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sabato 15 agosto 2026

Mostre: al Palazzo dei Priori di Fermo "Frida Kahlo e Marilyn Monroe. Vite parallele” fino al 1 novembre 2026

"Frida Kahlo e Marilyn Monroe. Vite parallele” a cura di Carolina Dema, Tanino Bonifacio e Alberto Rossetti.

Così lontane, così vicine: la pittrice messicana icona del surrealismo e la diva di Hollywood simbolo del glamour. Palazzo dei Priori di Fermo ospita dal 28 giugno all’1 novembre 2026 “Frida Kahlo e Marilyn Monroe. Vite parallele”, a cura di Carolina Dema, Tanino Bonifacio e Alberto Rossetti.  

Oltre 120 fotografie raccontano le esistenze di due donne solo apparentemente lontane. Pittrice rivoluzionaria la prima, diva hollywoodiana e incarnazione della bellezza la seconda, Frida Kahlo e Marilyn Monroe condividono sorprendenti affinità, senza essersi mai incontrate: la costruzione della propria immagine pubblica, il rapporto complesso con il corpo, gli amori più tormentati, il desiderio di maternità mai realizzato e una costante tensione tra fragilità privata e mito pubblico, al quale sono infine dedicate alcune opere di artisti come Andy Warhol e Zhang Hongmei. Un racconto biografico intenso e coinvolgente che intreccia arte, cinema, politica e cultura visiva.

La mostra è promossa dal Comune di Fermo, con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo, partner Mus-e del Fermano e in collaborazione con Rjma Progetti culturali e Art Book Web. L’organizzazione è affidata a Maggioli Cultura e Turismo.

Attraverso gli scatti di grandi fotografi del loro tempo la mostra ripercorre l’evoluzione delle due protagoniste dall’infanzia alla piena affermazione artistica e mediatica, con un singolare punto di contatto: l’amicizia e la relazione, in momenti diversi, con il fotografo Nickolas Muray.Una lunga relazione e “quasi una venerazione” per Frida e con Marilyn una relazione tenuta segreta sino alla sua morte e rivelata dalla moglie di Muray dopo il ritrovamento di una fotografia con una dedica appassionata.

Oltre alle foto di Muray in mostra si possono ammirare, tra gli altri, gli scatti di Guillermo Kahlo, Imogen Cunningham, Lucienne Bloch, Leo Matiz, Lola e Manuel Alvarez Bravo, Edward Weston, Sam Sahw, Ed Feingersh, Milton Greene, Cecil Beaton e Richard Avedon. Ci raccontano il pubblico e il privato di Frida e di Marilyn, i loro rapporti con personalità importanti e ingombranti come Diego Rivera, compagno di Frida e impenitente donnaiolo, con Joe Di Maggio o Arthur Miller e lo stesso John Fitzgerald Kennedy, notoriamente malato di sesso per Marilyn.

Il percorso di mostra si completa con una sala “Omaggio a Frida” e una sala “Omaggio a Marilyn”, dove sono esposti alcuni documenti, un video di Frida e Diego e un gruppo di opere di alcuni artisti che nel tempo hanno continuato a guardare a Frida e Marilyn come muse contemporanee: tra questi Andy Warhol, Mimmo Rotella, Marco Lodola e i cinesi Xu De Qi, e Zhang Hongmei che ha realizzato riproduzione fedele del fondamentale dipinto Las Dos Frida

>> Guarda il video promo della mostra >> QUI

>> Info e prenotazioni >> QUI 

 fonte: www.fermomusei.it 

lunedì 29 giugno 2026

Mostre: "Moda in luce 1955-1975. Roma fra glamour e innovazione industriale" ai Musei Capitolini Centrale Montemartini

Viaggio dentro un mito: quando Roma divenne capitale mondiale della moda. In 150 fotografie, filmati e abiti originali, un’esplosione di creatività che ancora oggi influenza il pianeta.

La mostra fotografica, multimediale e di capolavori sartoriali Moda in Luce 1955-1975 – Roma fra glamour e innovazione industriale fa rivivere una stagione di esplosione di idee, nomi, marchi, creatività, industria, un portato di beni materiali e immateriali, un “big bang” dell’immaginario della moda che riverbera ancora oggi il suo successo, il fascino, la magia delle sue forme. L’iniziativa, organizzata da Archivio Luce Cinecittà con il Ministero della Cultura, e curata da Fabiana Giacomotti, è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Servizi museali: Zètema Progetto Cultura.

La mostra rappresenta il “secondo capitolo” dell’esposizione Moda in Luce 1925–1955. Alle origini del Made in Italy, ospitata presso il Museo della Moda e del Costume di Palazzo Pitti a Firenze. La mostra romana, interamente nuova per opere, allestimento e temi, prosegue il racconto di un mito, nel passaggio alla sua consacrazione ed esplosione.

IL CONTESTO

All’inizio degli anni Cinquanta l’Italia sta cambiando alla velocità della luce e sta entrando nel boom e nella modernità. Corre su nuove infrastrutture, autostrade, mezzi. Su professioni nuove, e nuovi abiti sociali. Due campi in particolare segnano visibilmente questo sisma storico: la moda e il cinema. Roma ne è il grande vivace contenitore e contenuto.

A Roma si trova Cinecittà, la città del cinema che, dopo l’epocale rivoluzione del Neorealismo italiano, si sta trasformando nella “Hollywood sul Tevere”: la città dove le major statunitensi e lo star system trovano la sede distaccata del sogno americano. Il risultato è prorompente: quella italiana diventerà la cinematografia con il maggior numero di premi Oscar vinti, dopo gli Stati Uniti.

Nella moda avviene qualcosa di analogo. Un mondo di sartorie, di piccole botteghe, di atelier, che ha studiato alla scuola di Parigi e sui tavoli di ricamo e libri d’arte italiana, si trova proiettato sulla vetta di passerelle, riviste e clienti del mondo, in America, Europa, Russia, Giappone. L’haute couture dagli anni Cinquanta, e fino a noi, deve conoscere tra le sue lingue quella del Made in Italy.

Da Roma, l’Italia riesce in due miracoli inattesi: dimostra che a Cinecittà si possono fare film come in America e che l’haute couture può sfilare per via Veneto. È un viaggio lungo, che l’esposizione alla Centrale Montemartini mostra al vivo. 

LA MOSTRA

Protagonista di Moda in Luce 1955-1975 – Roma fra glamour e innovazione industriale è il patrimonio di memoria, fotografie, filmati dell’Archivio storico Luce. Fondamento della conoscenza del XX secolo italiano ed europeo, bene tutelato dell’Unesco, l’Archivio Luce rappresenta una ricchissima fonte di testimonianze sulla moda e lo spettacolo. Il Luce immortala la moda nel momento in cui Roma ne diventa riferimento, tra gli anni Cinquanta e la metà dei Settanta. Una stagione straordinaria in cui la sinergia tra moda, cinema, industria e creatività ha permesso all'Italia di esercitare un profondo influsso culturale a livello internazionale, ridefinendo i canoni del gusto e dello stile.

Il percorso espositivo immerge i visitatori dentro 150 fotografie d’epoca, per la gran parte del Luce, cinque postazioni video con filmati spesso rari e fino a oggi non disponibili al pubblico, oggetti, documenti, tessuti e 27 abiti originali, e nella maggior parte inediti, creati da nomi leggendari come Valentino Garavani, Karl Lagerfeld per Fendi, Federico Forquet, Sorelle Fontana, Giovanna Caracciolo-Carosa, Simonetta Visconti, Irene Galitzine, Fernanda Gattinoni e ancora Roberto Capucci, Maria Antonelli, Patrick de Barentzen, Renato Balestra, André Laug, Emilio Federico Schuberth, Gabriellasport, Antonio De Luca, Angelo Litrico, Domenico e Agostino Caraceni, Pino Lancetti, Laura Biagiotti.

