auditorium Sant’Alessandro in via Garibaldi n. 3, Bergamo, il giorno 21 marzo 2014, dalle 15.00 alle 18.00.
L'evento è accreditato dall’Ordine degli Avvocati di Bergamo con il riconoscimento di n. 3 crediti formativi, l'accreditamento avviene attraverso il sistema SFERA o scrivendo a info@retelenford.it
In allegato è consultabile la locandina del Convegno:
http://www.retelenford.it/discriminazioniorientamentosessuale
fonte http://www.retelenford.it
Il tema delle discriminazioni in ambito giuslavoristico a causa dell’orientamento sessuale del lavoratore rappresenta una questione di stringente attualità.
A fronte di una disciplina legislativa che, a partire dall’anno 2003, ha introdotto un divieto esplicito di trattamenti differenziati e previsto sanzioni e regole processuali ad hoc, la realtà restituita dalle cronache mostra la persistenza di un considerevole numero di casi di discriminazioni nei luoghi di lavoro.
Tuttavia, a questi eventi non corrisponde, se non in rari casi, un seguito giudiziario, a differenza di quanto accade per altre condizioni ritenute dall’ordinamento a rischio di discriminazione (es. disabilità o origine etnica).
Gli studiosi che si sono occupati del tema hanno ricondotto questa anomalia del nostro sistema anche alla ridotta conoscenza, da parte degli operatori del diritto, del dato normativo e in particolare degli strumenti processuali introdotti in questo settore.
Simile aspetto rende fondamentale proporre una formazione ad hoc per avvocati che affronti il tema e illustri il quadro normativo, approfondendo altresì regole processuali e profili giurisdizionali.
Sulla scorta di queste considerazioni l’associazione Avvocatura per i Diritti LGBTI – Rete Lenford, in collaborazione con il Centro Studi Europeo sull’orientamento sessuale e l’identità di genere, ha organizzato il convegno “Le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale nell’ambito giuslavoristico: strumenti processuali e profili giurisdizionali”.
Il convegno intende proporre una riflessione che, partendo dall’approvazione del d. lgs. 216 del 2003 di recepimento della Direttiva dell’Unione europea nr. 78 del 2000 di introduzione di misure di contrasto alle discriminazioni in ambito lavorativo per questioni legate all’orientamento sessuale, approfondisca gli strumenti processuali e i più recenti profili giurisdizionali.
In particolare, verrà affrontata la questione della parziale inversione dell'onere della prova (che ha richiesto un secondo intervento del legislatore per adeguare la normativa interna alle prescrizioni della Direttiva, dopo l’apertura di un procedimento di infrazione della Commissione europea per non corretto recepimento) che talvolta, paradossalmente, ha un effetto deterrente nell’esigere una tutela contro le condotte discriminatorie.
Verrà inoltre affrontato il relativo procedimento sommario, mettendo in luce quali ne sono gli effetti positivi e negativi.
Da ultimo, ma non per ordine di importanza, verrà approfondito se e in quali termini è possibile utilizzare nelle argomentazioni la giurisprudenza riguardante gli altri fattori di discriminazione normati dal medesimo d. lgs. 216/2003 (disabilità, età, religione o convinzioni personali) o da altre normative antidiscriminatorie (razza e origine entica, di cui al d. lgs. 215/2003).
Programma:
Saluti: Avv. Ermanno Baldassarre, Presidente dell’Ordine degli avvocati di Bergamo
Avv. Antonella Rosso di San Secondo, Consigliera coordinatrice della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine degli avvocati di Bergamo
Relazioni:
Avv. Caterina Caput, Avvocata giuslavorista del Foro di Roma: La tutela contro le discriminazioni sul lavoro fondate sull’orientamento sessuale
Avv. Federico Ferraris, Avvocato del Foro di Milano, Dottore di Ricerca e Assegnista presso il dipartimento delle Scienze Giuridiche Nazionali e Internazionali dell’Università degli Studi di Milano Bicocca: Le questioni processuali, alla luce delle novelle recate dal d.lgs 150/2011
Dott.ssa Monica Bertoncini, Magistrato del Tribunale di Bergamo, Sezione Lavoro: La giurisprudenza in materia di discriminazioni sul lavoro: quali possibili estensioni all’orientamento sessualeù
Modera: Avv. Antonio Rotelli, Co-Presidente Avvocatura per i diritti LGBTI – Rete Lenford
Dibattito
Il convegno avrà luogo presso la sala Auditorium Sant’Alessandro in via Garibaldi n. 3, Bergamo, il giorno 21 marzo 2014, dalle 15.00 alle 18.00.
L'evento è accreditato dall’Ordine degli Avvocati di Bergamo con il riconoscimento di n. 3 crediti formativi, l'accreditamento avviene attraverso il sistema SFERA o scrivendo a info@retelenford.it
In allegato è consultabile la locandina del Convegno:
http://www.retelenford.it/discriminazioniorientamentosessuale
fonte http://www.retelenford.it
Labels:
bergamo,
convegni lgbt,
diritti discriminazioni,
rete lenford
giovedì 13 marzo 2014
A Napoli: 5 Stelle Campania una giornata dedicata ai diritti lgbt il 29 marzo
Una giornata interamente dedicata ai diritti lgbt quella organizzata dal Movimento 5 Stelle Campania per sabato 29 marzo a Napoli.
Sarà possibile infatti incontrare, presso il Centro di Cultura Domus Ars, i parlamentari grillini tra i quali Roberto Fico (presidente Commissione per la vigilanza Rai) che nei giorni scorsi, a proposito delle posizioni del Governo renzi sui diritti civili, aveva affermato “i diritti sono diritti e quindi non si fanno compromessi”.
Con lui ci saranno Roberto Airola (Commissione Giustizia al Senato), Nunzia Catalfo (Commisone Giustizia e previdenza sociale al Senato), Silvia Chimenti (Commissione Cultura alla Camera), Silvia Giordano (Commissione Affari sociali alla Camera) e Loredana Lupo (Commissione Agricoltura alla Camera).
L’appuntamento è fissato per sabato 29 marzo a partire dalle ore 16.00. Il Centro di Cultura Domus Aurs si trova presso la Sala San Francesco delle Monache in via Santa Chiara 10 a Napoli
fonte http://www.napoligaypress.it
Sarà possibile infatti incontrare, presso il Centro di Cultura Domus Ars, i parlamentari grillini tra i quali Roberto Fico (presidente Commissione per la vigilanza Rai) che nei giorni scorsi, a proposito delle posizioni del Governo renzi sui diritti civili, aveva affermato “i diritti sono diritti e quindi non si fanno compromessi”.
Con lui ci saranno Roberto Airola (Commissione Giustizia al Senato), Nunzia Catalfo (Commisone Giustizia e previdenza sociale al Senato), Silvia Chimenti (Commissione Cultura alla Camera), Silvia Giordano (Commissione Affari sociali alla Camera) e Loredana Lupo (Commissione Agricoltura alla Camera).
L’appuntamento è fissato per sabato 29 marzo a partire dalle ore 16.00. Il Centro di Cultura Domus Aurs si trova presso la Sala San Francesco delle Monache in via Santa Chiara 10 a Napoli
fonte http://www.napoligaypress.it
Labels:
diritti lgbt,
iniziative contro omotransfobia,
m5s,
napoli
Lgbt Radio: A Oltre le Differenze ospite la cantautrice Silvia Vavolo e Nicole Braida del collettivo Intersexioni, venerdì 14 marzo
Venerdì 14 marzo nel format radiofonico sul mondo LGBTQI si parla di intersessualità insieme a Nicole Braida del collettivo Intersexioni
Le variazioni intersessuali sono ancora un tabù? E’ possibile accogliere i/le bambini/e che nascono con un certo grado di atipicità genitale senza interventismo o sensazionalismi mediatici? Di questo si parlerà nella puntata di “Oltre le Differenze”, il format radiofonico interamente dedicato al mondo gay, lesbico, bisex, transessuale e queer, condotto da Natascia Maesi e Oriana Bottini, che andrà in onda venerdì 14 marzo alle 21 su Antenna Radio Esse (FM 91.25, 93.20, 93.50, 99.10 o diretta online dal sito www.antennaradioesse.it).
In apertura ospite speciale la cantautrice fiorentina Silvia Vavolo che presenta il suo ultimo singolo “Sara e Francesca” uscito il 22 febbraio nella compilation Area Sanremo 2013.
Con Nicole Braida, studiosa del collettivo Intersexioni, commenteremo il recente caso di un* bimb* nat* a Gela con un certo grado di aticipità genitale e sui cui è intervenuto anche il presidente Crocetta, oltre a fare il punto sulla situazione e sulla legislazione in materia di intersessualità, ribadendo il diritto all’autodeterminazione delle persone intersex.
In chiusura spazio alle segnalazioni di letture, film e appuntamenti a tema nello scaffale LGBT. Per interagire con la redazione del programma: 3662809050 o redazione.oltreledifferenze@gmail.com, è attiva una pagina fan su Facebook e il blog è www.oltreledifferenze.wordpress.com dove è possibile riascoltare tutte le puntate già andate in onda.
fonte redazione "Oltre le Differenze"
Le variazioni intersessuali sono ancora un tabù? E’ possibile accogliere i/le bambini/e che nascono con un certo grado di atipicità genitale senza interventismo o sensazionalismi mediatici? Di questo si parlerà nella puntata di “Oltre le Differenze”, il format radiofonico interamente dedicato al mondo gay, lesbico, bisex, transessuale e queer, condotto da Natascia Maesi e Oriana Bottini, che andrà in onda venerdì 14 marzo alle 21 su Antenna Radio Esse (FM 91.25, 93.20, 93.50, 99.10 o diretta online dal sito www.antennaradioesse.it).
In apertura ospite speciale la cantautrice fiorentina Silvia Vavolo che presenta il suo ultimo singolo “Sara e Francesca” uscito il 22 febbraio nella compilation Area Sanremo 2013.
Con Nicole Braida, studiosa del collettivo Intersexioni, commenteremo il recente caso di un* bimb* nat* a Gela con un certo grado di aticipità genitale e sui cui è intervenuto anche il presidente Crocetta, oltre a fare il punto sulla situazione e sulla legislazione in materia di intersessualità, ribadendo il diritto all’autodeterminazione delle persone intersex.
In chiusura spazio alle segnalazioni di letture, film e appuntamenti a tema nello scaffale LGBT. Per interagire con la redazione del programma: 3662809050 o redazione.oltreledifferenze@gmail.com, è attiva una pagina fan su Facebook e il blog è www.oltreledifferenze.wordpress.com dove è possibile riascoltare tutte le puntate già andate in onda.
fonte redazione "Oltre le Differenze"
mercoledì 12 marzo 2014
Lgbt: Primavera Sacra a Milano. Klimt a Palazzo Reale “A ogni epoca la sua arte, all’arte la sua libertà” Dal 12 marzo al 13 luglio 2014
“Primavera Sacra” a Milano. Gustav Klimt sarà la primizia espositiva della nuova stagione.
Il padre della Secessione Viennese (e di almeno 14 figli) arriva a Palazzo Reale il 12 marzo sulle note del Ludovico Van, dopo la barzelletta espositiva di due anni fa “intorno al fregio di Beethoven” allo Spazio Oberdan per il 150esimo dalla nascita e qualche comparsata nel Super-Egon “Schiele e il suo tempo” del 2010 dal Leopold Museum.
Una mostra realizzata in collaborazione con il Belvedere di Vienna (che “presta” il suo vicedirettore Alfred Weidinger come curatore) che va “alle origini di un mito” esplorando gli inizi della carriera di Gustav alla Scuole di Arti Applicate di Vienna, la sua grande passione per il teatro e la musica e le collaborazioni artistiche con i due fratelli Ernst e Georg.
Per la prima volta a Milano arrivano alcuni grandi classici klimtiani come “Adamo ed Eva”, “Salomè”, “Girasole” e “Acqua mossa”: “seduzioni dorate” che scandalizzarono i benpensanti Belle Époque, sublimando e liberando la libido sulla tela alla ricerca dell’ideale Gesamtkunstwerk che fondesse insieme tutte le arti.
Così l’ultima sala sarà totalmente occupata dalla ricostruzione originale del “Fregio di Beethoven”, esposto nel 1902 a Palazzo della Secessione a Vienna, immergendo il visitatore nell’opera d’arte totale, massima aspirazione degli artisti della Secessione.“Ver Sacrum“: “Primavera Sacra“, aspettando le notti stellate di Van Gogh e le passeggiate oniriche di Chagall in autunno.
INFORMAZIONI UTILI:
KLIMT. Alle origini di un mito
Dal 12 marzo al 13 luglio 2014
Palazzo Reale di Milano
Orari
Lunedì 14.30-19.30
Martedì-Mercoledì-Venerdì-Domenica 9.30-19.30 Giovedì-Sabato 9.30-22.30
Infoline e prevendita: 0254917
fonte http://www.artslife.com di Luca Zuccala
Il padre della Secessione Viennese (e di almeno 14 figli) arriva a Palazzo Reale il 12 marzo sulle note del Ludovico Van, dopo la barzelletta espositiva di due anni fa “intorno al fregio di Beethoven” allo Spazio Oberdan per il 150esimo dalla nascita e qualche comparsata nel Super-Egon “Schiele e il suo tempo” del 2010 dal Leopold Museum.
Una mostra realizzata in collaborazione con il Belvedere di Vienna (che “presta” il suo vicedirettore Alfred Weidinger come curatore) che va “alle origini di un mito” esplorando gli inizi della carriera di Gustav alla Scuole di Arti Applicate di Vienna, la sua grande passione per il teatro e la musica e le collaborazioni artistiche con i due fratelli Ernst e Georg.
Per la prima volta a Milano arrivano alcuni grandi classici klimtiani come “Adamo ed Eva”, “Salomè”, “Girasole” e “Acqua mossa”: “seduzioni dorate” che scandalizzarono i benpensanti Belle Époque, sublimando e liberando la libido sulla tela alla ricerca dell’ideale Gesamtkunstwerk che fondesse insieme tutte le arti.
Così l’ultima sala sarà totalmente occupata dalla ricostruzione originale del “Fregio di Beethoven”, esposto nel 1902 a Palazzo della Secessione a Vienna, immergendo il visitatore nell’opera d’arte totale, massima aspirazione degli artisti della Secessione.“Ver Sacrum“: “Primavera Sacra“, aspettando le notti stellate di Van Gogh e le passeggiate oniriche di Chagall in autunno.
INFORMAZIONI UTILI:
KLIMT. Alle origini di un mito
Dal 12 marzo al 13 luglio 2014
Palazzo Reale di Milano
Orari
Lunedì 14.30-19.30
Martedì-Mercoledì-Venerdì-Domenica 9.30-19.30 Giovedì-Sabato 9.30-22.30
Infoline e prevendita: 0254917
fonte http://www.artslife.com di Luca Zuccala
Labels:
cultura e arte,
eventi culturali,
milano
Lgbt: “L’ultimo harem” di scena al Teatro di Rifredi di Firenze dal 13 al 30 marzo
Il palcoscenico del Teatro di Rifredi di Firenze si trasforma, per il decimo anno consecutivo, in un lussuoso harem-hammam per accogliere, dal 13 al 30 marzo, “L'ultimo harem”, lo spettacolo dei record: 167 repliche e 22mila spettatori solo a Firenze.
Lo spettacolo - Nato da una folgorazione artistica, da una scintilla d’amore (complice Ferzan Ozpetek) tra Angelo Savelli, la Turchia e la magnetica Serra Yilmaz, lo spettacolo racconta la fuga impossibile di una donna dalla sua prigione interiore, tra il fastoso passato ottomano e un presente pieno di contraddizioni.
Accomodati, in palcoscenico, seduti su tappeti e cuscini, gli spettatori, affascinati dalla vicinanza fisica degli attori e coinvolti dal loro affabulare meraviglioso e reale al tempo stesso, assistono allo spettacolo immersi in un'atmosfera sensuale fatta di profumi, vapori, musiche che provengono da paesi lontani, per poi essere catapultati in una contemporaneità ricca d’ironia e di inquietanti rimandi al passato.
Una sera del 1909 ad Istanbul, alla vigilia della definitiva chiusura degli harem, nel palazzo di Yildiz una seducente favorita circassa attende, insieme all’anziana guardiana ed al capo degli eunuchi imperiali, l’incerta visita del sultano, ingannando l’attesa con il racconto di storie fantastiche.
Quasi cento anni dopo, una casalinga dimessa e la sua spumeggiante amica sognano improbabili fughe dalla prigione del loro indecifrabile malessere quotidiano. L’harem visto non solo come una cinta di mura invalicabili, ma piuttosto come luogo dello spirito, un’attitudine vischiosa e pericolosa in cui cadere prigionieri, sia ieri che oggi, sia in Oriente che in Occidente, sia uomini che donne.
