venerdì 14 gennaio 2011

Lgbt Usa: Rivoluzione nei passaporti, non più padre e madre, ma genitori 1 e 2


Addio padre e madre. Il nuovo modulo di richiesta per i passaporti americani parla di genitore numero uno e genitore numero due “in riconoscimento dei diversi tipi di famiglia”.

Il provvedimento, che entrera’ in vigore il 1 febbraio, e’ stato promulgato il 22 dicembre ma era inizialmente passato inosservato fino a quando non se ne e’ accorta la rete televsiva Fox.

La novita’ e’ stata accolta con favore dalle associazioni per i diritti degli omosessuali. E’ “un passo positivo per tutte le famiglie americane.

Era tempo che il governo federale riconoscesse la realta’ di centinaia di migliaia di bambini allevati da genitori dello stesso sesso”, ha commentato Fred Sainz, vice presidente di Human Rights Campaign, un gruppo attivi per i diritti dei gay.

Di tutt’altro tono il commento di Tony Perkins, presidente del Family Research Council, che bolla l’iniziativa come frutto “del mondo alla rovescia del politically correct di sinistra”.

A suo parere l’obiettivo e’ quello di sostenere la causa del matrimonio omosessuale e dei genitori dello stesso sesso.

La novita’ per i passaporti americani gunge dopo il via libera all’ingresso degli omosessuali dichiarati nelle forze armate americane. E non e’ probabilmente un caso che l’iniziativa giunga dal dipartimento di Stato.

Hillary Clinton fu la prima first lady a partecipare ad un gay pride e come segretario di Stato ha esteso ai partner gay dei diplomatici i benefici per i coniugi.
fonte gaynews24 Adv

Lgbt politica: Zacchiroli si racconta "Sono gay, lo sapevate?"


Il candidato alle primarie ospite in una serata al Cassero racconta la sua omosessualità: "Vorrei un Pd e una città che vivono al differenza come una ricchezza"

"Vi dico una cosa, come teologo e come gay...". Il coming out di Benedetto Zacchiroli, candidato alle primarie del centrosinistra, arriva al Cassero, durante un dibattito sui diritti civili con gli sfidanti Virginio Merola e Amelia Frascaroli. Nessuna sorpresa.

"Dichiararsi non è pettegolezzo" ha detto una volta il governatore della Puglia Nichi Vendola, pure lui gay e cattolico. Come Zacchiroli, teologo, omosessuale, e oggi candidato a Palazzo D'Accursio.

Zac infila la sua confessione pubblica in un discorso, senza soffermarsi più di tanto. Si parla di coppie di fatto e matrimoni gay. Lui risponde così, alla domanda del pubblico: "Come teologo e come gay, come quello che sono, dico che non mi stupisce che il Vaticano abbia posizioni contrarie.

Mi stupisce molto invece che la sinistra e il Pd non abbiano il coraggio di dire quel che si deve dire, e di avere la schiena dritta. Vorrei un Pd e una città che vivono la differenza come una ricchezza".

Naturalezza per quella che ritiene essere solo una scelta privata, resa pubblica ieri nell'alveo della comunità gay più estesa di Bologna, quella dell'Arcigay al Cassero, che ospita l'ennesimo tribattito tra i candidati alle primarie.

Tema: "Promuovere partecipazione e diritti di cittadinanza". Zac esce allo scoperto. Non ne fa una bandiera, ma nemmeno lo nasconde.

Nessuna novità, in realtà, perché non è il primo caso. L'ex capogruppo Pd a Palazzo D'Accursio, Sergio Lo Giudice, è stato presidente di Arcigay. Il consigliere regionale Franco Grillini ha fatto della sua omosessualità quasi una ragione politica.

Senza considerare, a Roma, i tanti "coming out", dall'ex segretario dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio, all'ex conduttore Alessandro Cecchi Paone, che dichiara la sua bisessualità nel 2004, candidandosi alle Europee con Forza Italia.

Ma se il passo avanti dei candidati che dichiarano la propria omosessualità non è una notizia per il Paese, lo è certamente nella corsa a Palazzo D'Accursio. Sindaci gay, Bologna non ne ha mai conosciuti.

Anzi, spesso sotto le Torri, spesso ci si è scontrati sui temi della laicità, tra quozienti familiari, centristi e Pd sempre incerto sui temi etici. Per non parlare del sì alle nozze gay.

Il sindaco Flavio Delbono rifiutò di celebrare il matrimonio simbolico di una coppia omosessuale, tra molte polemiche della comunità gay.

Oggi il vento è cambiato. Forse a cominciare da "Diverso di chi?", il bel film la cui sceneggiatura, scritta proprio dal bolognese Fabio Bonifacci, narra di un trentacinquenne gay che diventa candidato sindaco della sinistra.
Alla fine perde le elezioni. Ma questa, come si dice, è un'altra storia.
fonte bologna.repubblica.it di SILVIA BIGNAMI

giovedì 13 gennaio 2011

Teatro lgbt: "Festa senza luci" di Luca Nasuto, in scena il mondo transessuale, la fede, l'amore, l'amicizia e....


Andrà in scena domani 14 gennaio sera, al Super Cinema di Castellammare di Stabia l'ultima opera di Luca Nasuto, il giovane drammaturgo stabile che scrive testi taglienti, toccanti e provocatori della vita. Al mattino la conferenza stampa.

Per info e prenotazioni 081. 8717058

"Il mio teatro è il monologo di un uomo qualunque che si guarda attorno e non vede altro che una follia mascherata da finto perbenismo!" ha dichiarato il regista Luca Nasuto .

Due anni fa l'opera "Labbra angeliche su labbra umane" presentata la prima al C.A.T di Castellammare di Stabia (Na) ha riscosso notevole successo perché il testo esprime con rabbia alcuni temi delicati come i disturbi psichiatrici.

L'anno scorso, invece, l'opera "Il Dio dell'Incapacità" che parla di un altro Dio ossia quello che abbiamo costruito nella nostra società e che rappresenta l'incapacità odierna di amarsi, di essere genitori, figli, di governare, di promulgare le leggi etc.

Il 14 gennaio 2011, al Super Cinema di Castellammare di Stabia, andrà in scena l'opera ultima "Festa senza luci" che tratta un tema scottante e attuale il mondo del transessuale ma non solo si riflette sulla fede, sull'amore, sull'amicizia.

L'invito è rivolto a tutti coloro che hanno voglia di vedere un teatro diverso, profondo e pungente.

Il giorno stesso nel corso della mattinata ci sarà la conferenza stampa con il regista e gli attori, il fine è di dare una certa risonanza a questo tipo di teatro che intende denunciare fatti, idee e temi poco trattati perché scomodi e difficili da tollerare!

Dal punto di vista psicologico il regista riesce a caratterizzare molto bene i personaggi che sono sempre molto forti, persone che hanno vissuto drammi che alcuni riescono a superare non senza difficoltà mentre altri ne restano schiacciati e sconfitti.

Le emozioni che si provano guardando le opere di Luca sono molteplici: gioia, rabbia, disperazione, paura, tenerezza....un tuffo nel cuore dello spettatore.

Temi che ci riguardano che ci toccano nel profondo perché li viviamo quotidianamente.

Per info e prenotazioni 081. 8717058
fonte casertanews.it

Lgbt Spettacoli: una danza che regala emozioni, Erica sul palco con la sua stampella


La sclerosi multipla non le ha impedito di ballare il suo spettacolo,
"Smania di vivere" racconta come si scende a patti con la malattia, senza rinunciare alle passioni.

Ha 31 anni e fa l’avvocato a reggio emilia
Sul palcoscenico solo lei e la stampella che, come un fedele compagno di danza, accompagna i passi, sorregge i volteggi leggeri, misura lo spazio tra la libertà e il limite.

Erica Brindisi ha la sclerosi multipla da cinque anni, balla da quando ne aveva sei e non ha mai pensato di rinunciare alla sua passione di sempre, nonostante la malattia.

Un corpo sottile e asciutto, capelli lisci che incorniciano un viso regolare e uno sguardo fermo, il parlare deciso e coinvolgente: tutto nella presenza di Erica si traduce in energia, ma non solo.

Anche in consapevolezza, in volontà, in voglia di vivere, anzi in "Smania di vivere", come recita il titolo dello spettacolo di teatro danza che la vede protagonista.

Foggiana di nascita ma fidentina di adozione, Erica ha 31 anni e di mestiere fa l’avvocato presso il Centro servizi per il volontariato di Reggio Emilia.

Ha iniziato da piccola a studiare danza classica e moderna, diplomandosi poi all’Imperial Society of Teachers of Dancing di Londra. Da pochi anni si è avvicinata al teatro danza, un genere, come lei stessa spiega, «in cui non c’è solo la tecnica, ma anche l’interpretazione.

Gli spettacoli di teatro danza sono racconti veri in cui la musica accompagna movimenti e parole, racchiudendoli in una cornice di grande suggestione emotiva».
E, di certo, le emozioni non mancano nello spettacolo che Erica ha allestito insieme con il marito musicista Giuse Rossetti.

«"Smania di vivere" è il racconto della scoperta della mia malattia, dice Erica, dal rifiuto all’accettazione, fino alla presa di coscienza che per continuare a vivere bisogna che la si guardi in faccia ogni giorno, che si impari a convivere con i nuovi limiti che la sclerosi multipla pone.