Opere d’arte di grande valore storico ed estetico, provenienti dagli archivi delle maison, incluse Mantero Seta, Taroni e il gruppo Ermenegildo Zegna, sartorie cinematografiche storiche come Farani, musei quali il Boncompagni Ludovisi, da cui proviene anche un sontuoso completo da sera appartenuto a Franca Bettoja, che dialoga con capi coevi indossati da nomi quali Silvana Mangano, e ancora il CIAC-Centro internazionale Arti e Costume di Venezia. Rilevante il prestito della più importante collezione privata italiana, di proprietà di un protagonista del cinema italiano, Massimo Cantini Parrini, costumista di fama internazionale, più volte candidato al premio Oscar e vincitore di innumerevoli premi, che mostra l’estensione di un talento costruito sulla conoscenza profonda della storia dell’arte e del costume.

Organizzato nello stile e nei colori come un’elegante sartoria romana degli anni Cinquanta e Sessanta, il progetto dell’architetto Dario Dalla Lana si conclude in una sala-biblioteca che presenta una selezione di preziosi campionari tessili di proprietà degli archivi di Mantero Seta, Taroni e il gruppo Ermenegildo Zegna, oltre a volumi e riviste rare, di proprietà della curatrice, studiosa del costume e dell’editoria di moda dai suoi albori. Impreziosiscono il percorso inviti, memorabilia e un album amicorum, appartenuto ad Angelo Litrico, che include disegni e dediche dei più importanti sarti e artisti dell’epoca, da Emilio Pucci a Valentino e Novella Parigini.

Un viaggio multimediale e fisico nell’immaginario, tra storia, stile, costume, società e sogno, una macchina del tempo che ci trasporta nel mito: quando Roma e l’Italia hanno spiegato al mondo come vestire, e come vivere.

Le immagini raccontano sfilate, atelier, reportages, interviste, jet-set, lavoro e glamour, artigianato e arte. A fianco, il cinema che fa di Roma un tempio, e fornisce alla moda sogno e corpi. Quelli di: Sophia Loren, Audrey Hepburn, Liz Taylor, Lucia Bosè, Kirk Douglas, Charlton Heston, Sean Connery, Elsa Martinelli, Anita Ekberg, Anna Magnani, Ingrid Bergman, Gabriele Ferzetti, Rod Steiger.

Accompagna Moda in Luce 1955-1975. Roma fra glamour e innovazione industriale il catalogo, edito da Silvana Editoriale, a cura di Fabiana Giacomotti.

Informazioni

Luogo
Musei Capitolini Centrale Montemartini
Dal 26 giugno al 15 novembre 2026 dal martedì alla domenica 9.00-19.00

Ultimo ingresso un'ora prima della chiusura
Giorni di chiusura: lunedì

CONSULTA SEMPRE LA PAGINA AVVISI prima di programmare la tua visita al museo.

Biglietto d'ingresso

Biglietto di ingresso secondo la tariffazione vigente

Informazioni

Tel 060608 attivo tutti i giorni dalle ore 9.00 alle ore 19.00

Organizzazione di Cinecittà-Istituto Luce

Con il supporto di Zètema Progetto Cultura

lunedì 11 maggio 2026

Mostre: a Villa Bardini "Firenze ’50 ’60 ’70 Immagini dall’Archivio Foto Locchi". Un viaggio fotografico attraverso tre decadi cruciali della storia fiorentina

Sylva Koscina al Piazzale Michelangelo, 1956 ©ArchivioFotoLocchi
Un patrimonio culturale di 150 fotografie di cronaca cittadina documenta momenti cruciali che raccontano di arte, sport, vita quotidiana, società e cultura. Immagini che rappresentano la memoria collettiva di una città. Dal 7 maggio - 18 ottobre 2026

Immagini Foto Locchi/©Archivio Foto Locchi.  

La mostra 

L’esposizione, promossa da Fondazione CR Firenze e Archivio Foto Locchi, a cura di Giovanna Uzzani, intende restituire non solo immagini ma anche atmosfere, suggestioni, mutamenti e ricordi collettivi, in un racconto che è anche un ritratto dell’identità fiorentina.

Gli anni Cinquanta emergono come periodo mondano e ottimista, quando Firenze diventa passerella internazionale, tra glamour e utopia lapiriana. Gli anni Sessanta appaiono più intensi e drammatici, segnati dall’alluvione del ’66 e dalle prime contestazioni giovanili. Infine, gli anni Settanta narrano una città più riflessiva e concettuale, laddove la fiaba fiorentina sfuma in una nuova complessità urbana e culturale. 

Siesta Fiorentina, 1955, ©ArchivioFotoLocchi
Le sezioni tematiche

La mostra è articolata in dieci sezioni tematiche che si aprono con il dopoguerra. Proseguono con le mobilitazioni operaie, fino all’alluvione del ’66. Anche la vita quotidiana è protagonista di una sezione della mostra: le tradizioni popolari, i tuffi in Arno e i bagni di sole sull’argine, i picnic fuori porta, le domeniche allo stadio, i primi supermercati con la esse lunga. In mostra anche le immagini dei divi di Hollywood che sfilano in città insieme alle immagini delle visite di scrittori, artisti, stilisti. Una sala è dedicata interamente alla storia della Fiorentina e alle sue glorie e vittorie in campo. Inoltre, una sezione racconta l’invenzione del Made in Italy.

L’Archivio Foto Locchi

Nata nel 1924 come “Foto Locchi – Studio d’arte e tecnica fotografica” grazie a Tullio Locchi, già apprezzato fotoreporter di guerra e ritrattista della famiglia reale. A causa dell’improvvisa morte di Tullio, Foto Locchi  dal 1926 è rilevata dai più stretti suoi collaboratori e sotto la direzione di Silvano Corcos diviene l’agenzia fotografica ufficiale della città. Negli anni più fecondi del dopoguerra, la ditta arriva a contare fino a trenta maestri fotografi. L’archivio a seguito delle recenti acquisizioni (Archivio Foto Levi, Archivio Italfotogieffe, Archivio Foto Bazzechi), conserva oggi oltre 5 milioni di scatti. 

Attività in mostra

Visite guidate gratuite il sabato e la domenica alle ore 17 per i possessori del biglietto della mostra; altre visite guidate saranno poi proposte dalla Fondazione Foto Locchi per Firenze (programma e prenotazioni su fotolocchiperfirenze.org). A ottobre un progetto dedicato alle scuole con visite gratuite per gli studenti. A luglio e agosto riduzione del biglietto per i partecipanti a Cinema in villa. Dal 3 al 7 giugno, ingresso gratuito per i partecipanti a La Città dei Lettori.  

Firenze ‘50 ’60 ’70. Immagini dall’Archivio Foto Locchi. Fino al 18 ottobre 2026
Villa Bardini, Costa San Giorgio 2 – 4, 50125 Firenze
Orari: da martedì a domenica ore 10-19.30 (ultimo ingresso alle 18.30) 
Biglietti: intero 10 euro; ridotto 5 euro 

Altre Info >> QUI  

fonte: www.villabardini.it 

venerdì 1 maggio 2026

Mostre: "ROMASUONA. La musica in Italia 1970-1979" A cura di Guido Bellachioma. Palazzo Esposizioni Roma, dal 1 maggio al 12 luglio 2026

L'allestimento della mostra,  foto di Alberto Novelli
"ROMASUONA La musica in Italia 1970-1979" 

A cura di Guido Bellachioma 
Con l'amichevole collaborazione di Pino Candido
Mostra promossa da Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e Azienda Speciale Palaexpo
Ideata, prodotta e organizzata da Azienda Speciale Palaexpo

ROMASUONA. La musica in Italia 1970–1979 è una mostra che ripercorre un decennio cruciale della storia italiana, attraverso la rivoluzione dei linguaggi musicali, che hanno dominato la scena pop, nazionale e internazionale.

Nell’arco di questo decennio, la musica ha saputo travalicare i propri canoni estetici per fondersi con la letteratura, le arti visive e il cinema, agendo come potente catalizzatore di identità collettive, in un’epoca segnata dall’espansione dell’industria discografica e dall’avvento pionieristico delle radio libere. In tale contesto, l’espressione musicale diventa il terreno su cui istanze politiche e sperimentazioni artistiche si intrecciano. Roma è al centro di questa metamorfosi, affiancata da realtà di pari rilievo quali Milano, Napoli e Bologna e da centri minori, ma non marginali, come Viterbo, Nettuno o Zerbo, in provincia di Pavia.