Il libro – “L’ultimo harem”, in occasione del suo decimo compleanno, è diventato un libro edito da Titivillus che, oltre al testo di Angelo Savelli, illustrato da una selezione delle più belle fotografie dello spettacolo, comprende in contrappunto i ricordi e le testimonianze dei protagonisti di questa singolare avventura, produttori, attori e tecnici, oltre a un mosaico di impressioni dei critici.
La presentazione è in programma sabato 15 marzo alle 12 al Teatro di Rifredi e vedrà la partecipazione del ministro Maria Elena Boschi, della giornalista Valentina Grazzini, della docente di letteratura turca Ayse Saracgil, le attrici Serra Yilmaz e Valentina Chico.
Info – tel. 055 4220361/2 | intero € 14 - ridotto € 12 |
Orario degli spettacoli: feriali ore 21, domenica ore 16:30, lunedì 17 e 24 riposo | Punto Box Office: dal lunedì al sabato ore 16-19 | www.toscanateatro.it | biglietteria@toscanateatro.it
fonte http://www.toscanalibri.it
Lo spettacolo - Nato da una folgorazione artistica, da una scintilla d’amore (complice Ferzan Ozpetek) tra Angelo Savelli, la Turchia e la magnetica Serra Yilmaz, lo spettacolo racconta la fuga impossibile di una donna dalla sua prigione interiore, tra il fastoso passato ottomano e un presente pieno di contraddizioni.
Accomodati, in palcoscenico, seduti su tappeti e cuscini, gli spettatori, affascinati dalla vicinanza fisica degli attori e coinvolti dal loro affabulare meraviglioso e reale al tempo stesso, assistono allo spettacolo immersi in un'atmosfera sensuale fatta di profumi, vapori, musiche che provengono da paesi lontani, per poi essere catapultati in una contemporaneità ricca d’ironia e di inquietanti rimandi al passato.
Una sera del 1909 ad Istanbul, alla vigilia della definitiva chiusura degli harem, nel palazzo di Yildiz una seducente favorita circassa attende, insieme all’anziana guardiana ed al capo degli eunuchi imperiali, l’incerta visita del sultano, ingannando l’attesa con il racconto di storie fantastiche.
Quasi cento anni dopo, una casalinga dimessa e la sua spumeggiante amica sognano improbabili fughe dalla prigione del loro indecifrabile malessere quotidiano. L’harem visto non solo come una cinta di mura invalicabili, ma piuttosto come luogo dello spirito, un’attitudine vischiosa e pericolosa in cui cadere prigionieri, sia ieri che oggi, sia in Oriente che in Occidente, sia uomini che donne.
Il libro – “L’ultimo harem”, in occasione del suo decimo compleanno, è diventato un libro edito da Titivillus che, oltre al testo di Angelo Savelli, illustrato da una selezione delle più belle fotografie dello spettacolo, comprende in contrappunto i ricordi e le testimonianze dei protagonisti di questa singolare avventura, produttori, attori e tecnici, oltre a un mosaico di impressioni dei critici.
La presentazione è in programma sabato 15 marzo alle 12 al Teatro di Rifredi e vedrà la partecipazione del ministro Maria Elena Boschi, della giornalista Valentina Grazzini, della docente di letteratura turca Ayse Saracgil, le attrici Serra Yilmaz e Valentina Chico.
Info – tel. 055 4220361/2 | intero € 14 - ridotto € 12 |
Orario degli spettacoli: feriali ore 21, domenica ore 16:30, lunedì 17 e 24 riposo | Punto Box Office: dal lunedì al sabato ore 16-19 | www.toscanateatro.it | biglietteria@toscanateatro.it
fonte http://www.toscanalibri.it
Lgbt TV: A "L’eredità" dopo il coming out arriva la commovente lettera di ringraziamento ai suoceri
L’Eredità, il programma preserale di Rai 1 condotto da Carlo Conti, è sicuramente il più seguito del panorama televisivo, e sono stati quindi moltissimi i telespettatori che hanno seguito nella serata di domenica una bella parentesi.
Un concorrente omosessuale, Davide, ha letto una lettera di ringraziamento, sia ai suoi genitori, scomparsi da poco tempo, che al fidanzato ed anche ai ” suoceri “.
Davide, infatti, ha voluto rendere omaggio in pubblico ai genitori del fidanzato, presenti alla trasmissione ed inquadrati dalle telecamere, che dopo la morte dei suoi, lo hanno accolto in casa, dandogli di nuovo il piacere di sentirsi in famiglia.
La lettera è stata molto commovente. In un primo momento il conduttore del programma Carlo Conti non aveva compreso in pieno ed ha domandato al concorrente di chi fossero i genitori Franco e Maria che lui aveva nominato, ottenendo come risposta ” i genitori del mio fidanzato “.
Il programma di Carlo Conti aveva già avuto a che fare con un outing lo scorso anno a Febbraio, quando un altro concorrente in studio, rispondendo alla classica domanda sulla fidanzata, aveva ammesso la sua omosessualità, dicendo di essere in cerca di un ragazzo e di avere partecipato anche al Gay Pride.
Il programma di Carlo Conti non ha certo bisogno di colpi a sorpresa, visto il grande seguito, confermato anche dal premio che lo stesso conduttore ha conquistato proprio nella serata di domenica nell’ultima edizione del premio ” Regia televisiva “, ma sicuramente questo caso, come quello dello scorso anno, hanno contribuito ad innalzare ulteriormente lo share.
Corsa allo share attraverso le notizia su amore omosessuali, che nello scorso mese di Febbraio aveva visto protagonista anche Maria De Filippi, che si era aggiudicata la vittoria tra i programmi del sabato sera il 15 Febbraio, con la storia di due ragazzi gay.
fonte http://www.befan.it/by Giuseppe Genova
Un concorrente omosessuale, Davide, ha letto una lettera di ringraziamento, sia ai suoi genitori, scomparsi da poco tempo, che al fidanzato ed anche ai ” suoceri “.
Davide, infatti, ha voluto rendere omaggio in pubblico ai genitori del fidanzato, presenti alla trasmissione ed inquadrati dalle telecamere, che dopo la morte dei suoi, lo hanno accolto in casa, dandogli di nuovo il piacere di sentirsi in famiglia.
La lettera è stata molto commovente. In un primo momento il conduttore del programma Carlo Conti non aveva compreso in pieno ed ha domandato al concorrente di chi fossero i genitori Franco e Maria che lui aveva nominato, ottenendo come risposta ” i genitori del mio fidanzato “.
Il programma di Carlo Conti aveva già avuto a che fare con un outing lo scorso anno a Febbraio, quando un altro concorrente in studio, rispondendo alla classica domanda sulla fidanzata, aveva ammesso la sua omosessualità, dicendo di essere in cerca di un ragazzo e di avere partecipato anche al Gay Pride.
Il programma di Carlo Conti non ha certo bisogno di colpi a sorpresa, visto il grande seguito, confermato anche dal premio che lo stesso conduttore ha conquistato proprio nella serata di domenica nell’ultima edizione del premio ” Regia televisiva “, ma sicuramente questo caso, come quello dello scorso anno, hanno contribuito ad innalzare ulteriormente lo share.
Corsa allo share attraverso le notizia su amore omosessuali, che nello scorso mese di Febbraio aveva visto protagonista anche Maria De Filippi, che si era aggiudicata la vittoria tra i programmi del sabato sera il 15 Febbraio, con la storia di due ragazzi gay.
fonte http://www.befan.it/by Giuseppe Genova
Lgbt Danza: Il film segreto di Pina Bausch. Una scoperta d’eccezione, che svela passaggi e dettagli del metodo di lavoro della grande coreografa tedesca
Scomparsa prematuramente nel 2009, Pina Bausch ha lasciato un vuoto incolmabile nel mondo della danza e del teatro contemporanei.
Una perdita immensa, che ha privato il mondo della cultura di una figura carismatica, di un’artista potentissima e di un’autentica innovatrice dell’estetica coreutica.
Dal giorno della sua morte è in corso un complesso progetto di recupero e digitalizzazione dell’Archivio Pina Bausch: un modo per salvare, organizzare e condividere tutto il materiale esistente relativo al suo lavoro internazionale e a quello del Tanztheater Wuppertal.
A coordinare il tutto è la Pina Bausch Foundation, diretta da Rolf-Salomon Bausch, figlio di Pina.
Un percorso lungo e necessario, che ha condotto di recente a una scoperta d’eccezione.
È stato infatti rinvenuto un lungometraggio, dal titolo AHNEN ahnen, realizzato da Pina Bausch nel 1987 mentre era impegnata a girare Il Lamento dell’Imperatrice, uscito nel 1990, sua unica altra produzione cinematografica conosciuta.
Il film, rimasto sepolto tra gli scaffali della Fondazione per decenni, racconta dell’originale, intenso, minuzioso metodo di lavoro attuato dalla coreografa con la sua compagnia.
AHNEN ahnen era nato per un’esigenza pratica, quasi una sfida: Pina volle dimostrare ai produttori de Il Lamento dell’Imperatrice che era capace di girare un intero film senza avvalersi di un copione.
Dall’ideazione alla creazione, fino alla messa in scena, le sue opere – che fossero spettacoli o lavori cinematografici per il grande schermo – nascevano grazie a una maniera tutta personale di approcciare la danza e il rapporto con i danzatori.
Un processo mai svelato, lontano dai tradizionali format, che l’artista aveva deciso di fissare su pellicola: da lei diretto e montato, il film è un documentario sulla genesi dell’omonimo spettacolo teatrale Ahnen (1987), ancora inedito in Italia.
AHNEN ahnen è stato presentato unicamente a Wuppertal, lo scorso 18 gennaio, nell’ambito del festival che celebra – fino a maggio 2014 – i quarant’anni dalla nascita del mitico Tanztheater Wuppertal.
Fonte http://www.artribune.com/ Scritto da Helga Marsala
Una perdita immensa, che ha privato il mondo della cultura di una figura carismatica, di un’artista potentissima e di un’autentica innovatrice dell’estetica coreutica.
Dal giorno della sua morte è in corso un complesso progetto di recupero e digitalizzazione dell’Archivio Pina Bausch: un modo per salvare, organizzare e condividere tutto il materiale esistente relativo al suo lavoro internazionale e a quello del Tanztheater Wuppertal.
A coordinare il tutto è la Pina Bausch Foundation, diretta da Rolf-Salomon Bausch, figlio di Pina.
Un percorso lungo e necessario, che ha condotto di recente a una scoperta d’eccezione.
È stato infatti rinvenuto un lungometraggio, dal titolo AHNEN ahnen, realizzato da Pina Bausch nel 1987 mentre era impegnata a girare Il Lamento dell’Imperatrice, uscito nel 1990, sua unica altra produzione cinematografica conosciuta.
Il film, rimasto sepolto tra gli scaffali della Fondazione per decenni, racconta dell’originale, intenso, minuzioso metodo di lavoro attuato dalla coreografa con la sua compagnia.
AHNEN ahnen era nato per un’esigenza pratica, quasi una sfida: Pina volle dimostrare ai produttori de Il Lamento dell’Imperatrice che era capace di girare un intero film senza avvalersi di un copione.
Dall’ideazione alla creazione, fino alla messa in scena, le sue opere – che fossero spettacoli o lavori cinematografici per il grande schermo – nascevano grazie a una maniera tutta personale di approcciare la danza e il rapporto con i danzatori.
Un processo mai svelato, lontano dai tradizionali format, che l’artista aveva deciso di fissare su pellicola: da lei diretto e montato, il film è un documentario sulla genesi dell’omonimo spettacolo teatrale Ahnen (1987), ancora inedito in Italia.
AHNEN ahnen è stato presentato unicamente a Wuppertal, lo scorso 18 gennaio, nell’ambito del festival che celebra – fino a maggio 2014 – i quarant’anni dalla nascita del mitico Tanztheater Wuppertal.
Fonte http://www.artribune.com/ Scritto da Helga Marsala
Labels:
film,
icone danza,
Pina Bausch
lunedì 10 marzo 2014
Lgbt: "Switch-Il gioco delle identità" a Verona allo spazio Libre! Il progetto fotografico di JJ Levine fino al 3 aprile
È in programma allo spazio Libre! di Verona la mostra Switch, il gioco delle identità, progetto dell’artista canadese di genere non conforme JJ Levine.
Switch, esposto per la prima volta in Italia, è composto da una serie di dieci dittici in cui i modelli impersonano a turno il ruolo dell’uomo e della donna.
Le immagini distruggono, con umorismo, tutte le convenzioni sull’identità sessuale, con i soggetti ripresi in pose che ricordano le classiche foto di matrimonio o di fine anno scolastico.
Per questi ritratti JJ Levine si è ispirato alla comunità queer di Montréal, di cui i soggetti fotografati fanno parte. La mostra si può visitare fino al 3 aprile.
PER INFO: http://www.libreverona.it/
fonte e foto: http://www.insideart.eu/2014/03/03/il-gioco-delle-identita/
Switch, esposto per la prima volta in Italia, è composto da una serie di dieci dittici in cui i modelli impersonano a turno il ruolo dell’uomo e della donna.
Le immagini distruggono, con umorismo, tutte le convenzioni sull’identità sessuale, con i soggetti ripresi in pose che ricordano le classiche foto di matrimonio o di fine anno scolastico.
Per questi ritratti JJ Levine si è ispirato alla comunità queer di Montréal, di cui i soggetti fotografati fanno parte. La mostra si può visitare fino al 3 aprile.
PER INFO: http://www.libreverona.it/
fonte e foto: http://www.insideart.eu/2014/03/03/il-gioco-delle-identita/
Lgbt: "All Love is Equal" L'amore è uguale per tutti. Gli scatti delle coppie gay più belli di sempre, fotografati da Braden Summers
Braden Summers ha girato il mondo per fotografare coppie gay da ogni parte del globo, per dimostrare come l'amore tra due uomini o due donne sia la cosa più normale del mondo.
Mentre molti stati considerano ancora l'omosessualità un reato, punibile con il carcere o addirittura la pena di morte, Braden Summers, un fotografo americano, ha deciso di girare il mondo per mostrare la normalità dell'amore tra persone dello stesso sesso.
Dovunque sia stato nel suo viaggio, ha chiesto infatti a delle coppie di uomini o donne di fotografarli in un momento affettuoso, molto simile alla loro vita quotidiana. "Ho deciso di iniziare questa serie quando vivevo in Europa", dichiara Braden "stavo fotografando delle coppie quando il mio ragazzo mi ha suggerito di fotografare anche coppie gay, colte nella loro normalità affettiva, mentre si scambiano un bacio, o una carezza".
Braden è stato in Europa, ma anche in Asia e Africa, e ha incontrato molte difficoltà in quei paesi in cui l'omosessualità è un tabù, se non proprio un reato.
"Molte persone però sono state felici di farsi fotografare, perché volevano mostrare al mondo cosa significa essere omosessuali nella loro cultura", continua il fotografo.
Le foto, poi, sono romantiche nel senso convenzionale, ricercano forse volutamente un sentimentalismo che può sembrare ingenuo o retorico, ma che è il risultato diretto di questa normalizzazione delle coppie gay attraverso l'occhio e l'obiettivo di Braden.
Queste foto non sono documentali, sono fatte per sognare, somigliano più alle foto di stock usate dai giornali e dalle riviste online che a foto d'artista: sono semplici perché vogliono rendere accessibile a tutti, a tutti i gradi di istruzione e cultura, l'idea di amore romantico tra due donne, o due uomini.
Il progetto insomma è molto meno ingenuo di quello che sembra: "Siamo costantemente difronte a immagini sublimi che ci vendono abiti e profumi", dichiara Summers "perché non usare quella seduttività dell'immagine per rendere accettabile l'amore omosessuale?" Con un linguaggio più pubblicitario che artistico, insomma, Summers vorrebbe convincere ad accettare l'amore gay soprattutto chi lo ritiene un abominio, mostrandone il lato innocuo, persino naif.
Il progetto di Braden non si ferma qui: adesso vorrebbe continuare la sua serie di scatti visitando ancora l'Asia e poi il Messico, coinvolgendo anche coppie con persone transgender.
Guarda il suo sito e le foto http://www.bradensummers.com/
fonte http://www.alfemminile.com foto ©Braden Summers
Mentre molti stati considerano ancora l'omosessualità un reato, punibile con il carcere o addirittura la pena di morte, Braden Summers, un fotografo americano, ha deciso di girare il mondo per mostrare la normalità dell'amore tra persone dello stesso sesso.
Dovunque sia stato nel suo viaggio, ha chiesto infatti a delle coppie di uomini o donne di fotografarli in un momento affettuoso, molto simile alla loro vita quotidiana. "Ho deciso di iniziare questa serie quando vivevo in Europa", dichiara Braden "stavo fotografando delle coppie quando il mio ragazzo mi ha suggerito di fotografare anche coppie gay, colte nella loro normalità affettiva, mentre si scambiano un bacio, o una carezza".
Braden è stato in Europa, ma anche in Asia e Africa, e ha incontrato molte difficoltà in quei paesi in cui l'omosessualità è un tabù, se non proprio un reato.
