mercoledì 18 novembre 2020

Libri: "Siete tutti perdonati" il nuovo romanzo di Enrico Dal Buono

Nella Milano di oggi anche l’elemosina può diventare cool. Walter, un arrampicatore sociale di provincia, ha lanciato la nuova moda fondando la prima agenzia per barboni del pianeta, la Beautiful Loser, che ha trasformato l’accattonaggio in un’azienda redditizia. 

Grazie a slogan provocatori, influencer, cani addestrati a impietosire i passanti e clochard ipertecnologici che accettano pagamenti con carta di credito, la Beautiful Loser è diventata il simbolo del riscatto sociale che lava le coscienze. Il meccanismo perfetto si inceppa quando tra i clochard compare Eva. 

Bella e misteriosa, convertita all’Islam al ritmo del rap, dice di soffrire di autocombustioni ed è decisa a usare il suo carisma per una causa più alta. Il rapporto incandescente tra Walter ed Eva rischia di mandare all’aria l’agenzia e mettere a ferro e fuoco l’intera città. Eppure entrambi nascondono qualcosa, che li lega molto più intimamente di quanto le apparenze lascino credere. Un segreto che, forse, è ciò che accomuna tutti noi.

Un romanzo che entra nelle contraddizioni del mondo contemporaneo e della nostra stessa storia di esseri umani, una satira feroce sulle motivazioni che muovono i nostri gesti più innocenti, una storia d’amore e vendetta tra Londra, Milano e un lontano passato.

Per il Booktrailer clicca >> QUI

Enrico Dal Buono 

Enrico Dal Buono nasce a Ferrara il 30 novembre 1982 e vive a Milano. Si laurea in Scienze politiche a Bologna, in Filosofia a Padova e in Lingua e letteratura Russa a Ca’ Foscari, Venezia. È docente di scrittura creativa alla Naba di Milano e tiene corsi di storytelling per la Scuola Holden di Torino. 

Ha scritto reportage in giro per il mondo per, tra gli altri, “il Venerdì – la Repubblica”, “Marie Claire”, “Style – Corriere della Sera”, “IL Magazine – Il Sole 24 Ore”. È opinionista di “Linkiesta” e “Rolling Stone” e direttore responsabile della rivista online “The Millennial”. 

Ha pubblicato una raccolta di racconti, Come fratelli (2013), un romanzo, La vita nana (2015), un saggio, La provincia è sagra (2018) e, con Paolo Fresco, l’autobiografia dello stesso ex presidente Fiat, Mr Globalization (2020). Siete tutti perdonati è il suo secondo romanzo.

fonte:  www.lanavediteseo.eu

Palazzo Chigi finanzia corsi di formazione per i giornalisti contro la discriminazione LGBT

Al via dei corsi di formazione per aiutare i giornalisti a non discriminare e offendere le persone LGBT, in particolare quando si parla di transessualità e stereotipi. Ph. Wikipedia

Il Governo Conte punta anche sull’istruzione dei giornalisti per evitare di cadere nella trappola della discriminazione LGBT ed etnico-sessuale.

Palazzo Chigi, infatti, tramite il Dipartimento per le Pari opportunità ha approvato dei corsi di formazione riservati ai cronisti.  L’obiettivo è quello di aiutare gli operatori a utilizzare i termini consoni senza (incidentalmente) discriminare e offendere.

Inclusa anche la discriminazione LGBT

Se si parla di termini specifici per non discriminare, non si possono ignorare gli errori commessi dai media ad esempio quando si parla delle persone transgender.  E soprattutto del caos tra pronomi maschili e femminili. Per questo motivo, parte integrante dei corsi riguarderanno anche la discriminazione LGBT. In particolare, si occuperanno della “sensibilizzazione, il contrasto e la prevenzione di fenomeni discriminatori nei confronti delle persone LGBT“.

L’associazione Gaynet ha previsto tre seminari sulle tematiche sulla discriminazione LGBT, di genere, sui diritti umani. Si porrà attenzione sul linguaggio specifica da utilizzare in tutti i casi, focalizzandosi non solo sulla terminologia, ma anche per non basarsi solamente sugli stereotipi non più validi.

Si terranno due convegni in particolare sulla transessualità anche in occasione della decima edizione di “Divergenti Festival Internazionale di Cinema Trans” dal 19 al 28 novembre a Bologna.

I primi corsi di formazione previsti

Con la stipulazione di due contratti per un totale di 78.000 euro, Palazzo Chigi ha incaricato l’associazione “Carta di Roma” per portare avanti il primo pacchetto di corsi. Naturalmente, non riguarderà solo la discriminazione LGBT. Come riporta Il Tempo, punterà:

  • Corso sull’uso non discriminatorio delle parole nell’ambito dell’informazione, della correttezza dell’informazione, dei principi deontologici in materia di discriminazione, razzismo, xenofobia e tutela delle minoranze.
  • Seminario di formazione a carattere laboratoriale sulle modalità di raccolta e definizione dei dati sulle discriminazioni in ambito etnico-razziale.
  • Contributo all’interno dell’VIII Rapporto annuale dell’associazione relativo alla rappresentazione mediatica del fenomeno migratorio e dei suoi protagonisti con un focus specifico sul tema delle seconde generazioni e del loro ruolo all’interno dei mass media tradizionali e non.

Il Tempo: Il governo “in confusione” vuole “rieducare” i giornalisti

Il Tempo, parlando della notizia, non sembra però capire quanto sia irrispettoso parlare al maschile di una donna trans, oppure parlare di bacio gay (e non semplicemente “bacio”), come capitato alcune settimane fa, come gesto che ha scatenato un’aggressione omofoba. Non si rende conto, quindi, del disagio che prova una persona nell’essere definita in modo sbagliato: questa è la discriminazione LGBT dei media.

Ma per il quotidiano, si tratta solo della decisione di un un “governo in confusione”, con il premier Conte che vuole “rieducare” i giornalisti. Ma si definiscono corsi di formazione proprio perché aggiornano i professionisti su un determinato tema. Come può essere appunto la discriminazione, ed evitare così di contribuire a stereotipi, disinformazione ed errori.

fonte: di    www.gay.it

martedì 17 novembre 2020

“Unione dell’Uguaglianza”: la Commissione Europea presenta la prima strategia per i diritti LGBT+

Come aveva promesso alcune settimane fa la presidente Ursula von der Leyen, la Commissione Europea ha presentato la prima strategia creata a livello europeo, nei riguardi della comunità LGBT+. 

 

La presentazione della stessa arriva in un momento in cui, i dati parlano piuttosto chiaro: il 43% delle persone appartenenti alla comunità LGBT+, infatti, si sente discriminato e questa situazione è soltanto peggiorata con la crisi pandemica del COVID-19.

«Ognuno dovrebbe sentirsi liber* di essere chi è veramente, senza paura alcuna, nè timore di essere perseguitat*.
Questo è il senso dell’Europa ed è ciò che sosteniamo» ha affermato Vera Jourová, vice-presidente della commissione per i valori e la trasparenza europei.

«L’uguaglianza e la non discriminazione sono valori fondamentali all’interno dell’Unione Europea – ha specificato il commissario per l’uguaglianza Helena Dalli – Questo significa che tutti nell’Unione Europea dovrebbero sentirsi al sicuro e liberi. Senza paura di discriminazione o violenza nei riguardi del proprio orientamento e carattere sessuale, della propria identità e dell’espressione di genere».

«Insieme agli Stati membri – ha agiunto la politica maltese – confido che possiamo rendere l’Europa un posto migliore e più sicuro per tutti. Questo riguarderà, in particolare, gli stati che non hanno ancora una strategia nazionale nei riguardi della comunità LGBT+. Gli stati, quindi, dovranno presto adottarne una, facendo fronte ai problemi e ai bisogni dei propri cittadini LGBT+».

I punti chiave della strategia comunitaria

La strategia, in breve, porrà il proprio focus su 4 azioni chiave: combattere la discriminazione (in particolare nell’ambito lavorativo e dell’impiego, ma si fa anche menzione speciale riguardo il rischio di pregiudizi nell’ambito dell’intelligenza artificiale), garantire la sicurezza (con l’inserimento dei reati legati all’odio, sia verbale che fisico, nella lista dei cosiddetti “crimini all’Europa” e lo stanziamento di un fondo per le iniziative che lottano contro gli “hate speeches/crimes”), proteggere i diritti delle famiglie arcobaleno (con un’iniziativa legislativa che riguarderà il riconoscimento reciproco della genitorialità in tutti gli Stati membri) e il supporto, verso gli altri paesi del mondo, nei riguardi di azioni prese a supporto della comunità LGBT+.

Questa, però, non è la prima azione presa nei confronti della comunità LGBT a livello europeo: basti pensare ai tagli ai finanziamenti nei confronti di alcuni comuni polacchi, di cui vi abbiamo parlato precedentemente, i quali avevano istituito delle zone cosiddette “LGBT free”.

