giovedì 16 luglio 2020

Ex ballerina pagherà gli studi al bambino che balla sotto la pioggia

L'ex ballerina Fade Ogunro si è detta pronta a pagare gli studi al bambino nigeriano che balla a piedi nudi sotto la pioggia.

Danzare bene è un compito che richiede sacrifici, e farlo nel fango non è di certo facile. Ne sa qualcosa Fade Ogunro, ex ballerina e fondatrice di ‘Booking Africa’, che ha deciso di pagare gli studi di Anthony, il bambino nigeriano che balla a piedi nudi sotto la pioggia e che si è reso protagonista di un video virale.

 

Fade Ogunro sponsorizza Anthony

Fade Ogunro conosce il ballo, conosce le problematiche del continente nero e soprattutto sa come vivono i bambini dell’Africa. Dopo aver visto il video virale di Antony e l’energia sprigionata dai suoi piedi, la Ogunro – che del bambino nigeriano è connazionale – non poteva rimanere con le mani in mano ed ha deciso di diventare la sua mecenate.

Ha così contattato The Leap of Dance Academy, una scuola di danza che nel suo Paese si occupa di aiutare i bambini meno bisognosi a realizzare il sogno nel cassetto del ballo, e farlo attraverso un’istruzione di qualità. L‘importanza della danza nella crescita dei bambini è indubbia.

 

Videochiamata di ringraziamento di Anthony

Come ex ballerina ha scritto in un Tweet l’ex danzatrice – “sono gelosa delle sue belle linee, delle sue punte dei piedi e della sua grazia senza sforzo”, aggiungendo orgogliosa: “ Voglio pagare per la sua intera istruzione in qualsiasi parte del mondo fino a quando non si laureerà all’Università”.
Ogunro ha inoltre fatto sapere di aver ricevuto immediatamente una videochiamata di ringraziamento da parte di Anthony ed un altro compagno di ballo, a cui l’ex ballerina nigeriana ha deciso carinamente di sponsorizzare la carriera di ballo. Quella di Anthony non è la prima né l’ultima storia di bambini africani che ballano e che inseguono quello che per molti di loro resterà solo un sogno.
fonte:© Riproduzione riservata  www.notizie.it

Moda: Brunello Cucinelli dona "all'umanità" capi invenduti per 30 milioni di euro

L'imprenditore spera che la donazione diventi un "segno sensibile del nuovo modo di pensare il capitalismo che noi prediligiamo" ph. Alessandro Bianchi / Reuters

Per Brunello Cucinelli sono una “amabile risorsa” i capi rimasti invenduti nelle boutique di tutto il mondo in seguito alla pandemia di Covid. Per questo l’imprenditore “illuminato” della moda ha deciso di farne “dono all’umanità”.

 Individuando un consiglio che dovrà decidere a quali progetti e organizzazioni destinare la merce, che ha un valore di produzione di 30 milioni di euro. Sulla quale ci sarà un’etichetta indelebile con la scritta “Brunello Cucinelli for Humanity”.

“Questo progetto che noi tutti definiamo ‘intenso’ mi sembra che in qualche maniera elevi la dignità dell’uomo e renda onore a tutti coloro che hanno lavorato nella realizzazione di tali capi” ha sottolineato Cucinelli. “Camminerà di pari passo con l’altro, partito ormai diversi anni fa - ha aggiunto -, che consiste nel riparare, recuperare e riutilizzare tutti i nostri prodotti. Tutto ciò va a completare il più grande progetto di ‘umana sostenibilità’ nel quale da sempre abbiamo creduto e che ci piace riepilogare in: ‘clima ed emissioni, cura della terra e degli animali e cura della persona umana’. Sarebbe per me un vero piacere se questo gesto simbolico fosse accettato come segno augurale verso un nuovo e duraturo tempo nuovo”.

L’azienda di Solomeo ha spiegato che ad averla guidata è stato il pensiero di diversi filosofi occidentali e orientali secondo i quali “non esiste il male assoluto come non esiste il bene assoluto”. “C’è sempre un po’ di bene nel male - sottolinea il marchio del cachemire - e sempre un po’ di male nel bene ed entrambi ci sono maestri. Pensando a tutto questo abbiamo sentito il desiderio di far dono all’umanità di quei capi di abbigliamento che a causa dell’interruzione temporanea delle vendite si trovano ancora nelle nostre boutique. Il loro valore di manifattura, di stile e commerciale è lo stesso, ma il loro significato è fortemente aumentato, perché ora diventano segno sensibile del nuovo modo di pensare il capitalismo che noi prediligiamo, e che vede nell’armonia tra profitto e dono uno dei suoi momenti umanistici più significativi”.

La Brunello Cucinelli ha sottolineato di volere “immaginare questa scelta come un investimento per il futuro della nostra impresa nel grande progetto di ‘vivere e lavorare in armonia con il creato’”. Ha quindi spiegato che è stato per questo costituito un “Consiglio a sostegno dell’Umanità” composto da dieci persone, sei della famiglia, tutto interno all’azienda, con il compito di gestire questa importante quantità di capi. L’azienda di Solomeo ha poi spiegato che i partners in tutto il mondo si sono dimostrati “più sensibili e disponibili ad un progetto che li mette in contatto con persone umane dedicate a sostenere persone più bisognose, inviando loro dei piccoli pacchi contenenti tali capi di abbigliamento come dono”.
fonte:  ANSA via www.huffingtonpost.it

Heroes, il primo concerto italiano in streaming. Da Achille Lauro a Brunori Sas all'Arena di Verona

Sono aperte da martedì 14 luglio le vendite dei biglietti per Heroes, il primo concerto nato e pensato per lo streaming in programma domenica 6 settembre 2020, a partire dalle ore 19 all’Arena di Verona, che vede tornare sul palco 34 artisti per 5 ore di concerto; il primo concerto in streaming, che avrà luogo all'Arena di Verona, ma che sarà fruibile da tutti a pagamento direttamente da casa, vedrà protagonisti artisti della musica italiana.

Heroes, il concerto in streaming all'Arena di Verona: gli artisti sul palco

Ecco i nomi degli artisti che saliranno sul palco di Heroes, il primo concerto che avrà luogo all'Arena di Verona, ma che sarà visibile in streaming a pagamento: Achille Lauro, Afterhours, Aiello, Anna, Brunori Sas, Coez, Coma Cose, Diodato, Elodie, Eugenio In Via Di Gioia, Fedez, Frah quintale, Francesca Michielin, Franco126, Gaia, Gazzelle, Gemitaiz&Madman, Ghali, Levante, Madame, Mahmood, Margherita Vicario, Marlene Kuntz, Marracash, Nitro, Pinguini Tattici Nucleari, Priestess, Random, Salmo, Shiva, Subsonica, Tommaso Paradiso, Willie Peyote.

Heroes: come vedere il concerto in streaming

Come vedere in streaming il concerto Heroes, che avrà luogo all'Arena di Verona domenica 6 settembre 2020? Lo streaming sarà disponibile via web su Futurissima.net, e tramite app mobile su A-Live. La piattaforma, realizzata in collaborazione con W Y T H, integrerà alcune delle innovative funzioni già presenti sull’app mobile A-Live, consentendo la fruizione nei tre stage virtuali e nella community area, offrendo al pubblico esperienze di socializzazione virtuale. Tra le attività offerte la possibilità di interagire con lo stage principale, un’area con video e suono immersivo e spazializzato, sviluppato con Intorno Labs, un’area backstage per scoprire il dietro le quinte dell’evento ed interloquire con i protagonisti di Heroes. Il servizio di streaming sarà fornito da MainStreaming.

Heroes, il concerto in streaming: i biglietti

Per vedere il concerfto Heroes è possibile acquistare l’accesso streaming, disponibile su tutte le principali società di ticketing (Ticketmaster, Ticketone e Vivaticket) a 9.90 Euro (+1 Euro di commissione di servizio).

Dal 14 al 31 luglio sarà attiva la prima fase della promozione Iniziamo il futuro insieme, che consentirà di ottenere due biglietti al prezzo speciale di 9.90 Euro (+1 Euro di commissioni). Dall'1 agosto entrerà in vigore il prezzo pieno a 9.90 Euro sul singolo biglietto, ma si manterrà comunque un’attività promozionale che permetterà l’acquisto di tre biglietti al prezzo di 19.80 Euro (+ 3 Euro di prevendita).

Il ricavato di Heroes andrà - al netto dei costi di produzione, della Siae e dell’Iva - ad alimentare il Fondo Covid-19 Sosteniamo la musica, di Music Innovation Hub, sostenuto da Spotify e promosso da Fimi, in partnership con Afi, Assomusica, Nuovoimaie e Pmi e rivolto alle categorie del settore musicale più colpite dagli effetti della pandemia: artisti emergenti e lavoratori intermittenti, cuore pulsante e silenzioso della industria musicale. In particolare, la raccolta filantropica generata dal progetto e certificata, prevede il versamento di una quota del 15% in favore dei lavoratori dello spettacolo precari dell’Arena di Verona.

