Visualizzazione post con etichetta calcio e omofobia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta calcio e omofobia. Mostra tutti i post

domenica 22 maggio 2022

Lgbt > Jake Daniels, dopo il suo coming out un compagno di squadra si scusa: “Perdono, sono stato omofobo”

Qualche giorno fa Jake Daniels ha fatto la storia del calcio inglese facendo coming out pubblicamente. Il giocatore del Blackpool infatti è l’unico calciatore professionista in attività nel Regno Unito ad essersi dichiarato omosessuale. Jake ha rivelato che i suoi compagni di squadra l’hanno supportato fin da subito e che l’hanno anche incoraggiato ad aprirsi con il pubblico. Alcuni utenti di Twitter però hanno scoperto che nel 2012 un giocatore del Blackpool, Marvin Ekpiteta, ha pubblicato dei tweet omofobi. Marvin si è subito scusato pubblicamente.

La lettera di Marvin Ekpiteta.

“Mi assumo la piena responsabilità di questi post. Voglio scusarmi con tutto il cuore per il linguaggio offensivo e completamente inappropriato che ho usato e per le cose orrende che ho scritto.

Non è una giustificazione, ma ero un ragazzino. Adesso sono cresciuto e ho conosciuto e lavorato con tutti i tipi di persone. Da quando sono diventato un giocatore professionista sono cresciuto come persona. Non sono più lo stesso che ha scritto quelle schifezze. Sono davvero imbarazzato per quello che ho pubblicato a 17 anni. Però vi giuro che quelle frasi non riflettono in alcun modo i valori che ho adesso e le convinzioni che ho come persona e come compagno di squadra.

Sono così orgoglioso di Jake, questo è un momento estremamente positivo per il calcio. Perché il calcio deve essere un luogo in cui tutti possono sentirsi liberi di essere sé stessi. E mi dispiace davvero se ripenso ai commenti che ho fatto in passato. Mi assumo la piena responsabilità di questi post e mi dispiace”.

Contro l’ondata di critiche che si è beccato Marvin, è intervenuto proprio Jake Daniels: “Quello che hai scritto quando avevi 17 anni non definisce l’uomo che sei adesso. Voglio dirti che sono fiero di essere tuo compagno di squadra. Tutti insieme stiamo facendo fare dei progressi al calcio“.

Jake Daniels ispirato da Tom Daley e Josh Cavallo.

Daniels in una nuova intervista ha dichiarato che per il suo coming out è stato ispirato da alcuni colleghi noti come Tom Daley: “Sono stato ispirato da Josh Cavallo, Matt Morton e dagli atleti di altri sport, come Tom Daley, ad avere il coraggio e la determinazione per guidare il cambiamento. Mi sono anche confidato con i miei compagni di squadra del Blackpool, e anche loro mi hanno spronato ad aprirmi e dirlo alla gente“.

Questa è la prova che i coming out sono ancora molto utili, al contrario di quanto sostengono molti artisti (soprattutto italiani), che credono che dichiarare il proprio orientamento sia fare un passo indietro. I coming out saranno etichette inutili quando al mondo nessuno dovrà nascondersi o aver paura di essere se stesso, fino ad allora atti di coraggio come quello di Jake restano importantissimi. 

fonte: Fabiano Minacci  www.biccy.it

martedì 3 novembre 2020

Calcio > Claudio Marchisio contro l’omofobia fa un mea culpa: “Da ragazzino..”

Claudio Marchisio ha pubblicato il suo libro, Il mio terzo tempo – Nel calcio e nella vita valgono le stesse regole, e come riporta Gay.it fra i vari capitoli ce n’è anche uno in cui parla apertamente di omofobia nel mondo del calcio.

“Nella mia storia sportiva posso dire di non avere quasi nessun rimpianto, difendo le scelte che ho fatto nella mia carriera e ritengo che quasi tutte siano state azzeccate, almeno dal mio punto di vista e per la mia scala di valori. Se di qualcosa mi posso rammaricare, casomai, è proprio il fatto di non essere arrivato prima a comprendere quante situazioni ho dato per scontate senza considerare che potessero in qualche modo fare male a qualcuno. Il tema dell’orientamento sessuale e quello della marginalizzazione dell’omosessualità sono certamente due di queste questioni, e me ne rendo conto appieno solo adesso che ho smesso di giocare.

Non so se ho mai avuto dei compagni di squadra omosessuali. Se ci sono stati, non si sono mai sentiti liberi di dirlo pubblicamente, né a me (cosa che conta poco) né al mondo. Ho però ben presente la disinvoltura con cui, specialmente da ragazzini, si usavano parole come «froc*o» o «finocch*o» per riderne, per sfotterci a vicenda, per scherzare. Forse non pensavamo al significato di quello che dicevamo, o forse ci rassicurava il fatto di poterci sentire parte di un gruppo di uguali, ci aiutava usare categorie maschiliste perché ci metteva al riparo dalle nostre fragilità che, qualunque origine avessero, restavano per l’appunto nascoste dietro questo teatrino. Eravamo ragazzini e come tutti gli adolescenti ci portavamo dietro i modelli che introiettavamo dai nostri miti, a partire dagli sportivi e passando per musicisti e attori. E lì il modello era uno e uno soltanto: l’uomo che non deve chiedere mai, come recitava anche una pubblicità (oggi fortunatamente ridicola) di quegli anni”.