La notizia della strategia europea, in più, è stata accolta positivamente, tra le altre, dall’ex-presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini che in un post su Facebook ha scritto: «Per la libertà di essere se stessi. Per la libertà di amare. La Commissione Europea presenta la prima strategia per l’uguaglianza delle persone Lgbtqi. Che questo vento forte dei diritti dall’Europa giunga in Italia per una rapida approvazione della legge contro l’omotransfobia e la misoginia».

fonte:   www.neg.zone

giovedì 12 novembre 2020

Libri: "Ugo. La vita, gli amori e gli scherzi di un papà di salvataggio"

"Ugo La vita, gli amori e gli scherzi di un papà di salvataggio" di Ricky Tognazzi  Gianmarco Tognazzi  Thomas Tognazzi  Maria Sole Tognazzi  

Ugo Tognazzi è stato una delle figure più significative del cinema italiano, ma anche una delle più poliedriche e artisticamente complesse, poiché ha spesso scelto per sé ruoli di confine, provocatori, scomodi, ruoli non solo difficili da interpretare, ma che erano soprattutto sfide lanciate al costume e alla morale della sua epoca.

Per tracciare il ritratto tanto professionale quanto privato di questo grande attore ci vengono in aiuto i ricordi dei suoi quattro figli, tutt’ora legatissimi alla sua memoria e alla sua eredità professionale, che grazie al loro privilegiato punto di vista riescono a offrire al nostro sguardo l’immagine inedita di una figura fondamentale e particolarissima del cinema italiano e al contempo quella di un padre con una grande passione per la cucina, che ama godere della compagnia dei suoi amici attori e registi e circondarsi della sua composita famiglia durante le feste di Natale.

fonte: www.railibri.rai.it

Cinema > Popoli e Religioni – TERNI FILM FESTIVAL: Premio Fuoricampo 2020 a “BAR GIUSEPPE” di Giulio Base

TERNI – E’ stato assegnato a Bar Giuseppe di Giulio Base, il premio Fuoricampo 2020. 

 

Il riconoscimento viene assegnato dai festival Tertio Millennio Film Fest di RomaReligion Today di Trento e Popoli e Religioni di Terni, al film italiano che ha saputo, meglio di ogni altro, rilanciare il tema del sacro, del divino, del trascendente e dell’invisibile; di ciò che per l’appunto normalmente si trova fuori campo.

Bar Giuseppe, interpretato da Ivano Marescotti, Virginia Diop e Nicola Nocella, è una rilettura in chiave contemporanea della natività, che vede protagonista un vedovo titolare di una stazione di servizio, che sposa una immigrata diciottenne.

“Calando la vicenda evangelica di Maria e Giuseppe nell’Italia disorientata di oggi – si legge nella motivazione del premio – Giulio Base costruisce un apologo sulla fraternità davvero coinvolgente, mai didascalico o enfatico, dallo stile semplice, piano, sorprendentemente pudico. Un invito appena sussurrato a fidarsi dell’altro, ad accoglierlo nel suo mistero, a vincere umanissime resistenze portatrici solo di infelicità. Ci si salva sempre insieme: la morale del film è cristallina. Il vero scandalo semmai è pensare di poterlo fare da soli”.

Il film, girato in gran parte in Puglia, è attualmente disponibile, grazie a Rai Cinema, su Rai Play.

Nato nel 2019 per iniziativa dei tre principali festival interreligiosi italiani, il premio Fuoricampo 2020 verrà annunciato ufficialmente domani,  mercoledì 11 novembre alle 21, nel corso della quinta serata del festival Popoli e Religioni 2020, che sarà trasmessa in diretta streaming sui profili youtube e facebook del festival di Terni.

Alla serata interverranno, oltre al regista Giulio Base, il presidente dell’Ente dello Spettacolo Davide Milani, il direttore del festival Religion Today Andrea Morghen e il direttore del festival Popoli e Religioni Arnaldo Casali.

La consegna del premio avverrà invece ad aprile sul palco del cinema Politeama di Terni, dove il film sarà proiettato.

Per seguire la diretta

https://www.facebook.com/PopolieReligioni

Canale youtube

https://www.youtube.com/channel/UCPFDgsQUPSwunciYIHMki_w

sito internet

www.ternifilmfestival.it

fonte:  www.vivoumbria.it

IL BLOG: “La regina degli scacchi” è il “Rocky” delle donne pensanti

Una miniserie da sette da guardare. C’è qualcosa di meglio, di più forte e inclusivo, di una Wonder Woman senza superpoteri? Ph: Netflix

Il titolo italiano, “La regina degli scacchi”, non è di quelli che allettino i renitenti alla scacchiera. 

Persino più scoraggiante suona il titolo originale, “The Queen’s Gambit”, riferito a un’apertura di gioco da manuale. Eppure questa miniserie in sette episodi che dal 23 ottobre impera su Netflix è diventata il ‘caso’ dell’anno.

La critica Usa, “Time” in primis, osanna unanime questo ‘prestige drama’ che resuscita la good tv, la tv di qualità. E che ci consegna una Wonder Woman a misura di un’era di segregazione virale come la nostra: né prodezze acrobatiche né effetti speciali, solo un prodigioso talento per un gioco indoor tradizionalmente dominato dai maschi. La sintesi più felice non è farina mia: “La regina degli scacchi” è il “Rocky” delle donne pensanti.

Era una sfida ambiziosa quella di conquistare le platee non-scacchiste all’eroina del romanzo breve di Walter Tevis, uscito nel 1983. Dopo Michael Apted e Bernardo Bertolucci, Heath Ledger si era candidato a portarlo sullo schermo. Non ci è riuscito, e sappiamo perché.  Ma la serialità offre possibilità di scavo psicologico precluse ai tempi brevi del cinema, e difficilmente le attrici opzionate negli anni - Molly Ringwald ed Ellen Page- avrebbero reso iconica la ragazza-prodigio Beth Harmon con l’impatto magnetico di Anya Taylor-Joy (sconosciuta ai più ma per poco, la vedremo nella nuova trasposizione di “Emma”, da Jane Austen).

Contano certo i talenti scomodati dal regista e sceneggiatore Scott Frank per cesellare atmosfere e dettagli, la consulenza eminente di Gary Kasparov, un production designer stellare come Uli Hanish, il mago di “Babylon Berlin”. Ma conta molto di più l’intensità umana del racconto: “c’è il mondo intero in 64 caselle”, come dice Beth-Anya, che nella miseria di un orfanatrofio del Kentucky trova tra torri, alfieri e pedoni il suo rifugio e la sua ossessione, il suo strumento di rabbia e riscatto.

Tra la fine degli anni ’50, con Harmon bimbetta chiusa e solitaria, e la fine degli anni ’60, con l’approdo al supremo torneo dei Grandi Maestri mondiali da campionessa strepitosamente abbigliata ‘d’epoca’ dal costumista Gabriele Binder, assistiamo a una metamorfosi sbalorditiva. Ma non è la fiaba di Cenerentola, non ci sono fate né principi, solo conflitto e competizione e dipendenza, dai tranquillanti propinati a manetta in orfanatrofio e dall’alcool ereditato dalla mamma adottiva. La conquista del trono è lastricata di perdite. La solitudine dei numeri primi?

In questa storia i padri scappano, tutti, e le madri restano, ma non sopravvivono abbastanza per essere casa, affetto, sicurezza. Il solo a svolgere il ruolo di padre è lo scontroso custode dell’orfanatrofio (Bill Camp). Spiando il suo passatempo segreto, in cantina, la ragazzina impara a sognare. E a vincere, anche se suderà sangue prima di poter ottenere  una scacchiera tutta sua. E’ una nerd povera ed emarginata, un genio femmina con una strada tutta in salita in uno sport di primedonne rigorosamente maschili. C’è qualcosa di meglio, di più forte e inclusivo, di una Wonder Woman senza superpoteri?

E’ l’intensità fuori norma di Anya Taylor-Joy a rendere palpitanti anche i lunghi silenzi delle partite. E un esercizio divertente per i cinefili è riconoscere tra gli sfidanti di Beth Harmon ( e compagni di strada e di letto, in seguito ) ex baby-attori cresciuti come Harry Melling, studente di magia con Harry Potter nella saga, e come il Thomas Brodie-Sangster di “Love Actually”e de “Il Trono di Spade”.

Mi sono bevuta “La regina degli scacchi” da binge-watcher, sette episodi tutti d’un fiato. Non mi chiedevo se avrebbe davvero scalato una vetta preclusa alle donne, la risposta è già nel titolo. Il focus non è il successo, è il come, il perché, i prezzi che paghi. Ma se un ‘prestige drama’ ha il pregio speciale di dispensarci da una seconda, una terza, e chissà quante altre stagioni di comodo sfruttamento, allora, e solo allora, evviva, è veramente perfetto. O dovrei dire : dà scacco matto ?

fonte: Teresa Marchesi   Journalist and filmmaker  www.huffingtonpost.it

Online Event: "Trans Day of Remembrance 2020" November 20th


An annual occasion to remember the trans people around the world who we have lost to transphobic violence.

 

About this Event

This event is for queer SFU/FIC students, and especially those students who identify as trans and non-binary and are multiply marginalised (e.g., BIPOC, disabled, low-income, etc.).

Join us on this night as we remember those in our community who have been taken from us this year, honour those who are still here, and find strength and hope in community. The event will be held on our Discord server.

What is Trans Day of Remembrance?

