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sabato 15 marzo 2014

Lgbt: Omofobia, il tempo dei buoni propositi è scaduto

E' stata licenziata alla Camera lo scorso settembre con un sub-emendamento - proposto dall'on. Gitti e approvato dalla Maggioranza - che introduceva una formulazione di fatto incostituzionale, consentendo a organizzazioni di natura politica, sindacale, culturale, sanitaria, di istruzione, di religione o di culto di continuare a discriminare senza conseguenza alcuna.

Il tutto stravolgendo il senso della Legge Mancino e trasformando il provvedimento in una sterile discussione sulla libertà di opinione anti-gay.

Sto parlando della legge contro l'omofobia: si era partiti dalla piena estensione della Legge Mancino ai reati d'odio contro le persone LGBT e alla fine si è arrivati a introdurre una postilla che rischia di aggravare violenze e discriminazioni ai danni di cittadini sempre più considerati di serie B. Per questo il Senato deve calendarizzarla al più presto e ridiscuterla, con il chiaro impegno del Partito Democratico a stralciare quell'emendamento-vergogna.

Il tempo dei buoni propositi ormai è scaduto e c'è bisogno di fatti concreti, non di compromessi con chi continua a maltrattare l'uguaglianza e la non discriminazione. Matteo Renzi e il suo Governo si sono forse dimenticati dei diritti delle persone LGBT? Voglio augurarmi che il premier non faccia passare questa legislatura mettendo al centro solo riforme costituzionali, dimenticandosi di una fetta importante di cittadini costretti ogni giorno a fare i conti con atteggiamenti degradanti solo per il fatto di essere diversi.

Si sta continuando a rinviare la discussione per trovare un accordo politico dentro le larghe intese: in un'altra Italia diritti fondamentali come quello alla non discriminazione sarebbero già patrimonio del nostro ordinamento, assieme al matrimonio egualitario, al riconoscimento dell'omogenitorialità, al cambiamento dei dati anagrafici per le persone transessuali senza il bisogno di interventi chirurgici. E, invece, siamo condannati all'oblio da una classe politica che, rispetto a questi temi, si gira dall'altra parte da anni.

Vorrei ricordare al Governo e al Parlamento che i diritti non sono un'opinione, ma un baluardo contro aberranti discriminazioni che da troppo tempo, ormai, macchiano la dignità del nostro Paese e ci rendono tra gli ultimi in Europa in tema di diritti civili.
Renzi rappresenta davvero il cambiamento? Allora lui e il suo partito lo dimostrino, cominciando dal mettere sullo stesso piano le discriminazioni verso le minoranze religiose, razziali o per orientamento sessuale e identità di genere.
Compiendo, insomma, un primo passo dovuto per una vera democrazia, senza compromessi.
Alessandro Zan Attivista per i diritti delle persone LGBT, deputato di Sel
fonte http://www.huffingtonpost.it

mercoledì 29 maggio 2013

Lgbt: Lavoro, se sei gay o brutta l’assunzione si allontana


ROMA – Trovare un lavoro è difficile. Se poi sei gay o brutta lo è ancora di più.
Lo dicono i numeri del rapporto della Fondazione Rodolfo De Benedetti, anche se i diretti interessati non avevano certo bisogno di cifre nero su bianco per rendersene conto.

Se invece ci vogliamo attenere alle cifre, il rapporto dice che i gay hanno il 30% in meno di possibilità di venire richiamati dopo un primo colloquio di lavoro.
E se le donne lesbiche non sono toccate da questo tipo di discriminazione per il loro orientamento sessuale subiscono però un trattamento analogo se non sono belle: in generale, le donne brutte hanno il 18% in meno di possibilità di essere richiamate.

A confermarlo è anche uno studio di Eleonora Patacchini, Giuseppe Ragusa e Yves Zenou, “Dimensioni inesplorate della discriminazione in Europa: religione, omosessualità e aspetto fisico”. I tre hanno inviato oltre duemila curriculum fittizi in varie aziende italiane, allegando foto e, in alcuni casi, stage o esperienze professionali in associazioni di difesa dei diritti delle persone omosessuali.

Il risultato è stato lampante. “Se confrontati con i maschi eterosessuali, gli uomini omosessuali hanno il 30% in meno di probabilità di essere richiamati per un colloquio. Le donne eterosessuali e omosessuali, invece, non mostrano significative differenze nei tassi di richiamata.

L’effetto penalizzante individuato per gli uomini è mitigato dal fatto di avere curricula “migliori” (più qualificati)? Niente affatto.
È anzi vero il contrario: l’effetto negativo di un’identità omosessuale è addirittura più forte nel caso di persone con profili professionali più qualificati”.
fonte http://www.blitzquotidiano.it

sabato 16 marzo 2013

Lgbt Palermo: «Non siete uomini ma froci» impiegata di banca insulta coppia gay, i due hanno presentato denuncia contro la dipendente


«Non siete uomini, ma froci».
Così una bancaria avrebbe apostrofato una coppia di medici che si era recata in una banca di Palermo per delle commissioni.

A raccontare l'accaduto all'Adnkronos è uno dei due medici, G., 34 anni, pediatra. «Quello che è accaduto è gravissimo – spiega - io e il mio compagno Augusto, un ginecologo, questa mattina siamo andati in banca per un disguido che si era verificato su un assegno e mentre uscivamo dalla filiale nell'area che separa le casse dall'uscita, senza alcun motivo siamo stati aggrediti verbalmente e pubblicamente con ingiurie, in presenza degli impiegati e dei clienti da una dipendente bancaria.

Ci ha detto: “Mi auguro di non avere mai a che fare con due medici come voi, pezzenti, non siete uomini, froci!”».

LA DENUNCIA
A questo punto la coppia ha lasciato la banca sotto choc.
«Non sapevamo come reagire alle offese – dice il pediatra – così dopo essermi consultato con il mio avvocato, abbiamo deciso di presentare una denuncia nei confronti della dipendente.
La citerò in giudizio, sia penalmente che civilmente.
In caso di risarcimento devolverò il ricavato all'Arcigay e alle associazioni che si battono per la causa degli omosessuali.
Non è pensabile che nel 2013 ci sia ancora una omofobia così estesa».

