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lunedì 27 gennaio 2025

Tecnologia Web & Social: Bluesky sfida TikTok e Instagram, lavora ad app per video brevi

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Si chiamerà Flashes, clip di 1 minuto e si potranno ricevere commenti 

Continua il momento di ascesa dei social network decentralizzati, ossia non controllati da singole società ma basati su server gestiti dagli utenti.

Bluesky e Mastodon sono le due alternative principali a X e Threads. E proprio Bluesky vedrà presto l'arrivo di Flashes, una nuova applicazione collegata al social principale ma dedicata solo alla condivisione dei video. Tutto molto simile a Periscope su cui aveva puntato il già Twitter nel 2015 prima di una chiusura nel 2020. Ma che segue la scia di socil che hanno fatto la fortuna con i video come TikTok e Instagram

Secondo TechCrunch, gli utenti potranno postare fino a quattro foto e video di un minuto con la possibilita' di ricevere commenti. Il lancio - ha detto lo sviluppatore Sebastian Vogelsang - è previsto a settimane dopo un periodo di prova in beta su iOS.

Lo sviluppatore di Flashes chiama questi filmati "flash", con l'idea che siano appunto brevi, della durata massima di un minuto. È possibile scegliere una serie di foto o di piccoli clip che l'app metterà assieme per creare un singolo filmato, da postare sulla rete. Essendo connessa a Bluesky, ogni utente che pubblica un contenuto su Flashes lo vedrà caricato in automatico anche su social generale, da cui si potranno avviare i video ma non crearli nella modalità flash, auto-generati. Al momento, non sembra che a bordo dell'app ci siano algoritmi di intelligenza artificiale ma non è escluso che, in futuro, non possano arrivare modelli di IA per realizzare foto e video più creativi, per ampliare il pubblico di interesse. Tuttavia, al sito Techcrunch i fautori spiegano che Flashes non è concepito come un clone di piattaforme già famose, come Instagram, tanto che non offrirà tutte le funzionalità presenti sulla concorrenza, come i messaggi diretti. "Possiamo pensarla come un'aggiunta a Bluesky" dicono.

Il vantaggio del social decentralizzato è che, visto il codice aperto, chiunque può sviluppare applicazioni che con esso si integrano per rendere disponibili funzioni in origine assenti. Nel recente passato, Skeets per Bluesky ha portato una versione adattata del social su iPad con opzioni a favore di non vedenti e ipovedenti.

fonte: Redazione ANSA  www.ansa.it  RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA - Tutti i diritti riservati   

domenica 19 novembre 2023

Dipendenza da cellulare, l'allarme di Save The Children: l’uso dello smartphone inizia già a 6 anni

Davanti a tv, pc e tablet fin dalla primissima infanzia. Adolescenti connessi per oltre 5 ore al giornoBambini e adolescenti iperconnessi, fin dalla più tenera, anzi tenerissima età. 

Nonostante le raccomandazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) - accolte anche in Italia dalla Società Italiana di Pediatria (Sip) -di non utilizzare dispositivi digitali per i bambini di età inferiore ai 2 anni, secondo una recente indagine dell'Istituto Superiore di Sanità, in Italia il 22,1% dei bambini di 2-5 mesi passa del tempo davanti allo schermo (tv, pc, tablet o smartphone), per la maggior parte per meno di un'ora al giorno. 

I livelli di esposizione crescono con l'aumentare dell'età: se si considera il tempo di fruizione complessivo, che va da meno di un'ora a oltre tre ore, la percentuale di bambine che ha un'esposizione agli schermi tra gli 11 e i 15 mesi d'età in media arriva al 58,1%, quasi 3 su 5. Oltre 1 bambino su 6 tra undici e quindici mesi è esposto a schermi almeno un'ora al giorno, il 3% per tre ore e più al giorno. Questi alcuni dei dati della XIV edizione dell'Atlante dell'infanzia a rischio in Italia, dal titolo "Tempi digitali", diffusi da Save the Children. Tra i rischi dell'esposizione troppo precoce e prolungata, oltre al possibile impatto negativo sullo sviluppo cognitivo, linguistico e emotivo del bambino, nel lungo periodo c'è quello di favorire comportamenti sedentari e obesità infantile. Non solo degli schermi, c'è anche un alto utilizzo degli Bassistenti vocali: il 46% delle famiglie con almeno una figlia o un figlio entro gli 8 anni d'età è in possesso di un assistente vocale, tra questi 1 bambino su 3 interagisce con questi apparecchi in autonomia, nonostante non siano stati progettati per loro. 

Si abbassa l’età in cui si usa un cellulare

In Italia il 78,3% di bambini tra gli 11 e i 13 anni utilizza internet tutti i giorni e lo fa soprattutto attraverso lo smartphone. Si abbassa sempre di più l'età in cui si possiede o si utilizza uno smartphone, con un aumento significativo di bambini tra i 6 e i 10 anni che utilizzano il cellulare tutti i giorni dopo la pandemia: dal 18,4% al 30,2% tra il biennio 2018-19 e il 2021-22. 

Adolescenti e social: crescono Instagram, Tit tok, Snapchat e vieogiochi. In calo Fb 

Ragazze e ragazzi sfruttano la connessione per molteplici attività, a partire dalla messaggeria istantanea, utilizzata dal 93% dei 14-17enni. Tra le altre attività online preferite dagli adolescenti ci sono: guardare i video (84%, in crescita), frequentare i social media (79%) – con Facebook in drastico declino mentre avanzano Instagram, TikTok e Snapchat - e l'uso dei videogiochi (72,4%). 

Se le ragazze frequentano con più costanza e intensità i social media (84% contro il 74% dei maschi), il gaming impegna di più i ragazzi (81% contro il 64% delle ragazze) anche se le videogiocatrici sono in crescita. 

