Il caso di alcuni pazienti che hanno subito l'intervento al Policlinico Umberto I di Roma. "Non ci avevano detto dei rischi, il risultato è un'infibulazione". Dalla struttura si difendono: "Loro negligenza dopo l'intervento". E ora la procura indaga su 24 persone
Dopo gli articoli dell'Espresso, che aveva raccolto le denunce di quattro transgender, è arrivata la conferma: ventiquattro medici dell'Umberto I di Roma sono indagati per lesioni colpose aggravate, come riporta oggi la Repubblica. I legali delle trans sostengono che siano state attuate "sperimentazioni illegali come nel caso Stamina".
Una serie di interventi chirurgici dall’esito disastroso, che al posto dell'atteso cambio di sesso hanno portato infezioni e malformazioni invalidanti a quattro ragazze: la Procura di Roma ha avviato un'inchiesta su 24 medici e specializzandi del Policlinico Umberto I di Roma, dopo un esposto delle pazienti che accusa l'Ospedale di aver sperimentato su di loro nuove tecniche e farmaci senza le dovute autorizzazioni né un consenso debitamente informato.
Le ragazze, come accade in genere in questi casi, avevano già percorso tutto l'iter tipico delle persone transgender: cure ormonali, sostegno psicologico, trasformazione lenta e graduale del proprio corpo, il seno, i fianchi, la voce. Mancava solo il passo finale: ovvero la demolizione dei genitali maschili con la creazione di una vagina. Ora, secondo i protocolli tradizionali, in genere la vagina si ricostruisce rivoltando la pelle del pene (precedentemente rimosso, ma appositamente conservato) e ricoprendo con questo tessuto una cavità creata ad hoc.
Ma all'Umberto I i medici decidono di non applicare i protocolli consueti, e preferiscono una nuova via: nell'arco di due anni, dal 2011 al 2013, eseguono una serie di operazioni che definiscono innovative. Il metodo, poi da loro stessi celebrato in una rivista scientifica statunitense, e messo sotto accusa nell'esposto, consiste in questo: il tessuto per la ricostruzione dell'organo genitale viene prelevato dalla mucosa della bocca, poi coltivato in vitro, quindi rigenerato, per essere infine innestato nella cavità vaginale.
Un sistema, questo, che era stato sperimentato qualche anno prima dalla stessa equipe dell'Umberto I, ma solo su tre casi, peraltro del tutto differenti: tre donne che per una rara sindrome, la Mayer Rokitanski Kuster Hauser, non avevano sviluppato in modo completo la vagina.
La denuncia “Il risultato è un'infibulazione”
Evidentemente lo staff del Policlinico romano avrà pensato di trasporre quell'esperienza anche nell'ambito della transizione uomo-donna, utilizzando il tessuto della mucosa della bocca, il più simile in qualche misura a quello vaginale. Ma, secondo le accuse, l'innesto avrebbe causato infezioni, la necessità di riparare con interventi successivi e, infine, la chiusura dell'organo genitale, con gravissimo danno per tutte e quattro le ragazze. "Un'infibulazione", recita l'esposto alla Procura. Peraltro, i chirurghi hanno continuato a proporre questo metodo anche quando avevano già verificato numerose complicazioni nelle prime pazienti transgender.
Così i medici sono stati portati davanti alla magistratura, in due diversi procedimenti. Uno di carattere civile, visto che il risarcimento potrà servire a nuove operazioni riparatorie. Interventi che le ragazze hanno scelto di fare all'estero, da San Francisco a Bangkok, non fidandosi più della sanità italiana. E poi c'è il penale, che ha portato la procura di Roma a indagare i 24 sanitari.
Alessandra Gracis, avvocatessa che difende le quattro pazienti, spiega che "i medici hanno indotto le ragazze a scegliere questa operazione, prospettata come innovativa, aggiungendo un allettante incentivo: e cioè che poteva essere fatta subito. Al contrario, se si fosse optato per l'intervento classico, dissero che si sarebbe dovuto attendere la normale lista di attesa, ovvero oltre 2 anni".
"Non è stato comunicato a nessuna di loro - afferma la legale - che si sarebbe eseguita una tecnica ancora sperimentale, quindi non riteniamo completo il consenso informato acquisito dalle pazienti”.
Non basta: l'avvocatessa, nei suoi esposti, contesta ai medici di non aver acquisito né l'autorizzazione del Comitato etico, né dell'Aifa (Agenzia del Farmaco), "necessarie quando si sperimentano nuovi metodi e medicine". Il tessuto innestato, infatti, "non è né più né meno che una sorta di farmaco sperimentale, visto che si tratta di cellule manipolate e ingegnerizzate, dagli sviluppi imprevedibili". Gracis ha inviato all'Aifa una denuncia con le cartelle cliniche delle sue assistite, chiedendo di essere rassicurata sulla non pericolosità del materiale iniettato, “potenzialmente dannoso o addirittura cancerogeno”.
In uno scambio di mail che la legale ha incluso nella sua documentazione, Beatrice, una delle pazienti, si lamenta con la dottoressa che aveva operato inizialmente le tre donne prive di vagina, e che aveva ispirato quindi i successivi interventi sulle persone transgender. La studiosa alla fine ammette: "Cara Beatrice, mi dispiace ancora per la sua storia di cui non conosco il finale. Tuttavia posso dirle che mentre la mia tecnica è perfetta per le ragazze con la sindrome di Mayer Rokitanski Kuster Hauser è ancora sperimentale nelle riassegnazioni del sesso".
Il Policlinico: “Ragazze negligenti dopo le operazioni”
Dal Policlinico Umberto I per il momento i medici, i dirigenti e i legali preferiscono non rilasciare dichiarazioni: l’ufficio comunicazione del Direttore generale del nosocomio spiega che, come in altri casi analoghi, è stata avviata un’indagine interna, eseguita da una commissione creata ad hoc.
Nella memoria difensiva presentata alla magistratura dagli avvocati dell’ospedale, si legge che sui nove pazienti su cui è stata utilizzata la metodologia dell’innesto di cellule della mucosa orale in vagina (sei transgender e tre donne), in cinque si ritengono soddisfatti dei risultati (due transgender e le tre donne), mentre in altri quattro in effetti si sono riscontrate complicazioni: “In due casi questo è dovuto - recita la memoria - a un non corretto utilizzo del tutore vaginale nei tempi e nelle modalità consigliate” (si tratta di uno stent che serve a divaricare la neovagina, da portare diverse ore al giorno nei mesi successivi all’intervento, ndr). “In un altro caso, le infezioni sono da ascriversi a variabili esterne all’intervento (rapporti sessuali e scarsa igiene)”. Nell’ultimo caso, i medici si astengono dalla valutazione, “in quanto il paziente ha eseguito altra procedura chirurgica in altra sede che ne ha modificato irreversibilmente i caratteri”.
L'avvocatessa Gracis, anche lei transgender come le quattro pazienti che difende (ma ha scelto di operarsi in California), segue un'altra quindicina di casi simili in tutta Italia, pure loro in transizione da uomo a donna, presunte vittime di episodi di malasanità.
"E' il nostro sistema che è sbagliato alla radice - spiega - Si fanno pochi interventi l'anno in decine di ospedali, da Pietra Ligure a Ragusa, quindi non ci si può specializzare a fondo. Piuttosto, come accade all'estero - ad esempio a Ghent in Belgio, dove si registrano risultati di eccellenza - bisognerebbe puntare su un'unica struttura nazionale, in cui questo tipo di chirurgia diventi di routine, e dove si possa investire seriamente su ricerca, innovazione, formazione e aggiornamento. Si risparmierebbero tanti soldi pubblici, oggi forzatamente utilizzati per riparare a posteriori operazioni venute male: un danno per i singoli coinvolti ma anche per la sanità”.