L'allestimento della mostra,  foto di Alberto Novelli
Il nucleo della mostra è costituito da un corpus di circa settecento scatti fotografici in larga parte inediti: dalle luci dei grandi palchi al silenzio dei backstage, le immagini narrano la creatività degli artisti in studio e durante le performance, come anche l'estetica spontanea delle piazze, cristallizzando l'anima di un'epoca attraverso l'obiettivo dei fotografi, vero motore della mostra. Attorno a questo ingente nucleo fotografico affiorano frammenti di un intero mondo musicale: manifesti, biglietti di concerti, riviste specializzate, fanzine, volantini, libri e copertine di vinili, strumenti musicali, apparecchiature di amplificazione.

Il progetto espositivo si apre idealmente in continuità con la retrospettiva dedicata a Mario Schifano, ospitata contemporaneamente al piano nobile di Palazzo Esposizioni, richiamando la celebre serata Grande angolo, sogni & stelle, organizzata dallo stesso Schifano al Piper Club di Roma il 28 dicembre 1967, in cui si esibiva il gruppo rock progressive Le Stelle di Mario Schifano. L’evento, documentato dalle fotografie di Patrizia Ruspoli — sigillo di un’epoca e preludio agli anni a venire — rappresenta una delle prime espressioni di spettacolo multimediale moderno, con artisti, musicisti, performer e poeti in scena tra luci stroboscopiche, proiezioni filmiche e dispositivi visivi, un fenomeno che può essere contestualizzato all’interno del più ampio effetto Piper di cui l’opera di Rä di Martino in mostra, 100 Piper. Breve storia del Piper di Torino (1966-1969) in 100 frammenti, rievoca le atmosfere attraverso una personale riattivazione di materiali di archivio.

L'allestimento della mostra,  foto di Alberto Novelli

La mostra si arricchisce inoltre del contributo di importanti fotografi del mondo della musica, tra cui Antonio Amato, Ennio Antonangeli, Giorgio Battaglia, Massimo Capodanno, Renzo Chiesa, Giovanni Coccia, Fabio D’Emilio, Armando Gallo, Massimo Lastri, Silvia Lelli, Roberto Masotti, Toni Occhiello, Patrizia Ruspoli, Piero Togni, Fabio Treves e Lino Vairetti.

ll percorso prosegue spostandosi sui luoghi della musica a Roma: Il Piper che negli anni Sessanta ospita i Pink Floyd psichedelici; nel decennio successivo accoglie rock progressivo e jazz elettrico con gruppi come Genesis, Soft Machine, Traffic e Van der Graaf Generator, insieme a protagonisti italiani come Banco del Mutuo Soccorso.

Tra il 1975 e il 1976 prendono vita esperienze formative oggi ancora attive: la Scuola Popolare di Musica Donna Olimpia, con sede nel complesso di case popolari descritto da Pier Paolo Pasolini in Ragazzi di vita (1955), la Scuola Popolare di Musica di Testaccio e il Saint Louis.

Ma la musica in Italia non si esaurisce a Roma: attraversa l’intero Paese. Festival, rassegne e circuiti alternativi favoriscono la circolazione di artisti e linguaggi, disegnando un paesaggio sonoro esteso in cui le distanze si accorciano, mentre le radio libere diffondono i suoni più innovativi, rendendo la musica accessibile ovunque. Musicisti e pubblico si incontrano così in contesti sempre nuovi: dalle metropoli alle periferie, il live resta il motore principale.

Questo scenario è rievocato nell’allestimento a cura del collettivo THREES, ideatori del festival internazionale di musica Terraforma, che restituisce la vitalità e la complessità di un decennio irripetibile anche attraverso un ricco insieme di materiali – fotografie e video, insieme a documenti e memorabilia – e una selezione di brani emblematici.

In questo contesto si affermano figure centrali e di riferimento come Fabrizio De André e Patti Smith, accanto alle traiettorie più sperimentali o laterali di John Cage, degli Area, di Gabriella Ferri, Robert Wyatt e Mia Martini. A questi si affiancano protagonisti imprescindibili della scena italiana e internazionale, da Francesco De Gregori, Lucio Dalla e Antonello Venditti a Rino Gaetano, Renato Zero, Lucio Battisti e Franco Battiato, insieme a icone globali come David Bowie, i Genesis, i Rolling Stones, i Led Zeppelin e Miles Davis, fino alle esperienze del progressive italiano con Premiata Forneria Marconi, Le Orme, Osanna e Rovescio della Medaglia, e a figure fondamentali per il rapporto tra musica e immaginario cinematografico come Ennio Morricone e i Goblin.

Tank Trip, Festival di Villa Pamphilj, Roma, 25-27 maggio 1972, © Giovanni Coccia
I festival e le piazze rappresentano l’apice di questa energia collettiva. Dal Festival di Palermo del 1970 al Pirmo Festival Internazionale dei Poeti del 1979 a Castelporziano, passando per Caracalla, Villa Pamphili e Parco Lambro, la musica si afferma come strumento di partecipazione e condivisione. Questi appuntamenti diventano spazi di libertà, socialità e impegno politico. >> l'articolo continua QUI 

fonte e info: www.palazzoesposizioniroma.it 

mercoledì 1 aprile 2026

Mostre: le Stanze della Fotografia presentano “Horst P. Horst. La Geometria della Grazia” sull’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia, fino al 5 luglio 2026

Dal 21 febbraio al 5 luglio 2026, Le Stanze della Fotografia presentano sull’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia una delle più attese mostre fotografiche dell’anno: “Horst P. Horst. La Geometria della Grazia”, una grande esposizione dedicata a uno dei maestri assoluti della fotografia del Novecento.

Curata da Anne Morin in collaborazione con Denis Curti, la mostra su Horst P. Horst propone una lettura originale dell’opera del fotografo tedesco naturalizzato americano, andando oltre la celebre fotografia di moda che lo rese famoso sulle pagine di Vogue.

Una grande mostra fotografica a Venezia

Con oltre 300 opere tra fotografie a colori, stampe vintage, disegni e documenti inediti, la mostra invita a scoprire un artista che ha trasformato la fotografia in un linguaggio di armonia, proporzione e bellezza. Molti dei lavori presentati arrivano per la prima volta in Italia, rendendo questa esposizione una tappa imperdibile nel panorama delle mostre a Venezia del 2026.

Horst concepisce l’immagine come un’architettura di forme e di luce: un equilibrio tra rigore e sensualità, che richiama la ricerca di perfezione da Fidia a Le Corbusier, suo maestro negli anni parigini.

La poetica di Horst: tra arte, architettura e fotografia

Prima di dedicarsi alla fotografia, Horst studia architettura ad Amburgo e Parigi, collaborando con Le Corbusier. Da questa formazione nasce una visione in cui la luce e lo spazio diventano elementi costruttivi, ispirati ai principi del Bauhaus e al concetto di “spazio minimo”.

Come sottolinea Denis Curti, «Horst non ricerca una decorazione effimera, ma un’eleganza che nasce dalla perfezione delle forme e dalla purezza delle linee».
La sua fotografia di moda si trasforma così in un’esplorazione artistica tra modernismo e classicità, tra rigore e grazia.

Il percorso espositivo

Il percorso della mostra fotografica “Horst P. Horst. La Geometria della Grazia” si sviluppa come un viaggio nella ricerca di equilibrio e proporzione. Dalle influenze del Bauhaus e del classicismo alla costruzione architettonica dell’immagine, dalle fotografie di moda ai ritratti e alle nature morte, l’esposizione mostra la complessità di un autore che ha saputo fondere arte, design e fotografia.

Tra i ritratti in mostra figurano Cecil Beaton, Ingrid Bergman, Coco Chanel, Salvador Dalí, Marlene Dietrich, Karl Lagerfeld, Yves Saint Laurent, Gianni Versace, Luchino Visconti e molti altri protagonisti del Novecento.

Open call 2026

Open call per fotografi under 30 | Candidature fino al 1 febbraio 2026

Hai tra i 18 e 30 anni e la fotografia è la tua passione? Partecipa all’open call della Fondazione Le Stanze della Fotografia!

