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giovedì 1 ottobre 2026

A Palazzo Strozzi "Broken. Il potere del frammento" in mostra a Firenze fino al 24 gennaio 2027

Palazzo Strozzi presenta Broken. Il potere del frammento, una grande mostra dedicata al tema del frammento nella storia della scultura dall’archeologia all’arte di oggi. 

Organizzata con la National Gallery of Art di Washington, l’esposizione riunisce straordinarie e affascinanti opere dall’antico Egitto a Michelangelo, dalla Grecia classica a Rodin, fino ad artisti contemporanei come Louise Bourgeois, Francesco Vezzoli e Danh Vo.

La mostra è un invito a compiere un viaggio tra luoghi ed epoche diverse, dalle antiche civiltà del mondo egizio, etrusco e greco-romano alle culture premoderne degli attuali Messico, Mali, Perù e Cambogia. 

Opere dei principali maestri della storia dell’arte, tra cui Giovanni Pisano, Michelangelo, Auguste Rodin, sono affiancate alle sculture di artisti contemporanei come Louise Bourgeois, Huma Bhabha, Robert Gober, Francesco Vezzoli e Danh Vo, che hanno assunto il frammento come punto di partenza per nuove possibilità espressive. 

In occasione della mostra, inoltre, Palazzo Strozzi presenta una nuova installazione dell’artista olandese-belga Mark Manders, concepita per il Cortile rinascimentale.

Con oltre ottanta opere e reperti provenienti dai più importanti musei del mondo, tra cui il Metropolitan Museum di New York, il Louvre di Parigi, il British Museum di Londra e il Museo Nacional de Antropología di Città del Messico, la mostra indaga il frammento da un nuovo punto di vista: non come semplice resto di un’unità perduta, ma come oggetto autonomo, capace di custodire tracce di memoria e trasformazione.

Il frammento nasce come una precisa scelta oppure racconta una storia di cui porta ancora i segni: iconoclastie antiche e moderne, guerre, rivoluzioni, vandalismi e calamità naturali, come l’alluvione di Firenze del 1966. Ne emerge una riflessione sul valore artistico, politico e simbolico che una scultura acquisisce in seguito alla propria rottura e sulla capacità del frammento di diventare strumento di conoscenza e immaginazione, presenza viva che continua a interrogare il nostro presente.

Broken. Il potere del frammento è organizzata dalla Fondazione Palazzo Strozzi, Firenze, e dalla National Gallery of Art, Washington, dove sarà presentata in una versione rinnovata dal 3 marzo al 27 giugno 2027. La mostra è curata da C.D. Dickerson III, direttore del Center for Advanced Study in the Visual Art, e da Andrew Sears, assistant curator of northern European paintings, entrambi della National Gallery of Art, in collaborazione con Arturo Galansino, Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi.

Sostenitori pubblici Fondazione Palazzo Strozzi: Comune di Firenze, Regione Toscana, Città Metropolitana di Firenze, Camera di Commercio di Firenze.
Sostenitori privati Fondazione Palazzo Strozzi: Fondazione CR Firenze, Intesa Sanpaolo, Fondazione Hillary Merkus Recordati, Comitato dei Partner di Palazzo Strozzi.

Cover: Arte egizia, Naso e labbra di Akhenaton, da Akhetaten, oggi Amarna, Egitto, 1353-1336 a.C. circa. New York, The Metropolitan Museum of Art, acquisto, dono di Edward S. Harkness, 1926 (26.7.1394) © The Metropolitan Museum of Art / Art Resource / Scala, Firenze

fonte: www.palazzostrozzi.org 

lunedì 21 settembre 2026

Firenze: dal 28 settembre la nuova Collezione Casamonti apre a Palazzo San Giorgio

A pochi passi da Ponte Vecchio, sul Lungarno Serristori, l’Associazione per l’arte e la cultura – “Collezione Casamonti” inaugura la nuova sede espositiva di Palazzo San Giorgio, aprendo al pubblico dal 28 settembre 2026 con l’esposizione di una raccolta di opere d’arte contemporanea su progetto del gallerista Roberto Casamonti.

La nuova sede, edificio ottocentesco storicamente legato al vicino Palazzo Serristori, è stata interessata da un intervento di restauro e rifunzionalizzazione firmato dallo studio Archea Associati, e concepito per accogliere il nuovo allestimento permanente della raccolta. 

La “Collezione Casamonti” espone oggi circa 250 opere dei maestri dell’arte italiana e internazionale, databili dalla fine del XIX secolo ai giorni nostri. Il percorso espositivo, articolato attraverso 28 sale distribuite su due livelli del palazzo, conduce il visitatore in un itinerario tra movimenti, generazioni e linguaggi differenti, alternando nuclei storici, confronti tra artisti e approfondimenti dedicati alle principali ricerche stilistiche e artistiche del Novecento e della contemporaneità. 

Nel corso degli anni, la raccolta si è sviluppata grazie all’incessante curiosità di Roberto Casamonti, rivolgendo il proprio sguardo tanto ai grandi protagonisti dell’arte del Novecento quanto alle esperienze più recenti dell’arte del XXI secolo.  

Tra gli artisti presenti figurano, tra gli altri, Giovanni Boldini, Giacomo Balla, Giorgio de Chirico, Pablo Picasso, Wassily Kandinsky, Salvador Dalí, Max Ernst, René Magritte, Maria Helena Vieira da Silva, Lucio Fontana, Alberto Burri, Piero Manzoni, Andy Warhol, Jean-Michel Basquiat, Keith Haring, Bill Viola, Marina Abramović, Anselm Kiefer, Anish Kapoor e Maurizio Cattelan.

Il progetto nasce con la volontà di condividere con la città di Firenze, e il suo pubblico internazionale, l’arte contemporanea italiana e non. Fin dalle sue origini, e ancor più con l’apertura della nuova sede, la “Collezione Casamonti” consolida la propria presenza tra le principali realtà private dedicate all’arte contemporanea in Italia e, non ad ultimo, a Firenze. 

Tutte le  >>  INFO  

fonte: www.collezionecasamonti.it 

giovedì 17 settembre 2026

A Milano: "A passo di Carla" una mostra per l'étoile Fracci

Ph. © Archivio fotografico del Teatro alla Scala
Si inaugura lunedì 21 settembre alle ore 19 al Teatro della Quattordicesima, nel cuore di Calvairate, la mostra "A passo di Carla", il progetto espositivo con cui l'Accademia Teatro alla Scala celebra gli ottant'anni dall'ingresso di Carla Fracci alla Scuola di Ballo scaligera.

Era infatti l'autunno del 1946 quando la futura étoile lasciava proprio quel quartiere per muovere i primi passi come allieva della Scuola di Ballo. Oggi, otto decenni dopo, sono le allieve e gli allievi dei Trienni AFAM in Multimedia per le Performing Arts e in Tecniche di Allestimento Scenico — guidati dalle docenti Laura Ferrari, Alessandra Galletta e Francesca Pedroni — a intrecciare fotografia, video, testi e contenuti multimediali per costruire un racconto contemporaneo fatto di frammenti, rimandi e memoria.

L'allestimento, reso possibile dal finanziamento del Municipio 4 del Comune di Milano, è stato pensato per vivere negli spazi di passaggio del teatro: il foyer diventa così parte del percorso, accompagnando l'attesa del pubblico prima e dopo lo spettacolo.

La mostra, che attinge all'Archivio fotografico del Teatro alla Scala e ad altri prestigiosi archivi, si sviluppa infatti in cinque sezioni.

Nella prima, due schermi mandano in loop altrettanti video costruiti su sequenze fotografiche, mettendo in dialogo la vita pubblica dell'étoile sul palco e la sfera più privata e intima.
Segue una selezione di scatti dall'Archivio fotografico della Scala, accompagnati da parole della stessa Fracci o da testimonianze su di lei: piccoli ricordi che il pubblico può portare con sé. Nella terza sezione, immagini della quotidianità della grande ballerina si diffondono nel teatro attraverso cartonati lungo le pareti del foyer.

