sabato 12 marzo 2022

Danza: Audizione Zerogrammi Dance Company ricerca danzatori per nuova produzione, 19-24 aprile 2022

Zerogrammi Dance Company ricerca danzatori da inserire in una nuova produzione e titoli di repertorio.

Dove: Torino, Italia

Quando: 19-24 aprile 2022

Scadenza per la presentazione delle domande: 31 marzo 2022

Zerogrammi Dance Company ricerca danzatori da inserire in una nuova produzione e titoli di repertorio. Richiediamo una solida preparazione tecnica nelle discipline della danza e del movimento, nonché esperienza nella recitazione e nel lavoro espressivo. Si offre contratto a tempo determinato con periodi di lavoro da maggio 2022 oltre ad ulteriori periodi da definire a partire da settembre 2022. Le audizioni si terranno in forma di workshop dal 19 al 24 aprile 2022 presso la sede della società c/o CASA LUFT di Torino.
A partire dalle domande pervenute tramite form, verrà effettuata una prima selezione e solo i preselezionati saranno invitati a partecipare alle audizioni.

Come candidarsi: Le candidature possono essere inviate entro il 31 marzo 2022 esclusivamente compilando il modulo disponibile al seguente link:
https://form.jotform.com/compagniazerogrammi/zerogrammi_audizioni-2022

Recapiti: info@zerogrammi.org

Per ulteriori informazioni, visitarehttps://www.zerogrammi.org/

fonte:  Redazione https://giornaledelladanza.com

Prosa: "Napoli milionaria" al Teatro Verdi di Pisa, il 19 e 20 marzo 2022

"Napoli Milionaria"

Un'opera lirica tratta dall'omonima commedia del grande Eduardo De Filippo
Messa in musica da Nino Rota, celeberrimo compositore, famoso per aver scritto alcune delle più belle colonne sonore per il cinema di tutti i tempi.

Teatro Verdi - PISA (PI)

Dal 19/03/2022 Al 20/03/2022

 

Per questo evento è possibile utilizzare il voucher digitale a rimborso di eventi di titolarità Fondazione Teatro di Pisa.
E’ possibile utilizzare il bonus carta del docente e 18app per l’acquisto del biglietto, presentando al botteghino il voucher dell’importo corrispondente, in formato cartaceo; in caso di acquisto telefonico, il voucher va inviato in formato pdf o jpg all’email biglietteria@teatrodipisa.pi.it.
Napoli milionaria debuttò il 22 giugno 1977 al Festival dei Due Mondi di Spoleto. La collaborazione tra Eduardo De Filippo e Nino Rota generò…

Napoli milionaria debuttò il 22 giugno 1977 al Festival dei Due Mondi di Spoleto. La collaborazione tra Eduardo De Filippo e Nino Rota generò un’opera più cupa e amara sia della commedia originaria, sia della sua realizzazione cinematografica: le variazioni apportate nella drammaturgia dallo stesso Eduardo segnalano una disillusione dovuta al rendersi conto del degrado di valori in seguito alla guerra e allo scivolare verso il basso della dignità umana. 

La borsa nera di Napoli, le vicende amorose tra Maria Rosaria e Johnny, soldato americano, la vita di una povera famiglia oltre il limite della legalità, sono interpretati da Rota con un carattere che mantiene attenzione alla parola, senza per questo soverchiare il canto. Spartito vocalmente impegnativo, disegna personaggi a tutto tondo, giocando con vitali contaminazioni linguistiche italiane, napoletane, americane a rendere il caos e lo sbandamento della vita appena conclusa la guerra. 

Rota rende in musica l’affresco di una Napoli dall’umanità ferita e fragile, non solo materialmente povera, ma che comincia a portare i segni di un’inconsapevole rovina interiore. Rota e De Filippo dimostrano in quest’opera di teatro musicale un forte impegno civile, testimonianza del profondo e felice connubio di due grandi artisti del Novecento italiano. 

"Napoli milionaria"
direttore Jonathan Brandani
regia Fabio Sparvoli
scene Alessandra Torella
costumi Alessandra Torella, ripresi da Rosanna Monti
luci Marco Minghetti

Ensemble vocale del progetto LTL Opera Studio diretto da Riccardo Mascia
allestimento del Teatro del Giglio di Lucca (anno 2013)
coproduzione Progetto LTL Opera Studio (Teatro Goldoni di Livorno, Teatro del Giglio di Lucca, Teatro di Pisa)

Teatro Verdi, via Palestro, 40 PISA https://teatrodipisa.pi.it/

Vedi tutti gli eventi di Teatro Verdi

+39 050 941111 mail: info@teatrodipisa.pi.it

BOX OFFICE

Botteghino dal martedì al sabato ore 11.00 -13.00; il martedì, il giovedì e il sabato anche ore 16.00 - 18.00
Acquisto telefonico con carta credito al n° 050-941188 dal martedì al sabato ore 9.00 - 11.00; il martedì, il giovedì e il sabato anche ore 14.00 - 16.00

Info disabili
Persone con disabilità che necessitano di accompagnatore: rivolgersi alla Biglietteria (botteghino o servizio telefonico) per l'assegnazione del posto; per l'accompagnatore è previsto ingresso gratuito.

Accessibilità
Il Teatro è dotato di scivoli, piattaforme mobili e ascensori per l'accesso. I portatori di handicap possono acquistare un biglietto a prezzo standard previsto per l'evento; nel caso di accompagnatore per totale invalidità, l'accompagnatore usufruisce di biglietto gratuito. I biglietti sono acquistabili esclusivamente attraverso la biglietteria del Teatro Verdi di Pisa.

fonte: www.vivaticket.com

martedì 8 marzo 2022

Netflix, perché spariscono serie tv e film e come richiederli

Quello tra Netflix e il pubblico è un rapporto d'amore sempre più solido che, però, può avere dei momenti di crisi. Succede, per esempio, quando hai guardato un tot di episodi di una serie tv (magari particolarmente lunga) e, poi, dall'oggi al domani, non la ritrovi più perché è sparita dalla piattaforma in streaming, in una sorta di ghosting multimediale. 

Stessa sensazione di sconforto:  ti eri salvato nella lista un documentario o un film per gustartelo al momento giusto e quando il momento è arrivato, con una ciotola di popcorn e drink, constati che non c'è più a catalog (non prima di aver frugato disperatamente al suo interno).

Su Netflix (come sulle altre piattaforme) succede e il motivo più frequente sta nei diritti di distribuzione. Gli originali Netflix (che non siano in onda altrove, come è successo ad House of Cards, per esempio), saranno sempre o quasi al loro posto. L'acquisito un po' meno. Infine ci sono i titoli a metà, nati altrove e poi resuscitati proprio da Netflix. Come  La Casa di Carta: acquistata dall'emittente spagnola Antena 3 dopo averne trasmesso la prima stagione realizzando un successo mondiale. Oggi è un must Netflix Original, ma non era nata così.

Netflix, però, spiega bene come funziona. Tradotto: noi siamo sorpresi, ma solo perché non ci informiamo abbastanza. La piattaforma «acquista le licenze per serie TV e film presso studi di produzione e fornitori di contenuti in tutto il mondo. Tali licenze, tuttavia, possono scadere in caso di mancato rinnovo». Le licenze acquistate hanno una durata limitata, perciò, inesorabilmente, a un certo punto, i titoli vengono rimossi da Netflix, a meno che non vengano rinnovati. 
Quando serie tv o film spariscono, significa solo che le licenze non sono state rinnovate (e puoi star certo che il mancato rinnovo ha a che fare con la mancanza di pubblico). Nessuna rete tv, Netflix inclusa, continua a pagare per distribuire un prodotto che non riscuote successo. È la dura verità, ma è la verità di questo mercato: se una serie tv (o un film) non piace abbastanza al pubblico pagante, non c'è un suo rinnovo.

Funziona così il più delle volte ma esiste anche un altro caso. La tua serie preferita è stata cancellata non perché eri l'unico a guardarla, ma perché i diritti di distribuzione non sono più disponibili. Anche le case di produzione vendono in questo business. Terzo caso: la casa di distribuzione ha già altri accordi e non vende la licenza. Così, per esempio, non trovi Il trono di spade su Netflix (HBO ha un accordo con Sky). In un modo simile Friends, a fine 2020, uscirà dal catalogo della piattaforma in tuto il mondo fatta eccezione per Europa, Medio Oriente e Africa.

