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mercoledì 11 luglio 2012

Lgbt: Sondaggio rivela che un terzo di gay e trans canadesi è sposato

Secondo un sondaggio condotto da un quotidiano canadese, il 5 per cento della popolazione si dichiara gay, lesbica, bisex o trans e un terzo di loro è sposato.
Le nozze sono legali in Canada dal 2005

Un sondaggio recentemente realizzato in Canada suggerisce che il 5 per cento dei 34 milioni di persone che vivono lì si dichiara lesbica, gay, bisessuale o transgender e che un terzo di loro ha scelto il matrimonio.

Il sondaggio, condotto da Forum Resarch è stato commissionato dal National Post. Il dato del 5 per cento contrasta con il 2 per cento dichiarato da Statistics Canada, organo ufficiale del governo, nel 2009.

Secondo il National Post questo succede perché le persone sono più restie a diffondere informazioni personali a enti governativi.
Il dato diventa maggiore tra i più giovani.

Infatti, tra gli intervistati di età compresa tra 18 e 34 anni, il 10 per cento si dichiara gay, lesbica, bisex o trans, mentre solo il 2 per cento degli over 65 lo fa.
Inoltre, il sondaggio ha riscontrato un maggior consenso verso il matrimonio gay sia tra le coppie dello stesso sesso che tra quelle etero.

Il matrimonio gay è legale in Canada dal 2005. Naturalmente, il consenso è maggiore tra i più giovani tra i quali arriva al 68 per cento.
A quanto pare, le donne sono le più propense a dichiarare di avere una relazione gay, un parente gay o a dichiararsi favorevole al matrimonio tra persone dello stesso sesso.
fonte http://www.gay.it

martedì 10 luglio 2012

Lgbt: USA, ora i transgender potranno diventare preti

Un’apertura storica per i transgender che da ora potranno diventare preti e officiare messa secondo il rito della Chiesa Episcopale degli Stati Uniti d’America.

La congregazione della chiesa protestante, che riunisce circa due milioni di fedeli, ha deciso che anche i trans potranno essere ordinati sacerdoti e quindi officiare le liturgie.

Ne parla l’Huffington Post: il “Parlamento” della Chiesa Episcopale ha così ampliato i canoni della non discriminazione che includono ora anche “l’identità e l’espressione di genere”.

Da oggi sarà illegale vietare l’ordinazione a sacerdote per tutte quelle persone che sono nate “fisicamente in un genere” e che poi in esso non si sono riconosciuti, cambiandolo, o per chi non si riconosce né come uomo né come donna.

La Chiesa Episcopale si dimostra attenta ai problemi sulla discriminazione così come altre confessioni protestanti, tanto che è da tempo che nelle loro fila si possono trovare sacerdoti donne, passaggio questo mai concesso ai cattolici.

Polemiche a parte, la decisione degli episcopali amplia il discorso, facendo rientrare sotto lo scudo della non discriminazione anche i transgender. La notizia ha ovviamente soddisfatto le associazioni e in particolar modo TransEpiscopal che ha parlato di “grande gioia” per questa valorizzazione dei doni ministeriali dei transgender.

“Siamo inoltre compiaciuti del largo supporto delle battaglie trans mostrato dai deputati che rappresentano molte regioni e generazioni di questa chiesa. Mentre la Chiesa cammina coraggiosamente verso nuove frontiere e nuove sfaccettature della sua luce, siamo fieri di essere parte di questo movimento, così pieno di spirito”, dicono dal gruppo che riunisce transessuali di fede episcopale.

Altro passaggio sarà ora l’elaborazione di una liturgia per le coppie omosessuali. La Camera dei Vescovi ha infatti già approvato un documento che impegna gli episcopali a declinare la celebrazione del matrimonio anche per gli omosessuali.

La decisione arriva per soddisfare le richieste dei credenti come quelle dei vescovi: alcuni già permettono la celebrazione delle nozze per persone dello stesso sesso nelle loro diocesi. Molti però sono in attesa di una presa di posizione anche sul versante liturgico della Chiesa, senza la quale non danno l’assenso ai matrimoni gay.

Si tratta, spiegano dalla Camera dei Vescovi, di una liturgia che non porterebbe a un rito religioso, ma che permetterebbe di celebrarlo all’interno delle chiese come già fanno alcuni sacerdoti, ovviamente negli Stati dove ciò è concesso.
fonte http://attualita.tuttogratis.it

venerdì 6 luglio 2012

Lgbt: Cina ora le lesbiche possono donare il sangue, i gay ancora no

Una legge emanata nel 1998 impediva alle lesbiche di donare il sangue. Ora possono, ma i gay ancora no

Da domenica scorsa, in Cina le lesbiche possono donare il sangue, mettendo fine ad una discriminazione entrata in vigore con una legge del 1998. Ma l’atto di generosità non è ancora possibile per i gay.

Il nuovo regolamento per le donazioni del sangue in vigore dal primo luglio, infatti, pur non menzionando l’omosessualità, vieta “agli uomini sessualmente attivi con altri uomini” di donare il sangue. Alla base ci sarebbe la paura di diffondere l’Aids verso il quale, secondo i vertici sanitari cinesi, i gay sono più a rischio.

È stato nel 1981 che si è parlato di un caso di Aids in Cina e lo ha fatto il centro americano per il controllo e la prevenzione della malattia, riferendo di cinque uomini, presumibilmente omosessuali, contagiati dall’Aids forse a causa di rapporti sessuali. Il primo caso certificato di Aids in Cina è stato nel 1985 con la morte di un argentino.

