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mercoledì 10 luglio 2024

Sport/Nuoto: Federica Pellegrini diventa Barbie in occasione delle Olimpiadi.

- RIPRODUZIONE RISERVATA
In occasione delle Olimpiadi nove bambole per altrettante atlete

Il clima olimpico si fa sentire, e anche la Mattel sceglie di celebrarlo.

Per l'occasione ha scelto di dedicare nove bambole in edizione limitata ad altrettante atlete di fama mondiale. Per l'Italia, il volto scelto è quello di Federica Pellegrini, ex nuotatrice e medaglia d'oro olimpica.

La 'Divina' avrà al suo fianco sugli scaffali dei reparti giocattoli altre otto icone dello sport mondiale. Da Venus Williams, celeberrima tennista statunitense, a Christine Sinclair, calciatrice canadese che si è guadagnata il record di miglior marcatrice internazionale, con 190 goal.

E, ancora, Mary Fowler (calciatrice australiana), Estelle Mossely (pugile francese), Alexa Moreno (ginnasta messicana). Ma anche Rebecca Andrade, ginnasta brasiliana, Susana Rodriguez, atleta di paratriathlon spagnola, ed Ewa Swoboda, sprinter polacca.
    Le Barbie Role Models parteciperanno al progetto Voiceinsport, una piattaforma digitale in cui ci saranno contenuti educativi e di mentorship dedicati alle giovani sportive.

fonte: Redazione ANSA  www.ansa.it  RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA - Tutti i diritti riservati  

martedì 3 novembre 2020

Calcio > Claudio Marchisio contro l’omofobia fa un mea culpa: “Da ragazzino..”

Claudio Marchisio ha pubblicato il suo libro, Il mio terzo tempo – Nel calcio e nella vita valgono le stesse regole, e come riporta Gay.it fra i vari capitoli ce n’è anche uno in cui parla apertamente di omofobia nel mondo del calcio.

“Nella mia storia sportiva posso dire di non avere quasi nessun rimpianto, difendo le scelte che ho fatto nella mia carriera e ritengo che quasi tutte siano state azzeccate, almeno dal mio punto di vista e per la mia scala di valori. Se di qualcosa mi posso rammaricare, casomai, è proprio il fatto di non essere arrivato prima a comprendere quante situazioni ho dato per scontate senza considerare che potessero in qualche modo fare male a qualcuno. Il tema dell’orientamento sessuale e quello della marginalizzazione dell’omosessualità sono certamente due di queste questioni, e me ne rendo conto appieno solo adesso che ho smesso di giocare.

Non so se ho mai avuto dei compagni di squadra omosessuali. Se ci sono stati, non si sono mai sentiti liberi di dirlo pubblicamente, né a me (cosa che conta poco) né al mondo. Ho però ben presente la disinvoltura con cui, specialmente da ragazzini, si usavano parole come «froc*o» o «finocch*o» per riderne, per sfotterci a vicenda, per scherzare. Forse non pensavamo al significato di quello che dicevamo, o forse ci rassicurava il fatto di poterci sentire parte di un gruppo di uguali, ci aiutava usare categorie maschiliste perché ci metteva al riparo dalle nostre fragilità che, qualunque origine avessero, restavano per l’appunto nascoste dietro questo teatrino. Eravamo ragazzini e come tutti gli adolescenti ci portavamo dietro i modelli che introiettavamo dai nostri miti, a partire dagli sportivi e passando per musicisti e attori. E lì il modello era uno e uno soltanto: l’uomo che non deve chiedere mai, come recitava anche una pubblicità (oggi fortunatamente ridicola) di quegli anni”.

