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martedì 17 novembre 2020

“Unione dell’Uguaglianza”: la Commissione Europea presenta la prima strategia per i diritti LGBT+

Come aveva promesso alcune settimane fa la presidente Ursula von der Leyen, la Commissione Europea ha presentato la prima strategia creata a livello europeo, nei riguardi della comunità LGBT+. 

 

La presentazione della stessa arriva in un momento in cui, i dati parlano piuttosto chiaro: il 43% delle persone appartenenti alla comunità LGBT+, infatti, si sente discriminato e questa situazione è soltanto peggiorata con la crisi pandemica del COVID-19.

«Ognuno dovrebbe sentirsi liber* di essere chi è veramente, senza paura alcuna, nè timore di essere perseguitat*.
Questo è il senso dell’Europa ed è ciò che sosteniamo» ha affermato Vera Jourová, vice-presidente della commissione per i valori e la trasparenza europei.

«L’uguaglianza e la non discriminazione sono valori fondamentali all’interno dell’Unione Europea – ha specificato il commissario per l’uguaglianza Helena Dalli – Questo significa che tutti nell’Unione Europea dovrebbero sentirsi al sicuro e liberi. Senza paura di discriminazione o violenza nei riguardi del proprio orientamento e carattere sessuale, della propria identità e dell’espressione di genere».

«Insieme agli Stati membri – ha agiunto la politica maltese – confido che possiamo rendere l’Europa un posto migliore e più sicuro per tutti. Questo riguarderà, in particolare, gli stati che non hanno ancora una strategia nazionale nei riguardi della comunità LGBT+. Gli stati, quindi, dovranno presto adottarne una, facendo fronte ai problemi e ai bisogni dei propri cittadini LGBT+».

I punti chiave della strategia comunitaria

La strategia, in breve, porrà il proprio focus su 4 azioni chiave: combattere la discriminazione (in particolare nell’ambito lavorativo e dell’impiego, ma si fa anche menzione speciale riguardo il rischio di pregiudizi nell’ambito dell’intelligenza artificiale), garantire la sicurezza (con l’inserimento dei reati legati all’odio, sia verbale che fisico, nella lista dei cosiddetti “crimini all’Europa” e lo stanziamento di un fondo per le iniziative che lottano contro gli “hate speeches/crimes”), proteggere i diritti delle famiglie arcobaleno (con un’iniziativa legislativa che riguarderà il riconoscimento reciproco della genitorialità in tutti gli Stati membri) e il supporto, verso gli altri paesi del mondo, nei riguardi di azioni prese a supporto della comunità LGBT+.

Questa, però, non è la prima azione presa nei confronti della comunità LGBT a livello europeo: basti pensare ai tagli ai finanziamenti nei confronti di alcuni comuni polacchi, di cui vi abbiamo parlato precedentemente, i quali avevano istituito delle zone cosiddette “LGBT free”.

La notizia della strategia europea, in più, è stata accolta positivamente, tra le altre, dall’ex-presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini che in un post su Facebook ha scritto: «Per la libertà di essere se stessi. Per la libertà di amare. La Commissione Europea presenta la prima strategia per l’uguaglianza delle persone Lgbtqi. Che questo vento forte dei diritti dall’Europa giunga in Italia per una rapida approvazione della legge contro l’omotransfobia e la misoginia».

fonte:   www.neg.zone

lunedì 28 settembre 2020

Ursula von der Leyen è pronta a sospendere i fondi dell’Unione Europea ai Paesi omofobi

La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha dichiarato di voler agire a tutti i costi contro i Paesi dell’Unione Europea noti per la loro aperta discriminazione verso la comunità LGBT+.  Lo ha riferito durante l’ultima puntata della video-rubrica social settimanale #AskThePresident durante la quale, la presidente von der Leyen, risponde alle video-domande inviatele da varie parti dell’Unione Europea. Visibile > QUI

Un ragazzo italiano, di nome Marco, ha chiesto alla presidente quanto tempo bisognerà ancora aspettare prima che vengano presi dei provvedimenti nei confronti dei Paesi UE (come Polonia e Ungheria) che calpestano i diritti delle persone LGBT+. Ursula von der Leyen ha prontamente risposto: «Ogni persona in Europa dovrebbe essere libera di essere chi è e amare chi vuole in tutti i paesi europei. Per quanto sarà in mio potere, agirò contro ciò, includendo la sospensione della distribuzione dei fondi e portando i Governi di fronte ai giudici».

Come già dichiarato pochi giorni fa, dalla stessa Ursula von der Leyen, al banco della UE non ci sarà spazio per paesi che discriminano la comunità LGBT+ creando le cosiddette “zone LGBT-free” e alcuni piccoli primi passi sono già stati fatti nei confronti di alcuni comuni polacchi in modo da penalizzarli il più possibile. «Lavorerò per il riconoscimento reciproco delle relazioni familiari nell’Unione Europea – ha concluso la presidente – perché se sei genitore in un Paese, tu sei genitore in ogni Paese [dell’UE]. Quindi, Marco, puoi contare su di me per la promozione dell’ugualianza nell’Unione. Stiamo lavorando a una strategia per l’uguaglianza LGBTQI. La presenterò presto».

fonte:    www.neg.zone

venerdì 18 settembre 2020

Ursula von der Leyen ammonisce la Polonia: «Non c’è spazio in Europa per zone LGBT-free»

Tra i temi trattati da Ursula von der Leyen nel primo discorso sullo stato dell’UE, tenutosi oggi, c’è quello dell’omotransfobia e dei crimini d’odio. 

La presidente della commisione europea ha sottolineato che «l’odio non va tollerato», annunciando che verrà proposto «di allungare la lista dei crimini di incitamento all’odio, sia che si tratti di matrice razziale, di genere o di orientamento sessuale».

La politica tedesca si è poi concentrata sull’oppressione delle istituzioni polacche nei confronti delle minoranze sessuali. «Essere te stesso non è un’ideologia, è la tua identità – ha premesso von der Leyen – e nessuno può portartela via. Voglio essere chiara: le zone libere da LGBTQI sono zone libere da umanità e non trovano posto nella nostra Unione».

Il discorso della presidente, che arriva all’indomani di un’iniziativa simbolica di 32 eurodeputati a supporto dei diritti LGBT+, ha anche toccato il tema dell’omogenitorialità, diritto che ancora non è riconosciuto da molti Paesi europei. «Chiederò il mutuo riconoscimento dello status familiare – ha affermato – perchè se si è genitore in un Paese, si è genitore in ogni Paese [dell’Unione Europea]».

Video dell'intervento QUI

fonte:   www.neg.zone