Transgender Day of Remembrance (TDOR) began in 1999 in response to the (unsolved) murder of a black trans woman, Rita Hester, whose identity was often misrepresented in local news reports. This remains a common occurrence in some media reporting today.

TDOR is held annually on November 20th and is an opportunity to sincerely remember the trans people around the world we have lost to transphobic, transmisogynistic, and racist violence, and to support the trans community they have left behind.

Event Schedule

  • 5:00-5:15: Check-in and welcome
  • 5:15-5:35: Reading of the names
  • 5:35-5:36: Minute's silence
  • 5:36-5:45: Break and reflection
  • 5:45-7:00: Cool-down and community resilience session with Islai from The Grounding Stone Counselling
  •  
  •  Date and Time  Online Event REGISTER >> HERE

    Location : Online Event 

    fonte:  www.eventbrite.ca

venerdì 6 novembre 2020

Usa 2020, da stagista di Obama a prima senatrice transgender: chi è Sarah McBride

A 30 anni è stata eletta senatrice per lo stato del Delaware. Con il risultato elettorale ancora in bilico si tratta di una vittoria simbolicamente importante per il partito democratico

Con l’esito dell’elezione ancora incerto, l’elezione di Sarah McBride, diventata a 30 anni la prima persona transgender a essere eletta al Senato americano, i democratici mettono a segno un’importante vittoria simbolica. Il suo trionfo in Delaware arriva infatti in un momento in cui i legislatori di vari Stati del Paese hanno introdotto leggi che prendono di mira le persone transgender e non binarie – dal divieto per le atlete transessuali di competere negli sport femminili alle nuove limitazioni in ambito di assistenza sanitaria introdotte dall’amministrazione Trump.

«Penso che i risultati di stasera dimostrino quello che ho saputo per tutta la mia vita, ovvero che i residenti di questo quartiere sono di buon senso e guardano alle idee dei candidati e non alla loro identità», ha detto McBride martedì sera. «La mia speranza è che un giovane ragazzo LGBTQ+ qui in Delaware o in qualsiasi altro posto in questo Paese possa guardare i risultati e sapere che anche la nostra democrazia è abbastanza grande per loro».  

“It is my fervent hope that tonight a young person in Delaware [...] or anywhere in this country can go to sleep tonight […] with a powerful but simple message: that our democracy is big enough for them too.” - @SarahEMcBride

 IL SUO INTERVENTO >>> QUI

La carriera politica

La strada di McBride verso il senato americano parte da lontano. Nel 2012 è diventata la prima persona apertamente transgender a lavorare alla Casa Bianca, come stagista dell’ex presidente Barack Obama. Nel 2016 ha raggiunto un altro primato, come prima persona transgender a parlare alla convention di uno dei due principali partiti, nel suo caso, il partito democratico. Ma McBride ha costruito la sua carriera pezzo per pezzo, battendosi per i diritti LGBTQ presso il Human Rights Campaign and Equality nel Delaware e lavorando alle campagne elettorali del governatore dello stato Jack Markell e del procuratore generale, Beau Biden, uno dei figli del candidato democratico.

fonte:  di Riccardo Liberatore  www.open.online

martedì 3 novembre 2020

Libri: "Nessuna causa è persa" di Cathy La Torre. Dal 10 novembre in tutte le librerie

I diritti civili e sociali nel nostro paese sono costantemente sotto attacco, mentre le leggi che cercano di includere e integrare vengono messe in discussione, procrastinate. Intanto, quasi ogni giorno le cronache raccontano di violenze e aggressioni nei confronti di chi incarna una diversità. 

Ma dietro ogni ingiustizia si celano sempre un volto e una storia. Cathy La Torre dà voce a queste storie, sottraendole al silenzio e all'indifferenza. E ci racconta di Michele, nato Michela, e del suo dolore di sentirsi lacerato perché si sente un uomo. Oppure di Luca, omosessuale e cattolico, padre meraviglioso di una splendida bambina con la sindrome di Down. Ma anche di Ada e della sua battaglia per diventare magistrato benché non vedente. E di Alice, vittima di uno «stupro virtuale» a causa di alcune sue immagini finite su Telegram. 

O ancora di suor Mariachiara, che si batte per vedere riconosciuta l'«autorevolezza» delle donne di Chiesa e intanto tiene sempre aperta la porta per chi ha bisogno del suo aiuto. «Accompagnare le persone lungo un percorso di giustizia vuol dire anche questo: fare casino. Trasgredire regole ingiuste, e rendere accessibili i diritti a un numero sempre più grande di persone.» 

Nata e cresciuta in Sicilia, Cathy ha vissuto da sempre sul proprio corpo una battaglia tra generi e stereotipi. Un percorso complesso il suo, che ci racconta in questo libro insieme alle battaglie che le hanno valso, nel 2019, la nomina di migliore avvocata pro bono d'Europa. Ne risulta un intreccio di storie che ci parla di diritti negati e crimini d'odio, di omotransfobia e 'revenge porn', di nuove forme di genitorialità e leggi ancora tutte da scrivere. Per raggiungere un diritto extralarge così «comodo e confortevole» da non escludere nessuno.

IL LIBRO E' PRENOTABILE >> QUI 

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Chi è Cathy La Torre

Metà sicula, metà statunitense Cathy La Torre nasce a Erice nel 1980.

Nel 1999 si trasferisce a Bologna dove quattro anni più tardi si laurea in giurisprudenza, per poi diventare avvocato e fondare il primo studio legale interamente dedicato alla tutela e all'affermazione dei diritti che lei definisce “XXL”: extralarge, così comodi che entrano tutti.

Genderfluid e lesbica, è attivista per i diritti, nonché la prima persona non transessuale a diventare vicepresidente della più grande Associazione Trans d’Europa, il "Movimento Identità Trans”.
Nel 2008 fonda il Centro Europeo di Studi sulla Discriminazione e nel 2013 GayLex, rete di
avvocati e attivisti per la tutela dei diritti delle persone gay, lesbiche, bisessuali, Transgender.  È attualmente senior legal presso Unar - Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Presidenza del Consiglio nonché Ceo di “Legali Associate Wildside Human First”.

Da anni si occupa di quello che definisce “il lato selvaggio dei diritti” perché meno praticato come il antidiscriminatorio, gli illeciti digitali e i diritti umani in generale.
Svolge anche attività di Formazione in Diversity management e Diversity Inclusion ed è Data Protection Officer per diverse Pubbliche Amministrazioni. Nel luglio del 2019 assieme alla filosofa Maura Gancitano ha fondato “Odiare Ti Costa": una iniziativa contro l’odio in rete che in pochi mesi ha catalizzato l’attenzione di migliaia di persone. Sempre nel 2019, è stata insignita del premio “The Good Lobby Awards” come “Miglior avvocato pro bono d’Europa” per il suo impegno nelle battaglie per i diritti umani e civili.  Pagina Facebook >> QUI

fonte: ph. twitter   www.mondadoristore.it

A Roma stanno per morire due teatri. Chiudono Salone Margherita e Teatro dell'Angelo

"Roma sta per perdere due teatri. Chiudono il Salone Margherita e il Teatro dell’Angelo, punti di riferimento della cultura in città." Nella foto: il Salone Margherita

Roma a breve dovrà fare a meno di due dei suoi teatri: stanno infatti per chiudere i battenti il Salone Margherita e il Teatro dell’Angelo. Il primo, lo storico teatro di via Due Macelli, aperto nel 1898 e reso celebre dai famosissimi spettacoli di varietà e di cabaret (soprattutto quelli della compagnia del Bagaglino) che vi si sono sempre tenuti, ha fatto calare definitivamente il sipario lo scorso 30 settembre, a causa della crisi del coronavirus e delle pressioni della Banca d’Italia, proprietà dello stabile, che da tempo faceva pressioni sulla società Cinema teatrale Marino & C., fondata nel 1920 e da sempre concessionaria della gestione delle attività teatrali: la Banca vorrebbe infatti vendere l’immobile.

“Non è davvero più possibile continuare in questo contesto”, ha dichiarato all’Ansa il titolare della società, Nevio Schiavone. “Alla continua pressione da parte dell’Istituto di via Nazionale che da 2 anni preme per riavere il teatro allo scopo di venderlo e quindi non ci ha concesso il rinnovo del contratto d’affitto, si è aggiunta la tragedia della pandemia. Lasciamo consapevoli ed orgogliosi di aver dato nuova linfa vitale in questi ultimi otto anni al Salone e nella consapevolezza che comunque Bankitalia manuterrà il teatro come un gioiello e lo farà vivere concedendolo alle produzioni con contratti transitori, in attesa di un acquirente che non si è ancora mai palesato pur se in vendita da oltre 10 anni. Anzi ci candidiamo sin da subito per poter continuare ad offrire ogni anno al nostro pubblico gli spettacoli ideati scritti e diretti dal maestro Pier Francesco Pingitore”. Il regista, dal suo canto, afferma che “il solo pensare che il Margherita possa non riaprire i battenti mi sembra inconcepibile. Sarebbe un’offesa grave alla cultura, allo spettacolo, alla sensibilità degli spettatori. Un’istituzione come la Banca d’Italia non può, e certamente non vorrà, chiudere in faccia al pubblico le porte di un luogo così caro ed amato, incastonato con il suo splendore architettonico e decorativo nel corpo vivo di Roma”.