All'Arena di Verona Heroes e i Music Awards 2020

Il concerto Heroes, dedicato al personale medico sanitario, che avrà la possibilità di seguirlo dal vivo all’interno dell’Arena di Verona, sarà l'occasione per rimarcare il valore della musica quale fattore chiave per il raggiungimento dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’Onu, grazie alla partnership con ASviS, Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile, grazie al patrocinio di Rai e alla sottoscrizione del Manifesto per la musica responsabile da parte di artisti ed addetti ai lavori.

Heroes è uno degli eventi principali di Da Verona riaccendiamo la musica, una intera Settimana della musica dedicata alla musica italiana. Mercoledì 2 e sabato 5 settembre 2020 all’Arena di Verona si celebrerà la quattordicesima edizione dei Music Awards, in prima serata, in diretta, su Raiuno.

Music Awards sono giunti alla quattordicesima edizione, e questa del 2020 sarà un‘edizione speciale in un anno che rimarrà nella memoria di tutti per i drammatici eventi che hanno costretto il mondo a spegnersi. I Premi della Musica diventano i Premi Dalla Musica: dedicato a tutti quei lavoratori dello spettacolo che, anche adesso che il mondo si sta preparando a ripartire, continuano a rimanere sospesi e invisibili. La dedica non sarà solo simbolica, ma anche concreta attraverso un numero di sms solidale - che confluirà nel Fondo Covid-19 - Sosteniamo la musica - a cui si potrà fare la propria donazione.

Nel corso della settimana la musica sarà sempre al centro dell’attenzione attraverso una serie di incontri tematici e workshop con i maggiori operatori del settore, volti a capire l’evoluzione del live entertainment musicale.
fonte:  www.mentelocale.it

Arte Contemporanea: Cento lupi invadono Firenze e le sue piazze, la natura si ribella all'uomo.

Le creature dell'artista cinese Liu Ruowang in piazza Pitti e piazza Santissima Annunziata
 
Cento imponenti lupi feroci invadono il cuore di Firenze. Si chiama "Lupi in arrivo", la monumentale installazione dell'artista cinese Liu Ruowang. 
 
Il suo branco, composto da cento fusioni in ferro, ciascuna del peso di 280 kg - è un'allegoria della risposta della natura alle devastazioni e al comportamento predatorio dell'uomo nei confronti dell'ambiente, una critica nei confronti di un mondo votato all'autodistruzione. 
 
I lupi simboleggiano l'appello alla salvaguardia ambientale di tutto il pianeta. L'opera con i suoi cento elementi resterà esposta fino al 26 ottobre in due spazi di prestigio: piazza Pitti e piazza Santissima Annunziata, e si misurerà con l'idea di armonia compresa nell'Umanesimo. 
 
Le statue fronteggiano infatti due edifici emblematici del Rinascimento, Palazzo Pitti e lo Spedale degli Innocenti, dove il grande Filippo Brunelleschi ebbe modo di mettere in pratica la sua concezione dello spazio, delle proporzioni, del ritmo architettonico. 
 
Il progetto, organizzato grazie a Matteo Lorenzelli, titolare della galleria milanese Lorenzelli Arte, è stato ideato in occasione delle celebrazioni dei 50 anni di relazioni diplomatiche tra la Repubblica Italiana e la Repubblica Popolare Cinese - quest'ultima rappresentata dal Console Generale Weng Wengang - e reso possibile dalla collaborazione tra Eike Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi e Tommaso Sacchi, Assessore alla Cultura del Comune di Firenze, che hanno messo a disposizione due spazi tra i più simbolici di Firenze. Questo è anche il primo evento in uno spazio pubblico all'aperto che vede impegnati il Comune e gli Uffizi dopo i mesi di lockdown.
 
Uomo e natura 
"Lupi in arrivo" interagisce liberamente con l'architettura cittadina, con i suoi abitanti o con chi è solo di passaggio, rispondendo così a un preciso intento dell'autore. Secondo Ruowang, considerato uno dei maggiori artisti cinesi contemporanei, "per insegnare amore e rispetto per l'arte alle nuove generazioni il metodo migliore è far entrare l'arte nella vita quotidiana, rendendo i musei sempre più accessibili e non solo. È importante costruire una cultura del bene comune". 
 
"Il branco di lupi che si accinge a entrare nel palazzo attraverso il portone centrale - ha detto Schmidt - ci ricorda immediatamente il cupo contrattacco della natura nel classico 'Gli uccelli' di Alfred Hitchcock, ma richiama alla nostra mente anche la recentissima esperienza di tante specie selvagge rientrate in città durante il lockdown. È la metafora del rapporto uomo-natura". 
 
Prima di arrivare in Toscana, i lupi di Ruowang avevano invaso Napoli, dove erano stati posizionati in piazza del Municipio. Lo sbarco della maxi installazione nel capoluogo toscano segna un ideale passaggio di consegne tra i sindaci Luigi De Magistris e Dario Nardella, che hanno dimostrato di credere al messaggio "potente della grandiosa opera" dell'artista cinese. 
 
Il sindaco di Firenze e l'assessore alla Cultura del Comune di Firenze Tommaso Sacchi affermano in una dichiarazione congiunta: "I lupi ci attaccano o siamo piuttosto noi ad attaccarli? Può esserci invece un equilibrio durevole tra noi e loro e in generale tra uomo e natura? Questa imponente installazione che invade due delle piazze più suggestive e caratterizzanti di Firenze ci induce da un lato a riflettere sul rapporto ancestrale che ci lega alla parte più animalesca dell'uomo e dall'altro conferma Firenze come città d'elezione in Italia per l'arte pubblica: per noi è un onore e un dovere, pur in un momento economicamente difficile per gli effetti gravosi della pandemia che ci ha colpito, continuare nel solco tracciato negli ultimi anni dell'esposizione della migliore arte contemporanea in dialogo con l'anima rinascimentale della città". 
 
Il sindaco di Napoli Luigi de Magistris ha detto: "Migrano verso Firenze gli straordinari lupi dell'artista cinese Liu Ruowang. Giunsero da noi in autunno inoltrato e li accogliemmo nella grande piazza Municipio, pronti a sollecitare il dovere morale di tutelare l'ambiente e custodirlo in buona salute per le generazioni che verranno. Nonostante l'aspetto apparentemente minaccioso, sono stati avvicinati da decine di migliaia di cittadini e di turisti, che hanno voluto fotografarsi con loro. Ci hanno poi osservato per tutta quest'amara primavera, incalzandoci a cercare un rapporto più equilibrato con la natura. Buon viaggio a questi lupi furiosi, con l'auspicio che non dovranno più temere gli esseri umani". 
 
L'arte di Liu Ruowang
L'installazione Lupi in arrivo è frutto della produzione dell'ultimo decennio che va considerata a pieno titolo la maturità artistica di Liu Ruowang. La propensione del maestro cinese per le grandi dimensioni fa sì che le sue opere sfiorino la monumentalità senza però costituire una presenza ingombrante né ostacolare la percezione del contesto circostante. Le forme, grazie a uno studiato impatto scenico e al loro dinamismo, vengono avvertite come attori che occupano lo spazio senza appropriarsene, con un senso ciclico del moto che ripropone scene e suggestioni nel continuum temporale. 
 
''I lavori sono presentati in gruppi - afferma l'artista - perché la 'pluralità' è il tipo di forma e di forza di cui ho bisogno quando sono intento a esplorare la relazione tra l'essere umano e l'ambiente, anche alla luce del fatto che la Cina è da tempo un paese che porta avanti uno spirito collettivista. Creare i miei lavori in serie o gruppi corrisponde per me a un linguaggio strutturale del mio fare artistico che supera il linguaggio scultoreo''. 
 
Molti sono i lavori di Liu Ruowang dedicati al mondo animale: primati, figure antropomorfe, sagome di uccelli estinti e tante creature fiere e selvagge come quelle ritratte nelle sue enormi tele dipinte a olio. 
fonte:  www.rainews.it

sabato 11 luglio 2020

Legendary: il reality sulla ballroom scene tornerà con una seconda stagione

Qualche mese fa vi avevamo parlato di Legendary, reality targato HBO Max relativo alla cultura della ballroom scene e del voguing. Il programma ha debuttato sulla piattaforma a fine maggio, ed è stato un vero successo!

Ad oggi siamo definitivamente arrivati alla chiusura della prima stagione, e noi spettatori non stiamo più nella pelle! Tra le tre houses rimaste chi si sarà aggiudicato il titolo di Legendary House e gli annessi 100.000 dollari di premio.

La buona notizia è che questa non sarà certo l’ultima volta che vedremo una competizione del genere: Legendary è stata infatti rinnovata per una seconda stagione.

La notizia è giusto di ieri, e non si sa praticamente nulla in merito, specie riguardo a eventuali cambiamenti che potrebbero essere apportati al programma come anche no. Nell’arco di questi nove episodi abbiamo potuto notare una competizione serrata e senza esclusione di colpi.

