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martedì 28 maggio 2013

Lgbt Milano: Sportello “Identità di Genere”


Uno sportello finalizzato all’orientamento di quelle persone che intendano intraprendere un percorso di transizione “Male to Female” o “Female To Male” a Milano e in Lombardia.

Troveranno accoglienza istanze e percorsi transessuali e transgender*, ma non solo. Lo sportello è infatti concepito come spazio di confronto sull’identità di genere a 360°.

In questa sede forniremo indirizzi e recapiti di professionisti che si occupano di percorsi di transizione (medici psichiatri, psicologi, counsellors, endocrinologi, chirurghi, avvocati) noti all’Associazione. Presso lo sportello sarà anche possibile iscriversi al Gruppo Ama – Identità di Genere.

Lo sportello è attivo il giovedì dalle 20:30
previo appuntamento tramite transgender@milkmilano.com Monica Romano
fonte http://www.milkmilano.com

lunedì 14 gennaio 2013

Lgbt Svezia: Stop alla sterilizzazione forzata dei/lle transessuali

La Svezia decide di abrogare ufficialmente la legge che costringeva i transessuali a subire la sterilizzazione per poter ottenere il riconoscimento legale del cambio di genere.
La normativa era in vigore dal 1972.



La Svezia ha ufficialmente abrogato la legge che prevedeva la sterilizzazione forzata delle persone transgender, dopo che decine di migliaia di cittadini europei hanno combattuto per ottenere la sua abolizione.

La normativa, che era in vigore nel Paese scandinavo dal 1972, comportava che un o una transessuale doveva subire la sterilizzazione per ottenere il riconoscimento del cambio di genere.

Tuttavia, la pratica è stata ufficialmente bandita ieri (10 gennaio) dopo una sentenza da parte del giudice amministrativo d'appello di Stoccolma che ha detto che la legge era incostituzionale e in aperta violazione della Convenzione europea dei diritti dell'uomo.

La decisione fa seguito a una campagna di attivisti per i diritti gay e gli appelli di diversi membri del Parlamento europeo.

Nel mese di febbraio, la Federazione svedese per Lesbiche, Diritti degli omosessuali, bisessuali e transgender (RSFL) e AllOut.org hanno raccolto 47.689 firme di cittadini europei sollecitando il primo ministro Fredrik Reinfeldt a pronunciarsi contro la legge, dopo aver taciuto sulla questione.

Ulrika Westerlund, presidente della RSFL, ha accolto con favore l'abolizione della legge che si pensa sia stato utilizzato su un massimo di 500 persone transessuali. Si aspetta che molte di quelle vittime ora chiedano un risarcimento allo Stato.
fonte http://www.gay.tv/

sabato 5 gennaio 2013

Lgbt Palermo: Ospedale Civico, a febbraio servizio ginecologia dedicato alle trans, tra i testimonial anche il regista Almodovar, ma il "terzo sesso" si divide: ci ghettizzano

Si chiamerà "ambulatorio per l'equità di genere"
Tra i testimonial anche il regista Almodovar.


PALERMO
L’ospedale Civico apre ai trans.
Nasce a Palermo, infatti, il primo servizio pubblico di ginecologia dedicato al "terzo sesso".
Si chiamerà "ambulatorio per l'equità di genere" e sarà coordinato dal ginecologo Giuseppe Scaglione.
Si occuperà di transessuali e transgender.


Tra i testimonial dell'iniziativa, come si legge dall’edizione locale di Repubblica, vi sarebbe anche il regista spagnolo Pedro Almodovar, che ha toccato i problemi legati alla transessualità in numerosi film.
In Italia, fin ora l'unico precedente si è avuto a Bologna, ma l’esito pare sia stato negativo.

SERVIZIO ATTIVO DA FEBBRAIO
Il servizio sarà attivo a partire da febbraio 2013 e si occuperà per lo più di malattie sessualmente trasmissibili, come l'Aids o i condilomi.
La novità è stata accolta positivamente dall'arcigay Palermo, diviso invece, il mondo trans.
Per molti infatti, più che una conquista, il progetto appare un modo per “ghettizzare” chi ha già cambiato sesso e può considerarsi donna a tutti gli effetti.
fonte http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it

Lgbt: La sospensione dell’adolescenza nei giovani transessuali

Sul tema del transessualismo si fa spesso una gran confusione; c’è chi ancora lo confonde con l’omosessualità, laddove la persona transessuale è colui o colei che sente di appartenere al sesso opposto a quello biologico e l’omosessuale è invece colui o colei che è attratto/a principalmente od esclusivamente da persone del proprio sesso; c’è chi associa automaticamente il transessualismo alla prostituzione, mentre questa è una realtà molto limitata; altri poi ritengono che sia una grave patologia mentale, mentre invece si sta lavorando attivamente affinché anche all’interno del DSM-V (il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) le persone transessuali non si sentano più patologizzate.

Un’altra questione che sicuramente non tutti sanno è che il Disturbo dell’Identità di Genere (DIG) -così per ora è definito- si presenta anche in infanzia: alcuni bambini sentono di essere del sesso opposto a quello biologico e vorrebbero appartenervi a tutti gli effetti.
Questo sentimento, però, non sempre si protrae fino all’età adulta, anzi, nella maggior parte di questi casi con l’arrivo della pubertà la percezione che si ha di sé cambia.

Cosa succede quando si affaccia ormai l’età puberale ed il soggetto continua a sentire fortemente di appartenere al sesso opposto?
In Europa, precisamente ad Amsterdam, abbiamo un centro d’eccellenza diretto da Peggy T. Cohen-Kettenis, la quale si occupa specificatamente di preadolescenti ed adolescenti con diagnosi di DIG.

Numerose sue ricerche vertono su quella che è diventata a livello internazionale la linea guida principale in questi casi: la terapia ormonale precoce. In particolare si tratta di una sospensione reversibile della pubertà, mediante analoghi ormonali del fattore di rilascio delle gonadotropine (GnRH), che viene somministrata ai giovani tra i 12 e i 16 anni di età. Lo scopo di questo intervento è quello di alleviare le sofferenze causate dallo sviluppo dei caratteri sessuali secondari, che i soggetti rifiutano perché non percepiscono come armonici col proprio essere, e fornisce loro il tempo di prendere una decisione ponderata ed equilibrata sull’effettivo cambiamento di sesso.

Una ricerca del 2011 pubblicata sul Journal of Sexual Medicine, riguarda 70 candidati che hanno ricevuto la soppressione della pubertà tra il 2000 e il 2008, e ne valuta il funzionamento psicologico e la disforia di genere sia prima che dopo il trattamento. I risultati ci dicono che i problemi comportamentali ed emotivi ed i sintomi depressivi sono diminuiti, mentre il funzionamento generale è migliorato in modo significativo durante la soppressione della pubertà. È importante sottolineare che secondo la Cohen-Kettenis, i sentimenti di ansia e di rabbia che vivono gli adolescenti con DIG non sono connessi direttamente alla disforia di genere, bensì all’impatto negativo che ha su queste persone l’atteggiamento della società.

Nessun adolescente della suddetta ricerca si è ritirato dalla soppressione della pubertà, e tutti hanno in seguito cominciato ad assumere gli ormoni del sesso a cui sentivano di voler appartenere, sviluppando così i caratteri sessuali secondari che desideravano ed ottenendo un corpo ed un volto più armonici di quello che di solito raggiungono i transessuali che iniziano le cure ormonali dopo la fine dello sviluppo. In conclusione, la sospensione della pubertà può essere considerato un valido contributo nella gestione clinica della disforia di genere negli adolescenti, un primo passo verso un percorso che prevede ancora diverse altre tappe e verifiche per poter raggiungere l’identità a cui si aspira.
A cura della professoressa Chiara Simonelli
fonte http://sesso.blogautore.espresso.repubblica.it

mercoledì 2 gennaio 2013

Lgbt: La mia diversità per capire quella degli altri

Sono nata a Roma nel 1974 in una famiglia caratterizzata da molte "diversità" e dalla capacità di manifestare un profondo affetto.