Diversi gli appelli per non far morire il Salone Margherita, a cominciare da quello lanciato dalla soubrette Valeria Marini: “Non lasciate morire il Salone Margherita”, ha dichiarato, “un gioiello liberty, unico in Europa, il teatro che ha ospitato spettacoli seguiti da milioni di persone. Un’icona, un luogo di culto. Deve continuare a esistere. Grazie al ministro Franceschini il Salone Margherita potrà continuare ad essere utilizzato solo per spettacoli teatrali e non potrà avere nessun altra ’destinazione d’uso’. Spero che la Banca d’Italia, l’attuale proprietaria, si metta una mano sul cuore, per trovare insieme, lo ripeto, il modo di riaprire il Bagaglino”. Alla showgirl si aggiunge anche il comico Fabrizio Maturani, alias Martufello, che si dichiara “certo che il Salone non potrà essere sottratto al pubblico romano, né vietato agli artisti che per tante stagioni lo hanno tenuto vivo. Faccia la Banca d’Italia quei lavori che certamente servono al decoro del Teatro. Ma poi lo gestisca consentendo che vi svolgano il proprio lavoro le compagnie teatrali, in primis la nostra. E imponendo all’eventuale compratore il mantenimento della destinazione d’uso teatrale del locale”.

Destino ancora più infausto quello del Teatro dell’Angelo, aperto nel 1995 (lo spettacolo inaugurale fu di Vittorio Gassmann) nel quartiere Prati, forte di un’apprezzata e partecipata stagione di prosa in grado di richiamare sempre grandi nomi, e di una scuola di teatro con corsi anche per bambini. Il Teatro è chiuso da mesi, e ci sono lavori in corso, ripresi dopo la fine del lockdown: dai cartelli installati sul cantiere pare che il teatro sia destinato a essere trasformato in un supermercato (la società proprietaria dello stabile, Menni srl, è titolare di diversi noti supermarket). Le attività sono cessate con la stagione 2017/2018: il teatro non era infatti più in grado di sostenere i costi dell’affitto. Era stata anche lanciata una petizione per evitare la chiusura del teatro.

Del caso si sta interessando il Codacons, che potrebbe dare il via a una battaglia per salvare il teatro. Anche se le possibilità sono molto ridotte.

fonte: di   www.finestresullarte.info

Calcio > Claudio Marchisio contro l’omofobia fa un mea culpa: “Da ragazzino..”

Claudio Marchisio ha pubblicato il suo libro, Il mio terzo tempo – Nel calcio e nella vita valgono le stesse regole, e come riporta Gay.it fra i vari capitoli ce n’è anche uno in cui parla apertamente di omofobia nel mondo del calcio.

“Nella mia storia sportiva posso dire di non avere quasi nessun rimpianto, difendo le scelte che ho fatto nella mia carriera e ritengo che quasi tutte siano state azzeccate, almeno dal mio punto di vista e per la mia scala di valori. Se di qualcosa mi posso rammaricare, casomai, è proprio il fatto di non essere arrivato prima a comprendere quante situazioni ho dato per scontate senza considerare che potessero in qualche modo fare male a qualcuno. Il tema dell’orientamento sessuale e quello della marginalizzazione dell’omosessualità sono certamente due di queste questioni, e me ne rendo conto appieno solo adesso che ho smesso di giocare.

Non so se ho mai avuto dei compagni di squadra omosessuali. Se ci sono stati, non si sono mai sentiti liberi di dirlo pubblicamente, né a me (cosa che conta poco) né al mondo. Ho però ben presente la disinvoltura con cui, specialmente da ragazzini, si usavano parole come «froc*o» o «finocch*o» per riderne, per sfotterci a vicenda, per scherzare. Forse non pensavamo al significato di quello che dicevamo, o forse ci rassicurava il fatto di poterci sentire parte di un gruppo di uguali, ci aiutava usare categorie maschiliste perché ci metteva al riparo dalle nostre fragilità che, qualunque origine avessero, restavano per l’appunto nascoste dietro questo teatrino. Eravamo ragazzini e come tutti gli adolescenti ci portavamo dietro i modelli che introiettavamo dai nostri miti, a partire dagli sportivi e passando per musicisti e attori. E lì il modello era uno e uno soltanto: l’uomo che non deve chiedere mai, come recitava anche una pubblicità (oggi fortunatamente ridicola) di quegli anni”.

 

Claudio Marchisio contro l’omofobia

E ancora:

“Ora so che qualcuno di quei compagni può aver sofferto, può essersi sentito sbagliato, magari ha interrotto il suo percorso sportivo proprio per smettere di sentirsi isolato e sotto assedio. Per chiunque, l’adolescenza è un periodo turbolento e agitato, si scopre poco a poco chi si è e chi si vorrebbe essere. In molti casi la confusione regna sovrana, ci si sente come una banderuola nel vento di una società che è sempre piena di pretese e di paletti, di aspettative e di modelli impossibili. Si fa una fatica estrema a cercare di mantenere l’equilibrio tra i propri sbalzi di umore, il proprio corpo che cambia, i desideri che nascono, crescono e si modificano. È complicatissimo, per tutti. E allora immagino l’improbo sforzo di un adolescente che inizi ad acquisire consapevolezza del proprio orientamento sessuale, che ci faccia i conti poco a poco, che cerchi degli appigli intorno a sé per avere la sicurezza di non essere solo, di non essere l’unico ma di potersi rispecchiare in tante altre storie simili. E invece trova un branco di ragazzini sboccati e grezzi che, ancora una volta senza intenzione, rendono questo processo più titanico di quanto non sia. Se poi prova a rivolgersi timidamente al mondo adulto, allora lì la negazione è pressoché completa.

Non esiste il tema, non se ne parla, non lo si considera, non lo si cita per paura di toccare un nervo scoperto che non si sa gestire. Non mi sarei mai sognato di condividere con il mio allenatore delle giovanili i miei dubbi adolescenziali, così come non lo avrei fatto con i miei maestri e professori di scuola, con gli animatori del centro estivo che frequentavo o con il prete della parrocchia dietro casa. E la distanza era ricambiata, perché nessuna di queste figure adulte ha mai provato ad aprire quella porta, a mostrare che ci si poteva confrontare liberamente e che nessuno era sbagliato. Ciascuno sperava che a parlare delle questioni «imbarazzanti» fosse qualcun altro, problema risolto.

Gli unici che forse ogni tanto ci provano (ancorché spesso un po’ goffamente, e parlo per esperienza personale quelli che nessun adolescente vorrebbe interpellare per le questioni più spinose). Abbiamo estremo bisogno di una rivoluzione dei costumi. Bisogna che l’inconsapevolezza di fondo sparisca, è necessario che il linguaggio comune si liberi una volta per tutte da qualunque ammiccamento machista, da ogni ironia sottintesa quando si parla di orientamenti sessuali. Sono convinto che debba arrivare il giorno in cui i discorsi sulla sessualità, qualunque orientamento questa abbia, perderanno l’aura di malizia che ancora oggi li ammanta”.

Belle parole, alla soglia del 2021 sarebbe bello se si rompesse il tabù dell’omosessualità nel mondo del calcio.

fonte:  Fabiano Minacci  www.biccy.it

Gigi Proietti, la figlia Carlotta rompe il silenzio: “Questo lutto è di tutti”

Carlotta, figlia di Gigi Proietti, rompe il silenzio pubblicando un toccante messaggio su Instagram.
Ph. Carlotta e Gigi Proietti – Fonte: Instagram

Carlotta, figlia di Gigi Proietti, rompe il silenzio dopo la morte dell’attore romano e affida a un lungo post su Instagram i suoi pensieri in questi giorni difficili. Frutto dell’amore fra Proietti e Sagitta Alter, sua compagna per oltre cinquant’anni, Carlotta era legatissima al suo famoso papà. Sui social ha condiviso una tenera foto in cui ride insieme all’attore, scrivendo un messaggio commovente che racconta tutto il suo dolore, ma anche la marea d’amore che ha investito la famiglia di Gigi dopo la sua scomparsa.

“Ho pensato tanto a questo momento, l’ho sognato, ne sono stata terrorizzata – ha scritto Carlotta Proietti -. Un papà famoso vuol dire tante cose, tra queste non avere un’intimità perché quando esce la ‘notizia’ si scatena lo ‘scoop’… tutte parole che col momento che vivi non c’entrano niente. Malgrado questo però, le vostre parole e tutti i messaggi che ci stanno arrivando corrispondono all’amore che tutti provavate per papà. Voglio dire grazie con tutto il cuore ad ognuno di voi e lo farò, piano piano. Il dolore è forte – ha aggiunto -, ma sappiamo che non è solo nostro, questo lutto è di tutti. Papà ha vissuto per il suo pubblico e il vostro affetto lo dimostra. Grazie e ancora grazie per tutto questo amore”.