Tra gli adolescenti cresce anche il tempo trascorso online: a inizio 2023 quasi la metà (il 47%) dei 3.400 11-19enni intervistati in occasione del Safer Internet Day ha dichiarato di passare oltre 5 ore al giorno online (era il 30% nel 2020) e il 37% controlla lo smartphone più di dieci volte al giorno.

I rischi di cyberbullismo

I videogiochi - che in Italia sono un mercato in continua espansione rappresentato per il 47% da giovani tra i 6 e i 24 anni  - sono luoghi sociali dove bambini e adolescenti costruiscono anche la propria identità, luoghi valoriali dove i più giovani discutono e si confrontano su molteplici tematiche, ma che li espongono anche a pericoli, dal rischio di bullismo a quello di non comprendere le regole della privacy o le modalità di interazione con gli altri giocatori o di subire le scelte degli algoritmi. 

Dipendenza da internet

 L’Atlante di Save the Children evidenzia che in Italia le ragazze e i ragazzi di 11, 13 e 15 anni che mostrano un uso problematico dei social media sono il 13,5%. Sono soprattutto le ragazze a soffrirne e l’età più critica è quella dei 13 anni: tra le principali motivazioni dell’uso intensivo dei social media c’è quello di scappare da sentimenti negativi. Per quanto riguarda, invece, i videogiochi, il 24% dei giovani di 11, 13 e 15 anni ne fanno un uso problematico: qui sono però i ragazzi a essere più esposti e l’età, in questo caso, si abbassa a 11 anni.

Benché ancora non esista una definizione univoca di dipendenza da internet, in Italia ci sono 87 centri territoriali che offrono assistenza ai minorenni attraverso équipe multidisciplinari formate da psicologi, assistenti sociali, educatori. Delle 10mila persone, tra giovani e adulti, che finora hanno contattato questi servizi, la fascia d’età più rappresentata è quella dei 15-17enni (con il 13,7% dei maschi e il 9,2% delle ragazze) mentre quella tra 0 e 17 anni, nel suo complesso, costituisce quasi il 30% del totale.

I giovani si informano on line

Ma i giovani utilizzano la connessione anche per informarsi: il 28,5% degli 11-17enni legge riviste e giornali online (percentuale che sale al 37% nella fascia 14-17 anni) e sfrutta i social media come canali di informazione, anche se non sempre dichiara di sapersi difendere dalle insidie delle fake news. 

Usare il cellulare non vuol dire avere delle competenze digitali

In questo ambito l’Italia mostra serie carenze e si trova al quart’ultimo posto in Europa. Tra i ragazzi che hanno tra i 16 e i 19 anni, la quota di chi ha scarse o nessuna competenza è del 42%, contro una media europea del 31%. Ad aver acquisito elevate competenze digitali sono poco più di 1 su 4 (il 27%), mentre sono il 50% dei coetanei francesi e il 47% degli spagnoli.

Il dato appare ancora più distante se si prende in considerazione il Sud Italia dove oltre la metà dei ragazzi ha scarse o nessuna competenza (52%) mentre il Nord e il Centro sono più vicini ai valori medi europei (34% e 39%).

fonte: Mariavittoria Savini www.rainews.it

giovedì 6 luglio 2023

Arriva in Italia Meta Verified, verifica del profilo a pagamento. Funzione lanciata a febbraio, per Instagram e Facebook


RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA/EPA
 Arriva anche in Italia Meta Verified, l'abbonamento su Facebook e Instagram che offre la verifica dell'account, in scia di quanto già accade su Twitter.

 La funzione è stata lanciata a livello mondiale a febbraio scorso.

 "Aumenta l'autenticità e la sicurezza in tutti i nostri servizi", aveva detto allora Mark Zuckerberg.

 L'abbonamento a Meta Verified include - spiega la società - un badge di verifica "che conferma l'autenticità del profilo e stabilisce che l'account è stato verificato con un documento d'identità"; "maggior protezione dai furti d'identità attraverso un monitoraggio proattivo dell'account, per impedire il furto dell'identità di persone con un pubblico online in crescita"; "aiuto costante con possibilità di interagire con una persona e ricevere supporto per i problemi più comuni relativi all'account. Funzioni esclusive per esprimersi in modi unici".

Meta Verified è disponibile per l'acquisto direttamente su Instagram e Facebook a 13,99 euro via web e di 16,99 euro via mobile (dispositivi iOS e Android) "e sarà disponibile per tutti in Italia nei prossimi giorni".

"Il pacchetto di abbonamento su Instagram e Facebook offre ai creator la verifica del proprio account e supporto in lingua inglese - dice Meta - Per diversi mesi abbiamo testato Verified in mercati selezionati, raccogliendo feedback positivi dai creator. La disponibilità in Italia è parte dell'espansione di questo prodotto a livello globale. Continueremo a migliorare Verified sulla base delle conoscenze acquisite e dei feedback della community e a esplorare nuove funzioni e vantaggi che creino più valore per gli abbonati nel corso del tempo". 

fonte: Redazione ANSA www.ansa.it  RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA - Tutti i diritti riservati

martedì 4 aprile 2023

Tecnologia: Amazon, nel 2022 rimossi 6 milioni di prodotti contraffatti. Investiti 1,2 miliardi di dollari contro contraffazioni e frodi

Nel 2022 Amazon ha rimosso dalla rete di distribuzione globale oltre 6 milioni di prodotti contraffatti e ha bloccato, prima che pubblicassero un'offerta, oltre 800 mila tentativi di creare nuovi account di vendita, un numero in calo rispetto ai 2,5 milioni di tentativi nel 2021 e ai 6 milioni del 2020.

Sono i dati contenuti nel terzo "Report annuale sulla protezione dei marchi" diffuso dall'azienda nel quale si sottolinea anche che sono stati investiti 1,2 miliardi di dollari e impiegate oltre 15.000 persone per proteggere le vendite online da contraffazione e altre forme di frodi e abusi.

    Nel 2022 l'Unità di Amazon per i crimini di contraffazione ha citato in giudizio, o segnalato alle forze dell'ordine, oltre 1.300 contraffattori, rispetto ai 600 del 2021, negli Stati Uniti, nel Regno Unito, nella Ue e in Cina.

