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lunedì 18 maggio 2026

Sport: Sinner trionfa a Roma, un italiano vince 50 anni dopo Panatta

ANSA - RIPRODUZIONE RISERVATA
Ruud battuto 6-4 6-4 in finale agli Internazionali. Il n.1 al mondo: 'Fisicamente è stata molto dura. Grazie ai miei preparatori'. L'omaggio della Meloni: 'Leggendari

Jannik Sinner trionfa agli Internazionali e 50 anni dopo il successo di Adriano Panatta un italiano vince a Roma.

Il tennista n.1 al mondo ha battuto in finale il norvegese Casper Ruud con un doppio 6-4. Record per Sinner che conquista così tutti gli Atp Masters 1000, e con Roma centra il sesto di fila.

È incredibile, erano 50 anni che un italiano non vinceva qui. Sono contento che uno di noi è riuscito a farlo. Oggi è stato molto molto difficile, c'era tanta tensione. Non c'è stato un tennis perfetto in campo, ma sono stati due mesi e mezzo incredibili. Ho cercato di mettermi nelle condizioni migliori, non tutti i giorni sono semplici ma sono contento". Così Jannik Sinner dopo la vittoria su Casper Ruud nella finale degli Internazionali d'Italia. "Fisicamente è stata molto dura, grazie ai miei preparatori, chi si occupa del mio corpo è importante come chi si occupa del mio tennis", ha aggiunto.

Jannik Sinner è il campione degli Internazionali d'Italia e stabilisce nuovi record. Battendo in finale Casper Ruud (n.25) con un doppio 6-4 è diventato il sesto italiano a vincere a Roma dopo Emanuele Sertorio (1933), Giovanni Palmieri (1934), Fausto Gardini (1955), Nicola Pietrangeli (1955, 1957) ed Adriano Panatta (1976). A 24 anni, Sinner è anche il più giovane di sempre a vincere almeno una volta tutti i Masters 1000, il secondo in assoluto è Novak Djokovic, che è riuscito nell'impresa a 31 anni nel 2018. Sinner nei 1000 è imbattuto da Parigi (novembre 2025) ed ha vinto gli ultimi sei titoli e le ultime 34 partite (29 nel 2026). Complessivamente, per Sinner è il 29/o trofeo sul circuito Atp, il decimo nei "1000". In stagione, ha un bilancio di 36 vittorie e due sconfitte: tra una settimana, il 24 maggio, Sinner sarà al via del Roland Garros con il sogno di completare anche il Career Grand Slam.

"Leggendario!". Così la premier Giorgia Meloni sui social rende omaggio a Jannik Sinner, pubblicando una foto del tennista che ha trionfato agli Internazionali di Roma.

"Jannik Sinner ancora una volta nella storia. 50 anni dopo un italiano torna a vincere gli Internazionali d'Italia. Con la vittoria a Roma diventa il più giovane di sempre a vincere tutti i Masters 1000. Grazie per queste incredibili emozioni, campione!" Lo scrive su X il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani.

"Vedere Jannik vincere al Centrale del Foro Italico ha qualcosa di speciale. Qui ho vissuto un giorno che mi ha cambiato la vita nel '76, e ritrovare oggi un italiano capace di imporsi con questa personalità e questo gioco mi fa davvero piacere". Così Adriano Panatta, l'ultimo italiano a vincere gli Internazionali 50 anni fa, esulta per il trionfo di Sinner al Foro Italico. "Contro un avversario solido come Casper Ruud ha mostrato maturità, calma e coraggio nei momenti importanti - ha aggiunto - . Il pubblico romano aspettava un momento così e sa riconoscere chi entra in campo con rispetto e carattere, e Jannik oggi se l'è preso tutto. Jannik è un esempio per tutti, gli faccio le mie congratulazioni".

L'inno d'Italia e gli applausi al presidente della Repubblica Sergio Mattarella hanno accompagnato il via della finale degli Internazionali al Centrale del Foro Italico tra Jannik Sinner e Casper Ruud. L'inno è stato cantato dal coro delle voci bianche dell'accademia di Santa Cecilia. Momento preceduto dalla standing ovation dell'impianto del Foro Italico per il capo dello Stato, inquadrato sui maxi schermi dell'impianto. Per lui anche tanti cori.

Tra le donne, Elina Svitolina ha vinto gli Internazionali d'Italia. La tennista ucraina ha supera in tre set Coco Gauff con il punteggio di 6-4, 6-7, 6-2. Per l'americana è la seconda finale consecutiva persa a Roma dopo quella dello scorso anno contro Jasmine Paolini. "Sono molto contenta di come sono riuscita a gestire i nervi, non solo oggi ma anche durante tutto il torneo. Penso che queste due settimane siano state difficili, ma sono molto contenta di come ho giocato e di come il mio corpo ha reagito a queste partite impegnative" ha detto la vincitrice al termine del match 

fonte: Dario Marchetti  per www.ansa.it    RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA - Tutti i diritti riservati    

Libri: "Di chi parliamo quando parliamo di tennis" di Stefano Meloccaro

Di chi parliamo quando parliamo di tennis. Da Jannik Sinner a Lewis Carroll, da Clerici & Tommasi a Roger Federer, 100 personaggi senza i quali la Storia sarebbe stata diversa. 

Questo libro non è un'enciclopedia e meno che mai una classifica di importanza. È piuttosto un quaderno di appunti in ordine sparso: un centinaio di soggetti, forse qualcuno in più, senza i quali la storia di questo sport sarebbe stata diversa.

Dentro ci sono campioni e campionesse di ogni epoca, selezionati a insindacabile giudizio dell'autore, trovatosi di fronte a scelte talvolta dolorose. Ci sono anche tennisti e tenniste che non hanno vinto abbastanza e che pure hanno lasciato un segno indelebile. 
 
Ci sono gli inventori che hanno cambiato la forma e la sostanza di racchette e palle, da Pierre Babolat a John Boyd Dunlop; ci sono scribi e cronisti che hanno trasformato il racconto in letteratura, come l'indimenticabile coppia Clerici-Tommasi; ci sono artisti - Lewis Carroll, Elton John, David Foster Wallace - e personaggi storici - come Luigi X - che di solito firmano o popolano un altro genere di opere; ci sono i mentori, gli allenatori, i manager, i genitori che hanno costruito carriere e a volte le hanno complicate. 
 
Insomma, in "Di chi parliamo quando parliamo di tennis" Stefano Meloccaro, volto storico di Sky Sport e inviato sui campi dei più importanti tornei del circuito, compone una ricca e variegata galleria di persone e fatti che sarebbe meglio conoscere, magari per fare una gran bella figura al bar, o sostenere una conversazione tra commensali che ne sanno davvero. 
 