Abbiamo visto sfidarsi la bellezza di otto grandi Houses del mondo della ballroom scene, e ognuna di loro ha dato il meglio possibile in ogni gara e per ogni singola categoria. Viene quindi spontaneo chiedersi a chi spetterà il premio finale?

legendarymax instagram QUI

Nel mentre, è vero che nulla sappiamo sulla seconda stagione, ma niente ci vieta di fantasticare. Quali altre houses parteciperanno per poter vincere l’ambito titolo di Legendary House? Una cosa invece sembra essere certa: la produzione verrà spostata totalmente a Los Angeles.

Stabile invece la giuria, comporta dalla rapper Megan Thee Stallion, l’attrice Jameela Jamil, lo stilista Law Roach e Leiomy Maldonado, ballerina grande esponente della ballroom scene internazionale e Mother della House of Amazon. A loro si aggiunge sempre un giudice ospite, che varia ogni puntata.
Che dire, attendiamo con ansia maggiori informazioni in merito, e speriamo in una nuova stagione pirotecnica quanto la prima.
fonte: Written by Elena Di Stasio    www.hallofseries.com

HBO Max: arriva Legendary, una nuova serie sulla Ballroom scene

Ci siamo già occupati, non molto tempo fa, della piattaforma streaming HBO Max, pronta a sbarcare negli Stati Uniti a partire dal prossimo maggio (qui un articolo con maggiori dettagli sulla piattaforma).

Il catalogo della piattaforma streaming sarà ricchissimo di contenuti, come il già ben noto reboot di Gossip Girl. È però notizia recente l’arrivo di un’altra serie decisamente interessante, specie se siete diventati dei grandissimi fan di Pose e della ballroom scene.

HBO Max ha infatti da poco lanciato il trailer di Legendary, un talent show che vede competere grandi esponenti internazionali del mondo del voguing.


Un gran bel colpo questo per HBO Max, che con un tale programma a tinte LGBTQ+ punta a far conoscere una cultura ancora sconosciuta alla maggior parte del pubblico, ma allo stesso tempo interessante e complessa, come ci ha già mostrato la serie di Ryan Murphy.

Legendary | Official Teaser | HBO Max QUI

REMEBER THE TIME - VOGUE by Dolores Ninja QUI

Quale sarà, dunque, la struttura di questo nuovo programma? Chi conosce Pose sa già molto bene cosa sono le Houses, e quale sia la loro storia. Ebbene, in Legendary vedremo otto houses competere tra loro nelle diverse categorie, per aggiudicarsi il titolo di “Legendary House”.
Sfogliando il profilo Instagram del programma, siamo riusciti a risalire alle house che parteciperanno alla competizione: la House of Xclusive Lanvin, la House of West, la House of Balmain, la House of St. Laurent, la House of Ninja, la House of Ebony, la Gorgeous House of Gucci e la House of Escada.

Per ogni house, inoltre, parteciperanno un numero limitato di componenti, tra i quali spicca una vera e propria eccellenza italiana: Dolores Ninja, ballerina e coreografa originaria di Bergamo e Mother della House of Ninja in California.

Anche i componenti della giuria, poi, sono di tutto rispetto: troviamo infatti la ballerina Leiomy Maldonado, conosciuta anche come Florinda in Pose e Mother della House of Amazon; la rapper Megan Thee Stallion; l’attrice Jameela Jamil e la stylist Law Roach. Dashaun Wesley sarà invece l’MC.

Il progetto porta la firma di Rob Eric e David Collins, gli stessi che sono riusciti a dare nuova vita a Queer Eye su Netflix. Il loro obiettivo è per l’appunto quello di portare uno dei capisaldi della cultura LGBTQ+ di fronte a un pubblico molto più vasto e decisamente più mainstream
fonte: Written by Elena Di Stasio  www.hallofseries.com

Politics: House Democrats demand military end the ban on trans troops in light of Supreme Court decision

The Democrats say the trans military ban is unconstitutional and faces "certain defeat" in court.

House Democrats are asking the military to end Donald Trump’s transgender military ban in light of the Supreme Court’s recent decision in Bostock, which said that Title VII’s ban on discrimination “because of sex” includes discrimination against LGBTQ people.

The letter – which was sent by Rep. Suzan DelBene (D-WA) and signed by 116 Democratic members of Congress – says that the transgender military ban is an “attack on transgender service members who are risking their lives to serve our country.”

Related: Pentagon-funded study shows troops mostly oppose Trump’s transgender military ban

In 2017, Trump tweeted that the military was going to ban transgender people from serving openly, and last year the ban went into effect. Transgender servicemembers are required to serve as their sex assigned at birth and can’t access gender affirming health care while in the military. People diagnosed with gender dysphoria can’t join the military unless they show that they are “medically stable” as their sex assigned at birth for three years.

The ban sparked four federal lawsuits that have had some early victories in court but didn’t prevent the ban from being implemented.

“There are four lawsuits challenging the ban on open transgender military service on the grounds that it violates the Due Process Clause in the Fifth Amendment of the U.S. Constitution, which like Title VII prohibits sex-based discrimination,” the letter states, citing statements from the American Psychiatric Association, the American Psychological Association, and the American Medical Association that transgender people can serve in the military just fine.

“The U.S. Supreme Court’s ruling in Bostock will provide significant weight to those already substantial claims: the principle announced – that gender-identity discrimination is discrimination ‘because of… sex’ – applies equally to claims under the Constitution.”
The letter accuses the Trump administration of “prolonging the litigation” even though it will end in “certain defeat,” urging the Department of Defense to lift the ban and the Department of Justice to settle the lawsuits.

“It’s crucial that the Department of Defense remove this unconstitutional transgender military ban and ensure any qualified patriot is able to serve,” said Jennifer Dane of the Modern Military Association of America. “Thousands of transgender service members have already more than proven themselves with honor and distinction, and this discriminatory barrier that has nothing to do with their ability to accomplish the mission must be taken down.”
“We are thankful for Congresswoman Suzan DelBene’s leadership, and we urge the Department of Defense to take swift action.”
fonte: by     www.lgbtqnation.com

venerdì 10 luglio 2020

Anna Foglietta sarà la madrina della Mostra del cinema di Venezia 2020

La serata di apertura si terrà mercoledì 2 settembre alla Sala Grande del Palazzo del Cinema al Lido
 
L'attrice Anna Foglietta condurrà le serate di apertura e di chiusura della 77/a Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia 2020, diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale di Venezia. 
 
La serata di apertura si terrà mercoledì 2 settembre alla Sala Grande del Palazzo del Cinema al Lido, e la cerimonia di chiusura sarà il 12 settembre, con l'annuncio dei Leoni e degli altri premi ufficiali. Attrice versatile, in teatro, televisione e cinema, Anna Foglietta è impegnata attivamente nel sociale con la onlus Every Child Is My Child, di cui è presidente, e recentemente ha collaborato con Banco Alimentare durante l'emergenza COVID-19. 
 
Di prossima uscita il film di genere e opera prima "Il talento del calabrone", all'interno del quale Anna è protagonista femminile al fianco di Sergio Castellitto. Dopo l'esordio nella serie televisiva "La Squadra" in cui rimane per quattro anni, a cui seguono due stagioni di "Distretto di Polizia", Anna Foglietta debutta al cinema nel film Sfiorati di Angelo Orlando e nel 2008 Solo un padre di Luca Lucini. 
 
Con il ruolo di Eva in "Nessuno mi può giudicare" di Massimiliano Bruno ottiene la candidatura ai David di Donatello e ai Nastri d'Argento riceve il premio come miglior attrice di commedia per il 2011. Lavora con i fratelli Vanzina in "Ex-Amici come prima" (2011) e in "Mai stati uniti" (2013), con Neri Parenti in "Colpi di fulmine" nel 2012. Per quest'ultimo vince il Cine Ciak d'Oro come miglior attrice comica e le Chiavi d'Oro per gli incassi. 
 
Ritorna in televisione con "L'oro di Scampia" e con "Ragion di Stato" di Marco Pontecorvo, mentre al cinema, nel 2014, è tra i protagonisti di "Confusi e felici" di Massimiliano Bruno. Nel 2015 è la protagonista femminile del terzo film da regista di Edoardo Leo dal titolo "Noi e la Giulia" in un ruolo che le vale la nomination ai David di Donatello. Il 2015 è anche l'anno in cui gira il fortunatissimo e pluri-premiato film per la regia di Paolo Genovese (col quale Anna aveva già lavorato nel 2014 in Tutta colpa di Freud) "Perfetti sconosciuti", dove è una delle protagoniste femminili: vince il Nastro d'argento speciale e riceve un'altra nomination ai David di Donatello. 
 
A teatro, diretta da Alessandro Gassman, interpreta la poetessa Alda Merini all'interno dello spettacolo "La pazza della porta accanto", fortunato spettacolo che le è valso il Premio Maschere d'oro del teatro 2016. Nel 2018 recita in "Un giorno all'improvviso" di Ciro D'Emilio, presentato alla 75esima Mostra di Venezia nella sezione Orizzonti, per il quale vince il Nastro d'argento come miglior attrice protagonista. Nel 2019, in occasione della 69esima edizione del Festival di Sanremo firmata da Claudio Baglioni, Anna conduce, insieme a Rocco Papaleo il DopoFestival. 
 