"Molte persone però sono state felici di farsi fotografare, perché volevano mostrare al mondo cosa significa essere omosessuali nella loro cultura", continua il fotografo.
Le foto, poi, sono romantiche nel senso convenzionale, ricercano forse volutamente un sentimentalismo che può sembrare ingenuo o retorico, ma che è il risultato diretto di questa normalizzazione delle coppie gay attraverso l'occhio e l'obiettivo di Braden.
Queste foto non sono documentali, sono fatte per sognare, somigliano più alle foto di stock usate dai giornali e dalle riviste online che a foto d'artista: sono semplici perché vogliono rendere accessibile a tutti, a tutti i gradi di istruzione e cultura, l'idea di amore romantico tra due donne, o due uomini.
Il progetto insomma è molto meno ingenuo di quello che sembra: "Siamo costantemente difronte a immagini sublimi che ci vendono abiti e profumi", dichiara Summers "perché non usare quella seduttività dell'immagine per rendere accettabile l'amore omosessuale?" Con un linguaggio più pubblicitario che artistico, insomma, Summers vorrebbe convincere ad accettare l'amore gay soprattutto chi lo ritiene un abominio, mostrandone il lato innocuo, persino naif.
Il progetto di Braden non si ferma qui: adesso vorrebbe continuare la sua serie di scatti visitando ancora l'Asia e poi il Messico, coinvolgendo anche coppie con persone transgender.
Guarda il suo sito e le foto http://www.bradensummers.com/
fonte http://www.alfemminile.com foto ©Braden Summers
Labels:
amore lgbt,
Braden Summers,
progetto fotografico
Lgbt: "CAKE PRIDE. Parata #RightsAddict." Campagna per la sensibilizzazione dei veterosessuali.
La campagna #RightsAddict va avanti.
I video continuano ad avere visualizzazioni e condivisioni, l'hashtag #RightsAddict viene usato ogni giorno. I commenti pubblici di sostegno, le e-mail, gli articoli mi confermano che non bisogna fermarsi.
Bisogna costringere le persone come minimo ad affrontare davvero certe problematiche, con il proprio cervello. Obbligarle ad empatizzare con l'alieno. Perché in gioco c'è la felicità di moltissime persone.
Non si può commettere un'ingiustizia sociale solo per pigrizia mentale.
Sebbene questa settimana la campagna video è in pausa (mentre sto studiando nuovi progetti anche in collaborazione con associazioni impegnate in materia), continuerà la diffusione di immagini e parole, molto efficaci sui social.
Perché i cambiamenti culturali partono proprio dalle immagini e dalle parole. Certe cose devono diventare familiari, scontate.
Si ha paura solo di ciò che non si conosce bene. Un bacio in strada tra due uomini o due donne deve diventare scontato come quello tra un uomo e una donna. Quando entro in un negozio di bomboniere, voglio trovare esposti i topper (le statuine degli sposi) etero e quelli gay. Come fosse una cosa normale. Semplicemente perché è una cosa normale.
E allora mi sono immaginato una sorta di parata virtuale, in favore dei matrimoni tra persone dello stesso sesso, ma idealmente condotta dai Cake Topper Omosessuali, che gridano insieme:
“Tutti hanno diritto alla torta nuziale”. È il CAKE PRIDE.
Sarebbe bello se tutti, LGTB e etero amanti dei diritti come me, scendessero in “piazza” assieme ai Cake Topper.
Per questo ho ideato il poster “Cake Pride – Parata #RightsAddict”: per tutta la settimana lo condividerò e lo farò condividere sui profili facebook, twitter o su qualunque altro social.
Chi vuole unirsi alla parata non dovrà far altro che condividere il poster come meglio crede. E magari accompagnare l'immagine con un proprio slogan, serio o ironico, una sorta di striscione virtuale per i manifestanti: “Più torte per tutti. #RightsAddict”
Sarebbe bello creare un tam tam sulla rete e far entrare dentro ogni bacheca i Cake Topper Omosessuali. Perché certe immagini devono diventare familiari, quotidiane, scontate. Solo così verranno finalmente accettate.
fonte https://www.facebook.com/fabiomoricipublic
Essere etero non mi impedisce di amare i diritti.#rightsaddict
I video continuano ad avere visualizzazioni e condivisioni, l'hashtag #RightsAddict viene usato ogni giorno. I commenti pubblici di sostegno, le e-mail, gli articoli mi confermano che non bisogna fermarsi.
Bisogna costringere le persone come minimo ad affrontare davvero certe problematiche, con il proprio cervello. Obbligarle ad empatizzare con l'alieno. Perché in gioco c'è la felicità di moltissime persone.
Non si può commettere un'ingiustizia sociale solo per pigrizia mentale.
Sebbene questa settimana la campagna video è in pausa (mentre sto studiando nuovi progetti anche in collaborazione con associazioni impegnate in materia), continuerà la diffusione di immagini e parole, molto efficaci sui social.
Perché i cambiamenti culturali partono proprio dalle immagini e dalle parole. Certe cose devono diventare familiari, scontate.
Si ha paura solo di ciò che non si conosce bene. Un bacio in strada tra due uomini o due donne deve diventare scontato come quello tra un uomo e una donna. Quando entro in un negozio di bomboniere, voglio trovare esposti i topper (le statuine degli sposi) etero e quelli gay. Come fosse una cosa normale. Semplicemente perché è una cosa normale.
E allora mi sono immaginato una sorta di parata virtuale, in favore dei matrimoni tra persone dello stesso sesso, ma idealmente condotta dai Cake Topper Omosessuali, che gridano insieme:
“Tutti hanno diritto alla torta nuziale”. È il CAKE PRIDE.
Sarebbe bello se tutti, LGTB e etero amanti dei diritti come me, scendessero in “piazza” assieme ai Cake Topper.
Per questo ho ideato il poster “Cake Pride – Parata #RightsAddict”: per tutta la settimana lo condividerò e lo farò condividere sui profili facebook, twitter o su qualunque altro social.
Chi vuole unirsi alla parata non dovrà far altro che condividere il poster come meglio crede. E magari accompagnare l'immagine con un proprio slogan, serio o ironico, una sorta di striscione virtuale per i manifestanti: “Più torte per tutti. #RightsAddict”
Sarebbe bello creare un tam tam sulla rete e far entrare dentro ogni bacheca i Cake Topper Omosessuali. Perché certe immagini devono diventare familiari, quotidiane, scontate. Solo così verranno finalmente accettate.
fonte https://www.facebook.com/fabiomoricipublic
Essere etero non mi impedisce di amare i diritti.#rightsaddict
sabato 8 marzo 2014
News dal mondo lgbt: "io LOTTO...marzo" Basta Violenza sulle donne!!!
Sarebbe bello...se "alcuni uomini" evitassero oggi di regalare mimose alle donne..per poi picchiarle ucciderle o sottometterle psicologicamente..regalate abbracci tutto l'anno...
Sarebbe bello...se "alcune donne" invece di andare a vedere spogliarelli (e non capiamo il perchè proprio in questa giornata..) capissero che anche nel 2013 in Italia le vittime sono state 128..e l'ultima è stata uccisa ieri scaraventata dal marito giù dalle scale..direi che c'è poco da festeggiare visto l'aumento del femmicidio nel nostro paese...
Sarebbe bello...se le donne fossero più spesso solidali fra loro..
Sarebbe bello...se tutte le donne conoscessero l'origine di questa data..che non è una festa, ma un ricordo una commemorazione..
fonte http://lisadelgreco.blogspot.it/
8 Marzo Giornata internazionale della donna
La giornata internazionale della donna (comunemente definita in modo improprio festa della donna) ricorre l'8 marzo di ogni anno per ricordare sia le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, sia le discriminazioni e le violenze cui esse sono ancora fatte oggetto in molte parti del mondo.
Questa celebrazione si è tenuta per la prima volta negli Stati Uniti nel 1909, in alcuni paesi europei nel 1911 e in Italia nel 1922.
Continua a leggere: http://it.wikipedia.org/wiki/Giornata_internazionale_della_donna
Sarebbe bello...se "alcune donne" invece di andare a vedere spogliarelli (e non capiamo il perchè proprio in questa giornata..) capissero che anche nel 2013 in Italia le vittime sono state 128..e l'ultima è stata uccisa ieri scaraventata dal marito giù dalle scale..direi che c'è poco da festeggiare visto l'aumento del femmicidio nel nostro paese...
Sarebbe bello...se le donne fossero più spesso solidali fra loro..
Sarebbe bello...se tutte le donne conoscessero l'origine di questa data..che non è una festa, ma un ricordo una commemorazione..
fonte http://lisadelgreco.blogspot.it/
8 Marzo Giornata internazionale della donna
La giornata internazionale della donna (comunemente definita in modo improprio festa della donna) ricorre l'8 marzo di ogni anno per ricordare sia le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, sia le discriminazioni e le violenze cui esse sono ancora fatte oggetto in molte parti del mondo.
Questa celebrazione si è tenuta per la prima volta negli Stati Uniti nel 1909, in alcuni paesi europei nel 1911 e in Italia nel 1922.
Continua a leggere: http://it.wikipedia.org/wiki/Giornata_internazionale_della_donna
Labels:
8 Marzo,
violenza sulle donne
venerdì 7 marzo 2014
Lgbt: Il Dalai Lama condanna l'omofobia: "Nozze gay? Non sono contrario"
In visita negli Stati Uniti, il Dalai Lama è stato intervistato dal famoso giornalista Larry King, al quale ha spiegato di non essere contrario ai matrimoni gay ed ha condannato l'omofobia.
Secondo il grande leader spirituale, infatti, scegliere il proprio partner rientra negli affari strettamente personali di ogni individuo.
Si tratta di questioni private in cui non bisognerebbe entrare in merito: "Se due persone, una coppia, ritengono che sia più pratico, soddisfacente e che siano d'accordo entrambi, allora d'accordo", ha detto il leader spirituale tibetano, che ha poi aggiunto: "la persecuzione, la violenza, non è buona, è una violazione dei diritti umani".
LA QUESTIONE GAY
Il giornalista Larry King ha iniziato la sua intervista al Dalai Lama chiedendo: "Cosa ne pensa di tutta questa questione emergente che ha al centro i gay e le loro problematiche? La Russia vieta e condanna l'omosessualità, negli Stati Uniti, ora, ci troviamo davanti a una crescita nel numero dei matrimoni gay.
Ci dice cosa ne pensa?". Il Dalai Lama ha risposto: "Quella che penso è che si tratta di una questione personale".
"Le persone che hanno fede o che hanno tradizioni particolari , allora si dovrebbe seguire secondo la vostra tradizione.
Come il buddismo, ci sono diversi tipi di cattiva condotta sessuale , così si dovrebbe seguire correttamente".
CONTRO IL BULLISMO OMOFOBO
Il Dalai Lama ha anche condannato la prepotenza omofoba, la violenza di genere sulle persone LGBT. "Questo è sbagliato", ha sottolineato il leader spirituale.
"Questa è una violazione dei diritti umani".
Il giornalista King ha chiesto poi qualche dettaglio, in particolare sulle sue opinioni a proposito del matrimonio tra persone dello stesso sesso.
"Questo dipende dalla legge di ogni Paese", ha risposto il Dalai Lama.
"Penso che sia OK! Penso che sia un affare privato.
Se due persone si amano veramente, sono entrambe soddisfatte e pienamente d'accordo, allora va tutto bene".
fonte http://www.nanopress.it
Secondo il grande leader spirituale, infatti, scegliere il proprio partner rientra negli affari strettamente personali di ogni individuo.
Si tratta di questioni private in cui non bisognerebbe entrare in merito: "Se due persone, una coppia, ritengono che sia più pratico, soddisfacente e che siano d'accordo entrambi, allora d'accordo", ha detto il leader spirituale tibetano, che ha poi aggiunto: "la persecuzione, la violenza, non è buona, è una violazione dei diritti umani".
LA QUESTIONE GAY
Il giornalista Larry King ha iniziato la sua intervista al Dalai Lama chiedendo: "Cosa ne pensa di tutta questa questione emergente che ha al centro i gay e le loro problematiche? La Russia vieta e condanna l'omosessualità, negli Stati Uniti, ora, ci troviamo davanti a una crescita nel numero dei matrimoni gay.
Ci dice cosa ne pensa?". Il Dalai Lama ha risposto: "Quella che penso è che si tratta di una questione personale".
"Le persone che hanno fede o che hanno tradizioni particolari , allora si dovrebbe seguire secondo la vostra tradizione.
Come il buddismo, ci sono diversi tipi di cattiva condotta sessuale , così si dovrebbe seguire correttamente".
CONTRO IL BULLISMO OMOFOBO
Il Dalai Lama ha anche condannato la prepotenza omofoba, la violenza di genere sulle persone LGBT. "Questo è sbagliato", ha sottolineato il leader spirituale.
"Questa è una violazione dei diritti umani".
Il giornalista King ha chiesto poi qualche dettaglio, in particolare sulle sue opinioni a proposito del matrimonio tra persone dello stesso sesso.
"Questo dipende dalla legge di ogni Paese", ha risposto il Dalai Lama.
"Penso che sia OK! Penso che sia un affare privato.
Se due persone si amano veramente, sono entrambe soddisfatte e pienamente d'accordo, allora va tutto bene".
fonte http://www.nanopress.it
giovedì 6 marzo 2014
Lgbt: Facebook, 58 nuove categorie per trovare la propria identità
Un nuovo aggiornamento del social network dà la possibilità a tutti di cercare la categoria che meglio definisca la propria identità, oltre al binomio maschio/femmina
Il confronto con la propria identità e il bisogno vitale di rendere pubblico e definito agli occhi degli altri quello che veramente siamo è una delle difficoltà principali che subentrano nella relazione più complicata: quella con noi stessi.
Scegliere un’identità pubblica e definirla inoltre attraverso una serie di termini che rappresentino al meglio la propria essenza risulta molto difficile. E lo è ancora di più nel momento in cui questa identità non è ancora giunta a maturazione nemmeno nel privato.
Definire la propria identità dal punto di vista sessuale è un passo decisivo verso l’accettazione di ciò che si è veramente e i social network giocano in questo un ruolo di fondamentale importanza. Facebook, Twitter e il più recente Instagram fanno ormai parte della nostra quotidianità e rappresentano in buona parte uno spicchio della vita di ognuno di noi. Per questo, nella creazione del proprio profilo, dover scegliere nel binomio maschio/femmina il proprio sesso, può mettere in una situazione di vero disagio chi non si sente di appartenere a nessuna delle due categorie.
In questo senso Facebook sta apportando delle modifiche a dir poco rivoluzionarie negli aggiornamenti dei profili dei propri utenti, mettendo a disposizione una lunga lista con più di 58 opzioni, che vanno dall’”androgino” al “bisessuale” o al “transessuale”. Un nuovo modo per dare voce ai 700.000 transessuali che vivono attualmente in America e una possibilità per non sentirsi invisibili, ma cercare una definizione a quello che si è veramente. Un passo verso quel processo di accettazione che tutti loro desiderano completare.
D’altra parte però ritrovarsi davanti una vasta scelta di opzioni che potrebbero o meno caratterizzare un’identità poco solida, potrebbe risultare distruttivo in quella fase di ricerca del proprio io. Saltare poi da una categoria all’altra potrebbe essere ancora più difficile in un forum come Facebook, in cui tutti hanno accesso alle informazioni degli altri, ma in cui non tutti riescono a comprendere la differenza – a volte minima – tra una categoria sessuale e un’altra.
Esprimere la propria identità attraverso dei semplici termini di certo non è abbastanza per risolvere tutti quei problemi di natura sociale e psicologica che un cambiamento di sesso può generare nella vita di una persona. È però un aiuto non indifferente trovare una parola che ti definisca per ciò che sei veramente, che inoltre caratterizza altre migliaia di persone, in grado quindi di farti sentire meno isolato.
I social networks hanno in fondo anche questa sfaccettatura positiva: la possibilità di circondarti, seppur virtualmente di persone con cui condividere stessi problemi, gusti o affinità.
fonte http://www.bloglive.it/
Il confronto con la propria identità e il bisogno vitale di rendere pubblico e definito agli occhi degli altri quello che veramente siamo è una delle difficoltà principali che subentrano nella relazione più complicata: quella con noi stessi.
Scegliere un’identità pubblica e definirla inoltre attraverso una serie di termini che rappresentino al meglio la propria essenza risulta molto difficile. E lo è ancora di più nel momento in cui questa identità non è ancora giunta a maturazione nemmeno nel privato.
Definire la propria identità dal punto di vista sessuale è un passo decisivo verso l’accettazione di ciò che si è veramente e i social network giocano in questo un ruolo di fondamentale importanza. Facebook, Twitter e il più recente Instagram fanno ormai parte della nostra quotidianità e rappresentano in buona parte uno spicchio della vita di ognuno di noi. Per questo, nella creazione del proprio profilo, dover scegliere nel binomio maschio/femmina il proprio sesso, può mettere in una situazione di vero disagio chi non si sente di appartenere a nessuna delle due categorie.
