Io che di solito scelgo con attenzione le mie letture, sono
inciampata per caso in questo romanzo di esordio della scrittrice
israeliana.
È come se un incantatore di serpenti avesse suonato la sua musica. Da
questo libro escono fuori profumi, sentimenti, personaggi, vicende che
si intrecciano in una melodia che mi ha tenuta sospesa fino alla fine.
Mi ha raccontato non una, ma molte storie, in un ‘atmosfera che a tratti
pare quasi surreale.
Sullo sfondo delle vicende degli
ebrei e della costituzione dello stato di Israele, negli anni del
dopoguerra, danzano i nostri personaggi, che si muovono leggeri,
nonostante tutto.
Le loro storie sono di amore, di
odio, di lotta, di incomprensioni familiari, di tradimento, ma io le ho
ascoltate con il sorriso sulle labbra, come se qualcuno mi avesse
incantato, suonandomi le loro vicende con un flauto.
Al centro due amici, diversi tra
loro. Da una parte l’insignificante Markovitch, che caparbiamente ha
deciso di tenere con sé Bella, la donna che ha amato fin dal primo
istante, che le era capitata in “sorte” per un matrimonio fittizio,
nonostante lei abbia deciso di odiarlo per tutta la vita.
Dall’altra il corpulento, estroverso e
affascinante Feinberg, impenitente donnaiolo, che si innamora della
donna con la pelle che profuma di arancia e gli occhi troppo distanti
l’uno dall’altro.
Sono sicura che potrete sentire anche
voi, come me, il profumo delle arance o quello di pesca della pelle del
piccolo Yair, ed il gusto delle fragole che Markovich ha tenacemente ha
voluto coltivare. Sentirete il rumore del vento nei campi ed il suono
delle imprecazioni che Sonia urla verso il mare in attesa del suo
Feinberg.
Lo consiglio a chi ama “farsi raccontare” la realtà con i colori, i sapori e i suoni di una favola.
fonte: Recensione di Benedetta Giannoni www.unlibrotiralaltroovveroilpassaparoladeilibri.it
Questo Blog è un aggregatore di notizie, nasce nel 2010, per info e news dall'Italia e dal mondo, per la Danza, Teatro, Cinema, Fashion, Tecnologia, Musica, Fotografia, Libri, Eventi d'Arte, Sport, Diritti civili e molto altro. Ogni articolo riporterà SEMPRE la fonte delle news nel rispetto degli autori e del copyright. Le rubriche "Ritratto d'artista" e "Recensioni" sono scritte e curate da ©Lisa Del Greco Sorrentino, professional dancer e autrice di questo blog
mercoledì 30 ottobre 2019
Cinema: "Non si può morire ballando" di Andrea Castoldi
La parola più abusata per eccellenza del ventunesimo secolo è: crisi.
Un concetto ampio, che si è esteso in qualsiasi campo, dal governo alle
relazioni, sino al campo ideologico.
Una parola che spesso rimbomba anche nei corridoi del cinema italiano, per descrivere in sintesi un momento creativo preoccupante. Ma come se ne esce?
Una risposta prova a darla il regista indipendente Andrea Castoldi, che con il suo ultimo lavoro Non si puo’ morire ballando conferma come le idee, quelle su cui scommettere, sono ancora il miglior antidoto all’apatia artistica. La sua è un’opera coraggiosa, una boccata d’aria fresca che ci fa respirare a pieni polmoni – o almeno con quel che ne resta.
Il film è un turbinio emotivo non indifferente che, nonostante un inizio eccessivamente lento, trasporta lo spettatore in un’analisi sentimentale in cui è difficile non ritrovarsi e, chissà, magari anche riconoscersi. Il merito è da spartire in diversi e uguali parti.
Prima di tutto una sceneggiatura puntuale e profonda, che attraverso dialoghi carichi di significati raggiunge il suo scopo: stimolare i sentimenti del pubblico. E poi un’orchestra di attori, professionisti e non, capaci di interpretare ognuno lo spessore del proprio ruolo in maniera davvero convincente.
Non si può morire ballando è un lavoro di grande qualità anche a livello tecnico nonostante i mezzi sicuramente limitati, che spesso per forza maggiore diventano un limite per il film stesso, ma non è questo il caso. Nel suo piccolo e con le sue possibilità, Andrea Castoldi ci aiuta a respirare un po’, lasciandoci persino con una microscopica speranza per il futuro.
fonte: Fabrizio la Sorsa www.1977magazine.com
Una parola che spesso rimbomba anche nei corridoi del cinema italiano, per descrivere in sintesi un momento creativo preoccupante. Ma come se ne esce?
Una risposta prova a darla il regista indipendente Andrea Castoldi, che con il suo ultimo lavoro Non si puo’ morire ballando conferma come le idee, quelle su cui scommettere, sono ancora il miglior antidoto all’apatia artistica. La sua è un’opera coraggiosa, una boccata d’aria fresca che ci fa respirare a pieni polmoni – o almeno con quel che ne resta.
Il film è un turbinio emotivo non indifferente che, nonostante un inizio eccessivamente lento, trasporta lo spettatore in un’analisi sentimentale in cui è difficile non ritrovarsi e, chissà, magari anche riconoscersi. Il merito è da spartire in diversi e uguali parti.
Prima di tutto una sceneggiatura puntuale e profonda, che attraverso dialoghi carichi di significati raggiunge il suo scopo: stimolare i sentimenti del pubblico. E poi un’orchestra di attori, professionisti e non, capaci di interpretare ognuno lo spessore del proprio ruolo in maniera davvero convincente.
Non si può morire ballando è un lavoro di grande qualità anche a livello tecnico nonostante i mezzi sicuramente limitati, che spesso per forza maggiore diventano un limite per il film stesso, ma non è questo il caso. Nel suo piccolo e con le sue possibilità, Andrea Castoldi ci aiuta a respirare un po’, lasciandoci persino con una microscopica speranza per il futuro.
fonte: Fabrizio la Sorsa www.1977magazine.com
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Lgbt: "Nati 2 volte" in anteprima nazionale a Torino, in collaborazione con il Lovers Film Festival.
A
Torino l'anteprima nazionale del film "Nati 2 volte" organizzata da
Zenit Distribution in collaborazione con il Lovers Film Festival (Cinema
Massimo, 6 novembre 2019, ore 21:00)
Fabio Troiano interpreta Teresa/Maurizio nella storia di una transizione da Femmina a Maschio e di una sfida ai pregiudizi e alla burocrazia. Appuntamento il 6 novembre alle 21.00 al Cinema Massimo insieme al regista, al cast e a Vladimir Luxuria
Milano, novembre 2019. È possibile raccontare una storia transgender in maniera leggera e profonda, con quelli che si chiamano, per consuetudine, i toni della commedia?
La sfida di Nati 2 volte, al cinema dal prossimo 28 novembre, è tutta qui: il gioco degli equivoci e quello dei pregiudizi, l’eterna scelta tra la grande città e la provincia, il conflitto interiore e quello, inevitabile, legato alle relazioni con le persone che amiamo, la scelta, spesso dolorosa, di diventare finalmente uomini, o donne, o semplicemente adulti.
Diretto da Pierluigi Di Lallo (al suo secondo film) e scritto assieme a Riccardo Graziosi e Francesco Colangelo, Nati 2 volte racconta la storia di Teresa, adolescente che si sente doppiamente rinchiusa: in un corpo che non è il suo e in un paese dove vige il pregiudizio e la mentalità ristretta della provincia.
La pellicola, con il patrocinio dell’Arcigay, verrà proiettata il 6 novembre alle ore 21:00 al Cinema Massimo di Torino in anteprima nazionale in collaborazione con il Lovers Film Festival di Torino, il più importante festival cinematografico dedicato ai film LGBTQI+, da quest’anno diretto da Vladimir Luxuria. Saranno presenti il regista, Luigi Di Lallo, i protagonisti Fabio Troiano, Euridice Axen, l’attrice transgender Vittoria Schisano, la direttrice del Festival Vladimir Luxuria e il direttore del Museo Nazionale del Cinema Domenico De Gaetano.
“Questa importante anteprima – sottolinea Vladimir Luxuria, direttrice del Lovers Film Festival – inaugura una serie di appuntamenti che il Lovers Film Festival farà nei prossimi mesi sul territorio cittadino, grazie alla disponibilità e alla collaborazione di numerosi enti e associazioni. I temi trattati vanno dal cinema, alla letteratura e allo spettacolo, e intendono mantenere alta l’attenzione sul festival e sulle tematiche che rappresenta”.
Ispirato a una storia vera, Nati 2 volte non vuole essere un film militante, e non diventa mai un film caricatura. Vi sono ritratte molte propensioni tipicamente italiane: il provincialismo, la burocrazia, la “pruderie”. Il personaggio di Maurizio, nel corso della storia, si muove all’interno di una cittadina dove lo ricordano ancora per quella persona (Teresa) che oggi non esiste più.
Le vicende prendono avvio nel 1989 quando Teresa, assieme a suo padre e sua madre (interpretati da Francesco Pannofino e Daniela Giordano) per sfuggire alla “vergogna” lasciano Foligno per Milano, una città dove nessuno li conosce e nessuno soprattutto, li giudica. Qui Teresa intraprenderà quel lungo percorso che la porterà alla transizione di genere “F to M” e a diventare Maurizio. Dopo venticinque anni, Maurizio/Teresa (interpretato da Fabio Troiano) è costretto a tornare nel suo paese natale, a causa della morte della madre Angela. E qui si scontrerà per l’ennesima volta con un passato decisamente ingombrante.