Il contest, indetto in occasione della prossima mostra Horst P. Horst. La Geometria della Grazia che arriverà a Venezia dal 21 febbraio 2026 darà la possibilità alle fotografe e ai fotografi selezionati di esporre le proprie opere alle Stanze della Fotografia.

INFORMAZIONI
tel.:+39 041 2412330
mail: lestanzedellafotografia@gmail.com 

Venezia, Isola di San Giorgio Maggiore. Vaporetto: Fermata San Giorgio, linea 2 

fonte: https://lestanzedellafotografia.it 

martedì 24 marzo 2026

ALL AREAS - LUCIANO LIGABUE | la mostra fotografica di JARNO IOTTI dal 13 GIUGNO in PIEMONTE al MOVÌ MUSIC FESTIVAL

Aspettando il concerto di Certe Notti 2026 di Ligabue apre la mostra JARNO IOTTI ALL AREAS – LUCIANO LIGABUE viaggio fotografico dal 13 giugno 2026 - MONDOVÌ (CN) protagonista della sezione MOVÌ CULT del Movì Music Festival. Si annuncia oggi una nuova tappa per il viaggio fotografico ALL AREAS – LUCIANO LIGABUE che Jarno Iotti ha dedicato al musicista e amico Ligabue. 

A poco più di due anni dalla residence di enorme successo a Palazzo dei Principi a Correggio, la mostra aprirà il 13 giugno 2026 a Mondovì (CN), negli spazi del Museo Civico della Stampa, trasformato per l’occasione in un luogo di dialogo tra musica e arti. 

ALL AREAS – LUCIANO LIGABUE è il racconto fotografico del viaggio percorso con il Liga nei vent’anni e oltre trascorsi insieme “su e giù da un palco” – Jarno dietro l’obiettivo, Luciano davanti, sempre più libero e autentico. In mostra saranno esposte 70 stampe in cornice, formato 40x30 cm, di scatti o sequenze che mostrano il musicista e cantante rock quasi sempre inconsapevole dell’obiettivo che lo inquadra, colto in attimi di pura verità, spesso sul palco durante i concerti ma anche in momenti che solitamente restano inediti per il pubblico (ma anche per il soggetto fotografato) in un infinito viaggio nella musica e nella vita. Inoltre ci saranno 7 ingrandimenti, formato 120 x 220 cm, una gigantografia formato 4 x 3 metri e una foto “del cuore” – il primissimo scatto di Jarno al Liga, risalente al 2001 e catturato non su un palco ma sul set del film Da Zero a Dieci, scritto e diretto da Luciano. Ad arricchire la mostra a Mondovì, non mancheranno iniziative collaterali per i visitatori e in particolare per i fan di Ligabue, il quale – vale la pena ricordarlo – il 17 giugno, proprio pochi giorni dopo l’inaugurazione, farà tappa all’Allianz Stadium di Torino con il suo tour Certe Notti 2026.

Il filo impalpabile che guida il percorso raccontato da ALL AREAS – LUCIANO LIGABUE è dato da ispirazione e visione, unite al raro dono di saper scomparire dietro l’obiettivo, caratteristiche che fanno di Jarno Iotti il fotografo capace come nessun altro di cogliere l’attimo fuggente nell’anima del musicista amico e concittadino.

Luciano Ligabue nell’introduzione alla mostra commenta così: Jarno mi è stato vicino per tanto tempo e, conoscendomi così bene, è riuscito a ritrarmi nella mia versione più vera, quella in cui “non sento” la macchina fotografica. Il risultato lo potete vedere in questa mostra di cui sono molto felice non tanto per me come soggetto (ma sì, poi, anche quello), quanto per lui come autore. E devo ringraziarlo perché questa serie di scatti sono una specie di diario che non ho scritto io, ma che, ricordandomi dove sono stato e che cosa ho fatto, mi muove profonde emozioni”.

Le fotografie esposte sono corredate e commentate da 18 aneddoti che riguardano alcuni scatti a cui l’autore è particolarmente legato e dall’emozionata introduzione scritta da Luciano Ligabue dopo avere visto le foto, dalla quale riportiamo un altro passaggio: “Poi si è specializzato nelle foto dei nostri live. Lì non c’erano pose che dovevo tenere e il suo obiettivo puntato non lo vedevo quasi mai. Quelle foto me le mostrava con orgoglio. Mi piacevano sempre di più. Raccontavano la verità”.

L’evento, unico appuntamento per il nord Italia, sarà protagonista della sezione Movì Cult del Movì Music Festival, che raccoglie iniziative culturali di prestigio con l’obiettivo di approfondire i linguaggi della musica contemporanea attraverso fotografia, arti visive, incontri e talk dedicati.

«Un viaggio fotografico ed emozionale nel cammino artistico di uno dei più grandi interpreti della musica italiana - il commento del sindaco Luca Robaldo e dell’assessore alle Manifestazioni Alessandro Terreno - per un progetto espositivo che conferma l’autorevolezza culturale del Movi Cult. Grazie all’esposizione All Areas - Luciano Ligabue di Jarno Iotti, la nostra città si prepara ad ospitare una mostra capace di raccontare il dietro le quinte dell’artista e dei suoi fan. Uno straordinario intreccio tra il lato musicale e quello più umano, per una proposta artistica in perfetto dialogo metaforico con le pregresse mostre di Henry Ruggeri e Marky Ramone. Mondovì 2026 dopo Correggio 2024, allora, per una simbiosi fotografica che testimonia la vivacità del mondo provinciale che accomuna le rispettive comunità e che ha profondamente influito nel percorso creativo di Ligabue».

fonte: Ufficio Stampa: pantarei 3.0 – Elena Pantera – pantera.tre.zero@gmail.com T. +39 348 0908954

Responsabile Comunicazione Luciano Ligabue: Riccardo Vitanza (Parole & Dintorni) 

Mostre: a Fara In Sabina "APERTA PARENTESI - Visioni di “Una Storia Mancata” Il vernissage sabato 28 marzo

ForcinArt è lieta di presentare “Aperta Parentesi – Visioni di una storia mancata”, una mostra fotografica collettiva che riunisce dieci artiste italiane.

Aprire una parentesi significa aprire uno spazio laterale, un margine, un altrove.
Una parentesi aperta non chiude e non conclude.
La mostra, ospitata da Forcinart, nasce da un workshop svolto nel 2021 sulla piattaforma SPEX, creata da Cristina Nuñez, dal titolo Una storia mancata. In quell'occasione ho invitato le partecipanti a misurarsi con un'assenza e a trasformarla in materia attraverso i mezzi che sentivano più propri: immagini, video, performance, ricostruzioni intime o immaginarie.
Ogni autrice ha aperto la propria parentesi personale, muovendosi nello spazio sottile tra ciò che non è stato detto e ciò che non ha avuto luogo.
Una parentesi aperta, ap-punto, in cui il non-accaduto si avvicina, prende forma, diventa immagine, voce, corpo.

Esporre questa mostra collettiva in una casa abitata è come riportare le ricerche delle autrici nel loro luogo più naturale: uno spazio quotidiano, attraversato da gesti e si-lenzi,
dove l'intimità non viene esibita ma accolta.
In un ambiente vissuto, queste opere trovano la risonanza più autentica, lasciandosi incontrare, con la stessa delicatezza con cui sono nate.
Lo spettatore è invitato a osservare queste opere come si guarda un paesaggio in-teriore, riconoscendo che ogni vita e fatta anche di deviazioni non prese, di frasi non dette, di incontri sfiorati, di futuri possibili.
E un invito a entrare in quella parentesi e a restarci un momento.
Moira Ricci 

La mostra inaugura con un vernissage sabato 28 marzo 2026, dalle ore 17.00 e sarà visitabile nelle seguenti date:
29 marzo
dal 3 al 6 aprile
11 e 12 aprile
Orari di apertura:
11.00–13.00
15.00–20.00

Ospitata negli spazi di Palazzo Traversa, l’esposizione propone un dialogo tra dieci autrici che, attraverso linguaggi differenti, costruiscono un racconto plurale fatto di assenze, possibilità sospese e storie rimaste ai margini. “Aperta Parentesi” diventa così uno spazio simbolico: un’interruzione che non chiude, ma apre nuove prospettive di lettura del reale.

