È stata una grande festa, un momento con cui ricordare alle istituzioni che esistono varie forme di famiglie e che tutte meritano pari digita.
Così la società civile ha risposto al convegno della Regione Lombardia che, confermando ogni ipotesi, era incentrato su una redefinizione della famiglia in un ottica di esclusione di tutto ciò che rientra nella loro visione di "famiglia tradizionale".
Si è iniziato con un minuto di silenzio per tutte le vittime di omofobia e transofobia, proseguendo poi con canti, risate e riflessioni. Insomma, un clima di festa che poco ricorda i toni da guerra civile utilizzati dagli organizzazioni del convegno che hanno persino blindato mezza città per essere certi che nessuno potesse avvicinarsi a loro.
Ma in fondo forse nessuno ne avrebbe avuto motivo, dato che nella contrapposizione fra una piazza che rivendica uguali diritti ed un palazzo che propone privilegi per i presenti, non è difficile presumere a chi darà ragione la storia. Ancor più se si considera come decine di realtà multiculturali si siano riunite sotto un'unica rivendicazione (non solo realtà lgbt, ma anche la Chiesa Pastafariana, Emergency, Uaar, la Casa delle donne maltrattate, la Cgil e tanti altri) a fronteggiare un'ideologia portata avanti da un singolo gruppo molto omogeneo e poco aperto a chi la pensa diversamente.
«In Danimarca festeggiano i 25 anni dichiarato di una legge sulle unioni civili, qui stiamo ancora a parlare se l'omosessualità è una malattia» ha commentato il portavoce dei Sentinelli, Luca Paladini.
Dal palco ha preso parola anche l'assessore del Comune di Milano alle Politiche sociali, Pierfrancesco Majorino, che ringraziato gli organizzatori per aver «permesso di dimostrare che questa non è la città che considera i cittadini omosessuali dei soggetti deboli da proteggere, tutelare, emarginare o ghettizzare».
Tra i personaggi più coreografici, invece, non può non essere menzionato l'ormai celebre Nazista dell'Illinois che nell'occasione si è trasformato in un più attuale "Leghista dell'Illinois".
Durante il suo intervento ha ricordato Leelah Alcorn, la transessuale uccisa dagli stessi pregiudizi che la regione stava propagandando proprio in quel momento, così come ha ricordato come sia un dato di fatto che alcune persone preferiscano il panettone ed il pandoro (ma nessuno dei due è un malato da doversi sottoporre alle fantomatiche terapie riparative promosse dagli ospiti di Maroni).
Fonte: http://gayburg.blogspot.com/2015/01/milano-in-migliaia-in-piazza-per.html#ixzz3PAkQtvlG
Questo Blog è un aggregatore di notizie, nasce nel 2010, per info e news dall'Italia e dal mondo, per la Danza, Teatro, Cinema, Fashion, Tecnologia, Musica, Fotografia, Libri, Eventi d'Arte, Sport, Diritti civili e molto altro. Ogni articolo riporterà SEMPRE la fonte delle news nel rispetto degli autori e del copyright. Le rubriche "Ritratto d'artista" e "Recensioni" sono scritte e curate da ©Lisa Del Greco Sorrentino, professional dancer e autrice di questo blog
domenica 18 gennaio 2015
venerdì 16 gennaio 2015
Lgbt: Il film "Nobody Wants the Night" con Juliette Binoche apre il Festival di Berlino 2015
Un dramma ambientato in Groenlandia a inizio secolo scorso aprirà l'edizione 2015 del Festival Internazionale del Film di Berlino: si tratta del sesto film - guidato da un'ispirata Juliette Binoche di Isabel Coixet ad essere scelto da Berlinale
Nobody Wants the Night della regista spagnola Isabel Coixet inaugurerà l'edizione 2015 del Film Festival di Berlino.
A guidare il cast la sempreverde Juliette Binoche, che ha da poco terminato le riprese del film italiano di Piero Messina. La premiere del film avverrà la sera del 5 febbraio; l'attrice francese divide la scena con la giapponese Rinko Kikuchi e l'irlandese Gabriel Byrne.
Elle Driver si occuperà della distribuzione internazionale, mentre in Francia il film sarà gestito da Wild Bunch. L'avventura è ambientata in Groenlandia nel 1908 e tratta di donne coraggiose e uomini ambiziosi che rischiano tutto per l'amore e la gloria; le location sono Bulgaria, Norvegia e Spagna, con la Francia all'interno della co-produzione. Sei film della Coixet hanno già goduto della vetrina di Berlinale, tra i quali My Life Without Me nel 2003 e Elegy nel 2008.
Juliette Binoche ha le idee chiare anche sul cinema e sulla società americana: "A Hollywood i troppi soldi che girano creano negli attori una pressione che qui in Europa non c’è: ma mi sono adattata. Così come sono riuscita a conciliare il ruolo di attrice con quello di madre di due figli. Mi hanno seguito ovunque. Ma non ho mai pensato di trasferirmi stabilmente negli Stati Uniti.
Qualche giorno fa ho avuto una discussione con mia figlia a proposito di un telefilm che stava guardando. Le ho chiesto: “Ma non vedi come recitano male?”. E lei: “Sì, ma a me interessa la storia”. È questo che mi preoccupa di più: molte serie Tv propongono dei comportamenti stereotipati che però rischiano di essere presi a modello da chi le guarda".
Da poco l'attrice ha anche compiuto 50 anni, ma questo non la spaventa: "Se si vive pienamente la propria vita, non ha senso rimpiangere ciò che è stato. Quando ti rendi conto che non puoi controllare il tempo che passa, diventi libero e la libertà crea l’eternità. Recitare significa abbandonarsi totalmente: è come un salto nel vuoto e ogni volta bisogna ritrovare la vertigine. Noi attori siamo come medici dell’animo, perché diamo la possibilità alle persone di conoscersi più a fondo. I miei modelli sono Anna Magnani, Liv Ullmann e Gena Rowlands: sono un triangolo perfetto. Con le altre non c’è gara".
fonte http://farefilm.it/Autore Marco Rovaris
Nobody Wants the Night della regista spagnola Isabel Coixet inaugurerà l'edizione 2015 del Film Festival di Berlino.
A guidare il cast la sempreverde Juliette Binoche, che ha da poco terminato le riprese del film italiano di Piero Messina. La premiere del film avverrà la sera del 5 febbraio; l'attrice francese divide la scena con la giapponese Rinko Kikuchi e l'irlandese Gabriel Byrne.
Elle Driver si occuperà della distribuzione internazionale, mentre in Francia il film sarà gestito da Wild Bunch. L'avventura è ambientata in Groenlandia nel 1908 e tratta di donne coraggiose e uomini ambiziosi che rischiano tutto per l'amore e la gloria; le location sono Bulgaria, Norvegia e Spagna, con la Francia all'interno della co-produzione. Sei film della Coixet hanno già goduto della vetrina di Berlinale, tra i quali My Life Without Me nel 2003 e Elegy nel 2008.
Juliette Binoche ha le idee chiare anche sul cinema e sulla società americana: "A Hollywood i troppi soldi che girano creano negli attori una pressione che qui in Europa non c’è: ma mi sono adattata. Così come sono riuscita a conciliare il ruolo di attrice con quello di madre di due figli. Mi hanno seguito ovunque. Ma non ho mai pensato di trasferirmi stabilmente negli Stati Uniti.
Qualche giorno fa ho avuto una discussione con mia figlia a proposito di un telefilm che stava guardando. Le ho chiesto: “Ma non vedi come recitano male?”. E lei: “Sì, ma a me interessa la storia”. È questo che mi preoccupa di più: molte serie Tv propongono dei comportamenti stereotipati che però rischiano di essere presi a modello da chi le guarda".
Da poco l'attrice ha anche compiuto 50 anni, ma questo non la spaventa: "Se si vive pienamente la propria vita, non ha senso rimpiangere ciò che è stato. Quando ti rendi conto che non puoi controllare il tempo che passa, diventi libero e la libertà crea l’eternità. Recitare significa abbandonarsi totalmente: è come un salto nel vuoto e ogni volta bisogna ritrovare la vertigine. Noi attori siamo come medici dell’animo, perché diamo la possibilità alle persone di conoscersi più a fondo. I miei modelli sono Anna Magnani, Liv Ullmann e Gena Rowlands: sono un triangolo perfetto. Con le altre non c’è gara".
fonte http://farefilm.it/Autore Marco Rovaris
Lgbt: A Roma la commedia “Siamotuttigay” di Lucilla Lupaioli dal 22 gennaio al Teatro Ambra Garbatella
Va in scena a Roma dal 22 al 25 Gennaio e dal 29 al 1° Febbraio al Teatro Ambra Garbatella “Siamotuttigay”, irresistibile commedia scritta e diretta da Lucilla Lupaioli da un’idea di Marco Marciani.
Che succederebbe se il mondo fosse omosessuale e l’eterosessualità fosse un’anomalia? Se intorno a noi fossero tutti gay come faremmo capire a mamma e papà che ci sentiamo attratti da persone dal sesso opposto al nostro? È questa la difficile e paradossale situazione in cui si trovano i figli eterosessuali di Maggie, a cui da corpo e voce Alessandro Di Marco e di Tessy interpretata da Michela Fabrizi in un’immaginaria società rovesciata. Maggie e Tessy sono una coppia lesbica collaudatissima, in cui l’una è una famosa attrice di teatro, interpretata sulla scena da un attore en travestì, e l’altra è la sua fidata compagna e ufficio stampa.
È il giorno della prima, Maggie come sempre è tesa nel suo camerino e Tessy le sta accanto per rassicurarla. I loro figli: Willy, interpretato da Antonio De Stefano e Sheila da Giulia Paoletti non sanno come affrontare il difficilissimo coming out.
Decidono quindi di chiedere aiuto a Max, il macchinista nonché segreto amante di Sheila, interpretato da Claudio Renzetti, e a Lucy la sarta, segreta fidanzata di Willy a cui da il volto Martina Montini. I due figli, la cui eterosessualità viene tollerata solo perché ruotano nell’eccentrico mondo del teatro, Insieme ai loro “complici” troveranno il coraggio di affrontare le due madri e il camerino di Maggie diventa lo scenario di un rocambolesco ed esilarante tentativo di confessare la verità.
Il ritmo dello spettacolo, presentata con grande successo al Todi Festival 2013, segue quello della commedia degli equivoci: fraintendimenti, interruzioni, colpi di scena, rivelazioni improvvise ed happy end, ma rivedere questo schema classico alla luce del paradosso è davvero travolgente.
I luoghi comuni vengono ribaltati, le scene-tipo attraversate al contrario e quei due poveri ragazzi eterosessuali ci spingono a riflettere sulla convenzione della morale e sul concetto di diversità, ma anche e soprattutto sull’identità delle famiglie etero ed omosessuali.
Mai prima d’ora, infatti, ci erano state mostrate famiglie gay così conservatrici e tradizionali, protettive e affettuose ma fedeli a un ruolo educativo contro cui tutti – etero e omosessuali – ci siamo prima o poi ribellati.
“Siamotuttigay” è prodotto dall’Associazione Bluestocking, assistente alla regia è Armando Quaranta, responsabile delle luci è Giovanna Venzi, le scene e i costumi sono di Nicola Civinini.
fonte http://www.megamodo.com/
Che succederebbe se il mondo fosse omosessuale e l’eterosessualità fosse un’anomalia? Se intorno a noi fossero tutti gay come faremmo capire a mamma e papà che ci sentiamo attratti da persone dal sesso opposto al nostro? È questa la difficile e paradossale situazione in cui si trovano i figli eterosessuali di Maggie, a cui da corpo e voce Alessandro Di Marco e di Tessy interpretata da Michela Fabrizi in un’immaginaria società rovesciata. Maggie e Tessy sono una coppia lesbica collaudatissima, in cui l’una è una famosa attrice di teatro, interpretata sulla scena da un attore en travestì, e l’altra è la sua fidata compagna e ufficio stampa.
È il giorno della prima, Maggie come sempre è tesa nel suo camerino e Tessy le sta accanto per rassicurarla. I loro figli: Willy, interpretato da Antonio De Stefano e Sheila da Giulia Paoletti non sanno come affrontare il difficilissimo coming out.
Decidono quindi di chiedere aiuto a Max, il macchinista nonché segreto amante di Sheila, interpretato da Claudio Renzetti, e a Lucy la sarta, segreta fidanzata di Willy a cui da il volto Martina Montini. I due figli, la cui eterosessualità viene tollerata solo perché ruotano nell’eccentrico mondo del teatro, Insieme ai loro “complici” troveranno il coraggio di affrontare le due madri e il camerino di Maggie diventa lo scenario di un rocambolesco ed esilarante tentativo di confessare la verità.
Il ritmo dello spettacolo, presentata con grande successo al Todi Festival 2013, segue quello della commedia degli equivoci: fraintendimenti, interruzioni, colpi di scena, rivelazioni improvvise ed happy end, ma rivedere questo schema classico alla luce del paradosso è davvero travolgente.
I luoghi comuni vengono ribaltati, le scene-tipo attraversate al contrario e quei due poveri ragazzi eterosessuali ci spingono a riflettere sulla convenzione della morale e sul concetto di diversità, ma anche e soprattutto sull’identità delle famiglie etero ed omosessuali.
Mai prima d’ora, infatti, ci erano state mostrate famiglie gay così conservatrici e tradizionali, protettive e affettuose ma fedeli a un ruolo educativo contro cui tutti – etero e omosessuali – ci siamo prima o poi ribellati.
“Siamotuttigay” è prodotto dall’Associazione Bluestocking, assistente alla regia è Armando Quaranta, responsabile delle luci è Giovanna Venzi, le scene e i costumi sono di Nicola Civinini.
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Lgbt: Gli 007 inglesi al top delle politiche gay-friendly
Dopo decenni di paranoie sulla presenza di omosessuali nei propri ranghi l’MI5, l’agenzia per la sicurezza e il controspionaggio inglese, è entrata per la prima volta nella top 10 dei datori di lavoro più gay-friendly del Regno Unito.
L’intelligence interna di Sua Maestà, infatti, si è piazzata settima nella speciale classifica (http://www.stonewall.org.uk/at_work/stonewall_top_100_employers/default.asp) redatta annualmente dall’organizzazione Stonewall.
Questo traguardo arriva proprio nel 15° anniversario della revoca del divieto di reclutare persone omosessuali nell’esercito.
Non a caso al successo dell’MI5 si aggiunge il miglioramento delle politiche verso le persone LGBT in tutti e tre i rami delle Forze Armate della Gran Bretagna.
Per la prima volta, infatti, Esercito, Marina e Aeronautica entrano insieme nella top 100 dei posti di lavoro più aperti a lesbiche, gay e bisessuali. Piazzandosi rispettivamente al 46°, 56° e 91° posto.
Per le organizzazioni LGBT le Forze Armate britanniche hanno capito l’importanza di reclutare persone migliori per il lavoro da svolgere, indipendentemente dal loro orientamento sessuale.
fonte http://www.west-info.eu/it/di Ivano Abbadessa
L’intelligence interna di Sua Maestà, infatti, si è piazzata settima nella speciale classifica (http://www.stonewall.org.uk/at_work/stonewall_top_100_employers/default.asp) redatta annualmente dall’organizzazione Stonewall.
Questo traguardo arriva proprio nel 15° anniversario della revoca del divieto di reclutare persone omosessuali nell’esercito.
Non a caso al successo dell’MI5 si aggiunge il miglioramento delle politiche verso le persone LGBT in tutti e tre i rami delle Forze Armate della Gran Bretagna.
Per la prima volta, infatti, Esercito, Marina e Aeronautica entrano insieme nella top 100 dei posti di lavoro più aperti a lesbiche, gay e bisessuali. Piazzandosi rispettivamente al 46°, 56° e 91° posto.
Per le organizzazioni LGBT le Forze Armate britanniche hanno capito l’importanza di reclutare persone migliori per il lavoro da svolgere, indipendentemente dal loro orientamento sessuale.
fonte http://www.west-info.eu/it/di Ivano Abbadessa
Libri: "Resto Umano" di Anna Paola Lacatena, la storia vera di Miki un uomo che non si è mai sentito donna
Il libro è composto da due parti: la prima è la storia di vita di Miki, la seconda è un’appendice dove il lettore può trovare approfondimenti in merito alle tematiche trattate nella ricostruzione del protagonista.
Una storia vera intensa e lucida, raccontata con la serenità che caratterizza chi è sopravvissuto al peggio, corredata da una serie di riferimenti tecnici e informazioni più specifiche su tossicodipendenza, su transessualismo e sulle tematiche sociali trattate.
E’ soprattutto, un romanzo biografico in cui non c’è spazio per luoghi comuni, condanne, pregiudizi, patetismi e favole.
Michela, già da bambina, vive un dramma interiore al quale non sa dare un nome e che la porta presto a scegliere di vivere per e di strada, dove incontra compagnie pericolose, sostanze stupefacenti (l’eroina è la mia signora, il mio corpo il suo regno!), il carcere e infine la contrazione dell’AIDS. Le prime esperienze sentimentali e sessuali la inducono a respingere gli uomini e preferire le attenzioni delle donne, dapprima amiche poi qualcosa di più. Fino a quando le viene diagnosticato un carcinoma maligno all’utero curabile solo con la rimozione dell’organo: quasi una liberazione per Michela, che inizia così il suo percorso per diventare Miki e, forse, finalmente se stesso.
"Maschio o femmina alla nascita, tale devi rimanere per tutta la vita. Se questa cosa ti fa soffrire, al mondo non interessa. Vivitelo come vuoi, ma senza che quel dolore faccia troppo rumore."
Ricostruendo la storia di Miki, la Dott.ssa Lacatena ha narrato un’esistenza di grande vulnerabilità e sofferenza, troppo spesso ignorata dalla società, cercando di restituirle visibilità e valore. Dipendenza patologica, detenzione, AIDS e transessualismo sono entità di devianza, che non dispongono di validazioni e approvazioni sociali da parte della collettività.
Le società e le culture possiedono una propria configurazione di genere (maschio e femmina), e forniscono pertanto modelli di condotta sessuale specifici e definiti culturalmente. Il rapporto tra i sessi è, infatti, un principio imprescindibile nell’ambito dei processi sociali, configurandosi più precisamente come struttura sociale di genere, attraverso la quale vengono apprese norme e valori.
Il transessualismo si configura come un disturbo dell’identità di genere. Il Transessualismo (Benjamin, 1953) può essere definito come il desiderio di un cambiamento di sesso da riportare a un’identificazione completa con il genere opposto, negando e cercando di modificare il sesso biologico di origine. Esso è stato inserito nel DSM-IV e nell’ICD-10, nei disturbi di genere; nel DSM V invece è stato derubricato come disturbo mentale. Questa depatologizzazione del transessualismo ha acceso un dibattito, ancora in corso, che comprende numerosi piani di dialogo (socio-culturale, normativo, economico,…). L’approccio multidisciplinare appare imprescindibile al cospetto di un fenomeno che porta con sé implicazioni sociali, psicologiche, biologiche, giuridiche, quando non di tipo bio-etico.