Cosa puoi fare tu, spettatore, per evitarti brutte sorprese? 

Quando qualcosa ti piace ma stai rimandandone la visione o questa è lunga centinaia di puntate, controlla nella scheda dei dettagli le informazioni sulla sua eventuale scadenza sulla piattaforma: niente nuove, buone nuove. Se invece è segnata una data di messa offline, meglio se ti sbrighi.

C'è un'altra cosa che non sfrutti abbastanza e non tutti sanno o ricordano: puoi fare delle richieste a Netflix.
Il procedimento è molto semplice e consente di richiedere fino a 3 titoli tra serie tv e film (ma non aspettarti che la piattaforma risponda come il genio della lampada):

  1. Accedi al tuo profilo Netflix dal Web (non è possibile dall'app o dalla tv).

  2. L'immagine del tuo profilo appare nell'angolo in alto a destra: apri il menù a tendina e seleziona "Centro assistenza" .

  3. Nella pagina "Centro assistenza", vai nella colonna più a destra “Link rapidi” e seleziona la prima voce “Richiedi film o serie tv”.

  4. Una volta indirizzato in quella sezione,  devi solo aggiungere i titoli desiderati (fino a tre) e inviare il modulo.

Una volta concluso il processo e inviata la tua selezione, Netflix ti risponde assicurandoti sul fatto che farà il possibile, con una schermata (vedi qui sotto) e ricordandoti che alcuni titoli potrebbero essere esclusive di altre piattaforme, come per esempio Game of Thrones (HBO) o The Mandalorian (Disney+).

Il consiglio extra: dal momento che, appunto, la distribuzione si basa sul responso del pubblico, devi considerare che più un titolo riceve richieste, più aumentano le possibilità che Netflix decida di acquistarlo o riprenderlo. Quindi, non indugiare e punta anche sul passaparola con gli amici: l'unione può fare la forza.

Libri: Daniela Brogi, Lo spazio delle donne. Come illuminare lo spazio oscuro negato alle testimoni

Basterebbe anche solo la bibliografia che chiude il volume, divisa in libri indispensabili e volumi che sono serviti allo studio, per apprezzare la ricerca di Daniela Brogi mossa da una domanda: ''Come capire che la persistenza, preoccupante, del divario di genere è una situazione che riguarda tutte e tutti, in primo luogo chi si occupa di cultura - vale a dire chi costruisce ponti tra generazioni?'' 

Un saggio da leggere tutti i giorni dell'anno ovviamente, non soltanto l'8 marzo, per capire come ''trasformare in pensiero, racconto, sentimento e azioni condivise'', quello spazio buio, silenziato, cancellato, in cui nei secoli le donne sono state relegate, con il loro valoro ''materiale, culturale, creativo''. 

Questa visione va affrontata, secondo Brogi, anche ''liberandoci per esempio del pregiudizio per cui occuparsi di culture e opere lontane possa essere un gesto neutro, indifferente alla storia del dominio e allo spazio delle donne''. Insomma rimuovere gli elementi di misoginia nella storia della cultura è necessario, senza per questo cadere nell'errore di condannare la grandezza dell'arte, è solo un fatto di chiarezza senza sprofondare nei confini del politicamente corretto. ''La cancel culture non appartiene al futuro ma all'emergenza presente'', come del resto nella storia è sempre accaduto quando è stato necessario riportare il discorso culturale su una strada di giustizia. 

Le donne del passato non sono solo ''le eroine, le principesse, le eccentriche'', ma anche tante altre che devono essere portate fuori dallo spazio dei luoghi comuni in cui troppo spesso sono relegate, nella generica definizione di ''gente'' contrapposta al valore maschile in primo piano. Nella letteratura come nella realtà, ci racconta Brogi, spesso le donne sono state limitate o addirittura segregate (e in molti paesi lo sono ancora) in luoghi chiusi: giardini, case, salotti, collegi, cucine, stanze da letto. Così spesso davanti ad un camino da diventare l'angelo del focolare, prima figura combattuta da Virginia Woolf. 

''Avere uno studio'', come chiede in modo illuminante Alice Munro, è occupare uno spazio tuo che dia dignità a quello che fai proiettandolo fuori dalle mura domestiche, così così difficile da percorrere anche per le donne che pure quel posto nella società e nella cultura se lo sono guadagnato. 

La conquista di questo spazio non è solo fisica ma anche e soprattutto intellettuale, perchè come scrive bene Daniela Brogi ''scrivere, creare, è esso stesso uno spazio delle donne: non necessariamente separato e contrapposto, ma un territorio in cui chi dice 'io' sta cercando di dire anche ''noi''. 

Uno spazio in cui sono troppo spesso solo le donne a parlare di donne, una battaglia da fare senza vezzeggiativi, senza perdere tempo in chiacchiere rumorose come sottolinea giustamente l'autrice ma piuttosto per riportare 'con forza 'questa verità'' nei luoghi ''anche istituzionali del sapere''.
    Spazi in in cui ''i diritti dei gruppi e delle minoranze andranno rinegoziati e ripensati via via anche facendo attenzione a non cancellare i corpi e gli spazi delle donne'' che rischiano di finire in un nuovo oblio che ha nomi diversi ma stessa sostanza. (ANSA). 

fonte: di Elisabetta Stefanelli www.ansa.it  RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

Ucraina: Jacopo Tissi lascia il Bolshoi. Il danzatore italiano era stato nominato primo ballerino

RIPRODUZIONE RISERVATA
 Jacopo Tissi lascia il teatro Bolshoi di Mosca , dove lo scorso dicembre era stato nominato primo ballerino.

 "Sono scioccato da questa situazione che ci ha colpito da un giorno all'altro e, onestamente, per il momento, mi ritrovo impossibilitato a continuare la mia carriera a Mosca" ha scritto su Instagram aggiungendo che "nessuna guerra può essere giustificata. "Non riesco a descrivere quanto sia stato triste per me lasciare i miei insegnanti, i miei colleghi e amici; persone speciali che mi hanno fatto crescere come artista e come persona a cui sono e sarò sempre grato" ha aggiunto il ballerino nato a Landriano, nel Pavese 27 anni fa e diplomato all'Accademia della Scala.

"Come essere umano provo empatia verso tutte le persone e le loro famiglie che stanno soffrendo. Nessuna guerra può essere giustificata. Mai. e io sarò sempre contro ogni tipo di violenza" ha scritto aggiungendo che "non possiamo lasciare che l'odio si diffonda, anzi, il nostro mondo dovrebbe essere pieno di armonia, pace, comprensione e rispetto. Spero davvero e prego che tutte le guerre e sofferenze cessino al più presto".

fonte: Redazione ANSA www.ansa.it RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

lunedì 7 marzo 2022

Torino> Al 37° Lovers Film Festival in anteprima: "FLEE" di Jonas Poher Rasmussen

Appuntamento di avvicinamento al 37° LOVERS FILM FESTIVAL ANTEPRIMA TORINESE  "FLEE" di Jonas Poher Rasmussen 


Mercoledì 9 marzo, alle 20,30, al Cinema Fratelli Marx (Corso Belgio, 53), come terzo appuntamento di avvicinamento alla trentasettesima edizione del Lovers Film Festival (26 aprile – 1° maggio 2022), sarà proiettato, in anteprima torinese, Flee di Jonas Poher Rasmussen.

Biglietti: 8 euro.

Pellicola d’animazione candidata all'Oscar nel 2022 come Miglior Film Internazionale, Miglior Documentario e Miglior Lungometraggio d'animazione. È la prima volta nella storia del cinema che un film è contemporaneamente candidato per queste categorie.


IL FILM

Amin ha 36 anni, vive in Danimarca, è un diplomato docente universitario e sta per sposarsi con il suo compagno. Ma proprio poco prima delle nozze, il passato torna a fargli visita, facendogli ripercorrere gli anni della sua gioventù, quando dall'Afghanistan è arrivato in nord Europa dopo un viaggio lungo, con la speranza di chiedere asilo. Flee è il racconto di una fuga che si trasforma in un inno alla vita e alla libertà, un percorso umano intessuto di sfide e gioia contagiosa, una cronaca veritiera e poetica della ricerca della felicità, che apprendiamo dalla viva voce del protagonista.