37 anni, Carlotta ha una sorella maggiore, Susanna, di 40 anni. Le figlie di Proietti hanno ereditato la bellezza da Sagitta Alter e l’amore per l’arte da papà Gigi. Susanna infatti fa la scenografa e costumista, mentre Carlotta è un’attrice e cantante. “All’inizio non credevo che avrebbero scelto un mestiere attinente – aveva raccontato tempo fa l’attore romano, parlando delle figlie -. Carlotta andava a lezione di canto: prendeva tre autobus senza che lo sapessi, me l’ha detto la madre”.

Carlotta era molto legata a Gigi Proietti, con cui aveva uno splendido rapporto. Studente del DAMS e in seguito dell’accademia del padre, ha condiviso con lui il set di Una pallottola nel cuore 2. “I miei primi ricordi sono tutti uguali – aveva confessato tempo fa al Corriere della Sera -. Io, mia madre e mia sorella sedute in prima fila, e a fine spettacolo una coda di persone adoranti che volevano stringergli la mano. Mi dava fastidio, a più di uno avrei dato un morso”.

fonte:  https://dilei.it

domenica 1 novembre 2020

Ha il record del mondo di eletti Lgbt: ecco il parlamento che esce dalle elezioni in Nuova Zelanda

Con la vittoria dei laburisti di Jacinda Ardern, il 10% degli eletti è composto da lesbiche, gay, bisessuali, transgender e queer dichiarati. Wellington è stata la prima a riconoscere il diritto di voto alle donne nel 1893 

La Nuova Zelanda diventa il Paese con la maggiore rappresentanza arcobaleno nel mondo: dopo le elezioni di sabato scorso, che hanno confermato a larga maggioranza il governo guidato dalla popolare leader laburista Jacinda Ardern, Wellington può vantare il maggior numero di parlamentari Lgbtiq+ al mondo, saliti da 7 a 12 nella Camera di 120, con il 10% di parlamentari apertamente lesbiche, gay, bisessuali, transgender e queer.

Di questi 8 sono stati eletti nel partito laburista e 4 tra i verdi. Nel Regno Unito la percentuale è del 7%. La Nuova Zelanda, primo paese al mondo nel 1893 a riconoscere il diritto di voto alle donne, nel 2005 ha riconosciuto le unioni civili fra coppie dello stesso sesso e nel 2013 ha legalizzato le nozze gay.

fonte:  www.ilfattoquotidiano.it

Libri: "Il caffè dei gatti" di Anna Sólyom

Immagina di aver perso tutto quello che conta nella vita. Il tuo compagno, il tuo lavoro, persino la città in cui vuoi vivere. 

È proprio quello che succede a Nagore, che alla soglia dei quarant’anni rientra a Barcellona, dopo aver trascorso dieci anni a Londra lavorando col suo compagno in una galleria d’arte, e si ritrova single e senza il becco di un quattrino. 

Poco prima di perdere anche il suo appartamento, le viene offerta un’occasione di lavoro del tutto inusuale: cameriera al Neko Café, il nuovo caffè dei gatti, dove non uno, non due, ben sette felini circolano in libertà. Nagore non ha nessuna esperienza come cameriera, ma Yumi, la padrona del locale, viene dal Giappone e cerca qualcuno che parli bene l’inglese. 

C’è un unico problema: Nagore è affetta da ailurofobia, la paura dei gatti, ma la sua situazione finanziaria è così brutta che non può permettersi di rifiutare. Peggio di così non potrebbe andare…
Nella torrida estate barcellonese, Nagore si appresta ad affrontare le sue paure e il suo mese di prova al caffè, tra cappuccini con i baffi, ciotole da riempire e affascinanti clienti dai capelli corvini. E se invece quei felini tanto belli quanto scontrosi nascondessero una grande saggezza? Non più sette gatti ma sette maestri di vita, pronti a insegnarle come ritrovare equilibrio, concentrazione e positività, come riaprirsi all’amore e vivere felice. Oggi...

Pare che siano più di 7 milioni i gatti che vivono nelle case degli italiani. Sono dunque dei compagni di vita molto comuni eppure, i nostri piccoli felini di comune hanno davvero poco: che siano giocherelloni o riservati, scontrosi o teneri, ognuno di loro sembra custodire una speciale saggezza da cui potremmo trarre qualche insegnamento, se solo riuscissimo a sintonizzarci sulla loro lunghezza d’onda.

È quello che succede alla protagonista de Il caffè dei gatti, il romanzo Anna Sólyom che racconta la storia di Nagore, una quarantenne single e squattrinata, che si trova costretta ad accettare un lavoro che proprio non fa per lei: la cameriera al caffè dei gatti, dove ben sette felini circolano in libertà. Nagore si accorgerà ben presto che quei mici, tanto belli quanto scontrosi, nascondono una grande saggezza. I sette gatti si trasformeranno così in altrettanti maestri di vita, pronti a insegnarle come ritrovare equilibrio, concentrazione e positività, come riaprirsi all’amore e vivere felice.

Anna Sólyom  è nata a Budapest e vive a Barcellona insieme al suo compagno, lo scrittore Francesc Miralles, e ai loro due gatti. Laureata in Filosofia, oltre a scrivere si occupa di fisioterapia e mindfulness. Il caffè dei gatti, il suo primo libro a essere pubblicato in Italia, è in corso di traduzione in 6 Paesi.

fonte:  www.giunti.it

Libri: "Un caso maledetto. Un'avventura del commissario Bordelli" di Marco Vichi

Gennaio 1970. Il commissario Bordelli in aprile andrà in pensione, dopo quasi un quarto di secolo in Pubblica Sicurezza, e ancora non sa cosa aspettarsi, non riesce a immaginare come accoglierà questo totale cambiamento. Ma per adesso è in servizio, e il tempo per riflettere e farsi troppe domande non c’è: in una via del centro di Firenze avviene un omicidio brutale. Sarà proprio quel crimine odioso il suo ultimo caso? Ma soprattutto, riuscirà a risolverlo? Lui e il giovane Piras, che nel frattempo è diventato vice commissario, lavorano a stretto contatto, spinti come ogni volta dal senso di giustizia, ma in questa occasione anche dalla intollerabile inutilità di quell’omicidio. Passano i mesi, arriva la primavera, la data del pensionamento si avvicina. La relazione del commissario con la bella Eleonora sembra essere sempre più solida. Non mancherà la cena a casa di Franco Bordelli, dove come d’abitudine ognuno racconterà una storia. Ma una mattina il commissario riceve una telefonata dalla questura… un altro omicidio?

 

Marco Vichi è nato nel 1957 a Firenze e vive nel Chianti. Presso Guanda ha pubblicato i romanzi: L’inquilino, Donne donne, Il brigante, Nero di luna, Un tipo tranquillo, La vendetta, Il contratto, La sfida, Il console, Per nessun motivo; le raccolte di racconti Perché dollari?, Buio d’amore, Racconti neri, Il bosco delle streghe, Se mai un giorno; i graphic novel Morto due volte con Werther Dell’Edera e Il commissario Bordelli con Giancarlo Caligaris, e la favola Il coraggio del cinghialino. Ha inoltre curatole antologie Città in nero, Delitti in provincia, È tutta una follia, Un inverno color noir, Scritto nella memoria. Della serie dedicata al commissario Bordelli sono usciti, sempre per Guanda: Il commissario Bordelli, Una brutta faccenda, Il nuovo venuto, Morte a Firenze (Premio Giorgio Scerbanenco– La Stampa 2009 per il miglior romanzo noir italiano), La forza del destino, Fantasmi del passato, Nel più bel sogno e L’anno dei misteri.  Il suo sito internet è www.marcovichi.it

fonte:  www.guanda.it

mercoledì 28 ottobre 2020

Roma > La Festa del Cinema: a Été 85 di François Ozon


La Festa del Cinema: a Été 85 di François Ozon è il Premio del Pubblico BNL e palmarès finale anche per Alice nella città dove la Giuria dei ragazzi ha premiato Kajillionaire con un Premio speciale a Punta Sacra. In chiusura Fuori era Primavera, film di memoria collettiva sull’Italia del lockdown firmato da Gabriele Salvatores. 

Été 85 di François Ozon è Premio del Pubblico BNL alla quindicesima edizione della Festa del Cinema di Roma. Il riconoscimento, in collaborazione con il Main Partner della Festa del Cinema, BNL Gruppo BNP Paribas, premia ogni anno il film più votato dagli spettatori fra i titoli della Selezione Ufficiale: Été 85 è stato infatti votato dagli spettatori delle sale dove il film ha avito le repliche dopo il debutto all’Auditorium. Dalla Francia Ozon, bloccato dal Covid, ha inviato il suo grazie “per questo bel premio al pubblico di Roma” sottolineando in un suo commento che “Été 85 è stato girato in pellicola per consentire agli spettatori di condividere le emozioni dei personaggi in una sala cinematografica”, un’attenzione alle sale preziosa mentre anche la Festa del Cinema in chiusura ha vissuto l’ultima giornata di proiezioni  prima del lockdown che ha chiuso per decreto le sale al 24 Novembre.