La mia famiglia mi ha insegnato, fin dai primi anni di vita, a essere attenta e sensibile nei confronti degli altri e, in particolare, a essere vicina alle persone più deboli e sfortunate.

I miei genitori, influenzati dalla cultura del '68, decisero di iscrivermi a una scuola elementare "alternativa" in cui la trasmissione dei valori umani veniva messa al primo posto rispetto alla didattica.

Anche per tali motivi "Scuola Viva" era frequentata da molti bambini disabili che convivevano in serenità con gli altri.
Questo mi ha permesso di conoscere e di apprezzare le "diversità" che caratterizzano l'esistenza di alcune persone e, allo stesso tempo, condividere il dolore e la sofferenza di cui queste esistenze possono essere portatrici.
Negli anni seguenti mi resi conto che la "diversità" rappresenta una ricchezza e, anche se il percorso esistenziale che ne deriva è in salita, durante la strada si possono cogliere dei buoni frutti!

Nel tempo le vicende tumultuose della mia famiglia enfatizzarono ulteriormente la mia "diversità" e, ancora oggi, quando cerco di spiegare le caratteristiche della mia famiglia molte persone si sentono confuse e non capiscono.

I primi anni dell'adolescenza furono caratterizzati da una difficoltà a integrarmi con gli altri, proprio perché essere portatrice di alcune "diversità" può, a volte, ostacolare lo sviluppo emozionale, soprattutto in una ragazzina che non ha ancora la capacità di integrare ed elaborare il peso di alcune vicende della propria vita. La tarda adolescenza invece fu più serena, anche perché conobbi persone "speciali" che ancora oggi rendono felice la mia vita.
Non è un caso che queste persone siano, ognuna a modo suo, portatrici di alcune "diversità".

Le vicende della mia vita e le mie caratteristiche personali mi portarono a iscrivermi alla Facoltà di Psicologia, dove, anche in quell'ambiente, mi avvicinai a diverse condizioni esistenziali. Nel 1996 camminando per i corridoi dell'Università lessi un depliant che parlava di un seminario sul transessualismo, condotto dalla dott.sa Anna Rita Ravenna che nel 1992 aveva iniziato un lavoro pioneristico con le persone transessuali presso l'ospedale S. Camillo di Roma.

Ancora oggi mi chiedo cosa, in quel momento, attirò la mia attenzione verso una tematica che mai aveva sfiorato la mia esistenza fino a quel momento.
La risposta a questa domanda la trovai durante il mio percorso di psicoterapia personale e, in parte, si evince da tutto ciò che ho scritto fino a questo momento.

La sensibilità, la competenza e l'animo della dott.sa Ravenna mi permisero di appassionarmi alla realtà transessuale e di sperimentare le mille emozioni messe in gioco dal confronto con queste persone.
La passione e l'interesse mi portarono a decidere di fare la tesi di laurea su quest'argomento e nel 1997 iniziai il volontariato al Servizio per l'Adeguamento tra Identità Fisica e Identità Psichica (Saifip) presso l'Azienda Ospedaliera S.Camillo-Forlanini di Roma.
In quel periodo conobbi anche il prof. Aldo Felici, persona dalla profonda sensibilità, che iniziò a fare i primi interventi di vaginoplastica al S.Camillo.

La Regione Lazio, infatti, nel 1990 aveva individuato in quell'ospedale il polo di riferimento per l'applicazione della Legge 164/1982 circa le "Norme in materia di rettificazione di riattribuzione di sesso".
Nel 2001, dopo l'iscrizione all'Albo degli psicologi del Lazio, iniziai la mia attività professionale presso il Saifip. Nello stesso periodo decisi di iscrivermi alla scuola di specializzazione in psicoterapia per bambini e adolescenti.

Nel corso degli anni il Saifip vide aumentare le richieste di aiuto da parte di famiglie con adolescenti e bambini con problematiche relative all'identità di genere.
Per questo motivo e per il fatto che mi stavo specializzando in età evolutiva, decidemmo, insieme all'équipe del Saifip, di aprire un'area del servizio dedicata in particolare a questa delicata fascia di età.

In Italia ancora non esisteva un centro che si occupasse di questo, perciò dovemmo necessariamente confrontarci con le esperienze già esistenti in ambito internazionale.

Questo fu un valido motivo per fare numerosi viaggi: andai in diverse occasioni a Londra dove lo psichiatra Domenico Di Ceglie dirigeva da molti anni un centro per i disturbi dell'identità di genere in età evolutiva e a New York dove il prof. Heino Meyer-Bahlburg si occupava dello stesso tema presso la Columbia University.

In quegli anni feci una formazione adeguata per poter costruire un protocollo d'intervento per bambini e adolescenti al Saifip.

Nel 2005 nacque il Servizio per lo Sviluppo all'Identità di Genere (Ssig) presso l'Azienda Ospedaliera S.Camillo-Forlanini che si occupa sia di bambini e adolescenti che presentano difficoltà legate all'identità di genere e sia dei figli delle persone transessuali generati prima di iniziare il percorso di adeguamento.

Sono oramai quindici anni che mi occupo di questa tematica: gli anni trascorsi mi hanno permesso di comprendere che la sofferenza maggiore che vivono le persone con disturbi dell'identità di genere deriva in primo luogo dai pregiudizi e dagli stereotipi intorno a questo tema.
L'atteggiamento culturale presente in Italia non solo non facilita l'elaborazione di queste difficoltà, ma ne acuisce la sintomatologia.

Per tale motivo ho deciso di aprire questo blog:
http://www.huffingtonpost.it/maddalena-mosconi/
sono convinta che un cambiamento culturale su queste tematiche non può prescindere da un'adeguata diffusione delle informazioni.
di Maddalena Mosconi Psicologa-psicoterapeuta, esperta in transessualismo
fonte fonte http://www.huffingtonpost.it

sabato 22 dicembre 2012

Lgbt: Apre a Palermo l'ambulatorio "ginecologico" per persone trans

Sarà inaugurato all'Ospedale Civico del capoluogo siciliano l'ambulatorio dedicato alle persone trans.
Si occuperà di malattie sessualmente trasmissibili, ma con il tempo amplierà il campo d'azione.

Nasce a Palermo, presso l'Ospedale Civico, il primo "ambulatorio per l'equità di genere" dedicato, cioè, all'assistenza alle persone trans, sia che si siano già sottoposte ad intervento, sia che invecenon lo abbiano ancora fatto o non abbiano intenzione di farlo.

L'inaugurazione del progetto è prevista per febbraio e la cadenza prevista per le visite sarà bisettimanale con il coordinamento del ginecologo Giuseppe Scaglione.
"La richiesta è partita proprio dai pazienti - ha spiegato il primario del reparto di Ginecologia ed Ostetricia Luigi Alio.

Molti di loro ci hanno raccontato di non sapere come muoversi e di essere costretti, anche per ragioni di riservatezza, a rivolgersi ai privati".

"Oltre a soddisfare un bisogno di salute finora inespresso - continua il primario - potrebbe essere il preludio di un’attività chirurgica per il cambiamento del sesso. Ma questo solo in una fase successiva, qualora ci fosse una richiesta crescente e d’accordo con la direzione generale". All'inizio, infatti, l'ambulatorio si occuperà principalmente di malattie sessualmente trasmissibili.

"Ci siamo messi in contatto con colleghi di altri Paesi e con esperti vicini allo staff di Almodovar che in Spagna promuove iniziative simili", ha concluso il dottor Alio.