 

Claudio Marchisio contro l’omofobia

E ancora:

“Ora so che qualcuno di quei compagni può aver sofferto, può essersi sentito sbagliato, magari ha interrotto il suo percorso sportivo proprio per smettere di sentirsi isolato e sotto assedio. Per chiunque, l’adolescenza è un periodo turbolento e agitato, si scopre poco a poco chi si è e chi si vorrebbe essere. In molti casi la confusione regna sovrana, ci si sente come una banderuola nel vento di una società che è sempre piena di pretese e di paletti, di aspettative e di modelli impossibili. Si fa una fatica estrema a cercare di mantenere l’equilibrio tra i propri sbalzi di umore, il proprio corpo che cambia, i desideri che nascono, crescono e si modificano. È complicatissimo, per tutti. E allora immagino l’improbo sforzo di un adolescente che inizi ad acquisire consapevolezza del proprio orientamento sessuale, che ci faccia i conti poco a poco, che cerchi degli appigli intorno a sé per avere la sicurezza di non essere solo, di non essere l’unico ma di potersi rispecchiare in tante altre storie simili. E invece trova un branco di ragazzini sboccati e grezzi che, ancora una volta senza intenzione, rendono questo processo più titanico di quanto non sia. Se poi prova a rivolgersi timidamente al mondo adulto, allora lì la negazione è pressoché completa.

Non esiste il tema, non se ne parla, non lo si considera, non lo si cita per paura di toccare un nervo scoperto che non si sa gestire. Non mi sarei mai sognato di condividere con il mio allenatore delle giovanili i miei dubbi adolescenziali, così come non lo avrei fatto con i miei maestri e professori di scuola, con gli animatori del centro estivo che frequentavo o con il prete della parrocchia dietro casa. E la distanza era ricambiata, perché nessuna di queste figure adulte ha mai provato ad aprire quella porta, a mostrare che ci si poteva confrontare liberamente e che nessuno era sbagliato. Ciascuno sperava che a parlare delle questioni «imbarazzanti» fosse qualcun altro, problema risolto.

Gli unici che forse ogni tanto ci provano (ancorché spesso un po’ goffamente, e parlo per esperienza personale quelli che nessun adolescente vorrebbe interpellare per le questioni più spinose). Abbiamo estremo bisogno di una rivoluzione dei costumi. Bisogna che l’inconsapevolezza di fondo sparisca, è necessario che il linguaggio comune si liberi una volta per tutte da qualunque ammiccamento machista, da ogni ironia sottintesa quando si parla di orientamenti sessuali. Sono convinto che debba arrivare il giorno in cui i discorsi sulla sessualità, qualunque orientamento questa abbia, perderanno l’aura di malizia che ancora oggi li ammanta”.

Belle parole, alla soglia del 2021 sarebbe bello se si rompesse il tabù dell’omosessualità nel mondo del calcio.

fonte:  Fabiano Minacci  www.biccy.it

sabato 12 ottobre 2019

Si schiera coi curdi e parla di diritti Lgbt: Claudio Marchisio è la nuova icona social della sinistra

Da calciatore a influencer politico: la straordinaria parabola umana e social dell'ex campione della Juventus.

In foto:  Claudio Marchisio ha vinto 7 scudetti con la Juventus tra il 2008 e il 2018. Credit: Afp/Silvia Lore / NurPhoto

Claudio Marchisio, nuova icona social della sinistra: dai curdi ai diritti Lgbt
"Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l’avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini…’, questo scriveva Anna Frank nel suo diario, nel 1942. Oggi, 77 anni dopo, è iniziato il bombardamento della Turchia contro i Curdi in Siria. Una vergogna per tutta la comunità internazionale. Sentiamoci pure responsabili per ogni vittima”. A scrivere questo post, ieri, giovedì 10 ottobre, sui suoi profili social, non è stato un politico, né uno scrittore, un pensatore, un filosofo o un intellettuale. Che ci crediate o meno, queste parole le ha scritte un calciatore.

Da pochi giorni un ex calciatore. Non uno qualsiasi. Uno che è stato capitano della Juventus e, per almeno un lustro, titolare fisso della Nazionale italiana. Il suo nome è Claudio, di cognome fa Marchisio. E per capire chi è davvero e dove nasce questo post, diventato in breve virale, occorre fare almeno tre salti a ritroso nel tempo.

