Si intitola "Tomorrow" ed è il cortometraggio con cui alcuni cineasti vogliono raccontare una giornata tipo di una coppia omosessuale che vive in un paese dove è vietato organizzato organizzare pride, parlare di diritti lgbt o vivere a testa alta una relazione con persone del proprio sesso (in una parola, la Russia).
Ed è così che incontreremo un'insegnante di scuola che si ritroverà a doversi difendere da accuse inventate contro di lei e contro suo figlio, così come la sua compagna scoprirà verità assai spiacevoli sul sistema delle adozioni...
Il progetto è attualmente solo su carta, motivo per cui Elonora Zbanke ed Olga Murzak (rispettivamente la regista e la sceneggiatrice) hanno deciso di lanciare un crowdfunding per trovare i fondi necessari alla sua realizzazione.
«Purtroppo stiamo svolgendo un lavoro molto pericoloso e qui in Russia non possiamo chiedere auto dato che potremmo finire in carcere. Ma siamo ferme sul nostro obiettivo di riuscire a realizzare questo film, per raccontare una storia molto importante per l'intero pianeta», hanno dichiarato.
La scelta di girare un cortometraggio e non un documentario è stata dettata dal timore di poter mettere in difficoltà le persone che saranno coinvolte nelle riprese, motivo per cui si è scelto di optare per il racconto di una storia: Ciò non toglie che l'obiettivo è di restare quanto più possibile fedeli alla realtà del Paese, raccontando fedelmente gli effetti devastanti provocati della legge contro la cosiddetta «propaganda omosessuale» sui minori.
Per partecipare al crowdfunding è possibile trovare tutte le indicazioni necessarie sulla pagina dedicata: http://www.indiegogo.com/projects/tomorrow-short-film-about-lgbt-and-human-rights-issue-in-russia
mentre su Facebook sarà possibile seguirne l'evoluzione del progetto:
https://www.facebook.com/movietomorrowpromo
Fonte: http://gayburg.blogspot.com/
Questo Blog è un aggregatore di notizie, nasce nel 2010, per info e news dall'Italia e dal mondo, per la Danza, Teatro, Cinema, Fashion, Tecnologia, Musica, Fotografia, Libri, Eventi d'Arte, Sport, Diritti civili e molto altro. Ogni articolo riporterà SEMPRE la fonte delle news nel rispetto degli autori e del copyright. Le rubriche "Ritratto d'artista" e "Recensioni" sono scritte e curate da ©Lisa Del Greco Sorrentino, professional dancer e autrice di questo blog
lunedì 24 febbraio 2014
Lgbt: Quattro trans escluse dalla Nazionale calcio femminile iraniane: "Cambio sesso non completato"
Cambio sesso non completato, l'Iran esclude quattro giocatrici dalla Nazionale femminile: decisione comunque non definitiva, potranno essere reintegrate in futuro.
Succede anche questo, in un mondo in cui ognuno dovrebbe avere il diritto di seguire la propria identità sessuale. E' di oggi la notizia per cui in Iran sono avvenute quattro esclusione dalla Nazionale femminile di calcio. Quattro donne? No, quattro uomini che non hanno ancora completato il cambio di sesso.
Esclusioni di fatto comunicate dallo staff medico della Nazionale, le operazioni necessarie al cambio di sesso non erano state completate. Non si tratta di una decisione definitiva, le giocatrici potranno tornare a disposizione della Nazionale quando l'iter sarà completato.
La Federazione ha comunque annunciato una stretta sui controlli, visto che ci sarebbero altre transgender tesserate prima della conclusione del processo. Annunciati controlli a sorpresa, le società dovranno verificare l'identità sessuale delle giocatrici prima di tesserarle, pena rischio sanzioni.
Il cambio di sesso in Iran è molto diffuso, da una fatwa dell'Ayatollah Khomeini del 1979 che lo ha autorizzato: è il secondo Paese al mondo per numero di operazioni, tra l'altro il governo iraniano sovvenziona le operazioni per i transessuali pagando metà delle elevate spese di intervento e trattamento post-operatorio a base di ormoni e assistenza psicologica.
Grazie al decreto religioso dell'ex guida politica e spirituale dell'Iran, il paese del Vicino Oriente non riconosce di fatto l'omosessualità, ma incoraggia a cambiare identità le persone che sono sessualmente confuse o soffrono di disordini sessuali.
Per quanto riguarda il caso specifico del calcio, basta che concludino in tempo la propria operazione prima di passare alla Nazionale femminile, pena multe (per esse e il club di appartenenza) ed esclusioni, per ora non definitive.
D'ora in poi, come annunciato dalla Federazione iraniana, i controlli saranno più severi, improvvisi. Le quattro giocatrici dovranno essere d'esempio per chi non vorrà incappare in provvedimenti futuri.
fonte http://www.goal.com/it/
Succede anche questo, in un mondo in cui ognuno dovrebbe avere il diritto di seguire la propria identità sessuale. E' di oggi la notizia per cui in Iran sono avvenute quattro esclusione dalla Nazionale femminile di calcio. Quattro donne? No, quattro uomini che non hanno ancora completato il cambio di sesso.
Esclusioni di fatto comunicate dallo staff medico della Nazionale, le operazioni necessarie al cambio di sesso non erano state completate. Non si tratta di una decisione definitiva, le giocatrici potranno tornare a disposizione della Nazionale quando l'iter sarà completato.
La Federazione ha comunque annunciato una stretta sui controlli, visto che ci sarebbero altre transgender tesserate prima della conclusione del processo. Annunciati controlli a sorpresa, le società dovranno verificare l'identità sessuale delle giocatrici prima di tesserarle, pena rischio sanzioni.
Il cambio di sesso in Iran è molto diffuso, da una fatwa dell'Ayatollah Khomeini del 1979 che lo ha autorizzato: è il secondo Paese al mondo per numero di operazioni, tra l'altro il governo iraniano sovvenziona le operazioni per i transessuali pagando metà delle elevate spese di intervento e trattamento post-operatorio a base di ormoni e assistenza psicologica.
Grazie al decreto religioso dell'ex guida politica e spirituale dell'Iran, il paese del Vicino Oriente non riconosce di fatto l'omosessualità, ma incoraggia a cambiare identità le persone che sono sessualmente confuse o soffrono di disordini sessuali.
Per quanto riguarda il caso specifico del calcio, basta che concludino in tempo la propria operazione prima di passare alla Nazionale femminile, pena multe (per esse e il club di appartenenza) ed esclusioni, per ora non definitive.
D'ora in poi, come annunciato dalla Federazione iraniana, i controlli saranno più severi, improvvisi. Le quattro giocatrici dovranno essere d'esempio per chi non vorrà incappare in provvedimenti futuri.
fonte http://www.goal.com/it/
Ragusa, la rete “Dare” contro la violenza: “NO VIOLENCE, SPEAK!”
“Non esiste una violenza buona, non esiste una violenza giustificata, la violenza è violenza, PUNTO”.
E’ questo il messaggio che ci ha voluto lanciare la rete “Dare” , associazione che si propone di portare avanti una serie di iniziative contro i diversi tipi di violenza che riguardano quella contro le donne, gli immigrati, i minori, i transessuali, gli omosessuali ecc; i validi esperti hanno scelto come luogo di esordio proprio le scuole, i giovani, il futuro, ed a Ragusa il liceo scientifico “E.Fermi”. Quest’ultimo ha visto la testimonianza diretta e la partecipazione di diverse associazioni, quali Il Filo Di Seta, la “Libellula” Ragusa; Ali, l’ Agedo e “Leader” ed anche la collaborazione della palestra Takuday Karate Fijlkam di Acate( volta a promuovere corsi di karate totalmente gratuiti, per la difesa personale e l’autocontrollo), oltre che la passione e la partecipazione di un centinaio di studenti appena maggiorenni.
“L’idea della rete “Dare”, come ci spiega il Medico e Direttore della rete E. Caggia- è quella di porre da parte tutti i singolarismi ed unirsi insieme per formare una grande forza, per imparare ed insegnare soprattutto che la violenza non si combatte con la violenza, si combatte solo conoscendo e rispettando gli altri”.
Ad aprire l’incontro è stato il toccante intervento di Gloria Gramaglia ( transessuale, dell’associazione Libellula nata a Roma nel ’98) che ha sfiorato il cuore e l’anima dei presenti, affermando: “L’identità di genere e la percezione di sè come maschio o femmina si trova in una condizione indefinita, non è affatto una cosa semplice e non si deve associare all’omosessualità. Per fortuna, adesso io riesco a parlare alle scuole e a dire a voce alta: io ce l’ho fatta, nonostante la violenza psicologica subìta, io mi occupo del sociale e sono parte integrante della società”. Prendendo un pezzo di carta e stropicciandolo, ha paragonato l’anima ed i sentimenti della gente che, anche per gioco, subisce ed ha subito violenza. Niente e nessuno, neanche un ferro a vapore, potrà riportare quell’anima, senza pieghe, esattamente come prima. “L’omosessuale o il transessuale- interviene la dott.ssa Battaglia, madre di un omosessuale- interiorizza i pregiudizi, si devasta psicologicamente, fino ad arrivare al suicidio, quindi cerchiamo di dare il giusto peso alle parole e di non essere superficiali”.
Le etichette servono per i vestiti, non per le persone.
Altro emozionante intervento è stato quello della giovane dott.ssa Sonia Muccio ( assistente alla comunicazione LIS) che ci ha dettagliatamente illustrato le difficoltà che un sordo ha in Italia nell’inserimento della società. “All’estero – continua la dott.ssa Muccio, la lingua dei segni è riconosciuta, valorizzata e i sordi hanno la possibilità di lavorare al comune e negli uffici, in Italia questo non succede a causa della mancanza dei fondi”
Successivamente, sono stati proiettati 4 minuti e 55 secondi di un video meraviglioso de “Il teatro degli orrori ” in cui l’arte visiva e la lingua dei segni si uniscono, fino a convivere perfettamente. “Attraverso le immagini- ci racconta Letizia, una ragazza sorda- si mettono in risalto le molteplici sfaccettature delle donne, donne che si ritrovano ad essere madri, figli, professionisti in carriera, donne che nonostante i loro problemi e le delusioni e dimenticanze altrui, riescono ad affrontare la vita con dignità attimo per attimo”.
Degni di nota sono stati i momenti caratterizzati dalle parole della dott.ssa Maci che si concentra sull’integrazione al femminile e si rifà ad un testo di Fatima Mernissi, che ha definito “la taglia 42 il burqua dell’occidente”, poichè per una donna di oggi vivere senza farsi condizionare dalla moda e dai mass media che impongono canoni di magrezza assoluta, è davvero difficile.
E’ una violenza continua che le donne dell’Occidente sono costrette a sopportare per non aderire a questa dittatura dei corpi magri, perfetti e giovani a tutti i costi. La taglia 42 è forse una restrizione ancora più violenta del velo musulmano e non ce ne rendiamo conto.
Noi diventiamo le parole che ascoltiamo.
Sono intervenuti anche Don Giorgio Occhipinti ( ha parlato della violenza causata dal gioco d’azzardo e dalle conseguenze che possono avere i social network soprattutto sugli adolescenti), Maria Montero ( associazione violenza psicologica sugli immigrati), anch’ella extracomunitaria proveniente dal Brasile, in difesa dei diritti degli immigrati in primis e di tutte quelle donne maltrattate dai propri compagni perchè “indossano una minigonna”. La gelosia non è amore. Ancora, hanno preso parola la dott.ssa Laura Lami dell’associazione “Filo di Seta”, composta da donne per le donne, che ha parlato della violenza domestica soprattutto sui minori che ricopre una valenza pregrante per la sua crescita e la sua affermazione nella società, Pina Macco che ha raccontato episodi di violenza associati all’alcool, che è un problema diffuso, ormai, in tutte le classi socio-culturali, ed è qualcosa che non porta a chiedere aiuto e ad uscire a quello che poi diventa un circolo vizioso e che, nella maggior parte dei casi, associato ai problemi economici, sfocia nella violenza al partner o ai figli.
Dulcis in fundo e colma ed incredibilmente emozionante, è stata l’intervista ad una donna\mamma vittima di violenza, condotta dalla dott.ssa Valentina Maci: “La mia voglia di raccontarmi, oggi, nasce dalla voglia di testimoniare che, solo parlando ed avendo il coraggio e la forza, puoi andare avanti e proseguire la tua vita. Non vergognatevi, non pensate che siete voi il problema, non sentitevi in colpa, parlatene, ragazzi parlatene; a vergognarsi non dobbiamo essere noi che subiamo violenza, ma loro: io sono qui per farvi capire che ci siamo, non siete da soli”.
Non vi aspettate che siano gli altri a fare il cambiamento; quest’ultimo parte da noi giovani, dal nostro coraggio nel denunciare e urlare ad alta voce :”IO NON CI STO!”
fonte http://www.giornaleibleo.it/ di Federica Farnisi
E’ questo il messaggio che ci ha voluto lanciare la rete “Dare” , associazione che si propone di portare avanti una serie di iniziative contro i diversi tipi di violenza che riguardano quella contro le donne, gli immigrati, i minori, i transessuali, gli omosessuali ecc; i validi esperti hanno scelto come luogo di esordio proprio le scuole, i giovani, il futuro, ed a Ragusa il liceo scientifico “E.Fermi”. Quest’ultimo ha visto la testimonianza diretta e la partecipazione di diverse associazioni, quali Il Filo Di Seta, la “Libellula” Ragusa; Ali, l’ Agedo e “Leader” ed anche la collaborazione della palestra Takuday Karate Fijlkam di Acate( volta a promuovere corsi di karate totalmente gratuiti, per la difesa personale e l’autocontrollo), oltre che la passione e la partecipazione di un centinaio di studenti appena maggiorenni.
“L’idea della rete “Dare”, come ci spiega il Medico e Direttore della rete E. Caggia- è quella di porre da parte tutti i singolarismi ed unirsi insieme per formare una grande forza, per imparare ed insegnare soprattutto che la violenza non si combatte con la violenza, si combatte solo conoscendo e rispettando gli altri”.
Ad aprire l’incontro è stato il toccante intervento di Gloria Gramaglia ( transessuale, dell’associazione Libellula nata a Roma nel ’98) che ha sfiorato il cuore e l’anima dei presenti, affermando: “L’identità di genere e la percezione di sè come maschio o femmina si trova in una condizione indefinita, non è affatto una cosa semplice e non si deve associare all’omosessualità. Per fortuna, adesso io riesco a parlare alle scuole e a dire a voce alta: io ce l’ho fatta, nonostante la violenza psicologica subìta, io mi occupo del sociale e sono parte integrante della società”. Prendendo un pezzo di carta e stropicciandolo, ha paragonato l’anima ed i sentimenti della gente che, anche per gioco, subisce ed ha subito violenza. Niente e nessuno, neanche un ferro a vapore, potrà riportare quell’anima, senza pieghe, esattamente come prima. “L’omosessuale o il transessuale- interviene la dott.ssa Battaglia, madre di un omosessuale- interiorizza i pregiudizi, si devasta psicologicamente, fino ad arrivare al suicidio, quindi cerchiamo di dare il giusto peso alle parole e di non essere superficiali”.
Le etichette servono per i vestiti, non per le persone.
Altro emozionante intervento è stato quello della giovane dott.ssa Sonia Muccio ( assistente alla comunicazione LIS) che ci ha dettagliatamente illustrato le difficoltà che un sordo ha in Italia nell’inserimento della società. “All’estero – continua la dott.ssa Muccio, la lingua dei segni è riconosciuta, valorizzata e i sordi hanno la possibilità di lavorare al comune e negli uffici, in Italia questo non succede a causa della mancanza dei fondi”
Successivamente, sono stati proiettati 4 minuti e 55 secondi di un video meraviglioso de “Il teatro degli orrori ” in cui l’arte visiva e la lingua dei segni si uniscono, fino a convivere perfettamente. “Attraverso le immagini- ci racconta Letizia, una ragazza sorda- si mettono in risalto le molteplici sfaccettature delle donne, donne che si ritrovano ad essere madri, figli, professionisti in carriera, donne che nonostante i loro problemi e le delusioni e dimenticanze altrui, riescono ad affrontare la vita con dignità attimo per attimo”.
Degni di nota sono stati i momenti caratterizzati dalle parole della dott.ssa Maci che si concentra sull’integrazione al femminile e si rifà ad un testo di Fatima Mernissi, che ha definito “la taglia 42 il burqua dell’occidente”, poichè per una donna di oggi vivere senza farsi condizionare dalla moda e dai mass media che impongono canoni di magrezza assoluta, è davvero difficile.
E’ una violenza continua che le donne dell’Occidente sono costrette a sopportare per non aderire a questa dittatura dei corpi magri, perfetti e giovani a tutti i costi. La taglia 42 è forse una restrizione ancora più violenta del velo musulmano e non ce ne rendiamo conto.
Noi diventiamo le parole che ascoltiamo.
Sono intervenuti anche Don Giorgio Occhipinti ( ha parlato della violenza causata dal gioco d’azzardo e dalle conseguenze che possono avere i social network soprattutto sugli adolescenti), Maria Montero ( associazione violenza psicologica sugli immigrati), anch’ella extracomunitaria proveniente dal Brasile, in difesa dei diritti degli immigrati in primis e di tutte quelle donne maltrattate dai propri compagni perchè “indossano una minigonna”. La gelosia non è amore. Ancora, hanno preso parola la dott.ssa Laura Lami dell’associazione “Filo di Seta”, composta da donne per le donne, che ha parlato della violenza domestica soprattutto sui minori che ricopre una valenza pregrante per la sua crescita e la sua affermazione nella società, Pina Macco che ha raccontato episodi di violenza associati all’alcool, che è un problema diffuso, ormai, in tutte le classi socio-culturali, ed è qualcosa che non porta a chiedere aiuto e ad uscire a quello che poi diventa un circolo vizioso e che, nella maggior parte dei casi, associato ai problemi economici, sfocia nella violenza al partner o ai figli.