Girato interamente a Foligno, Nati 2 volte, è prodotto da Time, Oberon Media e Green Film, e sarà nelle sale dal 28 Novembre grazie a Zenit Distribution, società indipendente di distribuzione cinematografica di Mauro Venditti.
fonte: VERONICA GERACI www.museocinema.it
martedì 29 ottobre 2019
Libri: Lucia Bosè, una biografia Diva e icona si racconta, rifarei anche gli stessi sbagli.
ROBERTO LIBERATORI, "LUCIA BOSÈ UNA BIOGRAFIA "
Se potesse scegliere chi essere in una prossima vita, vorrebbe essere sempre se stessa e si dice pronta a ricominciare tutto daccapo. Successo, amori, gioie, lutti e sofferenze. È Lucia Bosè, diva e icona dell’Italia e del cinema del dopoguerra, fidanzata bellissima di un bellissimo Walter Chiari, poi moglie di uno dei toreri più famosi di tutti i tempi, Dominguìn, donna che ha fatto sognare e poi anche infuriare la Spagna franchista, e tuttora un’artista che, all’età di 89 anni, non ama guardarsi alle spalle: “considero sprecato un giorno in cui non mi innamoro di qualcosa”.
La vita di Lucia Bosè, scorre come in un romanzo, nella biografia scritta da Roberto Liberatori. Sin dalle prime pagine che la mostrano ragazzina quattordicenne, povera e affamata, mentre si aggira tra la folla di Piazzale Loreto davanti ai cadaveri appesi a testa in giù del Duce e della sua amante Claretta Petacci, nel giorno simbolo della fine macabra del fascismo. Nata nel 1931 a Milano da una famiglia operaia, Lucia cresce presto come tutti i bambini della sua epoca, i bombardamenti e la fuga da sfollati. A 16 anni già lavora in una nota pasticceria del capoluogo milanese quando, per una foto scattata e mandata a sua insaputa da un amico coetaneo ad una rivista popolare, le arriva la notizia di essere stata selezionata al concorso per la più bella d’Italia.
Ed è proprio lei, sedicenne ultima arrivata, a vincere a sorpresa il titolo nel 1947, grazie a quel suo “faccino spiritoso” di popolana di grande classe. È la svolta. Lucia, nemmeno maggiorenne, si trasferisce a Roma, entra nel clan di Luchino Visconti, da cui è spesso ospitata nella villa di via Salaria, ed entra dalla porta principale nell’avventura del cinema italiano degli anni cinquanta. Lavora in film di Michelangelo Antonioni (“Cronaca di un amore”, “La signora senza camelie"), di Mario Soldati ("È l’amor che mi rovina”) di Giuseppe de Santis (“Non c’è pace tra giù uilivi”) e di tanti altri. Secondo alcuni, il suo era un viso che ricordava quello di Anna Magnani, ma senza le limitazioni regionali e di ruolo della grande attrice. Secondo Pablo Picasso che diventerà suo grande amico, poteva incarnare varie donne rimanendo sempre credibile, un’operaia indurita dal lavoro, una borghese irrequieta, un’aristocratica destinata a soffrire, una coraggiosa emigrante. Durante tutta la sua lunga carriera professionale farà comodo ai registi che cercano una persona, non solo una presenza di scena. Dopo il lungo fidanzamento con Walter Chiari, Lucia trova il vero e forse unico grande amore della sua vita nel torero spagnolo Dominguìn.
Per lui rinuncerà al cinema e si dedicherà ad essere moglie e madre. Hanno tre figli, un quarto muore neonato. Il primogenito, Miguel Bosè, cantate e attore, diventerà a sua volta famoso quanto i genitori. I primi anni di matrimonio sono per Lucia la felicità assoluta “mi sembrava di aver atteso solo quello…”, confessa. Poi i continui e sempre più pubblici tradimenti di Dominguìn la costringono a chiedere la separazione, con grande scandalo in Spagna, dove a quei tempi, solo l’uomo poteva ripudiare la donna e non viceversa. La corte le dà torto, ma il torero acconsente al divorzio e a darle l’affidamento dei figli.
Lucia dovrà però ricominciare a lavorare come attrice per poterli mantenere e di Dominguìn rimarrà sempre innamorata. Il cinema e la televisione l’accolgono a braccia aperte. Lavora in Italia, in Spagna, in Francia. Ma non si ferma al ruolo di attrice. Scrive poesie, apre un “Museo degli angeli”, le creature celesti a cui si sente legata sin da bambina. Aiuta i figli e poi i nipoti a crescere e ad affermarsi. Curiosamente, proprio Lucia Bosè, che è stata musa di registi del calibro di Antonioni e un simbolo per l’immaginario collettivo italiano e spagnolo, confessa di “aver dimenticato” la sua vita cinematografica. “Non ne so il motivo. Forse – spiega in un passaggio del libro - perché l’hanno scritta e diretta gli altri, gli sceneggiatori e i registi che ho incontrato. La mia vita privata, però, quella la ricordo bene, perché sono stata io a dirigerla”.
fonte: Lucia Balestrieri www.ansa.it
Se potesse scegliere chi essere in una prossima vita, vorrebbe essere sempre se stessa e si dice pronta a ricominciare tutto daccapo. Successo, amori, gioie, lutti e sofferenze. È Lucia Bosè, diva e icona dell’Italia e del cinema del dopoguerra, fidanzata bellissima di un bellissimo Walter Chiari, poi moglie di uno dei toreri più famosi di tutti i tempi, Dominguìn, donna che ha fatto sognare e poi anche infuriare la Spagna franchista, e tuttora un’artista che, all’età di 89 anni, non ama guardarsi alle spalle: “considero sprecato un giorno in cui non mi innamoro di qualcosa”.
La vita di Lucia Bosè, scorre come in un romanzo, nella biografia scritta da Roberto Liberatori. Sin dalle prime pagine che la mostrano ragazzina quattordicenne, povera e affamata, mentre si aggira tra la folla di Piazzale Loreto davanti ai cadaveri appesi a testa in giù del Duce e della sua amante Claretta Petacci, nel giorno simbolo della fine macabra del fascismo. Nata nel 1931 a Milano da una famiglia operaia, Lucia cresce presto come tutti i bambini della sua epoca, i bombardamenti e la fuga da sfollati. A 16 anni già lavora in una nota pasticceria del capoluogo milanese quando, per una foto scattata e mandata a sua insaputa da un amico coetaneo ad una rivista popolare, le arriva la notizia di essere stata selezionata al concorso per la più bella d’Italia.
Ed è proprio lei, sedicenne ultima arrivata, a vincere a sorpresa il titolo nel 1947, grazie a quel suo “faccino spiritoso” di popolana di grande classe. È la svolta. Lucia, nemmeno maggiorenne, si trasferisce a Roma, entra nel clan di Luchino Visconti, da cui è spesso ospitata nella villa di via Salaria, ed entra dalla porta principale nell’avventura del cinema italiano degli anni cinquanta. Lavora in film di Michelangelo Antonioni (“Cronaca di un amore”, “La signora senza camelie"), di Mario Soldati ("È l’amor che mi rovina”) di Giuseppe de Santis (“Non c’è pace tra giù uilivi”) e di tanti altri. Secondo alcuni, il suo era un viso che ricordava quello di Anna Magnani, ma senza le limitazioni regionali e di ruolo della grande attrice. Secondo Pablo Picasso che diventerà suo grande amico, poteva incarnare varie donne rimanendo sempre credibile, un’operaia indurita dal lavoro, una borghese irrequieta, un’aristocratica destinata a soffrire, una coraggiosa emigrante. Durante tutta la sua lunga carriera professionale farà comodo ai registi che cercano una persona, non solo una presenza di scena. Dopo il lungo fidanzamento con Walter Chiari, Lucia trova il vero e forse unico grande amore della sua vita nel torero spagnolo Dominguìn.
Per lui rinuncerà al cinema e si dedicherà ad essere moglie e madre. Hanno tre figli, un quarto muore neonato. Il primogenito, Miguel Bosè, cantate e attore, diventerà a sua volta famoso quanto i genitori. I primi anni di matrimonio sono per Lucia la felicità assoluta “mi sembrava di aver atteso solo quello…”, confessa. Poi i continui e sempre più pubblici tradimenti di Dominguìn la costringono a chiedere la separazione, con grande scandalo in Spagna, dove a quei tempi, solo l’uomo poteva ripudiare la donna e non viceversa. La corte le dà torto, ma il torero acconsente al divorzio e a darle l’affidamento dei figli.
Lucia dovrà però ricominciare a lavorare come attrice per poterli mantenere e di Dominguìn rimarrà sempre innamorata. Il cinema e la televisione l’accolgono a braccia aperte. Lavora in Italia, in Spagna, in Francia. Ma non si ferma al ruolo di attrice. Scrive poesie, apre un “Museo degli angeli”, le creature celesti a cui si sente legata sin da bambina. Aiuta i figli e poi i nipoti a crescere e ad affermarsi. Curiosamente, proprio Lucia Bosè, che è stata musa di registi del calibro di Antonioni e un simbolo per l’immaginario collettivo italiano e spagnolo, confessa di “aver dimenticato” la sua vita cinematografica. “Non ne so il motivo. Forse – spiega in un passaggio del libro - perché l’hanno scritta e diretta gli altri, gli sceneggiatori e i registi che ho incontrato. La mia vita privata, però, quella la ricordo bene, perché sono stata io a dirigerla”.
fonte: Lucia Balestrieri www.ansa.it
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Lgbt. Omotransfobia: arriva il portale per denunciare gli abusi, via alla campagna nazionale
L’Università degli Studi di Brescia, Dipartimento di Giurisprudenza, in collaborazione con Studiomeme lancia il sito dilloagiulia.it per
incoraggiare le persone LGBT vittime di violenza a lasciare la loro
testimonianza sugli abusi subiti e a far sentire la propria voce.