 

Claudio Marchisio contro l’omofobia

E ancora:

“Ora so che qualcuno di quei compagni può aver sofferto, può essersi sentito sbagliato, magari ha interrotto il suo percorso sportivo proprio per smettere di sentirsi isolato e sotto assedio. Per chiunque, l’adolescenza è un periodo turbolento e agitato, si scopre poco a poco chi si è e chi si vorrebbe essere. In molti casi la confusione regna sovrana, ci si sente come una banderuola nel vento di una società che è sempre piena di pretese e di paletti, di aspettative e di modelli impossibili. Si fa una fatica estrema a cercare di mantenere l’equilibrio tra i propri sbalzi di umore, il proprio corpo che cambia, i desideri che nascono, crescono e si modificano. È complicatissimo, per tutti. E allora immagino l’improbo sforzo di un adolescente che inizi ad acquisire consapevolezza del proprio orientamento sessuale, che ci faccia i conti poco a poco, che cerchi degli appigli intorno a sé per avere la sicurezza di non essere solo, di non essere l’unico ma di potersi rispecchiare in tante altre storie simili. E invece trova un branco di ragazzini sboccati e grezzi che, ancora una volta senza intenzione, rendono questo processo più titanico di quanto non sia. Se poi prova a rivolgersi timidamente al mondo adulto, allora lì la negazione è pressoché completa.

Non esiste il tema, non se ne parla, non lo si considera, non lo si cita per paura di toccare un nervo scoperto che non si sa gestire. Non mi sarei mai sognato di condividere con il mio allenatore delle giovanili i miei dubbi adolescenziali, così come non lo avrei fatto con i miei maestri e professori di scuola, con gli animatori del centro estivo che frequentavo o con il prete della parrocchia dietro casa. E la distanza era ricambiata, perché nessuna di queste figure adulte ha mai provato ad aprire quella porta, a mostrare che ci si poteva confrontare liberamente e che nessuno era sbagliato. Ciascuno sperava che a parlare delle questioni «imbarazzanti» fosse qualcun altro, problema risolto.

Gli unici che forse ogni tanto ci provano (ancorché spesso un po’ goffamente, e parlo per esperienza personale quelli che nessun adolescente vorrebbe interpellare per le questioni più spinose). Abbiamo estremo bisogno di una rivoluzione dei costumi. Bisogna che l’inconsapevolezza di fondo sparisca, è necessario che il linguaggio comune si liberi una volta per tutte da qualunque ammiccamento machista, da ogni ironia sottintesa quando si parla di orientamenti sessuali. Sono convinto che debba arrivare il giorno in cui i discorsi sulla sessualità, qualunque orientamento questa abbia, perderanno l’aura di malizia che ancora oggi li ammanta”.

Belle parole, alla soglia del 2021 sarebbe bello se si rompesse il tabù dell’omosessualità nel mondo del calcio.

fonte:  Fabiano Minacci  www.biccy.it

venerdì 7 febbraio 2020

Lgbt: Omofobia, messaggio di Ekdal al Parlamento Ue: "Molti calciatori gay vivono nella paura"

In occasione in un evento organizzato a Bruxelles per combattere ogni forma di discriminazione nei confronti delle persone Lgbt nello sport e non solo, il centrocampista della Sampdoria ha sottolineato come solo “otto giocatori si siano dichiarati omosessuali”

"Come giocatore professionista ritengo essenziale contribuire a sensibilizzare il pubblico europeo sul tema della omofobia”, visto che molti calciatori “non si sentono liberi” di fare coming out e “vivono nella paura”. È un passaggio del video del giocatore della Sampdoria Albin Ekdal trasmesso nel corso di un evento organizzato al Parlamento europeo per combattere ogni forma di discriminazione nei confronti delle persone Lgbt nello sport e non solo.

PER IL VIDEO CLICCA QUI

 

Il giocatore: "Solo 8 calciatori si sono dichiarati omosessuali"

"In un mondo ideale nessuno dovrebbe sentirsi a disagio a dichiararsi omosessuale, che sia nella vita o nel calcio - ha aggiunto il centrocampista -, ma purtroppo la realtà è molto diversa. Nel nostro sport solo otto giocatori si sono ufficialmente dichiarati omosessuali, ma molti altri vorrebbero farlo, ma non si sentono liberi" di farlo, "per paura delle reazioni negative". Nel suo video-denuncia il centrocampista ha spiegato che "questi giocatori sono preoccupati di diventare un bersaglio per gli insulti", e dunque "si sentono obbligati a nascondersi, fuggire e vivere nella paura". Ekdal chiede quindi di "reagire" e di usare l'istruzione "come una forza per un cambiamento positivo”.