La sfida attuale è di sottrarre una questione così complessa al quadro puramente ideologico.
fonte: www.stateofmind.it
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mercoledì 14 gennaio 2015
Lgbt: FIRMA LA PETIZIONE - No al logo EXPO 2015 per il convegno sulla terapia riparativa per "curare l'omosessualità".
Diretta a Presidente della "Commissione EXPO" del Comune di Milano Ruggero Gabbai
Questa petizione sarà consegnata a: Presidente della "Commissione EXPO" del Comune di Milano
Ruggero Gabbai
A Milano il 17 gennaio prossimo si terrà un convegno per propagandare l'a-scientifica terapia riparativa per "curare dell'omosessualità".
QUI IL LINK PER FIRMARE LA PETIZIONE
https://www.change.org/p/no-al-logo-expo-2015-per-il-convegno-sulla-terapia-riparativa-per-curare-l-omosessualit%C3%A0?utm_source=action_alert&utm_medium=email&utm_campaign=215906&alert_id=HyQYVrYxGz_1Y37I1bIaIJod2nA7fObN5X6D0WMI1c2iC8IOPfw9GM%3D
Perché l'Expo ha concesso l'uso del logo a un'organizzazione che ha organizzato un convegno che propugnerà le "teorie riparative" per la "cura" dell'omosessualità?
Il convegno, dal punto di vista scientifico e penale, propugnerebbe l'attuazione di un'attività che è definibile come CRIMINALE.
Fino a quanto in Italia gli omosessuali e i cittadini tutti devono essere "legalmente ostaggi" di un gruppo di pressione al quale non mi risultano appartenere personaggi di spicco nel campo dell'etologia, dell'antropologia, della storia, della medicina, della psichiatria, della psicologia, nella sessuologia, dell'arte, della letteratura, ma solo politici di basso profilo alla ricerca di facile consenso e notorietà, ottenuti tramite la propaganda di discriminazione sociale?
Che l'EXPO revochi la concessione del proprio logo per un convengo così indegno.
Grazie
L'associazione "Fondazione LUCIANO MASSIMO CONSOLI"
fonte https://www.change.org/
Questa petizione sarà consegnata a: Presidente della "Commissione EXPO" del Comune di Milano
Ruggero Gabbai
A Milano il 17 gennaio prossimo si terrà un convegno per propagandare l'a-scientifica terapia riparativa per "curare dell'omosessualità".
QUI IL LINK PER FIRMARE LA PETIZIONE
https://www.change.org/p/no-al-logo-expo-2015-per-il-convegno-sulla-terapia-riparativa-per-curare-l-omosessualit%C3%A0?utm_source=action_alert&utm_medium=email&utm_campaign=215906&alert_id=HyQYVrYxGz_1Y37I1bIaIJod2nA7fObN5X6D0WMI1c2iC8IOPfw9GM%3D
Perché l'Expo ha concesso l'uso del logo a un'organizzazione che ha organizzato un convegno che propugnerà le "teorie riparative" per la "cura" dell'omosessualità?
Il convegno, dal punto di vista scientifico e penale, propugnerebbe l'attuazione di un'attività che è definibile come CRIMINALE.
Fino a quanto in Italia gli omosessuali e i cittadini tutti devono essere "legalmente ostaggi" di un gruppo di pressione al quale non mi risultano appartenere personaggi di spicco nel campo dell'etologia, dell'antropologia, della storia, della medicina, della psichiatria, della psicologia, nella sessuologia, dell'arte, della letteratura, ma solo politici di basso profilo alla ricerca di facile consenso e notorietà, ottenuti tramite la propaganda di discriminazione sociale?
Che l'EXPO revochi la concessione del proprio logo per un convengo così indegno.
Grazie
L'associazione "Fondazione LUCIANO MASSIMO CONSOLI"
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Lgbt Trans: Il Mit ricorre alla Consulta contro la “sterilizzazione forzata”
Bologna, 13 gen. – Dopo la campagna “Un altro genere è possibile” il Mit (http://www.mit-italia.it/) ha deciso di portare alla Corte Costituzionale il ricorso contro l’obbligo dell’intervento chirurgico per le persone trans che desiderano cambiare il genere sulla carta d’identità.
Ad aprire la strada al ricorso, spiega Cathy La Torre avvocata e vicepresidente del Mit, è stata l’ordinanza 228/2014 del Tribunale di Trento che ha sollevato la questione di costituzionalità sull’obbligo dell’operazione chirurgica prevista dalla legge 164 del 1982 “in materia di rettificazione di attribuzione di sesso”. L’imposizione di un intervento chirurgico, dice l’ordinanza, potrebbe essere lesivo del diritto alla salute (“sia il trattamento ormonale sia la RCS, sono – notoriamente – molto rischiosi per la salute umana” si legge) e dello stesso diritto a scegliere la propria identità di genere, previsto dalla legge 164.
A QUESTO LINK LA REGISTRAZIONE DELL'INTERVISTA A Cathy La Torre - Vicepresidente Mit
http://www.radiocittadelcapo.it/archives/trans-mit-consulta-sterilizzazione-forzata-154566/
Il Mit ha quindi deciso di aderire a quella interpretazione del Tribunale di Trento raccontando le storie di persone trans che, avendo rifiutato l’operazione, si trovano spesso in situazioni difficili o imbarazzanti perché i documenti non rispecchiano il loro aspetto esteriore. I problemi possono accedere alle frontiere, in aeroporto, alla posta per il ritiro di una raccomandata, racconta Cathy La Torre.
I tempi in cui verrà analizzata la questione dipendono ora dalla Corte Costituzionale, ma La Torre è ottimista. La Consulta ha già dimostrato in passato di avere una certa sensibilità sul tema. C’è il precedente del caso Bernaroli, nel quale La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la norma che annulla le nozze se uno dei due coniugi cambia sesso.
fonte http://www.radiocittadelcapo.it di Damiana Aguiari/Immagine della campagna “Un altro genere è possibile“
Ad aprire la strada al ricorso, spiega Cathy La Torre avvocata e vicepresidente del Mit, è stata l’ordinanza 228/2014 del Tribunale di Trento che ha sollevato la questione di costituzionalità sull’obbligo dell’operazione chirurgica prevista dalla legge 164 del 1982 “in materia di rettificazione di attribuzione di sesso”. L’imposizione di un intervento chirurgico, dice l’ordinanza, potrebbe essere lesivo del diritto alla salute (“sia il trattamento ormonale sia la RCS, sono – notoriamente – molto rischiosi per la salute umana” si legge) e dello stesso diritto a scegliere la propria identità di genere, previsto dalla legge 164.
A QUESTO LINK LA REGISTRAZIONE DELL'INTERVISTA A Cathy La Torre - Vicepresidente Mit
http://www.radiocittadelcapo.it/archives/trans-mit-consulta-sterilizzazione-forzata-154566/
Il Mit ha quindi deciso di aderire a quella interpretazione del Tribunale di Trento raccontando le storie di persone trans che, avendo rifiutato l’operazione, si trovano spesso in situazioni difficili o imbarazzanti perché i documenti non rispecchiano il loro aspetto esteriore. I problemi possono accedere alle frontiere, in aeroporto, alla posta per il ritiro di una raccomandata, racconta Cathy La Torre.
I tempi in cui verrà analizzata la questione dipendono ora dalla Corte Costituzionale, ma La Torre è ottimista. La Consulta ha già dimostrato in passato di avere una certa sensibilità sul tema. C’è il precedente del caso Bernaroli, nel quale La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la norma che annulla le nozze se uno dei due coniugi cambia sesso.
fonte http://www.radiocittadelcapo.it di Damiana Aguiari/Immagine della campagna “Un altro genere è possibile“
mercoledì 24 dicembre 2014
Lgbt Eventi Roma: #RIGHTSADDICT SHOW Libertà di essere - Uno spettacolo di e con Fabio Morìci dal 27 al 29 dicembre
Con il sostegno dell'Assessorato alla Scuola, Infanzia, Giovani e Pari Opportunità di Roma Capitale e l'organizzazione dell'associazione I Mondi Diversi No Profit, l'autore e attore Fabio Morìci porta per la prima volta in scena il suo spettacolo "#RIGHTSADDICT SHOW – Libertà di essere", una suggestiva confluenza di parole, musica e danza per promuovere una cultura del rispetto, dell'inclusività e della parità a contrasto dell'omo-transfobia e delle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e l'identità di genere.
Lo spettacolo è una delle iniziative di sensibilizzazione promosse dall'Assessorato attraverso il Piano LGBT “Roma Capitale dei diritti” ed è collegato al progetto didattico "lecosecambiano@roma", di cui Fabio Morìci è testimonial.
Il concept dello spettacolo si fonda sui messaggi della videocampagna contro l'omofobia "#RightsAddict – Iniziativa etero per i diritti gay", ideata e condotta da Fabio Morìci per scardinare, con freschezza e ironia, i principali pregiudizi riguardo la sessualità e l'affettività e promuovere la piena parità di diritti per le persone omosessuali.
In seguito al notevole successo riscosso dalla campagna, i materiali che la compongono, tra
cui testi di approfondimento, articoli, vignette, poster e composizioni fotografiche per il web, sono confluiti in un eBook gratuito dal quale è stato tratto lo spettacolo "#RIGHTSADDICT SHOW – Libertà di essere", pronto a debuttare nei prestigiosi Teatri di Villa Torlonia e di Tor Bella Monaca che fanno parte della Casa dei Teatri e della Drammaturgia Contemporanea - struttura promossa dall’Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica – Dipartimento Cultura di Roma Capitale, gestita da Zètema Progetto Cultura con la direzione di Emanuela Giordano.
La chitarra di Enrico Olivanti si mescolerà alle parole di Fabio Morìci, mentre la danza avvolgerà la scena grazie alle coreografie di Vito Bortone e Antonio Di Vaio, il quale firma anche la regia. Il primo ballerino Vito Bortone,sarà sul palco assieme ai ballerini della Visual Arts Department Ballet Company.
Lo show sarà inoltre arricchito dall'amichevole partecipazione di ospiti speciali che interverranno in scena per incontrare Fabio Morìci e offrire il proprio punto di vista sul tema del rispetto e dei diritti delle persone LGBT.
La prima guest star ad aver aderito è Michela Andreozzi, attrice di cinema, teatro e TV, tra le protagoniste dell'ultima edizione di "Tale e Quale Show" su Rai Uno, che parteciperà al #RIGHTSADDICT SHOW sabato 27 dicembre, in occasione della prima.
Il giorno seguente, sarà la volta di Beatrice Dondi, giornalista de
L'Espresso e blogger de L'Huffington Post.
INFO: INGRESSO LIBERO FINO A ESAURIMENTO POSTI IN SALA
L’appuntamento è a Roma, in due teatri diversi: il 27e 28 dicembre al Teatro di Villa Torlonia
e il 29 e 30 dicembre al Teatro Tor Bella Monaca.
È pertanto consigliabile prenotare gratuitamente chiamando il numero 060608.
Info al pubblico 06.99336451 (lun-sab, ore 12-19) rightsaddictshow@imondidiversi.org
Info alla stampa 06.99336453 (lun-sab, ore 12-20) press_rightsaddctshow@imondidiversi.org
Web https://www.facebook.com/rightsaddict
fonte comunicato stampa Fabio Morici
Lo spettacolo è una delle iniziative di sensibilizzazione promosse dall'Assessorato attraverso il Piano LGBT “Roma Capitale dei diritti” ed è collegato al progetto didattico "lecosecambiano@roma", di cui Fabio Morìci è testimonial.
Il concept dello spettacolo si fonda sui messaggi della videocampagna contro l'omofobia "#RightsAddict – Iniziativa etero per i diritti gay", ideata e condotta da Fabio Morìci per scardinare, con freschezza e ironia, i principali pregiudizi riguardo la sessualità e l'affettività e promuovere la piena parità di diritti per le persone omosessuali.
In seguito al notevole successo riscosso dalla campagna, i materiali che la compongono, tra
cui testi di approfondimento, articoli, vignette, poster e composizioni fotografiche per il web, sono confluiti in un eBook gratuito dal quale è stato tratto lo spettacolo "#RIGHTSADDICT SHOW – Libertà di essere", pronto a debuttare nei prestigiosi Teatri di Villa Torlonia e di Tor Bella Monaca che fanno parte della Casa dei Teatri e della Drammaturgia Contemporanea - struttura promossa dall’Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica – Dipartimento Cultura di Roma Capitale, gestita da Zètema Progetto Cultura con la direzione di Emanuela Giordano.
La chitarra di Enrico Olivanti si mescolerà alle parole di Fabio Morìci, mentre la danza avvolgerà la scena grazie alle coreografie di Vito Bortone e Antonio Di Vaio, il quale firma anche la regia. Il primo ballerino Vito Bortone,sarà sul palco assieme ai ballerini della Visual Arts Department Ballet Company.
Lo show sarà inoltre arricchito dall'amichevole partecipazione di ospiti speciali che interverranno in scena per incontrare Fabio Morìci e offrire il proprio punto di vista sul tema del rispetto e dei diritti delle persone LGBT.
La prima guest star ad aver aderito è Michela Andreozzi, attrice di cinema, teatro e TV, tra le protagoniste dell'ultima edizione di "Tale e Quale Show" su Rai Uno, che parteciperà al #RIGHTSADDICT SHOW sabato 27 dicembre, in occasione della prima.
Il giorno seguente, sarà la volta di Beatrice Dondi, giornalista de
L'Espresso e blogger de L'Huffington Post.
INFO: INGRESSO LIBERO FINO A ESAURIMENTO POSTI IN SALA
L’appuntamento è a Roma, in due teatri diversi: il 27e 28 dicembre al Teatro di Villa Torlonia
e il 29 e 30 dicembre al Teatro Tor Bella Monaca.
È pertanto consigliabile prenotare gratuitamente chiamando il numero 060608.
Info al pubblico 06.99336451 (lun-sab, ore 12-19) rightsaddictshow@imondidiversi.org
Info alla stampa 06.99336453 (lun-sab, ore 12-20) press_rightsaddctshow@imondidiversi.org
Web https://www.facebook.com/rightsaddict
fonte comunicato stampa Fabio Morici
martedì 16 dicembre 2014
Lgbt: I ragazzi del Basket Bassano contro l'omofobia e tutte le diversità nel calendario 2015 fotografati da Luca Serradura
BASTA IL COLORE è un progetto della squadra di Basket di Bassano del Grappa, nato nel primo anniversario della morte del giovane Andrea, un ragazzo romano di 15 anni vittima di bullismo e omofobia perché indossava dei pantaloni rosa.
Hanno scelto di dare un esempio di impegno concreto affinché anche ognuno di noi impari ad essere più civile ed accogliente
“NON ESISTONO PERSONE DIVERSE, ESISTE SOLO UN MODO DIVERSO DI GUARDARLE.”
L’accettazione e la valorizzazione delle differenze dovrebbero diventare i principi fondamentali del vivere in società, perché la sconfitta dell’omofobia, della violenza e del bullismo passa attraverso un percorso culturale, nel quale le azioni simboliche rivestono un ruolo fondamentale.
BASTA IL COLORE si inserisce proprio in questo percorso, perciò gli atleti hanno deciso di uscire dal campo di gioco e di indossare una maglia di colore rosa, un simbolo semplice, ma anche chiaro ed esplicito che non ha bisogno di troppe spiegazioni per far arrivare il messaggio.
La direzione artistica del calendario 2015 è stata affidata al fotografo Luca Serradura: quest'anno i cestisti bassanesi sono stati ritratti in compagnia dei giocatori del Rugby Bassano: insieme hanno fatto squadra e hanno partecipato al progetto con l’entusiasmo e la passione che li contraddistingue da sempre.
Dodici scatti che mettono in luce altrettante scene in cui potrete rivedere il fratello del vostro migliore amico, la vostra vicina di casa o il ragazzo che ogni sera porta a spasso il cane: persone che rifiutano l’etichetta che qualcun altro ha deciso di imporre loro e sono felici di essere ciò che sono: persone che danno spazio alla vita e che mettono il loro impegno in ogni cosa che fanno.
In una società come la nostra, costruita intorno all’apparenza, serve davvero molto coraggio per essere se stessi.
Non importa che tu sia una bella ragazza con i capelli biondi o un adolescente a cui piace studiare, non importa che tu sia un signora anziana, o una donna incinta, non importa nemmeno che la gente pensi che chi è affetto da sindrome di Down è limitato, o che fare le pulizie sia un lavoro umiliante, da perdenti.
Tutti rischiano di non essere accettati per come sono, ma la persona che deve imparare ad accettarsi sei TU, perché NON ESISTONO PERSONE DIVERSE, ESISTE SOLO UN MODO DIVERSO DI GUARDARLE.
Anche quest’anno l’intero ricavato dell’iniziativa sarà devoluto alla Fondazione Città della Speranza perché siamo certi che il modo migliore per aiutare se stessi sia aiutare gli altri.
I finanziamenti destinati ai progetti umanitari sono spesso scarsi e il nostro piccolo aiuto potrà essere importante per chi si trova in difficoltà.
Grazie per aiutarci ad aiutare.
Qui il link del Calendario:
http://www.bastailcolore.it/acquista.html
Qui il link Video del backstage:
https://www.youtube.com/watch?v=8wljypwtrPE#t=68
fonte www.youtube.com - www.bastailcolore.it
Hanno scelto di dare un esempio di impegno concreto affinché anche ognuno di noi impari ad essere più civile ed accogliente
“NON ESISTONO PERSONE DIVERSE, ESISTE SOLO UN MODO DIVERSO DI GUARDARLE.”
L’accettazione e la valorizzazione delle differenze dovrebbero diventare i principi fondamentali del vivere in società, perché la sconfitta dell’omofobia, della violenza e del bullismo passa attraverso un percorso culturale, nel quale le azioni simboliche rivestono un ruolo fondamentale.
BASTA IL COLORE si inserisce proprio in questo percorso, perciò gli atleti hanno deciso di uscire dal campo di gioco e di indossare una maglia di colore rosa, un simbolo semplice, ma anche chiaro ed esplicito che non ha bisogno di troppe spiegazioni per far arrivare il messaggio.
La direzione artistica del calendario 2015 è stata affidata al fotografo Luca Serradura: quest'anno i cestisti bassanesi sono stati ritratti in compagnia dei giocatori del Rugby Bassano: insieme hanno fatto squadra e hanno partecipato al progetto con l’entusiasmo e la passione che li contraddistingue da sempre.
Dodici scatti che mettono in luce altrettante scene in cui potrete rivedere il fratello del vostro migliore amico, la vostra vicina di casa o il ragazzo che ogni sera porta a spasso il cane: persone che rifiutano l’etichetta che qualcun altro ha deciso di imporre loro e sono felici di essere ciò che sono: persone che danno spazio alla vita e che mettono il loro impegno in ogni cosa che fanno.
In una società come la nostra, costruita intorno all’apparenza, serve davvero molto coraggio per essere se stessi.
Non importa che tu sia una bella ragazza con i capelli biondi o un adolescente a cui piace studiare, non importa che tu sia un signora anziana, o una donna incinta, non importa nemmeno che la gente pensi che chi è affetto da sindrome di Down è limitato, o che fare le pulizie sia un lavoro umiliante, da perdenti.
