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mercoledì 21 maggio 2014

Lgbt: Orientamento sessuale: 10 "scoperte" che annientano i preconcetti

Si nasce o si diventa etero, omo o bisessuali? L'orientamento sessuale non è una condizione immutabile come dimostrano le ricerche compiute in questi anni. Ecco 10 punti fermi per capirle meglio. E cancellare tante idee sbagliate

Si nasce, si diventa o si sceglie di essere etero, omo o bisessuali? La maggior parte degli studiosi ha più volte messo in evidenza la molteplicità degli aspetti che concorrono, fin dalla nascita, nel determinare il sesso dal quale siamo attratti.

E forse rimane sempre qualcosa di inspiegabile e di misterioso riguardo la direzione del nostro desiderio, delle nostre fantasie, della nostra sessualità.
L'orientamento sessuale deriva infatti da una delicata combinazione di fattori genetici e ambientali. Ed è ben più complesso, variabile e “colorato” di quanto si pensi.

Era il 1948 quando il biologo sessuologo Alfred Kinsey, sulla base dei risultati di una vasta inchiesta statistica sul comportamento sessuale della popolazione statunitense, dichiarò che l’orientamento sessuale non è una condizione immutabile, piuttosto una collocazione spesso dinamica, lungo un continuum di possibilità. Successive ricerche hanno poi permesso di approfondire questi aspetti e di mettere in luce una fluidità ancora più ampia. Vediamo alcuni risultati interessanti.

1. L’orientamento sessuale è il risultato dell'interazione di fattori biologici, genetici, ambientali e culturali. Non è biologicamente preordinato in modo rigido verso un dato sesso, ma solo indirizzato con una preferenza, in modo più o meno rilevante, nella maggioranza dei casi, in senso eterosessuale. Rimane un certo grado di fluidità potenziale, che permette lo svilupparsi delle differenze, in base a processi di apprendimento ed eventi di vita.

2. Non siamo sessualmente orientati in modo stabile e unico ma possono determinarsi dei cambiamenti. Ci sono persone che vivono anni da eterosessuali e poi sperimentano, in alcuni periodi, cambiamenti nell’attrazione sessuale, nelle fantasie e nel desiderio. Questa instabilità riguarda gli eterosessuali così come gli omosessuali.

3. Ci sono motivi per pensare che in assenza di pressioni sociali, condizionamenti culturali ed educativi di una società che sostiene e favorisce la direzione etero, probabilmente una proporzione di popolazione molto più vasta esprimerebbe un orientamento sessuale diverso. È un dato appurato inoltre che le persone che hanno rapporti di natura sessuale, in modo occasionale o continuativo, con una persona dello stesso sesso, sono molte di più delle persone che si definiscono omosessuali.

4.
Omosessuali ed etero non sono categorie distinte, nemmeno dal punto di vista genetico. Nonostante l’accanimento di qualche "ricercatore", nessun gene dell'omosessualità è stato fino a oggi isolato. Inoltre le etichette etero, omo e bisessuale sono ormai considerate inadeguate per esprimere l’ampia gamma di possibilità degli orientamenti sessuali. Non tutti siamo esclusivamente attratti da un genere o in misura uguale da entrambi. Sono solo schemi grossolani che inquadrano e riducono una realtà ben più complessa.

5.
Le donne mostrano una maggiore flessibilità nel proprio orientamento. Diversi studi evidenziano una maggiore probabilità che le donne siano bisessuali piuttosto che esclusivamente omosessuali, mentre negli uomini si verifica il contrario. Le donne non eterosessuali tendono di più a considerare il proprio orientamento sessuale come flessibile, in alcuni casi “scelto”, mentre gli uomini più spesso lo vivono come innato e immutabile.

6. Alternative di orientamento sessuale riguardano statisticamente più i maschi per poi rimanere abbastanza stabili nel tempo, rispetto a quello che avviene nelle femmine. Percorsi geneticamente innati sembrano esserne le cause, insieme ad elementi legati alla più elevata rigidità dei ruoli di genere culturalmente imposti agli uomini nella nostra cultura.