“Sarebbe importante - conclude la legale - parlare di questi problemi con il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, se solo volesse ricevere per un confronto me e le mie ragazze: abbiamo lanciato molti segnali e provocazioni, ma non abbiamo mai ricevuto risposta".
fonte http://espresso.repubblica.it di Antonio Sciotto
http://espresso.repubblica.it/attualita/2014/07/09/news/cambio-di-sesso-la-denuncia-di-4-transgender-rovinate-da-una-tecnica-sperimentale-1.172742?ref=fbpe
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venerdì 31 ottobre 2014
mercoledì 29 maggio 2013
Lgbt: Bisturi per le persone trans: un ricatto europeo

Sono 29 i paesi europei in cui la sterilizzazione o la riassegnazione chirurgica del sesso (o entrambe) sono conditio sine qua non imposte ai transgender per essere regolarmente riconosciuti nel loro nuovo genere.
Una violenza che, secondo un rapporto del Consiglio d’Europa, va cancellata perchè rappresenta una violazione dei diritti umani.
Soprattutto per chi non è stat* ancora operat* e non ha alcun strumento legale, carta d’identità in primis, che riconosca il suo nuovo, vero sesso.
L’aspetto più grave è che, nonostante non se ne parli, il problema riguarda in varia misura la stragrande maggioranza dei paesi europei.
Da quelli più tolleranti, come Francia e Olanda a quelli più intransigenti come la Polonia. Fanno eccezione solo il Portogallo, la Spagna e il Regno Unito e, dal prossimo 1° luglio, anche la Svezia.
fonte http://www.west-info.eu/it/ di Ivano Abbadessa
martedì 21 maggio 2013
Lgbt: Sicilia all’avanguardia, due trans cambiano sesso a Palermo, interventi di quattro ore al Policlinico

Due trans cambiano sesso a Palermo. L’unità di chirurgia plastica del policlinico Universitario ha eseguito nel capoluogo siciliano una perfetta ricostruzione dell’organo femminile a due pazienti. Vulva, vagina, clitoride: tutto perfettamente identico all’originale.
Un lungo intervento durato quattro ore ha restituito la vera identità a chi da sempre si sente una donna con addosso un vestito da uomo.
Il cambio di sesso non solo restituisce al paziente la propria identità ma consente anche di vivere una vita sessuale soddisfacente.
Prima dell’intervento i due trans sono stati sottoposti ad un lungo iter legale, a terapie mediche e psicologiche. I pazienti devono essere certi della loro identità sessuale.
Una volta terminato, l’intervento non è più reversibile L’equipe operatoria era composta dai professori Francesco Moschella, Adriana Cordova e dai dottori Salvatore D’Arpa e Fiammetta Ronga.
Cordova e D’Arpa hanno appreso le tecniche più recenti presso l’università di Gent, in Belgio. I rischi sono quelli legati a qualsiasi operazione chirugica.
fonte http://www.siciliainformazioni.com
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lunedì 14 gennaio 2013
Lgbt Svezia: Stop alla sterilizzazione forzata dei/lle transessuali
La Svezia decide di abrogare ufficialmente la legge che costringeva i transessuali a subire la sterilizzazione per poter ottenere il riconoscimento legale del cambio di genere.
La normativa era in vigore dal 1972.
La Svezia ha ufficialmente abrogato la legge che prevedeva la sterilizzazione forzata delle persone transgender, dopo che decine di migliaia di cittadini europei hanno combattuto per ottenere la sua abolizione.
La normativa, che era in vigore nel Paese scandinavo dal 1972, comportava che un o una transessuale doveva subire la sterilizzazione per ottenere il riconoscimento del cambio di genere.
Tuttavia, la pratica è stata ufficialmente bandita ieri (10 gennaio) dopo una sentenza da parte del giudice amministrativo d'appello di Stoccolma che ha detto che la legge era incostituzionale e in aperta violazione della Convenzione europea dei diritti dell'uomo.
La decisione fa seguito a una campagna di attivisti per i diritti gay e gli appelli di diversi membri del Parlamento europeo.
Nel mese di febbraio, la Federazione svedese per Lesbiche, Diritti degli omosessuali, bisessuali e transgender (RSFL) e AllOut.org hanno raccolto 47.689 firme di cittadini europei sollecitando il primo ministro Fredrik Reinfeldt a pronunciarsi contro la legge, dopo aver taciuto sulla questione.
Ulrika Westerlund, presidente della RSFL, ha accolto con favore l'abolizione della legge che si pensa sia stato utilizzato su un massimo di 500 persone transessuali. Si aspetta che molte di quelle vittime ora chiedano un risarcimento allo Stato.
fonte http://www.gay.tv/
La normativa era in vigore dal 1972.
La Svezia ha ufficialmente abrogato la legge che prevedeva la sterilizzazione forzata delle persone transgender, dopo che decine di migliaia di cittadini europei hanno combattuto per ottenere la sua abolizione.
La normativa, che era in vigore nel Paese scandinavo dal 1972, comportava che un o una transessuale doveva subire la sterilizzazione per ottenere il riconoscimento del cambio di genere.
Tuttavia, la pratica è stata ufficialmente bandita ieri (10 gennaio) dopo una sentenza da parte del giudice amministrativo d'appello di Stoccolma che ha detto che la legge era incostituzionale e in aperta violazione della Convenzione europea dei diritti dell'uomo.
La decisione fa seguito a una campagna di attivisti per i diritti gay e gli appelli di diversi membri del Parlamento europeo.
Nel mese di febbraio, la Federazione svedese per Lesbiche, Diritti degli omosessuali, bisessuali e transgender (RSFL) e AllOut.org hanno raccolto 47.689 firme di cittadini europei sollecitando il primo ministro Fredrik Reinfeldt a pronunciarsi contro la legge, dopo aver taciuto sulla questione.
Ulrika Westerlund, presidente della RSFL, ha accolto con favore l'abolizione della legge che si pensa sia stato utilizzato su un massimo di 500 persone transessuali. Si aspetta che molte di quelle vittime ora chiedano un risarcimento allo Stato.
fonte http://www.gay.tv/
sabato 22 dicembre 2012
Lgbt: Apre a Palermo l'ambulatorio "ginecologico" per persone trans
Sarà inaugurato all'Ospedale Civico del capoluogo siciliano l'ambulatorio dedicato alle persone trans.
Si occuperà di malattie sessualmente trasmissibili, ma con il tempo amplierà il campo d'azione.
Nasce a Palermo, presso l'Ospedale Civico, il primo "ambulatorio per l'equità di genere" dedicato, cioè, all'assistenza alle persone trans, sia che si siano già sottoposte ad intervento, sia che invecenon lo abbiano ancora fatto o non abbiano intenzione di farlo.
L'inaugurazione del progetto è prevista per febbraio e la cadenza prevista per le visite sarà bisettimanale con il coordinamento del ginecologo Giuseppe Scaglione.
"La richiesta è partita proprio dai pazienti - ha spiegato il primario del reparto di Ginecologia ed Ostetricia Luigi Alio.
Molti di loro ci hanno raccontato di non sapere come muoversi e di essere costretti, anche per ragioni di riservatezza, a rivolgersi ai privati".
"Oltre a soddisfare un bisogno di salute finora inespresso - continua il primario - potrebbe essere il preludio di un’attività chirurgica per il cambiamento del sesso. Ma questo solo in una fase successiva, qualora ci fosse una richiesta crescente e d’accordo con la direzione generale". All'inizio, infatti, l'ambulatorio si occuperà principalmente di malattie sessualmente trasmissibili.
"Ci siamo messi in contatto con colleghi di altri Paesi e con esperti vicini allo staff di Almodovar che in Spagna promuove iniziative simili", ha concluso il dottor Alio.
Entusiasmo hanno espresso le associaziono lgbt cittadine, prima fra tutte Arcigay Palermo che per bocca della sua presidente Danuela Tomasini ha giudicato "fantastica" la notizia dell'apertura dell'ambulatorio.
"Chi inizia un percorso di cambiamento di sesso - dice Tomasini - non sa a chi rivolgersi e anche chi ha già concluso il percorso chirurgico ha difficoltà. A ciò si aggiunge il calvario burocratico". Soddisfazione anche da parte dell'Agedo.