Lo stesso anno porta sul piccolo schermo per Rai 1 un'altra grande figura femminile, interpretando Nilde Iotti in Storia di Nilde. Nel 2020 è interprete di due commedie: la prima è DNA - Decisamente Non Adatti, con la regia di Lillo e Greg, che a causa dell'emergenza COVID-19 debutta in streaming anziché nei cinema. Proprio per la sua singolare interpretazione che la vede interprete di tutte le protagoniste femminili di questo film, riceve una la candidatura ai Nastri D'Argento 2020 come migliore attrice di una commedia. La seconda è l'atteso film di Carlo Verdone Si vive una volta sola all'interno del quale recita insieme a Max Tortora, Rocco Papaleo e lo stesso Verdone. L'uscita del film è stata sospesa a causa dell'emergenza COVID-19. 
fonte:  www.rainews.it

Firenze: A Villa Bardini "Cinema in villa" fino all’8 agosto

Per la prima volta nella sua storia il giardino Bardini ospita una rassegna cinematografica con una trentina di film.

Ogni sera alle 21.15, dall’8 luglio all’8 agosto, in una arena da 100 posti numerati allestita sulla Terrazza Belvedere che offre una vista mozzafiato su Firenze.
Ingressi:
  • 5 euro con possibile acquisto in prevendita qui (consigliato)
  • Ogni giovedì sera l’ingresso è gratuito per le famiglie con figli, obbligatoria la prenotazione online.
Per maggiori info:
393 85 70 925 solo nei giorni di programmazione dalle 18 alle 22. www.musartfestival.it
Parcheggio gratuito al Forte Belvedere
L’iniziativa è promossa e organizzata dalla Fondazione CR Firenze e dalla Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron, in collaborazione con l’ Associazione culturale Musart e con il patrocinio del Comune di Firenze.

Programma scaricabile qui

PROSSIMI APPUNTAMENTI:
Venerdì 10 luglio
Maria by Callas di Tom Volf (Usa 2018, 113′)
Per la prima volta, 40 anni dopo la sua morte, la cantante lirica più famosa al mondo racconta la propria storia, con parole sue: attraverso filmati inediti, fotografie mai mostrate, lettere intime e rare immagini dietro le quinte.

Sabato 11 luglio
Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino (Ita/Fra/Usa 2017, 132′)
Primi anni ottanta, in una piccola cittadina del Nord Italia l’incontro tra due ragazzi, Elio, un adolescente sensibile e istruito, e Oliver, un ventiquattrenne spontaneo, affascinante e pieno di vita, segna l’inizio di un’estate indimenticabile.

Domenica 12 luglio
Magari di Ginevra Elkann (Ita/Fra 2019, 99′) – alla presenza della regista
I tre fratelli Alma, Jean e Sebastiano, si ritrovano scaraventati da Parigi, dove vivono con la madre, a Roma, nelle braccia di Carlo, padre assente, anticonformista e incapace di badare a se stesso. Durante le vacanze di Natale con il padre, la piccola Alma continua a credere fermamente che un giorno, magari, la sua famiglia potrà tornare unita.

Lunedì 13 luglio
Hannah e le sue sorelle di Woody Allen (Usa 1985, 106′)
Il rapporto complicato e gli intrecci amorosi di tre sorelle che vivono a New York. La vita quotidiana illuminata e resa originale dallo scintillante umorismo di Woody Allen. Vincitore di tre premi Oscar.

Martedì 14 luglio
Caravaggio – L’anima e il sangue di Jesus Garces Lambert (Ita 2017, 90′)
Un viaggio attraverso i capolavori di Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, si alterna a interviste a celebri critici d’arte che aiutano una lettura composita dell’artista, dell’uomo e delle sue opere.

Mercoledì 15 luglio
La ragazza nella nebbia di donato Carrisi (Ita/Fra/Ger 2017, 127′)
In un piccolo paese di montagna in una notte di nebbia avviene uno strano incidente d’auto. E’ coinvolto un ex-poliziotto che non ricorda nulla di quanto è successo. Sollecitato da uno psichiatra, l’uomo rievoca l’ultimo caso a cui ha lavorato, la scomparsa di una ragazzina, Anna Lou.

Giovedì 16 luglio
*prenotazioni disponibili dal 9 luglio
Mia e il leone bianco di Gilles, De Maistre (Fra 2018, 98′)
Mia è solo una bambina quando stringe una straordinaria amicizia con Charlie, un leoncino bianco nato nell’allevamento di felini dei genitori in Sudafrica. Ormai quattordicenne, Mia scopre che il suo incredibile legame con Charlie, divenuto uno splendido esemplare adulto, potrebbe finire da un momento all’altro…
fonte:  www.villabardini.it

Libri: "Febbre" di Jonathan Bazzi

Nella dozzina del Premio Strega 2020 - Finalista al Premio Giuseppe Berto 2019 - Vincitore del Premio Libro dell'anno 2019 di Fahrenheit Radio Rai Tre - Vincitore del Premio Bagutta Opera prima

Un libro spiazzante, sincero e brutale, che costringerà le nostre emozioni a un coming out nei confronti della storia eccezionale di un ragazzo come tanti. Un esordio letterario atteso e potente.

«La leggenda personale del'autore che, sull'onda del potere catalizzante della patologia, trova la forza di comporsi, di ridisegnarsi in un ordine che solo il senno di poi, e il presentimento del temuto finale -la morte- imprimono al suo svolgimento. Malattia e destino, un tema classico in letteratura»Corriere della sera

«Non un romanzo testimonianza. Febbre è la storia di un bambino nato e cresciuto a Rozzano. Un bambino indefinibile che desidera il Minipony rosa»Sette

Jonathan ha 31 anni nel 2016, un giorno qualsiasi di gennaio gli viene la febbre e non va più via, una febbretta, costante, spossante, che lo ghiaccia quando esce, lo fa sudare di notte quasi nelle vene avesse acqua invece che sangue. Aspetta un mese, due, cerca di capire, fa analisi, ha pronta grazie alla rete un’infinità di autodiagnosi, pensa di avere una malattia incurabile, mortale, pensa di essere all’ultimo stadio.

La sua paranoia continua fino al giorno in cui non arriva il test dell’HIV e la realtà si rivela: Jonathan è sieropositivo, non sta morendo, quasi è sollevato. A partire dal d-day che ha cambiato la sua vita con una diagnosi definitiva, l’autore ci accompagna indietro nel tempo, all’origine della sua storia, nella periferia in cui è cresciuto, Rozzano – o Rozzangeles –, il Bronx del Sud (di Milano), la terra di origine dei rapper, di Fedez e di Mahmood, il paese dei tossici, degli operai, delle famiglie venute dal Sud per lavori da poveri, dei tamarri, dei delinquenti, della gente seguita dagli assistenti sociali, dove le case sono alveari e gli affitti sono bassi, dove si parla un pidgin di milanese, siciliano e napoletano. Dai cui confini nessuno esce mai, nessuno studia, al massimo si fanno figli, si spaccia, si fa qualche furto e nel peggiore dei casi si muore. Figlio di genitori ragazzini che presto si separano, allevato da due coppie di nonni, cerca la sua personale via di salvezza e di riscatto, dalla predestinazione della periferia, dalla balbuzie, da tutte le cose sbagliate che incarna (colto, emotivo, omosessuale, ironico) e che lo rendono diverso.

Proposto per il Premio Strega 2020 da Teresa Ciabatti: «Febbre di Johnatan Bazzi è un romanzo che testimonia un presente che è già futuro prossimo. Questa è una storia del tempo nuovo: perché il fuoco è sorprendentemente altrove rispetto a dove è stato messo fin qui da letteratura e senso comune. Esula dai giudizi e sposta il baricentro sull'accettazione delle fragilità. Una lingua contaminata – la lingua di una periferia dove si parla un pidgin febbrile di milanese, napoletano, pugliese e siciliano – a tratti interrotta, a tratti fluida, distorce, denuncia, svela, innalza e abbassa la soglia della gioia. Così il protagonista, creatura in divenire, non cerca un'identità, o almeno non nelle categorie esistenti, ma ne inventa una sua personale in cui si ama su internet ("usatemi per studiare il cuore del nuovo millennio, quello che prima s'innamora e poi ti vede in faccia"), in cui si può essere tutto, felicemente tutto: colto, balbuziente, emotivo, gay, ironico e anche sieropositivo. L'Orlando di Virginia Woolf qui si condensa, e trova realizzazione in pochi anni. Non servono più secoli.»
fonte:  www.libraccio.it

“The Death and Life of Marsha P. Johnson”. Recensione di Anna Cordioli

Il 28 giugno 1969 fu una data storica per i diritti umani, perché vide iniziare i “Moti di Stonewall”, ovvero la rivolta spontanea della comunità Gay di New York le continue angherie da parte della polizia. L’anno successivo, in quella stessa data, si celebrò il primo GayPride della storia.