Entusiasmo hanno espresso le associaziono lgbt cittadine, prima fra tutte Arcigay Palermo che per bocca della sua presidente Danuela Tomasini ha giudicato "fantastica" la notizia dell'apertura dell'ambulatorio.

"Chi inizia un percorso di cambiamento di sesso - dice Tomasini - non sa a chi rivolgersi e anche chi ha già concluso il percorso chirurgico ha difficoltà. A ciò si aggiunge il calvario burocratico". Soddisfazione anche da parte dell'Agedo.

"Spesso gli ospedali e le Asp ci inviano questi pazienti - ha commentato Francesca Marceca, presidente di Agedo Palermo - ma noi facciamo orientamento psicologico. Abbiamo un circuito di ginecologi di fiducia ma abbiamo necessità di fare rete".

Il primo tentativo di ambulatorio pubblico di questo tipo fu fatto a Bologna, ma chiuse i battenti dopo pochi mesi.
In Italia ci sono già esperienze di ambulatori medici destinati alle persone trans, ma la maggior parte di questi si concentrano sulle terapie ormonali.
Quello di Palermo, invece, punta ad essere più completo.
fonte http://m.gay.it/

lunedì 22 ottobre 2012

Lgbt: Transessualità, “depatologizzare senza perdere i diritti e le cure gratuite”

Il 20 ottobre si ricorda che voler cambiare sesso non deve essere considerata una malattia psichiatrica.
Una data scelta in tutto il mondo per chiedere all'Oms di togliere questo desiderio legittimo dalla lista del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali senza che questo comporti, però, la perdita del sostegno economico da parte dello stato

Il 20 ottobre è la giornata in cui si ricorda che la transessualità non deve essere considerata una malattia psichiatrica. Una data che è stata scelta in tutto il mondo per chiedere all’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) di togliere la transessualità dalla lista del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (Dsm, acronimo della sigla inglese Diagnostic and statistical manual), considerato la Bibbia della psichiatria ed attualmente in corso di revisione dopo 30 anni.

Psichiatri, avvocati, associazioni e attivisti si stanno battendo perché la transessualità venga ufficialmente depatologizzata.
Una richiesta che ha trovato adesioni anche negli ambienti istituzionali visto che il Parlamento europeo, nel settembre 2011, ha votato una risoluzione al riguardo.

In Italia si stima che ci siano circa 50mila persone transessuali: il 70 per cento sono MtF (Male to female, cioè uomini che diventano – o sono diventati – donne) e il 30 per cento sono FtM (Female to Male, donne che diventano – o sono diventate – uomini).


Per fare il cambio di sesso e di documenti le persone transessuali devono passare attraverso una laboriosa e faticosa procedura dovuta proprio al fatto che la transessualità è considerata una malattia e classificata con il termine di “disforia di genere”.

Prima di tutto devono ottenere la diagnosi da due specialisti – psichiatra ed endocrinologo – che devono attestare la “malattia”.
Poi possono procedere con la cura ormonale, che serve per iniziare la trasformazione (la transizione) del corpo da un sesso all’altro.

Dopo questo iter che dura minimo dai 2 ai 3 anni possono procedere con l’intervento chirurgico per la rimozione degli organi riproduttori (e per l’eventuale ricostruzione degli organi genitali). Finite le varie operazioni – isterectomia e mastectomia per le donne che diventano uomini e orchiectomia per gli uomini che diventano donne – devono intraprendere il lungo procedimento burocratico per il cambio del nome sui documenti.

Chi si batte per la depatologizzazione chiede, attraverso l’eliminazione della diagnosi, che la persona transessuale venga messa nella condizione di decidere da sola che cosa fare con il proprio corpo, senza dover far ricorso a diagnosi e tribunali. Una soluzione che è già realtà in alcuni Paesi come la Francia, ad esempio, dove dal 2010 la transessualità non è più considerata una malattia psichiatrica.

Depatologizzare la transessualità, però, potrebbe avere una conseguenza da non sottovalutare: la perdita del sostegno economico da parte dello Stato nel percorso di transizione e nell’operazione. Fino ad ora, infatti, proprio per il fatto che la transessualità è considerata una malattia, la maggior parte degli Stati (come ad esempio quello italiano) assicurano il pagamento delle cure principali alle persone transessuali che hanno ricevuto il via libera da psichiatra ed endocrinologo.

Il rischio è che lo Stato, nel momento in cui rinuncia ad avere giurisdizione su nomi, corpi o identità delle persone transessuali, possa sentirsi sollevato dal dovere di sostenere economicamente il percorso di transizione che, a quel punto, assumerebbe il valore di una pura scelta personale. Se così fosse, l’intero iter diventerebbe una prerogativa esclusiva di chi ha abbastanza soldi per permetterselo.

Nella petizione che è stata firmata nei giorni scorsi anche da Vladimir Luxuria, tra le testimonial italiane della campagna, questo rischio è stato preso in considerazione.

“Come è successo con l’omosessualità – si legge nella petizione – che è stata tolta da tale elenco nel 1990, è arrivato il momento di smettere di stigmatizzare le persone transessuali.
Questo non significa che dobbiamo essere esclusi dal sistema sanitario: le donne incinte non sono malate, ma ricevono assistenza medica. Lo stesso dovrebbe accadere con le persone transessuali”.

Il che significa: depatologizzare senza perdere i diritti e le cure gratuite. Un’utopia, forse.
Ma sono in molti e in molte a crederci.
fonte http://www.ilfattoquotidiano.it/ di Stefania Prandi

giovedì 18 ottobre 2012

Lgbt Verona: Domani 18 ottobre ore 9, Convegno "Dalla scoperta di sè alla transizione il percorso medico/psicologico per le persone transessuali e transgender "

Dipartimento di Sanità Pubblica e Medicina di Comunità sezioni di Farmacologia e Medicina Legale, Dipartimento di Scienze Giuridiche, Università di Verona
Convegno Giovedi 18 Ottobre 2012 - ore 9.00


"Dalla scoperta di sè alla transizione
il percorso medico/psicologico per le persone transessuali e transgender."


Aula “R. Vecchioni” Lente Didattica
Policlinico “G.B. Rossi” p.le L.A. Scuro 10, Verona
organizzato in collaborazione con:
Servizio Accoglienza Trans (SAT-PINK) Verona

Accreditato dall’Ordine degli Avvocati di Verona
Crediti formativi n. 5

La transessualità è la condizione di una persona la cui identità di genere non corrisponde al proprio corpo biologico e che, sovente, persegue l’obiettivo sia di un cambiamento fisico che della propria condizione sociale.

L’ordinamento italiano conferisce rilevanza giuridica al transessualismo da quando fu approvata la legge 164 del 14 aprile 1982, che disciplina le modalità del percorso di riattribuzione del sesso e conseguentemente dello stato anagrafico.

Il convegno, primo del suo genere nell’ambito del territorio veronese, si propone di offrire una panoramica esaustiva sui molteplici aspetti del transessualismo, da quello medico-chirurgico a quello psicologico, dall’aspetto legale alle implicanze sociali e culturali.

Il convegno è promosso dal Dipartimento di Sanità Pubblica e Medicina di Comunità, sezioni di Farmacologia e Medicina Legale, e dal Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università degli Studi di Verona, in collaborazione con il S.A.T. (Servizio Accoglienza Transessuale del Circolo Pink di Verona),punto di riferimento a Verona per le problematiche legate all’identità di genere.