Inoltre, evidenzia il report, "nel 2022 l'adozione dei programmi di protezione dei marchi di Amazon ha continuato a crescere e il numero medio di notifiche di violazione per contraffazione valide, presentate da un marchio incluso nel brand registry, è diminuito di oltre il 35% rispetto all'anno precedente". "'L'identificazione, il sequestro e il corretto smaltimento di oltre sei milioni di prodotti contraffatti nel 2022 ha evitato - spiega l'azienda - che raggiungessero i clienti e fossero rivenduti altrove nella catena di approvvigionamento globale".

"Siamo orgogliosi dei progressi compiuti quest'anno, in particolare dell'evoluzione della nostra tecnologia, che ci consente di stare al passo dei contraffattori e del raddoppio dei nostri procedimenti penali e azioni legali", ha detto Dharmesh Mehta, vicepresidente, worldwide selling partner services di Amazon. "Siamo grati per la crescente collaborazione dell'intero settore in questo ambito e ci auguriamo di continuare a innovare e lavorare insieme per azzerare la contraffazione", ha concluso. 

fonte: Redazione ANSA  www.ansa.it  ANSA RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

domenica 11 luglio 2021

Tecnologia: Social network, ecco la «checklist» per proteggere gli account

Dall'attivazione dell'autenticazione a due fattori all'utilizzo di una password complessa: ecco 10 consigli utili per mettere in sicurezza i profili social

Dall’home banking ai social network, le password ci permettono di svolgere numerose operazioni online ma molto spesso potrebbero non bastare – da sole – a proteggerci in modo efficace dalle insidie della rete. Infatti, da un recente sondaggio condotto da Kaspersky su oltre 15 mila utenti adulti e intitolato Consumer appetite versus action: The state of data privacy amid growing digital dependency, è emerso che il 31% degli utenti di tutto il mondo ha subito un’infezione da malware sul proprio dispositivo e, di conseguenza, più della metà – il 53% – ha successivamente sostenuto dei costi.

 Inoltre, il 28% del campione avrebbe subito tentativi di hacking dei propri account online e, in 4 casi su 10, si trattava degli account di social media.

Infatti, non raramente riceviamo messaggi di posta elettronica o tramite WhatsApp che annunciano la consegna di premi molto costosi o ci invitano a cliccare su link sconosciuti. Tuttavia, è bene diffidare da queste proposte poiché si tratta spesso di tentativi fraudolenti che successivamente si concludono con la richiesta dei nostri dati sensibili, credenziali o numeri di conto corrente per farci poi ritrovare spiacevoli sorprese.

A riguardo, sono le pagine di supporto dei social network più utilizzati, tra cui Facebook, Instagram e WhatsApp, a fornirci alcuni suggerimenti per mettere in sicurezza i nostri account e tenerli alla larga da attività poco sicure.

Ad esempio, tra le operazioni consigliate nonché preliminari da effettuare non appena creiamo un account è menzionata l’attivazione dell’autenticazione a due fattori: una funzionalità che in fase di login, oltre alla password, ci chiederà di digitare un codice speciale solitamente generato automaticamente da un’app di autenticazione – come Google Authenticator – o recapitata sul nostro numero di cellulare tramite SMS. Un’altra buona abitudine, inoltre, è quella di controllare la rete dei nostri contatti periodicamente, che siano amici su Facebook o seguaci su Instagram, e disconnetterci da coloro che non conosciamo abbastanza: in questo modo, allontaneremo da occhi indiscreti i nostri post, fotografie, informazioni sui luoghi che visitiamo e altri dati importanti.

Tra le altre cose, ovviamente, ricordiamoci di non condividere mai le nostre credenziali! Ad esempio, esistono numerose applicazioni e servizi che per aumentare il numero delle interazioni sul nostro profilo o fornirci delle statistiche – ad esempio gli utenti che hanno fatto Unfollow – richiedono le credenziali di accesso al nostro profilo: fornendoli, consentiremo loro di accedere ai nostri messaggi privati e addirittura pubblicare contenuti – magari spam – direttamente dal nostro profilo.

Ma gli accorgimenti da prendere in considerazione per mettere in sicurezza i profili social non sono solo questi: date uno sguardo alla gallery per conoscere la checklist con i 10 consigli utili per proteggere gli account correttamente! CLICCA >> QUI

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fonte: di Jader Liberatore      www.vanityfair.it

sabato 14 aprile 2012

Lgbt: Licenziato per un Like (mi piace) su una pagina gay di Facebook

Un analista del Library of Congress è stato licenziato per aver messo un “Like”
su una pagina Facebook favorevole a due papà come genitori.

Un apprezzamento verso il mondo Lgbt che non è stato ben accettato dal suo datore di lavoro. Una volta scoperta l’azione innocente del suo dipendente, sono iniziati i problemi: recensioni e critiche negative sui suoi incarichi e la minaccia di andare all’inferno per essere un omosessuale da parte di John Mech, il suo capo.

Inoltre, l’uomo ha denunciato di aver ricevuto numerose e-mail con parole offensive, discriminatorie, motivate da argomenti religiosi.

L’uomo, esasperato, ha denunciato l’accaduto e si sta facendo assistere da un avvocato che intende fare causa per questo grave caso di omofobia al lavoro.
fonte http://www.queerblog.it Via | NbcLosAngeles

Lgbt: Internet parte da Firenze movimento per Rete "bene comune" firma anche tu

Nasce oggi, da un'idea di Fondazione Sistema Toscana, 'Internet Bene Comune', un movimento che ha per obiettivo quello di sensibilizzare cittadini, amministratori, imprese e istituzioni, sull'importanza fondamentale che la rete ha in tutti gli ambiti del vivere quotidiano.