Il Lovers Film Festival è realizzato dal Museo Nazionale del Cinema di Torino e si svolge con il contributo del MiC, della Regione Piemonte e del Comune di Torino. 

fonte: ufficio stampa Lovers Film Festival con.testi – Torino & Roma

domenica 6 marzo 2022

Danza > Ucraina: il balletto russo Yacobson salta tournée in Italia

La compagnia di San Pietroburgo non riesce a spostarsi

(ANSA) - BOLOGNA - A causa del conflitto in corso in Ucraina e delle sanzioni contro la Russia, che non consentono agli artisti di poter raggiungere l'Italia, è sospesa la tournée del Balletto Yacobson di San Pietroburgo. Diverse le date italiane, fra cui quella a Parma dove il 31 marzo gli artisti avrebbero dovuto portare in scena al Teatro Regio uno dei capolavori del repertorio classico, 'Giselle'.

Il Balletto Yacobson di San Pietroburgo è stato fondato nel 1969 da uno dei più famosi coreografi del XX secolo, Leonid Yacobson. Creato come primo Teatro coreografico disgiunto dall'opera, si distingue per il titolo di 'Miniature coreografiche' rifacendosi alla famosa forma ballettistica scelta dal suo fondatore. Durante i sette anni della sua direzione artistica, Leonid Yacobson ha creato vari balletti, quali: "Shurale", "Spartacus", "La Cimice" e "La Terra dei Miracoli". Ballerini del calibro di Natalja Makarova, Alla Osipenko, Majja Pliseckaja e Mikhail Baryshnikov hanno danzato le sue coreografie. 

Nel 1976, alla morte di Leonid Yacobson, la sua eredità è stata raccolta da Askold Makarov, suo caro amico e stimato artista. L'attuale direttore della compagnia è Andrian Fadeev, già primo ballerino del Balletto del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo. (ANSA).

fonte: Redazione ANSA  RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA www.ansa.it 

Film > Il filo invisibile: Marco Simon Puccioni, Filippo Timi e Francesco Gheghi sono una famiglia come le altre

Dopo un breve passaggio in sala, è disponibile su Netflix dal 4 marzo Il filo invisibile, commedia italiana con protagonista Leone, un ragazzo di 16 anni e due papà, Paolo e Simone. Per un progetto scolastico, decide di raccontare in un video la sua storia e quella delle loro lotte per i diritti civili; nello stesso momento però un imprevisto mette in crisi la solidità della sua famiglia.

Per presentare il film, nel nuovo appuntamento con il BAD TIME di Francesco Alò sono intervenuti i protagonisti, il regista Marco Simon Puccioni, Filippo Timi (interprete di Paolo) e Francesco Gheghi (Leone). Per Puccioni, regista dalla lunga carriera, si tratta della prima incursione nella commedia, con l’obiettivo di:

Portare un tema difficile, trattato in precedenza in modo politico nei miei documentari, a un pubblico più ampio. Ho scelto la forma di dramedy e un certo modo “scorretto” di trattare la famiglia per parlare della genitorialità in generale, rispondendo alla classica domanda: “La relazione genitore-figlio si basa di più sul sangue o sull’intenzione e sulla cura?“. Ho cercato dunque di calare questo tema nella vita delle persone, rendendolo qualcosa che può far ridere, piangere ma anche far pensare.

Nel film, Filippo Timi interpreta un personaggio borghese elegante e contenuto, un ruolo inedito per un attore solitamente energico e focoso:

Come attore voglio riflettere, ovvero diventare specchio delle emozioni di un personaggio che poi risuonano con le mie. Quando abbiamo iniziato le riprese avevo appena divorziato: la situazione che stavo vivendo, un sogno che va in frantumi, era dunque la stessa del personaggio del film. L’unica differenza era data dal fatto che quest’ultimo ha un figlio, assente nella mia vita reale. Ho costruito il ruolo soffrendo un po’ per la sovrapposizione di questi due piani, ma poi la presenza di Leone ha dato valore alle ferite. Quello che dunque mi porto a casa da questa esperienza è la convinzione che un bambino cresce in una famiglia omogenitoriale uguale a quelli delle altre: l’amore della mamma è sempre presente, ma magari ha i baffi. Quando c’è la vita te ne freghi di tutti i pregiudizi e le ideologie.

A interpretare Leone è invece il giovane Francesco Gheghi, visto recentemente in Mio fratello rincorre i dinosauri e Padrenostro. L’attore racconta: 

"Ho avuto la possibilità di informarmi e confrontarmi con la famiglia del regista. Parlando coi suoi figli, gli ho posto spudoratamente delle domande in merito, ricevendo le stesse risposte che avrei dato io. Vengo da un paesino in cui molti discorsi sono ancora un tabù: spero allora che il film dia la forza a ragazzi e adulti di non aver paura."

Potete rivedere la diretta completa a questo > link, è necessario abbonarsi al nostro canale Twitch: potete farlo anche gratuitamente utilizzando il vostro Prime Video cliccando qui!

fonte: di Luca Sottimano  www.badtaste.it

Libri: "Cronorifugio" di Georgi Gospodinov, traduzione di Giuseppe Dell'Agata

Gaustìn, un bizzarro personaggio che vaga nel tempo, inaugura a Zurigo una “clinica del passato” dove accoglie quanti hanno perso la memoria per aiutarli a riappropriarsi dei loro ricordi. 

Ogni piano dell’edificio riproduce nei dettagli un decennio del secolo scorso, e la prospettiva di un confortevole rifugio dal presente finisce per allettare anche chi è perfettamente sano. In Europa intanto viene indetto il primo referendum sul passato e la campagna elettorale si fa ben presto movimentata... 

Il nuovo, attesissimo romanzo di Georgi Gospodinov ci porta a Zurigo, Sofia, Vienna, Sarajevo, Brooklyn, e in altri luoghi e tempi, e ci mette di fronte a tutta l’incertezza del futuro, mescolando satira e nostalgia, storia e ironia, in un irresistibile viaggio nello sconfinato continente di ieri.

Autore: Georgi Gospodinov

Nato a Jambol nel 1968, è poeta innovativo e raffinato, prosatore e studioso di letteratura, oggi considerato lo scrittore più talentuoso della Bulgaria. Con il suo esordio narrativo, Romanzo naturale (Voland 2007), accolto come una vera rivelazione, ha immediatamente incontrato il favore di critica e pubblico che ne hanno decretato lo straordinario successo, e ha ottenuto il primo premio del concorso Razvitie per il romanzo bulgaro contemporaneo. È tradotto in diciannove lingue.
Di Gospodinov Voland ha pubblicato la raccolta di racconti ...e altre storie (2008) e il romanzo Fisica della malinconia (2013), con il quale nel 2014 è stato finalista del Premio Von Rezzori e del Premio Strega Europeo.
Quella italiana è la prima traduzione mondiale del nuovo romanzo Cronorifugio, con il quale l’autore si è aggiudicato per la seconda volta il prestigioso Premio letterario nazionale per il romanzo bulgaro dell’anno.
Di lui è stato detto: “Definito il Milan Kundera della Bulgaria per i suoi viaggi nel mondo interiore, potrebbe essere accostato anche a Friedrich Dürrenmat per la sua riscrittura del mito del Minotauro, ma a ben vedere Georgi Gospodinov è uno scrittore unico.”

fonte: www.voland.it

Teatro: Il direttore del Bolshoi di Mosca si dimette

(Getty Images)
 Tugan Sokhiev annuncia che lascerà anche Orchestra nazionale di Tolosa

"Difficoltà di scegliere tra i musicisti russi e quelli francesi"  

 In foto: Tugan Sokhiev - Direttore Bolshoi Theatre Mosca

 Il direttore del Teatro Bolshoi di Mosca, Tugan Sokhiev, ha annunciato le dimissioni. Lo riporta l'agenzia Interfax sottolineando che Sokhiev ha rilasciato una dichiarazione in cui annuncia che si dimetterà anche dalla carica di direttore musicale dell'Orchestre National du Capitole de Toulouse. 

Sokhiev spiega di essere stato costretto a far fronte a un dilemma senza soluzione: "Dopo aver affrontato una scelta impossibile tra i miei musicisti preferiti russi e francesi, ho deciso di dimettermi da direttore del Teatro Bolshoi di Mosca e da direttore musicale dell'Orchestre National du Capitole de Tolosa", afferma.

Le dimissioni, aggiunge, hanno "effetto immediato".