PROGRAMMA CONVEGNO:
9.00 - Le ragioni di questo incontro
Laura Calafà, Dipartimento Scienze Giuridiche, Università di Verona
Roberto Leone, Dipartimento Sanità Pubblica e Medicina di Comunità, Università di Verona

9.20 - Le persone trans/transgender, il quadro culturale, sociale, antropologico
Novello Paglianti, antropologo, Università di Padova

10.00 - Identità di genere come diritto fondamentale della persona
Alessandra Cordiano, giurista, Università di Verona

10.40 - L’iter di transizione, il percorso FtM e MtF
Rosanna Viano, operatrice dello Spo.T Torino

11.20- Pausa caffè

11.50 - Gli accertamenti medico-legali nell’ambito della legge 164/82
Domenico De Leo, medico legale, Università di Verona

12.10 - Il ruolo del trattamento ormonale nella transizione
Cristina Meriggiola, ginecologa-endocrinologa, Università di Bologna

12.50 - Il percorso psicologico delle persone trans/transgender
Mary Nicotra, psicoterapeuta, Spo.T Torino

13.30 - Pausa pranzo

14.30 - Il Servizio Accoglienza Trans di Verona: presentazione del servizio, un anno di attività
Daniela Pompili, Ilaria Ruzza, operatrici dello sportello d’accoglienza SAT di Verona

15.00 - Presentazione dei servizi per le personeTrans nella città di Bologna - MIT Bologna
Porpora Marcasciano, presidente consultorio -MIT di Bologna

15.30 - Presentazione dei servizi per le personeTrans nella città di Torino - Spo.T Torino
Christian Ballarin, responsabile Spo.T Torino

16.00 - Discussione generale
Moderatori: Domenico De Leo, Dipartimento Sanità Pubblica e Medicina di Comunità, Università di Verona; Laura Sebastio, operatrice dello sportello d’accoglienza SAT di Verona

17.00 - Chiusura convegno
----------------------------------------------------------------------------
Segreteria organizzativa:
Dipartimento Sanità Pubblica e Medicina di Comunità,
Policlinico “G.B. Rossi”, p.le L.A. Scuro, 10, 37134 Verona;
tel. 045-8027612; fax: 045-8124876;
http://www.dspmc.univr.it/?ent=iniziativa&convegno=1
roberto.leone@univr.it
www.circolopink.it/convegno-trans-18-ottobre-012.htm
info@circolopink.it

fonte http://www.circolopink.it

venerdì 14 settembre 2012

Lgbt Verona: Convegno "Dalla scoperta di sè alla transizione il percorso medico/psicologico per le persone transessuali e transgender " il 18 ottobre ore 9

Dipartimento di Sanità Pubblica e Medicina di Comunità sezioni di Farmacologia e Medicina Legale, Dipartimento di Scienze Giuridiche, Università di Verona
Convegno Giovedi 18 Ottobre 2012 - ore 9.00


"Dalla scoperta di sè alla transizione
il percorso medico/psicologico per le persone transessuali e transgender."


Aula “R. Vecchioni” Lente Didattica
Policlinico “G.B. Rossi” p.le L.A. Scuro 10, Verona
organizzato in collaborazione con:
Servizio Accoglienza Trans (SAT-PINK) Verona

Accreditato dall’Ordine degli Avvocati di Verona
Crediti formativi n. 5

La transessualità è la condizione di una persona la cui identità di genere non corrisponde al proprio corpo biologico e che, sovente, persegue l’obiettivo sia di un cambiamento fisico che della propria condizione sociale.

L’ordinamento italiano conferisce rilevanza giuridica al transessualismo da quando fu approvata la legge 164 del 14 aprile 1982, che disciplina le modalità del percorso di riattribuzione del sesso e conseguentemente dello stato anagrafico.

Il convegno, primo del suo genere nell’ambito del territorio veronese, si propone di offrire una panoramica esaustiva sui molteplici aspetti del transessualismo, da quello medico-chirurgico a quello psicologico, dall’aspetto legale alle implicanze sociali e culturali.

Il convegno è promosso dal Dipartimento di Sanità Pubblica e Medicina di Comunità, sezioni di Farmacologia e Medicina Legale, e dal Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università degli Studi di Verona, in collaborazione con il S.A.T. (Servizio Accoglienza Transessuale del Circolo Pink di Verona),punto di riferimento a Verona per le problematiche legate all’identità di genere.


PROGRAMMA CONVEGNO:
9.00 - Le ragioni di questo incontro
Laura Calafà, Dipartimento Scienze Giuridiche, Università di Verona
Roberto Leone, Dipartimento Sanità Pubblica e Medicina di Comunità, Università di Verona

9.20 - Le persone trans/transgender, il quadro culturale, sociale, antropologico
Novello Paglianti, antropologo, Università di Padova

10.00 - Identità di genere come diritto fondamentale della persona
Alessandra Cordiano, giurista, Università di Verona

10.40 - L’iter di transizione, il percorso FtM e MtF
Rosanna Viano, operatrice dello Spo.T Torino

11.20- Pausa caffè

11.50 - Gli accertamenti medico-legali nell’ambito della legge 164/82
Domenico De Leo, medico legale, Università di Verona

12.10 - Il ruolo del trattamento ormonale nella transizione
Cristina Meriggiola, ginecologa-endocrinologa, Università di Bologna

12.50 - Il percorso psicologico delle persone trans/transgender
Mary Nicotra, psicoterapeuta, Spo.T Torino

13.30 - Pausa pranzo

14.30 - Il Servizio Accoglienza Trans di Verona: presentazione del servizio, un anno di attività
Daniela Pompili, Ilaria Ruzza, operatrici dello sportello d’accoglienza SAT di Verona

15.00 - Presentazione dei servizi per le personeTrans nella città di Bologna - MIT Bologna
Porpora Marcasciano, presidente consultorio -MIT di Bologna

15.30 - Presentazione dei servizi per le personeTrans nella città di Torino - Spo.T Torino
Christian Ballarin, responsabile Spo.T Torino

16.00 - Discussione generale
Moderatori: Domenico De Leo, Dipartimento Sanità Pubblica e Medicina di Comunità, Università di Verona; Laura Sebastio, operatrice dello sportello d’accoglienza SAT di Verona

17.00 - Chiusura convegno
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Segreteria organizzativa:
Dipartimento Sanità Pubblica e Medicina di Comunità,
Policlinico “G.B. Rossi”, p.le L.A. Scuro, 10, 37134 Verona;
tel. 045-8027612; fax: 045-8124876;
http://www.dspmc.univr.it/?ent=iniziativa&convegno=1
roberto.leone@univr.it
www.circolopink.it/convegno-trans-18-ottobre-012.htm
info@circolopink.it

fonte http://www.circolopink.it

mercoledì 1 agosto 2012

Lgbt: A Verona non sei sola/o, il SAT come accoglienza dei transessuali/transgender del Veneto

Da una città notoriamente conservatrice e chiusa come Verona, dove gli episodi di violenza ai danni delle minoranze si fanno spesso sentire, non c’era da aspettarselo.

Eppure dal 4 Novembre è attivo lo sportello Servizio Accoglienza Trans presso il Circolo GLBTQE (gay-lesbico-bisessuale-trans-queer-etero) Pink, in via Scrimiari 7.

Un esempio unico di apertura verso una realtà per molti sconosciuta e discriminata. Abbiamo rivolto qualche domanda a Laurella Arietti e Laura Sebastio, sportelliste e consulenti.

Il SAT è il primo sportello di accoglienza trans del Veneto, come nasce? Di chi è stata l’idea? Da quale esigenza?


Il Servizio Accoglienza Trans del Circolo Pink di Verona è il primo servizio nel suo genere non solo nel Veneto ma su tutto il territorio nazionale.

In Italia, sono oramai alcuni i servizi di consultorio per la transizione, che dispongono di équipe di psicologi ed endocrinologi e si avvalgono di protocolli d’intesa con ospedali per eventuali operazioni di riattribuzione chirurgica sessuale (ad esempio, il MIT Bologna e SPOT Circolo Maurice Torino).

La caratteristica del SAT Pink è quello di accogliere la persona, che alle volte può essere un* trans o, come nella maggioranza delle situazioni, una persona che cerca di capirsi e inizia una ricerca con il supporto delle/gli sportelliste/i del servizio. A volte, si tratta invece di familiari o amici di persone trans che cercano supporto per capirle/aiutarle.