La vera vittoria non è guarire, ma continuare a fare quello mi piace, adattandomi volta per volta alle mie diverse condizioni».

Sulla scena Erica danza con la sua stampella su musiche e testi composti da Giuse Rossetti, alternando parti recitate a ballo; racconta di sé e di come la sua vita sia cambiata all’improvviso con una grazia e una leggerezza che sembrano contraddire il dramma della scoperta.

Una contraddizione solo apparente, poiché la grazia dei movimenti e il ritmo pulito e sobrio delle musiche svelano invece una consapevolezza lucida e forte.

IL SOSTEGNO DELL’AISM: Grazie alla rete capillare delle sedi Aism del centro Italia, lo spettacolo sta facendo il giro dei piccoli teatri di provincia, riscuotendo un successo insperato.

Sul sito www.smaniadivivere.com si possono conoscere le prossime tappe e lasciare commenti e contributi, così come si può partecipare al gruppo sempre più numeroso su Facebook.
«Abbiamo ricevuto inviti anche dalla Sicilia e siamo impegnati fino a giugno 2011.

Ci tengo a sottolineare che il ricavato degli spettacoli viene devoluto all’AISM e, dunque, alla ricerca. "Smania di vivere" è uno spettacolo che si serve dell’arte per comunicare in modo diverso la malattia e chi viene a vederlo lo fa anche perché vuole sapere e capire fino a che punto la sclerosi multipla condiziona e limita la vita di chi ne è colpito».

Anche se, come recita uno dei testi di Rossetti che accompagnano Erica nella sua performance, «il limite dei limiti è pensare che a qualcosa possa non esserci rimedio.

Alla morte forse, ma dimenticarsi che siamo vivi cos'è se non una pazzia?».
fonte corriere.it di Mariateresa Marino

mercoledì 12 gennaio 2011

Lgbt "VARIANTI DI GENERE" Laboratorio di analisi e approfondimenti, il 15 e 16 Gennaio a Roma


VARIANTI DI GENERE
Laboratorio di analisi e approfondimenti
verso il RomaEuroPride 2011

Sabato 15 e domenica 16 gennaio 2011
presso il circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, Via Efeso 3\a Roma.

Sabato 15
ore 11.30: “Da Stonewall al RomaEuroPride 2011, i percorsi del movimento lgbtiq”
a seguire presentazione dei workshop
ore 15: Workshop: “Depatologizzazione e transessualismi”
ore 17: Workshop: “Crisi economica: quali servizi e quali diritti”
ore 19: Workshop creativo...quali strumenti e quali azioni verso l'europride?

Domenica 16
ore 10: Workshop: “Lesbismo, familismo ed eterosessismo”
ore 12: Workshop: “Rapporti fra razzismo, colonialismo fondamentalismi e politiche securitarie”
ore 14.30: Sessione finale, report dei vari workshop, proposte di dibattito per la piazza dell'EuroPride, iniziative varie.

Diffondete e rispondete!!!
http://orgogliosamentelgbtiq.blogspot.com/
Vi aspettiamo
Il gruppo romano "orgogliosamente tlgbiq"
fonte orgogliosamentelgbtiq.blogspot.com

Lgb socialnetwork: Annuncia suicidio su Facebook, il Daily Mail accusa gli "amici" nessuno si è mosso per salvarla


La madre della suicida:"Nessuno si è mosso per salvarla"
Non è la prima volta che qualcuno, attraverso facebook, annuncia di volersi togliere la vita.

In alcuni casi qualcuno degli amici non esclusivamente virtuali è intervenuto di persona o chiamando la polizia; salvando, in questo modo, l'aspirante suicida. In altri, invece, non v'è stato modo o volontà di agire in tempo.

L'ultimo caso, quello della 42enne inglese Simone Back, viene raccontato dal Daily Mail e riportato da "Il Messaggero" con un'accusa precisa agli amici, partita anche dalla madre della donna e da un'amica di famiglia.

Quando Simone ha esternato attraverso aggiornamento di stato la volontà di suiciarsi con un chiarissimo "Ho preso tutte le pillole, sarò morta presto, addio a tutti", le reazioni dei suoi oltre 1000 contatti sono state di incredulità, indifferenza, sufficienza e superficialità.

Ecco un estratto dal dialogo on-line pubblicato per intero dal Daily Mail:"Amico A: Fa sempre overdose e racconta bugie. Amico B: Spero che menta anche stavolta sennò domani avremo tutti sensi di colpa. Amico C: Avete visto di Simone e le pillole? Qualcuno è andato a vedere? Amico A: Lo fa sempre.

Non è mica più una ragazzina. Amico D: ammazzarsi per una storia d'amore non è una buona ragione".
A quanto pare, dunque, la Back stava soffrendo per una storia d'amore andata male e non era nuova a simili annunci disperati.

Dei suoi 1048 "amici", però, nessuno si è preoccupato di verificare se le intenzioni in questo caso fossero serie o no anche solo telefonando alla polizia.

Viene il dubbio, anzi, che la donna abbia magari deciso di uccidersi solo dopo aver letto le reazioni, per lo più poco comprensive, alla proprio aggiornamento di stato.

Samantha Pia Owwn, un'amica di famiglia, è sbigottita: "Tutti hanno continuato a chattare come se niente fosse. E dire alcuni di loro abitavano a un passo dalla casa di Simone".

Evidentemente, ulrare il proprio dolore su di una piattaforma che per quanto attiva e frequentata è pur sempre virtuale, in questo caso non è stato il modo migliore per attirare l'attenzione.

E' più facile pensare, infatti, che probabilmente la 42enne inglese avesse già deciso di togliersi la vita e che non volesse essere salvata da nessuno.

Peccato, però, che nessuno abbia deciso che potesse essere salvata con un intervento repentino dei sanitari.
fonte julienews.it di Germano Milite

Lgbt fashion style: Tom Ford al comando di Vogue Paris


Se lo chiedevano in tanti e adesso la notizia è quasi ufficiale: dopo la scelta di lasciare la guida di Vogue Paris da parte di Carine Roitfeld, viene svelato il nome del suo successore.

Si tratta dell’originale (e affascinante) ex-direttore creativo della maison Gucci Tom Ford, che proprio in questi ultimi mesi si è parecchio avvicinato alla Roitfeld, lavorando a stretto contatto per la realizzazione del numero natalizio dell’edizione francese di Vogue.

Nessun cenno diretto alla nuova avventura tre quelle pagine, ma nel frattempo la Roitfeld ha spiegato su WWD le motivazioni delle sue dimissioni: “Sono sempre stata una freelance, quando mi hanno assunta dieci anni fa, ho trovato difficile abituarmi ad avere un ufficio e un calendario [...] fisso.

E’ stata un’avventura incredibile [...] sono sorpresa di aver resistito così a lungo”.

Dal canto suo Tom Ford ha ammesso che a seguito del notevole avvicinamento con Carine Roitfeld, sia stata lei stessa, contenta del suo impegno e della sua competenza, ad offrirgli il suo posto nella direzione della celebre rivista.

Una cosa è certa: in qualunque modo sia andata, conoscendo i precedenti del grande stilista texano, la sua ironia e la sua ecletticità, ne vedremo sicuramente delle belle.
fonte stilefemminile.it
Tom Ford Spring/Summer 2011 Womenswear

martedì 11 gennaio 2011

Lgbt Televisione, Don Gallo: «Rispettate i gay, le lesbiche, i trans»


Quando di parla di Chiesa e di omosessualità viene spesso in mente una contrapposizione. Eppure c'è chi porta avanti un messaggio ben diverso.

E' il caso di Don Andrea Gallo, prete di strada, sopite sabato scorso alla trasmissione "Che tempo che fa".

Nel suo discorso ha affrontato il tema dell'omosessualità dichiarando che «Dove c'è amore... Cosa sono tutti questi tabù moralistici?
La sessualità è un dono di Dio o del demonio?
La sessualità è un dono di Dio, è un enigma, come si fa a scoprire fino in fondo?

E allora rispettate i gay, l'eterosessuale, l'omosessuale, il transessuale, l'azione, le varie culture».

Nel suo intervento Don Gallo ha parlato anche di come la Chiesa sia formata da un'unità di uomini ma non necessariamente da un'uniformità di pensiero e attraverso la parole di Pio IX ha spiegato di come si possa essere in disaccordo: «Dopo secoli siamo dovuti arrivare al Concilio Vaticano II.

Al fine dell'800 Pio IX fu terribile dichiarando, ed è qui il punto, che ormai nella nostra Madre Chiesa il primato della coscienza personale è dottrina certa. Chi dice il contrario è eretico».

In chiusura del suo intervento ha anche parlato di sacerdozio femminile, dicendosi a favore e scherzando sul fatto che Gesù non ha detto:
«Voi siete i miei fratelli e le mie sorelle. Le donne un po' meno».
fonte gayburg.blogspot.com

Libri lgbt “Diva mon amour” gli scrittori italiani celebrano le icone gay


E’ stato presentato ieri a Più Libri Più Liberi, la fiera della piccola e media editoria di Roma, il libro “Diva Mon Amour” (Azimut editore) curato da Gaspare Baglio.

15 racconti dedicati ad altrettante icone gay, ovvero quei personaggi “che ci accompagnano nelle nostre quotidianità con quelle vite favolose”, raccontati da altrettanti scrittori tra cui Alessio Arena, Franco Buffoni, L. R. Carrino e Insy Loan.