Tutti rischiano di non essere accettati per come sono, ma la persona che deve imparare ad accettarsi sei TU, perché NON ESISTONO PERSONE DIVERSE, ESISTE SOLO UN MODO DIVERSO DI GUARDARLE.
Anche quest’anno l’intero ricavato dell’iniziativa sarà devoluto alla Fondazione Città della Speranza perché siamo certi che il modo migliore per aiutare se stessi sia aiutare gli altri.
I finanziamenti destinati ai progetti umanitari sono spesso scarsi e il nostro piccolo aiuto potrà essere importante per chi si trova in difficoltà.
Grazie per aiutarci ad aiutare.
Qui il link del Calendario:
http://www.bastailcolore.it/acquista.html
Qui il link Video del backstage:
https://www.youtube.com/watch?v=8wljypwtrPE#t=68
fonte www.youtube.com - www.bastailcolore.it
sabato 13 dicembre 2014
Attrici: “Io, la Fata Ignorante di Ferzan” intervista a Lucrezia Valia
“Molte transessuali preferiscono prostituirsi perché gli piacciono i soldi facili”.
Una dichiarazione forte quella di Lucrezia Valia, l’indimenticata Mara de Le Fate Ignoranti di Ferzan Ozpetek.
Oggi Lucrezia fa la vendeuse (addetta alle vendite in francese) in una boutique del centro a Roma e, alla vigilia del suo compleanno, si confessa senza paura a GAY.tv.
Sono passati quattordici anni dall’uscita de ‘Le Fate Ignoranti’. Cosa è rimasto in te di quella Mara li?
Mi è rimasto un bellissimo ricordo. E’ stata una delle più belle esperienze della mia vita che mi ha poi dato l’opportunità di ottenere il lavoro di vendeuse in un importante negozio di moda, dandomi anche quella stabilità lavorativa di cui sentivo il bisogno. L’incontro con Ferzan è stato importante sotto ogni punto di vista: umano e professionale.
Perché quel film resta il più amato dal mondo gay?
Le Fate Ignoranti è rimasto nei cuori di tante persone perché ha rappresentato, per coloro che si sentivano emarginati dalla società, il raggiungimento di una agognata “normalità”.
La normalità di una famiglia allargata a cui persino i cosiddetti “normali” volevano appartenere. Forse da allora è stato sdoganato un nuovo concetto di famiglia.
Parlo di famiglia non solo biologica, ma famiglia come scelta di persone che si sostengono e si comprendono senza giudicarsi.
Cosa è significato diventare una transessuale famosa in quegli anni?
Ad essere sincera non me ne sono neanche accorta del successo. Ho sempre continuato a vivere e a lavorare come vendeuse anche se mi arrivavano diverse proposte artistiche. Il ricordo più tenero erano i fiori e lettere che mi venivano recapitati da ragazzi e ragazze che mi ringraziavano per avergli dato la possibilità di fare coming out e di essere finalmente se stessi.
Non hai avuto paura che recitare il ruolo di una trans ti avrebbe etichettata per sempre?
E perché mai? Magari mi chiamassero per fare questi ruoli. Non ho mai avuto paura di rimanere intrappolata o etichettata nei ruoli di transessuale perché, prima di tutto, non mi vergogno di essere tale, anzi. Inoltre penso che recitare in tali ruoli sia utile per sdoganare la nostra figura nella società che ancora oggi fa molta fatica ad accettarci. Secondo me quello della transessualità rimane l’ultimo tabù del mondo occidentale.
Nel frattempo nel mondo transessuale è cambiato qualcosa?
Penso che non sia cambiato nulla o, forse, siamo un po’ regrediti culturalmente. Oggi è difficile trovare lavoro ed emergere come persone e finché le persone non ci accetteranno per quello che siamo, sarà difficile trovare anche l’Amore.
Tu sei anche una assistente alle vendite in una boutique in pieno centro a Roma. Come mai molte transessuali preferiscono il marciapiede?
Molte transessuali preferiscono prostituirsi perché gli piacciono i soldi facili. Lavorare costa fatica, coraggio, determinazione e dedizione. E’ anche vero che è molto difficile inserirsi nel mondo del lavoro se si è transessuali ma nulla è impossibile ed io ne sono la prova.
Come mai hai smesso di recitare?
A dire il vero non ho mai smesso di recitare. L’ultimo lavoro cinematografico è stato Magnifica Presenza di Ozpetek, in cui interpreto il personaggio di Lou. E’ stato un piccolo cameo ma molto importante per me.
In questo momento sto preparando un lavoro teatrale con la regista Adele Caprio con la quale avevo già fatto un importante ruolo in un adattamento de Le Serve di Genet. La Caprio ha scritto un testo al quale stiamo lavorando da ottobre, ispirandosi a La Voce Umana di Jean Cocteau, ritagliando il personaggio su di me. Contiamo di debuttare nel 2015.
Dove trovi la tua dimensione: in negozio o sul set?
Non si dice forse che la vita è un palcoscenico? Si possono avere tante dimensioni, in boutique come su un set. E in fondo anche in negozio è come essere su di un palcoscenico dove l’unica cosa che conta davvero è l’arte.
L’arte?
L’arte della comunicazione, ad esempio.
Cosa hai pensato dopo aver visto Jared Leto nel ruolo di una trans in ‘Dallas Buyers Club’?
Quando ho visto Leto nel ruolo di una transessuale tossicodipendente, malata di HIV mi sono emozionata e anche commossa. Un ruolo che avrei voluto fare anche io. Comunque bellissima interpretazione se si pensa che è stata fatta da un eterosessuale.
Luxuria da Berlusconi ti è piaciuta?
Quando ho visto la foto sui social istintivamente ho scritto: “Come si cambia per non morire, come si cambia per ricominciare”. Però poi a pensarci bene sono arrivata alla conclusione che solo nell’ incontro si possono risolvere i problemi e che solo gli stupidi non cambiano idea. Insomma, vedremo. Vlady è una cara amica che stimo molto.
Hai visto Laverne Cox sulla copertina del Time?
Sì, è stata una forte emozione. Quella copertina ha sicuramente aiutato l’opinione pubblica a non giudicarci solo in modo negativo. Comunque anche io. negli anni ’90, feci una foto per un importante settimanale italiano intitolata “Il terzo sesso”, ma fu censurata. La foto uscì solamente in Germania. I tempi non erano ancora maturi.
Cosa pensi di quelle attrici che si mettono a nudo con la loro storia privata da Barbara D’Urso?
Penso che sia solo un modo per cercare notorietà. Allora mi dico: perché no? Ognuno è libero di decidere della propria vita, ma detesto darsi in pasto al voyeurismo del pubblico, sempre pronto a nutrirsi del dolore altrui ma mai pronto ad aprire la mente e ad accettare, con amore, la diversità.
fonte http://www.gay.tv/ intervista di Alessio Poeta
Una dichiarazione forte quella di Lucrezia Valia, l’indimenticata Mara de Le Fate Ignoranti di Ferzan Ozpetek.
Oggi Lucrezia fa la vendeuse (addetta alle vendite in francese) in una boutique del centro a Roma e, alla vigilia del suo compleanno, si confessa senza paura a GAY.tv.
Sono passati quattordici anni dall’uscita de ‘Le Fate Ignoranti’. Cosa è rimasto in te di quella Mara li?
Mi è rimasto un bellissimo ricordo. E’ stata una delle più belle esperienze della mia vita che mi ha poi dato l’opportunità di ottenere il lavoro di vendeuse in un importante negozio di moda, dandomi anche quella stabilità lavorativa di cui sentivo il bisogno. L’incontro con Ferzan è stato importante sotto ogni punto di vista: umano e professionale.
Perché quel film resta il più amato dal mondo gay?
Le Fate Ignoranti è rimasto nei cuori di tante persone perché ha rappresentato, per coloro che si sentivano emarginati dalla società, il raggiungimento di una agognata “normalità”.
La normalità di una famiglia allargata a cui persino i cosiddetti “normali” volevano appartenere. Forse da allora è stato sdoganato un nuovo concetto di famiglia.
Parlo di famiglia non solo biologica, ma famiglia come scelta di persone che si sostengono e si comprendono senza giudicarsi.
Cosa è significato diventare una transessuale famosa in quegli anni?
Ad essere sincera non me ne sono neanche accorta del successo. Ho sempre continuato a vivere e a lavorare come vendeuse anche se mi arrivavano diverse proposte artistiche. Il ricordo più tenero erano i fiori e lettere che mi venivano recapitati da ragazzi e ragazze che mi ringraziavano per avergli dato la possibilità di fare coming out e di essere finalmente se stessi.
Non hai avuto paura che recitare il ruolo di una trans ti avrebbe etichettata per sempre?
E perché mai? Magari mi chiamassero per fare questi ruoli. Non ho mai avuto paura di rimanere intrappolata o etichettata nei ruoli di transessuale perché, prima di tutto, non mi vergogno di essere tale, anzi. Inoltre penso che recitare in tali ruoli sia utile per sdoganare la nostra figura nella società che ancora oggi fa molta fatica ad accettarci. Secondo me quello della transessualità rimane l’ultimo tabù del mondo occidentale.
Nel frattempo nel mondo transessuale è cambiato qualcosa?
Penso che non sia cambiato nulla o, forse, siamo un po’ regrediti culturalmente. Oggi è difficile trovare lavoro ed emergere come persone e finché le persone non ci accetteranno per quello che siamo, sarà difficile trovare anche l’Amore.
Tu sei anche una assistente alle vendite in una boutique in pieno centro a Roma. Come mai molte transessuali preferiscono il marciapiede?
Molte transessuali preferiscono prostituirsi perché gli piacciono i soldi facili. Lavorare costa fatica, coraggio, determinazione e dedizione. E’ anche vero che è molto difficile inserirsi nel mondo del lavoro se si è transessuali ma nulla è impossibile ed io ne sono la prova.
Come mai hai smesso di recitare?
A dire il vero non ho mai smesso di recitare. L’ultimo lavoro cinematografico è stato Magnifica Presenza di Ozpetek, in cui interpreto il personaggio di Lou. E’ stato un piccolo cameo ma molto importante per me.
In questo momento sto preparando un lavoro teatrale con la regista Adele Caprio con la quale avevo già fatto un importante ruolo in un adattamento de Le Serve di Genet. La Caprio ha scritto un testo al quale stiamo lavorando da ottobre, ispirandosi a La Voce Umana di Jean Cocteau, ritagliando il personaggio su di me. Contiamo di debuttare nel 2015.
Dove trovi la tua dimensione: in negozio o sul set?
Non si dice forse che la vita è un palcoscenico? Si possono avere tante dimensioni, in boutique come su un set. E in fondo anche in negozio è come essere su di un palcoscenico dove l’unica cosa che conta davvero è l’arte.
L’arte?
L’arte della comunicazione, ad esempio.
Cosa hai pensato dopo aver visto Jared Leto nel ruolo di una trans in ‘Dallas Buyers Club’?
Quando ho visto Leto nel ruolo di una transessuale tossicodipendente, malata di HIV mi sono emozionata e anche commossa. Un ruolo che avrei voluto fare anche io. Comunque bellissima interpretazione se si pensa che è stata fatta da un eterosessuale.
Luxuria da Berlusconi ti è piaciuta?
Quando ho visto la foto sui social istintivamente ho scritto: “Come si cambia per non morire, come si cambia per ricominciare”. Però poi a pensarci bene sono arrivata alla conclusione che solo nell’ incontro si possono risolvere i problemi e che solo gli stupidi non cambiano idea. Insomma, vedremo. Vlady è una cara amica che stimo molto.
Hai visto Laverne Cox sulla copertina del Time?
Sì, è stata una forte emozione. Quella copertina ha sicuramente aiutato l’opinione pubblica a non giudicarci solo in modo negativo. Comunque anche io. negli anni ’90, feci una foto per un importante settimanale italiano intitolata “Il terzo sesso”, ma fu censurata. La foto uscì solamente in Germania. I tempi non erano ancora maturi.
Cosa pensi di quelle attrici che si mettono a nudo con la loro storia privata da Barbara D’Urso?
Penso che sia solo un modo per cercare notorietà. Allora mi dico: perché no? Ognuno è libero di decidere della propria vita, ma detesto darsi in pasto al voyeurismo del pubblico, sempre pronto a nutrirsi del dolore altrui ma mai pronto ad aprire la mente e ad accettare, con amore, la diversità.
fonte http://www.gay.tv/ intervista di Alessio Poeta
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Lucrezia Valia
lunedì 1 dicembre 2014
Lgbt: Oggi 1 dicembre giornata mondiale dedicata alla lotta contro l'Aids
Si celebra oggi, 1 dicembre, la giornata mondiale dedicata alla lotta contro l'Aids. Ecco i dati, gli obiettivi da raggiungere e le iniziative in corso
Si celebra oggi, 1 dicembre, la Giornata Mondiale dedicata alla lotta contro l'Aids, il virus che aggredisce il sistema immunitario e del quale attualmente ne soffrono 35 milioni di persone nel mondo, rappresentando ancora oggi un pericolo concreto per l'umanità.
Ogni anno si registrano in Italia 4 mila nuovi casi e, sempre secondo l'Istituto Superiore di sanità, sarebbero oltre mille i decessi, cifra che rappresenta il numero più alto nell'Europa occidentale.
I rapporti sessuali non protetti restano ancora oggi la prima causa della contrazione del virus dell'Hiv, che colpisce uomini e donne indistintamente, con una maggiore incidenza tra i primi. L'età media per le diagnosi è 39 anni per l'uomo e 36 per le donne. Il test dell'Hiv viene fatto, nel 41,9% dei casi, quando ci sono già sintomi del virus; di questo il 27,6% sceglie di farlo in seguito a un comportamento a rischio, mentre il 15% in casi di gravidanze e procreazione assistita. Nel 2013 le regioni con una maggiore incidenza sono state il Lazio, la Lombardia e il Piemonte, mentre il dato più basso appartiene alla Calabria.
Unaids, l’organizzazione Onu che si occupa di Aids ci conferma che purtroppo l'Aids non è solo una malattia del mondo occidentale: la zona più colpita al mondo è infatti l’Africa Subsahariana, che solo nello scorso anno ha registrato un milione e mezzo di nuovi casi di Hiv positivo, dei quali 240.000 sono bambini. Unaids si è posta l’obiettivo di avere 15 milioni di persone in terapia entro il 2015.
Lo slogan scelto per il 2014 è “Closing the gap in HIV prevention and treatment", ossia riduci la distanza fra prevenzione e trattamento dell'Aids. Entro il 2020 il ci si pone il seguente obiettivo, il traguardo 90-90-90: dare cioè, cure al 90% delle persone con HIV, permettere al 90% delle persone sieropositive di essere a conoscenza del proprio stato virale e azzerare la carica virale per il 90% delle persone in terapia.
Uno delle tante iniziative in onore della giornata è quella di Durex, il famoso marchio di profilattici che promuove l'iniziativa #1share1condom a favore dell’Associazione Italiana della Croce Rossa. È infatti con l’obiettivo di sostenere l’utilizzo del profilattico e una cultura preventiva contro le malattie sessualmente trasmissibili che il brand sceglie di promuovere l’iniziativa coinvolgendo chiunque intenda utilizzare il web per “condividere” il proprio sostegno nella lotta all’HIV: per ogni utente che pubblicherà su Facebook, Twitter e Instagram l’immagine scelta da Durex o semplicemente posterà l’hashtag #1share1condom, Durex Italia devolverà a Croce Rossa Italiana un profilattico per le attività che svolgeranno sul territorio in occasione della giornata mondiale contro l’AIDS 2014.
L’impegno sociale di Durex nel sostenere la diffusione di una cultura sessuale capace di generare una vita di coppia sana e responsabile si concretizza durante tutto l’anno nel progetto Safebook by Durex, che anche grazie al coinvolgimento di Croce Rossa Italiana, si pone l’obiettivo di parlare alle nuove generazioni. Il brand coinvolge oltre 12.000 istituti tra scuole medie inferiori, rivolgendosi alle classi medie e superiori, di tutta Italia per promuovere tra i più giovani una corretta educazione all’affettività e alla sessualità.
fonte http://www.alfemminile.com di Valentina Grassini
Si celebra oggi, 1 dicembre, la Giornata Mondiale dedicata alla lotta contro l'Aids, il virus che aggredisce il sistema immunitario e del quale attualmente ne soffrono 35 milioni di persone nel mondo, rappresentando ancora oggi un pericolo concreto per l'umanità.
Ogni anno si registrano in Italia 4 mila nuovi casi e, sempre secondo l'Istituto Superiore di sanità, sarebbero oltre mille i decessi, cifra che rappresenta il numero più alto nell'Europa occidentale.
I rapporti sessuali non protetti restano ancora oggi la prima causa della contrazione del virus dell'Hiv, che colpisce uomini e donne indistintamente, con una maggiore incidenza tra i primi. L'età media per le diagnosi è 39 anni per l'uomo e 36 per le donne. Il test dell'Hiv viene fatto, nel 41,9% dei casi, quando ci sono già sintomi del virus; di questo il 27,6% sceglie di farlo in seguito a un comportamento a rischio, mentre il 15% in casi di gravidanze e procreazione assistita. Nel 2013 le regioni con una maggiore incidenza sono state il Lazio, la Lombardia e il Piemonte, mentre il dato più basso appartiene alla Calabria.
Unaids, l’organizzazione Onu che si occupa di Aids ci conferma che purtroppo l'Aids non è solo una malattia del mondo occidentale: la zona più colpita al mondo è infatti l’Africa Subsahariana, che solo nello scorso anno ha registrato un milione e mezzo di nuovi casi di Hiv positivo, dei quali 240.000 sono bambini. Unaids si è posta l’obiettivo di avere 15 milioni di persone in terapia entro il 2015.
Lo slogan scelto per il 2014 è “Closing the gap in HIV prevention and treatment", ossia riduci la distanza fra prevenzione e trattamento dell'Aids. Entro il 2020 il ci si pone il seguente obiettivo, il traguardo 90-90-90: dare cioè, cure al 90% delle persone con HIV, permettere al 90% delle persone sieropositive di essere a conoscenza del proprio stato virale e azzerare la carica virale per il 90% delle persone in terapia.
Uno delle tante iniziative in onore della giornata è quella di Durex, il famoso marchio di profilattici che promuove l'iniziativa #1share1condom a favore dell’Associazione Italiana della Croce Rossa. È infatti con l’obiettivo di sostenere l’utilizzo del profilattico e una cultura preventiva contro le malattie sessualmente trasmissibili che il brand sceglie di promuovere l’iniziativa coinvolgendo chiunque intenda utilizzare il web per “condividere” il proprio sostegno nella lotta all’HIV: per ogni utente che pubblicherà su Facebook, Twitter e Instagram l’immagine scelta da Durex o semplicemente posterà l’hashtag #1share1condom, Durex Italia devolverà a Croce Rossa Italiana un profilattico per le attività che svolgeranno sul territorio in occasione della giornata mondiale contro l’AIDS 2014.