Grazie alla collaborazione con il Triennio AFAM in Costume per lo Spettacolo, il percorso si arricchisce con un capitolo tridimensionale dedicato ai costumi, che accolgono il pubblico già all'ingresso della mostra.
Infine, le immagini delle interpretazioni che l'hanno resa immortale, accompagnate a QR code che rimandano ad approfondimenti sulla sua storia artistica e personale.

"A passo di Carla" sarà aperta al pubblico fino al 27 settembre.

Ingresso libero, dal 22 al 26 settembre con orario 10-20, il 27 settembre chiusura anticipata alle ore 19.

Allieve e allievi del Triennio AFAM in Tecniche di Allestimento Scenico: Elisa Antoniello, Aurora Bertolla, Pietro Leccese, Eleonora Mondora, Leila Morittu, Gloria Ravioli, Lorenzo Sala.

Allieve e allievi del Triennio AFAM in Multimedia per le Performing Arts: Dennis Cursio, Matilde Donato, Milana Megina, Enea Scutellà, Marco Rodaro.

Curatrici artistiche: Laura Ferrari, Alessandra Galletta, Francesca Pedroni

Coordinamento organizzativo: Jacopo Guarneri, Jessica Murano

Tutoraggio: Erica Locatelli, Roberto Vezzoli

fonte:  www.accademialascala.it 

lunedì 14 settembre 2026

Mostre: Keith Haring al Museo di Roma

 
"Keith Haring"  6 ottobre 2026 - 11 aprile 2027 al Museo di Roma 
 
Una mostra dedicata a una delle figure più riconoscibili del secondo Novecento: un artista che ha trasformato la linea in linguaggio pubblico, la strada in arte alta e l'immagine in messaggio universale

Nella New York turbolenta degli anni Ottanta - città segnata da violenza, droga e degrado urbano - Keith Haring trae ispirazione dall'energia grezza di un'epoca pre-digitale, in cui le idee circolavano attraverso le strade, la musica, i club e il contatto diretto tra le persone.

È il luogo di nascita dell'hip-hop e della street art, dove arte, attivismo e cultura popolare si incontrano.

Il progetto espositivo riunisce oltre 140 opere e materiali eccezionalmente prestati dalla Nakamura Keith Haring Collection, la maggiore raccolta al mondo dedicata all'artista, insieme a importanti prestiti pubblici e privati.

La mostra ripercorre il percorso artistico di Haring dai primi lavori a New York e dagli iconici Subway Drawings ai poster politici, alle sculture, ai dipinti e alle opere finali.

Per tutta la carriera Haring amplia il proprio linguaggio visivo restando fedele a una convinzione semplice: l'arte deve essere accessibile a tutti.

Bambini radianti, cani che abbaiano, figure danzanti, angeli, cuori, televisori e piramidi sono più che motivi ricorrenti: formano un linguaggio visivo universale che continua a parlare a culture e generazioni diverse.

Il percorso espositivo

Pensato per le sale di Palazzo Braschi, il percorso si articola in nuclei tematici: la strada e la metropolitana, l'impegno politico e sociale, il corpo e l'energia vitale, l'arte come linguaggio per tutti, fino alla dimensione simbolica e spirituale.
Dentro questo racconto, l'Italia diventa una chiave di lettura: qui Haring incontra spazi pubblici, galleristi e progetti capaci di dialogare con la sua idea di arte urbana e collettiva.

Il percorso è accompagnato da un articolato programma didattico pensato per i giovani e per le scuole, con attività capaci di avvicinare le nuove generazioni al linguaggio immediato, inclusivo e partecipativo dell'artista. 

 

>> Informazioni 

>> Visite guidate il sabato e la domenica alla mostra Keith Haring 

fonte: www.museodiroma.it 

Mostre: Museo degli Innocenti, Firenze "Artemisia Gentileschi" dal 21 ottobre 2026 al 04 aprile 2027

Dal 21 ottobre 2026 al 4 aprile 2027, il Museo degli Innocenti ospita per la prima volta una straordinaria mostra dedicata al periodo fiorentino di Artemisia Gentileschi. 

In foto: Artemisia Gentileschi, Maddalena1630-1635, Olio su tela, 108×78,5 cm Beirut (Libano), Sursock Palace Collection

La mostra si concentra sull’importante soggiorno fiorentino dell’artista caravaggesca Artemisia Gentileschi, periodo cruciale per la sua affermazione professionale. 

Tra le sale del Museo degli Innocenti prendono vita i suoi dipinti più intensi, caratterizzati da un uso drammatico del chiaroscuro. L’esposizione indaga l’autonomia pattuita con la committenza medicea e il suo ruolo all’interno dell’Accademia delle Arti del Disegno. Un tributo alla forza espressiva e alla determinazione di una figura simbolo della pittura barocca.   

A Firenze Artemisia trova la sua maturità artistica: è la prima donna ad essere ammessa all’Accademia delle Arti, riceve prestigiosi incarichi dalla famiglia Medici, frequenta Galileo Galilei e gli artisti coevi, è al centro della vita culturale del tempo. 

Qui Artemisia si afferma come artista, libera dalla morbosa attenzione mediatica che la costringe a lasciare Roma, e trova la sua strada, quella che la porterà ad entrare a pieno titolo tra i grandi maestri della storia dell’arte.

La mostra ospita anche due capolavori di Caravaggio.

Il ticket di accesso all'esposizione permetterà la visita a tutta la collezione permanente del Museo degli Innocenti, con oltre quattro piani di visita.
Le prevendite sono online:
https://www.ticket.it/mostre/evento/artemisia-firenze.aspx

https://www.ticket.it/mostre/abbonamento/artemisia-firenze.aspx

fonte e Info: www.museodeglinnocenti.it 

mercoledì 2 settembre 2026

Parigi - Per il ventennale del film cult "Marie Antoinette" arriva la mostra a Versailles

Versailles celebra il film di Sofia Coppola “Marie Antoinette” a vent’anni dall’uscita. 

In mostra al Petit Trianon, dal 22 settembre al 24 gennaio 2027, costumi, mood board e scenografie racconteranno la genesi e l’eredità estetica della pellicola.

È il 2006 quando nelle sale di tutto il mondo arriva un film destinato a diventare rapidamente un cult: Marie Antoinette, il film con cui Sofia Coppola diede della regina di Francia un'interpretazione pop e malinconica. 

Vent’anni dopo, Versailles torna a confrontarsi con quella rilettura cinematografica ospitando dal 22 settembre 2026 al 24 gennaio 2027 al Petit Trianon una mostra realizzata in collaborazione con la regista statunitense. Un progetto alla genesi di quella fortunata pellicola, alle sue scelte estetiche e all’impatto culturale che continua a esercitare.

Girata in gran parte negli ambienti della reggia francese, la pellicola rompeva con il tradizionale biopic storico per raccontare non tanto una sovrana, quanto una giovane donna alle prese con solitudine, noia e pressione sociale. Colori pastello, musica contemporanea e una sensibilità quasi adolescenziale contribuirono a restituire una Marie Antoinette lontana dalla caricatura rivoluzionaria e più vicina ai temi ricorrenti del cinema di Coppola: identità, isolamento, ricerca di sé.

IL FILM SU MARIA ANTONIETTA DI SOFIA COPPOLA ISPIRA UNA MOSTRA A VERSAILLES

L’esposizione ricostruirà il processo creativo che portò alla nascita dell’universo visivo del film Marie Antoinette, mostrando documenti di lavoro, primi mood board, costumi, accessori, elementi scenografici e ambienti ricreati. Il percorso permetterà di osservare come Coppola abbia preferito reinterpretare il Settecento anziché ricostruirlo in modo filologico, immaginando Versailles non come semplice fondale monumentale. Nel film, infatti, la reggia perde in parte la sua carica di luogo solenne del potere per diventare uno spazio privato, sensoriale e femminile, segnato dal desiderio di evasione. La mostra approfondirà anche l’influenza esercitata dalla figura di Marie Antoinette oltre il cinema, dalla moda alla gastronomia fino all’estetica del lifestyle.