Dulcis in fundo e colma ed incredibilmente emozionante, è stata l’intervista ad una donna\mamma vittima di violenza, condotta dalla dott.ssa Valentina Maci: “La mia voglia di raccontarmi, oggi, nasce dalla voglia di testimoniare che, solo parlando ed avendo il coraggio e la forza, puoi andare avanti e proseguire la tua vita. Non vergognatevi, non pensate che siete voi il problema, non sentitevi in colpa, parlatene, ragazzi parlatene; a vergognarsi non dobbiamo essere noi che subiamo violenza, ma loro: io sono qui per farvi capire che ci siamo, non siete da soli”.
Non vi aspettate che siano gli altri a fare il cambiamento; quest’ultimo parte da noi giovani, dal nostro coraggio nel denunciare e urlare ad alta voce :”IO NON CI STO!”
fonte http://www.giornaleibleo.it/ di Federica Farnisi
sabato 22 febbraio 2014
Lgbt: Lirica, L'Aida queer di Roberta Torre al Teatro Biondo di Palermo, fino al 2 marzo
A debuttato mercoledì 19 febbraio al Teatro Biondo Stabile di Palermo l’Aida queer di Roberta Torre.
Una rivisitazione in chiave pop dell’opera di Verdi che la stessa regista ha scritto insieme a Igor Esposito, con le musiche di Massimiliano Pace, le scene di Roberto Crea e i costumi di Dora Argento.
Affidando i ruoli principali, compresi quelli della principessa etiope Aida e della figlia del re d’Egitto Amneris, a due uomini, Roberta Torre stravolge il complesso gioco di relazioni e gelosie dell’opera, puntando a una metafora della dissoluzione contemporanea.
Nei panni di Aida è Ernesto Tomasini, performer e sopranista eccentrico e molto amato negli ambienti del teatro off londinese; al suo fianco recitano, cantano e danzano Massimo Vinti, Rocco Castrocielo, Salvatore D’Onofrio, Silvia Ajelli, Aurora Falcone, Giuditta Jesu.
Mischiando i generi e demolendo gli stereotipi, Roberta Torre inventa un nuovo tipo di teatro musicale, riempiendolo di allusioni all’Italia di oggi, alla sua decadenza morale e materiale.
Lo spettacolo resta in scena al Teatro Biondo di Palermo fino al 2 marzo 2014.
fonte http://www.cinemaitaliano.info
Una rivisitazione in chiave pop dell’opera di Verdi che la stessa regista ha scritto insieme a Igor Esposito, con le musiche di Massimiliano Pace, le scene di Roberto Crea e i costumi di Dora Argento.
Affidando i ruoli principali, compresi quelli della principessa etiope Aida e della figlia del re d’Egitto Amneris, a due uomini, Roberta Torre stravolge il complesso gioco di relazioni e gelosie dell’opera, puntando a una metafora della dissoluzione contemporanea.
Nei panni di Aida è Ernesto Tomasini, performer e sopranista eccentrico e molto amato negli ambienti del teatro off londinese; al suo fianco recitano, cantano e danzano Massimo Vinti, Rocco Castrocielo, Salvatore D’Onofrio, Silvia Ajelli, Aurora Falcone, Giuditta Jesu.
Mischiando i generi e demolendo gli stereotipi, Roberta Torre inventa un nuovo tipo di teatro musicale, riempiendolo di allusioni all’Italia di oggi, alla sua decadenza morale e materiale.
Lo spettacolo resta in scena al Teatro Biondo di Palermo fino al 2 marzo 2014.
fonte http://www.cinemaitaliano.info
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Lgbt: A "C'è posta per te" l'amore di Andrea e Antonio, coppia di Cecina: grandi ascolti
Un bacio in tv tra i due durante il popolare show del sabato sera ha fatto discutere, ma tante persone hanno inviato messaggi di vicinanza e affetto alla coppia-
Due "Romeo" cecinesi all’arrembaggio: «Dopo il bacio in tivù — raccontano — ci tampinano come stars e sul web il bilancio di commenti è positivo (neo-fans più che altro “etero”, perché il peggior nemico di un gay è gay)».
Alla trasmissione «C’è posta per te», sabato scorso: tra «postini», «Cupido» in erba e davanti alla De Filippi, la Pausini, il «mito» di entrambi, intona col groppo in gola «Dove resto solo io» prima di tirar fuori due biglietti per Parigi («la vacanza dei sogni rimandata tante volte»).
Protagonisti assoluti della serata Andrea (Fioretti, 44 anni, cecinese doc e Oss all’ospedale) e Antonio (Storace, 40, originario di Livorno e responsabile della struttura alberghiera «Fonte alla Lepre» a Riparbella), insieme da 11 anni e sotto lo stesso tetto da 9, che tolgono «la busta» per gettarsi l’uno nelle braccia dell’altro con uno slancio a dire il vero un po’ goffo (che ricorda l’autocensura di un vecchio film d’amore). Risultato? In pochi minuti lo «share» schizza al 25% che, in soldoni, equivale a un’impennata da 5milioni e 680mila telespettatori.
Insomma, è bastato il loro «apostrofo rosa shocking» per scalare la hit parade delle news tricolori («primo bacio tra uomini in diretta: De Filippi e Pausini le madrine» ha titolato il Messaggero sopra un pezzo «un po’ forte») e far bollire due cellulari. Così, alla prima intervista dopo l’uscita in tv, mettono subito le mani avanti: «Dopo gli attacchi di chi ci ha aggrediti senza conoscerci, abbiamo preferito fermarci un attimo…». Contenti «di aver vinto la bambolina», conveniamo.
Il ragionamento non fa una grinza, anzi: è la reazione naturale di chi vive nella provincia di un Paese «conservatore per quel che gli pare», dove due Sanremo fa persino la «farfalla» di Belen, per giorni, sollevò inquietanti interrogativi (tipo: «ma le mutande c’erano o no?»). Alla fine, la coppia affronta a testa alta il secondo debutto mediatico: «Siamo due innamorati ed è questo che conta».
Poi precisano che la «comparsata» su Canale 5, al di là del boom di ascolti, deve uscire per quello che è. «Solo un gesto d’amore» verso Andrea di Antonio, l’artefice della «carrambata»: «Si fosse trattato almeno di un “coming out” (la dichiarazione pubblica della propria omosessualità, ndr) avrei capito di più il polverone, ma conviviamo da 9 anni... Il mio obiettivo era solo stupire Andrea, una persona straordinaria che ha avuto tante ganciate dalla vita (ha perso la madre 16 anni fa e il padre da 9…).
«Siamo fan sfegatati della Pausini, sono partito da lì…», ammette, raccontando mesi di contatti con la redazione e il colloquio finale con Maria. Andrea è più timido: «Lo conosco, non regge nemmeno l’acqua… e invece ha tenuto fino all’ultimo facendo finta di accompagnarmi a Roma per far pace con dei parenti. Solo 48 ore prima di ricevere la busta, guardando la trasmissione a casa d’amici, gli avevo detto: non c’andrei neanche sotto tortura».
E invece poi… Nel loro grazioso appartamento al 6° piano, vicino alla Coop, si arriva al dunque tra una carezza a Camillo (meticcio di 8 anni) e un sorriso. Magari, alla fine ci scappa pure un film. Da toscani sparano subito un titolo possibile: «Galeotto fu il bacio? Chissà, vedremo. Non escludiamo niente, ma intanto ci preme aprire, al più presto, un blog (c’è già il nome pronto Antonio e Andrea per te…”) per aiutare i ragazzi gay che non riescono ad accettarsi…».
fonte http://www.lanazione.it/livorno-di Arianna Valentino
Due "Romeo" cecinesi all’arrembaggio: «Dopo il bacio in tivù — raccontano — ci tampinano come stars e sul web il bilancio di commenti è positivo (neo-fans più che altro “etero”, perché il peggior nemico di un gay è gay)».
Alla trasmissione «C’è posta per te», sabato scorso: tra «postini», «Cupido» in erba e davanti alla De Filippi, la Pausini, il «mito» di entrambi, intona col groppo in gola «Dove resto solo io» prima di tirar fuori due biglietti per Parigi («la vacanza dei sogni rimandata tante volte»).
Protagonisti assoluti della serata Andrea (Fioretti, 44 anni, cecinese doc e Oss all’ospedale) e Antonio (Storace, 40, originario di Livorno e responsabile della struttura alberghiera «Fonte alla Lepre» a Riparbella), insieme da 11 anni e sotto lo stesso tetto da 9, che tolgono «la busta» per gettarsi l’uno nelle braccia dell’altro con uno slancio a dire il vero un po’ goffo (che ricorda l’autocensura di un vecchio film d’amore). Risultato? In pochi minuti lo «share» schizza al 25% che, in soldoni, equivale a un’impennata da 5milioni e 680mila telespettatori.
Insomma, è bastato il loro «apostrofo rosa shocking» per scalare la hit parade delle news tricolori («primo bacio tra uomini in diretta: De Filippi e Pausini le madrine» ha titolato il Messaggero sopra un pezzo «un po’ forte») e far bollire due cellulari. Così, alla prima intervista dopo l’uscita in tv, mettono subito le mani avanti: «Dopo gli attacchi di chi ci ha aggrediti senza conoscerci, abbiamo preferito fermarci un attimo…». Contenti «di aver vinto la bambolina», conveniamo.
Il ragionamento non fa una grinza, anzi: è la reazione naturale di chi vive nella provincia di un Paese «conservatore per quel che gli pare», dove due Sanremo fa persino la «farfalla» di Belen, per giorni, sollevò inquietanti interrogativi (tipo: «ma le mutande c’erano o no?»). Alla fine, la coppia affronta a testa alta il secondo debutto mediatico: «Siamo due innamorati ed è questo che conta».
Poi precisano che la «comparsata» su Canale 5, al di là del boom di ascolti, deve uscire per quello che è. «Solo un gesto d’amore» verso Andrea di Antonio, l’artefice della «carrambata»: «Si fosse trattato almeno di un “coming out” (la dichiarazione pubblica della propria omosessualità, ndr) avrei capito di più il polverone, ma conviviamo da 9 anni... Il mio obiettivo era solo stupire Andrea, una persona straordinaria che ha avuto tante ganciate dalla vita (ha perso la madre 16 anni fa e il padre da 9…).
«Siamo fan sfegatati della Pausini, sono partito da lì…», ammette, raccontando mesi di contatti con la redazione e il colloquio finale con Maria. Andrea è più timido: «Lo conosco, non regge nemmeno l’acqua… e invece ha tenuto fino all’ultimo facendo finta di accompagnarmi a Roma per far pace con dei parenti. Solo 48 ore prima di ricevere la busta, guardando la trasmissione a casa d’amici, gli avevo detto: non c’andrei neanche sotto tortura».
E invece poi… Nel loro grazioso appartamento al 6° piano, vicino alla Coop, si arriva al dunque tra una carezza a Camillo (meticcio di 8 anni) e un sorriso. Magari, alla fine ci scappa pure un film. Da toscani sparano subito un titolo possibile: «Galeotto fu il bacio? Chissà, vedremo. Non escludiamo niente, ma intanto ci preme aprire, al più presto, un blog (c’è già il nome pronto Antonio e Andrea per te…”) per aiutare i ragazzi gay che non riescono ad accettarsi…».
fonte http://www.lanazione.it/livorno-di Arianna Valentino
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martedì 18 febbraio 2014
Lgbt: Materiale didattico per l’educazione alle diversità, è polemica tra il viceministro e l’Arcigay
“Dichiarazioni sorprendenti e totalmente inaspettate da parte di un esponente politico la cui azione era apparsa impegnata nei confronti delle persone LGBT e che oltre a mettere in piazza una rivendicazione di ruoli all’interno di un assetto istituzionale piuttosto irrituale, squalifica in maniera pericolosa l’intervento formativo messo in campo da Unar attraverso gli opuscoli dell’istituto Beck”.
Le associazioni LGBT nazionali (Arcigay, ArciLesbica, Agedo, Famiglie Arcobaleno e M.i.t.) intervengono sulle dichiarazioni rilasciate alla stampa dalla Viceministro Maria Cecilia Guerra relative al materiale didattico per l’educazione alle diversità patrocinato da Unar.
Questa iniziativa e l’intera Strategia Nazionale per la prevenzione ed il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere – proseguono le cinque associazioni – non sono l’atto anarchico e isolato di un ufficio, semmai la concretizzazione di un percorso politico messo in campo attraverso Unar dalle persone che prima di Maria Cecilia Guerra sono state titolari della delega alle Pari Opportunità.
E non parliamo del tentativo di far prevalere un’idea sull’altra, semmai della doverosa necessità di aprire una breccia in un sistema di rappresentazione mediatica cannibalizzato dagli stereotipi, sulle persone gay, lesbiche, bisessuali, trans. Ma anche sulle donne, sugli stranieri e su tutto ciò che poi sul piano sociale si trasforma in bersaglio ricorrente di discriminazioni e crimini d’odio.
Quegli strumenti didattici, opzionali e mai imposti, servono a dotare il corpo docente (non gli alunni) di una competenza su temi che ancora oggi è difficile incontrare nei percorsi formativi. Instillare un dubbio sulla qualità di quegli strumenti, assecondando la vergognosa campagna mistificatrice della più potente lobby del mondo, nel giorno stesso in cui il Governo si scioglie, è un comportamento che dalla Viceministro Guerra non ci saremmo mai aspettati.
Da domani in poi sarà più difficile ricostruire il tessuto di fiducia attorno ai progetti di educazione alla diversità, trame che rischiamo di esserci giocate in poche ore con un colpo di coda irragionevole. Se è davvero “cruciale”, come la stessa Guerra sostiene, l’intervento nelle scuole contro le discriminazioni, che senso ha delegittimare un intero percorso? Il racconto sulle “pericolose teorie del gender” scritto sulle pagine del giornale dei vescovi è esattamente l’ostacolo che quotidianamente l’educazione alla diversità incontra nel suo tentativo di approcciarsi alle scuole: pagine e pagine di cronaca raccontano in questi giorni le polemiche sollevate da libri per bambini in cui un cagnolino vuole studiare danza classica, o due pinguini si prendono cura di un uovo pronto a schiudersi. Assecondare quelle crociate senza entrare nel merito dei contenuti significa porre un ostacolo enorme sulla strada dell’educazione alle diversità e danneggiare, inspiegabilmente, il lavoro di tutti, negli enti pubblici, nella scuola e nella società”.
fonte http://www.mediapolitika.com/
Le associazioni LGBT nazionali (Arcigay, ArciLesbica, Agedo, Famiglie Arcobaleno e M.i.t.) intervengono sulle dichiarazioni rilasciate alla stampa dalla Viceministro Maria Cecilia Guerra relative al materiale didattico per l’educazione alle diversità patrocinato da Unar.
Questa iniziativa e l’intera Strategia Nazionale per la prevenzione ed il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere – proseguono le cinque associazioni – non sono l’atto anarchico e isolato di un ufficio, semmai la concretizzazione di un percorso politico messo in campo attraverso Unar dalle persone che prima di Maria Cecilia Guerra sono state titolari della delega alle Pari Opportunità.
E non parliamo del tentativo di far prevalere un’idea sull’altra, semmai della doverosa necessità di aprire una breccia in un sistema di rappresentazione mediatica cannibalizzato dagli stereotipi, sulle persone gay, lesbiche, bisessuali, trans. Ma anche sulle donne, sugli stranieri e su tutto ciò che poi sul piano sociale si trasforma in bersaglio ricorrente di discriminazioni e crimini d’odio.
Quegli strumenti didattici, opzionali e mai imposti, servono a dotare il corpo docente (non gli alunni) di una competenza su temi che ancora oggi è difficile incontrare nei percorsi formativi. Instillare un dubbio sulla qualità di quegli strumenti, assecondando la vergognosa campagna mistificatrice della più potente lobby del mondo, nel giorno stesso in cui il Governo si scioglie, è un comportamento che dalla Viceministro Guerra non ci saremmo mai aspettati.
Da domani in poi sarà più difficile ricostruire il tessuto di fiducia attorno ai progetti di educazione alla diversità, trame che rischiamo di esserci giocate in poche ore con un colpo di coda irragionevole. Se è davvero “cruciale”, come la stessa Guerra sostiene, l’intervento nelle scuole contro le discriminazioni, che senso ha delegittimare un intero percorso? Il racconto sulle “pericolose teorie del gender” scritto sulle pagine del giornale dei vescovi è esattamente l’ostacolo che quotidianamente l’educazione alla diversità incontra nel suo tentativo di approcciarsi alle scuole: pagine e pagine di cronaca raccontano in questi giorni le polemiche sollevate da libri per bambini in cui un cagnolino vuole studiare danza classica, o due pinguini si prendono cura di un uovo pronto a schiudersi. Assecondare quelle crociate senza entrare nel merito dei contenuti significa porre un ostacolo enorme sulla strada dell’educazione alle diversità e danneggiare, inspiegabilmente, il lavoro di tutti, negli enti pubblici, nella scuola e nella società”.
fonte http://www.mediapolitika.com/
Lgbt: Lacci rainbow contro l'omofobia nello sport anche in Italia
Anche in Italia la campagna lanciata da Paddy Power e Fondazione Cannavò in collaborazione con Arcigay e Arcilesbica si sta diffondendo.
Chi allaccia ci mette la faccia è il motto.
L’idea è quella di liberare i campi sportivi dal pregiudizio: si invitano, infatti, atlete e atleti e indossare dei lacci rainbow per “abbattere uno steccato e di contribuire all'empowerment delle persone LGBT nei campi da gioco, nelle tribune degli stadi e dei palazzetti, nelle case di tanti tifosi”. L'idea dei lacci colorati non è nuova.
REPLICA DELL'INIZIATIVA
L’idea dei lacci arcobaleno per gli sportivi era già era stata lanciata lo scorso anno nel Regno Unito: allora Paddy Power collaborò con l’associazione Stonewall e inviò i lacci a tutte le squadre professioniste di Inghilterra e Scozia.
Flavio Romani (presidente di Arcigay) e Paola Brandolini (presidente di ArciLesbica) così commentano l’iniziativa: "La lotta contro l'omofobia, la lesbofobia e la transfobia non ha come unico obbiettivo la richiesta di una norma penale che punisca gli atti di violenza, i cosiddetti crimini d'odio".