L’ultima stagione calcistica, allo Zenit di San Pietroburgo, è stata la più lunga, difficile, dolorosa e illuminante della carriera di Claudio Marchisio. I numeri dicono molto, ma non tutto: 15 partite giocate, 2 gol segnati, 148 foto pubblicate su Instagram. Claudio in campo è un “vecchio” atleta che lotta contro un corpo che a 33 anni ha smesso di assisterlo, a un’età (e in un’epoca) in cui la maggior parte dei suoi colleghi sono ancora all’apice della forma.

Fuori è un uomo risolto, intelligente, colto, maturo, che legge saggi e romanzi, visita musei e luoghi d’arte, esplora le meraviglie dell’ex capitale zarista, quando parla o concede un’intervista non è mai banale. E, soprattutto, fa Politica. Quella con la P maiuscola. Prende posizione. Sempre. Anche quando non è comodo o conveniente e su temi che non ti attenderesti di vedere uscire dalla bocca di un giocatore di calcio: migranti, clima, ambiente, diritti Lgbt, le lotte sindacali dei pastori sardi.
Gli ultimi mesi a San Pietroburgo sono la fotografia esatta – e, in qualche modo, un antipasto – della seconda vita del “Principino”: un neo nell’universo banale, ipocrita, convenzionale e iper-standardizzato del calcio italiano e mondiale. Non è un caso se, meno di tre mesi dopo, Claudio Marchisio in una conferenza stampa affollata a Torino pronuncia le sue ultime parole da calciatore.

“Avevo fatto una promessa al bambino che sognava di diventare un calciatore. Avrei continuato a giocare fino a quando, mettendo piede in campo, avessi sentito la meraviglia del sogno che si stava avverando. Negli ultimi mesi ho vissuto un contrasto tra mente e cuore e ho capito che stavo venendo meno alla mia promessa. Ci sono momenti in cui è giusto che il cuore prevalga sulla mente, per questo preferisco fermarmi.Lo faccio senza ripensamenti, insieme alla mia famiglia, che mi ha insegnato a guardare al futuro con curiosità, senza timore. E allora grazie sogno! Perché mi hai dato forza, coraggio, successo e soprattutto mi hai reso felice!”.

Sembra la fine, e invece è solo l’inizio. O, meglio, l’inizio ufficiale di un’avventura umana che era cominciata due anni e mezzo prima, quasi per caso, il 24 marzo 2017, pochi giorni prima della finale di Champions League col Real Madrid, quando un’imbarcazione carica di migranti si rovescia al largo della Libia: 34 i morti, tra cui anche diversi bambini. Claudio legge e si sfoga su Instagram: “Viaggi della speranza che finiscono in tragedia per molte persone! Ancora corpi senza vita nel Mediterraneo. Come sta cambiando il mondo?” .

È la prima volta che Marchisio prende una posizione così forte e netta sui social, e le reazioni non tardano ad arrivare. In un florilegio di commenti entusiasti, arrivano anche le critiche, alcune pesantissime, cariche d’odio: “Pensa alla Champions che è più importante di questi 4 monnezzari”.
Il 20 giugno del 2018, in occasione della Giornata mondiale del Rifugiato, compare in una foto in bianco e nero con un cartello dell’Unhcr in mano e un hashtag, #withrefugees, accompagnato da un breve testo: “E tu da che parte stai?”.  Anche in quel caso fioccano le reazioni positive, in mezzo all’immancabile vomito delle “bestie”. Claudio alza le spalle e tira dritto.
L'ARTICOLO CONTINUA QUI
fonte: Di Lorenzo Tosa www.tpi.it

lunedì 18 febbraio 2013

Lgbt USA: Il calciatore Robbie Rogers fa coming out


Robbie Rogers, calciatore statunitense, ha fatto coming out dalle pagine del suo blog:
http://robbierogers8.moonfruit.com/ e si è dichiarato gay.