Non è necessario leggere il libro dall'inizio alla fine, anzi, è raccomandato lasciarsi sorprendere dagli accostamenti, perdersi nel racconto delle tante traiettorie umane. Del resto, come scrive l'autore nella sua nota introduttiva, «il tennis stesso si guarda così: si entra, si esce, si torna indietro, si resta incollati a un insignificante quindici pari come se fosse il punto decisivo di una finale».

lunedì 27 gennaio 2025

Sport > E' il regno di Sinner, domina Zverev e fa il bis agli Australian Open

Sinner vince l 'Australian Open © ANSA/AFP
Batte il tedesco in tre set (6-3, 7-6, 6-3), poi lo consola. Per l'azzurro è il terzo slam. Zverev: "Sei troppo forte, proprio il numero uno".  I complimenti di Meloni: "Motivo di orgoglio per l'Italia, bravissimo". Pietrangeli: "Oggi imbattibile" 

"Sei troppo forte, sei il numero 1, di gran lunga".

E' più che un inchino al re quello con cui il numero 2 al mondo, Alexander Zverev, ha reso omaggio a Jannik Sinner dopo essere stato dominato dall'italiano nella finale dell'Australian Open. L'azzurro, arrivato all'ultimo atto dopo aver perso solo due set e con la voglia di confermarsi campione a Melbourne, e diventare il primo italiano della storia a vincere tre tornei Slam, non ha dato mai alcuna chance al rivale, ancora a caccia della prima vittoria in uno slam, imponendosi col punteggio di 6-3, 7-6, 6-3, in meno di due ore e tre quarti di gioco. Neanche una palla break ha avuto a disposizione il tedesco, apparso alla fine quasi distrutto dalla delusione e dal senso di impotenza patito nel match e che Sinner è andato subito ad abbracciare per consolarlo, altro segno di una personalità quasi unica negli sport ad alto livello.

Sinner e' insomma sempre piu' signore assoluto del tennis mondiale. Oltre i piccoli malanni fisici, come quello patito nel match con Rune; e anche oltre le polemiche, ultima quella riaccesa dalla Bild che tra vigilia e post finale ha ricordato il caso doping-Clostebol ancora aperto. Ne discutera' il Tas a meta' aprile. Sinner, che ha confessato di saper vincere nella sua testa ogniu paura, ha voluto subito anche condividere la sua gioia con la famiglia a casa ("dedico a loro la vittoria") e col suo team: "E' una bellissima sensazione poter condividere con loro il trofeo. Da quando ho scelto Simone e Darren è cominciato tutto questo e ora proverò a convincere coach Cahill, visto che questo deve essere il suo ultimo Melbourne"", ha sottolineato, sperando di convincere a suon di vittorie l'australiano a ripensarci.

Di certo, da quando lavora con il team l'altoatesino ha cominciato un'ascesa incredibile, diventando mese dopo mese più forte, anche mentalmente, per risultare quasi ingiocabile per gran parte degli avversari. Anche Zverev, che rimane uno dei migliori giocatori al mondo, non ha potuto fare quasi nulla per contrastarlo. Il campione italiano ha vinto i suoi primi due giochi di servizio a zero, con Zverev che ha faticato a entrare in partita riuscendo comunque a mantenere l'equilibrio fino all'ottavo game, quando è arrivato il primo break per l'azzurro.

Sinner ha vinto il set in 46 minuti e ha mantenuto la pressione nel secondo con Zverev costretto sempre a subire ma comunque capace di arrivare fino al tie break, dove l'italiano sbaglia di rado: ha vinto tutti e quattro quelli giocati a Melbourne e 16 degli ultimi 18. Zverev ha distrutto la racchetta per la frustrazione al cambio, e per lui non è andata meglio nel terzo set, ormai logorato da Sinner che, ottenuto il break per il 4-2, ha raggiunto senza fatica il successo.

"La partita è andata molto bene e quando sono sotto pressione nella mia testa so che posso giocare meglio e mantengo la concentrazione. So di essere molto ben preparato per queste battaglie" ha detto Sinner, che continua a macinare record. Dopo aver dominato a Melbourne e all'US Open 2024, Sinner ha messo insieme una serie di 21 vittorie consecutive nei tornei Slam su cemento, diventando il quinto giocatore nell'era Open a conquistarli di fila. Ha vinto 87 degli ultimi 98 set disputati perdendone solo 11 (vince l'88,7% dei set che gioca) e si è aggiudicato 37 delle ultime 36 partite giocate.

Tra i primi a commentare il successo di Sinner, oltre alla premier Giorgia Meloni - "è motivo di grande orgoglio per l'Italia. Bravissimo", scrive sui social, è stato Nicola Pietrangeli: "I record devono essere battuti, poi i conti si fanno alla fine delle carriere. Ma Jannik sta esagerando...", ha affermato ridendo l'ex n.3 al mondo. "E' incredibile con quale facilità riesca a vincere, in questo momento sta volando. Oggi nessuno al mondo può batterlo, al massimo può perdere lui se sta male. Non c'è trippa per gatti". 

Meloni: "Grande Sinner, motivo di orgoglio per l'Italia"

"Un grande Jannik Sinner trionfa agli Australian Open 2025, difendendo il titolo conquistato l'anno scorso. Terzo Slam per lui che, non solo arricchisce il suo palmarès personale, ma rappresenta anche un motivo di grande orgoglio per l'Italia. Bravissimo". Lo afferma la premier Giorgia Meloni sui social. 

Pietrangeli: 'Sinner oggi è imbattibile, ma ora esagera...'

"I record devono essere battuti, poi i conti si fanno alla fine delle carriere. Ma Jannik sta esagerando... (ride, ndr). Ad ogni modo si merita tutto per come gioca e per come si comporta in campo e fuori". Lo ha detto Nicola Pietrangeli al telefono con l'ANSA commentando il terzo slam vinto da Sinner, superando così il record italiano di due che l'ex campione azzurro aveva stabilito vincendo nel 1959 e 1960 il Roland Garros. "Spero che la gente ora smetta di pensare che io ce l'abbia con lui. Qualcuno ha detto che io rosicavo, ma figuriamoci", ha aggiunto.
"E' incredibile con quale facilità riesca a vincere, in questo momento sta volando - ha concluso -. A inizio torneo, tra me e me, ho azzeccato il pronostico perché avevo dato che sarebbe stata una passeggiata. Oggi nessuno al mondo può batterlo, al massimo può perdere lui se sta male. Non c'è trippa per gatti". 

