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sabato 29 ottobre 2011

Trailer a pagamento È rivolta su Internet..anche per quelli pubblicati su FB. E anche NEWS DAL MONDO rimuove tutti i video W L' Italia!

Mettiamo che abbiate un sito, o un blog, ma anche un account Facebook, e che su queste piattaforme parliate, o che vogliate parlare, di cinema.

E per farlo, bizzarra idea, vogliate anche mettere i trailer delle pellicole che recensite.

Ecco, a breve, ci sarà il caso che dobbiate pagare i diritti alla Siae per poterlo farlo.

Quattrocentocinquanta euro ogni 90 giorni per un massimo di 30 trailer al mese. Sarebbe il risultato di un accordo tra la SIAE e le associazioni di produttori, come l’ANICA, Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive, e l’AGIS, l’Associazione Generale Italiana dello Spettacolo.

Il paradosso è che si chiede ai siti di pagare per poter ospitare quello che sostanzialmente è un mezzo pubblicitario.

1.800 euro all'anno: ecco il testo della disposizioni della Siae:
http://www.unita.it/polopoly_fs/1.346801.1319817232!/menu/standard/file/Multimedialita_Modello_LicenzaInternet.pdf

«1.800 euro all'anno – scrive Il corriere della Fantascienza, animando la protesta contro l'ipotesi della Siae – e oltretutto con il limite di 30 filmati online contemporaneamente, il che rende questo balzello del tutto ineconomico anche per grandi siti che potrebbero permettersi di pagare la licenza».

Per il Corriere della Fantascienza, che intanto ha tolto tutti i trailer dalla propria piattaforma «quando mai solo 30 trailer possono produrre tanto traffico da generare introiti tali da ripagare 1.800 euro? Sulla base di quale principio un sito di una sala cinematografica sarebbe obbligato a pagare qualcosa che un sito di tipo diverso pubblica gratis?»

Uno dei nodi su cui siti come “Il corriere della fantascienza”, “FantasyMagazine” e gli altri magazine on line del gruppo Delos e Horror.it puntano il dito è che non è importante se il video sia caricato sui server che ospitano i propri siti.

Il video può anche essere stato scaricato da Youtube, non importa: i 1.800 euro all'anno vanno pagati lo stesso.

Ma i diritti d'autore li devono pagare anche le stesse case di produzione che hanno sottoscritto l’accordo e che vogliono rilanciare i video sui propri siti. Il problema principale è il diritto inerente alla colonna sonora.

La domanda da compilare per la Siae ha due voci: la prima riguarda lo “streaming a richiesta gratuito e downloading gratuito di opere intere”; la seconda lo “streaming a richiesta gratuito di frammenti di opere inferiori a 45′”.

Ora, è chiaro che seguendo questi canoni, gli stessi trailer (generalmente superiori ai 45 secondi) vengono considerati come “opere intere”.

E giusto per non farsi mancare niente, la Siae fa sapere che nei prossimi giorni potrebbero essere coinvolti anche gli account personali dei social network, considerati a tutti gli effetti dei siti, e quindi soggetti anch'essi al pagamento dei diritti.
fonte http://www.unita.it

domenica 21 novembre 2010

Lgbt, La regione Lazio censura i siti di news dedicati ai gay


La pubblica amministrazione e il rapporto con la Rete: siamo in Myanmair o in Italia?

La regione Lazio ha oscurato dai computer degli uffici della pubblica amministrazione alcuni tra i principali siti web di informazione che si rivolgono ai gay e a chi ha orientamento Lgbt.

Per più di 48 ore aveva bloccato anche Facebook e Twitter per i consiglieri regionali e i collaboratori che hanno subito protestato.

L'amministrazione regionale ha inserito nella sua blacklist dei siti che i dipendenti non possono visitare, gay.it, gay.tv, gaynews.it. L'avviso che compare nelle pagine è il seguente: 'Accesso non consentito.

Motivazione: le attuali policy aziendali non consentono l'accesso al sito richiesto. La pagina che si sta tentando di visualizzare è categorizzata come Pornography'.

E' grave che la parola e il termine gay venga affiancato alla pornografia e quindi bloccato sui computer della regione Lazio.

Secondo Alessio De Giorgi, direttore di Gay.it: 'diverse amministrazioni pubbliche e aziende 'discriminanò il nostro sito internet, etichettandolo come pornografico e permettendo nel contempo l'accesso ai propri dipendenti a siti di vario genere che hanno contenuti spesso meno casti del nostro (sportivi, femminili e così via)'.

Non solo notizie ma sono stati bloccati anche spazi di discussione come forum e chat seguendo quella che è una vera e propria discriminazione fatta di pregiudizi. Che sia questa la nuova linea del Governatore Renata Polverini?

In realtà a quanto pare leggendo le segnalazioni su Gay.it non sarebbe l'unica regione ma anche alcuni comuni bloccano l'accesso a questi siti.
fonte web20.excite.it (foto © LaPresse)