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venerdì 24 novembre 2023

25 novembre. Violenza sulle donne, cosa dice la Convenzione di Istanbul approvata anche dall'Italia

Oms, 1 donna su 3 nel mondo OVVERO 700 milioni, a subito atti fisici o psicologici 

a violenza di genere è a tutti gli effetti una violazione dei diritti umani, come stabilito anche dalla Convenzione di Istanbul, il più importante trattato internazionale contro la violenza sulle donne e la violenza domestica, approvata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa nel 2011.


“Con l’espressione ‘violenza nei confronti delle donne’ si intende designare una violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione contro le donne, comprendente tutti gli atti di violenza fondati sul genere che provocano o sono suscettibili di provocare danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica, comprese le minacce di compiere tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica, che nella vita privata”.

Organizzazione mondiale della sanità stima che 1 donna su 3 nella vita subisce violenza

L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce, invece, la violenza di genere “un problema di salute di proporzioni globali enormi” e stima che 1 donna su 3, ovvero oltre 700 milioni in tutto il mondo, subisca violenza fisica o psicologica da parte di un uomo nel corso della propria vita. Come sancito dalla Convenzione di Istanbul e dall’OMS, la violenza perpetrata contro le donne costituisce, quindi, sia una grave violazione dei diritti umani che una significativa problematica di salute pubblica. 

La violenza può, infatti, avere forti ripercussioni sul benessere fisico, mentale, sessuale e riproduttivo di coloro che ne sono vittime, sul breve così come sul lungo termine. Le conseguenze possono tradursi per le donne in isolamento sociale, limitazioni nell'abilità lavorativa e compromissione della capacità di prendersi cura di sé stesse e dei propri figli. Gli effetti della violenza di genere si estendono, quindi, ben oltre l'individuo coinvolto, influendo sul benessere di coloro che lo circondano - le famiglie e i figli, in primis - e dell'intera comunità.

Perchè il 25 novembre è la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne

Il 25 novembre è stato scelto per celebrare la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. E' una storia antica che risale al 1960.
Il 25 novembre 1960 vengono trovati i corpi delle sorelle Mirabal in fondo a un precipizio. Sul corpo di Patrizia, Minerva e Maria sono ancora visibili i segni delle torture subite dopo essere state catturate dagli agenti segreti del dittatore che ha governato per trent'anni la Repubblica Dominicana, Rafael Leonidas Trujillo. L'uccisione de Las Mariposas (“le farfalle”, nome in codice delle tre donne), assassinate perché coinvolte in prima persona nella resistenza contro il regime mentre andavano a trovare i loro mariti in carcere, scatena una reazione popolare così forte da portare all'uccisione del governatore Trujillo nel 1961 e la fine della dittatura.
Il 17 dicembre 1999 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite (UNGA) con la risoluzione 54/134 ha istituito la Giornata che nel 1993 nel corso della Seconda Conferenza Mondiale delle Nazioni Unite sui diritti umani, ufficializza il 25 novembre come data in tutto il mondo.

fonte: di Redazione ANSA www.ansa.it  RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA - Tutti i diritti riservati

domenica 19 novembre 2023

Dipendenza da cellulare, l'allarme di Save The Children: l’uso dello smartphone inizia già a 6 anni

Davanti a tv, pc e tablet fin dalla primissima infanzia. Adolescenti connessi per oltre 5 ore al giornoBambini e adolescenti iperconnessi, fin dalla più tenera, anzi tenerissima età. 

Nonostante le raccomandazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) - accolte anche in Italia dalla Società Italiana di Pediatria (Sip) -di non utilizzare dispositivi digitali per i bambini di età inferiore ai 2 anni, secondo una recente indagine dell'Istituto Superiore di Sanità, in Italia il 22,1% dei bambini di 2-5 mesi passa del tempo davanti allo schermo (tv, pc, tablet o smartphone), per la maggior parte per meno di un'ora al giorno. 

I livelli di esposizione crescono con l'aumentare dell'età: se si considera il tempo di fruizione complessivo, che va da meno di un'ora a oltre tre ore, la percentuale di bambine che ha un'esposizione agli schermi tra gli 11 e i 15 mesi d'età in media arriva al 58,1%, quasi 3 su 5. Oltre 1 bambino su 6 tra undici e quindici mesi è esposto a schermi almeno un'ora al giorno, il 3% per tre ore e più al giorno. Questi alcuni dei dati della XIV edizione dell'Atlante dell'infanzia a rischio in Italia, dal titolo "Tempi digitali", diffusi da Save the Children. Tra i rischi dell'esposizione troppo precoce e prolungata, oltre al possibile impatto negativo sullo sviluppo cognitivo, linguistico e emotivo del bambino, nel lungo periodo c'è quello di favorire comportamenti sedentari e obesità infantile. Non solo degli schermi, c'è anche un alto utilizzo degli Bassistenti vocali: il 46% delle famiglie con almeno una figlia o un figlio entro gli 8 anni d'età è in possesso di un assistente vocale, tra questi 1 bambino su 3 interagisce con questi apparecchi in autonomia, nonostante non siano stati progettati per loro. 