 

L’evento a Bruxelles

L'evento organizzato al Parlamento europeo a Bruxelles si intitola: L'omofobia nello sport, "una partita da vincere”, ed è stato organizzato da Tiziana Beghin, capodelegazione del Movimento 5 Stelle al Pe, Tomasz Frankowski, europarlamentare del Ppe, e Marc Tarabella, del gruppo S&D.

"Nel mondo della politica i primi tabù iniziano a cadere: è emblematico e sinonimo di apertura il grande consenso ottenuto in Iowa alle primarie del Partito Democratico da Pete Buttigieg, 38enne gay dichiarato e sposato da due anni - ha detto Beghin -. Auspichiamo che anche il mondo dello sport possa recitare un ruolo da protagonista nella battaglia contro l'omofobia", ha aggiunto la capodelegazione M5S.

All'evento anche l'attore e scrittore Fabio Canino che ha presentato il suo libro 'Le parole che mancano al cuore', un romanzo che è anche un "viaggio nelle ipocrisie del mondo del calcio". "Di esempi concreti di omofobia ne potrei fare centomila - ha precisato l'artista - purtroppo dagli spalti delle partite di calcio quando si vuole offendere qualcuno lo si offende o per il colore della pelle o per gli orientamenti sessuali, e ciò è diventato quasi un classico". Forte l'appello lanciato da Chiara Marchitelli, calciatrice di serie A: "Per quello che riguarda lo sport non conta quali sono le preferenze sessuali degli atleti, ma quello che gli atleti fanno in campo".
fonte:  https://tg24.sky.it/

venerdì 3 maggio 2013

Lgbt: “Niente calciatori gay nella mia squadra” George Becali condannato dall'UE


George Becali, parlamentare rumeno e comproprietario della squadra Steaua Bucharest, condannato dall'Unione Europea per le sue parole omofobe sui calciatori gay.

La Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha condannato il parlamentare George Becali per la sua affermazione omofoba riguardo la presenza di calciatori gay nella sua squadra.

“A costo di chiudere, non ingaggerò mai un giocatore omosessuale nella squadra. Non c’è spazio per i gay nella mia famiglia, e la Steaua è la mia famiglia” Queste le parole di George Becali, parlamentare rumeno e comproprietario del club di calcio Steaua Bucharest.

I giudici supremi hanno reputato omofobe le parole che Bacali dichiarò nel febbraio 2010 riguardo l'acquisto di un giocatore bulgaro dichiaratamente omosessuale. Le dichiarazioni palesemente omofobe del politico hanno risollevato la questione dell'omosessualità nel calcio.

L'intervento della Corte di Giustizia dell'Unione Europea segna la storia della Romania per due motivi. Primo perché questo è il primo caso, nel mercato del lavoro, di discriminazione sessuale nel paese. Secondo perché evidenzia le lacune nella legislazione rumena che nega i diritti fondamentali alla popolazione.

L'ultimo episodio di omofobia nel paese risale al febbraio scorso: un gruppo di militanti di estrema destra ha fermato con violenza una manifestazione gay friendly. Gli aggressori non sono stati puniti in alcun modo perché la legge locale non prevede nessuna tutela per il diritto d'espressione per le minorenze.
Fonte: west-info.eu tramite http://www.gay.tv/

giovedì 20 dicembre 2012

Lgbt Calcio: Londra, chiama “gay” un compagno su twitter, Jesus Fernandez del Liverpool multato dalla federazione

Il 19enne del Liverpool dovrà pagare 10 mila sterline per aver agito in maniera «inappropriata».
La presunta vittima: «Incredibile»

Prende in giro il compagno su Twitter e viene multato dalla Federcalcio inglese. Lo spagnolo Jesus “Suso” Fernandez, 19enne attaccante del Liverpool, ha apostrofato con la parola “gay” il compagno e connazionale José Enrique.

La Football Association, sempre attentissima all’uso dei social network da parte dei calciatori, ha punito Fernandez con un’ammenda di 10.000 sterline: il teenager ha agito «in maniera inappropriata».

A nulla sono servite le spiegazioni fornite da José Enrique, presunta vittima. «È incredibile che la FA possa punire il mio amico Suso per uno scherzo.

Era solo uno scherzo!», ha twittato oggi José Enrique. Fernandez ha pagato a caro prezzo un commento ad una foto del compagno: «Che diavolo stai facendo?
Questo tipo è gay -ha scritto-.... Fa tutto meno che giocare a calcio».
fonte http://www.lastampa.it/

lunedì 10 dicembre 2012

Lgbt Stoccolma: Squadra di calcio svedese sospesa per omofobia dalla propria società

Una squadra di calcio di Stoccolma è stata sospesa dalla sua stessa società per avere rivolto insulti omofobi ad una squadra avversaria: "Abbiamo molti giovani, dobbiamo stare attenti ai valori".