RICAVATO ALL'ARCIGAY
In caso di risarcimento i due medici devolveranno il ricavato all'Arcigay e alle associazioni che si battono per la causa degli omosessuali.

IL SINDACO ORLANDO
Leoluca Orlando, d'accordo con gli organizzatori, ha invitato i due professionisti a partecipare sabato alla conferenza stampa di presentazione del Pride nazionale.
«Ci sono esperienze di vita quotidiana che testimoniano l'omofobia del quotidiano meglio di qualsiasi ricerca - ha detto il sindaco - può esserci un semplice invito che testimonia la solidarietà meglio di qualsiasi parola».
fonte http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2013/14-marzo-2013/non-siete-uomini-ma-frociimpiegata-banca-insulta-coppia-gay-212187741732.shtml

sabato 15 dicembre 2012

Lgbt: “Siamo tutti Marita Veron” Dopo l'assoluzione degli imputanti nel caso della donna rapita e costretta alla prostituzione la protesta infiamma l'Argentina

Il verdetto sul caso della donna rapita e costretta alla prostituzione ha portato l’indignazione dei cittadini nelle strade dell’Argentina.

IL CASO
“Siamo tutti Marita Veron” si legge sui cartelli dei cittadini argentini che hanno scelto di esprimere il dissenso scendendo in piazza dopo il verdetto del tribunale che ha assolto i tredici imputati accusati di rapimento e induzione alla prostituzione.

La storia è questa: Marita manca da casa da dieci anni, sua madre non si è mai rassegnata alla scomparsa e ha trasformato il dolore in rabbia, indagando in prima persona sull’accaduto.

MADRE CORAGGIO
Susanna Trimarco è la Madre Coraggio dell’Argentina che si è introdotta nei bordelli fingendosi interessata all’acquisto di donne e, così facendo, ha salvato centinaia di donne dalla schiavitù fornendo informazioni utili alla polizia, riferisce la BBC News. È stata anche nominata come possibile candidata per il Nobel della Pace ma tutto questo non è servito a farle ritrovare Marita.

LA LOTTA
“Quando è scomparsa mia figlia non sapevo nemmeno che potesse esistere una cosa del genere” ha detto Trimarco in merito al traffico umano. Per la lentezza nella ricerca delle forze dell’ordine, la donna si è avvicinata al mondo dei bordelli cercando di conquistare la fiducia delle ragazze costrette a lavorarvi.
“Mostravo loro la foto di mia figlia per riuscire ad ottenere qualche informazione”, ha detto la madre diventata un simbolo nazionale ascoltato anche dalle più alte cariche.
L’allora presidente Nestor Kirchner l’ha accolta dopo aver ricevuto una sua lettera, durante l’incontro la donna ha svelato tutto quello che aveva scoperto e che poi ha portato alla liberazione di 600 donne: “È venuto fuori un rapimento che ha coinvolto anche 17 donne argentine, trasportate in Europa” ha scritto 20 Minuten.

IL PROCESSO
“Non c’è alcuna prova che collega gli imputati a Marita Veron e non siamo in grado di stabilire quello che è realmente accaduto ma non si tratta di un caso di traffico umano” ha dichiarato il giudice Alberto Piedrabuena.
Sette uomini e sei donne sono di nuovo liberi e hanno commentato l’accusa come “politica” e dichiarato più volte la loro innocenza nelle fasi del processo iniziato a febbraio nella provincia di Tucuman: “Non abbiamo rapito la signora Veron né l’abbiamo condotta dai trafficanti per farla prostituire”.
Il processo ha valutato le dichiarazioni di 130 testimoni e di queste almeno una dozzina riguardavano le donne liberate da Trimarco.

LA BATTAGLIA
Marita quando è scomparsa nell’aprile del 2002 aveva ventitré anni e da quel giorno sua madre non ha mai smesso di cercarla.
Il lavoro svolto in prima linea ha permesso la liberazione di decine di donne dalle grinfie dei bordelli e nel 2007 ha fondato un’associazione con questo obiettivo riuscendo a far approvare la legge che rende il traffico degli esseri umani un crimine, rivela l’Indipendent.
La donna ha vinto un premio per i diritti umani e la Presidente Cristina Fernandez le ha personalmente telefonato per esprimerle la propria solidarietà: “Credevo di trovarla distrutta dopo il verdetto ma aveva più grinta di prima e mi ha detto che avrebbe continuato a combattere”.

LE PROTESTE
Durante la lettura del verdetto, l’aula di tribunale è esplosa in una sonora protesta, gli imputati piangevano commossi mentre chi assisteva ha iniziato a urlare.
Trimarco era sconvolta ma ha tenuto i nervi saldi dichiarando: “Non ci fermeremo finché questi truffatori non saranno messi a processo.
Questi giudici sono un motivo di imbarazzo per l’Argentina”.
Dopo la sentenza, i cittadini indignati si sono dati appuntamento a Tucuman davanti la sede del tribunale per protestare, alcuni si sono limitati a marciare silenziosamente chiedendo “Giustizia” mentre altri hanno lanciato oggetti contro la sede del processo.
fonte http://www.giornalettismo.com/ di Alessandra Cristofari (Photo Credit/Getty Images)

sabato 3 novembre 2012

Omofobia, ricerca della Provincia di Roma, Progetto Niso, tre persone lgbt su 4 subiscono discriminazioni

Quasi 3 persone lgbt su 4, il 73%, dichiara di avere subito forme di discriminazione o di pregiudizio durante la vita.

Il contesto piu' citato e' la scuola, seguito dalla famiglia, dai bar e locali,
dai media e internet.
E' quanto risulta dall'indagine svolta, nell'ambito del progetto Niso, in Italia, Belgio, Olanda ed Estonia, sulle discriminazioni subite da lesbiche, gay, bisessuali e transgender e sugli stereotipi di genere e relativi all'orientamento transessuale diffusi nella societa', in special modo tra i giovani.