Espongono:
Cristina Armeni - Giovanna Bassi- Martina Caroli - Anna D’Elia - Benedetta Manzi - Irene Mastrocicco - Cristina Morello - Giulia Morrica - Elisabetta Müller - Sara Sigona.

La mostra nasce dal workshop Una storia mancata (2021), realizzato sulla piattaforma SPEX creata da Cristina Nuñez. In quell’occasione le partecipanti erano state invitate a confrontarsi con un’assenza, trasformandola in immagine, video, performance o racconto intimo.

Come ci dice la curatrice della mostra Moira Ricci:
“Esporre questa mostra collettiva in una casa abitata è come riportare le ricerche delle autrici nel loro luogo più naturale: uno spazio quotidiano, attraversato da gesti e silenzi, dove l’intimità non viene esibita ma accolta.
Lo spettatore è invitato a osservare queste opere come si guarda un paesaggio interiore, riconoscendo che ogni vita è fatta anche di deviazioni non prese, di frasi non dette, di incontri sfiorati, di futuri possibili.
È un invito a entrare in quella parentesi e a restarci un momento.”

Altre Info >>  QUI 

fonte: www.exibart.com  Ufficio Stampa - Piero Izzolino, ForcinArt, Piazza Garibaldi 15, Fara Sabina, Rieti ForcinArt@gmail.com  +39 333 467 9217

lunedì 2 marzo 2026

Mostre: a Roma 140 scatti ripercorrono la carriera di Doisneau

Il grande fotografo Robert Doisneau sarà protagonista della più grande retrospettiva mai dedicatagli in Italia, al Museo del Genio di Roma. I 140 scatti in mostra raccontano la Parigi più autentica, tra poesia e vita quotidiana.

Con il suo bianco e nero delicato e ironico, Robert Doisneau ha saputo trasformare la quotidianità in un racconto universale, restituendo poesia e dignità ai gesti più semplici. 

Maestro indiscusso della fotografia del Novecento e narratore silenzioso dell’anima urbana, l'autore parigino sarà protagonista della più grande retrospettiva mai dedicatagli in Italia, ospitata al Museo del Genio di Roma dal 5 marzo al 19 luglio.

La mostra accompagnerà il pubblico in un viaggio nella Parigi più autentica e vissuta: operai all’uscita dalle fabbriche, bambini intenti a giocare sui marciapiedi, coppie innamorate nei bistrot o agli angoli delle strade, frammenti di vita quotidiana trasformati in immagini senza tempo.

ROBERT DOISNEAU IN MOSTRA A ROMA

In mostra anche Le Baiser de l’Hôtel de Ville, lo scatto del 1950 diventato icona globale dell’amore e della libertà. Ma l’esposizione va ben oltre quella fotografia entrata nella storia: più di 140 opere accompagnano il visitatore lungo tutta la carriera dell’autore, dagli anni Trenta alle immagini più mature. Emergono così personaggi eccentrici, portinai curiosi, studenti distratti, cani improbabili e scene di strada cariche di umorismo e tenerezza. Fotografie come Un chien à roulettes, La concierge aux lunettes e L’information scolaire rivelano la straordinaria capacità di Doisneau di cogliere l’attimo prima che svanisca.

LA VITA DI ROBERT DOISNEAU

Prima di diventare il poeta visivo della Parigi del dopoguerra, Doisneau attraversò un percorso umano e professionale tutt’altro che lineare. Nato nel 1912 a Gentilly, nella periferia sud della capitale francese, rimase presto orfano e crebbe in un ambiente severo che contribuì a sviluppare in lui uno sguardo attento agli ultimi e agli invisibili. Studiò incisione litografica all’École Estienne, ma fu la fotografia a conquistarlo definitivamente negli anni Trenta, quando iniziò a lavorare come fotografo industriale per la Renault. Licenziato per la sua cronica impuntualità, trasformò quell’episodio in un’opportunità, dedicandosi alla strada e alla vita reale. Durante la Seconda guerra mondiale partecipò alla Resistenza falsificando documenti, esperienza che rafforzò il suo legame con la gente comune. Nel dopoguerra collaborò con importanti riviste come Vogue e Life, mantenendo però sempre uno stile libero, empatico e profondamente umano.

[Immagine in apertura: Robert Doisneau, Le baiser de l’Hôtel de Ville, 1950. Stampa fine art su carta ai sali d’argento da negativi originali, 50x40 cm © Atelier Robert Doisneau]

fonte: https://arte.sky.it 

domenica 1 febbraio 2026

Mostre: al Palazzo Reale di Milano "ROBERT MAPPLETHORPE. Le forme del desiderio" dal 29 gennaio al 17 maggio 2026

Dal 29 gennaio al 17 maggio 2026 la mostra Robert Mapplethorpe. Le forme del desiderio arriva a Milano con un’ampia e inedita selezione delle opere più iconiche, potenti e audaci che riassume e celebra la carriera del fotografo statunitense.

Avviso ai visitatori
Mercoledì 4 febbraio le mostre di Palazzo Reale apriranno alle ore 11.00 anziché alle ore 10.00 per motivi istituzionali. 

La mostra Robert Mapplethorpe. Le forme del desiderio arriva a Milano con un’ampia e inedita selezione delle opere più iconiche, potenti e anticonformiste del fotografo statunitense, tra i più originali, raffinati e controversi artisti del XX secolo.

L’esposizione sarà allestita nelle sale di Palazzo Reale dal 29 gennaio al 17 maggio 2026 e rientra nel programma culturale dei Giochi Olimpici invernali di Milano Cortina 2026.

La retrospettiva, curata da Denis Curti, è il secondo atto di una più ampia trilogia, che ha avuto inizio a Venezia ne Le Stanze della Fotografia e proseguirà poi a Roma. Ogni evento esplora un percorso di studio e ricerca volto ad approfondire un differente aspetto della figura di Mapplethorpe.

A Milano il curatore accompagna il pubblico in un viaggio nella ricerca estetica del fotografo, tra i suoi nudi sensuali che si distinguono per la perfezione formale, una mimesi greca olimpica, in cui risaltano muscolatura e tensione fisica.

Accompagnano la mostra il podcast - disponibile dal 21 ottobre su Spotify, Apple Music e sulle principali piattaforme - Mapplethorpe Unframed, scritto e condotto da Nicolas Ballario e il catalogo pubblicato da Marsilio Arte, che indaga la vasta produzione e l’evoluzione del linguaggio di Mapplethorpe attraverso 257 opere.

Alcune immagini di questa mostra comprendono tematiche di nudo esplicito. Vi invitiamo a considerare questo aspetto prima della visita.

Una mostra promossa da Comune di Milano-Cultura prodotta da Palazzo Reale e Marsilio Arte in collaborazione con la Fondazione Robert Mapplethorpe di New York

A cura di Denis Curti

Altre Info >> QUI 

fonte e Info: www.palazzorealemilano.it 

lunedì 5 gennaio 2026

Mostre: "Robert Mapplethorpe. Le forme del desiderio" Palazzo Reale, Milano

Dal 29 gennaio al 17 maggio 2026 la mostra Robert Mapplethorpe. Le forme del desiderio arriva a Milano con un’ampia e inedita selezione delle opere più iconiche, potenti e audaci che riassume e celebra la carriera del fotografo statunitense.

La mostra Robert Mapplethorpe. Le forme del desiderio arriva a Milano con un’ampia e inedita selezione delle opere più iconiche, potenti e anticonformiste del fotografo statunitense, tra i più originali, raffinati e controversi artisti del XX secolo.

L’esposizione sarà allestita nelle sale di Palazzo Reale dal 29 gennaio al 17 maggio 2026 e rientra nel programma culturale dei Giochi Olimpici invernali di Milano Cortina 2026.

La retrospettiva, curata da Denis Curti, è il secondo atto di una più ampia trilogia, che ha avuto inizio a Venezia ne Le Stanze della Fotografia e proseguirà poi a Roma. Ogni evento esplora un percorso di studio e ricerca volto ad approfondire un differente aspetto della figura di Mapplethorpe.