Una squadra di calcio svedese, la Sörskogens IF, è stata sospesa dalla propria società sportiva per aver rivolto insulti omofobi alla squadra avversario Stockholm Snipers.

Gli Snipers, infatti, sono famosi per la loro politica che incoraggia i giocatori lgbt a unirsi alla squadra senza timore alcuno di subire discriminazioni.
"Succhiate c... per 50 corone", "avete tutti l'HIV" e "probabilmente saremo tutti infettati" sono solo alcune delle offese a sfondo omofobo rivolte agli avversari durante una gara della settima divisione e riportati dalla stampa locale.

"E' stato spiacevole ritrovarci negli spogliatori dopo la gara- ha raccontato Christoffer Smitz, allenatore degli Snipers -. Uno dei nostri giocatori è anche stato minacciato dopo che i toni si sono accesi in campo".

"Non avevamo altra scelta se non sospendere l'intera squadra - ha spiegato Ketil Torp, presidente della società degli Sörskogens IF -. La scelta delle parole non era sostenibile nel calcio né altrove. Siamo un'associazione con il 90 per cento di membri giovani e dobbiamo essere chiari a proposito dei valori".

A seguito dell'episodio, la squadra ha dovuto pagare circa 1000 euro di ammenda alla Stockholm Football Association la quale ha anche richiesto che i dirigenti della società seguano un corso di aggiornamento sul tema.
fonte http://www.gay.it/

martedì 6 novembre 2012

Lgbt: Ex capo federazione calcio croata punito per omofobia

Vlatko Markovic (in foto) dovrà inoltre scusarsi pubblicamente per aver detto di non conoscere giocatori gay perché «fortunatamente nel calcio giocano solo persone sane»


ZAGABRIA, Vlatko Markovic, presidente della Federcalcio croata dal 1998 fino a pochi mesi fa, dovrà scusarsi pubblicamente con la comunità gay della Croazia per una dichiarazione in cui nel 2010 aveva affermato che non accetterebbe mai che una persona omosessuale giocasse nella nazionale di calcio.

La ha deciso la Corte suprema in una sentenza emessa ieri. In un intervista rilasciata due anni fa al quotidiano Vecernji list, Markovic, che ha lasciato la guida della Federcalcio croata lo scorso luglio, aveva detto di non aver mai conosciuto un giocatore gay "poichè, fortunatamente, nel calcio giocano solo persone sane".

Alla domanda se per la squadra nazionale croata potrebbe scendere in campo una persona apertamente gay aveva risposto: "Finchè io sono presidente, sicuramente no".

Le organizzazioni per la difesa dei diritti di gay e lesbiche avevano sporto denuncia contro Markovic per discriminazione, spiegando che con le sue dichiarazioni avevano offeso la comunità gay ed escluso a priori l'accesso a una professione, nel caso specifico quella di giocatore per la nazionale calcistica, a un intero gruppo di persone.

Ieri, la Corte suprema ha dato ragione agli omosessuali ordinando a Markovic di pubblicare a proprie spese sulla stampa le scuse e l'intero testo della sentenza, e gli ha proibito di rilasciare altre simili dichiarazioni discriminatorie.
Nel 2010 la Uefa aveva già punito Markovic per le medesime affermazioni con un'ammenda di 10 mila euro.
fonte http://www.tuttosport.com, foto © LaPresse

sabato 27 ottobre 2012

Lgbt: Marcus Urban, io calciatore gay

Marcus Urban, ex calciatore tedesco professionista e gay, si racconta a Gay.it e annuncia nuovi coming out nel calcio.
"Mi sono vietato l'omosessualità per sopravvivere".
(in foto il suo libro)

Dibatte, ormai apertamente, il mondo del pallone sull'intollerabile e anacronistico peso di machismo e omofobia e delle condizioni penose in cui sono vivono i calciatori omosessuali costretti al silenzio.

E per cambiare si muovono anche le federazioni calcistiche. Se ne sono accorti per primi i tedeschi grazie anche al rumorosissimo (e parziale) coming out di un giocatore della massima serie, che ha generato un dibattito enorme, fino alle dichiarazioni di vicinanza ai calciatori omosessuali dell'altrimenti arcigno cancelliere Angela Merkel.

A dare man forte al dibattito anche Marcus Urban, calciatore professionista della Rot-Weiß Erfurt, una squadra della Germania est negli anni '90, con un libro(In foto Versteckspieler: Die Geschichte des schwulen Fußballers Marcus Urban. "Giocatore nascosto: la storia del calciatore gay Marcus Urban") che racconta la sua esperienza. Complice un suo viaggio in Italia, lo abbiamo intrevistato.

Marcus, i gay giocano a solo a pallavolo...

Ma no [ride], siamo migliaia noi calciatori gay in tutto il mondo.
Io mi sono appassionato prestissimo e a sette anni ho cominciato a tirare i primi calci al pallone. Lo sport in genere era molto diffuso nella Germania comunista anche perché era legato alla propaganda. Il caso ha voluto che avessi talento e a tredici anni sono stato mandato a una scuola professionistica.