"Spesso gli ospedali e le Asp ci inviano questi pazienti - ha commentato Francesca Marceca, presidente di Agedo Palermo - ma noi facciamo orientamento psicologico. Abbiamo un circuito di ginecologi di fiducia ma abbiamo necessità di fare rete".
Il primo tentativo di ambulatorio pubblico di questo tipo fu fatto a Bologna, ma chiuse i battenti dopo pochi mesi.
In Italia ci sono già esperienze di ambulatori medici destinati alle persone trans, ma la maggior parte di questi si concentrano sulle terapie ormonali.
Quello di Palermo, invece, punta ad essere più completo.
fonte http://m.gay.it/
Si occuperà di malattie sessualmente trasmissibili, ma con il tempo amplierà il campo d'azione.
Nasce a Palermo, presso l'Ospedale Civico, il primo "ambulatorio per l'equità di genere" dedicato, cioè, all'assistenza alle persone trans, sia che si siano già sottoposte ad intervento, sia che invecenon lo abbiano ancora fatto o non abbiano intenzione di farlo.
L'inaugurazione del progetto è prevista per febbraio e la cadenza prevista per le visite sarà bisettimanale con il coordinamento del ginecologo Giuseppe Scaglione.
"La richiesta è partita proprio dai pazienti - ha spiegato il primario del reparto di Ginecologia ed Ostetricia Luigi Alio.
Molti di loro ci hanno raccontato di non sapere come muoversi e di essere costretti, anche per ragioni di riservatezza, a rivolgersi ai privati".
"Oltre a soddisfare un bisogno di salute finora inespresso - continua il primario - potrebbe essere il preludio di un’attività chirurgica per il cambiamento del sesso. Ma questo solo in una fase successiva, qualora ci fosse una richiesta crescente e d’accordo con la direzione generale". All'inizio, infatti, l'ambulatorio si occuperà principalmente di malattie sessualmente trasmissibili.
"Ci siamo messi in contatto con colleghi di altri Paesi e con esperti vicini allo staff di Almodovar che in Spagna promuove iniziative simili", ha concluso il dottor Alio.
Entusiasmo hanno espresso le associaziono lgbt cittadine, prima fra tutte Arcigay Palermo che per bocca della sua presidente Danuela Tomasini ha giudicato "fantastica" la notizia dell'apertura dell'ambulatorio.
"Chi inizia un percorso di cambiamento di sesso - dice Tomasini - non sa a chi rivolgersi e anche chi ha già concluso il percorso chirurgico ha difficoltà. A ciò si aggiunge il calvario burocratico". Soddisfazione anche da parte dell'Agedo.
"Spesso gli ospedali e le Asp ci inviano questi pazienti - ha commentato Francesca Marceca, presidente di Agedo Palermo - ma noi facciamo orientamento psicologico. Abbiamo un circuito di ginecologi di fiducia ma abbiamo necessità di fare rete".
Il primo tentativo di ambulatorio pubblico di questo tipo fu fatto a Bologna, ma chiuse i battenti dopo pochi mesi.
In Italia ci sono già esperienze di ambulatori medici destinati alle persone trans, ma la maggior parte di questi si concentrano sulle terapie ormonali.
Quello di Palermo, invece, punta ad essere più completo.
fonte http://m.gay.it/
lunedì 10 dicembre 2012
Lgbt: In Iran, oltre mille operazioni di riassegnazione del genere tra il 2006 e il 2010
Secondo fonti ufficiali iraniane, rese note recentemente, 1336 cittadini del paese si sono sottomessi a operazione di riassegnazione del sesso tra il 2006 e il 2010: il 56% si è trattato di transizione da uomo a donna e il 44% da donna a uomo.
Potrebbe sembrare una notizia positiva, ma non si deve dimenticare che in molti casi si tratta di persone omosessuali costrette a subire il processo.
L’omosessualità è oggetto di persecuzione in Iran e viene punita con la morte; la transessualità, invece, è considerata solo una malattia curabile attraverso la chirurgia di rassegnazione del genere.
Tali operazioni sono legali dal 1984, da quando l’Ayatollah Khomeini le approvò dopo essere stato convinto da Maryam Khatoon Molkara, probabilmente la prima donna transessuale iraniana pubblicamente riconosciuta.
Dopo la Thailandia, l’Iran è il paese che realizza il maggior numero di operazioni di riassegnazione del sesso. Lo stato contribuisce alle spese mediche e, dopo l’operazione, offre un sussidio per iniziare una propria attività.
Sostegno, questo, che stona con il clima di rifiuto di cui sono vittime le persone transessuali nella società, che a volte vengono uccise perché “disonorano” la famiglia.
Gli attivisti, comunque, fanno notare che molte persone che vengono sottoposte all’operazione non sono transessuali, ma omosessuali.
Nella realtà dei fatti, la riassegnazione del sesso non è opzionale, ma è immediata alla diagnosi. Quanti si rifiutano di cambiare genere vengono immediatamente perseguitati perché ritenuti omosessuali.
fonte http://www.queerblog.it da Roberto Russo, Via | Dos Manzanas Foto | Flickr
Potrebbe sembrare una notizia positiva, ma non si deve dimenticare che in molti casi si tratta di persone omosessuali costrette a subire il processo.
L’omosessualità è oggetto di persecuzione in Iran e viene punita con la morte; la transessualità, invece, è considerata solo una malattia curabile attraverso la chirurgia di rassegnazione del genere.
Tali operazioni sono legali dal 1984, da quando l’Ayatollah Khomeini le approvò dopo essere stato convinto da Maryam Khatoon Molkara, probabilmente la prima donna transessuale iraniana pubblicamente riconosciuta.
Dopo la Thailandia, l’Iran è il paese che realizza il maggior numero di operazioni di riassegnazione del sesso. Lo stato contribuisce alle spese mediche e, dopo l’operazione, offre un sussidio per iniziare una propria attività.
Sostegno, questo, che stona con il clima di rifiuto di cui sono vittime le persone transessuali nella società, che a volte vengono uccise perché “disonorano” la famiglia.
Gli attivisti, comunque, fanno notare che molte persone che vengono sottoposte all’operazione non sono transessuali, ma omosessuali.
Nella realtà dei fatti, la riassegnazione del sesso non è opzionale, ma è immediata alla diagnosi. Quanti si rifiutano di cambiare genere vengono immediatamente perseguitati perché ritenuti omosessuali.
fonte http://www.queerblog.it da Roberto Russo, Via | Dos Manzanas Foto | Flickr
venerdì 30 novembre 2012
Lgbt Torino: Male to Female - Female to Male La riconversione chirurgica del sesso, domenica 2 dicembre ore 19.00
SERATE TRANSVERSALI INCONTRI ATTORNO AL MONDO TRANS
A cura di Christian Ballarin e Piero Cantafio
In collaborazione con il Gruppo Luna e il Circolo Maurice
Con il Patrocinio della Città di Torino
Male to Female - Female to Male La riconversione chirurgica del sesso
Special Guest Dott. Tiewtranon Preecha del Preecha Aesthetic Institute di Bangkok (Thailandia).
Domenica 2 dicembre ore 19.00
Educatorio della Divina Provvidenza Corso Trento 13 –
Torino
Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti
Quali sono le più avanzate tecniche chirurgiche di ricostruzione genitale e quali le complicanze post operatorie e le prospettive di successo, legate a un problema di grande rilevanza che coinvolge la salute fisica e psichica.
Universalmente riconosciuto come il più grande esperto mondiale di chirurgia di riassegnazione del sesso, il Dott. Preecha terrà un incontro divulgativo sulle pratiche chirurgiche che da oltre trent’anni porta avanti nel Preecha Aesthetic Institute di Bangkok (Thailandia).
Il Preecha Aesthetic Institute di Bangkok è una delle migliori cliniche private internazionali ed è il primo centro multidisciplinare di chirurgia estetica e ricostruttiva.