E anche Alice nella Città, manifestazione autonoma e parallela della Festa del Cinema di Roma dedicata ai bambini e ai ragazzi, anche sponsorizzata da BNL Gruppo Bnp Paribas, ha chiuso la maratona di questo difficile 2020 con l’anteprima de Le streghe di Robert Zemeckis nel nuovo spazio della Nuvola di Fuksas all’Eur e l’annuncio del suo palmarès: dal Premio Alice 2020 (assegnato da una Giuria di 16 ragazzi di età compresa tra i 15 e i 18 anni) a Kajillionaire di Miranda July, al Premio  Speciale della Giuria a Punta Sacra di Francesca Mazzoleni , al Premio Raffaella Fioretta al Miglior Film Italiano – con un contributo di 3000 euro – scelto dalla Giuria composta da Dario Albertini, Valentina Lodovini e Riccardo Milani per Il mio corpo di Michele Pennetta. Tra gli altri riconoscimenti la Camera D’Oro Alice / MyMovies assegnata dan Eva Cools ,Agostino Ferrente, Caterina Guzzanti, Claudio Noce e Roberta Torre è andata a Ibrahim di Samir Guesmi con una  menzione speciale a Gagarine di Fanny Liatard, Jérémy Trouilh.

Il  Premio RB Casting al Miglior Giovane Interprete Italiano (in giuria Laura Muccino Roberto Proia, Tiziana Silvaggi è andato a Antonio Bannò con una  menzione speciale a Ludovica Francesconi per Sul più bello. Il DO Rising Star Award al Miglior Giovane Attore Internazionale l’ha avuto Enrik Enge per Tigers con una menzione speciale a  Alseni Bathily per Gagarine.  Miglior corto scelto da  Paola Minaccioni, Fabio Mollo e Carlotta Natoli El Silencio del Rio di Francesca Canepa, con una menzione speciale per la regia a Tropicana di Francesco Romano. Premio “Rolling Stone” alla Migliore Colonna Sonora, per Gagarine con una menzione speciale per la colonna sonora di Punta Sacra di Francesca Mazzoleni, firmata da Lorenzo Tomio e Theo Teardo, con brani originali del rapper Chiky Realeza.  Tra gli altri riconoscimenti la borsa di studio intitolata al fotografo Pietro Coccia, (1000 euro): a Giacomo Chapus per proseguire il percorso di studi.

Ultime battute prima di chiudere: per la Festa importante la qualità di film apprezzati unanimanente dalla critica e la ‘benedizione’, anche laica, di due assolute superstar di quest’edizione (il successo del film su Totti – pur in sua assenza – e del documentario su Papa Bergoglio che ha fatto parlare anche per le dichiarazioni sul tema delle unioni gay). L’impennata dei contagi è stata un nemico quotidiano, ma la Festa è riuscita a stare nelle sale, e a spalmarsi sul territorio, oltre l’Auditorium, come sul web attraverso la sua piattaforma in streaming dando attraverso il cinema anche  con grande attenzione al sociale, con le proiezioni a Rebibbia, al Policlinico Gemelli, a Tor Bella Monaca, nei musei, anche nelle case rifugio per le donne che hanno subito violenza. Con 260 talent, anche internazionali (tra loro Steve Mcqueen, John Waters dagli Stati Uniti, Vinterberg, Tom Yorke  Pete Docter, Damien Chazelle) ci sono stati spettatori eccellenti anche europei come Isabelle Huppert e Louis Garrel, a Roma per un set, e  molti nomi italiani, con la soddisfazione di aver mostrato 17 film di registe, scelti per la loro qualità, mostrando anche un piccolo film sorpresa come Le Eumenidi, opera prima superlow budget diventata un caso.

La pandemia sta cambiando anche le  nostre abitudini di spettatori ma Roma come Venezia ha dimostrato che al cinema si può andare in sicurezza. La Festa ha avuto infatti un’affluenza dell’85% sui posti disponibili, malgrado la paura. Il sistema delle prenotazioni e le conferenze stampa in streaming hanno funzionato e sono una strada da percorrere ancora.

Ultima foto di gruppo, ieri, quella per il film di Gabriele Salvatores (assente a causa del Covid, che ha contratto anche se è fortunatamente asintomatico)Fuori era primavera – Viaggio nell’Italia del lockdown, partecipato da migliaia di testimonianze video prodotte dagli italiani durante il lockdown del Paese, per raccontare i sentimenti e le emozioni di quei giorni. Un’operazione di memoria collettiva, Evento Speciale con la quale la Festa del Cinema ha dato l’appuntamento alla prossima edizione.

fonte:  https://welovecinema.it

Libri: "Merci, Monsieur Dior" di Agnès Gabriel

1946. In fuga da un fidanzamento infelice e dalle ristrettezze della vita di provincia, Célestine lascia la Normandia per cercare fortuna a Parigi. 

Qui è accolta dalla sua migliore amica Marie, che lavora come cameriera e la guida attraverso la città che sta risorgendo dagli orrori della guerra. Fingendo di fare shopping nelle lussuose Galeries Lafayette, le due sognano una vita diversa. 

Finché Célestine non si imbatte in un annuncio per un posto da segretaria: non immagina certo che di lì a poco si ritroverà nel sontuoso palazzo dello stilista Christian Dior, in crisi per la presentazione della sua prima collezione. 

La naturale grazia di Célestine incanta Dior, dandogli l’ispirazione per la nuova linea. In poco tempo la ragazza diventa la sua più stretta collaboratrice, la sua più intima confidente e infine la sua musa. 

In una città in cui la gente, dopo le privazioni della guerra, ha un disperato desiderio di ritrovare la bellezza, le creazioni di Christian Dior sbocciano come fiori, presentando uno stile e un’idea di femminilità completamente nuovi e incantando le parigine con la loro raffinatezza. 

In questo nuovo mondo sfavillante, Célestine conosce l’affascinante Jean-Luc, giornalista del Figaro, ma non sa che nel frattempo qualcuno sta tramando nell’ombra e potrebbe mettere a rischio il suo legame con Monsieur Dior… Tra meravigliosi abiti, stoffe e profumi, una vera immersione nell’atmosfera dell’epoca e della città.

fonte:  www.giunti.it

Concerti > Verona: La grande musica sinfonica dal Filarmonico gratis in streaming con Fondazione Arena, dal 30 ottobre 2020

L'attività della Fondazione Arena prosegue a tutela dell’arte, degli artisti, del lavoro, dei lavoratori e degli spettatori. A seguito del recente DPCM per la gestione e il contenimento dell’emergenza da Covid-19, che sospende gli spettacoli aperti al pubblico nelle sale teatrali, Fondazione Arena si è prontamente attivata per trovare una forma alternativa per godere della bellezza dei concerti in programma nelle prossime settimane. 

Il 9° appuntamento della Stagione Sinfonica, realizzato a porte chiuse, sarà infatti disponibile a titolo gratuito da venerdì 30 ottobre alle ore 20 sulla nuova webtv di Fondazione Arena al link arena.it/tv (disponibile da venerdì) e sulle piattaforme Facebook e Youtube. E la modalità dello streaming proseguirà per tutti i concerti in cartellone fino al 24 novembre. È un gesto fortemente voluto dal Sovrintendente e Direttore Artistico Cecilia Gasdia e dalla Direzione del Teatro e che ha l’obiettivo sia mantenere viva l’attenzione sul Filarmonico che si consentire la prosecuzione delle attività per i complessi artisti del Teatro.

«Fondazione Arena non si ferma, nonostante divieti e limitazioni non spegnerà la musica - afferma il Sindaco Federico Sboarina, presidente di Fondazione Arena -. È un segnale importante che vogliamo dare in difesa della stagione invernale, che era appena ripartita in tutta sicurezza e proseguirà anche se con altre modalità. Lo dobbiamo al pubblico che, quest'estate sia in Arena sia durante i concerti gratuiti nelle piazze, ha dimostrato il grande attaccamento alla nostra storia e alla nostra cultura lirico-sinfonica. Ma anche ai lavoratori di un intero comparto, uno fra i più colpiti dalla pandemia. E' un momento buio ma continueremo a rischiaralo con la musica. Ecco perché nell'arco di poche ore dall'ultimo decreto, che ha fermato tutte le rassegne appena ripartite, ci siamo messi al lavoro per garantire una proposta alternativa. La tecnologia ci supporterà per il prossimo mese e tutti, gratuitamente, potranno godere di grandi concerti. Non abbassiamo il sipario del Filarmonico, ma proseguiamo a porte chiuse. Sono certo che i veronesi ci seguiranno, pronti a tornare a teatro quanto prima e a sostenere il loro teatro».

Grande determinazione traspare anche dalle parole del Sovrintendente Cecilia Gasdia: «Stiamo attraversando un momento davvero difficile per il mondo della cultura; avevamo riaperto il Teatro Filarmonico appena 10 giorni fa ed era stata una gioia immensa. Il pubblico, estremamente paziente e rispettoso delle regole, ci aveva premiati con un calore commovente. Per gli spettatori, per tutti i lavoratori e gli Artisti del Teatro, proponiamo quindi attraverso lo streaming una forma alternativa di fruizione dei concerti in programma nelle prossime settimane, nel costante monitoraggio dell’evolversi della situazione. Siamo consapevoli che questa iniziativa non può in alcun modo sostituire la bellezza e l’unicità delle esecuzioni dal vivo, ma in questo momento è un impegno concreto a non fermarsi, a non arrendersi nonostante le limitazioni imposte dal decreto. Invitiamo tutti a partecipare insieme a noi a questi eventi e a sostenerci con lo stesso calore che ci hanno riservato in Teatro».