7. L’ipotesi – smentita dagli studi - che l’orientamento sessuale sia immutabile e che si nasca orientati verso un dato sesso, sembra rendere più facile l’accettazione sociale dell’omosessualità in una società, come la nostra, ancora omofobica.

8.
Non esistono evidenze scientifiche che l’orientamento sessuale possa essere modificato volontariamente. L’American Psychological Association ha escluso che sia possibile modificarlo utilizzando forme di terapia psicologiche o religiose. Non a caso, le cosiddette terapie riparative orientate agli omosessuali falliscono clamorosamente.

9.
Non c’è alcuna prova scientifica legittima che dimostri che vivere una sessualità diversamente orientata rispetto alla maggioranza, significhi aver subito traumi infantili, deficit educativi, rapporti difficili con i genitori o con l’altro sesso. Così come non è stata trovata nessuna correlazione tra orientamento sessuale e psicopatologia. Fino agli anni 70 del secolo scorso l’omosessualità era contemplata come deviazione sessuale nel DSM, il manuale diagnostico statistico di riferimento della psichiatria. Oggi questa voce resiste solo nel pregiudizio.

10. L’orientamento sessuale è una caratteristica radicata che ha un significato profondo per gli individui: è espressione di sé. La sua limitazione psicologica, culturale o giuridica infligge gravi danni psicologici.
fonte http://d.repubblica.it/ di Brunella Gasperini, psicologa

martedì 11 febbraio 2014

Lgbt: Cambiare sesso all’anagrafe in Europa fra trattamenti degradanti e discriminazione

Joshua è un transgender nato negli Stati Uniti che ora vive in Danimarca con i figli avuti da un precedente matrimonio negli Usa e l’attuale moglie danese. Sebbene negli Stati Uniti sia legalmente riconosciuto come uomo, in Danimarca risulta ancora registrato come donna. Le autorità danesi non riconoscono il suo genere maschile perché non ha accettato di farsi sterilizzare.

Joshua si rifiuta di sottoporsi alla procedura attualmente in vigore in Danimarca per ottenere il riconoscimento legale di genere poiché prevede la sterilizzazione. Non si capacita del fatto che le identità transgender sono considerate malattie mentali.

“Essere incastrato tra due identità per me è un grosso ostacolo. Non è bello dover andare alla scuola dei bambini ed essere costretto ogni volta a fornire spiegazioni. Per il sistema scolastico sono ancora la loro mamma. A scuola gli altri bambini fanno domande perché vedono il nome [femminile, eppure ho un aspetto maschile]. È davvero molto imbarazzante per me e per i miei figli”.

La storia di Joshua, insieme ad altre storie analoghe, è contenuta in un rapporto di oltre 100 pagine che Amnesty International ha presentato ieri a Bruxelles:
http://www.amnesty.org/en/library/asset/EUR01/001/2014/en/13af83a1-85f5-476f-9fe9-b931f2b2a9f3/eur010012014en.pdf Copenhagen e Dublino.
Secondo il documento, in Europa le persone transgender che intendono cambiare il loro sesso all’anagrafe sono costrette a subire interventi chirurgici invasivi, sterilizzazioni, terapie ormonali o test psichiatrici prima di poter modificare i loro documenti.

“Molte persone transgender devono superare enormi ostacoli prima di conciliarsi con la loro identità. Gli stati non dovrebbero forzare le loro scelte facendo dipendere il riconoscimento legale della loro identità di genere da interventi chirurgici, trattamenti ormonali o sterilizzazioni” – ha dichiarato Marco Perolini, esperto di Amnesty International in materia di discriminazione.

Il rapporto, intitolato “Lo stato decide chi sono: la mancanza di riconoscimento legale per le persone transgender in Europa”, prende in esame sette paesi europei evidenziando come le procedure per ottenere il riconoscimento legale della loro identità di genere violino i diritti umani fondamentali in Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania e Norvegia mentre in Irlanda non esista alcuna procedura, sebbene una legislazione in materia sia in cantiere.

L’esatto numero delle persone transgender in Europa non è ufficialmente noto. Secondo alcune stime, nei paesi dell’Unione europea sarebbero 30.000 quelle che si sono sottoposte a interventi chirurgici di rassegnazione del genere o hanno fatto trattamenti ormonali. Le persone transgender che non si sono sottoposte a tali operazioni o trattamenti e che non si identificano, in tutto o in parte, col sesso all’anagrafe, sarebbero un milione e mezzo.