MARIE ANTOINETTE E IL PETIT TRIANON DI VERSAILLES

La scelta del Petit Trianon come sede della mostra aggiunge un ulteriore livello di significato. Costruito per Madame de Pompadour, abitato poi da Madame du Barry e infine divenuto il rifugio prediletto di Marie Antoinette, il piccolo château incarna il volto più intimo di Versailles: un luogo appartato, legato al gusto personale e alla possibilità di sottrarsi, almeno in parte, all’etichetta e allo sguardo della corte. Proprio per questo fu centrale anche nell’immaginario del film.

“Durante la realizzazione di Marie Antoinette”, ha raccontato Sofia Coppola, “Versailles è stata molto più di una semplice location: è diventata parte del linguaggio e dell’atmosfera del film, quasi un personaggio a tutti gli effetti. Tornare vent’anni dopo per esplorare il processo creativo che ha dato vita al film e l’incredibile squadra di artigiani che vi ha lavorato, in questo stesso luogo, è un’esperienza inaspettatamente commovente”.

[Immagine in apertura: © Brigitte Lacombe] fonte: https://arte.sky.it 

lunedì 13 luglio 2026

Mostre: "Edward Hopper" al Palazzo Blu a Pisa, dal 14 Ottobre 2026 - 7 Marzo 2027

Dal 14 ottobre 2026 al 7 marzo 2027, Palazzo Blu presenta Edward Hopper, una grande mostra con oltre 150 opere dedicata a uno dei più importanti artisti americani del Novecento, che si articola in cinque sezioni che ripercorrono le principali fasi della vita e della carriera dell’artista.

Per quasi sessant’anni New York fu la casa di Edward Hopper, il luogo che più di ogni altro alimentò la sua ricerca artistica e divenne protagonista di molte delle sue opere più celebri. Tuttavia, la sua visione si formò anche attraverso viaggi, soggiorni e paesaggi che lo accompagnarono per tutta la vita: dalla scoperta di Parigi alle coste del New England, fino ai lunghi spostamenti attraverso gli Stati Uniti.

Attraverso dipinti, acquerelli, disegni, incisioni e materiali d’archivio, la mostra racconta l’intero percorso creativo dell’artista, mettendo in luce il ruolo fondamentale che i luoghi ebbero nella costruzione del suo immaginario. Città, paesaggi, architetture e persone diventano così le tappe di un viaggio che permette di comprendere come Hopper abbia sviluppato quello sguardo unico e inconfondibile che ancora oggi continua ad affascinare il pubblico.

L’esposizione è promossa dalla Fondazione Palazzo Blu, organizzata dal Whitney Museum of American Art di New York con MondoMostre, con il contributo di Fondazione Pisa.


Edward Hopper
Statue at Park Entrance / Statua all’ingresso del Parco, 1918–20
Olio su tela, 61,6 × 74,5 cm
Whitney Museum of American Art, New York; Josephine N. Hopper
Bequest / lascito di Josephine N. Hopper 70.1194
© Heirs of Josephine N. Hopper/SIAE

Edward Hopper
Soir Bleu / Sera Blu, 1914
Olio su tela, 91,8 × 182,7 cm
Whitney Museum of American Art, New York; Josephine N. Hopper Bequest / lascito di Josephine N. Hopper 70.1208
© Heirs of Josephine N. Hopper/SIAE

Edward Hopper
Queensborough Bridge / Ponte di Queensborough, 1913
Olio su tela, 65,7 × 96,8 cm Whitney Museum of American Art, New York; Josephine N. Hopper Bequest / lascito di Josephine N. Hopper 70.1184
© Heirs of Josephine N. Hopper/SIAE

Edward Hopper
Self-Portrait / Autoritratto, 1925–30
Olio su tela, 64,5 × 51,8 cm
Whitney Museum of American Art, New York; Josephine N. Hopper Bequest / lascito di Josephine N. Hopper 70.1165
© Heirs of Josephine N. Hopper/SIAE

fonte: https://palazzoblu.it 

Mostre: "After Un percorso di lavoro. Fendi / Karl Lagerfeld 1985" AFTER STEPS THROUGH WORK.

Dal 10 luglio al 25 ottobre 2026 la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea apre al pubblico After Un percorso di lavoro. Fendi / Karl Lagerfeld 1985, che ripropone la mostra inaugurata il 5 ottobre del 1985 nelle sale del museo, per celebrare i primi vent’anni della collaborazione tra FENDI e Karl Lagerfeld. Una collaborazione destinata a durare fino alla morte del designer, nel 2019. 

La mostra, realizzata da FENDI, che ha festeggiato 100 anni di storia, è ideata da Maria Grazia Chiuri e curata da Maria Luisa Frisa ed è stata inaugurata il 9 luglio in occasione della sfilata di Fendi Couture, che è stata ospitata nelle sale dedicate alle opere del ‘900 della GNAMC. 

La mostra odierna segue il più fedelmente possibile le orme dell’esposizione del 1985, nello stesso museo ma in spazi diversi. Concepita per illustrare i diversi passaggi che conducono dall’ideazione alla progettazione e alla produzione del capo, si articola nelle sezioni Tavolette, Caleidoscopio, Matrici Progettuali, Teatro, Pettine, Video, Schizzi e Computer attraverso una sequenza narrativa basata su quella studiata dallo stesso Lagerfeld quarant’anni fa. 

Riproporre una mostra che ha fatto epoca significa indagare la storia della moda e farla rivivere attraverso una ricontestualizzazione critica degli oggetti e dei disegni originali, cercando di utilizzare le strutture allestitive storiche e di sostituire solo gli oggetti mancanti con heritage reproductions. Chiude la mostra una selezione della vastissima rassegna stampa del 1985, che offre una preziosa occasione per riflettere sull’evoluzione della museologia della moda in Italia.

«Questa mostra è un tassello della storia del nostro Paese e di quella della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, che è stata pioniera nell’ospitare la moda, anticipando una visione curatoriale multidisciplinare, che oggi si rafforza anche con l’introduzione del design all’interno del museo», dichiara la direttrice Renata Cristina Mazzantini. «La creatività contemporanea, che spesso si fonda sulla cultura del progetto, tende ad assottigliare i confini tra le discipline e vive di contaminazioni. Questa mostra celebra la tradizione del “bello e ben fatto” che insieme danno vita a oggetti di straordinaria qualità.»

After Un percorso di lavoro. Fendi / Karl Lagerfeld 1985

A cura di Maria Luisa Frisa 

Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
Viale delle Belle Arti 131, Roma

Date: dal 10 luglio al 25 ottobre 2026
Orari: da martedì a domenica ore 9:00 – 19:00, lunedì chiuso

Biglietti: La mostra è inclusa nel biglietto d’ingresso alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea

fonte: https://gnamc.cultura.gov.it 

Mostre: a Carrara "Le signore dell’arte. La parità del talento nell’arte italiana moderna" curata da Massimo Bertozzi

“Le signore dell’arte” a Carrara: oltre 130 opere a Palazzo Cucchiari per svelare la parità del talento. A cura di Massimo Bertozzi

Dopo le esposizioni dedicate al Mare, al Novecento a Carrara, alla Belle Epoque e al Gioco, per l’estate 2026 la Fondazione Giorgio Conti promuove a Palazzo Cucchiari di Carrara la mostra Le signore dell’arte. La parità del talento nell’arte italiana moderna che si apre sabato 27 giugno per poi proseguire fino a domenica 25 ottobre 2026.

Curata da Massimo Bertozzi, l’esposizione si preannuncia come una mostra rivelatrice di un luogo comune da superare, proponendo un interessante sguardo “di genere” sull’universo artistico a cavallo tra XIX e XX secolo.

In totale saranno in mostra 131 opere – tra dipinti e sculture – che portano la firma di ben 42 artiste, a cui si affiancano tre dipinti di Giacomo Balla e quattro opere di Felice Casorati.

La qualità delle opere presenti nelle eleganti sale di Palazzo Cucchiari è garantita da prestiti eccezionali provenienti dalle più importanti collezioni pubbliche italiane. Tra gli enti prestatori figurano infatti il Quirinale, la Camera dei deputati, la Banca d’Italia, le Gallerie degli Uffizi di Firenze, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, la Galleria Sabauda di Torino e il Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano.