Quest’anno si festeggia dunque un anniversario importante, il cinquantesimo, di quella prima manifestazione pacifica che segnò ufficialmente la nascita del movimento LGBT ma,  a causa della pandemia in corso, la commemorazione e le attività a favore di una società più inclusiva si sono spostate principalmente sui social media. Tale spostamento e la “sparizione del corpo” hanno però lasciato ampio margine ad attacchi di “haters” contro i  contenuti LGBT: “Homo homini lupus: chi ha coraggio di contestare quest’affermazione dopo tutte le esperienze della vita e della storia?” (Freud, 1929)

Tra i tanti ottimi titoli messi in rotazione da Netflix sull’argomento LGBT si trova il documentario “Morte e vita di Marsha P. Johnson”, che ci permette di riflettere su molte questioni, tutt’altro che risolte.

Marsha Johnson era una persona transessuale che partecipò ai moti di Stonewall, per oltre vent’anni figura di riferimento nella comunità newyorkese e musa di Andy Warhol. Fondò una casa di accoglienza per ragazzini/e trans che vivevano in strada e, assieme a Sylvia Rivera, il movimento STAR (Street Transvestite Action Revolutionaries) per denunciare la condizione di povertà e degrado in cui erano costrette le persone trans. Marsha fu trovata morta il 6 luglio 1992 e il caso fu archiviato come suicidio, ma nessuno credette a questa versione e il funerale di Marsha si trasformò in un corteo di protesta contro un sistema a cui non interessava affatto fare luce e giustizia sulla morte di un “uomo in abiti da donna” (dicitura irrispettosa apparsa anche di recente sui giornali per descrivere una vittima trans o genderqueer).

Il documentario si apre proprio con quel corteo, che non chiede giustizia solo per Marsha, ma anche per tutti i casi di questo tipo di omicidi finiti archiviati. Per dirla con Fedidà (2001): “Ciò di cui si tratta è piuttosto sul piano della Scomparsa e non tanto su quello della perdita e del lutto”. Ed il lavoro del lutto necessita di un recupero di senso e di condivisione.
Il documentario ha un’impalcatura ambiziosa che segue tre diverse linee narrative: la storia delle lotte per il riconoscimento dei diritti civili delle persone trans, la storia delle indagini sulla morte di Marsha e la storia di un processo per l’omicidio di una ragazza trans, uno dei tanti, che si svolge nel presente.

Ci vengono mostrate le immagini di quel primo GayPride del 1970, in cui Marsha sfilava sorridente, con uno spolverino chiaro e un bellissimo cappello peloso. Al suo fianco, Sylvia, con una tutina che divenne iconica, con gli occhi torvi e arrabbiati. Solo alla fine della giornata riuscirono a salire sul palco per parlare alla folla e Sylvia venne crudelmente fischiata. Quel pezzo di storia, quel grido di rabbia così amaro, durante una giornata tanto importante per i diritti umani, va conosciuto e continuamente ripensato. Non solo la società occidentale, ma neppure la nascente comunità LGBT era stata  pronta ad accogliere la diversità che Marsha e Sylvia mostravano al mondo. Freud scriveva nel 1929: “Sono tre le fonti da cui proviene la nostra sofferenza: la forza soverchiante della natura, la fragilità del nostro corpo e l’inadeguatezza delle istituzioni che regolano le reciproche relazioni degli uomini […] Circa la terza fonte di sofferenza […] non vogliamo ammetterla, non riusciamo a comprendere perché le istituzioni da noi stessi create non debbano essere piuttosto una protezione e un beneficio per tutti”.

È sicuramente amaro riconoscere che nessun diritto civile è stato concesso per il buon cuore della maggioranza, ma è giunto sempre attraverso la rivolta degli oppressi; invece è necessario riconoscere che esistono nell’uomo istanze crudeli e distruttive. Questa consapevolezza è indispensabile per poi rinunciare alla scissione e fare lo sforzo di creare le condizioni per la costruzione di nuovi legami più umanizzanti.

Il documentario ci accompagna poi dal 1970 al 1992, anno in cui Marsha viene trovata morta. Ci racconta la storia di questa creatura unica, amata da molti ma anche molto, troppo, in vista. La natura l’aveva dotata di un corpo solido e slanciato e lei sapeva esaltare la sua fisicità in modi inaspettati. Marsha mostra il suo viso truccato, con una “nudità dignitosa” (Levinas, 1982) senza una vera ostentazione, ma con la gioia dolce e quasi infantile di sentirsi guardati, il sorriso aperto e disarmante. L’incontro con questo volto ci impone lo sforzo del vero riconoscimento dell’Altro, della sua domanda d’incontro, del suo essere una persona “altra da me”, misteriosa e libera. È sempre Levinas (1993) che ci ricorda che “il volto si sottrae al possesso, al mio potere. Nella sua epifania, nell’espressione, il sensibile, che è ancora afferrabile, si muta in resistenza totale alla presa”.
Forse per questo le persone trans hanno subito e subiscono i rifiuti più netti dalla società, perché da subito ci impongono la fatica di non poterli subito inquadrare, definirei con un’unica parola, al primo pigro sguardo, alla definizione (difensiva) che se ne dà.

Il documentario aiuta anche a comprendere l’importanza del linguaggio: impercettibilmente, man mano che la storia si snoda, alcune parole cadono in disuso e ne appaiono di nuove. Ad esempio negli anni novanta “travestito” e “transessuale” venivano usati come sinonimi mentre, nelle sequenze più recenti, le due parole vengono distinte e appaiono termini come “transgender” e “cisgender”. Non mi soffermo a spiegare le notevoli differenze tra questi termini, ma vorrei solo sottolineare che l’evolversi del linguaggio ci testimonia l’importanza profonda che ha avuto in questi cinquant’anni l’incontro con il “Volto dell’Altro” e con la sua “fame” (Levinas, 1982) di vita.

Questa evoluzione è soprattutto frutto del processo di autoconsapevolezza che le persone trans hanno potuto intraprendere quando hanno sentito di non essere sole. Scoprirsi parte di una comunità, sentire di non doversi sempre nascondere, potersi confrontare con gli altri, ha avviato un importante processo di soggettivazione, in cui la questione di chiedersi cosa significa “essere sé stessi” non si lascia risolvere da una definizione esterna e alienante, ma idealmente non si pone affatto (Andrè, 2004).
Questo accade mentre si guarda “Morte e vita di Marsha P. Johnson”: gli intervistati non sono “solo” trans, ma sono persone che testimoniano che vita si vive se si viene visti solo come trans. In questo stanno la disperazione e l’ingiustizia.

Il 6 luglio saranno passati ventotto anni dalla morte di Marsha: gli haters vorrebbero che non se ne parlasse e invece…

The Death and Life of Marsha P. Johnson | Official Trailer [HD] | Netflix clicca QUI

Bibliografia
Andrè  J. (2004). L’impréveu en séance. Gallimard, Paris.
Freud S. (1929). Il disagio della civiltà. OSF, 10.
Fedidà P. (2001). Il buon uso della depressione. Milano, Einaudi, 2002.
Levinas E. (1993). Dio, la morte e il tempo” .Milano, Jaca Book, 1996.
Lévinas E. (1982). Etica e Infinito. Roma. Castelvecchi, 2012.
Luglio 2020
fonte:  Autore: Anna Cordioli /www.spiweb.it

martedì 7 luglio 2020

Danza: E’ morto George Bodnarciuc, addio al grande Maestro

Si è spento nella mattinata del 2 luglio 2020, il Maestro George Bodnarciuc.
La notizia ha fatto subito il giro del web, lasciando gli addetti al lavoro, gli amici e non solo senza fiato. Il mondo della danza perde un grande professionista, un Maestro dell’arte coreutica, ma anche un Maestro di vita: sempre gentile, saggio e disponibile. (ph. da facebook)

Nato in Romania. Dopo il conseguimento del diploma di ballerino presso il liceo coreografico di Cluj, viene assunto dal Teatro dell’Opera di Bucarest, dove a vent’anni debutta come primo ballerino nel ruolo di “ Albrecht “ di Giselle.

Segue un periodo di specializzazione al Teatro Kirov di Leningrado (Classe Semenov). Ritornato al Teatro dell’Opera di Bucarest ha ricoperto,nel corso degli anni, tutti i primi ruoli del repertorio classico: Il Lago dei Cigni (Siegfried); Coppellia (Franz) ; La Bella Addormentata ( Il Principe); Don Chisciotte (Basilio); Lo Schiaccianoci; Les Sylphides (Il Poeta); Romeo e Giulietta (Romeo) ed altri ruoli di balletti contemporanei. Laureato ai concorsi nazionali ed internazionali (Tokio – Osaka), cerca di arricchire la sua esperienza artistica lasciando il suo paese, per lavorare in Germania presso il Deutsche Oper W.Berlin, ed infine in Italia dove risiede ormai da tanti anni.