Allo stesso tempo ha anche annunciato di voler lasciare il mondo del calcio perché questo mondo, come spiega nel suo post, era solo uno scudo per non affrontare la realtà. Ora che si sente realizzato pienamente, quindi, ha deciso di lasciare questo sport:
Dopo aver svelato il mio segreto sono un uomo libero e voglio vivere lontano dal calcio.

Robbie Rogers è nato venticinque anni fa a Rancho Palos Verdes, città della Contea di Los Angeles, in California.
Ha giocato nel ruolo di attaccante in varie squadre: al momento attuale giocava nei Leeds United in Inghilterra.
Ha anche giocato con la nazionale degli Stati Uniti d’America, debuttando nel 2009 in una partita amichevole contro la Svezia.

Via Twitter, Rogers ha ringraziato quanti gli sono stati vicini in questo momento così importante per la sua vita:
Robbie Rogers ✔ @robbierogers
Thank you everyone for all of the support and love. Wasn't expecting this.

Le decisioni personali vanno sempre rispettate, soprattutto quando sono travagliate. Mi dispiace un po’, però, che Rogers si ritiri dal calcio: forse sarebbe stato un segnale più intenso se avesse continuato a giocare, come ha fatto, per esempio, Anton Hysén. Perché il calcio – come ogni altro sport – non è solo per etero.

In ogni caso, mille auguri a Robbie Rogers per la sua nuova vita, vissuta senza menzogne o sotterfugi.
fonte http://www.queerblog.it da Roberto Russo Foto | Getty

sabato 5 gennaio 2013

Lgbt Regno Unito: Il calciatore che si spoglia contro l’omofobia, Matt Thomas Jarvis della Nazionale inglese in copertina su Attitude

Il calciatore Matt Jarvis posa sulla copertina di Attitude per rompere il tabù sull’omosessualità, invitando i calciatori a fare coming out.

IL CASO
Sull’onda di Francesco Coco (leggi qui: http://www.giornalettismo.com/archives/372658/gay-in-nazionale-meglio-hanno-una-marcia-in-piu/),
ex terzino del Milan, un altro calciatore mostra la sua apertura verso la comunità omosessuale.

Ala del West Ham e della Nazionale inglese, Matthew Thomas Jarvis è apparso nudo sulla copertina della rivista Attitude per manifestare la sua solidarietà ai calciatori che per paura non rivelano l’orientamento sessuale, spiega il Guardian:
http://www.guardian.co.uk/society/2013/jan/03/football-homophobia-attitude


LA SCELTA
Un segnale di apertura forte, nel tentativo di spezzare la catena che impone il rigore del silenzio se si ha un compagno dello stesso sesso “È la vita quotidiana, non è uno shock. Sono sicuro che ci sono tantissimi calciatori gay ma quando decidono di confessarlo fanno fatica.
L’ho pensato tante volte, deve essere una cosa dura da fare per loro” ha rivelato Jarvis.

PAURA
I motivi che potrebbero aiutare gli atleti a sentirsi maggiormente a loro agio sarebbero da ricercarsi anche nell’aumento delle prestazioni sportive: “Non è possibile convivere con un pensiero che ti preoccupa continuamente, se è possibile bisogna risolvere la cosa e concentrarsi sui propri obiettivi.

È così che si dà allo sport il meglio delle proprie capacità, potrebbe aiutare. Davvero”. E sul timore della reazione dei colleghi avverte: “I tempi sono cambiati, ci sarebbe sostegno ovunque, sia tra i calciatori che tra i tifosi”.

Matthew Todd, direttore di Attitude ha dichiarato:
“È ridicolo che tra i calciatori professionisti non ci siano apertamente dei gay.
Si è fatto tanto per liberare il gioco dal razzismo ma non è stato fatto abbastanza per l’omofobia“.

fonte http://www.giornalettismo.com di Alessandra Cristofari

martedì 25 settembre 2012

Lgbt Calcio: Alessandro Costacurta dice no all'omofobia vestendosi da donna

L'ex calciatore del Milan Alessandro Costacurta si veste da donna sul settimanale "Amica" e lancia un messaggio chiaro contro l'omofobia nel mondo del calcio.