Le associazioni per i diritti degli omosessuali in Cina, plaudono alla decisione delle autorità cinesi di permettere alle lesbiche di donare, ma chiedono che gli stessi diritti vengano garantiti anche ai gay. Per questo, sono pronti a manifestare.
fonte ticinonews.ch via http://www.vip.it/

martedì 19 giugno 2012

Lgbt USA: Il trans (FtoM) e la proposta di nozze alla Casa Bianca


Sorpresa al ricevimento che Obama ha organizzato alla Casa Bianca per il discorso che celebra giugno come mese dell'orgoglio gay: un trans ha chiesto alla fidanzata,
a sorpresa, di sposarla.
fonte http://www.gay.it/

lunedì 30 aprile 2012

Lgbt Giappone: In 2.500 al gay pride Tokyo per chiedere più tolleranza

Sfilata di maschere di carnevale o samurai nel quartiere Shibuya

2.500 persone hanno partecipato al Gay Pride di Tokyo per chiedere maggiore tolleranza alla società nipponica nei confronti della minoranza sessuale.

Con indosso maschere di carnevale o l'abito da samurai, i difensori dei diritti della comunità Lgbt (lesbo-gay-bisex-transgender), ma anche i lavoratori e le lavoratrici del sesso, hanno sfilato nel popolare quartiere di Shibuya.

"In confronto a New York o Londra, in Giappone l'attenzione nei confronti della minoranza sessuale è molto poca", ha spiegato Sayaka Kato, portavoce dell'associazione Tokyo Rainbow Pride, promotrice della manifestazione.
fonte http://www.tmnews.it via Afp

mercoledì 26 ottobre 2011

Lgbt: Il primo ministro dello Zimbabwe, Morgan Tsvangirai, appoggia i diritti gay!


I diritti gay sono diritti umani!
Il primo ministro dello Zimbabwe, Morgan Tsvangirai, ha recentemente rilasciato delle interessanti dichiarazioni alla “BBC News“, dove ha affermato ufficialmente e a viso aperto che i diritti della comunità omosessuale sono dei diritti umani inalienabili.

“È un argomento molto controverso. – ha spiegato il politico, riferendosi proprio al tema dei diritti della comunità Lgbt -Spero che la Costituzione si indirizzi con la libertà di orientamento sessuale, nella misura in cui non interferisca con le altre persone”.

Come ricorderete, in Zimbabwe gli atti omosessuali sono illegali:
http://www.gaywave.it/articolo/zimbabwe-la-costituzione-nega-i-diritti-lgbt/16415/

e in passato il Presidente Robert Mugabe aveva dichiarato che le persone omosessuali sarebbero, in una scala sociale,”più in basso dei cani e dei porci”!

Secondo quanto riportato, in quell’occasione lo stesso Morgan Tsvangirai si era detto completamente d’accordo con il Presidente: “Concordo pienamente con Mugabe”, aveva dichiarato, appoggiando le dichiarazioni omofobe del Presidente.

Ma adesso, ecco che il politico fa una vera e propria inversione di marcia, come mai secondo voi?

Secondo quanto hanno fatto notare i beninformati, aprendo le porte ai diritti omosessuali, Tsvangirai spererebbe di ottenere i voti dalla parte più liberale della società, e magari di ottenere anche l’appoggio da parte della comunità che lotta per i diritti umani. Insomma, si tratterebbe sempre e solo di interessi!
fonte http://www.gaywave.it

sabato 6 agosto 2011

Anche la tribù indiana dei Suquamish approva le nozze Lgbt (e in Italia non passa la legge contro l'omofobia)


La tribù indiana dei Suquamish ha deliberato sulla possibilità e l’accettazione delle nozze gay all’interno del loro gruppo.
E ne ha dato risultato positivo e favorevole.
I matrimoni tra persone dello stesso sesso hanno il medesimo valore di quello tra un uomo e una donna.

A chiedere che si decidesse in merito è stata Heather Purse che ha preso parola durante un incontro, chiedendo al gruppo di dare la propria opinione. E la sorpresa è stata l’apertura totale:

“Mi aspettavo che ci fossero fazioni contrarie, una dura battaglia. Non avrei immaginato che qualcuno mi avrebbe appoggiata”

E invece così è stato. La logica e la saggezza ha spiazzato e stupito. Anche una tribù indiana che vive tra le tradizioni ha saputo fare quel passo avanti che nel nostro Paese è vista come una minaccia.
Del resto, qui ancora non si difendono i gay con una legge contro l’omofobia per non “favorirli”.
fonte http://www.queerblog.itVia | Bilerico

lunedì 4 luglio 2011

Lgbt: Olanda, è nato l’Heartbreak Hotel, si divorzia in albergo in meno di 48 ore, per coppie eterosessuali e omosessuali


La traduzione in italiano e’ ”Hotel Spaccacuore”.
Arriva dall’Olanda una soluzione pratica e veloce per chi ha deciso di divorziare: nell’Heartbreak Hotel, invenzione di Jim Halfens, si entra da sposati e si esce da divorziati.

Bastano meno di 48 ore e viene organizzata la separazione. Il prezzo per un weekend: 2.500 euro, psicologo e due camere singole incluse.