Il 90% dei coloro che si rivolgono al Centro sono stranieri: Americani, Europei ed Australiani.
Dal 1980 presso il Preecha Aesthetic Institute sono stati effettuati 4459 casi di riconversione Male to Female e 1820 casi di riconversione Female to Male con una percentuale di successo superiore al 95% senza complicanze.
Si consiglia la prenotazione telefonica al numero 011.580544
o via mail cssessuologiaclinica@yahoo.it
Informazioni: Fondazione Carlo Molo Onlus Barbara Ravizza
tel. 011.5805444 (dal lunedì al venerdì ore 16-19) cssessuologiaclinica@yahoo.it
fonte http://www.mauriceglbt.org/
A cura di Christian Ballarin e Piero Cantafio
In collaborazione con il Gruppo Luna e il Circolo Maurice
Con il Patrocinio della Città di Torino
Male to Female - Female to Male La riconversione chirurgica del sesso
Special Guest Dott. Tiewtranon Preecha del Preecha Aesthetic Institute di Bangkok (Thailandia).
Domenica 2 dicembre ore 19.00
Educatorio della Divina Provvidenza Corso Trento 13 –
Torino
Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti
Quali sono le più avanzate tecniche chirurgiche di ricostruzione genitale e quali le complicanze post operatorie e le prospettive di successo, legate a un problema di grande rilevanza che coinvolge la salute fisica e psichica.
Universalmente riconosciuto come il più grande esperto mondiale di chirurgia di riassegnazione del sesso, il Dott. Preecha terrà un incontro divulgativo sulle pratiche chirurgiche che da oltre trent’anni porta avanti nel Preecha Aesthetic Institute di Bangkok (Thailandia).
Il Preecha Aesthetic Institute di Bangkok è una delle migliori cliniche private internazionali ed è il primo centro multidisciplinare di chirurgia estetica e ricostruttiva.
Il 90% dei coloro che si rivolgono al Centro sono stranieri: Americani, Europei ed Australiani.
Dal 1980 presso il Preecha Aesthetic Institute sono stati effettuati 4459 casi di riconversione Male to Female e 1820 casi di riconversione Female to Male con una percentuale di successo superiore al 95% senza complicanze.
Si consiglia la prenotazione telefonica al numero 011.580544
o via mail cssessuologiaclinica@yahoo.it
Informazioni: Fondazione Carlo Molo Onlus Barbara Ravizza
tel. 011.5805444 (dal lunedì al venerdì ore 16-19) cssessuologiaclinica@yahoo.it
fonte http://www.mauriceglbt.org/
mercoledì 28 novembre 2012
Lgbt: New York, il marito cambia sesso ma lei per amore non lo(a) lascia
NEW YORK, Addio marito.... Benvenuta moglie.
Cosa succede in un matrimonio quando un consorte cambia sesso?
Questa rivoluzione nell'assetto familiare e' avvenuta a Shellie Ruge,
una signora dell’Arizona che ha accettato di rimanere al fianco del marito anche dopo che lui ha abbracciato la "transizione".
La storia di Shellie e Randi è vecchia di sette anni, ma in questi giorni è diventata nota in tutta l'America dopo che la coppia ha accettato di parlarne nel programma della Cbs The Jeff Probst Show.
E la loro non è una storia pruriginosa, da riviste scandalistiche: è una semplice storia d’amore.
Perché se Shellie ha accettato questo cambiamento a 180 gradi, si deve al fatto che aveva tanta paura di perdere Randi, che ha cercato di capire quel che stava succedendo al marito, si è documentata, ha frequentato gruppi di sostegno, e alla fine ha deciso che piuttosto che perdere la persona che amava, l’avrebbe accettata anche nelle vesti femminili.
Shellie e Randi si erano conosciuti 15 anni fa, ed era stato subito amore. Un mese e mezzo dopo il primo appuntamento, erano marito e moglie.
Insieme hanno costruito una famiglia, una bella carriera e una vita agiata. Hanno anche avuto due bambini e a un'occhiata veloce tutto sembrava perfetto.
Ma Randi si sentiva sempre «in crisi con se stesso». E finalmente, a 47 anni, ha avuto il coraggio di confidarsi con Shellie, e dirle che se all'esterno era un uomo, all'interno si era sempre sentito donna e non poteva più sostenere la doppiezza della sua esistenza.
Non che dopo questa confessione tutto sia stato subito rose e fiori.
Tutt'altro. Shellie anzi precipitò nella depressione: «Per me fu uno shock. Fu un’esperienza surreale. Per settimane non riuscii a dormire e non facevo che piangere» ha raccontato qualche mese fa in un video di YouTube
E' stato proprio questo video che ha spinto la Cbs a invitarli allo show di Pabst, durante il quale Randi ha ricordato: «Quando ho parlato a Shellie sapevo che mi stavo giocando tutto. E’ stato dolorosissimo per tutti e due. Ma non potevo fare altrimenti.
Dovevo compiere il salto. Dovevo. Non potevo più aspettare».
Shellie ha aggiunto che con il tempo, con il passare delle settimane, si era resa conto che la sua sofferenza, il pianto incessante, venivano dal fatto che credeva che la transizione sessuale del marito dovesse per forza significare una separazione e un divorzio.
«Ma di colpo mi dissi: perché dobbiamo separarci? Restiamo insieme, prendiamo questa esperienza un giorno alla volta e vediamo dove ci porta».
E così è stato.
Un giorno alla volta: «E’ un processo che va avanti, e non è facile, ma non cambierei affatto la mia decisione.
Sono felice di essere accanto alla mia Randi».
La coppia oggi fa parte dell’associazione TransForm Community (http://transform.transmentors.org/) che cerca di combattere il pregiudizio.
Con i loro volti e la loro storia vera e sofferta, Shellie e Randi hanno deciso di aiutare gli eterosessuali a capire ed accettare sia gli omosessuali che i transgender.
fonte http://www.ilmessaggero.it di Anna Guaita
sabato 10 novembre 2012
Lgbt: USA, San Francisco sarà la capitale americana del cambiamento di sesso
San Francisco si appresta a diventare la prima città degli Stati Uniti ad offrire la copertura delle spese sanitarie per interventi di cambiamento di sesso da parte di persone transgender residenti non assicurate.
La Commissione Salute della città desidera creare un programma completo per il trattamento delle persone transgender che provano disagio psicologico a causa della mancata corrispondenza tra il loro corpo e la loro identità di genere.
San Francisco offre già, ai residenti transgender, trattamenti ormonali, consulenza e servizi di salute pubblica, ma questo particolare settore del cambiamento di sesso era finora considerato carente dalla comunità LGBT.
I sostenitori dei diritti transgender, molto attivi in questa parte del mondo, chiedevano infatti che anche le mastectomie, le ricostruzioni genitali e gli altri interventi chirurgici consigliati per i transgender fossero coperti dal piano sanitario di San Francisco.
Per il momento tuttavia si tratta solo di “una decisione simbolica” in quanto in città attualmente non vi sono ancora know-how, o protocolli sanitari per fornire interventi chirurgici di questo tipo, attraverso le cliniche e gli ospedali pubblici.
La Commissione salute ha comunque approvato l’istituzione di un programma che copre tutti gli aspetti della salute transgender, compreso il cambio di sesso, che la comunità spera sia già possibile vedere operativa alla fine del prossimo anno.
San Francisco nel 2001 è stata la prima città americana a coprire i costi sanitari per i cambiamenti di sesso dei dipendenti pubblici.
L’anno scorso, anche Portland, in Oregon ha fatto la stessa cosa.
Il numero di grandi aziende degli Stati Uniti che coprono il costo sanitario di un intervento chirurgico di “riassegnazione di genere” per lavoratori transgender è raddoppiato lo scorso anno, il che riflette il pluridecennale impegno, da parte degli attivisti transgender, di ottenere il trattamento di questi interventi chirurgici da parte delle compagnie assicurative.