Abodi: 'L'immagine della vittoria di Sinner nel gesto per Zverev'

"Il punto più bello, il momento del trionfo, mentre bacia per la seconda volta consecutiva il trofeo degli Australian Open? No! L'immagine della vittoria è tutta in questo gesto (l'abbraccio a fine partita tra Sinner e Zverev, ndr): la sensibilità della persona, il rispetto nei confronti dell'avversario, la grandezza dell'atleta, anche oltre il campo di gioco. Grazie sempre". Sono le parole su X con le quali il ministro per lo sport e per i giovani, Andrea Abodi, si complimenta con Sinner per la vittoria in Australia. Nel post del ministro c'è infatti anche la foto che ritrae il n.1 del mondo consolare il suo avversario a fine partita. 

fonte: Redazione ANSA  www.ansa.it  RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA - Tutti i diritti riservati  

lunedì 7 ottobre 2024

Sport: Sinner conquista Djokovic e Alcaraz: "Jannik super nella bufera doping"

Il serbo: "È impressionante ciò che Jannik sta facendo durante tutto questo processo". Lo spagnolo: "Grande giocatore e ancor più grande persona"

Jannik Sinner perde la finale del torneo Atp di Pechino ma conquista la solidarietà, se non l'appoggio, di Carlos Alcaraz e Novak Djokovic nella battaglia per dimostrare la propria innocenza nel caso Clostebol. Le parole dei due big, che ad agosto si erano espressi con toni 'neutri' se non freddi in relazione alla vicenda, assumono oggi un significato particolare, in un momento cruciale dell'iter. L'azzurro, numero 1 del mondo, rischia una squalifica di 1-2 anni per il ricorso che la Wada, l'agenzia mondiale antidoping, ha presentato al Tribunale arbitrale dello sport (Tas) di Losanna. La Wada contesta l'assoluzione decisa da un tribunale indipendente.  

"Abbiamo un sistema che non funziona bene, se ne stanno accorgendo anche le persone che non seguono il tennis. Ci sono troppe incoerenze, troppi organi di governo coinvolti. Tutto il caso intorno a Sinner non sta aiutando per niente il nostro sport", dice Djokovic da Shanghai, dove parteciperà all'Atp Masters 1000 con tutti i migliori del circuito. "Lui ha vinto tutti e tre gli appelli che ci sono stati finora, dev'essere davvero dura per lui, il suo team e la sua famiglia", aggiunge Nole.

"Spero che potremo tornare al tennis -auspica il 37enne serbo, vincitore di 24 titoli del Grande Slam-. È impressionante ciò che Jannik sta facendo durante tutto questo processo. Sta giocando a un livello elevatissimo, vincendo un titolo dello Slam e la maggior parte delle partite che gioca. Tutta questa situazione non è positiva per il tennis, spero che questo caso si risolva il prima possibile. Qualunque cosa accada spero venga decisa nel minor tempo possibile". 

Messaggi simili arrivano da Alcaraz, vittorioso oggi contro Sinner al termine di una battaglia di oltre 3 ore. "Jannik avrebbe potuto vincere in due set o in tre, io avrei potuto vincere in due, è stato un match molto equilibrato, ma lui ancora una volta ha dimostrato di essere il miglior giocatore al mondo, almeno per me. Il livello a cui sta giocando è incredibile", dice lo spagnolo. "E' un tennis di altissima qualità, a livello di colpi, fisicamente e mentalmente, è una bestia", dice l'iberico prima di rivolgersi all'azzurro durante la cerimonia di premiazione.

"Meriti tutti i successi che stai ottenendo in questo anno incredibile. Vedo quanto duro lavori, complimenti a te e a al tuo team. State facendo un grande lavoro e siete soprattutto delle persone incredibili", aggiunge.

fonte:  Redazione Adnkronos  www.adnkronos.com

lunedì 16 settembre 2024

Sport: Sinner, la confessione del fidanzato di Taylor Swift: "Volevo dargli fastidio"

Jannik Sinner, Taylor Swift e Travis Kelce
Travis Kelce e la finale degli US Open: "Ho provato a disturbare l'italiano..."

"Ho provato a infastidire l'italiano, a disturbarlo, a farlo innervosire...". Jannik Sinner, nella finale degli US Open vinta contro Taylor Fritz domenica scorsa, ha dovuto fare i conti con il tifo ostile - e non sempre corretto - di uno spettatore speciale. In un box dell'Arthur Ashe Stadium, come è noto, si è accomodata anche Taylor Swift, la superstar del pop, con il fidanzato Travis Kelce. Il giocatore di football, tight end dei Kansas City Chiefs campioni Nfl, si è distinto per il suo look 'sofisticato' - non proprio in linea con il personaggio - e per il comportamento non proprio esemplare.  

"Per la seconda volta sono andato a vedere una partita di tennis. La partita era molto silenziosa e quando c'è silenzio ci viene voglia di dire qualcosa...", racconta Kelce nel podcast con il fratello Jason, ex giocatore NFL con i Philadelphia Eagles. "Io non sono una persona tranquilla, non sono mai stato calmo. A scuola ero sempre quello all'ultimo banco che diceva qualcosa di furbo o cercava di far ridere tutti quando c'era silenzio. Per tutto il tempo, quindi, volevo infastidire l'italiano, Sinner, il numero 1 al mondo". E cosa ha fatto? "Volevo contribuire a creare il fattore campo... Mi sono comportato bene, sono stato rispettoso: se avessi esagerato, mi avrebbero chiesto di andare via. Mi sono scatenato solo nelle pause in c'era la musica ad alto volume". Qualsiasi cosa abbia fatto, Kelce non ha minimamente raggiunto l'obiettivo: Sinner ha demolito l'avversario in 3 set e si è preso il trofeo. Kelce è tornato a casa con il suo look da circolo di alto livello. Una tenuta che ha sorpreso il fratello Jason: "Sembravi vestito per un country club...". "Era tennis, cosa avrei dovuto fare?". 

fonte: Redazione Adnkronos  www.adnkronos.com

lunedì 29 luglio 2024

Il marchio d'oro di Louis Vuitton sui Giochi. Dagli occhiali alle valigie il brand del lusso agguanta le Olimpiadi

PARIGI 2024 RIPRODUZIONE RISERVATA © ANSA/EPA
LVMH, la Maison del lusso francese marchio mondiale assoluto e "main sponsor" delle Olimpiadi francesi.

Il celeberrimo marchio LV che spopola nel pianeta su borse, abiti, gioielli e profumi, è stato più volte inquadrato dall'alto nel vastissimo "batiment Louis Vuitton" durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi il 26 luglio.

Occhiali da sole per Mick Jagger, per il sempre abbronzato Tom Cruise, per Elon Musk, per Pharrell Williams e tanti altri tutti griffati. E non solo  gli abiti Dior (uno dei marchi del gruppo)  sono stati parte della coreografia , e poi ancora le valigie degli atleti e tanto altro. Qualcuno insinua, "tutto". 

D'altra parte, si sta parlando del principale gruppo francese, che controlla due terzi del lusso mondiale.
    E il capo di questo impero, Bernard Arnault, non è uno dei tanti miliardari al mondo. 