L'ex calciatore del Milan e della Nazionale Alessandro Costacurta sulle pagine del settimanale "Amica" lancia un segnale chiaro ed inequivocabile contro l'omofobia.

E lo fa travestendosi da donna con un body aderente, gonnellino, tacchi a spillo e calze a righe. Il marito di Martina Colombari mostra intelligenza e determinazione con un messaggio chiaro e preciso nei confronti di Antonio Cassano che,quest'estate durante gli Europei di Calcio, aveva creato un putiferio per aver utilizzato dei toni e parole offensive nei confronti degli omosessuali, affermando:

"Io di calciatori gay non ne conosco, Cassano gioca un po’ a fare il pazzo, ma non è il portavoce dei calciatori italiani.
Fare coming out per un calciatore avrebbe delle conseguenze: le tifoserie avversarie potrebbero accoglierlo in campo con insulti.
Se a dire sono gay fosse un grande campione amato da tutti, allora lui potrebbe fare la differenza. Fossi donna vorrei un bel seno, comprerei una borsa Hermès e ci proverei con Brad Pitt e Marco Borriello".


L'allenatore con queste affermazioni cerca di ribadire che si può essere maschili senza essere omofobi e che anche il mondo del calcio può conciliarsi con l'omosessualità senza nulla temere. Anche se non tutti ne hanno apprezzato il messaggio e i modi in cui sono stati comunicati.

Infatti, l'ex ballerino del programma "Amici", Valerio Pino, tramite twitter si è scagliato contro Billy affermando che ha diffuso un messaggio sbagliato e che "l'accostamento trans e gay non aumenta la tolleranza anzi, essere gay significa fare sesso con un uomo dopo una partita per festeggiare, non travestirsi da donna".

Probabilmente l'accostamento gay e donna non è dei più felici ma sicuramente sono da apprezzare le sue dichiarazioni d'apertura che magari saranno da esempio per i suoi colleghi e protranno indurre il mondo del calcio a riflettere senza dover trovarci difronte a dei calciatori, come avvenuto pochi giorni fa in Germania, che fanno il loro coming out nell'anonimato e che vivono la loro relazione con difficoltà visti i pregiudizi che ci sono in questo mondo, soprattutto tra i tifosi.
fonte http://gossip.net1news.org da Mysterics

martedì 19 giugno 2012

Lgbt: Il calciatore Claudio Marchisio favorevole al matrimonio gay, ecco perchè

Matrimonio gay: si o no?

Mentre in politica si discute molto in merito alle recenti dichiarazioni rilasciate dall’esponente del Partito Democratico Rosy Bindi,
che nei giorni scorsi ha sottolineato che, dal suo punto di vista, il matrimonio
“è solo eterosessuale”

a dire la sua in merito alla spinosa questione ci pensa anche il calciatore della Nazionale Claudio Marchisio, che contrariamente a quanto affermato alcuni giorni fa dal collega Antonio Cassano, si è dimostrato decisamente aperto in materia di omosessualità e di diritti per le coppie gay.

Ebbene si, mentre la comunità lgbt continua ad indignarsi di fronte alle assurde affermazioni pronunciate pochi giorni fa dal calciatore italiano Cassano, a ”mettere una toppa” ci pensa adesso Marchisio, che in un’intervista rilasciata al mensile ”L’Uomo Vogue”, si è dichiarato a favore dei matrimoni per le coppie omosessuali!

“Personalmente, sono d’accordo sui matrimoni tra persone dello stesso sesso”, ha dichiarato a sorpresa il calciatore italiano, che durante la sua intervista dice la sua anche in merito all’omofobia e all’intolleranza verso i gay che si respira sul campo di calcio, un campo in cui, fare coming out, risulta per i giocatori purtroppo ancora a dir poco difficile (se non impossibile), soprattutto in Italia.