Puoi aderire firmando al link:
http://www.internetbenecomune.it/

'Internet Bene Comune' e' supportato da una campagna di sensibilizzazione che raccoglie testimonianze, pareri, punti di vista.

E' importante l'opinione di tutti per dare vita ad un manifesto condiviso sul tema di internet come Bene Comune.

L'iniziativa vuole replicare per internet quello che e' stato fatto dal movimento 'Acqua Bene Comune'.

'Internet Bene Comune' punta a fare in modo che ogni comune, provincia, regione, adeguatamente sensibilizzato, possa approvare un documento che sancisca idealmente il 'diritto' ad Internet, visto appunto come Bene Comune.

'Internet Bene Comune' sara' declinato da un punto di vista antropologico, popolare, positivo e assolutamente divulgativo. 'Internet Bene Comune' nasce dal web e si sviluppera' attraverso la capillarita' garantita dalla rete e dai social network.

Tutto parte dal manifesto di 'Internet Bene Comune', un documento di cui sono state scritte solo le frasi iniziali perche' saranno i cittadini digitali a completarlo con il loro personalissimo 'Perche' Internet e' un bene comune'.

Gli aderenti dovranno condensare in 140 caratteri la loro motivazione e inviarla con Twitter.
Sul sito internet appariranno anche i contributi video e testuali di personalita', imprenditori, artisti, studiosi, che ci racconteranno perche' per loro Internet e' un Bene Comune.
fonte http://www.asca.it
Puoi aderire firmando al link:
http://www.internetbenecomune.it/

lunedì 9 gennaio 2012

Lgbt Stati Uniti: Grammy Awards 2012, premio postumo a Steve Jobs

Alla cerimonia di premiazione ci sarà un riconoscimento anche per lui.

Per Steve Jobs, il geniale co-fondatore della Apple scomparso lo scorso ottobre, arriva un importante premio postumo: il Grammy Award, il più importante riconoscimento musicale che viene assegnato negli Stati Uniti.

Dunque, il prossimo 12 febbraio durante la 54esima cerimonia che si terrà a Los Angeles, il pubblico in sala si alzerà in piedi per applaudire anche colui che, pur non essendo stato un cantante o un musicista di professione, ha contribuito in maniera incredibile a cambiare il modo di fruire la musica (ma anche film, libri, tv e, in generale, ogni tipo di contenuto digitale).

Gli organizzatori e la giuria dei “Grammy Awards” hanno infatti motivato questa decisione spiegando che Jobs grazie all'invenzione di prodotti quali l'iPod e all'ideazione della piattaforma informatica di iTunes ha reso possibile il decollo definitivo del mercato della musica digitale.
fonte http://www.rumors.it

sabato 29 ottobre 2011

Trailer a pagamento È rivolta su Internet..anche per quelli pubblicati su FB. E anche NEWS DAL MONDO rimuove tutti i video W L' Italia!

Mettiamo che abbiate un sito, o un blog, ma anche un account Facebook, e che su queste piattaforme parliate, o che vogliate parlare, di cinema.

E per farlo, bizzarra idea, vogliate anche mettere i trailer delle pellicole che recensite.

Ecco, a breve, ci sarà il caso che dobbiate pagare i diritti alla Siae per poterlo farlo.

Quattrocentocinquanta euro ogni 90 giorni per un massimo di 30 trailer al mese. Sarebbe il risultato di un accordo tra la SIAE e le associazioni di produttori, come l’ANICA, Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive, e l’AGIS, l’Associazione Generale Italiana dello Spettacolo.

Il paradosso è che si chiede ai siti di pagare per poter ospitare quello che sostanzialmente è un mezzo pubblicitario.

1.800 euro all'anno: ecco il testo della disposizioni della Siae:
http://www.unita.it/polopoly_fs/1.346801.1319817232!/menu/standard/file/Multimedialita_Modello_LicenzaInternet.pdf

«1.800 euro all'anno – scrive Il corriere della Fantascienza, animando la protesta contro l'ipotesi della Siae – e oltretutto con il limite di 30 filmati online contemporaneamente, il che rende questo balzello del tutto ineconomico anche per grandi siti che potrebbero permettersi di pagare la licenza».

Per il Corriere della Fantascienza, che intanto ha tolto tutti i trailer dalla propria piattaforma «quando mai solo 30 trailer possono produrre tanto traffico da generare introiti tali da ripagare 1.800 euro? Sulla base di quale principio un sito di una sala cinematografica sarebbe obbligato a pagare qualcosa che un sito di tipo diverso pubblica gratis?»

Uno dei nodi su cui siti come “Il corriere della fantascienza”, “FantasyMagazine” e gli altri magazine on line del gruppo Delos e Horror.it puntano il dito è che non è importante se il video sia caricato sui server che ospitano i propri siti.

Il video può anche essere stato scaricato da Youtube, non importa: i 1.800 euro all'anno vanno pagati lo stesso.

Ma i diritti d'autore li devono pagare anche le stesse case di produzione che hanno sottoscritto l’accordo e che vogliono rilanciare i video sui propri siti. Il problema principale è il diritto inerente alla colonna sonora.

La domanda da compilare per la Siae ha due voci: la prima riguarda lo “streaming a richiesta gratuito e downloading gratuito di opere intere”; la seconda lo “streaming a richiesta gratuito di frammenti di opere inferiori a 45′”.

Ora, è chiaro che seguendo questi canoni, gli stessi trailer (generalmente superiori ai 45 secondi) vengono considerati come “opere intere”.

E giusto per non farsi mancare niente, la Siae fa sapere che nei prossimi giorni potrebbero essere coinvolti anche gli account personali dei social network, considerati a tutti gli effetti dei siti, e quindi soggetti anch'essi al pagamento dei diritti.
fonte http://www.unita.it

venerdì 28 ottobre 2011

Lgbt: Giro di vite su pedofilia Ue, stop siti web piu' carcere per sesso su minori, 10 anni per induzione prostituzione

(foto Un agente della Polizia di Stato controlla al computer alcuni siti internet)

BRUXELLES Giro di vite della Ue contro la pedofilia e la pedopornografia. La plenaria del Parlamento europeo ha varato praticamente all'unanimita' (541 si', 2 no e 31 astenuti) una norma che impone ai 27 stati membri di punire con il carcere una ventina di tipologie di crimini.