Si abbassa l’età in cui si usa un cellulare

In Italia il 78,3% di bambini tra gli 11 e i 13 anni utilizza internet tutti i giorni e lo fa soprattutto attraverso lo smartphone. Si abbassa sempre di più l'età in cui si possiede o si utilizza uno smartphone, con un aumento significativo di bambini tra i 6 e i 10 anni che utilizzano il cellulare tutti i giorni dopo la pandemia: dal 18,4% al 30,2% tra il biennio 2018-19 e il 2021-22. 

Adolescenti e social: crescono Instagram, Tit tok, Snapchat e vieogiochi. In calo Fb 

Ragazze e ragazzi sfruttano la connessione per molteplici attività, a partire dalla messaggeria istantanea, utilizzata dal 93% dei 14-17enni. Tra le altre attività online preferite dagli adolescenti ci sono: guardare i video (84%, in crescita), frequentare i social media (79%) – con Facebook in drastico declino mentre avanzano Instagram, TikTok e Snapchat - e l'uso dei videogiochi (72,4%). 

Se le ragazze frequentano con più costanza e intensità i social media (84% contro il 74% dei maschi), il gaming impegna di più i ragazzi (81% contro il 64% delle ragazze) anche se le videogiocatrici sono in crescita. 

Tra gli adolescenti cresce anche il tempo trascorso online: a inizio 2023 quasi la metà (il 47%) dei 3.400 11-19enni intervistati in occasione del Safer Internet Day ha dichiarato di passare oltre 5 ore al giorno online (era il 30% nel 2020) e il 37% controlla lo smartphone più di dieci volte al giorno.

I rischi di cyberbullismo

I videogiochi - che in Italia sono un mercato in continua espansione rappresentato per il 47% da giovani tra i 6 e i 24 anni  - sono luoghi sociali dove bambini e adolescenti costruiscono anche la propria identità, luoghi valoriali dove i più giovani discutono e si confrontano su molteplici tematiche, ma che li espongono anche a pericoli, dal rischio di bullismo a quello di non comprendere le regole della privacy o le modalità di interazione con gli altri giocatori o di subire le scelte degli algoritmi. 

Dipendenza da internet

 L’Atlante di Save the Children evidenzia che in Italia le ragazze e i ragazzi di 11, 13 e 15 anni che mostrano un uso problematico dei social media sono il 13,5%. Sono soprattutto le ragazze a soffrirne e l’età più critica è quella dei 13 anni: tra le principali motivazioni dell’uso intensivo dei social media c’è quello di scappare da sentimenti negativi. Per quanto riguarda, invece, i videogiochi, il 24% dei giovani di 11, 13 e 15 anni ne fanno un uso problematico: qui sono però i ragazzi a essere più esposti e l’età, in questo caso, si abbassa a 11 anni.

Benché ancora non esista una definizione univoca di dipendenza da internet, in Italia ci sono 87 centri territoriali che offrono assistenza ai minorenni attraverso équipe multidisciplinari formate da psicologi, assistenti sociali, educatori. Delle 10mila persone, tra giovani e adulti, che finora hanno contattato questi servizi, la fascia d’età più rappresentata è quella dei 15-17enni (con il 13,7% dei maschi e il 9,2% delle ragazze) mentre quella tra 0 e 17 anni, nel suo complesso, costituisce quasi il 30% del totale.

I giovani si informano on line

Ma i giovani utilizzano la connessione anche per informarsi: il 28,5% degli 11-17enni legge riviste e giornali online (percentuale che sale al 37% nella fascia 14-17 anni) e sfrutta i social media come canali di informazione, anche se non sempre dichiara di sapersi difendere dalle insidie delle fake news. 

Usare il cellulare non vuol dire avere delle competenze digitali

In questo ambito l’Italia mostra serie carenze e si trova al quart’ultimo posto in Europa. Tra i ragazzi che hanno tra i 16 e i 19 anni, la quota di chi ha scarse o nessuna competenza è del 42%, contro una media europea del 31%. Ad aver acquisito elevate competenze digitali sono poco più di 1 su 4 (il 27%), mentre sono il 50% dei coetanei francesi e il 47% degli spagnoli.

Il dato appare ancora più distante se si prende in considerazione il Sud Italia dove oltre la metà dei ragazzi ha scarse o nessuna competenza (52%) mentre il Nord e il Centro sono più vicini ai valori medi europei (34% e 39%).

fonte: Mariavittoria Savini www.rainews.it