In questi mesi di intenso dibattito fuori e dentro le aule del Parlamento sull'estensione della legge Mancino, Arcigay e ArciLesbica, assieme alle altre associazioni e ai collettivi che compongono il movimento LGBT (lesbico, gay, bisex e trans), non hanno mai smesso di operare sul versante sociale e culturale, tentando di modificare i contesti e lavorare sull'origine della discriminazione, dell'ostilità e della violenza nei confronti delle persone gay, lesbiche e trans.
EDUCARE AL RISPETTO
Secondo i due attivisti LGBT: Le scuole, l'Università, i luoghi di lavoro, la pubblica amministrazione, i servizi sanitari e sociali: sono tutti ambiti nei quali tentiamo da tempo e costantemente di imprimere un cambiamento, nella convinzione che affrontare la questione dei crimini d'odio significhi innanzitutto modificare i contesti, educarli a una visione plurale delle identità e degli orientamenti, sgretolando le barriere che marginalizzano le persone LGBT costruendo per loro ambienti favorevoli all'espressione piena della propria individualità, che comprende non solo gli amori, i desideri, le relazioni, ma anche le idee, la creatività, il talento.
fonte http://www.nanopress.it/
Chi allaccia ci mette la faccia è il motto.
L’idea è quella di liberare i campi sportivi dal pregiudizio: si invitano, infatti, atlete e atleti e indossare dei lacci rainbow per “abbattere uno steccato e di contribuire all'empowerment delle persone LGBT nei campi da gioco, nelle tribune degli stadi e dei palazzetti, nelle case di tanti tifosi”. L'idea dei lacci colorati non è nuova.
REPLICA DELL'INIZIATIVA
L’idea dei lacci arcobaleno per gli sportivi era già era stata lanciata lo scorso anno nel Regno Unito: allora Paddy Power collaborò con l’associazione Stonewall e inviò i lacci a tutte le squadre professioniste di Inghilterra e Scozia.
Flavio Romani (presidente di Arcigay) e Paola Brandolini (presidente di ArciLesbica) così commentano l’iniziativa: "La lotta contro l'omofobia, la lesbofobia e la transfobia non ha come unico obbiettivo la richiesta di una norma penale che punisca gli atti di violenza, i cosiddetti crimini d'odio".
In questi mesi di intenso dibattito fuori e dentro le aule del Parlamento sull'estensione della legge Mancino, Arcigay e ArciLesbica, assieme alle altre associazioni e ai collettivi che compongono il movimento LGBT (lesbico, gay, bisex e trans), non hanno mai smesso di operare sul versante sociale e culturale, tentando di modificare i contesti e lavorare sull'origine della discriminazione, dell'ostilità e della violenza nei confronti delle persone gay, lesbiche e trans.
EDUCARE AL RISPETTO
Secondo i due attivisti LGBT: Le scuole, l'Università, i luoghi di lavoro, la pubblica amministrazione, i servizi sanitari e sociali: sono tutti ambiti nei quali tentiamo da tempo e costantemente di imprimere un cambiamento, nella convinzione che affrontare la questione dei crimini d'odio significhi innanzitutto modificare i contesti, educarli a una visione plurale delle identità e degli orientamenti, sgretolando le barriere che marginalizzano le persone LGBT costruendo per loro ambienti favorevoli all'espressione piena della propria individualità, che comprende non solo gli amori, i desideri, le relazioni, ma anche le idee, la creatività, il talento.
fonte http://www.nanopress.it/
lunedì 17 febbraio 2014
Lgbt: La notte in cui il web gridò #freeluxuria!
Tutto è bene quel che finisce bene: Vladimir Luxuria è stata rilasciata. Ciò mi permetterà di fare alcune considerazioni su quanto successo nelle ore convulse del suo arresto.
Innanzi tutto: ancora una volta sono le persone trans a dimostrare il coraggio che serve. Ieri a Stonewall, oggi a Sochi. Questo le fa onore.
Preoccupanti e discutibili, invece, (per non dire peggio) i commenti di lettori delle maggiori testate on line, che vanno dal “se l’è cercata” a “però i marò li lasciano in India…” fino a “una mossa per farsi pubblicità”.
Doloroso che questi commenti vengano da persone LGBT (chissà perché, per lo più maschi).
Non ci si fa pubblicità mettendo a rischio la propria incolumità fisica e psichica. È andata, contrariamente a molti altri italiani, a protestare contro una legge ingiusta. Non capire questo e cadere nel solito cliché dietrologico, fa capire quanto siamo indietro a livello di comunità. Invece di essere uniti e solidali, ci si diletta a fare il pelo su sotterfugi che andrebbero quanto meno dimostrati, con prove alla mano. E invece.
Infine, per una volta, pronta e decisa la reazione del movimento LGBT.
Sui social l’hashtag #freeluxuria è subito entrato nei trend nazionali. Migliaia di condivisioni. Un vero e proprio “bombing” per sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica. Dovremmo essere un po’ più operativi anche tra piazza e palazzo.
Saremmo sicuramente un paese all’avanguardia, sul tema dei diritti civili.
fonte http://elfobruno.wordpress.com
Innanzi tutto: ancora una volta sono le persone trans a dimostrare il coraggio che serve. Ieri a Stonewall, oggi a Sochi. Questo le fa onore.
Preoccupanti e discutibili, invece, (per non dire peggio) i commenti di lettori delle maggiori testate on line, che vanno dal “se l’è cercata” a “però i marò li lasciano in India…” fino a “una mossa per farsi pubblicità”.
Doloroso che questi commenti vengano da persone LGBT (chissà perché, per lo più maschi).
Non ci si fa pubblicità mettendo a rischio la propria incolumità fisica e psichica. È andata, contrariamente a molti altri italiani, a protestare contro una legge ingiusta. Non capire questo e cadere nel solito cliché dietrologico, fa capire quanto siamo indietro a livello di comunità. Invece di essere uniti e solidali, ci si diletta a fare il pelo su sotterfugi che andrebbero quanto meno dimostrati, con prove alla mano. E invece.
Infine, per una volta, pronta e decisa la reazione del movimento LGBT.
Sui social l’hashtag #freeluxuria è subito entrato nei trend nazionali. Migliaia di condivisioni. Un vero e proprio “bombing” per sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica. Dovremmo essere un po’ più operativi anche tra piazza e palazzo.
Saremmo sicuramente un paese all’avanguardia, sul tema dei diritti civili.
fonte http://elfobruno.wordpress.com
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sabato 15 febbraio 2014
Stati Uniti: Fondi «Gay friendly», la finanza americana punta sulla comunità LGBT
Credit Suisse la prima a proporre un portafogli composto di aziende con policy LGTB.
Ormai è passato quasi un anno da quando la Corte Suprema americana ha stabilito che i matrimoni gay hanno valore su tutto il territorio statunitense.
Nascono quindi anche prodotti finanziari ad hoc: i fondi Gay Friendly.
La prima ad agire è stata Credit Suisse che ha lanciato, ad ottobre 2013, un indice che misura le performarce di aziende con una policy LGTB (lesbian, gay, transessuali e bisessuali). Si chiama LGBT equality index e racchiude 200 società Usa che hanno un voto di almeno 80 nell’annuale classifica redatta dalla fondazione Human Right Campaign (che misura il grado di sostegno alla diversità e promozione delle pari opportunità con un rating che va da -25 a 100).
Progetti similari sono stati avviati anche da Bank of America e Wells Fargo, per non parlare di quanto sia in crescita tutto il settore marketing puntato ad attrarre la comunità LGTB.
Come ci si può ben aspettare, in Italia il settore è rimasto al palo.
fonte http://www.professionefinanza.com/
Ormai è passato quasi un anno da quando la Corte Suprema americana ha stabilito che i matrimoni gay hanno valore su tutto il territorio statunitense.
Nascono quindi anche prodotti finanziari ad hoc: i fondi Gay Friendly.
La prima ad agire è stata Credit Suisse che ha lanciato, ad ottobre 2013, un indice che misura le performarce di aziende con una policy LGTB (lesbian, gay, transessuali e bisessuali). Si chiama LGBT equality index e racchiude 200 società Usa che hanno un voto di almeno 80 nell’annuale classifica redatta dalla fondazione Human Right Campaign (che misura il grado di sostegno alla diversità e promozione delle pari opportunità con un rating che va da -25 a 100).
Progetti similari sono stati avviati anche da Bank of America e Wells Fargo, per non parlare di quanto sia in crescita tutto il settore marketing puntato ad attrarre la comunità LGTB.
Come ci si può ben aspettare, in Italia il settore è rimasto al palo.
fonte http://www.professionefinanza.com/
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Lgbt: Il coming out di Ellen Page, l'attrice a Las Vegas: “Sono gay. Posso fare la differenza e aiutare gli altri”
“Sono qui oggi perché sono gay”.
Ellen Page lo rivela alla platea in occasione dell'evento THRIVE, parte della Human Rights Campaign a beneficio dei giovani LGBT (Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender). L'attrice ventiseienne, celebre per aver interpretato Juno e la serie X-Men (dove la ritroveremo presto nei panni di Kitty Pryde) ha annunciato: “Sono qui perché posso fare la differenza e aiutare altri ad avere una vita più facile e piena di speranza.
Sento di avere una responsabilità personale e sociale: sono stanca di nascondermi e di mentire tramite il non dire le cose. Ho sofferto per anni perché ero spaventata dal dire la verità. Il mio animo ne ha sofferto, così come la mia salute mentale e le mie relazioni. Oggi sono qui davanti a tutti voi, dall'altra parte di questo dolore. E' strano perché io sono un'attrice che rappresenta un'industria che impone alcuni standard su di noi. Standard di bellezza, sul vivere una bella vita di successo. Standard che hanno colpito anche me”.
L'attrice canadese ha continuato dicendo: “Ti vengono in mente idee che non hai mai avuto prima e d'un tratto pensi di agire. Devi metterti addosso la tua vera identità. Può essere duro cercare di essere autentica e seguire il proprio cuore”.
La Page, applaudita dalla platea, ha anche scherzato sul fatto che un tabloid ha recentemente pubblicato una sua foto in tuta da ginnastica commentando: “Perché questa giovane bellezza insiste nel vestirsi come un uomo enorme?”. L'attrice ha controbattuto al microfono: “Perché mi piace stare comoda!”.
Gli organizzatori di Thrive hanno subito rilanciato la notizia sui social network, esplosa immediatamente in tutta la rete.
fonte http://www.film.it/ - via http://www.hollywoodreporter.com/
A seguire il video integrale del discorso della Page:
Ellen Page lo rivela alla platea in occasione dell'evento THRIVE, parte della Human Rights Campaign a beneficio dei giovani LGBT (Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender). L'attrice ventiseienne, celebre per aver interpretato Juno e la serie X-Men (dove la ritroveremo presto nei panni di Kitty Pryde) ha annunciato: “Sono qui perché posso fare la differenza e aiutare altri ad avere una vita più facile e piena di speranza.
Sento di avere una responsabilità personale e sociale: sono stanca di nascondermi e di mentire tramite il non dire le cose. Ho sofferto per anni perché ero spaventata dal dire la verità. Il mio animo ne ha sofferto, così come la mia salute mentale e le mie relazioni. Oggi sono qui davanti a tutti voi, dall'altra parte di questo dolore. E' strano perché io sono un'attrice che rappresenta un'industria che impone alcuni standard su di noi. Standard di bellezza, sul vivere una bella vita di successo. Standard che hanno colpito anche me”.
L'attrice canadese ha continuato dicendo: “Ti vengono in mente idee che non hai mai avuto prima e d'un tratto pensi di agire. Devi metterti addosso la tua vera identità. Può essere duro cercare di essere autentica e seguire il proprio cuore”.
La Page, applaudita dalla platea, ha anche scherzato sul fatto che un tabloid ha recentemente pubblicato una sua foto in tuta da ginnastica commentando: “Perché questa giovane bellezza insiste nel vestirsi come un uomo enorme?”. L'attrice ha controbattuto al microfono: “Perché mi piace stare comoda!”.
Gli organizzatori di Thrive hanno subito rilanciato la notizia sui social network, esplosa immediatamente in tutta la rete.
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A seguire il video integrale del discorso della Page:
Lgbt: "Io Sono - Le parole non contano" Il bellissimo progetto video di un ragazzo FtoM
Mi chiamo Federico Gabriel e ho 24 anni.
Sono appassionato di Cinofilia, Fotografia, Ripresa e sono un'amante delle Natura.
Ho aperto questo canale, perchè spero di poter raccontare qui la mia esperienza di vita. Grazie a chi deciderà di seguirmi: http://www.youtube.com/user/GeckoGabriel/featured
Il Piccolo progetto che ho voluto portare a termine, dopo giorni di preparazione e di brainstorming.
Un punto di vista o un piccolo spunto. Al di là del tema trattato, tutti dobbiamo avere il diritto di farci rispettare come Persone....a prescindere dal colore della nostra pelle o dalla religione in cui crediamo.
Il progetto non è stato creato per offendere o denigrare nessuno, ogni persona ripresa ha acconsentito al trattamento della propria immagine.L'audio, le riprese e i testi, sono di mia proprietà.La musica non è di mia proprietà.GeckoGabriel
fonte http://www.youtube.com/watch?v=2QBjfHQUxk0
Sono appassionato di Cinofilia, Fotografia, Ripresa e sono un'amante delle Natura.
Ho aperto questo canale, perchè spero di poter raccontare qui la mia esperienza di vita. Grazie a chi deciderà di seguirmi: http://www.youtube.com/user/GeckoGabriel/featured
Il Piccolo progetto che ho voluto portare a termine, dopo giorni di preparazione e di brainstorming.
Un punto di vista o un piccolo spunto. Al di là del tema trattato, tutti dobbiamo avere il diritto di farci rispettare come Persone....a prescindere dal colore della nostra pelle o dalla religione in cui crediamo.
Il progetto non è stato creato per offendere o denigrare nessuno, ogni persona ripresa ha acconsentito al trattamento della propria immagine.L'audio, le riprese e i testi, sono di mia proprietà.La musica non è di mia proprietà.GeckoGabriel
fonte http://www.youtube.com/watch?v=2QBjfHQUxk0
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Dopo Sochi, al via le Olimpiadi LGBT a Mosca dal 26 febbraio
All'indomani della chiusura ufficiale delle Olimpiadi Invernali di Sochi, in Russia, prenderanno il via le Olimpiadi gay.
Le Olimpiadi invernali di Sochi sicuramente verranno ricordate tra le più contestate di sempre dalla comunità internazionale per quanto riguarda la legge anti-gay voluta dal Paese lo scorso anno. Questa legge, che tante polemiche ha sollevato e che vieta la propaganda gay nel Paese di Vladimir Putin ha, però, sortito l'effetto contrario.
Ed infatti, dal 26 febbraio, all'indomani della chiusura ufficiale dei Giochi Olimpici, a Mosca partiranno le Olimpiadi LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali).
Alla manifestazione sportiva vi prenderanno parte 180 atleti provenienti dagli USA, dalla Gran Bretagna, Germania, Francia, Paesi Bassi, Kazakistan e Russia.
Si terranno gare in otto discipline sportive.
La Olimpiadi gay sono state organizzate dalla federazione russa LGBT che fa parte delle associazioni sportive internazionali delle minoranze sessuali.
Quelle che si svolgeranno in Russia, però, saranno solo un'anticipazione ridotta delle vere Olimpiadi gay che si terranno in Canada a Vancouver.
Tra gli ospiti d’onore, delle Olimpiadi di Mosca, ci saranno il ministro dello Sport olandese Edith Schippers e il tuffatore statunitense Greg Louganis, quattro volte campione olimpionico.
La manifestazione sportiva sarà chiusa al pubblico per ovvi motivi di sicurezza; essa è pubblicizzata in Rete e per potervi partecipare come spettatore e/o supporter bisogna compilare un questionario, sarà poi discrezione degli organizzatori l'invio dei biglietti alle persone prescelte.
La quota d'iscrizione per i tifosi si aggira intorno ai cinque euro, mentre per gli atleti sui 30. Gli organizzatori non sono riusciti a trovare nessun privato che sponsorizzasse l'evento, per questo motivo si sono rivolti al Ministero dello Sport e alla Presidenza russa per avere un finanziamento pubblico, previsto per gli eventi sportivi senza scopo di lucro. Ovviamente si sono rifiutati, negando i finanziamenti.
Sono state alcune associazioni LGBT occidentali e russe a mettere a disposizione i fondi necessari.
fonte http://www.articolotre.com/
Le Olimpiadi invernali di Sochi sicuramente verranno ricordate tra le più contestate di sempre dalla comunità internazionale per quanto riguarda la legge anti-gay voluta dal Paese lo scorso anno. Questa legge, che tante polemiche ha sollevato e che vieta la propaganda gay nel Paese di Vladimir Putin ha, però, sortito l'effetto contrario.
Ed infatti, dal 26 febbraio, all'indomani della chiusura ufficiale dei Giochi Olimpici, a Mosca partiranno le Olimpiadi LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali).
Alla manifestazione sportiva vi prenderanno parte 180 atleti provenienti dagli USA, dalla Gran Bretagna, Germania, Francia, Paesi Bassi, Kazakistan e Russia.
Si terranno gare in otto discipline sportive.
La Olimpiadi gay sono state organizzate dalla federazione russa LGBT che fa parte delle associazioni sportive internazionali delle minoranze sessuali.
Quelle che si svolgeranno in Russia, però, saranno solo un'anticipazione ridotta delle vere Olimpiadi gay che si terranno in Canada a Vancouver.
Tra gli ospiti d’onore, delle Olimpiadi di Mosca, ci saranno il ministro dello Sport olandese Edith Schippers e il tuffatore statunitense Greg Louganis, quattro volte campione olimpionico.
La manifestazione sportiva sarà chiusa al pubblico per ovvi motivi di sicurezza; essa è pubblicizzata in Rete e per potervi partecipare come spettatore e/o supporter bisogna compilare un questionario, sarà poi discrezione degli organizzatori l'invio dei biglietti alle persone prescelte.