Ebbene, Marchisio non può non constatare che in effetti nel mondo del calcio si respira una certa freddezza in merito all’argomento ”omosessualità”.

“Il nostro ambiente, in effetti, sull’argomento è un po’ ingessato – ammette infatti il centrocampista della Juventus - Se uno esce dal posto di lavoro per mano al proprio compagno per fortuna non fa più scalpore, all’uscita da un campo di allenamento, invece, la scena non si può immaginare. – racconta il calciatore – E non è giusto”.

Detto questo, e dopo aver constatato con piacere che non tutti coloro che appartengono a questo mondo, la pensano quindi allo stesso modo in materia di omosessualità e diritti lgbt, Marchisio dice la sua anche in merito ai figli delle coppie gay. Il calciatore sarà per caso favorevole alle adozioni lgbt?
Qui la situazione si complica …

“Sull’adozione dei figli, invece, istintivamente trovo più indicate le figure tradizionali di un uomo e di una donna. – ammette – Provo a pensare all’equilibrio necessario ai ragazzi, ma è un tema complicato. Non e’ che si possa sostenere che una coppia eterosessuale sia per forza in grado di dare più’ amore a un bambino”.
fonte http://www.gaywave.it

venerdì 15 giugno 2012

Lgbt: La Germania contro l'omofobia nel calcio "Picchieresti il tuo calciatore preferito perchè gay?"

Mentre Antonio Cassano, tra i sorrisini dei giornalisti, mostra la radicata omofobia del calcio italiano
(anche se, a onor del vero, ha chiesto scusa dicendo, all’italiana! di essere stato frainteso), in Germania c’è una campagna contro l’omofobia nel calcio.

La campagna – che era stata lanciata in occasione dei mondiali di calcio tenutisi nel 2006 in Germania, mostra due calciatori che si baciano accompagnati dalla scritta: Picchieresti il tuo calciatore preferito per questo?


Purtroppo credo che da noi un linciaggio verbale il “calciatore preferito” che fa coming out se lo prenderebbe tutto.


Del resto se un calciatore “campione” come Cassano non riesce a parlare di omosessualità senza offendere, figurarsi chi vede lui e i suoi compagni come modelli cosa è capace di dire o fare.
fonte http://www.queerblog.it da Roberto Russo

mercoledì 9 maggio 2012

Gli Europei della rivoluzione gay, Ucraina e Polonia discriminano pesantemente chi è omosessuale, ma la comunità LGBT spera nella competizione calcistica

L’omosessualità viene vista come una minaccia in Ucraina e Polonia, le due nazioni che ospiteranno i prossimi Europei di calcio.
I gay sono perseguitati, specialmente nell’ambiente calcistico.



L’enorme attenzione che riceverà la competizione continentale dell’Uefa può essere anche un’occasione di riscatto per la comunità LGBT.

NIENTE CALCIO PER GAY
Alla Olynik è una giovane ucraina appassionata di calcio. Gioca in una squadra di football composta solo da giocatrici lesbiche, e non potrebbe andare alle partite con le sue compagne, se palesasse in qualsiasi modo il suo orientamento sessuale, come dice alla Süddeutsche Zeitung. “ Non possiamo dire che a noi piacciono le donne. Le autorità ci caccerebbero, e dopo si laverebbero le mani, perché siamo una minaccia per la sicurezza”.

In Parlamento ci sono proposte di legge per discriminare giuridicamente i gay. Anche Lukasz Grzeszczuk, un omosessuale polacco, ha lo stesso problema di Alla. “ Chi è gay e va a vedere una partita deve rimanere invisibile, altrimenti rischiamo di essere picchiati, o ricevere sputi”. Fino al 1991 l’omosessualità era considerata una malattia, e solo poche settimane fa un bar per la comunità LGBT è stato distrutto dai tifosi di calcio più arrabbiati.