Si va dalle icone per antonomasia (come Madonna) alle dive per eccellenza (Joan Crawford e Marlene Dietrich) passando per personaggi che hanno contributo alla cultura lgbt (Derek Jarman e W.H. Auden) e al costume (come le quattro protagoniste di Sex & The City).

Dalle icone italiane (Patty Pravo, Loretta Goggi, Viola Valentino) a quelle internazionali (la cubana La Lupe), dalla ex-first lady Nancy Reagan all’ex-eroina Wonder Woman.

Perchè, come dice il curatore della raccolta, “poco importa se sono all’apice del successo o se i riflettori non le illuminano più.
Sono come le fate: pronte a brillare finché un gay, e non solo, crederà in loro”.
fonte napoligaypress.it

Lgbt cinema "Burlesque" Christina Aguilera e Cher contro il bullismo


Non potevano sicuramente mancare all’appello Christina Aguilera e Cher, protagoniste del musical Burlesque, appena uscito nei cinema americani (qui in Italia lo si potrà vedere solo da febbraio…).

Le due cantanti/attrici hanno speso parole di sostegno verso i loro giovani fan, cercando di convincerli che le cose andranno meglio. Cher ammette che sono tempi difficili ma li spinge anche a tenere duro, perché il tempo inizierà ad aumentare il senso di accettazione e rispetto per tutti.

Anche Christina Aguilera lancia un appello e un messaggio a chi la ascolta dicendo di essere vicina a chi è al centro di bullismo, essendo stata anche lei, da ragazzina, vittima proprio di discriminazioni: non è facile, non è divertente, è qualcosa di terribile ma si deve trovare un modo per poterlo superare e non arrendersi perchè le cose andranno meglio. It gets better.
fonte queerblog

lunedì 10 gennaio 2011

Libri lgbt "Evviva la neve" Delia Vaccarello narra storie di trans e transgender


Si respira la vita nel leggere il nuovo libro di Delia Vaccarello dal titolo Evviva la neve. Vite di trans e transgender.

Sì, perché non si tratta di un saggio sulla situazione delle persone transessuali, ma di un narrare la loro vita e, soprattutto, la loro rinascita con quella delicatezza e meraviglia che tutti noi proviamo dinanzi alla culla di un neonato.
Il titolo è spiegato nell’epigrafe del libro:

"Faceva Freddo. I vetri erano appannati. Da lì si vedeva la strada sbiadire fino a diventare nulla. A un tratto una risata tagliò l’aria. Una di quelle risate allegre e squillanti che soltanto l’infanzia regala. Mi voltai, guardai intorno. Allungai una mano sul mio ventre. Oddio. Che brivido. Che gioia. Il gelo non c’era più. E fuori morbida cadeva la neve"(Fabianna)

Delia Vaccarello in dieci capitoli presenta varie persone, il loro vissuto, il cammino che hanno fatto per diventare quello che veramente sono: donne anche se nate come uomini; uomini anche se nati donne.

Sconcertante nella sua delicatezza e nella sua bellezza il capitolo Fai dei bei respiri profondi, bei respironi… in cui la Vaccarello racconta di un’operazione di attribuzione di sesso eseguita presso il Cattinara di Trieste. È palpabile lo stupore per la vita che nasce, di nuovo. Forse meglio dire, per la prima volta.

Un libro da leggere e diffondere.
"Evviva la neve, Vite di trans e transgender" di Delia Vaccarello,
Mondadori 2010 euro 17,50
fonte queerblog.it

Lgbt Cuba: all’Habana inaugurata la prima discoteca gay


Sembra proprio che i tempi stiano cambiando, anche a Cuba.

L’archetipo che voleva il cubano tipo “guapo y fajao” , sempre pronto a far risaltare il proprio maschilismo, sta poco a poco perdendo il suo profilo dominante, lasciando spazio anche a quelle “diversità” sessuali, che madre natura ha previsto nella sua opera immensa.

Il maschilismo è una tipica forma d’atteggiamento che non solo è (era) radicata nella popolazione cubana, ma in quasi tutto il continente latinoamericano.

A tal riguardo il governo cubano da anni attraverso il Centro Nacional de Educación Sexual (CENESEX) fa fronte a questa connotazione culturale tipica dell’isola, sensibilizzando la popolazione ed interagendo con la stessa, mediante feste e dibattiti a tema, organizzati in tutto il paese.

La notizia dell’apertura della prima discoteca per omosessuali la riporta il blog “paquitoeldeCuba” e l’autore anch’egli omosessuale, ne descrive l’apertura con una certa soddisfazione e allegria.

La discoteca si trova presso il ristorante statale “El Sótano” a la Habana Vieja. L’entrata costa 25 pesos in moneta nazionale e prevede, come riporta lo stesso blog, un’ offerta gastronomica sempre in M.N., climatizzazione , effetti luce e altro di ultima generazione.

L’amministrazione del ristorante El Sótano, ha accolto con grande interesse e benevolenza il nuovo progetto, vista la locazione adeguata e la capienza dello stesso, pronta ad accogliere all’incirca 350-400 persone.

Saranno previste in futuro anche delle serate musicali, (non è sicuro ma a Gennaio dovrebbe esibirsi la popolare cantante pop Yenisey del Castillo) e delle serate di spettacolo in generale.

Personalmente ritengo e considero questa notizia una ventata d’aria fresca, e mi fa piacere notare che a piccoli passi, Cuba, sebbene impiegherà anni e anni ad allontanare lo spettro dell’omofobia, abbia intrapreso un percorso che può solamente incentivare nella popolazione la consapevolezza, l’equità, ed il libero arbitrio, basilari in un tessuto sociale sempre più evoluto.
fonte thisiscuba.net, by Francesco A.
Fonte foto: http://paquitoeldecuba.wordpress.com/

Lgbt USA: La miss calva che sfida l'America, Kayla Martell ha una forma di alopecia, e vuole presentarsi alle finali nazionali senza parrucca


Kayla Martell ha una malattia ai capelli (alopecia areata): e vuole presentarsi alle finali nazionali senza parrucca.

ha 22 anni, reginetta del Delaware, rischia di diventare strafamosa, che la accettino o no a miss America, che le diano un premio, anche di consolazione o la lascino in coda, perché ha qualcosa che non va.

E' calva. Una forma di alopecia, niente di pericoloso, un handicap però, stando ai severissimi diktat dei concorsi di bellezza. «Io sono così - dice allegra - vado in giro, vedo gli amici, mi faccio fotografare senza parrucca. Non capisco chi si sorprende».

In realtà lo capisce benissimo. I capelli sono indispensabili in una società che per valorizzarli al massimo ha inventato la graziosa tortura delle elle extension. Mentre è ormai chiaro che gli uomini con la testa rasata possono essere sexy, per le donne il «centimetro zero» è più una provocazione.

Pochi nomi: la cantante Sinéad O'Connor, la mitica Skin degli Skunk Anansie, la modella Alek Wek, ma anche la trasformista Irene Pivetti e la ribelle Rosalinda Celentano.

A questo punto, le domande possono essere molto frivole: Kayla Martell sfilerà con la parrucca? Se la toglierà con un gesto teatrale, o si presenterà a cranio nudo, sfidando la giuria?

Ma dalla frivolezza viene fuori un discorso serio sul corpo delle donne, sull'intreccio di regole e divieti che espongono o nascondono, altrimenti non ci sarebbero sfilate in costume da bagno e in abito da sera, ma neanche veli e fazzoletti imposti da parecchie religioni (arabi, ebrei, cristiani) per eliminare il rischio di una sensuale ciocca tentatrice. Una miss calva è, in qualche modo, una sfida.

Patrizia Mirigliani, organizzatrice di Miss Italia, dove ultimamente si è visto di tutto, la mamma, la ragazza di colore, l'handicap, e si è parlato anche di trans, assicura, senza pensarci un attimo, che prenderebbe subito una come Kayla, «perché mi sono sempre piaciute le ragazze con i capelli raccolti o con un taglio corto, fuori dallo stereotipo della donna materna, rassicurante, perché se il viso è armonioso, il fatto che non ci siano capelli è irrilevante, e poi trovo bella la grinta, il carattere. Un tipo così è interessante, è curioso, non si dimentica». E di sicuro fa notizia.

«Viviamo in un momento in cui tutto ciò che può sorprendere e colpire è comodo», ricorda Anna Kanakis, miss Italia nel '77, attrice, e oggi anche scrittrice, «La provocazione serve a dare visibilità.

Inoltre noi italiani siamo buonisti: premieremmo il coraggio. Una testa calva grida “sono qui!”, fa scoprire anche l'anima, può dare speranza a chi soffre. Pensiamo ai tumori, a come una donna può vivere la perdita dei capelli per una chemio, a come si cerca di nascondere il dolore.

A sé e agli altri. Il male spaventa. La miss calva forse non l'ha calcolato, ma il suo gesto rompe un tabù».

Viene subito in mente Jane Goody, la star del Grande Fratello inglese morta di cancro nel 2009, che ha vissuto davanti alle telecamere la malattia, non ha mai voluto portare la parrucca ed è stata, a lungo, tenera e bellissima.

Ma c'è anche la storia, opposta, di Sophie van der Stap, la ragazza olandese che a 21 anni ha scoperto di avere un raro e aggressivo cancro al polmone.