La quota d'iscrizione per i tifosi si aggira intorno ai cinque euro, mentre per gli atleti sui 30. Gli organizzatori non sono riusciti a trovare nessun privato che sponsorizzasse l'evento, per questo motivo si sono rivolti al Ministero dello Sport e alla Presidenza russa per avere un finanziamento pubblico, previsto per gli eventi sportivi senza scopo di lucro. Ovviamente si sono rifiutati, negando i finanziamenti.
Sono state alcune associazioni LGBT occidentali e russe a mettere a disposizione i fondi necessari.
fonte http://www.articolotre.com/
venerdì 14 febbraio 2014
Lgbt: Facebook amplia le opzioni di genere: dopo maschio o femmina c'è transgender, cisgender e intersessuale
Facebook ha aggiunto circa cinquanta nuovi termini differenti per identificare l'identità di genere dei suoi utenti.
Da oggi, quindi, insieme a tre scelte per il pronome con il quale definirsi: lui, lei o loro (presentato come genere neutro), si potrà scegliere la definizione di identità sessuale che meglio ci caratterizza.
Le modifiche come annunciato dal social network mirano a dare alle persone più opportunità nel trovare il modo esatto in cui vogliono essere descritte, come ad esempio androgino, bisessuale, intersessuale, transgender o transessuale.
UN LAVORO DI SQUADRA
La scelta di Facebook arriva infatti dopo anni di richieste di cambiamento da parte degli utenti, che avevano anche inoltrato una petizione tramite una pagina del social network. Il gruppo ha anche rivelato di aver lavorato con attivisti Lgbt per poter stilare una lista di generi.
"Abbiamo collaborato con un gruppo di importanti organizzazioni Lgbt per offrire un ampio elenco di identità di genere che molte persone usano per descrivere se stesse".
"Le persone che scelgono un genere personalizzato – si legge nella pagina di Facebook – avranno ora la possibilità di scegliere anche il pronome con il quale vorrebbero essere indicate pubblicamente, maschile, femminile o neutro.
Abbiamo anche aggiunto la possibilità per le persone di selezionare il pubblico con il quale intendono condividere il loro genere personalizzato".
"Questa impostazione – conclude la pagina Facebook Diversity – dà la possibilità alle persone di espimersi in modo autentico".
TRA POCO TEMPO SARA' DISPONIBILE ANCHE IN ITALIA
Al momento saranno attive solo per le pagine degli Stati Uniti, ma il gruppo di Menlo Park, California, ha annunciato di essere pronto a estenderle anche nel resto del mondo.
Facebook, che ha 1,15 miliardi di utenti mensili attivi a livello globale, permetterà comunque, come già fa, di mantenere privata l'identità di genere.
"Mentre per molti questo cambiamento potrebbe non significare molto, per le persone coinvolte è un grande cosa", si legge su Facebook Diversity page, la pagina ufficiale del gruppo per parlare di diversità genere.
"Vediamo questo come un passo in avanti per rendere Facebook un luogo in cui esprimere la propria identità autentica", continua l'annuncio sulla pagina.
fonte http://www.nanopress.it/
Da oggi, quindi, insieme a tre scelte per il pronome con il quale definirsi: lui, lei o loro (presentato come genere neutro), si potrà scegliere la definizione di identità sessuale che meglio ci caratterizza.
Le modifiche come annunciato dal social network mirano a dare alle persone più opportunità nel trovare il modo esatto in cui vogliono essere descritte, come ad esempio androgino, bisessuale, intersessuale, transgender o transessuale.
UN LAVORO DI SQUADRA
La scelta di Facebook arriva infatti dopo anni di richieste di cambiamento da parte degli utenti, che avevano anche inoltrato una petizione tramite una pagina del social network. Il gruppo ha anche rivelato di aver lavorato con attivisti Lgbt per poter stilare una lista di generi.
"Abbiamo collaborato con un gruppo di importanti organizzazioni Lgbt per offrire un ampio elenco di identità di genere che molte persone usano per descrivere se stesse".
"Le persone che scelgono un genere personalizzato – si legge nella pagina di Facebook – avranno ora la possibilità di scegliere anche il pronome con il quale vorrebbero essere indicate pubblicamente, maschile, femminile o neutro.
Abbiamo anche aggiunto la possibilità per le persone di selezionare il pubblico con il quale intendono condividere il loro genere personalizzato".
"Questa impostazione – conclude la pagina Facebook Diversity – dà la possibilità alle persone di espimersi in modo autentico".
TRA POCO TEMPO SARA' DISPONIBILE ANCHE IN ITALIA
Al momento saranno attive solo per le pagine degli Stati Uniti, ma il gruppo di Menlo Park, California, ha annunciato di essere pronto a estenderle anche nel resto del mondo.
Facebook, che ha 1,15 miliardi di utenti mensili attivi a livello globale, permetterà comunque, come già fa, di mantenere privata l'identità di genere.
"Mentre per molti questo cambiamento potrebbe non significare molto, per le persone coinvolte è un grande cosa", si legge su Facebook Diversity page, la pagina ufficiale del gruppo per parlare di diversità genere.
"Vediamo questo come un passo in avanti per rendere Facebook un luogo in cui esprimere la propria identità autentica", continua l'annuncio sulla pagina.
fonte http://www.nanopress.it/
mercoledì 12 febbraio 2014
Lgbt: Per favore, si dice “una” trans e non “un” trans
Un errore frequentissimo sui media e nel linguaggio comune è dire o scrivere “un trans“, al maschile, per riferirsi a una persona che sta approdando o è approdata al sesso femminile.
Implica – pensaci bene – una pesante mancanza di rispetto: se qualcuno ha intrapreso un lungo, faticoso e spesso doloroso percorso personale (anche chirurgico) per fare di sé una donna, rivolgersi a lei usando il maschile è come dirle: non riconosco i tuoi desideri e sforzi, per me eri, sei e resterai sempre un uomo.
Orribile e terribile. Viceversa, è giusto usare “un trans”, al maschile, solo per chi approda al sesso maschile.
Ecco cosa dice in proposito il dizionario Otto esercizi per l’informazione:
http://gaynet.it/8-esercizi-per-linformazione-una-proposta-per-il-linguaggio-sulle-questioni-lgbt/
Una proposta per il linguaggio LGBT, predisposto dall’associazione http://gaynet.it/:
“Transgender”, da non confondere con “Transessuale”, è chi si percepisce come appartenente a un genere opposto rispetto al proprio sesso biologico o a un genere non corrispondente alla distinzione binaria uomo-donna. “Transessuale”, che rientra nella macroarea “Transgender”, è la persona che, oltre a percepirsi come appartenente a un genere diverso, rispetto a quello convenzionalmente riferito al proprio sesso biologico, procede, inoltre, alla riassegnazione del sesso biologico per via chirurgica. Quando ci si riferisce alle persone transgender e transessuali il sostantivo va concordato con il genere di approdo e mai con quello di partenza, a prescindere o meno dalla riassegnazione chirurgica del sesso.
Così “una trans” è un uomo che è approdato o sta approdando al sesso femminile, mentre “un trans“ è una donna che è approdata o sta approdando a quello maschile.
Se ci riferiamo a una trans al maschile le stiamo ricordando che, nonostante i suoi sforzi per diventare donna, noi la consideriamo ancora un maschio.
È meglio usare la parola “trans” come aggettivo e non come sostantivo: “una donna trans” (e, per contro, una donna biologica), “un uomo trans” (e per contro un uomo biologico).
fonte http://giovannacosenza.wordpress.com/di Giovanna Cosenza
Implica – pensaci bene – una pesante mancanza di rispetto: se qualcuno ha intrapreso un lungo, faticoso e spesso doloroso percorso personale (anche chirurgico) per fare di sé una donna, rivolgersi a lei usando il maschile è come dirle: non riconosco i tuoi desideri e sforzi, per me eri, sei e resterai sempre un uomo.
Orribile e terribile. Viceversa, è giusto usare “un trans”, al maschile, solo per chi approda al sesso maschile.
Ecco cosa dice in proposito il dizionario Otto esercizi per l’informazione:
http://gaynet.it/8-esercizi-per-linformazione-una-proposta-per-il-linguaggio-sulle-questioni-lgbt/
Una proposta per il linguaggio LGBT, predisposto dall’associazione http://gaynet.it/:
“Transgender”, da non confondere con “Transessuale”, è chi si percepisce come appartenente a un genere opposto rispetto al proprio sesso biologico o a un genere non corrispondente alla distinzione binaria uomo-donna. “Transessuale”, che rientra nella macroarea “Transgender”, è la persona che, oltre a percepirsi come appartenente a un genere diverso, rispetto a quello convenzionalmente riferito al proprio sesso biologico, procede, inoltre, alla riassegnazione del sesso biologico per via chirurgica. Quando ci si riferisce alle persone transgender e transessuali il sostantivo va concordato con il genere di approdo e mai con quello di partenza, a prescindere o meno dalla riassegnazione chirurgica del sesso.
Così “una trans” è un uomo che è approdato o sta approdando al sesso femminile, mentre “un trans“ è una donna che è approdata o sta approdando a quello maschile.
Se ci riferiamo a una trans al maschile le stiamo ricordando che, nonostante i suoi sforzi per diventare donna, noi la consideriamo ancora un maschio.
È meglio usare la parola “trans” come aggettivo e non come sostantivo: “una donna trans” (e, per contro, una donna biologica), “un uomo trans” (e per contro un uomo biologico).
fonte http://giovannacosenza.wordpress.com/di Giovanna Cosenza
Lgbt Firenze: Per San Valentino flash mob contro la violenza sulle donne, il 14 febbraio alle 19 in piazza Santa Maria Novella
Appuntamento alle 19 in piazza Santa Maria Novella per ‘One Billion Rising’. Presenti anche l’assesora Giachi e la presidente Giuliani
Per il secondo anno consecutivo torna ‘One Billion Rising’, flash mob contro la violenza sulle donne voluto dalla scrittrice americana Eve Ensler in tutto il mondo nel giorno di San Valentino.
L’appuntamento è per le 19 di venerdì prossimo in piazza Santa Maria Novella. All’iniziativa di Firenze hanno aderito l’assessorato alle pari opportunità e la commissione consiliare alle pari opportunità.
Saranno presenti l’assessora alle pari opportunità Cristina Giachi e la presidente della commissione pari opportunità Maria Federica Giuliani.
Si danzerà per le donne e per i loro diritti; per combattere e far sentire forte e chiara la propria voce anche per quelle donne che non hanno avuto e non hanno tutt’oggi la forza di denunciare quanto subito.
Informazioni alla pagina: http://www.onebillionrising.org/events/obr-justice-florence/
fonte http://press.comune.fi.it/(fn)
Per il secondo anno consecutivo torna ‘One Billion Rising’, flash mob contro la violenza sulle donne voluto dalla scrittrice americana Eve Ensler in tutto il mondo nel giorno di San Valentino.
L’appuntamento è per le 19 di venerdì prossimo in piazza Santa Maria Novella. All’iniziativa di Firenze hanno aderito l’assessorato alle pari opportunità e la commissione consiliare alle pari opportunità.
Saranno presenti l’assessora alle pari opportunità Cristina Giachi e la presidente della commissione pari opportunità Maria Federica Giuliani.
Si danzerà per le donne e per i loro diritti; per combattere e far sentire forte e chiara la propria voce anche per quelle donne che non hanno avuto e non hanno tutt’oggi la forza di denunciare quanto subito.
Informazioni alla pagina: http://www.onebillionrising.org/events/obr-justice-florence/
fonte http://press.comune.fi.it/(fn)
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Lgbt: Nicole Bonamino è la prima atleta italiana a dichiarare la propria omosessualità
Nicole Bonamino, 22 anni, è la prima atleta italiana a fare coming out e dichiarare la propria omosessualità.
Nicole, nata a Tortona, è portiere di hockey in-line, gioca nel Gatte Nere Piacenza e difende anche la porta della Nazionale Italiana, con cui ha già giocato i mondiali del 2009 e del 2011.
E’ stata il Miglior portiere femminile italiano in-line 2011/2012 e 2012/2013. Ma Nicole gioca anche a Hockey su Ghiaccio, sempre in porta, e difende la porta del Real Torino Hockey Club.
Insomma stiamo parlando di un’atleta di altissimo livello.
Nicole ha risposto sul sito http://lezpop.it/ ad una interessante intervista di cui vi proponiamo alcuni passaggi
Sei la prima sportiva italiana che fa coming out, secondo te perché in Italia è così difficile?
Penso sia per paura. Certo, alcuni rischi ci sono ad essere dichiarati. Perché finché giochi con la tua squadra non ci sono problemi, ma quando arrivi in Nazionale è un po’ diverso. Ad un mondiale rappresenti l’Italia e se a qualcuno non piace il tuo orientamento sessuale potresti essere fuori dalla squadra.
E tu non hai paura?
Se andiamo avanti così le cose non cambieranno mai. La paura alimenta altra paura, invece bisogna mandare un segnale forte soprattutto per le ragazzine più giovani. Tra l’altro, non credo che alla mia allenatrice, Teresa Turillo, interessi troppo il mio orientamento sessuale. E poi, come potrebbero escludermi dalla Nazionale perché sono lesbica? Ci sono dei test fisici che provano le mie capacità atletiche.
A livello mondiale, ci sono più atlete lesbiche dichiarate che gay. Secondo te perché?
In certi ambienti è più facile essere lesbiche che gay. Ed è solo una questione di stereotipi. Per esempio dai giocatori di hockey ci si aspetta che siano virili. Mentre le donne che praticano alcuni sport sono già fuori da un certo stereotipo: anche se non sono lesbiche, spesso vengono percepite così.
L’Italia è stato l’unico paese europeo ad aver mandato a Sochi un’alta carica dello Stato. Cosa ne pensi?
Penso che Letta non sarebbe dovuto andare all’apertura dei giochi. Ma non credo abbia avuto tutto quest’impatto in Italia. In generale gli italiani non amano troppo informarsi, per di più non sono molto interessati all’argomento e non sanno come schierarsi rispetto all’omofobia.
Parlaci un po’ di te, quando hai capito di essere lesbica?
Fino a 18 anni sono stata con un ragazzo, poi mi sono detta: ma perché devo mentire a me stessa e fare del male a lui? Così l’ho detto in famiglia.
E in squadra?
Alla squadra non mi sono mai dichiarata apertamente. Non hanno avuto mai la conferma ufficiale, ma è una cosa che si sapeva.
L’hockey in-line potrebbe diventare disciplina olimpica ai prossimi giochi di Rio de Janeiro. Ti vedremo gareggiare lì?
Lo spero! Tra i nuovi sport olimpici sono entrati il golf e il rugby a sette, bisogna aspettare la conferma anche per l’hockey in-line.
Intanto nella prima settimana di luglio a Tolosa, in Francia, si terrà il campionato mondiale di hockey in-line. L’Italia sarà nel girone con Canada, Namibia e Australia. Noi, ovviamente faremo il tifo per Nicole Bonamino e per tutta la squadra.
fonte http://www.quotidianopiemontese.it/
Nicole, nata a Tortona, è portiere di hockey in-line, gioca nel Gatte Nere Piacenza e difende anche la porta della Nazionale Italiana, con cui ha già giocato i mondiali del 2009 e del 2011.
E’ stata il Miglior portiere femminile italiano in-line 2011/2012 e 2012/2013. Ma Nicole gioca anche a Hockey su Ghiaccio, sempre in porta, e difende la porta del Real Torino Hockey Club.
Insomma stiamo parlando di un’atleta di altissimo livello.
Nicole ha risposto sul sito http://lezpop.it/ ad una interessante intervista di cui vi proponiamo alcuni passaggi
Sei la prima sportiva italiana che fa coming out, secondo te perché in Italia è così difficile?
Penso sia per paura. Certo, alcuni rischi ci sono ad essere dichiarati. Perché finché giochi con la tua squadra non ci sono problemi, ma quando arrivi in Nazionale è un po’ diverso. Ad un mondiale rappresenti l’Italia e se a qualcuno non piace il tuo orientamento sessuale potresti essere fuori dalla squadra.
E tu non hai paura?
Se andiamo avanti così le cose non cambieranno mai. La paura alimenta altra paura, invece bisogna mandare un segnale forte soprattutto per le ragazzine più giovani. Tra l’altro, non credo che alla mia allenatrice, Teresa Turillo, interessi troppo il mio orientamento sessuale. E poi, come potrebbero escludermi dalla Nazionale perché sono lesbica? Ci sono dei test fisici che provano le mie capacità atletiche.
A livello mondiale, ci sono più atlete lesbiche dichiarate che gay. Secondo te perché?
In certi ambienti è più facile essere lesbiche che gay. Ed è solo una questione di stereotipi. Per esempio dai giocatori di hockey ci si aspetta che siano virili. Mentre le donne che praticano alcuni sport sono già fuori da un certo stereotipo: anche se non sono lesbiche, spesso vengono percepite così.
L’Italia è stato l’unico paese europeo ad aver mandato a Sochi un’alta carica dello Stato. Cosa ne pensi?
Penso che Letta non sarebbe dovuto andare all’apertura dei giochi. Ma non credo abbia avuto tutto quest’impatto in Italia. In generale gli italiani non amano troppo informarsi, per di più non sono molto interessati all’argomento e non sanno come schierarsi rispetto all’omofobia.
Parlaci un po’ di te, quando hai capito di essere lesbica?
Fino a 18 anni sono stata con un ragazzo, poi mi sono detta: ma perché devo mentire a me stessa e fare del male a lui? Così l’ho detto in famiglia.
E in squadra?
Alla squadra non mi sono mai dichiarata apertamente. Non hanno avuto mai la conferma ufficiale, ma è una cosa che si sapeva.
L’hockey in-line potrebbe diventare disciplina olimpica ai prossimi giochi di Rio de Janeiro. Ti vedremo gareggiare lì?
Lo spero! Tra i nuovi sport olimpici sono entrati il golf e il rugby a sette, bisogna aspettare la conferma anche per l’hockey in-line.