E' semplicemente il più ricco di tutti, secondo "Forbes", che nel 2024 gli ha valutato il patrimonio in 226,5 miliardi di dollari. 

La "storia d'amore" fra le Olimpiadi e il gruppo di cui fanno parte i creatori di moda che hanno firmato gli abiti di Lady Gaga, Céline Dion e della altre star che ieri sera si sono esibite sulla Senna, è nata nel dicembre 2017 a Lima, il giorno che Parigi si aggiudicò le Olimpiadi 2024 alle quali Roma aveva ritirato la candidatura l'anno precedente. Al Comitato organizzatore, per chiudere il bilancio preventivo, servivano circa 4 miliardi, serviva un "main sponsor", soprattutto dopo il ritiro di Total in seguito alle polemiche per una sponsorizzazione in contrasto con le promesse di Olimpiadi "verdi". Ci si rivolse allora quasi naturalmente verso LVMH, che oltre a essere il leader mondiale del lusso viene unanimemente ritenuto anche l'alfiere dell'"arte di vivere" alla francese. 

Le Monde ricorda che nel 2019 il gruppo fu prontissimo a promettere 200 milioni per la ricostruzione di Notre-Dame dopo l'incendio ed aumentare così il suo prestigio e la sua reputazione. "Dei giochi - confida al quotidiano francese il primogenito dei 5 figli di Arnault, Antoine - ne abbiamo parlato in famiglia. E abbiamo deciso di andare avanti". Con il presidente del Cio, Thomas Bach, con quello del Comitato organizzatore, si susseguirono gli incontri, nei quali Arnault volle appurare fino in fondo quali fossero le idee artistiche e di sviluppo dell'immagine dei Giochi di Parigi. Nel 2023, la Corte dei Conti stabilì, in omaggio al principio dichiarato degli organizzatori - "le Olimpiadi con i soldi dei privati" - che LVMH sarebbe stato sponsor "di prima fila". Centocinquanta milioni sul tavolo e partecipazione ai Giochi di LVMH con i suoi prodotti "top", e - a grappolo - di tutti quelli del gruppo, Dior, Chaumet, Berluti, Moet & Chandon. 

Da allora, le Olimpiadi di Parigi sono anche un po' i Giochi di Vuitton: la fiaccola, nel suo periplo in Francia, ha seguito una sorta di percorso dei possedimenti del grande "patron", prima nelle vigne di Saint-Emilion e del Chateau du Cheval Blanc, proprietà del gruppo; poi sulla Manica, è passata davanti alla Villa Rosa di Christian Dior, quindi davanti ai vigneti Moet & Chandon di Epernay, nella Marna. Allo sbarco della fiaccola a Parigi, la "cannonata" pubblicitaria del presidente del Comitato organizzatore, Estanguet, che in diretta tv planetaria ha estratto la fiaccola di Parigi 2024 da una grossa valigia Louis Vuitton con il logo in prima fila, sullo sfondo dell'Arco di Trionfo. 

fonte: ©Ansa Redazione ANSA  www.ansa.it  RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA - Tutti i diritti riservati   

venerdì 26 maggio 2023

Libri: "Il maschio. Come inseguire i sogni senza perdere se stessi: la mia vita nel nuoto artistico" di Giorgio Minisini

Non ne ho mai parlato sia per non mettere in ombra ciò che stiamo facendo come nazione e come movimento nel nuoto artistico, sia per questioni di opportunità. Tutto ciò che ho fatto, dal primo giorno di allenamento in poi, è stato inseguire un sogno, senza mai metterlo in dubbio. 

La verità però è che capita di perdersi a metà strada, di smarrire la via, di non ricordarsi più da dove si è partiti e dove si voleva andare. Cresciamo con la convinzione per cui ‘se ti impegni ce la fai’, e inseguendo ciecamente questa convinzione trasformiamo il lavoro in obbligo, le sfide in esami, le soddisfazioni in numeri. 

Così vincere diventa solo prevalere sugli altri, ignorando quanto l’esito di qualsiasi competizione sia in mano alla fortuna. E soprattutto smarrendone il senso. Davanti alla paura di essere in balia della sorte, cosa possiamo fare per trattenere la gioia di nutrire le nostre ambizioni? Non è stato facile, ma tornare sui miei passi, scavare tra i miei ricordi alla ricerca del traguardo per il quale mi ero messo in cammino mi ha permesso di ritrovare il senso stesso del viaggio, e la gioia della competizione: il regalarsi tra tutti i partecipanti alla gara la soddisfazione del correre insieme. Spero che la mia esperienza possa essere d’aiuto, a qualcuno che l’ha smarrita, a ritrovare la strada. O ancora meglio a non perdersi.» (Giorgio Minisini)

fonte: www.mondadoristore.it

domenica 4 dicembre 2022

Libri: "Una vita in alto" di Sara Simeoni con Marco Franzelli

Sara Simeoni è amata come pochi altri campioni dello sport italiano. Per i risultati che ha saputo raggiungere nella sua lunga carriera, per aver aperto la strada alle donne nell’atletica ad alto livello, combattendo per far cadere tabù e pregiudizi, per l’atteggiamento sorridente che nasconde una forza di carattere che le ha permesso di superare non solo l’asticella in pedana, ma anche le piccole e grandi difficoltà della vita.

Un personaggio, quello di Sara, che è prima di tutto persona. Lo ha dimostrato riscuotendo grande favore di pubblico per l’allegria e l’autoironia con cui ha conquistato milioni di telespettatori nella trasmissione di Rai 2 “Il circolo degli anelli” dedicata all’Olimpiade di Tokyo del 2021. È sempre lei, l’eterna ragazza di Rivoli Veronese, ma è tornata popolarissima sui social e sulle prime pagine dei giornali, così come le accadeva quando vinceva negli anni 70 e 80.

Nel libro, con la stessa divertita leggerezza, Sara Simeoni si racconta in prima persona a Marco Franzelli, storico giornalista sportivo Rai, attraverso i retroscena, molti inediti, di una carriera che l’ha portata ad essere eletta “Atleta del Centenario” nel 2014 in occasione dei 100 anni del CONI. E poi aneddoti imprevedibili, comici, bizzarri; insospettabili curiosità e originali ritratti dei personaggi dello sport, e non solo, le cui storie sono intrecciate alla sua.

fonte: www.railibri.rai.it

lunedì 11 novembre 2019

Libri. “Combatti, ho scelto di vincere”: la biografia di Sara Cardin: “Volevo raccontarmi,ora sono libera”

Un racconto della campionessa mondiale di kumite della sua vita privata e sportiva. Dalle fragilità da bambina e adolescente, alle scelte della donna adulta. Sempre con un filo conduttore: il karate e il sogno della vittoria. 