Il direttore ha ribadito di essere ''sempre stato contrario a qualsiasi conflitto e in qualsiasi forma, e sempre lo sarò''

fonte: www.rainews.it

sabato 26 febbraio 2022

Cinema > Belfast, l'intervista a Kenneth Branagh: “Con questo film racconto la mia infanzia”

Candidato agli Oscar 2022 con sette nomination, tra cui miglior film, miglior regia e migliore sceneggiatura originale, arriva nelle sale a partire dal 24 febbraio il film più personale di Kenneth Branagh. Di Barbara Tarricone

Al cinema esce Belfast, candidato a 7 Oscar, il film più personale di Kenneth Branagh che ripercorre un momento critico della vita dell’attore: l’infanzia a Belfast, appunto, durante il conflitto nordirlandese e la combattuta scelta della famiglia del regista di abbandonare il  paese per la più sicura Inghilterra.  

Una raffinata pellicola in bianco e nero dove quasi tutto il cast è veramente nordirlandese: dal bambino che interpreta il piccolo Branagh (il debuttante Jude Hill) ai genitori (Caitriona Balfe e Jamie Dornan) al nonno (Ciaran Hinds) con l’eccezione di Judi Dench che interpreta la nonna; Belfast è una lettera d’amore a quella terra, a quella cultura e al cinema. 

Per un attore che ha fatto la sua fortuna anche interpretando e dirigendo classici british e che sfoggia un accento inglese degno della regina, l’immersione nei ricordi, nella cultura e nello strettissimo accento nordirlandese deve essere stato un viaggio catartico. Ne abbiamo parlato insieme.

Il suo film è un viaggio nel tempo e nei suoi ricordi, che cosa l’ha spinta ad intraprenderlo?

È stato il lockdown, quel regime di incertezza che così tanti di noi abbiamo provato durante quel periodo mi ha riportato alla memoria quello che ho vissuto a 9 anni: quando la mia strada a Belfast, che per me era un terreno di gioco, si è trasformato in un campo di battaglia ed in una fortezza. Era l’epoca dei Troubles: una guerra civile che ha insanguinato le strade dell’Irlanda del Nord. Come il lockdown quel periodo ha portato la mia famiglia ed altre famiglie come la mia a navigare a vista.

Il bambino che interpreta lei da piccolo, Jude Hill, è al suo primo film ed è una forza della natura. Come lo ha scoperto?

Quando l’abbiamo incontrato ho visto che c’era un vero talento naturale per la recitazione. Jude è empatico, appassionato di quello che fa e ha una caratteristica fondamentale in un attore che è quella di essere capace di ascoltare. Recita con questi grandissimi mostri sacri ed intanto impara.

Ci si sarà rivisto, anche se non tifate per la stessa squadra

Per l’amor di Dio assolutamente non la stessa squadra! Io tifo per il Tottenham e lui per il Liverpool e lo ama talmente tanto, che anche solo per fargli dire che tifava per il Tottenham, dovevamo assicurarlo che era solo ed esclusivamente per il film e fargli vedere che le camere stavamo girando! Una faticaccia arrivare a questo compromesso.

Devo dire che Jamie Dornan e Caitriona Balfe che interpretano i suoi genitori sono bellissimi, raramente si sono visti genitori più belli al cinema! Ho sentito che anche sua moglie ha fatto un commento al riguardo!

Stavamo guardando il film e l’ho sentita letteralmente sospirare - e non è stata la sola- quando c’è quella scena di Jamie Dornan che comincia a cantare con un microfono d’epoca, con quella luce soffusa alle spalle ed è bellissimo, poi la camera si gira e vediamo Caitriona, altrettanto stupenda… Mia moglie mia ha guardata e mi ha detto: d’ora in poi mi fotografi solo così per cortesia: in bianco e nero e con questa luce!

Lei rappresenta la relazione tra i suoi genitori come carica di grande amore, così come quella dei suoi nonni, interpretati da Judi Dench e Ciaran Hinds. Erano questi i suoi modelli di relazione da piccolo quindi?

Sicuramente guardando loro ho osservato un tipo di amore che si esprime attraverso il senso dell’umorismo, prendersi in giro reciprocamente, leggere, ascoltare musica, ballare. Queste sono le immagini che mi sono rimaste impresse. Immagini di un amore che va oltre le parole, pieno di una grande gioca di vivere.

Con questo film dove racconta la sua infanzia, avrà pensato a se stesso da bambino e al fatto che quel bambino da Belfast è arrivato un’altra volta agli Oscar?

Sicuramente è straordinario esserci arrivato con un film che racconta la mia formazione, come mi sono innamorato del cinema, quando ero bambino e leggevo fumetti e mai mi sarei immaginato, per dire, che quaranta anni dopo avrei diretto Thor, o nessuna delle altre cose che ho fatto. Quando penso che sono arrivato al centro di Hollywood.

fonte: di Barbara Tarricone https://tg24.sky.it/spettacolo

Cinema:"Senza fine"di Elisa Fuksas, un ritratto audace di Ornella Vanoni

Un ritratto audace di Ornella Vanoni e della sua carriera multiforme e colossale, tra metafora acquatica e cornice elegante. Recensione di Raffaella Giancristofaro

Un film di Elisa Fuksas con Ornella Vanoni, Samuele Bersani, Vinicio Capossela, Paolo Fresu, Elisa Fuksas.
Un ritratto, un omaggio ma soprattutto la ricerca del modo giusto di raccontare Ornella Vanoni

La scrittrice e regista Elisa Fuksas aspetta in un autogrill Ornella Vanoni, per girare un film di cui lei sarà protagonista. Il set è l'elegante l'Health Clinic & Grand Hotel di Castrocaro (Forlì-Cesena), struttura termale inaugurata alla fine degli anni '30, oggi spa e albergo a cinque stelle. Qui la cantante è accolta anche da un medico, a cui riferisce delle sue abitudini di vita, da dietro un vetro opaco.

Tra un centrifugato di frutta, un bagno in piscina, una lezione di postura e un'indicazione di scena, un po' si confida, molto spesso accenna canzoni, riceve la visita degli amici Paolo Fresu, Vinicio Capossela e Samuele Bersani. Intanto, regista e troupe, per lo più, rispettano e aspettano i suoi tempi, con ovvie conseguenze sul piano di produzione.

Scritto da Elisa Fuksas e Monica Rametta, così come il precedente e più personale iSola (2020), Senza fine è prima di tutto una manifestazione d'audacia: tentare di incorniciare in un film una carriera multiforme e colossale e una personalità esuberante come Ornella Vanoni richiede una certa spavalderia. Anche qualcosa di più, se si viene da fuori Milano.

Ma Fuksas non teme di mettersi in campo dall'inizio, da sola e a fianco al suo oggetto di ricerca: nella sua stanza, provvista di vasca sinuosa a un passo dal letto, ai vari tavoli dell'albergo, tra terrazze e ricercati angoli déco, in passeggiata nel parco, immersa in una piscina d'acqua verde.

Mentre raccoglie confidenze, come un'amica giovane, acquisita di recente, parimenti anticonvenzionale, inanella dettagli, l'occhio per l'inquadratura non manca. La chiave per avvicinare la creatura quasi mitologica che è "la Vanoni" - che in "Toy Boy" modula "È tardi, tardi, tardi / per me sirena tra la gente" e che ha come sorella d'elezione un'inseparabile barboncina di nome Ondina - è assecondarne la natura spontaneamente acquatica.

Inquadrare un corpo (da sempre) alieno, sessualmente anfibio, e immaginarlo gradualmente mutarsi in pesce. Idea che infatti, per quanto non praticata con sufficiente convinzione, regala il momento migliore del film - il finale - a cui da grande performer Vanoni si presta. Almeno, fino a un certo punto. Perché, nonostante la chimica evidente tra regista e primattrice, lo scambio tra personalità forti fa scintille, o più semplicemente perché il tempo a disposizione è troppo poco: non tanto per riformulare per l'ennesima volta ciò che è già stato detto in decine di tour, interviste, libri ("Una bellissima ragazza"), film (Ricetta di donna), ma perché il gioco abbia una sua rotonda compiutezza, uno scarto effettivo rispetto alla classica intervista di carriera che la regista dice di voler evitare.