Intanto nella prima settimana di luglio a Tolosa, in Francia, si terrà il campionato mondiale di hockey in-line. L’Italia sarà nel girone con Canada, Namibia e Australia. Noi, ovviamente faremo il tifo per Nicole Bonamino e per tutta la squadra.
fonte http://www.quotidianopiemontese.it/
martedì 11 febbraio 2014
Lgbt: Cambiare sesso all’anagrafe in Europa fra trattamenti degradanti e discriminazione
Joshua è un transgender nato negli Stati Uniti che ora vive in Danimarca con i figli avuti da un precedente matrimonio negli Usa e l’attuale moglie danese. Sebbene negli Stati Uniti sia legalmente riconosciuto come uomo, in Danimarca risulta ancora registrato come donna. Le autorità danesi non riconoscono il suo genere maschile perché non ha accettato di farsi sterilizzare.
Joshua si rifiuta di sottoporsi alla procedura attualmente in vigore in Danimarca per ottenere il riconoscimento legale di genere poiché prevede la sterilizzazione. Non si capacita del fatto che le identità transgender sono considerate malattie mentali.
“Essere incastrato tra due identità per me è un grosso ostacolo. Non è bello dover andare alla scuola dei bambini ed essere costretto ogni volta a fornire spiegazioni. Per il sistema scolastico sono ancora la loro mamma. A scuola gli altri bambini fanno domande perché vedono il nome [femminile, eppure ho un aspetto maschile]. È davvero molto imbarazzante per me e per i miei figli”.
La storia di Joshua, insieme ad altre storie analoghe, è contenuta in un rapporto di oltre 100 pagine che Amnesty International ha presentato ieri a Bruxelles:
http://www.amnesty.org/en/library/asset/EUR01/001/2014/en/13af83a1-85f5-476f-9fe9-b931f2b2a9f3/eur010012014en.pdf Copenhagen e Dublino.
Secondo il documento, in Europa le persone transgender che intendono cambiare il loro sesso all’anagrafe sono costrette a subire interventi chirurgici invasivi, sterilizzazioni, terapie ormonali o test psichiatrici prima di poter modificare i loro documenti.
“Molte persone transgender devono superare enormi ostacoli prima di conciliarsi con la loro identità. Gli stati non dovrebbero forzare le loro scelte facendo dipendere il riconoscimento legale della loro identità di genere da interventi chirurgici, trattamenti ormonali o sterilizzazioni” – ha dichiarato Marco Perolini, esperto di Amnesty International in materia di discriminazione.
Il rapporto, intitolato “Lo stato decide chi sono: la mancanza di riconoscimento legale per le persone transgender in Europa”, prende in esame sette paesi europei evidenziando come le procedure per ottenere il riconoscimento legale della loro identità di genere violino i diritti umani fondamentali in Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania e Norvegia mentre in Irlanda non esista alcuna procedura, sebbene una legislazione in materia sia in cantiere.
L’esatto numero delle persone transgender in Europa non è ufficialmente noto. Secondo alcune stime, nei paesi dell’Unione europea sarebbero 30.000 quelle che si sono sottoposte a interventi chirurgici di rassegnazione del genere o hanno fatto trattamenti ormonali. Le persone transgender che non si sono sottoposte a tali operazioni o trattamenti e che non si identificano, in tutto o in parte, col sesso all’anagrafe, sarebbero un milione e mezzo.
Nonostante già nel 1992 la Corte europea dei diritti umani abbia stabilito che il rifiuto di uno stato di consentire a una persona transgender di modificare il marcatore del genere sul documento d’identità per modificare il sesso all’anagrafe costituisce una violazione della Convenzione, le persone transgender continuano a incontrare numerosi ostacoli.
QUI IL DOCUMENTO: http://hudoc.echr.coe.int/sites/eng/pages/search.aspx?i=001-57770#{%22itemid%22:[%22001-57770%22]}
In molti stati sono in vigore procedure rigorose attraverso le quali una persona può cambiare il sesso all’anagrafe. Le persone transgender possono ottenere il riconoscimento legale della loro identità di genere solo se viene loro diagnosticato un disturbo mentale o se accettano di sottoporsi a procedure mediche come i trattamenti ormonali o interventi chirurgici che determinino una sterilità irreversibile. In alcuni casi, devono dimostrare di essere single. Il tutto può durare anni.
Così, molte persone transgender si trovano a dover prendere un’odiosa decisione: o accettano di essere sottoposte a una serie di trattamenti e misure degradanti per volere dello stato o sono costrette a vivere con un genere basato sul sesso loro assegnato alla nascita, anche quando ciò contraddice il loro aspetto e la loro identità.
Il riconoscimento legale dell’identità di genere è fondamentale affinché le persone transgender beneficino dei loro diritti umani. Esse rischiano di essere discriminate ogni volta che devono esibire un documento in cui sono indicati nome e sesso all’anagrafe che non corrispondono alla loro identità ed espressione di genere
Amnesty International chiede agli stati europei di assicurare che le persone transgender possano ottenere il riconoscimento legale della loro identità di genere attraverso una procedura veloce, accessibile e trasparente nel rispetto di ciò che la singola persona sente rispetto alla sua identità di genere, proteggendo il diritto alla riservatezza ed evitando d’imporre requisiti obbligatori che violino i diritti umani.
Pochi minuti fa, il Parlamento europeo ha approvato oggi un documento contenente una serie di misure anti-discriminazione
QUI IL DOCUMENTO: http://www.lgbt-ep.eu/wp-content/uploads/2013/12/EU-Roadmap-against-homophobia-and-discrimination-on-grounds-of-sexual-orientation-and-gender-identity-Adopted-in-LIBE.pdf
Vedremo se sarà un primo passo positivo.
fonte http://lepersoneeladignita.corriere.it di Riccardo Noury
Joshua si rifiuta di sottoporsi alla procedura attualmente in vigore in Danimarca per ottenere il riconoscimento legale di genere poiché prevede la sterilizzazione. Non si capacita del fatto che le identità transgender sono considerate malattie mentali.
“Essere incastrato tra due identità per me è un grosso ostacolo. Non è bello dover andare alla scuola dei bambini ed essere costretto ogni volta a fornire spiegazioni. Per il sistema scolastico sono ancora la loro mamma. A scuola gli altri bambini fanno domande perché vedono il nome [femminile, eppure ho un aspetto maschile]. È davvero molto imbarazzante per me e per i miei figli”.
La storia di Joshua, insieme ad altre storie analoghe, è contenuta in un rapporto di oltre 100 pagine che Amnesty International ha presentato ieri a Bruxelles:
http://www.amnesty.org/en/library/asset/EUR01/001/2014/en/13af83a1-85f5-476f-9fe9-b931f2b2a9f3/eur010012014en.pdf Copenhagen e Dublino.
Secondo il documento, in Europa le persone transgender che intendono cambiare il loro sesso all’anagrafe sono costrette a subire interventi chirurgici invasivi, sterilizzazioni, terapie ormonali o test psichiatrici prima di poter modificare i loro documenti.
“Molte persone transgender devono superare enormi ostacoli prima di conciliarsi con la loro identità. Gli stati non dovrebbero forzare le loro scelte facendo dipendere il riconoscimento legale della loro identità di genere da interventi chirurgici, trattamenti ormonali o sterilizzazioni” – ha dichiarato Marco Perolini, esperto di Amnesty International in materia di discriminazione.
Il rapporto, intitolato “Lo stato decide chi sono: la mancanza di riconoscimento legale per le persone transgender in Europa”, prende in esame sette paesi europei evidenziando come le procedure per ottenere il riconoscimento legale della loro identità di genere violino i diritti umani fondamentali in Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania e Norvegia mentre in Irlanda non esista alcuna procedura, sebbene una legislazione in materia sia in cantiere.
L’esatto numero delle persone transgender in Europa non è ufficialmente noto. Secondo alcune stime, nei paesi dell’Unione europea sarebbero 30.000 quelle che si sono sottoposte a interventi chirurgici di rassegnazione del genere o hanno fatto trattamenti ormonali. Le persone transgender che non si sono sottoposte a tali operazioni o trattamenti e che non si identificano, in tutto o in parte, col sesso all’anagrafe, sarebbero un milione e mezzo.
Nonostante già nel 1992 la Corte europea dei diritti umani abbia stabilito che il rifiuto di uno stato di consentire a una persona transgender di modificare il marcatore del genere sul documento d’identità per modificare il sesso all’anagrafe costituisce una violazione della Convenzione, le persone transgender continuano a incontrare numerosi ostacoli.
QUI IL DOCUMENTO: http://hudoc.echr.coe.int/sites/eng/pages/search.aspx?i=001-57770#{%22itemid%22:[%22001-57770%22]}
In molti stati sono in vigore procedure rigorose attraverso le quali una persona può cambiare il sesso all’anagrafe. Le persone transgender possono ottenere il riconoscimento legale della loro identità di genere solo se viene loro diagnosticato un disturbo mentale o se accettano di sottoporsi a procedure mediche come i trattamenti ormonali o interventi chirurgici che determinino una sterilità irreversibile. In alcuni casi, devono dimostrare di essere single. Il tutto può durare anni.
Così, molte persone transgender si trovano a dover prendere un’odiosa decisione: o accettano di essere sottoposte a una serie di trattamenti e misure degradanti per volere dello stato o sono costrette a vivere con un genere basato sul sesso loro assegnato alla nascita, anche quando ciò contraddice il loro aspetto e la loro identità.
Il riconoscimento legale dell’identità di genere è fondamentale affinché le persone transgender beneficino dei loro diritti umani. Esse rischiano di essere discriminate ogni volta che devono esibire un documento in cui sono indicati nome e sesso all’anagrafe che non corrispondono alla loro identità ed espressione di genere
Amnesty International chiede agli stati europei di assicurare che le persone transgender possano ottenere il riconoscimento legale della loro identità di genere attraverso una procedura veloce, accessibile e trasparente nel rispetto di ciò che la singola persona sente rispetto alla sua identità di genere, proteggendo il diritto alla riservatezza ed evitando d’imporre requisiti obbligatori che violino i diritti umani.
Pochi minuti fa, il Parlamento europeo ha approvato oggi un documento contenente una serie di misure anti-discriminazione
QUI IL DOCUMENTO: http://www.lgbt-ep.eu/wp-content/uploads/2013/12/EU-Roadmap-against-homophobia-and-discrimination-on-grounds-of-sexual-orientation-and-gender-identity-Adopted-in-LIBE.pdf
Vedremo se sarà un primo passo positivo.
fonte http://lepersoneeladignita.corriere.it di Riccardo Noury
Lgbt: La star di "Arrow" Stephen Amell prende posizione sulle Olimpiadi in Russia
La star di Arrow ha recentemente usato Facebook per esprimere la sua opinione sull’atteggiamento anti LGBT in Russia e sul fatto che ospitare i Giochi in un Paese omofobo stia avendo un impatto negativo sullo spirito olimpico.
In un post su Facebook, discutendo la sospensione della programmazione di Arrow per lasciare spazio alle Olimpiadi Invernali, Amell ha annunciato che la serie avrebbe preso ‘ una breve pausa così che la gente possa stringere i denti e soffrire guardando dei Giochi rovinati dall’omofobia e da un livello mediocre di interesse da parte del pubblico’.
Non è la prima volta che Stephen Amell utilizza i social network per sostenere i diritti LGTB, infatti, ha precedentemente affermato che ‘ il matrimonio dovrebbe essere possibile per tutti. Alcune delle relazioni più amorevoli e potenti, di cui sono stato testimone, sono tra due persone dello stesso sesso’. La sua co-star John Barrowman potrebbe essere un esempio perfetto: dopo aver celebrato l’unione civile nel 2006, lui e il partner Scott Gill si sono sposati nel 2013.
Il post di Amell ha avuto un riscontro positivo su più di 14.000 persone; speriamo che questi strumenti vengano usati sempre più spesso per rendere le persone più coscienti riguardo a questioni importanti.
fonte http://www.telefilm-central.org by Chiara
In un post su Facebook, discutendo la sospensione della programmazione di Arrow per lasciare spazio alle Olimpiadi Invernali, Amell ha annunciato che la serie avrebbe preso ‘ una breve pausa così che la gente possa stringere i denti e soffrire guardando dei Giochi rovinati dall’omofobia e da un livello mediocre di interesse da parte del pubblico’.
Non è la prima volta che Stephen Amell utilizza i social network per sostenere i diritti LGTB, infatti, ha precedentemente affermato che ‘ il matrimonio dovrebbe essere possibile per tutti. Alcune delle relazioni più amorevoli e potenti, di cui sono stato testimone, sono tra due persone dello stesso sesso’. La sua co-star John Barrowman potrebbe essere un esempio perfetto: dopo aver celebrato l’unione civile nel 2006, lui e il partner Scott Gill si sono sposati nel 2013.
Il post di Amell ha avuto un riscontro positivo su più di 14.000 persone; speriamo che questi strumenti vengano usati sempre più spesso per rendere le persone più coscienti riguardo a questioni importanti.
fonte http://www.telefilm-central.org by Chiara
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Sochi 2014: ONU invita a difendere i diritti LGBT
Le dichiarazioni del segretario ONU Ban Ki-moon, fatte alla vigilia dell’apertura dei giochi olimpici invernali a Sochi, sono più che chiare e, seppure non facciano riferimento alle leggi contro la “propaganda di rapporti non tradizionali” varate in Russia, invitano il mondo a difendere i diritti LGBT.
Le olimpiadi invernali di Sochi 2014 proseguono con successi e medaglie consegnate. Tra queste Irene Wust, che ha avuto nel pattinaggio la medaglia d’oro: lei lesbica dichiarata, olandese, 27enne, già campionessa a Torino nel 2006, e vincitrice a Vancouver nel 2010, ha raggiunto il record di tempo di 4 minuti e 34 secondi.
Il risultato è eccellente e garantisce un riconoscimento in quel Paese che ha visto in giugno approvare ed emanare, con la firma del presidente Putin, la legge contro la “propaganda di rapporti non tradizionali ai minori”: una dizione che vuole dire tutto, definendo, come avviene ormai da tempo, una repressione delle associazioni lgbt, così come una persecuzione delle persone lgbt.
Il presidente russo ha cercato di rimediare alle denunce giustamente fatte da diverse organizzazioni per i diritti civili e governi circa la legge anti-gay da lui stesso firmata e non sospesa, contrariamente a quanto richiesto, durante le Olimpiadi invernali, con una mossa che è risultata alquanto superficiale: all’inaugurazione ha fatto cantare il duetto russo delle t.A.T.u., costituito da Lena e Julia, su cui sembrano esserci voci di una loro relazione lesbica, ma che non hanno mai inscenato un bacio saffico per non disturbare le dirigenze.
Il segretario generale dell’ONU non ha lasciato, invece, con le sue parole spazio a nessun fraintendimento, alla vigilia dell’apertura dei giochi olimpici, riguardo le leggi contro la “propaganda di atti non tradizionali ai minori”, usando frasi forti e chiare: «Il mondo si sollevi contro gli attacchi a lesbiche e gay».
Ban Ki-Moon ha potuto, così, esprimere, senza citare direttamente le leggi russe, un invito alla società civile internazionale, quella che ha a cuore i diritti delle persone LGBT e la dignità di ogni essere umano: «l’odio – ha considerato – non ha alcun posto nel 21° secolo».
Un discorso, è stato il suo, più che universale e generale, valido per ogni periodo, anche in futuro, soprattutto quando sottolinea la necessità di opporsi «agli arresti, alla detenzione e alle restrizioni discriminatorie” che le persone «lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali devono affrontare».
Le dichiarazioni di Ban Ki-moon, che non lasciano margini ad alcun tipo di interpretazione, sono state subito riviste da Dimitry Chernyshenko, organizzatore delle Olimpiadi invernali 2014 e che ha potuto, così, smorzare l’auspicio del segretario ONU considerando che durante le Olimpiadi sia vietata dalla carta olimpica ogni tipo di propaganda: Sochi, secondo il dirigente del Comitato Olimpico, «è una festa dello sport». Una festa su cui l’arcobaleno difficilmente, anche per il clima fortemente rigido, potrà splendere.
fonte http://www.pianetagay.com By Alessandro Rizzo
Le olimpiadi invernali di Sochi 2014 proseguono con successi e medaglie consegnate. Tra queste Irene Wust, che ha avuto nel pattinaggio la medaglia d’oro: lei lesbica dichiarata, olandese, 27enne, già campionessa a Torino nel 2006, e vincitrice a Vancouver nel 2010, ha raggiunto il record di tempo di 4 minuti e 34 secondi.
Il risultato è eccellente e garantisce un riconoscimento in quel Paese che ha visto in giugno approvare ed emanare, con la firma del presidente Putin, la legge contro la “propaganda di rapporti non tradizionali ai minori”: una dizione che vuole dire tutto, definendo, come avviene ormai da tempo, una repressione delle associazioni lgbt, così come una persecuzione delle persone lgbt.
Il presidente russo ha cercato di rimediare alle denunce giustamente fatte da diverse organizzazioni per i diritti civili e governi circa la legge anti-gay da lui stesso firmata e non sospesa, contrariamente a quanto richiesto, durante le Olimpiadi invernali, con una mossa che è risultata alquanto superficiale: all’inaugurazione ha fatto cantare il duetto russo delle t.A.T.u., costituito da Lena e Julia, su cui sembrano esserci voci di una loro relazione lesbica, ma che non hanno mai inscenato un bacio saffico per non disturbare le dirigenze.
Il segretario generale dell’ONU non ha lasciato, invece, con le sue parole spazio a nessun fraintendimento, alla vigilia dell’apertura dei giochi olimpici, riguardo le leggi contro la “propaganda di atti non tradizionali ai minori”, usando frasi forti e chiare: «Il mondo si sollevi contro gli attacchi a lesbiche e gay».
Ban Ki-Moon ha potuto, così, esprimere, senza citare direttamente le leggi russe, un invito alla società civile internazionale, quella che ha a cuore i diritti delle persone LGBT e la dignità di ogni essere umano: «l’odio – ha considerato – non ha alcun posto nel 21° secolo».
Un discorso, è stato il suo, più che universale e generale, valido per ogni periodo, anche in futuro, soprattutto quando sottolinea la necessità di opporsi «agli arresti, alla detenzione e alle restrizioni discriminatorie” che le persone «lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali devono affrontare».