A riportare la notizia e’ il ‘Corriere della Sera’. L’Heartbreak Hotel olandese, spiega il quotidiano, non ha un proprio indirizzo.
Jim Halfens lavora infatti con una rete di lussuosi alberghi selezionati in Olanda e Belgio.

Recentemente, l’offerta e’ disponibile anche a Bruxelles.
E a quelle coppie (eterosessuali e omosessuali) che hanno gia’ risolto il problema della separazione dei beni, gli alimenti e la custodia dei figli, Halfens promette un divorzio veloce in meno di 48 ore.

Per il futuro Jim Halfens progetta di ampliare l’offerta anche alle coppie straniere ed espandere il concetto in altri Paesi europei. “L’interesse e’ grande”, racconta.

Arrivano soprattutto uomini e donne in carriera, coppie professionalmente impegnate che vogliono un divorzio rapido. “Recentemente abbiamo sciolto il matrimonio di due personaggi assai noti in Olanda”, aggiunge Halfens, “in totale privacy, senza che dovessero recarsi decine di volte dall’avvocato e forse venire scoperti”.
fonte http://gaynews24.com

giovedì 7 aprile 2011

Lgbt NYC Pride 2011: a New York City l'attesa parata gay


NYC & Company, l’ente del turismo della città di New York City, e Heritage of Pride, Inc. hanno annunciato il tema del NYC Pride 2011, “Proud and Powerful”. New York City , una delle destinazioni più amate al mondo dai turisti LGBT, ospiterà quest’anno 8 giornate ricche di eventi, dal 18 al 26 giugno 2011, a partire da The Rally at Central Park’s Rumsey Playfield, fino al leggendario Dance on the Pier presso il Pier 54 di Hudson River Park.

“Siamo orgogliosi del fatto che New York City sia diventata la destinazione numero uno per i festeggiamenti del gay pride” afferma George Fertitta, CEO di NYC & Company. “Invitiamo i turisti da tutto il mondo a visitare la città in occasione di questo grande evento per unirsi alle celebrazioni.”

Heritage of Pride, l’organizzatore degli eventi del LGBT Pride a New York City in commemorazione degli Stonewall Riots del 1969, presenterà una serie di attività durante tutta la Pride Week. Per l’occasione, Morgans Hotel Group offrirà pacchetti speciali con prezzi a partire da 189 dollari, comprensivi di pernottamento e accesso a internet gratuito. Il pacchetto è valido dal 16 al 27 giugno 2011 per un minimo di due notti.

“Il tema “Proud and Powerful”, scelto per il 2011, sintetizza il punto in cui si trova il movimento LGBT oggi,” afferma Chris Frederick, Managing Director di Heritage of Pride, Inc. “Negli scorsi anni abbiamo assistito a diverse vittorie per la comunità, da Don’t Ask Don’t Tell al Defense of Marriage Act.
Il nostro messaggio è chiaro e semplice: siamo orgogliosi di quello che siamo e sempre più potenti grazie alle conquiste ottenute verso le pari opportunità.”

Ecco una lista delle attività proposte durante il NYC Pride 2011:

The Rally
Sabato 18 giugno, dalle 15 alle 18
Rumsey Playfield, Central Park (Fifth Avenue e 72nd Street)
NYC LGBT Pride Rally include personaggi famosi e relatori della comunità LGBT, che daranno il via agli eventi della Pride Week. L’evento è aperto al pubblico e gratuito.

The Pride Ride
Giovedì 23 giugno, dalle 10 alle 16.30
Sabato 25 giugno, dalle 10 alle 16.30
Lunedì 25 giugno dalle 10 alle 16.30
Un itinerario in bicicletta per esplorare la cultura e la storia della comunità LGBT a Manhattan. Il tour inizia a Central Park e include un pranzo al sacco allo Hudson River pier. Il prezzo del biglietto include il noleggio della bicicletta, la guida, il pranzo e uno snack. Per informazioni e prenotazioni visitare il sito.

Rapture on the River: A Women’s Dance
Sabato 25 giugno, dalle 18 alle 23
Pier 54, Hudson River Park (West Side Highway e West 13th Street)
Giunto all’ottava edizione, Rapture on the River è uno dei principali eventi del Pride Week, totalmente dedicato alle donne, con un line-up di grandi DJ. I biglietti possono essere acquistati a partire dall’1 maggio 2011. Tutti i ricavi di Rapture on the River saranno devoluti all’organizzazione della Pride Week e alle organizzazioni della comunità.

The March
Domenica 26 giugno, da mezzogiorno
A partire da 36th Street e Fifth Avenue fino a Christopher e Greenwich Streets
La parata, che si tiene ogni anno in commemorazione degli Stonewall Riots, a difesa dei diritti civili, è anche una celebrazione dei diritti degli omosessuali e il riconoscimento di cause importanti, quali la lotta all’AIDS. E’ possibile assistere alla parata lungo l’intero percorso anche se l’apoteosi si raggiunge nella parte finale del percorso nel West Village. L’evento è aperto al pubblico e gratuito.

PrideFest
Domenica 26 giugno dale 11 alle 19
Hudson Street tra Abingdon Square e West 14th Street
Il PrideFest, giunto alla diciottesima edizione, è la fiera annuale della Pride Week, con spettacoli, attività e bancarelle, che richiama ogni anno residenti, famiglie, leader della comunità LGBT, proprietari di aziende dell’area e visitatori da ogni parte del mondo. L’evento è gratuito e aperto al pubblico.