“Ero stanca di tenermi tutto dentro, era come avere uno zainetto sulle spalle pieno di pietre pesanti: ora sono libera”. Spiega così Sara Cardin la scelta di scrivere un libro dove mettere tutta se stessa, dalle vittorie alle sconfitte sul doppio piano della vita sportiva e quella personale.


“Combatti! Ho scelto di vincere” è uscito in libreria il 24 ottobre e ha già riscosso molto successo: “Sta andando benissimo e ne sono davvero felice. Da ragazzina ho sempre avuto molti diari su cui mettere nero su bianco i miei pensieri, negli ultimi due anni poi ho scritto nei ritagli di tempo o quando me la sentivo, ma il grosso è stato fatto nei mesi di stop per il mio infortunio al ginocchio. Insomma ci ho messo così tanto e la gente lo legge in un giorno, mi ha sconvolta! In positivo ovviamente”.

Il libro, edito da Baldini+Castoldi, è stato scritto insieme a Tiziana Pikler con la prefazione di Giovanni Malagò e Rodolfo Sganga, e racconta la storia della Sara campionessa, dalle prime gare, passando per i titoli italiani ed europei, fino al titolo mondiale nel 2014; ma anche della Sara combattente, stavolta però nella vita: la storia di una donna fragile e determinata, con sogni da guerriera e fantasmi da affrontare come, ad esempio, la battaglia contro l’anoressia e la bulimia.
“Combatti! Ho scelto di vincere” è la storia che tutti dovrebbero leggere per trovare il coraggio di inseguire fino in fondo i propri sogni, come Sara Cardin non ha mai smesso di fare: lo sguardo ora è tutto verso Tokyo 2020.

Sara, il tuo libro è uscito da poco più di due settimane e già ha riscosso un grande successo!
“Sì, non me lo aspettavo e mi fa molto piacere. Credo che sia perché le storie vere piacciono, io mi sono messa completamente a nudo, è un libro senza filtri, diretto, e questo arriva. Poi mi stanno scrivendo un sacco di persone che non vengono dal mondo del karate, ma che hanno comunque apprezzato la mia storia perché magari si sono ritrovate in qualche episodio di vita. Il fatto che si stiano avvicinando anche altri mondi è una cosa bellissima”.

Per chi ancora non l’avesse letto, cosa possono trovare nel tuo libro?
“C’è un 60% di vita personale un 40% di vita sportiva, è strutturato in sette capitoli e ognuno racconta le due facce della medaglia di un determinato periodo con tutti gli alti e bassi che ne conseguono. La cosa bella è che si vede il parallelismo tra la crescita da ragazzina a donna e quella da atleta e campionessa”.

Quando si pensa ad un campione lo si inquadra solo come un vincente, ma non si può mai sapere quali e quante sconfitte si celano dietro alle vittorie.
“Esattamente. Tutte le volte che mi sento dire ‘Vorrei rinascere Sara Cardin’ resto stupita perché io so che non è stato facile essere me. Io non volevo scrivere un libro sulle mie vittorie, pensa che alcune non le ho nemmeno menzionate! Io desideravo raccontare quella che è la vita reale di un campione, che prima di tutto è una persona con i suoi lati positivi e negativi. È una storia di vita, non di vittorie”.

Nel retro della copertina troviamo stampate due frasi: “Nessuno nasce mai campione. Nessuno vince mai da solo”. Chi ti è stato accanto nel percorso verso i tuoi traguardi?
“Sicuramente la mia famiglia, importantissima per me: se non fosse stato per i miei genitori che ogni giorno mi portavano in palestra, da sola non sarei qui. Poi mio nonno, il vero agonista, quello che mi ha sempre spronata a fare di più, Paolo, mio marito e allenatore… ma anche le tante persone positive che ho incontrato nella mia vita e che hanno sempre creduto in me”.

Sappiamo che è indirizzato a chiunque, ma se dovessimo focalizzarci solo sui giovani karateka perché consiglieresti loro il tuo libro?
“Mi sono sempre sentita dire che sono una ragazza sorridente, che vano a manetta e non mollo mai, ma dietro ci sono state tante difficoltà. Chi come me è un atleta e sta affrontando il percorso agonistico, potrà magari ritrovarsi in alcuni aspetti e da lì trovare nuova forza: la realtà non è solo Sara sul podio con la medaglia al collo, ma anche Sara con tutte le sue debolezze negli allenamenti o le incertezze nelle gare. Dentro ci sono molti retroscena, il mio modo di approcciarmi alle competizioni, come gestisco le emozioni o le aspettative, in pratica l’evoluzione di una bambina che non riusciva a fare il kiai ed è poi diventata Campionessa del Mondo davanti a 18mila spettatori. Il mio messaggio è ben sintetizzato nel titolo: “Combatti!”, perché non si deve mollare mai, qualunque cosa ti riservi la vita”.

Pensi che il fatto di aver scelto, praticato e vissuto il karate ti abbia spronata di più verso questo tuo modo di affrontare le cose?
“Assolutamente si! Per come sono fatta avrei in ogni caso fatto qualche altro sport, ma scoprire il karate è stato come trovare quello ideale per esprimere la mia creatività, la voglia di rivincita, il desiderio di combattere”.

E ora che hai messo nero su bianco tutta te stessa, come ti senti?
“Libera! Mi tenevo dentro queste cose da troppo tempo, le scrivevo sui diari, ma poi è arrivata l’ora di pubblicarle perché solo così avrei potuto liberarmene. Mi sentivo come se avessi uno zainetto sulle spalle pieno di pietre, ecco questo è il momento di svuotarlo!”.
fonte:  www.ilfaroonline.it

lunedì 21 ottobre 2013

Lgbt UK: Il portiere del Manchester United Anders Lindegaard: "Nel calcio c'è bisogno di un eroe gay"

I tanti tabù di cui è imperniato il calcio hanno fatto da stura per il deciso intervento di Anders Lindegaard.

Il portiere del Manchester United, che quest'anno ha collezionato sette presenze, ha scritto sul proprio blog che ci sarebbe bisogno di un eroe gay tra i calciatori: "I miei colleghi omosessuali sono molto preoccupati delle reazioni che potrebbero avere i tifosi nei loro confronti, mentre sono sicuro che la notizia non verrebbe presa con fastidio dagli altri calciatori".

"L'omosessualità nel calcio è ancora vietata. Il clima sui campi di calcio e negli stadi è sempre più duro. Si tratta di un meccanismo primitivo e sovente espresso attraverso il classico stereotipo che il vero uomo deve essere coraggioso, forte e aggressivo. Non c'è nell'immaginario comune l'idea che un calciatore possa essere gay".
fonte http://www.ilportiere.com/

mercoledì 31 luglio 2013

Lgbt Sport: Ecco “Libera Rugby Club”, la prima squadra gay-friendly d’Italia

E’ arrivata, anche in Italia, la prima squadra gay friendly di rugby ed è proprio a Roma che la comunità gay ha raccolto le adesioni per farla nascere.