In questo senso Facebook sta apportando delle modifiche a dir poco rivoluzionarie negli aggiornamenti dei profili dei propri utenti, mettendo a disposizione una lunga lista con più di 58 opzioni, che vanno dall’”androgino” al “bisessuale” o al “transessuale”. Un nuovo modo per dare voce ai 700.000 transessuali che vivono attualmente in America e una possibilità per non sentirsi invisibili, ma cercare una definizione a quello che si è veramente. Un passo verso quel processo di accettazione che tutti loro desiderano completare.
D’altra parte però ritrovarsi davanti una vasta scelta di opzioni che potrebbero o meno caratterizzare un’identità poco solida, potrebbe risultare distruttivo in quella fase di ricerca del proprio io. Saltare poi da una categoria all’altra potrebbe essere ancora più difficile in un forum come Facebook, in cui tutti hanno accesso alle informazioni degli altri, ma in cui non tutti riescono a comprendere la differenza – a volte minima – tra una categoria sessuale e un’altra.
Esprimere la propria identità attraverso dei semplici termini di certo non è abbastanza per risolvere tutti quei problemi di natura sociale e psicologica che un cambiamento di sesso può generare nella vita di una persona. È però un aiuto non indifferente trovare una parola che ti definisca per ciò che sei veramente, che inoltre caratterizza altre migliaia di persone, in grado quindi di farti sentire meno isolato.
I social networks hanno in fondo anche questa sfaccettatura positiva: la possibilità di circondarti, seppur virtualmente di persone con cui condividere stessi problemi, gusti o affinità.
fonte http://www.bloglive.it/
Lgbt Radio: "Fuori l'omofobia dallo sport" a Oltre le Differenze Nicole Bonamino, prima atleta professionista a fare coming-out
Venerdì 7 marzo nel format radiofonico sul mondo LGBTQI anche Antonello Sannino, responsabile sport Arcigay sulla campagna #allacciamoli di Paddy Power
"Diamo un calcio all'omfobia" è lo slogan della campagna di sport contro l'omofobia lanciata dalla società PaddyPower in collaborazione con Fondazione Cannavò rivolta a tutti gli sportivi e le sportive professioniste affinchè mettano la faccia contro le discriminazioni per orientamento sessuale, argomento ancora troppo spesso tabù nell'ambiente. Se ne parla nella puntata di “Oltre le Differenze”, il format radiofonico interamente dedicato al mondo gay, lesbico, bisex, transessuale e queer, condotto da Natascia Maesi e Oriana Bottini, che andrà in onda venerdì 7 marzo alle 21 su Antenna Radio Esse (FM 91.25, 93.20, 93.50, 99.10 o diretta online dal sito www.antennaradioesse.it).
Testimonianza diretta che le cose stanno cambiando sarà quella di Nicole Bonamino, giocatrice professionista di hockey in-line, ad appena 22 anni portiera della nazionale femminile già da due stagioni, che alcune settimane fa ha dichiarato apertamente la propria omosessualità, diventanto la prima sportiva professionista italiana in assoluto a fare coming-out pubblico.
Successivamente Antonello Sannino, responsabile sport di Arcigay nazionale, farà un'analisi dei punti di forza della campagna di PaddyPower che sta avendo ampia risonanza mediatica e addirittura ha visto l'adesione della nazionale di calcio italiana che ha indossato dei laccetti arcobaleno alle scarpe nell'ultima amichevole.
In chiusura spazio alle segnalazioni di letture, film e appuntamenti a tema nello scaffale LGBT. Per interagire con la redazione del programma: telefono 366 2809050 o redazione.oltreledifferenze@gmail.com, è attiva una pagina fan su Facebook e il blog è www.oltreledifferenze.wordpress.com dove è possibile riascoltare tutte le puntate già andate in onda.
fonte Redazione OLTRE LE DIFFERENZE
"Diamo un calcio all'omfobia" è lo slogan della campagna di sport contro l'omofobia lanciata dalla società PaddyPower in collaborazione con Fondazione Cannavò rivolta a tutti gli sportivi e le sportive professioniste affinchè mettano la faccia contro le discriminazioni per orientamento sessuale, argomento ancora troppo spesso tabù nell'ambiente. Se ne parla nella puntata di “Oltre le Differenze”, il format radiofonico interamente dedicato al mondo gay, lesbico, bisex, transessuale e queer, condotto da Natascia Maesi e Oriana Bottini, che andrà in onda venerdì 7 marzo alle 21 su Antenna Radio Esse (FM 91.25, 93.20, 93.50, 99.10 o diretta online dal sito www.antennaradioesse.it).
Testimonianza diretta che le cose stanno cambiando sarà quella di Nicole Bonamino, giocatrice professionista di hockey in-line, ad appena 22 anni portiera della nazionale femminile già da due stagioni, che alcune settimane fa ha dichiarato apertamente la propria omosessualità, diventanto la prima sportiva professionista italiana in assoluto a fare coming-out pubblico.
Successivamente Antonello Sannino, responsabile sport di Arcigay nazionale, farà un'analisi dei punti di forza della campagna di PaddyPower che sta avendo ampia risonanza mediatica e addirittura ha visto l'adesione della nazionale di calcio italiana che ha indossato dei laccetti arcobaleno alle scarpe nell'ultima amichevole.
In chiusura spazio alle segnalazioni di letture, film e appuntamenti a tema nello scaffale LGBT. Per interagire con la redazione del programma: telefono 366 2809050 o redazione.oltreledifferenze@gmail.com, è attiva una pagina fan su Facebook e il blog è www.oltreledifferenze.wordpress.com dove è possibile riascoltare tutte le puntate già andate in onda.
fonte Redazione OLTRE LE DIFFERENZE
martedì 4 marzo 2014
Lgbt Cinema: Jared Leto dedica l’Oscar alle vittime di AIDS e omofobia: il discorso epico
Jared Leto ha vinto l'Oscar 2014 come miglior attore non protagonista per Dallas Buyers Club.
Il suo ruolo, delicato e controverso, quello di una donna transessuale malata di AIDS che all'inizio degli anni '80 cerca di curarsi con medicinali non ancora legali negli Stati Uniti.
Jared, che per lo stesso ruolo ha vinto anche un Golden Globe a gennaio, si è completamente immerso nella parte, tanto che arrivava sul set già truccato e vestito come Rayon.
Nel suo incredibile discorso agli Oscar 2014 esprime affetto per la presentatrice Ellen DeGeneres, ringrazia teneramente sua mamma e suo fratello, esprime solidarietà all'Ucraina e al Venezuela. Per poi concludere l'acceptance speech con un commosso ricordo delle vittime di AIDS e dell'omofobia, alle quali dedica il premio.
La traduzione del discorso, in video:
"Incredibile. Ellen , ti amo. Ai miei colleghi candidati, sono così orgoglioso di condividere questo viaggio con voi. Sono meravigliato, ho tanto rispetto per tutti voi. Grazie, Academy.
Nel 1971, a Bossier City, Louisiana, c'era una ragazza che era incinta del suo secondo figlio. Era una ragazza madre che aveva lasciato la scuola, ma in qualche modo riuscì a rendere migliore la vita per sé e per i suoi figli .
Ha incoraggiato i suoi figli a essere creativi, a lavorare sodo e fare qualcosa di speciale. Quella ragazza è mia madre ed è qui stasera. E io voglio solo dire, ti voglio bene, mamma. Grazie per avermi insegnato a sognare. A mio fratello, Shannon, il migliore fratello del mondo: sei un vero artista. Grazie mille per aver condiviso questa avventura folle e incredibile che è 30 Seconds to Mars, e per essere il mio migliore amico. Ti voglio bene. Grazie.
A tutti i sognatori del mondo che stasera ci guardano da posti come l'Ucraina e il Venezuela, voglio dire: noi siamo qui e mentre voi lottate per realizzare i vostri sogni, per vivere l'impossibile ... noi vi pensiamo.
Ci sono così tante persone che mi hanno aiutato ad arrivare qui. E voglio solo dire grazie a Focus Features, a Mick Sullivan, Jim Toth, Jason Weinberg, a Emma Ludbrook, Kelly Adams, a tutto il team di Dallas Buyers Club. Matthew (McConaughey, ndR) ti voglio bene. Jean-Marc (il regista, ndR).
Dedico il premio ai 36 milioni di persone che hanno perso la battaglia per l'AIDS e per quelli di voi là fuori che hanno mai subito ingiustizie a causa di chi sono o di chi amano. Stasera sono qui in piedi di fronte al mondo per voi, e con voi. Grazie mille e buonanotte."
fonte http://www.gay.tv/
Il suo ruolo, delicato e controverso, quello di una donna transessuale malata di AIDS che all'inizio degli anni '80 cerca di curarsi con medicinali non ancora legali negli Stati Uniti.
Jared, che per lo stesso ruolo ha vinto anche un Golden Globe a gennaio, si è completamente immerso nella parte, tanto che arrivava sul set già truccato e vestito come Rayon.
Nel suo incredibile discorso agli Oscar 2014 esprime affetto per la presentatrice Ellen DeGeneres, ringrazia teneramente sua mamma e suo fratello, esprime solidarietà all'Ucraina e al Venezuela. Per poi concludere l'acceptance speech con un commosso ricordo delle vittime di AIDS e dell'omofobia, alle quali dedica il premio.
La traduzione del discorso, in video:
"Incredibile. Ellen , ti amo. Ai miei colleghi candidati, sono così orgoglioso di condividere questo viaggio con voi. Sono meravigliato, ho tanto rispetto per tutti voi. Grazie, Academy.
Nel 1971, a Bossier City, Louisiana, c'era una ragazza che era incinta del suo secondo figlio. Era una ragazza madre che aveva lasciato la scuola, ma in qualche modo riuscì a rendere migliore la vita per sé e per i suoi figli .
Ha incoraggiato i suoi figli a essere creativi, a lavorare sodo e fare qualcosa di speciale. Quella ragazza è mia madre ed è qui stasera. E io voglio solo dire, ti voglio bene, mamma. Grazie per avermi insegnato a sognare. A mio fratello, Shannon, il migliore fratello del mondo: sei un vero artista. Grazie mille per aver condiviso questa avventura folle e incredibile che è 30 Seconds to Mars, e per essere il mio migliore amico. Ti voglio bene. Grazie.
A tutti i sognatori del mondo che stasera ci guardano da posti come l'Ucraina e il Venezuela, voglio dire: noi siamo qui e mentre voi lottate per realizzare i vostri sogni, per vivere l'impossibile ... noi vi pensiamo.
Ci sono così tante persone che mi hanno aiutato ad arrivare qui. E voglio solo dire grazie a Focus Features, a Mick Sullivan, Jim Toth, Jason Weinberg, a Emma Ludbrook, Kelly Adams, a tutto il team di Dallas Buyers Club. Matthew (McConaughey, ndR) ti voglio bene. Jean-Marc (il regista, ndR).
Dedico il premio ai 36 milioni di persone che hanno perso la battaglia per l'AIDS e per quelli di voi là fuori che hanno mai subito ingiustizie a causa di chi sono o di chi amano. Stasera sono qui in piedi di fronte al mondo per voi, e con voi. Grazie mille e buonanotte."
fonte http://www.gay.tv/
L’Europarlamento chiede più tutela per i gay. I deputati chiedono più diritti della comunità Lgbt
L’Europarlamento chiede ai 28 stati membri dell’UE un maggior impegno a tutela della comunità LGBT, con proposte di modifiche alla legislazione nazionale. L’appello è arrivato con l’approvazione della Relazione sui diritti fondamentali nell’Unione Europea; un atto non vincolante, che però ha scatenato l’ostilità dei conservatori del Ppe, che hanno provato a cancellare i riferimenti alla maggior tutela per gay e trans.
TUTELE PER IL MONDO LGBT
L’Europarlamento ha approvato la relazione sui diritti fondamentali dell’Unione Europea, un documento in cui sono elencati in più di 100 punti i miglioramenti che gli stati membri dovrebbero apportare per un’applicazione di questa parte di diritto comunitario.
Tra i numerosi miglioramenti richiesti ci sono anche maggiori tutele per la comunità Lgbt del Vecchio Continente; tra le altre cose la relazione chiede agli stati di assicurare la libera circolazione delle coppie omosessuali e delle loro famiglie all’interno dell’Unione Europea.
Al punto numero 40 si chiede una tutela per i profughi che appertengono alla comunità Lgbt, con «l’applicazione della recente sentenza della Corte di giustizia in cui si afferma che i richiedenti asilo LGBT possono costituire un gruppo sociale particolare, i cui membri sono suscettibili di essere perseguitati a causa del loro orientamento sessuale, e che l’esistenza di una pena detentiva nel paese di origine per atti omosessuali può costituire una atto di persecuzione».
DISCRIMINAZIONE VERSO TRANS
Nel rapporto approvato all’Europarlamento, al punto numero 33 della relazione, «si rammarica che le procedure di riconoscimento giuridico del genere per le persone transgender includano ancora la sterilizzazione obbligatoria in 14 Stati membri; invita gli Stati membri a rivedere tali procedure affinché rispettino pienamente il diritto alla dignità e all’integrità fisica delle persone transgender; si congratula con la Commissione per il suo impegno a lavorare insieme all’Organizzazione mondiale della sanità per depennare i disturbi dell’identità di genere dall’elenco dei disturbi mentali e comportamentali e garantire una riclassificazione non patologizzante nei negoziati sull’11a versione della classificazione internazionale delle malattie (ICD-11)». In metà dei 28 stati membri dell’UE è prevista la sterilizzazione obbligatoria per chi cambia sesso, un’evidente discriminazione a cui si chiede di porre rimedio.
POPOLARI CONTRO
L’integruppo dell’Europarlamento della comunità Lgbt ha dichiarato la propria indignazione per un emendamento del Partito popolare europeo che chiedeva di annacquare il testo della risoluzione, proprio sui punti relativi ai diritti di gay e transgender.
Il Ppe, che ha il maggior gruppo all’interno dell’Europarlamento, ha provato a cancellare i riferimenti alla maggior tutela dei diritti della comunità Lgbt, ovvero la libera circolazione delle coppie Lgbt e delle loro famiglie, i diritti dei transgener oppure quelli relativi ai profughi di orientamento Lgbt.
L’emendamento proposto dai popolari è però finito in minoranza, grazie al voto comune di forze laiche, liberali, e di sinistra. La relazione approvata è comunque solo una raccomandazione dell’Europarlamento, e non ha valore vincolante per gli stati membri.
La Commissione europea potrebbe introdurre alcuni di questi punti, ma vista la probabile ostilità del Consiglio, che rappresenta i governi dei paesi Ue, le chance di successo sono davvero minime.
NUOVA TUTELA
La relazione è un atto dell’Europarlamento non vincolante, ma i deputati si sono posti un obiettivo per far si che il rispetto dei diritti fondamentali sia assicurato con maggior efficacia all’interno dell’UE.
La richiesta è per l’adozione di un nuovo meccanismo di Copenaghen, che vigili con maggior efficacia sul rispetto dei diritti fondamentali all’interno dell’UE, tramite un rafforzamento dell’attività di tutte le istituzioni comunitarie.
I criteri di Copenaghen sono tre criteri stabiliti nel 1993 che sono richiesti ad ogni stato che vuole aderire all’Unione Europea; il loro rispetto è garantito dal procedimento previsto dall’articolo 7 del Tue, un meccanismo particolarmente macchinoso e poco efficace.
Fu utilizzato contro l’Austria quando Haider arrivò al governo, con un successo davvero modesto. Per l’Europarlamento ogni stato deve garantire l’essenza fondamentale dell’UE, ovvero essere prima di ogni cosa una comunità di valori.
Questi valori si riflettono nei diritti fondamentali, che secondo l’europarlamentare austriaca Ulrike Lunacek devono essere assicurati da ogni stato membro per non perdere la credibilità verso l’esterno.
fonte http://www.giornalettismo.com di Dario Ferri
TUTELE PER IL MONDO LGBT
L’Europarlamento ha approvato la relazione sui diritti fondamentali dell’Unione Europea, un documento in cui sono elencati in più di 100 punti i miglioramenti che gli stati membri dovrebbero apportare per un’applicazione di questa parte di diritto comunitario.
Tra i numerosi miglioramenti richiesti ci sono anche maggiori tutele per la comunità Lgbt del Vecchio Continente; tra le altre cose la relazione chiede agli stati di assicurare la libera circolazione delle coppie omosessuali e delle loro famiglie all’interno dell’Unione Europea.
Al punto numero 40 si chiede una tutela per i profughi che appertengono alla comunità Lgbt, con «l’applicazione della recente sentenza della Corte di giustizia in cui si afferma che i richiedenti asilo LGBT possono costituire un gruppo sociale particolare, i cui membri sono suscettibili di essere perseguitati a causa del loro orientamento sessuale, e che l’esistenza di una pena detentiva nel paese di origine per atti omosessuali può costituire una atto di persecuzione».