Nelle intenzioni di Bertozzi vi è la volontà di richiamare l’attenzione dei visitatori sul “peso” dei rapporti familiari nella formazione e nell’affermazione delle artiste italiane. Un’analisi accurata a fronte del cambiamento della loro condizione sociale e artistica tra la metà dell’800 e la metà del ‘900, cento anni durante i quali i cambiamenti si rivelarono drastici.

Tutte queste opere contribuiranno a formare un percorso espositivo fondato sull’intreccio di molte storie, a cominciare dalle “pioniere” – vere protagoniste della mostra e qui definite le Signore dell’arte. Spesso ricordate solo come figlie, mogli o compagne di altri artisti, trovano qui spazio nella piena e libera esplicitazione del loro personale e innegabile talento.

Nella mostra saranno molti i focus dedicati ad alcune figure emblematiche. Tra queste Antonietta Raphael, moglie di Mario Mafai, prima pittrice e poi scultrice di respiro europeo che con Scipione fondò la Scuola romana. Di lei, che Cesare Brandi definì «l’unica scultrice italiana», si potrà ammirare Mario nello studio (Omaggio a Mafai) dipinta nel 1966.

Un altro dipinto da non perdere è l’Autoritratto del 1932 di Adriana Pincherle, proveniente dagli Uffizi. Moglie di Onofrio Martinelli e sorella di Alberto Moravia, si ispirò allo stile post-impressionista di Matisse, non abbandonandolo mai. Lontana dalla mondanità dei salotti romani, si trasferì a Firenze; in mostra, oltre all’autoritratto, si potrà ammirare anche il ritratto del marito.

Di tutt’altra natura artistica fu Leonor Fini, nata a Buenos Aires nel 1907: pittrice, scenografa, costumista, scrittrice e unica pittrice surrealista italiana. Rifiutando i canoni del Novecento italiano, si spostò a Parigi dove divenne una protagonista della seconda metà del secolo. Di questa eclettica e anticonformista artista vedremo il Ritratto del giovane scrittore André de Mandiargues, con il quale ebbe una relazione nel 1932.

In definitiva, quello confezionato dallo staff di Palazzo Cucchiari è un doveroso svelamento di un lato ancora poco noto della nostra storia dell’arte, che punta i riflettori non solo sull’estetica ma sulla fondamentale parità del talento nell’arte italiana moderna. 

fonte: www.mostralesignoredellarte.it 

lunedì 29 giugno 2026

Mostre: "Moda in luce 1955-1975. Roma fra glamour e innovazione industriale" ai Musei Capitolini Centrale Montemartini

Viaggio dentro un mito: quando Roma divenne capitale mondiale della moda. In 150 fotografie, filmati e abiti originali, un’esplosione di creatività che ancora oggi influenza il pianeta.

La mostra fotografica, multimediale e di capolavori sartoriali Moda in Luce 1955-1975 – Roma fra glamour e innovazione industriale fa rivivere una stagione di esplosione di idee, nomi, marchi, creatività, industria, un portato di beni materiali e immateriali, un “big bang” dell’immaginario della moda che riverbera ancora oggi il suo successo, il fascino, la magia delle sue forme. L’iniziativa, organizzata da Archivio Luce Cinecittà con il Ministero della Cultura, e curata da Fabiana Giacomotti, è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Servizi museali: Zètema Progetto Cultura.

La mostra rappresenta il “secondo capitolo” dell’esposizione Moda in Luce 1925–1955. Alle origini del Made in Italy, ospitata presso il Museo della Moda e del Costume di Palazzo Pitti a Firenze. La mostra romana, interamente nuova per opere, allestimento e temi, prosegue il racconto di un mito, nel passaggio alla sua consacrazione ed esplosione.

IL CONTESTO

All’inizio degli anni Cinquanta l’Italia sta cambiando alla velocità della luce e sta entrando nel boom e nella modernità. Corre su nuove infrastrutture, autostrade, mezzi. Su professioni nuove, e nuovi abiti sociali. Due campi in particolare segnano visibilmente questo sisma storico: la moda e il cinema. Roma ne è il grande vivace contenitore e contenuto.

A Roma si trova Cinecittà, la città del cinema che, dopo l’epocale rivoluzione del Neorealismo italiano, si sta trasformando nella “Hollywood sul Tevere”: la città dove le major statunitensi e lo star system trovano la sede distaccata del sogno americano. Il risultato è prorompente: quella italiana diventerà la cinematografia con il maggior numero di premi Oscar vinti, dopo gli Stati Uniti.

Nella moda avviene qualcosa di analogo. Un mondo di sartorie, di piccole botteghe, di atelier, che ha studiato alla scuola di Parigi e sui tavoli di ricamo e libri d’arte italiana, si trova proiettato sulla vetta di passerelle, riviste e clienti del mondo, in America, Europa, Russia, Giappone. L’haute couture dagli anni Cinquanta, e fino a noi, deve conoscere tra le sue lingue quella del Made in Italy.

Da Roma, l’Italia riesce in due miracoli inattesi: dimostra che a Cinecittà si possono fare film come in America e che l’haute couture può sfilare per via Veneto. È un viaggio lungo, che l’esposizione alla Centrale Montemartini mostra al vivo. 

LA MOSTRA

Protagonista di Moda in Luce 1955-1975 – Roma fra glamour e innovazione industriale è il patrimonio di memoria, fotografie, filmati dell’Archivio storico Luce. Fondamento della conoscenza del XX secolo italiano ed europeo, bene tutelato dell’Unesco, l’Archivio Luce rappresenta una ricchissima fonte di testimonianze sulla moda e lo spettacolo. Il Luce immortala la moda nel momento in cui Roma ne diventa riferimento, tra gli anni Cinquanta e la metà dei Settanta. Una stagione straordinaria in cui la sinergia tra moda, cinema, industria e creatività ha permesso all'Italia di esercitare un profondo influsso culturale a livello internazionale, ridefinendo i canoni del gusto e dello stile.

Il percorso espositivo immerge i visitatori dentro 150 fotografie d’epoca, per la gran parte del Luce, cinque postazioni video con filmati spesso rari e fino a oggi non disponibili al pubblico, oggetti, documenti, tessuti e 27 abiti originali, e nella maggior parte inediti, creati da nomi leggendari come Valentino Garavani, Karl Lagerfeld per Fendi, Federico Forquet, Sorelle Fontana, Giovanna Caracciolo-Carosa, Simonetta Visconti, Irene Galitzine, Fernanda Gattinoni e ancora Roberto Capucci, Maria Antonelli, Patrick de Barentzen, Renato Balestra, André Laug, Emilio Federico Schuberth, Gabriellasport, Antonio De Luca, Angelo Litrico, Domenico e Agostino Caraceni, Pino Lancetti, Laura Biagiotti.

Opere d’arte di grande valore storico ed estetico, provenienti dagli archivi delle maison, incluse Mantero Seta, Taroni e il gruppo Ermenegildo Zegna, sartorie cinematografiche storiche come Farani, musei quali il Boncompagni Ludovisi, da cui proviene anche un sontuoso completo da sera appartenuto a Franca Bettoja, che dialoga con capi coevi indossati da nomi quali Silvana Mangano, e ancora il CIAC-Centro internazionale Arti e Costume di Venezia. Rilevante il prestito della più importante collezione privata italiana, di proprietà di un protagonista del cinema italiano, Massimo Cantini Parrini, costumista di fama internazionale, più volte candidato al premio Oscar e vincitore di innumerevoli premi, che mostra l’estensione di un talento costruito sulla conoscenza profonda della storia dell’arte e del costume.

Organizzato nello stile e nei colori come un’elegante sartoria romana degli anni Cinquanta e Sessanta, il progetto dell’architetto Dario Dalla Lana si conclude in una sala-biblioteca che presenta una selezione di preziosi campionari tessili di proprietà degli archivi di Mantero Seta, Taroni e il gruppo Ermenegildo Zegna, oltre a volumi e riviste rare, di proprietà della curatrice, studiosa del costume e dell’editoria di moda dai suoi albori. Impreziosiscono il percorso inviti, memorabilia e un album amicorum, appartenuto ad Angelo Litrico, che include disegni e dediche dei più importanti sarti e artisti dell’epoca, da Emilio Pucci a Valentino e Novella Parigini.