L’Italia era uno dei pochissimi paesi occidentali a non avere ancora squadre di rugby gay-friendly, a differenza di nazioni europee e d’oltre oceano e di città come Parigi, Londra, Amsterdam, Berlino, Bruxelles, Lisbona, Dublino, Los Angeles, New York, Sydney.

Al momento sono 23 i ragazzi fissi della formazione, due di loro non sono gay e non rimarranno gli unici. Sono giovani che hanno aderito perché, come ci spiegano gli organizzatori, questa iniziativa serve non solo a permettere a ragazzi omosessuali di poter giocare serenamente in una squadra di rugby, ma anche un modo per combattere alcuni falsi stereotipi che vedono l’omosessuale privo delle tipiche caratteristiche maschili di forza e carattere.

“Libera Rugby Club”, federata Gaycs, dipartimento Glbt dell’Aics, l’Associazione Italiana Cultura e Sport, e a breve federata della FIR, è il nome dell’associazione sportiva dilettantistica, dove quel “Libera”, volutamente al femminile, sta a sottolineare che non esiste nell’ideologia del gruppo nessun tipo di sessismo, ma anche che il rugby italiano ha bisogno di essere liberato da falsi pregiudizi, dall’omofobia ed essere davvero un gioco di squadra aperto a tutti, gay ed etero, dove fare amicizia e dare un bell’esempio di integrazione.

Da meno di un mese sono iniziati i primi incontri di prova e da poco gli allenamenti ufficiali della nuova squadra di rugby romana Libera Rugby Club, come il primo della serie, il 4 luglio, che ha visto scendere in campo 25 ragazzi. La Libera Rugby Club è inoltre gemellata con la squadra di serie C degli AllReds per la condivisione di valori di antisessismo e antiomofobia. Gli allenamenti si stanno infatti tenendo presso il campo degli AllReds, all’ex cinodromo, dove la nuova squadra è molto grata agli AllReds per il loro indispensabile appoggio.

Adesso non resta che la presentazione ufficiale al Coni, evento che dovrebbe avvenire entro il 20 luglio 2013. Chiunque voglia condividere la passione per il rugby, contribuendo ad abbattere l’omofobia nel mondo dello sport maschile, può inviare una mail a romanrugby2013@gmail.com
fonte http://www.nprugby.it

mercoledì 17 aprile 2013

Lgbt: La Nike desiderosa di sostenere un atleta apertamente gay


La Nike ha intenzione di sostenere e investire sul prima atleta dichiaratamente gay
Nike desiderosa di sostenere un atleta apertamente gay.

Sport e omofobia? La Nike avrebbe intenzione di opporsi a questo binomio, sostenendo apertamente il primo giocatore professionista dichiaratamente gay.

Il capo della società sportiva, secondo Rick Welts, dirigente sportivo americano, avrebbe assicurato il proprio supporto, ecco le parole precise a lui riportate ben due anni fa, nel 2011:
“Mi hanno assicurato apertamente che la Nike avrebbe abbracciato e sostenuto (il coming out, ndr)”

E ha inoltre aggiunto e assicurato:
“Il giocatore che lo fa, sarà stupito per le ulteriori opportunità che verranno messe sul tavolo, non quelle che verranno tolte”

La scelta di dichiararsi gay è sicuramente un passaggio non facile, anche adesso nel 2013
“Di ricompensa c’è un rischio maggiore in questo momento, per l’individuo che decide di diventare il primo atleta professionale apertamente gay negli Stati Uniti. La prima volta che si fa qualcosa si ottiene una maggior parte del beneficio”

Un modo ottimo per sottolineare come il dichiararsi omosessuale non debba obbligatoriamente essere visto come un rischio ma anche come qualcosa sulla quale puntare (e investire economicamente)
fonte http://www.queerblog.it/Desperate Gay Guy

venerdì 27 luglio 2012

Lgbt: La proposta della Iaaf: sesso degli atleti stabilito da livello testosterone

La soglia decisa dalla Federazione internazionale per stabilire se una sportiva possa essere considerata 'femmina' è che non superi i 100 nanogrammi per ogni decilitro di sangue; oltre questa misura l'interessata deve essere iscritta alle gare maschili.

L'iniziativa dopo il caso di Caster Semenya (in foto)

Il nuovo paradigma dello sport, a partire dalle prossime Olimpiadi di Londra 2012, potrebbe consistere nel fatto che per decidere il sesso di un essere umano si debba calcolare il livello di testosterone presente nel corpo.

Se le nuove politiche di sperimentazione portate avanti da un anno a questa parte dalla Iaaf (Federazione Internazionale di Atletica) saranno recepite dal Cio (Comitato Olimpico Internazionale), che le ha già accettate e aspetta la delibera del preposto comitato di saggi, saranno eliminate ai nastri di partenza tutte le persone di sesso femminile affette da iperandrogenismo.

Dando luogo a una politica di discriminazione genetica, prima ancora che sessuale, che potrebbe avere risvolti molto pericolosi per la salute delle atlete.

Tutto nasce dal caso di Caster Semenya, l’atleta sudafricana che nel 2009 vince l’oro sugli 800 metri ai Campionati Mondiali di Atletica di Berlino. Scoppia una polemica in puro stile lombrosiano, alimentata dalle avversarie, sul sesso dell’atleta, i cui tratti somatici sono decisamente mascolini.

Cominciano a girare voci, mai confermate, che la Semenya sia un’ermafrodita (con organi genitali maschili interni) e perciò avvantaggiata nei confronti delle atlete donne. La Iaaf decide di sospendere l’atleta per 10 mesi e, dopo una serie di test medici, nel luglio 2010 dà il via libera alla partecipazione di Semenya alle gare femminili di atletica.

I risultati dei test medici, raccontati come invasivi e umilianti, non sono stati resi pubblici per motivi di privacy. La Iaaf ha però risposto alle accuse di razzismo, discriminazione e violazione dei diritti umani, nascondendosi dietro non meglio specificate “ragioni mediche”.

Tornata alle gare, la Semenya ha vinto l’argento ai Mondiali del 2011 e si è qualificata per le Olimpiadi di Londra 2012. Nel frattempo la Iaaf – che non ha mai ritenuto opportuno investigare in ambito maschile se i piedi di Carl Lewis fossero troppo flessuosi o i muscoli di Usain Bolt troppo resistenti – ha proseguito nella sua ricerca volta a dimostrare un possibile ‘doping di genere’ nell’ambito delle gare femminili.

E la conclusione che la Iaaf ha sottoposto al Cio, basata appunto sulla discriminazione in base al livello di testosterone, è molto pericolosa. La soglia decisa dalla Iaaf per stabilire se un’atleta possa essere considerata femmina è che non superi i 100 nanogrammi di testosterone per ogni decilitro di sangue, oltre questa misura l’atleta deve essere iscritta alle gare maschili (il cui livello di testosterone può variare dai 300 ai 1200 nanogrammi per decilitro).