Dance on the Pier: Dance 25
Domenica 26 giugno dalle 16 alle 22.30
Pier 54, Hudson River Park (West Side Highway e West 13th Street)
Dance on the Pier sarà animato quest’anno dal DJ newyorkese Vito Fun e da una delle più amate dj del clubbing newyorkese, DJ Ana Paula. A seguire, il pubblico potrà assistere a spettacoli pirotecnici. I biglietti possono essere acquistati a partire dall’1 maggio 2011. Tutti i ricavi di Dance on the Pier saranno devoluti alla Pride Week e alle organizzazioni della comunità.

Maggiori informazioni sono disponibili sul sito ufficiale della Pride Week 2011. Heritage of Pride è su Twitter e su Facebook.

Per informazioni sulla storia e la cultura della comunità LGBT a New York City, oltre a spunti per itinerari e offerte,www.nycgo.com/gay
fonte http://www.ilturista.info/blog/8918-NYC_Pride_2011_a_New_York_City_l_attesa_parata_gay/

venerdì 14 gennaio 2011

Lgbt Usa: Rivoluzione nei passaporti, non più padre e madre, ma genitori 1 e 2


Addio padre e madre. Il nuovo modulo di richiesta per i passaporti americani parla di genitore numero uno e genitore numero due “in riconoscimento dei diversi tipi di famiglia”.

Il provvedimento, che entrera’ in vigore il 1 febbraio, e’ stato promulgato il 22 dicembre ma era inizialmente passato inosservato fino a quando non se ne e’ accorta la rete televsiva Fox.

La novita’ e’ stata accolta con favore dalle associazioni per i diritti degli omosessuali. E’ “un passo positivo per tutte le famiglie americane.

Era tempo che il governo federale riconoscesse la realta’ di centinaia di migliaia di bambini allevati da genitori dello stesso sesso”, ha commentato Fred Sainz, vice presidente di Human Rights Campaign, un gruppo attivi per i diritti dei gay.

Di tutt’altro tono il commento di Tony Perkins, presidente del Family Research Council, che bolla l’iniziativa come frutto “del mondo alla rovescia del politically correct di sinistra”.

A suo parere l’obiettivo e’ quello di sostenere la causa del matrimonio omosessuale e dei genitori dello stesso sesso.

La novita’ per i passaporti americani gunge dopo il via libera all’ingresso degli omosessuali dichiarati nelle forze armate americane. E non e’ probabilmente un caso che l’iniziativa giunga dal dipartimento di Stato.

Hillary Clinton fu la prima first lady a partecipare ad un gay pride e come segretario di Stato ha esteso ai partner gay dei diplomatici i benefici per i coniugi.
fonte gaynews24 Adv

lunedì 10 gennaio 2011

Lgbt USA: La miss calva che sfida l'America, Kayla Martell ha una forma di alopecia, e vuole presentarsi alle finali nazionali senza parrucca


Kayla Martell ha una malattia ai capelli (alopecia areata): e vuole presentarsi alle finali nazionali senza parrucca.

ha 22 anni, reginetta del Delaware, rischia di diventare strafamosa, che la accettino o no a miss America, che le diano un premio, anche di consolazione o la lascino in coda, perché ha qualcosa che non va.

E' calva. Una forma di alopecia, niente di pericoloso, un handicap però, stando ai severissimi diktat dei concorsi di bellezza. «Io sono così - dice allegra - vado in giro, vedo gli amici, mi faccio fotografare senza parrucca. Non capisco chi si sorprende».

In realtà lo capisce benissimo. I capelli sono indispensabili in una società che per valorizzarli al massimo ha inventato la graziosa tortura delle elle extension. Mentre è ormai chiaro che gli uomini con la testa rasata possono essere sexy, per le donne il «centimetro zero» è più una provocazione.

Pochi nomi: la cantante Sinéad O'Connor, la mitica Skin degli Skunk Anansie, la modella Alek Wek, ma anche la trasformista Irene Pivetti e la ribelle Rosalinda Celentano.

A questo punto, le domande possono essere molto frivole: Kayla Martell sfilerà con la parrucca? Se la toglierà con un gesto teatrale, o si presenterà a cranio nudo, sfidando la giuria?

Ma dalla frivolezza viene fuori un discorso serio sul corpo delle donne, sull'intreccio di regole e divieti che espongono o nascondono, altrimenti non ci sarebbero sfilate in costume da bagno e in abito da sera, ma neanche veli e fazzoletti imposti da parecchie religioni (arabi, ebrei, cristiani) per eliminare il rischio di una sensuale ciocca tentatrice. Una miss calva è, in qualche modo, una sfida.

Patrizia Mirigliani, organizzatrice di Miss Italia, dove ultimamente si è visto di tutto, la mamma, la ragazza di colore, l'handicap, e si è parlato anche di trans, assicura, senza pensarci un attimo, che prenderebbe subito una come Kayla, «perché mi sono sempre piaciute le ragazze con i capelli raccolti o con un taglio corto, fuori dallo stereotipo della donna materna, rassicurante, perché se il viso è armonioso, il fatto che non ci siano capelli è irrilevante, e poi trovo bella la grinta, il carattere. Un tipo così è interessante, è curioso, non si dimentica». E di sicuro fa notizia.

«Viviamo in un momento in cui tutto ciò che può sorprendere e colpire è comodo», ricorda Anna Kanakis, miss Italia nel '77, attrice, e oggi anche scrittrice, «La provocazione serve a dare visibilità.