DISCRIMINAZIONE VERSO TRANS
Nel rapporto approvato all’Europarlamento, al punto numero 33 della relazione, «si rammarica che le procedure di riconoscimento giuridico del genere per le persone transgender includano ancora la sterilizzazione obbligatoria in 14 Stati membri; invita gli Stati membri a rivedere tali procedure affinché rispettino pienamente il diritto alla dignità e all’integrità fisica delle persone transgender; si congratula con la Commissione per il suo impegno a lavorare insieme all’Organizzazione mondiale della sanità per depennare i disturbi dell’identità di genere dall’elenco dei disturbi mentali e comportamentali e garantire una riclassificazione non patologizzante nei negoziati sull’11a versione della classificazione internazionale delle malattie (ICD-11)». In metà dei 28 stati membri dell’UE è prevista la sterilizzazione obbligatoria per chi cambia sesso, un’evidente discriminazione a cui si chiede di porre rimedio.
POPOLARI CONTRO
L’integruppo dell’Europarlamento della comunità Lgbt ha dichiarato la propria indignazione per un emendamento del Partito popolare europeo che chiedeva di annacquare il testo della risoluzione, proprio sui punti relativi ai diritti di gay e transgender.
Il Ppe, che ha il maggior gruppo all’interno dell’Europarlamento, ha provato a cancellare i riferimenti alla maggior tutela dei diritti della comunità Lgbt, ovvero la libera circolazione delle coppie Lgbt e delle loro famiglie, i diritti dei transgener oppure quelli relativi ai profughi di orientamento Lgbt.
L’emendamento proposto dai popolari è però finito in minoranza, grazie al voto comune di forze laiche, liberali, e di sinistra. La relazione approvata è comunque solo una raccomandazione dell’Europarlamento, e non ha valore vincolante per gli stati membri.
La Commissione europea potrebbe introdurre alcuni di questi punti, ma vista la probabile ostilità del Consiglio, che rappresenta i governi dei paesi Ue, le chance di successo sono davvero minime.
NUOVA TUTELA
La relazione è un atto dell’Europarlamento non vincolante, ma i deputati si sono posti un obiettivo per far si che il rispetto dei diritti fondamentali sia assicurato con maggior efficacia all’interno dell’UE.
La richiesta è per l’adozione di un nuovo meccanismo di Copenaghen, che vigili con maggior efficacia sul rispetto dei diritti fondamentali all’interno dell’UE, tramite un rafforzamento dell’attività di tutte le istituzioni comunitarie.
I criteri di Copenaghen sono tre criteri stabiliti nel 1993 che sono richiesti ad ogni stato che vuole aderire all’Unione Europea; il loro rispetto è garantito dal procedimento previsto dall’articolo 7 del Tue, un meccanismo particolarmente macchinoso e poco efficace.
Fu utilizzato contro l’Austria quando Haider arrivò al governo, con un successo davvero modesto. Per l’Europarlamento ogni stato deve garantire l’essenza fondamentale dell’UE, ovvero essere prima di ogni cosa una comunità di valori.
Questi valori si riflettono nei diritti fondamentali, che secondo l’europarlamentare austriaca Ulrike Lunacek devono essere assicurati da ogni stato membro per non perdere la credibilità verso l’esterno.
fonte http://www.giornalettismo.com di Dario Ferri
Lgbt: A Verona "Il gioco delle coppie" dell’artista canadese di genere non conforme JJ Levine dal 28 febbraio al 3 aprile
Il 28 febbraio si inaugura allo spazio Libre! di Verona la mostra Switch.
Il gioco delle identità, progetto dell’artista canadese di genere non conforme JJ Levine che viene esposto per la prima volta in Italia.
Segui Libre Verona https://www.facebook.com/LibreVerona
Switch è composto da una serie di dieci dittici in cui i modelli impersonano a turno il ruolo dell’uomo e della donna.
Le immagini distruggono tutte le convenzioni sull’identità sessuale usando però con umorismo forme molto convenzionali, che ricordano le classiche foto di matrimonio o di fine anno scolastico.
Per questi ritratti JJ Levine si è ispirato/a alla comunità queer di Montréal, di cui i soggetti fotografati fanno parte.
La mostra si può visitare fino al 3 aprile.
Questo progetto è stato pubblicato anche sul numero di Internazionale 967 del 21 settembre 2012, con un testo di Christian Caujolle.
fonte-more info: http://www.internazionale.it/portfolio/il-gioco-delle-coppie/
Il gioco delle identità, progetto dell’artista canadese di genere non conforme JJ Levine che viene esposto per la prima volta in Italia.
Segui Libre Verona https://www.facebook.com/LibreVerona
Switch è composto da una serie di dieci dittici in cui i modelli impersonano a turno il ruolo dell’uomo e della donna.
Le immagini distruggono tutte le convenzioni sull’identità sessuale usando però con umorismo forme molto convenzionali, che ricordano le classiche foto di matrimonio o di fine anno scolastico.
Per questi ritratti JJ Levine si è ispirato/a alla comunità queer di Montréal, di cui i soggetti fotografati fanno parte.
La mostra si può visitare fino al 3 aprile.
Questo progetto è stato pubblicato anche sul numero di Internazionale 967 del 21 settembre 2012, con un testo di Christian Caujolle.
fonte-more info: http://www.internazionale.it/portfolio/il-gioco-delle-coppie/
Labels:
identità di genere,
mostre,
verona
SONDAGGIO SU PERSONE LGBT, INVECCHIAMENTO E RETI DI AIUTO IN ITALIA
Benvenuto e benvenuta!
Questo breve sondaggio è rivolto alle persone LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Trans), DI TUTTE LE ETA'.
- Su chi puoi contare oggi e potrai contare quando sarai anziano / anziana?
- Le ‘case di riposo gay’ sono una buona soluzione?
Ti invitiamo ad esprimere la tua opinione su questi temi compilando il questionario anonimo on-line.
VAI al questionario anonimo on-line:
http://tinyurl.com/oypvv93
In Italia, l’indagine scientifica è piuttosto in ritardo su questi temi.
A dicembre 2012 è stato pubblicato il report “Omosessualità e Anzianità”, che ora questo studio mira ad approfondire:
http://www.lelleri.it/sondaggio-anziani/Report_risultati.pdf
Ti chiediamo di rispondere a tutte le domande e con sincerità.
Non esistono risposte giuste o sbagliate.
Le domande del questionario sono 30 ed, in media, sono necessari circa 8 minuti per compilarle.
Attenzione: per raccogliere le tue risposte, è necessario arrivare alla fine del questionario e confermare l’invio.
Scadenza per la raccolta dei questionari: sabato 22 marzo 2014.
Grazie per la collaborazione e buona compilazione!
Raffaele Lelleri info@lelleri.it
p.s.
La foto che abbiamo scelto per questo studio ritrae Phyllis Siegel (77 anni) e Connie Kopelov (85) - la prima coppia omosessuale che si è sposata a New York City il 24 luglio 2011, dopo 23 anni di vita assieme.
fonte http://www.lelleri.it/sondaggio-reti/
Questo breve sondaggio è rivolto alle persone LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Trans), DI TUTTE LE ETA'.
- Su chi puoi contare oggi e potrai contare quando sarai anziano / anziana?
- Le ‘case di riposo gay’ sono una buona soluzione?
Ti invitiamo ad esprimere la tua opinione su questi temi compilando il questionario anonimo on-line.
VAI al questionario anonimo on-line:
http://tinyurl.com/oypvv93
In Italia, l’indagine scientifica è piuttosto in ritardo su questi temi.
A dicembre 2012 è stato pubblicato il report “Omosessualità e Anzianità”, che ora questo studio mira ad approfondire:
http://www.lelleri.it/sondaggio-anziani/Report_risultati.pdf
Ti chiediamo di rispondere a tutte le domande e con sincerità.
Non esistono risposte giuste o sbagliate.
Le domande del questionario sono 30 ed, in media, sono necessari circa 8 minuti per compilarle.
Attenzione: per raccogliere le tue risposte, è necessario arrivare alla fine del questionario e confermare l’invio.
Scadenza per la raccolta dei questionari: sabato 22 marzo 2014.
Grazie per la collaborazione e buona compilazione!
Raffaele Lelleri info@lelleri.it
p.s.
La foto che abbiamo scelto per questo studio ritrae Phyllis Siegel (77 anni) e Connie Kopelov (85) - la prima coppia omosessuale che si è sposata a New York City il 24 luglio 2011, dopo 23 anni di vita assieme.
fonte http://www.lelleri.it/sondaggio-reti/
giovedì 27 febbraio 2014
Lgbt: Calcio-Daniele Dessena e i lacci anti-omofobia: “Mi insultano solo gli ignoranti” Attaccato sul web. "Il mio è stato un gesto normale"
«Ho fatto solo un piccolo gesto, per una causa in cui credo. E ripeto: avere dei pregiudizi sessuali è da ignoranti». Daniele Dessena, difensore del Cagliari, 26 anni, una compagna, un bimbo, è stato insultato sul web per la sua scelta: mettere alle scarpette i lacci arcobaleno contro l’omofobia.
Una campagna del sito di scommesse Paddy Power con ArciLesbica, ArciGay e la Fondazione Cannavò: è rivolta a calciatori, cestisti e pallavolisti di tutti i campionati, fra i testimonial anche la barba folta dell’attaccante del Bologna Moscardelli. Qualche tifoso, sulla pagina Facebook che raduna i tifosi del Cagliari, ha reagito offendendo Dessena: «Fro..», «Pensa a giocare e fatti i c... tuoi», e così via. Lui ha risposto: «Siete degli stupidi ignoranti! Pensate al vostro lavoro e non al mio! Abbiate rispetto delle
scelte delle persone».
Dessena, si aspettava queste reazioni?
«Francamente no. Nel post partita di Inter-Cagliari ho parlato in modo spontaneo, ho spiegato che ero felice di aver dato un contributo a una causa in cui credo. I miei genitori mi hanno insegnato il valore del rispetto».
Quando ha scelto di cambiare i lacci?
«Il Cagliari il martedì prima della partita ci ha consegnato uno scatolone con le stringhe arcobaleno e ci ha spiegato l’iniziativa. A me è sembrato opportuno aderire, li ho presi e li ho messi subito. Un gesto piccolo ma significativo».
Li ha presi solo lei, però.
«Ma no, molti miei compagni erano favorevoli, solo che abbiamo dimenticato la scatola prima di partire per Milano, e io ero l’unico ad averli già cambiati. Già dalla prossima li porteranno molti altri. Tutto il Cagliari ha mostrato grande sensibilità».
Poi sono arrivati gli insulti.
«Sì, non tantissimi debbo dire. Fossero stati diretti a me in privato, non me la sarei presa, sono superiore a queste cose. Ma siccome erano contenuti in una pagina visitata da tantissimi tifosi, con una diffusione e un impatto molto ampi, ho scelto di rispondere: non potevo lasciar correre, è dannoso far passare certi messaggi discriminatori e intolleranti».
Il clima spiega la difficoltà per un calciatore a fare coming out, non crede?
«Io credo che nel mondo del calcio ci sia più solidarietà che al di fuori. Nello spogliatoio c’è un gruppo di ragazzi intelligenti e maturi, che rispettano le opinioni degli altri. Il problema è al di fuori, non mi riferisco solo ai tifosi: è la gente cosiddetta normale, in Italia, quella che incontri per la strada, che non è abituata ad ascoltare voci fuori dal coro. Non ama la diversità.
E poi, quale diversità? “Diverso” è solo un termine usato da chi vuole che tutti la pensino allo stesso modo».
Ha mai fatto politica o aderito ad associazioni?
«No, ho le mie idee, la mia formazione, ma è la prima volta che mi espongo, era una cosa piccola, mi sembrava giusto, non pensavo a tutto questo clamore. Ho imparato a non giudicare e a rispettare gli altri. Mio fratello, che gioca portiere,
si è complimentato. Ho avuto attestati di stima da ogni parte d’Italia e da tutta la Sardegna. Ma cosa c’è di strano, in fondo?».
Pensa o teme di diventare un simbolo o un bersaglio?
«Ma no, io faccio il giocatore e voglio essere giudicato solo per quello. Dirò sempre quello che penso. E ho fatto un gesto normalissimo: mi sono solo allacciato le scarpe».
fonte http://www.repubblica.it/sport/ di FRANCESCO SAVERIO INTORCIA
Una campagna del sito di scommesse Paddy Power con ArciLesbica, ArciGay e la Fondazione Cannavò: è rivolta a calciatori, cestisti e pallavolisti di tutti i campionati, fra i testimonial anche la barba folta dell’attaccante del Bologna Moscardelli. Qualche tifoso, sulla pagina Facebook che raduna i tifosi del Cagliari, ha reagito offendendo Dessena: «Fro..», «Pensa a giocare e fatti i c... tuoi», e così via. Lui ha risposto: «Siete degli stupidi ignoranti! Pensate al vostro lavoro e non al mio! Abbiate rispetto delle
scelte delle persone».
Dessena, si aspettava queste reazioni?
«Francamente no. Nel post partita di Inter-Cagliari ho parlato in modo spontaneo, ho spiegato che ero felice di aver dato un contributo a una causa in cui credo. I miei genitori mi hanno insegnato il valore del rispetto».
Quando ha scelto di cambiare i lacci?
«Il Cagliari il martedì prima della partita ci ha consegnato uno scatolone con le stringhe arcobaleno e ci ha spiegato l’iniziativa. A me è sembrato opportuno aderire, li ho presi e li ho messi subito. Un gesto piccolo ma significativo».
Li ha presi solo lei, però.
«Ma no, molti miei compagni erano favorevoli, solo che abbiamo dimenticato la scatola prima di partire per Milano, e io ero l’unico ad averli già cambiati. Già dalla prossima li porteranno molti altri. Tutto il Cagliari ha mostrato grande sensibilità».
Poi sono arrivati gli insulti.
«Sì, non tantissimi debbo dire. Fossero stati diretti a me in privato, non me la sarei presa, sono superiore a queste cose. Ma siccome erano contenuti in una pagina visitata da tantissimi tifosi, con una diffusione e un impatto molto ampi, ho scelto di rispondere: non potevo lasciar correre, è dannoso far passare certi messaggi discriminatori e intolleranti».
Il clima spiega la difficoltà per un calciatore a fare coming out, non crede?
«Io credo che nel mondo del calcio ci sia più solidarietà che al di fuori. Nello spogliatoio c’è un gruppo di ragazzi intelligenti e maturi, che rispettano le opinioni degli altri. Il problema è al di fuori, non mi riferisco solo ai tifosi: è la gente cosiddetta normale, in Italia, quella che incontri per la strada, che non è abituata ad ascoltare voci fuori dal coro. Non ama la diversità.
E poi, quale diversità? “Diverso” è solo un termine usato da chi vuole che tutti la pensino allo stesso modo».
Ha mai fatto politica o aderito ad associazioni?
«No, ho le mie idee, la mia formazione, ma è la prima volta che mi espongo, era una cosa piccola, mi sembrava giusto, non pensavo a tutto questo clamore. Ho imparato a non giudicare e a rispettare gli altri. Mio fratello, che gioca portiere,
si è complimentato. Ho avuto attestati di stima da ogni parte d’Italia e da tutta la Sardegna. Ma cosa c’è di strano, in fondo?».
Pensa o teme di diventare un simbolo o un bersaglio?
«Ma no, io faccio il giocatore e voglio essere giudicato solo per quello. Dirò sempre quello che penso. E ho fatto un gesto normalissimo: mi sono solo allacciato le scarpe».
fonte http://www.repubblica.it/sport/ di FRANCESCO SAVERIO INTORCIA
#RightsAddict, la campagna di sensibilizzazione contro gli stereotipi LGBT, iniziativa etero per i diritti gay
In foto Fabio Morici sul red carpet della Mostra del cinema di Venezia (fonte: Twitter)
Drogato di diritti. È così che l’attore Fabio Morici ha definito se stesso, lanciando la campagna di sensibilizzazione in difesa dei diritti LGBT #RightsAddict, diventata virale sui social network. Un’iniziativa che fa dell’ironia e degli stupidi luoghi comuni sul mondo gay la sua arma vincente, e che diventa ancora più apprezzabile se si considera che il suo promotore è un fiero ragazzo eterosessuale.
«Essere etero non mi impedisce di amare i diritti» dice Fabio che, indignato dalle conseguenze scatenate dalla politica di anti-propaganda gay in Russia che tante polemiche ha suscitato nei giorni dei Giochi di Sochi (arrivati al capolinea soltanto qualche giorno fa), con una webcam puntata sulla faccia e un poster di Pulp Fiction sullo sfondo, ha girato un video in cui dà inizio a un monologo di poco più di un minuto “sparando” una serie di frasi fatte e pregiudizi – sentiti e risentiti fin troppo spesso – sulle unioni gay e le “famiglie arcobaleno” che, grazie a un tono inaspettatamente serio e disinvolto, rivelano da soli tutta la loro stupidità e il proprio nonsense.