Un viaggio multimediale e fisico nell’immaginario, tra storia, stile, costume, società e sogno, una macchina del tempo che ci trasporta nel mito: quando Roma e l’Italia hanno spiegato al mondo come vestire, e come vivere.

Le immagini raccontano sfilate, atelier, reportages, interviste, jet-set, lavoro e glamour, artigianato e arte. A fianco, il cinema che fa di Roma un tempio, e fornisce alla moda sogno e corpi. Quelli di: Sophia Loren, Audrey Hepburn, Liz Taylor, Lucia Bosè, Kirk Douglas, Charlton Heston, Sean Connery, Elsa Martinelli, Anita Ekberg, Anna Magnani, Ingrid Bergman, Gabriele Ferzetti, Rod Steiger.

Accompagna Moda in Luce 1955-1975. Roma fra glamour e innovazione industriale il catalogo, edito da Silvana Editoriale, a cura di Fabiana Giacomotti.

Informazioni

Luogo
Musei Capitolini Centrale Montemartini
Dal 26 giugno al 15 novembre 2026 dal martedì alla domenica 9.00-19.00

Ultimo ingresso un'ora prima della chiusura
Giorni di chiusura: lunedì

CONSULTA SEMPRE LA PAGINA AVVISI prima di programmare la tua visita al museo.

Biglietto d'ingresso

Biglietto di ingresso secondo la tariffazione vigente

Informazioni

Tel 060608 attivo tutti i giorni dalle ore 9.00 alle ore 19.00

Organizzazione di Cinecittà-Istituto Luce

Con il supporto di Zètema Progetto Cultura

lunedì 18 maggio 2026

Venezia - Fondazione Dries Van Noten: "The Only True Protest Is Beauty" Palazzo Pisani Moretta, fino al 4 ottobre 2026

La Fondazione Dries Van Noten presenta The Only True Protest Is Beauty, visitabile a Venezia dal 25 aprile al 4 ottobre 2026. Ispirandosi alle parole dell’attivista Phil Ochs, il titolo eleva la bellezza a forza che muove emozioni, provocazioni e cambiamenti.

Curata da Dries Van Noten insieme a Geert Bruloot, la presentazione celebra l'artigianato come linguaggio espressivo. Opere di gioielleria, design e moda, arte, fotografia e sperimentazioni materiche, superano i confini disciplinari per dialogare tra loro. L'obiettivo è scardinare i pregiudizi, ribaltare le aspettative e rivelare la dimensione profondamente umana insita nel processo creativo.

All’interno delle sale di Palazzo Pisani Moretta, le opere dialogano con l’architettura e tra loro. Quando i visitatori salgono dal piano terra verso i piani nobili, gli oltre duecento oggetti esposti entrano in risonanza con i soffitti affrescati e gli apparati decorativi del palazzo, creando un percorso ritmico e intuitivo. Affinità e contrasti si diffondono attraverso gli spazi: ogni composizione racchiude in sé la tensione tra maestria tecnica e spirito di scoperta, tra riflessione e provocazione. Il Palazzo stesso cessa di essere un semplice contenitore per farsi parte attiva della narrazione, orientando la percezione del visitatore e plasmando il rapporto tra forme, materiali e memorie storiche.

Qui, la bellezza non è un ideale statico ma una presenza interrogante: un processo di indagine in cui la percezione si risveglia e il saper fare si rivela come un atto radicale di incontro.

fonte: https://fondazionedriesvannoten.org 

lunedì 11 maggio 2026

Mostre: a Villa Bardini "Firenze ’50 ’60 ’70 Immagini dall’Archivio Foto Locchi". Un viaggio fotografico attraverso tre decadi cruciali della storia fiorentina

Sylva Koscina al Piazzale Michelangelo, 1956 ©ArchivioFotoLocchi
Un patrimonio culturale di 150 fotografie di cronaca cittadina documenta momenti cruciali che raccontano di arte, sport, vita quotidiana, società e cultura. Immagini che rappresentano la memoria collettiva di una città. Dal 7 maggio - 18 ottobre 2026

Immagini Foto Locchi/©Archivio Foto Locchi.  

La mostra 

L’esposizione, promossa da Fondazione CR Firenze e Archivio Foto Locchi, a cura di Giovanna Uzzani, intende restituire non solo immagini ma anche atmosfere, suggestioni, mutamenti e ricordi collettivi, in un racconto che è anche un ritratto dell’identità fiorentina.

Gli anni Cinquanta emergono come periodo mondano e ottimista, quando Firenze diventa passerella internazionale, tra glamour e utopia lapiriana. Gli anni Sessanta appaiono più intensi e drammatici, segnati dall’alluvione del ’66 e dalle prime contestazioni giovanili. Infine, gli anni Settanta narrano una città più riflessiva e concettuale, laddove la fiaba fiorentina sfuma in una nuova complessità urbana e culturale. 

Siesta Fiorentina, 1955, ©ArchivioFotoLocchi
Le sezioni tematiche

La mostra è articolata in dieci sezioni tematiche che si aprono con il dopoguerra. Proseguono con le mobilitazioni operaie, fino all’alluvione del ’66. Anche la vita quotidiana è protagonista di una sezione della mostra: le tradizioni popolari, i tuffi in Arno e i bagni di sole sull’argine, i picnic fuori porta, le domeniche allo stadio, i primi supermercati con la esse lunga. In mostra anche le immagini dei divi di Hollywood che sfilano in città insieme alle immagini delle visite di scrittori, artisti, stilisti. Una sala è dedicata interamente alla storia della Fiorentina e alle sue glorie e vittorie in campo. Inoltre, una sezione racconta l’invenzione del Made in Italy.

L’Archivio Foto Locchi

Nata nel 1924 come “Foto Locchi – Studio d’arte e tecnica fotografica” grazie a Tullio Locchi, già apprezzato fotoreporter di guerra e ritrattista della famiglia reale. A causa dell’improvvisa morte di Tullio, Foto Locchi  dal 1926 è rilevata dai più stretti suoi collaboratori e sotto la direzione di Silvano Corcos diviene l’agenzia fotografica ufficiale della città. Negli anni più fecondi del dopoguerra, la ditta arriva a contare fino a trenta maestri fotografi. L’archivio a seguito delle recenti acquisizioni (Archivio Foto Levi, Archivio Italfotogieffe, Archivio Foto Bazzechi), conserva oggi oltre 5 milioni di scatti. 

Attività in mostra

Visite guidate gratuite il sabato e la domenica alle ore 17 per i possessori del biglietto della mostra; altre visite guidate saranno poi proposte dalla Fondazione Foto Locchi per Firenze (programma e prenotazioni su fotolocchiperfirenze.org). A ottobre un progetto dedicato alle scuole con visite gratuite per gli studenti. A luglio e agosto riduzione del biglietto per i partecipanti a Cinema in villa. Dal 3 al 7 giugno, ingresso gratuito per i partecipanti a La Città dei Lettori.  

Firenze ‘50 ’60 ’70. Immagini dall’Archivio Foto Locchi. Fino al 18 ottobre 2026
Villa Bardini, Costa San Giorgio 2 – 4, 50125 Firenze
Orari: da martedì a domenica ore 10-19.30 (ultimo ingresso alle 18.30) 
Biglietti: intero 10 euro; ridotto 5 euro 

Altre Info >> QUI  

fonte: www.villabardini.it 

lunedì 4 maggio 2026

Moda - A Palazzo Gucci di Firenze la prima mostra firmata da Demna. Percorso esplora archivio e legame con la sua città, c'è anche la 'stanza della verità'

ANSA - RIPRODUZIONE RISERVATA 
Si chiama Gucci Storia la nuova mostra allestita a Palazzo Gucci di Firenze, in piazza della Signoria.

Un percorso che, seguendo la visione del nuovo direttore artistico Demna, reinterpreta la storia del marchio e il legame con la sua città d'origine.