Per 54 settimane è andata avanti fra Tac, trasfusioni, radiazioni e flebo. Quando ha perso i capelli è entrata, un po' disgustata, nel negozio di parrucche dell'ospedale Amc di Amsterdam.

Ne ha comprate nove, e a ognuna ha dato un nome: Stella, Sue, Daisy, Blondie, Platina, Uma, Pam, Lydia e Bebé sono diventate le sue «altre» personalità (e poi ci ha scritto un libro, pubblicato Italia da Bompiani).

Sulla carriera di Kayla si accettano scommesse. Anna Kanakis la vede come anchorwoman in un network televisivo, magari resa ancora più particolare da un brillantino in mezzo alla fronte.

A parziale incoraggiamento della tendenza, possiamo segnalare l'attenzione di grandi fotografi di moda come Steven Klein e Peter Lindberg per modelle con qualche difettuccio (la strapagata Lindsay Wixon di Miu Miu, Versace e John Galliano ha una fessura tra i denti che molte sarebbero corse a correggere): forse siamo più disposti ad accettare l'idea che, tanto, nessuno è perfetto.
Era ora.
fonte lastampa.it di ROSELINA SALEMI

domenica 9 gennaio 2011

Lgbt TV ”Da femmina a maschio” oggi su Raitre alle 12.55, a “Racconti di vita”


”Da femmina a maschio” s’intitola la puntata che “Racconti di vita” di oggi alle 12.55 su Rai3, dedica alla transizione da donna a uomo.

In studio con Giovanni Anversa le testimonianze di Gabriele Oliva 35 anni di Roma, che dopo un periodo di grande instabilita’ ha messo a fuoco la sua vera identita’ e oggi e’ felice di essere l’uomo che avrebbe sempre voluto essere, e di Gabriele Dario Belli, che dopo aver realizzato la transizione da femmina a maschio ha scelto di partecipare al Grande Fratello non per narcisismo ma per mettere la condizione delle persone transessuali sotto i riflettori del grande pubblico.

Accanto alle loro storie, i filmati realizzati in esterno dedicati al Saifip, il servizio per l’adeguamento tra identita’ fisica ed identita’ di genere dell’Ospedale S. Camillo di Roma, dove a parlare saranno operatori e utenti. Tra questi una madre e un giovane adolescente che da maschio vuole diventare donna.
fonte gaynews24 Adv

Lgbt: Relazioni, è la fedeltà il vero collante della coppia, sesso solo al secondo posto


In una coppia ci sono molteplici sfaccettature che collimano perfettamente ed altre che fanno fatica ad incastrarsi. Ma cosa fa funzionare davvero un rapporto di coppia?

Una ricerca americana ha rilevato come l’aspetto che unisce di più (per il 90% degli intervistati) è la fedeltà, seguita da una vita sessuale felice (per il 70% degli intervistati) ed in terza posizione la condivisione degli impegni domestici (per il 60% degli intervistati). Il primo dato è quello che fa più riflettere.

Se questo è ciò che la gente pensa, perché allora ci sono così tanti tradimenti? E soprattutto perché molte persone li accettano senza reagire?

È molto frequente sentir dire che qualche tradimento occasionale può capitare all’interno di un rapporto duraturo, che bisogna metterlo in conto e far finta di nulla. Anzi, se anche avvenisse, meglio non saperlo proprio. Al contrario, se il tradimento si traduce in una storia parallela duratura, allora è tutto un altro paio di maniche. Si tratta di qualcosa di grave che può incrinare seriamente una relazione.

È proprio vero che anche una scappatella occasionale non può essere altrettanto coinvolgente e sconvolgente di una storia parallela? Sicuramente grande importanza risiede nel momento storico della coppia.

Normalmente se c’è sintonia a livello caratteriale e sessuale i rischi di un tradimento diminuiscono sensibilmente.
Esistono tuttavia tanti casi in cui il partner ha bisogno di tradire nonostante la relazione sia soddisfacente.

Solitamente ciò avviene perché in questo modo si può mettere alla prova il proprio sex appeal, ricercando nell’approvazione altrui sicurezze e conferme su se stessi. Addirittura capita che le persone che non fanno sfoggio di relazioni extraconiugali nelle chiacchiere tra amici o amiche siano considerate un’eccezione.

Se ne può dedurre che ciò abbia anche una forte valenza non solo per l’autostima, ma anche sull’immagine che si proietta all’esterno. Indubbiamente la persona che “conquista”, che ha successo in campo sentimentale, è ammirata dagli altri. Questa “stima” rimane anche quando la persona ha una relazione stabile, tanto che gli altri continuano ad avere aspettative entusiastiche circa sue eventuali e future conquiste.

C’è anche da chiedersi quando comincia l’infedeltà. È solo una questione fisica oppure è sufficiente il desiderio platonico frenato solo ed esclusivamente da questioni morali? È giusto allora essere fedeli a prescindere da qualsiasi problema o difficoltà della coppia e soprattutto quando l’istinto spinge in un’altra direzione?

La reazione al tradimento è qualcosa di assolutamente soggettivo. C’è chi non transige in nessun caso, per cui pone fine ad un rapporto anche per una scappatella e chi invece riesce ad ammortizzare bene qualche incontro occasionale se ciò non ha strascichi sentimentali.

Nel primo caso si tratta di una persona esagerata e troppo rigida oppure nel secondo ci troviamo di fronte ad un individuo troppo distaccato o semplicemente realista?

Molte persone vivono il tradimento come qualcosa di doloroso tale da prevedere un percorso interiore lungo e difficile che non necessariamente si conclude positivamente per il futuro della coppia. In questo caso il rapporto, l’immagine di se stessi e quella del partner saranno ridefiniti in base a ciò che è accaduto. Altre persone rendono immediatamente pan per focaccia e si vendicano appena ne hanno l’occasione.

Altre ancora vivono il tradimento come un pretesto per mettersi in discussione in modo costruttivo, assumendosene totalmente o parzialmente la responsabilità con lo scopo di cambiare per dare nuova linfa al rapporto.

È vero quindi che la crisi fa bene alla coppia? Una cosa è certa, chi vive il tradimento con sofferenza deve innanzitutto pensare a sé e a cosa desidera dal rapporto.

In entrambi i casi ci vuole grande forza perché si può anche decidere di chiudere una relazione che dura da anni. Al contrario, se si sceglie di intraprendere la strada del perdono è necessario cercare di vivere la storia in un clima il più possibile sereno e non fatto di continui sospetti per la paura che il partner possa ricadere in tentazione. È evidente che in questo caso diventa davvero difficile pensare di tornare ad essere una coppia con un suo futuro.

Infine mi chiedo: esistono tradimenti di serie A e di serie B che come tali vanno gestiti e superati diversamente?
fonte donna.tiscali.it di Elisabetta Rotriquenz

venerdì 7 gennaio 2011

Lbri Lgbt "Corpi sull'uscio, idendità possibili" di Eugenio Zito e di Paolo Valerio


Vi segnalo con piacere il libro di Eugenio Zito e di Paolo Valerio: Corpi sull’uscio. Identità possibili
pubblicato di recente dall’editore napoletano Filema.

Il tema riguarda i femminielli, figure storiche della cultura napoletana e che oggi potremmo definire in qualche modo transgender.

Uomini che “sentono e vivono da donna” con un travestitismo pieno di teatralità e di ilarità festosa comunicano attraverso una gestualità amplificata e caricaturale in un contesto in cui questa eccentricità non viene penalizzata.

Tutto sta cambiando a Napoli e gli autori, psicologi clinici, si chiedono: rischiano l’estinzione i femminielli?

Diventeranno piuttosto viados, drag queen o crossdresser in questo confuso e caleidoscopico panorama di identità possibili e post-moderne?

Si tratta di persone transessuali? Sono semplicemente omosessuali effeminati? Oppure ancora dei travestiti o dei transgender?

Gli autori, entrambi esperti in studi sul genere dell’Università Federico II di Napoli, propongono una ricerca con lo sguardo attento alla storia, all’antropologia e al contesto specifico.

In questo caso gli aspetti psicologici e individuali prendono un senso di maggior respiro rispetto ai manuali specialistici per addetti ai lavori e un pregio ulteriore consiste nel linguaggio accessibile anche se pieno di rimandi e citazioni interessanti.

Siccome nella questione di genere c’è ancora parecchia confusione proprio tra biologia, psicologia e norme sociali implicite ed esplicite, è un viaggio interessante quello nelle radici storiche e attuali dei femminielli!
fonte sesso.blogautore.espresso.repubblica.it di Chiara Simonelli

LGBT PISA: TRANSESSUALE, MINACCIATA E AGGREDITA, ABBANDONA CASA SUA PER ESASPERAZIONE


Miki è una transessuale che vive in provincia di Pisa e ha deciso di raccontare ai giornali locali quello che sta continuando a subire senza che nessuno intervenga per aiutarla.

La gente non vuole la sua presenza e continua a renderle la vita impossibile. L’ultima azione è avvenuta la sera di Capodanno quando le hanno lanciato un petardo nelle tubature del bagno e che è scoppiato dentro casa:

“Ho subito di tutto: minacce verbali, fisiche, pedinamenti, agguati.
Una volta sono anche stata picchiata e sono finita all’ospedale.

E adesso hanno preso di mira anche la mia casa e il mio compagno. E menomale che non eravamo in casa, dice Miki, altrimenti non so cosa sarebbe potuto succedere”.