Le dichiarazioni di Ban Ki-moon, che non lasciano margini ad alcun tipo di interpretazione, sono state subito riviste da Dimitry Chernyshenko, organizzatore delle Olimpiadi invernali 2014 e che ha potuto, così, smorzare l’auspicio del segretario ONU considerando che durante le Olimpiadi sia vietata dalla carta olimpica ogni tipo di propaganda: Sochi, secondo il dirigente del Comitato Olimpico, «è una festa dello sport». Una festa su cui l’arcobaleno difficilmente, anche per il clima fortemente rigido, potrà splendere.
fonte http://www.pianetagay.com By Alessandro Rizzo
Lgbt: La Regione Sicilia e le persone intersex/dsd
Comunicato stampa dell'Associazione Radicale Certi Diritti e del collettivo Intersexioni
Dopo il caso del bimb* nat* a Gela con un certo grado di atipicità genitale, l'Associazione Radicale Certi Diritti e il collettivo Intersexioni hanno scritto una lettera aperta al presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta, che si è espresso con sensibilità e apertura sulla vicenda, per chiedergli che la Sicilia diventi un esempio di buone prassi sulla questione intersex/dsd per tutta l'Italia.
Le richieste avanzate vanno dall'emanazione di un decreto o legge regionale che vieti il ricorso a trattamenti medico-farmacologici non necessari o trattamenti chirurgici cosmetici e non vitali su genitali sani solo perché atipici al monitoraggio del fenomeno, dalla creazione di centri qualificati all'interno delle strutture sanitarie per la tutela della salute e del benessere delle persone intersex/dsd e dei loro familiari all'organizzazione di corsi di aggiornamento e formazione.
Yuri Guaiana, segretario dell'Associazione Radicale Certi Diritti, dichiara: «Il diritto del bambino all'integrità fisica è un diritto umano fondamentale riconosciuto dalle Nazioni Unite, dall'Unione Europea e dal Consiglio d'Europa, ma che troppo spesso viene violato, in Italia, ai danni dei bambini intersex/dsd. È ora che la politica se ne occupi in maniera seria sollevando il velo di silenzio che copre questa realtà. La sensibilità dimostrata dal Presidente Crocetta, fa ben sperare che la Sicilia possa diventare un esempio di buone prassi per tutta l'Italia».
Michela Balocchi, ricercatrice e tra le fondatrici di intersexioni, dichiara: «mi auguro che anche attraverso queste comunicazioni pubbliche i genitori del neonato, così come qualsiasi altro genitore che si trovi in una situazione simile, possano avere accesso a fonti d'informazione alternative e non si sentano costretti a prendere decisioni affrettate, come interventi irreversibili e potenzialmente dannosi per la salute psico-fisica del bimbo, e che sappiano che ci sono gruppi di volontari/e, attiviste/i, associazioni di pazienti ed ex pazienti, persone adulte intersex/dsd con cui possono parlare e confrontarsi, pronte ad accoglierli e a condividere esperienze senza pressioni».
fonte http://www.certidiritti.it
Dopo il caso del bimb* nat* a Gela con un certo grado di atipicità genitale, l'Associazione Radicale Certi Diritti e il collettivo Intersexioni hanno scritto una lettera aperta al presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta, che si è espresso con sensibilità e apertura sulla vicenda, per chiedergli che la Sicilia diventi un esempio di buone prassi sulla questione intersex/dsd per tutta l'Italia.
Le richieste avanzate vanno dall'emanazione di un decreto o legge regionale che vieti il ricorso a trattamenti medico-farmacologici non necessari o trattamenti chirurgici cosmetici e non vitali su genitali sani solo perché atipici al monitoraggio del fenomeno, dalla creazione di centri qualificati all'interno delle strutture sanitarie per la tutela della salute e del benessere delle persone intersex/dsd e dei loro familiari all'organizzazione di corsi di aggiornamento e formazione.
Yuri Guaiana, segretario dell'Associazione Radicale Certi Diritti, dichiara: «Il diritto del bambino all'integrità fisica è un diritto umano fondamentale riconosciuto dalle Nazioni Unite, dall'Unione Europea e dal Consiglio d'Europa, ma che troppo spesso viene violato, in Italia, ai danni dei bambini intersex/dsd. È ora che la politica se ne occupi in maniera seria sollevando il velo di silenzio che copre questa realtà. La sensibilità dimostrata dal Presidente Crocetta, fa ben sperare che la Sicilia possa diventare un esempio di buone prassi per tutta l'Italia».
Michela Balocchi, ricercatrice e tra le fondatrici di intersexioni, dichiara: «mi auguro che anche attraverso queste comunicazioni pubbliche i genitori del neonato, così come qualsiasi altro genitore che si trovi in una situazione simile, possano avere accesso a fonti d'informazione alternative e non si sentano costretti a prendere decisioni affrettate, come interventi irreversibili e potenzialmente dannosi per la salute psico-fisica del bimbo, e che sappiano che ci sono gruppi di volontari/e, attiviste/i, associazioni di pazienti ed ex pazienti, persone adulte intersex/dsd con cui possono parlare e confrontarsi, pronte ad accoglierli e a condividere esperienze senza pressioni».
fonte http://www.certidiritti.it
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lunedì 10 febbraio 2014
Lgbt Cinema: Jared Leto, l'attore di "Dallas Buyers Club" viene accusato di trans-misoginia
Jared Leto è nell'occhio del ciclone.
Candidato agli Oscar 2014 come miglior attore protagonista per la sua interpretazione nel film Dallas Buyers Club di Jean-Marc Vallée, l'attore e cantante statunitense si trovaa al Festival Internazionale del Film di Santa Barbara per ricevere il Virtuosus Award, destinato alle migliori performance del 2013.
Durante l'evento Jared Leto viene colpito dalle parole di una donna che lo ha accusato di non meritare alcun riconoscimento per il ruolo interpretato nella pellicola.
Jared Leto, che ha sottoposto il suo fisico ad un cambiamento estremo per meglio calarsi nel ruolo della transessuale sieropositiva al fianco di Matthew McConaughey, non dovrebbe ricevere né candidature né premi per vestire i panni di una donna essendo uomo.
Sull'Hollywood Reporter vengono rese note le parole d'accusa della donna non meglio identificata: La trans-misoginia non merita un premio.
L'attore ha così replicato, dimostrando di sapersi difendere con estrema dignità: Con questo vorrebbe dire che non assegnerebbe un premio per l'interpretazione di una transessuale perché sono un uomo? Dato che sono un uomo non mnerito di resitare questo ruolo? Così si dovrebbe mantenere un ruolo contro chi è gay o lesbica e non si potrebbe interpretare un personaggio forte?
Nominato per il ruolo di Rayon in "Dallas Buyers Club", Jared Leto sembra uno dei principali fovoriti per la conquista della statuetta d'oro, dopo le vittorie già ottenute per i Critics' Choice, i Golden Globe e i SAG awards.
Le accuse della donna sono continuate mentre l'attore si è difeso affermando che i ruoli tanto forti sono destinati ad attori altrettanti forti.
Leto ha continuato: Così si sta affermando che le persone che sono gay, le persone che appaiono più fragili, come la figura di Rayon, non meriterebbero l'opportunità di compiere una svolta e dedicarsi all'arte?
Sulle sue ultime parole un applauso dalla folla ha reso evidente il feedback positivo del pubblico riguardo alla stima concessa all'attore.
fonte http://cinema.excite.it/di Marta Gasparroni
Candidato agli Oscar 2014 come miglior attore protagonista per la sua interpretazione nel film Dallas Buyers Club di Jean-Marc Vallée, l'attore e cantante statunitense si trovaa al Festival Internazionale del Film di Santa Barbara per ricevere il Virtuosus Award, destinato alle migliori performance del 2013.
Durante l'evento Jared Leto viene colpito dalle parole di una donna che lo ha accusato di non meritare alcun riconoscimento per il ruolo interpretato nella pellicola.
Jared Leto, che ha sottoposto il suo fisico ad un cambiamento estremo per meglio calarsi nel ruolo della transessuale sieropositiva al fianco di Matthew McConaughey, non dovrebbe ricevere né candidature né premi per vestire i panni di una donna essendo uomo.
Sull'Hollywood Reporter vengono rese note le parole d'accusa della donna non meglio identificata: La trans-misoginia non merita un premio.
L'attore ha così replicato, dimostrando di sapersi difendere con estrema dignità: Con questo vorrebbe dire che non assegnerebbe un premio per l'interpretazione di una transessuale perché sono un uomo? Dato che sono un uomo non mnerito di resitare questo ruolo? Così si dovrebbe mantenere un ruolo contro chi è gay o lesbica e non si potrebbe interpretare un personaggio forte?
Nominato per il ruolo di Rayon in "Dallas Buyers Club", Jared Leto sembra uno dei principali fovoriti per la conquista della statuetta d'oro, dopo le vittorie già ottenute per i Critics' Choice, i Golden Globe e i SAG awards.
Le accuse della donna sono continuate mentre l'attore si è difeso affermando che i ruoli tanto forti sono destinati ad attori altrettanti forti.
Leto ha continuato: Così si sta affermando che le persone che sono gay, le persone che appaiono più fragili, come la figura di Rayon, non meriterebbero l'opportunità di compiere una svolta e dedicarsi all'arte?
Sulle sue ultime parole un applauso dalla folla ha reso evidente il feedback positivo del pubblico riguardo alla stima concessa all'attore.
fonte http://cinema.excite.it/di Marta Gasparroni
Lgbt USA: Promessa del Football americano: "sono gay" Michael Sam sarà primo giocatore professionista dichiaratamente omosessuale
"Quando il coach di Missouri a inizio stagione ci ha messo in circolo e ci ha chiesto di raccontare chi eravamo, è arrivato il mio turno e ho cominciato: "Io sono gay".
Così Michael Sam, promessa dell'Università del Missouri in procinto di passare al football Usa professionistico, con la Nfl, ha fatto coming out in un'intervista televisiva al New York Times e ad Espn.
"Ammiriamo il coraggio e l'onestà di Sam - l'immediata dichiarazione della Nfl - Michael è un giocatore di football: e qualsiasi giocatore con le capacità e la determinazione giusta può avere successo in Nfl: saremo lieti di accogliere e sostenere Michael Sam nella prossima stagione".
Il 24 difensore, che ha vinto il Cotton Bowl con la sua università, e' stato infatti eletto miglior giocatore nel suo ruolo e ora passerà tra i professionisti, diventando così il primo giocatore Nfl dichiaratamente omosessuale.
fonte http://www.ansa.it/web/notizie
Così Michael Sam, promessa dell'Università del Missouri in procinto di passare al football Usa professionistico, con la Nfl, ha fatto coming out in un'intervista televisiva al New York Times e ad Espn.
"Ammiriamo il coraggio e l'onestà di Sam - l'immediata dichiarazione della Nfl - Michael è un giocatore di football: e qualsiasi giocatore con le capacità e la determinazione giusta può avere successo in Nfl: saremo lieti di accogliere e sostenere Michael Sam nella prossima stagione".
Il 24 difensore, che ha vinto il Cotton Bowl con la sua università, e' stato infatti eletto miglior giocatore nel suo ruolo e ora passerà tra i professionisti, diventando così il primo giocatore Nfl dichiaratamente omosessuale.
fonte http://www.ansa.it/web/notizie
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A Ferrara va in scena il musical lgbt interamente costruito attorno alle canzoni di Cher
Si intitola "Dov'è l'amore?" ed è il musical che Arcigay Ferrara presenterà questa sera (alle ore 21) presso la prestigiosa Sala Estense in Piazza Municipale della città emiliana.
Sarà la compagnia teatrale Fa'Broadway a portare in scena uno spettacolo interamente costruito sulle canzoni di Cher, la cui trama ruoterà attorno alle vicende di Cherry Medford.
La protagonista, una ragazza di uno sperduto paesino del Tennessee deciderà letteralmente di scappare dalla monotonia quotidiana del suo matrimonio con Jim Silkwood per provare a a costruirsi una nuova vita lavorando come cameriera nella locanda di sua Zia Flo e del cugino Molly nella grande città di Memphis.
Il regista ed ideatore del musical, Fabrizio Pareschi, avrà anche il duplice ruolo di attore nei panni del Cugino Molly, un gay dichiarato un po' matto e palesemente sopra le righe.
Lo spettacolo verrà replicato il 21 marzo 2014 al teatro del Quadrifoglio di Pontelagoscuro (FE) e maggiori informazioni sono reperibili sul sito di Arcigay Ferrara: http://www.arcigayferrara.blogspot.it/2014/01/dove-lamore.html
Fonte: http://gayburg.blogspot.com
Sarà la compagnia teatrale Fa'Broadway a portare in scena uno spettacolo interamente costruito sulle canzoni di Cher, la cui trama ruoterà attorno alle vicende di Cherry Medford.
La protagonista, una ragazza di uno sperduto paesino del Tennessee deciderà letteralmente di scappare dalla monotonia quotidiana del suo matrimonio con Jim Silkwood per provare a a costruirsi una nuova vita lavorando come cameriera nella locanda di sua Zia Flo e del cugino Molly nella grande città di Memphis.
Il regista ed ideatore del musical, Fabrizio Pareschi, avrà anche il duplice ruolo di attore nei panni del Cugino Molly, un gay dichiarato un po' matto e palesemente sopra le righe.
Lo spettacolo verrà replicato il 21 marzo 2014 al teatro del Quadrifoglio di Pontelagoscuro (FE) e maggiori informazioni sono reperibili sul sito di Arcigay Ferrara: http://www.arcigayferrara.blogspot.it/2014/01/dove-lamore.html
Fonte: http://gayburg.blogspot.com
Lgbt "Biglietti da camere separate" uno sguardo di Andrea Adriatico su Pier Vittorio Tondelli dal 11 al 16 febbraio a Teatri di Vita
Ho conosciuto Pier Vittorio Tondelli negli anni amari, in quel finire di secolo che ha sterminato le menti che ho amato di più nella mia prima giovinezza.
Sì, gli anni ’80 sono questo per me: anni amari.
L’Aids si è portato via i sogni della gente di quel tempo, e non li ha più restituiti. Anzi… ha regalato in cambio un sonno perenne, definitivo, ad un’intera generazione.
Gli anni amari di Pier Vittorio Tondelli sono finiti così, nel 1991, vent’anni fa, al debutto di un Natale, in un letto d’ospedale.
Non ha parlato mai della sua malattia pubblicamente. Non ha parlato mai del suo morire. Almeno in apparenza.
L’ha però trasposta in un racconto carico di umanità legato alla morte altrui, usata come specchio per l’anima.
Ha però parlato di omosessualità, di silenzio, di vita, di misteri delle emozioni, quasi suo malgrado. Ha percorso il suo tempo spaventato dall’essere considerato troppo giovanilista, troppo frocio per froci, troppo marchio per esordienti, troppo etichetta, secondo la moda che gli anni amari hanno trasmesso alla storia. In quegli anni non l’ho amato.
Oggi è forse uno dei pochi autori di cui credo di aver letto quasi ogni riga. A cui ho dedicato una delle due sale del teatro che dirigo. Convinto come sono che non sia, come ingiustamente molti pensano, solo un autore del suo tempo, miseramente relegato nel turbine di weekend postmoderni.
Per questo provo a restituire Camere separate in brevi biglietti, vent’anni dopo, sentendone proprio ora tutta la straordinaria potenza e attualità.
Andrea Adriatico
Un romanzo intimo che racchiude il Tondelli segreto di fronte ai misteri dell’amore e della morte. E’ Camere separate, storia bruciante e autobiografica, pubblicata due anni prima della scomparsa del suo autore, avvenuta nel 1991.
A Tondelli, enfant terrible della letteratura italiana degli anni ’80, Adriatico rende omaggio con uno spettacolo che nasce da quel suo romanzo. Due uomini in scena raccontano la storia di Leo, scrittore omosessuale che deve fare i conti con un lutto importante nella sua esistenza.
Sarà l’occasione per inseguire le tracce di sé disseminate nel tempo di una vita, dall’adolescenza inquieta in un paese della provincia padana ai viaggi per l’Europa mentre la geografia politica ed emozionale di un intero continente cambia pelle.
Ma le “camere separate” sono anche la richiesta di un modello d’amore, capace di esprimersi solo per prossimità e mai per convivenze troppo opprimenti.
ATTENZIONE: POSTI LIMITATI
INFO
Qui puoi acquistare i nostri prodotti in massima sicurezza senza alcun sovrapprezzo.
Aggiungi al carrello i prodotti che desideri. Controlla nella pagina i nostri prezzi:
http://www.teatridivita.it/13-14/biglietteria/prezzi/
Se acquisti prodotti diversi, caricali nel carrello un tipo alla volta e alla fine controlla che ci sia tutto quello che desideri.
Se hai bisogno di aiuto, clicca qui: http://www.teatridivita.it/13-14/biglietteria/aiuto/
fonte http://www.teatridivita.it/13-14/portfolio-view/biglietti-da-camere-separate/
Sì, gli anni ’80 sono questo per me: anni amari.
L’Aids si è portato via i sogni della gente di quel tempo, e non li ha più restituiti. Anzi… ha regalato in cambio un sonno perenne, definitivo, ad un’intera generazione.
Gli anni amari di Pier Vittorio Tondelli sono finiti così, nel 1991, vent’anni fa, al debutto di un Natale, in un letto d’ospedale.
Non ha parlato mai della sua malattia pubblicamente. Non ha parlato mai del suo morire. Almeno in apparenza.
L’ha però trasposta in un racconto carico di umanità legato alla morte altrui, usata come specchio per l’anima.
Ha però parlato di omosessualità, di silenzio, di vita, di misteri delle emozioni, quasi suo malgrado. Ha percorso il suo tempo spaventato dall’essere considerato troppo giovanilista, troppo frocio per froci, troppo marchio per esordienti, troppo etichetta, secondo la moda che gli anni amari hanno trasmesso alla storia. In quegli anni non l’ho amato.
Oggi è forse uno dei pochi autori di cui credo di aver letto quasi ogni riga. A cui ho dedicato una delle due sale del teatro che dirigo. Convinto come sono che non sia, come ingiustamente molti pensano, solo un autore del suo tempo, miseramente relegato nel turbine di weekend postmoderni.