Erano duri gli allenamenti oltre la cortina di ferro?
Si praticavano tutti gli sport olimpici. Ci si allenava due volte al giorno e si studiava, l'atmosfera nella scuola era un po' militaresca. Avrei voluto diventare uno dei migliori calciatori della nazionale della DDR. Nella Germania comunista non avevamo evidentemente il mito di diventare campioni mondiali né il pensiero di trasferirci all'estero.

Poi l'adolescenza da centrocampista

È proprio intorno a quattordici anni che ho cominciato a provare qualcosa di strano... diverso. Non osavo nemmeno pensare di essere gay. Sarebbe stata la fine di tutto. Nella mia fantasia mi interessavano gli uomini. Provavo attrazione per loro, ma non la prendevo sul serio: un calciatore non può essere gay. Mi sono vietato l'omosessualità per sopravvivere.

Cosa intendi per "vietato"?

Per anni ho represso la mia omosessualità, non facevo nulla di nulla. Ero o troppo aggressivo, o troppo timido e umile. Devo dire che ero depresso. Controllavo che nulla mi sfuggisse 24 ore su 24: gesti, parole, mimica del corpo. Ero tormentato, mi sentivo disorientato. Solo. Ho smesso nel 1994 a 23 anni.

È stata una scelta difficile?
Ho sofferto molto: volevo fare carriera nel calcio, ero ambizioso e avevo talento, ma non potevo vivere da Marcus. Ero finto e depresso, ho lasciato il calcio professionale per cominciare a vivere.

Poi hai preso in mano la tua vita ed è arrivato il coming out.
Nel 1993 ero in Erasmus a Napoli e mi sono innamorato di un uomo.
È l'Italia che mi ha insegnato a vivere in modo più sereno e intelligente le emozioni. Solo l'anno successivo ho fatto coming out, complice un bagnino, un vero e proprio "omaccio" incontrato a Weimar. Ci siamo conosciuti e, dopo poco, fidanzati. L'ho detto a mamma, papà, amici. Avevo sofferto troppo a lungo.
È l'amore mi ha dato la forza di uscire allo scoperto.

La tua storia è raccontata in un libro che ha fatto rumore in Germania...
È stato accolto molto bene, ha sorpreso in positivo il coraggio e l'autenticità della testimonianza. Improvvisamente un problema che sembrava non esistere è diventato di dominio pubblico. Immagina se tanti gay e lesbiche uscissero allo scoperto nel mondo del calcio. Le cose migliorerebbero per tutti. Soprattutto in provincia dove questo sport è diffusissimo. Ed è proprio nella provincia tedesca che giovanissimi e adulti mi raccontano storie di grave esclusione.

Perché i calciatori si nascondono?
Hanno paura che la carriera finisca, delle minacce dei tifosi e del menagement. E anche dei media. Il 12 settembre un calciatore 25enne della Bundesliga, la serie A tedesca, ha raccontato la sua esperienza di omosessuale. Ci siamo sentiti molto in quei giorni - oggi faccio il consulente per la federazione calcistica tedesca sulla diversità e sulla prevenzione delle discriminazioni - ed era decisamente preoccupato. Una parte dei media ha reagito con incredulità e dubitando della veridicità dell'intervista. Meno male che è intervenuta la cancelliera Merkel dicendo ai calciatori gay di non avere paura. La questione ha mosso molto le coscienze nei club e nella nostra lega calcio.

Può fare qualcosa la federazione per migliorare le cose?

A metà ottobre a Berlino ci sarà un incontro di esperti di omofobia nel calcio, dobbiamo confrontarci. Io insisto perché i club assumano consulenti sulla diversità: le discriminazioni non riguardano solo gli omosessuali, ma anche l'età, l'origine sociale e culturale, il sesso, l'ideologia, la religione e altro.

Per di più ci sono anche le squadre gay
In Germania ci sono in tutte le città e organizzano tornei. I giocatori gay sono davvero tantissimi e diventano sempre di più. Le nuove generazioni sono più serene, aperte e si nascondono meno. I coming out nel calcio arriveranno. So per certo che in Germania il silenzio non durerà ancora a lungo, anzi a breve arriveranno delle sorprese... e se ne parlerà anche in Italia. Ma non farmi dire di più.

Di più?

Altri giocatori parleranno... molto presto.
fonte http://www.gay.it di Stefano Bolognini

giovedì 18 ottobre 2012

Lgbt: David Testo, calciatore gay dichiarato, non ha più una squadra in cui giocare

David Testo, allora calciatore del Montreal Impact, ha fatto coming out lo scorso novembre.

Le sue parole fecero il giro del mondo:
http://www.queerblog.it/post/13015/calciatori-gay-david-testo-fa-coming-out

Sono gay: è solo una parte di ciò che sono. E non ha nulla a che fare con il talento di un calciatore. Si può essere sia un ottimo giocatore di calcio che essere gay. Mi dispiace solo di non averlo fatto prima. Ho combattuto con questo per tutta la mia vita, la mia carriera. Vivere la vita di un atleta professionista ed essere gay allo stesso tempo è qualcosa di incredibilmente difficile.