Nelle varie sale si alternano arazzi che valorizzano la tradizione artigianale fiorentina, oggetti provenienti dagli archivi, l'innovazione sartoriale degli ultimi anni e installazioni interattive. 

La mostra è allestita al primo e secondo piano del Palazzo della Mercanzia, edificio risalente al 1337 situato nel cuore di Florence che negli anni ha sempre ospitato le mostre della casa di moda. Al piano terra resta invariato lo spazio per la boutique e la Gucci Osteria da Massimo Bottura. 

Il percorso della mostra prende il via con una galleria di ritratti, con pareti rivestite in tessuto che incorniciano le immagini della collezione di Demna 'La Famiglia'. scattate da Catherine Opie. 

Seguono sale dedicate all'archivio, con pezzi come borse da tennis, kit da barba e foulard e altri modelli iconici come le borse Jackie o Bamboo. La rassegna esplora poi il rapporto tra Gucci e il cinema, con filmati e video di collezioni, mentre la sala Generation Gucci è pensata come un laboratorio con le immagini della campagna pubblicitaria scattata da Demna per raccontare l'omonima collezione. 

All'uscita, i visitatori ipossono leggere una lettera scritta da Demna in vista di Gucci Primavera, la sua sfilata di debutto per la maison. Al secondo piano si racconta la storia del prêt-à-porter Gucci con una serie di manichini sospesi, e infine c'è la ''Stanza della Verità''. Secondo la leggenda, negli anni '80, alcuni ospiti selezionati ricevevano per posta chiavi dorate che garantivano accesso a questo santuario nascosto sopra il negozio di New York: uno spazio accessibile solo su invito, per vedere opere rare e pezzi unici. La stanza nel museo fiorentino ricostruisce con precisione questo spazio. 

fonte: Redazione ANSA    www.ansa.it    RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA - Tutti i diritti riservati   

lunedì 20 aprile 2026

Torino: "Regine in scena. L’arte del costume italiano tra cinema e teatro" in mostra abiti che hanno definito l'immagine delle regine nel cinema e nel teatro. La Venaria Reale

A cura di Massimo Cantini Parrini. La mostra è dedicata al tema della regalità come invenzione scenica, un linguaggio che attraversa secoli, generi e stili, costruendo figure capaci di imporsi nell’immaginario. Dal 17 aprile al 6 settembre 2026

Al centro della mostra è il costume di scena tra cinema e teatro, officine diverse della stessa meraviglia.

Il percorso espositivo permette di ammirare una selezione di trentuno abiti che nella storia del cinema e del teatro hanno saputo costruire l’immagine delle regine, spesso al di là della verità storica, come archetipo universale, regine del mito, della storia e della fantasia.

Il percorso narrativo della mostra si articola attorno a tre nuclei principali - mito, storia, fantasia - che si intrecciano nella costruzione dell’immaginario scenico. 

Si incontreranno figure iconiche: storiche, come Marie Antoinette interpretata da Kirsten Dunst per la regia di Sofia Coppola (2006, costumi di Milena Canonero), regine mitologiche e leggendarie, come Medea interpretata da Maria Callas nel cinema di Pier Paolo Pasolini (1969, costumi di Piero Tosi) e, ancora, figure fantastiche nate dalla letteratura e dalla drammaturgia, come la Regina di Selvascura da Il racconto dei racconti di Matteo Garrone, interpretata da Salma Hayek (2015, costumi di Massimo Cantini Parrini).

Il viaggio proposto al visitatore attraversa cinema, teatro e opera lirica fino alle più recenti serie televisive, costruendo un dialogo continuo tra epoche, stili e linguaggi.

I costumi esposti sono firmati da grandi costumisti e artisti, realizzati da storiche sartorie italiane per diverse regie e celebri attrici. 
Le opere provengono da importanti sartorie, archivi e collezioni museali come le Gallerie degli Uffizi – Museo della Moda e del Costume di Firenze.

Gli abiti sono accompagnati da parrucche, gioielli e ornamenti provenienti da laboratori specializzati o realizzati appositamente su modelli originari.

La mostra si inserisce nel filone tematico espositivo della Reggia di Venaria dedicato alla moda e al costume. Ma il racconto della sovranità femminile è anche un modo per tornare alla nascita della Venaria Reale, alla metà del Seicento, in cui ebbero un ruolo centrale le duchesse Cristina di Francia e Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours.

Particolare attenzione è stata dedicata nella mostra al tema dell’accessibilità: il percorso infatti include pannelli visivo-tattili, audiodescrizioni, sottotitoli e traduzioni in LIS (Lingua dei Segni Italiana), oltre a testi in caratteri ad alta leggibilità.

In occasione della mostra, il Museo Nazionale del Cinema - in collaborazione con il Consorzio delle Residenze Reali Sabaude - propone al Cinema Massimo nel mese di giugno una rassegna che prevede la proiezione di quattro film che mostrano sul grande schermo alcuni dei costumi esposti nella mostra.

A cura di Massimo Cantini Parrini
con Clara Goria
Assistente alla curatela: Maria Elena Angei

Allestimento a cura di Paolo Bertoncini Sabatini
con la collaborazione di Emanuele Carrai e Andrea Crudeli
- Dedalo Builing Lab Firenze

Massimo Cantini Parrini è costumista di fama internazionale, due volte candidato all’Oscar, vincitore di molti premi, tra questi 6 David di Donatello come miglior costumista, di cui l’ultimo nel 2025 per il film Le déluge. Gli ultimi giorni di Maria Antonietta di Gianluca Jodice (2024), girato proprio alla Venaria Reale, nonchè 6 Nastri d’Argento e altri riconoscimenti nazionali e internazionali. Collabora con importanti registi italiani ed internazionali, firma i costumi per film, produzioni teatrali, mostre e grandi eventi internazionali come i costumi per la cerimonia inaugurale dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026.

Biglietto per la mostra e biglietto Tutto in una Reggia.

fonte: https://lavenaria.it 

lunedì 13 aprile 2026

Exhibition - MoMA New York City: "Frida and Diego. The Last Dream" through Sep 12

Frida and Diego: The Last Dream celebrates Frida Kahlo and Diego Rivera—two of Mexico’s most beloved icons of 20th-century art—in a first-of-its-kind collaboration with the Metropolitan Opera. 

Organized in conjunction with the Met’s new production of El Último Sueño de Frida y Diego, the presentation at MoMA features artworks by Kahlo and Rivera in an elaborate setting designed by Jon Bausor, the set and co-costume designer of the opera. For both the opera and installation, Bausor evokes the artists’ lives and artworks in his theatrical designs.

Key participants in a movement to redefine Mexican culture and identity after the revolution of 1910–20—Rivera through monumental murals and Kahlo through intimate self-portraits—the artists were romantically involved from 1928 until Kahlo’s death in 1954. The fictional narrative of the opera El Último Sueño de Frida y Diego begins three years after Kahlo’s death and follows an aging Rivera as he summons the deceased Kahlo back to life on the Day of the Dead, a Mexican holiday honoring passed loved ones. As the opera and installation design attest, the pair continue to have an enduring influence on artists across the visual and performing arts.

Organized by Beverly Adams, The Estrellita Brodsky Curator of Latin American Art, and Jon Bausor, independent stage designer and creative director, with Caitlin Chaisson, Curatorial Assistant, Department of Painting and Sculpture, and Rachel Remick, Curatorial Assistant, Department of Painting and Sculpture and Department of Curatorial Affairs. Realized with the participation of the Metropolitan Opera, New York. The Metropolitan Opera’s production of El Último Sueño de Frida y Diego, composed by Gabriela Lena Frank with a libretto by Nilo Cruz, is directed and choreographed by Deborah Colker.

source: www.moma.org 

martedì 24 marzo 2026

Paris - Exposition en cours - La mode du 18e siècle. Un héritage fantasmé. Du 14.03 au 12.07.2026

Le Palais Galliera dévoile l’exposition La mode du 18e siècle. Un héritage fantasmé qui présente les caractéristiques de la mode féminine au siècle des Lumières et ses nombreuses réinterprétations à travers l’histoire de la mode jusqu’à aujourd’hui. Souvent perçu comme un siècle lointain, voire poussiéreux, le 18e siècle constitue pourtant une étape majeure dans l’évolution des apparences féminines qui influencent encore à ce jour le monde de la mode et la culture populaire.