Nonostante già nel 1992 la Corte europea dei diritti umani abbia stabilito che il rifiuto di uno stato di consentire a una persona transgender di modificare il marcatore del genere sul documento d’identità per modificare il sesso all’anagrafe costituisce una violazione della Convenzione, le persone transgender continuano a incontrare numerosi ostacoli.
QUI IL DOCUMENTO: http://hudoc.echr.coe.int/sites/eng/pages/search.aspx?i=001-57770#{%22itemid%22:[%22001-57770%22]}

In molti stati sono in vigore procedure rigorose attraverso le quali una persona può cambiare il sesso all’anagrafe. Le persone transgender possono ottenere il riconoscimento legale della loro identità di genere solo se viene loro diagnosticato un disturbo mentale o se accettano di sottoporsi a procedure mediche come i trattamenti ormonali o interventi chirurgici che determinino una sterilità irreversibile. In alcuni casi, devono dimostrare di essere single. Il tutto può durare anni.

Così, molte persone transgender si trovano a dover prendere un’odiosa decisione: o accettano di essere sottoposte a una serie di trattamenti e misure degradanti per volere dello stato o sono costrette a vivere con un genere basato sul sesso loro assegnato alla nascita, anche quando ciò contraddice il loro aspetto e la loro identità.

Il riconoscimento legale dell’identità di genere è fondamentale affinché le persone transgender beneficino dei loro diritti umani. Esse rischiano di essere discriminate ogni volta che devono esibire un documento in cui sono indicati nome e sesso all’anagrafe che non corrispondono alla loro identità ed espressione di genere

Amnesty International chiede agli stati europei di assicurare che le persone transgender possano ottenere il riconoscimento legale della loro identità di genere attraverso una procedura veloce, accessibile e trasparente nel rispetto di ciò che la singola persona sente rispetto alla sua identità di genere, proteggendo il diritto alla riservatezza ed evitando d’imporre requisiti obbligatori che violino i diritti umani.

Pochi minuti fa, il Parlamento europeo ha approvato oggi un documento contenente una serie di misure anti-discriminazione
QUI IL DOCUMENTO: http://www.lgbt-ep.eu/wp-content/uploads/2013/12/EU-Roadmap-against-homophobia-and-discrimination-on-grounds-of-sexual-orientation-and-gender-identity-Adopted-in-LIBE.pdf
Vedremo se sarà un primo passo positivo.
fonte http://lepersoneeladignita.corriere.it di Riccardo Noury

giovedì 19 settembre 2013

"L'orgoglio e i pregiudizi" Per un'informazione rispettosa delle persone LGBT. Seminari di formazione per giornalisti sui temi del genere e dell'orientamento sessuale

“L'orgoglio e i pregiudizi”. Giornalisti e persone LGBT
Quattro seminari di formazione a cura dell'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali

Presidenza del Consiglio dei Ministri
-Dipartimento per le Pari Opportunità-
Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali in collaborazione con Redattore Sociale
presenta L'orgoglio e i pregiudizi


Per un'informazione rispettosa delle persone LGBT
Seminari di formazione per giornalisti sui temi del genere e dell'orientamento sessuale:
MILANO - 15 ottobre 2013
ROMA - 16 ottobre 2013
NAPOLI - 18 ottobre 2013
PALERMO - 22 ottobre 2013


ISCRIZIONI E INFORMAZIONI:
http://www.giornalisti.redattoresociale.it/l-orgoglio-e-i-pregiudizi.aspx

Ogni volta che i riflettori della cronaca si accendono su “ambienti gay” torbidi e devianti, o l'omosessualità di qualcuno è usata come un’arma di dileggio, ogni volta che transessualità diviene sinonimo di prostituzione e l’orgoglio è trasformato in “esibizionismo”, i media italiani allontanano di un passo la conoscenza delle persone LGBT, delle loro lotte, delle loro vite, dei loro diritti.
Talvolta è per imbarazzo, talaltra per incompetenza. In molti casi è per pregiudizio, più o meno consapevole.