Così Fabio afferma l’importanza del matrimonio, istituzione inviolabile che, già nella sua etimologia (dal latino mater, madre) esclude l’implicazione del maschio: per questo, dice l’attore, dovrebbero sposarsi solo fra donne (“che c’entrano gli uomini?!”).
Allo stesso modo, seguendo il principio secondo cui un bambino ha il sacrosanto diritto a crescere con una mamma e un papà, ai vedovi dovrebbero essere sottratti i propri figli, “è così, ci dovete stare”.
Infine, è lecito interrogarsi sull’origine dell’uomo etero: sì, perché prima della creazione di Eva, Adamo non poteva essere eterosessuale. Dunque “è nato prima l’etero o il gay?”. Con questo geniale interrogativo che rimanda all’annoso e irrisolvibile enigma circa la nascita dell’uovo e della gallina, l’attore chiude il suo primo video che, scimmiottando alcuni degli stereotipi sulla comunità LGBT più stupidi, finisce per lasciare un amaro sorriso sul volto di chi lo guarda.
Così, la campagna di sensibilizzazione promossa dall’attore romano, rimbalzando tra un tweet e un like, si diffonde rapidamente in rete, aumentando sempre di più il numero dei “drogati di diritti”, grazie anche alla pubblicazione di un secondo video che torna sul tema dei matrimoni gay, i quali – afferma caldamente l’attore – rappresenterebbero l’inizio della fine: dal matrimonio al divorzio (gay) il passo è breve.
Di famiglie distrutte ce ne sono già troppe, è deleterio distruggerne altre. «La famiglia è il fondamento della società – dice Fabio in tono concitato, ripetendo un mantra tipicamente democristiano –, va difesa, cercando di limitarne il più possibile la formazione. È un concetto semplice no?».
Lo schema è sempre lo stesso. La battuta dissacrante segue a ruota il pregiudizio, che viene brutalmente demolito da una risata, facendo sembrare stupido e assurdo ciò che nella vita di tutti giorni molti ragazzi gay sono costretti a sentirsi dire seriamente.
L’obiettivo di Fabio Morici è chiaro, dichiarato: turbare e poi distruggere questi schemi di pensiero cristallizzati nel tempo, spesso tradotti in frasi fatte ripetute a pappagallo da chi – paralizzato dall’ignoranza – le utilizza come “cavalli di battaglia” per contrastare la lotta ai diritti per tutti. Dietro di essi non ci sono motivazioni reali né fondamenti scientifici: ma solo omofobia, la paura del del diverso. E il vuoto.
Il cambiamento non è facile. Ma può essere incoraggiato. E, forse, una riflessione nata da una risata, può servire a far crollare quei pregiudizi travestiti da giusti principi incapaci di farci diventare uomini migliori.
fonte http://ilreferendum.it/di Vincenzo Lentini
Drogato di diritti. È così che l’attore Fabio Morici ha definito se stesso, lanciando la campagna di sensibilizzazione in difesa dei diritti LGBT #RightsAddict, diventata virale sui social network. Un’iniziativa che fa dell’ironia e degli stupidi luoghi comuni sul mondo gay la sua arma vincente, e che diventa ancora più apprezzabile se si considera che il suo promotore è un fiero ragazzo eterosessuale.
«Essere etero non mi impedisce di amare i diritti» dice Fabio che, indignato dalle conseguenze scatenate dalla politica di anti-propaganda gay in Russia che tante polemiche ha suscitato nei giorni dei Giochi di Sochi (arrivati al capolinea soltanto qualche giorno fa), con una webcam puntata sulla faccia e un poster di Pulp Fiction sullo sfondo, ha girato un video in cui dà inizio a un monologo di poco più di un minuto “sparando” una serie di frasi fatte e pregiudizi – sentiti e risentiti fin troppo spesso – sulle unioni gay e le “famiglie arcobaleno” che, grazie a un tono inaspettatamente serio e disinvolto, rivelano da soli tutta la loro stupidità e il proprio nonsense.
Così Fabio afferma l’importanza del matrimonio, istituzione inviolabile che, già nella sua etimologia (dal latino mater, madre) esclude l’implicazione del maschio: per questo, dice l’attore, dovrebbero sposarsi solo fra donne (“che c’entrano gli uomini?!”).
Allo stesso modo, seguendo il principio secondo cui un bambino ha il sacrosanto diritto a crescere con una mamma e un papà, ai vedovi dovrebbero essere sottratti i propri figli, “è così, ci dovete stare”.
Infine, è lecito interrogarsi sull’origine dell’uomo etero: sì, perché prima della creazione di Eva, Adamo non poteva essere eterosessuale. Dunque “è nato prima l’etero o il gay?”. Con questo geniale interrogativo che rimanda all’annoso e irrisolvibile enigma circa la nascita dell’uovo e della gallina, l’attore chiude il suo primo video che, scimmiottando alcuni degli stereotipi sulla comunità LGBT più stupidi, finisce per lasciare un amaro sorriso sul volto di chi lo guarda.
Così, la campagna di sensibilizzazione promossa dall’attore romano, rimbalzando tra un tweet e un like, si diffonde rapidamente in rete, aumentando sempre di più il numero dei “drogati di diritti”, grazie anche alla pubblicazione di un secondo video che torna sul tema dei matrimoni gay, i quali – afferma caldamente l’attore – rappresenterebbero l’inizio della fine: dal matrimonio al divorzio (gay) il passo è breve.
Di famiglie distrutte ce ne sono già troppe, è deleterio distruggerne altre. «La famiglia è il fondamento della società – dice Fabio in tono concitato, ripetendo un mantra tipicamente democristiano –, va difesa, cercando di limitarne il più possibile la formazione. È un concetto semplice no?».
Lo schema è sempre lo stesso. La battuta dissacrante segue a ruota il pregiudizio, che viene brutalmente demolito da una risata, facendo sembrare stupido e assurdo ciò che nella vita di tutti giorni molti ragazzi gay sono costretti a sentirsi dire seriamente.
L’obiettivo di Fabio Morici è chiaro, dichiarato: turbare e poi distruggere questi schemi di pensiero cristallizzati nel tempo, spesso tradotti in frasi fatte ripetute a pappagallo da chi – paralizzato dall’ignoranza – le utilizza come “cavalli di battaglia” per contrastare la lotta ai diritti per tutti. Dietro di essi non ci sono motivazioni reali né fondamenti scientifici: ma solo omofobia, la paura del del diverso. E il vuoto.
Il cambiamento non è facile. Ma può essere incoraggiato. E, forse, una riflessione nata da una risata, può servire a far crollare quei pregiudizi travestiti da giusti principi incapaci di farci diventare uomini migliori.
fonte http://ilreferendum.it/di Vincenzo Lentini
lunedì 24 febbraio 2014
"Tomorrow" un cortometraggio sui diritti lgbt in Russia
Si intitola "Tomorrow" ed è il cortometraggio con cui alcuni cineasti vogliono raccontare una giornata tipo di una coppia omosessuale che vive in un paese dove è vietato organizzato organizzare pride, parlare di diritti lgbt o vivere a testa alta una relazione con persone del proprio sesso (in una parola, la Russia).
Ed è così che incontreremo un'insegnante di scuola che si ritroverà a doversi difendere da accuse inventate contro di lei e contro suo figlio, così come la sua compagna scoprirà verità assai spiacevoli sul sistema delle adozioni...
Il progetto è attualmente solo su carta, motivo per cui Elonora Zbanke ed Olga Murzak (rispettivamente la regista e la sceneggiatrice) hanno deciso di lanciare un crowdfunding per trovare i fondi necessari alla sua realizzazione.
«Purtroppo stiamo svolgendo un lavoro molto pericoloso e qui in Russia non possiamo chiedere auto dato che potremmo finire in carcere. Ma siamo ferme sul nostro obiettivo di riuscire a realizzare questo film, per raccontare una storia molto importante per l'intero pianeta», hanno dichiarato.
La scelta di girare un cortometraggio e non un documentario è stata dettata dal timore di poter mettere in difficoltà le persone che saranno coinvolte nelle riprese, motivo per cui si è scelto di optare per il racconto di una storia: Ciò non toglie che l'obiettivo è di restare quanto più possibile fedeli alla realtà del Paese, raccontando fedelmente gli effetti devastanti provocati della legge contro la cosiddetta «propaganda omosessuale» sui minori.
Per partecipare al crowdfunding è possibile trovare tutte le indicazioni necessarie sulla pagina dedicata: http://www.indiegogo.com/projects/tomorrow-short-film-about-lgbt-and-human-rights-issue-in-russia
mentre su Facebook sarà possibile seguirne l'evoluzione del progetto:
https://www.facebook.com/movietomorrowpromo
Fonte: http://gayburg.blogspot.com/
Ed è così che incontreremo un'insegnante di scuola che si ritroverà a doversi difendere da accuse inventate contro di lei e contro suo figlio, così come la sua compagna scoprirà verità assai spiacevoli sul sistema delle adozioni...
Il progetto è attualmente solo su carta, motivo per cui Elonora Zbanke ed Olga Murzak (rispettivamente la regista e la sceneggiatrice) hanno deciso di lanciare un crowdfunding per trovare i fondi necessari alla sua realizzazione.
«Purtroppo stiamo svolgendo un lavoro molto pericoloso e qui in Russia non possiamo chiedere auto dato che potremmo finire in carcere. Ma siamo ferme sul nostro obiettivo di riuscire a realizzare questo film, per raccontare una storia molto importante per l'intero pianeta», hanno dichiarato.
La scelta di girare un cortometraggio e non un documentario è stata dettata dal timore di poter mettere in difficoltà le persone che saranno coinvolte nelle riprese, motivo per cui si è scelto di optare per il racconto di una storia: Ciò non toglie che l'obiettivo è di restare quanto più possibile fedeli alla realtà del Paese, raccontando fedelmente gli effetti devastanti provocati della legge contro la cosiddetta «propaganda omosessuale» sui minori.
Per partecipare al crowdfunding è possibile trovare tutte le indicazioni necessarie sulla pagina dedicata: http://www.indiegogo.com/projects/tomorrow-short-film-about-lgbt-and-human-rights-issue-in-russia
mentre su Facebook sarà possibile seguirne l'evoluzione del progetto:
https://www.facebook.com/movietomorrowpromo
Fonte: http://gayburg.blogspot.com/
Lgbt: Quattro trans escluse dalla Nazionale calcio femminile iraniane: "Cambio sesso non completato"
Cambio sesso non completato, l'Iran esclude quattro giocatrici dalla Nazionale femminile: decisione comunque non definitiva, potranno essere reintegrate in futuro.
Succede anche questo, in un mondo in cui ognuno dovrebbe avere il diritto di seguire la propria identità sessuale. E' di oggi la notizia per cui in Iran sono avvenute quattro esclusione dalla Nazionale femminile di calcio. Quattro donne? No, quattro uomini che non hanno ancora completato il cambio di sesso.
Esclusioni di fatto comunicate dallo staff medico della Nazionale, le operazioni necessarie al cambio di sesso non erano state completate. Non si tratta di una decisione definitiva, le giocatrici potranno tornare a disposizione della Nazionale quando l'iter sarà completato.
La Federazione ha comunque annunciato una stretta sui controlli, visto che ci sarebbero altre transgender tesserate prima della conclusione del processo. Annunciati controlli a sorpresa, le società dovranno verificare l'identità sessuale delle giocatrici prima di tesserarle, pena rischio sanzioni.
Il cambio di sesso in Iran è molto diffuso, da una fatwa dell'Ayatollah Khomeini del 1979 che lo ha autorizzato: è il secondo Paese al mondo per numero di operazioni, tra l'altro il governo iraniano sovvenziona le operazioni per i transessuali pagando metà delle elevate spese di intervento e trattamento post-operatorio a base di ormoni e assistenza psicologica.
Grazie al decreto religioso dell'ex guida politica e spirituale dell'Iran, il paese del Vicino Oriente non riconosce di fatto l'omosessualità, ma incoraggia a cambiare identità le persone che sono sessualmente confuse o soffrono di disordini sessuali.
Per quanto riguarda il caso specifico del calcio, basta che concludino in tempo la propria operazione prima di passare alla Nazionale femminile, pena multe (per esse e il club di appartenenza) ed esclusioni, per ora non definitive.
D'ora in poi, come annunciato dalla Federazione iraniana, i controlli saranno più severi, improvvisi. Le quattro giocatrici dovranno essere d'esempio per chi non vorrà incappare in provvedimenti futuri.
fonte http://www.goal.com/it/
Succede anche questo, in un mondo in cui ognuno dovrebbe avere il diritto di seguire la propria identità sessuale. E' di oggi la notizia per cui in Iran sono avvenute quattro esclusione dalla Nazionale femminile di calcio. Quattro donne? No, quattro uomini che non hanno ancora completato il cambio di sesso.
Esclusioni di fatto comunicate dallo staff medico della Nazionale, le operazioni necessarie al cambio di sesso non erano state completate. Non si tratta di una decisione definitiva, le giocatrici potranno tornare a disposizione della Nazionale quando l'iter sarà completato.
La Federazione ha comunque annunciato una stretta sui controlli, visto che ci sarebbero altre transgender tesserate prima della conclusione del processo. Annunciati controlli a sorpresa, le società dovranno verificare l'identità sessuale delle giocatrici prima di tesserarle, pena rischio sanzioni.
Il cambio di sesso in Iran è molto diffuso, da una fatwa dell'Ayatollah Khomeini del 1979 che lo ha autorizzato: è il secondo Paese al mondo per numero di operazioni, tra l'altro il governo iraniano sovvenziona le operazioni per i transessuali pagando metà delle elevate spese di intervento e trattamento post-operatorio a base di ormoni e assistenza psicologica.
Grazie al decreto religioso dell'ex guida politica e spirituale dell'Iran, il paese del Vicino Oriente non riconosce di fatto l'omosessualità, ma incoraggia a cambiare identità le persone che sono sessualmente confuse o soffrono di disordini sessuali.
Per quanto riguarda il caso specifico del calcio, basta che concludino in tempo la propria operazione prima di passare alla Nazionale femminile, pena multe (per esse e il club di appartenenza) ed esclusioni, per ora non definitive.
D'ora in poi, come annunciato dalla Federazione iraniana, i controlli saranno più severi, improvvisi. Le quattro giocatrici dovranno essere d'esempio per chi non vorrà incappare in provvedimenti futuri.
fonte http://www.goal.com/it/
Ragusa, la rete “Dare” contro la violenza: “NO VIOLENCE, SPEAK!”
“Non esiste una violenza buona, non esiste una violenza giustificata, la violenza è violenza, PUNTO”.
E’ questo il messaggio che ci ha voluto lanciare la rete “Dare” , associazione che si propone di portare avanti una serie di iniziative contro i diversi tipi di violenza che riguardano quella contro le donne, gli immigrati, i minori, i transessuali, gli omosessuali ecc; i validi esperti hanno scelto come luogo di esordio proprio le scuole, i giovani, il futuro, ed a Ragusa il liceo scientifico “E.Fermi”. Quest’ultimo ha visto la testimonianza diretta e la partecipazione di diverse associazioni, quali Il Filo Di Seta, la “Libellula” Ragusa; Ali, l’ Agedo e “Leader” ed anche la collaborazione della palestra Takuday Karate Fijlkam di Acate( volta a promuovere corsi di karate totalmente gratuiti, per la difesa personale e l’autocontrollo), oltre che la passione e la partecipazione di un centinaio di studenti appena maggiorenni.
“L’idea della rete “Dare”, come ci spiega il Medico e Direttore della rete E. Caggia- è quella di porre da parte tutti i singolarismi ed unirsi insieme per formare una grande forza, per imparare ed insegnare soprattutto che la violenza non si combatte con la violenza, si combatte solo conoscendo e rispettando gli altri”.
Ad aprire l’incontro è stato il toccante intervento di Gloria Gramaglia ( transessuale, dell’associazione Libellula nata a Roma nel ’98) che ha sfiorato il cuore e l’anima dei presenti, affermando: “L’identità di genere e la percezione di sè come maschio o femmina si trova in una condizione indefinita, non è affatto una cosa semplice e non si deve associare all’omosessualità. Per fortuna, adesso io riesco a parlare alle scuole e a dire a voce alta: io ce l’ho fatta, nonostante la violenza psicologica subìta, io mi occupo del sociale e sono parte integrante della società”. Prendendo un pezzo di carta e stropicciandolo, ha paragonato l’anima ed i sentimenti della gente che, anche per gioco, subisce ed ha subito violenza. Niente e nessuno, neanche un ferro a vapore, potrà riportare quell’anima, senza pieghe, esattamente come prima. “L’omosessuale o il transessuale- interviene la dott.ssa Battaglia, madre di un omosessuale- interiorizza i pregiudizi, si devasta psicologicamente, fino ad arrivare al suicidio, quindi cerchiamo di dare il giusto peso alle parole e di non essere superficiali”.