E così, sotto la fotografia nitida, di Simone D'Arcangelo e Emanuele Zarlenga, che padroneggia contrasti cromatici e cattura simmetrie, si percepisce un certo caos: mentre la celebrazione del passato sembra respinta al mittente, irrompono tra una scena e l'altra, come tuffi al cuore, alcuni grandi successi, in ricercate esibizioni di classici dell'era televisiva in bianco e nero ("Eternità", "Senza fine", "Un'ora sola ti vorrei", "Domani è un altro giorno").

Quando, in più occasioni, il filo si perde, il montaggio di Michelangelo Garrone trova delle accelerazioni improvvise, aggregando momenti di un set evocativo e sofisticato quanto il vibrato della protagonista. Ambientazioni che, con buona pace dell'approccio "alla Guadagnino", molto fanno ma non risolvono il film.

Cronaca di uno splendido fallimento, di dialoghi autoreferenziali e rari momenti irresistibili (il medico: "Com'era, quand'era giovane?". Lei: "Giovane quando?"), Senza fine lascia un sapore di frustrazione, come quando registra le presenze piuttosto decorative dei tre musicisti compagni di viaggio, schiacciati da una Vanoni larger than life, sempre ironica, leggera, eppure ancora in parte sovrastata da quell'immagine di sé che campeggia nel grande schermo del prefinale. Il making of di un film forse impossibile, concluso in acqua, recitando un'Ave Maria di protezione.

fonte: Raffaella Giancristofaro  www.mymovies.it

Libri:"Monica Vitti" di Cristina Borsatti

Monica Vitti è stata gigantesca. Non c'è cosa che non le sia riuscita meravigliosamente bene. Enorme a teatro, straordinaria nell'incarnare le nevrosi dell'uomo contemporaneo nel cinema di Antonioni, asso femminile della risata al cinema e in televisione. 

Ha contribuito a intaccare tabù secolari, complice la commedia all'italiana di cui è stata unica donna mattatrice. ha dettato lo stile di un'epoca facendoci ridere, piangere e pensare.

«Vedevo che Monica, nonostante facesse dei film con Antonioni, con personaggi da film muto, misteriosi, d'altri tempi, nella vita era vivace, divertente, piena d'umorismo. Era allegra e la osservavo. E mi son detto: come mai? Questa è un'attrice di talento, una bella ragazza, perché non può fare un personaggio umoristico, comico? – Mario Monicelli

«Non è che non ci fossero donne, ma lei era diversa. Su di lei si costruivano i personaggi. In altre parole, come avveniva con altri grandi attori, si scrivevano le sceneggiature pensando alla sua specifica personalità. E Monica ne aveva da vendere» – Ettore Scola

Monica Vitti è stata una dea dalla grande umanità, capace di comprendere le donne e dare forma alle loro mille sfaccettature e inquietudini, al loro coraggio. Inventando uno stile innovativo e del tutto spontaneo, ha stravolto i canoni non solo della settima arte, ma anche quelli stereotipati di bellezza dell'epoca. 

Questa narrazione coinvolgente, ricca di deliziose citazioni personali, pungenti e divertenti, che ricostruiscono la figura incredibile dell'attrice e i suoi tanti volti, ne ripercorre cronologicamente la carriera: la commediante all'italiana ideale, la musa del cinema impegnato di Antonioni e sua compagna, l'impareggiabile spalla – capace di rubare l'ammirazione del pubblico ai più grandi interpreti – e la meravigliosa protagonista di importanti incursioni nel cinema straniero. Dagli esordi ai grandissimi successi, raccontando in parallelo anche la vita di Maria Luisa Ceciarelli – la bimba 

fonte: www.ibs.it

venerdì 25 febbraio 2022

GUCCI: «Retail graduate program»

I.Where will your passion take you?

At Gucci, we welcome curious, creative and unique recent graduates, who dream of a shining career in Fashion Retail Management. We invite you to apply for Gucci GRADE, our international Retail Graduate Program and join a constellation of stars in the Gucci Universe.

II.Who are we looking for?

Graduates with a passion for retail and luxury who want to become great at leading and developing others, willing to take ownership and driven by the need to continuously learn. People who are ready to welcome any challenge and take the risk to express themselves while contributing to the community they work in.

III.How does it work?

You’ll join the Gucci Retail Community and learn what it takes to lead the teams in our renowned stores on an international scale. You’ll immerse yourself in our store environment, from visual merchandising and operations to client engagement and retail performance. You’ll have access to tailored development programs offered by the Gucci Global Retail Academy and the chance to build valuable relationships and networks within Gucci.

IV.YOUR GUCCI GRADE JOURNEY

V.How to apply?

Applications for the 2022 edition are now open! Click > here to enroll:

The best candidates will start their journey on June 6th, 2022.

Please note that the program will be running in EMEA (Barcelona, Dubai, Doha, Hamburg, London, Madrid, Milan, Munich, Paris) and we will accept candidates holding a work permit in the Country they will submit their application for.

This is a life-changing opportunity to build your managerial career in retail, explore new places, embrace rewarding challenges, enhance your knowledge and experience new and exciting projects.

Start your stellar adventure in the Gucci Fashion Retail Management! VISIT GUCCI.COM

source: https://grade.gucci.com

Arte: Le tre Pietà di Michelangelo esposte al Museo del Duomo di Firenze

FIRENZE – Saranno esposte per la prima volta, l’una accanto all’altra, nella sala della Tribuna di Michelangelo del Museo dell’Opera del Duomo di Firenze,  le tre Pietà di Michelangelo. L’originale della Pietà Bandini, di cui è da poco terminato il restauro, sarà affiancata dai calchi della Pietà Vaticana e della Pietà Rondanini provenienti dai Musei Vaticani. In foto: Michelangelo, Pietà Vaticana

L’esposizione aprirà al pubblico dal 24 febbraio, in occasione dell’incontro “Mediterraneo frontiera di pace 2022“, che vedrà riunirsi i vescovi e i sindaci del Mediterraneo a Firenze e a cui interverrà anche Papa Francesco. 

Si tratta di un progetto a cura di Barbara Jatta, direttore dei Musei Vaticani, Sergio Risaliti direttore del Museo Novecento Firenze, Claudio Salsi, direttore dell’Area Soprintendenza Castello, Musei Archeologici e Musei Storici e Timothy Verdon, direttore del Museo dell’Opera del Duomo a Firenze. 

Un’opportunità per studiare l’evoluzione dell’arte di Michelangelo

Le tre Pietà, collocate una vicina all’altra, offriranno l’opportunità di studiare l’evoluzione dell’arte di Michelangelo, nonché la sua maturazione spirituale, dalla prima giovinezza fino alla sua ultima stagione, quando, ormai vecchio, mise mano alla Pietà oggi a Firenze e poi alla Pietà Rondanini conservata a Milano. 

Un percorso lungo di più di cinquant’anni, dall’ambizione del giovane che scolpì il proprio nome sul petto della Madonna della versione vaticana, all’immedesimazione personale dell’anziano artista, che in quella del Museo dell’Opera raffigura se stesso nelle sembianze di Nicodemo, fino la Pietà Rondanini che è il risultato sublime di una profonda meditazione spirituale. 

Le tre Pietà 

La prima Pietà di Michelangelo, quella Vaticana, fu realizzata a ridosso del giubileo del 1500, quando il cardinale Jean Bilhères de Lagraulas commissionò al giovane Buonarroti “una Vergine Maria vestita con Cristo morto, nudo in braccio”.

Con la realizzazione della Pietà Vaticana (1498-1499), Michelangelo impressionò il suo tempo per la bellezza di quel Cristo nudo sorretto amorevolmente dalla Vergine, una giovanissima ragazza umile e casta, avvolta nei panneggi per cui Maria risulta al tempo stesso Madre e sposa. Tuttavia, quella giovinezza venne criticata dai più, parendo poco consona alla Madonna. 

Il capolavoro venne collocato nella cappella di Santa Petronilla poco prima del 1500, anno del giubileo. Successivamente fu spostata in San Pietro, e nel XVIII secolo fu esposta a destra della navata dove ancora oggi la si può ammirare. In questa Pietà Michelangelo è riuscito a rappresentare la divinità di Gesù calandola nel corpo di un uomo di 33 anni. Nel corpo intatto, senza segni di violenza subita, si legge già il risorto, colui che vince la morte.