Questo servizio nasce nel 2005, quando al Circolo Pink iniziarono ad arrivare persone transessuali che poterono trovare uno spazio nella città di Verona che fosse aperto a tutti, soprattutto a chi presentava delle problematiche legate all’identità di genere.

Si iniziò con Transgender-Pink, attività di accoglienza che si teneva tutti i venerdì dalle 18.30 alle 20.30, che si tramutò ben presto in un gruppo di mutuo aiuto, coordinato prevalentemente da una donna trans (Laurella Arietti, responsabile del Transgender Pink del Circolo Pink), coadiuvata a turno da altre trans.
Contemporaneamente, il Transgender Pink ha organizzato alcuni appuntamenti culturali per la divulgazione della tematica transessuale.

Sono stati organizzati anche convegni sull’inserimento lavorativo per le persone trans, con la partecipazione di sindacati come CGIL, FIOM CGIL.
La sede del Pink ha ospitato mensilmente degli eventi aperti alla cittadinanza sulle tematiche trans.

Negli anni è cresciuta l’esigenza che la problematica trans fosse patrimonio di tutta l’organizzazione del Circolo Pink. Di conseguenza è nata anche la necessità di offrire servizi qualificati, non più gestiti da una singola persona, ma da un gruppo che avesse seguito degli adeguati corsi di formazione, col coinvolgimento anche di psicologhe/i, educatrici/ori, studenti, lavoratori/e, persone transessuali attiviste e chiunque esprimesse il desiderio di avvicinarsi a questa tematica: questa è stata la base dell’attuale Servizio Accoglienza Trans.

Per quanto il Transgender Pink cercasse di rispondere alle richieste e ai bisogni delle persone trans, si è ritenuto opportuno ad un certo punto pensare ad uno servizio maggiormente strutturato, che potesse avvalersi della presenza di un maggior numero di persone con diverse competenze e professionalità. Il Circolo Pink ha dunque deciso di organizzare un articolato percorso formativo, con il sostegno e la partecipazione di professionisti/e e attivisti/e del MIT di Bologna e del Circolo Maurice di Torino. Il corso ha visto la partecipazione di circa venti persone delle quali alcune (una decina) hanno deciso di impegnarsi nell’attivazione del servizio. L’esigenza dalla quale nasce il servizio è la stessa esigenza del Transgender Pink, cioè la creazione di un punto di riferimento per persone trans che vogliano informazioni, sostegno, ascolto, occasioni di socialità. Inoltre, il servizio si propone di promuovere cultura e informazione sulla tematica trans sul territorio.

Il servizio è l’unico riferimento del genere in tutto il Triveneto che, nonostante la vigente legislazione in materia che permette la riattribuzione chirurgica del sesso, non ha creato nel tempo nessun servizio o sportello dedicato alla delicata condizione esistenziale delle persone trans.

Ci sono stati ostacoli particolari per la realizzazione di questa iniziativa in una città come Verona? Quale è stata la reazione dei cittadini, ostilità o curiosità ed apertura?

Per ora non abbiamo ricevuto nessuna manifestazione di ostilità. Dopotutto la nostra attività non è particolarmente visibile poiché per il momento è costituita essenzialmente di colloqui individuali. Durante l’inaugurazione, che ha avuto come madrina Vladimir Luxuria, il Pink era strapieno di gente, il clima era gioioso e la presenza di giornaliste sensibili ha prodotto dei buoni articoli sulla stampa locale.

Quali sono i servizi offerti dallo sportello SAT e verso chi sono rivolti? C’è un orario prestabilito a cui rivolgersi o bisogna fissare un appuntamento? Chi si occupa di dare assistenza e accoglienza? Quante persone? Tutte transessuali? È offerto anche un supporto psicologico?

Offriamo innanzitutto ascolto: sembra scontato ma per alcune persone trans è una delle poche occasioni, se non l’unica, in cui possono parlare di ciò che sentono senza timore di essere giudicate. Ci sono inoltre alcune psicologhe di riferimento con le quali abbiamo stipulato una convenzione (che comprende due incontri gratuiti e, in seguito, una tariffa calmierata) che vengono contattate in caso ci sia una richiesta esplicita di sostegno psicologico da parte della persona che viene al servizio. Diamo informazioni sull’iter di transizione, sui servizi disponibili e, in caso ci sia una richiesta in tal senso, inviamo la persona al MIT di Bologna per cominciare la transizione. Organizziamo anche occasioni di socialità, intrattenimento e festa presso la nostra sede. Lo sportello è aperto dalle 19 alle 21 tutti i mercoledì (siamo chiusi in Agosto). Non è necessario telefonare prima se si viene in orario di apertura, è necessario contattarci prima via mail o telefono se si vuole fissare un incontro al di fuori di tale orario. Chi viene allo sportello trova due persone del SAT pronte all’ascolto. A partire da questo primo colloquio e accoglienza, se il caso lo permette diamo risposte e/o inviamo la persona ai nostri contatti (MIT, psicologhe ad esempio), nel caso di richieste più complesse o che richiedono tempi lunghi, condividiamo col gruppo e valutiamo di volta in volta come gestire le richieste.

Il servizio però si pone anche come propulsore di attività culturali, formative e informative sulla questione del transessualismo. Tra le iniziative più interessanti c’è da segnalare un convegno che stiamo organizzando per il 18 ottobre con l’Università degli studi di Verona-Facoltà di medicina dal titolo ‘Dalla scoperta di sé alla transizione, il percorso medico/psicologico per le persone transessuali e trasgender.

Rispetto alla composizione del gruppo, il nostro servizio ha una particolarità rispetto ad altri servizi del genere: su 13 persone attive solo tre sono trans. Ciascuno di noi ha motivazioni personali e/o politiche per appartenere a questo gruppo. Ovviamente partiamo tutti da una visione fluida della sessualità e dell’appartenenza di genere e ci definiamo in ricerca. Azzardo che forse è un segno dei tempi: siamo tutti sulla trentina eccetto tre persone e forse solo qualche anno fa si riteneva che la questione dell’appartenenza di genere interessasse solo le persone transessuali e transgender. Certamente loro vivono in prima persona in coerenza con se stessi/se stesse la propria identità di genere in un contesto sociale che tende ancora ad escluderle, ma in fondo crediamo che la questione dell’appartenenza di genere, al di là del binarismo genderista e eterosessista, riguardi tutti.

Chi si rivolge a voi? Quali sono le maggiori difficoltà che una persona transgender/transessuale deve affrontare? consigliereste ad un giovane con problematiche legate all’identità di genere di rivolgersi al SAT? Perché? L’anonimato e la riservatezza sono garantiti?


Si rivolgono a noi persone di tutte le età e con richieste diverse. La richiesta più frequente è la richiesta di ascolto e/o di sostegno psicologico. Le maggiori difficoltà sono legate alla scoperta di sé e del benessere individuale. Già nel Trasgender Pink, Laurella Arietti puntava ad aiutare le persone che a lei si rivolgevano a stare bene con se stesse, al di là della riattribuzione chirurgica o dell’assunzione di ormoni, ad esempio. Scoprirsi e scoprire cosa ci fa stare bene può avvenire attraverso un dialogo con altre persone pronte e preparate ad ascoltare e attraverso la conoscenza di altre persone in transito. Alcune persone richiedono un sostegno psicologico per questo.

Abbiamo già un paio di utenti molto giovani che stanno con molta determinazione cercando di capire chi sono e cosa vogliono. In un caso, l’utente ha coinvolto nei colloqui con noi anche la madre e le cose stanno andando verso l’accettazione di un percorso di transizione che sembra inevitabile. Tutto ciò è più facile per un genitore se vede che ci sono persone trans che, dopo aver fatto il loro percorso, vivono bene e persone non trans che comprendono un desiderio tanto divergente, lo accolgono e gli danno tutto il rispetto e la legittimazione di cui c’è bisogno.