Le etichette servono per i vestiti, non per le persone.
Altro emozionante intervento è stato quello della giovane dott.ssa Sonia Muccio ( assistente alla comunicazione LIS) che ci ha dettagliatamente illustrato le difficoltà che un sordo ha in Italia nell’inserimento della società. “All’estero – continua la dott.ssa Muccio, la lingua dei segni è riconosciuta, valorizzata e i sordi hanno la possibilità di lavorare al comune e negli uffici, in Italia questo non succede a causa della mancanza dei fondi”
Successivamente, sono stati proiettati 4 minuti e 55 secondi di un video meraviglioso de “Il teatro degli orrori ” in cui l’arte visiva e la lingua dei segni si uniscono, fino a convivere perfettamente. “Attraverso le immagini- ci racconta Letizia, una ragazza sorda- si mettono in risalto le molteplici sfaccettature delle donne, donne che si ritrovano ad essere madri, figli, professionisti in carriera, donne che nonostante i loro problemi e le delusioni e dimenticanze altrui, riescono ad affrontare la vita con dignità attimo per attimo”.
Degni di nota sono stati i momenti caratterizzati dalle parole della dott.ssa Maci che si concentra sull’integrazione al femminile e si rifà ad un testo di Fatima Mernissi, che ha definito “la taglia 42 il burqua dell’occidente”, poichè per una donna di oggi vivere senza farsi condizionare dalla moda e dai mass media che impongono canoni di magrezza assoluta, è davvero difficile.
E’ una violenza continua che le donne dell’Occidente sono costrette a sopportare per non aderire a questa dittatura dei corpi magri, perfetti e giovani a tutti i costi. La taglia 42 è forse una restrizione ancora più violenta del velo musulmano e non ce ne rendiamo conto.
Noi diventiamo le parole che ascoltiamo.
Sono intervenuti anche Don Giorgio Occhipinti ( ha parlato della violenza causata dal gioco d’azzardo e dalle conseguenze che possono avere i social network soprattutto sugli adolescenti), Maria Montero ( associazione violenza psicologica sugli immigrati), anch’ella extracomunitaria proveniente dal Brasile, in difesa dei diritti degli immigrati in primis e di tutte quelle donne maltrattate dai propri compagni perchè “indossano una minigonna”. La gelosia non è amore. Ancora, hanno preso parola la dott.ssa Laura Lami dell’associazione “Filo di Seta”, composta da donne per le donne, che ha parlato della violenza domestica soprattutto sui minori che ricopre una valenza pregrante per la sua crescita e la sua affermazione nella società, Pina Macco che ha raccontato episodi di violenza associati all’alcool, che è un problema diffuso, ormai, in tutte le classi socio-culturali, ed è qualcosa che non porta a chiedere aiuto e ad uscire a quello che poi diventa un circolo vizioso e che, nella maggior parte dei casi, associato ai problemi economici, sfocia nella violenza al partner o ai figli.
Dulcis in fundo e colma ed incredibilmente emozionante, è stata l’intervista ad una donna\mamma vittima di violenza, condotta dalla dott.ssa Valentina Maci: “La mia voglia di raccontarmi, oggi, nasce dalla voglia di testimoniare che, solo parlando ed avendo il coraggio e la forza, puoi andare avanti e proseguire la tua vita. Non vergognatevi, non pensate che siete voi il problema, non sentitevi in colpa, parlatene, ragazzi parlatene; a vergognarsi non dobbiamo essere noi che subiamo violenza, ma loro: io sono qui per farvi capire che ci siamo, non siete da soli”.
Non vi aspettate che siano gli altri a fare il cambiamento; quest’ultimo parte da noi giovani, dal nostro coraggio nel denunciare e urlare ad alta voce :”IO NON CI STO!”
fonte http://www.giornaleibleo.it/ di Federica Farnisi
E’ questo il messaggio che ci ha voluto lanciare la rete “Dare” , associazione che si propone di portare avanti una serie di iniziative contro i diversi tipi di violenza che riguardano quella contro le donne, gli immigrati, i minori, i transessuali, gli omosessuali ecc; i validi esperti hanno scelto come luogo di esordio proprio le scuole, i giovani, il futuro, ed a Ragusa il liceo scientifico “E.Fermi”. Quest’ultimo ha visto la testimonianza diretta e la partecipazione di diverse associazioni, quali Il Filo Di Seta, la “Libellula” Ragusa; Ali, l’ Agedo e “Leader” ed anche la collaborazione della palestra Takuday Karate Fijlkam di Acate( volta a promuovere corsi di karate totalmente gratuiti, per la difesa personale e l’autocontrollo), oltre che la passione e la partecipazione di un centinaio di studenti appena maggiorenni.
“L’idea della rete “Dare”, come ci spiega il Medico e Direttore della rete E. Caggia- è quella di porre da parte tutti i singolarismi ed unirsi insieme per formare una grande forza, per imparare ed insegnare soprattutto che la violenza non si combatte con la violenza, si combatte solo conoscendo e rispettando gli altri”.
Ad aprire l’incontro è stato il toccante intervento di Gloria Gramaglia ( transessuale, dell’associazione Libellula nata a Roma nel ’98) che ha sfiorato il cuore e l’anima dei presenti, affermando: “L’identità di genere e la percezione di sè come maschio o femmina si trova in una condizione indefinita, non è affatto una cosa semplice e non si deve associare all’omosessualità. Per fortuna, adesso io riesco a parlare alle scuole e a dire a voce alta: io ce l’ho fatta, nonostante la violenza psicologica subìta, io mi occupo del sociale e sono parte integrante della società”. Prendendo un pezzo di carta e stropicciandolo, ha paragonato l’anima ed i sentimenti della gente che, anche per gioco, subisce ed ha subito violenza. Niente e nessuno, neanche un ferro a vapore, potrà riportare quell’anima, senza pieghe, esattamente come prima. “L’omosessuale o il transessuale- interviene la dott.ssa Battaglia, madre di un omosessuale- interiorizza i pregiudizi, si devasta psicologicamente, fino ad arrivare al suicidio, quindi cerchiamo di dare il giusto peso alle parole e di non essere superficiali”.
Le etichette servono per i vestiti, non per le persone.
Altro emozionante intervento è stato quello della giovane dott.ssa Sonia Muccio ( assistente alla comunicazione LIS) che ci ha dettagliatamente illustrato le difficoltà che un sordo ha in Italia nell’inserimento della società. “All’estero – continua la dott.ssa Muccio, la lingua dei segni è riconosciuta, valorizzata e i sordi hanno la possibilità di lavorare al comune e negli uffici, in Italia questo non succede a causa della mancanza dei fondi”
Successivamente, sono stati proiettati 4 minuti e 55 secondi di un video meraviglioso de “Il teatro degli orrori ” in cui l’arte visiva e la lingua dei segni si uniscono, fino a convivere perfettamente. “Attraverso le immagini- ci racconta Letizia, una ragazza sorda- si mettono in risalto le molteplici sfaccettature delle donne, donne che si ritrovano ad essere madri, figli, professionisti in carriera, donne che nonostante i loro problemi e le delusioni e dimenticanze altrui, riescono ad affrontare la vita con dignità attimo per attimo”.
Degni di nota sono stati i momenti caratterizzati dalle parole della dott.ssa Maci che si concentra sull’integrazione al femminile e si rifà ad un testo di Fatima Mernissi, che ha definito “la taglia 42 il burqua dell’occidente”, poichè per una donna di oggi vivere senza farsi condizionare dalla moda e dai mass media che impongono canoni di magrezza assoluta, è davvero difficile.
E’ una violenza continua che le donne dell’Occidente sono costrette a sopportare per non aderire a questa dittatura dei corpi magri, perfetti e giovani a tutti i costi. La taglia 42 è forse una restrizione ancora più violenta del velo musulmano e non ce ne rendiamo conto.
Noi diventiamo le parole che ascoltiamo.
Sono intervenuti anche Don Giorgio Occhipinti ( ha parlato della violenza causata dal gioco d’azzardo e dalle conseguenze che possono avere i social network soprattutto sugli adolescenti), Maria Montero ( associazione violenza psicologica sugli immigrati), anch’ella extracomunitaria proveniente dal Brasile, in difesa dei diritti degli immigrati in primis e di tutte quelle donne maltrattate dai propri compagni perchè “indossano una minigonna”. La gelosia non è amore. Ancora, hanno preso parola la dott.ssa Laura Lami dell’associazione “Filo di Seta”, composta da donne per le donne, che ha parlato della violenza domestica soprattutto sui minori che ricopre una valenza pregrante per la sua crescita e la sua affermazione nella società, Pina Macco che ha raccontato episodi di violenza associati all’alcool, che è un problema diffuso, ormai, in tutte le classi socio-culturali, ed è qualcosa che non porta a chiedere aiuto e ad uscire a quello che poi diventa un circolo vizioso e che, nella maggior parte dei casi, associato ai problemi economici, sfocia nella violenza al partner o ai figli.
Dulcis in fundo e colma ed incredibilmente emozionante, è stata l’intervista ad una donna\mamma vittima di violenza, condotta dalla dott.ssa Valentina Maci: “La mia voglia di raccontarmi, oggi, nasce dalla voglia di testimoniare che, solo parlando ed avendo il coraggio e la forza, puoi andare avanti e proseguire la tua vita. Non vergognatevi, non pensate che siete voi il problema, non sentitevi in colpa, parlatene, ragazzi parlatene; a vergognarsi non dobbiamo essere noi che subiamo violenza, ma loro: io sono qui per farvi capire che ci siamo, non siete da soli”.
Non vi aspettate che siano gli altri a fare il cambiamento; quest’ultimo parte da noi giovani, dal nostro coraggio nel denunciare e urlare ad alta voce :”IO NON CI STO!”
fonte http://www.giornaleibleo.it/ di Federica Farnisi
sabato 22 febbraio 2014
Lgbt: Lirica, L'Aida queer di Roberta Torre al Teatro Biondo di Palermo, fino al 2 marzo
A debuttato mercoledì 19 febbraio al Teatro Biondo Stabile di Palermo l’Aida queer di Roberta Torre.
Una rivisitazione in chiave pop dell’opera di Verdi che la stessa regista ha scritto insieme a Igor Esposito, con le musiche di Massimiliano Pace, le scene di Roberto Crea e i costumi di Dora Argento.
Affidando i ruoli principali, compresi quelli della principessa etiope Aida e della figlia del re d’Egitto Amneris, a due uomini, Roberta Torre stravolge il complesso gioco di relazioni e gelosie dell’opera, puntando a una metafora della dissoluzione contemporanea.
Nei panni di Aida è Ernesto Tomasini, performer e sopranista eccentrico e molto amato negli ambienti del teatro off londinese; al suo fianco recitano, cantano e danzano Massimo Vinti, Rocco Castrocielo, Salvatore D’Onofrio, Silvia Ajelli, Aurora Falcone, Giuditta Jesu.
Mischiando i generi e demolendo gli stereotipi, Roberta Torre inventa un nuovo tipo di teatro musicale, riempiendolo di allusioni all’Italia di oggi, alla sua decadenza morale e materiale.
Lo spettacolo resta in scena al Teatro Biondo di Palermo fino al 2 marzo 2014.
fonte http://www.cinemaitaliano.info
Una rivisitazione in chiave pop dell’opera di Verdi che la stessa regista ha scritto insieme a Igor Esposito, con le musiche di Massimiliano Pace, le scene di Roberto Crea e i costumi di Dora Argento.
Affidando i ruoli principali, compresi quelli della principessa etiope Aida e della figlia del re d’Egitto Amneris, a due uomini, Roberta Torre stravolge il complesso gioco di relazioni e gelosie dell’opera, puntando a una metafora della dissoluzione contemporanea.
Nei panni di Aida è Ernesto Tomasini, performer e sopranista eccentrico e molto amato negli ambienti del teatro off londinese; al suo fianco recitano, cantano e danzano Massimo Vinti, Rocco Castrocielo, Salvatore D’Onofrio, Silvia Ajelli, Aurora Falcone, Giuditta Jesu.
Mischiando i generi e demolendo gli stereotipi, Roberta Torre inventa un nuovo tipo di teatro musicale, riempiendolo di allusioni all’Italia di oggi, alla sua decadenza morale e materiale.
Lo spettacolo resta in scena al Teatro Biondo di Palermo fino al 2 marzo 2014.
fonte http://www.cinemaitaliano.info
Labels:
opera lirica,
palermo,
queer,
roberta torre
Lgbt: A "C'è posta per te" l'amore di Andrea e Antonio, coppia di Cecina: grandi ascolti
Un bacio in tv tra i due durante il popolare show del sabato sera ha fatto discutere, ma tante persone hanno inviato messaggi di vicinanza e affetto alla coppia-
Due "Romeo" cecinesi all’arrembaggio: «Dopo il bacio in tivù — raccontano — ci tampinano come stars e sul web il bilancio di commenti è positivo (neo-fans più che altro “etero”, perché il peggior nemico di un gay è gay)».
Alla trasmissione «C’è posta per te», sabato scorso: tra «postini», «Cupido» in erba e davanti alla De Filippi, la Pausini, il «mito» di entrambi, intona col groppo in gola «Dove resto solo io» prima di tirar fuori due biglietti per Parigi («la vacanza dei sogni rimandata tante volte»).
Protagonisti assoluti della serata Andrea (Fioretti, 44 anni, cecinese doc e Oss all’ospedale) e Antonio (Storace, 40, originario di Livorno e responsabile della struttura alberghiera «Fonte alla Lepre» a Riparbella), insieme da 11 anni e sotto lo stesso tetto da 9, che tolgono «la busta» per gettarsi l’uno nelle braccia dell’altro con uno slancio a dire il vero un po’ goffo (che ricorda l’autocensura di un vecchio film d’amore). Risultato? In pochi minuti lo «share» schizza al 25% che, in soldoni, equivale a un’impennata da 5milioni e 680mila telespettatori.
Insomma, è bastato il loro «apostrofo rosa shocking» per scalare la hit parade delle news tricolori («primo bacio tra uomini in diretta: De Filippi e Pausini le madrine» ha titolato il Messaggero sopra un pezzo «un po’ forte») e far bollire due cellulari. Così, alla prima intervista dopo l’uscita in tv, mettono subito le mani avanti: «Dopo gli attacchi di chi ci ha aggrediti senza conoscerci, abbiamo preferito fermarci un attimo…». Contenti «di aver vinto la bambolina», conveniamo.
Il ragionamento non fa una grinza, anzi: è la reazione naturale di chi vive nella provincia di un Paese «conservatore per quel che gli pare», dove due Sanremo fa persino la «farfalla» di Belen, per giorni, sollevò inquietanti interrogativi (tipo: «ma le mutande c’erano o no?»). Alla fine, la coppia affronta a testa alta il secondo debutto mediatico: «Siamo due innamorati ed è questo che conta».
Poi precisano che la «comparsata» su Canale 5, al di là del boom di ascolti, deve uscire per quello che è. «Solo un gesto d’amore» verso Andrea di Antonio, l’artefice della «carrambata»: «Si fosse trattato almeno di un “coming out” (la dichiarazione pubblica della propria omosessualità, ndr) avrei capito di più il polverone, ma conviviamo da 9 anni... Il mio obiettivo era solo stupire Andrea, una persona straordinaria che ha avuto tante ganciate dalla vita (ha perso la madre 16 anni fa e il padre da 9…).
«Siamo fan sfegatati della Pausini, sono partito da lì…», ammette, raccontando mesi di contatti con la redazione e il colloquio finale con Maria. Andrea è più timido: «Lo conosco, non regge nemmeno l’acqua… e invece ha tenuto fino all’ultimo facendo finta di accompagnarmi a Roma per far pace con dei parenti. Solo 48 ore prima di ricevere la busta, guardando la trasmissione a casa d’amici, gli avevo detto: non c’andrei neanche sotto tortura».
E invece poi… Nel loro grazioso appartamento al 6° piano, vicino alla Coop, si arriva al dunque tra una carezza a Camillo (meticcio di 8 anni) e un sorriso. Magari, alla fine ci scappa pure un film. Da toscani sparano subito un titolo possibile: «Galeotto fu il bacio? Chissà, vedremo. Non escludiamo niente, ma intanto ci preme aprire, al più presto, un blog (c’è già il nome pronto Antonio e Andrea per te…”) per aiutare i ragazzi gay che non riescono ad accettarsi…».
fonte http://www.lanazione.it/livorno-di Arianna Valentino
Due "Romeo" cecinesi all’arrembaggio: «Dopo il bacio in tivù — raccontano — ci tampinano come stars e sul web il bilancio di commenti è positivo (neo-fans più che altro “etero”, perché il peggior nemico di un gay è gay)».
Alla trasmissione «C’è posta per te», sabato scorso: tra «postini», «Cupido» in erba e davanti alla De Filippi, la Pausini, il «mito» di entrambi, intona col groppo in gola «Dove resto solo io» prima di tirar fuori due biglietti per Parigi («la vacanza dei sogni rimandata tante volte»).