Questo grido di liberazione, però, è andato a sbattere contro l’imperante omofobia del mondo del calcio: da quando si è dichiarato gay, infatti, David Testo non ha trovato una squadra in cui giocare.

Afferma:
Non credo che ci siano squadre di calcio disposte a stringere contratti con un gay.

A trentun’anni si vede costretto ad ammettere che la sua carriera è terminata. Nonostante i proclami (pochi, a dire il vero) le squadre di calcio non sono ancora pronte per accogliere qualcuno che affermi apertamente il proprio orientamento sessuale. Che tristezza!
fonte http://www.queerblog.it/ da Roberto Russo

martedì 25 settembre 2012

Lgbt Calcio: Alessandro Costacurta dice no all'omofobia vestendosi da donna

L'ex calciatore del Milan Alessandro Costacurta si veste da donna sul settimanale "Amica" e lancia un messaggio chiaro contro l'omofobia nel mondo del calcio.

L'ex calciatore del Milan e della Nazionale Alessandro Costacurta sulle pagine del settimanale "Amica" lancia un segnale chiaro ed inequivocabile contro l'omofobia.

E lo fa travestendosi da donna con un body aderente, gonnellino, tacchi a spillo e calze a righe. Il marito di Martina Colombari mostra intelligenza e determinazione con un messaggio chiaro e preciso nei confronti di Antonio Cassano che,quest'estate durante gli Europei di Calcio, aveva creato un putiferio per aver utilizzato dei toni e parole offensive nei confronti degli omosessuali, affermando:

"Io di calciatori gay non ne conosco, Cassano gioca un po’ a fare il pazzo, ma non è il portavoce dei calciatori italiani.
Fare coming out per un calciatore avrebbe delle conseguenze: le tifoserie avversarie potrebbero accoglierlo in campo con insulti.
Se a dire sono gay fosse un grande campione amato da tutti, allora lui potrebbe fare la differenza. Fossi donna vorrei un bel seno, comprerei una borsa Hermès e ci proverei con Brad Pitt e Marco Borriello".


L'allenatore con queste affermazioni cerca di ribadire che si può essere maschili senza essere omofobi e che anche il mondo del calcio può conciliarsi con l'omosessualità senza nulla temere. Anche se non tutti ne hanno apprezzato il messaggio e i modi in cui sono stati comunicati.

Infatti, l'ex ballerino del programma "Amici", Valerio Pino, tramite twitter si è scagliato contro Billy affermando che ha diffuso un messaggio sbagliato e che "l'accostamento trans e gay non aumenta la tolleranza anzi, essere gay significa fare sesso con un uomo dopo una partita per festeggiare, non travestirsi da donna".

Probabilmente l'accostamento gay e donna non è dei più felici ma sicuramente sono da apprezzare le sue dichiarazioni d'apertura che magari saranno da esempio per i suoi colleghi e protranno indurre il mondo del calcio a riflettere senza dover trovarci difronte a dei calciatori, come avvenuto pochi giorni fa in Germania, che fanno il loro coming out nell'anonimato e che vivono la loro relazione con difficoltà visti i pregiudizi che ci sono in questo mondo, soprattutto tra i tifosi.
fonte http://gossip.net1news.org da Mysterics

martedì 18 settembre 2012

Lgbt Germania: Si discute sulla questione calciatori omosessuali in Bundesliga, la Merkel invita all'outing: "Fatelo, non abbiate paura. Non c'è nulla da temere"

La cancelliera tedesca ha commentato l'outing (ma comunque anonimo) di un giocatore della Bundesliga: "Possiamo dare un segnale forte". D'accordo anche il Bayern.

Dichiarazioni che hanno riportato il tema dell'omossesualità nel calcio al centro dell'attenzione.

Arrivano le prime risposte politiche al quasi-outing di un giocatore della Bundesliga che ha dichiarato alla stampa teutonica di essere gay. Rimanendo anonimo.

"Tutticoloro che si assumono il rischio e che hanno il coraggio fi fare outing devono sapere che vivono in un paese dove non c'è nulla da temere. E' il mio messaggio politico" puntualizza la cancelliera tedesca Angela Merkel interrogata a riguardo.

La donna più potente del mondo sicura, gli omosessuali escano allo scoperto: "Possiamo dare un segnale forte: non abbiate paura". Dibattito aperto in Germania come in Europa, in Italia tornano alla mente le dichiarazioni di Cassano e Marchisio durante Euro 2012.