Consigliamo certamente ad una persona giovane con problematiche legate all’identità di genere di rivolgersi al SAT perché ha così modo di trovarsi in un ambiente accogliente e rispettoso, qualunque sia la sua scelta. In una società che nega troppo spesso l’esperienza trans, è molto importante potersi trovare in uno spazio che riconosce la propria dimensione e si può anche venire in contatto con altre persone che condividono un percorso simile. L’anonimato e la riservatezza sono garantiti al 100%.
fonte http://giornaleilreferendum.com di Ilaria Stradoni

lunedì 2 luglio 2012

Lgbt: A Buenos Aires "Mocha Celis" una scuola per trans, e per tutte le persone che hanno abbandonato gli studi a causa di discriminazione o di altri problemi

In Argentina, primo Paese latinoamericano che ha riconosciuto il matrimonio gay (con i voti dei parlamentari cattolici), e che consente di cambiare nome e sesso sui documenti con una semplice procedura amministrativa, ha aperto la prima scuola per trans.

Gli insegnamenti sono specifici: in biologia, per esempio, ci si concentra sul sistema ormonale, l’utilizzo di ormoni sintetici, l’ermafroditismo…

BUENOS AIRES
È un edificio anonimo accanto alla stazione ferroviaria di avenida Lacroze, a Buenos Aires.
Ma all’entrata, un cartello colorato testimonia la volontà di essere visibili e di farsi trovare.

È il bachillerato popular (scuola superiore per adulti che hanno abbandonato precedentemente gli studi) Mocha Celis, rivolto in particolare a transessuali, transgender, travestiti, ma aperto a tutte le persone che, dopo i 16 anni, vogliono recuperare gli anni scolastici persi e ottenere un titolo di studio valido per l’iscrizione all’università. La frequenza è totalmente gratuita.

Succede in Argentina, primo Paese latinoamericano che ha riconosciuto il matrimonio tra coppie dello stesso sesso, grazie a una legge approvata anche con i voti di parlamentari cattolici («Si trattava solo di porre fine a vecchie ingiustizie verso coppie che oggi sono garantite dalla legge in tutti i loro diritti e di garantire il pieno diritto al rispetto della scelta sessuale di ogni persona, non solo a livello informale, in penombra, ma nella piena luce pubblica», ha dichiarato a questo proposito la presidente del Senato Beatriz Rojkés de Alperovich). Succede in un Paese che – poche settimane fa – ha approvato una nuova legge sull’identità di genere che consente di cambiare nome e indicazione del sesso, all’anagrafe e sui documenti, con una semplice procedura amministrativa, senza bisogno del decreto di un giudice.

«L’idea di questo bachillerato è nata vari mesi fa», spiega David Cáceres Bergonzi, professore di matematica che, come tutti gli altri colleghi, collabora gratuitamente. «Abbiamo ottenuto l’approvazione del ministero dell’Educazione e siamo partiti con questo primo anno di corso. La scuola è intitolata a un’attivista per i diritti dei trans, uccisa dalla polizia, che era analfabeta. Ci siamo chiesti quali risultati avrebbe potuto raggiungere se avesse ricevuto un’educazione. Anche se il nostro progetto è indipendente dall’approvazione della legge sull’identità di genere, lavoriamo per darle contenuti, per far sì che i diritti siano reali e non solo sulla carta».

L’insegnamento delle varie materie è orientato a tematiche trans. In biologia, per esempio, ci si concentra sul sistema ormonale, l’utilizzo di ormoni sintetici, l’ermafroditismo.

«Viviamo in una cultura che tende a patologizzare tutto ciò che si discosta dalla cosiddetta normalità», dice David. «Nascere con due sessi, per esempio, non è una patologia. È una condizione rara, ma che in natura esiste». Oltre alle materie classiche (lingua e letteratura, storia e geografia, matematica…) si studia la storia del movimento trans, diritti umani, cooperativismo, arte ed espressione corporea.

«L’idea non è costruire un nuovo ghetto, ma offrire pari opportunità», continua David. «A tutti piacerebbe che la scuola secondaria fosse inclusiva e accogliente per tutti e che non ci fosse bisogno di creare una struttura rivolta specificamente a persone trans o travesti. Ma sappiamo che non è così. Il nostro sogno è che tra qualche anno di una scuola come la nostra fosse più bisogno del nostro bachillerato. Nel frattempo offriamo la possibilità di studiare chi ha già vissuto una storia di abbandono scolastico – e non solo per questioni legate al genere sessuale – e rischierebbe di restare fuori da qualsiasi percorso educativo».

È la storia, ad esempio della trans Laura, 28 anni, della provincia di Corrientes, che ha lasciato l’istituto tecnico al terzo anno «perché non mi permettevano di entrare con abiti femminili. Vengo da una famiglia di politici, molto in vista, ho infranto tutte le regole della mia famiglia, ma alla fine sono stata accettata. Ora sono pronta a conquistare il mondo».

Arrivata a Buenos Aires per cercare lavoro, è stata indirizzata al Mocha Celis, dove sta recuperando gli anni scolastici perduti. «Questa scuola è una seconda casa, il ‘nostro’ posto. I professori sono attenti a noi, ai nostri progressi, ai nostri ritmi, ai nostri problemi. Con altre compagne stiamo formando una cooperativa per la produzione e la vendita di abiti.

Sto anche frequentando un corso per tecnico di radiologia e spero che questo diventi il mio lavoro futuro».
Sono le cinque del pomeriggio, i ragazzi e le ragazze del Mocha Celis finiscono le lezioni ed escono a gruppetti, come accade nelle scuole di tutto il mondo. «Non ci riferiamo a loro come alumnos e alumnas», dice David.

«Usiamo un termine generale e neutro: lxs alumnxs».
Ognuno, in quella x, ci metta ciò che crede.
fonte http://www.linkiesta.it/trans di Francesca Capelli

A margine di questo articolo il blog riporta un commento e replica dell'insegnante intervistato, che troverete allegato all'articolo originale leggibile a questo link:
http://www.linkiesta.it/trans
in quanto il titolo iniziale era:
"A Buenos Aires a scuola si studia da trans"

"Inviato da SirLOGOS il 1 luglio 2012 - 19:21

Cari lettori,
Il mio nome è A. David Caceres Bergonzi e io sono l'insegnante che è stato intervistato dal giornalista.
Volevo chiarire che il titolo non è corretto. Né Argentina né in alcun altro paese del mondo stanno studiando per essere trans. Trans è nato.
Come viene spiegato nell'articolo, la scuola è stata creata per i travestiti e altre persone che hanno abbandonato gli studi a causa di discriminazione o di altri problemi.
Spero che il nostro è un esempio di parità di diritti e che non c'è nessuno al mondo che ad essere negati i loro diritti a causa de i loro orientamento sessuale o altre questione.
Grazie."

mercoledì 4 aprile 2012

Lgbt Napoli: A Forcella un laboratorio di moda per trans e donne del quartiere

Vecchi abiti acquistano una nuova vita con i giusti tagli e colori: il progetto è realizzato dalla cooperativa Dedalus

NAPOLI
È il papà di Annalisa Durante, ragazzina di quattordici anni uccisa per “errore” dalla camorra otto anni fa, a osservare le donne inserite nel progetto “Marcella”. Con abili mani e tanta fantasia danno forma a nuovi capi nell’ex cinema di via Vicaria Vecchia di Forcella, a Napoli.

Donne, mamme degli alunni della scuola “Ristori”, giovani immigrate e un gruppo di trans napoletane condividono uno spazio comune fino a settembre per dar vita alla loro creatività. Non è un corso di taglio e cucito, ma è un momento di condivisione e di scambio per creare abiti unici e “sfidare” il mercato.