Ma chi sono queste persone? Miki ne è certa: il vicinato, coloro che vivono poco lontano da lei e non tollerano la presenza di una transessuale accanto, proprio in un paesino piccolo come San Giovanni alla Vena.
Ora Miki si è arresa e ha deciso di andarsene, ma prima lancia un appello:

“Ho già contattato l’agenzia immobiliare. Sono in preda ad un esaurimento nervoso, non riesco ad andare avanti e ogni giorno cerco di stare più lontano da casa possibile. Ma sono sfinita.

Solo così i molestatori mi lasciano in pace, questa situazione sta mettendo a dura prova la mia resistenza. Non ce la faccio più.

Non faccio del male a nessuno, sono in casa mia e credo di poter ricevere altre amiche trans senza rischiare di essere offesa o, peggio ancora, minacciata”
Fontedigayproject.org via www.queerblog.it

giovedì 6 gennaio 2011

Camerun: Unione Europea finanzia organizzazioni per diritti lgbt


Nei giorni scorsi è stato accordato un finanziamento di ben 300.000 euro a favore di due organizzazioni non governative del Camerun, che riceveranno la somma grazie ad una decisione da parte dell’Unione Europea, in merito al Progetto di assistenza delle minoranze Lgbt.

Le due organizzazioni sono infatti molto attive nel territorio, dove lottano in difesa dei diritti delle persone appartenenti alla comunità Lgbt, diritti continuamente calpestati, in una terra dove essere omosessuali è un rischio quotidiano.

La punizione per le coppie omosessuali che hanno rapporti intimi può andare ad esempio dai sei mesi ai cinque anni di carcere, ed è in un clima del genere che le associazioni Lgbt sul territorio lavorano per tutelare la comunità gay e trans locale.

Le Ong per i diritti della comunità omosessuale che riceveranno il finanziamento di 300.000 euro sono il “Collettivo delle famiglie dei bambini omosessuali” e l’”Associazione camerunense di difesa dei diritti degli omosessuali“.

Le due organizzazioni non governative svolgono anche un importante lavoro di assistenza per le persone emarginate dal resto della società per ragioni legate all’orientamento, e per il reinserimento degli anziani detenuti per motivi legati all’omosessualità.
fonte gaywave.it

Arte: Addio a Anna Anni, una vita nei costumi, ha lavorato con i più grandi da Zeffirelli alla Magnani, nel 1986 la nomination all’Oscar

Anna Anni nata a Marradi, tra le più celebri costumiste al mondo è morta all'età di 84 anni. Ha lavorato con i più grandi nomi della scena, come Franco Zeffirelli, Beppe Menegatti, Mauro Bolognini, Sandro Sequi. Ha vestito cantanti lirici quali Luciano Pavarotti, Placido Domingo, Maria Callas, Monserrat Caballè, etoile della danza come Carla Fracci e Rudolf Nureyev, attori del calibro di Anna Magnani, Valentina Cortese e Fanny Ardant. 

Nata nel 1926 a Marradi, al confine tra la Toscana e la Romagna, poi trasferitasi a Firenze, studiò all’Istituto d’arte, sognava di diventare pittrice, e cominciò dipingendo ceramiche, giocattoli, foulard per diventare poi attrezzista teatrale. L’esordio nel 1953, con i costumi del Volpone di Jonson e della Locandiera di Goldoni, entrambi diretti da Orson Welles. Poi una serie di collaborazioni celebri, con Zeffirelli per la Turandot nel 1956, la Carmen nel 1995 per il Metropolitan di New York e Aida nel 1997 per il National Theatre di Tokyo; con Sequi per La figlia del reggimento nel 1966 al Covent Garden di Londra; con Menegatti per L’equivoco stravagante di Rossini, gli Astrologi immaginari di Paisiello e la Sonnambula di Bellini; ancora con Menegatti e con la moglie Carla Fracci per balletti come Il fiore di pietra, Coppelia, Hommages romantiques, Mirandolina, Giselle, Senso. Per il teatro di prosa firmò i costumi di spettacoli come La lupa con Anna Magnani, Maria Stuarda con il duo Cortese-Falk, Mistica con Paolo Poli, La città con Alfredo Bianchini e Ave Ninchi. Per la tv collaborò con il regista Mario Ferrero, per Ginevra degli Almieri e Stenterello re in sogno, e con Massimo Scaglione per lo spettacolo Grand Hotel Folies, con Milena Vukotic, Paolo Poli e Glauco Mauri. 

Al cinema il suo nome è legato soprattutto a Zeffirelli e alle trasposizioni sul grande schermo di opere come Cavalleria rusticana, Pagliacci e Otello per cui ottenne nel 1986 la nomination all’Oscar con Maurizio Millenotti. «Mi facevo mandare le foto, raccontò nel 2006, quando Palazzo Pitti le dedicò la mostra ’Dal segno alla scena' omaggio a 50 anni di carriera, degli artisti che avrebbero interpretato i vari personaggi. 

Così potevo disegnare il vestito seguendo l’opera, la sceneggiatura, la volontà del regista, ma anche il volto e il corpo dell’artista». Tra gli ultimi lavori firmati da Anna Anni, i costumi per due grandi produzioni cinematografiche dirette ancora da Zeffirelli: Un tè con Mussolini e Callas forever. Oltre che per la cura dei dettagli e la precisione filologica, Anna Anni era nota per il carattere schivo: «Stava troppo in retrovia», ha dichiarato Zeffirelli in un’intervista. «La mia Annina era un talento raro, tutto le sembrava difficilissimo da realizzare, invece era la miglior disegnatrice che io abbia mai visto. Ora mi sento più solo e ho paura». fonte corrierefiorentino.corriere.it

Lgbt Arte e Cultura: Comune di Firenze, il cordoglio dell'assessore Rosa Maria Di Giorgi per la scomparsa della celebre costumista Anna Anni


“Firenze ha perso una grande artista e una insegnante eccezionale”

“Con la scomparsa di Anna Anni abbiamo perso una grande donna: un’artista capace di dar lustro a Firenze con le sue creazioni, ma anche un’insegnante eccezionale, che ha formato tanti giovani”.

Con queste parole l’assessore all’educazione Rosa Maria Di Giorgi traccia un breve ricordo di Anna Anni, grande costumista e scenografa fiorentina, spentasi a Firenze il primo gennaio, all’età di 84 anni, i cui funerali si svolgeranno, in forma privata, alla chiesa di San Miniato.

“Non è facile ricordare Anna Anni, continua l’assessore Di Giorgi,
‘la signora che vestiva le stelle’, come è stata definita dal titolo di un quotidiano.

Una donna minuta, semplice, ma capace di creare costumi eccezionali, tanto che i suoi abiti hanno calcato i maggiori palcoscenici del mondo.

Molti la ricordano per questo, per i suoi successi internazionali, per le collaborazioni con grandi maestri del calibro di Orson Welles, Franco Zeffirelli, per aver vestito celebrità come Placido Domingo, Rudolf Nureyev, Carla Fracci, Maria Callas o Anna Magnani, solo per citarne alcuni, e questo rischia di oscurare un aspetto molto importante della sua figura, quello di insegnante”.

“Ma, aggiunge l’assessore, non molti forse sanno che Anna Anni è stata per oltre 30 anni, sino al 1994, insegnante di disegno e storia del costume all’Istituto professionale Tornabuoni di Firenze, dove è stata un punto di riferimento imprescindibile per centinaia di ragazzi e ragazze che frequentavano il corso di ‘stilisti di moda’.

Era capace di unire tecnica e fantasia, conoscenza dei materiali e grande esperienza, trasmettendo il suo sapere ai giovani con una semplicità incredibile.

Così come incredibile era la sua capacità di unire l’insegnamento, a cui non ha mai voluto rinunciare, agli impegni internazionali.

L’avevo incontrata in molte occasioni, ricorda ancora Di Giorgi, apprezzandone l’umiltà e la disponibilità al confronto, per questo domani sarò ai suoi funerali per porgerle un ultimo saluto.

A lei la città e noi tutti dobbiamo molto, per aver rappresentato Firenze nel mondo, ma anche per aver aiutato molti giovani a costruire il loro futuro, con la sua passione e dedizione di insegnante” conclude l’assessore.
fonte ufficio stampa Comune di Firenze

Lgbt sport: La regina Elisabetta II rende onore al calcio gay inglese


La regina d’Inghilterra ha deciso di premiare l’ex calciatore professionista Aslie Pitter per il suo costante impegno nell’affermazione dei diritti lgbt in Gran Bretagna e per la sua tenace lotta all’omofobia che da sempre lo contraddistinguono.

Il 50enne Pitter ha fondato oltre 20 anni fa la Stonewall FC, la prima squadra gay di football del Regno Unito che, nel giro di due decadi, è diventato il club calcistico composto da giocatori omosessuali più famoso e di successo del mondo.

Elisabetta II ha riconosciuto quindi il lavoro fatto per aiutare ad integrare la comunità arcobaleno inglese grazie allo sport inserendo l’attivista nero nella prestigiosa “New Year Honours List”.

Pitter, che ancora oggi gioca nel team da lui stesso fondato, ha dichiarato di essere onorato dell’investitura reale: “E’ un riconoscimento anche per tutti quelli del club, stiamo facendo un’azione buona e aiutiamo le persone a usare al meglio il proprio potenziale”.