I gay citano piu' spesso la scuola come luogo di discriminazione (il 43%), mentre le lesbiche citano la famiglia (il 37%).
In generale le persone transgender e gli uomini gay e bisessuali sembrano essere piu' spesso vittime di discriminazione di lesbiche e bisessuali
.

Il 55% degli studenti intervistati pensa che le persone gay e lesbiche siano discriminate in Italia.
I contesti meno gay-friendly sono i loro quarieri, il 65%, la loro scuola, il 59%, nonche' le associazioni che frequentano, il 59%, le attivita' dopo-scuola e il loro gruppo di amici, il 58%. Al contrario, i contesti considerati come piu' gay-friendly sono internet per il 44% degli studenti, la casa per il 37% e i bar o locali che frequentano, il 26%.

Il 40% degli studenti pensa che gli uomini gay abbiamo caratteristiche particolari che li distinguono dal resto della popolazione.
Per quanto riguarda gli uomini gay, gli studenti hanno citato soprattutto 'l'essere effeminati', il 32.4% e di caratteristiche legate alla loro apparenza, modo di vestirsi, attenzione portata all'apparenza e voce.

Le persone Lgbt invece hanno nominato, oltre alla questione relativa all'essere effeminati piu' stereotipi negativi legati al carattere, promiscuita', malattia e passivita'.

Gli studenti sono stati invitati anche a scegliere tra diverse definizioni sull'omosessualita': 'una scelta' e' la risposta preferita dal 46% degli intervistati, 'un orientamento sessuale' dal 43%. Il 9% degli studenti considera l'omosessualita' come una malattia mentale.

Circa il 63% degli studenti intervistati hanno dichiarato che si sentirebbero a loro agio con un compagno gay/lesbica mentre il 19% non si sentirebbe a loro agio in quelle circostanze.
fonte Adnkronos via http://www.liberoquotidiano.it

venerdì 23 marzo 2012

Lgbt: Romano La Russa choc: «I gay? Sono malati» l'assessore lombardo: «Ma si possono curare e guarire»

Non voleva suscitare una polemica, ma alla fine non ha resistito a dire come la pensa a proposito dei gay.

«Per quanto mi riguarda, nella maggior parte dei casi, sono malati» è stata la risposta di Romano La Russa, assessore alla sicurezza della regione Lombardia, indagato per finanziamento illecito ai partiti,(http://www.lettera43.it/attualita/44025/indagato-romano-la-russa.htm)
alle domande di Giuseppe Cruciani durante il programma radiofonico La Zanzara.

La dichiarazione choc arriva in contemporanea con la lettera scritta dal senatore Pdl Giovanardi al presidente della Repubblica Napolitano contro la sentenza della cassazione che riconosceva il diritto a una vita familiare anche per le coppie gay.

I GAY POSSONO ESSERE CURATI.
Non contento, l'assessore ha specificato: «È una malattia da cui si può guarire.

I gay possono essere curati». La dichiarazione ha suscitato lo stupore di Cruciani che ha voluto indagare meglio la posizione di La Russa. «Se avesse scoperto di avere un figlio omosessuale cosa avrebbe fatto?».

«Non mi sarei suicidato, non è una tragedia. Tutto dipende dal tipo di atteggiamento che i gay hanno in pubblico» ha risposto l'assessore che si è detto consapevole dell'esistenza delle lobby gay: «Ma non le frequento».
fonte http://www.lettera43.it

giovedì 8 marzo 2012

Lgbt: 8 Marzo 2012, Arcigay Palermo non sarà una giornata di festa

La giornata internazionale della donna è l'occasione, ancora una volta, per constatare quanto siano arretrati, in questi ultimi anni, i diritti delle donne siano arretrati, insieme ai diritti di intersessuali e trans.

Le donne italiane ancora oggi sono vittime di discriminazioni e forma di violenza. In Italia è emergenza per gli omicidi di donne compiuti da compagni, mariti, amanti, familiari.

Nel nostro paese impera la rappresentazione della donna quale oggetto sessuale, una rappresentazione vincolata agli stereotipi circa i ruoli e le responsabilità dell’uomo e della donna nella famiglia e nella società.

Il numero delle donne parlamentari è tra i più bassi in Europa e nel mondo, le donne sono scarsamente presenti nei posti dirigenziali pubblici e privati, guadagnano meno e restano più a lungo disoccupate. La crisi economica e il definanziamento del welfare e la mancanza di asili nido pesano in primo luogo sulle donne.

L'Italia non ha ancora ratificato la Convenzione del Consiglio d’Europa siglata ad Istanbul l'11 maggio del 2011, che mira a proteggere le donne contro qualsiasi forma di violenza.

Come associazione per la promozione dei diritti delle persone LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Trans), non possiamo non evidenziare come ci sia in Italia e nel mondo un'emergenza discriminazione per le lesbiche, che scontano il doppio stigma: di genere e di orientamento sessuale.

Il nostro 8 marzo sarà dedicato a tre donne: Martine Abessolo, Estelle Abena Belinga e Léonie Doula.

Martine, Estelle e Léonie verranno processate proprio l'8 marzo a Ambam, in Camerun, per omosessualità. Tre giovani donne sotto i trent'anni, che secondo l'articolo 374 bis del codice penale rischiano fino a 5 anni di carcere non per aver commesso un crimine, ma perché si innamorano di altre donne.

Una di loro è sposata, e se riconosciuta colpevole sarebbe anche obbligata a divorziare a proprie spese e a non vedere mai più i propri figli. Martine, Estelle e Léonie sono difese da Me Alice Nkom, presidente de l'Association de défense de l'homosexualité (Adefho), che rileva come l'art. 374 bis sia "illegale, irregolare e viola i diritti fondamentali e di libertà degli accusati".

Gli arresti per omosessualità si sono moltiplicati negli ultimi mesi in Camerun, e a Douala, la capitale economica del Paese, si segnalano numerosi casi in cui donne giovanissime vengono espulse da scuola perché sospettate di essere lesbiche.

Poco più di un anno e mezzo fa, la Chiesa Cattolica del Camerun ha minacciato di organizzare una grande marcia per impedire al Parlamento di ratificare il protocollo di Maputo sui diritti della donna africana, che difendendo il diritto di scelta in materia di sessualità avrebbe incoraggiato l'omosessualità (!)