Sulla questione si è pronunciato anche Uli Hoeness, presidente del Bayern Monaco: "Sono convinto che per vedere un giocatore fare 'outing' è solo questione di tempo. Prima o poi succederà. Tutti i club farebbero bene a prepararsi per dare una risposta positiva".
fonte http://www.goal.com, foto AFP Uli Hoeneß & Angela Merkel

venerdì 14 settembre 2012

Lgbt Berlino: Il calciatore gay della Bundesliga scuote la Merkel: "Non abbia paura di rivelarsi"

L'intervista al calciatore tedesco pubblicata dal magazine Fluter
Coming out anonimo: gioca in Bundesliga e i colleghi sanno tutto: «Ma se esco allo scoperto rischio la carriera»


Per la prima volta un calciatore della Bundesliga ha deciso di parlare della sua omosessualità.

Lo ha fatto però in forma anonima, per paura delle reazioni dei tifosi e dell'opinione pubblica. «Non mi sentirei più sicuro se la mia sessualità divenisse pubblica», ha detto in un'intervista a «Fluter», il magazine dell'istituto tedesco per la formazione politica.

«Il prezzo per il sogno che vivo nella Bundesliga è alto, ogni giorno devo fare l'attore e negare me stesso; all'inizio era un gran gioco e non un problema, ma col tempo mi logora», racconta. «Non so se riuscirò a reggere sino alla fine della mia carriera la costante pressione tra giocatori-modello eterosessuali e la possibile scoperta». Se facessi outing, continua, «la mia passione, il calcio, diventerebbe irrilevante e tutti vorrebbero sapere cosa faccio sotto le coperte».

Il giocatore nota che il tema non gli crea nessun problema nella squadra in cui milita: «Nonostante la loro cattiva fama i colleghi non sono ignoranti».

Alle occasioni ufficiali si fa accompagnare dalle sue migliori amiche: «Fanno tutti così. So che ci sono molti giocatori omosessuali nella Bundesliga», rivela.

L'intervista ha sollevato un ampio dibattito in Germania. «Chiunque raccolga la forza e il coraggio» per rivelare la sua omosessualità «deve sapere che vive in un Paese in cui non deve aver paura di farlo», ha spiegato la cancelliera Angela Merkel. «Prendiamo atto che ci sono ancora dei timori, ma quello che possiamo fare è ribadire un segnale: non dovete avere paura».


«Prima o poi ci sarà il primo outing, le società farebbero bene a prepararsi a questo tema», ha aggiunto Uli Hoeness, presidente del Bayern Monaco.

L'omosessualità nel calcio resta un tabù. In un libro del 2008 Marcus Urban, ex giocatore di una serie regionale tedesca, ha rivelato di aver interrotto la carriera professionista a inizio anni Novanta perché non reggeva più la pressione di dover nascondere la sua omosessualità.

Nel 2010 l'allora presidente della Federcalcio tedesca, Theo Zwanziger, promise sostegno ai calciatori che avessero fatto outing. Nel 2007 Philipp Lahm fu il primo titolare della Nazionale a dare un'intervista a una rivista per omosessuali - salvo poi nel 2011 sconsigliare l'outing ai giocatori omosessuali.

E ora, la rottura del tabù si avvicina? «Possiamo riparlare tra un anno, a quel punto forse potrò mettere il mio nome sotto quello che dico», si è congedato il calciatore anonimo.
fonte http://www3.lastampa.it di alessandro alviani

venerdì 20 luglio 2012

Lgbt: Milano, Cassano, multa di 15 mila euro dalla Uefa per le frasi sui gay

Antonio Cassano dovrà pagare una multa di 15 euro inflitta dalla Uefa a causa delle frasi sui gay di qualche tempo fa.

La nuova stagione per Antonio Cassano non è ancora iniziata visto che dopo l'esperienza agli Europei con la Nazionale si trova in vacanza e solo tra qualche giorno si unirà ai compagni del Milan per la preparazione in vista dei nuovi impegni, ma già per lui arrivano brutte notizie visto che è stato multati per 15 mila euro dalla Commissione Disciplinare della Uefa in seguito alle frasi pronunciate contro i gay mentre era in azzurro.

Le dichiarazioni, infatti, secondo il massimo organismo calcistico europeo, andrebbero contro l'articolo 11 bis del regolamento disciplinare visto che in merito alla possibilità che tra i compagni ci potessero essere metrosexual o omosessuali era arrivato a dire: "Se ci sono froci, problemi loro. Spero di no".

Ora il giocatore avrà al massimo tre giorni di tempo per decidere se presentare ricorso.

Al momento del suo arrivo a Milanello sarà però anche di chiarire meglio anche la sua posizione sul futuro visto che sempre in nazionale nel periodo in cui erano iniziate a circolare le prime voci su una possibile cessione di Thiago Silva aveva mostrato dubbi sul livello di competitività della squadra e sulla sua voglia di proseguire in rossonero.
fonte http://milano.ogginotizie.it

martedì 17 luglio 2012

Lgbt: Calcio e gay? Impariamo dal Liverpool

È più facile, si sa, trovare un extraterrestre che un calciatore omosessuale.
Almeno in Italia, dove l’argomento è tabu da sempre.

C’è chi, come il ct campione del mondo Marcello Lippi, fa finta di non vedere. Qualcun altro, come l’attaccante della nazionale Antonio Di Natale o il presidente dell’Associazione calciatori Damiano Tommasi, invita all’omertà.