Protagonisti assoluti della serata Andrea (Fioretti, 44 anni, cecinese doc e Oss all’ospedale) e Antonio (Storace, 40, originario di Livorno e responsabile della struttura alberghiera «Fonte alla Lepre» a Riparbella), insieme da 11 anni e sotto lo stesso tetto da 9, che tolgono «la busta» per gettarsi l’uno nelle braccia dell’altro con uno slancio a dire il vero un po’ goffo (che ricorda l’autocensura di un vecchio film d’amore). Risultato? In pochi minuti lo «share» schizza al 25% che, in soldoni, equivale a un’impennata da 5milioni e 680mila telespettatori.
Insomma, è bastato il loro «apostrofo rosa shocking» per scalare la hit parade delle news tricolori («primo bacio tra uomini in diretta: De Filippi e Pausini le madrine» ha titolato il Messaggero sopra un pezzo «un po’ forte») e far bollire due cellulari. Così, alla prima intervista dopo l’uscita in tv, mettono subito le mani avanti: «Dopo gli attacchi di chi ci ha aggrediti senza conoscerci, abbiamo preferito fermarci un attimo…». Contenti «di aver vinto la bambolina», conveniamo.
Il ragionamento non fa una grinza, anzi: è la reazione naturale di chi vive nella provincia di un Paese «conservatore per quel che gli pare», dove due Sanremo fa persino la «farfalla» di Belen, per giorni, sollevò inquietanti interrogativi (tipo: «ma le mutande c’erano o no?»). Alla fine, la coppia affronta a testa alta il secondo debutto mediatico: «Siamo due innamorati ed è questo che conta».
Poi precisano che la «comparsata» su Canale 5, al di là del boom di ascolti, deve uscire per quello che è. «Solo un gesto d’amore» verso Andrea di Antonio, l’artefice della «carrambata»: «Si fosse trattato almeno di un “coming out” (la dichiarazione pubblica della propria omosessualità, ndr) avrei capito di più il polverone, ma conviviamo da 9 anni... Il mio obiettivo era solo stupire Andrea, una persona straordinaria che ha avuto tante ganciate dalla vita (ha perso la madre 16 anni fa e il padre da 9…).
«Siamo fan sfegatati della Pausini, sono partito da lì…», ammette, raccontando mesi di contatti con la redazione e il colloquio finale con Maria. Andrea è più timido: «Lo conosco, non regge nemmeno l’acqua… e invece ha tenuto fino all’ultimo facendo finta di accompagnarmi a Roma per far pace con dei parenti. Solo 48 ore prima di ricevere la busta, guardando la trasmissione a casa d’amici, gli avevo detto: non c’andrei neanche sotto tortura».
E invece poi… Nel loro grazioso appartamento al 6° piano, vicino alla Coop, si arriva al dunque tra una carezza a Camillo (meticcio di 8 anni) e un sorriso. Magari, alla fine ci scappa pure un film. Da toscani sparano subito un titolo possibile: «Galeotto fu il bacio? Chissà, vedremo. Non escludiamo niente, ma intanto ci preme aprire, al più presto, un blog (c’è già il nome pronto Antonio e Andrea per te…”) per aiutare i ragazzi gay che non riescono ad accettarsi…».
fonte http://www.lanazione.it/livorno-di Arianna Valentino
Labels:
amore di coppia,
coppie gay,
programmi tv
martedì 18 febbraio 2014
Lgbt: Materiale didattico per l’educazione alle diversità, è polemica tra il viceministro e l’Arcigay
“Dichiarazioni sorprendenti e totalmente inaspettate da parte di un esponente politico la cui azione era apparsa impegnata nei confronti delle persone LGBT e che oltre a mettere in piazza una rivendicazione di ruoli all’interno di un assetto istituzionale piuttosto irrituale, squalifica in maniera pericolosa l’intervento formativo messo in campo da Unar attraverso gli opuscoli dell’istituto Beck”.
Le associazioni LGBT nazionali (Arcigay, ArciLesbica, Agedo, Famiglie Arcobaleno e M.i.t.) intervengono sulle dichiarazioni rilasciate alla stampa dalla Viceministro Maria Cecilia Guerra relative al materiale didattico per l’educazione alle diversità patrocinato da Unar.
Questa iniziativa e l’intera Strategia Nazionale per la prevenzione ed il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere – proseguono le cinque associazioni – non sono l’atto anarchico e isolato di un ufficio, semmai la concretizzazione di un percorso politico messo in campo attraverso Unar dalle persone che prima di Maria Cecilia Guerra sono state titolari della delega alle Pari Opportunità.
E non parliamo del tentativo di far prevalere un’idea sull’altra, semmai della doverosa necessità di aprire una breccia in un sistema di rappresentazione mediatica cannibalizzato dagli stereotipi, sulle persone gay, lesbiche, bisessuali, trans. Ma anche sulle donne, sugli stranieri e su tutto ciò che poi sul piano sociale si trasforma in bersaglio ricorrente di discriminazioni e crimini d’odio.
Quegli strumenti didattici, opzionali e mai imposti, servono a dotare il corpo docente (non gli alunni) di una competenza su temi che ancora oggi è difficile incontrare nei percorsi formativi. Instillare un dubbio sulla qualità di quegli strumenti, assecondando la vergognosa campagna mistificatrice della più potente lobby del mondo, nel giorno stesso in cui il Governo si scioglie, è un comportamento che dalla Viceministro Guerra non ci saremmo mai aspettati.
Da domani in poi sarà più difficile ricostruire il tessuto di fiducia attorno ai progetti di educazione alla diversità, trame che rischiamo di esserci giocate in poche ore con un colpo di coda irragionevole. Se è davvero “cruciale”, come la stessa Guerra sostiene, l’intervento nelle scuole contro le discriminazioni, che senso ha delegittimare un intero percorso? Il racconto sulle “pericolose teorie del gender” scritto sulle pagine del giornale dei vescovi è esattamente l’ostacolo che quotidianamente l’educazione alla diversità incontra nel suo tentativo di approcciarsi alle scuole: pagine e pagine di cronaca raccontano in questi giorni le polemiche sollevate da libri per bambini in cui un cagnolino vuole studiare danza classica, o due pinguini si prendono cura di un uovo pronto a schiudersi. Assecondare quelle crociate senza entrare nel merito dei contenuti significa porre un ostacolo enorme sulla strada dell’educazione alle diversità e danneggiare, inspiegabilmente, il lavoro di tutti, negli enti pubblici, nella scuola e nella società”.
fonte http://www.mediapolitika.com/
Le associazioni LGBT nazionali (Arcigay, ArciLesbica, Agedo, Famiglie Arcobaleno e M.i.t.) intervengono sulle dichiarazioni rilasciate alla stampa dalla Viceministro Maria Cecilia Guerra relative al materiale didattico per l’educazione alle diversità patrocinato da Unar.
Questa iniziativa e l’intera Strategia Nazionale per la prevenzione ed il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere – proseguono le cinque associazioni – non sono l’atto anarchico e isolato di un ufficio, semmai la concretizzazione di un percorso politico messo in campo attraverso Unar dalle persone che prima di Maria Cecilia Guerra sono state titolari della delega alle Pari Opportunità.
E non parliamo del tentativo di far prevalere un’idea sull’altra, semmai della doverosa necessità di aprire una breccia in un sistema di rappresentazione mediatica cannibalizzato dagli stereotipi, sulle persone gay, lesbiche, bisessuali, trans. Ma anche sulle donne, sugli stranieri e su tutto ciò che poi sul piano sociale si trasforma in bersaglio ricorrente di discriminazioni e crimini d’odio.
Quegli strumenti didattici, opzionali e mai imposti, servono a dotare il corpo docente (non gli alunni) di una competenza su temi che ancora oggi è difficile incontrare nei percorsi formativi. Instillare un dubbio sulla qualità di quegli strumenti, assecondando la vergognosa campagna mistificatrice della più potente lobby del mondo, nel giorno stesso in cui il Governo si scioglie, è un comportamento che dalla Viceministro Guerra non ci saremmo mai aspettati.
Da domani in poi sarà più difficile ricostruire il tessuto di fiducia attorno ai progetti di educazione alla diversità, trame che rischiamo di esserci giocate in poche ore con un colpo di coda irragionevole. Se è davvero “cruciale”, come la stessa Guerra sostiene, l’intervento nelle scuole contro le discriminazioni, che senso ha delegittimare un intero percorso? Il racconto sulle “pericolose teorie del gender” scritto sulle pagine del giornale dei vescovi è esattamente l’ostacolo che quotidianamente l’educazione alla diversità incontra nel suo tentativo di approcciarsi alle scuole: pagine e pagine di cronaca raccontano in questi giorni le polemiche sollevate da libri per bambini in cui un cagnolino vuole studiare danza classica, o due pinguini si prendono cura di un uovo pronto a schiudersi. Assecondare quelle crociate senza entrare nel merito dei contenuti significa porre un ostacolo enorme sulla strada dell’educazione alle diversità e danneggiare, inspiegabilmente, il lavoro di tutti, negli enti pubblici, nella scuola e nella società”.
fonte http://www.mediapolitika.com/
Lgbt: Lacci rainbow contro l'omofobia nello sport anche in Italia
Anche in Italia la campagna lanciata da Paddy Power e Fondazione Cannavò in collaborazione con Arcigay e Arcilesbica si sta diffondendo.
Chi allaccia ci mette la faccia è il motto.
L’idea è quella di liberare i campi sportivi dal pregiudizio: si invitano, infatti, atlete e atleti e indossare dei lacci rainbow per “abbattere uno steccato e di contribuire all'empowerment delle persone LGBT nei campi da gioco, nelle tribune degli stadi e dei palazzetti, nelle case di tanti tifosi”. L'idea dei lacci colorati non è nuova.
REPLICA DELL'INIZIATIVA
L’idea dei lacci arcobaleno per gli sportivi era già era stata lanciata lo scorso anno nel Regno Unito: allora Paddy Power collaborò con l’associazione Stonewall e inviò i lacci a tutte le squadre professioniste di Inghilterra e Scozia.
Flavio Romani (presidente di Arcigay) e Paola Brandolini (presidente di ArciLesbica) così commentano l’iniziativa: "La lotta contro l'omofobia, la lesbofobia e la transfobia non ha come unico obbiettivo la richiesta di una norma penale che punisca gli atti di violenza, i cosiddetti crimini d'odio".
In questi mesi di intenso dibattito fuori e dentro le aule del Parlamento sull'estensione della legge Mancino, Arcigay e ArciLesbica, assieme alle altre associazioni e ai collettivi che compongono il movimento LGBT (lesbico, gay, bisex e trans), non hanno mai smesso di operare sul versante sociale e culturale, tentando di modificare i contesti e lavorare sull'origine della discriminazione, dell'ostilità e della violenza nei confronti delle persone gay, lesbiche e trans.
EDUCARE AL RISPETTO
Secondo i due attivisti LGBT: Le scuole, l'Università, i luoghi di lavoro, la pubblica amministrazione, i servizi sanitari e sociali: sono tutti ambiti nei quali tentiamo da tempo e costantemente di imprimere un cambiamento, nella convinzione che affrontare la questione dei crimini d'odio significhi innanzitutto modificare i contesti, educarli a una visione plurale delle identità e degli orientamenti, sgretolando le barriere che marginalizzano le persone LGBT costruendo per loro ambienti favorevoli all'espressione piena della propria individualità, che comprende non solo gli amori, i desideri, le relazioni, ma anche le idee, la creatività, il talento.
fonte http://www.nanopress.it/
Chi allaccia ci mette la faccia è il motto.
L’idea è quella di liberare i campi sportivi dal pregiudizio: si invitano, infatti, atlete e atleti e indossare dei lacci rainbow per “abbattere uno steccato e di contribuire all'empowerment delle persone LGBT nei campi da gioco, nelle tribune degli stadi e dei palazzetti, nelle case di tanti tifosi”. L'idea dei lacci colorati non è nuova.
REPLICA DELL'INIZIATIVA
L’idea dei lacci arcobaleno per gli sportivi era già era stata lanciata lo scorso anno nel Regno Unito: allora Paddy Power collaborò con l’associazione Stonewall e inviò i lacci a tutte le squadre professioniste di Inghilterra e Scozia.
Flavio Romani (presidente di Arcigay) e Paola Brandolini (presidente di ArciLesbica) così commentano l’iniziativa: "La lotta contro l'omofobia, la lesbofobia e la transfobia non ha come unico obbiettivo la richiesta di una norma penale che punisca gli atti di violenza, i cosiddetti crimini d'odio".
In questi mesi di intenso dibattito fuori e dentro le aule del Parlamento sull'estensione della legge Mancino, Arcigay e ArciLesbica, assieme alle altre associazioni e ai collettivi che compongono il movimento LGBT (lesbico, gay, bisex e trans), non hanno mai smesso di operare sul versante sociale e culturale, tentando di modificare i contesti e lavorare sull'origine della discriminazione, dell'ostilità e della violenza nei confronti delle persone gay, lesbiche e trans.
EDUCARE AL RISPETTO
Secondo i due attivisti LGBT: Le scuole, l'Università, i luoghi di lavoro, la pubblica amministrazione, i servizi sanitari e sociali: sono tutti ambiti nei quali tentiamo da tempo e costantemente di imprimere un cambiamento, nella convinzione che affrontare la questione dei crimini d'odio significhi innanzitutto modificare i contesti, educarli a una visione plurale delle identità e degli orientamenti, sgretolando le barriere che marginalizzano le persone LGBT costruendo per loro ambienti favorevoli all'espressione piena della propria individualità, che comprende non solo gli amori, i desideri, le relazioni, ma anche le idee, la creatività, il talento.
fonte http://www.nanopress.it/
lunedì 17 febbraio 2014
Lgbt: La notte in cui il web gridò #freeluxuria!
Tutto è bene quel che finisce bene: Vladimir Luxuria è stata rilasciata. Ciò mi permetterà di fare alcune considerazioni su quanto successo nelle ore convulse del suo arresto.
Innanzi tutto: ancora una volta sono le persone trans a dimostrare il coraggio che serve. Ieri a Stonewall, oggi a Sochi. Questo le fa onore.
Preoccupanti e discutibili, invece, (per non dire peggio) i commenti di lettori delle maggiori testate on line, che vanno dal “se l’è cercata” a “però i marò li lasciano in India…” fino a “una mossa per farsi pubblicità”.
Doloroso che questi commenti vengano da persone LGBT (chissà perché, per lo più maschi).
Non ci si fa pubblicità mettendo a rischio la propria incolumità fisica e psichica. È andata, contrariamente a molti altri italiani, a protestare contro una legge ingiusta. Non capire questo e cadere nel solito cliché dietrologico, fa capire quanto siamo indietro a livello di comunità. Invece di essere uniti e solidali, ci si diletta a fare il pelo su sotterfugi che andrebbero quanto meno dimostrati, con prove alla mano. E invece.
Infine, per una volta, pronta e decisa la reazione del movimento LGBT.
Sui social l’hashtag #freeluxuria è subito entrato nei trend nazionali. Migliaia di condivisioni. Un vero e proprio “bombing” per sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica. Dovremmo essere un po’ più operativi anche tra piazza e palazzo.
Saremmo sicuramente un paese all’avanguardia, sul tema dei diritti civili.
fonte http://elfobruno.wordpress.com
Innanzi tutto: ancora una volta sono le persone trans a dimostrare il coraggio che serve. Ieri a Stonewall, oggi a Sochi. Questo le fa onore.
Preoccupanti e discutibili, invece, (per non dire peggio) i commenti di lettori delle maggiori testate on line, che vanno dal “se l’è cercata” a “però i marò li lasciano in India…” fino a “una mossa per farsi pubblicità”.
Doloroso che questi commenti vengano da persone LGBT (chissà perché, per lo più maschi).
Non ci si fa pubblicità mettendo a rischio la propria incolumità fisica e psichica. È andata, contrariamente a molti altri italiani, a protestare contro una legge ingiusta. Non capire questo e cadere nel solito cliché dietrologico, fa capire quanto siamo indietro a livello di comunità. Invece di essere uniti e solidali, ci si diletta a fare il pelo su sotterfugi che andrebbero quanto meno dimostrati, con prove alla mano. E invece.
Infine, per una volta, pronta e decisa la reazione del movimento LGBT.
Sui social l’hashtag #freeluxuria è subito entrato nei trend nazionali. Migliaia di condivisioni. Un vero e proprio “bombing” per sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica. Dovremmo essere un po’ più operativi anche tra piazza e palazzo.
Saremmo sicuramente un paese all’avanguardia, sul tema dei diritti civili.
fonte http://elfobruno.wordpress.com
Labels:
olimpiadi-russia,
russia omofobica,
vladimir luxuria
Iscriviti a:
Post (Atom)





