L’impegno sociale di Durex nel sostenere la diffusione di una cultura sessuale capace di generare una vita di coppia sana e responsabile si concretizza durante tutto l’anno nel progetto Safebook by Durex, che anche grazie al coinvolgimento di Croce Rossa Italiana, si pone l’obiettivo di parlare alle nuove generazioni. Il brand coinvolge oltre 12.000 istituti tra scuole medie inferiori, rivolgendosi alle classi medie e superiori, di tutta Italia per promuovere tra i più giovani una corretta educazione all’affettività e alla sessualità.
fonte http://www.alfemminile.com di Valentina Grassini
venerdì 28 novembre 2014
Lgbt Radio: HIV emergenza che non riguarda solo gli uomini gay
Nella puntata di “Oltre le Differenze” di venerdì 28 novembre si parla di prevenzione, salute delle donne e delle persone trans
Donne e uomini, etero o omosessuali, il rischio di contrarre HIV o altre malattie sessualmente trasmissibili riguarda tutt*, siamo davvero informati e preparati su come evitare il contagio? Alle porte della Giornata Mondiale contro l'AIDS “Oltre le Differenze”, il format radiofonico di informazione sul mondo gay, lesbico, bisex, transessuale e queer, condotto da Natascia Maesi e Oriana Bottini, cercherà di dare informazioni e risposte a questa domanda nella puntata di venerdì 28 novembre alle 21 su Antenna Radio Esse (FM 91.25, 93.20, 93.50, 99.10 o diretta online dal sito www.antennaradioesse.it) e in replica sabato 29 dalle ore 15.
Nel mondo l'epidemia di AIDS causa ancora oltre 1,6 milioni di vittime l'anno, in Italia le persone sieropositive possono gestire e trattare quella che può esser ormai considerata una malattia cronaca ma l'attenzione alla prevenzione non deve abbassarsi perché aumenta il numero dei nuovi contagi.
Con l'intervista a Valeria Roberto, referente del progetto benessere de Il Cassero Arcigay Bologna, sarà dedicata un'attenzione particolare alla salute delle donne e agli strumenti di protezione che anche le lesbiche possono e devono utilizzare, sui quale c' ancora poca conoscenza e qualche tabù culturale: le parole chiave sono prevenzione e sesso sicuro.
Torna poi la rubrica Trans-Corsi a cura di Giuliano Foca con il quale faremo un salto nel mondo Transgender, conoscendo anche i progetti messi in campo dalle associazioni a favore della salute delle persone transessuali.
Gran finale con i consigli su libri, cinema, curiosità ed eventi lgbt nella rubrica Rainbow Life Style. E' sempre possibile interagire con la redazione del programma attraverso la pagina fan su Facebook, mentre sul blog www.oltreledifferenze.wordpress.com, sono archiviate tutte le puntate già andate in onda.
fonte redazione di "Oltre le Differenze"
Donne e uomini, etero o omosessuali, il rischio di contrarre HIV o altre malattie sessualmente trasmissibili riguarda tutt*, siamo davvero informati e preparati su come evitare il contagio? Alle porte della Giornata Mondiale contro l'AIDS “Oltre le Differenze”, il format radiofonico di informazione sul mondo gay, lesbico, bisex, transessuale e queer, condotto da Natascia Maesi e Oriana Bottini, cercherà di dare informazioni e risposte a questa domanda nella puntata di venerdì 28 novembre alle 21 su Antenna Radio Esse (FM 91.25, 93.20, 93.50, 99.10 o diretta online dal sito www.antennaradioesse.it) e in replica sabato 29 dalle ore 15.
Nel mondo l'epidemia di AIDS causa ancora oltre 1,6 milioni di vittime l'anno, in Italia le persone sieropositive possono gestire e trattare quella che può esser ormai considerata una malattia cronaca ma l'attenzione alla prevenzione non deve abbassarsi perché aumenta il numero dei nuovi contagi.
Con l'intervista a Valeria Roberto, referente del progetto benessere de Il Cassero Arcigay Bologna, sarà dedicata un'attenzione particolare alla salute delle donne e agli strumenti di protezione che anche le lesbiche possono e devono utilizzare, sui quale c' ancora poca conoscenza e qualche tabù culturale: le parole chiave sono prevenzione e sesso sicuro.
Torna poi la rubrica Trans-Corsi a cura di Giuliano Foca con il quale faremo un salto nel mondo Transgender, conoscendo anche i progetti messi in campo dalle associazioni a favore della salute delle persone transessuali.
Gran finale con i consigli su libri, cinema, curiosità ed eventi lgbt nella rubrica Rainbow Life Style. E' sempre possibile interagire con la redazione del programma attraverso la pagina fan su Facebook, mentre sul blog www.oltreledifferenze.wordpress.com, sono archiviate tutte le puntate già andate in onda.
fonte redazione di "Oltre le Differenze"
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mercoledì 26 novembre 2014
Lgbt: Furia omofoba a Napoli: aggredita una coppia gay
Un bacio ed un abbraccio scatenano la violenza: giovane curato con punti di sutura.
Prima insultati e poi aggrediti a pugni in faccia.
Per un bacio. È successo ieri sera a Napoli, in piazza Dante dove una coppia di ragazzi gay sono passati dallo scambiarsi un bacio e un abbraccio in un momento di affetto, a subire l'ennesimo attacco di violenza omofoba.
Secondo quanto riporta la stampa locale, un testimone, chiamato in aiuto dai due giovani, ha raccontato che l'aggressore avrebbe dapprima insultato i due e poi si sarebbe scagliato contro di loro colpendone uno a pugni, infastidito dal loro bacio.
I soccorsi
Il ragazzo, con il volto tumefatto, è riuscito a chiedere aiuto da un passante che ha cercato di placare l'ira dell'aggressore. Ma poco prima che arrivassero i soccorsi, l'uomo si è dileguato. La vittima stata
trasportata all'ospedale Vecchio Pellegrino dove è stato curato con due punti di sutura al labbro. Il consigliere della II Municipalità Pino De Stasio si è detto sconvolto per l'accaduto ed ha dichiarato al Mattino che i due ragazzi che hanno subito l'aggressione sarebbero intenzionati a denunciare l'accaduto alle forze dell'ordine. "Sono sconvolto per questo atto omofobo avvenuto a ridosso della giornata contro il femminicidio - ha dichiarato il consigliere che ha anche la delega alle Pari Opportunità - e ciò conferma che a Napoli bisogna fare ancora tanti passi avanti e bisogna ancora lottare per una cultura che contempli i diritti Lgbt".
Le associazioni
"Quello che è successo decreta il fallimento delle strategie napoletane - commenta Carlo Cremona, presidente de I-Ken -. Chi ha indicato quella piazza come un luogo friendly, in cui le persone gay, lesbiche e trans possono sentirsi al sicuro, deve assumersene la responsabilità.
In quella piazza non c'è integrazione e le cronache riportano troppo spesso di episodi di omofobia accaduti in quel chilometro quadrato. Questo è un comune in cui si sono stanziati 290 mila euro per i diritto degli animali e zero per quelli delle persone lgbt".
"Non mi stupisco dei pugni. Napoli non è la città dell'integrazione che si racconta - continua -.
Non c'è una strategia, un percorso culturale e tutto è affidato al volontariato delle associazioni.
Un progetto per le scuole che doveva essere triennale e che include anche le questioni contro l'omofobia, è stato ridotto a trimestrale".
"Non voglio che trapeli la cultura del nascondersi - conclude - abbiamo bisogno di visibilità, ma dobbiamo sapere che questa comporta dei rischi.
Noi apriremo un centro anti violenza in un bene confiscato alla camorra, grazie a fondi stanziati dal ministero della Gioventù, ma è urgente che il sindaco convochi un tavolo sulla sicurezza e l'ordine pubblico ed è importante che si denuncino fatti del genere alle autorità competenti".
fonte http://www.gay.it/
Prima insultati e poi aggrediti a pugni in faccia.
Per un bacio. È successo ieri sera a Napoli, in piazza Dante dove una coppia di ragazzi gay sono passati dallo scambiarsi un bacio e un abbraccio in un momento di affetto, a subire l'ennesimo attacco di violenza omofoba.
Secondo quanto riporta la stampa locale, un testimone, chiamato in aiuto dai due giovani, ha raccontato che l'aggressore avrebbe dapprima insultato i due e poi si sarebbe scagliato contro di loro colpendone uno a pugni, infastidito dal loro bacio.
I soccorsi
Il ragazzo, con il volto tumefatto, è riuscito a chiedere aiuto da un passante che ha cercato di placare l'ira dell'aggressore. Ma poco prima che arrivassero i soccorsi, l'uomo si è dileguato. La vittima stata
trasportata all'ospedale Vecchio Pellegrino dove è stato curato con due punti di sutura al labbro. Il consigliere della II Municipalità Pino De Stasio si è detto sconvolto per l'accaduto ed ha dichiarato al Mattino che i due ragazzi che hanno subito l'aggressione sarebbero intenzionati a denunciare l'accaduto alle forze dell'ordine. "Sono sconvolto per questo atto omofobo avvenuto a ridosso della giornata contro il femminicidio - ha dichiarato il consigliere che ha anche la delega alle Pari Opportunità - e ciò conferma che a Napoli bisogna fare ancora tanti passi avanti e bisogna ancora lottare per una cultura che contempli i diritti Lgbt".
Le associazioni
"Quello che è successo decreta il fallimento delle strategie napoletane - commenta Carlo Cremona, presidente de I-Ken -. Chi ha indicato quella piazza come un luogo friendly, in cui le persone gay, lesbiche e trans possono sentirsi al sicuro, deve assumersene la responsabilità.
In quella piazza non c'è integrazione e le cronache riportano troppo spesso di episodi di omofobia accaduti in quel chilometro quadrato. Questo è un comune in cui si sono stanziati 290 mila euro per i diritto degli animali e zero per quelli delle persone lgbt".
"Non mi stupisco dei pugni. Napoli non è la città dell'integrazione che si racconta - continua -.
Non c'è una strategia, un percorso culturale e tutto è affidato al volontariato delle associazioni.
Un progetto per le scuole che doveva essere triennale e che include anche le questioni contro l'omofobia, è stato ridotto a trimestrale".
"Non voglio che trapeli la cultura del nascondersi - conclude - abbiamo bisogno di visibilità, ma dobbiamo sapere che questa comporta dei rischi.
Noi apriremo un centro anti violenza in un bene confiscato alla camorra, grazie a fondi stanziati dal ministero della Gioventù, ma è urgente che il sindaco convochi un tavolo sulla sicurezza e l'ordine pubblico ed è importante che si denuncino fatti del genere alle autorità competenti".
fonte http://www.gay.it/
Lgbt: In Russia la statua di Steve Jobs rimossa per il coming out di Tim Cook
I russi sembrano non avere preso bene il recente coming out di Tim Cook e pare ne abbia fatto le spese l'installazione in memoria di Steve Jobs.
La Russia è stata spesso al centro delle cronache nell’ultimo periodo per le sue prese di posizione e per la sua legislazione contraria ai diritti delle persone lgbt.
A quanto pare anche il recente coming out dell’attuale CEO di Apple, Tim Cook, non è stato recepito molto bene a mosca.
Questo iPhone gigante, che potete vedere nelle foto, era stato installato dalla società in omaggio a Steve Jobs dopo la sua scomparsa.
Ebbene seguito alle dichiarazioni di Tim Cook la società ha pensato di rimuovere l’installazione.
Prima di tutto perchè disapprovano il comportamento di una società che spia i propri utenti e passa le informazioni ai servizi di sicurezza statunitesni. E in secondo luogo per rispettare “la legge federale russa a protezione dei bambini da qualsiasi contenuto che neghi i valori tradizionali della famiglia.”
Resta da capire per quale motivo un’installazione dedicata a Jobs costituirebbe anche indirettemente una propaganda anti-famiglia…
fonte http://www.gizmodo.it/via Gizmodo.fr
La Russia è stata spesso al centro delle cronache nell’ultimo periodo per le sue prese di posizione e per la sua legislazione contraria ai diritti delle persone lgbt.
A quanto pare anche il recente coming out dell’attuale CEO di Apple, Tim Cook, non è stato recepito molto bene a mosca.
Questo iPhone gigante, che potete vedere nelle foto, era stato installato dalla società in omaggio a Steve Jobs dopo la sua scomparsa.
Ebbene seguito alle dichiarazioni di Tim Cook la società ha pensato di rimuovere l’installazione.
Prima di tutto perchè disapprovano il comportamento di una società che spia i propri utenti e passa le informazioni ai servizi di sicurezza statunitesni. E in secondo luogo per rispettare “la legge federale russa a protezione dei bambini da qualsiasi contenuto che neghi i valori tradizionali della famiglia.”
Resta da capire per quale motivo un’installazione dedicata a Jobs costituirebbe anche indirettemente una propaganda anti-famiglia…
fonte http://www.gizmodo.it/via Gizmodo.fr
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martedì 25 novembre 2014
Lgbt: 1522 il numero verde antiviolenza e stalking 24h su 24h - Mai più violenze sulle donne, 25 novembre giornata mondiale di sensibilizzazione
Il 25 novembre è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne, un fenomeno sociale che in questi ultimi tempi ha toccato livelli patologici.
Pochi dati del “bollettino di guerra”: una donna su tre viene uccisa dopo aver scelto di lasciare il proprio partner.
Ma il segnale nuovo del rapporto della banca dati Eures è il forte aumento dei matricidi, compiuti “anche per effetto del perdurare della crisi”, ovvero per ragioni di denaro o per un’esasperazione dei rapporti in seguito a convivenze imposte da necessità. Sono infatti 23 le madri uccise nell’ultimo anno, pari al 18,9% dei femminicidi familiari. Dando uno sguardo generale al fenomeno, sono stati 179 i femminicidi nel 2013, rispetto alle 157 vittime del 2012, l’anno scorso le donne uccise sono aumentate del 14%.
Un anno nero, con la più elevata percentuale di donne tra le vittime di omicidio mai registrata in Italia, in pratica una ogni due giorni. In 7 casi su 10 i femminicidi si sono consumati all’interno del contesto familiare, una costante nell’interno periodo tra il 2000 e il 2013 (70,5%).
“Inadeguata – secondo Eures – la risposta istituzionale alla richiesta d’aiuto delle donne “, visto che nel 2013 più della metà delle future vittime (il 51,9%) aveva segnalato o denunciato le violenze subite. Per dieci anni quasi la metà dei femminicidi è avvenuta al nord.
Ma dal 2013 c’è stata un’inversione di tendenza e il meridione ha visto una crescita del 27% degli omicidi di donne (75 casi), mentre al centro Italia le vittime sono raddoppiare, dalle 22 del 2012 a 44 dello scorso anno. Il nord, dove nel 2013 sono state uccide 60 donne, rimane il territorio dove si verificano più omicidi in famiglia, 8 su 10.
La maglia nera spetta al Lazio e alla Campania, con 20 vittime ciascuno; solo a Roma sono state 11. Ma è l’Umbria a registrare l’indice più alto di mortalità con 12,9 femminicidi per milione di donne residenti. Resta la mano del partner quella dietro il 66% degli omicidi di donne. Dal 2000 sono 333 le compagne o mogli uccise perché “colpevoli di decidere“, come le definisce il dossier, ovvero le donne che avevano scelto di lasciare il loro compagno ma non sono riuscite a scappare in tempo dalla furia del partner.
Ma il segnale nuovo che il report collega alla crisi economica è il forte aumento dei matricidi, spesso compiuti per ragioni di denaro. Le madri uccise nell’ultimo anno corrispondono al 18,9% dei femminicidi familiari.
Tante le iniziative ovunque programmate per tentare di arginare il nefando fenomeno, e, perché no, cercare di difendersi , in pratica fare aprire gli occhi, ai soggetti passivi e alle vittime protagoniste dei tragici accadimenti: in diverse località si organizzano addirittura dei “corsi” ad hoc rivolti alle donne ed anche agli uomini di ogni età, corsi programmati per insegnare cosa fare e come agire di fronte a un’aggressione, una rapina o un tentativo di violenza, situazioni queste che, purtroppo, stanno diventando sempre più frequenti nelle nostre città.
Il proposito di queste “istruzioni per l’uso” è quello di perseguire due obiettivi due obiettivi, l’uno è far sì che i partecipanti vincano la paura e l’insicurezza, tenendo le emozioni sotto controllo, l’altro è insegnare a difendersi, sfruttando i punti deboli dell’avversario e applicando alcune tecniche in uso nelle cosiddette arti marziali.
E cosi si imparano tecniche di divincolata e di percossa, facili da apprendere e applicabili in moltissime situazioni, che non si basano sull’utilizzo della forza ma sulla cinetica corporea e sull’applicazione di leggi fisiche di leve e proiezioni. In pratica si procede con la simulazione di situazioni reali, privilegiando un insegnamento “personalizzato” che consente di acquisire una preparazione efficace da utilizzare alla bisogna.
Il 25 novembre dunque si celebra la giornata dedicata alla “ violenza sulle donne” istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dal 1999 per sensibilizzare i Governi e l’opinione pubblica sul tema dei maltrattamenti femminili. La data del 25 novembre è stata scelta per ricordare il brutale assassinio del 1960 delle tre sorelle Mirabal da parte del regime di Rafael Leònidas Trujillo, sanguinario dittatore della Repubblica Dominicana per oltre 30 anni.
Una breve riflessione sul tema: violentate e picchiate, in Italia una donna su tre tra i 16 e 20 anni è stata vittima nella sua vita di aggressioni maschili, aggressioni che spesso finiscono tragicamente con la soppressione della donna, tragici eventi che si consumano quasi sempre nell’ambito familiare. Stando ai dati Istat sono oltre sette milioni le donne che hanno subito violenza e dato ancor più allarmante: in media 100 italiane vengono uccise dal proprio partner o dall’ex, il 10% degli omicidi è stato preceduto da stalking. Sempre secondo i dati in possesso lo stalking è senza dubbio in crescita anche se le denunce rappresentano solo una piccola parte degli episodi, almeno fino ad ieri, ma oggi la donna è diventata più matura e consapevole e le denunce sono in aumento.
Tra gli obiettivi della Giornata sono il riconoscimento a livello internazionale, regionale e locale della violenza di genere come violazione dei diritti umani; il rafforzamento delle attività a livello locale e internazionale contro questo tipo di violenza; la creazione di spazi internazionali di discussione per l’adozione di strategie condivise ed efficaci in materia; dimostrazioni di solidarietà con le vittime di queste violenze in tutto il mondo; il ricorso a governi affinché adottino provvedimenti concreti per l’eliminazione di questo tipo di violenze.
fonte http://www.insiemeragusa.it/Silvio Biazzo
Pochi dati del “bollettino di guerra”: una donna su tre viene uccisa dopo aver scelto di lasciare il proprio partner.
Ma il segnale nuovo del rapporto della banca dati Eures è il forte aumento dei matricidi, compiuti “anche per effetto del perdurare della crisi”, ovvero per ragioni di denaro o per un’esasperazione dei rapporti in seguito a convivenze imposte da necessità. Sono infatti 23 le madri uccise nell’ultimo anno, pari al 18,9% dei femminicidi familiari. Dando uno sguardo generale al fenomeno, sono stati 179 i femminicidi nel 2013, rispetto alle 157 vittime del 2012, l’anno scorso le donne uccise sono aumentate del 14%.