Domani la nostra associazione non festeggerà, perché troviamo che non ci sia nulla da festeggiare. Aspetteremo l'esito dell'udienza, per Martine, Estelle e Léonie, sperando in un domani migliore per le donne africane e un domani di libertà per le lesbiche di tutto il mondo.
Arcigay Palermo
fonte http://www.imgpress.it/

mercoledì 1 febbraio 2012

Libri Lgbt: Curare i gay? Tre psicologi rispondono

Se pensate che gli omosessuali siano vittime di pregiudizi e resistenze culturali soltanto da parte delle persone comuni, vi sbagliate.

Curare i gay? è il libro di tre terapeuti italiani che dimostra come, soprattutto nel nostro Paese, anche molti psicologi siano vittime di preconcetti sui gay, tanto da assicurare di poter curare l'omosessualità come un "disturbo della personalità", con gran danno soprattutto per gli adolescenti e per le famiglie che li credono "malati".

Il saggio di Paolo Rigliano, Jimmy Ciliberto e Federico Ferrari, in uscita il prossimo 8 febbraio per Raffaello Cortina Editore, da un lato critica fortemente le cosiddette teorie riparative che ingannano le persone omosessuali sulla possibilità di una "guarigione", dall'altro propone una psicologia dell'accoglienza, che parta dalla scoperta e dall'accettazione di sé, passi necessari per raccontarsi alla famiglia e al mondo.

Basandosi sulle tesi della American Psychological Association, che ha ritenuto prive di fondamento le teorie riparative, i tre autori si propongono di abbattere un pregiudizio culturale talmente forte da offuscare anche il pensiero scientifico in materia.

Una parte del libro è proprio dedicata agli omosessuali cattolici, alle problematiche relative al rapporto tra identità e fede, e a come vivere il proprio orientamento come un valore, e non come un peccato, toccando così un nervo scoperto della società italiana e dei suoi cittadini.

Il saggio offre inoltre un importante sostegno teorico ai professionisti del settore e alle famiglie di giovani gay e lesbiche, che spesso si rivolgono agli specialisti proprio perché vorrebbero curare figli che ritengono malati.

"I ragazzi e le ragazze che si scoprono omosessuali, così come le loro famiglie, sono spesso privi di conoscenze" spiega Jimmy Ciliberto "e spesso incontrano psicologi che sfruttano questa ignoranza per imporre la loro visione, limitata dalle credenze religiose.

Il nostro libro nasce nell'intento di far aprire gli occhi su questo approccio sbagliato, dannoso per il benessere delle persone coinvolte".
fonte http://www.alfemminile.com. Foto della copertina: ©Raffaello Cortina Editore

venerdì 11 novembre 2011

Lgbt Firenze: "Cercasi commesso gay" E scoppia la bufera. L'annuncio di un negozio a Pontassieve


"Questa è una discriminazione al contrario"
Firenze, Cercano un commesso per un negozio di abbigliamento.
Requisito particolarmente gradito: l’omosessualità.

Proprio così.
Perché? Per avere garanzia di sensibilità, di sintonia con la clientela femminile e di un più spiccato senso estetico e della moda.
Ma, dopo questo annuncio, infuriano le polemiche.

E pensare che il Gruppo Diddi, la società pratese che aprirà il 19 il negozio «Well I Never» a Pontassieve, ci tiene a ribadire che non vuole attuare «una discriminazione al contrario»...

«Qui si va da un eccesso all’altro, dalla discriminazione al privilegio — dice Barbara Orlandi, segretaria Filcams Cgil — Mi pare azzardato insistere su caratteristiche individuali quando si cerca personale, tanto più che ogni contratto prevede un periodo di prova per valutare se un candidato ha o meno le caratteristiche che si cercano.

Vanno privilegiate la competenza e la professionalità, a prescindere dalle caratteristiche personali. Per non parlare poi del rischio di cadere nei luoghi comuni...».
fonte http://www.lanazione.it/firenze

venerdì 4 febbraio 2011

Lgbt iniziative: Donne Pensanti, un’arma contro le discriminazioni sul lavoro


Oggi voglio parlarvi di Donne Pensanti, un progetto creato dalle donne per le donne e che tra i vari progetti si propone anche di aiutare e offrire un valido sostegno a chi ha subito discriminazioni sul lavoro.

Per noi donne la situazione non sempre è molto felice, spesso veniamo discriminate per i motivi più disparati ma soprattutto per il fatto di essere madri, di dover rincorrere un ideale di bellezza, gioventù, insomma al giorno d’oggi si viene licenziate anche perchè si resta incinta o perchè non si vuole mettere una gonna corta o un determinato make up!

Donne Pensanti è un progetto a tutto tondo che si occupa di noi ragazze a 360 gradi, vi invito intanto a visitare il sito andando all’indirizzo www.donnepensanti.net, e magari potreste anche diventare socie!

Sul sito di Donne Pensanti c’è un’apposita sezione chiamata “Consulenza lavoro”, tramite un form apposito potete scrivere quello che vi è successo e la discriminazione che avete subito, riceverete una consulenza gratuita dalla Dott.ssa Di Lonardo Mirella, consulente del lavoro che vi aiuterà a risolvere il vostro problema. Con tante voci le cose possono cambiare!

A voi è mai capitato di subire discriminazioni sul lavoro? se si, cosa è successo e soprattutto, avete risolto in qualche modo?
fonte pourfemme.it di Serena Vasta

domenica 30 gennaio 2011

Lgbt Colombia: tribunale reintegra una tenente di polizia licenziata perché lesbica


Il Tribunale Amministrativo del Dipartimento del Meta in Colombia ha ordinato alla Policía Nacional il reintegro della tenente Sandra Yaneth Mora Morales (in foto), che era stata licenziata nel 2000 perché lesbica.

La sentenza, che conferma la decisione già adottata da un altro tribunale nel 2009, specifica, inoltre, che non solo Sandra Yaneth Mora Morales dovrà essere reintegrata con lo stesso grado che aveva al momento del licenziamo o con uno superiore valutato in base all’anzianità di servizio ma le dovranno essere versati gli stipendi arretrati a partire dalla data di licenziamento.