L’iniziativa nasce in seno al progetto UE “Call It Hate” finalizzato a sensibilizzare i Paesi dell’Europa sulle violenze nei confronti della comunità LGBT per incoraggiare la nascita di leggi contro l’omotransfobia.
Oltre al sito internet la campagna prevede ADV, affissioni in 3 città (Brescia, Perugia e Taranto), due spot per il digital, un account Instagram e l’adesione di influencer da tutta Italia.
A partire dal 14 ottobre hanno avuto inizio due campagne di comunicazione con ADV, affissioni, due spot per il digital, un account Instagram, influencer da tutta Italia e il sito web dedicato. Il target è esteso a tutta la nazione
L’obiettivo della campagna #nientedistrano è abbattere i pregiudizi nei confronti della comunità trans, promuovendo la conoscenza dell’identità di genere e superare lo stereotipo del sex worker.
Le due campagne prevedono affissioni in tre città chiave (Brescia, Perugia e Taranto) insieme ai flyer informativi. Parallelamente, la comunicazione si sviluppa intorno al sito dilloagiulia.it, che sarà fruibile dalle ADV o dai flyer grazie al QR Code, oppure direttamente dalla pagina Instagram. Il sito rappresenta il fulcro di tutta la campagna: raccoglierà le testimonianze anonime delle vittime di omotransfobia, per dimostrare che le denunce ufficiali (appena 63 in tutto il 2017) non corrispondono a quelle reali.
fonte: www.spyit.it
L’iniziativa nasce in seno al progetto UE “Call It Hate” finalizzato a sensibilizzare i Paesi dell’Europa sulle violenze nei confronti della comunità LGBT per incoraggiare la nascita di leggi contro l’omotransfobia.
Oltre al sito internet la campagna prevede ADV, affissioni in 3 città (Brescia, Perugia e Taranto), due spot per il digital, un account Instagram e l’adesione di influencer da tutta Italia.
A partire dal 14 ottobre hanno avuto inizio due campagne di comunicazione con ADV, affissioni, due spot per il digital, un account Instagram, influencer da tutta Italia e il sito web dedicato. Il target è esteso a tutta la nazione
L’obiettivo della campagna #nientedistrano è abbattere i pregiudizi nei confronti della comunità trans, promuovendo la conoscenza dell’identità di genere e superare lo stereotipo del sex worker.
Le due campagne prevedono affissioni in tre città chiave (Brescia, Perugia e Taranto) insieme ai flyer informativi. Parallelamente, la comunicazione si sviluppa intorno al sito dilloagiulia.it, che sarà fruibile dalle ADV o dai flyer grazie al QR Code, oppure direttamente dalla pagina Instagram. Il sito rappresenta il fulcro di tutta la campagna: raccoglierà le testimonianze anonime delle vittime di omotransfobia, per dimostrare che le denunce ufficiali (appena 63 in tutto il 2017) non corrispondono a quelle reali.
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Danza: Lo spettacolo "Palermo Palermo" di Pina Bausch diventa un film
A distanza di trent’anni dal debutto dello spettacolo di Pina Bausch(in foto) "Palermo Palermo", torna al Teatro Biondo il lavoro della grande
coreografa tedesca in un docu-film inedito.
Un’inedita versione cinematografica dello spettacolo Palermo Palermo, considerato uno dei capolavori della fertile produzione di Pina Bausch, sarà presentata in esclusiva mondiale il 3 novembre al teatro Biondo.
S’intitola palermoWpalermo - dove la W sta per Wuppertal, città tedesca dove hanno sede la compagnia e la Fondazione Bausch - e s’inserisce in una serie di iniziative che il teatro dedica alla coreografa nel decennale della scomparsa.
Ma la collaborazione fra la città siciliana, con la quale la coreografa aveva un rapporto personale molto forte e creativo, il teatro e la Fondazione Bausch prosegue anche con la realizzazione di uno spettacolo che vedrà insieme giovani artisti del Biondo e del Tanztheater Wuppertal.
Interviste, documenti storici, riprese inedite di back stage e scene tratte dalle varie rappresentazioni.
La mostra fotografica Macerie e tacchi a spillo - E cadde un muro… Palermo Palermo 1989-2019 propone invece le immagini scattate da Piero Tauro, che ha fotografato per anni il lavoro di Pina Bausch. Una ventina di scatti, che raccontano la storica edizione dello spettacolo e la recente riedizione interpretata da giovani danzatori e da alcuni storici membri della compagnia.
Ad affiancare la mostra anche il breve documentario Quello che ci muove - Gli spettatori del Tanztheater Wuppertal Pina Bausch ricordano, presentato a Torino in occasione dei 40 anni dalla creazione di Café Müller (1978), il pezzo che fece di Pina Bausch l’icona del teatro danza.
Il documentario dà uno spaccato di ciò che rimane vivo dell’opera della coreografa nell'immaginario e nella memoria individuale e collettiva del pubblico italiano ed è l’esito delle interviste condotte dall'antropologa visiva Rossella Schillaci con gli spettatori che hanno assistito alle produzioni del Tanztheater Wuppertal in Italia, tra cui Palermo Palermo.
Il progetto, realizzato in collaborazione con il Goethe-Institut Palermo, si snoderà in diverse tappe che porteranno ad una nuova edizione dello spettacolo: un palermoWpalermo interpretato sia dai danzatori della compagnia di Wuppertal, sia da danzatori siciliani scelti dalla compagnia tedesca. Sarà l’inizio di un percorso artistico che proseguirà nel triennio successivo e riporterà la danza contemporanea alla ribalta.
Pina Bausch crea Palermo Tanztheater Italia 1990 LO RACCONTA CLICCA QUI
E aggiunge. “Palermo ha abbattuto, non solo simbolicamente, i muri che la dividevano dal resto del mondo e ha aperto i suoi porti sul Mediterraneo, tornando ad essere città dell’accoglienza e dei diritti di tutti. Il progetto speciale di una nuova edizione di Palermo Palermo coltiva l’aspirazione di un rilancio del messaggio di rottura delle barriere sociali, economiche e culturali".
fonte: Scritto da Simona Griggio www.teatro.it
Un’inedita versione cinematografica dello spettacolo Palermo Palermo, considerato uno dei capolavori della fertile produzione di Pina Bausch, sarà presentata in esclusiva mondiale il 3 novembre al teatro Biondo.
S’intitola palermoWpalermo - dove la W sta per Wuppertal, città tedesca dove hanno sede la compagnia e la Fondazione Bausch - e s’inserisce in una serie di iniziative che il teatro dedica alla coreografa nel decennale della scomparsa.
Ma la collaborazione fra la città siciliana, con la quale la coreografa aveva un rapporto personale molto forte e creativo, il teatro e la Fondazione Bausch prosegue anche con la realizzazione di uno spettacolo che vedrà insieme giovani artisti del Biondo e del Tanztheater Wuppertal.
Il film in prima mondiale
Il film è tratto dalle riprese effettuate durante alcune esibizioni dello spettacolo, che ha debuttato in anteprima a Wuppertal alla fine del 1989 e pochi giorni dopo, nel 1990, al Teatro Biondo.Interviste, documenti storici, riprese inedite di back stage e scene tratte dalle varie rappresentazioni.
La mostra fotografica Macerie e tacchi a spillo - E cadde un muro… Palermo Palermo 1989-2019 propone invece le immagini scattate da Piero Tauro, che ha fotografato per anni il lavoro di Pina Bausch. Una ventina di scatti, che raccontano la storica edizione dello spettacolo e la recente riedizione interpretata da giovani danzatori e da alcuni storici membri della compagnia.
Ad affiancare la mostra anche il breve documentario Quello che ci muove - Gli spettatori del Tanztheater Wuppertal Pina Bausch ricordano, presentato a Torino in occasione dei 40 anni dalla creazione di Café Müller (1978), il pezzo che fece di Pina Bausch l’icona del teatro danza.
Il documentario dà uno spaccato di ciò che rimane vivo dell’opera della coreografa nell'immaginario e nella memoria individuale e collettiva del pubblico italiano ed è l’esito delle interviste condotte dall'antropologa visiva Rossella Schillaci con gli spettatori che hanno assistito alle produzioni del Tanztheater Wuppertal in Italia, tra cui Palermo Palermo.
Gli artisti storici del Wuppertal Tanztheater e il nuovo progetto di spettacolo
Nei giorni successivi alla proiezione, i danzatori storici del Tanztheater Wuppertal Beatrice Libonati e Jan Minarik incontreranno gli allievi attori e gli ex allievi della Scuola dei mestieri dello spettacolo del Teatro Biondo diretta da Emma Dante per un primo confronto e per la selezione di un gruppo di interpreti che a primavera lavorerà al fianco dei danzatori della compagnia di Pina Bausch. Prima a Palermo e poi a Wuppertal, in vista del nuovo spettacolo palermoWpalermo, che debutterà nella stagione 2020-2021.Il progetto, realizzato in collaborazione con il Goethe-Institut Palermo, si snoderà in diverse tappe che porteranno ad una nuova edizione dello spettacolo: un palermoWpalermo interpretato sia dai danzatori della compagnia di Wuppertal, sia da danzatori siciliani scelti dalla compagnia tedesca. Sarà l’inizio di un percorso artistico che proseguirà nel triennio successivo e riporterà la danza contemporanea alla ribalta.