Gli spettatori in possesso di abbonamenti e biglietti per i concerti cancellati avranno diritto ad un voucher come già accaduto in precedenza. La procedura voucher è già online e sarà attiva per 30 giorni. I voucher, validi 18 mesi dall'emissione, potranno essere richiesti anche in Biglietteria. Chi vorrà potrà donare il valore del proprio biglietto o del proprio rateo di abbonamento sia sul sito sia in biglietteria aderendo alla campagna #iorinuncioalrimborso.

Informazioni e contatti

La Biglietteria dell’Arena in via Dietro Anfiteatro 6/b sarà operativa con i seguenti orari: da lunedì a venerdì 10.30-16, sabato 9.15-12.45.

Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito www.arena.it, contattare la Biglietteria (biglietteria@arenadiverona.it - 045 596517) o chiamare il call center (045 8005151).

La Stagione Artistica del Teatro Filarmonico rappresenta, da anni, un momento molto atteso e aperto ad un vasto pubblico di appassionati, non solo veronesi. Sostenerla per Banco BPM, partner della stagione per l'undicesimo anno consecutivo, significa dare continuità alle proprie radici solidaristiche, promuovere la cultura in tutte le sue espressioni e al contempo unirsi al fermento di una città, Verona, parte integrante di Banco BPM.

fonte:  www.veronasera.it

Firma la petizione: Giù le mani da Rai Storia

E' notizia recente la proposta di cancellazione di Rai Storia, presentata dall'Amministratore Delegato della Rai Fabrizio Salini al CDA. La chiusura del canale e l'accorpamento della sua programmazione a Rai5, in nome della spending review e del taglio dei costi, rischia ulteriormente di marginalizzare la già ridotta funzione educativa e pedagogica del servizio pubblico italiano.

Fatti per la Storia, portale che fa dell'accessibilità della divulgazione storica in Italia la sua mission, intende rimarcare l'importanza culturale e la funzione sociale di un canale pubblico come Rai Storia, soprattutto in un contesto storico in cui si taglia continuamente su scuola, università e ricerca.

Con questa petizione vogliamo sottolineare come, a differenza della proposta presentata in CdA Rai, il canale Rai Storia vada potenziato, migliorato e maggiormente pubblicizzato.

La divulgazione storica può essere un antidoto ad una pericolosa deriva
antiscientifica e revisionista (quando non sfocia nel negazionismo complottista tout court). Una deriva a cui assistiamo sempre più spesso nel dibattito pubblico nazionale, soprattutto in merito a tragici periodi della nostra storia.

Difendiamo Rai Storia perché è la nostra voce sul piccolo schermo e perché senza conoscenza del passato non può esserci costruzione del futuro.

PER FIRMARE CLICCA >>> QUI 

fonte: www.change.org

lunedì 26 ottobre 2020

Cinema: “La vita davanti a sé” con Sophia Loren su Netflix dal 13 novembre

Un film girato in Puglia e diretto da suo figlio Edoardo Ponti.

“La vita davanti a sé” (The Life Ahead), il film con la grande diva premio Oscar Sophia Loren, diretto dal figlio Edoardo Ponti, arriverà su Netflix il 13 novembre 2020. 

Ph. Credit courtesy Netflix

“La vita davanti a sé” è la trasposizione al giorno d’oggi di uno dei romanzi francesi più famosi del ‘900. L’autore, Romain Gary, nel 1975 vinse con questo romanzo, scritto con lo pseudonimo di Émile Ajar, il suo secondo Premio Goncourt. Best-seller internazionale, tradotto in tutto il mondo è ormai diventato un classico.

Il film, ambientato nella città di Bari, racconta la storia di Madame Rosa (Sophia Loren), un’anziana ebrea ed ex prostituta che, seppur riluttante, accetta di prendersi cura di Momo, un turbolento dodicenne di strada di origini senegalesi. I due sono diversi in tutto e per questo all’inizio il loro rapporto è molto conflittuale, ma inaspettatamente la loro relazione si trasformerà in una profonda amicizia. Si renderanno infatti ben presto conto di essere anime affini, legate da un destino comune che cambierà le loro vite per sempre.

Fanno parte del cast anche Renato CarpentieriMassimiliano RossiBabak KarimiAbril Zamora e il giovane esordiente Ibrahima Gueye nel ruolo di Momo.

“La vita davanti a sé”, scritto da Ugo Chiti ed Edoardo Ponti, è prodotto da Palomar SpaImpact Partners Film Services LLCArtemis Rising FoundationFoothills Productions LLCAnother Chapter Productions LLCScone Investments Pty Ltd, in collaborazione con Macaia Film. Realizzato con il supporto logistico della Fondazione Apulia Film Commission.

La fotografia è di Angus Hudson (Star Wars – Gli Ultimi Jedi, Cashback, Assassin’s Creed), la scenografia di Maurizio Sabatini (La migliore offerta, Baarìa), i costumi di Ursula Patzak (Il giovane favoloso, Capri-Revolution), le acconciature di Enzo Angileri (Atomica Bionda, Fast & Furious 8) e il trucco di Frédérique Foglia (Lucy, I Fratelli Sisters, L’Amica Geniale).

Le riprese del film si sono svolte in Puglia.

fonte:  www.rbcasting.com

Teatro > Agis: "Lo spettacolo dal vivo è un luogo sicuro, dal 15 giugno rilevato un solo contagio"

Su quasi 350.000 spettatori, fra spettacoli monitorati tra lirica, prosa, danza e concerti, dal 15 giugno si è registrato un solo caso di contagio da Covid 19.

Nonostante continui il quasi blocco totale delle attività teatrali e in generale dello spettacolo dal vivo (che a causa delle restrizioni è pressoché fermo), nei luoghi che dal 15 giugno hanno riaperto ad attività di teatro e spettacolo si è registrato un solo caso di contagio: è quanto emerge da uno studio dell'Associazione Generale Italiana dello Spettacolo. Vediamo in dettaglio quanto emerge dall'analisi svolta.

Il comunicato dell'AGIS

"Su 347.262 spettatori in 2.782 spettacoli monitorati tra lirica. prosa, danza e concerti, con una media di 130 presenze per ciascun evento, nel periodo che va dal 15 giugno (giorno della riapertura dopo il lockdown) ad inizio ottobre, si registra un solo caso di contagio da Covid 19 sulla base delle segnalazioni pervenute dalle ASL territoriali. Una percentuale, questa, pari allo zero e assolutamente irrilevante, che testimonia quanto i luoghi che continuano ad ospitare Io spettacolo siano assolutamente sicuri.

E' quanto emerge da un'indagine elaborata dall'AGIS — Associazione Generale Italiana dello Spettacolo su un campione interamente rappresentativo della pluralità dei generi e dei settori dello spettacolo dal vivo e che copre tutto il territorio nazionale.

Uno studio che, grazie all'APP IMMUNI. ha individuato un solo "caso positivo", e che in seguito ad accertamenti sanitari ha certificato la negatività di tutti gli spettatori entrati in contatto con lo stesso.

L'assenza di casi dal giorno in cui sono state riprese le attività di spettacolo, se correlata alla curva crescente di contagi che purtroppo sta colpendo il nostro Paese nelle ultime settimane, evidenzia quindi come il settore dello spettacolo sia stato, in termini di sicurezza, assolutamente "virtuoso", grazie alla professionalità degli operatori ed al senso civico degli spettatori.

L'esito dell'indagine dimostra, numeri alla mano, come il settore dello spettacolo, sempre nel pieno rispetto delle norme igienico sanitarie, ha dimostrato di essere capace di garantire la massima sicurezza ai propri lavoratori e al proprio pubblico"

fonte: 

Il mondo della cultura si mobilita: Cinema e teatri chiusi. Artisti e lavoratori dello spettacolo lanciano una petizione

Una decisione “difficile” per il presidente del Consiglio. “Un dolore” per il ministro Franceschini. Cinema, teatri e sale da concerto saranno chiusi fino al 24 novembre. Le misure restrittive anti-Covid imposte dal nuovo Dpcm colpiscono i luoghi della cultura e dello spettacolo in modo grave. E dal mondo della cultura si leva un coro di proteste.

 
Il teatro e il cinema non possono fermarsi perché sono la riserva invisibile di senso per la vita pubblica e individuale dei nostri concittadini”: è il testo dell’appello lanciato dall’associazione Cultura Italiae che chiede di mantenere aperti tutti i luoghi della cultura, nel rispetto delle misure di sicurezza.  
 
Si sollevano gli assessori alla Cultura delle più grandi città italiane (Roma, Milano, Napoli, Genova, Torino, Bologna, Venezia, Ancona, Bari, Cagliari e Firenze) che in una lettera al governo sottolineano la necessità di una “revisione della disposizione” e di “un’immediata attivazione di ammortizzatori sociali”.
 