La tenente Mora fu licenziata con l’accusa di avere legami con il narcotraffico ma non sono mai state fornite prove di questo presunto legame. Al contrario, aveva ricevuto sempre attestazioni di merito mentre prestava servizio.

Tutto indica che la vera ragione del licenziamento, invece, sia stata l’omofobia dei suoi superiori, divampata quando si venne a sapere che la Mora Morales aveva una relazione stabile con una pilota.

Stando alle informazioni raccolte, infatti, la tenente venne messa dinanzi a un aut aut da parte dei suoi superiori: o lasciava la sua compagnia o sarebbe stata licenziata.

Una reintegrazione, questa, che ne ricorda un altro avvenuto a marzo 2010, quando un tribunale di Bogotà ordinò la riassunzione di Juan Carlos Hernández Urueña, che era stato licenziato per via del suo orientamento sessuale, dopo essere stato vittima di attacchi omofobi.

Sembra che gradualmente l’uguaglianza sul posto di lavoro per le persone lgbt viene sempre più riconosciuta dalla giustizia nelle istituzioni pubbliche e private della Colombia.
fonte queerblog.it Foto | La F.m.

mercoledì 5 gennaio 2011

Lgbt diritti: La vittoria dei gay in Uganda, nessuna testata potrà più pubblicare i loro nomi


Nessuna testata potrà più pubblicare sulle proprie pagine i nomi di persone omosessuali

Nel 2010 il governo aveva cercato di introdurre una legge per punire l'omosessualità con la pena di morte

Un tribunale dell’Uganda ha stabilito che nessuna testata potrà più pubblicare sulle proprie pagine i nomi di persone omosessuali.

La sentenza ha chiuso il caso contro il quotidiano Rolling Stone – niente a che vedere con la rivista americana, che era stato denunciato da tre attivisti omosessuali per avere pubblicato cento foto di persone gay e lesbiche con accanto la scritta “Hang them”, impiccateli.

«È una sentenza storica», hanno commentato i tre attivisti «che crea un precedente in questo paese e in tutta l’Africa. Gran parte dei rischi a cui siamo sottoposti qui è proprio legato alle campagne omofobe condotte dai media».

In Uganda l’omosessualità è ancora considerata un reato. L’anno scorso il governo aveva presentato una nuova proposta di legge che prevedeva di punire gli omosessuali anche con la condanna a morte.

La proposta fu poi accantonata grazie alle pressioni esercitate dalla comunità internazionale, ma da allora le campagne di odio contro gli omosessuali sono aumentate sempre di più.

All’inizio di ottobre un altro giornale ugandese, Red Pepper, aveva pubblicato un elenco con i nomi delle persone gay e lesbiche più influenti del paese.

Le organizzazioni che si battono per i diritti dei gay in Uganda hanno detto che sull’onda di questa campagna si sono già verificati molti casi di violenza e che molte persone sono state costrette a lasciare il proprio lavoro e la propria casa.
fonte www.ilpost.it

martedì 28 dicembre 2010

Libri Lgbt: "Les condamnés" i gay perseguitati nel mondo, presentato a Verona da Sportello Migranti lgbt e Arcigay, Arcilesbica e Circolo Pink


Il libro-documento, firmato dal giornalista e fotografo francese Philippe Castetbon, denuncia le più dure discriminazioni e condanne subite dagli omosessuali nei vari Paesi.

Un volume di informazione e di denuncia in tema di diritti umani negati.

A Verona, presso la libreria Gheduzzi, è stato presentato il libro “Les condamnés” (in francese), del giornalista e fotografo francese Philippe Castetbon, che contiene 51 testimonianze di gay che vivono in Stati dove l’omosessualità è un reato.

In 78 Paesi del mondo, questo orientamento sessuale è ancora considerato un crimine e in 7 è punito con la pena di morte (Mauritania, Yemen, Sudan, Arabia Saudita, Iran e alcune regioni della Nigeria e della Somalia).

L’incontro è stato organizzato dallo Sportello Migranti Lgbt di Verona, servizio sorto più di un anno fa e promosso da un cartello di associazioni gay veronesi (Arcigay, Arcilesbica e Circolo Pink) e dall’Asgi (Associazione studi giuridici sull’immigrazione).

“Questo libro è un importante strumento per riflettere sulla condizione degli omosessuali nel mondo”, ha detto Lorenzo Bernini, volontario dello Sportello, ricordando che l’Italia offre asilo, secondo accordi internazionali, alle persone che possono essere perseguitate nel loro Paese d’origine a causa di condizioni personali come l’omosessualità.

“Il nostro è un lavoro di assistenza, seguiamo questi migranti nelle procedure di richiesta di protezione internazionale”, ha spiegato Bernini evidenziando: “Le persone migranti Lgbt sono in condizione di particolare debolezza e fragilità”.

“Penso che la maggior parte della gente non sappia che tutti questi Paesi condannano l’omosessualità e la puniscono con leggi così dure, perciò ho realizzato il libro, prima di tutto, per informare”, ha dichiarato Philippe Castetbon che è riuscito ad ottenere le 51 testimonianze dopo aver contattato nell’arco di un anno, tramite siti web d’incontri, più di 650 uomini gay nel mondo.

Il giornalista si è fatto inviare da questi omosessuali, che rischiano il carcere o il patibolo, una loro foto a volto coperto (“per la loro sicurezza”), una testimonianza personale e la frase “Nel mio Paese la mia sessualità è un crimine” scritta nella loro lingua. Poi, le ha pubblicate assieme alle leggi discriminatorie del loro Paese.

“Per convincerli è stato difficile, avevano molta paura, ho dovuto rassicurarli e conquistare la loro fiducia”, ha affermato Castetbon. All’inizio, infatti, ha incontrato diffidenza perché in alcuni Paesi la polizia contatta i gay via internet, li fa cadere in trappola e li arresta.