Per questo provo a restituire Camere separate in brevi biglietti, vent’anni dopo, sentendone proprio ora tutta la straordinaria potenza e attualità.
Andrea Adriatico
Un romanzo intimo che racchiude il Tondelli segreto di fronte ai misteri dell’amore e della morte. E’ Camere separate, storia bruciante e autobiografica, pubblicata due anni prima della scomparsa del suo autore, avvenuta nel 1991.
A Tondelli, enfant terrible della letteratura italiana degli anni ’80, Adriatico rende omaggio con uno spettacolo che nasce da quel suo romanzo. Due uomini in scena raccontano la storia di Leo, scrittore omosessuale che deve fare i conti con un lutto importante nella sua esistenza.
Sarà l’occasione per inseguire le tracce di sé disseminate nel tempo di una vita, dall’adolescenza inquieta in un paese della provincia padana ai viaggi per l’Europa mentre la geografia politica ed emozionale di un intero continente cambia pelle.
Ma le “camere separate” sono anche la richiesta di un modello d’amore, capace di esprimersi solo per prossimità e mai per convivenze troppo opprimenti.
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sabato 8 febbraio 2014
LGBT: Amnesty International: in Europa le persone transgender subiscono discriminazione e trattamenti disumani e degradanti
In un rapporto presentato oggi in alcune capitali europee, Amnesty International ha affermato che le persone transgender che intendono cambiare il loro sesso all'anagrafe subiscono violazioni dei diritti umani: sono costrette a subire interventi chirurgici invasivi, sterilizzazioni, terapie ormonali o test psichiatrici prima di poter modificare i loro documenti.
"Naturalmente, vi sono persone transgender che intendono usufruire dei trattamenti medici disponibili, ma molti altri non vogliono. Gli stati non dovrebbero forzare le scelte delle persone transgender facendo dipendere il riconoscimento legale della loro identità di genere da interventi chirurgici, trattamenti ormonali o sterilizzazioni" - ha dichiarato Marco Perolini, esperto di Amnesty International in materia di discriminazione.
"Molte persone transgender devono superare enormi ostacoli prima di conciliarsi con la loro identità e i problemi aumentano a causa di una manifesta discriminazione di stato".
Il rapporto di Amnesty International, intitolato "Lo stato decide chi sono: la mancanza di riconoscimento legale per le persone transgender in Europa", prende in esame sette paesi europei evidenziando come le procedure per ottenere il riconoscimento legale della loro identità di genere violino i diritti umani fondamentali in Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania e Norvegia mentre in Irlanda non esista alcuna procedura, sebbene una legislazione in materia sia in cantiere.
Si stima che le persone transgender nei paesi dell'Unione europea siano circa un milione e mezzo.
In molti stati sono in vigore procedure rigorose attraverso le quali una persona può cambiare il sesso all'anagrafe.
Le persone transgender possono ottenere il riconoscimento legale della loro identità di genere solo se viene loro diagnosticato un disturbo mentale o se accettano di sottoporsi a procedure mediche come i trattamenti ormonali o interventi chirurgici che determinino una sterilità irreversibile.
In alcuni casi, devono dimostrare di essere single. Il tutto può durare anni.
"Gli stati devono assicurare che le persone transgender possano ottenere il riconoscimento legale della loro identità di genere attraverso una procedura veloce, accessibile e trasparente nel rispetto di ciò che la singola persona sente rispetto alla sua identità di genere, proteggendo il diritto alla riservatezza ed evitando d'imporre requisiti obbligatori che violino i diritti umani" - ha sottolineato Perolini.
"Le persone si trovano a dover prendere un'odiosa decisione: o accettano di essere sottoposte a una serie di trattamenti e misure degradanti per volere dello stato o sono costrette a vivere con un genere basato sul sesso loro assegnato alla nascita, anche quando ciò contraddice il loro aspetto e la loro identità" - ha aggiunto Perolini.
In Irlanda non esiste ancora alcuna procedura per consentire alle persone transgender di cambiare il loro sesso all'anagrafe. Victoria, una transgender di Dublino, ha detto ad Amnesty International: "Il riconoscimento legale è importante perché finalmente non dovrei combattere per ottenere qualcosa cui ho diritto, come l'assistenza pubblica. Io voglio essere riconosciuta per chi maledettamente sono. È ridicolo che lo stato non mi riconosca per ciò che sono".
Il riconoscimento legale dell'identità di genere è fondamentale affinché le persone transgender beneficino dei loro diritti umani. Esse rischiano di essere discriminate ogni volta che devono esibire un documento in cui sono indicati nome e sesso all'anagrafe che non corrispondono alla loro identità ed espressione di genere.
Leggi le storie del nostro rapporto:
http://www.amnesty.it/europa-identita-negate-casi-di-persone-transgender
Scarica il rapporto in inglese "Lo stato decide chi sono: la mancanza di riconoscimento legale per le persone transgender in Europa":
http://www.amnesty.org/en/library/info/EUR01/001/2014/en
FONTE http://www.amnesty.it
"Naturalmente, vi sono persone transgender che intendono usufruire dei trattamenti medici disponibili, ma molti altri non vogliono. Gli stati non dovrebbero forzare le scelte delle persone transgender facendo dipendere il riconoscimento legale della loro identità di genere da interventi chirurgici, trattamenti ormonali o sterilizzazioni" - ha dichiarato Marco Perolini, esperto di Amnesty International in materia di discriminazione.
"Molte persone transgender devono superare enormi ostacoli prima di conciliarsi con la loro identità e i problemi aumentano a causa di una manifesta discriminazione di stato".
Il rapporto di Amnesty International, intitolato "Lo stato decide chi sono: la mancanza di riconoscimento legale per le persone transgender in Europa", prende in esame sette paesi europei evidenziando come le procedure per ottenere il riconoscimento legale della loro identità di genere violino i diritti umani fondamentali in Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania e Norvegia mentre in Irlanda non esista alcuna procedura, sebbene una legislazione in materia sia in cantiere.
Si stima che le persone transgender nei paesi dell'Unione europea siano circa un milione e mezzo.
In molti stati sono in vigore procedure rigorose attraverso le quali una persona può cambiare il sesso all'anagrafe.
Le persone transgender possono ottenere il riconoscimento legale della loro identità di genere solo se viene loro diagnosticato un disturbo mentale o se accettano di sottoporsi a procedure mediche come i trattamenti ormonali o interventi chirurgici che determinino una sterilità irreversibile.
In alcuni casi, devono dimostrare di essere single. Il tutto può durare anni.
"Gli stati devono assicurare che le persone transgender possano ottenere il riconoscimento legale della loro identità di genere attraverso una procedura veloce, accessibile e trasparente nel rispetto di ciò che la singola persona sente rispetto alla sua identità di genere, proteggendo il diritto alla riservatezza ed evitando d'imporre requisiti obbligatori che violino i diritti umani" - ha sottolineato Perolini.
"Le persone si trovano a dover prendere un'odiosa decisione: o accettano di essere sottoposte a una serie di trattamenti e misure degradanti per volere dello stato o sono costrette a vivere con un genere basato sul sesso loro assegnato alla nascita, anche quando ciò contraddice il loro aspetto e la loro identità" - ha aggiunto Perolini.
In Irlanda non esiste ancora alcuna procedura per consentire alle persone transgender di cambiare il loro sesso all'anagrafe. Victoria, una transgender di Dublino, ha detto ad Amnesty International: "Il riconoscimento legale è importante perché finalmente non dovrei combattere per ottenere qualcosa cui ho diritto, come l'assistenza pubblica. Io voglio essere riconosciuta per chi maledettamente sono. È ridicolo che lo stato non mi riconosca per ciò che sono".
Il riconoscimento legale dell'identità di genere è fondamentale affinché le persone transgender beneficino dei loro diritti umani. Esse rischiano di essere discriminate ogni volta che devono esibire un documento in cui sono indicati nome e sesso all'anagrafe che non corrispondono alla loro identità ed espressione di genere.
Leggi le storie del nostro rapporto:
http://www.amnesty.it/europa-identita-negate-casi-di-persone-transgender
Scarica il rapporto in inglese "Lo stato decide chi sono: la mancanza di riconoscimento legale per le persone transgender in Europa":
http://www.amnesty.org/en/library/info/EUR01/001/2014/en
FONTE http://www.amnesty.it
Lgbt Roma: 7° FESTIVAL INTERNAZIONALE FILM CORTO A TEMA “TULIPANI DI SETA NERA: UN SORRISO DIVERSO” 8-9-10 febbraio
Torna uno dei più importanti e prestigiosi Festival di cinema breve che punta i riflettori sulla valorizzazione di tutte le diversità.
Giunto alla sua 7° edizione “Tulipani di Seta Nera: Un Sorriso Diverso” inizierà l’8 Febbraio dalle ore 9.30 alle 13,30 e il 9 febbraio dalle 15,00 alle 20,00 presso la Casa del Cinema di Roma concludendosi con un grande gala di premiazione il 10 febbraio dalle ore 19.00 al Teatro Olimpico.
La serata sarà introdotta dal giornalista Bruno Vespa
La conduzione della serata e delle due giornate di proiezioni è affidata ai conduttori Metis Di Meo e Christian Floris
Presidente del Festival Andrea Roncato
Presidente di Giuria Sara Iannone
Vice Presidente di Giuria Corrado Veneziano
Vice Presidente di Giuria Carlo Brancaleoni
Madrina dell’evento Giulia Electra Gorietti
Padrino dell’evento Flavio Parenti
Al termine della serata conclusiva l’ ORCHESTRA SINFONICA SAN MARCO DALL'AQUILA, diretta dal Maestro JACOPO SIPARI di PESCASSEROLI, terrà uno splendido concerto di beneficenza, in omaggio alle colonne sonore di grandi film, riproponendo brani tratti da pellicole indimenticabili come Titanic, Schindler’s list, Star Wars, Il signore degli anelli e molti altri.
Tante sono le nuove sorprese da non perdere, la serata sarà contornata da molti ospiti provenienti dal mondo del cinema e dello spettacolo.
Il “Festival Internazionale del Film Corto Tulipani di Seta Nera” (TSN) in programma a Roma dall’8 al 10 febbraio si è affermato ormai come uno dei più prestigiosi e significativi eventi di cinema sociale realizzati in Italia.
Nato da un’idea di Paola Tassone, e prodotto dall’Associazione studentesca universitaria “l’Università Cerca Lavoro” presieduta da Ilaria Battistelli, la rassegna, unica nel suo genere, vuole focalizzare e contrastare i pregiudizi legati al termine diversità, attraverso la promozione dei lavori dei registi e degli autori di cinema che sappiano raccontare tramite le immagini, non il semplice racconto di una diversità, ma l’essenza della diversità, sapendola soprattutto valorizzare.
Elemento interessante che, per il secondo anno il comitato artistico ha deciso di potenziare, è quello di premiare il lavoro dei giovani talenti: oltre al vincitore del festival, che riceverà il riconoscimento di Miglior Film, il festival vuol premiare il miglior regista emergente istituendo un premio in denaro al Miglior Sorriso Nascente.
Infine verrà assegnato il Premio Sorriso dei Giovani, questo premio il quale sarà conferito da una rosa di circa una decina di allievi di scuole e/o accademie che hanno preso parte al Tour Tulipani di Seta Nera, ed autorevoli ospiti provenienti dal mondo della cultura e vari professionisti, che andranno a costituire la Giuria di Giovani di VariEtà, presidente di questa giuria Serena Gray.
Infine all’interno del concorso sono state istituite due sezioni speciali dedicate all’Infanzia ed al valore della Sicurezza sul Lavoro: nella prima si sottolinea l’importanza dell’universo infantile, privo di pregiudizi e ricco di ingenuità e innocenza; nella seconda si mette in risalto la prevenzione e la sicurezza sui posti di lavoro, fondamento per un futuro migliore dei lavoratori e dei datori di lavoro.
fonte https://www.facebook.com/events/244095502427938/
Giunto alla sua 7° edizione “Tulipani di Seta Nera: Un Sorriso Diverso” inizierà l’8 Febbraio dalle ore 9.30 alle 13,30 e il 9 febbraio dalle 15,00 alle 20,00 presso la Casa del Cinema di Roma concludendosi con un grande gala di premiazione il 10 febbraio dalle ore 19.00 al Teatro Olimpico.
La serata sarà introdotta dal giornalista Bruno Vespa
La conduzione della serata e delle due giornate di proiezioni è affidata ai conduttori Metis Di Meo e Christian Floris
Presidente del Festival Andrea Roncato
Presidente di Giuria Sara Iannone
Vice Presidente di Giuria Corrado Veneziano
Vice Presidente di Giuria Carlo Brancaleoni
Madrina dell’evento Giulia Electra Gorietti
Padrino dell’evento Flavio Parenti
Al termine della serata conclusiva l’ ORCHESTRA SINFONICA SAN MARCO DALL'AQUILA, diretta dal Maestro JACOPO SIPARI di PESCASSEROLI, terrà uno splendido concerto di beneficenza, in omaggio alle colonne sonore di grandi film, riproponendo brani tratti da pellicole indimenticabili come Titanic, Schindler’s list, Star Wars, Il signore degli anelli e molti altri.
Tante sono le nuove sorprese da non perdere, la serata sarà contornata da molti ospiti provenienti dal mondo del cinema e dello spettacolo.
Il “Festival Internazionale del Film Corto Tulipani di Seta Nera” (TSN) in programma a Roma dall’8 al 10 febbraio si è affermato ormai come uno dei più prestigiosi e significativi eventi di cinema sociale realizzati in Italia.
Nato da un’idea di Paola Tassone, e prodotto dall’Associazione studentesca universitaria “l’Università Cerca Lavoro” presieduta da Ilaria Battistelli, la rassegna, unica nel suo genere, vuole focalizzare e contrastare i pregiudizi legati al termine diversità, attraverso la promozione dei lavori dei registi e degli autori di cinema che sappiano raccontare tramite le immagini, non il semplice racconto di una diversità, ma l’essenza della diversità, sapendola soprattutto valorizzare.
Elemento interessante che, per il secondo anno il comitato artistico ha deciso di potenziare, è quello di premiare il lavoro dei giovani talenti: oltre al vincitore del festival, che riceverà il riconoscimento di Miglior Film, il festival vuol premiare il miglior regista emergente istituendo un premio in denaro al Miglior Sorriso Nascente.
Infine verrà assegnato il Premio Sorriso dei Giovani, questo premio il quale sarà conferito da una rosa di circa una decina di allievi di scuole e/o accademie che hanno preso parte al Tour Tulipani di Seta Nera, ed autorevoli ospiti provenienti dal mondo della cultura e vari professionisti, che andranno a costituire la Giuria di Giovani di VariEtà, presidente di questa giuria Serena Gray.
Infine all’interno del concorso sono state istituite due sezioni speciali dedicate all’Infanzia ed al valore della Sicurezza sul Lavoro: nella prima si sottolinea l’importanza dell’universo infantile, privo di pregiudizi e ricco di ingenuità e innocenza; nella seconda si mette in risalto la prevenzione e la sicurezza sui posti di lavoro, fondamento per un futuro migliore dei lavoratori e dei datori di lavoro.
fonte https://www.facebook.com/events/244095502427938/
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venerdì 7 febbraio 2014
Lgbt Sochi: Cosa significa la protesta di Google per la Carta Olimpica?
Google protesta contro la discriminazione dei gay a Sochi 2014 e contro la strumentalizzazione della propaganda russa
La Carta Olimpica è un doodle arcobaleno: Google ricorda il giorno di apertura dei Giochi Olimpici Invernali di Sochi visualizzando sulla sua homepage un logo con i colori della comunità gay e un estratto della Carta olimpica.
CARTA OLIMPICA: IL DOODLE ARCOBALENO
L’iniziativa è indirizzata sia verso gli atleti che verso gli spettatori che ieri sono stati ammoniti a non partecipare alla propaganda gay durante le Olimpiadi dal vice primo ministro russo Dmitry Kozak. Secondo Kozak tutto in conformità con la Carta Olimpica e la legge russa che vieta la propaganda durante un evento sportivo. E allora Google ricorda proprio citando la Carta olimpica che: «La pratica dello sport è un diritto umano. Ogni individuo deve avere la possibilità di praticare sport, senza discriminazioni di alcun genere e nello spirito olimpico, che esige mutua comprensione con spirito di amicizia, solidarietà e fair play», come recita il messaggio pubblicato in tutte le lingue del mondo da Google nel suo primo doodle sottotitolato.
Clicca per vedere la protesta di Google in tutte le lingue:
http://www.giornalettismo.com/archives/1343933/carta-olimpica-doodle-arcobaleno-carta-olimpica-gay/
CARTA OLIMPICA: IL DOODLE CHE NON NOMINA SOCHI
La protesta di Google contiene la citazione della Carta Olimpica, senza però mai nominare esplicitamente Sochi. Si tratta davvero di un’aperta presa di posizione nei confronti dei diritti degli omosessuali, dopo le leggi promulgate da Vladimir Putin che vietano la “propaganda dell’omosessualità”. Anche i risultati a cui rimanda Google non hanno nessun riferimento a Sochi 2014 ma solo ai principi antidiscriminatori della Carta Olimpica.
CARTA OLIMPICA: COSA E’
Tutti i clic sul doodle Google di oggi rimandano ai link relativi alla Carta Olimpica. La Carta Olimpica completa in italiano si può trovare a questo indirizzo. Redatta nel 1894 da Pierre de Coubertin e poi sottoposta ad ulteriori modifiche, è la principale fonte regolatrice delle attività e dell’organizzazione del movimento olimpico, e stabilisce che il suo scopo principale è costruire un mondo pacifico attraverso l’educazione dei giovani allo sport praticato senza discriminazioni di nessun tipo.
LA CARTA OLIMPICA, SOCHI E I GAY
Il presidente Barack Obama ha annunciato di aver nominato atleti gay come membri della delegazione americana che parteciperà alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi per dimostrare che gli Stati Uniti rifiutano di «conformarsi alle discriminazioni». Inoltre il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha fatto un appello invitando a sollevarsi contro gli attacchi a lesbiche e gay nel suo discorso durante la sessione del Comitato Olimpico Internazionale.