Il muro come metafora: l'abbattimento delle distanze
"Sono passati 30 anni dalla prima mondiale di Palermo Palermo di Pina Bausch, andata in scena pochi giorni dopo il crollo del Muro di Berlino nel 1989 a Wuppertal e poi a Palermo – spiega il sindaco Leoluca Orlando - La primavera di Palermo era alle porte. Il rinascimento della città, segnato dal passaggio cruento delle stragi, passava dalla riqualificazione e rigenerazione urbana, che ha abbattuto i confini che per mezzo secolo hanno diviso la città e i suoi abitanti tra centro storico, periferie e quartieri nuovi della borghesia".Pina Bausch crea Palermo Tanztheater Italia 1990 LO RACCONTA CLICCA QUI
E aggiunge. “Palermo ha abbattuto, non solo simbolicamente, i muri che la dividevano dal resto del mondo e ha aperto i suoi porti sul Mediterraneo, tornando ad essere città dell’accoglienza e dei diritti di tutti. Il progetto speciale di una nuova edizione di Palermo Palermo coltiva l’aspirazione di un rilancio del messaggio di rottura delle barriere sociali, economiche e culturali".
fonte: Scritto da Simona Griggio www.teatro.it
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sabato 26 ottobre 2019
Lgbt: Sam Porto è il primo trans FtoM a sfilare alla São Paulo Fashion Week
È un grande atto di coraggio che ricorderemo grazie alle forti immagini immortalate dai fotografi: Sam Porto è stato il primo uomo transgender a calcare la passarella della settimana della moda di San Paolo, in Brasile, città in cui vive.
Il 25enne ha sfilato per Cavalera, che prende il nome dall’ex batterista della band Sepultura e che è uno dei più importanti brand brasiliani di abbigliamento, diventato in pochi anni un simbolo dell’universo pop, con il suo simbolo dell’aquila a due teste.
Sam Porto ha esibito le sue cicatrici dell’intervento al seno e una scritta sull’addome che recitava: «Rispetto per i trans». Dopo di che il modello si è inginocchiato a mani giunte, come se quel messaggio fosse una preghiera.
In un’intervista al magazine carioca UOL, Sam ha dichiarato che in un primo momento aveva paura di presentarsi a un’agenzia perché temeva di essere confuso con una persona androgina o di essere messo nel casting delle modelle donne.
«Mi sono sempre vestito così – racconta il modello – vestito con abiti da ragazzo. I miei genitori hanno persino cercato di farmi indossare abiti da donna, ma quando sono cresciuto hanno iniziato a rispettare il modo in cui mi sentivo a mio agio nel vestirmi. Dico di essere privilegiato perché i miei genitori mi hanno supportato».
fonte: By Davide Dummy www.nonegrindr.it
Il 25enne ha sfilato per Cavalera, che prende il nome dall’ex batterista della band Sepultura e che è uno dei più importanti brand brasiliani di abbigliamento, diventato in pochi anni un simbolo dell’universo pop, con il suo simbolo dell’aquila a due teste.
Sam Porto ha esibito le sue cicatrici dell’intervento al seno e una scritta sull’addome che recitava: «Rispetto per i trans». Dopo di che il modello si è inginocchiato a mani giunte, come se quel messaggio fosse una preghiera.
In un’intervista al magazine carioca UOL, Sam ha dichiarato che in un primo momento aveva paura di presentarsi a un’agenzia perché temeva di essere confuso con una persona androgina o di essere messo nel casting delle modelle donne.
«Mi sono sempre vestito così – racconta il modello – vestito con abiti da ragazzo. I miei genitori hanno persino cercato di farmi indossare abiti da donna, ma quando sono cresciuto hanno iniziato a rispettare il modo in cui mi sentivo a mio agio nel vestirmi. Dico di essere privilegiato perché i miei genitori mi hanno supportato».
fonte: By Davide Dummy www.nonegrindr.it
Alda Merini, a dieci anni dalla morte Milano le intitola il 'suo' ponte sul Naviglio Grande
La poetessa è scomparsa il primo novembre 2009: il Comune organizza un palinsesto di iniziative per ricordarla
Milano si prepara a celebrare il decimo anniversario della scomparsa della poetessa Alda Merini, avvenuta il 1° novembre 2009, con una serie di iniziative in diversi luoghi della città. L'iniziativa più fortemente simbolica sarà la cerimonia di intitolazione del ponte sul Naviglio Grande vicino alla casa di Ripa di Porta Ticinese in cui la poetessa ha vissuto a lungo.
Promosso e coordinato da Comune di Milano|Cultura e Associazione Alda Merini, il programma è realizzato in collaborazione con Associazione Casa delle Artiste, Casa Museo Boschi-Di Stefano e Comune di Brunate. Le iniziative proseguiranno fino al 18 novembre, ma il programma ha già preso il via lo scorso 2 ottobre con l'inaugurazione della mostra 'Alda Merini e Alberto Casiraghy.
Storia di un'amicizia', ideata e curata da Andrea Tomasetig e dedicata all'intenso sodalizio intellettuale e umano tra Alda Merini e il tipografo-poeta-artista-editore Alberto Casiraghy. Il 28 e 29 ottobre, presso la Sala Napoleonica dell'Università degli Studi, si svolgerà il Convegno dal titolo 'Io sono una città nera/e una rondine notturna.
Alda Merini, poeta di Milano', il primo a lei dedicato con relazioni di autorevoli studiosi e tavole rotonde, promosso dall'Università degli Studi e dall'Associazione Alda Merini con il contributo di Regione Lombardia. Nel giorno dell'anniversario della morte, il 1° novembre, la Casa delle Arti-Spazio Alda Merini organizza una serie di iniziative: l'inaugurazione di Alda: tratti e ritratti, esposizione collettiva di opere pittoriche e scultoree dedicate ad Alda Merini, un reading e, per finire, una 'fiaccolata poetica' fino al Ponte sul Naviglio, luogo simbolo della sua esistenza e della sua poesia.
Il 5 novembre, nel chiostro Nina Vinchi del Piccolo Teatro di via Rovello, si terrà la Maratona Merini organizzata dall'Associazione Alda Merini in collaborazione con il Piccolo Teatro; e l'inaugurazione della mostra Genio e poesia. Alda Merini nelle immagini di Giuliano Grittini, l'amico fotografo che ne ha colto l'anima in moltissime foto-ritratto.
L'inaugurazione del ponte Alda Merini avverrà invece il 6 novembre alle 10.30, con l'assessore alla Cultura Filippo Del Corno.
Le celebrazioni del decennale Alda Merini si concluderanno nella Chiesa di San Marco il 18 novembre con un nuovo allestimento del suo Poema della croce, opera sacra per voce solista, coro e orchestra, regia di Beppe Menegatti e scenografie di Henry Timi, organizzato dall'Associazione Alda Merini con il patrocinio dell'Arcidiocesi di Milano. Accanto a Giovanni Nuti, interprete e compositore delle musiche, Carla Fracci, nel ruolo di Maria, reciterà e danzerà con étoile del Teatro alla Scala e giovani ballerini in una serata benefica a favore di AIM, Associazione Italiana Miastenia-Amici del Besta e LISM, Lega Italiana Sclerosi Multipla.
A Palazzo Marino, durante la conferenza stampa di presentazione delle iniziative per il decennale di Alda Merini, il Sindaco del Comune di Brunate ha conferito a Carla Fracci il Premio Alda Merini Brunate 2019 -'Più bella della poesia è stata la mia vita', e ha annunciato la cerimonia di intitolazione del Sentiero Como-Brunate ad Alda Merini, prevista per il prossimo 3 novembre.
fonte: https://milano.repubblica.it
Milano si prepara a celebrare il decimo anniversario della scomparsa della poetessa Alda Merini, avvenuta il 1° novembre 2009, con una serie di iniziative in diversi luoghi della città. L'iniziativa più fortemente simbolica sarà la cerimonia di intitolazione del ponte sul Naviglio Grande vicino alla casa di Ripa di Porta Ticinese in cui la poetessa ha vissuto a lungo.
Promosso e coordinato da Comune di Milano|Cultura e Associazione Alda Merini, il programma è realizzato in collaborazione con Associazione Casa delle Artiste, Casa Museo Boschi-Di Stefano e Comune di Brunate. Le iniziative proseguiranno fino al 18 novembre, ma il programma ha già preso il via lo scorso 2 ottobre con l'inaugurazione della mostra 'Alda Merini e Alberto Casiraghy.
Storia di un'amicizia', ideata e curata da Andrea Tomasetig e dedicata all'intenso sodalizio intellettuale e umano tra Alda Merini e il tipografo-poeta-artista-editore Alberto Casiraghy. Il 28 e 29 ottobre, presso la Sala Napoleonica dell'Università degli Studi, si svolgerà il Convegno dal titolo 'Io sono una città nera/e una rondine notturna.
Alda Merini, poeta di Milano', il primo a lei dedicato con relazioni di autorevoli studiosi e tavole rotonde, promosso dall'Università degli Studi e dall'Associazione Alda Merini con il contributo di Regione Lombardia. Nel giorno dell'anniversario della morte, il 1° novembre, la Casa delle Arti-Spazio Alda Merini organizza una serie di iniziative: l'inaugurazione di Alda: tratti e ritratti, esposizione collettiva di opere pittoriche e scultoree dedicate ad Alda Merini, un reading e, per finire, una 'fiaccolata poetica' fino al Ponte sul Naviglio, luogo simbolo della sua esistenza e della sua poesia.