Dr. Giuliana Proietti
Fonte: San Francisco hopes to become first US city to provide sex surgeries for transgender residents, Washington Post, via http://ilsessoelamore.it/
La Commissione Salute della città desidera creare un programma completo per il trattamento delle persone transgender che provano disagio psicologico a causa della mancata corrispondenza tra il loro corpo e la loro identità di genere.
San Francisco offre già, ai residenti transgender, trattamenti ormonali, consulenza e servizi di salute pubblica, ma questo particolare settore del cambiamento di sesso era finora considerato carente dalla comunità LGBT.
I sostenitori dei diritti transgender, molto attivi in questa parte del mondo, chiedevano infatti che anche le mastectomie, le ricostruzioni genitali e gli altri interventi chirurgici consigliati per i transgender fossero coperti dal piano sanitario di San Francisco.
Per il momento tuttavia si tratta solo di “una decisione simbolica” in quanto in città attualmente non vi sono ancora know-how, o protocolli sanitari per fornire interventi chirurgici di questo tipo, attraverso le cliniche e gli ospedali pubblici.
La Commissione salute ha comunque approvato l’istituzione di un programma che copre tutti gli aspetti della salute transgender, compreso il cambio di sesso, che la comunità spera sia già possibile vedere operativa alla fine del prossimo anno.
San Francisco nel 2001 è stata la prima città americana a coprire i costi sanitari per i cambiamenti di sesso dei dipendenti pubblici.
L’anno scorso, anche Portland, in Oregon ha fatto la stessa cosa.
Il numero di grandi aziende degli Stati Uniti che coprono il costo sanitario di un intervento chirurgico di “riassegnazione di genere” per lavoratori transgender è raddoppiato lo scorso anno, il che riflette il pluridecennale impegno, da parte degli attivisti transgender, di ottenere il trattamento di questi interventi chirurgici da parte delle compagnie assicurative.
Dr. Giuliana Proietti
Fonte: San Francisco hopes to become first US city to provide sex surgeries for transgender residents, Washington Post, via http://ilsessoelamore.it/
venerdì 5 ottobre 2012
Lgbt: James cambia sesso a 80 anni, finalmente è Ruth, è la più anziana al mondo ad aver subito l'operazione.
Ha atteso questo momento per tutta la vita, fin da quando era una bambina.
Ora, finalmente, ha potuto cambiare sesso ed essere se stessa.
E' la più anziana al mondo ad aver subito l'operazione.
Per l'anagrafe è stato James per troppo tempo.
Ora finalmente, a ben 78 anni, James Rose è finalmente diventato definitivamente Ruth, come ha sognato per tutta la vita.
Ruth è la persona ad essersi sottoposta al'intervento per il cambio di sesso in età più avanzata al mondo.
Ha dovuto aspettare molti anni per realizzare il suo desiderio più grande, ovvero trasformare il proprio corpo perché coincidesse con ciò che si è sempre sentita, una donna.
Ruth ha raccontato di avere avuto queso desiderio per la prima volta quando era appena una bambina e che già da molto tempo aveva optato per un guardaroba prettamente femminile.
"E' magnifico poter essere me stessa" ha detto Ruth che ha dovuto lottare strenuamente con figli e nipoti per far sì che anche loro accettassero la sua decisione di sottoporsi all'intervento.
Purtroppo, la scelta di Rose è stata accompagnata da molte polemiche sollevate da alcune associazioni di consumatori indispettite dal fatto che le spese dell'intervento siano state tutte a carico della sanità britannica.
fonte http://www.gay.it/
Ora, finalmente, ha potuto cambiare sesso ed essere se stessa.
E' la più anziana al mondo ad aver subito l'operazione.
Per l'anagrafe è stato James per troppo tempo.
Ora finalmente, a ben 78 anni, James Rose è finalmente diventato definitivamente Ruth, come ha sognato per tutta la vita.
Ruth è la persona ad essersi sottoposta al'intervento per il cambio di sesso in età più avanzata al mondo.
Ha dovuto aspettare molti anni per realizzare il suo desiderio più grande, ovvero trasformare il proprio corpo perché coincidesse con ciò che si è sempre sentita, una donna.
Ruth ha raccontato di avere avuto queso desiderio per la prima volta quando era appena una bambina e che già da molto tempo aveva optato per un guardaroba prettamente femminile.
"E' magnifico poter essere me stessa" ha detto Ruth che ha dovuto lottare strenuamente con figli e nipoti per far sì che anche loro accettassero la sua decisione di sottoporsi all'intervento.
Purtroppo, la scelta di Rose è stata accompagnata da molte polemiche sollevate da alcune associazioni di consumatori indispettite dal fatto che le spese dell'intervento siano state tutte a carico della sanità britannica.
fonte http://www.gay.it/
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mercoledì 1 agosto 2012
Lgbt: Belgrado, la città nell’est Europa della chirurgia transgender a basso costo
Il 23 gennaio 2012 il Parlamento approva la legge che consente a chiunque di ridefinire la propria identità sessuale a spese del servizio sanitario pubblico.
In Serbia un intervento costa fino a cinque volte meno che negli Stati Uniti.
"Chi vuole cambiare sesso sceglie noi perché è considerato un appestato negli altri Paesi dell'ex area comunista"
“Benvenuti nel Centro di chirurgia ricostruttiva genitale di Belgrado – si legge sul sito – La nostra principale attività è la chirurgia genitale maschile e femminile che include il trattamento di varie anomalie congenite, ma anche il cambio di sesso…”. Con tre ammiccanti puntini di sospensione a chiudere il periodo. Sotto, il prof. Miroslav Djordjevic ti guarda con l’aria di sufficienza e il sorrisetto soddisfatto di chi incassa decine di milioni l’anno.
Lo fa grazie ai movimenti migratori di un turismo clinico che ha fatto della capitale serba la terra promessa per chiunque voglia cambiare sesso.
Quella stessa Belgrado che il 10 ottobre 2010 vide piovere sul corteo del gay pride molotov e bombe carta che lasciarono a terra 140 feriti. Ma dove passare dal pene alla vagina, o viceversa, costa fino a cinque volte meno che negli Stati Uniti.
Lo switch del Paese ex comunista in tema di diritti civili scatta sei mesi fa. E’ lunedì 23 gennaio 2012 quando il Parlamento approva la legge che consente a chiunque di ridefinire la propria identità sessuale a spese del servizio sanitario pubblico. Martedì 24, nella capitale, il primo paziente uomo si risveglia donna sotto i ferri dei chirurghi dell’ospedale Front Narodni.
Per i transgender del pianeta si dischiude un nuovo universo, ma le cliniche private lavorano a pieno regime da lustri. Nei 20 anni precedenti, erano state effettuate in tutto 150 operazioni: soltanto da gennaio sono state 100 le persone che hanno scelto Belgrado per compiere la metamorfosi, con 200 candidati in lista d’attesa solo al Front Narodni già ai primi di febbraio.
La chiave del successo è racchiusa in due fattori: il prezzo e l’unicità dell’offerta nell’area dell’est Europa. Se in Gran Bretagna, dove l’operazione è coperta dal National Health Service, l’operazione costa 10mila sterline (12mila euro) e negli Stati Uniti per diventare uomo si spende fino a 50mila dollari (41.500 euro), in Serbia bastano 8.200 euro.
Ma soprattutto “chi vuole cambiare sesso sceglie noi perché è considerato un appestato negli altri Paesi dell’area, come la Bulgaria, l’Ungheria, la Romania, la Turchia e la Grecia”, ha spiegato Miroslav Djordjevic al New York Times.
Ad indicare la via fu Sava Perovic. Urologo, nel 1989 cominciò ad operare dopo le preghiere di un paziente affetto da gender identity disorder, nell’ex Jugoslavia figlia della Chiesa ortodossa, Paese dal dna comunista in cui l’omosessualità fu legalizzata solo dopo il crollo del regime e dove la transessualità non veniva nemmeno menzionata nei testi di medicina.