A Milano il curatore accompagna il pubblico in un viaggio nella ricerca estetica del fotografo, tra i suoi nudi sensuali che si distinguono per la perfezione formale, una mimesi greca olimpica, in cui risaltano muscolatura e tensione fisica.

Accompagnano la mostra il podcast - disponibile dal 21 ottobre su Spotify, Apple Music e sulle principali piattaforme - Mapplethorpe Unframed, scritto e condotto da Nicolas Ballario e il catalogo pubblicato da Marsilio Arte, che indaga la vasta produzione e l’evoluzione del linguaggio di Mapplethorpe attraverso 257 opere.

Una mostra promossa da Comune di Milano-Cultura prodotta da Palazzo Reale e Marsilio Arte in collaborazione con la Fondazione Robert Mapplethorpe di New York

A cura di Denis Curti

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lunedì 15 dicembre 2025

Mostre: "ROBERTO DOISNEAU – Il fotografo poeta" al Centro Culturale CAMBIO di Castelfiorentino, visitabile fino al 6 gennaio 2026

La poesia della fotografia in mostra a Castelfiorentino

È stata inaugurata il 4 ottobre al Centro Culturale CAMBIO di Castelfiorentino la mostra “Robert Doisneau, il fotografo poeta”, visitabile fino al 6 gennaio 2026.

Promossa dalla Fondazione Cambiano e organizzata da Opera Laboratori in collaborazione con l’Atelier Robert Doisneau, l’esposizione presenta circa 100 fotografie in grande formato del grande maestro francese, capace di trasformare la vita quotidiana in poesia visiva.

Scatti iconici come “Il Bacio” (simbolo della Parigi del dopoguerra) aprono un percorso espositivo che attraversa la città del Novecento, dai boulevard ai quartieri popolari, tra volti comuni e ritratti di grandi protagonisti della cultura come Prévert, Picasso, Tati e Malaparte.

La mostra, curata da Patrick Amsellem, è accompagnata da un catalogo edito da Sillabe e si inserisce in un più ampio progetto culturale promosso da Banca Cambiano 1884 attraverso il CAMBIO, con l’obiettivo di fare di Castelfiorentino un punto di riferimento per la fotografia e la cultura contemporanea.

Come ha sottolineato il Presidente Banca Cambiano, Paolo Regini «Accogliere Doisneau al CAMBIO è un segno della rotta culturale che abbiamo scelto: parlare ai giovani, custodire la memoria e riscoprire il valore dei gesti semplici attraverso le immagini».

Una mostra che parla al presente e ci invita a riscoprire lo sguardo umano, ironico e delicato di uno dei grandi poeti dell’obiettivo.

ROBERTO DOISNEAU – Il fotografo poeta
La mostra "Robert Doisneau, il fotografo poeta" rappresenta un'esperienza immersiva e affascinante nei meandri di Parigi, vista attraverso l'obiettivo di uno dei più grandi fotografi del ventesimo secolo. 

Con i suoi scatti in bianco e nero, Doisneau riesce a catturare essenze di vita quotidiana, trasformando gesti anonimi in opere d'arte che raccontano storie universali. 

Le sue immagini, spesso intrise di ironia e tenerezza, mostrano l'anima di una città vibrante e in continua evoluzione, dove la frenesia delle strade convive armoniosamente con la calma dei caffè. Ogni fotografia è un’istantanea di un momento effimero, capace di evocare emozioni profonde e riflessioni sul senso di umanità.

FOTOGRAFIA CONTEMPORANEA – Premio Raccont’Arti 2025
In contemporanea, dal 29 novembre fino al 6 gennaio, sarà possibile visitare anche la mostra dedicata ai vincitori della 5° edizione del Premio di fotografia contemporanea Raccont’Arti 2025, quelli del premio fotografico amatoriale Cambi’Arti e la mostra del Gruppo Fotografico Il Giglio Rosso di Castelfiorentino.
Immergiti in un dialogo imperdibile tra il maestro Doisneau e la fotografia contemporanea.

fonte: www.bancacambiano.it 

lunedì 27 ottobre 2025

Mostre: "HELMUT NEWTON. Intrecci" al Filatoio di Caraglio, dal 23 ottobre 2025 al 1 marzo 2026

HELMUT NEWTON. Intrecci dal 23 ottobre 2025 al 1 marzo 2026 a cura di Matthias Harder

Nella cornice storica del Filatoio di Caraglio prende vita una grande esposizione dedicata a Helmut Newton, uno dei fotografi più celebri e discussi del Novecento, capace come pochi di intrecciare moda, arte e provocazione.

La mostra “Helmut Newton. Intrecci” ripercorre l’evoluzione del percorso professionale di Newton, dalle fotografie editoriali che lo hanno consacrato tra i grandi della moda internazionale, fino ai lavori commissionati da prestigiosi brand. Oltre 100 fotografie, tra icone e scatti poco noti, provenienti dalle collaborazioni con Yves Saint Laurent, Wolford, Ca’ del Bosco, Blumarine, Absolut Vodka, Lavazza, e molti altri.

Il titolo della mostra Intrecci richiama fin da subito la pluralità di significati che percorrono la sua opera: intrecci professionali con modelle e stilisti, intrecci narrativi che uniscono ironia, sensualità e potere, intrecci biografici che riportano Newton alle origini della sua carriera nella fotografia tessile. Non è un caso che l’esposizione trovi spazio proprio al Filatoio, antico setificio seicentesco, dove il filo della memoria industriale incontra le trame visive del fotografo.

La complicità con modelle come Monica Bellucci, Nadja Auermann, Kate Moss, Carla Bruni ed Eva Herzigová, unita alla fiducia di riviste e maison di moda, gli ha permesso di ridefinire radicalmente i canoni della fotografia patinata, trasformandola in un linguaggio teatrale, complesso e sorprendente. In bianco e nero o a colori, ogni immagine restituisce l’ambiguità e la forza di una visione che continua a sedurre e a spiazzare.

Il progetto espositivo dedicato a Helmut Newtonn si lega strettamente alla mostra “Ferdinando Scianna. La moda, la vita” (La Castiglia – Saluzzo, 24.10.2025 -01.03.2026) che vede protagonista un altro grande maestro della fotografia del Novecento. Due mostre in dialogo tra loro che approfondiscono aspetti inediti o poco esplorati nelle carriere dei due autori, offrendo al pubblico due visioni complementari della moda, vista dada Newton come provocazione dell’immaginario e da Scianna come racconto della vita.

ORARI
Giovedì e venerdì dalle ore 15.00 alle 19.00.
Sabato, domenica e festivi dalle ore 10.00 alle 19.00. Chiuso il 25 dicembre e il 1° gennaio. Chiusura biglietteria ore 18.00

Biglietteria presso il Filatoio di Caraglio (via Matteotti 40) o su ticket.it 

BIGLIETTI 
intero: € 12,00 (esclusi i diritti di prevendita)
ridotto: € 9,00 (esclusi i diritti di prevendita)
riservato a: bambini/ragazzi 7- 19 anni, studenti universitari fino a 25 anni, adulti over 65, insegnanti con certificazione, soci ACLI, soci FAI, possessori di biglietto di ingresso alla mostra Ferdinando Scianna. La moda, la vita (La Castiglia, Saluzzo – fino al 1 marzo 2026), possessori del voucher segnalibro ricevuto alla Festa del Libro Medievale di Saluzzo (ed. 2025).
ridotto gruppi e scuole (min 10, max 20 persone): € 6,00
ingresso gratuito: bambini fino ai 6 anni, soci ICOM, persone con disabilità + 1 accompagnatore; possessori di “Abbonamento Musei Piemonte e Valle d’Aosta” o di “Abbonamento Musei Formula Extra”; guide turistiche abilitate del territorio piemontese; giornalisti (con tesserino); residenti in Caraglio soltanto la domenica mattina.

Visita la mostra e il Museo del Setificio Piemontese*!
cumulativo intero: € 16,00 (d.p. esclusi)
cumulativo ridotto: € 13,00 (d.p. esclusi)
* Il Museo è visitabile esclusivamente con visita guidata (durata 1h circa), ai seguenti orari: giovedì e venerdì alle 15.00, 16.30 e 18.00, sabato e domenica alle 10.30, 12.00, 15.00, 16.30, 18.00.