Il 5 novembre, nel chiostro Nina Vinchi del Piccolo Teatro di via Rovello, si terrà la Maratona Merini organizzata dall'Associazione Alda Merini in collaborazione con il Piccolo Teatro; e l'inaugurazione della mostra Genio e poesia. Alda Merini nelle immagini di Giuliano Grittini, l'amico fotografo che ne ha colto l'anima in moltissime foto-ritratto.
L'inaugurazione del ponte Alda Merini avverrà invece il 6 novembre alle 10.30, con l'assessore alla Cultura Filippo Del Corno.
Le celebrazioni del decennale Alda Merini si concluderanno nella Chiesa di San Marco il 18 novembre con un nuovo allestimento del suo Poema della croce, opera sacra per voce solista, coro e orchestra, regia di Beppe Menegatti e scenografie di Henry Timi, organizzato dall'Associazione Alda Merini con il patrocinio dell'Arcidiocesi di Milano. Accanto a Giovanni Nuti, interprete e compositore delle musiche, Carla Fracci, nel ruolo di Maria, reciterà e danzerà con étoile del Teatro alla Scala e giovani ballerini in una serata benefica a favore di AIM, Associazione Italiana Miastenia-Amici del Besta e LISM, Lega Italiana Sclerosi Multipla.
A Palazzo Marino, durante la conferenza stampa di presentazione delle iniziative per il decennale di Alda Merini, il Sindaco del Comune di Brunate ha conferito a Carla Fracci il Premio Alda Merini Brunate 2019 -'Più bella della poesia è stata la mia vita', e ha annunciato la cerimonia di intitolazione del Sentiero Como-Brunate ad Alda Merini, prevista per il prossimo 3 novembre.
fonte: https://milano.repubblica.it
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Lgbt: "Trans Freedom March" marcia per commemorare le vittime di transfobia del 2019
Da Sabato 16 Novembre 2019 a Domenica 17 Novembre 2019
Domenica 17 novembre alle ore 16 partirà da piazza Vittorio Veneto a Torino la Trans Freedom March, sesta marcia per commemorare le vittime di transfobia del 2019 e per celebrare le identità trans nelle loro sfaccettature.
L'evento di quest'anno, che si svolge durante la settimana del Transgender Day Of Remembrance, è interamente organizzato da persone T+ e intersex con l'obiettivo di rivendicare uno spazio autogestito nell'ottica dell'auto-determinazione.
La marcia sarà precedeuta da una giornata di dibattiti e incontri, in base al programma seguente:
Sabato 16 novembre
L'iniziativa è organizzata da Sunderam Onlus – Identità Transgender Torino e dal gruppo Fuori dai Binari di Torino, con la collaborazione di Non Una Di Meno, Casa Arcobaleno, Divine Queer Film Festival e Unione Culturale Antonicelli, col patrocinio del Comune di Torino.
Domenica 17 novembre alle ore 16 partirà da piazza Vittorio Veneto a Torino la Trans Freedom March, sesta marcia per commemorare le vittime di transfobia del 2019 e per celebrare le identità trans nelle loro sfaccettature.
L'evento di quest'anno, che si svolge durante la settimana del Transgender Day Of Remembrance, è interamente organizzato da persone T+ e intersex con l'obiettivo di rivendicare uno spazio autogestito nell'ottica dell'auto-determinazione.
La marcia sarà precedeuta da una giornata di dibattiti e incontri, in base al programma seguente:
Sabato 16 novembre
- ore 17: La favolosa rivoluzione - Trans Freedom March: 50 anni di lotta trans
Casa Arcobaleno, via Bernardino Lanino 3/A, Torino
Interverranno: Oliver Meo, Nathan Bonni, Monica J. Romano e Sandeh Veet
Ingresso libero e gratuito fino a esaurimento posti - ore 20: Amarcord - 2019, l'aperitivo sui generis!
Casa Arcobaleno, via Bernardino Lanino 3/A, Torino
Consumazione con buffet 8 euro fino alle 22 (prenotazioni entro il 14 novembre all'indirizzo info@fuoridaibinari.it). Dopo le 22.00 accesso libero senza prenotazione
- ore 16: Trans Freedom March in memoria di Marsha P. Johnson e Sylvia Rivera
partenza da piazza Vittorio Veneto con arrivo in Piazza Castello - ore 19: Aperitivo e film
Unione Culturale Antonicelli, via Cesare Battisti 4, Torino
Aperitivo di auto-finanziamento e la proiezione dei film "Screaming Queens" e "Off Broom" dall'archivio di DQFF
L'iniziativa è organizzata da Sunderam Onlus – Identità Transgender Torino e dal gruppo Fuori dai Binari di Torino, con la collaborazione di Non Una Di Meno, Casa Arcobaleno, Divine Queer Film Festival e Unione Culturale Antonicelli, col patrocinio del Comune di Torino.
Info
Tel. +393755176168
info@fuoridaibinari.it / sunderam.itt@gmail.com
www.fuoridaibinari.it
FB: @fuoridaibinaritorino / @Sunderam.onlus
IG: fuoridaibinari.torino / sunderam.itt
fonte: www.comune.torino.it
TO HOUSING è sold out | Torino si conferma capitale dell'accoglienza LGBT
Il primo progetto
nazionale di co-housing e reinserimento sociale
per persone LGBT in
grave difficoltà ha esaurito i posti disponibili
TO HOUSING, il progetto di co-housing
sociale che ha aperto a Torino circa 10 mesi fa per accogliere persone LGBT
(lesbiche, gay, bisessuali e transessuali) in difficoltà e in condizioni di
estrema vulnerabilità è sold out.
Prima esperienza con queste caratteristiche in Italia, TO HOUSING accoglie
oggi 24 ospiti in 5 appartamenti di proprietà ATC – Agenzia
Territoriale per la Casa del Piemonte Centrale, di edilizia agevolata e non
destinati alle graduatorie per le case popolari. Ottimi i risultati anche
nell’ambito dell’accompagnamento al lavoro previsto dal progetto,
con contratti di varie tipologie fra cui: un cantiere lavoro
per un ospite, disoccupato di lunga durata in età adulta, presso la Città di
Torino; un contratto a tempo determinato per uno degli ospiti diplomato e
qualificato; tre contratti intermittenti (di cui uno con un’agenzia per
il lavoro) per tre degli ospiti più giovani (di cui uno inserito in un percorso
formativo di riqualificazione) e un contratto di tirocinio extracurriculare,
finanziato dalla Regione Piemonte, con obiettivo occupazionale a sei mesi, e
con percorso di riqualificazione e professionalizzazione interno che sarà
finanziato dall’azienda ospitante.
Il progetto, che è stato presentato giovedì 24 ottobre, a
Praga all’assemblea nazionale di ILGA (l’organizzazione internazionale non governativa che riunisce 422 realtà LGBTQI di 45 Paesi europei),
nasce non solo per rispondere all’emergenza abitativa ma anche per
attivare, proprio a partire da un bisogno primario e fondamentale come la casa,
percorsi di reinserimento sociale. Vengono accolti eminentemente giovani
tra i 18 e i 26 anni allontanati dalle famiglie di origine a causa
dell’orientamento sessuale; migranti e rifugiati omosessuali,
anziani LGBT in condizione di solitudine o povertà, persone transessuali
e trans gender.
TO HOUSING, per il quale sabato 13 dicembre, a Torino, è
calendarizzato un importante appuntamento di finanziamento e
presentazione, è stato pensato per tutte e tutti coloro che vivono una
condizione di doppia discriminazione – orientamento sessuale,
origine etnica, età, condizione sociale – e si trovano in condizione di
povertà e/o esclusione sociale. In questa prospettiva assicurare un luogo
sicuro dove poter vivere rappresenta l’occasione per intraprendere un
percorso di uscita dal disagio e di (re)inserimento socio-lavorativo.
Un’équipe di
accoglienza composta da educatori, psicologi e assistenti
sociali esamina le segnalazioni (che possono arrivare anche in modo diretto
contattando Quore, l’associazione a capo del progetto, via mail:
tohousing@quore.org), svolge il primo colloquio e valuta l’accesso degli
ospiti. La permanenza media prevista di 8 mesi può essere
eventualmente estesa per completare il percorso di autonomia degli utenti.
fonte: Ufficio Stampa: con.testi Torino & Roma
martedì 22 ottobre 2019
Lgbt. Calcio femminile, l’azzurra Elena Linari fa coming out: «C’è gente che soffre e ci lamentiamo per un figlio omosessuale?»
L’azzurra si è raccontato davanti alle telecamere: «Spero di dedicare presto un gol alla mia compagna» Il difensore della Nazionale italiana si racconta ai microfoni di Dribbling. Durante il programma sportivo in onda il 19 ottobre su Rai 2 l’azzurra ha parlato della sua omosessualità.
«I veri problemi della vita sono altri – spiega – C’è gente che soffre e noi ci lamentiamo perché un figlio è omosessuale? Abbiamo sbagliato tutto. Quello che ha fatto qualche giorno fa la nazionale di calcio andando al ‘Bambin Gesù’ e un’immagine potentissima e mi auguro che anche alla nostra squadra venga data questa possibilità».
«Abbiamo sbagliato tutto»
La 25enne fiorentina, abituata a difendere la propria squadra, ha deciso di passare all’attacco: «Per attirare l’attenzione sul calcio femminile bisogna parlare della sua omosessualità? È un paradosso – dice – bisogna dire che una ragazza sta con un’altra ragazza per attirare l’attenzione della gente? Abbiamo davvero sbagliato tutto».Linari gioca in Spagna, all’Atletico Madrid, e spera presto di poter dedicare una rete alla compagna che vive in Italia: «Sinceramente non lo so quando, quì in Spagna spero presto anche se il gol ancora mi manca».