Tra un mese inizieranno proprio in Ucraina e Polonia gli Europei di calcio. Un torneo che dovrebbe essere un incontro di culture, attualmente oscurato dal caso di Julia Timoschenko. Se la persecuzione della leader dell’opposizione ha scatenato un’ondata di critiche al presidente Victor Janukowitch, il tema della discriminazione subita dalla comunità LGBT è rimasta finora sullo sfondo.

OMOSESSUALITA’ NELL’OMBRA
“Più si vive il proprio orientamento sessuale in modo aperto, maggior sono i rischi per la propria vita”, confessa Alla Loynik. “Per questo la nostra comunità vive isolata”.
L’anno scorso la calciatrice ventisettenne ha organizzato insieme alle sue compagne un torneo di football per squadre LGBT.
Tutto è stato fatto su Internet, con password segrete per accedere ai forum, e nessun volantino distribuito o manifesto attaccato.
“Se avessimo pubblicizzato l’evento, avremmo rischiato di ricevere insulti, boicottaggi od aggressioni.
Anche i giornali non potevano scriverne, perché chi parla bene dei gay viene inondato di telefonate e lettere di protesta”.

ETA’ DELLA PIETRA
Lukasz Grzeszczuk ha dichiarato ai propri genitori la propria omosessualità a 19 anni, e poi è andato a vivere a San Francisco per cinque anni.
Quando è tornato a vivere in Polonia, ha scoperto di vivere in un paese fermo all’età della pietra, almeno per quanto riguarda la condizione LGBT. Pestaggi, caccia al gay, discriminazioni subite quotidianamente sui luoghi di lavoro o nelle strutture ospedaliere. Specialmente negli stati l’aria è molto ostile per i gay, con curve che ad ogni partita intonano canti che incitano alla persecuzione omosessuale.

SPERANZA EUROPEA
Nei paesi europei come Germania, Svizzera o Spagna esistono numerosi fan club gay di team professionistici. Una realtà impensabile per Polonia ed Ucraina. “Speriamo che qualcosa possa cambiare coi prossimi Europei, anche se non ci aspettiamo niente dall’Uefa, troppo dipendente dai governi”, dicono Lukasz Grzeszczuk e Alla Oliynik.

I due calciatori omosessuali hanno partecipato nel fine settimana pasquale ad una conferenza ad Amburgo, che ha voluto lanciare una rete “Football Supporters Europe” per porre un freno alla discriminazione degli omosessuali in Ucraina e offrire aiuto ai tifosi di calcio LGBT. Lukasz Grzeszczuk ha un progetto ancora più ambizioso, realizzare dei ritrovi Pride, luoghi di incontro pubblici da tenere aperti durante gli Europei.

Una rivoluzione sociale da associare al calcio, sperando che l’opinione pubblica sia attenta anche a questo tema, e non solo ai gol degli attaccanti.
fonte http://www.giornalettismo.com di Andrea Mollica

mercoledì 2 maggio 2012

Lgbt: Calcio, Cesare Prandelli e l'omosessualità "Sorpreso dalle reazioni"

Il ct azzurro torna sull'invito ai giocatori gay a fare coming out.

"Quando uno parla d'amore, quando si parla di sentimenti , ogni persona deve avere il diritto di amare chi vuole.
Il mondo del calcio non è fuori dalla società"

Cesare Prandelli si dice sorpreso dal clamore scaturito dalla sua prefazione all'ultimo libro di Alessandro Cecchi Paone, inerenti l'omofobia nel calcio. "Mi stupisce quando fa clamore una notizia che non dovrebbe essere notizia.

Quando uno parla d'amore, quando si parla di sentimenti , ogni persona deve avere il diritto di amare chi vuole.

Il mondo del calcio non è fuori dalla società, non è fuori dal mondo, ma è nel mondo, quindi quello che ho detto su certi argomenti, rientra nella normalità.