A seguire il gruppo di partecipanti c’è Riccardo Sivelli, affiancato da un team di esperti, Paola Esposito, Sabrina del Pozzo, Adal Comandini e il consulente di moda, Luca Bordini.

«Abbiamo iniziato questo progetto - spiega il coordinatore Sivelli, aprendo gli armadi per recuperare vecchi vestiti come pantaloni, gonne, giacche. Con abilità e con un percorso artistico, proviamo a reinventare capi unici con nuovi colori e con nuovi materiali.
L’obiettivo è creare aggregazione, integrazione e avere una prospettiva lavorativa futura». La sfida è creare un canale telematico dove “mettere in vetrina” le opere realizzate e creare un format tv: aggregazione è la parola che accompagna le donne in questo percorso. Storie di vita che s’intrecciano con fili di cotone e stoffe colorate per superare i pregiudizi.
«Le persone con un vissuto difficile – spiega Daniela Lourdes Falanga, segretaria Associazione trans di Napoli – devono riprendersi la loro vita. Attraverso l’inserimento sociale è possibile superare gli stereotipi, come la prostituzione ».

IL PROGETTO
Dieci sono le donne più attive che si muovono nell’ex cinema di Forcella una settimana al mese.

Il corso, che prende il nome di Marcella di Folco, presidente del Movimento Identità Transessuale, scomparsa recentemente, è realizzato dalla cooperativa Dedalus,in collaborazione con l’associazione Trans di Napoli (Atn), l’associazione Priscilla con il sostegno dell’assessore alla Cultura di Napoli e della scuola Ristori Durante.

Anna è contenta di lavorare all’interno dell’ex cinema di Forcella, sorride anche il papà di Annalisa Durante: «Il quartiere – spiega Giovanni – vuole utilizzare questi spazi, chiusi per troppo tempo.

C’è bisogno di aggregazione, di condivisione.
Abbiamo trovato nell’amministrazione e nell’assessore Di Nocera un interlocutore capace di ascoltare le nostre richieste».
fonte http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it di Stefania Melucci

sabato 24 marzo 2012

LGBT: ROMA CONVEGNO "LA DISCRIMINAZIONE DELLE PERSONE TRANSGENDER NEL MONDO DEL LAVORO" 28 MARZO ASS. LIBELLULA

Mercoledì 28 Marzo 2012 ore 9.30 -13.00
Via Liberiana, 17 Roma

LA DISCRIMINAZIONE DELLE PERSONE TRANSGENDER
NEL MONDO DEL LAVORO
Conoscere per prevenire
L’esperienza dell’Organizzazione di Volontariato Libellula.

Il programma completo a questo link:
http://www.libellula2001.it/wp-content/uploads/2012/03/convegno_28_03_122.pdf

fonte http://www.libellula2001.it/convegno-28-marzo-2012/

giovedì 22 dicembre 2011

Lgbt Bologna: Cambi di sesso, al Sant'Orsola venti all'anno

Ogni anno circa 250 persone chiedono aiuto all’Ausl di Bologna perché si sentono ‘imprigionate’ in un corpo dal sesso ‘sbagliato’.

E di queste, circa una ventina si rivolgono al Policlinico S.Orsola per farsi operare.

Il quadro è disegnato dall’assessore regionale alla Sanità, Carlo Lusenti, che ha risposto in forma scritta a un’interrogazione del consigliere regionale del Pdl, Andrea Pollastri, in merito all’assistenza socio-sanitaria per i transessuali.

“Annualmente- rende noto Lusenti- accedono al servizio circa 250 utenti”. Si tratta di un’attività (finanziata dalla Regione) di supporto psicologico e medico, a carattere regionale e nazionale, che l’Ausl di Bologna svolge da anni per le “persone che manifestano disturbi legati all’identità di genere”, spiega Lusenti.

Nel 2010, delle persone che si sono rivolte al servizio, “il 20% erano assistiti dell’Ausl di Bologna, il 25% provenienti da altre aziende sanitarie della regione e i rimanenti in arrivo da altre regioni italiane”. si questi, precisano da viale Aldo Moro, “meno di una ventina di rivolge al S.Orsola per farsi operare”.

Infatti, sottolinea Lusenti, “l’attività di prevenzione, consulenza e assistenza psico-socio-sanitaria ai cittadini transessuali e alle loro famiglie presenta aspetti fortemente specialistici ed è collegata al trattamento medico-chirurgico di adeguamento del sesso, effettuato presso il Policlinico S.Orsola di Bologna”.

Il servizio di supporto dell’Ausl per chi soffre di disturbi legati all’identità di genere ha un “particolare riguardo per gli adolescenti e gli adulti- spiega ancora l’assessore- si tratta di soggetti che sentono incongruenza tra il sesso anatomico, avvertito come disturbante ed errato, e l’identità di genere, cioe’ il sesso al quale il soggetto sente psichicamente di appartenere”.

In quest’ambito, continua Lusenti, “vengono affrontati sia gli aspetti psico-relazionali sia quelli neurobiologici” di cui soffrono le persone transessuali. “Considerando inoltre la particolare potenzialità a contrarre malattie a trasmissione sessuale- precisa ancora l’assessore- vengono effettuati incontri per favorire e prevenire i rischi connessi alla sessualità”, soprattutto la trasmissione di malattie infettive (Aids prima di tutto).

L’attività dell’Ausl di Bologna e’ svolta con la collaborazione di consultori familiari, unità operative di Ginecologia e ostetricia, medici di famiglia, servizi sociali e coinvolge diversi servizi specialistici del S.Orsola.

Si va dalla presa in carico del soggetto a interventi di educazione alla salute, dalla diagnostica precoce delle malattie sessualmente trasmesse fino alla prevenzione e contenimento di episodi di depressione, alcoolismo e tossicodipendenze.

Collegati invece agli interventi di “riattribuzione chirurgica di sesso- fa sapere ancora l’assessore- vengono fatti colloqui psicologici per la valutazione del percorso psicologico seguito e della corretta motivazione, visite endocrinologiche, chirurgiche e psicologiche, terapia ormonale, colloqui psicologici e controlli sanitari di follow-up, supporto alla famiglia”.

I costi sostenuti per il servizio dall’Ausl di Bologna per il 2010 “sono pari a 95.000 euro- conclude Lusenti- e si riferiscono principalmente al personale che eroga le prestazioni specialistiche e gli interventi preventivi, circa 87.000 euro”, mentre per le spese generali di funzionamento degli ambulatori e di diffusione degli strumenti di prevenzione la spesa e’ intorno agli 8.000 euro all’anno.
fonte http://it.notizie.yahoo.com Quotidiano.net – ven 16 dic 2011

sabato 17 dicembre 2011

Lgbt Napoli: Nasce il primo consultorio per la tutela dei transessuali "E' un'iniziativa molto importante dichiara il sindaco Luigi de Magistris

E' il primo in tutto il Mezzogiorno, presentato nella sede della giunta comunale di Napoli

Un consultorio per la tutela della salute e dei diritti delle persone transessuali.

E' il primo del Mezzogiorno ed è stato presentato oggi a Palazzo San Giacomo, sede della giunta comunale di Napoli: il consultorio si rivolge in particolar modo ai transessuali non autosufficienti, anziani o malati, privi del sostegno della famiglia o degli amici, mettendo insieme una serie di servizi sul territorio, di informazione e prevenzione socio-sanitaria, orientamento, tutela legale, sostegno all'inserimento lavorativo.

Il progetto prevede anche l'apertura di una casa di accoglienza temporanea per persone transessuali in stato di bisogno: "E' un'iniziativa molto importante per Napoli che è la città con il maggior numero di transessuali, tra i 2500 e i 3mila", dichiara il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, che ha dato mandato all'assessore al Patrimonio Bernardino Tuccillo "di trovare un luogo per poter realizzare inclusione, accoglienza, tutto quello che fa di Napoli una città delle differenze e della solidarietà".