In particolare costringere un bambino a compiere atti sessuali o a prostituirsi dovra' essere punito con almeno 10 anni di prigione.

I produttori di pornografia minorile rischieranno 3 anni ed i siti web dovranno essere cancellati. La direttiva e' stata preparata dall'italiana Roberta Angelilli, eurodeputata Pdl e vicepresidente del Parlamento europeo.

''Permettera' di combattere gli abusi sui minori, lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pedopornografia - ha detto - Rappresenta uno strumento legislativo innovatore e un passo avanti per la protezione dei nostri bambini.

Il testo servira' ad assicurare la tolleranza zero per tutti i crimini contro i bambini''.

Oltre all'inasprimento delle pene, la direttiva si preoccupa di definire nuove categorie di reati, come l'adescamento online ed il turismo sessuale, che nei 27 paesi della Ue potra' essere punito dai tribunali nazionali anche quando il reato viene commesso all'estero.

Una particolare aggravante e' prevista quando gli abusi sui minori vengono compiuti da persone che abbiano la fiducia dei bambini, ricoprano una posizione di autorit o esercitino una qualche forma d'influenza su di loro (ad esempio familiari, tutori o insegnanti) o abusino di bambini particolarmente vulnerabili (per dipendenze da alcol o droghe, o per disabilita' fisiche o mentali).

Per quanto riguarda i siti web pedopornografici (dove, secondo le stime, ogni giorno vengono pubblicate 200 nuove immagini), se i server che li ospitano saranno sul suolo dell'Ue le autorita' giudiziarie dovranno disporne la cancellazione delle pagine.

Se invece il server sono fisicamente in paesi esterni alla Ue, le polizie postali dovranno agire per bloccare l'accesso ai siti Gli Stati membri avranno due anni di tempo per adeguare le loro legislazioni.
fonte http://www.ansa.it

martedì 27 settembre 2011

Lgbt Medicina: Il sesso su internet diventa una malattia


Con le nuove tecnologie cambiano i nostri modi di vivere e di pensare, e come cambiano le nostre abitudini, di conseguenza cambiano anche le ossessioni.

Se per secoli la dipendenza è stata sempre “fotografata” come la ricerca di una sostanza tangibile (dal cibo alla droga, dal fumo all’alcool), oggi, in un mondo che è più virtuale che reale, anche la dipendenza diventa inconsistente.

E’ su questo quadro che si delinea una nuova patologia:
la dipendenza dalla pornografia in rete.

Ma bisogna intendersi sul termine.
Non bisogna confondere la ricerca saltuaria di materiale pornografico per puro diletto con la dipendenza.

Questa si configura come una ricerca ossessiva e continua di questo genere di siti, dovuta alla difficoltà di relazionarsi con l’altro sesso in maniera reale.

In pratica la paura di fare sesso dal vivo, o peggio, la paura del rifiuto, porta queste persone a ricercarlo su internet.

La prima persona a denunciare questa condizione si chiama Vincenzo Punzi, che dice di sè

"Oggi sono sobrio, ma mi vengono in mente delle scene che fino a ieri ho visto e rivisto.

Queste scene sono immagini di una persona malata, che dipende dal sesso virtuale come si dipende dalla droga.
Spiega questo fenomeno Paolo Renzi, docente di psicologia generale alla Sapienza di Roma:

"Bisogna stare attenti a distinguere l’oggetto delle dipendenza (che può essere la pornografia, come il cibo o uno sostanza chimica) dalla causa di questa, che risiede nella persona.

La ricerca non significa dipendenza.
E in questo modo si cede al desiderio di demonizzare internet.

Non c’é alcun collegamento con la violenza sessuale: i consumatori ossessivi di materiale pornografico sono accomunati dalla difficoltà ad agire il sesso in maniera completa.

C’è una bella differenza, spiega Renzi, con chi commette atti di violenza sessuale, spesso accomunati da chi conosce poco la rete con chi ricerca questo genere di materiale sul computer.

Anzi, secondo il docente, i dipendenti dalla sessualità virtuale sono autolesionisti, tutto il contrario dei classici maniaci.

Il fenomeno è sempre esistito, ma solo oggi viene fuori, grazie anche alla nascita di siti e organizzazioni che si offrono di aiutare le persone a guarire, come quella fondata da Punzi che ha già 3.500 iscritti.

Ma il fatto che è sempre esistito è provato dalla statistica che dimostra come, dalla nascita di internet, la parola più ricercata su tutti i motori di ricerca è sempre stata “sex“.
Fonte: Ansa, via http://www.medicinalive.com/

lunedì 8 agosto 2011

Lgbt internet. Ministro della Salute Fazio: Facebook e social network “droga” sos dipendenza web


Qualche anno fa era la televisione, oggi sono i computer e internet.

Con l’evolversi della tecnologia, si evolvono anche le possibili “fonti” di “dipendenza” da parte della popolazione italiana.

A lanciare l’allarme, in tal senso, è stato direttamente l’attuale ministro della Salute, Ferruccio Fazio.

Quest’ultimo, infatti, rispondendo a un’interrogazione parlamentare posta da un deputato, ha espresso il proprio parere per quanto concerne la “dipendenza” da internet, soprattutto nei giovani.

In particolare, il ministro si è soffermato sui possibili effetti “devastanti”, a livello psicofisico, di una “sovraesposizione” al computer (e alla rete internet).

A finire nel mirino del ministro, è stato, come detto, il web, ma in particolare il rapporto di molti cittadini con i vari social network.

L’utilizzo eccessivo di tali strumenti “virtuali”, secondo Fazio, può generare quella che comunemente viene definita con il termine “internet addiction”.
Quest’ultima, è infatti una sorta di “dipendenza”, che può sfociare in comportamenti compulsivi e altri tipi di disturbi.