Un anno nero, con la più elevata percentuale di donne tra le vittime di omicidio mai registrata in Italia, in pratica una ogni due giorni. In 7 casi su 10 i femminicidi si sono consumati all’interno del contesto familiare, una costante nell’interno periodo tra il 2000 e il 2013 (70,5%).
“Inadeguata – secondo Eures – la risposta istituzionale alla richiesta d’aiuto delle donne “, visto che nel 2013 più della metà delle future vittime (il 51,9%) aveva segnalato o denunciato le violenze subite. Per dieci anni quasi la metà dei femminicidi è avvenuta al nord.
Ma dal 2013 c’è stata un’inversione di tendenza e il meridione ha visto una crescita del 27% degli omicidi di donne (75 casi), mentre al centro Italia le vittime sono raddoppiare, dalle 22 del 2012 a 44 dello scorso anno. Il nord, dove nel 2013 sono state uccide 60 donne, rimane il territorio dove si verificano più omicidi in famiglia, 8 su 10.
La maglia nera spetta al Lazio e alla Campania, con 20 vittime ciascuno; solo a Roma sono state 11. Ma è l’Umbria a registrare l’indice più alto di mortalità con 12,9 femminicidi per milione di donne residenti. Resta la mano del partner quella dietro il 66% degli omicidi di donne. Dal 2000 sono 333 le compagne o mogli uccise perché “colpevoli di decidere“, come le definisce il dossier, ovvero le donne che avevano scelto di lasciare il loro compagno ma non sono riuscite a scappare in tempo dalla furia del partner.
Ma il segnale nuovo che il report collega alla crisi economica è il forte aumento dei matricidi, spesso compiuti per ragioni di denaro. Le madri uccise nell’ultimo anno corrispondono al 18,9% dei femminicidi familiari.
Tante le iniziative ovunque programmate per tentare di arginare il nefando fenomeno, e, perché no, cercare di difendersi , in pratica fare aprire gli occhi, ai soggetti passivi e alle vittime protagoniste dei tragici accadimenti: in diverse località si organizzano addirittura dei “corsi” ad hoc rivolti alle donne ed anche agli uomini di ogni età, corsi programmati per insegnare cosa fare e come agire di fronte a un’aggressione, una rapina o un tentativo di violenza, situazioni queste che, purtroppo, stanno diventando sempre più frequenti nelle nostre città.
Il proposito di queste “istruzioni per l’uso” è quello di perseguire due obiettivi due obiettivi, l’uno è far sì che i partecipanti vincano la paura e l’insicurezza, tenendo le emozioni sotto controllo, l’altro è insegnare a difendersi, sfruttando i punti deboli dell’avversario e applicando alcune tecniche in uso nelle cosiddette arti marziali.
E cosi si imparano tecniche di divincolata e di percossa, facili da apprendere e applicabili in moltissime situazioni, che non si basano sull’utilizzo della forza ma sulla cinetica corporea e sull’applicazione di leggi fisiche di leve e proiezioni. In pratica si procede con la simulazione di situazioni reali, privilegiando un insegnamento “personalizzato” che consente di acquisire una preparazione efficace da utilizzare alla bisogna.
Il 25 novembre dunque si celebra la giornata dedicata alla “ violenza sulle donne” istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dal 1999 per sensibilizzare i Governi e l’opinione pubblica sul tema dei maltrattamenti femminili. La data del 25 novembre è stata scelta per ricordare il brutale assassinio del 1960 delle tre sorelle Mirabal da parte del regime di Rafael Leònidas Trujillo, sanguinario dittatore della Repubblica Dominicana per oltre 30 anni.
Una breve riflessione sul tema: violentate e picchiate, in Italia una donna su tre tra i 16 e 20 anni è stata vittima nella sua vita di aggressioni maschili, aggressioni che spesso finiscono tragicamente con la soppressione della donna, tragici eventi che si consumano quasi sempre nell’ambito familiare. Stando ai dati Istat sono oltre sette milioni le donne che hanno subito violenza e dato ancor più allarmante: in media 100 italiane vengono uccise dal proprio partner o dall’ex, il 10% degli omicidi è stato preceduto da stalking. Sempre secondo i dati in possesso lo stalking è senza dubbio in crescita anche se le denunce rappresentano solo una piccola parte degli episodi, almeno fino ad ieri, ma oggi la donna è diventata più matura e consapevole e le denunce sono in aumento.
Tra gli obiettivi della Giornata sono il riconoscimento a livello internazionale, regionale e locale della violenza di genere come violazione dei diritti umani; il rafforzamento delle attività a livello locale e internazionale contro questo tipo di violenza; la creazione di spazi internazionali di discussione per l’adozione di strategie condivise ed efficaci in materia; dimostrazioni di solidarietà con le vittime di queste violenze in tutto il mondo; il ricorso a governi affinché adottino provvedimenti concreti per l’eliminazione di questo tipo di violenze.
fonte http://www.insiemeragusa.it/Silvio Biazzo
lunedì 24 novembre 2014
Lgbt Icone: “Queen Forever” il ritorno di Freddy Mercury a 23 anni dalla sua scomparsa
A 23 anni dalla morte di Freddy Mercury, la voce del cantante torna in nuovi brani inediti inclusi nella nuova raccolta "Queen Forever" che raccoglie alcuni grandi pezzi della band inglese, più delle chicche inedite per i fan, compreso il duetto tra Freddy e Michael Jackson.
L’ultimo album in studio dei Queen risale al 1995, era “Made In Heaven” e uscì a 4 anni, ormai, dalla morte di Freddy Mercury (24 novembre 1991), il quale, però, prima di morire registrò delle tracce vocale chiedendo alla band di lavorarci su, come poi avvenne. Per risalire, invece, all’ultimo album in cui Freddy era vivo bisogna tornare a “Innuendo”, del 1991, uno degli album della band ritenuti migliori, conquistando la prima posizione in Inghilterra e in molti paesi del mondo.
Freddy Mercury sapeva di essere malato già a fine degli anni ’80 e lo ammise alla band ma non al pubblico e ai giornalisti, ma nonostante ciò la stampa scandalistica cominciò a chiedersi i motivi di quell’aspetto dimesso nelle poche occasioni in cui Mercury appariva in pubblico.
La sua malattia rallentò anche i lavori dell’album che, però, resta una delle pietre miliari della band e della musica in generale. Da quel momento in poi, come sempre avviene per le grandi band, la discografia si è arricchita di raccolte, edizioni speciali, inediti cacciati dai cassetti, tribute album e tutto ciò che ne consegue. Un modo per mantenere viva la memoria del cantante, per far conoscere alle giovani generazioni l’opera di una delle band più influenti degli ultimi decenni, senza dimenticare i motivi economici, sempre presenti dietro questa scelta.
Il perché di “Queen Forever”
“Avevamo un po’ più materiale del previsto chiuso in un cassetto, quindi al momento stiamo lavorando su alcuni pezzi. Freddie suona fresco come ieri” aveva dichiarato Brian May in occasione della partenza del tour americano a inizio anno e l’attesa s’era fatta alta per questo ennesimo cofanetto che racchiude il meglio delle canzoni d’amore dei Queen.
“Queen Forever” è composto da un’edizione standard con un cd che contiene 20 tracce e una versione doppia con 36 tracce: grandi hit, brani classici del loro repertorio, e pezzi meno noti che May ha descritto come “cose a cui abbiamo lavorato insieme e che sono rappresentative della nostra crescita forse più delle grandi hit”.
Ci sono anche tre inediti a dare un di più a tutti i fan della band: “Let Me in Your Heart Again” tratto dalle sessioni di registrazioni di “The Works”, l’album del 1984, una nuova versione di “Love Kills”, brano incluso nel primo lavoro da solista di Mercury e rivisitato da Giorgio Moroder e quello che era uno dei pezzi più attesi, ovvero il duetto tra Freddy e Michael Jackson in “There Must Be More To Life Than This”, nato da una canzone scritta dal cantante inglese per le session di “Hot Space”, quando Mercury andò a trovare il King Of Pop senza, però, arrivare mai a una versione definitiva del pezzo che oggi è stata messa nelle mani del produttore William Orbit che l’ha prodotta e remixata utilizzando la backing track originale dei Queen e le voci dei due cantanti: “Conosco Roger [Taylor, ndr] da molti anni – ha detto Orbit -, e un giorno mi chiama al telefono per chiedermi se mi sarei imbarcato in una nuova avventura musicale.
Quando l’ho suonata per la prima volta nel mio studio, ho aperto un forziere di delizie fornite dai musicisti più grandi di sempre” per poi aggiungere: “Sentire la voce di Michael Jackson è stata un’emozione. Così vivida, così straordinaria, così toccante, è stato come averlo lì in studio dal vivo. E lavorare al mix di Freddie sul mio desk non ha fatto che aumentare la mia ammirazione per il suo talento. L’attitudine alla musica di tutti e quattro i Queen è fenomenale”.
“Let Me In Your Heart Again” per la ricerca sull’Aids
Ad aprire questo nuovo lavoro una vera e propria chicca, ovvero proprio “Let Me In Your Heart Again”, pezzo di Roger May a cui ha lavorato negli anni in cui scrissero alcuni dei brani storici della band, come “Radio Ga Ga” e “I Want To Break Free”, e mai portato a compimento, finché non ci hanno rimesso le mani lo stesso May e Taylor che lo hanno utilizzato anche come mezzo di raccolta fondi a favore della ricerca sull’Aids: “Sono passati 23 anni da quando abbiamo perso il nostro amato Freddie Mercury.
Da allora, sono stati fatti progressi enormi nella lotta all’AIDS, ma non possiamo cullarci sul fatto che esistono delle cure. Dobbiamo assicurarci che esse vengano fornite. Io e Roger siamo fieri di poter consegnare questa canzone riscoperta alla campagna (Coca-Cola) RED, nella speranza che la potente voce di Freddie possa ispirare il mondo, ancora una volta”.
ASCOLTALA A QUESTO LINK
https://www.youtube.com/watch?v=jA0OfvQQVx0
fonte http://music.fanpage.it
L’ultimo album in studio dei Queen risale al 1995, era “Made In Heaven” e uscì a 4 anni, ormai, dalla morte di Freddy Mercury (24 novembre 1991), il quale, però, prima di morire registrò delle tracce vocale chiedendo alla band di lavorarci su, come poi avvenne. Per risalire, invece, all’ultimo album in cui Freddy era vivo bisogna tornare a “Innuendo”, del 1991, uno degli album della band ritenuti migliori, conquistando la prima posizione in Inghilterra e in molti paesi del mondo.
Freddy Mercury sapeva di essere malato già a fine degli anni ’80 e lo ammise alla band ma non al pubblico e ai giornalisti, ma nonostante ciò la stampa scandalistica cominciò a chiedersi i motivi di quell’aspetto dimesso nelle poche occasioni in cui Mercury appariva in pubblico.
La sua malattia rallentò anche i lavori dell’album che, però, resta una delle pietre miliari della band e della musica in generale. Da quel momento in poi, come sempre avviene per le grandi band, la discografia si è arricchita di raccolte, edizioni speciali, inediti cacciati dai cassetti, tribute album e tutto ciò che ne consegue. Un modo per mantenere viva la memoria del cantante, per far conoscere alle giovani generazioni l’opera di una delle band più influenti degli ultimi decenni, senza dimenticare i motivi economici, sempre presenti dietro questa scelta.
Il perché di “Queen Forever”
“Avevamo un po’ più materiale del previsto chiuso in un cassetto, quindi al momento stiamo lavorando su alcuni pezzi. Freddie suona fresco come ieri” aveva dichiarato Brian May in occasione della partenza del tour americano a inizio anno e l’attesa s’era fatta alta per questo ennesimo cofanetto che racchiude il meglio delle canzoni d’amore dei Queen.
“Queen Forever” è composto da un’edizione standard con un cd che contiene 20 tracce e una versione doppia con 36 tracce: grandi hit, brani classici del loro repertorio, e pezzi meno noti che May ha descritto come “cose a cui abbiamo lavorato insieme e che sono rappresentative della nostra crescita forse più delle grandi hit”.
Ci sono anche tre inediti a dare un di più a tutti i fan della band: “Let Me in Your Heart Again” tratto dalle sessioni di registrazioni di “The Works”, l’album del 1984, una nuova versione di “Love Kills”, brano incluso nel primo lavoro da solista di Mercury e rivisitato da Giorgio Moroder e quello che era uno dei pezzi più attesi, ovvero il duetto tra Freddy e Michael Jackson in “There Must Be More To Life Than This”, nato da una canzone scritta dal cantante inglese per le session di “Hot Space”, quando Mercury andò a trovare il King Of Pop senza, però, arrivare mai a una versione definitiva del pezzo che oggi è stata messa nelle mani del produttore William Orbit che l’ha prodotta e remixata utilizzando la backing track originale dei Queen e le voci dei due cantanti: “Conosco Roger [Taylor, ndr] da molti anni – ha detto Orbit -, e un giorno mi chiama al telefono per chiedermi se mi sarei imbarcato in una nuova avventura musicale.
Quando l’ho suonata per la prima volta nel mio studio, ho aperto un forziere di delizie fornite dai musicisti più grandi di sempre” per poi aggiungere: “Sentire la voce di Michael Jackson è stata un’emozione. Così vivida, così straordinaria, così toccante, è stato come averlo lì in studio dal vivo. E lavorare al mix di Freddie sul mio desk non ha fatto che aumentare la mia ammirazione per il suo talento. L’attitudine alla musica di tutti e quattro i Queen è fenomenale”.
“Let Me In Your Heart Again” per la ricerca sull’Aids
Ad aprire questo nuovo lavoro una vera e propria chicca, ovvero proprio “Let Me In Your Heart Again”, pezzo di Roger May a cui ha lavorato negli anni in cui scrissero alcuni dei brani storici della band, come “Radio Ga Ga” e “I Want To Break Free”, e mai portato a compimento, finché non ci hanno rimesso le mani lo stesso May e Taylor che lo hanno utilizzato anche come mezzo di raccolta fondi a favore della ricerca sull’Aids: “Sono passati 23 anni da quando abbiamo perso il nostro amato Freddie Mercury.
Da allora, sono stati fatti progressi enormi nella lotta all’AIDS, ma non possiamo cullarci sul fatto che esistono delle cure. Dobbiamo assicurarci che esse vengano fornite. Io e Roger siamo fieri di poter consegnare questa canzone riscoperta alla campagna (Coca-Cola) RED, nella speranza che la potente voce di Freddie possa ispirare il mondo, ancora una volta”.
ASCOLTALA A QUESTO LINK
https://www.youtube.com/watch?v=jA0OfvQQVx0
fonte http://music.fanpage.it
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sabato 22 novembre 2014
"Una nobile rivoluzione" Al Torino Film Festival il documentario del regista Simone Cangelosi dedicato a Marcella Di Folco la leader del movimento LGBT scomparsa nel 2010
"Una nobile rivoluzione" Al Torino Film Festival il documentario dedicato a Marcella Di Folco la leader del movimento LGBT scomparsa nel 2010. La storia della prima transessuale eletta a una carica pubblica e della sua vulcanica attività politica.
Il regista Simone Cangelosi: "Una personalità straordinaria, di portata storica"
Marcella Di Folco è stata la prima transessuale al mondo eletta a una carica pubblica. Era il 1995, il suo ingresso al consiglio comunale di Bologna fu una tappa, non l'ultima, di una vita di battaglie. Prima nel privato, poi il privato è diventato politico, pubblico.
Una nobile rivoluzione è il titolo del film documentario che racconta la vita della leader del MIT, Movimento Identità Transessuale, una delle figure più significative della lotta per i diritti civili in Italia negli ultimi quarant'anni.
Lo ha diretto Simone Cangelosi, scritto insieme a Roberto Nisi in collaborazione con Fulvia Antonelli e Silvia Silverio, sarà distribuito dalla Fondazione Cineteca di Bolgna e presentato al Torino Film Festival il 22, in concomitanza con la data fissata quest'anno - il 20 - per il Transgender Day of Remembrance, la giornata che commemora le vittime della transfobia.
Video
"Una nobile rivoluzione" è il titolo del film documentario che racconta la vita della leader del MIT, Movimento Identità Transessuale, una delle figure più significative della lotta per i diritti civili in Italia negli ultimi quarant'anni. Lo ha diretto Simone Cangelosi, scritto insieme a Roberto Nisi in collaborazione con Fulvia Antonelli e Silvia Silverio, sarà distribuito dalla Fondazione Cineteca di Bolgna e presentato al Torino Film Festival il 22, in concomitanza con la data fissata quest'anno - il 20 - per il Transgender Day of Remembrance, la giornata che commemora le vittime della transfobia
Marcella Di Folco è morta nel 2010 dopo aver attraversato molte vite. Figlia di un gerarca fascista, famiglia "parolina" caduta in disgrazia dopo la morte del genitore, è stata uomo poi è stata donna, protagonista delle notti romane degli anni Sessanta e caratterista al cinema con Fellini (prima Satyricon, poi Amarcord, nel ruolo del Principe), Rossellini, Petri.
Poi è arrivata la politica, è iniziata la nobile rivoluzione.
Prima, però, c'è il cambio di sesso. Succede alla fine di un grande amore che non funziona. La delusione, la crisi d'identità. Nell'estate del 1980 Marcello va a Casablanca, torna Marcella. Sempre per inseguire l'amore, la sua città diventa Bologna.
E lì, nell'arco di vent'anni circa, diventa una delle leader del movimento LGBT italiano. Il pubblico e il privato si fondono definitivamente. "La chiave di questo film è proprio questa - spiega Simone Cangelosi - lei era convinta che non ci fossero confini fra la dimensione politica e quella personale, quando l'ho incontrata per la prima volta ho avuto la percezione netta che fosse già da viva un personaggio storico. La sua morte mi ha fatto sentire l'urgenza di raccontare la sua storia. Ha influenzato moltissimo chi le stava accanto, aveva una personalità straordinaria, riuscivi a sentire, appunto, la sua portata storica".
Marcella Di Folco è stata la prima transessuale al mondo eletta a una carica pubblica. Era il 1995, il suo ingresso al consiglio comunale di Bologna fu una tappa, non l'ultima, di una vita di battaglie. Il 22 novembre, al Torino Film Festival, sarà presentato "Una nobile rivoluzione", documentario che racconta la vita della leader del MIT, il Movimento Identità Transessuale.
Cangelosi l'ha conosciuta bene, il suo percorso è simile a quello di Marcella Di Folco, ripete che per lui ha rappresentato "un punto di riferimento".
Per questo nel film i diversi piani narrativi sono sempre filtrati da quello intimo, affettivo.
Anche nella scelta dei materiali: accanto a quelli ufficiali si affiancano quelli dei suoi amici e compagni bolognesi. "Sono filmati girati con lei presente, con lei accanto, Marcella si vede, si sente la sua voce. Non si tratta solo di testimonianze, volevamo che fosse lei a parlare in prima persona, oltre che chi ha documentato le sue battaglie.