Marqué par une effervescence créative sans précédent, le 18e siècle se distingue par la diversité des silhouettes, la richesse des étoffes et l’exubérance des parures ainsi que des coiffures. Il signe également la fin d’un modèle vestimentaire féminin hérité des siècles précédents, ouvrant la voie à une nouvelle conception du corps et de l’apparence.

Dès le Second Empire, la mode féminine puise largement dans l’esthétique du siècle des Lumières, qui devient une source d’inspiration majeure. Dans un contexte de bouleversements politiques et sociaux, le 18e siècle apparaît comme un monde d’élégance et un paradis perdu qui suscitent une forte nostalgie.

Après la Seconde Guerre mondiale, la couture française, en recherche de légitimation pour s’imposer sur le marché international, se tourne à nouveau vers les savoir-faire du luxe développés au 18e siècle. La diffusion massive des images par la presse, le cinéma et les arts du divertissement transforme cet héritage en un code visuel immédiatement identifiable par la culture populaire.

Progressivement, la mode du 18e siècle n’est plus uniquement une référence historique mais devient une esthétique à part entière. L’exposition propose ainsi une réflexion sur la manière dont la mode et la mémoire collective façonnent, transforment et projettent ce passé pour en faire un récit esthétique, culturel et symbolique encore vivant. Sans cesse réinventé et idéalisé, le 18e siècle rentre en résonance avec les aspirations de chaque époque. Aujourd’hui, cette esthétique flirte avec les univers kitsch, camp et queer.

Riche de plus de soixante-dix silhouettes, accompagnées d’accessoires de mode, de textiles, d’arts graphiques et de photographies, l’exposition met en avant des chefs-d’œuvre comme le corset de la reine Marie-Antoinette, exceptionnellement présenté au public en raison de sa grande fragilité. Le parcours confronte des silhouettes du 18e siècle avec celles des siècles suivants, dont des tenues iconiques de la création contemporaine des collections de Chanel, Christian Dior, Louis Vuitton, Christian Lacroix, Vivienne Westwood, Dries van Noten… À travers trois siècles de création, le Palais Galliera révèle à quel point la mode du 18e siècle a été réinterprétée, entre héritage historique, fantasmes esthétiques et liberté créative.

Commissariat

Commissariat général

Émilie Hammen, directrice du Palais Galliera

Commissariat scientifique

Pascale Gorguet-Ballesteros, conservatrice générale du patrimoine, responsable des collections vêtements XVIIe-XVIIIesiècles et poupées, assistée d'Alice Freudiger

More INFO 

source:  www.palaisgalliera.paris.fr 

venerdì 27 febbraio 2026

Mostre: "ANDY WARHOL. Ladies and Gentlemen" Ferrara, Palazzo dei Diamanti. Dal 14 marzo al 19 luglio 2026

Ferrara si prepara ad ospitare nella primavera 2026 un evento di portata internazionale. Ricorrono i 50 anni dall’epocale mostra Ladies and Gentlemen del 1975-76 che ha portato a Palazzo dei Diamanti una delle più carismatiche figure del Novecento: Andy Warhol.

La città estense celebra l’evento accogliendo nella stessa sede i capolavori del padre della pop art. Non sarà solo una mostra su Warhol, ma una riedizione della trasgressiva esposizione che Warhol in persona aveva presentato in Italia e che aveva segnato un punto di svolta nella sua produzione e nell’arte del tempo. 

Con Ladies and Gentlemen, infatti, l’artista aveva per la prima volta eletto a protagonisti del proprio lavoro anonime drag queen afro-americane e portoricane, piuttosto che icone della società dello spettacolo come Marilyn Monroe e Liz Taylor sulle quali si era concentrato fino a quel momento, spostando l’attenzione sull’individuo e sulla sua identità. Un’energia nuova emerge da quei ritratti vividi ed esuberanti, dando vita a una coloratissima galleria di effigi glam-queer che sembrano annunciare tendenze dell’estetica del terzo millennio.

La mostra Andy Warhol. Ladies and Gentlemen, ideata e organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dalle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara, vanta il prestigioso sostegno dell’Andy Warhol Museum di Pittsburgh. Palazzo dei Diamanti torna ad accogliere alcune tra le creazioni più provocatorie del grande artista, in un’immersiva rievocazione dell’esposizione del 1975-76 a cui si accompagna un appassionante viaggio nell’universo della ritrattistica warholiana. La mostra propone, infatti, una eccezionale selezione di oltre 150 ritratti, tra acrilici, disegni, serigrafie e Polaroid, provenienti da importanti musei e collezioni, europei e americani.

La duplice ambizione è quella di riscoprire la forza iconica di quelle immagini esplosive e, parallelamente, mettere alla prova la sorprendente attualità della ricerca di Warhol, che ha anticipato l’era della comunicazione globale e ha acceso i riflettori su temi tuttora aperti come la manipolazione estetica, l’identità di genere, il multiculturalismo, l’artificialità mediatica, la creazione e diffusione di un’identità sociale.

A un’estesa narrazione dedicata alla serie Ladies and Gentlemen segue una selezione di alcuni dei ritratti e autoritratti più iconici prodotti tra gli anni Sessanta e gli Ottanta: dalla serie di Marilyn che codifica l’archetipo della star, alla parodia dell’iconografia ufficiale di Mao Tse-tung, dalle silhouette di Mick Jagger e Liza Minnelli, emblemi globali di una sensualità disinibita e teatrale, alle effigi fluide e smaterializzate di Robert Mapplethorpe e Grace Jones, che annunciano l’avvento delle immagini digitali, per culminare con una spettacolare sala di autoritratti con cui l’artista esplora i confini della sua stessa identità.

Il percorso espositivo segue le tappe della radicale reinvenzione del ritratto tradizionale operata da Warhol prendendo a prestito i codici della comunicazione di massa, l’estetica tecnologica, gli idiomi del glam rock e della cultura camp, le immagini amatoriali scattate con la Polaroid, il linguaggio filmico e persino il reality televisivo. Il pubblico potrà immergersi nel processo creativo del genio warholiano, grazie a un esteso nucleo di dipinti ad acrilico, molti dei quali mai mostrati in Italia, e a una rassegna dei diversi media che l’artista ha sperimentato. Filmati e fotografie arricchiscono il racconto per far rivivere l’artista nelle sale di Palazzo dei Diamanti ma anche l’energia irripetibile della scena pop di cui Warhol ha incarnato il mito. 

Mostra a cura di Chiara Vorrasi
organizzata da Fondazione Ferrara Arte e Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea del Comune di Ferrara

Informazioni e prenotazioni
tel. 0532 244949 | diamanti@comune.fe.it  sito Palazzo dei Diamanti

Photo: Andy Warhol, Ladies and Gentlemen (Wilhelmina Ross), 1975
Pittsburgh, the Andy Warhol Museum, Founding Collection, Contribution The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts, Inc., 1998.1.167
© The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc., by SIAE 2025

fonte e Info: www.palazzodiamanti.it 

lunedì 23 febbraio 2026

A Palazzo Strozzi: "Rothko a Firenze"

Dal 14 marzo al 23 agosto 2026, Palazzo Strozzi presenta un’imperdibile mostra dedicata al grande maestro dell’arte americana Mark Rothko attraverso una selezione straordinaria di opere, tra cui grandi dipinti mai esposti in Italia, provenienti da prestigiose collezioni private e musei internazionali come il MoMA e il Metropolitan Museum di New York, la Tate di Londra, il Centre Pompidou di Parigi e la National Gallery of Art di Washington.

A cura di Christopher Rothko ed Elena Geuna, il percorso espositivo esplora l’evoluzione dell’arte di Rothko, dalle prime opere figurative, in dialogo con l’Espressionismo e il Surrealismo, alle celebri tele astratte degli anni Cinquanta e Sessanta, approfondendo anche la sua connessione con la tradizione artistica italiana. La mostra rende omaggio a una figura centrale della storia dell’arte moderna, che con le sue opere crea spazi in cui il colore e la luce invitano alla meditazione e all’introspezione, in una tensione costante tra astrazione e spiritualità.