“Per questo” ha detto l’autore di Les condamnés “mi chiedevano di vedermi attraverso la webcam”. “Il primo che mi ha risposto, dopo una settimana, è stato un uomo dello Yemen e ciò mi ha motivato perché se lo aveva fatto una persona dallo Yemen, dove per l’omosessualità c’è la lapidazione, allora ho pensato che anche altri mi avrebbero risposto”, ha riferito Castetbon.

Da alcuni Paesi non è arrivata nessuna testimonianza perché le persone “avevano troppa paura”.

Castetbon ha raccontato che è stato molto difficile, per esempio, ottenere una foto dalle Maldive: “Da qui un uomo mi ha mandato quattro diverse foto, continuava a sostituirle perché temeva di essere riconosciuto da qualche dettaglio”.

Molte fotografie contenute nel libro sono state scattate col telefono cellulare.

L’ultimo Stato dal quale il giornalista francese ha ricevuto una testimonianza è la Guyana, “l’unico Paese a condannare l’omosessualità in Sudamerica: la pena è la prigione a vita”.

In Iran ogni anno vi sono esecuzioni capitali di omosessuali e attualmente, nel silenzio generale, “c’è un ragazzo di 18 anni in attesa di esecuzione”, ha ricordato Philippe Castetbon che ha proseguito: “In Iran, nel caso migliore, vengono impiccati altrimenti sono spinti, con un sacco sulla testa, su di una collina e muoiono per lapidazione”.

Secondo il giornalista, ora il Paese più pericoloso per i gay è l’Iraq: nel 2009 sono avvenuti 300 omicidi (non esecuzioni) a loro danno, e ciò significa che vi è un sentimento diffuso di condanna tra la popolazione.

“I capi religiosi” ha spiegato Castetbon “istigano all’omicidio gli abitanti stessi dell’Iraq nei confronti degli omosessuali”. “I Paesi musulmani” ha poi continuato Castetbon “hanno delle leggi molto dure ma non sono i peggiori perché, sia nelle leggi che nella realtà, i Paesi cristiani sono altrettanto terribili soprattutto in Africa: i gruppi evangelici americani fanno una propaganda molto forte per colpire gli omosessuali avendo fallito nel proprio Paese; in Uganda, ad esempio, dove adesso la pena è l’ergastolo, fanno pressioni perché la sanzione sia trasformata in pena di morte”.

Giorgio Dell’Amico, responsabile del progetto Arcigay IO (Immigrazioni e Omosessualità), ha dichiarato: “Les condamnés è un libro dei nostri tempi, realizzato utilizzando Internet, che permette di denunciare situazioni”.

Dopo l'uscita del volume, intanto, India e Isole Fiji hanno depenalizzato l'omosessualità.
fonte www.agoravox.it di Marco Scipolo

lunedì 27 dicembre 2010

Lgbt: Mondiali di calcio in Qatar, le scuse di Blatter


Come di certo ricorderete, nelle scorse settimane si è deciso che i mondiali di calcio del 2022 si terranno in Qatar, una delle zone del mondo più ostili alla comunità lgbt, e seguiranno quelle del 2018 che invece si terranno in Russia, un altro posticino non esattamente paradisiaco per la comunità Lgbt, nonostante poche settimane orsono Putin aveva cercato di dipingere un quadro più roseo.

Tutti siamo al corrente del modo in cui vengono gestite delle manifestazioni di orgoglio gay come i Gay pride in Russia, vero?

Ad ogni modo, la polemica in merito alla scelta di queste mete per i mondiali di calcio futuri era assolutamente inevitabile, tanto che le associazioni Lgbt inglesi avevano fatto notare che i tifosi omosessuali non saranno mai accettati e rispettati.

In risposta a queste lamentele, il presidente della Fifa Blatter aveva affermato che i gay dovrebbero semplicemente cercare di limitare le manifestazioni di affetto in pubblico per non correre rischi. In sostanza i gay devono fingersi eterosessuali per essere al sicuro! Scandaloso…!

Com’è ovvio, l’indignazione della comunità gay non ha tardato a farsi sentire, e Blatter è immediatamente tornato sui suoi passi, chiedendo scusa alle persone che si sono sentite offese: «Nei giorni scorsi una mia affermazione sugli omosessuali a proposito del Mondiale 2022 e’ stata fraintesa e censurata.

Non era mia intenzione far alcun tipo di discriminazione e se ho offeso involontariamente qualcuno, sono pronto a fare un passo indietro e a chiedere scusa».
fonte gaywave

sabato 18 dicembre 2010

LGBT: CALCIO "IN QATAR ASTENETEVI DAL SESSO", AUTOGOL DI BLATTER CON I GAY


(AGI)Londra, Gaffe di Blatter nei confronti degli omosessuali.
Il presidente della Fifa, in un'intervista alla Bbc ha affermato che i gay che asssisteranno ai mondiali in Qatar del 2022 "dovranno astenersi dal sesso".
L'autogol di Blatter e' avvenuto quando il giornalista gli ha chiesto se gay e lesbiche dovranno preoccuparsi in Qatar, data l'avversita' del Paese arabo rispetto all'omosessualita'.
fonte www.agi.it

mercoledì 15 dicembre 2010

Lgbt Sport, Tifosi gay contro la Fifa: “Mondiali in Qatar? Sarà boicottaggio”


“Nel paese arabo l’omosessualità è reato: ci faremo sentire”, scrivono le associazioni LGBT del mondo del pallone.

La Fifa ha deciso: i mondiali di calcio del 2018 si terranno in Russia e quelli di quattro anni più tardi, ovvero del 2022, si svolgeranno nel paese arabo del Qatar.

Dove l’omosessualità, a tutt’oggi, è considerata un reato punibile. Comprensibile qatar 2022 worldcup logo Tifosi gay contro la Fifa: Mondiali in Qatar? Sarà boicottaggiodunque che le associazioni del calcio omosessuale siano già sul piede di guerra: “Boicotteremo i mondiali”, fanno sapere.

ANTI LGBT A muoversi per prima è stata la GSFN, che sta per Gay Supporters of Football Network, l’associazione inglese che raccoglie i tifosi omosessuali d’Inghilterra.