L'obiettivo era costruire una scena che interloquisse col presente, aprendo confini fra dimensioni temporali. Tutto si mischia, passato e presente, nulla è privilegiato rispetto ad altro". Ci sono i ricordi di chi le stava accanto e i filmati delle manifestazioni, il digitale non c'era ancora e la grana fa sembrare tutto più antico e familiare, come un Super8 di famiglia. "Subiamo continuamente violenza - dice Di Folco nel suo intervento sul palco a 'Emilia Romagna delle differenze', nel 2010, era maggio, a settembre se ne sarebbe andata per sempre - non solo violenza fisica, anche la violenza degli sguardi che ci seguono quando passiamo e ci spaccano il cuore come un infarto". In quell'occasione annunciò che una delegazione del Movimento, da lei guidata, sarebbe stata ricevuta da Napolitano, "il primo a darci un riconoscimento, e sono così emozionata".
Dal film emerge un'attività vulcanica di attivista, "la sua era una battaglia per il diritto di tutti all'amore, lei s'era fatta strumento di lotta politica per gli altri", continua Cangelosi, che ricorda quando la seguiva "nelle mille occasioni dei Pride, delle interviste, delle campagne elettorali, negli interventi pubblici, dei comitati politici e delle emergenze politiche cittadine o nazionali cui prendeva parte.
I racconti della sua vita erano talmente sorprendenti che all'inizio stentavi a credere che fossero veri. L'atteggiamento delle istituzioni e della società nei riguardi delle persone LGBT è cambiato rispetto ad allora, è vero, ma molto deve ancora cambiare e quel che s'è ottenuto anche grazie alle battaglie di Marcella serve a chiarire qual è la direzione da prendere.
Le conquiste sono quotidiane, c'è ancora parecchia strada da fare".
fonte http://www.repubblica.it/di ALESSANDRA VITALI
Il regista Simone Cangelosi: "Una personalità straordinaria, di portata storica"
Marcella Di Folco è stata la prima transessuale al mondo eletta a una carica pubblica. Era il 1995, il suo ingresso al consiglio comunale di Bologna fu una tappa, non l'ultima, di una vita di battaglie. Prima nel privato, poi il privato è diventato politico, pubblico.
Una nobile rivoluzione è il titolo del film documentario che racconta la vita della leader del MIT, Movimento Identità Transessuale, una delle figure più significative della lotta per i diritti civili in Italia negli ultimi quarant'anni.
Lo ha diretto Simone Cangelosi, scritto insieme a Roberto Nisi in collaborazione con Fulvia Antonelli e Silvia Silverio, sarà distribuito dalla Fondazione Cineteca di Bolgna e presentato al Torino Film Festival il 22, in concomitanza con la data fissata quest'anno - il 20 - per il Transgender Day of Remembrance, la giornata che commemora le vittime della transfobia.
Video
"Una nobile rivoluzione" è il titolo del film documentario che racconta la vita della leader del MIT, Movimento Identità Transessuale, una delle figure più significative della lotta per i diritti civili in Italia negli ultimi quarant'anni. Lo ha diretto Simone Cangelosi, scritto insieme a Roberto Nisi in collaborazione con Fulvia Antonelli e Silvia Silverio, sarà distribuito dalla Fondazione Cineteca di Bolgna e presentato al Torino Film Festival il 22, in concomitanza con la data fissata quest'anno - il 20 - per il Transgender Day of Remembrance, la giornata che commemora le vittime della transfobia
Marcella Di Folco è morta nel 2010 dopo aver attraversato molte vite. Figlia di un gerarca fascista, famiglia "parolina" caduta in disgrazia dopo la morte del genitore, è stata uomo poi è stata donna, protagonista delle notti romane degli anni Sessanta e caratterista al cinema con Fellini (prima Satyricon, poi Amarcord, nel ruolo del Principe), Rossellini, Petri.
Poi è arrivata la politica, è iniziata la nobile rivoluzione.
Prima, però, c'è il cambio di sesso. Succede alla fine di un grande amore che non funziona. La delusione, la crisi d'identità. Nell'estate del 1980 Marcello va a Casablanca, torna Marcella. Sempre per inseguire l'amore, la sua città diventa Bologna.
E lì, nell'arco di vent'anni circa, diventa una delle leader del movimento LGBT italiano. Il pubblico e il privato si fondono definitivamente. "La chiave di questo film è proprio questa - spiega Simone Cangelosi - lei era convinta che non ci fossero confini fra la dimensione politica e quella personale, quando l'ho incontrata per la prima volta ho avuto la percezione netta che fosse già da viva un personaggio storico. La sua morte mi ha fatto sentire l'urgenza di raccontare la sua storia. Ha influenzato moltissimo chi le stava accanto, aveva una personalità straordinaria, riuscivi a sentire, appunto, la sua portata storica".
Marcella Di Folco è stata la prima transessuale al mondo eletta a una carica pubblica. Era il 1995, il suo ingresso al consiglio comunale di Bologna fu una tappa, non l'ultima, di una vita di battaglie. Il 22 novembre, al Torino Film Festival, sarà presentato "Una nobile rivoluzione", documentario che racconta la vita della leader del MIT, il Movimento Identità Transessuale.
Cangelosi l'ha conosciuta bene, il suo percorso è simile a quello di Marcella Di Folco, ripete che per lui ha rappresentato "un punto di riferimento".
Per questo nel film i diversi piani narrativi sono sempre filtrati da quello intimo, affettivo.
Anche nella scelta dei materiali: accanto a quelli ufficiali si affiancano quelli dei suoi amici e compagni bolognesi. "Sono filmati girati con lei presente, con lei accanto, Marcella si vede, si sente la sua voce. Non si tratta solo di testimonianze, volevamo che fosse lei a parlare in prima persona, oltre che chi ha documentato le sue battaglie.
L'obiettivo era costruire una scena che interloquisse col presente, aprendo confini fra dimensioni temporali. Tutto si mischia, passato e presente, nulla è privilegiato rispetto ad altro". Ci sono i ricordi di chi le stava accanto e i filmati delle manifestazioni, il digitale non c'era ancora e la grana fa sembrare tutto più antico e familiare, come un Super8 di famiglia. "Subiamo continuamente violenza - dice Di Folco nel suo intervento sul palco a 'Emilia Romagna delle differenze', nel 2010, era maggio, a settembre se ne sarebbe andata per sempre - non solo violenza fisica, anche la violenza degli sguardi che ci seguono quando passiamo e ci spaccano il cuore come un infarto". In quell'occasione annunciò che una delegazione del Movimento, da lei guidata, sarebbe stata ricevuta da Napolitano, "il primo a darci un riconoscimento, e sono così emozionata".
Dal film emerge un'attività vulcanica di attivista, "la sua era una battaglia per il diritto di tutti all'amore, lei s'era fatta strumento di lotta politica per gli altri", continua Cangelosi, che ricorda quando la seguiva "nelle mille occasioni dei Pride, delle interviste, delle campagne elettorali, negli interventi pubblici, dei comitati politici e delle emergenze politiche cittadine o nazionali cui prendeva parte.
I racconti della sua vita erano talmente sorprendenti che all'inizio stentavi a credere che fossero veri. L'atteggiamento delle istituzioni e della società nei riguardi delle persone LGBT è cambiato rispetto ad allora, è vero, ma molto deve ancora cambiare e quel che s'è ottenuto anche grazie alle battaglie di Marcella serve a chiarire qual è la direzione da prendere.
Le conquiste sono quotidiane, c'è ancora parecchia strada da fare".
fonte http://www.repubblica.it/di ALESSANDRA VITALI
giovedì 20 novembre 2014
Lgbt Radio: A “Oltre le Differenze” si parla di bullismo e omofobia a scuola
Nella puntata di venerdì 21 novembre tra gli ospiti anche Stefano Ciccone dell’associazione Maschile Plurale
Quali strategie possono essere messe in campo per arginare omofobia e bullismo dalle nostre scuole? A questa domanda si cercherà di rispondere nella puntata di venerdì 21 novembre di “Oltre le Differenze”, il format radiofonico di informazione sul mondo gay, lesbico, bisex, transessuale e queer, condotto da Natascia Maesi e Oriana Bottini, in onda alle 21 su Antenna Radio Esse (FM 91.25, 93.20, 93.50, 99.10 o diretta online dal sito www.antennaradioesse.it).
Apertura dedicata alla notizia proveniente dal perugino di un’aggressione fisica avvenuta a scuola da parte di un docente verso un ragazzo di 14 anni che avrebbe risposto all’affermazione del prof. “essere gay è brutto”. Delle possibili ripercussioni e conseguenze psicologiche sulla vittima e su tutti gli altri studenti della scuola parleremo con la dott.ssa Eleonora Motta, psicologa e sessuologa, curatrice della rubrica “A far l’amore comincia tu…”.
Un’ampia riflessione sulle origini e sulle cause del bullismo a sfondo omofobico, ma anche sui modelli identitari della nostra società, su virilità e fantomatica ideologia del gender, sarà fatta insieme al formatore Stefano Ciccone, presidente dell'Associazione Maschile Plurale e autore di numerose pubblicazioni sulle questioni dell’identità e dei ruoli di genere come ad esempio “Essere maschi” della casa editrice Rosemberg&Sellier.
Non mancheranno i consigli su libri, film ed eventi lgbt nella rubrica Rainbow Life Style che ospiterà anche Ingrid Lamminpaa, una delle protagoniste del docu-film “Lei Disse Sì” in programmazione in questi giorni in numerosi cinema toscani (sabato 22 e domenica 23 al Teatro Verdi di Monte San Savino – AR e giovedì 27 novembre al cinema Garibaldi di Poggibonsi – SI). Questa settimana non andrà in onda la replica del sabato pomeriggio per lasciare spazio allo sport, ma è sempre possibile interagire con la redazione del programma attraverso la mail redazione.oltreledifferenze@gmail.com, la pagina fan su Facebook e il blog www.oltreledifferenze.wordpress.com dove sono archiviate tutte le puntate già andate in onda.
fonte redazione di "Oltre le Differenze"
Quali strategie possono essere messe in campo per arginare omofobia e bullismo dalle nostre scuole? A questa domanda si cercherà di rispondere nella puntata di venerdì 21 novembre di “Oltre le Differenze”, il format radiofonico di informazione sul mondo gay, lesbico, bisex, transessuale e queer, condotto da Natascia Maesi e Oriana Bottini, in onda alle 21 su Antenna Radio Esse (FM 91.25, 93.20, 93.50, 99.10 o diretta online dal sito www.antennaradioesse.it).
Apertura dedicata alla notizia proveniente dal perugino di un’aggressione fisica avvenuta a scuola da parte di un docente verso un ragazzo di 14 anni che avrebbe risposto all’affermazione del prof. “essere gay è brutto”. Delle possibili ripercussioni e conseguenze psicologiche sulla vittima e su tutti gli altri studenti della scuola parleremo con la dott.ssa Eleonora Motta, psicologa e sessuologa, curatrice della rubrica “A far l’amore comincia tu…”.
Un’ampia riflessione sulle origini e sulle cause del bullismo a sfondo omofobico, ma anche sui modelli identitari della nostra società, su virilità e fantomatica ideologia del gender, sarà fatta insieme al formatore Stefano Ciccone, presidente dell'Associazione Maschile Plurale e autore di numerose pubblicazioni sulle questioni dell’identità e dei ruoli di genere come ad esempio “Essere maschi” della casa editrice Rosemberg&Sellier.
Non mancheranno i consigli su libri, film ed eventi lgbt nella rubrica Rainbow Life Style che ospiterà anche Ingrid Lamminpaa, una delle protagoniste del docu-film “Lei Disse Sì” in programmazione in questi giorni in numerosi cinema toscani (sabato 22 e domenica 23 al Teatro Verdi di Monte San Savino – AR e giovedì 27 novembre al cinema Garibaldi di Poggibonsi – SI). Questa settimana non andrà in onda la replica del sabato pomeriggio per lasciare spazio allo sport, ma è sempre possibile interagire con la redazione del programma attraverso la mail redazione.oltreledifferenze@gmail.com, la pagina fan su Facebook e il blog www.oltreledifferenze.wordpress.com dove sono archiviate tutte le puntate già andate in onda.
fonte redazione di "Oltre le Differenze"
mercoledì 19 novembre 2014
Florence Queer Festival, la grande festa del cinema "lgbt" Il regista Eytan Fox e la drag performer Cybersissy tra gli ospiti della 12 edizione della kermesse
Un cartellone densissimo, con una lunga carrellata di ospiti in cui spiccano il regista israeliano Eytan Fox, ma anche Ernst Ostertag e Robi Rapp, protagonisti della vera storia raccontata da "Der Kreis" di Stefan Haupt, film vincitore nella sezione documentari all'ultima Berlinale che ricostruisce l'epopea del primo club gay di Zurigo, nonché precursore del genere in Europa.
E ancora Cybersissy, artista e performer drag, con le sue incredibili parrucche in mostra allo Ied, e i cineasti Tim Lienhard, Thérèse Clerc, Sara Basilone, Luigi Caiffa. Torna da venerdì 21 a giovedì 27 all'Odeon, nell'ambito della "Cinquanta giorni di cinema internazionale a Firenze", l'appuntamento con il Florence Queer Festival, manifestazione dedicata al cinema - ma anche al teatro, all'arte e alla letteratura - "Lgbtiq" (acronimo per "lesbo, gay, bisexual, transgender, intersex e questioning") diretta da Bruno Casini e Roberta Vannucci con Silvia Minnelli e giunta alla sua dodicesima edizione.
Oltre trenta i titoli, quindici dei quali in concorso, presenti nell'articolato programma della rassegna che prevede anche due contest per corti ("Videoqueer" e "Se hai la testa fai il test", quest'ultimo sul tema della prevenzione dell'Hiv) e una retrospettiva dedicata proprio a Eytan Fox, atteso alla serata inaugurale (venerdì 21 alle 21) con il suo ultimo lavoro, "Cupcakes", esilarante commedia musicale che celebra l'amore, l'amicizia e la gioia di vivere. Fox - di cui saranno proiettati anche "Yossi", "Yossi and Jagger", "Mary Lou", "Walk on Water", tutti lungometraggi mai o poco visti in Italia - sarà poi protagonista di un incontro a ingresso libero domenica 23 alle 11.30 con Bruce Edelstein della New York University.
Sempre il giorno dell'inaugurazione è in programma anche "This is Plastic!" di Patrizio Saccò, viaggio nel club milanese mecca dell'underground, dal quale sono passati Andy Warhol, Vincent Gallo, Madonna o Vivienne Westwood. Tra i titoli da non perdere, oltre al già citato "The Kreis" (il 23 alle 21 e, in replica, il 26 alle 18.30), vi sono poi "Pierrot Lunaire" del visionario regista canadese Bruce LaBruce, fra musiche di Schönberg e versi di Albert Giraud (sabato 22 alle 23.45), il documentario "Global Gay: the next frontier in human rights" di Frédéric Martel e Rémi Lainé, sul movimento globale per i diritti degli omosessuali (in anteprima italiana mercoledì 26 alle 18.30), "One Zero One" di Tim Lienhard, ibrido fra documentario e performance dal vivo sulla vita delle drag Cybersissy e BayBjane (il 22 alle 19), "Giò Stajano. Siamo tutti figli di Dio" di Luigi Caiffa, sulla vita del primo omosessuale dichiarato in Italia, scomparsa nel 2011 (il 23 alle 18.15), "Violette Leduc" di Esther Hoffenbnerg, sulla scrittrice iconoclasta degli anni Cinquanta (il 23 alle 18.30) e come film di chiusura, il 27 alle 22.30 in anteprima europea, "Helicopter Mum" di Salomé Breziner, storia di una mamma amorevole ma invadente, interpretata da Nia Vardalos (attrice e sceneggiatrice de "Il mio grosso grasso matrimonio greco") e del figlio diciassettenne Lloyd, ancora indeciso sulla propria identità.
In occasione della Giornata mondiale contro la transfobia del 20 novembre, inoltre, saranno presentati nel corso del festival tre film dedicati a questo tema: il documentario "Purple Skies" di Sridhar Rangayan, sull'emarginazione e la violenza subite in India dalle donne lesbiche, bisessuali o transessuali (il 25 alle 18 in anteprima europea); "Boy meets girl" di Eric Schaeffer, commedia struggente e romantica interpretata da Michael Welch (già protagonista di "Twilight") che affronta il passaggio all'età adulta (il 22 alle 21 in anteprima europea) e "Favolose: storie in passerella!" di Luca Oliviero, con le voci e i racconti delle protagoniste di un concorso di bellezza sui generis (il 27 alle 17 alla presenza di Regina Satariano, presidente del consultorio transgenere di Torre del Lago).
Ancora, un focus sui diritti umani, mercoledì 26 in collaborazione col Robert F. Kennedy Center, mostre e presentazioni di libri.
Programma completo su www.florencewueerfestival.it; biglietti da 5 a 10 euro.
fonte http://firenze.repubblica.it/ di GAIA RAU
E ancora Cybersissy, artista e performer drag, con le sue incredibili parrucche in mostra allo Ied, e i cineasti Tim Lienhard, Thérèse Clerc, Sara Basilone, Luigi Caiffa. Torna da venerdì 21 a giovedì 27 all'Odeon, nell'ambito della "Cinquanta giorni di cinema internazionale a Firenze", l'appuntamento con il Florence Queer Festival, manifestazione dedicata al cinema - ma anche al teatro, all'arte e alla letteratura - "Lgbtiq" (acronimo per "lesbo, gay, bisexual, transgender, intersex e questioning") diretta da Bruno Casini e Roberta Vannucci con Silvia Minnelli e giunta alla sua dodicesima edizione.
Oltre trenta i titoli, quindici dei quali in concorso, presenti nell'articolato programma della rassegna che prevede anche due contest per corti ("Videoqueer" e "Se hai la testa fai il test", quest'ultimo sul tema della prevenzione dell'Hiv) e una retrospettiva dedicata proprio a Eytan Fox, atteso alla serata inaugurale (venerdì 21 alle 21) con il suo ultimo lavoro, "Cupcakes", esilarante commedia musicale che celebra l'amore, l'amicizia e la gioia di vivere. Fox - di cui saranno proiettati anche "Yossi", "Yossi and Jagger", "Mary Lou", "Walk on Water", tutti lungometraggi mai o poco visti in Italia - sarà poi protagonista di un incontro a ingresso libero domenica 23 alle 11.30 con Bruce Edelstein della New York University.