Come spiegano però Rebecca Jordan-Young e Katrina Karkazis (ricercatrici rispettivamente in Studi di Genere alla Columbia University e di Etica Biomedica alla Stanford University), non si capisce il senso di dover sottoporre a test le atlete per definire il loro sesso.

“Un comportamento promosso come protezione per le donne – scrivono sul New York Times -, risulta essere al contrario, ancora una volta, discriminatorio”. Inoltre, continuano, se la scienza può offrire delle risposte ad alcune domande, come il livello medio di testosterone negli uomini e nelle donne, non può però stabilire come queste risposte siano usate. “Ciò che rende il test complicato è che non esiste un marcatore da usare per dire ‘questo è uomo’ o ‘questa è donna’”, scrivono, spiegando che non deve essere permesso alla scienza stabilire se un essere umano è uomo o donna in base al testosterone.

Entrando nello specifico, le due studiose analizzano come nell’atletica femminile non sia certo il testosterone la discriminate per la vittoria, anzi. “Le prestazioni atletiche non possono essere ridotte a una questione di ormoni. Sono molto più importanti l’elasticità e la resistenza muscolare piuttosto”.

Inoltre, continuano, una volta accettati questi parametri si correre il rischio che donne con livelli di testosterone alti si sottopongano a cure mediche che, oltre ad essere costosissime, possono essere dannose per la salute. E concludono chiedendosi se, dato l’inalienabile diritto dell’essere umano alla libertà di espressione, il fatto di considerare se stessi uomini o donne non dovrebbe essere sufficiente a renderlo tale anche per gli altri.

Al di là delle ovvie regole e limitazioni dello sport che devono essere rispettate, quando giuste e non discriminanti.
fonte http://www.ilfattoquotidiano.it di Luca Pisapia

mercoledì 9 maggio 2012

Roma: Torneo LGBT di Tennis "La singolar tenzone" dal 25 al 27 maggio

Il gruppo sportivo LGBT gAce Tennis Roma organizza per l’ultimo weekend di maggio il Torneo "La Singolar Tenzone". Invitiamo tutti gli sportivi amanti del tennis a partecipare!!

Il torneo si svolgerà da Venerdì 25/05 (dalle 17.00) a Domenica 27/05 (alle 19.00), presso il T.C. Sport Libero, Lungotevere Dante, 227 - Roma.

Il Torneo sarà organizzato con due distinti Tabelloni: Avanzato e Intermedio.
Ad ogni giocatore saranno garantite almeno due partite.
L'iscrizione al Torneo ha un costo contenuto, solo 20 euro.

L'iscrizione comprende: i campi; le palle; coppe e premi per vincitori e finalisti; un gadget per tutti i partecipanti
Durante le giornate di sabato e domenica sarà offerto un buffet con cibo e bevande per tutti i partecipanti.

Sabato 26 sera mangeremo insieme una pizza/cena dove tutti i partecipanti ed amici del torneo sono invitati.
Per chi non è di Roma abbiamo la possibilità di ospitare gratuitamente nelle case dei nostri associati, se interessati fatecelo sapere.

Per ulteriori informazioni:
gace.roma@gmail.com
Oppure iscrivetevi all'evento facebook
https://www.facebook.com/events/297465463666208/?notif_t=plan_user_invited
e consultate per gli aggiornamenti la pagina facebook dell'associazione www.facebook.com/gacetennisroma

Per iscrivervi basta rispondere a questa email o iscrivervi all'evento su FB indicando la propria disponibilità di orario per il venerdì pomeriggio e l'eventuale interesse a partecipare alla cena prevista per il sabato sera.

Vi aspettiamo!
gAce Tennis Roma
www.gacetennis.it
gace.roma@gmail.com
fonte http://www.digayproject.org

martedì 8 maggio 2012

Lgbt: Arriva la Notte Blu di Firenze, speciale Città europea dello sport, ma anche mostre e spettacoli il 12 e 13 maggio

Il 12 e 13 una no stop di eventi tra gare e spettacoli.

Sport tradizionali e on the road, discipline classiche e novità assolute: tutto sotto le stelle.
Questo (e altro ancora) sarà la “Notte blu di Firenze” in programma il 12 e il 13 di maggio.

Una non-stop di eventi, gare, tornei, esibizioni, pedalate, regate, mostre e spettacoli.
Per la prima volta, gli impianti sportivi, le piazze e le strade, il parco delle Cascine, si coloreranno per una festa notturna collettiva che coinvolgerà fiorentini e turisti.
Tutti potranno misurarsi nelle varie attività proposte in ogni angolo della città e assistere a esibizioni e spettacoli.
A questo link tutto Il programma della Notte Blu: http://www.notteblu.eu/
fonte http://www.comune.fi.it/

giovedì 27 ottobre 2011

Lgbt Sport: Un ex giocatore di hockey australiano fa coming out

“Mi chiamo Gus Johnston, sono uno scrittore, un art director, un regista e un attaccante di hockey. Sono anche un uomo gay e questo è qualcosa che non ho mai pensato di poter dire in un forum pubblico come questo”.

Con queste parole semplici, dirette, Gus Johnston - un ex giocatore professionista di hockey - si è rivolto a tutti i giovani, in particolare ai ragazzi e alle ragazze omosessuali attraverso un video su Youtube, per dire che non sono soli, che potranno superare l’omofobia e troveranno sostegno nei loro compagni di sport.

Johnston si rammarica di non essere stato “abbastanza forte” da farsi conoscere per come è davvero quando ancora era in attività.

Ma adesso ha deciso di venire allo scoperto per aiutare i giovani che si sentono in difficoltà e che vivono un conflitto fra l’amore per lo sport e l’essere gay. Quanto alle battute che si sentono negli spogliatoi sull’omosessualità, possono ferire e sono comportamenti omofobici.

Con questo coming out in versione video, Gus Johnston si unisce alla piccolissima pattuglia degli atleti australiani di vertice che hanno fatto coming out: il tuffatore medaglia d’oro alle Olimpiadi Matthew Mitcham (il mio preferito),
il nuotatore Daniel Kowalski e il rugbista Ian Roberts.
Fra le donne, l’unica lesbica dichiarata è la ciclista Michelle Ferris.
fonte http://www.queerblog.it

lunedì 12 settembre 2011

Lgbt: "Carta etica dello sport" in Toscana si gioca pulito


La Regione ha adottato il documento: nascerà un Albo a cui si iscriveranno i soggetti che ne mettono in pratica i principi

La Regione Toscana ha adottato la "Carta etica dello sport" e impronterà le proprie attività in ambito sportivo al rispetto dei principi in essa contenuti.
Il primo passo di questo cammino è il lancio di un Albo cui potranno iscriversi tutti i soggetti che decideranno di mettere in pratica i principi sanciti dalla Carta.