La seconda Pietà (Bandini) venne scolpita da Michelangelo molti anni dopo rispetto a quella Vaticana. Durante questo periodo Roma era stata saccheggiata, La Repubblica di Firenze era crollata e i Medici erano rientrati in città. Michelangelo aveva lasciato Firenze nel 1534 e si era stabilito a Roma. Ormai anziano, l’artista è sempre più concentrato sul destino umano, sulla morte e resurrezione di Cristo e lavora spesso in preda a frequenti crisi depressive. Comincia a temere la propria morte, il giudizio divino. Fa voto di povertà. 

L’esecuzione della Pietà Bandini è lunga e difficile, la datazione controversa. L’inizio del lavoro si aggira attorno al 1547, ma Michelangelo non portò a termine l’opera. Prima di essere venduta nel 1561 a Francesco Bandini, la scultura fu conclusa in alcune parti da Tiberio Calcagni, principale assistente del Buonarroti. 

Nel 1553 Vasari, in visita allo studio dell’artista, ebbe l’impressione che Michelangelo esitasse a mostrargliela non terminata. Intorno al 1555, Michelangelo prese a martellate la statua rompendola in più punti. Ancora oggi si osservano, infatti, i segni di rottura sul gomito, sul petto, sulla spalla di Gesù e sulla mano di Maria. Alla morte dell’artista nel 1564 si pensò di utilizzare il gruppo per la sepoltura di Michelangelo a Firenze in Santa Croce. L’opera invece rimase nella villa dei Bandini a Montecavallo e solo nel 1674 venne acquistata da Cosimo III de’ Medici che la destinò ai sotterranei di San Lorenzo. Nel 1722 la Pietà fiorentina fu trasferita in Santa Maria del Fiore. Dal 1981 si trova nel Museo dell’Opera del Duomo. 

Michelangelo, Pietà Rondanini
La terza Pietà (Rondanini) venne progettata tra il 1552 e il 1553 e Michelangelo vi lavorò fino all’ultimo. L’opera venne rinvenuta nello studio di Michelangelo dopo la sua morte. Acquisita dai marchesi Rondanini nel 1744, la Pietà è arrivata a Milano nel Castello Sforzesco nel 1952. 

La Pietà Rondanini rappresenta l’esito finale di un lungo percorso di arte e di fede ed è da considerarsi una preghiera prima ancora che un’opera d’arte. O meglio la dimostrazione artistica del fatto che l’uomo di fede ha visto oltre le apparenze reali, che la mano non riesce a restituire quanto l’occhio interiore ha potuto contemplare. 

Gesù e Maria sembrano esseri fantasmatici, la pietra tende a farsi materia di luce. Cristo esausto sembra scivolare verso la tomba e con il figlio anche la Madre, la cui umanità è come interamente assorbita dal sentimento di amore. Un unico destino travolge miracolosamente madre e figlio in questa metamorfosi mistica, la stessa già provata al momento dell’annunciazione. I corpi sembrano distaccarsi dal suolo, e aggiungere assieme il Padre. 

Nel prossimo autunno i tre calchi in gesso delle Pietà originali saranno esposti a Milano nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale, in un nuovo allestimento appositamente progettato. 

La mostra, aperta la pubblico fino al 1 agosto 2022, è accompagnata da un catalogo realizzato da Silvana Editoriale con saggi e schede dei curatori e di altri autorevoli studiosi.

fonte: Autore: Redazione https://artemagazine.it

Roma: 28 Marzo 2022 Manifestazione "DANZA ERROR SYSTEM" in difesa dei corpi di ballo italiani

PERCHÉ MANIFESTARE?

1. Perché per quanto i social ci hanno uniti e ci hanno dato una visibilità e una credibilità rilevante, oltre a coltivare le interlocuzioni con la parte politica, è necessario rivendicare i nostri diritti col mezzo che ancora oggi è il più efficace e diretto, ovvero la piazza.
 
2. Perché è un’occasione per dimostrarci uniti, forti e decisi verso un obbiettivo collettivo.
 
3. Perché, essendo lo smantellamento dei corpi di ballo iniziato decenni fa, sono poche oggi le Istituzioni che hanno davvero a cuore questa situazione e spetta a noi tenere alta l’attenzione e non permettere che la questione cada nel dimenticatoio.
 
4. Perché, in ogni ambito, nessuno muove le cose se i primi a smuoverle non sono i diretti interessati, in questo caso tutti coloro che appartengono al settore danza.
 
5. Perché una manifestazione nazionale specifica sulla salvaguardia e la ricostituzione dei corpi di ballo non è mai stata realizzata.

PERCHÉ È NECESSARIA QUESTA INIZIATIVA?
1. Questa legislatura termina tra circa un anno e attualmente non vi sono azioni normative significative atte a salvaguardare e ricostituire i corpi di ballo.
 
2. Il Tavolo permanente della danza rischia di essere l’ennesima iniziativa interlocutoria, che, sia per tempistiche sia per modalità, potrebbe non essere idonea a concretizzare delle soluzioni.
 
3. Il Disegno di Legge sulla Riforma dello Spettacolo procede a rilento. Su tre emendamenti proposti da alcuni Senatori e alcune Senatrici della Commissione Cultura in merito ai corpi di ballo, uno è stato già bocciato dalla Commissione Bilancio e gli altri due rischiano di essere bocciati anch’essi, il tutto perché non vi è l’intenzione di stanziare fondi.
 
4. Il Ministero della Cultura e il Ministero dell’Economia e delle Finanze stanno iniziando ad approvare le nuove dotazioni organiche delle Fondazioni lirico-sinfoniche, avvallando, e quindi permettendo, la totale assenza dei corpi di ballo laddove sono stati chiusi. Dunque anche questa occasione di ridiscussione delle dotazioni organiche non risulta essere stata utilizzata per ricostituire i corpi di ballo.

QUALI SONO GLI OBBIETTIVI PER I QUALI MANIFESTIAMO?
1. La stabilizzazione delle danzatrici e dei danzatori che lavorano da anni come precari nei corpi di ballo esistenti e, quindi, la previsione di dotazioni organiche volte a garantire un livello occupazionale adeguato.
 
2. La ricostituzione del corpo di ballo stabile di Verona, dove le danzatrici e i danzatori sono, ad oggi, assunti solo con contratti a tempo determinato.
 
3. Un percorso graduale di ricostituzione di quei corpi di ballo chiusi, ponendo fine alle esternalizzazioni, ovvero ripristinando e rispettando quanto già previsto dal Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro in merito ad audizioni pubbliche e assunzioni di danzatrici e danzatori.
4. L’equiparazione del punteggio Fus del balletto a quello dell’opera lirica per incentivare, di conseguenza, l’aumento, all’interno delle programmazioni artistiche, del numero di spettacoli di balletto.
 
5. La modifica della denominazione da “Fondazioni lirico-sinfoniche” in “Fondazioni liriche, sinfoniche e coreutiche”.
 
6. L’istituzione di un fondo statale di sostegno per tutte quelle Fondazioni che decidano di mantenere o ripristinare un corpo di ballo.

PERCHÉ C’È BISOGNO DELLA MASSIMA ADESIONE?
1. Perché la situazione dei corpi di ballo colpisce, non solo le danzatrici e i danzatori, ma anche gli allievi, le loro famiglie, i coreografi, gli insegnanti, i maîtres de ballet, tutti i professionisti espatriati, tutti gli appassionati di arte e balletto. Se ci fossero più corpi di ballo nel nostro paese, ci sarebbe più occupazione per i professionisti del settore, ci sarebbero più spettacoli di balletto da seguire e sarebbe restituito un futuro alle nuove generazioni.
 
2. Perché i corpi di ballo delle Fondazioni lirico-sinfoniche, ad oggi, rappresentano gli unici istituti dove è possibile svolgere questo mestiere in condizioni basiche di minima sopravvivenza, sia per quanto riguarda una continuità artistica, sia contrattualmente parlando.
 
3. Perché non è vero che nelle Fondazioni lirico-sinfoniche c’è spazio solo per il balletto classico e che, quindi, questa battaglia non è universale. Questo è un luogo comune sfatato dalla realtà. Basti vedere i cartelloni dei quattro corpi di ballo per capire che le programmazioni presentano titoli classici, neoclassici e moderni. E anzi, prendendo d’esempio i paesi europei più evoluti, non è detto che una Fondazione non possa avere un corpo di ballo che produce spettacoli più contemporanei. Questo diversificherebbe i vari territori e arricchirebbe l’offerta culturale nazionale.
 