Quando c'è sentimento, quando c'è amore, non bisogna avere paura dei propri sentimenti e bisogna rispettare ogni forma d'amore".
fonte http://www.repubblica.it/sport/calcio

giovedì 26 aprile 2012

Cesare Prandelli “Magari presto qualche calciatore farà coming out”

"L’omofobia è razzismo, è indispensabile fare un passo ulteriore per tutelare tutti gli aspetti dell’autodeterminazione degli individui, sportivi compresi.

Nel mondo del calcio e dello sport resiste ancora il tabù nei confronti dell’omosessualità, mentre ognuno deve vivere liberamente se stesso, i propri desideri e i propri sentimenti. Dobbiamo tutti impegnarci per una cultura dello sport che rispetti l’individuo in ogni manifestazione della sua verità e della sua libertà. Magari presto qualche calciatore farà coming out."


Così scrive Cesare Prandelli, ct della nazionale italiana di calcio, nella prefazione al libro Il campione innamorato. Giochi proibiti dello sport scritto a quattro mani da Alessandro Cecchi Paone e Flavio Pagano pubblicato da Giunti (in libreria da giovedì prossimo), libro che contiene anche una lettera di Dino Meneghin.

Non è la prima volta che Cesare Prandelli si augura che qualche sportivo faccia si dica gay. Commentando il coming out di Tiziano Ferro, infatti, il cittì della nazionale di calcio disse che sperava che qualche calciatore, o anche un allenatore, si dichiarasse gay.
fonte http://www.queerblog.it/ Foto | TMNews

sabato 25 febbraio 2012

Lgbt: Calcio, Mourinho e le sue “gaffe” omofobe…

I tecnici e i cameramen del programma televisivo spagnolo “Deportes Cuatro” hanno registrato un video su Josè Mourinho, allenatore del Real Madrid, durante una sua recente trasferta a Mosca.

Fin qui niente di strano, se non fosse per il fatto gli è scappata in video la seguente frase:
“Questi finocchi, non ci dicono con che pallone dobbiamo giocare?”,
riferendosi ai responsabili della FIFA.
Ecco il video…
fonte http://gaymagazine.likepage.it da Daniele

lunedì 13 dicembre 2010

Lgbt spot: La pubblicità del Milan è sessista, polemica su Facebook


Seedorf e alcuni compagni rossoneri nella campagna di Nivea. Su Facebook montano le polemiche.

Una campagna pubblicitaria sessista. E’ quanto sostengono su Facebook alcuni internauti a proposito dello sport di Nivea For Men, sponsor del Milan dal 2008, in cui Clarence Seedorf risponde con un doppio senso a sfondo sessuale ai dettami tattici di Allegri.

“Nell’uno contro uno voglio vedervi decisi, ma evitiamo le entrate ruvide per non rovinare la prestazione”, dice il tecnico rossonero.

E Seedorf, con l’aria di chi ha colto ironicamente il concetto, risponde: “Ho capito mister, l’importante è buttarla dentro”. Quindi nell’ipotetica aula magna rossonera scatta una risatina generale e la voce fuori campo invita a giocare sul “velluto”.

Le accuse di sessismo sono apparse sul gruppo Facebook «Iniziativa contro le pubblicità sessiste, misogine o omofobe».

Francesca definisce lo spot “oltraggioso per la dignità umana del genere femminile” e ammonisce: “È un richiamo e un invito a concepire la donna come oggetto”.

Le proteste avrebbero convinto il gruppo Beiersdorf, titolare del marchio Nivea, a togliere dalla programmazione tv e web la sequenza incriminata.

E invece la stessa azienda smentisce: “La messa in onda dello spot si è conclusa regolarmente dopo i previsti 15 giorni di programmazione.

E siamo contenti dei risultati prodotti. Non ci siamo accorti di proteste e non era comunque nelle nostre intenzioni irritare la sensibilità di qualcuno.

In ogni caso a gennaio torneremo ‘on air’: con gli stessi spot o con altri ancora non è stato deciso”. Con buona pace di chi non ha gradito.
fonte gaynews24