«Un figlio? Se è felice non vedo il problema»
La calciatrice parla poi più in generale dell’omosessualità: «Quando si ha un figlio la cosa più importante è che sia felice. Se è felice con una relazione omosessuale non vedo il problema – sottolinea – È ovvio, ci potranno essere delle difficoltà, ma nella vita in generale le difficoltà ci sono. È stato toccante quello che mi ha detto mia nonna quando lo ha saputo. Era contenta e piangendo mi ha detto «ho tanta paura per te perché non siete tutelate. Ho pianto di gioia dopo aver sentito queste parole», confessa Linari.«Omossesuali ci sono anche nel calcio maschile»
«Io nella mia vita privata faccio quello che voglio – aggiunge la Linari – Ci sono tanti calciatori che si coprono con un’altra relazione, così come qualsiasi altro sportivo per evitare i famosi pregiudizi e in Italia non siamo pronti. Ma poi diciamolo, non è che nel calcio femminile fioccano le omosessuali, no proprio no, omosessuali ci sono nel calcio maschile, negli altri sport e nella vita quotidiana. E comunque qui a Madrid non ho nessun problema, anzi. In Italia sono io la prima ad aver paura di affrontare l’argomento perché non so la gente come potrebbe reagire. Ho paura del giudizio della gente».fonte: www.open.online
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Linfa, l’underground vitale delle donne di Roma Est. Il documentario di Carlotta Cerquetti
Il documentario di Carlotta Cerquetti, Linfa, presenta la scena
underground di Roma Est, una rete solidale di donne la cui urgenza
espressiva è forza vitale di trasformazione e affermazione.
“Noi siamo resistenti, questo è un quartiere di resistenza,
la nostra arte è resistenza, interna ed esterna. Alla frustrazione, al
lavorare tanto, allo sperimentare. Passare il tempo a lamentarsi non
funziona, mettere in moto l’energia creativa e lo stare insieme invece
funziona” dice Federica Tuzi delle NOCHOICE in chiusura di
“Linfa” il bel documentario sull’arte e le artiste indipendenti/underground di Roma Est, ovvero quell’area complessa e
particolare che abbraccia Pigneto e Torpignattara.
Resistere
agli stereotipi e cambiare la società che ti vuole uniformato e
ubbidiente si può. Con l’arte e attraverso il corpo. Afferma Lola Kola,
stilista transgender, “possiamo fare quello che ci pare, puoi ribaltare la tua vita, noi siamo la vera rivoluzione”. E ribadisce Silvia Calderoni, attrice, dj e performer con il gruppo teatrale Motus “tutto
è politica, anche il tuo corpo. Per questo noi la facciamo
costantemente, perchè ci mettiamo il corpo. E il luogo in cui la
facciamo diventa il nostro spazio di lavoro, ma sono le persone che
fanno la differenza, quanto tu stai in apertura con ciò che ti
circonda”. IL SITO DI LINFA QUI
Mentre ascoltavo Lola Kola, Le NoChoice (Federica Tuzi e
Merel Van Dijk), Lilith Primavera, Maria Violenza, Lady Maru, Le OpaOpa
aka Invasioni Balcaniche (Jonida Prifti e Iva Stanisic) e Industria
Indipendente (Erika Z. Galli e Martina Ruggeri) mi veniva in
testa una sola parola.
Ed è urgenza. L’urgenza creativa che hanno in
comune queste artiste, che non è quella di diventare famose e fare i
soldi, ma fare qualcosa perchè non possono farne a meno. Si fa perchè
dentro una voce urla più forte e si fa anche contro la fatica, avendo un
altro (o un terzo) lavoro. E lo si fa con il sorriso e con la felicità
dentro perchè comunque se ne ha la possibilità.
Guardando queste ragazze resistere, mi è venuto in mente l’Aleijadinho,
un grande artista del ‘700 brasiliano. Nonostante fosse stato
completamente debilitato da una malattia (forse una sclerodermia) che lo
aveva costretto a vedersi amputate le dita di entrambi gli arti
superiori e inferiori, continuò a lavorare con il cesello legato al
dorso delle mani. In questa fase di totale sofferenza e disabilità
produsse per il santuario di Congonhas le sue 12 statue più belle,
lavorando di notte, vergognandosi del suo aspetto (era anche ormai quasi
cieco) e siccome non poteva più stare in piedi lavorava in ginocchio
appoggiato a dei cuscini. Tale era l’urgenza l’espressiva. E un po’ mi
sono commossa.
fonte: Di Elena Dal Forno https://thespot.news
lunedì 21 ottobre 2019
Lgbt: "WILD NIGHTS WITH EMILY" vince la 17° edizione del Florence Queer Festival
La
giuria del Florence Queer Festival, composta da Alba Donati, poetessa e
direttrice del Gabinetto Vissieux, Maria Grosso, giornalista de Il
Manifesto, Stefano Fabbri, ex caporedattore de l’Ansa, Alessandro
Agostinelli, direttore del Festival del Viaggio, Bob Vallier, direttore
della Syracuse University, ha infatti deciso di assegnare ben tre
menzioni speciali.
La prima, come miglior
documentario, al lavoro di Megan Rossman, The Archivettes, documentario
sull’incredibile lavoro di recupero e mantenimento della memoria del
Lesbian Herstory Archives di New York.
“Accende
una luce su una storia sconosciuta, con momenti di vita e memoria
individuali che formano il respiro collettivo della comunità lesbica
newyorkese, il tutto impreziosito da uno sguardo vintage anni ’90” dice
la giuria nelle sue motivazioni che valorizzano così l’importante
contributo dei documentari alla selezione del programma di questa
edizione.
La menzione come miglior storia va
invece a The Garden Left Behind “Per la densità dei temi (migrazione,
identità sessuale, famiglia, violenza, etc) e per la normalità di una
storia che diventa simbolica e in cui ricerca sociale, umana, politica,
stanno dentro la lungimiranza emotiva della narrazione.” Altro titolo
statunitense, firmato dal regista di origine brasiliana Flavio Alves,
disegno per fiction della battaglia per la transizione di una giovane
donna messicana a New York.
Ancora una
menzione, in questo caso per la regia, per NevrLand, dell’austriaco
Gregor Schmidinger, “Un affresco contemporaneo che lega il tema del
virtuale e del porno ai legami familiari e al dato onirico. In questo
film la macchina da presa indaga (con scene spesso oscure e intime)
alcune zone d’ombra dei rapporti quotidiani. Da segnalare le scene del
mattatoio che sono omaggio e citazione al film cult Un anno con tredici
lune di Rainer Werner Fassbinder.”
Premio della
giuria quindi a "Wild Nights with Emily" della regista statunitense
Madeleine Olnek.
“Il film ci racconta una visione, assolutamente
inedita, della clausura di Emily Dickinson.
Ci racconta ciò che nessuna
biografia ha ancora affrontato riscattando la soggettività artistica ed
esistenziale della poetessa: le sue poesie d’amore dedicate a figure
maschile erano in realtà il frutto di cancellazioni fatte ad hoc dalla
famiglia per nascondere la reale destinataria, Susan Gilbert.
In
questo film non ci appare la convenzionale Emily Dickinson, poetessa
severa e appartata, ma una donna che corre attraverso il giardino
portando poesie all’amata. Un film che esprime
alta eccellenza nei costumi, nella recitazione, e nell’originalità
della struttura narrativa in cui prevale il ritmo teatrale.”
CLICCA QUI PER IL TRAILER "Wild Nights With Emily"
Per il pubblico invece il lungometraggio più apprezzato è stato "The Garden Left Behind" di Flavio Alves qui in foto con Ivana Black e Tamara Williams tra le protagoniste del film.
"THE GARDEN LEFT BEHIND" Sneak Peek Scene CLICCA QUI PER LA SCENA DEL FILM
fonte: www.florencequeerfestival.it
venerdì 18 ottobre 2019
Cinema: "Io, Leonardo" Un film introspettivo alla scoperta di Leonardo. Perché da scoprire in Leonardo c'è sempre qualcosa.
Pensatore, studioso, matematico, letterato, scienziato, fisico,
paesaggista, geografo, urbanista, artista... Jesus Garces Lambert
sceglie di raccontare Leonardo Da Vinci come un uomo fuori dal suo tempo
- nonostante il costume cinquecentesco un po' trasandato e i lunghi
capelli, come l'estetica del tempo richiedeva - in relazione a un
contesto difficile da affrontare per l'eterno conflitto tra la sua mente
in costante ricerca e le richieste dei committenti.
Io, Leonardo
si focalizza in particolare sul Da Vinci pittore, passando in rassegna
alcune tra le più importanti committenze, soprattutto quelle milanesi,
che il genio toscano ha avuto durante il suo percorso.
Leonardo ha in studio un occhio di bove. Lo osserva, ci gioca, lo cuoce e
lo analizza anatomicamente, in compagnia del suo giovane aiutante.
Questa è una delle sequenze svolte all'interno del suo atelier. Quanta
materia può esserci dentro a quell'occhio? E in quello umano?