Inoltre noi italiani siamo buonisti: premieremmo il coraggio. Una testa calva grida “sono qui!”, fa scoprire anche l'anima, può dare speranza a chi soffre. Pensiamo ai tumori, a come una donna può vivere la perdita dei capelli per una chemio, a come si cerca di nascondere il dolore.

A sé e agli altri. Il male spaventa. La miss calva forse non l'ha calcolato, ma il suo gesto rompe un tabù».

Viene subito in mente Jane Goody, la star del Grande Fratello inglese morta di cancro nel 2009, che ha vissuto davanti alle telecamere la malattia, non ha mai voluto portare la parrucca ed è stata, a lungo, tenera e bellissima.

Ma c'è anche la storia, opposta, di Sophie van der Stap, la ragazza olandese che a 21 anni ha scoperto di avere un raro e aggressivo cancro al polmone.

Per 54 settimane è andata avanti fra Tac, trasfusioni, radiazioni e flebo. Quando ha perso i capelli è entrata, un po' disgustata, nel negozio di parrucche dell'ospedale Amc di Amsterdam.

Ne ha comprate nove, e a ognuna ha dato un nome: Stella, Sue, Daisy, Blondie, Platina, Uma, Pam, Lydia e Bebé sono diventate le sue «altre» personalità (e poi ci ha scritto un libro, pubblicato Italia da Bompiani).

Sulla carriera di Kayla si accettano scommesse. Anna Kanakis la vede come anchorwoman in un network televisivo, magari resa ancora più particolare da un brillantino in mezzo alla fronte.

A parziale incoraggiamento della tendenza, possiamo segnalare l'attenzione di grandi fotografi di moda come Steven Klein e Peter Lindberg per modelle con qualche difettuccio (la strapagata Lindsay Wixon di Miu Miu, Versace e John Galliano ha una fessura tra i denti che molte sarebbero corse a correggere): forse siamo più disposti ad accettare l'idea che, tanto, nessuno è perfetto.
Era ora.
fonte lastampa.it di ROSELINA SALEMI

venerdì 3 dicembre 2010

LGBT ATTIVISTA GAY A 14 ANNI: IL RAGAZZINO CHE HA COMMOSSO L'AMERICA


"Un giorno spero di poter essere giudicato per quello che sono, e non per le persone che amo"

Queste le parole di Graham Taylor, 14 anni, il bambino-eroe che ha deciso di lottare per i suoi diritti.

Si chiama Graham Taylor, è uno studente di 14 anni: durante un consiglio scolastico è diventato l'eroe della sua scuola, la Ann Arbornel Michigan, un piccolo eroe americano.

Un professore del suo istituto, Jay McDowell, era stato sospeso per un giorno senza stipendio per aver allontanato dalla classe e punito due suoi studenti responsabili di aver usato dei commenti inappropriati ed omofobi durante lo Spirit Day.

Taylor ha deciso di prendere le sue parti durante una riunione in cui si discuteva appunto dell'accaduto: "Sono gay, e sono giovane" ha detto Graham, in un discorso che tutto sembra furchè pronunciato da un ragazzino di soli 14 anni "e posso assicurarvi che essere gay è motivo di tante difficoltà.

Così come Martin Luther King sperava che i suoi figli sarebbero un giorno stati giudicati non per il colore della loro pelle ma per la loro persona, così anche io spero un giorno di poter essere giudicato per quello che sono e non per le persone che amo".

"Qualcuno" continua Taylor nella sua arringa "ha avuto finalmente il coraggio di farsi avanti e di prendere una posizione. Nelle classi di questa scuola, fra i ragazzi di questa scuola, si sentono cose orribili: le stesse cose orribili che mi hanno spinto verso il suicidio a soli nove anni".

Per poi concludere facendo un appello al consiglio: "La cosa migliore che possiate fare ora come ora è ridargli il suo stipendio e annullare il provvedimento disciplinare nei suoi confronti.

Il professore ha fatto una cosa straordinaria, una cosa che è valsa da ispirazione per moltissime persone. E semmai avrò un insegnante come Jay McDowell, cambierebbe sicuramente ai miei occhi. Appoggio in pieno il signor McDowell, e spero voi facciate lo stesso".
Fonte: www.gay.tv via digayproject.org

mercoledì 1 dicembre 2010

Lgbt Usa, nel mese dell'adozione protagoniste le Famiglie Arcobaleno


Riprendere in mano dopo un bel po' di tempo le fila di questo blog è un po' come aver trascorso gli ultimi mesi in letargo, per risvegliarsi nella stessa Italia omofoba in ci si era addormentati.

Con le stesse identiche ipocrisie tra l'altro, e le principali sono state celebrate proprio alcuni giorni fa a Milano alla Conferenza nazionale sulla famiglia, quella che ha tagliato fuori, ignorandole, le famiglie - e perciò i figli - delle persone omosessuali.

Diversamente va Oltreoceano (ma perchè non mi sono risvegliato lì?...) dove Novembre è celebrato come il mese nazionale dell'adozione.

E proprio in questo ambito, grande attenzione i media stanno dedicando alle coppie di gay e lesbiche che vogliono adottare figli. Dal 2007, negli Stati Uniti, esiste una sorta di protocollo - "All children, All families" promosso dalla Fondazione Human Rights Campaign e che col tempo sta iniziando a prendere piede presso gli enti che si occupano di adozione.