E la sovraesposizione a internet, creando tale “dipendenza”, nelle conseguenze non si discosterebbe di molto dai problemi generati ad esempio dal gioco d’azzardo patologico, oppure dall’utilizzo di sostanze stupefacenti (psicoattive).

Per tali motivi, il ministro, sollecitato dall’interrogazione in questione, ha annunciato l’intenzione di mettere in atto, nel prossimo futuro, provvedimenti relativi a tale problematica: questi ultimi saranno adottati in maniera similare agli interventi che si realizzeranno per contrastare anche le altre forme di dipendenza.
fonte http://www.pianetatech.it, Scritto da Michele Pacella

mercoledì 6 luglio 2011

Lgbt socialnetwork: Licenziata perché usava Facebook in malattia


Facebook croce e delizia di Internet: l’ultima storia di cronaca che riguarda il social network più famoso del web ha come protagonista un donna svizzera che si trovava a casa da lavoro per malattia, ma che è stata “scoperta” a far uso di FB ed è stata per questo licenziata.

Qualche giorno fa vi avevamo invece parlato della redattrice di AgrigentoWeb costretta alle dimissioni per aver pubblicato un link a Repubblica sulla propria pagina di Facebook.

In questo caso è arrivato rapido il licenziamento perché il datore di lavoro si è sentito preso in giro.

La donna, dipendente della compagnia di assicurazioni svizzere National Suisse, era infatti a casa per malattia visto che violenti attacchi di emicrania le impedivano di stare seduta davanti al monitor del PC.

Così il medico ha prescritto un periodo di riposo con tanto di permanenza in stanza al buio totale.
Peccato che il capo l’abbia scoperta a fare largo uso di Facebook dal proprio iPhone. Da qui il licenziamento.
fonte www.tecnocino.it/

venerdì 27 maggio 2011

Lgbt tecnologia: Il browser del futuro? Sarà senza la barra degli indirizzi


Qualche settimana fa abbiamo messo a confronto le rinnovate versioni dei tre browser più diffusi sul mercato: Explorer, Firefox e Chrome.

Al di là delle differenze, è evidente che per tutti il leitmotiv è soprattutto quello della navigazione a campo aperto: l’obiettivo - in sostanza - è quello di regalare agli utenti quanto più spazio possibile per visualizzare le pagine Web a tutto schermo.

Nell’era del mobile computing, infatti, ogni pixel diventa prezioso e il browser scopre che può fare a meno di molte cose, persino della barra URL.

Tutto vero. L’ultima tendenza è proprio quella di considerare la barra degli indirizzi non più come un pezzo fisso della pagina Web ma come una chiave di accesso che, una volta arrivati a destinazione, diventa superflua.

Per avere un’idea di ciò di cui sto parlando, provate a scaricare Chrome Canary, una versione di sviluppo del prossimo browser di Google: scoprirete che è possibile nascondere la barra URL semplicemente attivando un’apposita opzione (dal menu about:flags).

Il campo non vien cancellato, ma solo nascosto; per riportarlo in vita è sufficiente cliccare sulla scheda.

Il risultato, ci fa sapere Google, è un risparmio di 30 pixel, uno spazio che potrebbe fare la differenza soprattutto quando si naviga su dispositivi con schermi di piccole dimensioni, ad esempio i tablet.

Anche Mozilla si sta muovendo in tal senso. Lo fa per il momento con uno dei suoi innumerevoli componenti aggiuntivi per Firefox 4, denominato LessChrome HD, la cui modalità di funzionamento è molto simile a quella illustrata per Google Chrome Canary.

E Microsoft? Per il momento sta alla finestra, probabilmente per valutare alcune questioni relative alla sicurezza (l’assenza della barra URL pone ovviamente dei rischi dal punto di vista del phishing giacché occulta lo stato del dominio e dei certificati SSL) ma non c’è ragione di credere che anche Explorer non possa seguire l’esempio.
fonte http://blog.panorama.it/hitechescienza/ di roberto.catania

lunedì 29 novembre 2010

Lgbt Internet: I siti gay di nuovo visibili nel Lazio


Aveva destato enorme scalpore la vicenda dei siti gay oscurati nella regione Lazio. Come ricorderete, nei giorni scorsi Sergio Rovasio, segretario Associazione Certi Diritti, aveva denunciato la decisione della Regione di oscurare i siti di informazione lgbt italiani, finiti nella lista nera del server dell’amministrazione regionale.

Una decisione letteralmente incomprensibile, dal momento che si trattava di normalissimi siti di informazione lgbt.

Al tentativo di accesso ad uno dei siti incriminati (tra i quali Gay.it, Gay.tv e Gaynews) compariva la seguente dicitura: “Accesso non consentito. Motivazione: le attuali policy aziendali non consentono l’accesso al sito richiesto”.

Nei giorni scorsi ecco che arriva la bella notizia. I siti incriminati sono tornati visibili, e questo grazie all’intervento dei Radicali e di altri gruppi politici che hanno scritto una lettera di protesta al Presidente del Consiglio della Regione.

“Nel ringraziare il Presidente Abbruzzese per aver compreso di quanto fosse stato grave limitare l’accesso a tali siti di informazione, hanno poi dichiarato i Radicali del Gruppo Consiliare, ci auguriamo che con questo gesto si apra la strada per eliminare del tutto il pregiudizio e le discriminazioni verso la comunità gay del Lazio“.
La speranza è sempre l’ultima a morire…
fonte gaywave

sabato 27 novembre 2010

Lgbt Web, Cassazione: lecite telefonate private col telefonino aziendale se sono poche e brevi


Roma,(Adnkronos)Licenza di fare telefonate private con il cellulare aziendale. A patto che gli squilli siano pochi e limitati nel tempo. Ammessi anche gli sms ad amici purche' contenuti e diluiti nel tempo.