4. Perché pensare che le cose cambino senza contribuire al cambiamento non porta a niente. Soltanto iniziando a fare il primo passo si intraprende un nuovo percorso!
5. Perché, in origine, vari corpi di ballo sono nati proprio grazie alla tenacia e alla lotta delle danzatrici e dei danzatori stessi, lotta che ci deve ispirare e che va ripresa assolutamente. Se fino ad oggi la situazione è stata critica non dobbiamo rassegnarci, al contrario dobbiamo trovare la forza per non cedere al “è così che funziona”.

Chiunque desideri partecipare alla manifestazione deve comunicare la propria adesione, entro e non oltre il 28 febbraio, scrivendoci alla nostra email > danzaerrorsystem@gmail.com oppure nei messaggi privati sia su Facebook sia su Instagram
Per motivi organizzativi e di sicurezza è previsto un limite massimo di partecipanti.

ABBIAMO BISOGNO DI OGNUNO DI VOI!
fonte: pagina fb Danza Error System

lunedì 21 febbraio 2022

Film: "La Padrina - Parigi ha una nuova regina" un mix tra action e commedia con un’ispiratissima Isabelle Huppert

Una nuova boss gira per le strade della capitale Francese. È Isabelle Huppert in un’altra sfida dove potrebbe interpretare tre personaggi contemporaneamente. Tratto dal romanzo ‘La bugiarda' di Hannelore Cayre.

Comincia come un poliziesco con un’operazione delle forze dell’ordine nelle scale di un palazzo. Con loro c’è Patiente Portefeux, un’interprete giudiziaria arabo-francese abilissima nelle intercettazioni telefoniche. In centrale, mentre sta traducendo, subisce anche l’aggressione di uno degli spacciatori fermati che le sputa in faccia.

Ci si potrebbe trovare dalle parti di un polar sporco e disilluso dalle parti di Maurice Pialat dove i colori blu scuro richiamano la fotografia di Luciano Tovoli in Police.  All’interno del genere però si costruisce la figura della protagonista che si crea progressivamente una doppia vita per far fronte alle numerose spese che deve affrontare.

Un giorno, mentre sta ascoltando una conversazione telefonica per un’indagine, si accorge che il pusher sorvegliato è il figlio dell’infermiera che si occupa della madre nella costosissima casa di riposo (3200 euro al mese) dove alloggia e, di nascosto, cerca di aiutarlo. Dopo aver recuperato la partita di droga, avviene la trasformazione e si crea un’altra identità. In centrale sorvola sulle intercettazioni che possono riguardarla segnalandola come “conversazione senza interesse per l’attuale indagine” e depista anche il comandante Philippe, interpretato da Hippolyte Girardot, con cui ha una relazione. Dall’altra invece costruisce una rete criminale dove può smaltire il carico di droga sottratto e riesce a far perdere le sue tracce anche grazie alle sue conoscenze in ambito giudiziario. 

Una nuova boss gira per le strade di Parigi. È Isabelle Huppert in un’altra sfida dove potrebbe interpretare tre personaggi contemporaneamente. Nei primi due convivono il suo presente monotono (l’interprete) ed elettrizzante (la metamorfosi nella spacciatrice nella scena del cambio del look) che esplode nella scena dove canta, come se fosse riposseduta, #Fêter di Panama Bende mentre sta guidando e viene avvicinata da un ragazzo in motorino che la guarda divertito, poi le bussa sul vetro, e le fa un gesto come se avesse capito che si è fumata qualcosa che l’ha fatta sballare. Poi c’è il terzo personaggio che non si vede ma si può immaginare e riguarda il passato della protagonista, rimasta vedova giovane dopo che il marito è morto a 34 anni. C’è una fotografia di Patiente ragazza sul lago di Ginevra. Lì dentro c’è nascosta l’esistenza avventurosa trascorsa insieme ai suoi genitori, la possibilità di una vita che poteva essere differente e ora le apre nuove strade. Isabelle Huppert possiede più volti e più corpi. Può trasformarsi da un’inquadratura all’altra, essere al centro di una scena d’azione, comica o intima.

Il film, tratto dal romanzo "La bugiarda" di Hannelore Cayre che è ispirato alla storia personale dei suoi genitori, è certamente dipendente dalla performance dell’attrice che lo porta su più direzioni contemporaneamente.

Jean-Paul Salomé, dopo aver attraversato il fantasy horror (Belfagor. Il fantasma del Louvre), il giallo (Arsenio Lupin) e il filone bellico (Fatal Agents), trova il mix giusto tra poliziesco e commedia dirigendo per la prima volta Isabelle Huppert. Nel personaggio Patiente compare lo spettro di Michèle in Elle di Verhoeven dove il suo gioco perverso con l’assalitore somiglia a quello della protagonista di La padrina con il sottobosco degli spacciatori.

Si contamina, al tempo stesso, con alcune delle escursioni nella commedia della protagonista come nella figura dell’attrice di Il condominio dei cuori infranti e della donna metodica e precisa di Il mio migliore incubo!. Huppert, che non parla arabo, ha dovuto imparare le battute foneticamente. Al tempo stesso Salomé ha incontrato due interpreti giudiziari per poter approfondire alcuni passaggi narrativi decisivi. C’è quindi in La padrina una ricerca di realismo combinata con il ritmo sostenuto della vicenda, evidente soprattutto in alcune sequenze come quello della chiave nel supermercato, nei filmati video registrati dalle telecamere, nella contagiosa follia che potrebbe arrivare da un film di Francis Veber degli anni ’80 nel continuo rimpallo tra equivoci e malintesi.

In più mostra come il cinema francese guarda, anche se in questo caso non in maniera diretta, la spy-story, tra alcuni film di Belmondo (L’uomo di Rio, L’uomo di Hong Kong) e recenti riaggiornamenti come l’agente speciale 117 al centro della trilogia con protagonista Jean Dujardin. In effetti, La padrina avrebbe tutte le carte in regola per un sequel. 

LA PADRINA: VAI ALLA RECENSIONE 

fonte: Simone Emiliani www.mymovies.it

Milano: Danza, da Bolle alla Zakharova, gala Fracci alla Scala il 9 aprile


Una giovanissima Carla Fracci dal balcone di Romeo e Giulietta
 La Scala rende omaggio al mito di Carla Fracci. Il 9 aprile, infatti, è in programma la I edizione di un gala che vedrà in scena le maggiori stelle del panorama tersicoreo, da Alessandra Ferri a Svetlana Zakharova, da Marianela Nunez a Roberto Bolle, da Olga Smirnova e Carsten Jung. 

 La divina Fracci è stata e rimane una figura cardine della storia della danza, personaggio di riferimento per il Teatro alla Scala e per tutta la cultura italiana. Una storia di talento, ostinazione e lavoro che ha ispirato e tuttora ispira generazioni di giovani, non solo nel mondo del balletto. 

 Il direttore del ballo Manuel Legris ha voluto fortemente istituire questa spettacolare serata come tributo alla grandezza della divina Fracci, un omaggio a colei che ha lasciato un segno fortissimo nell'identità di tutti noi dando un contributo fondamentale al prestigio della cultura e della danza italiana nel mondo. Sarà un appuntamento fisso per convogliare e celebrare nel suo nome la danza e il balletto con un ampio respiro internazionale.

"Spirito che resta con noi, riempie le sale ballo, il palcoscenico e i nostri cuori, come la sua energia mai sopita, che ci ha catturato e affascinato quando è tornata a riabbracciare il Teatro e i suoi artisti. Un grande vuoto che, allo stesso tempo, ci fa sentire ricolmi e ricchi di tutta la sua storia, che è la storia del balletto, privilegiati per aver condiviso la sua arte che è vita, leggendario modello e fonte di ispirazione di tutte le generazioni di ballerine". Con queste parole aveva commentato Manuel Legris alla notizia della scomparsa di Carla Fracci. E con questo spirito, la I edizione del Gala non poteva che essere avvolto dalla sua storia, e da suggestioni legate a titoli di repertorio che hanno visto in Carla Fracci una protagonista speciale, che ha saputo, con la sua cifra interpretativa, rendere unici e memorabili questi ruoli (Giselle, La Péri, Lo schiaccianoci, Symphony in C, Onegin, La vedova allegra, Cachucha, La morte del cigno, La Bella addormentata nel bosco), e titoli creati per lei che restano indissolubilmente legati alla sua iconica immagine (Excelsior, Chéri, La strada, L’heure exquise, Romeo e Giulietta). 