“I soggetti LGBT non saranno ben accetti alla coppa del Mondo in Qatar”, scrive l’associazione nel suo comunicato ufficiale: “Siamo scioccati nell’apprendere che la coppa del Mondo si terrà in Qatar, un paese dove l’omosessualità è ancora considerata un reato e il rapporto sessuale fra consenzienti può essere punita anche con 5 anni di galera”.

Dunque, l’azione sarà netta: “Condanniamo in ogni modo la decisione della Fifa e metteremo in atto un serrato boicottaggio LGBT della competizione sportiva“, scrivono i tifosi omosessuali d’Inghilterra.

“A noi non pare giusto che la coppa del Mondo si debba tenere in uno qualsiasi dei paesi che abusa e non considera i diritti basilari di ogni persona LGBT”, scrive l’associazione inglese, che da la parola al suo portavoce. “Siamo seriamente preoccupati per questa decisione della Fifa.

Dopo la grande mancanza della Fifa nel condannare le recenti uscite omofobiche del manager della Croazia, seguita dalla decisione di concedere al Qatar la coppa del Mondo, è chiaro che il cammino per rendere il pallone veramente per tutti è ancora molto lungo”, scrive Ed Connell, Campaign Manager per GSFN.

IL CALCIO PER TUTTI, DAVVERO – Continua il comunicato: “Il presidente della Fifa Sepp Blatter non fa che parlare del suo desiderio per un calcio inclusivo ed aperto a tutto il mondo.

Ma tenendo la competizione in Qatar, sta alienando i milioni di fan LGBT in tutto il mondo che non si sentiranno i benvenuti in un paese omofobico dove possono essere arrestati solo perchè cercano di essere se stessi”.

Insomma, la condanna è più che netta in Inghilterra. In Italia Gay.it rilancia la notizia, riportando le dichiarazioni di un altro attivista, Peter Thatchell, che non ha risparmiato critiche ne alla nomination per il Qatar, ne a quella, contemporanea, per la Russia: “Entrambi i Paesi registrano una situazione molto carente nell’ambito dei diritti umani: non solo per quel che riguarda i gay, ma anche in merito ai diritti delle donne, alla libertà di protesta e di stampa.

La FIFA ha anteposto i propri interessi corporativi al benessere delle persone che vivono in Russia e in Qatar”, ha detto lo storico attivista gay inglese.
fonte .giornalettismo.com di Tommaso Caldarelli

martedì 14 dicembre 2010

Lgbt Discriminazioni: Praga test fallometrici sugli immigrati che chiedono asilo nella Repubblica ceca, per sapere se sono gay


Le autorità di Praga hanno eseguito questi test fallometrici (misurazione del flusso del sangue nel pene di fronte a scene erotiche) agli stranieri che chiedono asilo nella Repubblica ceca. Pare solo “una decina di volte”. ma si fa?

Fortunatamente la Commissione europea ritiene che il test destinato a misurare la reazione del pene davanti ad immagini erotiche ai profughi che chiedono asilo, allo scopo di determinarne l’omosessualità, “é una pratica degradante”, “non conforme ai diritti dell’uomo” e il rifiuto a sottoporvisi “non può costituire un motivo per vedersi rifiutata la richiesta”.

Ha tutti gli elementi dello scherzo, ma purtroppo pare di no. Secondo le notizie che arrivano da Praga, le autorità ceche hanno eseguito questi test fallometrici (misurazione del flusso del sangue nel pene di fronte a scene erotiche) agli stranieri che chiedono asilo nella Repubblica.

La pratica è stata già denunciata dall’agenzia Ue per i diritti fondamentali sulla base di una testimonianza di un profugo gay iraniano processato in Germania, il quale ha asserito di essere stato sottoposto a fallometria nella Repubblica ceca.

“Questa pratica suscita dubbi sulla sua conformità con gli articoli 4 e 7 della Carta dei diritti fondamentali che vietano la tortura e i trattamenti degradanti e impone il rispetto per la vita privata e familiare”, commenta il portaove della Commissione. Michele Cercone.

“In particolare, questo test rappresenta una forte interferenza nella sfera privata e nel senso di dignità della persona e appare particolarmente inappropriata per i richiedenti asilo che sono stati perseguitati a causa dei loro orientamenti sessuali”, aggiunge il portavoce.

“L’esame delle domande d’asilo deve essere sempre condotta nel rispetto dei diritti fondamentali e dei principi generali della legislazione europea”, mette in guardia a nome dell’esecutivo Ue.

Il metodo – inventato dal sessuologo ceco-canadese Kurt Freund (1914-1996) negli anni ’50 – e’ usato per provare l’omosessualità delle persone che chiedono asilo dicendo di essere perseguitati per il loro orientamento sessuale in paesi come Iran, Siria, Egitto, Azerbaigian, Nigeria, Camerun.

Sempre fortunatamente, Bruxelles mette in discussione anche la validità scientifica del test, ricordando che si basa sulla dubbia assunzione che le reazioni fisiche della sessualità umana davanti ad immagini pornografiche possano determinare l’omosessualità o l’eterosessualità di chi è costretto a sottoporvisi.

Nei giorni scorsi, il ministero dell’Interno ceco, Tomas Haisman, ha precisato che le autorità di immigrazione ceche fanno ricorso alla fallometria, ma solo in casi necessari e sempre col consenso della persona. “Negli ultimi dieci anni i casi sono stati dieci al massimo”, ha dichiarato. Secondo me, bastano. Bestie!
fonte www.vip.it via LA STAMPA, MARCO ZATTERIN

domenica 28 novembre 2010

Lgbt Texas: Donna trans arrestata per aver utilizzato il bagno delle donne


Una donna trans a Houston, in Texas, è stata arrestata dopo aver usato il bagno delle donne in una libreria.

Tyjanae Moore è stata arrestata dalla polizia Mercoledì scorso per “essere entrata consapevolmente in un bagno del sesso opposto”, ma i gruppi trans dicono che il suo arresto era illegale.

La signora Moore ha riferito di aver informato la polizia di essere nella fase di transizione e si è dichiarata colpevole di utilizzare un bagno del sesso opposto. Per questo ha passato due notti in cella.

Parlando a Fox News, la signora Moore ha dichiarato: “Mi sono sentita sminuita per essere stata incarcerata per una cosa così stupida”.