Alcuni, semplicemente, non si fanno problemi a manifestare la propria omofobia (vedi le dichiarazioni di Cassano nel corso degli ultimi Europei).

A dire il vero c’è anche chi ha provato a prendere una posizione diversa, più coraggiosa. Il caso più noto, e più recente, è quello dell’attuale ct azzurro Cesare Prandelli.

Ma si tratta di eventi rari, casi limite, che sono stati presto dimenticati e che, per il momento, poco hanno contribuito a mutare quella che è la posizione condivisa sull’argomento da parte dell’ambiente calcio.

Tutto il contrario, insomma, di quanto si sta tentando, faticosamente, di fare in altri paesi europei.

In Germania, per esempio, da tempo esistono campagne contro l’omofobia del calcio e anche calciatori di prima fascia hanno preso posizione a favore del coming out.

In Inghilterra, invece, esiste il precedente, nel lontano 1990, di Justin Fashanu , che ha avuto il coraggio, per primo, di dichiarare la propria omosessualità pagando sulla propria pelle le conseguenze.

Quello che sta avvenendo in questi giorni, tuttavia, è ancora più rilevante.

Perché a prendere posizione non è un singolo calciatore, ma un intero club.
Il Liverpool, la squadra inglese più titolata, quella col tifo più appassionato (“You’ll Never Walk Alone” cantano all’Anfield Road) ha aderito ufficialmente al Gay Pride che si terrà il prossimo 4 agosto proprio nella città del nordest inglese.

“In questo modo vogliamo dimostrare il nostro impegno per liberare il calcio dall’omofobia e assicurare che l’uguaglianza e i principi di inclusione sono insiti nel patrimonio del club”, ha spiegato il manager del club Ian Ayre, precisando che alla manifestazione sfileranno lo stemma ufficiale e le bandiere del club.

Adesso provate a immaginare una cosa del genere in Italia. Ci riuscite? No, appunto.
fonte http://www.linkiesta.it di Carlo Maria Miele

giovedì 28 giugno 2012

Lgbt: Calcio, Francesco Coco: «Ben vengano gli omosessuali in Nazionale»

Dopo essersi scusato dicendo di essere stato frainteso, Antonio Cassano è tornato a parlare delle proprie dichiarazioni sui gay dagli studi di Mediaset, questa volta sostenedo che stesse solo scherzando («Ora ho capito la differenza tra le parole ha dichiarato: Davvero, non volevo offendere nessuno, era in buona fede in un momento scherzoso»).

Ma quella una brutta pagina per il calcio italiano ha avuto anche degli effetti positivi, come una serie di dichiarazioni contro l'omofobia rilasciata da altri campioni nostrani.

Dopo quelle di Claudio Marchisio, questa volta è il turno di Francesco Coco.

In un'intervista rilasciata al settimanale Chi, ha raccontato di quando nel 2009 in pieno scandalo Vallettopoli era stato fotografato a torso nudo in compagnia di alcuni amici e di una transessuale: «Sostenevano che fossi gay, ma io dico: "E allora?". Anzi, ben vengano gli omosessuali in Nazionale, hanno una marcia in più».

fonte http://gayburg.blogspot.it

lunedì 18 giugno 2012

Lgbt: Antonio Cabrini: 'Se fossi calciatore gay lo terrei per me'

Antonio Cabrini, CT della nazionale femminile di calcio, crede che sia un bene nascondere l'omosessualità nel calcio:



"Se io fossi gay, lo terrei per me, dice l'ex juventino in un'intervista concessa a Gente, troppi problemi con le tifoserie e sui media scoppierebbe un putiferio.

Nel mondo del calcio c'è molta ignoranza: ci si immagini una persona che si dichiara gay e poi entra in uno stadio con migliaia di persone.
Sui nostri spalti fischiano ancora i giocatori di colore,
figurarsi gli omosessuali...".

fonte http://www.calciomercato.com

venerdì 15 giugno 2012

Lgbt: La Germania contro l'omofobia nel calcio "Picchieresti il tuo calciatore preferito perchè gay?"

Mentre Antonio Cassano, tra i sorrisini dei giornalisti, mostra la radicata omofobia del calcio italiano
(anche se, a onor del vero, ha chiesto scusa dicendo, all’italiana! di essere stato frainteso), in Germania c’è una campagna contro l’omofobia nel calcio.

La campagna – che era stata lanciata in occasione dei mondiali di calcio tenutisi nel 2006 in Germania, mostra due calciatori che si baciano accompagnati dalla scritta: Picchieresti il tuo calciatore preferito per questo?


Purtroppo credo che da noi un linciaggio verbale il “calciatore preferito” che fa coming out se lo prenderebbe tutto.


Del resto se un calciatore “campione” come Cassano non riesce a parlare di omosessualità senza offendere, figurarsi chi vede lui e i suoi compagni come modelli cosa è capace di dire o fare.
fonte http://www.queerblog.it da Roberto Russo