Perovic, che è morto nel 2010, praticava, si legge sul suo sito, “l’arte della chirurgia urogenitale”, con quell’aura mistica che avvolge i santoni pranoterapeuti di sovietica memoria. Venti anni dopo il mondo è diverso.
Una volta c’era Casablanca, oggi a Belgrado un intervento di sei ore ed è tutto finito. Niente operazioni multiple, si soffre una volta sola. Ma i rigetti post-operatori e le disfunzioni, quelli non te li toglie nessuno.
Daniel, 25 anni, avvocato, sapeva “dall’età di 10 anni di essere un maschio intrappolato nel corpo di una donna”.
Sulle rive del Danubio ci è venuto da San Pietroburgo: “La Russia è omofobica, qui ho ricominciato a respirare”. In tasca le lettere di due psichiatri che attestano il suo gender identity disorder, e i certificati che provano che è stato in terapia e fa la cura degli ormoni da almeno un anno.
E’ la prassi. Nemmeno gli Usa possono competere. Marci Bowers è un’icona in materia: è stata ospite del Tyra Banks Show, special guest in un episodio di Csi e la Bbc le ha dedicato un documentario in sei puntate. Nata ‘Mark’ a Seattle, ora ginecologa a Trinidad, Colorado, ha operato più di 1.100 persone in 10 anni e fa notare che “in tutti gli Stati Uniti d’America soltanto cinque chirurghi praticano regolarmente il cambio di sesso”.
Il problema, dice, è “il conservatorismo sociale combinato con le scarse conoscenze in materia”. L’ex comunista Serbia batte il presunto Paese delle libertà due a zero.
fonte http://www.ilfattoquotidiano.it di Marco Quarantelli
In Serbia un intervento costa fino a cinque volte meno che negli Stati Uniti.
"Chi vuole cambiare sesso sceglie noi perché è considerato un appestato negli altri Paesi dell'ex area comunista"
“Benvenuti nel Centro di chirurgia ricostruttiva genitale di Belgrado – si legge sul sito – La nostra principale attività è la chirurgia genitale maschile e femminile che include il trattamento di varie anomalie congenite, ma anche il cambio di sesso…”. Con tre ammiccanti puntini di sospensione a chiudere il periodo. Sotto, il prof. Miroslav Djordjevic ti guarda con l’aria di sufficienza e il sorrisetto soddisfatto di chi incassa decine di milioni l’anno.
Lo fa grazie ai movimenti migratori di un turismo clinico che ha fatto della capitale serba la terra promessa per chiunque voglia cambiare sesso.
Quella stessa Belgrado che il 10 ottobre 2010 vide piovere sul corteo del gay pride molotov e bombe carta che lasciarono a terra 140 feriti. Ma dove passare dal pene alla vagina, o viceversa, costa fino a cinque volte meno che negli Stati Uniti.
Lo switch del Paese ex comunista in tema di diritti civili scatta sei mesi fa. E’ lunedì 23 gennaio 2012 quando il Parlamento approva la legge che consente a chiunque di ridefinire la propria identità sessuale a spese del servizio sanitario pubblico. Martedì 24, nella capitale, il primo paziente uomo si risveglia donna sotto i ferri dei chirurghi dell’ospedale Front Narodni.
Per i transgender del pianeta si dischiude un nuovo universo, ma le cliniche private lavorano a pieno regime da lustri. Nei 20 anni precedenti, erano state effettuate in tutto 150 operazioni: soltanto da gennaio sono state 100 le persone che hanno scelto Belgrado per compiere la metamorfosi, con 200 candidati in lista d’attesa solo al Front Narodni già ai primi di febbraio.
La chiave del successo è racchiusa in due fattori: il prezzo e l’unicità dell’offerta nell’area dell’est Europa. Se in Gran Bretagna, dove l’operazione è coperta dal National Health Service, l’operazione costa 10mila sterline (12mila euro) e negli Stati Uniti per diventare uomo si spende fino a 50mila dollari (41.500 euro), in Serbia bastano 8.200 euro.
Ma soprattutto “chi vuole cambiare sesso sceglie noi perché è considerato un appestato negli altri Paesi dell’area, come la Bulgaria, l’Ungheria, la Romania, la Turchia e la Grecia”, ha spiegato Miroslav Djordjevic al New York Times.
Ad indicare la via fu Sava Perovic. Urologo, nel 1989 cominciò ad operare dopo le preghiere di un paziente affetto da gender identity disorder, nell’ex Jugoslavia figlia della Chiesa ortodossa, Paese dal dna comunista in cui l’omosessualità fu legalizzata solo dopo il crollo del regime e dove la transessualità non veniva nemmeno menzionata nei testi di medicina.
Perovic, che è morto nel 2010, praticava, si legge sul suo sito, “l’arte della chirurgia urogenitale”, con quell’aura mistica che avvolge i santoni pranoterapeuti di sovietica memoria. Venti anni dopo il mondo è diverso.
Una volta c’era Casablanca, oggi a Belgrado un intervento di sei ore ed è tutto finito. Niente operazioni multiple, si soffre una volta sola. Ma i rigetti post-operatori e le disfunzioni, quelli non te li toglie nessuno.
Daniel, 25 anni, avvocato, sapeva “dall’età di 10 anni di essere un maschio intrappolato nel corpo di una donna”.
Sulle rive del Danubio ci è venuto da San Pietroburgo: “La Russia è omofobica, qui ho ricominciato a respirare”. In tasca le lettere di due psichiatri che attestano il suo gender identity disorder, e i certificati che provano che è stato in terapia e fa la cura degli ormoni da almeno un anno.
E’ la prassi. Nemmeno gli Usa possono competere. Marci Bowers è un’icona in materia: è stata ospite del Tyra Banks Show, special guest in un episodio di Csi e la Bbc le ha dedicato un documentario in sei puntate. Nata ‘Mark’ a Seattle, ora ginecologa a Trinidad, Colorado, ha operato più di 1.100 persone in 10 anni e fa notare che “in tutti gli Stati Uniti d’America soltanto cinque chirurghi praticano regolarmente il cambio di sesso”.
Il problema, dice, è “il conservatorismo sociale combinato con le scarse conoscenze in materia”. L’ex comunista Serbia batte il presunto Paese delle libertà due a zero.
fonte http://www.ilfattoquotidiano.it di Marco Quarantelli
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lunedì 18 giugno 2012
Lgbt Cina: Qian Yi Ling cambia sesso a 80 anni
Qian Yi Ling oggi ha 84 anni, ma ha capito di essere una donna intrappolata nel corpo di un uomo fin da quando ne aveva tre: la piu' anziana 'transgender' di tutta la Cina ha deciso di raccontare la sua storia al quotidiano di Canton "Southern Metropolis Daily" su sollecitazione degli attivisti del movimento cinese LGBT, convinti che la sua vicenda potesse essere d'esempio per tutti i cinesi che ogni giorno affrontano discriminazioni e difficolta' a causa della loro identita' sessuale. "Questa e' la mia vera identita', questa sono veramente io, e mi sono nascosta per 80 anni. Voglio lottare contro i pregiudizi che la gente nutre ancora nei confronti dei transessuali" dice Qian al quotidiano cinese.
Qian, riferisce AgiChina24, e' nata col nome maschile di Qian Jinfan nel 1928 in una cittadina nei pressi di Shanghai.
Esperto di calligrafia, studioso di letteratura, collezionista d'arte, ha condotto per decenni una carriera di funzionario di medio livello presso l'ufficio culturale di una citta' del Guangdong, dove si e' sposato nel 1982, a 54 anni.
Poi, nel 2008, compiuti gli 80 anni, ha deciso di diventare donna.
Ha iniziato a usare ormoni e a indossare abiti femminili, e nel 2010 ha scritto una lettera alle autorita' dichiarando di avere cambiato sesso.