Sempre il giorno dell'inaugurazione è in programma anche "This is Plastic!" di Patrizio Saccò, viaggio nel club milanese mecca dell'underground, dal quale sono passati Andy Warhol, Vincent Gallo, Madonna o Vivienne Westwood. Tra i titoli da non perdere, oltre al già citato "The Kreis" (il 23 alle 21 e, in replica, il 26 alle 18.30), vi sono poi "Pierrot Lunaire" del visionario regista canadese Bruce LaBruce, fra musiche di Schönberg e versi di Albert Giraud (sabato 22 alle 23.45), il documentario "Global Gay: the next frontier in human rights" di Frédéric Martel e Rémi Lainé, sul movimento globale per i diritti degli omosessuali (in anteprima italiana mercoledì 26 alle 18.30), "One Zero One" di Tim Lienhard, ibrido fra documentario e performance dal vivo sulla vita delle drag Cybersissy e BayBjane (il 22 alle 19), "Giò Stajano. Siamo tutti figli di Dio" di Luigi Caiffa, sulla vita del primo omosessuale dichiarato in Italia, scomparsa nel 2011 (il 23 alle 18.15), "Violette Leduc" di Esther Hoffenbnerg, sulla scrittrice iconoclasta degli anni Cinquanta (il 23 alle 18.30) e come film di chiusura, il 27 alle 22.30 in anteprima europea, "Helicopter Mum" di Salomé Breziner, storia di una mamma amorevole ma invadente, interpretata da Nia Vardalos (attrice e sceneggiatrice de "Il mio grosso grasso matrimonio greco") e del figlio diciassettenne Lloyd, ancora indeciso sulla propria identità.
In occasione della Giornata mondiale contro la transfobia del 20 novembre, inoltre, saranno presentati nel corso del festival tre film dedicati a questo tema: il documentario "Purple Skies" di Sridhar Rangayan, sull'emarginazione e la violenza subite in India dalle donne lesbiche, bisessuali o transessuali (il 25 alle 18 in anteprima europea); "Boy meets girl" di Eric Schaeffer, commedia struggente e romantica interpretata da Michael Welch (già protagonista di "Twilight") che affronta il passaggio all'età adulta (il 22 alle 21 in anteprima europea) e "Favolose: storie in passerella!" di Luca Oliviero, con le voci e i racconti delle protagoniste di un concorso di bellezza sui generis (il 27 alle 17 alla presenza di Regina Satariano, presidente del consultorio transgenere di Torre del Lago).
Ancora, un focus sui diritti umani, mercoledì 26 in collaborazione col Robert F. Kennedy Center, mostre e presentazioni di libri.
Programma completo su www.florencewueerfestival.it; biglietti da 5 a 10 euro.
fonte http://firenze.repubblica.it/ di GAIA RAU
martedì 18 novembre 2014
Lgbt: A Taranto per la prima volta il “TRANSGENDER DAY OF REMEMBRANCE” il 20 novembre nell’auditorium del SS. Annunziata
CON IL “TRANSGENDER DAY OF REMEMBRANCE” SI PRESENTA LA NUOVA ASSOCIAZIONE DI VOLONTARIATO “T GENUS - MAGNA GRECIA” PER UNA NUOVA IDEA DI TRANSESSUALITÀ
Per la prima volta in assoluto, il 20 novembre prossimo verrà accesa la candela del TDoR (Transgender Day of Remembrance), la Giornata Mondiale contro la Trasfobia con cui da anni in tutto il mondo si commemorano le vittime di questa forma di discriminazione.
L’iniziativa è nata sul web per ricordare l’assassinio di Rita Hester, una transgender americana uccisa nel 1998 ad Allston, nel Massachusetts: già l’anno successivo venne organizzata a San Francisco a una grande veglia a lume di candela per ricordare lei e tutti i morti per transfobia, e da allora il 20 novembre di ogni anno le iniziative TDoR, sempre con simbolo una candela accesa, si sono via via moltiplicate in numerosi paesi di tutto il mondo.
A Taranto il TDoR (Transgender Day of Remembrance) sarà celebrato per la prima volta dall’associazione “T Genus - Magna Grecia”, in particolare organizzando il convegno “L’importanza della psicoterapia nel percorso verso sé stessi”; la manifestazione, sostenuta dal Centro Servizi Volontariato nell’ambito del “Regolamento Patrocini 2014”, si terrà giovedì prossimo, dalle ore 16.30 alle 19.00, nell’Auditorium del Padiglione Vinci dell’Ospedale SS. Annunziata.
Saranno trattati temi delicati inerenti il cambiamento di genere, come il percorso psicologico e l'iter legale, regolamentato ancora oggi dalla ormai obsoleta Legge n.164/82; interverranno Luca Quagliarella, psicoterapeuta del Policlinico di Bari, Barbara Gambillara, consigliera provinciale di Parità, Antonella Palmitesta, psicosessuologa e presidente dell’associazione N.U.D.I., Marina Venezia, coordinatore regionale Giustizia per i diritti-CittadinanzAttiva, e la psicologa Lucia Lacarbonara.
I lavori saranno coordinati da Miky Formisano, presidente dell’associazione “T Genus - Magna Grecia” che, costituita nello scorso aprile, è attiva per la tutela dei diritti delle persone transessuali e transgender.
Presentando l’iniziativa Miky Formisano ha spiegato che «T Genus è formata da persone, attive sul nostro territorio, che vogliono rivendicare una nuova idea positiva di transessualità priva di vittimismi, soprattutto non più legata al mondo della prostituzione, una piaga purtroppo ancora presente, o al travestitismo. Una nuova immagine di transessualità, un volto nuovo, fresco, autentico, vero e fuori da stereotipi che ci vogliono ancora vittime di una società di cui oggi facciamo invece parte integrante».
fonte http://www.agoramagazine.it Scritto da redazione cultura
Per la prima volta in assoluto, il 20 novembre prossimo verrà accesa la candela del TDoR (Transgender Day of Remembrance), la Giornata Mondiale contro la Trasfobia con cui da anni in tutto il mondo si commemorano le vittime di questa forma di discriminazione.
L’iniziativa è nata sul web per ricordare l’assassinio di Rita Hester, una transgender americana uccisa nel 1998 ad Allston, nel Massachusetts: già l’anno successivo venne organizzata a San Francisco a una grande veglia a lume di candela per ricordare lei e tutti i morti per transfobia, e da allora il 20 novembre di ogni anno le iniziative TDoR, sempre con simbolo una candela accesa, si sono via via moltiplicate in numerosi paesi di tutto il mondo.
A Taranto il TDoR (Transgender Day of Remembrance) sarà celebrato per la prima volta dall’associazione “T Genus - Magna Grecia”, in particolare organizzando il convegno “L’importanza della psicoterapia nel percorso verso sé stessi”; la manifestazione, sostenuta dal Centro Servizi Volontariato nell’ambito del “Regolamento Patrocini 2014”, si terrà giovedì prossimo, dalle ore 16.30 alle 19.00, nell’Auditorium del Padiglione Vinci dell’Ospedale SS. Annunziata.
Saranno trattati temi delicati inerenti il cambiamento di genere, come il percorso psicologico e l'iter legale, regolamentato ancora oggi dalla ormai obsoleta Legge n.164/82; interverranno Luca Quagliarella, psicoterapeuta del Policlinico di Bari, Barbara Gambillara, consigliera provinciale di Parità, Antonella Palmitesta, psicosessuologa e presidente dell’associazione N.U.D.I., Marina Venezia, coordinatore regionale Giustizia per i diritti-CittadinanzAttiva, e la psicologa Lucia Lacarbonara.
I lavori saranno coordinati da Miky Formisano, presidente dell’associazione “T Genus - Magna Grecia” che, costituita nello scorso aprile, è attiva per la tutela dei diritti delle persone transessuali e transgender.
Presentando l’iniziativa Miky Formisano ha spiegato che «T Genus è formata da persone, attive sul nostro territorio, che vogliono rivendicare una nuova idea positiva di transessualità priva di vittimismi, soprattutto non più legata al mondo della prostituzione, una piaga purtroppo ancora presente, o al travestitismo. Una nuova immagine di transessualità, un volto nuovo, fresco, autentico, vero e fuori da stereotipi che ci vogliono ancora vittime di una società di cui oggi facciamo invece parte integrante».
fonte http://www.agoramagazine.it Scritto da redazione cultura
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Lgbt Arte: A Firenze "Omaggio al Maestro Piero Tosi" in mostra a Palazzo Pitti i costumi di scena di Maria Callas e Romy Schneider
Dal 1° ottobre 2014 fino all’11 gennaio 2015 la Galleria del Costume di Palazzo Pitti ospita la mostra dedicata a Piero Tosi nell’anno del conseguimento del premio Oscar onorario alla carriera con la seguente motivazione “Piero Tosi, un visionario i cui incomparabili costumi superano il tempo facendo vivere l’arte nei film”.
Il Maestro ha lavorato per anni come costumista teatrale, poi affermandosi soprattutto nel cinema a fianco di grandi registi fra i quali vanno ricordati Luchino Visconti ed altri che hanno contribuito a fare la storia del cinema italiano come Vittorio De Sica, Federico Fellini, Mauro Bolognini, Liliana Cavani, Franco Zeffirelli e Pier Paolo Pasolini.
Tosi si è avvalso di sartorie teatrali di prestigio, come quella di Umberto Tirelli,con la quale collabora ancor oggi a distanza di anni dalla scomparsa di quest’ultimo.
La mostra, dal titolo “Omaggio al Maestro Piero Tosi. L’arte dei costumi di scena dalla Donazione Tirelli”, propone una quindicina di abiti di scena di Piero Tosi; questi sono esposti nella sala da ballo del museo, nell’allestimento coordinato dall’architetto Mauro Linari, e costituiscono un nucleo di grande importanza storica e di innegabile fascino della ricca donazione fatta da Umberto Tirelli alla Galleria del Costume nel 1986, comprendente abiti storici e costumi teatrali e cinematografici.
“Questa selezione di abiti di scena tratti dalla Donazione Tirelli – come afferma il Soprintendente per il Polo Museale Fiorentino, Cristina Acidini – non solo rappresenta la nota creatività di Tosi in una varietà di epoche e di tipologie, ma ci porta attraverso i migliori film dei più grandi registi italiani del Novecento”. Tra i costumi di scena disegnati da Tosi che è possibile ammirare in mostra ricordiamo Medea (film: Medea, regia di Pier Paolo Pasolini, interprete: Maria Callas), Elisabetta (Sissi) (film: Ludwig, regia di Luchino Visconti, interprete: Romy Schneider), Giuliana Hermil (film: L’innocente, regia di Luchino Visconti, interprete: Laura Antonelli); questi due ultimi sono frutto del sodalizio con Luchino Visconti che diede vita a veri e propri capolavori fondati su un rigore filologico perfetto, “al quale sono complementari – come spiega la Direttrice della Galleria del Costume, Caterina Chiarelli -, svelando la complessità di espressione del Maestro, l’inventiva e la creatività sprigionata dai personaggi atavici, quasi tribali nel film Medea”.
La mostra, chiusa ogni primo e ultimo lunedì del mese, sarà visitabile dalle 8.15 alle 18.30 nel mese di ottobre, e dalle 8.15 alle 16.30 da novembre a gennaio.
L’ingresso al museo è gratuito fino a 18 anni; dai 18 ai 25 anni è ridotto; gli adulti pagano il biglietto d’ingresso. Un’opportunità per le famiglie Domenica 12 ottobre 2014, in occasione della “Giornata Nazionale delle Famiglie al Museo”, la Sezione Didattica del Polo Museale Fiorentino e la Galleria del Costume di Palazzo Pitti, propongono una serie di visite alla mostra “Omaggio al maestro Piero Tosi.
L’arte dei costumi di scena dalla Donazione Tirelli”. L’occasione offrirà alle famiglie e ai loro bambini la possibilità di partecipare a un percorso alla scoperta degli abiti creati per attori di cinema e teatro dalle abili mani di Piero Tosi, costumista, artista e poeta che con la sua arte riuscì a “vestire i sogni”. Le visite si terranno alle ore 10 e alle ore 11.30 con accompagnamento didattico gratuito, ingresso con il biglietto d’accesso alla Galleria del Costume.
La prenotazione è obbligatoria ed è possibile a partire da mercoledì 1° ottobre, presso Sezione Didattica (via della Ninna 5, a Firenze), telefonando al numero 055-284272 oppure scrivendo un’email all’indirizzo didattica@polomuseale.firenze.it. Per ogni visita è previsto un numero massimo di 15 bambini.
"Omaggio al Maestro Piero Tosi. L’ arte dei costumi di scena dalla Donazione Tirelli"
1° ottobre 2014 – 11 gennaio 2015 - Galleria della Moda e del Costume Palazzo Pitti Firenze
Telefono per info: +39 055 3693407 - E-Mail info: firenzemusei@operalaboratori.com
Sito ufficiale: http://www.polomuseale.firenze.it
fonte http://www.gonews.it Fonte: Ufficio Comunicazione Opera Laboratori Fiorentini
Il Maestro ha lavorato per anni come costumista teatrale, poi affermandosi soprattutto nel cinema a fianco di grandi registi fra i quali vanno ricordati Luchino Visconti ed altri che hanno contribuito a fare la storia del cinema italiano come Vittorio De Sica, Federico Fellini, Mauro Bolognini, Liliana Cavani, Franco Zeffirelli e Pier Paolo Pasolini.
Tosi si è avvalso di sartorie teatrali di prestigio, come quella di Umberto Tirelli,con la quale collabora ancor oggi a distanza di anni dalla scomparsa di quest’ultimo.
La mostra, dal titolo “Omaggio al Maestro Piero Tosi. L’arte dei costumi di scena dalla Donazione Tirelli”, propone una quindicina di abiti di scena di Piero Tosi; questi sono esposti nella sala da ballo del museo, nell’allestimento coordinato dall’architetto Mauro Linari, e costituiscono un nucleo di grande importanza storica e di innegabile fascino della ricca donazione fatta da Umberto Tirelli alla Galleria del Costume nel 1986, comprendente abiti storici e costumi teatrali e cinematografici.
“Questa selezione di abiti di scena tratti dalla Donazione Tirelli – come afferma il Soprintendente per il Polo Museale Fiorentino, Cristina Acidini – non solo rappresenta la nota creatività di Tosi in una varietà di epoche e di tipologie, ma ci porta attraverso i migliori film dei più grandi registi italiani del Novecento”. Tra i costumi di scena disegnati da Tosi che è possibile ammirare in mostra ricordiamo Medea (film: Medea, regia di Pier Paolo Pasolini, interprete: Maria Callas), Elisabetta (Sissi) (film: Ludwig, regia di Luchino Visconti, interprete: Romy Schneider), Giuliana Hermil (film: L’innocente, regia di Luchino Visconti, interprete: Laura Antonelli); questi due ultimi sono frutto del sodalizio con Luchino Visconti che diede vita a veri e propri capolavori fondati su un rigore filologico perfetto, “al quale sono complementari – come spiega la Direttrice della Galleria del Costume, Caterina Chiarelli -, svelando la complessità di espressione del Maestro, l’inventiva e la creatività sprigionata dai personaggi atavici, quasi tribali nel film Medea”.
La mostra, chiusa ogni primo e ultimo lunedì del mese, sarà visitabile dalle 8.15 alle 18.30 nel mese di ottobre, e dalle 8.15 alle 16.30 da novembre a gennaio.
L’ingresso al museo è gratuito fino a 18 anni; dai 18 ai 25 anni è ridotto; gli adulti pagano il biglietto d’ingresso. Un’opportunità per le famiglie Domenica 12 ottobre 2014, in occasione della “Giornata Nazionale delle Famiglie al Museo”, la Sezione Didattica del Polo Museale Fiorentino e la Galleria del Costume di Palazzo Pitti, propongono una serie di visite alla mostra “Omaggio al maestro Piero Tosi.
L’arte dei costumi di scena dalla Donazione Tirelli”. L’occasione offrirà alle famiglie e ai loro bambini la possibilità di partecipare a un percorso alla scoperta degli abiti creati per attori di cinema e teatro dalle abili mani di Piero Tosi, costumista, artista e poeta che con la sua arte riuscì a “vestire i sogni”. Le visite si terranno alle ore 10 e alle ore 11.30 con accompagnamento didattico gratuito, ingresso con il biglietto d’accesso alla Galleria del Costume.
La prenotazione è obbligatoria ed è possibile a partire da mercoledì 1° ottobre, presso Sezione Didattica (via della Ninna 5, a Firenze), telefonando al numero 055-284272 oppure scrivendo un’email all’indirizzo didattica@polomuseale.firenze.it. Per ogni visita è previsto un numero massimo di 15 bambini.
"Omaggio al Maestro Piero Tosi. L’ arte dei costumi di scena dalla Donazione Tirelli"
1° ottobre 2014 – 11 gennaio 2015 - Galleria della Moda e del Costume Palazzo Pitti Firenze
Telefono per info: +39 055 3693407 - E-Mail info: firenzemusei@operalaboratori.com
Sito ufficiale: http://www.polomuseale.firenze.it
fonte http://www.gonews.it Fonte: Ufficio Comunicazione Opera Laboratori Fiorentini
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lunedì 17 novembre 2014
Lgbt: Perugia il prof che picchia l’alunno 14enne e gli dice «Essere gay è brutto»
Il ragazzo replica alla frase omofoba del docente e questi lo attacca con calci e pugni.
In attesa di indagini, il ragazzo è stato spostato in un’altra sezione
Picchiato a scuola e insultato da un professore. Il fatto è stato denunciato alla polizia dalla famiglia di uno studente 14enne che frequenta un istituto della provincia di Perugia.
“Il Giornale dell’Umbria” riporta che l’episodio si è svolto la settimana scorsa durante una lezione: secondo il racconto del ragazzo, suffragato dalla testimonianza di tre compagni di scuola, il professore avrebbe pronunciato la frase «essere gay è una brutta malattia», guardando fisso lo studente e in seguito chiamandolo per nome e cognome. In seguito, rispondendo a una domanda del giovane, avrebbe rincarato la dose: «Certo che dico a te, è brutto essere gay. Tu ne sai qualcosa».
Il professore avrebbe poi perso le staffe alla reazione contrariata del ragazzo che avrebbe risposto: «Sicuramente, da quando conosco lei».
Testimoni e il 14enne riferiscono di due calci alle gambe sferrati dal docente all’alunno , due pugni alla spalla e una lunga e pericolosa stretta al collo.
Il racconto del ragazzo in famiglia e la querela
All’inizio il 14enne interrogato sui fatti dalla coordinatrice di classe, non vuole parlare e anche una volta rincasato si mostra titubante. I genitori insistono quando lo vedono zoppicare e alla fine lui, tra lacrime di dolore e rabbia, racconta tutto e viene accompagnato in ospedale.
Al nosocomio gli riscontrano un grosso ematoma alla coscia (giudicato guaribile in cinque giorni) e dopo la segnalazione obbligatoria dell’ospedale, i genitori si recano alla polizia.
I genitori si sono affidati ad un legale ed hanno proceduto a depositare una querela, riservandosi ogni azione a tutela del figlio.
In attesa degli accertamenti la preside dell’istituto ha deciso di spostare il ragazzo di sezione in modo che non possa più incontrare il professore.
fonte http://www.corriere.it di Redazione Online
In attesa di indagini, il ragazzo è stato spostato in un’altra sezione
Picchiato a scuola e insultato da un professore. Il fatto è stato denunciato alla polizia dalla famiglia di uno studente 14enne che frequenta un istituto della provincia di Perugia.