Lo sottolinea la Cassazione che chiarisce una volta per tutte le modalita' di utilizzo del telefono in ufficio. In particolare, la Sesta sezione penale ha dichiarato inammissibile il doppio ricorso presentato dalle Procure di Torino e Verbania che si opponevano alla decisione di 'non luogo a procedere' nei confronti del dirigente dell'Ufficio tecnico del comune di Stresa, Mario E., accusato di peculato e di abuso di ufficio per avere utilizzato il cellulare aziendale per contatti privati inviando 276 sms ad amici e facendo 625 telefonate per un costo di circa 75 euro nell'arco di due anni.

L'accusa di peculato era stata archiviata dal gup del Tribunale di Verbania, nel dicembre 2008, sulla base del fatto che gli squilli erano stati pochi e, dati i modesti costi, vi era "assenza di atti appropriativi di valore economico sufficiente per la configurabilita' del delitto di peculato".

Esclusa inoltre la sussistenza dell'abuso di ufficio per l'utilizzo di internet a scopi privati dal momento che il comune di Stresa aveva con Telecom un abbonamento a costo fisso per la navigazione sul web

Contro il non luogo a procedere le due procure hanno fatto ricorso senza successo in Cassazione. In particolare, la Procura di Verbania ha fatto leva sulla non uniformita' della giurisprudenza della Cassazione in materia di telefonate dall'ufficio.

La Suprema Corte - sentenza 41709 - ha dichiarato inammissibili i ricorsi delle due procure spiegando che "il gup ha spiegato adeguatamente la insussistenza di un effettivo e concreto incremento economico del beneficiario idoneo a configurare il requisito dell'ingiusto vantaggio patrimoniale con riferimento al reato di abuso di ufficio".

Quanto all'accusa di peculato, piazza Cavour rimanda al verdetto del gup che aveva attestato come le telefonate fatte dal cellulare aziendale avessero arrecato "un danno di 75 euro in un arco temporale di poco piu' di due anni per contatti di breve durata con un numero isolato di persone". Irrisorio per fare scattare la condanna.
fonte Adnkronos via libero-news.it

giovedì 25 novembre 2010

Lgbt Internet: La nuova funzione di Yahoo non permette la ricerca dei termini “gay” e “sesso”


Se internet e la tecnologia in generale stanno facendo enormi passi in avanti, in materia di non discriminazione sul web siamo ancora lontani anni luce dalla sua reale realizzazione.

Molti motori di ricerca, nel tentativo di aggiungere maggiori e sempre più innovative funzioni dinamiche, hanno aumentato i loro meccanismi censori, cancellando o disabilitando l’abilità di cercare termini diffusissimi – ma indesiderati da molti, come “gay” o “lesbica”.

A finire nell’occhio del ciclone è questa volta il notissimo Yahoo e il suo nuovo servizio Clue, letteralmente “indizio”, che, come dice il nome, compara in pochi secondi la popolarità dei vari termini di ricerca, ma non dispone di alcun dato riguardante parole come “gay”, “sesso” e “masturbazione”.

Sotto il mirino ci sono anche vocaboli ‘soft’ come “lesbica”, “transgender”, “bisessuale” e “omosessuale”.

Un caso di censura simile era già accaduto lo scorso settembre a Google, quando il suo nuovo servizio di auto-ricerca istantanea non riconosceva termini come “bisessuale” e “lesbica”.

I responsabili del motore di ricerca sul web più diffuso al mondo hanno risposto che la loro funzione “esclude certe parole relativi alla pornografia, violenza e discorsi inneggianti all’odio”.

Ancora una volta, il vocabolo “gay” viene accostato immediatamente all’atto sessuale e agli abusi in generale, senza pensare che, oltre all’istinto primordiale di accoppiamento, gli omosessuali vivono tutta la gamma di sentimenti, positivi e negativi, della controparte etero.
fonte gaymagazine.it da ANDREA CAMMARATA, Via – Advocate

lunedì 4 ottobre 2010

Lgbt, Social network: quando l'anima gemella finisce nella Rete, amarsi un po' ai tempi di Internet

L'avvertimento, non fidatevi di chi chiede denaro

In Italia sono circa 2 milioni le persone che si rivolgono alle cosiddette 'agenzie matrimoniali' on line per trovare l'amore sul web. Ma attenzione alle truffe. E un consiglio: no a una fotografia troppo perfetta. L'esperto: ''Con il dating on line ci si conosce in modo diverso''. Obiettivo? ''Sempre e comunque uno: l'incontro''

Trovare la donna dei sogni o il principe azzurro comodamente seduti sulla propria poltrona di casa. E' questo il rivoluzionario punto di partenza alla base della nascita (prima) e dello sviluppo (poi) di molte agenzie on line specializzate in incontri. Diffusione che è andata aumentando in questi primi 10 anni del terzo millennio.

Come a dire: passeggiare per ore lungo le vie del centro anche se piove cercando di incrociare uno sguardo? Non è necessario. Andare a cena a casa di amici per conoscere qualche persona speciale? Se ne può fare a meno. Del resto, se digitando 'anima gemella' in un motore di ricerca vengono fuori quasi 600.000 risultati e se in Italia sono circa 2 milioni le persone che si rivolgono alle cosiddette 'agenzie matrimoniali' on line, vuol dire che 'qualcosa accade' per davvero anche nel virtuale.

Perché cercare l'anima gemella on line? Maurizio Zorzetto, country manager di 'Meetic Italia', non ha dubbi: ''Perché Internet offre una possibilità in più che non preclude le normali modalità per incontrarsi. Si possono conoscere persone al di fuori della propria cerchia''; si tratta di ''conoscersi in modo diverso'' e l'obiettivo di chi si iscrive è sempre e comunque uno: l'incontro. ''Il 70% degli iscritti dopo un mese ha il primo incontro'' aggiunge.