"La scelta di Qian e' una scelta privata – dice al "Southern Metropolis Daily" Liu Chunling, a capo del dipartimento risorse umane dell'ufficio nel quale Qian ha lavorato una vita- ma tutti noi la stiamo vivendo con mentalita' molto aperta, la comprendiamo e la accettiamo".
Ma nonostante la Cina stia mostrando un'apertura sempre maggiore verso la comunita' Lbgt, l'esperienza di Qian suggerisce che i pregiudizi sono ancora molto diffusi: "Quando ho iniziato a vestire abiti femminili in pubblico i miei colleghi mi hanno sostenuto, ma ho dovuto anche affrontare insulti e atti di vandalismo da parte di bambini e ragazzi del quartiere.
Ho denunciato tutto all'amministrazione locale, e questi incidenti non mi dissuaderanno. Non penso di essere inferiore a nessuno".
fonte http://www.nonlosai.it
venerdì 13 aprile 2012
Lgbt: Transessuali, ogni anno circa 150 interventi per cambiare sesso
Ogni anno 30 persone transessuali si sottopongono a un intervento chirurgico per cambiare sesso (in Italia sono circa 150). E, come racconta la psicologa Daniela Anna Nadalin, che lavora al consultorio del Mit “sono sempre più i giovani, accompagnati dalle famiglie”.
Sono circa 780 gli utenti del consultorio del Mit, ma non per tutti il percorso di transizione si conclude con l’intervento chirurgico.
Per quelli che ci arrivano però l’attesa è lunga: 2 anni per il passaggio MtoF (da uomo a donna) e 7/8 mesi per il passaggio FtoM (da donna a uomo).
Il percorso di transizione può essere quindi anche molto lungo: se si considera che servono almeno 2 anni di accompagnamento e supporto dal primo accesso, a cui vanno aggiunti, oltre a quelli della lista di attesa, anche quelli del tribunale che deve esprimersi sulla domanda di cambio di sesso (in media 1 anno).
Se ne parlerà nel convegno organizzato dal Mit, insieme all’Osservatorio nazionale sull’identità di genere (Onig) e al Centro europeo studi sulla discriminazione (Cesd), in occasione dei 30 anni della Legge 164/1982 sul cambio di sesso.
Una buona legge, della cui approvazione fu artefice lo stesso movimento, ma che va tenuta sotto controllo. Soprattutto dopo le modifiche apportate nel 2011 con cui è stata attribuita alla giurisdizione ordinaria la competenza per le domande di rettifica di attribuzione di sesso.
Con un evidente aggravio di tempistiche, vista la lentezza della giustizia italiana.
“Vogliamo fare il punto sulla sua applicazione per capire che cosa andrebbe cambiato – spiega Porpora Marcasciano, presidente del Mit – come, ad esempio, dare la possibilità di cambiare il nome senza dover arrivare al cambio di sesso: una conquista di civiltà che faciliterebbe la vita e l’inserimento lavorativo delle persone transessuali”.
Il convegno “Un transito lungo 30 anni” si terrà il 14 aprile (esattamente 30 anni dopo il 14 aprile 1982) a Bologna e vedrà anche la partecipazione di Don Ciotti.
Porre al centro la vita delle persone transessuali. È questo il messaggio che il Mit vuole lanciare in occasione del convegno.
“La legge è stata una conquista straordinaria, fu la seconda in Europa dopo quella tedesca, spiega Cathy La Torre, vicepresidente del Mit, ma è datata e la sua applicazione impatta con la vita delle persone transessuali, in particolare con le modifiche approvate nel 2011”.
Uno dei punti su cui il Mit intende lavorare è quello del cambio del nome, oggi possibile solo se vi è stato un intervento chirurgico di cambio del sesso.
“Un grande ostacolo in particolare per ciò che riguarda il lavoro – continua La Torre – Se gay e lesbiche sono discriminati sul posto di lavoro, i trans lo sono nell’accesso stesso al lavoro e su questo incide certamente il fatto che il nome sui loro documenti non coincide con il loro aspetto”.
Sono 4 le direttrici su cui il Mit intende impegnarsi: una ricerca scientifica sulla discriminazione e l’accesso alla sanità per i transessuali, una ricerca scientifica sulla discriminazione nel mondo del lavoro, l’emanazione di una legge che punisca i crimini di odio non solo contro gay e lesbiche ma anche contro i trans e un lavoro sulla rappresentazione delle persone trans nei media. “Su questi punti, precisa la vicepresidente, chiederemo l’impegno da parte del ministero”.
Intanto, il Mit incassa l’impegno del Comune, nella persona dell’assessore alla Sanità, Luca Rizzo Nervo, a “mettere mano alla sede del Mit per fare in modo che l’attività del consultorio si svolga in un ambiente adeguato”.
Dal 2001, infatti, il Mit è in una sede provvisoria (in via Polese) che presenta problemi di insalubrità, è senza finestre e ha un impianto di aerazione vecchio.
“La situazione è insostenibile e spesso non riusciamo a far fronte alle richieste” dice La Torre.
Il consultorio è gestito dall’associazione in convenzione con l’Ausl e con il finanziamento della Regione Emilia-Romagna e, come racconta Porpora Marcasciano, è un’esperienza unica in Italia e in Europa.
“Per noi quello sportello è l’applicazione della Legge 164 – dice – perché accompagna le persone transessuali nel percorso di transizione che può portali al cambio di sesso”.
Il convegno “Un transito lungo 30 anni” si svolgerà il 14 aprile 2012 a partire dalle 9 nell’Aula Magna Santa Cristina (via del Piombo, 2).
fonte http://affaritaliani.libero.it
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giovedì 12 aprile 2012
Lgbt: In Cina gemelle cambiano sesso e diventano fratelli
Quella che stiamo per raccontare è una storia avvenuta in Cina, dove due gemelle hanno preso l’importante decisione di cambiare sesso chirurgicamente. Il caso è avvenuto pochi giorni fa, ed a riportare la notizia sarebbe stato il quotidiano “The Sun“, che racconta la storia di queste due giovani ragazze di venticinque anni, due gemelle, che hanno preso una delle decisioni più difficili, quella di diventare uomini a tutti gli effetti, e di affidarsi alle mani esperte del dottor Zhao Yede, che opera presso l’ospedale militare di Shangai, e che ha portato a termine l’importante operazione.
Secondo quanto riportato nei giorni scorsi, pare che alle due sorelle, che adesso sono ufficialmente diventati due fratelli, mancherebbe solo una terza e ultima operazione chirurgica per poter diventare uomini a tutti gli effetti, e solo allora la legge cinese li riconoscerà come tali, e renderà quindi ufficiale il loro cambio di genere a tutti gli effetti.
Di casi del genere in passato ve ne abbiamo parlato più volte. La necessità di cambiare sesso nasce spesso in giovanissima età.
Più volte abbiamo parlato di bambini davvero molto giovani, bambini che sin dai loro primi anni di vita hanno manifestato l’esigenza di essere trattati e di vivere come i coetanei del sesso opposto al loro.
In Spagna, alcuni anni fa, fece molto discutere ad esempio il caso di un ragazzo di sedici anni che si era sottoposto a un intervento chirurgico per il cambio di sesso.
In quel particolare caso, si trattava del primo episodio di cambio di sesso a tutti gli effetti in una persona non ancora maggiorenne, ed in quella particolare occasione, ad esprimersi fu lo stesso medico che aveva eseguito l’operazione, il quale aveva detto la sua in merito alle polemiche nate intorno alla giovanissima età del suo paziente.
“E’ un dibattito aperto in tutto il mondo. E se la nuova legge prevede che una ragazza di 16 anni possa abortire, perché non autorizzare questo tipo d’intervento? aveva dichiarato alcuni anni fa il medico spagnolo.
Bisogna selezionare caso per caso. Ci possono essere maggiorenni non preparati e minorenni che lo sono. L’età cronologica non è determinante”.
Nel mondo dello spettacolo, un altro personaggio molto celebre ha portato a termine il processo per il cambio di sesso.