Protagonisti dell'appuntamento scaligero, che vedrà sul podio Valery Ovsyanikov a dirigere l’Orchestra della Scala, tutto il corpo di ballo con i suoi primi ballerini e solisti, e artisti internazionali del calibro di Alessandra Ferri, Marianela Nuñez, Olga Smirnova, Svetlana Zakharova, Roberto Bolle e Carsten Jung. Alessandra Ferri, accanto a Carsten Jung, ballerino di punta per molti anni dell’Hamburg Ballett porta alla Scala per la prima volta un estratto da 'L’heure exquise', con cui ha celebrato lo scorso giugno i suoi 40 anni di carriera e che è diventato, con la scomparsa di Carla, un omaggio ancora più commosso a colei che creò con Maurice Béjart il personaggio di Winnie. 

L’eterea fragilità e la struggente eleganza della 'Morte del cigno' sarà impersonata da Svetlana Zakharova, mentre nell’Adagio della rosa dalla 'Bella addormentata' vedremo una inedita Aurora per la Scala, Marianela Nuñez, principal del Royal Ballet che assieme a Roberto Bolle danzerà anche il passo a due da 'La vedova allegra'. Roberto Bolle avrà anche una altra partner d’eccezione, che per la prima volta si esibisce alla Scala nel passo a due dal primo atto di 'Onegin', Olga Smirnova, prima ballerina del Teatro Bol’ŝoj.

fonte:

La vita di Raffaella Carrà diventerà una serie Tv

La vita di Raffaella Carrà diventerà una serie tv. Ad annunciare l’evento,  l’Italian International Film - Gruppo Lucisano e la Kubla Khan 1990 di Umberto Massa che hanno acquisito l'opzione sui diritti biografici per raccontare vita e carriera della leggenda dello star system scomparsa nel luglio scorso (VAI ALLO SPECIALE)

"Sono davvero felice di annunciare questo progetto e poter collaborare con gli eredi di Raffaella – ha dichiarato la produttrice della serie tv Paola Lucisano - così come della partnership produttiva con Umberto Massa. Siamo tutti entusiasti di questa nuova avventura, poiché ci consente di rappresentare una figura unica nel mondo dello spettacolo. Un mito che ha influenzato intere generazioni, un'artista che ha saputo incantare il pubblico di ogni età, genere e livello culturale. La sua straordinaria popolarità ha varcato i confini italiani e l'ha resa icona della musica e del costume in ogni parte del mondo. Ed è nel mondo che noi la porteremo". 

Raccontare cosa è stata Raffaella Carrà e cosa ha rappresentato per il nostro Paese è cosa ardua. È stata una show girl a tutto tondo, ballerina insuperabile, conduttrice televisiva e radiofonica amatissima. Anche attrice e autrice. Ma di certo non basterebbero queste categorie per definirla appieno. Diciamo allora che è stata una donna di spettacolo che ha trasceso la sua dimensione pop per trasformarsi in un simbolo culturale di un’Italia che progressivamente cambiava, nei modo di vestirsi, di ballare e di divertirsi. Corpo e anima di una donna diventata ora icona ma che ha anticipato i tempi dell’Italia che conosciamo oggi.

Tanti i suoi successi che l’hanno resa immortale, da Fiesta a Rumore, passando per Ballo Ballo, Tanti Auguri, E Salutala Per Me, Pedro, Male, Il Guerriero, Forte Forte Forte fino ad arrivare a Io Non Vivo Senza Te. Paolo Sorrentino scelse il remix di Bob Sinclair del suo A far l’amore comincia tu, del 1977, per la scena clou della festa ne La Grande Bellezza. Nel 2020 il Guardian definì Raffaella Carrà “l’icona culturale che ha insegnato all’Europa le gioie del sesso”

fonte:  https://tg24.sky.it ©Kika Press

Covid, la Regina Elisabetta è positiva al coronavirus

©Getty
 A farlo sapere è Buckingham Palace in una nota: "Sua Maestà sta avvertendo sintomi lievi, simili a un raffreddore, ma prevede di continuare con mansioni leggere a Windsor nelle prossime settimane". Aveva da poco incontrato il figlio, il principe Carlo, poi risultato positivo per la seconda volta. La Regina, 95 anni, ha da poco celebrato il Giubileo di platino per i 70 anni di regno

 La Regina Elisabetta è risultata positiva al coronavirus, leggermente sintomatica. A farlo sapere è Buckingham Palace, che sottolinea come Sua Maestà, 95 anni, continuerà a portare avanti "leggeri" impegni di lavoro. Pochi giorni fa era risultato positivo al Covid-19 anche il Principe Carlo, che aveva già contratto il virus a inizio pandemia, nel marzo 2020. 

La Regina ha da poco celebrato il Giubileo di platino, tagliando il traguardo dei 70 anni di regno: in carica dal 6 febbraio 1952, fu incoronata il 2 giugno 1953 (LE FOTO PIÙ BELLE DELLA REGINA - I QUADRI CHE LA RITRAGGONO).

La nota di Buckingham Palace
"Buckingham Palace conferma che la regina è risultata oggi positiva al Covid - si legge in una nota del Palazzo - Sua Maestà sta avvertendo sintomi lievi, simili a un raffreddore, ma prevede di continuare con mansioni leggere a Windsor nelle prossime settimane. Continuerà a ricevere attenzione medica e seguirà tutte le opportune linee guida".

L'incontro con Carlo
Lo scorso 10 febbraio il principe Carlo, primogenito della regina ed erede al trono, era risultato positivo due giorni dopo aver incontrato la madre. Allora non fu reso noto se Elisabetta II, che è vaccinata, fosse stata sottoposta a un test. La settimana scorsa la monarca aveva ripreso le udienze di persona ma si era lamentata con un collaboratore di una rigidità muscolare.

fonte: https://tg24.sky.it

domenica 20 febbraio 2022

Libri: "La legge per tutti" di Angelo Greco

Il libro di diritto che parla la tua lingua

Un nuovo libro firmato da Angelo Greco, avvocato e personalità mediatico-televisiva che vanta innumerevoli follower sui principali social network.

Un vero e proprio testo di riferimento per tutto ciò che interessa la legge e il cittadino, basato sulla formula vincente della chiarezza e della facilità di consultazione.

Chi non si è trovato a porsi domande su argomenti come gestire un divorzio o una separazione, redigere un testamento, gestire l’affitto o la vendita di un immobile, quali sono i diritti e i doveri di chi abita in un condominio, oppure quelli legati alla convivenza o all’unione civile? 

Uno strumento da tenere a portata di mano per orientarsi nell’intricato mondo delle questioni legali e scoprire tutto ciò che c’è da sapere su famiglia, successioni, casa, fisco, lavoro, privacy, acquisti sul web, problematiche con le banche e molto altro ancora. 

 

«Le ragioni per cui il diritto è incomprensibile risalgono all'epoca dei Romani, quando il ceto ricco aveva delegato a una classe di professionisti l'amministrazione dei propri beni. E una volta ricevuto un incarico – si sa – difficilmente si molla la presa. Di qui un linguaggio sempre più tecnico, volto a custodire gelosamente lo scrigno di quel sapere. Internet ha però determinato una rivoluzione culturale, da un lato consentendo a tutti l'accesso alle informazioni, anche quelle più tecniche (con tutti i noti svantaggi che ciò comporta in merito a notizie non sempre attendibili); dall'altro, trasformando il linguaggio ostico in una forma accessibile alla massa. Sono così nate le Frequently Asked Questions, meglio conosciute con la sigla FAQ, letteralmente le "domande poste frequentemente", tecnica quest'ultima utilizzata ormai anche dalle stesse istituzioni per spiegare il complicato mondo burocratico. È proprio a tale forma espositiva che mi sono ispirato nella compilazione di questo volume.»

Conosci l'autore

Angelo Greco già collaboratore universitario, è avvocato e direttore della testata online Laleggepertutti.  

Da anni gestisce il canale YouTube che porta il suo nome e che vanta un nutrito seguito di curiosi e appassionati. Inoltre è periodicamente ospite di trasmissioni TV e radio per questioni legate alla tutela dei diritti dei cittadini, autore di saggistica e di narrativa. Nel 2020 è stato definito da “Il Sole 24 Ore” il professionista più influente sul web in Italia. 

fonte: www.amazon.it