Così i mezzi di informazione possono rendersi complici di una cultura omofobica che esclude e discrimina le persone LGBT. Omofobia, lesbofobia, transfobia sono forme di avversione irrazionali, “analoghe al razzismo, alla xenofobia, all'antisemitismo e al sessismo”, secondo la definizione del Parlamento Europeo.
Possono esprimersi attraverso discorsi intrisi d'odio e istigazione alla discriminazione, ma anche con l'occultamento e la cancellazione delle identità sessuali e di genere che si discostano da una presunta “norma” eterosessuale.

Organizzazioni della società civile, intellettuali, giornalisti, insieme a enti come l'UNAR, promuovono da anni un cambiamento che parta dalla cultura e dal linguaggio. Sono lontani oggi i tempi in cui mancava persino un lessico per nominare senza disprezzo la diversità, ma ancora è scarsa o troppo fragile tra gli operatori della comunicazione la conoscenza e la consapevolezza delle “parole per dirlo”.

Per questo è necessaria un'azione continua di formazione e dialogo che, senza scadere in atteggiamenti prescrittivi o censori, metta in guardia dai rischi di un cattivo uso delle parole e indichi la via per un'informazione corretta sulle persone LGBT.

È questo l'obiettivo dei seminari, rivolti a tutti i comunicatori e in particolare ai giornalisti, sia a chi è ancora in formazione sia a coloro che svolgono già la professione, soprattutto con ruoli di responsabilità nella selezione delle notizie e nell'impostazione di titoli e gerarchie.

Con il patrocinio di
Ordine dei Giornalisti - Federazione Nazionale Stampa Italiana

Iscrizioni e informazioni

0734 681001, giornalisti@redattoresociale.it, www.giornalisti.redattoresociale.it

Seminari realizzati con il contributo del Consiglio d’Europa nell’ambito della “Strategia nazionale 2013-2015 per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere”
fonte http://www.tellusfolio.it

lunedì 10 giugno 2013

Lgbt Salerno: Al "Marcella Di Folco" Assistenza legale gratuita per ogni controversia legata all'orientamento sessuale e all'identità di genere


La consulenza sarà svolta, in remoto e in maniera gratuita, dall'avvocato Miguel Coraggio: soddisfatto il presidente di Arcigay "Marcella Di Folco" Ottavia Voza

Uno sportello di assistenza legale per ogni controversia di tipo civile, penale ed amministrativo legata all'orientamento sessuale e all'identità di genere: questa l'iniziativa messa in campo dal circolo Arcigay "Marcella Di Folco" di Salerno.

Il servizio di prima consulenza gratuita sarà garantito e gestito, si apprende da una nota, dall'avvocato Miguel Coraggio, già operatore di “Rete Lenford, Avvocatura per i diritti LGBT”.
Il legale offrirà in remoto un supporto di tipo giuridico a gay, lesbiche, bisessuali e transessuali di Salerno e provincia.

“Lo sportello – spiega Miguel Coraggio - offre assistenza legale e tutela giudiziaria nei percorsi di transizione e riattribuzione anagrafica del sesso, riconoscimento delle unioni delle coppie omosessuali, successione ereditaria, discriminazioni sul luogo di lavoro e, in generale, in qualsiasi altro ambito in cui la propria identità e l'orientamento sessuale possano rappresentare cause ostative al pieno godimento dei propri diritti. Il servizio viene reso mediante un parere legale gratuito inerente alla problematica concreta di cui si chiederà lo studio”.

“Una misura importante e concreta – conferma Ottavia Voza, presidente Arcigay “Marcella Di Folco” - per la tutela e il sostegno dei diritti delle persone LGBT, promossa dal nostro coordinamento provinciale.
Siamo soddisfatti della sinergia creatasi con l’avvocato Coraggio, che si è offerto di fornire un primo supporto legale gratuito a quanti ne faranno richiesta”.

Per ricevere assistenza è possibile contattare, riferisce Arcigay, l'avvocato Miguel Coraggio al recapito 3493615857 il lunedì e mercoledì dalle 16 alle 21 o scrivere all'indirizzo mail sportellolegale@arcigaysalerno.it.
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