L'iniziativa crea un circuito virtuoso di agenzie accomunate da alcune buone pratiche "friendly" verso il mondo lgbt: il programma, cioè, da un lato dota gli operatori del welfare delle competenze relative alle nuove famiglie e dall'altro mostra agli aspiranti genitori omosessuali le opportunità per realizzare il proprio sogno.

Non si tratta solo di teoria, la questione anzi è assolutamente concreta, al punto che ieri il presidente della Fondazione HRC, Joe Solmonese, è dovuto volare a Denver per presentare la prima agenzia col bollino "All Children - All Families" del Colorado, succursale dell'Adoption Alliance.

E la settimana scorsa analoga presentazione c'è stata a San Francisco per per l'Indipendent Adoption Center, anch'esso nel programma "All Children - All Families".
Tra noi e loro, ovviamente, l'Oceano.
fonte omoios.blogosfere.it di Vincenzo Branà

mercoledì 17 novembre 2010

Lgbt: Anche dieta mediterranea e flamenco tra beni immateriali dell'Unesco


Nella lista ci sono pure la musica marimba e l'agopuntura cinese

La dieta mediterranea, il flamenco, la gastronomia francese, la musica marimba della Colombia, l'arte della tessitura dei tappeti dell'Azerbaijan, il carnevale belga dell'Aalst, l'agopuntura e la moxibustione della medicina tradizionale cinese.

Sono solo alcuni dei beni inseriti quest'anno nella lista del patrimonio immateriale dell'Umanità da parte del comitato intergovernativo dell'Unesco riunito a Nairobi.

L'iscrizione della dieta mediterranea tra i beni dell'Unesco è "un prestigioso successo che mi riempie d'orgoglio e di soddisfazione e rappresenta un traguardo storico per la nostra tradizione alimentare e per la cultura dell'intero Paese", ha commentato il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Giancarlo Galan.

La Dieta Mediterranea rappresenta il terzo elemento italiano presente nella lista del Patrimonio immateriale dell'umanità, insieme all'Opera dei pupi siciliani e al Canto a tenore sardo.

La lista, istituita dall'Unesco del 2003, mira a proteggere culture e tradizioni popolari, alla stregua di località e monumenti, oggetto di una convenzione precedente del 1972.

Per la prossima sessione annuale sono state già state depositate 163 candidature, ha affermato la direttrice generale dell'Unesco, Irina Bokova, sottolineando "poco realista" la possibilità che il comitato possa esaminare tutti i dossier.

"Ne va della credibilità della convenzione", ha aggiunto.
Per l'elenco completo del 2010: www.unesco.org
fonte (Apcom), notizie.virgilio.it

sabato 30 ottobre 2010

Lgbt, Google Gayglers incoraggia i suoi dipendenti omosessuali e transessuali, a raccontare le loro storie


Essere adolescenti può essere molto difficile. Specialmente se ci si scopre gay o transgender, come dimostra la recente ondata di suicidi tra giovani omosessuali negli States e le brutte storie di violenza che leggiamo sui nostri giornali.

Le associazioni, allora, hanno lanciato una serie di campagne di sostegno per i giovani gay d’America e sono molte le aziende di IT ad avere aderito.

Facebook distribuirà un vademecum su come difendersi dal bullismo omofobo navigando sul social network, mentre Google ha aderito al progetto “It gets better” (ovvero: “andrà meglio”) ideato dal The Trevor Project e al quale hanno partecipato perfino Obama e Hillary Clinton.

In un serie di video i dipendenti gay, lesbiche e trans del colosso di Mountain View (che formano un gruppo all’interno di Google chiamato Gayglers)
raccontano la loro esperienza e spiegano ai giovani utenti di una delle più popolari aziende di tecnologia del mondo come essere se stessi rende sempre le cose migliori, permette di incontrare le persone giuste e di vivere la vita che vorremmo.
Ecco uno dei video, gli altri li trovate qui:
http://www.youtube.com/itgetsbetterproject
fonte www.gizmodo.it

mercoledì 27 ottobre 2010

Due donne coraggiose in lotta contro l'omofobia africana, a favore dei diritti delle persone lgbt


Articolo di Raúl S. tratto da dosmanzanas.com (Spagna) del 11 Aprile 2010, liberamente tradotto da Dino

Nel centro del continente africano, in Camerun, l'omosessualità e la transessualità sono un crimine.
Contro questa criminalizzazione e in difesa degli omosessuali che sono stati messi in carcere lavora l'organizzazione Associazione per la Difesa dell'Omosessualità (ADEFHO), diretta dall'avvocato camerunese Alice Nkom.

Quarantadue anni fa Alice è diventata la prima donna avvocato del suo Paese. A Tenerife ha fatto un resoconto di come si svolge il suo lavoro quotidiano, nella Prima Conferenza dei diritti umani delle persone lesbiche, gay, bisex e trans (LGBT) in Africa, organizzata dalla Fondazione Triangolo Canarie.

Ha raccontato anche di come le persone lesbiche, gay, bisessuali e transessuali convivono con l' umiliazione e la persecuzione da parte dello Stato del Camerun e di come sono attaccate dalle forze dell'ordine pubblico.

Alice non si è impegnata nella difesa della popolazione LGBT per il fatto di provare in prima persona la discriminazione, ma "per una questione di dignità e libertà per il mio Paese".