Come immaginerete, stiamo parlando di Chaz Bono, il figlio di una coppia celebre del passato, quella formata da Sonny Bono e Cher.
Del suo cambio di sesso ve ne avevamo parlato più volte in passato, ed oggi Chaz è, ed è considerato, a tutti gli effetti un uomo.
fonte http://www.gaywave.it
Lgbt: Bologna 14 Aprile Legge 164: un transito lungo trent'anni, Trentennale dall'approvazione della legge che permette il cambio di sesso in Italia
Il 14 Aprile 1982 dopo tante lotte fu approvata la Legge 164, una delle prime leggi in Europa che, insieme a quella tedesca, permetteva di cambiare sesso. Una grande conquista che apriva una nuova strada per il riconoscimento delle persone transessuali.
Per il trentennale della sua approvazione il MIT, che di quella conquista fu il principale artefice, dedicherà un'intera giornata di approfondimento per ricostruire sul piano storico, scentifico e legislativo la condizione delle persone Transessuali e Transgender in Italia.
Il Convegno, che vedrà la partecipazione fra gli altri di Don Luigi Ciotti, sarà anche un'occasione di incontro e confronto fra gli operatori scientifici e giuridici e le Associazioni che si battono per il pieno riconoscimento della cittadinanza di tutte le soggettività Trans.
Il Convegno, organizzato in collaborazione con l'Osservatorio Nazionale sull'Identità di Genere e con il Centro Europeo di Studi sulla discriminazione, si terrà il 14 aprile (giorno dell'approvazione della Legge 164) presso l'Aula Magna di Santa Cristina in Via Del Piombo 5 a Bologna a partire dalle ore 9.00.
QUI IL PROGRAMMA:
http://www.mit-italia.it/convegno164programma.pdf
fonte http://www.mit-italia.it/
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venerdì 17 febbraio 2012
Lgbt: Trieste «Sale operatorie negate per il cambio di sesso»
La Regione ha finanziato con 15 mila euro, per un anno, un progetto per l’assistenza pre e post operatoria rivolto alle persone transessuali. Il progetto, promosso dal Circolo Arcigay-Arcilesbica di Trieste con la collaborazione della Clinica urologica e del Centro di salute mentale di via Gambini, prevede l’affiancamento di un gruppo di esperti durante tutto il percorso che vede coinvolto il paziente nel periodo di transizione.
Un’iniziativa all’avanguardia che pone al centro la persona con i suoi bisogni; e un riconoscimento, come ha spiegato il presidente del Circolo Arcobaleno Davide Zotti presentando pubblicamente l’iniziativa, «da parte delle istituzioni che va a colmare un vuoto normativo nel riconoscimento dei diritti per i gay e le lesbiche».
Molto spesso chi decide di affrontare il percorso di cambio del sesso si trova in solitudine, senza il supporto dei parenti e della famiglia.
Per questo – indica il sessuologo Federico Sandri – «è importante che la persona abbia un sostegno per compensare questa assenza. Durante il periodo pre operatorio ci si tiene dentro un portato emotivo carico di ansie e aspettative legato al termine di una condizione che si concluderà con l’adeguamento della propria identità fisica e psichica».
Trieste fino dai primi anni Novanta è stato un centro di riferimento per le persone transessuali. Dal 1994 sono stati praticati 350 interventi di cambio sesso da uomo a donna e 100 viceversa da donna a uomo (l’ultimo qualche giorno fa).
Ma se da un lato la Regione dà, dall’altro toglie, come ha sottolineato con una certa amarezza il professor Carlo Trombetta, specialista in Urologia e coordinatore del Cedig (Centro per il supporto al disturbo delle identità di genere).
«In questi anni – spiega Trombetta – abbiamo creato con il Cedig un’équipe di endocrinologi, psichiatri, ginecologi e chirurghi plastici. Sono stati organizzati dei corsi di formazione per gli infermieri. Ma non abbiamo più la disponibilità delle sale operatorie».
Se un tempo le sale a disposizione erano due, ora il Cedig ne può utilizzare una sola al mese con 47 interventi in lista d’attesa: «Da quando ci sono gli attuali responsabili ovvero Francesco Cobello e Gianpaolo Canciani, indica Trombetta, non possiamo più fare questi interventi.
I quattro che vengono effettuati in un anno li inserisco all’interno del mio master e lo stesso viene fatto dal collega Zoran Arnez che ne riesce a fare altri quattro.
Ma non si può far aspettare quattro anni per un intervento quando ogni giovedì riceviamo in ambulatorio persone che scelgono di cambiare sesso e che vengono da tutta Italia. Inoltre è stata anche abolita l’Unità semplice identità di genere».
A questi otto interventi, che vengono realizzati a Cattinara, si devono aggiungere altri 10 praticati al Burlo Garofolo (e si riferiscono a operazioni di demolizione degli organi genitali).
Ma non bisogna abbassare la guardia, sottolinea Trombetta: «Perché restiamo sempre a livello di eccellenze uno dei centri all’avanguardia in Europa».
La decisione da parte della Regione di finanziare il progetto è un grande riconoscimento, dice la sessuologa Laura Scati: «Si tratta di interventi molto invasivi e le persone li desiderano in maniera profonda.
Abbiamo fatto un percorso importante in questi anni che non è stato facile, se si pensa che viviamo in una società imperniata sui valori cattolici.
Il finanziamento del progetto è un grande riconoscimento sociale che indica come sia anche fondamentale il contatto con le associazioni».
Fonte: di Ivana Gherbaz Il Piccolo di Trieste, via http://www.arcigay.it
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lunedì 3 ottobre 2011
Lgbt: Il transessuale operato male ha diritto ad ottenere il risarcimento

La Corte di Cassazione ( sent 9471/2004 ) pone fine ad una vicenda giudiziaria che vedeva contrapposto un soggetto transessuale e i medici che avevano effettuato l’ intervento diretto alla modificazione dei caratteri sessuali.
In particolare il soggetto transessuale, lamentava la mancata riuscita dell’ intervento chirurgico, che non avrebbe garantito appieno la transazione verso la nuova identità sessuale.
La sentenza della Corte Suprema di Cassazione, al di là del cospicuo risarcimento, cui vengono condannati il medico, l’azienda Asl e l’assicurazione, in solido tra loro, si presenta di grande interesse, sotto l’aspetto di un principio affermato ovvero, per l’enunciazione che debba essere garantito il diritto del transessuale ad intrattenere regolari rapporti sessuali debba essere garantito dopo l’operazione di avvenuta modifica dei caratteri sessuali.
In particolare, il Tribunale in primo grado aveva condannato i convenuti a risarcimento della somma di 200 milioni, sentenza ribaltata nel corso del giudizio di secondo grado posto che la Corte D’appello, ritenuto fondato il gravame proposto nei confronti della sentenza di primo grado, aveva rigettato la domanda dell’attore, assolvendo da ogni responsabilità i convenuti.
La sentenza, come ovvio, aveva lasciato insoddisfatto, l’attore il quale dopo avere avuto un pieno riconoscimento del proprio diritto in primo grado, si era visto ribaltare la decisione nel corso del giudizio d’ appello con conseguente reiezione, della propria domanda risarcitoria.
La Corte Suprema invece accoglie il ricorso, annullando la sentenza di primo grado enucleando il seguente principio: l’intervento diretto al transessualismo deve sempre e comunque garantire l’integrale modifica dei caratteri sessuali di una persona, con la conseguente diritto del soggetto transessuale a vivere la nuova vita, secondo l’identità prescelta, anche per quel che riguarda la sfera sessuale.
Da un punto di vista medico in particolare infatti, l’intervento non era perfettamente riuscito posto che dopo l’asportazione dell’ organo genitale maschile, il medico aveva realizzato una vagina di profondità insufficiente, che non consentiva regolari rapporti sessuali, e quindi una regolare vita sessuale con conseguente, inappagamento della nuova identità .
fonte http://www.avvocatoabologna.it, Avvocato Sergio Armaroli
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