“Quando sono uscita, la donna [l'ufficiale] mi ha detto che non dovevo essere la. Ho chiesto se ci fosse una ragione specifica sul perchè. Lei ha risposto che io sono una donna transgender e che era già abbastanza scioccante che mi avessero fermato per quello”.

I gruppi Trans dicono il suo arresto era illegittimo perché una ordinanza approvata dalla città di Houston quest’anno, permette alle persone trans di usare il bagno corrispondente al loro nuovo sesso.

L’ordinanza dice: “E’ illegale per qualsiasi persona entrare consapevolmente e deliberatamente in qualsiasi bagno pubblico designato esclusivamente per il sesso opposto, senza l’autorizzazione del proprietario, affittuario, manager, locatario o altra persona incaricata dei locali, così da causare un disturbo.

Cristan Williams, direttore esecutivo della Fondazione Transgender of America, che ha sede a Houston, ha dichiarato: “L’arresto non sarebbe mai dovuto avvenire. La città di Houston ha dato alla vittima esplicito permesso all’utilizzo di un bagno in sintonia con la sua identità di genere.

Questo significa che il responsabile della libreria ha agito in sintonia con la legislazione locale e statale. Dal momento che non è stata infranta alcuna legge, si tratta di un arresto illegale”.
fonte mosinforma.org

sabato 6 novembre 2010

LGBT, GAY PERSEGUITATO IN SENEGAL, CON GAY HELP LINE CHIEDE ASILO IN ITALIA


AL GOVERNO CHIEDIAMO ATTI CONCRETI, SI BATTA PER DEPENALIZZAZIONE OMOSESSUALITA' NEL MONDO

"Perseguitato perché gay in Senegal chiede asilo politico all'Italia". A raccontare la storia di D. A., un ragazzo di 28 anni, è Daniele Stoppello, responsabile dell'Ufficio Legale di Gay Help Line.

"Fin dall'adolescenza - afferma Stoppello - ha dovuto nascondere la sua omosessualità. In Senegal, infatti, lesbiche e gay subiscono violenze e discriminazioni costanti e l'omosessualità è un reato punito con la reclusione da uno a cinque anni. Le lesioni sul suo corpo mostrano in modo inequivocabile le violenze a cui è stato sottoposto nel suo Paese perché gay.

Supporteremo D.A. nella sua richiesta al Tribunale di Roma perché la nostra Costituzione e la Convenzione di Ginevra indicano precisi doveri verso chi viene discriminato anche sulla base del proprio orientamento sessuale o identità di genere".

"La drammatica vicenda di D.A. è purtroppo comune a tante persone - afferma il responsabile di Gay Help Line e presidente di Arcigay Roma, Fabrizio Marrazzo - l'omosessualità, infatti, viene punita come reato in 80 Paesi nel mondo e in cinque di questi addirittura con la pena di morte.

La maggior parte degli Stati che criminalizzano e puniscono lesbiche e gay si trovano in Africa e in Asia. Per questo occorre una mobilitazione internazionale e ci auguriamo che le Istituzioni del nostro Paese facciano sentire con forza la propria voce.

Per questo le parole del premier Berlusconi di qualche giorno fa ci preoccupano moltissimo: l'Italia non può mostrarsi ambigua sul contrasto all'omofobia anche nelle relazioni con gli altri paesi, anzi ha il dovere di portare avanti la battaglia per la depenalizzazione dell'omosessualità nel mondo.

Ci aspettiamo che il Governo sia in prima linea: atti concreti che la comunità lesbica, gay e trans aspetta".

5 novembre 2010 Arcigay Roma | Ufficio Stampa
347.9578585

venerdì 22 ottobre 2010

Lgbt, Picchiate, insultate e arrestate: cinque trans denunciano la situazione disastrosa della Turchia, appello delle ONG


Un brutto fatto di cronaca accaduto la scorsa primavera in Turchia è venuto alla ribalta solo oggi, in concomitanza con un processo definito come iniquo da cinque associazioni internazionali per i diritti umani.

È la storia di cinque transessuali di Ankara, vittime eccellenti dell’odio e della discriminazione di una società ancora fortemente divisa tra la rigida tradizione islamica e l’apertura al caotico mondo occidentale.

Le cinque trans denunciano di esser state fermate il 17 maggio scorso da quattro agenti della polizia, senza apparente motivo, mentre stavano andando in auto a trovare un amico, e subito dopo insultate, picchiate e addirittura accusate di resistenza alle autorità e di prostituzione, incriminazioni infamanti di cui dovranno rispondere tra pochi giorni, il 21 ottobre prossimo, in un procedimento giudiziario nel quale rischiano fino a tre anni di detenzione.

Secondo alcuni testimoni presenti al fattaccio, i rappresentanti delle forze dell’ordine avrebbero tirato fuori dalla vettura le cinque malcapitate, accecandole con del gas urticante mentre le pestavano con gli sfollagente e con numerosi calci in tutto il corpo.

Le cinque ong, in una lettera inviata congiuntamente ai ministeri dell’Interno e della Giustizia turchi, hanno chiesto che le accuse decadano immediatamente per tutti e cinque le trans, che sono tra l’altro attiviste del gruppo locale per i diritti gay Pembe Hayat (Vita rosa), e sia altresì promossa un’indagine a tutto campo per far luce sul reale comportamento della polizia, rea di aver maltrattato le involontarie protagoniste di questa oscura vicenda.

”Il governo turco sta trasformando noi transessuali in criminali per il solo fatto che esistiamo. Noi siamo il crimine ed il governo, invece di proteggerci, abusa di noi e ci costringe a vivere e morire al di fuori della legge”, ha dichiarato Mauro Cabral, condirettore del gruppo umanitario lgbt Gate.

È da evidenziare un dato drammatico riferito al paese sospeso tra Asia ed Europa: le violenze contro i trans sono aumentate esponenzialmente, data la loro maggiore visibilità, portando a nove il numero di transgender morti negli ultimi venti mesi in terra turca.

fonte gaymagazine.it,gaymagazine.it Via Blitz Quotidiano