In Italia lavora nei più prestigiosi Teatri e Compagnie come primo ballerino ospite (Teatro Comunale di Firenze, Arena di Verona, Teatro Massimo di Palermo , Compagnia Italiana di Balletto di Carla Fracci) protagonista di svariati balletti di repertorio e nuove creazioni.

Nel frattempo ha assunto,per un periodo, la carica di Direttore di Balletto al Teatro dell’Opera di Bucarest. Per meriti artistici eccezionali il Presidente della Romania gli ha conferito un alto titolo di onorificenza.

Negli ultimi anni svolge l’attività di Maestro di Danza in Italia e all’estero (Teatro Comunale di Firenze, Arena di Verona, Teatro Verdi di Trieste, Balletto di Toscana, Opera di Budapest, Folks Oper di Vienna).
fonte:  Sara Zuccari Direttore www.giornaledelladanza.com

Firenze > Maggio Danza, Alexander Pereira: “Risolverò il problema della compagnia di ballo”

“Conosco la situazione, e cercherò di risolvere il problema del balletto”

Undici mesi di programmazione ininterrotta, da fine agosto 2020 a fine luglio 2021.

 10 titoli d’opera in stagione e 6 durante il Festival e di questi sono ben 12 i nuovi allestimenti, più di 40 concerti sinfonici (tra stagione e Festival) e poi cinque opere per ragazzi (con 32 recite a loro dedicate) che portano a ventuno gli allestimenti operistici del Maggio, numerosi recital concertistici e di canto, un balletto e le tournée in Italia e all’estero per un totale di oltre 160 giornate di spettacolo.

Non manca la danza e quindi il 30 dicembre (altre recite: 4, 8, 9 e 14 gennaio 2021) è in cartellone un balletto al Teatro Goldoni: un nuovo allestimento con coreografie di Massimiliano Volpini e i danzatori del Nuovo BallettO di ToscanA (diretto da Cristina Bozzolini), con una formazione cameristica dei professori d’Orchestra del Maggio e musiche da camera di Franz Schubert e Anton von Webern.

Suonare musica da camera interessa molto ai Professori d’orchestra del Maggio in quanto rappresenta un motivo di studio e valorizzazione della loro professione e un tipo di musica alla quale non possono dedicarsi spesso. L’idea nuova di creare dei balletti su musiche da camera favorisce quindi sia i piccoli Ensemble orchestrali dell’Orchestra del Maggio e permette di creare nuove coreografie e nuovi progetti molto interessanti su musiche per quartetti, quintetti, sonate di pianoforte.
fonte:  Redazione www.giornaledelladanza.com

Cinema > Nastri d'argento, miglior film è Favolacce Pinocchio miglior regia. Premi al Maxxi

All'ombra della scomparsa di Ennio Morricone, si svolgerà stasera la 74/a edizione dei Nastri d'Argento 2020 che proprio al musicista sono dedicati. Miglior film risulta FAVOLACCE di Damiano e Fabio D'Innocenzo (già premiato a Berlino per la sceneggiatura), mentre PINOCCHIO di Matteo Garrone ottiene il premio per la regia insieme a quelli per attore non protagonista (Roberto Benigni), scenografia, montaggio, sonoro e costumi a pari merito con FAVOLACCE.

Insomma la favola di Collodi rivisitata da Garrone ottiene ben sei Nastri contro i cinque del film dei D'Innocenzo, premiato per film, produttore, sceneggiatura, fotografia e costumi.
Stasera, nel segno della normalizzazione, saranno premiati al Museo Maxxi di Roma con la conduzione di Anna Ferzetti in una diretta trasmessa dalle 21.10 su Rai Movie: FIGLI di Giuseppe Bonito (miglior commedia, attore di commedia Valerio Mastandrea e attrice Paola Cortellesi) e, sempre con tre premi, LA DEA FORTUNA di Ozpetek (miglior attrice protagonista Jasmine Trinca, colonna sonora e canzone originale 'Che vita meravigliosa' di Diodato); a cui si aggiunge IL CAMEO' DELL'ANNO a Barbara ALBERTI.

Miglior attore è Pierfrancesco Favino per HAMMAMET. Premiata anche come miglior attrice non protagonista Valeria Golino per due film, RITRATTO DI UNA GIOVANE IN FIAMME e 5 È IL NUMERO PERFETTO. Miglior regista esordiente è Marco D'Amore per L'IMMORTALE; il riconoscimento per il miglior soggetto va a IL SIGNOR DIAVOLO di Pupi, Antonio, Tommaso Avati.

Tra i premi speciali assegnati dal direttivo dei giornalisti cinematografici, Film dell'anno è VOLEVO NASCONDERMI di Giorgio Diritti che vede premiati anche i produttori Carlo Degli Esposti e Nicola Serra (Palomar) e Paolo Del Brocco (Rai Cinema) e il protagonista Elio Germano, e il NASTRO ALLA CARRIERA a Toni Servillo
fonte: di Francesco Gallo www.ansa.it  RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

L’addio di Robert De Niro a Ennio Morricone: “La sua musica era insolita e speciale”

 
Anche Robert De Niro omaggia il maestro Morricone dopo la sua scomparsa, in un commosso omaggio espresso con un’intervist.
Ph.  Sven-Sebastian Sajak Ennio Morricone (2015) in der Festhalle Frankfurt per Wikipedia


 La musica di Morricone era: “Insolita e interessante, forse la parola più adatta è che era una novità quello che aveva fatto per quel tipo di film. Ma anche quando faceva altre cose vedevi quanto fosse versatile e quanto speciale fosse la sua musica”. 

Questo il modo in cui Robert De Niro, attore che certo non ha bisogno di essere introdotto, ricorda la particolarità dello stile compositivo di Ennio Morricone. De Niro deve infatti una piccola parte del suo successo anche al contributo del maestro nostrano: ricordiamoci che è stato proprio Morricone a musicare almeno quattro dei film più apprezzati ai quali l’attore ha preso parte. Parliamo naturalmente di Novecento (Bernardo Bertolucci, 1976), C’era una volta in America (Sergio Leone, 1984), Mission (Roland Joffé, 1986) e Gli intoccabili (Brian De Palma, 1987). Quattro capolavori molto differenti, che tra l’altro provano la straordinaria qualità camaleontica della musica del maestro.

 

“Ennio Morricone era un musicista così particolare”

Non è difficile dimostrare come Morricone fosse infatti capace di trovare sempre il suono giusto per l’immagine giusta. In particolare, De Niro ricorda: “Quando Ennio ha fatto la musica per Mission e C’era una volta in America ho pensato quanto fosse meravigliosa, era sempre veramente speciale. Era un musicista così particolare”. 
Il ricordo dell’attore si sposta poi agli Spaghetti Western, ai quali lui purtroppo non ha mai partecipato perché ancora troppo poco conosciuto, e attivo principalmente in un altro ambiente. 
Di queste musiche (come quella de Il buono, il brutto e il cattivo) osserva come lo stile di Morricone avesse all’epoca aperto panorami musicali nel cinema mai tentati prima. Un ricordo quindi, questo di De Niro intervistato da Repubblica, fondamentale per ricostruire il mosaico di infinite influenze esercitate da Morricone su tutto il mondo del cinema negli ultimi sessant’anni.
Fonte: La Repubblica, Il fatto quotidiano Di Andrea Campana via  /www.lascimmiapensa.com

giovedì 2 luglio 2020

Libri > "Trick Mirror: Le illusioni in cui crediamo e quelle che ci raccontiamo" di Jia Tolentino

Jia Tolentino, voce impareggiabile della generazione millennial e brillante talento della rivista americana New Yorker, esplora in questi nove saggi inediti e interconnessi la propria maturità nel paesaggio confuso in cui viviamo, un'èra di verità malleabile e diffusa illusione personale e politica. Con uno stile estremamente intimo e forte, Tolentino approfondisce i fattori che deformano, a volte senza che ce ne accorgiamo, il nostro modo di guardare il mondo.

"Trick Mirror" è un viaggio illuminante e indimenticabile attraverso il fiume dell'autoinganno che scorre proprio sotto la superficie della nostra vita. È un libro sugli stimoli che ci modellano e su quanto sia difficile vedere chiaramente noi stessi attraverso una cultura che ruota attorno all’io.

Dall'ascesa dell’incubo social in internet alla sua apparizione in un reality show televisivo, dalle sue esperienze con l’MDMA e la religione al sogno punitivo dell'ottimizzazione di sé perpetuato dalla nostra cultura, dal fenomeno del truffatore americano di successo all'ossessione della sua generazione per i matrimoni stravaganti, Jia Tolentino scrive di questi tempi così strani con rara potenza stilistica, umorismo e feroce chiarezza.