Mostra promossa e organizzata da: Fondazione Artea, Regione Piemonte
In collaborazione con: Comune di Caraglio, Helmut Newton Foundation
Con il contributo di: Fondazione CRT, Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione CRC
Con il supporto di: Museo Lavazza, Confindustria Cuneo
Con il patrocinio di: Provincia di Cuneo
Media partner: La Stampa
Il Filatoio aderisce a: Terres Monviso

Altre >>  INFO > QUI  

Filatoio di Caraglio
Via Matteotti, n.40
12023 Caraglio (CN)  
Telefono Museo
+39 0171 618300

fonte: www.filatoiocaraglio.it 

lunedì 29 settembre 2025

Apre a Milano la mostra 'Italia di moda' di Andrea Varani, visitabile fino al 10 ottobre 2025

Nella suggestiva cornice della Galleria Deloitte, musa ispiratrice Ludmilla Voronkina Bozzetti un tributo alla bellezza e all’identita’ dell’Italia

Come può un abito raccontare l’abbraccio silenzioso di una terra che ti accoglie e ti fa sentire parte di sé? Come può la moda diventare voce di un Paese, della sua gente, della sua anima? A queste domande risponde “Italia di Moda”: il progetto fotografico di Andrea Varani con Ludmilla Voronkina Bozzetti, inaugurato oggi nella suggestiva cornice della Galleria Deloitte, all’interno della chiesa sconsacrata di San Paolo Converso nel cuore di Milano.

La mostra sarà presentata in anteprima presso la Galleria Deloitte, nella chiesa sconsacrata di San Paolo Converso, un gioiello del XVI secolo che oggi fa parte del Campus Deloitte.

“Italia di Moda” nasce da un anno di lavoro e di viaggio attraverso le 20 regioni italiane, trasformando territori, tradizioni e suggestioni in un racconto visivo composto da 46 scatti. In ciascuna immagine, Ludmilla indossa creazioni delle più prestigiose maison italiane - da Giorgio Armani a Dolce & Gabbana, da Roberto Cavalli a Etro - immergendosi in scenari simbolici e unici: dalle Dolomiti alla Sicilia, dai borghi medievali dell’Umbria alla laguna veneta. Non solo moda, ma memoria e appartenenza: ogni fotografia diventa simbolo e racconto, un ponte tra eleganza e identità.

Un progetto fotografico e culturale che - con il patrocinio di Camera Nazionale della Moda Italiana, di Pitti Immagine, di Fondazione Deloitte e in collaborazione con Deloitte - unisce il linguaggio universale della moda con la ricchezza del paesaggio, delle tradizioni e delle eccellenze produttive italiane. Ogni immagine è un omaggio al Made in Italy, alla bellezza del territorio e al savoir-faire artigianale che rende l’Italia un’icona globale.

“Italia di Moda” è visitabile fino al 10 ottobre 2025, su prenotazione tramite il sito dedicato, nella Galleria Deloitte: spazio espositivo ricavato nella chiesa sconsacrata di San Paolo Converso, gioiello del XVI secolo oggi restituito a funzioni culturali e artistiche.

“Italia di Moda per me non è solo una mostra, ma un diario emozionale. Ogni scatto racchiude un incontro: con un paesaggio, con una tradizione, con un gesto di accoglienza che mi ha fatto sentire parte di questa terra. Ho imparato che la moda non è soltanto tessuto o estetica, ma un linguaggio viscerale che si indossa; che si sente sulla pelle e che diventa appartenenza. In questo viaggio ho respirato la luce delle Dolomiti e il profumo del mare Adriatico, ho sentito il vento che scuoteva gli ulivi secolari della Puglia e il calore di una porta aperta in un borgo della Sicilia. L’Italia non mi ha accolto con parole solenni, ma con gesti semplici e potenti: un piatto condiviso, una chiave consegnata, un sorriso offerto. Oggi posso dire che non sono più un’ospite, ma una parte viva di questa terra. Italia di Moda è il mio modo di restituire tutto questo: un atto d’amore verso un Paese che mi ha insegnato che la bellezza non è solo ciò che si vede, ma ciò che si vive” – dichiara Ludmilla Voronkina Bozzetti. 

“Ho voluto raccontare con sensibilità artistica non solo l’eleganza della moda italiana, ma anche l’identità profonda dei luoghi, restituendo al pubblico immagini che diventano vere e proprie narrazioni visive. Con la mia Leica ho cercato di dipingere un mondo dove la moda è mezzo di connessione tra l’uomo e la bellezza del territorio”, dichiara Andrea Varani.

“Oggi nella nostra Galleria Deloitte vogliamo rendere tributo alla bellezza dell’Italia e alla moda Made in Italy”, dichiara Fabio Pompei, CEO Deloitte Central Mediterranean. “Italia di Moda racconta la creatività italiana e la sua capacità eccezionale di trasformare il bello in valore economico e sociale.  Oltre a essere una manifestazione del genio italiano, infatti, la moda Made in Italy custodisce una tradizione di saperi e “saper fare” che la rendono unica nel mondo. È a questo straordinario patrimonio che intendiamo continuare a dare impulso, valorizzandolo all’interno di un progetto più ampio che trova nella Galleria Deloitte un luogo d’eccellenza”.

“La valorizzazione dell’arte e della cultura sono da sempre al centro dell’azione della Fondazione”, afferma Guido Borsani, Presidente della Fondazione Deloitte. “Per questo abbiamo deciso di patrocinare Italia di Moda, un viaggio visuale che esprime al meglio l’amore per la bellezza dell’Italia. Come Fondazione, peraltro, stiamo puntando sempre di più sul linguaggio fotografico come mezzo espressivo della contemporaneità: il nostro sostegno alla mostra Italia di Moda si inserisce in questo impegno di lungo respiro”.

Accanto alla mostra prende forma il volume “Italia di Moda. Viaggio tra le bellezze italiane. Immagini ed emozioni” edito da Skira, in cui le fotografie di Andrea Varani e l’intensità di Ludmilla Voronkina Bozzetti diventano un atlante emozionale dell’Italia. Non un semplice catalogo, ma un libro che raccoglie luoghi, storie e tradizioni: un racconto in cui la moda si intreccia con la memoria e la luce che rende unica ogni regione. Un’opera che prolunga l’esperienza della mostra e ne custodisce lo spirito, trasformando ogni immagine in una poesia visiva dedicata al Paese e alla sua bellezza senza tempo.

Ludmilla ha indossato le creazioni di numerosi prestigiosi brand, quali Alessandro Angelozzi, Alessandro Enriquez, Antonio Riva, Boglioli, Borsalino, Brioni, Cesare Paciotti, Chantecler, Chiara Boni, Colmar, Cristina Ferrari, Dolce & Gabbana, Ermanno Scervino, Etro, Gas, Giorgio Armani, Giuseppe Zanotti, Herno, Il Tabarro, Kiton, Laura Biagiotti, Luisa Beccaria, Mila Schon by Franco Jacassi, Prada, Roberto Cavalli, Salvatore Ferragamo e Versace. 

fonte: Redazione Adnkronos   www.adnkronos.com 

lunedì 15 settembre 2025

Mostre: a Padova "Vivian Maier.The exhibition" fino al 19.10.2025

Iniziata il 25 aprile al 19 ottobre a Padova, al Centro Culturale Altinate – San Gaetano, Vivian Maier. The exhibition, la più grande mostra mai dedicata alla celebre fotografa americana, con più di 200 stampe a colori e in bianco e nero, oltre a contact sheet, registrazioni audio originali con la voce della fotografa e filmati Super 8, visibili soltanto in questa retrospettiva.

Promossa dal Comune di Padova, da un progetto di Vertigo Syndrome in collaborazione con Chroma photography, la mostra è prodotta e organizzata da Arthemisia.

Curata da Anne Morin – la più grande esperta e studiosa della vita dell’artista – l’esposizione è suddivisa in sezioni tematiche che esplorano i soggetti e gli aspetti distintivi del suo stile: dagli intensi autoritratti alle scene di vita urbana, dai ritratti di bambini alle immagini di persone ai margini della società. 