Chissà cosa staranno pensando tutti quei calciatori gay che ancora oggi sono costretti a nascondersi, e a sposare donne che spesso non amano, per mantenere il proprio posto di lavoro e non scalfire l’immagine, spesso imperfetta, di uno sport ‘maschile’.
fonte gaymagazine.it Via Pink News

mercoledì 5 gennaio 2011

Lgbt: Imma Battaglia “La sentenza del tribunale siciliano è molto importante”


Nei giorni scorsi vi avevamo raccontato dell’importante sentenza di un tribunale siciliano, che aveva decretato che l’affidamento di suoi bambini non doveva essere assolutamente tolto alla madre a causa della sua omosessualità.

Era stata questa la richiesta avanzata da un uomo, che aveva dichiarato che la sua futura ex moglie non sarebbe stata in grado di accudire i suoi bambini dal momento che aveva intrapreso una relazione omosessuale.

Mi chiedo ancora quale sia il nesso tra le due cose, e credo se lo sia chiesto anche il giudice del tribunale di Nicosia (Enna), che ha respinto il ricorso dell’uomo che chiedeva l’affidamento totale dei figli.

A commentare questa importante sentenza ci ha pensato Imma Battaglia, presidente di ‘Gay Project’, che l’ha definita come una sentenza molto importante, e che ha dichiarato che una madre deve essere tutelata a prescindere dal suo orientamento.

Imma Battaglia ha dichiarato che questa sentenza “dimostra ancora una volta quanto sia necessario continuare a lavorare sulla cultura dell’uguaglianza e lottare contro qualunque tipo di discriminazione.

In questo percorso possono certamente aiutarci giudici lungimiranti e capaci di trovare nella nostra Costituzione la chiave dei diritti civili“
fonte gaywave.it

Lgbt diritti: La vittoria dei gay in Uganda, nessuna testata potrà più pubblicare i loro nomi


Nessuna testata potrà più pubblicare sulle proprie pagine i nomi di persone omosessuali

Nel 2010 il governo aveva cercato di introdurre una legge per punire l'omosessualità con la pena di morte

Un tribunale dell’Uganda ha stabilito che nessuna testata potrà più pubblicare sulle proprie pagine i nomi di persone omosessuali.

La sentenza ha chiuso il caso contro il quotidiano Rolling Stone – niente a che vedere con la rivista americana, che era stato denunciato da tre attivisti omosessuali per avere pubblicato cento foto di persone gay e lesbiche con accanto la scritta “Hang them”, impiccateli.

«È una sentenza storica», hanno commentato i tre attivisti «che crea un precedente in questo paese e in tutta l’Africa. Gran parte dei rischi a cui siamo sottoposti qui è proprio legato alle campagne omofobe condotte dai media».

In Uganda l’omosessualità è ancora considerata un reato. L’anno scorso il governo aveva presentato una nuova proposta di legge che prevedeva di punire gli omosessuali anche con la condanna a morte.

La proposta fu poi accantonata grazie alle pressioni esercitate dalla comunità internazionale, ma da allora le campagne di odio contro gli omosessuali sono aumentate sempre di più.

All’inizio di ottobre un altro giornale ugandese, Red Pepper, aveva pubblicato un elenco con i nomi delle persone gay e lesbiche più influenti del paese.

Le organizzazioni che si battono per i diritti dei gay in Uganda hanno detto che sull’onda di questa campagna si sono già verificati molti casi di violenza e che molte persone sono state costrette a lasciare il proprio lavoro e la propria casa.
fonte www.ilpost.it

Lgbt cultura: Il premio letterario “Un libro per lo sport a Firenze”


Gli scrittori e i giornalisti fiorentini si sono distinti durante l’anno 2010 per la vasta produzione di libri e testi di grande qualità inerenti il mondo dello sport e le sue molteplici discipline.

Per cercare di promuovere questa fertile attività letteraria e per cercare di incoraggiare quante più persone possibile a parlare di sport il Coni di Firenze ha istituito un premio dal titolo “Un libro per lo sport a Firenze”.

Il premio prevede per quest’anno un’edizione sperimentale che premierà i migliori libri di sport fiorentini usciti nel 2010 ma prevede per le prossime edizioni la realizzazione di un programma senza dubbio più articolato e complesso.

Quest’anno entreranno in concorso dieci libri che saranno scelti il prossimo 23 dicembre durante la riunione delal Giunta del Coni di Firenze.

I 10 libri saranno poi messi sotto votazione dal 23 al 30 dicembre.

I libri potranno essere votati con una mail a firenze@coni.it, con una lettera inviata al Coni di Firenze (Viale Milton 99, 50129 Firenze) oppure direttamente sul sito internet www.conifirenze.it.

I tre volumi più votati saranno premiati durante il mese di gennaio 2011.

Il presidente del Coni di Firenze Eugenio Giani ha così spiegato le ragioni di questa iniziativa: “Questo fiorire di libri sportivi a Firenze contribuisce a creare una memoria e una cultura nello sport.

Oggi entrando nelle librerie ci si accorge che i libri sullo sport sono molto gettonati, sono opere di eccellente qualita’ che non possono essere piu’ considerate di serie B come accadeva in passato.

Il Coni Firenze vuole quindi istituire questo premio per evidenziare questa importante tendenza letteraria che grazie allo sport permette di raccontare anche i fatti della vita, non solo sportiva, ma anche civile della citta’ e della provincia”.
fonte libriblog.com Scritto da camilla.biagini

martedì 4 gennaio 2011

Lgbt: Nipote dona il suo seme a zia lesbica e alla sua compagna, e con inseminazione hanno 2 figli, ma non è tutto qui, leggete la storia...


Deve essere stato davvero sconvolgente sapere che il proprio figlio ha donato il suo seme a sua zia e alla sua compagna.

Eppure è successo a Bedlington, nel Northumberland, dove Charles e Lynn Lowden hanno prima perso il figlio Charlie, di 20 anni, in seguito alle complicazioni di un’operazione d’ernia, e poi hanno acquisito 2 nipotini naturali.

La vicenda è degna dei migliori film strappalacrime, ma nella realtà ha saputo ridare la voglia di vivere a due genitori il cui figlio gli è stato brutalmente strappato. Un nucleo familiare distrutto e poi rinato grazie ad un altro nucleo a cui è, sorprendentemente, legato.

Tutto ha inizio 5 anni fa, quando Charlie aveva appena 16 anni e la zia preferita, Sarah, era convolata a nozze con la compagna Claire dopo una relazione di 14 anni. Quale migliore regalo se non un figlio?

Eppure Claire aveva già subito un aborto dopo la fecondazione di un altro donatore, ma la voglia di diventare mamma era più forte di tutto e così la strana richiesta.

Il giovane Charlie acconsente a patto che, però, i genitori non sappiano niente. La gravidanza miracolosa stavolta viene portata a termine e per ben due volte! Nasce prima Carlton e, 3 anni dopo, la piccola Sarah.

I signori Lowden non si sono mai accorti di niente, nonostante Carlton fosse la copia in miniatura del figlio Charlie che, tra l’altro, scherzava molto col bimbo davanti allo specchio, sottolineando proprio questa somiglianza. Ma come si può immaginare una cosa del genere?

Quando Charlie è morto per cmplicanze dovute all’operazione di ernia, la zia Sarah non è più riuscita a tenere il segreto, soprattutto perchè la sorella, la mamma del ragazzo, era caduta in un dolore inconsolabile, lamentando che del figlio non le era rimasto niente.

E’ stato quello il momento in cui la donna si è sentita di rivelare che, in realtà, le erano imasti ben due nipotini.

“Charlie era davvero speciale per me, ha raccontato zia Sarah ai giornali, e gli avrei dato il mondo, se avessi potuto.
Non dimenticherò mai quello che ha fatto: ha regalato a me e a Claire una famiglia e quello era il nostro segreto.

Ma quando è morto, ho dovuto dirlo a Lynn, perché non potevo sopportare l’idea che lei non sapesse che Carlton e Sarah fossero, in realtà, i suoi nipotini. Mia sorella era talmente disperata, diceva che di Charlie non le era rimasto niente e così io e Claire abbiamo deciso di raccontarle la verità”.

Sebbene la scienza abbia ipotizzato donne incinte senza lo sperma, l’apporto del seme maschile attualmente è l’unica soluzione possibile per coppie, anche lesbiche che non riescono a concepire naturamente.

In questo caso, la nuova nonna è stata contentissima del ruolo avuto dal giovane: “Adesso, guardando Carlton, mi sembra di aver riavuto il mio Charlie indietro, ha confessato Lynn, e sono davvero felicissima di avere ancora un legame con mio figlio.

Quando Charlie è morto, a me e a mio marito ci si è spezzato il cuore. Pensavamo che di lui non ci sarebbe rimasto nulla e, invece, abbiamo scoperto che non è così.

Mi sarebbe solo piaciuto saperlo prima della sua morte, così Charlie avrebbe capito che noi avevamo accettato quello che aveva fatto”. Una storia che, per quanto possa essere giudicata strana, ha un lieto fine.
fonte donna.fanpage.it

Lgbt: fashion style, Firenze 79° Pitti Immagine Uomo dall'11 al 14 gennaio


Dall'11 al 14 gennaio 2011 Firenze torna ad essere la regina della moda uomo con 79 Pitti Uomo collezione autunno/inverno 2011-2012.