“Il Giornale dell’Umbria” riporta che l’episodio si è svolto la settimana scorsa durante una lezione: secondo il racconto del ragazzo, suffragato dalla testimonianza di tre compagni di scuola, il professore avrebbe pronunciato la frase «essere gay è una brutta malattia», guardando fisso lo studente e in seguito chiamandolo per nome e cognome. In seguito, rispondendo a una domanda del giovane, avrebbe rincarato la dose: «Certo che dico a te, è brutto essere gay. Tu ne sai qualcosa».
Il professore avrebbe poi perso le staffe alla reazione contrariata del ragazzo che avrebbe risposto: «Sicuramente, da quando conosco lei».
Testimoni e il 14enne riferiscono di due calci alle gambe sferrati dal docente all’alunno , due pugni alla spalla e una lunga e pericolosa stretta al collo.
Il racconto del ragazzo in famiglia e la querela
All’inizio il 14enne interrogato sui fatti dalla coordinatrice di classe, non vuole parlare e anche una volta rincasato si mostra titubante. I genitori insistono quando lo vedono zoppicare e alla fine lui, tra lacrime di dolore e rabbia, racconta tutto e viene accompagnato in ospedale.
Al nosocomio gli riscontrano un grosso ematoma alla coscia (giudicato guaribile in cinque giorni) e dopo la segnalazione obbligatoria dell’ospedale, i genitori si recano alla polizia.
I genitori si sono affidati ad un legale ed hanno proceduto a depositare una querela, riservandosi ogni azione a tutela del figlio.
In attesa degli accertamenti la preside dell’istituto ha deciso di spostare il ragazzo di sezione in modo che non possa più incontrare il professore.
fonte http://www.corriere.it di Redazione Online
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Lgbt: Laura Pausini ospite all'edizione spagnola di "C'è posta per te" un momento toccante con protagonista un giovane ragazzo transessuale
Non è la prima volta che Laura Pausini si trova al centro delle notizie LGBT della settimana, ma questa volta, per fortuna, non è per denunciare qualche crimine d'odio o combattere l'omofobia direttamente sulle pagine Facebook e in concerto: è successo tutto all'edizione spagnola di C'è posta per te, Hay una cosa que te quiero decir, dove la cantante è stata protagonista di una sorpresa davvero bella a Hugo, ragazzo transessuale FTM,, prima donna, innamorato follemente di lei e della sua musica.
Sfortunatamente i video non sono stati pubblicati su YouTube, quindi potrete vederli tutti AL LINK:
http://www.telecinco.es/hayunacosaquetequierodecir/programas/programa-116-12-11-14/Laura-Pausini-Conectamos-traves-musica_0_1891050573.html
Si tratta di filmati davvero commoventi, visto che il ragazzo ha ammesso di essere profondamente legato a Laura, perché proprio lei è stata uno dei suoi grandi punti di riferimento nel difficile periodo di cambiamento che l'ha visto protagonista. Preparatevi a una storia stupenda, insomma, da vedere e ascoltare senza interruzioni.
"Tu eri davvero tutto per me - queste, le parole di Hugo quando ha visto la busta aprirsi -. Sei stata la mia confidente, il mio rifugio e la mia protezione, una specie di amica migliore che mi ha aiutato e mi è stata vicina nei momenti più difficili".
fonte http://www.queerblog.it/Scritto da Mik
Sfortunatamente i video non sono stati pubblicati su YouTube, quindi potrete vederli tutti AL LINK:
http://www.telecinco.es/hayunacosaquetequierodecir/programas/programa-116-12-11-14/Laura-Pausini-Conectamos-traves-musica_0_1891050573.html
Si tratta di filmati davvero commoventi, visto che il ragazzo ha ammesso di essere profondamente legato a Laura, perché proprio lei è stata uno dei suoi grandi punti di riferimento nel difficile periodo di cambiamento che l'ha visto protagonista. Preparatevi a una storia stupenda, insomma, da vedere e ascoltare senza interruzioni.
"Tu eri davvero tutto per me - queste, le parole di Hugo quando ha visto la busta aprirsi -. Sei stata la mia confidente, il mio rifugio e la mia protezione, una specie di amica migliore che mi ha aiutato e mi è stata vicina nei momenti più difficili".
fonte http://www.queerblog.it/Scritto da Mik
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Al Centro Culturale Candiani di Mestre un "Focus on Daniele Sartori" retrospettiva dei corti queer più interessanti dell’artista veneziano
Mercoledì 26 novembre 2014 il Centro Culturale Candiani di Mestre, in collaborazione con l’ Ass. Cult. Mismomatic e Segnoperenne, presenta “Focus on Daniele Sartori”, una breve retrospettiva dedicata ai corti queer più interessanti dell’artista veneziano.
A partire dalle ore 18.30, presso la Sala Conferenze al IV° piano, saranno proiettati “L’appuntamento”, “Doris Ortiz”, “What about Alice?” e il nuovo “Contatto forzato”, girato interamente a Forte Carpenedo di Mestre e in questi giorni in concorso al XII° Florence Queer Festival.
L’evento è curato dall’Artista Adolfina De Stefani, la presentazione critica è affidata a Gaetano Salerno e in sala interverranno il cast artistico e tecnico delle opere.
La durata della proiezione è di 70 min. c.a., l’ingresso è libero.
Il Centro Culturale Candiani è in Piazzale Candiani 7 a Venezia Mestre.
Telefono 041-2386111. Mail candiani@comune.venezia.it
A QUESTO LINK MAGGIORI DETTAGLI DELLE OPERE:
http://lostinvauxhall.com/2014/11/15/focus-on-daniele-sartori-al-centro-culturale-candiani-una-retrospettiva-dedicata-al-regista-veneziano/
fonte Comunicato Stampa Lost in Vauxhall
A partire dalle ore 18.30, presso la Sala Conferenze al IV° piano, saranno proiettati “L’appuntamento”, “Doris Ortiz”, “What about Alice?” e il nuovo “Contatto forzato”, girato interamente a Forte Carpenedo di Mestre e in questi giorni in concorso al XII° Florence Queer Festival.
L’evento è curato dall’Artista Adolfina De Stefani, la presentazione critica è affidata a Gaetano Salerno e in sala interverranno il cast artistico e tecnico delle opere.
La durata della proiezione è di 70 min. c.a., l’ingresso è libero.
Il Centro Culturale Candiani è in Piazzale Candiani 7 a Venezia Mestre.
Telefono 041-2386111. Mail candiani@comune.venezia.it
A QUESTO LINK MAGGIORI DETTAGLI DELLE OPERE:
http://lostinvauxhall.com/2014/11/15/focus-on-daniele-sartori-al-centro-culturale-candiani-una-retrospettiva-dedicata-al-regista-veneziano/
fonte Comunicato Stampa Lost in Vauxhall
sabato 15 novembre 2014
Lgbt Eventi: ”Jane Austen a Firenze” una mostra di Alessandro Fullin al Florence Queer Festival dal 16 al 30 Novembre
Il Florence Queer Festival
presenta ”Jane Austen a Firenze”
una mostra di Alessandro Fullin
Ireos via de’ Serragli 3, Firenze
Vernissage: 16 novembre 2014 ore 19.00
Finissage: 30 novembre 2014 ore 19.00 Ingresso libero
Jane Austen, la celebre scrittrice inglese, non è mai stata a Firenze. Per la precisione, non è mai stata in Italia: bisognerà infatti aspettare qualche anno prima che le signorine britanniche, armate della celebre guida Baedeker, intraprendano il loro Gran Tour nella penisola, alla ricerca di marmi romani e dei loro aitanti discendenti.
Per rimediare a questa “svista” biografica, Alessandro Fullin porta a Firenze i suoi minuscoli quadri (cm. 20×20) della serie “Jane Austen“: nature morte monocromatiche che raccontano gli oggetti oggi in pericolo grazie alle mail e l’ipod. Libri, lettere, fogli di carta: una biblioteca romantica fuori tempo massimo.
Accanto a questi lavori non mancano le lugubri “Clothbrush” o i cinematografici “Super Friedrich” e i “San Sebastiano“, icona sacra diventata, da Guido Reni in poi, anche gay.
La mostra inaugura alle ore 19.00 alla presenza dell’artista. Alle 19.30 si terrà “La visita guidata alle Opere e ai Fantasmi” e, a seguire, la presentazione dell’ultimo libro di Alessandro Fullin “Panico Botanico” (Cairo Editore). Un romanzo sorprendente, venato di humor e aforismi folgoranti, in un mondo declinato tutto al femminile, tra ambientazioni bucoliche surreali e passioni che stravolgono il cuore.
Il Florence Queer Festival è organizzato dall’associazione Ireos – Centro Servizi Autogestiti per la Comunità Queer di Firenze, in collaborazione con Arcilesbica Firenze e Music Pool, con il contributo di Fondazione Sistema Toscana – Mediateca Regionale e il patrocinio del Comune di Firenze. Il festival è inserito nel cartellone della 50 giorni di cinema internazionale a Firenze di F.S.T. -Mediateca regionale toscana. Direzione artistica Bruno Casini e Roberta Vannucci, organizzazione generale Silvia Minelli, selezione e programmazione Susan Sabatini, consulenti al festival Paolo Baldi e Massimo Poccianti.
Ireos – Via de’ Serragli, 3 – Firenze t. 055 216907
info@florencequeerfestival.it - silvia@florencequeerfestival.it - www.florencequeerfestival.it
fonte http://www.taxidrivers.it by RàRò
presenta ”Jane Austen a Firenze”
una mostra di Alessandro Fullin
Ireos via de’ Serragli 3, Firenze
Vernissage: 16 novembre 2014 ore 19.00
Finissage: 30 novembre 2014 ore 19.00 Ingresso libero
Jane Austen, la celebre scrittrice inglese, non è mai stata a Firenze. Per la precisione, non è mai stata in Italia: bisognerà infatti aspettare qualche anno prima che le signorine britanniche, armate della celebre guida Baedeker, intraprendano il loro Gran Tour nella penisola, alla ricerca di marmi romani e dei loro aitanti discendenti.
Per rimediare a questa “svista” biografica, Alessandro Fullin porta a Firenze i suoi minuscoli quadri (cm. 20×20) della serie “Jane Austen“: nature morte monocromatiche che raccontano gli oggetti oggi in pericolo grazie alle mail e l’ipod. Libri, lettere, fogli di carta: una biblioteca romantica fuori tempo massimo.
Accanto a questi lavori non mancano le lugubri “Clothbrush” o i cinematografici “Super Friedrich” e i “San Sebastiano“, icona sacra diventata, da Guido Reni in poi, anche gay.
La mostra inaugura alle ore 19.00 alla presenza dell’artista. Alle 19.30 si terrà “La visita guidata alle Opere e ai Fantasmi” e, a seguire, la presentazione dell’ultimo libro di Alessandro Fullin “Panico Botanico” (Cairo Editore). Un romanzo sorprendente, venato di humor e aforismi folgoranti, in un mondo declinato tutto al femminile, tra ambientazioni bucoliche surreali e passioni che stravolgono il cuore.
Il Florence Queer Festival è organizzato dall’associazione Ireos – Centro Servizi Autogestiti per la Comunità Queer di Firenze, in collaborazione con Arcilesbica Firenze e Music Pool, con il contributo di Fondazione Sistema Toscana – Mediateca Regionale e il patrocinio del Comune di Firenze. Il festival è inserito nel cartellone della 50 giorni di cinema internazionale a Firenze di F.S.T. -Mediateca regionale toscana. Direzione artistica Bruno Casini e Roberta Vannucci, organizzazione generale Silvia Minelli, selezione e programmazione Susan Sabatini, consulenti al festival Paolo Baldi e Massimo Poccianti.
Ireos – Via de’ Serragli, 3 – Firenze t. 055 216907
info@florencequeerfestival.it - silvia@florencequeerfestival.it - www.florencequeerfestival.it
fonte http://www.taxidrivers.it by RàRò
lunedì 10 novembre 2014
Lgbt Libri: "La ragazza indossava Dior" Storia (a fumetti) della Maison creata da Monsieur Dior
È il 12 febbraio 1947, a Parigi ci sono -6 gradi ed eleganti signore in fila davanti al numero 30 di Avenue Montaigne.
Sta per iniziare la nuova storia della moda.
Sta per nascere il "new look".
Un uomo sta per diventare una leggenda dell'haute couture.
È il giorno della prima sfilata dello stilista Christian Dior.
Questo l'incipit di una storia da leggere, ammirare e sfogliare (per sognare) attraverso le pagine e le illustrazioni del libro
"La Ragazza indossava Dior", edito da BAO Publishing.
Una storia da sogno durata dieci anni, dal 1947 al 1957, che ha portato la Maison Dior nell’olimpo della moda mondiale, raccontata con il tratto elegante della fumettista francese Annie Goetzinger.
Protagonista assoluto Christian Dior. Ma ci sono anche le sue donne in atelier, sarte, costumiste e collaboratrici, le sue "ragazze", le muse-modelle, che lo accompagnano fedeli tra duro lavoro, ambizioni, successi e delusioni, il lusso e lo splendore delle passerelle. E poi le dive e il glamour da Rita Hayworth a Marlene Dietrich, comprese le più importanti nobildonne europee. Tra le tavole si riconosce anche Carmel Snow, redattrice di Vogue che consegnò alla storia la definizione di New Look, una vera rivoluzione della moda.
A guidarlo, il suo pensiero, attualissimo ed eterno come il suo stile:“La Moda, in questi tempi governati dalle macchine, è uno degli ultimi rifugi dell’umanità, della personalità, dell’inimitabile.”
fonte http://www.elle.it/ Désirée Paola Capozzo
Sta per iniziare la nuova storia della moda.
Sta per nascere il "new look".
Un uomo sta per diventare una leggenda dell'haute couture.
È il giorno della prima sfilata dello stilista Christian Dior.
Questo l'incipit di una storia da leggere, ammirare e sfogliare (per sognare) attraverso le pagine e le illustrazioni del libro
"La Ragazza indossava Dior", edito da BAO Publishing.
Una storia da sogno durata dieci anni, dal 1947 al 1957, che ha portato la Maison Dior nell’olimpo della moda mondiale, raccontata con il tratto elegante della fumettista francese Annie Goetzinger.
Protagonista assoluto Christian Dior. Ma ci sono anche le sue donne in atelier, sarte, costumiste e collaboratrici, le sue "ragazze", le muse-modelle, che lo accompagnano fedeli tra duro lavoro, ambizioni, successi e delusioni, il lusso e lo splendore delle passerelle. E poi le dive e il glamour da Rita Hayworth a Marlene Dietrich, comprese le più importanti nobildonne europee. Tra le tavole si riconosce anche Carmel Snow, redattrice di Vogue che consegnò alla storia la definizione di New Look, una vera rivoluzione della moda.
A guidarlo, il suo pensiero, attualissimo ed eterno come il suo stile:“La Moda, in questi tempi governati dalle macchine, è uno degli ultimi rifugi dell’umanità, della personalità, dell’inimitabile.”
fonte http://www.elle.it/ Désirée Paola Capozzo
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libri
giovedì 6 novembre 2014
Lgbt: La top model Lea T è la nuova musa di Redken 5th Avenue, sarà la prima modella transgender a rappresentare un’azienda del gruppo L’Oreal
Redken 5th Avenue presenta la sua nuova musa, la modella brasiliana molto attiva nelle campagne anti-bullismo.
Lea T farà il suo debutto con Redken a Gennaio 2015, comparendo nella campagna stampa e social della colorazione Chromatics, fotografata dal celebre fotografo di moda Matt Irwin.
Redken 5th Avenue presenta la sua nuova musa, la modella brasiliana molto attiva nelle campagne anti-bullismo Lea T.
Con il suo innegabile spirito, l’incredibile look e i sui splendidi capelli, Lea è una musa perfetta per Redken.
Oggi Lea T approda nell’olimpo delle muse e dei creatori di tendenze di Redken, raggiungendo la musicista Sky Ferreira, la fashion blogger Chiara Ferragni, il celebre hairstylist e leggenda del mondo della moda Guido Palau, e la colorista delle celebrities Tracey Cunningham.
"Lea T è una vera pioniera nel campo del beauty," afferma Shane Wolf, Global General Manager di Redken 5th Avenue. "Esprime la visione di Redken di una bellezza globale ed ha una percezione di sé e della bellezza assolutamente particolare.”
“Ognuno di noi ha la propria personalità, la propria bellezza, la propria vita,”
dice Lea T. “Mi piace lavorare con Redken perché come brand apprezza tutti i tipi di bellezza. Crede nell’individualità di ciascuno e penso che questo sia davvero importante.”
Una delle modelle più richieste a livello mondiale, Lea T è stata scoperta dal designer di Givenchy Riccardo Tisci e nel 2010 è diventata il volto del brand. È apparsa sulle riviste Vogue Paris, Vanity Fair, Vogue Brazil, Numero, W, Hercules, Interview, Cover e Love, nonché sulla copertina di Elle Brasil, e dell’edizione Primavera Estate 2011 di Love al fianco di una veterana del mondo della moda, Kate Moss.
Lea T farà il suo debutto con Redken a Gennaio 2015, comparendo nella campagna stampa e social della colorazione Chromatics, fotografata dal celebre fotografo di moda Matt Irwin.
fonte http://styleandfashion.blogosfere.it CaterinaDiIorgi- Foto by Twitter and Facebook
Lea T farà il suo debutto con Redken a Gennaio 2015, comparendo nella campagna stampa e social della colorazione Chromatics, fotografata dal celebre fotografo di moda Matt Irwin.
Redken 5th Avenue presenta la sua nuova musa, la modella brasiliana molto attiva nelle campagne anti-bullismo Lea T.
Con il suo innegabile spirito, l’incredibile look e i sui splendidi capelli, Lea è una musa perfetta per Redken.
Oggi Lea T approda nell’olimpo delle muse e dei creatori di tendenze di Redken, raggiungendo la musicista Sky Ferreira, la fashion blogger Chiara Ferragni, il celebre hairstylist e leggenda del mondo della moda Guido Palau, e la colorista delle celebrities Tracey Cunningham.
"Lea T è una vera pioniera nel campo del beauty," afferma Shane Wolf, Global General Manager di Redken 5th Avenue. "Esprime la visione di Redken di una bellezza globale ed ha una percezione di sé e della bellezza assolutamente particolare.”
“Ognuno di noi ha la propria personalità, la propria bellezza, la propria vita,”
dice Lea T. “Mi piace lavorare con Redken perché come brand apprezza tutti i tipi di bellezza. Crede nell’individualità di ciascuno e penso che questo sia davvero importante.”
Una delle modelle più richieste a livello mondiale, Lea T è stata scoperta dal designer di Givenchy Riccardo Tisci e nel 2010 è diventata il volto del brand. È apparsa sulle riviste Vogue Paris, Vanity Fair, Vogue Brazil, Numero, W, Hercules, Interview, Cover e Love, nonché sulla copertina di Elle Brasil, e dell’edizione Primavera Estate 2011 di Love al fianco di una veterana del mondo della moda, Kate Moss.
Lea T farà il suo debutto con Redken a Gennaio 2015, comparendo nella campagna stampa e social della colorazione Chromatics, fotografata dal celebre fotografo di moda Matt Irwin.
fonte http://styleandfashion.blogosfere.it CaterinaDiIorgi- Foto by Twitter and Facebook
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