La selezione include fotografie in bianco e nero e a colori, molte delle quali rare ed esposte solo recentemente al pubblico. La mostra si arricchisce inoltre di filmati in formato Super 8, provini a contatto, audio con la voce di Vivian Maier e vari oggetti personali, tra cui le sue macchine fotografiche Rolleiflex e Leica.

Organizzatore: Arthemisia Arte e Cultura S.r.l.

Centro Culturale San Gaetano -Via Altinate, 71 35121 Padova (PD)

Tutte le altre info QUI 

fonte: www.ticket.it 

lunedì 17 marzo 2025

Mostre: alla Gagosian Gallery di Roma "Richard Avedon Italian Days" fino al 12 maggio 2025

Richard Avedon Italian Days, 2025, installation view © The Richard Avedon Foundation Photo: Martina Magno, M3 Studio Courtesy Gagosian

Gagosian presenta una mostra di fotografie di Richard Avedon scattate in Italia, che evidenzia quanto siano state fondamentali per il suo lavoro successivo Italian Days a Roma dal 12 marzo 2025

Gagosian è lieta di annunciare Italian Days, una mostra in cui più di venti fotografie scattate da Richard Avedon per le strade di Roma, della Sicilia e di Venezia—diciotto delle quali della serie Italy (1946–48), presentata qui per la prima volta nella sua interezza—dialogano con ritratti di figure iconiche che incarnano il suo stile distintivo. In mostra anche alcune immagini di una serie del 1946, che ritraggono Zazi, una performer di strada romana. Gagosian rappresenta il lavoro di Richard Avedon globalmente dal 2011.

Dal suo primo arrivo a Roma nel 1946 subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale, quando l’Italia era ancora in gran parte inaccessibile ai visitatori, Avedon compì diversi viaggi nel Paese nel corso del decennio successivo. Le molteplici serie di fotografie realizzate durante questi viaggi esplorativi sono state cruciali per lo sviluppo del suo sofisticato approccio al ritratto. Avedon era particolarmente attratto dalla bellezza e dalla devastazione dell’Italia dell’epoca, dalla grandiosità e dalla potenza della sua storia e dall’enorme varietà di espressioni umane e di resilienza che osservava ovunque volgesse lo sguardo. Rivelando il suo interesse per un’autentica interazione tra fotografo e soggetto, il lavoro italiano di Avedon ha esercitato una forte influenza sulla sua pratica, infondendo in ogni immagine una profondità di spirito e una gamma di emozioni inimitabili.

Ogni coppia e gruppo più ampio di fotografie esposte a Roma riflettono una tecnica o una strategia compositiva diversa che trae origine dalle immagini italiane di Avedon. Il famoso ritratto del 1957 di una Marilyn Monroe dallo sguardo smarrito, ad esempio, e l’immagine del 1980 di Ruby Holden, impiegata del banco dei pegni, dell’iconica serie In the American West (1979–84), sembrano entrambi essere stati anticipati da un ritratto di strada romano scattato nel 1947. Le radici di gioia e disperazione che Avedon ha catturato nella sua rappresentazione della Monroe si possono trovare a Roma, così come il suo autoritratto del 1963 ricorda la fotografia di un giovane siciliano fiero e simpatico, apparso dalle ceneri della guerra e pronto ad iniziare una nuova vita.

Le numerose corrispondenze presenti in Italian Days—tra soggetti, estranei e momenti—enfatizzano la costante attenzione di Avedon verso un’umanità comune che trascende la tecnica o le circostanze. 

Lo sguardo verso il basso che caratterizza una delle due immagini del famoso drammaturgo in Samuel Beckett, writer, Paris, April 13, ad esempio, è preannunciato dall’antecedente Italy #6, Rome, 1946, in cui un ragazzo si porta le mani sul viso mentre rivolge lo sguardo ai sampietrini assolati di una strada metropolitana. 

Un altro gruppo di immagini trasmette uno stato d’animo più leggero, tracciando una linea che va dalla giocosa figura danzante di Italy #8, Palermo, Sicily, 1947 alle successive immagini della modella americana Dorian Leigh in posa con un ciclista sugli Champs-Elysées e di Audrey Hepburn che balla con Fred Astaire sul set di Funny Face. L’Italia, con il suo cuore spezzato e il suo spirito indomito, ha indicato la strada.

L’allestimento è stato ideato da Cécile Degos, responsabile anche di quello di Iconic Avedon: A Centennial Celebration of Richard Avedon, presentata presso Gagosian Parigi nel 2024. Una mostra di Richard Avedon inaugurerà alla Fondation Henri Cartier-Bresson di Parigi il 30 aprile 2025.  

Photo courtesy Gagosian Gallery.

La mostra è alla Gagosian Gallery, in Via Francesco Crispi 16, sarà visitabile fino al 17 maggio 2025        >> INFO

Via Francesco Crispi 16
00187 Rome

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+39 06 4208 6498
rome@gagosian.com

Contatti 

fonte: https://gagosian.com   Photo courtesy Gagosian Gallery. 

lunedì 10 marzo 2025

Ferragamo partner della mostra "Lo sguardo nascosto. La danza dietro il sipario" al Museo Teatrale alla Scala fino al 14 settembre 2025.

Ferragamo partner della mostra Lo sguardo nascosto. La danza dietro il sipario, al Museo Teatrale alla Scala dal 12 febbraio al 14 settembre 2025.

Attraverso le immagini di Gérard Uféras, l’esposizione esplora l’intimità della danza, rivelando la disciplina e la poesia del Corpo di Ballo della Scala. Un mondo che riflette lo spirito di Ferragamo, dove grazia e rigore, estetica e funzionalità si incontrano. 

Un dialogo tra arte e artigianalità, simbolizzato dalla ballerina, modello di perfezione tra forma e movimento.

Fin dagli anni Venti, Salvatore Ferragamo ha creato scarpe per attrici, ballerine e artiste legate alla danza, tra cui Katherine Dunham, Alicia Markova e Anna Pavlova, attratte dall’equilibrio tra bellezza e comfort. L'archivio Ferragamo conserva una preziosa collezione di ballerine, incluse quelle con il logo Ballerina by Ferragamo, simbolo di un patrimonio che continua a ispirare. La ballerina creata per Audrey Hepburn nel 1954 è uno degli esempi più celebri, emblema dell'incontro tra eleganza e praticità. Anche icone come Greta Garbo, Marilyn Monroe e Ingrid Bergman hanno scelto queste scarpe, unendo moda e arte del movimento.

Vito Lorusso © Teatro alla Scala
La mostra, curata da Paola Calvetti e Livia Corbò, con l’allestimento di Margherita Palli e Valentina Dellavia, invita il pubblico a varcare il confine tra scena e retroscena, a scoprire la bellezza custodita nei silenzi della preparazione, negli sguardi d’intesa tra i danzatori, nei rituali che precedono ogni debutto. Un viaggio che rispecchia la filosofia dell’azienda, dove la vera essenza della bellezza risiede nel processo creativo, nell’impegno e nella passione che la rendono eterna.
Ferragamo è orgogliosa di sostenere questa celebrazione della danza e dell’arte, riaffermando il proprio impegno nella valorizzazione della cultura e dell’eccellenza artigianale. Un omaggio alla bellezza del gesto, alla perfezione della forma e alla storia di un’icona senza tempo.

Ogni passo di danza nasce da un’incessante ricerca dell’armonia, frutto di rigore e dedizione. Allo stesso modo, la maestria artigianale della maison si fonda sulla perfezione del dettaglio e sulla tensione costante verso l’eccellenza. Così come i ballerini affinano ogni gesto fino a renderlo pura espressione, gli artigiani plasmano la materia con la stessa meticolosità, dando vita a creazioni che racchiudono un’anima. Un parallelismo che si riflette anche nella collezione Primavera-Estate 2025 di Maximilian Davis, dove il balletto diventa ispirazione per silhouette fluide e morbide, immerse in tonalità che evocano la penombra del sipario e il chiaroscuro delle quinte teatrali. >> Scopri di più

fonte: www.ferragamo.com