L'evento si riconferma a livelli di eccellenza già dai numeri: alla Fortezza del Basso sono presenti 950 marchi, a cui si aggiungono le 70 collezioni donna presentate da Pitti W alla Dogana, per un totale di oltre 1.000 collezioni.

Pitti Uomo e Firenze sono scelti dalle migliori aziende per la presentazione delle collezioni e dei progetti speciali e aumenta sempre più la richiesta da parte delle aziende di organizzare eventi dentro le mura della Fortezza, vero e proprio cuore pulsante della moda maschile dall'11 al 14 gennaio.

Tra le anteprime di grande interessa in calendario, la storica azienda mantovana Lubiam festeggia 100 anni, Hugo Boss rientra a Pitta Uomo e porta la linea premium Boss Selection mentre viene lanciata in Europa la nuova collezione di Arrow, marchio heritage americano della scuderia del gruppo Tommy Hilfiger e Jacob Cohen presenta una nuova collezione.

Il ruolo del salone come punto di riferimento sulla scena internazionale è dimostrato ancora una volta dall’aumento delle richieste estere di partecipazione (+20% le richieste di marchi e aziende straniere a questa edizione).

E poi c’è il pubblico dei compratori di Pitti Uomo: all’ultima edizione invernale, su un totale di oltre 30.000 visitatori, sono stati 23.360 i buyer arrivati a Firenze, in rappresentanza di tutti i negozi e i department store più importanti del mondo.

Pitti Immagine Uomo 79
11-14 gennaio 2011
Fortezza del Basso - Firenze

Pitti W
11-14 gennaio 2011
Dogana - Firenze
fonte veraclasse.it/

lunedì 3 gennaio 2011

Lgbt: Vladimir Luxuria “Bene le sentenze, ma ci vogliono le leggi”


Vladimir Luxuria a BlogSicilia intervistata sulle norme antiomofobia:
“Sono molto contenta di apprendere i fatti siciliani in materia di lotta alla discriminazione dell’orientamento sessuale ma in Italia, in generale, siamo ancora molto indietro rispetto a quello che dovrebbe essere lo standard di un paese come il nostro.”

Sono queste le prime parole di Vladimir Luxuria, ex parlamentare e paladina dei diritti civili del popolo lgbt in Italia, a commento di quello che negli ultimi due giorni ha portato la Sicilia agli onori delle cronache nazionali, ovvero la sentenza di un giudice di Nicosia, in provincia di Enna, che dava l’affidamento congiunto dei due figli ad una madre omosessuale.

Peraltro, nemmeno il primo caso nell’isola, visto che cinque anni fa, anche la moglie di un famoso avvocato palermitano, aveva ottenuto l’affidamento congiunto, malgrado una conclamata relazione omosessuale.

A questo caso, si è aggiunta da qualche ora la notizia che il consiglio comunale di Palermo, ha approvato la mozione portata avanti dal consigliere del Pdl Stefania Munafò, a favore della lotta all’omofobia: dal prossimo anno in città ci sarà una campagna di sensibilizzazione, un osservatorio tra istituzioni e forze dell’ordine e l’adesione alla rete Raedy, contro le discriminazioni.

“Per quanto riguarda la sentenza di Nicosia, molti dei figli di genitori omosessuali, provengono da precedenti matrimoni e non da adozioni o fecondazioni: dunque oggi è un dato di fatto di cui bisogna prendere atto in queste nuove forme di famiglie allargate- continua Luxuria.

Ma, a parte i singoli episodi, che sono sempre uno spunto positivo, bisognerebbe cominciare a legiferare per davvero, sopratutto a livello nazionale: il ministro Carfagna, dopo aver presentato la campagna di sensibilizzazione contro l’omofobia l’anno scorso, aveva promesso che a maggio avrebbe presentato una legge contro le discriminazioni sessuali, ed invece di questa legge oggi non se ne sa più nulla.

Sono comunque contenta per Palermo e questo è anche il frutto del lavoro fatto durante il bellissimo Pride organizzato lo scorso giugno in città. “
ha concluso l’ex parlamentare.

“Una mozione del genere, soltanto qualche anno fa, non sarebbe neppure stata discussa, afferma Antonella Monastra, consigliere di “Un’Altra Storia” al comunale di Palermo.

Oggi è passata quasi all’unanimità, frutto di una cultura che in questa città è cresciuta e che non è più la ‘cultura di un ghetto’, bensì la vera accoglienza delle differenze.

E questo è anche merito del Pride della scorsa estate, che la città ha accolto con grande apertura, organizzato e sostenuto da persone che hanno saputo dialogare bene e costruire una nuova cultura. “
fonte enna.blogsicilia.it di Giulia Noera

Lgbt: Il Gay Pride arriva in India


L’orgoglio dei tanti LGBT ha potuto finalmente essere celebrato nel grande paese asiatico, ma l’intolleranza continua a farla ancora da padrone

Nelle grandi megalopoli di Dehli e Mumbai gli attivisti “Queer” si sono preparati al grande momento, il Gay pride. Eppure i problemi per la comunità omosessuale indiana sono ancora tanti, specie nelle città relativamente piccole e rurali, dove i gay sono costretti a vivere in segreto. Parvez Sharma, racconta sul quotidiano inglese The Guardian, quanto forte sia ancora l’intolleranza verso il movimento LGBT indiano.

UNA STORIA DI DISCRIMINAZIONE
“Sono cresciuto a Saharanpur, una “piccola città” di 1 milione di persone in uno degli Stati più popolosi dell’India, l’Uttar Pradesh. Saharanpur è simile a centinaia di altre città che ingombrano le vaste pianure della regione, niente di che, famosa solo per suoi manghi e per l’industria del legno.

All’inizio degli anni ’90 ero in una scuola cattolica, era il periodo in cui avevo avuto le mie prime esperienze sessuali con un altro ragazzo, nei pressi della ferrovia. Questo è quello che mio fratello alludeva quando mi ha telefonato un paio di notti fa con quelle che lui chiamava le “ultime notizie dalla nostra infanzia”. Il giornale locale in lingua hindi, Amar Ujala, aveva pubblicato una fotografia con circa 20 uomini dallo sguardo spaventato, seduti per terra.

Molti cercavano di nascondere i loro volti con scialli e sciarpe. Il titolo dell’articolo parlava di una irruzione in un “party gay”. Nella storia venivano elencati quelli che a detta degli autori erano i punti più sconvolgenti. Tra i presenti c’erano un medico, degli insegnanti e dei studenti.

Questo indecente “party” è stato organizzato con il pretesto di una festa di compleanno a Dharamshala (una nota dimora spirituale Hindu), e l’alcol era stato servito. La notizia veniva data con precisione scrupolosa. L’organizzatore della festa è stato identificato come tal Bunty che gestisce un “salone di bellezza” che porta lo stesso suo nome. Un modo per renderlo facilmente rintracciabile.

OMOFOBIA AL CURRY
“Ho letto il resto del pezzo con orrore”, spiega Sharma. I nomi degli arrestati comprendono sia indù, sia musulmani. “Dharamshala si trova a due miglia dalla mia vecchia scuola, dove sono stata vittima di bullismo senza pietà per essere troppo effeminato quando ero un ragazzo”. Ci sono citazioni dal funzionario di polizia che ha organizzato il raid, il quale racconta di aver trovato “preservativi usati” e gli ospiti in “posizioni compromettenti”.

Saharanpur è una città molto conservatrice. Il giornale indiano, dopo la descrizione della “retata” dà la voce all’indignazione. Parla pure un docente universitario chiamato Ayub Qureshi che dice: “Questo è certamente inaudito a Saharanpur non so dove andremo a finire…” Tredici uomini sono stati arrestati, ma secondo la polizia alla festa hanno partecipato più di 100 “sodomiti”. La condanna morale della comunità di Saharanpur deve essere stata esemplare.

In molti si sono complimentati con la polizia per il raid. Molti altri, poi, pensano che l’omosessualità sia una corruzione della morale e dei costumi portata dall’Occidente.

LA LUNGA STRADA VERSO LA TOLLERANZA
Il mese scorso, uomini e donne omosessuali hanno marciato all’annuale Gay pride. C’erano le telecamere e la notizia dell’evento ha avuto molto risalto. Le bandiere arcobaleno non si contavano, così come pure i cartelli con i termini “gay”, “queer” (anche trascritto in hindi su alcuni cartelli) e “LGBTQ“.

“Come ho guardato le foto dell’evento prese dai miei amici di Facebook spiega Parvez Sharma, mi sono reso conto che la maggior parte provenivano da famiglie della classe media o alta, che parlano usalmente la lingua inglese.

Mi sono spesso chiesto del perché della necessità di utilizzare modelli occidentali di emancipazione come “gay pride” cortei e bandiere arcobaleno in contesti culturali che sono molto diversi.

Durante le riprese di “gay” musulmani di tutto il mondo, mi sono reso conto che molto spesso è completamente assente una forma di linguaggio affermativo del loro essere omosessuale”. Insomma, o si è ricchi ed emancipati e allora, magari nelle grandi città vieni tollerato, oppure se sei meno ricco, povero e vivi in una comunità rurale l’unica scelta è il silenzio e magari la paura.