L'iniziativa è realizzata dalla cooperativa sociale Dedalus, con il sostegno della Fondazione con il Sud e la collaborazione dell'Università di Napoli 'Federico II', la Asl Napoli 1 Centro e una rete di associazione tra cui Federconsumatori, Mit-Movimento di identità transessuale e Associazione trans Napoli.
fonte http://napoli.repubblica.it/

giovedì 3 novembre 2011

Lgbt Perugia: TRANSNOVEMBER 2011 su iniziativa di Omphalos


Omphalos, Combo, Piazza della Repubblica Perugia

PROGRAMMA MANIFESTAZIONE:

... Ven 4 - 21.00 c/o Omphalos, Via della Pallotta 42
Film "The rocky orror pictures show" di Jim Sharman, 1975
a seguire dibattito a cura del gruppo T Omphalos

Sab 5 - h.17.00 c/o COMBO, Via Cartolari 1A
Presentazione libro "NON CI LASCEREMO MAI" di Federica Tuzi, Ed.Lantana,
Presenta: Giovanni Pannacci
http://www.lantanaeditore.com/site/2011/federica-tuzi-finalista-al-premio-john-fante-opera-prima-2011/
a seguire aperitivo

Dom 6 - h. 17.00 c/o Omphalos, Via della Pallotta 42
Film: "La persona De Leo N." di Alberto Vendemmiati
incontro con la protagonista
http://www.lapersonadeleon.net/indexitaliano.htm
a seguire aperitivo

Ven 11 - h.23.00
BE QUEER, la notte LGBTQI umbra!
Spettacolo con Nikita Magno e le sue drag
special guest Caroline D' Lamark e Laysa da Milano

Sab 12 - h.17.00 c/o COMBO, Via Cartolari 1A
I diritti delle persone intersessuali alla luce del primo Intersex Global Forum - incontro con la Dott.ssa Michela Balocchi
Dibattito sull' intersessualità
a seguire aperitivo

Dom 13 - h. 17.00 c/o Omphalo, Via della Pallotta 42
CHIRURGIA PLASTICA, ISTRUZIONI PER L' USO. Con il Dott. Francesco Malatesta
Dibattito su potenzialità e limiti della chirurgia plastica.
Presenta Stefano Bianchini
a seguire aperitivo

Ven 18 - h. 21.00 c/o Omphalo, Via della Pallotta 42
FILM: Hedwig – La diva con qualcosa in più -(Hedwig and the Angry Inch) 2001 diretto da John Cameron Mitchell.
a seguire dibattito a cura del gruppo T Omphalos

Sab 19 - h.17.00 c/o COMBO, Via Cartolari 1A
LA LEGGE ITALIANA E LA TRANSESSUALITA' - Antonio Rotelli- (Presidente Rete Lenford)
Dibattito con uno dei maggiori esperti di diritto LGBTQI
Presenta Stefano Bianchini
a seguire aperitivo
20 Dom h.18.00 Piazza della Repubblica - TDOR - Transgender Day of Remembrance
fonte evento fb Creato da Omphalos "T"

sabato 16 aprile 2011

Lgbt: Luxuria oggi a Torino alle ore 13.00 per l’inaugurazione Spo.T, uno sportello trans


Alle ore 13.00 di oggi 16 aprile a Torino Vladimir Luxuria sarà alla conferenza stampa del circolo Maurice per presentare Spo.T lo sportello trans del circolo.

Spo.T nasce all’interno del Circolo di cultura glbtq Maurice,con l’intento di aiutare le persone transessuali e transgender nell’affrontare le questioni difficili legate alla transizione e alla vita quotidiana.

Si relaziona con una rete territoriale per fornire le risposte migliori alle esigenze dell’utenza. Spo.t è gestito da persone trans che garantiscono un’accoglienza sensibile e professionale.

Maggiori informazioni:
Spo.T - via Stampatori 10 - Torino
www.mauriceglbt.org/spot
spot@mauriceglbt.org
fonte vladimirluxuria.it

lunedì 28 marzo 2011

Lgbt Torino: Giov. 31/3, incontro sulle problematiche relative al lavoro delle persone transessuali


La Fondazione Carlo Molo onlus
in collaborazione con
Gruppo Luna
Servizio LGBT del Comune di Torino

giovedì 31 Marzo 2011

ore 18,30
c/o Fondazione Carlo Molo onlus
Via P. Sacchi, 42 E - Torino
Organizza un incontro sulle problematiche relative al lavoro delle persone transessuali.

E’ un confronto informativo in cui saranno illustrati alcuni documenti sulle esperienze di chi cercava lavoro e di chi l’aveva già, con una distinzione fra le persone transessuali che non avevano ancora iniziato la transizione e quelle che la stavano affrontando o l’avevano completata.

Mancano del tutto informazioni sulle esperienze, interrogativi e difficoltà dei datori di lavoro, che ci si augura possano venire espresse nel corso della serata, insieme a suggerimenti su come gestire la questione.
fonte mauriceglbt.org

sabato 26 marzo 2011

Lgbt: E' nato Spo.T, lo sportello trans del Circolo Maurice di Torino


Lo sportello offre servizi di:
- Accoglienza e accompagnamento presso i servizi
- Consulenza psicologica/endocrinologica
- Counseling telefonico
- Counseling per genitori/partner/amici di persone transessuali
- Gruppi di auto-aiuto
- Consulenza legale
- Convenzione con centro estetico

Spo.t nasce all'interno del Circolo di cultura glbtq Maurice,con l'intento di aiutare le persone transessuali e transgender nell'affrontare le questioni difficili legate alla transizione e alla vita quotidiana.

Si relaziona con una rete territoriale per fornire le risposte migliori alle esigenze dell'utenza. Spo.t è gestito da persone trans che garantiscono un'accoglienza sensibile e professionale.

Il progetto è finanziato dal centro servizi per il volontariato Idea Solidale.

Lo sportello è attivo i seguenti giorni: lunedì h.19-21 e giovedì h.17-19
e risponde al numero 3319828022

Spo.T - via Stampatori 10 - Torino
www.mauriceglbt.org/spot
spot@mauriceglbt.org
fonte www.mauriceglbt.org

giovedì 10 marzo 2011

Lgbt Gran Bretagna: nuove linee guida per la detenzione delle persone transessuali


Nuove linee guida del Ministero della giustizia della Gran Bretagna sui diritti civili dei detenuti transessuali, con tanto di indicazioni sulla libertà del modo di vestirsi e sul comportamento che devono tenere gli agenti di custodia: entreranno in vigore dal 14 marzo e permetteranno ai detenuti trans di indossare abiti personali, protesi e reggiseno.

L’intento, come si legge nel documento, è quello di permettere alle persone in transizione di vivere pienamente la propria personalità, anche se non hanno ancora subito l’operazione chirurgica di cambio sesso o se sono in terapia ormonale.

“Tali prodotti, spiega il testo, vanno vietati solo nel momento in cui può essere dimostrata la loro pericolosità e comunque vanno contenuti in modo ragionevole”.

Le persone transessuali potranno quindi ordinare a loro spese gli abiti adatti e scegliere come essere chiamate, cioè se come ‘signora’ o ‘signorina’, mentre chi ha già terminato il processo di cambio genere dovrà essere detenuto in carceri confacenti al nuovo sesso.

Tale riforma ha lo scopo di non alimentare danni in persone che si vedrebbero, com’è accaduto fino ad oggi, interrompere il processo di transizione, mentre le associazioni transessuali, nel salutare positivamente questa rifora, ricordano che in ogni momento dell’anno si trovano nei penitenziari inglesi fra le 20 e le 30 persone transessuali”.
fonte gaylib.it di Guido Keller