C.Re.S.Co., il coordinamento delle Realtà della Scena Contemponranea, chiede “l’attivazione immediata di tavoli specifici di confronto” per lo spettacolo dal vivo, mente per l’Associazione 100autori la decisione potrebbe essere mortale per il mondo della cultura. Unita (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo) sostiene che “la chiusura di cinema e teatri fa sì che l’Italia diventi il primo Paese Europeo a non garantire ai suoi cittadini che l’industria delle cultura e dello spettacolo continui a produrre per loro”.
Intanto Riccardo Muti rivolge al Corriere il suo accorato appello per non chiudere i luoghi della cultura perché “l’impoverimento della mente e dello spirito è pericoloso e nuoce anche alla salute del corpo”.
 
E’ disposibile la petizione su change.org >>>  Non chiudiamo Cinema e Teatri.

fonte:  www.arte.it

ROMAISON 2020. Roma, una Maison straordinaria: archivi e produzioni dei laboratori di Costume

Apre al pubblico dal 23 ottobre ROMAISON 2020 - Roma, una Maison straordinaria: archivi e produzioni dei laboratori di Costume,  prima edizione del progetto fortemente voluto dalla Sindaca Virginia Raggi, per valorizzare e sistematizzare quel prezioso unicum creativo che caratterizza la città, come uno straordinario laboratorio progettuale diffuso.  ROMAISON, Exhibition view I Ph. Simon d'Exéa

"Roma capitale della creatività. ROMAISON 2020 racconta una città unica dove moda e cinema generano da sempre un sistema creativo apprezzato in tutto il mondo. Grandi registi e produzioni internazionali scelgono Roma per i loro capolavori. Anche in questo momento storico la nostra città rappresenta uno scenario perfetto per realizzare opere cinematografiche, un laboratorio dove poter fare ricerca continua e realizzare costumi. Il cinema  ispira la moda e la moda ispira il cinema in un continuum temporale unico. ROMAISON 2020, innovativo progetto curato con garbo e tenacia da Clara Tosi Pamphili, è un omaggio alla storia e alla capacità delle sartorie romane, eccellenze del made in Italy.
Questa mostra è un evento che esalta la produzione stilistica capitolina e le grandi firme che da sempre vestono le icone del cinema. Questa grande industria è un esempio di eccellenza e di economia circolare concreta: un patrimonio di cultura grazie al quale i costumi si riadattano, coniugando innovazione, sostenibilità e conservazione. Una cura di patrimoni, anche di terza generazione: è così che migliaia di abiti divengono oggetto di studio e ricerca per molte realtà, soprattutto per le “case” e le scuole internazionali di moda.
Un ringraziamento va alla straordinaria Tilda Swinton, artista poliedrica che ha scelto Roma per una performance unica: “Embodying Pasolini". Segno della centralità e della continua attenzione che cinema e moda hanno per Roma e l’Italia” afferma la Sindaca Virginia Raggi.
 
Allestita negli spazi del Museo dell’Ara Pacis e curata dalla storica e critica della moda Clara Tosi Pamphili, la mostra riunisce le più importanti sartorie di Costume romane: AnnamodeCostumi d’Arte - PeruzziSartoria FaraniLaboratorio PieroniTirelli Costumi, con la presenza di bozzetti dall’archivio personale di Gabriele Mayer - un fondo di riconosciuta importanza storica, che sarà donato alla Galleria Nazionale - e con una sezione dedicata a Mensura, storico produttore di manichini.
 
Il percorso si apre con una mappa che permette di visualizzare la presenza degli atelier sul territorio, disegnando un ipotetico museo d’impresa in itinere. Successivamente il visitatore si trova immerso nell’ambiente di un grande atelier, ricreato per l’occasione: qui la dimensione del lavoro, della tecnica, dell’artigianalità e dell’ispirazione - tipiche dell’ambito laboratoriale  -  dialoga con l’aspetto della ricerca e della conservazione, sviluppato dagli archivi delle singole maison.
Tavoli, strutture metalliche a muro, pedane, tracciano le direttrici per i continui rimandi tra la produzione e le straordinarie raccolte di pezzi storici originali delle collezioni delle sartorie: un corpus alimentato con cura e passione, in quasi un secolo di attività.
Veri e propri tesori compongono una raccolta di capi spesso inediti, arricchita dalle continue donazioni effettuate da privati, che contribuiscono a rendere vive e a rinnovare queste straordinarie collezioni. In un gioco di rimandi tra pezzi d'epoca e costumi, abiti eccezionali che vanno da Charles Frederick Worth, il sarto inglese a cui dobbiamo la nostra concezione di moda, fino a Paul Poiret; dalla romana Maria Monaci Gallenga di cui sono esposti anche i blocchi per la speciale tecnica di stampo a oro e argento su velluto, fino a Madame Gres e agli atelier di alta moda romani come Schubert e Zecca. E, ancora, i grandi dell'alta moda francese come Christian Dior e Balenciaga dialogano tra loro con i costumi straordinari de “Il Conformista” e “L'Ultimo Imperatore” di Bernardo Bertolucci, ma anche con la famosa “Cleopatra” interpretata da Elizabeth Taylor, con gli abiti di “Salò” di Pasolini, o con quelli di “Miss Marx”, presentato con successo all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, fino alle serie tv  di grido, come “Penny Dreadful”. 

I Costumi dei grandi nomi come PescucciCanoneroAtwoodSquarciapinoDonatiTosi, fino ai più giovani Catini Parrini e Torella, per citarne alcuni, sono messi a confronto diretto con i magici archivi di questi luoghi, per loro fonte di ispirazione.
 
Il rapporto tra Moda e Costume “meravigliosamente ambiguo, in una dimensione parallela di ispirazione reciproca soprattutto a Roma” - come scrive la curatrice nel testo che introduce alla mostra - è il filo sotteso a questo insieme eterogeneo di storie affascinanti, che si snodano per oltre un secolo, dalla nascita di Cinecittà nel 1937 alle prime produzioni internazionali girate negli studi romani, come il "Principe delle Volpi” del 1949, dalla stagione dorata del cinema italiano ad oggi.
Un corto circuito che irrompe nella rappresentazione di alcune icone cinematografiche, di bellezza e fascino atemporale: Florinda Bolkan che indossa un vero abito di Gallenga come costume nel film “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”, Donyale Luna - la prima modella di colore che compare sulla copertina di Vogue nel 1966 - in “Satyricon”, Silvana Mangano, icasticamente glamour mentre indossa le sue parure Bulgari con ametiste, quarzi e diamanti in “Gruppo di Famiglia in un Interno”, Jane Fonda nel celebre “Barbarella”.
 
Con l’obiettivo di evidenziare una continuità tra il passato e il futuro di questo genius lociROMAISON dedica una sezione alle scuole e accademie di moda che, attraverso una didattica che unisce lo studio della tradizione alla sperimentazione, formano i nuovi talenti: con cadenza settimanale, a rotazione, saranno esposti i migliori progetti realizzati dagli studenti di: Accademia di Alta Moda Koefia, Accademia di Belle Arti di Roma, Accademia di Costume e Moda, IED Istituto Europeo di Design, NABA Nuova Accademia di Belle Arti.
 
In occasione dell’apertura della mostra, ROMAISON lancia il suo prossimo progetto, in programma per il 2021: “Embodying Pasolini” performance ideata e curata da Olivier Saillard, fashion curator ed ex direttore del Museo Galliera di Parigi, intorno ai costumi realizzati dalle sartorie romane per i film di Pasolini, con un’icona del cinema internazionale attuale, Tilda Swinton. L’attrice scozzese, Leone d’oro alla carriera alla Mostra del Cinema di Venezia, sarà protagonista di un’azione che rifletterà sul potere evocativo dell’abito, che di volta in volta diventa alter ego, partner, opposto.
 
Grazie alla preziosa collaborazione con Fondazione Cinema per Roma, la mostra ROMAISON 2020 sbarca all’Auditorium Parco della Musica in occasione della Festa del Cinema di Roma, con un percorso fotografico promozionale creato ad hoc. Fino al 25 ottobre un’esclusiva selezione di immagini fotografiche provenienti dalle prestigiose sartorie di Costume romane sono esposte nella Galleria tra Foyer Petrassi e Teatro Studio.
A seguire, grazie al contributo tecnico di Rinascente, il percorso fotografico sarà esposto nel Cavedio Interno del Flagship Store di Via del Tritone. Anche le vetrine degli Store romani di Rinascente saranno un piccolo palcoscenico promozionale.
 
L’iniziativa è promossa da Roma Capitale. Organizzazione Zètema Progetto Cultura. Contributo tecnico di Rinascente. Si ringraziano Fondazione Cineteca di Bologna, Istituto Luce  Cinecittà Fondazione Cinema per Roma.

Dal 23 Ottobre 2020 al 29 Novembre 2020

Luogo: Museo dell’Ara Pacis - Indirizzo: Lungotevere in Augusta

Orari: tutti i giorni ore 9.30 - 19.30 (la biglietteria chiude un’ora prima)

Curatori: Clara Tosi Pamphili  - Enti promotori: Roma Capitale

Costo del biglietto: integrato Museo dell’Ara Pacis + Mostra: intero € 12, ridotto € 10 (residenti € 11 / € 9); gratuito per le categorie previste dalla tariffazione vigente

Telefono per informazioni: +39 060608 - Sito ufficiale: http://www.romaison.it

fonte:  www.arte.it