Sono tante le sfaccettature da
scoprire in ogni cosa ed essere vivente. Quelle di Leonardo sono state
analizzate e raccontate quasi tutte, grazie a migliaia di scritti
autografi e bozzetti in cui il maestro ha lasciato i suoi appunti, oggi
custoditi per la maggior parte nel prezioso Codice Atlantico, racchiuso
alla Pinacoteca Ambrosiana di Milano e digitalizzato per una fruizione
pubblica. La figura di Da Vinci è stata scandagliata in tanti, diversi
aspetti dunque. Oggi, a cinquecento anni dalla sua morte avvenuta il 2
maggio 1519, questo personaggio straordinario è fin troppo raccontato, e
Io, Leonardo ne sottolinea ancora storie, ossessioni, scoperte e personalità. PER IL TRAILER CLICCA QUI
Il regista, dopo aver narrato un altro mito dell'arte con Caravaggio - L'anima e il sangue, avvia un film introspettivo, basato principalmente su un'estetica idealizzata di Da Vinci, partendo dai suoi scritti e dai suoi disegni, qui minuziosamente ben raccontati nel loro sviluppo. È una sorta di "lettera a Leonardo", uno scambio tra le azioni del maestro e una voce esterna, quella narrante di Francesco Pannofino che smorza lievemente il disagio di Luca Argentero nei panni di un Leonardo rappresentato in maniera stucchevolmente barocca e costruita. Che bisogno c'è di dilatare tempo e spazio quando si racconta di Leonardo, che il tempo e lo spazio li ha dominati? Non servono episodi teatrali che lo rappresentano come un uomo diverso dagli altri, qui ritratto addirittura come un infante che affronta il mondo a modo suo.
Il regista, dopo aver narrato un altro mito dell'arte con Caravaggio - L'anima e il sangue, avvia un film introspettivo, basato principalmente su un'estetica idealizzata di Da Vinci, partendo dai suoi scritti e dai suoi disegni, qui minuziosamente ben raccontati nel loro sviluppo. È una sorta di "lettera a Leonardo", uno scambio tra le azioni del maestro e una voce esterna, quella narrante di Francesco Pannofino che smorza lievemente il disagio di Luca Argentero nei panni di un Leonardo rappresentato in maniera stucchevolmente barocca e costruita. Che bisogno c'è di dilatare tempo e spazio quando si racconta di Leonardo, che il tempo e lo spazio li ha dominati? Non servono episodi teatrali che lo rappresentano come un uomo diverso dagli altri, qui ritratto addirittura come un infante che affronta il mondo a modo suo.
Il "Monumento equestre a Francesco Sforza", la magnifica natura rappresentata sulle arcate della Sala delle Asse del Castello Sforzesco, l' "Ultima Cena" all'interno del refettorio della chiesa di Santa Maria delle Grazie, qui narrata alla Jesus Christ superstar, come un tableau vivant in cui Leonardo riveste i panni di Gesù, poi tradito durante il momento conviviale. E ancora la "Vergine delle Rocce", e poi la "Gioconda", commissionata in Italia e portata fino in Francia, quando Leonardo vi giunge nel 1517, con il giovane Francesco Melzi come assistente di bottega, alla ricca corte di Francesco I. Tutte produzioni ed esperimenti geniali, a volte falliti, altre volte rimasti come traccia eterna.
"La pittura è scienza, tra natura e Dio", annota Da Vinci che parte proprio da qui, dal disegno e dal dipingere, per cercare un equilibrio tra le cose. La parte documentativa rimane interessante, perché da scoprire in Leonardo c'è sempre qualcosa. Ma per raccontarlo non c'è bisogno di tanta messa in scena.
fonte: Recensione di Rossella Farinotti www.mymovies.it
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Arte: Da Banksy a Keith Haring, a Parigi apre il primo museo di street art che galleggia sulla Senna
Fluctuart, ovvero un museo galleggiante sulla Senna. Apre a Parigi una
struttura unica al mondo nel suo genere, che fluttua sulle acque del
fiume della Ville Lumière e offre un viaggio all’interno dell’arte
urbana.
Un percorso da fare almeno una volta nella vita!
Qui, ancorato al porto del quartiere di Gros Caillou e ai piedi del Pont des Invalides, Fluctuart è una struttura di circa mille metri quadri in vetro su tre piani che accoglie spazi espositivi, una libreria e una grande terrazza per eventi.
“Fluctuart è il primo centro di arte urbana galleggiante al mondo, un luogo unico, aperto a tutto il pubblico, curioso e appassionato, a disposizione di tutti gli attori della scena urbana: artisti, professionisti e istituzioni. Fluctuart apprezza tutte le tendenze dell’arte urbana, dai pionieri dell’arte di strada agli artisti contemporanei, e mette in evidenza in particolare pratiche emergenti e innovative”, si legge sul sito.
E, infatti, il nuovo museo sulla Senna ospita una collezione permanente dedicata ai grandi maestri della street art, come Banksy, Shepard Fairey, Vhils e Keith Haring, oltre a mostre temporanee di artisti emergenti e a laboratori w workshop.
In più, proiettori e installazioni di videomapping proiettano le opere più significative sul muricciolo e sulla banchina all’esterno.
L’originale museo si può visitare gratuitamente tutti i giorni da mezzogiorno a mezzanotte. Le fermate della metro utili sono: Invalides (linee 8 e 13); Champs-Élysées Clémenceau (linee 1 e 13) e Franklin D. Roosevelt (linee 1 e 9).
fonte: Germana Carillo www.greenme.it
Un percorso da fare almeno una volta nella vita!
Qui, ancorato al porto del quartiere di Gros Caillou e ai piedi del Pont des Invalides, Fluctuart è una struttura di circa mille metri quadri in vetro su tre piani che accoglie spazi espositivi, una libreria e una grande terrazza per eventi.
“Fluctuart è il primo centro di arte urbana galleggiante al mondo, un luogo unico, aperto a tutto il pubblico, curioso e appassionato, a disposizione di tutti gli attori della scena urbana: artisti, professionisti e istituzioni. Fluctuart apprezza tutte le tendenze dell’arte urbana, dai pionieri dell’arte di strada agli artisti contemporanei, e mette in evidenza in particolare pratiche emergenti e innovative”, si legge sul sito.
E, infatti, il nuovo museo sulla Senna ospita una collezione permanente dedicata ai grandi maestri della street art, come Banksy, Shepard Fairey, Vhils e Keith Haring, oltre a mostre temporanee di artisti emergenti e a laboratori w workshop.
In più, proiettori e installazioni di videomapping proiettano le opere più significative sul muricciolo e sulla banchina all’esterno.
L’originale museo si può visitare gratuitamente tutti i giorni da mezzogiorno a mezzanotte. Le fermate della metro utili sono: Invalides (linee 8 e 13); Champs-Élysées Clémenceau (linee 1 e 13) e Franklin D. Roosevelt (linee 1 e 9).
fonte: Germana Carillo www.greenme.it
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Lgbt. Lana Wachowski Makes Trans History by Directing The Matrix 4
Lana Wachowski, who co-created the Matrix universe with her sister Lilly Wachowski, likely has a worldwide blockbuster on her hands.
Thankfully, “there’s no turning back” now! Lana Wachowski, who cowrote and directed the original Matrix trilogy with her sister Lilly Wachowski, has confirmed she’s writing and directing the fourth installment in the series, positioning her to make history as the first out transgender director to helm a blockbuster. And stars of the original films, Keanu Reeves (Neo) and Carrie-Ann Moss (Trinity), are on board, according to Variety.
“Many of the ideas Lilly and I explored 20 years ago about our reality are even more relevant now. I’m very happy to have these characters back in my life and grateful for another chance to work with my brilliant friends,” Lana Wachowski said.
The Wachowski siblings, whose first feature was the lesbian neo-noir classic Bound, and who created the beloved Netflix series Sense8, kicked off the original Matrix trilogy in 1999. A touchstone of Science-Fiction film that created a visual style that’s been repeatedly copied since it was released, the Wachowskis followed up The Matrix with the Matrix Reloaded, and Matrix Revolutions (both in 2003). The trilogy earned more than $1.6 billion globally, according to Variety.
“We could not be more excited to be re-entering the Matrix with Lana,” Warner Bros. Picture Group Chairman Toby Emmerich said when the venture was announced on Tuesday. “Lana is a true visionary — a singular and original creative filmmaker — and we are thrilled that she is writing, directing and producing this new chapter in the Matrix universe.”
Since the original films were released both Wachowskis came out as trans: Lana in 2012 and Lilly in 2016. There are several trans directors making inroads in Hollywood (especially in TV) with some having established themselves with strong indie films, including Silas Howard with By Hook or By Crook, Yance Ford from Strong Island, and Rhys Ernt's upcoming Adam. But the fourth installment of The Matrix — with the potential to become a global blockbuster in the vein of the first three — is history in the making for Lana Wachowski.
While the Wachowskis collaborated on the original trilogy, Lana is set to write (along with Aleksandar Hemon and David Mitchell) and direct the fourth installment without her sister. Lilly, who was coming out during Sense8's run, exited the Netflix series after the first season, ceding creative control to her sister for season 2 and the movie that followed. Lilly’s departure from the series marked the first time one of them helmed a project without the other.
Reeves and Moss are back for the new installment but there’s no word as to whether or not Laurence Fishburne will be back for the role of Morpheus.
fonte: By Tracy E. Gilchrist www.advocate.com
Thankfully, “there’s no turning back” now! Lana Wachowski, who cowrote and directed the original Matrix trilogy with her sister Lilly Wachowski, has confirmed she’s writing and directing the fourth installment in the series, positioning her to make history as the first out transgender director to helm a blockbuster. And stars of the original films, Keanu Reeves (Neo) and Carrie-Ann Moss (Trinity), are on board, according to Variety.