Quindici gli articoli che compongono la Carta e che affermano il diritto di tutti a fare sport per stare bene, che definiscono la pratica dello sport “componente essenziale nel processo educativo” e la lealtà, ovvero il fair play fondamentale in ogni disciplina sportiva sia a livello dilettantistico che professionistico.

Si ribadisce il valore fondamentale nella formazione dell’individuo della condivisione di regole comuni, del saper perdere, dell’esclusione di qualsiasi comportamento teso a umiliare gli avversari, e del rispetto dei principi etici dello sport come contributo alla formazione di un’etica della cittadinanza.

Si insiste sul valore socializzante e inclusivo della pratica sportiva che fornisce occasioni di conoscenza, comprensione e apprezzamento anche tra persone di diverse origini culturali, senza dimenticare i valori “salutistici” sia per i giovani che per i meno giovani, ma sempre nel rispetto della centralità della persona umana. Ogni forma di doping viene dichiarata una violazione dei principi sportivi.

"L'Albo sarà uno degli strumenti operativi che permetteranno di dare le gambe a una visione e una pratica sportiva corretta e considerare lo sport come elemento e diritto di cittadinanza - ha commentato l'assessore regionale al welfare Salvatore Allocca, ci auguriamo pertanto che gli iscritti siano numerosi anzi, lanciamo l'invito a tutte le associazioni e alle società sportive, al mondo della scuola e dell’università, dalla sanità ai media fino alle industrie produttrici di articoli per lo sport e al settore del commercio perché sottoscrivano questo decalogo all'insegna dello sport come diritto di tutti.

Non solo, come attività che riesce a coniugare socializzazione e inclusione, stili di vita salutari e etica quotidiana, cioè rispetto delle regole e dell’avversario".

Saranno promosse iniziative per offrire incentivi concreti al rispetto della “Carta etica”.

“E’ allo studio, ha annunciato Allocca, un sistema di certificazione e di riconoscimento per le società sportive che sottoscriveranno la Carta etica dello sport e che daranno prova di essersi impegnate per la diffusione di una corretta e leale pratica sportiva e per la creazione di opportunità sportive per i disabili.

Altre azioni auspicate sono l’apertura gratuita degli impianti alla cittadinanza in spazi orari ad hoc, la realizzazione di politiche di sostegno alla pratica sportiva nella scuola e il rispetto del codice etico da parte di tecnici e operatori.

In questa ottica – ha concluso l’assessore allo sport, stiamo valutando l’istituzione di una cerimonia per premiare le organizzazioni sportive meritevoli, operanti sul territorio regionale.

Pensiamo anche a un analogo riconoscimento da conferire ai singoli sportivi che conseguano risultati di eccellenza, in campo dilettantistico o professionistico, fornendo insieme un esempio di lealtà che possa diventare un modello per tutti i giovani che si avvicinano allo sport”.
fonte http://www.intoscana.it

mercoledì 7 settembre 2011

Lgbt sport: Philipp Lahm "Giocatori gay, non fate coming out!”


Mentre si cerca di divulgare il più possibile la teoria del coming out e del dichiarare fieramente la propria omosessualità senza cadere nel tranello di sentirsi in errore, il capitano di calcio del Bayern Monaco ha rilasciato la propria teoria diametralmente opposta. Meglio evitare di ostentare i propri gusti sessuali, sopratutto nello sport:

“Non consiglierei a nessun giocatore gay professionista di fare coming out. Temo che alla fine succederebbe come per Justin Fashanu che è stato messo talmente all’angolo da portarlo a commettere un suicidio. Personalmente non avrei problemi se un giocatore decidesse di uscire allo scoperto: non ho nulla contro l’omosesusalità e non la considero qualcosa di riprorevole”

Non ha nulla contro i gay (alt, manca la frase cult! Non ha amici gay lui?!?) ma è meglio se non fanno coming out. Lahm prende ad esempio la storia drammatica di Fashanu, calciatore che fece coming out anni fa ma ottenne una reazione terribile: la famiglia lo rinnegò, nessuna squadra fu interessata ad averlo con sè e lui decise di togliersi la vita.

Un suicidio che Philipp vede talmente allarmistico da consigliare a tutti di fingersi eterosessuali o restare nell’ombra: ma mai dire chi si è.
Questa sua teoria potrete trovarlo nella sua autobiografia, nella quale… nega i pettegolezzi gay su di lui.
fonte http://www.queerblog.it

giovedì 4 agosto 2011

Lgbt: Calcio, Mondiale donne, stop a striscione omosessuale. Le scuse della Fifa


La Fifa ha oggi chiesto ufficialmente scusa per aver impedito a un gruppo di appassionati di accedere allo stadio di Moenchengladbach, per assistere ad una partita Coppa del Mondo femminile, poiche’ portavano uno striscione con la scritta ‘Il calcio e’ tutto, anche lesbico’.

“Mi dispiace.
E’ successo una volta e non succedera’ piu’”, ha detto il portavoce dell’organo di governo del calcio mondiale, Segolene Valentin, quest’oggi a Francoforte nel corso di una conferenza sulle politiche di responsabilita’ sociale e anti-discriminazione.

“Naturalmente la Fifa e’ contro ogni forma di discriminazione basata sul sesso”, ha aggiunto.
fonte http://gaynews24.com

giovedì 7 luglio 2011

Lgbt Nigeria: le calciatrici lesbiche costrette a nascondersi per non essere licenziate


In una lunga intervista al New York Times, Eucharia Uche, che ha allenato la squadra femminile di calcio nigeriana, nel 2009, ha rivelato che, ai suoi tempi, il lesbismo era visto come “moralmente sbagliato” ed “un problema irrisolvibile”.

In diverse circostanze, la coach si è ritovata ad assistere a rimproveri formali dei dirigenti che invitavano la squadra per purificare le atlete lesbiche:

"La questione del lesbismo è comune. Mi sono resa conto che non è una battaglia fisica, abbiamo bisogno di un intervento divino al fine di controllare e frenare questo atteggiamento d’ostilità. Vi dico ha funzionato per noi. Questa è una cosa del passato. Non è mai stata menzionata."

Nello stesso articolo, James Peters, un ex assistente tecnico della nazionale di calcio della federazione, ha amesso di aver licenziato alcune giocatrici per il solo fatto di essersi dichiarate lesbiche:

"Dopo aver allenato squadre femminili negli Stati Uniti, ho una conoscenza approfondita di come funzionano le lesbiche. Quando mi è stato detto di dover lavorare con i Falcons, l’anno scorso, ho chiesto ad alcune calciatrici di levare le tende, non perché non erano buone giocatrici, ma perché erano lesbiche."
fonte www.gayprider.com