Da Palazzo Strozzi il progetto si estende poi alla città di Firenze, coinvolgendo due luoghi particolarmente cari all’artista in due sezioni satellite: il Museo di San Marco, con opere in dialogo con gli affreschi di Beato Angelico, e il Vestibolo della Biblioteca Medicea Laurenziana progettato da Michelangelo.

La mostra Rothko a Firenze è promossa e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi, Firenze, con la collaborazione del Museo di San Marco (Ministero della Cultura – Direzione regionale Musei nazionali Toscana) e della Biblioteca Medicea Laurenziana.
Sostenitori pubblici Fondazione Palazzo Strozzi: Comune di Firenze, Regione Toscana, Città Metropolitana di Firenze, Camera di Commercio di Firenze.
Sostenitori privati Fondazione Palazzo Strozzi: Fondazione CR Firenze, Intesa Sanpaolo, Fondazione Hillary Merkus Recordati, Comitato dei Partner di Palazzo Strozzi.

In copertina: Mark Rothko, No. 3 / No. 13, 1949, New York, MoMA-The Museum of Modern Art, Bequest of Mrs. Mark Rothko through The Mark Rothko Foundation, Inc. 428.1981, Photo credits: Digital image, The Museum of Modern Art, New York/Scala, Firenze © 1998 by Kate Rothko Prizel and Christopher Rothko / Artists Rights Society (ARS), New York / SIAE, Roma

fonte: www.palazostrozzi.org  

lunedì 9 febbraio 2026

Exhibitions - Queen Elizabeth II: Her Life in Style: The King’s Gallery, Buckingham Palace. Next event 10 Apr 2026

Scopri lo stile straordinario del monarca britannico più longevo attraverso l'abbigliamento indossato in tutti i dieci decenni della sua vita - dalla nascita all'età adulta, dalla principessa alla regina, e dallo stile fuori servizio alla vestizione per la scena globale per le occasioni importanti nella storia della Gran Bretagna.
 
In foto:  La regina Elisabetta II indossa un abito blu a gonna crinolina e giacca bolero abbinata per il matrimonio di sua sorella, la principessa Margaret, nel 1960. © Cecil Beaton / Victoria and Albert Museum, Londra

Con circa 200 articoli, molti in mostra per la prima volta, questa è la più grande e completa mostra della moda della regina mai montata.

Accanto a abbigliamento, gioielli, cappelli, scarpe e accessori, esplora schizzi di design mai visti prima, campioni di tessuto e corrispondenza scritta a mano che rivelano il processo dietro le quinte di vestire la donna più famosa del mondo e hanno fatto nuova luce sullo stretto coinvolgimento della regina nella creazione del suo guardaroba. >>  More Info 

Next event: 10 Apr 2026
Daily (10 Apr 2026 - 18 Oct 2026) BOOK NOW


I punti salienti includono il suo abito da damigella d'onore, l'abito da sposa, l'abito da incoronazione e l'ensemble indossato per il matrimonio della principessa Margaret.

"Nell'anno in cui avrebbe compiuto 100 anni, questa mostra sarà una celebrazione dello stile unicamente britannico della regina Elisabetta e della sua duratura eredità di moda."

Caroline de Guitaut, curatrice della mostra e geometra delle opere d’arte del re

Regina Elisabetta II: moda e stile

Scopri l’archivio moda della regina Elisabetta II con il nostro libro. Disponibile per l'acquisto dal 26 marzo 2026.  Sfoglia il nostro negozio

fonte: www.rct.uk 

lunedì 2 febbraio 2026

Milano: Palazzo Reale e Museo del Novecento "Metafisica / Metafisiche" dal 28 gennaio al 21 giugno 2026

Palazzo Reale e Museo del Novecento dal 28 gennaio al 21 giugno 2026. Gallerie d’Italia dal 28 gennaio al 6 aprile. Grande Brera-Palazzo Citterio dal 6 febbraio al 5 aprile

Avviso ai visitatori
Per motivi istituzionali mercoledì 4 febbraio le mostre di Palazzo Reale apriranno alle ore 11.00 anziché alle ore 10.00. Giovedì 5 febbraio saranno chiuse le mostre "Metafisica/Metafisiche"e "I Macchiaioli". Resterà aperta al pubblico la mostra "Robert Mapplethorpe". Venerdì 6 febbraio saranno chiuse le mostre "Metafisica/Metafisiche"; "I Macchiaioli" e "Robert Mapplethorpe".  

Una grande mostra e tre “capitoli espositivi” in tre grandi musei milanesi, un programma multidisciplinare di iniziative per la città: Metafisica/Metafisiche è il progetto a cura di Vincenzo Trione, che mette in dialogo i maestri della Metafisica con gli “eredi” internazionali e con gli “allievi” del XX e XXI secolo.

A Palazzo Reale vengono presentate circa 400 opere tra dipinti, sculture, fotografie, disegni, oggetti di design oltre a plastici e modelli architettonici, illustrazioni, fumetti, riviste, video, vinili con prestiti nazionali e internazionali provenienti da più di 150 istituzioni tra pubbliche e private, gallerie, archivi e prestigiose collezioni private. Dai protagonisti del gruppo storico nato a Ferrara nel 1917 – Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, Carlo Carrà, Filippo de Pisis, Giorgio Morandi –, agli artisti che, in Europa e in America, hanno assorbito atmosfere e soluzioni del movimento, fino agli echi contemporanei con lavori di diversi autori che si sono ispirati alla poetica Metafisica nel campo dell’arte ma anche della fotografia, dell’architettura, del cinema, del teatro, del design, della moda, della letteratura, del graphic novel e della musica.

Al Museo del Novecento la mostra Milano Metafisica, dedicata al rapporto tra la Metafisica e Milano, presenta una selezione di 50 opere tra disegni, maquette, abiti, materiali d’archivio e fotografie, testimonia l’attività di de Chirico, Savinio e Carrà in città e la loro collaborazione con alcune delle più importanti istituzioni artistiche e culturali milanesi, insieme a dieci disegni di Mimmo Paladino realizzati in omaggio al romanzo “Ascolto il tuo cuore, città” di Alberto Savinio.

Da Piazza Duomo a Brera sono 2.000 passi d’arte: il percorso che prende avvio il 28 gennaio 2026 con Metafisica/Metafisiche nelle sale di Palazzo Reale, tocca, oltre al Museo del Novecento, Gallerie d’Italia, e termina a Palazzo Citterio. 

Gallerie d’Italia, museo di Intesa Sanpaolo in Piazza Scala, in dialogo con le opere in caveau, ospita un omaggio a Morandi attraverso le fotografie di Gianni Berengo Gardin dedicate all’atelier bolognese del pittore.

La Grande Brera ospita a Palazzo Citterio un inedito omaggio di William Kentridge a Giorgio Morandi. Declinando il progetto curatoriale di Metafisica/Metafisiche, l’installazione di Kentridge mette in luce l’eredità formale e concettuale di Morandi e recupera una pratica espressiva che fa del tempo, della memoria e del ritmo una materia visiva.

Il progetto, promosso dal Ministero della Cultura e dal Comune di Milano, è prodotto da Palazzo Reale, Museo del Novecento, Grande Brera-Palazzo Citterio e Gallerie d’Italia, con la casa editrice Electa e rientra nel programma culturale dei Giochi Olimpici invernali di Milano Cortina 2026. Si avvale della collaborazione scientifica della Fondazione Giorgio e Isa de Chirico e del Museo Morandi e della partecipazione dell’Archivio Alberto Savinio e dell’Archivio Carlo Carrà.

Il catalogo della mostra e le pubblicazioni dell’intero programma sono edite da Electa, con l’intento anche di riscoprire il patrimonio della città oltre l’effimero.

Altre INFO  

photo: (dettaglio di) Carlo Carrà, Madre e figlio, 1917 Milano, Pinacoteca di Brera - Palazzo Citterio ©Pinacoteca di Brera, Milano – MiC © Carlo Carrà, by SIAE 2026

fonte: www.palazzorealemilano.it