“Many of the ideas Lilly and I explored 20 years ago about our reality are even more relevant now. I’m very happy to have these characters back in my life and grateful for another chance to work with my brilliant friends,” Lana Wachowski said.
The Wachowski siblings, whose first feature was the lesbian neo-noir classic Bound, and who created the beloved Netflix series Sense8, kicked off the original Matrix trilogy in 1999. A touchstone of Science-Fiction film that created a visual style that’s been repeatedly copied since it was released, the Wachowskis followed up The Matrix with the Matrix Reloaded, and Matrix Revolutions (both in 2003). The trilogy earned more than $1.6 billion globally, according to Variety.
“We could not be more excited to be re-entering the Matrix with Lana,” Warner Bros. Picture Group Chairman Toby Emmerich said when the venture was announced on Tuesday. “Lana is a true visionary — a singular and original creative filmmaker — and we are thrilled that she is writing, directing and producing this new chapter in the Matrix universe.”
Since the original films were released both Wachowskis came out as trans: Lana in 2012 and Lilly in 2016. There are several trans directors making inroads in Hollywood (especially in TV) with some having established themselves with strong indie films, including Silas Howard with By Hook or By Crook, Yance Ford from Strong Island, and Rhys Ernt's upcoming Adam. But the fourth installment of The Matrix — with the potential to become a global blockbuster in the vein of the first three — is history in the making for Lana Wachowski.
While the Wachowskis collaborated on the original trilogy, Lana is set to write (along with Aleksandar Hemon and David Mitchell) and direct the fourth installment without her sister. Lilly, who was coming out during Sense8's run, exited the Netflix series after the first season, ceding creative control to her sister for season 2 and the movie that followed. Lilly’s departure from the series marked the first time one of them helmed a project without the other.
Reeves and Moss are back for the new installment but there’s no word as to whether or not Laurence Fishburne will be back for the role of Morpheus.
fonte: By Tracy E. Gilchrist www.advocate.com
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lunedì 14 ottobre 2019
Arte: Guggenheim. La collezione Thannhauser. Da Van Gogh a Picasso arriva a Milano dal 17 ottobre al 1° marzo
Da Van Gogh a Picasso: il Guggenheim Museum porta a Palazzo Reale 50
opere di artisti impressionisti, post-impressionisti e delle avanguardie
dei primi del Novecento. È la Collezione Thannhauser, che dopo la sosta milanese dal 17 ottobre al 1° marzo tornerà a New York
Cinquanta capolavori e una straordinaria collezione: è quella che Justin K. Thannhauser costruì nell’arco di una vita e poi donò, nel 1963, alla Solomon R. Guggenheim Foundation, che da allora la espone in modo permanente in una sezione del grande museo di New York. Arriva ora a Palazzo Reale di Milano La collezione Thannhauser. Da Van Gogh a Picasso (dal 17 ottobre 2019 al 1° marzo): è la prima volta che i pezzi più importanti della collezione Thannhauser lasciano gli Stati Uniti per l’Europa.
Tra questi, alcuni hanno una “storia nella storia”. Davanti allo specchio (1876) di Edouard Manet è per esempio uno dei dipinti più importanti della raccolta: il pittore ritrae una nota cortigiana, l’amante dell’erede al trono olandese, di spalle con il corsetto semiaperto. Nel 1928 la galleria Thannhauser di Berlino aveva organizzato una grande retrospettiva di Paul Gauguin: a Milano arriva quindi un suo meraviglioso paesaggio, Haere Mai, del 1891, dipinto a Tahiti. Uomo con le braccia incrociate (c. 1899) è la prima opera di Cézanne acquisita dal Guggenheim nel 1954, che fece all’epoca molto scalpore per il prezzo pagato; 97.000 dollari. Di Pablo Picasso, grande amico di Justin Thannhauser, è presente L’aragosta e il gatto (1965), che riporta una dedica dell’artista al suo amico collezionista: l’opera era il regalo di nozze di Picasso ai coniugi Thannhauser. Justin Tannheuser aveva lasciato la Germania nel 1940, fuggendo attraverso la Francia e Lisbona, per l’America.
Dal primo matrimonio con Käthe aveva avuto due figli Heinz e Michel, il primo ucciso in guerra nel 1944 e il secondo suicida nel 1952. In seconde nozze Justin si unirà a Hilde Breitwisch, con la quale condivide la passione per l’arte. La casa newyorchese dei Thannhauser è stata per 20 anni il luogo dove si incontravano Leonard Bernstein, Louise Bourgeois, Henri Cartier-Bresson, Marcel Duchamp, Jean Renoir e Arturo Toscanini. Senza eredi, Justin e Hilde Thannhauser lasceranno al museo americano un totale di 85 opere.
fonte: www.gqitalia.it
Cinquanta capolavori e una straordinaria collezione: è quella che Justin K. Thannhauser costruì nell’arco di una vita e poi donò, nel 1963, alla Solomon R. Guggenheim Foundation, che da allora la espone in modo permanente in una sezione del grande museo di New York. Arriva ora a Palazzo Reale di Milano La collezione Thannhauser. Da Van Gogh a Picasso (dal 17 ottobre 2019 al 1° marzo): è la prima volta che i pezzi più importanti della collezione Thannhauser lasciano gli Stati Uniti per l’Europa.
Tra questi, alcuni hanno una “storia nella storia”. Davanti allo specchio (1876) di Edouard Manet è per esempio uno dei dipinti più importanti della raccolta: il pittore ritrae una nota cortigiana, l’amante dell’erede al trono olandese, di spalle con il corsetto semiaperto. Nel 1928 la galleria Thannhauser di Berlino aveva organizzato una grande retrospettiva di Paul Gauguin: a Milano arriva quindi un suo meraviglioso paesaggio, Haere Mai, del 1891, dipinto a Tahiti. Uomo con le braccia incrociate (c. 1899) è la prima opera di Cézanne acquisita dal Guggenheim nel 1954, che fece all’epoca molto scalpore per il prezzo pagato; 97.000 dollari. Di Pablo Picasso, grande amico di Justin Thannhauser, è presente L’aragosta e il gatto (1965), che riporta una dedica dell’artista al suo amico collezionista: l’opera era il regalo di nozze di Picasso ai coniugi Thannhauser. Justin Tannheuser aveva lasciato la Germania nel 1940, fuggendo attraverso la Francia e Lisbona, per l’America.
Dal primo matrimonio con Käthe aveva avuto due figli Heinz e Michel, il primo ucciso in guerra nel 1944 e il secondo suicida nel 1952. In seconde nozze Justin si unirà a Hilde Breitwisch, con la quale condivide la passione per l’arte. La casa newyorchese dei Thannhauser è stata per 20 anni il luogo dove si incontravano Leonard Bernstein, Louise Bourgeois, Henri Cartier-Bresson, Marcel Duchamp, Jean Renoir e Arturo Toscanini. Senza eredi, Justin e Hilde Thannhauser lasceranno al museo americano un totale di 85 opere.
fonte: www.gqitalia.it
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Danza. È morto Manuel Frattini: il divo dei musical aveva 54 anni. Il cordoglio sui social
E' morto ieri sera a Milano Manuel Frattini, 54
anni, ballerino e coreografo molto noto per i suoi musical.Frattini
stava partecipando ad una serata di beneficenza quando ha avuto un
malore.
La sua carriera iniziò come ballerino e coreografo in produzioni Rai e Mediaset poi Frattini ha partecipato a numerosi musical, da A Chorus Line a Cantando sotto la pioggia.
Dopo aver lavorato anche con Christian De Sica, Frattini debutta come protagonista assoluto in un musical inedito, Musical, Maestro!, e sempre con lo stesso ruolo partecipa poi a Pinocchio, con la regia di Saverio Marconi e le musiche dei Pooh.
E' poi Peter Pan, Robin Hood, Aladin e, più recentemente, è stato protagonista del musical di George Gershwin Crazy for you. Nel corso della sua carriera ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti e ha insegnato in diverse accademie.
"Non posso dimenticare la spensieratezza delle giornate trascorse insieme, le nostre confidenze, le nostre risate... Ciao Manuel, ciao grande amico mio, ciao artista meraviglioso, non ti dimenticherò mai... con te oggi se ne va un pezzettino del mio cuore" Così Cristina D'Avena lo ricorda su Twitter. Così come i tantissimi fan.
fonte: https://it.mashable.com
https://twitter.com/CristinaDAvena/status/1183367346678829056
La sua carriera iniziò come ballerino e coreografo in produzioni Rai e Mediaset poi Frattini ha partecipato a numerosi musical, da A Chorus Line a Cantando sotto la pioggia.
Dopo aver lavorato anche con Christian De Sica, Frattini debutta come protagonista assoluto in un musical inedito, Musical, Maestro!, e sempre con lo stesso ruolo partecipa poi a Pinocchio, con la regia di Saverio Marconi e le musiche dei Pooh.
E' poi Peter Pan, Robin Hood, Aladin e, più recentemente, è stato protagonista del musical di George Gershwin Crazy for you. Nel corso della sua carriera ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti e ha insegnato in diverse accademie.
"Non posso dimenticare la spensieratezza delle giornate trascorse insieme, le nostre confidenze, le nostre risate... Ciao Manuel, ciao grande amico mio, ciao artista meraviglioso, non ti dimenticherò mai... con te oggi se ne va un pezzettino del mio cuore" Così Cristina D'Avena lo ricorda su Twitter. Così come i tantissimi fan.
fonte: https://it.mashable.com
https://twitter.com/CristinaDAvena/status/1183367346678829056
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