Aveva capito che doveva far qualcosa non soltanto per loro, "ma per noi, per i genitori di lesbiche, gay e transessuali che continuavamo ad aspettare che i nostri figli andassero a vivere la loro affettività fuori dalle nostre frontiere, lontano dall'umiliazione sociale" ha detto a Tenerife.

Alice, donna di colore e decisa, che richiama la serenità derivante dalla maturità, dalla forza e dalla sicurezza acquisite in molti anni di cammino per costruire un Camerun più vivibile per lesbiche, gay, bisessuali e transessuali.

E in questo percorso. un bel giorno si presentò in tribunale ed informò il funzionario che voleva registrare un' associazione per la difesa dei detenuti omosessuali. Non è stato facile.

Le venne consigliato di non far comparire la parola omosessualità nel nome dell'organizzazione, e alcuni giorni dopo ricevette una lettera nella quale il tribunale le comunicava che ciò che lei voleva legalizzare era qualcosa di immorale e illegale.

Alla fine, grazie al suo impegno e alla sua convinzione, venne riconosciuta legalmente l'associazione in cui lei stessa lavora in modo instancabile per difendere quelli che sono messi in carcere a causa del fatto che amano.

Attualmente, fa presente Alice, in Camerun ci sono 35 persone detenute per omosessualità e in prigione la loro vita è disumana.

I carcerati omosessuali e transessuali non possono dire ai compagni di cella il motivo della loro carcerazione, pena il rischio di essere violentati e di "essere trattati peggio di un animale".

Il cliente n° 11 è stato violentato ed infettato dall' HIV, "nessuno si occupava di lui, e non gli veniva dato da mangiare, per cui ho parlato col medico del centro di detenzione per esigere un comportamento adeguato nei confronti del mio cliente".

Di fronte alle mie richieste il medico mi rispose: "Non ho cibo per le persone normali, figurarsi per il tuo cliente, che ormai è stato violentato ed infettato dall'HIV in carcere e certamente morirà".

In Uganda vive Kasha Nabagesera, se si può definire vita il rimanere in attesa dell' approvazione da parte del Parlamento dell' Uganda della legge che condannerà l' omosessualità con la pena di morte.

Di aspetto fragile, questa donna lesbica è la presidente di Freedom and Roam Uganda, organizzazione di difesa dei diritti LGBT del suo Paese.

Kasha afferma senza alcuna esitazione nella voce e nei gesti che "ha subito violenza da uomini che mi aspettavano per dimostrarmi come esser donna".

Ha denunciato anche la solitudine delle donne lesbiche all'interno del movimento femminista ugandese, "in Uganda essere lesbica è un disonore, e nessuno vuole lottare per noi".

Kasha è convinta del ruolo che deve essere svolto dalla cooperazione internazionale per poter ampliare i diritti umani per lesbiche, gay, bisessuali e transessuali in Africa, "dall'Uganda chiediamo appoggio finanziario, tecnico e morale" ai Paesi e alle organizzazioni LGBT che vivono in condizioni di rispetto ed uguaglianza di fronte alla legge.
Testo originale
http://www.dosmanzanas.com/2010/04/dos-valientes-mujeres-que-luchan-a-favor-de-los-derechos-lgtb-en-africa.html
fonte www.gionata.org

giovedì 21 ottobre 2010

Lgbt dal mondo, Nudo davanti al Presidente per un milione di dollari


Lo scorso agosto il miliardario Alki David aveva promesso un milione di dollari alla prima persona che fosse corsa nuda davanti al Presidente degli Stati Uniti, seguendo alcune regole da lui decise: il tutto avrebbe dovuto avere luogo in una distanza sufficientemente ravvicinata affinché il presidente potesse vedere e sentite, l'aspirante avrebbe dovuto scriversi sul petto il nome di un sito gestito da David e avrebbe dovuto gridare il nome di quel sito per sei volte.

Ieri il ventiquattrenne Juan James Rodriguez ha deciso di approfittare della visita di Barack Obama a Filadelfia per tentare di aggiudicarsi l'appetitoso premio: seguendo alla lettera le indicazioni date dal miliardario, si è spogliato completamente nudo dopo essersi scritto sul petto il nome del sito e ha gridato il nome di quel sito le sei volte richieste.

La sicurezza l'ha fermato ed arrestato per il suo spogliarello pubblico, ma è facile immaginare che la storia non finirà qui: ora tutti gli occhi sono puntati su David per capire se manterrà la sua promessa.

Interpellato da "The Weekly Standard", il miliardario ha dichiarato: «E' la prima volta che qualcuno ci tenta. Non so ancora se ha avuto successo. Se ce l'ha fatta, lo pagherò in contanti».
fonte gayburg.blogspot.com

sabato 2 ottobre 2010

Iniziative lgbt campagna antiomofobia, arriva nelle scuole di undici capitali del Brasile


Per un'istruzione senza omofobia

La campagna “Homofobia na Comunidade Escolar” arriva nelle scuole di undici capitali del Brasile e a fine anno sarà diffusa una statistica a livello nazionale su come viene affrontato e discusso l’argomento nell’ambiente scolastico.

Per il momento, secondo i dati parziali forniti dalla ricerca che ha coinvolto quasi 1500 partecipanti tra docenti e studenti, sembra che non esista una politica comune in grado di affrontare il tema della diversità sessuale nelle scuole.

Inoltre, è emerso che l’omofobia è un problema minimizzato negli edifici scolastici, dove la stessa presenza della popolazione lgbt risulta poco visibile o riconoscibile.