Navigando alla ricerca di un partner, tra iscrizioni gratuite o semigratuite, sono diversi i siti che si occupano di amore on line: c'è chi vanta i suoi oltre 21 milioni di utenti registrati, chi i 10 milioni di iscritti e anche chi, come sottolinea Zorzetto, può garantire che ''ogni settimana nascono più di 340 storie d'amore''. Dati ricavati da una ricerca Ispos commissionata da 'Meetic' per scoprire quale fosse il motivo che portava le persone a cancellare la propria iscrizione.

Visto che l'amore è 'cieco', però, come capire se Fragolina77 non sia in realtà un canuto ex studente di ingegneria? Contro gli 'incontri-truffa', ogni sito offre anche dei piccoli consigli.

Per esempio, se il profilo della persona contattata presenta una fotografia troppo perfetta, è importante chiedere di vedere più foto possibili. ''Anche perché - aggiunge Zorzetto - a fingere di essere chi non si è ci si rimette e basta. Lo ripeto, in fondo l'obiettivo del dating on line è l'incontro''. Dunque, ''meglio non mettere nel profilo la foto di quando si era un po' più giovani''.

Secondo altri consigli, sparsi sul web, prudenza quando una giovane donna contatta un uomo anziano. Spesso ci può essere un interesse economico dietro: meglio rimanere prudenti. E ancora, quando una persona conosciuta su Internet vi chiede denaro, state certi, è inaffidabile; alcuni possono chiedere soldi anche per raggiungere il luogo del primo appuntamento. E poi non si presentano.

Attenzione infine alle persone che lasciano numeri di telefono sospetti o indirizzi di caselle postali (i cosiddetti PO Box) senza indicare la via.

Ma chi si affida all'on line per trovare l'amore? ''Il nostro utente medio - dice Zorzetto - è uomo, tra i 30 e i 50 anni, con diploma o laurea. Le donne sono invece leggermente più giovani''. E conclude: ''La cosa importante è approcciare al dating in un ambiente sicuro e controllato'', per vivere con serenità la propria voglia di conoscere.

E non si tratta solo di una possibilità offerta alle persone eterosessuali: ''Al momento dell'iscrizione, infatti, una volta inserito il genere si può scegliere di conoscere anche persone dello stesso sesso''.

Ad ogni modo, che sia on line o meno, la prudenza al primo appuntamento non è mai troppa: restare un po' diffidenti quando si parla del proprio lavoro, della famiglia o della casa è una buona regola perché, come è facile immaginare, se qualcosa è troppo bello per essere vero, probabilmente, non è vero.
fonte adnkronos.com

sabato 7 agosto 2010

Internet, Chiavette UMTS: stop alle bollette a sorpresa


Agcom obbligherà gli operatori ad avvertire gli utenti quando spendono troppo. La clausola riguarderà qualunque forma di navigazione su Internet su smartphone, tablet o chiavette

Stop alle bollette a sorpresa per chi naviga con le chiavette UMTS. Queste chiavette, infatti, propongono una tariffa più salata quando l'utente sfora un determinato tetto di megabyte, ma spesso i clienti non si accorgono di averlo fatto e continuano a navigare inconsapevolmente.

Questo, secondo l'Agcom, non dovrà più accadere. L'autorità, infatti, ha imposto agli operatori di avvertire gli utenti quando superano una determinata soglia di traffico e, quindi, di spesa. A scegliere la soglia saranno gli stessi utenti, e solo loro potranno autorizzare la navigazione oltre la soglia, per via scritta.

Gli operatori dovranno adattarsi alle nuove regole entro il 1° gennaio 2011. Il tetto di spesa dovrà essere comunicato al proprio operatore entro il 31 dicembre 2010: in caso di mancata comunicazione sarà fissato il tetto standard di 50€ per gli utenti privati, 150€ per gli utenti business.

Oltre alle chiavette UMTS, la nuova regola riguarda anche la navigazione da smartphone, netbook, iPad, tablet e qualunque altro dispositivo di navigazione mobile.
fonte varesenews.it

domenica 18 luglio 2010

Lgbt, Perché in Italia i gay famosi snobbano internet?


Secondo uno studio condotto negli Stati Uniti le persone omosessuali leggerebbero blog e siti d’informazione alternativi ai mass media mainstream con una frequenza maggiore rispetto agli eterosessuali.

Probabilmente se uno studio simile venisse condotto anche nel nostro paese avrebbe un riscontro analogo. La notizia relativa all’apertura, in Argentina, del matrimonio a gay e lesbiche non è, al momento, né sulla home page del Corriere della Sera (dove invece c’è un link alla storia di un bambino che ha imparato a leggere a soli tre anni) né sulla sezione esteri del sito di RAI News 24, il cui direttore è stato elevato a martire dalla sinistra che poco ha fatto per i Pacs.

Urlare alla censura sarebbe inutile. Meglio concentrarci sul perché questo tipo di notizie, storiche, non riescono a raggiungere i mass media che dovrebbero, per onestà intellettuale e professionale, occuparsi di quanto sta accadendo in America Latina.

Analizzando la classifica che Wikio ha redatto sui blog GLBTQ più visitati si nota che nella top ten solo due siti sono curati da persone che in più occasioni hanno manifestato a favore di gay e lesbiche. Cristiana Alicata, per la cronaca, batte di gran lunga Vladimir Luxuria.

Attorno alle due donne non c’è nemmeno un uomo. Uno dei tanti gay che sfila in prima fila ad ogni Pride che in Italia si organizzano in estate. Una serie di apparizioni, dati alla mano, non è più sufficiente.

Per raccontare alla casalinga di Voghera che in Argentina oltre a Maradona e Belen Rodriguez c’è anche il matrimonio per gay e lesbiche è necessario che i figuranti dei vari cortei si impegnino per primi a fare opinione online come si confà ad un paese moderno.

Solo allora raggiungeremo i tg delle 20.00. Solo allora i sondaggi ipoteticamente condotti nel nostro paese non saranno uguali a quelli degli Stati Uniti.
fonte queerblog