ANCHE TRA GAY CI SI DISCRIMINA
”In molti paesi è così, l’invisibilità è la norma. Non ho alcun dubbio che la maggior parte degli uomini e delle donne che erano impegnati nella marcia a Delhi sventolando le loro bandiere non vorrebbero essere visti in un come Dharamshala e non sono nemmeno sicuro se molti di questi di attivisti “queer” provenienti dalle grandi città dell’India solidarizzeranno mai con i disgraziati arrestati alla “festa gay”.

Insomma, le caste come per gli eterosessuali, sono una realtà, forse ancora più drammatica anche per gli omosessuali indiani.
“L’India resta una terra dove permangono le più grandi disuguaglianze di questo pianeta”. Dove del boom economico gode solo la classe benestante.

“Mentre guardo l’immagine degli uomini spaventati di Saharanpur di nuovo, chiosa Sharma, mi chiedo se Bunty o uno qualsiasi degli altri uomini arrestati avrebbe voluto partecipare al Pride Delhi?”
fonte www.giornalettismo.com di Pietro Salvato

domenica 2 gennaio 2011

LGBT SALUTE TRANSESSUALI: MOLINETTE TORINO, IN 5 ANNI 44 INTERVENTI PER CAMBIO SESSO


(AGI)Torino, Sono in costante aumento le persone che si rivolgono al Centro interdipartimentale Disturbi Identita’ di genere che e’ attivo all’ospedale Molinette di Torino: quest’anno sono 53 i nuovi pazienti presi in carico a fronte dei 44 del 2009.

Questi i dati emersi nel corso del convegno sul transessualismo “Disturbi d’identita’ di genere tra scienza, etica e diritto” che si e’ tenuto oggi presso l’ospedale torinese.

Il Centro di riferimento nazionale, che si occupa del trattamento dei Disturbi d’Identita’ di Genere, piu’ noti con il termine di transessualismo, ha iniziato la propria attivita’ alle Molinette nel 2005, grazie alla collaborazione tra la Clinica Urologica diretta dal professor Dario Fontana, la Clinica Endocrinologica diretta dal professor Ezio Ghigo e la Clinica Psichiatrica diretta dal professor Filippo Bogetto.

Dal 2005 ad oggi sono state 232 le persone prese in carico, di cui 182 hanno cominciato un percorso per il cambiamento di sesso, le restanti 50 sono state dimesse perche’ risultate non transessuali.

Ad oggi sono 44 le persone che si sono sottoposte all’intervento chirurgico, mentre 17 persone sono in lista d’attesa per l’operazione.

“Il numero di nuovi arrivi al nostro centro e’ in aumento - ha spigato la psicologa Chiara Crespi, i maschi sono decisamente piu’ numerosi delle donne.

L’eta’ media e’ sui 30 anni, ma si sta sempre piu’ abbassando. Qualcuno arriva da altre regioni italiane e sono numerosi gli stranieri, soprattutto brasiliani. In questo caso, si tratta di persone che vivono in Italia”.

Il percorso che porta al cambiamento di sesso dura in media due anni: nei primi sei mesi si svolge la parte diagnostica, mentre i successivi 18 mesi servono per la terapia ormonale e per la psicoterapia che si deve tenere a cadenza settimanale.

Solo dopo le relazioni degli esperti del Centro e il parere positivo del giudice, il transessuale puo’ sottoporsi all’intervento chirurgico. In media alle Molinette si effettua un intervento al mese.
fonte www.diritto-oggi.it via AGI

Lgbt Libri: “Il mondo perfetto di Elisa” di Salvatore Scalisi. Intervista all’autore, di Marco Barone


Recensire, ovvero esaminare e valutare criticamente un’opera di recente pubblicazione è cosa difficile da realizzare.

In primo luogo pechè i libri rispondono sussurandoti nel tuo orecchio, alle domande che noi poniamo ad essi, rispondono ai quei dubbi che vagano nella nostra mente umana, rispondono alla nostra prospettiva e visione di parte di società.

In secondo luogo credo che il miglior modo di recensire un libro sia quello di spingere le persone semplicemente a leggerlo, ovvero detto in poche parole leggere, aprire la propria mente, riflettere sulla società, sulla sensibilità umana, sul sentimento che condurrà alle vie profonde dell’emozione, sul nostro essere limitati e definiti nella sfera immensa che racchiude le vite vive del nostro esser donne e uomini in questo tempo reale.

Salvatore Scalisi nato e risiede attualmente a Catania. Ha frequentato studi classici e si occupa di antiquariato.

Ma scrive anche libri, cosa non semplice cosa impegnativa da realizzare nel tempo frenetico di tale società odierna. Ha scritto in passato L’uomo dei piccioni; L’ispiratrice; Relazione di sangue e La mente del diavolo.

Il mondo perfetto di Elisa è un libro che attrae per i colori della sua copertina, per quel disegno profondo e delicato pennellato sulla superficie di quel mondo che verrà scoperto pagina dopo pagina, ossessione dopo ossessione, tra paure crescenti e ricordi del passato che emergeranno nel lungo tempo che è rinchiuso tra le righe di una storia che è attuale.

Il tema affrontato è delicato, profondo e di difficile comprensione dal punto di vista sociale, ovvero la pedofilia.

Ma non dirò altro sul libro, chi vuole sapere di più, chi vuole conoscere il mondo perfetto di Elisa, dovrà, se vorrà, semplicemente leggerlo.

Le domande poste all’autore ruotano intorno alla preparazione del libro, intorno a quel mondo che caratterizza la fatica di scrivere un’opera che si cerca di portare a conoscenza diretta del lettore.

Perchè il colore viola come copertina del libro?

Il merito per quanto riguarda l’immagine di copertina va interamente alla redazione di Odoya. Bella la figura sospesa in aria; altrettanto i colori. Devo ammettere che l’hanno proprio azzeccata.

Quando e perchè hai deciso di scrivere il Mondo perfetto di Elisa?

“Il modo perfetto di Elisa” era in realtà un raccontino di otto pagine, come d’altronde lo erano i romanzi finora pubblicati. Il tema della storia mi è apparso nella mente come un lampo; non ho impiegato molto a capire che da quell’idea sarebbe maturato un interessante racconto.

Esiste un mondo “perfetto”?

Assolutamente no! Il mondo perfetto, se siamo bravi, dobbiamo crearcelo dentro di noi; ma anche in questo caso, la perfezione, così come la sua durata, inevitabilmente inizia a breve distanza a mostrare i primi segnali di cedimento. Siamo troppo contaminati da tutto quello che succede intorno a noi per pensare di rimanerne fuori. Probabilmente nemmeno se vivessimo da eremita ci sentiremmo veramente “leggeri”. Oramai le contaminazioni fanno parte del nostro DNA. L’umanità per raggiungere la totale “purificazione” dovrebbe perseguire per svariati secoli un comportamento di vita agli antipodi rispetto al quale siamo abituati.

Come è stata la tua esperienza con le case editrici?

Direi che la mia esperienza con le case editrici è uguale a qualsiasi esordiente; mi riferisco in particolare alle prime tre pubblicazioni. Con le seconde tre ho cercato di rimediare ad alcuni errori di “gioventù”. Spero in seguito, se me ne daranno la possibilità, di migliorarmi e fare più attenzione.

Secondo te oggi possono pubblicare i libri solo chi ha le spalle coperte economicamente?

Beh, chi ha soldi e conoscenze è normale che sia avvantaggiato rispetto a un comune mortale. Comunque c’è da dire la bravura, o il talento, alla fine è il fattore che fa la differenza. I primi sono destinati a scomparire nell’anonimato, a non lasciare loro tracce; i meritevoli proseguire l’agognato cammino. Dimenticavo: la fortuna, purtroppo, gioca un ruolo importante.

Cosa pensi del caso Alice senza niente? Libro diffuso gratuitamente in rete? E’ strategia provocatoria nei confronti delle case editrici anche per le difficoltà che incontrano gli scrittori emergenti o è un modo diverso per farsi conoscere?

Ho seguito con interesse e simpatia il caso di “Alice senza niente”; il bravo Pietro De Viola (ho letto alcuni capitoli del suo bel romanzo) ha avuto a mio avviso un’eccellente idea nel diffondere in internet il suo romanzo. Sì, in effetti, potrebbe avere una valenza provocatoria nei confronti dell’editoria in generale. Considerando i consensi ottenuti, l’autore ha colto nel segno.

Che futuro è riservato alla scrittura indipendente in questo paese?

In questo momento c’è un gran casino, un appiattimento del prodotto. Il guaio, dal mio punto di vista, scaturisce da un adeguamento dei valori che sicuramente non serve né all’autore tantomeno all’editore indipendente. Di questo passo a goderne saranno esclusivamente le grandi case editrici. Bisognerebbe puntare sulla qualità e sull’innovazione. Non solo a parole.

Una citazione dal tuo ultimo libro.

“Sai di chi sono la bambina io?

Non ho idea.

Di Mario. Sono la bambina di Mario, il mio collaboratore domestico. La sua bambina.”

Quando si sceglie un libro in quel momento si accarezza la profondità della curiosità umana. A volte i libri ti chiamano, a volte i libri vengono scelti per il colore delle copertine, a volte vengono scelti per il titolo, a volte è il libro che sceglie il lettore.

Il mondo perfetto di Elisa è un romanzo articolato, complesso ma nello stesso tempo delicato che certamente farà riflettere sulla società passata, presente e forse futura.
fonte www.gliitaliani.it/