La campagna, che ha già toccato, tra le altre, Curitiba, Recife e Belo Horizonte, arriverà nel mese di ottobre a San Paolo e Rio de Janeiro.
fonte musibrasil.net David Lifodi

venerdì 17 settembre 2010

Lgbt Transessualità, Australia trans nell'esercito Il capo delle Forze Armate "Trattatele con rispetto"


Il capo delle Forze Armate australiane, Angus Houston, ha emesso un'ordinaza lunedì scorso con la quale revoca il provvedimento e la politica dell'esercito che, di fatto, impediva alle persone transgender di arruolarsi.
Resistenze tra gli ufficiali che sono stati invitati a trattarle con dignità.

Le Forze Armate erano l'ultima agenzia governativa rimasta a licenziare i dipendenti perché avevano intrapreso il percorso di transizione. Il servizio di assistenza alle persone gay, lesbiche, bisex e transgender, il Defglis, sapeva che gli ufficiali avrebbero avuto difficoltà a comprendere.

Mentre le Forze Armate lavorano ad una nuova policy in merito a questioni di questo genere fin dallo scorso dicembre, l' Air Chief Marshall Houston ha chiesto agli ufficiali maggiore comprensione chiedendo loro esplicitamente di trattare "le persone transgender all'interno delle Forze Armate con equità, rispetto e dignità e di assicurarsi che non siano oggetto di comportamenti inaccettabili".

Diciotto anni fa, le Forze Armate australiane hanno tolto il divieto per le persone gay di arruolarsi e due anni dopo iniziò a riconoscere le coppie omosessuali come famiglie.

L'Australia, adesso, vuole seguire l'esempio di Spagna, Israele, Canada, Tailandia e Repubblica Ceca dove non solo le persone trans sono ammesse nell'esercito, ma vengono anche aiutate nel loro processo di transizione.

I militari gay, già da tre anni, sfilano con le loro famiglie durante i Pride australiani, ma aspettano ancora l'autorizzazione a farlo in divisa, come accade già per altre manifestazioni.
fonte www.gay.it

mercoledì 28 luglio 2010

Rent a Friend: i single possono avere amici in affitto


Essere single e non avere un gruppo di amici può essere davvero faticoso. Infatti, tante persone rinunciano alla ferie perché non hanno qualcuno con cui andare. Purtroppo nella società contemporanea funziona così: tutto è costruito a prova di coppia o famiglia, quando invece le persone che vivono da sole per scelta o per necessità devono fare i conti con situazioni penose.

Dall’America è arrivata una soluzione. Mi ha fatto molto ridere e la trovo decisamente molto americana e poco italianizzabile, ma vi passo la notizia. Non si sa mai che abbiate voglia di trovare compagnia in un modo in quanto insolito. Si chiama “Rent a Friend“- “Affitta un amico”- l’ultima frontiera proposta dal Web che si sta diffondendo a macchia d’olio nel resto del mondo.

Tempo fa avevamo parlato di prendere in affitto un marito, per fare i lavori di casa più duri, visto che il 90% degli uomini quando è casa non fa altro che sedersi sul divano e guardare le partite. Ecco, se vi sentite soli qui potreste trovare degli amici.

I nuovi compagni, pronti a trascorrere con voi il tempo libero, potranno essere selezionati su un catalogo online, corredato di fotografie, dati personali, hobby e recapiti personali. E’ questa l’idea che sta alla base del sito Usa “Rent a Friend 1″ che, dopo essersi affermato negli Stati Uniti con 2mila iscritti e ogni giorno in continua evoluzione, si sta rapidamente sviluppando, soprattutto tra i giovani.

Certo, c’è un piccolo problema (per me insuperabile, ma per molti nulla di grave). Queste persone disposte a passare il loro tempo con voi hanno una tariffa oraria.

Al momento dell’iscrizione l’utente dovrà pagare una cifra simbolica di 25 dollari, mentre affittare l’amico dovrebbe costare almeno 10 dollari l’ora, con punte di 50 dollari. Alcune delle persone che si prestano come “amici” potrebbero infatti decidere di variare la tariffa, a seconda dell’attività che sarà loro richiesta.

Potete scegliere tra 218mila potenziali amici, tra i quali compaiono anche docenti di lingua straniera, istruttori di fitness, ballerini, pittori, cantanti. E l’idea è buona perché in questo modo potreste anche imparare qualcosa di diverso.

Se non ve la sentite di passare la giornata così, potreste anche chiedere e ricevere consigli, sempre per 10 dollari. Per cercare gli amici è sufficiente digitare il codice di avviamento postale, selezionare il sesso della persona che si intende affittare e premere il tasto “invio”.

Se state organizzando una vacanza all’estero, potreste farlo, ma per adesso in Italia non esistono persone vicine. La ricerca è ancora limitata agli Stati Uniti e al Canada, anche se le iscrizioni sono accettate da tutto il mondo, Italia compresa.

Se cercate qualcosa di più vicino c’è “Rent a local friend“, un’iniziativa simile, lanciata da una giornalista portoghese, disponibile anche a Milano e Roma. In questo caso predominante sarebbe però la vocazione turistica: il target è rappresentato da viaggiatori solitari ai quali è data la possibilità di affittare un amico che faccia solo da guida turistica nella località di turno.
fonte coppia.pourfemme.it Via | Libero