"Trick Mirror" è un’affascinante raccolta d'esordio, scritta con una magistrale combinazione di arguzia e coraggio, che annuncia Tolentino esattamente come il tipo di voce che abbiamo bisogno di sentire in questo momento - e per molti anni a venire. ***

"Ognuno dei nove saggi originali è un mix di giornalismo, ricerca e storia personale. La sua voce in questo libro è completamente sviluppata: scrive con un inimitabile mix di forza, lirismo e umorismo affilato tipico di internet." — The New York Times Book Review ***

"Tolentino è riuscita a dire molte verità scomode – e con uno stile invidiabile. Questo è un libro brillante e avvincente che spingerà molti di noi a guardare nello specchio a lungo. Mi ha riempito di speranza." —Zadie Smith ***

“Tolentino è la migliore giovane saggista americana, una che ho costantemente ammirato e dalla quale ho imparato.” — Rebecca Solnit ***

“Non è un’iperbole affermare che Jia Tolentino potrebbe essere la Joan Didion del nostro tempo... È in grado di cogliere il punto in cui la politica contemporanea e la cultura giovanile si incontrano e si intrecciano.” — New York Magazine ***

Jia Tolentino è una giornalista della rivista americana New Yorker. Cresciuta in Texas, ha studiato all’Università della Virginia prima di prestare servizio in Kirghizistan nei Peace Corps e ricevere un Master of Fine Arts in narrativa dall’Università del Michigan. Ha lavorato come redattrice a The Hairpin e come vicedirettrice a Jezebel, e i suoi articoli sono apparsi sul New York Times Magazine, Grantland, Pitchfork, e altre pubblicazioni. Vive a Brooklyn.
fonte:  www.amazon.it

Social Media: How to do the Vogue Challenge on Instagram, Twitter, & TikTok

Over the years, the internet has played a huge part in calling for diverse representation in all sorts of social spaces, and none more than high fashion.  

Racial & gender equity has been advocated for for decades, and the fight continues in 2020 – which brings us to the Vogue Challenge.

Right now, millions of people are posting the most glamorous shots of themselves added to the cover of Vogue magazine, showing that anyone & everyone deserves to be seen & accepted.

The challenge was started by Oslo-based model Salma Noor, bringing a call for racial justice to the conversation around fashion representation with her headline "Being Black is Not a Crime." The social media trend is a distinctive one – both cosmetic & serious, stylish & political.

It's even moved beyond the confines of the traditional magazine cover, appearing on TikTok in video glamour shots using a greenscreen feature, like a model's fashion shoot coming to life in real-time. There are more and more ways to add yourself to the Vogue Challenge conversation in 2020 – all you need to know is how.

It's not the easiest task to accomplish, especially if you want to use video – you need an editing tool that supports custom text, font, arrangement, and color, as well as photo & video filters and precise formatting. I recommend using Kapwing to create your Vogue Challenge: it's online, free, and allows you to create high-quality images with every feature you need. Here's how to do it in under a minute with a customizable template:
  1. Open the Vogue Challenge template 
  2. Add your own photo & text
  3. Download & share
OR: Follow this Vogue Challenge video tutorial
OR read on > HERE
source:  Peter Davis  www.kapwing.com

Gucci Beauty sceglie Ellie, modella con sindrome di Down

Volto della campagna per il lancio del nuovo mascara


Il suo nome rimarrà nella storia della moda. Lei è Ellie Goldstein ed è la prima modella con la sindrome di Down a posare per la maison fiorentina Gucci.


 Inglese, 18 anni, Goldstein è il nuovo volto della campagna beauty della griffe, che l'ha scelta per il lancio del nuovo mascara l'Obscur.

L'annuncio lo ha dato la stessa maison fiorentina su Instagram. E subito sul social sono piovuti commenti con complimenti alla maison per la scelta fatta.

Ma non finisce qui: il volto di Ellie sarà anche pubblicato sulle pagine di Vogue Italia, protagonista degli scatti del giovane fotografo e artista David Pd Hyde. In occasione del Photo Vogue Festival tenutosi nel novembre 2019, Gucci Beauty e Vogue Italia avevano lanciato un progetto di scouting su Instagram. Di conseguenza, il fotografo David PD Hyde ha trovato Ellie (oltre a varie altre) per uno speciale editoriale sul mascara L ' Obscur. Il portfolio si ispira alle parole del Creative Director Alessandro Michele: ′′ Ho progettato il mascara L ' Obscur per una persona autentica che usa il trucco per raccontare la propria storia di libertà, a modo suo.".

Alessandro Michele, direttore creativo della griffe della doppia G, continua così a scuotere il sistema moda con le sue scelte, sempre un passo avanti. È di una settimana fa l'annuncio dell'attrice premio Oscar e attivista Jane Fonda come nuovo volto della campagna fotografica all'insegna della sostenibilità, ovvero la prima collezione green, 'Gucci Off The Grid'.

Senza dimenticare che - a seguito della pandemia - la maison è stata fra le prime a scegliere di sfilare con due sole collezioni l'anno, svincolate dai calendari ufficiali e dal concetto di stagione. Continua così il percorso che dice stop ai ritmi frenetici del fashion system e invita a ripensare la moda tutta.

"Questa storia è bellissima. Faccio i complimenti a Ellie e a Gucci. La sindrome di Down non può essere un limite, mai", ha commentato su Instagram Matteo Renzi, pubblicando la foto della modella inglese. "Sono felice e orgoglioso che Gucci, la maison che ha radici e cuore produttivo a Firenze, scelga Ellie Goldstein per la sua campagna. Un messaggio intelligente e forte: la disabilità non è e non sarà mai un limite. Chapeau!", il commento su Facebook del sindaco di Firenze Dario Nardella.
fonte:  Redazione ANSA Firenze www.ansa.it

Petizione: Campagna nazionale per la legge sul contrasto alla violenza e alla discriminazione da orientamento sessuale, genere e identità di genere

Per una rapida e piena approvazione in Commissione Giustizia del disegno di legge contro l’omotransfobia e la misoginia.
Da quasi 30 anni aspettiamo una legge contro le violenze e le discriminazioni per orientamento sessuale, genere e identità di genere. Martedì 30 Giugno è stato depositato dal relatore on. Alessandro Zan il testo base del decreto legge presso la Commissione Giustizia della Camera dei Deputati.

Chiediamo che la Commissione Giustizia proceda con la massima celerità all’approvazione finale del testo, che giudichiamo positivamente, senza stralci, sconti o deroghe che ne pregiudichino la bontà.
Troppe volte ci siamo trovate e trovati di fronte alla possibilità di avere una legge di tutela contro i reati d’odio. Troppe volte questa possibilità si è arenata.

A:> I componenti della Commissione giustizia della Camera dei Deputati.:
Vogliamo una legge che intervenga in modo concreto a sostegno delle persone colpite dall’odio, che monitori il fenomeno e preveda investimenti per sportelli di ascolto e case di accoglienza.
Vogliamo una legge di prevenzione che si preoccupi di porre le basi per agire sulle vere cause del pregiudizio e dello stigma sociale: misoginia, omofobia, bifobia, lesbofobia, transfobia.
Chiediamo che la Commissione Giustizia della Camera approvi in tempi ragionevolmente brevi questo ddl per consentire l’approdo in aula di una legge urgente e inderogabile.

FIRMA > QUI

Oggi siamo a chiedervi di fare presto e di fare bene per consentire al ddl di approdare presto in aula.
Per saperne di più clicca qui

fonte:  https://action.allout.org/it

Danza: Il ballerino e coreografo Nicolò Abbattista protagonista di Summer lab 2020

Nicolò Abbattista, classe 1990, sarà uno dei protagonisti di Summer lab 2020, un percorso estivo pensato per i giovani che si affacciano con curiosità allo studio e alla professione del danzatore contemporaneo e per tutti coloro che vogliono mantenere il proprio training anche in estate.
Che quest’anno, per la sua quinta edizione, approda in Puglia nello spazio della Cittadella degli Artisti di Molfetta (Ba) dal 23 Luglio al 3 Agosto.

Tra i docenti ci sono Andrea Piermattei (Teatro Alla Scala), Aida Vainieri (Tanztheater Wuppertal di Pina Bausch), Luca Andrea Tessarini (Nederlands Dans Theater), Frédéric Despierre (Hofesh Shechter Company), Claudio Cangialosi (Royal Ballet of Flanders), Roser Lòpez Espinosa e tanti altri.

Il “Summer Lab” è un’occasione unica per sperimentare all’interno dello stesso contenitore diversi approcci coreografici e allo stesso tempo allenarsi e divertirsi in estate.
Durante il campus verranno selezionati allievi per il Centro di Alta Formazione per la Danza ArteMente di Milano.