CARTA OLIMPICA: IL VIDEO DEL DOODLE
Il doodle arcobaleno che riporta la citazione della Carta Olimpica viene riassunto e spiegato in un video
fonte http://www.giornalettismo.com di Maria Teresa Mura
La Carta Olimpica è un doodle arcobaleno: Google ricorda il giorno di apertura dei Giochi Olimpici Invernali di Sochi visualizzando sulla sua homepage un logo con i colori della comunità gay e un estratto della Carta olimpica.
CARTA OLIMPICA: IL DOODLE ARCOBALENO
L’iniziativa è indirizzata sia verso gli atleti che verso gli spettatori che ieri sono stati ammoniti a non partecipare alla propaganda gay durante le Olimpiadi dal vice primo ministro russo Dmitry Kozak. Secondo Kozak tutto in conformità con la Carta Olimpica e la legge russa che vieta la propaganda durante un evento sportivo. E allora Google ricorda proprio citando la Carta olimpica che: «La pratica dello sport è un diritto umano. Ogni individuo deve avere la possibilità di praticare sport, senza discriminazioni di alcun genere e nello spirito olimpico, che esige mutua comprensione con spirito di amicizia, solidarietà e fair play», come recita il messaggio pubblicato in tutte le lingue del mondo da Google nel suo primo doodle sottotitolato.
Clicca per vedere la protesta di Google in tutte le lingue:
http://www.giornalettismo.com/archives/1343933/carta-olimpica-doodle-arcobaleno-carta-olimpica-gay/
CARTA OLIMPICA: IL DOODLE CHE NON NOMINA SOCHI
La protesta di Google contiene la citazione della Carta Olimpica, senza però mai nominare esplicitamente Sochi. Si tratta davvero di un’aperta presa di posizione nei confronti dei diritti degli omosessuali, dopo le leggi promulgate da Vladimir Putin che vietano la “propaganda dell’omosessualità”. Anche i risultati a cui rimanda Google non hanno nessun riferimento a Sochi 2014 ma solo ai principi antidiscriminatori della Carta Olimpica.
CARTA OLIMPICA: COSA E’
Tutti i clic sul doodle Google di oggi rimandano ai link relativi alla Carta Olimpica. La Carta Olimpica completa in italiano si può trovare a questo indirizzo. Redatta nel 1894 da Pierre de Coubertin e poi sottoposta ad ulteriori modifiche, è la principale fonte regolatrice delle attività e dell’organizzazione del movimento olimpico, e stabilisce che il suo scopo principale è costruire un mondo pacifico attraverso l’educazione dei giovani allo sport praticato senza discriminazioni di nessun tipo.
LA CARTA OLIMPICA, SOCHI E I GAY
Il presidente Barack Obama ha annunciato di aver nominato atleti gay come membri della delegazione americana che parteciperà alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi per dimostrare che gli Stati Uniti rifiutano di «conformarsi alle discriminazioni». Inoltre il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha fatto un appello invitando a sollevarsi contro gli attacchi a lesbiche e gay nel suo discorso durante la sessione del Comitato Olimpico Internazionale.
CARTA OLIMPICA: IL VIDEO DEL DOODLE
Il doodle arcobaleno che riporta la citazione della Carta Olimpica viene riassunto e spiegato in un video
fonte http://www.giornalettismo.com di Maria Teresa Mura
Lgbt: Ban Ki-Moon a Sochi alla vigilia: "Il mondo si sollevi in difesa dei gay"
Il segretario generale dell'Onu fa sentire la sua voce durante la riunione del Comitato internazionale olimpico. Ma Mosca va avanti sulla sua strada. Il vicepremier: "Fare propapaganda politica durante un evento sportivo è contrario alla Carta olimpica e alla legge russa"
SOCHI - Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, ha raccolto e rilanciato la polemica durissima che accompagna l'apertura, domani, dei giochi olimpici a Sochi. Ha detto che "tutti dovrebbero alzare la loro voce" contro gli attacchi ai gay. E per lanciare il suo monito ha scelto una occasione di primo piano, il suo intervento durante la riunione del Comitato internazionale olimpico, alla vigilia dell'apertura domani dei Giochi Invernali di Sochi.
"Molti atleti professionisti, gay ed eterosessuali, sono contro il pregiudizio", ha osservato il 'numero uno' del Palazzo di Vetro. "Noi tutti dobbiamo alzare la voce contro gli attacchi a lesbiche, gay, bisessuali, transgender e gli androgini. Dobbiamo essere contrari -ha aggiunto - all'arresto, l'imprigionamento e le restrizioni discriminatorie che fronteggiano".
I Giochi Invernali di Sochi sono stati fortemente voluto dal presidente russo, Vladimir Putin, e le parole di Ban appaiono come un monito contro la legge russa che punisce con il carcere la "propaganda" dell'omosessualità con i minori.
Mosca però va avanti sulla sua strada: il vicepremier russo, Dmitry Kozak, ha messo in guardia spettatori e atleti contro la promozione dei diritti degli omosessuali durante le Olimpiadi. Parlando con la stampa, Kozak ha ricordato che "fare propaganda politica nel corso di un evento sportivo è contrario alla Carta olimpica e alla legge russa". Il vicepremier ha ribadito che nel Paese non esiste discriminazione basata sull'orientamento sessuale. "Siamo adulti qui e possiamo condurre la nostra vita privata come riteniamo necessario", ha detto, spiegando poi che "(i gay) possono fare propaganda della loro sessualità tra gli adulti, ma non c'è bisogno di coinvolgere i bambini".
fonte http://www.repubblica.it/speciali/olimpiadi/sochi2014/2014/02/06/news/ban_ki-moon_difende_gay_a_sochi-77820964/?ref=HREA-1
SOCHI - Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, ha raccolto e rilanciato la polemica durissima che accompagna l'apertura, domani, dei giochi olimpici a Sochi. Ha detto che "tutti dovrebbero alzare la loro voce" contro gli attacchi ai gay. E per lanciare il suo monito ha scelto una occasione di primo piano, il suo intervento durante la riunione del Comitato internazionale olimpico, alla vigilia dell'apertura domani dei Giochi Invernali di Sochi.
"Molti atleti professionisti, gay ed eterosessuali, sono contro il pregiudizio", ha osservato il 'numero uno' del Palazzo di Vetro. "Noi tutti dobbiamo alzare la voce contro gli attacchi a lesbiche, gay, bisessuali, transgender e gli androgini. Dobbiamo essere contrari -ha aggiunto - all'arresto, l'imprigionamento e le restrizioni discriminatorie che fronteggiano".
I Giochi Invernali di Sochi sono stati fortemente voluto dal presidente russo, Vladimir Putin, e le parole di Ban appaiono come un monito contro la legge russa che punisce con il carcere la "propaganda" dell'omosessualità con i minori.
Mosca però va avanti sulla sua strada: il vicepremier russo, Dmitry Kozak, ha messo in guardia spettatori e atleti contro la promozione dei diritti degli omosessuali durante le Olimpiadi. Parlando con la stampa, Kozak ha ricordato che "fare propaganda politica nel corso di un evento sportivo è contrario alla Carta olimpica e alla legge russa". Il vicepremier ha ribadito che nel Paese non esiste discriminazione basata sull'orientamento sessuale. "Siamo adulti qui e possiamo condurre la nostra vita privata come riteniamo necessario", ha detto, spiegando poi che "(i gay) possono fare propaganda della loro sessualità tra gli adulti, ma non c'è bisogno di coinvolgere i bambini".
fonte http://www.repubblica.it/speciali/olimpiadi/sochi2014/2014/02/06/news/ban_ki-moon_difende_gay_a_sochi-77820964/?ref=HREA-1
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Il giornalista Paolo Colombo e il cantante Davide Papasidero ospiti di Oltre le Differenze si parla di sport e omosessualità
Su Antenna Radio Esse, Venerdì 7 febbraio alle 21, nel format radiofonico sul mondo LGBTQI si parla delle Olimpiadi invernali di Sochi
Venerdì 7 febbraio si terrà la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi Invernali 2014 a Sochi, in Russia, Olimpiadi che stanno molto facendo parlare di sé da mesi a causa delle tensioni e delle preoccupazioni rispetto al clima omofobico e alle leggi anti-gay in vigore nel paese di Putin. Questo sarà il tema centrale della puntata di “Oltre le Differenze”, il format radiofonico interamente dedicato al mondo gay, lesbico, bisex, transessuale e queer, condotto da Natascia Maesi e Oriana Bottini, che andrà in onda venerdì 7 febbraio alle 21 su Antenna Radio Esse (FM 91.25, 93.20, 93.50, 99.10 o diretta online dal sito www.antennaradioesse.it, con la partecipazione anche del giornalista sportivo di La7 Paolo Colombo.
Apertura dedicata alla musica con il cantante romano Davide Papasidero, concorrente di X-Factor 5 e vincitore del Festival di Castrocaro 2013, che presenta il suo ultimo EP “Adesso oppure mai”. Un’approfondita riflessione sul legame tra Olimpiadi e quesioni politiche sarà affrontata insieme al vice-caposervizio della redazione sportiva del TG La7 Paolo Colombo, noto giornalista sportivo che da tempo solleva la questione dell’omofobia anche nel calcio italiano. Uno sguardo infine al locale insieme a Francesco Micheli, vice allenatore e preparatore del Siena Rugby 2000, che testimonierà un esempio di unione tra sport e diritti, si tratta del calendario contro omofobie e bullismo realizzato insieme al Movimento Pansessuale Arcigay Siena.
In chiusura consueto spazio alle segnalazioni di libri, film e appuntamenti a tema nello scaffale LGBT. Come sempre, c'è la possibilità di interagire con la redazione del programma ai contatti: 366 2809050 o redazione.oltreledifferenze@gmail.com. E’ attiva una pagina fan su Facebook e il blog è www.oltreledifferenze.wordpress.com dove è possibile riascoltare tutte le puntate già andate in onda.
fonte Redazione OLTRE LE DIFFERENZE
Venerdì 7 febbraio si terrà la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi Invernali 2014 a Sochi, in Russia, Olimpiadi che stanno molto facendo parlare di sé da mesi a causa delle tensioni e delle preoccupazioni rispetto al clima omofobico e alle leggi anti-gay in vigore nel paese di Putin. Questo sarà il tema centrale della puntata di “Oltre le Differenze”, il format radiofonico interamente dedicato al mondo gay, lesbico, bisex, transessuale e queer, condotto da Natascia Maesi e Oriana Bottini, che andrà in onda venerdì 7 febbraio alle 21 su Antenna Radio Esse (FM 91.25, 93.20, 93.50, 99.10 o diretta online dal sito www.antennaradioesse.it, con la partecipazione anche del giornalista sportivo di La7 Paolo Colombo.
Apertura dedicata alla musica con il cantante romano Davide Papasidero, concorrente di X-Factor 5 e vincitore del Festival di Castrocaro 2013, che presenta il suo ultimo EP “Adesso oppure mai”. Un’approfondita riflessione sul legame tra Olimpiadi e quesioni politiche sarà affrontata insieme al vice-caposervizio della redazione sportiva del TG La7 Paolo Colombo, noto giornalista sportivo che da tempo solleva la questione dell’omofobia anche nel calcio italiano. Uno sguardo infine al locale insieme a Francesco Micheli, vice allenatore e preparatore del Siena Rugby 2000, che testimonierà un esempio di unione tra sport e diritti, si tratta del calendario contro omofobie e bullismo realizzato insieme al Movimento Pansessuale Arcigay Siena.
In chiusura consueto spazio alle segnalazioni di libri, film e appuntamenti a tema nello scaffale LGBT. Come sempre, c'è la possibilità di interagire con la redazione del programma ai contatti: 366 2809050 o redazione.oltreledifferenze@gmail.com. E’ attiva una pagina fan su Facebook e il blog è www.oltreledifferenze.wordpress.com dove è possibile riascoltare tutte le puntate già andate in onda.
fonte Redazione OLTRE LE DIFFERENZE
mercoledì 5 febbraio 2014
Lgbt: Il sindaco di New York, Bill De Blasio sceglie i gay e diserta la sfilata irlandese
Il 17 marzo la tradizionale sfilata di San Patrizio. Ma il sindaco protesta contro il divieto di esporre simboli dell'orgoglio omosex
Solidarietà alla comunità omosessuale. Il sindaco di New York, Bill de Blasio non parteciperà alla parata del St.
Patrick's Day, per protesta contro il divieto di esporre simboli dell'orgoglio gay. Il 17 marzo de Blasio non camminerà lungo la Quinta strada, dove è tradizione che ogni anno sfili il corteo della Festa di San Patrizio più grande degli Stati Uniti e dove quest'anno gli organizzatori si aspettano più di un milione di persone.
Il suo predecessore alla carica di sindaco di New York, Michael Bloomberg, non è mai mancato all'evento, mentre de Blasio aveva già rifiutato di sfilare quando era difensore civico. Gli organizzatori della parata hanno dichiarato che gli omosessuali sono i benvenuti, ma che i simboli dell'orgoglio gay non lo sono altrettanto: sostengono che distrarrebbero dal reale significato della sfilata, l'eredità irlandese.
Dopo il cosiddetto «scandalo pizza-gate», Bill de Blasio ha anche rotto gli indugi e la tradizione di famiglia e mangiato la pizza con le mani: l'iniziazione è avvenuta in tv, durante il «Daily Show» con Jon Stewart. Si tratta della prima apparizione per il sindaco di New York ad un «late night show», un programma di seconda serata, a un mese dal suo insediamento a City Hall.
Perfettamente a suo agio, de Blasio ha esordito con una battuta sulla neve a New York e le polemiche per come è stata gestita nell'Upper East Side, dove i cittadini si sono lamentati per la mancanza di un pronto intervento. Con la città di nuovo coperta dalla neve, Stewart ha fatto notare che questa è la terza pesante nevicata da quando de Blasio è sindaco.
«Durante i 12 anni di mandato del milionario Bloomberg - ha detto - non ha mai nevicato una volta». «Credo che lui abbia pagato l'uomo giusto - ha replicato il sindaco - ha i soldi per farlo». Ma in realtà è stato l'argomento pizza a tenere banco. Stewart ha invitato il sindaco a mangiarla nel modo «giusto»: «Lei è un uomo del popolo, mangi come uno di loro», gli ha detto.
E invece, de Blasio ha tirato fuori dalla giacca forchetta e coltello. «Come sindaco di Napoli, intendo di New York, siamo sempre pronti per la nostra pizza», ha spiegato scherzando, e aggiungendo che il mangiare la pizza in quel modo gli viene dai suoi antenati italiani. A quel punto, sono partiti dei fischi dalla platea e messo alle strette il sindaco de Blasio ha afferrato un pezzo di pizza con le mani e ha iniziato a mangiarlo.
Intanto, la forchetta «incriminata» - quella usata da de Blasio per mangiare la pizza in una pizzeria di Staten Island, dando così il via al «pizza-gate» finito su tutti i giornali - andrà addirittura all'asta, ma per beneficenza: il ricavato andrà a favore del Sandy Relief, il fondo per le vittime dell'uragano Sandy.
fonte http://www.ilgiornale.it
Solidarietà alla comunità omosessuale. Il sindaco di New York, Bill de Blasio non parteciperà alla parata del St.
Patrick's Day, per protesta contro il divieto di esporre simboli dell'orgoglio gay. Il 17 marzo de Blasio non camminerà lungo la Quinta strada, dove è tradizione che ogni anno sfili il corteo della Festa di San Patrizio più grande degli Stati Uniti e dove quest'anno gli organizzatori si aspettano più di un milione di persone.
Il suo predecessore alla carica di sindaco di New York, Michael Bloomberg, non è mai mancato all'evento, mentre de Blasio aveva già rifiutato di sfilare quando era difensore civico. Gli organizzatori della parata hanno dichiarato che gli omosessuali sono i benvenuti, ma che i simboli dell'orgoglio gay non lo sono altrettanto: sostengono che distrarrebbero dal reale significato della sfilata, l'eredità irlandese.
Dopo il cosiddetto «scandalo pizza-gate», Bill de Blasio ha anche rotto gli indugi e la tradizione di famiglia e mangiato la pizza con le mani: l'iniziazione è avvenuta in tv, durante il «Daily Show» con Jon Stewart. Si tratta della prima apparizione per il sindaco di New York ad un «late night show», un programma di seconda serata, a un mese dal suo insediamento a City Hall.
Perfettamente a suo agio, de Blasio ha esordito con una battuta sulla neve a New York e le polemiche per come è stata gestita nell'Upper East Side, dove i cittadini si sono lamentati per la mancanza di un pronto intervento. Con la città di nuovo coperta dalla neve, Stewart ha fatto notare che questa è la terza pesante nevicata da quando de Blasio è sindaco.
«Durante i 12 anni di mandato del milionario Bloomberg - ha detto - non ha mai nevicato una volta». «Credo che lui abbia pagato l'uomo giusto - ha replicato il sindaco - ha i soldi per farlo». Ma in realtà è stato l'argomento pizza a tenere banco. Stewart ha invitato il sindaco a mangiarla nel modo «giusto»: «Lei è un uomo del popolo, mangi come uno di loro», gli ha detto.
E invece, de Blasio ha tirato fuori dalla giacca forchetta e coltello. «Come sindaco di Napoli, intendo di New York, siamo sempre pronti per la nostra pizza», ha spiegato scherzando, e aggiungendo che il mangiare la pizza in quel modo gli viene dai suoi antenati italiani. A quel punto, sono partiti dei fischi dalla platea e messo alle strette il sindaco de Blasio ha afferrato un pezzo di pizza con le mani e ha iniziato a mangiarlo.
Intanto, la forchetta «incriminata» - quella usata da de Blasio per mangiare la pizza in una pizzeria di Staten Island, dando così il via al «pizza-gate» finito su tutti i giornali - andrà addirittura all'asta, ma per beneficenza: il ricavato andrà a favore del Sandy Relief, il fondo per le vittime dell'uragano Sandy.
fonte http://www.ilgiornale.it
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