“La quarantena – racconta Nicolò – è stata per me un momento per reinventarmi, da subito assieme al mio collega e co-direttore del Centro di Alta Formazione per la Danza ArteMente Christian Consalvo abbiamo deciso di convertire gli obiettivi didattici degli allievi dell’accademia di danza e utilizzare il mezzo digitale a nostro vantaggio. Era stato fino a febbraio scorso un anno florido di progetti, eventi e spettacoli e doveva essere una corsa fino ad Agosto senza mai fermarci quando a un tratto tutto è saltato; non pochi erano i luoghi che avrebbero visto i nostri progetti: Italia, Israele, Scozia e tanti altri. Credo di aver imparato tanto da questo periodo.
Ma nel frattempo che la stagione primaverile stava svanendo nel nulla mi stavo concentrando sulla stagione estiva. Il nostro progetto estivo, il “Summer Lab”, che ogni anno si svolge in una regione diversa d’Italia; quest’anno si sarebbe svolto in Puglia a Molfetta. Vedevo che i miei colleghi annullavano un evento dopo l’altro ma io ho voluto lottare perché dopo tantissimo tempo sarei tornato nella mia città natale. Tantissimi saranno gli allievi e gli ospiti da tutto il mondo che visiteranno le coste, il centro storico, i locali per dieci giorni. Forse è stata proprio Molfetta a darmi la spinta per continuare a credere in questo progetto, è stata dura, ma ci siamo quasi…”

Nicolò inizia a studiare danza classica, danza moderna e danza contemporanea all’età di 15 anni, a Molfetta, sua città natale. Dopo la maturità classica, si trasferisce a Milano dove si diploma presso l’Accademia Professionale dello spettacolo M.A.S. Nel 2012 si laurea in comunicazione e psicologia presso l’Università degli studi di Milano Bicocca. Nel 2011 fonda la compagnia di danza contemporanea Lost Movement di cui è attualmente coreografo. Nell’a.a. 2014/2015 frequenta il Master di I livello in Spettacolo, Impresa e Società presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca. Nel 2015 fonda, con Christian Consalvo, il “Centro di Alta Formazione ArteMente”, di cui è Co-Direttore Artistico, docente di danza contemporanea e storia della danza. Nel 2017 viene selezionato per partecipare al Master di Coreografia “Choreographic Dance” di Aterballetto.

Dal 2019 è project manager del Progetto Milano Dancing City, finanziato da Fondazione Comunità di Milano. Attualmente l’attività artistica di Nicolò è rivolta alle relazioni, all’integrazione culturale e al networking.
Maggiori info sul Summer lab sul sito www.centroartemente.it/summer-lab-2020
fonte:    www.zonafrancanews.info

Cinema: Luchino Visconti e il suo rapporto con la Musica

Esistono film definiti capolavori e lo saranno per sempre. Il merito va attribuito a tanti fattori tra cui trama, attori, ambientazione, momento storico-sociale ma soprattutto regista e (aggiungerei) musica.

Moltissimi film non rimarrebbero nella memoria del pubblico senza quel sostegno musicale che li ha caratterizzati. Porto come esempio clou il celeberrimo film “Il Gattopardo” del grande Luchino Visconti con musiche di Nino Rota.  Chi non associa il film alle meravigliose scene del ballo? Chi non ricorda la bella Angelica fluttuare nel salone di casa Ponteleone sulle note dei Valzer e Mazurke?

La sceltamusicale per un film avviene in modi diversi a seconda del soggetto ma anche della cultura e formazione del regista. Luchino Visconti era un uomo coltissimo con due grandi passioni: la letteratura, a cui da ragazzo pensava di affidare il proprio futuro di autore, e la musica, a cui pure si era rivolto con lo studio del violoncello.

Dalle sue biografie si evince quanto la cultura fosse parte integrante della vita familiare “Mio padre ci ha educati severamente, duramente, ma ci ha aiutati ad apprezzare le cose che contano:la musica, il Teatro, l’Arte”.

 Si pensi che il padre, il Duca Giuseppe Visconti di Modrone, uomo dagli interessi molteplici (tra cui l’industria tessile, un’azienda di profumi, restauratore dell’intera cittadina di Grazzano Visconti ricostruita a borgo medievale), grande appassionato di teatro oltre che sovrintendente del Teatro alla Scala per alcuni anni,  allestiva commedie e riviste nel teatro di casa a cui partecipava tutta la famiglia in vari  ruoli. La passione e lo studio della musica portava Luchino ad esibirsi in concerti in abito da sera nel salone di casa con i fratelli Luigi, al piano, Edoardo al violino come da tradizione aristocratica del ‘700.

Letteratura e musica sono la trama sottile ed intricata dei suoi film. La prima come matrice di ogni suo lavoro, la seconda come elemento portante ed illuminante ma anche come propria voce autobiografica, come identificazione di uno o più personaggi.
La sua esperienza di musicista unitamente ad uno straordinario intuito artistico e perfezionistico gli consentono di chiedere a direttori d’orchestra, compositori ed esecutori, trascrizioni, elaborazioni, trasformazioni dei tempi musicali o composizioni originali con caratteristiche particolari pur lasciando in piena autonomia i musicisti.

 I suoi più fedeli collaboratori tra cui Suso Cecchi d’Amico e il compositore Franco Mannino raccontano come Visconti, da intellettuale finissimo, aristocratico e colto, perfettamente conscio di esserlo, era un professionista meticoloso ed esigente prima di tutto con se stesso. Un maestro inflessibile che si aspettava che ognuno facesse ciò che gli competeva al massimo delle sue potenzialità.

I film nascono per lo più elaborando in cenacolo una sua idea matrice. La casa di Suso Cecchi  d’Amico è il fulcro del circolo intellettuale in cui sono ospiti letterati e musicisti tra cui Nino Rota. Ne consegue che l’elemento Musica nasce con il  film stesso

Franco Mannino rivela di come Visconti abbia stravolto totalmente il rapporto tra cinema e musica: “Tradizionalmente si aspettava che il regista finisse il film e lo pre-montasse. Poi regista e compositore decidevano in quali scene mettere la musica”. Invece il Visconti lascia ai suoi amici compositori ampia libertà di comporre studiandosi il copione o i romanzi da cui erano tratti i film. In seguito lui definiva meglio i punti in cui inserire la musica. Capitava, anche a montaggio avviato, che ascoltasse brani non previsti e decidesse di inserirli nei film.

Diversi in ogni film sono i ruoli della musica, diverse funzioni essa acquista talora anche all’interno della stessa opera cinematografica. Essa si contrappone alle vicende e al mondo in cui vivono i personaggi come in Ossessione e Bellissima; scaturisce direttamente dal mondo storico e culturale dei personaggi come in Senso nel Gattopardo, in Morte e Venezia e Ludwig;  si fa materia viva di narrazione in Rocco e i suoi fratelli, le Notti Bianche, L’Innocente.

Sarebbe impossibile in questa sede analizzare l’intera opera cinematografica e i suoi legami con la musica però vorrei porre l’attenzione su alcuni film particolarmente significativi, con un rapporto molto intenso con la musica e dagli intrecci  meravigliosi pertanto vi consiglio di seguire i prossimi articoli in cui prenderò al vaglio alcuni celebri film: primo fra tutti “Il Gattopardo”.
fonte:     www.zonafrancanews.info

Spettacolo: Coronavirus, Cirque du Soleil fa ricorso alla bancarotta

Il gruppo canadese non ha scelta e spiega le ragioni del ricorso alla bancarotta controllata

"Negli ultimi 36 anni il Cirque du Soleil è stata un'organizzazione di grande successo. Con i ricavi zero legati alla forzata chiusura di tutti gli spettacoli per il Covid-19 (GLI AGGIORNAMENTI - LO SPECIALE), il management ha deciso di agire in modo deciso per tutelare il futuro della società", queste le parole di Daniel Lamarre, il presidente e amministratore delegato di Cirque du Soleil Enetrtainment Group. "Non vediamo l'ora di rilanciare le nostre attività e trovarci di nuovo insieme per creare quel magico spettacolo che il Cirque du Soleil è per i suoi milioni di fan nel mondo", aggiunge Lamarre.

Il Cirque du Soleil, fondato 36 anni fa dall’ex-mangiatore di fuoco Guy Laliberté a Montréal insieme a Gilles Ste-Croix e Daniel Gauthier, ha chiesto l'apertura della procedura di bancarotta con l'obiettivo di ristrutturare il proprio debito, il gruppo canadese spiega che la decisione è legata ai lunghi mesi di inattività cui è stato costretto dall'epidemia di Coronavirus. La compagnia ha fatto anche sapere di voler aprire un tavolo con Investissement Quebec e gli azionisti, la richiesta sarà esaminata domani, 30 giugno dalla Corte superiore del Quebec.

Anche in Italia la situazione dei lavoratori dello spettacolo è critica, artisti e musicisti continuano a protestare contro il mancato sostegno al settore da parte del governo a seguito del blocco delle attività. Gli aiuti governativi sono  insufficienti ed è necessario rimettere in moto in qualche modo, i concerti e tutte le attività sospese. Secondo Paolo Fresu, uno dei tanti artisti che ha richiamato l'attenzione sul problema, "la ripartenza deve cambiare totalmente lo status degli artisti. Non possiamo dimenticare che i lavoratori dello spettacolo non hanno solo doveri, ma anche diritti”. Insieme al trombettista sardo, tra i promotori del Forum dell’Arte e dello Spettacolo, sono in molti gli artisti (#iolavoroconlamusica, i cantanti sui social "richiamano" il Governo FOTO) che si sono uniti al coro di proteste aderendo a vari eventi, tra i più recenti quelli organizzati per il 21 giugno, giorno dedicato alla Festa della Musica.
fonte:  https://tg24.sky.it/spettacolo